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Nasce Planet Reuse, il portale europeo per il riuso. “Per connettersi, imparare e collaborare”

Arriva dall’Olanda il sito che mira a diffondere e a mettere in comune le soluzioni di riuso finora introdotta in maniera sparsa in Europa. Planet reuse è “la prima piattaforma e rete online europea che riunisce professionisti per connettersi, imparare e collaborare”

Un portale online per il riuso, facile da consultare e da cui visualizzare tutte le soluzioni di riuso applicate in Europa? Da qualche tempo ciò è possibile grazie a Planet Reuse, il sito che, come si legge sulla homepage, costituisce  “la prima piattaforma e rete online europea che riunisce professionisti per connettersi, imparare e collaborare sul tema del riutilizzo e delle soluzioni di imballaggio riutilizzabili”. Al momento in cui scriviamo la piattaforma vanta 416 membri, 266 organizzazioni e 64 soluzioni di riuso. E l’Italia? La domanda è pertinente soprattutto se si considerano le (presunte) specificità del nostro Paese, che negli ultimi anni si è contraddistinto per una sorta di resistenza alle direttive comunitarie che combattono la plastica monouso e favoriscono soluzioni di riuso, come insegnano le recenti vicende della direttiva SUP e del regolamento sugli imballaggi.

“Al momento il portale è disponibile in lingua inglese, francese, tedesca e olandese, a breve sarà attivata anche la lingua italiana – segnala su Linkedin Paolo Azzurro, responsabile dell’area economia circolare per ANCI Emilia Romagna –  Nell’attesa abbiamo attivato sul portale anche l’Hub Italiano, che si propone quale luogo di incontro e confronto tra operatori economici, tecnici, ricercatori, amministratori pubblici interessati allo sviluppo e all’implementazione di soluzioni basate sul riuso sul territorio nazionale. La registrazione e l’utilizzo delle funzioni messe a disposizione dal portale è gratuita e aperta a tutte e tutti”.

Il riuso a portata di tutti

Seppur attivo da poco, esattamente dal settembre 2022, Planet Reuse sta facendo già parlare di sé. Facile da fruire e accattivante nella grafica, il portale è nato in Olanda e vanta, tra i partner, anche la rete Zero Waste Europe e l’Istituto olandese per il packaging sostenibile. Sebbene gli imballaggi riutilizzabili esistono da decenni in Europa, è stato solo negli ultimi anni che centinaia di soluzioni di riutilizzo sono state sviluppate e introdotte sul mercato. Molte di queste, nate magari come start-up, sono poi diventate nuove ed estese applicazioni in molti settori: dall’e-commerce al cibo e alle bevande fino ai prodotti per la cura della persona. Tuttavia la sensazione è che ancora ci si muova troppo in maniera singola, soprattutto all’interno dei singoli Stati dell’Unione europea. E manca anche un’implementazione diffusa e su larga scala di modelli comuni di riuso, che ovviamente poi ciascun territorio dovrà adattare in base alle proprie esigenze.

Quel che è mancato, insomma, è lo scambio. Ecco perché, come scrive il sito Packaging Revolution, nell’estate del 2021 alcuni appassionati di riutilizzo in tutta Europa si sono incontrati e hanno discusso su come accelerare la transizione dagli imballaggi monouso a quelli riutilizzabili. L’idea era proprio quella di aumentare la visibilità delle soluzioni di riutilizzo e migliorare l’accesso alla conoscenza e agli strumenti che supportano il processo decisionale e l’implementazione di modelli di riutilizzo. Nei mesi che seguirono si capì che il vero valore aggiunto sarebbe stato riunire i professionisti per imparare gli uni dagli altri e consentire la cooperazione e la collaborazione tra questi professionisti.

Aumentando la visibilità delle soluzioni di riutilizzo – si legge nel manifesto di Planet reuse – le possibilità di trovare partner di cooperazione (come fornitori e fornitori di servizi) e attraverso una comunità impegnata e attiva, miriamo ad accelerare l’implementazione di soluzioni di riutilizzo e l’espansione dell’infrastruttura di imballaggio riutilizzabile. In questo modo, possiamo prevenire attivamente i rifiuti di imballaggio. La fondazione senza scopo di lucro dietro Planet Reuse è orientata all’impatto, trasparente e indipendente. È neutrale per quanto riguarda il contenuto, basata sui fatti e scientificamente valida, garantita da un comitato di esperti del settore. Un comitato consultivo assicurerà che la piattaforma rimanga neutrale e indipendente da qualsiasi influenza”.

