La nona proroga della plastic tax è prevista nel disegno di legge di bilancio 2027․ L’imposta sui prodotti monouso in plastica era stata introdotta con una legge approvata nel 2020‚ ma non è mai entrata in vigore․ L’articolo 40 del disegno di legge di bilancio 2027 ne rinvia l’entrata in vigore dal 1° gennaio al 1° luglio 2027․ Il disegno di legge deve ancora essere approvato dal Parlamento‚ ma è probabile che il Governo proceda in questa direzione․
I documenti tecnici allegati alla manovra indicano che un rinvio di sei mesi della riscossione della Plastic Tax costerà allo Stato italiano 146‚1 milioni di euro di entrate nel 2027․ Se verrà rinviata anche la Sugar Tax‚ il mancato gettito complessivo nel 2027 salirà a 316‚2 milioni di euro․ L’anno scorso‚ il precedente rinvio della riscossione di queste due imposte ha fatto slittare di quasi 400 milioni di euro le entrate previste․ L’Italia versa all’UE 800 euro per ogni tonnellata di imballaggi di plastica non riciclata․ La Plastic Tax e le altre misure sono distinte‚ e il gettito della Plastic Tax non viene usato per effettuare i pagamenti all’UE․ È però pertinente confrontare le entrate perse con i pagamenti che l’Italia continua a sostenere․ Anni di rinvii dell’entrata in vigore della tassa hanno fatto sì che i segnali lanciati dalla politica a tutta la filiera siano ormai più importanti della tassa stessa․ La misura annunciata per ridurre l’uso della plastica monouso‚ rinviata più volte‚ non ha cambiato il contesto generale del mercato: per molti operatori‚ la plastica vergine‚ spesso più economica di quella riciclata‚ resta l’opzione più conveniente․
Come spieghiamo nell’articolo “Riciclo in crisi, plastica vergine in aumento: il paradosso italiano” ‚ scritto insieme a Rossano Ercolini‚ presidente di Zero Waste Italy‚ questa situazione penalizza le aziende italiane del riciclo e gli altri operatori del settore della raccolta differenziata․ Altre conseguenze sono descritte nell’articolo “L’epidemia di incendi nei depositi di materiali plastici da raccolta differenziata si poteva evitare?”, riguardante gli incendi nei depositi: nel quale raccontiamo come i magazzini pieni e la mancanza di sbocchi per i materiali riciclati mettano a rischio i servizi comunali di raccolta differenziata e quali altre difficoltà affrontino gli impianti‚ oltre all’aumento dei rifiuti plastici bruciati invece di essere riciclati․
L’industria della plastica la pensa diversamente․ Unionplast‚ associazione di Confindustria‚ ritiene che una proroga di sei mesi non basti e che lascerebbe bloccati investimenti per circa un miliardo di euro․ Le preoccupazioni per l’incertezza normativa sono fondate e riguardano l’intera filiera‚ compresi i riciclatori‚ che devono decidere se investire e assumersi altri impegni in un settore in cui le norme continuano a cambiare․
L’ultimo rinvio lascia irrisolta la causa alla radice del problema: si investe nella raccolta differenziata‚ ma non in altre misure che rendano economicamente sostenibile il riciclo dei materiali․ Senza ulteriori interventi che incentivino il riciclo rispetto all’uso di plastica vergine‚ è probabile che le imprese e gli altri soggetti del settore‚ così come le comunità locali‚ continuino a sostenere i costi legati all’incertezza sul futuro del riciclo․