Articoli

Nuove Eco-etichette dal 2023

Dal 1° gennaio 2023 è entrato in vigore l’obbligo di etichettare in maniera ecologica e sostenibile tutti gli imballaggi che verranno commercializzati. Da pochi giorni è infatti vietato l’uso delle “vecchie” etichette su prodotti ancora da immettere nei mercati. Tutti gli imballaggi che erano già presenti in commercio o con già un’etichetta ecologica entro l’inizio dell’anno nuovo, potranno continuare ad essere venduti fino all’esaurimento delle scorte. Dal 2020 una serie di proroghe avevano posposto questa scadenza al 1° gennaio 2023, obbligo che era già previsto nel cosiddetto “Codice Ambientale” all’articolo 219, comma 5, del Dlgs 152/2006. La precedente normativa è stata in seguito completata dal Dm Ambiente 360/2022, volta a chiarire gli obblighi ed evitare le pesanti sanzioni (da 5.000 a 25.000 euro) che potrebbero scaturire dall’inosservanza del Dm.

Le etichette e le loro applicazione sono diverse in base al settore di utilizzo ed i produttori devono indicare e specificare su qualsiasi tipo di imballaggio (primario, secondario o terziario) un codice alfa-numerico previsto dalla decisione 97/129/CE. Oltre al codice è necessario anche facilitare la raccolta, il riutilizzo o il facile riciclo degli imballaggi, anche aiutando i consumatori a capire meglio la destinazione finale. Queste informazioni possono essere comunicate anche attraverso l’uso di QR code, siti web o app e prevedono l’uso di un colore diverso per identificare le varie tipologie di etichette in base al materiale: alcuni esempi sono il marrone per l’organico, il blu per la carta, il giallo per la plastica, etc.

Sull’etichetta si dovranno riportare i materiali utilizzati per l’imballaggio oltre alle marcature specifiche, già previste dall’articolo 182-ter, comma 6, lettera b, Dlgs 152/2006, per gli imballaggi in plastica compostabile o biodegradabile, che se opportunamente etichettati, potranno essere riciclati come rifiuti organici.

Il Ministero ha inoltre chiarito che, fino ad ulteriori nuove specifiche, i precedenti obblighi non si applicano agli imballaggi dei medicinali destinati all’uso umano o veterinario.

Nuove candidature per le città “rifiuti zero”: Monaco di Baviera e Barcellona

In questi ultimi giorni è giunta ufficialmente la candidatura di Monaco di Baviera e Barcelona a “Zero Waste Cities”, standard europeo molto rigido che caratterizza quelle realtà che hanno firmato un vero e proprio impegno a diminuire in maniera drastica la produzione di rifiuti. Candidature molto importanti perché servirebbero a dimostrare che anche dei centri enormi, entrambi con circa 1,6 milioni di abitanti, possono diventare dei baluardi di prevenzione, riciclaggio ed anche riuso.

A Monaco di Baviera, terza città più popolosa della Germania, sono state stilate circa 100 misure per prevenire l’uso di nuove risorse e ridurre il quantitativo di rifiuti che, per i rifiuti domestici pro capite all’anno, sarà ridotto del 15% entro il 2035 e per i rifiuti residui la quantità sarà ridotta del 35%. Il sindaco di Monaco ha dichiarato di essere entusiasta del percorso che la sua città sta facendo ormai dal 2019 e che con la firma della candidatura si punta ad avere un ruolo pionieristico in Europa.

Barcellona sta coinvolgendo la comunità locale oltre che molte parti interessate dall’argomento per velocizzare e facilitare la “zero waste strategy”, con l’obiettivo di raggiungere un tasso di raccolta differenziata almeno del 67% entro il 2027 ed un massimo di rifiuti pro capite prodotti pari a 427 kg. Barcellona lavora ormai da anni sul tema della prevenzione dei rifiuti grazie alla guida dell’organizzazione Rezero e con una serie manovre quali lo Zero Waste Plan 2021-2027, il Zero Plastic Commitment e il Carbon Calculator. La sindaca inoltre ha dichiarato che le grandi città dovrebbero sentirsi in debito con il territorio del quale fanno parte per l’eccessiva produzione di rifiuti e Barcellona punta a diventare una città neutrale, più responsabile ed anche ispiratrice.

