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Cambio di passo necessario sulle plastiche non da imballaggio secondo Eea

Dalla Commissione europea quest’anno si è vista una lotta sempre più mirata verso gli imballaggi in plastica, il che si dimostra un grande passo avanti, è però necessario portare all’attenzione un’altra enorme fetta di plastica della quale non si parla abbastanza, quella non per imballaggi.

È stato da poco messo in risalto dall’Agenzia europea per l’ambiente (Eea) che la maggior parte del consumo di plastica in Europa non dispone di dati e obiettivi politici diretti. Tutto ciò si ripercuote anche sull’uso che facciamo di questa plastica e sugli oggetti di uso comune che la contengono sotto forma di Pvc, Ps, Pp ed altre tipologie. Queste plastiche, dette comunemente “plastiche dure”, sono contenute nei giocattoli, nelle auto, in una moltitudine di prodotti elettronici, nell’edilizia ed in tantissimi altri ambiti.

Secondo le recenti stime dell’Eea, il 40% dei rifiuti di plastica annuali è costituito da plastica non da imballaggio, con un trend in aumento e ricadute molto gravi per l’ambiente.

L’Eea propone, per iniziare almeno a capire quanto sono grandi questi flussi e come poterli controllare, di cominciare a raccogliere il maggior numero possibile di informazioni sui livelli generali del consumo e della produzione di rifiuti in plastica, al momento risultanti non sufficienti. La richiesta è “sviluppare una metodologia più standardizzata per il monitoraggio dei flussi di plastica non da imballaggio nell’Unione europea”, in modo da avere un controllo efficace della quantità totale dei rifiuti di plastica e per poter presentare maggiori informazioni sul piano politico e decisionale.

In Italia è stato sviluppato il Progetto PLASMARE (PLAStiche per nuovi MAteriali mediante un Riciclo Ecosostenibile), grazie alla collaborazione di ESPER Società Benefit Srl con il CNR-ISMN, il CNR-IIA ed il cofinanziamento del Ministero dell’Ambiente. Tale progetto si occupa di dimostrare la fattibilità di una filiera per riciclare le plastiche dure non da imballaggio, sviluppare tecnologie innovative ed ecosostenibili per la separazione delle plastiche dure, incentivare il riutilizzo delle materie prime seconde ottenute in nuovi cicli produttivi, promuovendo l’ecodesign dei prodotti ed applicare le metodologie su scala industriale per un riciclo ottimale del rifiuto e la realizzazione di nuovi prodotti.

Fonte: liberta.it

Riunione comitato scientifico ESPER a Vazon di Oulx

Il 22/10 del corrente anno, tra i paesaggi della Val di Susa e nella splendida frazione Vazon di Oulx, si è tenuta la riunione del Comitato Scientifico di ESPER, ospitata nella splendida casa del Prof. Luca Mercalli.

È stata un’occasione d’oro per permettere al nostro direttore generale e ai direttori tecnici di rivedere alcuni colleghi, ma soprattutto amici, che non si vedevano ormai da più di due anni a causa della recente pandemia che ci ha colpiti. In questa riunione si è fatto il punto su moltissimi argomenti e ci si è aggiornati su molte situazioni riguardanti il mondo nel quale operiamo, vorremmo poterle riportare tutte ma non basterebbero 10 pubblicazioni, quindi riportiamo di seguito gli obiettivi che la ESPER si impegnata a portare avanti durante il prossimo anno coerentemente con gli indirizzi ricevuti dal Comitato Scientifico.

Nel 2022, ESPER è infatti diventata una Società Benefit, poiché ha voluto attribuire sempre più importanza a tutte le attività autofinanziate che già da molti anni porta avanti, come la distribuzione di documenti, libri, pubblicazioni ed un documentario, a titolo completamente gratuito sempre senza scopo di lucro. Con questa modifica della statuto ESPER si è impegnata a destinare ogni anno almeno il 10% degli utili a questo tipo di attività.

Quest’anno il Comitato Scientifico ha deciso di destinare le risorse principalmente su due aspetti, entrambi relativi alla volontà di sostenere una campagna sull’importanza del “vuoto a rendere“, finanziando in primis la traduzione in italiano di una serie di studi fatti da Zero Waste Europe, permettendone così l’uso facilitato e la maggiore diffusione anche in Italia. La seconda iniziativa che è stata individuata come necessaria ed utile, sarà uno studio a cura di ESPER con la supervisione del Comitato Scientifico per quantificare i vantaggi ottenibili dagli enti locali grazie alla diffusione del vuoto a rendere. Tale studio verrà sviluppato coinvolgendo rappresentanti delle amministrazioni pubbliche che già collaborano con ESPER.

Differenziata a Trento: il ‘Grande Fardello’ e il contrasto al ‘disobbediente incivile’

Quando Trento, nel 2006, con il supporto tecnico di ESPER, cominciò a riorganizzare il servizio rifiuti per passare al ‘porta a porta’, i responsabili si chiesero, prima di tutto, come avrebbe reagito i concittadini a un cambio tanto radicale di abitudini. Conoscendone la spiccata attitudine a difendere la sfera del privato, prevedevano che l’ostacolo più difficile, anche più del dover fare i conti con le forti oscillazioni del turismo stagionale e con l’impianto medioevale del centro storico, sarebbe stata la cosiddetta ‘sindrome del Grande Fardello’: il timore, cioè, di vedersi imporre una sorta di faticosa rivoluzione domestica, della cui utilità, oltretutto, non erano affatto convinti. La previsione si rivelò corretta e le contromisure efficaci. «La campagna d’informazione pubblica, mirata, appunto, a dimostrare che un piccolo impegno personale a mettere le mani e soprattutto ‘la testa’, nella pattumiera, poteva generare grandi vantaggi per tutti, riuscì ad abbassare in poche settimane il tasso di diffidenza e insofferenza alla novità. Il piano entrò nella vita di tutti i giorni senza particolari resistenze. E lo dico da semplice cittadino, perché allora non avevo cariche politiche né amministrative», ricorda il sindaco, Franco Ianeselli.