Fonte: EconomiaCircolare

Spagna, dal 2023 stop alla vendita di frutta e verdura in imballaggi usa e getta di plastica

Lo prevede una bozza di decreto diffusa dal ministero per la transizione ecologica di Madrid. Al vaglio anche un sistema di deposito su cauzione e restituzione degli imballaggi per bevande per migliorarne il riciclaggio.

Stop al monouso e istituzione di un sistema di deposito su cauzione finalizzato al riciclaggio. Sono questi i due obiettivi principali del decreto spagnolo su imballaggi e rifiuti, reso noto dal Ministero per la transizione ecologica di Madrid.

Secondo quanto emerge, la vendita di frutta e verdura in imballaggi di plastica sarà vietata nei supermercati e nei negozi di alimentari spagnoli a partire dal 2023. Il divieto si applicherà ai prodotti di peso inferiore a 1,5 chilogrammi, seguendo il modello francese, dove una misura simile è stata approvata recentemente ed entrerà in vigore già il prossimo anno.

Verrà, inoltre, istituito un sistema di deposito su cauzione che prevede il pagamento anticipato di almeno 10 centesimi di euro per ogni bottiglia di plastica o lattina, che sarà restituito al consumatore solo al momento della riconsegna dell’imballaggio, avviato poi al successivo riciclaggio.

La proposta aggiorna in maniera significativa la normativa vigente in Spagna, in vigore da 20 anni, con importanti passi in avanti verso un’economia circolare, incorporando obiettivi e misure specifici per confezionamento, distribuzione, consumatori e amministrazioni.

Deposito su cauzione obbligatorio in caso di mancato raggiungimento dei target di riciclo

Una delle misure cardine contenute nella bozza è l’implementazione di un sistema di deposito cauzionale e restituzione degli imballaggi, come già realizzato in altri Paesi europei. Il modello prevede che i consumatori lascino in deposito alcuni centesimi per ogni bottiglia di plastica o lattina, che potranno recuperare solo alla restituzione. Questo meccanismo diventerà “obbligatorio” per le bottiglie di plastica monouso e le lattine per bevande, nel caso in cui non vengano raggiunti gli obiettivi intermedi per la raccolta differenziata delle bottiglie di plastica monouso, per le bevande sotto i 3 litri: 70% nel 2023 e 85% nel 2027.

Inoltre, per i contenitori saranno approvati nuovi obblighi di etichettatura circa il loro materiale, la riciclabilità, la percentuale di materiale riciclato e il contenitore in cui devono essere depositati dopo l’utilizzo.

Stop al monouso 

Il decreto prevede, inoltre, l’obbligo per le autorità ad ogni livello governativo di “incoraggiare l’installazione di fontanelle negli spazi pubblici” e “introdurre alternative alla vendita di bevande in bottiglia”, nonché di revocare “la distribuzione di bicchieri monouso” in occasione di eventi pubblici, a partire dal 2023.

I punti vendita dovranno offrire un “numero minimo” di referenze di bevande in contenitori riutilizzabili, entro un periodo compreso tra i 12 ei 18 mesi dall’approvazione del regio decreto, a seconda delle dimensioni del negozio.

Alberghi, ristoranti e caffetterie dovrebbero utilizzare bottiglie riutilizzabili a un tasso del 50% entro il 2025. Nel caso della birra, gli obiettivi sono l’80% al 2025 e il 90% al 2030. Per le bevande analcoliche gli obiettivi sono, invece, il 70% e l’80%.

“Una pandemia: beviamo, mangiamo e respiriamo plastica”

Erano anni che i gruppi ambientalisti spagnoli si battevano per eliminare, o almeno ridurre il più possibile, la plastica dagli scaffali di supermercati e negozi alimentari.

Julio Barea di Greenpeace, ha espresso il parere favorevole dell’associazione sull’adozione delle nuove misure, ma ha anche aggiunto che sarà importante aspettare e vedere “come verranno applicate”. Beviamo plastica, mangiamo plastica e respiriamo plastica”, ha dichiarato, denunciando il pericolo di quella che ha definito, senza mezzi termini, una vera e propria “pandemia”.