Riguardo a quest’ultima candidatura il direttore esecutivo di Zero Waste Europe, Joan Marc Simon, si è dimostrato molto orgoglioso della sua città natale per l’impegno preso verso la certificazione zero waste e ricorda di quando, nel 2010, il concetto di rifiuti zero a Barcellona non si pensava realizzabile.

Differenziata a Trento: il ‘Grande Fardello’ e il contrasto al ‘disobbediente incivile’

Quando Trento, nel 2006, con il supporto tecnico di ESPER, cominciò a riorganizzare il servizio rifiuti per passare al ‘porta a porta’, i responsabili si chiesero, prima di tutto, come avrebbe reagito i concittadini a un cambio tanto radicale di abitudini. Conoscendone la spiccata attitudine a difendere la sfera del privato, prevedevano che l’ostacolo più difficile, anche più del dover fare i conti con le forti oscillazioni del turismo stagionale e con l’impianto medioevale del centro storico, sarebbe stata la cosiddetta ‘sindrome del Grande Fardello’: il timore, cioè, di vedersi imporre una sorta di faticosa rivoluzione domestica, della cui utilità, oltretutto, non erano affatto convinti. La previsione si rivelò corretta e le contromisure efficaci. «La campagna d’informazione pubblica, mirata, appunto, a dimostrare che un piccolo impegno personale a mettere le mani e soprattutto ‘la testa’, nella pattumiera, poteva generare grandi vantaggi per tutti, riuscì ad abbassare in poche settimane il tasso di diffidenza e insofferenza alla novità. Il piano entrò nella vita di tutti i giorni senza particolari resistenze. E lo dico da semplice cittadino, perché allora non avevo cariche politiche né amministrative», ricorda il sindaco, Franco Ianeselli.

In ogni caso, anche nei due anni di mandato da Sindaco dell’ex segretario generale della Cgil tridentina, Trento ha continuato a scalare la classifica dei comuni ecovirtuosi.

— Trento differenzia oggi l’83.4 per cento dei rifiuti prodotti dai suoi 118 357 mila abitanti, una quota, superiore di 20 punti alla media italiana e di 10 punti della media regionale. Era un obiettivo previsto?

«Posso dire che siamo andati oltre le aspettative. All’inizio gli scettici, quelli abituati a considerare senza valore tutto quel che scartiamo, o a ritenere un insopportabile perdita di tempo lo slalom tra vari tipi di scarto, erano molti. In questi casi, l’informazione diventa strategica, perché è anche formazione».   

— Come è stata accolta la tariffazione puntuale, nel 2013, e qual è il bilancio di questa tassa che fa pagare in base alla quantità di rifiuti, premiando chi ne produce di meno, quindi, si suppone, le famiglie più numerose e meno agiate, ma penalizzando chi ‘consuma e spreca’ di più?

«È stata accolta bene e per quel che deve essere: una misura di equità, che va comunque calibrata, non brandita come una spada. Noi aiutiamo, ad esempio, chi è costretto a usare grandi quantità di pannolini, pannolini e altri presìdi: per i bambini, 40 euro l’anno fino ai tre anni; per gli anziani, la parte del servizio relativa ai rifiuti sanitari è gratis; per i malati di lungo decorso, sono previste altre formule di sconto».

— Quanto è diffuso il fenomeno della dispersione dei rifiuti e come fate a tenerlo sotto controllo?

«È innegabile che ‘sacchetto selvaggio’ ci sia anche da noi, ma non è un fenomeno molto diffuso o che ci assilla particolarmente. Lo contrastiamo con fototrappole fisse e droni, o proviamo a risalire ai responsabili cercandone la ‘firma’ all’interno del rifiuto. Spesso li cogliamo sul fatto grazie alle segnalazioni». 

— Avete elaborato un identikit del ‘disobbediente incivile’?

«A parte i tanti incivili nati e cresciuti qua, dal punto di vista percentuale è un fenomeno legato, più che all’inciviltà, a diversità culturali che vanno ricondotte con una paziente e un’opportuna informazione alle necessità della convivenza. Chi arriva qui da lontano porta con sé tradizioni, abitudini e automatismi cristallizzati in ambienti e climi molto differenti, che si manifestano anche nel quotidiano e sono dure da scalfire. In questo caso l’esperienza insegna che gli ambasciatori più efficaci sono i bambini in età scolare, che possono orientare gli adulti verso nuovi comportamenti senza suscitare il sospetto di tradire le proprie radici».   