In ogni caso, anche nei due anni di mandato da Sindaco dell’ex segretario generale della Cgil tridentina, Trento ha continuato a scalare la classifica dei comuni ecovirtuosi.

— Trento differenzia oggi l’83.4 per cento dei rifiuti prodotti dai suoi 118 357 mila abitanti, una quota, superiore di 20 punti alla media italiana e di 10 punti della media regionale. Era un obiettivo previsto?

«Posso dire che siamo andati oltre le aspettative. All’inizio gli scettici, quelli abituati a considerare senza valore tutto quel che scartiamo, o a ritenere un insopportabile perdita di tempo lo slalom tra vari tipi di scarto, erano molti. In questi casi, l’informazione diventa strategica, perché è anche formazione».   

— Come è stata accolta la tariffazione puntuale, nel 2013, e qual è il bilancio di questa tassa che fa pagare in base alla quantità di rifiuti, premiando chi ne produce di meno, quindi, si suppone, le famiglie più numerose e meno agiate, ma penalizzando chi ‘consuma e spreca’ di più?

«È stata accolta bene e per quel che deve essere: una misura di equità, che va comunque calibrata, non brandita come una spada. Noi aiutiamo, ad esempio, chi è costretto a usare grandi quantità di pannolini, pannolini e altri presìdi: per i bambini, 40 euro l’anno fino ai tre anni; per gli anziani, la parte del servizio relativa ai rifiuti sanitari è gratis; per i malati di lungo decorso, sono previste altre formule di sconto».

— Quanto è diffuso il fenomeno della dispersione dei rifiuti e come fate a tenerlo sotto controllo?

«È innegabile che ‘sacchetto selvaggio’ ci sia anche da noi, ma non è un fenomeno molto diffuso o che ci assilla particolarmente. Lo contrastiamo con fototrappole fisse e droni, o proviamo a risalire ai responsabili cercandone la ‘firma’ all’interno del rifiuto. Spesso li cogliamo sul fatto grazie alle segnalazioni». 

— Avete elaborato un identikit del ‘disobbediente incivile’?

«A parte i tanti incivili nati e cresciuti qua, dal punto di vista percentuale è un fenomeno legato, più che all’inciviltà, a diversità culturali che vanno ricondotte con una paziente e un’opportuna informazione alle necessità della convivenza. Chi arriva qui da lontano porta con sé tradizioni, abitudini e automatismi cristallizzati in ambienti e climi molto differenti, che si manifestano anche nel quotidiano e sono dure da scalfire. In questo caso l’esperienza insegna che gli ambasciatori più efficaci sono i bambini in età scolare, che possono orientare gli adulti verso nuovi comportamenti senza suscitare il sospetto di tradire le proprie radici».   

— L’esperienza dice anche che dai livelli cui siete arrivati, guadagnare altri punti nella differenziata sarà sempre più difficile e costoso. Quali obiettivi vi siete dati e come farete a raggiungerli?

«Andremo avanti come sempre, limando giorno per giorno le imperfezioni del servizio, consapevoli che una quota di rifiuti indifferenziati resterà sempre, come dimostra anche il fatto che al vertice della classifica, appunto, tutte le amministrazioni si stanno allineando verso gli stessi valori e le differenze tendono ai decimali».

— Che orientamento ha il Comune di Trento sugli inceneritori, o termovalorizzatori che dir si vogliano?

«Non facciamo barricate. Affinando il percorso di separazione, la qualità dei rifiuti riciclabili aumenterà, e con quella aumenteranno le possibilità e i volumi da ritrasformare in materie prime. Ma dal momento che una parte, pur minima, di indifferenziato è inevitabile, e che, prima o poi, le discariche si riempiono — la nostra, infatti, è colma — confidiamo nell’evoluzione tecnologica, che oggi vede già all’opera nel mondo impianti termici capaci di scomporre gli scarti negli elementi chimici fondamentali, recuperando energia, ma senza produrre inquinamento e gas serra».

A cura di Igor Staglianò

I record di Fiumicino: «se ce l’abbiamo fatta noi…»

Dal 38 per cento del 2016 all’attuale 80, il Comune di Fiumicino ha scalato a passo di carica la montagna della raccolta porta a porta, dopo aver liquidato la municipalizzata ed esternalizzato il servizio perché la «differenziata stradale non funzionava, non portava miglioramenti e non permetteva di controllare la qualità dei rifiuti». Più che da quelli, però, la montagna era rappresentata dalla stessa fisionomia della città alle porte di Roma, fatta di aree densamente abitate e di zone rurali: estendere il porta a porta a tutti gli 85 mila concittadini, superando le diversità urbanistiche e logistiche, per il trentenne Enzo Di Genesio Pagliuca, vicesindaco Pd e consigliere dal 2011, è stata la vera palestra politica. Tante le difficoltà, racconta, ma tutte superate sul campo, sperimentando e collaborando, caso per caso, o meglio, casa per casa.

«Nelle zone a maggior densità —sottolinea il vicesindaco Pagliuca—, come il nuovo quartiere San Leonardo, tra palazzi di dieci piani con centinaia di appartamenti, dove era difficile fare accettare i bidoni condominiali, i condòmini si sono messi d’accordo, distribuendosi i compiti per radunare e poi esporre all’esterno i rifiuti che in un primo tempo andavano accumulandosi negli androni. Il meccanismo oggi funziona come un orologio. Nella zona rurale i problemi della raccolta erano anche più imprevedibili, legati alla frequenza, all’effetto della temperatura sui rifiuti, all’opera degli animali, ma anche lì abbiamo preso le misure». Per un comune turistico, oltretutto, i problemi si moltiplicano nrel periodo estivo. «Fiumicino ha 800 strutture di somministrazione, tra ristoranti e stabilimenti balneari, cui si aggiungono i rifiuti di due milioni di turisti all’anno: un carico che stiamo imparando a fronteggiare, calibrando le forze in base alle previsioni».

