Rifiuti plastici: dal 21 novembre si fermeranno le esportazioni verso i Paesi non OCSE

A partire dal 21 novembre 2026, l’Unione europea non consentirà più l’esportazione di rifiuti di plastica verso i Paesi non appartenenti all’OCSE. Il regolamento (UE) 2024/1157 relativo alle spedizioni di rifiuti prevede misure volte a impedire che i Paesi dell’Unione europea esportino rifiuti verso Paesi non appartenenti all’OCSE, che potrebbero non disporre di controlli ambientali efficaci. Il divieto di esportazione dovrebbe rimanere in vigore almeno fino a maggio 2029; in seguito, saranno valutate le richieste di autorizzazione all’esportazione di rifiuti verso altri Paesi che rispettano determinati standard ambientali.

La portata di questa misura è importante. Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, nel 2025 l’UE ha esportato circa 1,4 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, quasi la metà verso Paesi non appartenenti all’OCSE. Quando il divieto entrerà in vigore, grandi quantità di rifiuti plastici dovranno essere destinate altrove, dentro o fuori dall’UE. Lo scopo è evitare che i costi dello smaltimento dei rifiuti plastici vengano scaricati dall’Europa su altri Paesi, molti dei quali non dispongono delle infrastrutture necessarie per gestirli. Tra gli effetti positivi del divieto ci sarà anche una maggiore responsabilizzazione dei Paesi dell’UE. Resta però da capire se questi Paesi dispongano di mercati e infrastrutture adeguati per gestire i rifiuti plastici che non saranno più esportati.

Il tema è particolarmente attuale, viste le difficoltà che attraversa oggi il settore del riciclo della plastica, dalla concorrenza delle plastiche vergini alle difficoltà nel commercializzare i materiali riciclati. Limitare le esportazioni potrebbe mettere ulteriormente in difficoltà gli impianti di riciclo europei, se non si interviene anche per aumentare la domanda di materiali riciclati. Parte dei materiali che prima venivano esportati potrebbe accumularsi nei magazzini oppure essere destinata al recupero energetico anziché al riciclo negli impianti europei. Le nuove norme rafforzeranno i controlli sulle esportazioni di rifiuti, introducendo obblighi più stringenti di tracciabilità e monitoraggio delle destinazioni. Saranno inoltre previsti nuovi requisiti per le spedizioni di rifiuti verso i Paesi dell’OCSE. La Commissione europea potrà intervenire in caso di problemi ambientali legati alla gestione dei rifiuti nei Paesi che li ricevono. A partire da maggio 2027, gli impianti situati fuori dall’Unione europea che ricevono rifiuti provenienti dall’UE dovranno sottoporsi a verifiche indipendenti da parte di soggetti terzi.

Il divieto può favorire lo sviluppo dell’economia circolare europea, ma vietare l’esportazione di materie prime non darà necessariamente impulso al riciclo in Europa. Senza politiche e misure adeguate per promuovere la raccolta e l’impiego di materie prime secondarie, si rischia di trasferire gli impatti negativi dai Paesi importatori all’Europa.

La sfida principale sarà trovare il modo di sfruttare le nuove norme per migliorare la gestione dei rifiuti e i sistemi di riciclaggio, evitando che quelli che non si possono più esportare vengano semplicemente stoccati o inceneriti. Una buona gestione dei rifiuti prevede, tra le altre cose, che quelli prodotti in un luogo possano essere effettivamente recuperati e reimmessi nei cicli produttivi.

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