Da Barea non sono poi mancate le critiche al Governo, guidato dal Partito Socialista (PSOE) e Unidas Podemos, accusato di non muoversi abbastanza in fretta “per porre fine radicalmente al flusso di inquinamento da plastica”.

Fonte: EconomiaCircolare

In Europa i produttori di sigarette pagano per la raccolta dei mozziconi abbandonati: quando in Italia?

I mozziconi di sigaretta si trovano ormai ovunque, in strada, sui marciapiedi e persino in spiaggia o in mare. Per cercare di contrastare l’inquinamento derivante dalla pratica, purtroppo largamente diffusa, di gettare in terra sigarette “usate” o simili (tabacco riscaldato), molti governi si sono mobilitati cercando in primis di sanzionare questi comportamenti illeciti ed irrispettosi con specifiche multe, successivamente si è passato alla responsabilizzazione delle aziende produttrici di sigarette e dei  rifiuti abbandonati derivanti da tale consumo, con l’approvazione di alcune norme in Paesi come la Spagna e la Francia. Le aziende produttrici di tabacco sono state quindi obbligate a fare una cosa molto simile in entrambi i paesi, contribuire con ingenti somme alla tutela  dell’ambiente da questo rifiuto così insidioso, che impiega normalmente una decina di anni per decomporsi, rilasciando in questo arco di tempo circa 7.000 sostanze chimiche, molte di queste cancerogene per l’uomo.

In questi Paesi si sta anche cercando di disincentivare l’uso del tabacco attraverso campagne volte a sensibilizzare l’utente, pubblicità anti-fumo e, in Spagna, con divieti in tutte le spiagge. A Barcellona è infatti bandito il fumo in tutte le spiagge cittadine.

In Italia la percentuale di fumatori è circa il 25% della popolazione, che consuma in media 12 sigarette al giorno. Secondo stime non ufficiali vengono fumate circa 68 miliardi di sigarette all’anno, non si sa quanti di questi mozziconi prodotti finiscono nell’ambiente ma nel corso dell’indagine “Park Litter 2022” di Legambiente è emerso che il 42,2% dei rifiuti totali abbandonati, raccolti in un campione rappresentato da 56 parchi pubblici di 28 città italiane, è rappresentato proprio da mozziconi.

Negli ultimi giorni ha fatto molto discutere la scelta del Governo di non aumentare le tasse (più specificatamente le accise) sui pacchetti di sigarette già pronti all’uso ma solo sul tabacco trinciato in pacchetti da 30g. Si deve inoltre considerare che la percentuale dell’accise specifica è la più bassa dell’unione europea (si veda https://www.tabaccoendgame.it/news/il-confronto-tra-prezzi-e-tasse-sulle-sigarette-nei-paesi-ue-mostra/) e che la Fondazione Veronesi già nel 2021 ha presentato una petizione al Parlamento per chiedere l’aumento delle accise su sigarette, tabacco sciolto e tabacco riscaldato. ed ha recentemente pubblicato un articolo riguardante l’importanza delle accise su tutti i tipi di prodotto derivante dal tabacco, del quale consigliamo la lettura al seguente link.

Nuove Eco-etichette dal 2023

Dal 1° gennaio 2023 è entrato in vigore l’obbligo di etichettare in maniera ecologica e sostenibile tutti gli imballaggi che verranno commercializzati. Da pochi giorni è infatti vietato l’uso delle “vecchie” etichette su prodotti ancora da immettere nei mercati. Tutti gli imballaggi che erano già presenti in commercio o con già un’etichetta ecologica entro l’inizio dell’anno nuovo, potranno continuare ad essere venduti fino all’esaurimento delle scorte. Dal 2020 una serie di proroghe avevano posposto questa scadenza al 1° gennaio 2023, obbligo che era già previsto nel cosiddetto “Codice Ambientale” all’articolo 219, comma 5, del Dlgs 152/2006. La precedente normativa è stata in seguito completata dal Dm Ambiente 360/2022, volta a chiarire gli obblighi ed evitare le pesanti sanzioni (da 5.000 a 25.000 euro) che potrebbero scaturire dall’inosservanza del Dm.