— Ma i costi di un porta a porta così spinto?

«Milioni di euro in più, ma vendiamo i materiali separati ai consorzi che li riciclano. Così, negli ultimi nove anni, da quando il centro-sinistra guida il Comune, siamo riusciti a non alzare di un centesimo la Tari, senza contare che Fiumicino è vistosamente più pulita e, aggiungo, che la differenziata domestica è fondamentale per educarci alla gestione consapevole dei rifiuti. In ogni caso, non dimentichiamo che 13 anni fa, quando chiuse la discarica di Malagrotta, l’indifferenziato, che era quasi il totale dei rifiuti conferiti, ci costava 70 euro a tonnellata, e ora ne costa quasi 200. Se non lo avessimo ridotto dell’80 per cento, la spesa sarebbe insostenibile».

— L’aeroporto Leonardo da Vinci come viene gestito?

«Per fortuna gestisce in modo indipendente i rifiuti dei suoi 44 milioni annuali di arrivi».

—Vi siete avvalsi di consulenti esterni?

«Sì, in particolare di E.S.P.E.R, che ci ha seguito a lungo ed anche attualmente, prima come supporto tecnico per lo sviluppo del progetto, poi come direzione per l’esecuzione del contratto. Professionisti del settore molto qualificati che operano solo per soggetti pubblici e che hanno curato anche la redazione del Piano regionale per la gestione dei rifiuti».

— Dove sono stati più utili?

«Nella corretta gestione della plastica in particolare, anzi, delle plastiche. Sono i materiali che ormai incidono di più sui costi, perché sono i più voluminosi».

— E la tariffazione puntuale, cioè ‘pago-per-i-rifiuti-che-produco’?

«È un passaggio importante per raggiungere i nostri prossimi obiettivi, che sono l’ulteriore riduzione sia della quota di rifiuti indifferenziati, sia della Tari, attraverso un sistema di sconti, legati, ad esempio, all’uso delle compostiere, all’età, al reddito, al numero di componenti la famiglia. La tariffa a volume è prevista nel nuovo piano rifiuti regionale, insieme a una forte campagna di informazione. Partirà dopo l’estate per le utenze commerciali, che ne avranno anche un vantaggio economico, perché prima, quando superavano una certa quantità, erano costrette a stipulare contratti a parte, mentre così non ci saranno limiti. Poi sarà allargata alle utenze domestiche».

— Inceneritori?

«Non ci servono, puntiamo a diminuire lo scarto migliorando la selezione, specie quella più problematica dei vari polimeri plastici, ma anche quella degli scarti umidi che oggi costa da smaltire ben 130 euro a tonnellata. Per questo, abbiamo deciso di girare al gestore i proventi della vendita dei materiali riciclati».

— Come combattete ‘Sacchetto Selvaggio’?

«La rimozione è compresa nel nuovo contratto con la ditta. Questo, insieme alle fototrappole, servirà a tenere pulite le strade e a disincentivare eventuali interessi di parte che contribuiscono ad aumentare il fenomeno».

— Giusto a un tiro di sacchetto da qui, c’è Roma, della quale Fiumicino faceva parte fino al 1992. Un paragone è inevitabile…

«Con tutte le differenze e le difficoltà della Capitale, il nostro Comune, per la sua estensione, la varietà ambientale — comprende anche riserve naturalistiche e archeologiche — e la complessità urbanistica e sociale, rappresenta un modello plausibile dei problemi di una grande città. Va anche detto che l’integrazione è essenziale: il nostro nuovo impianto per gli umidi, a Maccarese, potrà accogliere sessantamila tonnellate, di cui diecimila di Fiumicino e il resto a disposizione dei comuni vicini. Insomma, mi sembra di poter dire che se ce l’abbiamo fatta noi…».

A cura di Igor Staglianò

Nuove linee guida per i centri del riuso nel Lazio

Approvata dalla Giunta Regione Lazio la delibera riguardante le “Linee guida ai Comuni per la realizzazione e gestione dei centri del riuso”, proposta dall’assessore Massimiliano Valeriani e dall’assessora Roberta Lombardi, redatta grazie al supporto tecnico di Esper e che contiene al suo interno molte iniziative di finanziamento, potenziamento e monitoraggio di tali strutture, promuovendo anche una grande sinergia tra i vari centri sparsi sul territorio. Viene inoltre fornito un inquadramento regolamentare non solo ad ambito regionale ma anche nazionale ed europeo.

Dalle parole di Massimo Valeriani si evince quanto questa disposizione sia importante per gli obiettivi contenuti nel Piano regionale dei rifiuti poiché il centro del riuso è uno dei punti nevralgici per il recupero, il riciclo e il riutilizzo dei materiali permettendo a questi rifiuti di non essere direttamente smaltiti, riducendo molto l’impatto ambientale.

L’assessora Roberta Lombardi mostra come, con un buon 22%, l’Italia è al primo posto nell’UE in termini di utilizzo della circolazione dei materiali e che punta a raggiungere il 30% entro il 2030, con una riduzione dei rifiuti in linea con gli scopi del PNRR.

Il Direttore generale di ESPER, Attilio Tornavacca, evidenzia che “l’illustrazione e l’analisi delle realtà citate in queste linee guida rappresenta una formidabile raccolta di esperienze da cui trarre spunto. Le esperienze censite più interessati sono quelle che, al netto di contributi pubblici acquisiti per le spese di investimento iniziali per l’avvio del Centro del Riuso, riescono poi ad autosostenere economicamente la propria gestione quotidiana senza dover ricorrere a sovvenzioni pubbliche”.