— L’esperienza dice anche che dai livelli cui siete arrivati, guadagnare altri punti nella differenziata sarà sempre più difficile e costoso. Quali obiettivi vi siete dati e come farete a raggiungerli?

«Andremo avanti come sempre, limando giorno per giorno le imperfezioni del servizio, consapevoli che una quota di rifiuti indifferenziati resterà sempre, come dimostra anche il fatto che al vertice della classifica, appunto, tutte le amministrazioni si stanno allineando verso gli stessi valori e le differenze tendono ai decimali».

— Che orientamento ha il Comune di Trento sugli inceneritori, o termovalorizzatori che dir si vogliano?

«Non facciamo barricate. Affinando il percorso di separazione, la qualità dei rifiuti riciclabili aumenterà, e con quella aumenteranno le possibilità e i volumi da ritrasformare in materie prime. Ma dal momento che una parte, pur minima, di indifferenziato è inevitabile, e che, prima o poi, le discariche si riempiono — la nostra, infatti, è colma — confidiamo nell’evoluzione tecnologica, che oggi vede già all’opera nel mondo impianti termici capaci di scomporre gli scarti negli elementi chimici fondamentali, recuperando energia, ma senza produrre inquinamento e gas serra».

A cura di Igor Staglianò

I record di Fiumicino: «se ce l’abbiamo fatta noi…»

Dal 38 per cento del 2016 all’attuale 80, il Comune di Fiumicino ha scalato a passo di carica la montagna della raccolta porta a porta, dopo aver liquidato la municipalizzata ed esternalizzato il servizio perché la «differenziata stradale non funzionava, non portava miglioramenti e non permetteva di controllare la qualità dei rifiuti». Più che da quelli, però, la montagna era rappresentata dalla stessa fisionomia della città alle porte di Roma, fatta di aree densamente abitate e di zone rurali: estendere il porta a porta a tutti gli 85 mila concittadini, superando le diversità urbanistiche e logistiche, per il trentenne Enzo Di Genesio Pagliuca, vicesindaco Pd e consigliere dal 2011, è stata la vera palestra politica. Tante le difficoltà, racconta, ma tutte superate sul campo, sperimentando e collaborando, caso per caso, o meglio, casa per casa.

«Nelle zone a maggior densità —sottolinea il vicesindaco Pagliuca—, come il nuovo quartiere San Leonardo, tra palazzi di dieci piani con centinaia di appartamenti, dove era difficile fare accettare i bidoni condominiali, i condòmini si sono messi d’accordo, distribuendosi i compiti per radunare e poi esporre all’esterno i rifiuti che in un primo tempo andavano accumulandosi negli androni. Il meccanismo oggi funziona come un orologio. Nella zona rurale i problemi della raccolta erano anche più imprevedibili, legati alla frequenza, all’effetto della temperatura sui rifiuti, all’opera degli animali, ma anche lì abbiamo preso le misure». Per un comune turistico, oltretutto, i problemi si moltiplicano nrel periodo estivo. «Fiumicino ha 800 strutture di somministrazione, tra ristoranti e stabilimenti balneari, cui si aggiungono i rifiuti di due milioni di turisti all’anno: un carico che stiamo imparando a fronteggiare, calibrando le forze in base alle previsioni».

— Ma i costi di un porta a porta così spinto?

«Milioni di euro in più, ma vendiamo i materiali separati ai consorzi che li riciclano. Così, negli ultimi nove anni, da quando il centro-sinistra guida il Comune, siamo riusciti a non alzare di un centesimo la Tari, senza contare che Fiumicino è vistosamente più pulita e, aggiungo, che la differenziata domestica è fondamentale per educarci alla gestione consapevole dei rifiuti. In ogni caso, non dimentichiamo che 13 anni fa, quando chiuse la discarica di Malagrotta, l’indifferenziato, che era quasi il totale dei rifiuti conferiti, ci costava 70 euro a tonnellata, e ora ne costa quasi 200. Se non lo avessimo ridotto dell’80 per cento, la spesa sarebbe insostenibile».

— L’aeroporto Leonardo da Vinci come viene gestito?

«Per fortuna gestisce in modo indipendente i rifiuti dei suoi 44 milioni annuali di arrivi».

—Vi siete avvalsi di consulenti esterni?