Le etichette e le loro applicazione sono diverse in base al settore di utilizzo ed i produttori devono indicare e specificare su qualsiasi tipo di imballaggio (primario, secondario o terziario) un codice alfa-numerico previsto dalla decisione 97/129/CE. Oltre al codice è necessario anche facilitare la raccolta, il riutilizzo o il facile riciclo degli imballaggi, anche aiutando i consumatori a capire meglio la destinazione finale. Queste informazioni possono essere comunicate anche attraverso l’uso di QR code, siti web o app e prevedono l’uso di un colore diverso per identificare le varie tipologie di etichette in base al materiale: alcuni esempi sono il marrone per l’organico, il blu per la carta, il giallo per la plastica, etc.

Sull’etichetta si dovranno riportare i materiali utilizzati per l’imballaggio oltre alle marcature specifiche, già previste dall’articolo 182-ter, comma 6, lettera b, Dlgs 152/2006, per gli imballaggi in plastica compostabile o biodegradabile, che se opportunamente etichettati, potranno essere riciclati come rifiuti organici.

Il Ministero ha inoltre chiarito che, fino ad ulteriori nuove specifiche, i precedenti obblighi non si applicano agli imballaggi dei medicinali destinati all’uso umano o veterinario.

Nuove candidature per le città “rifiuti zero”: Monaco di Baviera e Barcellona

In questi ultimi giorni è giunta ufficialmente la candidatura di Monaco di Baviera e Barcelona a “Zero Waste Cities”, standard europeo molto rigido che caratterizza quelle realtà che hanno firmato un vero e proprio impegno a diminuire in maniera drastica la produzione di rifiuti. Candidature molto importanti perché servirebbero a dimostrare che anche dei centri enormi, entrambi con circa 1,6 milioni di abitanti, possono diventare dei baluardi di prevenzione, riciclaggio ed anche riuso.

A Monaco di Baviera, terza città più popolosa della Germania, sono state stilate circa 100 misure per prevenire l’uso di nuove risorse e ridurre il quantitativo di rifiuti che, per i rifiuti domestici pro capite all’anno, sarà ridotto del 15% entro il 2035 e per i rifiuti residui la quantità sarà ridotta del 35%. Il sindaco di Monaco ha dichiarato di essere entusiasta del percorso che la sua città sta facendo ormai dal 2019 e che con la firma della candidatura si punta ad avere un ruolo pionieristico in Europa.

Barcellona sta coinvolgendo la comunità locale oltre che molte parti interessate dall’argomento per velocizzare e facilitare la “zero waste strategy”, con l’obiettivo di raggiungere un tasso di raccolta differenziata almeno del 67% entro il 2027 ed un massimo di rifiuti pro capite prodotti pari a 427 kg. Barcellona lavora ormai da anni sul tema della prevenzione dei rifiuti grazie alla guida dell’organizzazione Rezero e con una serie manovre quali lo Zero Waste Plan 2021-2027, il Zero Plastic Commitment e il Carbon Calculator. La sindaca inoltre ha dichiarato che le grandi città dovrebbero sentirsi in debito con il territorio del quale fanno parte per l’eccessiva produzione di rifiuti e Barcellona punta a diventare una città neutrale, più responsabile ed anche ispiratrice.

Riguardo a quest’ultima candidatura il direttore esecutivo di Zero Waste Europe, Joan Marc Simon, si è dimostrato molto orgoglioso della sua città natale per l’impegno preso verso la certificazione zero waste e ricorda di quando, nel 2010, il concetto di rifiuti zero a Barcellona non si pensava realizzabile.

I record di Fiumicino: «se ce l’abbiamo fatta noi…»

Dal 38 per cento del 2016 all’attuale 80, il Comune di Fiumicino ha scalato a passo di carica la montagna della raccolta porta a porta, dopo aver liquidato la municipalizzata ed esternalizzato il servizio perché la «differenziata stradale non funzionava, non portava miglioramenti e non permetteva di controllare la qualità dei rifiuti». Più che da quelli, però, la montagna era rappresentata dalla stessa fisionomia della città alle porte di Roma, fatta di aree densamente abitate e di zone rurali: estendere il porta a porta a tutti gli 85 mila concittadini, superando le diversità urbanistiche e logistiche, per il trentenne Enzo Di Genesio Pagliuca, vicesindaco Pd e consigliere dal 2011, è stata la vera palestra politica. Tante le difficoltà, racconta, ma tutte superate sul campo, sperimentando e collaborando, caso per caso, o meglio, casa per casa.