Si rimanda al seguente link per consultare le linee guida complete: https://www.legislazionetecnica.it/system/files/fonti/allegati/22-6/8866300/La_21062022_458.pdf

Esper è orgogliosa di annunciare che da quest’anno diventa Società Benefit

Abbiamo voluto dare ancora più importanza alle attività autofinanziate per la diffusione di buone pratiche riguardanti l’ambiente e la corretta gestione dei rifiuti, diventando a tutti gli effetti Società Benefit. Con questo titolo ci impegniamo a destinare ogni anno almeno il 10% degli utili alla diffusione gratuita di materiali disponibili per Comuni, scuole, professionisti del settore o chiunque voglia avvicinarsi a questo mondo. Tutto ciò è possibile anche grazie ad una scelta che è stata presa fin dalla creazione dell’azienda: non destinare fondi in pubblicità. Tutto ciò per un motivo molto preciso, crediamo che nel nostro settore, la migliore pubblicità che può essere fatta, è il passaparola tra i soggetti per i quali abbiamo lavorato e quelli interessati al nostro lavoro. Negli anni ci ha permesso, non solo di essere conosciuti in tutta Italia ed all’estero per i lavori svolti con grande passione e dedizione, ma anche di concentrare parte degli utili alla continua diffusione di conoscenze e notizie legate all’ambiente e alla sostenibilità attraverso articoli, pubblicazioni, libri, blog e documentari (ad esempio, grazie alla preziosa collaborazione dell’Associazione Comuni Virtuosi, il docu-film “Sogni Comuni”), sempre senza alcuno scopo di lucro.

Un seminario a Roma per fare chiarezza sul vuoto a rendere e sulle iniziative di greenwashing dell’uso di plastica a perdere

Negli ultimi anni, a seguito di una crescente cultura riguardante la sensibilità ambientale, assistiamo a sempre più aziende che vogliono dimostrare di essere green attraverso mirate campagne promozionali, senza però effettuare dei reali investimenti per diminuire effettivamente l’impatto ambientale dei propri prodotti o processi produttivi. Questo fenomeno viene chiamato greenwashing e non ha origini recenti ma si possono trovare esempi già dagli anni ’80. In questo articolo intendiamo analizzare criticamente quanto viene operato quotidianamente dalle lobby che tutelano gli interessi delle più grandi aziende che usano o producono materie plastiche destinate a oggetti usa e getta. È infatti un fenomeno in aumento la diffusione di fake news nelle quali vengono negati gli enormi problemi derivanti dal sempre maggiore consumo di plastica a perdere, poiché tali materiali vengono presentati come teoricamente riciclabile oppure biodegradabili. In più vi sono molti esempi di come le aziende cercano di condizionare i potenziali clienti con politiche green o l’uso di parole o colori che ci portano a pensare ad un qualcosa di sostenibile per intercettare quella crescente fetta di consumatori che cominciano ad essere sempre più attenti verso la sostenibilità dei prodotti che intendono acquistare.

La multinazionale Coca Cola, ad esempio, con la sua ultima linea, definita Life, ha usato il verde al posto del classico rosso sulle etichette e recentemente ha presentato, con il supporto di varie testate giornalistiche, i propri contenitori a perdere come prodotti ecosostenibili solo perché viene utilizzata una piccola quota di plastica da riciclo e il tappo rimane ora più facilmente legato alla bottiglia come evidenziato in un recente articolo della testata “Greenme”[1] che ha coerentemente rifiutato di collaborare con tale azienda.

Queste iniziative di greenwashing contribuiscono al sempre più preoccupante aumento del consumo di plastica usa e getta, poiché sono assai poche le testate giornalistiche che informano correttamente i propri lettori sulla percentuale realmente riciclata di materia plastiche che è quasi nulla nel terzo mondo, estremamente bassa negli Stati Uniti e comunque piuttosto limitata anche in Europa. I dati parlano chiaro, rispetto a 20 anni fa il consumo di plastica è almeno raddoppiato e nel 2019 la filiera della plastica ha prodotto 460 milioni di tonnellate di plastica, circa il doppio rispetto alle 234 milioni di tonnellate immesse nei mercati nel 2000. Solo il 9% dei rifiuti in plastica mai creati è stato finora riciclato secondo i criteri dell’economia circolare mentre il resto viene incenerito (circa il 19%) o smaltito in discariche legali (circa il 22%) mentre la restante quota continua ad accumularsi in giro per il mondo, nei mari o in discariche non controllate a cielo aperto (dati OCSE). Ciclicamente compaiono notizie relative ai miracolosi enzimi mangia plastica, descritti spesso come la soluzione presto disponibile per risolvere definitivamente il problema della plastica nei mari o in generale sul pianeta, senza però specificare che tali enzimi funzionano, per ora, solo a livello sperimentale in alcuni laboratori, solo con il Polietilentereftalato (le plastiche denominate PET usate per alcuni tipo di contenitori) e pochi altri polimeri rispetto alle migliaia di tipi oggi in commercio e comunque tali enzimi non fanno scomparire nel nulla tali plastiche poiché agiscono solo degradando i polimeri in monomeri da trattare industrialmente per essere utilizzati nella produzione di nuove plastiche partendo da questi ultimi. Rimane quindi il problema della reale industrializzazione di tali processi di degradazione e riciclo e della moltitudine di plastiche per le quali non sono attualmente nemmeno allo studio enzimi in grado di degradarla nei monomeri di base.