«Sì, in particolare di E.S.P.E.R, che ci ha seguito a lungo ed anche attualmente, prima come supporto tecnico per lo sviluppo del progetto, poi come direzione per l’esecuzione del contratto. Professionisti del settore molto qualificati che operano solo per soggetti pubblici e che hanno curato anche la redazione del Piano regionale per la gestione dei rifiuti».

— Dove sono stati più utili?

«Nella corretta gestione della plastica in particolare, anzi, delle plastiche. Sono i materiali che ormai incidono di più sui costi, perché sono i più voluminosi».

— E la tariffazione puntuale, cioè ‘pago-per-i-rifiuti-che-produco’?

«È un passaggio importante per raggiungere i nostri prossimi obiettivi, che sono l’ulteriore riduzione sia della quota di rifiuti indifferenziati, sia della Tari, attraverso un sistema di sconti, legati, ad esempio, all’uso delle compostiere, all’età, al reddito, al numero di componenti la famiglia. La tariffa a volume è prevista nel nuovo piano rifiuti regionale, insieme a una forte campagna di informazione. Partirà dopo l’estate per le utenze commerciali, che ne avranno anche un vantaggio economico, perché prima, quando superavano una certa quantità, erano costrette a stipulare contratti a parte, mentre così non ci saranno limiti. Poi sarà allargata alle utenze domestiche».

— Inceneritori?

«Non ci servono, puntiamo a diminuire lo scarto migliorando la selezione, specie quella più problematica dei vari polimeri plastici, ma anche quella degli scarti umidi che oggi costa da smaltire ben 130 euro a tonnellata. Per questo, abbiamo deciso di girare al gestore i proventi della vendita dei materiali riciclati».

— Come combattete ‘Sacchetto Selvaggio’?

«La rimozione è compresa nel nuovo contratto con la ditta. Questo, insieme alle fototrappole, servirà a tenere pulite le strade e a disincentivare eventuali interessi di parte che contribuiscono ad aumentare il fenomeno».

— Giusto a un tiro di sacchetto da qui, c’è Roma, della quale Fiumicino faceva parte fino al 1992. Un paragone è inevitabile…

«Con tutte le differenze e le difficoltà della Capitale, il nostro Comune, per la sua estensione, la varietà ambientale — comprende anche riserve naturalistiche e archeologiche — e la complessità urbanistica e sociale, rappresenta un modello plausibile dei problemi di una grande città. Va anche detto che l’integrazione è essenziale: il nostro nuovo impianto per gli umidi, a Maccarese, potrà accogliere sessantamila tonnellate, di cui diecimila di Fiumicino e il resto a disposizione dei comuni vicini. Insomma, mi sembra di poter dire che se ce l’abbiamo fatta noi…».

A cura di Igor Staglianò

Nuovi CAM per la raccolta dei rifiuti

Il 5 agosto è stata pubblicata la Gazzetta Ufficiale n° 182, nella quale si è ritenuto opportuno revisionare ed aggiornare il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 13 febbraio 2014 con cui erano stati pubblicati per la prima volta i Criteri Ambientali Minimi (abbreviato usualmente in CAM). Questo aggiornamento mira principalmente a massimizzare qualità e quantità della raccolta differenziata, stando però attenti anche a prevenire la produzione di rifiuti anche grazie alla diffusione di beni riciclati o contenenti materiale riciclato.

Nelle 63 pagine che compongono il documento si leggono molte novità che dovranno essere introdotte per l’affidamento dei servizi di igiene urbana quali, ad esempio, l’uso di sacchetti coerenti al rifiuto che contengono (plastica con plastica e carta e con carta ecc.). Emerge inoltre una particolare attenzione per la percentuale minima di materiale riciclato da utilizzare nella produzione di contenitori per la raccolta dei rifiuti e l’introduzione di criteri premianti.

Sono previsti nuovi standard qualitativi anche per il materiale raccolto che saranno più elevati per la raccolta monomateriale, più contenuti per il multimateriale mentre per la raccolta differenziata della carta viene imposta esclusivamente la raccolta monomateriale.

Particolare attenzione è stata usata anche nel caso della raccolta delle pile, dei RAEE, dei farmaci ed oli esausti, che dovranno essere raccolti non solo grazie a contenitori pubblici ma anche con eventi temporanei oppure occasionali.

