Rapporto Ecomafie 2026, i rifiuti tornano in cima alla classifica dei reati ambientali

Il ciclo illegale dei rifiuti è tornato in cima alla classifica dei reati ambientali, una posizione che non occupava dal 2018. Secondo il rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, nel 2025 sono stati contestati 10.914 reati nel settore dei rifiuti, quasi 30 al giorno, contro gli 8.034 legati al ciclo del cemento.

A prima vista, i dati sembrano indicare un andamento positivo. I reati ambientali accertati sono diminuiti del 12%, scendendo a 35.735 rispetto all’anno precedente. Il numero di controlli effettuati è rimasto però pressoché invariato, con un aumento dello 0,4% e oltre 1,4 milioni di verifiche. Gli illeciti amministrativi, invece, sono aumentati dell’11,4%, arrivando a 77.895. Sommando i dati si arriva a un totale di 113.630 violazioni, più di 300 al giorno, un quadro che difficilmente si può leggere come un miglioramento. Nel frattempo, il giro d’affari stimato delle ecomafie è passato da 9,3 a 11,5 miliardi di euro in un anno. Anche il numero di incendi negli impianti di gestione dei rifiuti è elevato, con 76 episodi nel 2025 e un aumento del 24,7%. Non si tratta di una novità. Ne abbiamo parlato nel nostro approfondimento “L’epidemia di incendi nei depositi di materiali plastici da raccolta differenziata si poteva evitare?“, dove avevamo documentato 27 incendi nei soli mesi di giugno e luglio 2026, legati alla saturazione delle strutture di stoccaggio e alla mancanza di sbocchi commerciali per i materiali lavorati. Il confronto diretto con i dati di Legambiente è difficile, viste le differenze nei periodi e nei criteri considerati, e non tutti i roghi hanno necessariamente origine dolosa. Tuttavia, il numero elevato di episodi fa pensare a pratiche inadeguate di trattamento e stoccaggio.

A settembre una decisione del Tribunale di Milano ha posto COREPLA, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica, in amministrazione giudiziaria per un anno. La contestazione è di agevolazione colposa nei confronti di Synextra, società consorziata sottoposta a procedimento penale per presunti illeciti nella gestione dei rifiuti di plastica. COREPLA non risulta indagata per il traffico illecito contestato alla consorziata e il provvedimento, di natura preventiva, non le impedisce di continuare a operare. Secondo il Tribunale, i controlli sulla filiera non sarebbero bastati a impedire le attività illecite della consorziata. Stando alle agenzie di stampa, è la prima applicazione in Italia dell’amministrazione giudiziaria prevista dall’articolo 34 del Codice antimafia fondata su delitti contro l’ambiente.

Si tratta di due vicende distinte e la seconda è successiva al periodo preso in esame dal rapporto, quindi è meglio tenerle separate. Entrambe mostrano però quanto la tenuta della filiera dipenda dalla capacità di vigilare su ogni suo passaggio. Con impianti già sotto pressione e flussi di plastica che, dopo il divieto di export verso i Paesi non OCSE, potrebbero dover cercare altre destinazioni, tracciabilità e controlli smettono di essere una questione tecnica e diventano la condizione perché raccolta differenziata e riciclo producano davvero valore.

Il 2025 ha mostrato che i reati possono diminuire mentre il giro d’affari illegale cresce. Resta da capire se vigilanza e tracciabilità sapranno crescere alla stessa velocità, o se continueremo a rincorrere le inchieste.

Per maggiori informazioni, il rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente è consultabile integralmente online.

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