Il direttore di ESPER, Attilio Tornavacca, ha recentemente pubblicato un articolo di approfondimento su questa tematica in cui, pur augurandosi che le tecnologie di uso degli enzimi a livello sperimentale vengano al più presto realmente sviluppate a livello industriale, ha evidenziato che “sarebbe quindi necessario che alcune testate giornalistiche ponessero in futuro maggiore attenzione al rispetto dei propri codici deontologici controllando più rigorosamente i titoli dei propri articoli su questi temi che rasentano in alcuni casi, spesso inconsapevolmente ed in buona fede, il cosiddetto Greenwashing”.

In caso contrario sarà infatti sempre più difficile far comprendere ai consumatori che non è più procrastinabile un cambio di abitudini per tutelare le prossime generazioni dal quotidiano sempre maggiore aumento delle plastiche disperse nel nostro pianeta (ripristinando ad es. il vuoto a rendere e cercando di evitare di consumare prodotti usa e getta).

Segnaliamo quindi che, per approfondire e diffondere la pratica del vuoto a rendere, è stato organizzato nella mattinata del prossimo 7 giugno 2022 (dalle 10:15 presso la Sala Capranichetta, in Piazza di Montecitorio 125) il primo convegno nazionale dedicato ai Sistemi di Deposito Cauzionale. Interverranno Enzo Favoino della Scuola Agraria del Parco di Monza, Coordinatore Scientifico della campagna “A buon Rendere”, Duccio Bianchi, fondatore di Ambiente Italia e Clarissa Morawski, Fondatrice e Amministratrice Delegata di Reloop, Piattaforma europea multi-stakeholder che promuove politiche e modelli di business basati sull’uso consapevole e circolare delle risorse.


[1] https://www.greenme.it/telegram/coca-cola-non-basta-il-tappo-della-bottiglia-che-non-si-stacca-quando-riempi-il-mondo-di-plastica/

Rifiuti, Valle d’Aosta punta a riduzione, recupero e riciclo

Approvato nuovo Piano di gestione per quinquennio 2022-2026 redatto dalla Regione con il supporto tecnico di ESPER come capofila insieme ad Ambiente Italia, Scuola Agraria del Parco di Monza e Zimatec.

Con 18 voti a favore e 16 astensioni il Consiglio regionale della Valle d’Aosta ha approvato il Piano regionale di gestione dei rifiuti 2022-2026, risultato del ‘coordinamento’ tra il disegno di legge della Giunta regionale e la proposta di legge del gruppo Progetto Civico Progressista in materia di gestione dei rifiuti speciali.

Ad illustrare il provvedimento sono stati Albert Chatrian (Av-VdaUnie), presidente della terza Commissione “Assetto del territorio”, e Chiara Minelli (Pcp).

 “Gli obiettivi – ha detto Chatrian – sono conformi a quelli stabiliti dal pacchetto europeo di misure sull’economia circolare, che supera il concetto di differenziazione del rifiuto e spinge sulle politiche di riduzione della produzione dei rifiuti e del miglioramento della capacità di recupero: si sposta quindi l’attenzione sul riutilizzare, rinnovare e riciclare i materiali esistenti. Quello che normalmente si considerava come rifiuto può essere trasformato in una risorsa e i rifiuti residui possono così diventare prossimi allo zero”.
    Nell’ambito della gestione dei rifiuti urbani l’obiettivo è raggiungere, entro il 2026, un tasso netto di riciclo per i rifiuti urbani del 65% e un tasso di raccolta differenziata almeno pari all’80%. Inoltre si punta a ridurre l’attuale tendenza di aumento della produzione pro-capite dei rifiuti e il conferimento in discarica, al fine di raggiungere l’obiettivo del 10% di rifiuti conferiti in discarica al 2035. A tal proposito sono previste l’estensione della raccolta ‘porta a porta’ e l’attivazione della tariffazione puntuale.
    Sotto il profilo impiantistico, il Piano vuole integrare l’attuale sistema per chiudere all’interno della regione il ciclo di recupero dell’umido, del verde e dei fanghi di depurazione, trasformandoli in prodotti quali compost di qualità da riutilizzare nel settore agricolo e nei recuperi ambientali.
    “Fatta salva la previsione di una riorganizzazione delle discariche comunali di rifiuti inerti – ha detto Chatrian – non è prevista la realizzazione di nuove discariche. Inoltre i quantitativi di rifiuti speciali prodotti in Valle d’Aosta sono così modesti da non giustificare, per la maggior parte delle tipologie prodotte, la realizzazione di un’impiantistica dedicata”.