Per i centri di raccolta sarà importante disporre di un sistema di monitoraggio al fine di poter acquisire dati sull’effettivo recupero di materia rispetto alla sola percentuale di raccolta differenziata. Tali dati dovranno essere poi inseriti in un rapporto annuale che verrà reso disponibile alla stazione appaltante solo dopo due mesi dalla presentazione del MUD.

Buoni spesa in cambio di impegno nella differenziata?

Fare la raccolta differenziata, ma soprattutto farla bene, è diventato ancora più facile ed incentivante nel comune di Caivano, in provincia di Napoli. Da pochi giorni è stata lanciata, dall’Amministrazione Comunale e dal CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), una splendida iniziativa volta a premiare chi la raccolta differenziata l’ha sempre fatta bene ma anche per cercare di invogliare quelle persone che, per un motivo o per un altro, non la svolgevano correttamente.

Il funzionamento è davvero molto semplice poiché per ogni chilo di rifiuto da riciclare, i residenti di Caivano, avranno i cosiddetti “ecopunti” spendibili nei negozi e nelle varie attività commerciali presenti all’interno del Comune. Il conferimento avviene al Centro Comunale di Raccolta, attraverso un sistema di registrazione degli accessi, per una serie di materiali quali, ad esempio: carta, cartoncini e cartone, legno, vetro, rifiuti RAEE, ingombranti e multimateriali (plastica, acciaio e alluminio). Il CONAI ha poi reso ancora più facili queste operazioni grazie alla presenza, dal 1° Agosto 2022, di Isole Ecologiche Mobili Itineranti sparse per la città, oltre a bidoni carrellati a disposizione presso scuole ed uffici volti alla raccolta del materiale da riciclare.

L’iniziativa verrà presto presentata con una campagna informativa sotto il nome di “Caivano premia la differenza” e verrano invitati tutti i cittadini alla sensibilità verso l’ambiente e all’attenzione per le buone pratiche che sono possibili da svolgere nel proprio piccolo, si punta e si spera anche di essere un modello per altri comuni.

La strategia virtuosa dell’Emilia-Romagna, intervista all’assessore all’ambiente

Prima in Italia e ai vertici in Europa nella raccolta dell’organico, con il 71%, pari a 117 chili a persona, e Il 73% di raccolta differenziata a fronte del 63% di media nazionale, l’Emilia-Romagna, con l’understatement di chi è abituato a fare il passo lungo esattamente come la gamba, esibisce, in realtà, dati eccellenti in tutti i fondamentali di cui si compone una gestione efficiente dei rifiuti. Le ultime rilevazioni mettono in evidenza un calo procapite di rifiuti prodotti del 3.4% e un conferimento in discarica sceso al 1.16% del totale, dunque molto inferiore al 10 per cento previsto per il 2035 dal nuovo pacchetto europeo sull’economia circolare. Bravi i cittadini a comprendere che il rifiuto non è più uno scarto, ma una risorsa. E bravi gli amministratori ad assecondare con perseveranza e fantasia questo spirito del tempo, come ad esempio ha fatto l’assessorato regionale all’Ambiente, inventandosi, otto anni fa, ‘Chi li ha visti’. «Una campagna di comunicazione — spiega l’assessore, Irene Priolo — che raccontando il percorso dei rifiuti dopo la raccolta differenziata, è stata di grande aiuto nel coinvolgere attivamente le persone e cambiare le abitudini».

L’esperienza dice che nella gestione dei rifiuti, arrivati a queste cifre, ogni punto in più di efficienza costa una fatica immensa.

«Siamo pronti a raccogliere questa sfida, portando la raccolta differenziata all’80% al 2025. Il nostro punto di forza è il metodo: la condivisione con parti sociali, imprenditoriali e territoriali, riuniti dal 2020 nel Patto per il Lavoro e per il Clima. Ma la raccolta differenziata è solo il mezzo. Il vero obiettivo è massimizzare riciclo e recupero. Puntiamo ad un vero e proprio sistema di sviluppo economico, con filiere legate all’economia circolare. In Europa, si stimano 700mila posti di lavoro in più da qui al 2030. E noi siamo pronti al rilancio di un intero sistema, anche con 43 milioni di fondi proprio sull’economia circolare».

È stata appena approvata una delibera regionale che integra i documenti usciti dai vari tavoli – economia, tecnologia, alimentazione, comunicazione – della cabina di regia istituita dalla Regione Emilia-Romagna per dotarsi di un’efficace strategia Plasticfree. Ci sono settori che fanno più resistenza, o si procede compatti verso l’obiettivo?