«Nelle zone a maggior densità —sottolinea il vicesindaco Pagliuca—, come il nuovo quartiere San Leonardo, tra palazzi di dieci piani con centinaia di appartamenti, dove era difficile fare accettare i bidoni condominiali, i condòmini si sono messi d’accordo, distribuendosi i compiti per radunare e poi esporre all’esterno i rifiuti che in un primo tempo andavano accumulandosi negli androni. Il meccanismo oggi funziona come un orologio. Nella zona rurale i problemi della raccolta erano anche più imprevedibili, legati alla frequenza, all’effetto della temperatura sui rifiuti, all’opera degli animali, ma anche lì abbiamo preso le misure». Per un comune turistico, oltretutto, i problemi si moltiplicano nrel periodo estivo. «Fiumicino ha 800 strutture di somministrazione, tra ristoranti e stabilimenti balneari, cui si aggiungono i rifiuti di due milioni di turisti all’anno: un carico che stiamo imparando a fronteggiare, calibrando le forze in base alle previsioni».

— Ma i costi di un porta a porta così spinto?

«Milioni di euro in più, ma vendiamo i materiali separati ai consorzi che li riciclano. Così, negli ultimi nove anni, da quando il centro-sinistra guida il Comune, siamo riusciti a non alzare di un centesimo la Tari, senza contare che Fiumicino è vistosamente più pulita e, aggiungo, che la differenziata domestica è fondamentale per educarci alla gestione consapevole dei rifiuti. In ogni caso, non dimentichiamo che 13 anni fa, quando chiuse la discarica di Malagrotta, l’indifferenziato, che era quasi il totale dei rifiuti conferiti, ci costava 70 euro a tonnellata, e ora ne costa quasi 200. Se non lo avessimo ridotto dell’80 per cento, la spesa sarebbe insostenibile».

— L’aeroporto Leonardo da Vinci come viene gestito?

«Per fortuna gestisce in modo indipendente i rifiuti dei suoi 44 milioni annuali di arrivi».

—Vi siete avvalsi di consulenti esterni?

«Sì, in particolare di E.S.P.E.R, che ci ha seguito a lungo ed anche attualmente, prima come supporto tecnico per lo sviluppo del progetto, poi come direzione per l’esecuzione del contratto. Professionisti del settore molto qualificati che operano solo per soggetti pubblici e che hanno curato anche la redazione del Piano regionale per la gestione dei rifiuti».

— Dove sono stati più utili?

«Nella corretta gestione della plastica in particolare, anzi, delle plastiche. Sono i materiali che ormai incidono di più sui costi, perché sono i più voluminosi».

— E la tariffazione puntuale, cioè ‘pago-per-i-rifiuti-che-produco’?

«È un passaggio importante per raggiungere i nostri prossimi obiettivi, che sono l’ulteriore riduzione sia della quota di rifiuti indifferenziati, sia della Tari, attraverso un sistema di sconti, legati, ad esempio, all’uso delle compostiere, all’età, al reddito, al numero di componenti la famiglia. La tariffa a volume è prevista nel nuovo piano rifiuti regionale, insieme a una forte campagna di informazione. Partirà dopo l’estate per le utenze commerciali, che ne avranno anche un vantaggio economico, perché prima, quando superavano una certa quantità, erano costrette a stipulare contratti a parte, mentre così non ci saranno limiti. Poi sarà allargata alle utenze domestiche».

— Inceneritori?

«Non ci servono, puntiamo a diminuire lo scarto migliorando la selezione, specie quella più problematica dei vari polimeri plastici, ma anche quella degli scarti umidi che oggi costa da smaltire ben 130 euro a tonnellata. Per questo, abbiamo deciso di girare al gestore i proventi della vendita dei materiali riciclati».

— Come combattete ‘Sacchetto Selvaggio’?

«La rimozione è compresa nel nuovo contratto con la ditta. Questo, insieme alle fototrappole, servirà a tenere pulite le strade e a disincentivare eventuali interessi di parte che contribuiscono ad aumentare il fenomeno».

— Giusto a un tiro di sacchetto da qui, c’è Roma, della quale Fiumicino faceva parte fino al 1992. Un paragone è inevitabile…

«Con tutte le differenze e le difficoltà della Capitale, il nostro Comune, per la sua estensione, la varietà ambientale — comprende anche riserve naturalistiche e archeologiche — e la complessità urbanistica e sociale, rappresenta un modello plausibile dei problemi di una grande città. Va anche detto che l’integrazione è essenziale: il nostro nuovo impianto per gli umidi, a Maccarese, potrà accogliere sessantamila tonnellate, di cui diecimila di Fiumicino e il resto a disposizione dei comuni vicini. Insomma, mi sembra di poter dire che se ce l’abbiamo fatta noi…».