Chiara Minelli ha osservato che “il testo recepisce nella sostanza molti elementi della proposta di legge di Pcp, nata dalla necessità di colmare un vuoto normativo su alcuni aspetti della gestione dei rifiuti e in particolare di quelli speciali”. “Il testo coordinato di Commissione – prosegue – evidenzia un lavoro prezioso fatto attraverso un confronto serrato durato tre mesi e rappresenta un indubbio passo avanti rispetto al disegno di legge presentato dalla Giunta che non diceva nulla su un tema cruciale come quello delle discariche di rifiuti speciali già autorizzate. L’articolo più significativo del nuovo testo è quello relativo alle disposizioni transitorie che indicano come le disposizioni di settore recanti norme imperative siano da applicare anche ai procedimenti e alle autorizzazioni in essere alla data di entrata in vigore della nuova legge: una formulazione che, per la Consigliera, è ancora da affinare e migliorare”. Pierluigi Marquis (Forza Italia) ha evidenziato che “il Piano rifiuti recepisce gli indirizzi delle direttive unitarie e sarà utile per accedere alle risorse del Pnrr”. Inoltre “alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini contenute nel documento, avrebbe dovuto essere affiancata una maggiore attenzione alla sostenibilità economica del Piano, riferendosi nello specifico ai costi finali che hanno inciso in maniera significativa sulle bollette”. Per Renzo Testolin (Uv) “il percorso effettuato in Commissione ha permesso di analizzare tutte le dinamiche che ci possono essere in un Piano di questo tipo, ma ora bisogna portare ad una nuova operatività la gestione dei rifiuti. C’è stata molta attenzione rispetto alle criticità emerse negli ultimi anni, in funzione anche di timori che la popolazione di determinati territori ha percepito e manifestato: timori che sono stati presi in carico in questa norma, attraverso il coinvolgimento degli enti locali al fine di dare uno sviluppo coordinato e che abbia il minor impatto possibile sul territorio”. Corrado Jordan (AV-VdAU) ha ricordato che “oltre a definire un quadro di principi, il Piano fornisce anche un’impostazione metodologica che sarà il riferimento futuro per le azioni di raccolta e smaltimento e recupero di rifiuti nel rispetto delle norme e dei vincoli in tema ambientale per raggiungere obiettivi virtuosi dal punto di vista del rispetto dell’ambiente, ma anche soprattutto migliorando il sistema gestionale di raccolta, selezione e smaltimento dei rifiuti”. Luca Distort (Lega VdA) ha invece osservato che “basare l’intero sistema di gestione dei rifiuti sulla differenziazione affidata alla buona volontà dei cittadini e alla capacità di differenziare correttamente è un primo punto debole perché la qualità del prodotto che emerge alla fine di questo ciclo è tendenzialmente bassa e la società Enval è obbligata alla ricompattazione del rifiuto o al trasporto fuori Valle negli impianti di pirogassificazione: tutto questo ricadrà sui costi di Tari a carico dei cittadini e si perde l’occasione per un uso economicamente sostenibile dei rifiuti”. Paolo Cretier (Fp-Pd) ha definito il Piano come “uno strumento agile e modificabile, efficiente e mirato”, evidenziando che il documento “è il frutto di un confronto con tutti gli attori interessati del mondo della politica e della società civile, ma il raggiungimento degli obiettivi dipende dall’impegno di tutta la popolazione nelle attività di differenziazione dei rifiuti”. Infine il Presidente della Regione, Erik Lavevaz, in qualità di Assessore ad interim all’ambiente, ha detto: “Il Piano è il frutto di un lavoro molto approfondito e dettagliato che si pone obiettivi realizzabili, calati sulla realtà locale con iniziative sostenibili e praticabili. Il testo è stato aggiornato con le nuove normative europee e nazionali: gli obiettivi sono molto sfidanti e trattano una materia complessa e articolata che va affrontata con impegno. Le novità principali riguardano il passaggio dalla quantità alla qualità del rifiuto; il potenziamento del riuso e la diminuzione dei rifiuti che resta l’obiettivo principale”.

Fonte: ANSA

Centro del riuso e VAR: Santeramo punta sulla “prima R”

Il Comune di Santeramo in Colle continua la sua sfida per la Riduzione e la prevenzione della produzione di rifiuti. Non solo raccolta differenziata, dunque, ma un’attenzione particolare al primo anello della catena. Dopo aver lanciato il Progetto VAR, Santeramo rilancia con l’apertura di un nuovo Centro del Riuso.
Ne parliamo con la vicesindaca con delega all’Ambiente, Maria Anna Labarile.

Buongiorno Vicesindaca! Il Comune di Santeramo in Colle ha inaugurato da pochissimi giorni un Centro del Riuso. Qual è il percorso che vi ha portato a questo passo?

A dire il vero la partenza del progetto è operato della precedente amministrazione. Quando ci siamo insediati era già stato vinto il bando della Città Metropolitana con un progetto redatto da ESPER ed erano già stati affidati i lavori. Quindi l’idea non è stata nostra, ma è stato nostro l’impegno per poterlo aprire davvero. Quindi l’impegno di trovare un soggetto gestore, quello di approvare un regolamento, di coordinare e gestire il passaggio all’operatività è tutto nostro.

Chi gestirà il centro

Il centro sarà gestito da un’ATS fra un’Associazione e una Cooperativa sociale di tipo B, che prevede l’inclusione di soggetti svantaggiati. I Centri del Riuso devono coniugare la sostenibilità ambientale con quella sociale, si tratta di un’attività senza scopo di lucro. Accade in tutta Italia, sposiamo anche noi questa filosofia. Economia circolare ed economia civile e solidale vanno di pari passo.

Non è stato semplice neppure trovare un ente gestore, probabilmente perché l’esperienza dei centri del riuso in questa parte d’Italia è ai suoi primi passi, tanto che abbiamo dovuto prevedere un contributo annuo che l’amministrazione versa all’Ente gestore. Il tema dei centri del riuso però è il tema del momento: anche in Puglia le cose si stanno muovendo velocemente con Comuni che hanno imboccato questa via. A breve saranno numerose le esperienze anche qui.

Come funziona il centro?

Non è stato semplice capire che regole andare ad individuare, perché in regione Puglia, a differenza di altre parti di Italia, non esistono linee guida, non esiste un riferimento normativo a cui rifarsi. Ci siamo dovuti costruire una conoscenza, contattando e chiedendo ad una lunga serie di persone e di addetti ai lavori. A partire da Danilo Boni, che per Zero Waste Italy ha censito tutti i centri del riuso in Italia, che ci ha messo in contatto con l’ex assessore di Vimercate il quale da poco aveva allestito e avviato un centro del riuso. Grazie a questa rete di contatti e riferimenti abbiamo redatto il nostro regolamento, ispirandoci a quello di altri centri e alle linee guida di altre Regioni, cercando di replicare gli esempi più virtuosi in Italia.