«Qualcuno fatica di più a liberarsi dalla plastica, anche per motivi contingenti. Un esempio è la grande distribuzione per le mense, che, causa le cautele igienico-sanitarie imposte dalla pandemia, ha dovuto aumentare il confezionamento. Queste complessità vanno analizzate e lo scopo della cabina di regia, che comprendeva praticamente tutti gli attori – la produzione, la ricerca, il consumo e le associazioni ambientaliste – era farle emergere con chiarezza. Nel metterla insieme, ci siamo regolati sullo stesso principio della riduzione dello spreco alimentare, che interpella tutti, ‘dal campo alla forchetta’. In ogni caso, la ‘Strategia regionale per ridurre l’incidenza delle plastiche sull’ambiente” è al centro del nuovo Piano dei rifiuti e delle bonifiche, in corso di approvazione. Come indica anche l’Unione Europea, è indispensabile, da una parte, riprogettare i materiali utilizzando polimeri compatibili con il riciclo meccanico, o chimico e, dall’altra, disporre di impianti in grado di selezionare in modo sempre più accurato i rifiuti plastici in base ai differenti polimeri».

Puntate anche voi alla tariffazione puntuale, cioè chi più produce rifiuti, più paga?

«È una misura strategica per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata, come si evidenzia nei 98 comuni che già la applicano. Cattolica, in Romagna, ha raggiunto una raccolta differenziata pari al 79,2% ed una produzione di indifferenziato pro capite di 147 kg/anno, risultati non facili in un territorio a forte vocazione turistica. Non si può dire che sia tutto merito della tariffazione puntuale, ma potrei citare molti comuni in cui tali risultati sono stati raggiunti e superati anche per averla adottata».

Come gestisce il rifiuto tra le pareti di casa?

«Parte tutto dalla spesa: cerco di acquistare prodotti che abbiano imballaggi non voluminosi e si possano ricaricare».

E nella sua esperienza di assessore all’Ambiente?

«La priorità è spingere a produrre meno rifiuti. Con la scelta, molto forte, di non pianificare più discariche per urbani abbiamo dato un grande impulso non solo ai comuni, ma anche ai gestori del servizio».

Come è percepito da cittadini il problema della gestione dei rifiuti?

«Assistiamo a una crescente sensibilità sul tema, grazie alla spinta fornita dalle giovani generazioni, che sono consapevoli delle sfide ambientali, sociali ed economiche della transizione ecologica. Il rifiuto è una potenziale risorsa per sostituire materie prime da cui dovremo renderci sempre più indipendenti, ma può diventare addirittura materiale per installazioni e opere d’arte. Siamo di fronte ad una nuova visione del mondo, anche affascinante, ma dentro alla quale bisogna stare fino in fondo».

In data successiva all’intervista è stato pubblicato il nuovo bando riguardante l’assegnazione di risorse agli enti locali, si rimanda al seguente link per maggiori informazioni: https://esper.it/2022/08/01/nuovo-bando-per-la-riduzione-rifiuti-in-emilia-romagna/

A cura di Igor Staglianò.

Caso Sardegna: dal 5% al 74,52% di raccolta differenziata

Dopo aver raggiunto il vertice della classifica nazionale per riduzione dei rifiuti e raccolta della differenziata, la Regione Sardegna adotta un meccanismo tariffario per incentivare la diffusione della tariffazione puntuale.

A cura di Igor Staglianò

Nel 2004 la Sardegna era la penultima Regione in Italia con il 5% di raccolta differenziata, nel 2020 secondo ISPRA ha raggiunto il 74,52%. Un bel salto in avanti! Ne parliamo con l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Gianni Lampis, nella Giunta Solinas da tre anni.

La Sardegna ha anche una produzione pro-capite di 445 kg per abitante all’anno, nonostante gli elevati flussi turistici. Lunica Regione a far meglio di voi oggi è  il Veneto con il 76,1% di differenziata. Quali sono gli strumenti adottati per raggiungere questi risultati?