A cura di Igor Staglianò

Nuovi CAM per la raccolta dei rifiuti

Il 5 agosto è stata pubblicata la Gazzetta Ufficiale n° 182, nella quale si è ritenuto opportuno revisionare ed aggiornare il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 13 febbraio 2014 con cui erano stati pubblicati per la prima volta i Criteri Ambientali Minimi (abbreviato usualmente in CAM). Questo aggiornamento mira principalmente a massimizzare qualità e quantità della raccolta differenziata, stando però attenti anche a prevenire la produzione di rifiuti anche grazie alla diffusione di beni riciclati o contenenti materiale riciclato.

Nelle 63 pagine che compongono il documento si leggono molte novità che dovranno essere introdotte per l’affidamento dei servizi di igiene urbana quali, ad esempio, l’uso di sacchetti coerenti al rifiuto che contengono (plastica con plastica e carta e con carta ecc.). Emerge inoltre una particolare attenzione per la percentuale minima di materiale riciclato da utilizzare nella produzione di contenitori per la raccolta dei rifiuti e l’introduzione di criteri premianti.

Sono previsti nuovi standard qualitativi anche per il materiale raccolto che saranno più elevati per la raccolta monomateriale, più contenuti per il multimateriale mentre per la raccolta differenziata della carta viene imposta esclusivamente la raccolta monomateriale.

Particolare attenzione è stata usata anche nel caso della raccolta delle pile, dei RAEE, dei farmaci ed oli esausti, che dovranno essere raccolti non solo grazie a contenitori pubblici ma anche con eventi temporanei oppure occasionali.

Per i centri di raccolta sarà importante disporre di un sistema di monitoraggio al fine di poter acquisire dati sull’effettivo recupero di materia rispetto alla sola percentuale di raccolta differenziata. Tali dati dovranno essere poi inseriti in un rapporto annuale che verrà reso disponibile alla stazione appaltante solo dopo due mesi dalla presentazione del MUD.

Nuovo bando per la riduzione rifiuti in Emilia-Romagna

È stato pubblicato il nuovo bando riguardante l’assegnazione di risorse ai comuni, le unioni di comuni, la Città Metropolitana di Bologna e le province della Regione. Sviluppato con la collaborazione di ANCI Emilia-Romagna e con la Commissione Tecnica Consultiva, prevede al suo interno 2 milioni di euro in finanziamenti, ovvero il 400% rispetto al 2021 e si potrà presentare domanda fino al 31 ottobre 2022.

L’accesso al bando è suddiviso in base a degli obiettivi divisi in 3 livelli di priorità:

  • I – riduzione dei consumi di prodotti monouso;
  • II – riduzione degli sprechi in ambito alimentare;
  • III – case dell’acqua ed altri progetti.

Rispetto al 2021 vi sono anche una serie di semplificazioni o novità come quella riguardante i costi ammissibili completamente, parzialmente o non ammissibili, la revisione di limiti massimi o minimi previsti per i contributi riconoscibili e la modifica dei criteri di assegnazione di priorità di attività diverse da quelle presenti nei 3 livelli precedenti.

Si rimanda al bando completo per ulteriori specificazioni: https://www.atersir.it/sites/atersir/files/193_DET_19.07.2022_Bando_LFB3.pdf

Rifiuti, Valle d’Aosta punta a riduzione, recupero e riciclo

Approvato nuovo Piano di gestione per quinquennio 2022-2026 redatto dalla Regione con il supporto tecnico di ESPER come capofila insieme ad Ambiente Italia, Scuola Agraria del Parco di Monza e Zimatec.

Con 18 voti a favore e 16 astensioni il Consiglio regionale della Valle d’Aosta ha approvato il Piano regionale di gestione dei rifiuti 2022-2026, risultato del ‘coordinamento’ tra il disegno di legge della Giunta regionale e la proposta di legge del gruppo Progetto Civico Progressista in materia di gestione dei rifiuti speciali.

Ad illustrare il provvedimento sono stati Albert Chatrian (Av-VdaUnie), presidente della terza Commissione “Assetto del territorio”, e Chiara Minelli (Pcp).