Il Centro è dunque adiacente al Centro Comunale di Raccolta, intercetta i materiali prima che diventino formalmente dei rifiuti. E ci riserviamo la possibilità di conferire al CCR i beni e i materiali non considerati idonei al riutilizzo. Abbiamo regolamentato le tipologie dei beni conferibili e perimetrato le responsabilità del gestore quanto alla cura del bene e alla corretta modalità di conservazione. Abbiamo predisposto una modulistica che ci permetta di avere una rendicontazione dei materiali in entrata e in uscita. Sostanzialmente il centro si alimenta con conferimenti gratuiti da parte dei cittadini e con prelievi onerosi, dietro pagamento. Ovviamente con costi ridotti e calmierati concordati con la pubblica amministrazione. È inoltre previsto il prelievo gratuito da parte di soggetti in difficoltà che vengano segnalati dai servizi sociali del Comune o dalla Caritas.

Passiamo ad altro tema, sempre in ambito di prevenzione: Santeramo ha inaugurato qualche tempo fa il progetto VAR (https://www.santeramosostenibile.it/) . A che punto siamo?

Il progetto VAR, anch’esso redatto con il supporto tecnico di ESPER, si colloca nell’ambito della “R” della riduzione. Per esperienza, posso dire che sono progetti di attuazione molto difficile in una comunità come quella di Santeramo che per sensibilità ambientale deve ancora compiere passi importanti. Esistono realtà in Italia che hanno iniziato questo percorso molto prima di noi, penso per esempio a Capannori, che hanno una storia di parecchi anni alle spalle. Qui siamo agli inizi. Io sono l’assessore che si è occupata della transizione, ad esempio, da una gestione dei rifiuti totalmente insostenibile ad una che cerchiamo di rendere quotidianamente più sostenibile. In questo ambito i progetti sulla riduzione rappresentano sfide importanti, che affrontiamo con vigoria, ma che sono estremamente impegnative.

Questa premessa fatta, il Progetto VAR ha obiettivamente avuto dei problemi, in particolare sulla parte relativa alle attività commerciali. E su questo il COVID ha avuto un peso importante. A partire dai lockdown e dalle chiusure: gli esercizi non hanno lavorato, e anche quando hanno riaperto, non era il momento di spingere su questo progetto.
A questo si aggiunge il fatto che manca una direzione centrale a livello ministeriale. Siamo partiti mentre era in corso una sperimentazione ministeriale, che abbiamo voluto estendere e superare (Rifiuti, torna il vuoto a rendere su cauzione (per birra o acqua minerale)). Una sperimentazione su cui non si è investito e che si è rivelata un fallimento.

In più ci è venuta meno la leva di incentivazione economica: le varie norme nazionali di sostegno alle attività per il COVID hanno deciso, ritengo correttamente, di cancellare il pagamento della parte variabile della TARI (sia per il 2020 che per il 2021) per quelle attività che avessero subito perdite legate agli eventi pandemici. E noi proprio sulla parte variabile saremmo andati ad applicare sconti alle attività che avessero aderito al progetto. Togliendo dunque la leva dell’incentivazione economica, si depotenzia sensibilmente il progetto.
Poi evidentemente c’è sempre il discorso dei tempi con cui si riescono a mettere in campo i cambiamenti. Un progetto innovativo deve confrontarsi con molta diffidenza, con una scarsa propensione ad aprirsi verso la novità. E questi sono progetti profondamente innovativi per il nostro territorio.

Se con le attività commerciali abbiamo subito uno stallo , anche e soprattutto a causa della situazione pandemica, la parte del progetto dedicata ai cittadini, invece ha ottenuto un buon successo e sta funzionando come preventivato!

(SC)

Regione Lazio: approvato dal Consiglio il nuovo piano rifiuti 2019/2025. Meno rifiuti, gestiti meglio

Riduzione della produzione dei rifiuti, sostegno alla raccolta differenziata, equilibrio impiantistico e sviluppo dell’economia circolare. Sono questi i principali obiettivi del nuovo Piano Rifiuti del Lazio 2019/2025 approvato dal Consiglio regionale

Riduzione della produzione dei rifiuti, sostegno alla raccolta differenziata, equilibrio impiantistico e sviluppo dell’economia circolare. Sono questi i principali obiettivi del nuovo Piano Rifiuti del Lazio 2019/2025 redatto con il supporto tecnico di ESPER, Ambiente Italia e Scuola Agraria del Parco di Monza ed approvato dal Consiglio regionale. Il Lazio si dota di un fondamentale strumento di pianificazione, con l’obiettivo  di mettere in sicurezza l’intero ciclo dei rifiuti nella nostra regione, garantendo maggiore efficacia e produttività, nel nome della legalità e della sostenibilità ambientale. Grazie a questo nuovo piano, infine, tutti i Comuni hanno i mezzi necessari per realizzare, in tempi determinati, le opere utili alla chiusura del ciclo dei rifiuti. Approvato oggi il nuovo Piano Rifiuti 2019/2025 da parte del Consiglio regionale del Lazio.

Tra i principali obiettivi, il Piano indica da una parte le azioni di contrasto alla produzione dei rifiuti e allo sviluppo della raccolta differenziata, mentre dall’altra parte prevede l’indicazione degli impianti necessari per il trattamento e lo smaltimento delle varie tipologie di rifiuti, da quelli urbani a quelli industriali, dai rifiuti speciali ai fanghi dei depuratori, all’interno delle localizzazioni fornite dalle province. Sono pertanto due i pilastri della nuova pianificazione regionale: l’autosufficienza del Lazio e un’equa ripartizione territoriale del peso impiantistico – per chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno dei propri confini – e l’economia circolare con investimenti e interventi concreti per favorire la raccolta differenziata, il riciclo e il riuso delle materie, sostenendo la realizzazione di una filiera industriale ecosostenibile. 