«La principale azione adottata è stata lattuazione, sin dal 2004, di un meccanismo di premialità/penalità, attraverso il quale vengono premiati i Comuni che raggiungono percentuali di raccolta differenziata annualmente stabiliti dalla Giunta regionale e vengono penalizzati se non li raggiungono. Il premio consiste in uno sconto sul costo di conferimento del secco residuo indifferenziato; analogamente la penalità consiste in una maggiorazione di tale costo. Lultima pianificazione ha fissato obiettivi molto ambiziosi: 80% nella raccolta differenziata e 70% di riciclo al 2022. Allo stato attuale abbiano conseguito il 74% di raccolta differenziata e il 60% di riciclo. Occorre sottolineare che la Regione ha investito molto nellimpiantistica (termovalorizzatori, discariche, impianti di compostaggio, digestori anaerobici, piattaforme per la valorizzazione degli imballaggi) e in ecocentri. È importante sottolineare anche gli accordi di programma sottoscritti con CONAI e CIC, i Consorzi di filiera degli imballaggi e dellumido, che hanno supportato la Sardegna nelle azioni attuative di settore».

Con la Deliberazione n. 9/44 del 24 marzo scorso la Regione Sardegna ha introdotto anche un meccanismo tariffario per incentivare la tariffazione puntuale. Come è stata accolta dagli enti locali questa innovazione?

«Non abbiamo elementi di riscontro specifici, ma finora non sono pervenute lamentele. Questa riforma era attesa e diversi Comuni stanno adeguando i sistemi di raccolta per continuare a ricevere le premialità regionali. Infatti, la deliberazione ha previsto un adeguamento del meccanismo premialità/penalità che incentiva il mantenimento delle premialità regionali in caso di attivazione della tariffazione puntuale. In sua assenza, le premialità regionali vengono dimezzate».

Quale supporto offre la Regione ai Comuni per introdurre la tariffazione puntuale? 

«Abbiamo predisposto linee guida che descrivono i principali sistemi di tariffazione e forniscono criteri per la scelta della configurazione più adatta al Comune (numero di frazioni di rifiuto da contabilizzare, tipologia di formula per il calcolo della tariffa, attrezzature per la raccolta e la contabilizzazione del rifiuto)».

Quali esigenze hanno evidenziato gli Enti locali rispetto al nuovo obiettivo di riduzione della produzione pro-capite sino a 415 kg per abitante all’anno e come hanno accolto tale obiettivo?

«Lobiettivo della riduzione della produzione pro-capite non sembra particolarmente sentito dai nostri Comuni. Non abbiamo ricevuto osservazioni in tal senso. I Comuni si concentrano in genere sul posizionamento degli impianti e sui contributi per i servizi di raccolta, in modo da poter essere continuamente efficientata sul piano organizzativo».

Come pensate di promuovere la diffusione del Centri del riuso?

«I centri per il riuso servono a prevenire la produzione dei rifiuti. Si tratta di spazi per lesposizione temporanea e di scambio fra privati, di beni usati e funzionanti, idonei al riutilizzo diretto. Intendiamo finanziare i Centri per il riuso attraverso le risorse comunitarie del PO FESR 2021-2027. Allo scopo intendiamo predisporre le linee guida, come previsto dal Piano regionale, che consentano di regolamentarne realizzazione e gestione».

Parte da Torino accordo McDonald’s e Iren per abbattere la quantità di rifiuti

Il progetto, che durerà un anno, sarà calato nei ristoranti McDonald’s presenti nelle province di Torino (13), Reggio Emilia (4), Parma (4), Piacenza (3), La Spezia (3) e Vercelli (1)

Un patto tra McDonald’s e Iren Ambiente per lanciare un progetto pilota che parte da Torino sul fronte della sostenibilita’ ambientale coinvolgimento 28 ristoranti tra Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria.

Le due aziende si impegnano a collaborare per incrementare e migliorare la raccolta differenziata partendo da un monitoraggio dei flussi di rifiuti prodotti dai locali, formando il personale e sensibilizzando i consumatori per ridurre la quantita’ di scarti r capite come funziona l’economia circolare.

Il progetto, che durerà un anno, sarà calato nei ristoranti McDonald’s presenti nelle province di Torino (13), Reggio Emilia (4), Parma (4), Piacenza (3), La Spezia (3) e Vercelli (1).

McDonald ha già eliminato la plastica monouso in favore di materiali più sostenibili, installato contenitori per la raccolta differenziata nelle sale e nei dehors, lanciato una collaborazione con Comieco per lo sviluppo di un nuovo sistema per garantire la riciclabilità del packaging in carta. Temi che ora saranno condivisi e rafforzati con la collaborazione con il gruppo Iren.