 “Gli obiettivi – ha detto Chatrian – sono conformi a quelli stabiliti dal pacchetto europeo di misure sull’economia circolare, che supera il concetto di differenziazione del rifiuto e spinge sulle politiche di riduzione della produzione dei rifiuti e del miglioramento della capacità di recupero: si sposta quindi l’attenzione sul riutilizzare, rinnovare e riciclare i materiali esistenti. Quello che normalmente si considerava come rifiuto può essere trasformato in una risorsa e i rifiuti residui possono così diventare prossimi allo zero”.
    Nell’ambito della gestione dei rifiuti urbani l’obiettivo è raggiungere, entro il 2026, un tasso netto di riciclo per i rifiuti urbani del 65% e un tasso di raccolta differenziata almeno pari all’80%. Inoltre si punta a ridurre l’attuale tendenza di aumento della produzione pro-capite dei rifiuti e il conferimento in discarica, al fine di raggiungere l’obiettivo del 10% di rifiuti conferiti in discarica al 2035. A tal proposito sono previste l’estensione della raccolta ‘porta a porta’ e l’attivazione della tariffazione puntuale.
    Sotto il profilo impiantistico, il Piano vuole integrare l’attuale sistema per chiudere all’interno della regione il ciclo di recupero dell’umido, del verde e dei fanghi di depurazione, trasformandoli in prodotti quali compost di qualità da riutilizzare nel settore agricolo e nei recuperi ambientali.
    “Fatta salva la previsione di una riorganizzazione delle discariche comunali di rifiuti inerti – ha detto Chatrian – non è prevista la realizzazione di nuove discariche. Inoltre i quantitativi di rifiuti speciali prodotti in Valle d’Aosta sono così modesti da non giustificare, per la maggior parte delle tipologie prodotte, la realizzazione di un’impiantistica dedicata”.

Chiara Minelli ha osservato che “il testo recepisce nella sostanza molti elementi della proposta di legge di Pcp, nata dalla necessità di colmare un vuoto normativo su alcuni aspetti della gestione dei rifiuti e in particolare di quelli speciali”. “Il testo coordinato di Commissione – prosegue – evidenzia un lavoro prezioso fatto attraverso un confronto serrato durato tre mesi e rappresenta un indubbio passo avanti rispetto al disegno di legge presentato dalla Giunta che non diceva nulla su un tema cruciale come quello delle discariche di rifiuti speciali già autorizzate. L’articolo più significativo del nuovo testo è quello relativo alle disposizioni transitorie che indicano come le disposizioni di settore recanti norme imperative siano da applicare anche ai procedimenti e alle autorizzazioni in essere alla data di entrata in vigore della nuova legge: una formulazione che, per la Consigliera, è ancora da affinare e migliorare”. Pierluigi Marquis (Forza Italia) ha evidenziato che “il Piano rifiuti recepisce gli indirizzi delle direttive unitarie e sarà utile per accedere alle risorse del Pnrr”. Inoltre “alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini contenute nel documento, avrebbe dovuto essere affiancata una maggiore attenzione alla sostenibilità economica del Piano, riferendosi nello specifico ai costi finali che hanno inciso in maniera significativa sulle bollette”. Per Renzo Testolin (Uv) “il percorso effettuato in Commissione ha permesso di analizzare tutte le dinamiche che ci possono essere in un Piano di questo tipo, ma ora bisogna portare ad una nuova operatività la gestione dei rifiuti. C’è stata molta attenzione rispetto alle criticità emerse negli ultimi anni, in funzione anche di timori che la popolazione di determinati territori ha percepito e manifestato: timori che sono stati presi in carico in questa norma, attraverso il coinvolgimento degli enti locali al fine di dare uno sviluppo coordinato e che abbia il minor impatto possibile sul territorio”. Corrado Jordan (AV-VdAU) ha ricordato che “oltre a definire un quadro di principi, il Piano fornisce anche un’impostazione metodologica che sarà il riferimento futuro per le azioni di raccolta e smaltimento e recupero di rifiuti nel rispetto delle norme e dei vincoli in tema ambientale per raggiungere obiettivi virtuosi dal punto di vista del rispetto dell’ambiente, ma anche soprattutto migliorando il sistema gestionale di raccolta, selezione e smaltimento dei rifiuti”. Luca Distort (Lega VdA) ha invece osservato che “basare l’intero sistema di gestione dei rifiuti sulla differenziazione affidata alla buona volontà dei cittadini e alla capacità di differenziare correttamente è un primo punto debole perché la qualità del prodotto che emerge alla fine di questo ciclo è tendenzialmente bassa e la società Enval è obbligata alla ricompattazione del rifiuto o al trasporto fuori Valle negli impianti di pirogassificazione: tutto questo ricadrà sui costi di Tari a carico dei cittadini e si perde l’occasione per un uso economicamente sostenibile dei rifiuti”. Paolo Cretier (Fp-Pd) ha definito il Piano come “uno strumento agile e modificabile, efficiente e mirato”, evidenziando che il documento “è il frutto di un confronto con tutti gli attori interessati del mondo della politica e della società civile, ma il raggiungimento degli obiettivi dipende dall’impegno di tutta la popolazione nelle attività di differenziazione dei rifiuti”. Infine il Presidente della Regione, Erik Lavevaz, in qualità di Assessore ad interim all’ambiente, ha detto: “Il Piano è il frutto di un lavoro molto approfondito e dettagliato che si pone obiettivi realizzabili, calati sulla realtà locale con iniziative sostenibili e praticabili. Il testo è stato aggiornato con le nuove normative europee e nazionali: gli obiettivi sono molto sfidanti e trattano una materia complessa e articolata che va affrontata con impegno. Le novità principali riguardano il passaggio dalla quantità alla qualità del rifiuto; il potenziamento del riuso e la diminuzione dei rifiuti che resta l’obiettivo principale”.