Le linee guida del Piano regionale erano state approvate dalla Giunta il 31 gennaio dello scorso anno per poi dare avvio alla procedura di Valutazione ambientale strategica e a tutti i vari passaggi amministrativi nei tempi e nelle modalità previste dalla legge. Al termine di questa fase, si è giunti alla definitiva approvazione dello strumento di pianificazione da parte della Giunta regionale lo scorso 5 dicembre, con il conseguente invio del provvedimento alla competente Commissione consiliare. L’emergenza legata al Covid-19 ha inevitabilmente provocato dei ritardi nella valutazione e nel confronto politico sui contenuti del Piano, ma oggi si è arrivati all’approvazione finale da parte del Consiglio regionale, dotando il Lazio di uno strumento di programmazione in grado di delineare una corretta gestione del sistema dei rifiuti.

Economia circolare

La Regione ha già avviato politiche e investimenti – previsti nel Piano – per favorire la riduzione della produzione di rifiuti e lo sviluppo dell’economia circolare. Dagli accordi con la Grande Distribuzione Organizzata per la riduzione degli imballaggi al contrasto del consumo della plastica monouso nelle sedi istituzionali e delle aziende partecipate. Dall’introduzione della tariffa puntuale, secondo il principio “che meno si inquina e meno si paga”, ai contributi per la creazione di isole ecologiche e centri di compostaggio nei Comuni del Lazio, che negli ultimi anni hanno già ricevuto oltre 87 milioni di euro dalla Regione.

Dal progetto sperimentale per il recupero della plastica in mare, che ha già permesso di raccogliere e riciclare circa 70 tonnellate di plastica, alla promozione dei centri per il riuso. Dai corsi di formazione per Green Manager, con l’obiettivo di promuovere la corretta gestione del ciclo dei rifiuti in istituzioni, ospedali, scuole e grandi aziende pubbliche e private, alle campagne di sensibilizzazione ed educazione ambientale nelle scuole del Lazio. Fino alla realizzazione di un innovativo compound industriale a Colleferro, dove verranno trattati i rifiuti indifferenziati con processi di lavorazione a freddo, permettendo il recupero di materie prime, senza alcun impatto ambientale, che potranno essere rimesse sul mercato.

Equilibrio impiantistico

Il Piano Rifiuti persegue il riequilibrio territoriale degli impianti e all’autosufficienza del Lazio nella chiusura del ciclo dei rifiuti. La Regione ha confermato la suddivisione degli Ambiti territoriali ottimali prevista nel precedente Piano regionale 2012, individuando 5 Ato per la gestione dei rifiuti urbani, coincidenti con i territori delle 5 province, che dovranno essere autonome nel trattamento e nello smaltimento, secondo i principi di autosufficienza e prossimità. Sulla scorta della delibera sulla Qualità dell’Aria, inoltre, la Giunta regionale ha deciso la dismissione dell’impianto di termovalorizzatore di Colleferro, assegnando a LazioAmbiente la progettazione di un innovativo presidio industriale, in cui sarà possibile eseguire processi di lavorazione a freddo per estrarre risorse dai rifiuti in uscita dai Tmb. 

È fondamentale, infatti, attuare uno degli obiettivi previsti dal Piano, vale a dire la promozione di investimenti nelle nuove tecnologie per la trasformazione e l’innovazione dell’impiantistica esistente, sia in relazione al nuovo compound di Colleferro che all’ammodernamento dei Tmb. Un programma che la Regione vuole perseguire attraverso una strategia integrata e un rilevante stanziamento di risorse, che potranno consentire al Lazio di essere all’avanguardia nel sistema di gestione dei rifiuti.

Differenziata al 70% nel 2025

Il Piano rifiuti mira a raggiungere il 70% di raccolta differenziata nel Lazio entro il 2025. Attualmente la differenziata a livello regionale è al 47,3%, con un aumento di oltre 25 punti percentuali negli ultimi sette anni, mentre per la prima volta dal 2003 è diminuita la produzione di rifiuti nel Lazio, scendendo sotto i 3 milioni di tonnellate all’anno (riduzione di 53.000 tonnellate). 


Nel prossimo triennio verranno investite ulteriori risorse, pari ad oltre 50 milioni di euro, per sostenere i Comuni nell’applicazione della Tarip, nella creazione di isole ecologiche e di centri di compostaggio. Saranno promosse agevolazioni per imprese e Comuni che riducono la produzione di rifiuti, verrà favorita la realizzazione di centri per il riuso, oltre ad una serie di misure e di iniziative per tutte le tipologie di rifiuti.

Legalità e controllo

Dopo i diversi casi illeciti che si sono registrati nella gestione del ciclo dei rifiuti si è deciso di inserire tra gli obiettivi specifici del Piano anche il rafforzamento delle attività di controllo e di vigilanza in materia di tutela ambientale e misure per la legalità e la sicurezza. Uno strumento che sarà un aiuto importante nella gestione delle attività amministrativa, sia per i procedimenti autorizzatori da concedere e in rinnovo, che per la realizzazione di nuove strutture di trasformazione o trattamento sul territorio regionale. 

Un ulteriore piano di rafforzamento deve riguardare la tematica delle verifiche sugli impianti autorizzati, attraverso controlli in rete con altre autorità competenti, che possano ampliare la gamma degli accertamenti in ragione delle competenze di ciascun ente (Arpa Lazio, Asl, Carabinieri Forestali ecc.).

“Il nuovo Piano dei Rifiuti 2019/2025 rappresenta una preziosa opportunità per sostenere una corretta gestione del ciclo dei rifiuti: dobbiamo affrontare con serietà e lungimiranza questo tema per affermare un modello di sviluppo incentrato sulla sostenibilità, l’autosufficienza e sull’uso consapevole delle risorse. Un impegno etico, ma anche una grande occasione di crescita duratura. Ringrazio il Consiglio per l’importante contributo apportato al Piano: un lavoro emendativo che ha saputo arricchire diversi aspetti del nuovo strumento di pianificazione”.

Così, Massimiliano Valeriani, assessore al Ciclo dei Rifiuti.

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