Fonte: ANSA

Parte da Torino accordo McDonald’s e Iren per abbattere la quantità di rifiuti

Il progetto, che durerà un anno, sarà calato nei ristoranti McDonald’s presenti nelle province di Torino (13), Reggio Emilia (4), Parma (4), Piacenza (3), La Spezia (3) e Vercelli (1)

Un patto tra McDonald’s e Iren Ambiente per lanciare un progetto pilota che parte da Torino sul fronte della sostenibilita’ ambientale coinvolgimento 28 ristoranti tra Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria.

Le due aziende si impegnano a collaborare per incrementare e migliorare la raccolta differenziata partendo da un monitoraggio dei flussi di rifiuti prodotti dai locali, formando il personale e sensibilizzando i consumatori per ridurre la quantita’ di scarti r capite come funziona l’economia circolare.

Il progetto, che durerà un anno, sarà calato nei ristoranti McDonald’s presenti nelle province di Torino (13), Reggio Emilia (4), Parma (4), Piacenza (3), La Spezia (3) e Vercelli (1).

McDonald ha già eliminato la plastica monouso in favore di materiali più sostenibili, installato contenitori per la raccolta differenziata nelle sale e nei dehors, lanciato una collaborazione con Comieco per lo sviluppo di un nuovo sistema per garantire la riciclabilità del packaging in carta. Temi che ora saranno condivisi e rafforzati con la collaborazione con il gruppo Iren.

“L’accordo con Iren rappresenta per noi un ulteriore importante tassello nella collaborazione con le comunità locali, dove da diverso tempo operiamo per sensibilizzare e promuovere comportamenti corretti nell’ambito della sostenibilità ambientale.”, commenta Dario Baroni, ad di McDonald’s Italia. “In qualità di una delle catene di ristorazione più diffuse in Italia, abbiamo la responsabilità e l’opportunità di fare la differenza proprio a partire dai nostri ristoranti, dando un contributo concreto e quotidiano in tema di impatto ambientale”. Eugenio Bertolini, ad di Iren Ambiente, sottolinea che “questa partnership ci consente di mettere a fattor comune le best practice che abbiamo sviluppato nel ciclo integrato dei rifiuti e nel campo dell’educazione ambientale, a fianco di una realtà importante come McDonald’s”.

Primo appuntamento giovedi 28 aprile con il Roadsshow della Sostenibilita’ di McDonald’s organizzato con Comieco e Seda International Packaging Group, farà tappa a Torino in collaborazione con Amiat-Iren. Appuntamento alle 10.45 al ristorante McDonald’s di Torino in via Sant’Ottavio per un dibattito con gli interventi di Armando Mariano, R&D Material & Product Director di Seda International Packaging Group;,Roberto Di Molfetta, Vicedirettore di Comieco, Christian Aimaro, Presidente di Amiat, Massimiliano Dell’Acqua, Head of Supply Chain di McDonald’s Italia.

Fonte: la Repubblica