“L’accordo con Iren rappresenta per noi un ulteriore importante tassello nella collaborazione con le comunità locali, dove da diverso tempo operiamo per sensibilizzare e promuovere comportamenti corretti nell’ambito della sostenibilità ambientale.”, commenta Dario Baroni, ad di McDonald’s Italia. “In qualità di una delle catene di ristorazione più diffuse in Italia, abbiamo la responsabilità e l’opportunità di fare la differenza proprio a partire dai nostri ristoranti, dando un contributo concreto e quotidiano in tema di impatto ambientale”. Eugenio Bertolini, ad di Iren Ambiente, sottolinea che “questa partnership ci consente di mettere a fattor comune le best practice che abbiamo sviluppato nel ciclo integrato dei rifiuti e nel campo dell’educazione ambientale, a fianco di una realtà importante come McDonald’s”.

Primo appuntamento giovedi 28 aprile con il Roadsshow della Sostenibilita’ di McDonald’s organizzato con Comieco e Seda International Packaging Group, farà tappa a Torino in collaborazione con Amiat-Iren. Appuntamento alle 10.45 al ristorante McDonald’s di Torino in via Sant’Ottavio per un dibattito con gli interventi di Armando Mariano, R&D Material & Product Director di Seda International Packaging Group;,Roberto Di Molfetta, Vicedirettore di Comieco, Christian Aimaro, Presidente di Amiat, Massimiliano Dell’Acqua, Head of Supply Chain di McDonald’s Italia.

Fonte: la Repubblica

Rifiuti, Legambiente: 30 milioni persi dal Comune di Palermo

«Oltre 5 mesi per preparare e presentare progetti già in parte definiti da tempo dagli uffici della Rap e ritrovarsi nell’ultimo giorno della scadenza dell’avviso (tra l’altro prorogato di altri 30 giorni) di fronte a un problema tecnico insuperabile. Non è solo sciatteria, è incompetenza e dolo, l’ennesima beffa ai danni della città e dei palermitani. Da anni Palermo è al palo nella raccolta differenziata – ferma cronicamente sotto il 15%, con decine di milioni di euro che si sprecano ogni anno nel buttare i rifiuti, anche quelli potenzialmente differenziabili, nella discarica di Bellolampo, se non in altre discariche con costi salatissimi per i palermitani – e, quando si presenta l’opportunità di farsi finanziare dei progetti per il miglioramento del sistema di raccolta differenziata, non si è neanche in grado di inviare i progetti elaborati. Non abbiamo più parole». Lo dice in un comunicato Tommaso Castronovo, responsabile Rifiuti ed economia circolare di Legambiente Sicilia.

Nell’avviso del Mite di settembre scorso – dice Legambiente – con scadenza il 14 febbraio e prorogato al 16 marzo, erano stati messi a disposizione delle Srr e dei Comuni oltre 1,5 miliardi di euro per la realizzazione dei nuovi impianti per il riciclo e 600 milioni per il miglioramento del sistema di raccolta differenziata, di cui il 60 % destinato alle regioni del Sud. Il Comune di Palermo aveva avocato a sé, chiedendo e ricevendo delega dalla Srr Palermo Area Metropolitana, il compito di elaborare i progetti e presentare le proposte tramite i propri uffici e quelli della Rap.

Il Comune – aggiunge Legambiente – ha rispolverato, tramite i funzionari della Rap, i vecchi progetti di altri 10 centri comunali di raccolta, già previsti nel piano industriale, con l’obiettivo di completare la rete dei Ccr in città. Inoltre, nella misura dedicata al finanziamento agli interventi per la realizzazione di impianti destinati al riciclo è stato previsto l’impianto di biodigestione aneorobica, il cui progetto era già stato definito da Asja, e un impianto per la selezione e la valorizzazione della frazione del rifiuto secco differenziato. Il comune di Palermo aveva il compito di presentare le proposte tramite invio nella piattaforma dedicata del Mite i progetti dei Ccr e quello dell’impianto di valorizzazione della frazione secca della raccolta differenziata, per un valore di 30 milioni di euro, entro il 16 marzo 2022. Ma proprio i progetti relativi ai Crr e all’impianto di valorizzazione della frazione secca non sono stati trasmessi dai funzionari del Comune. «Un’altra occasione sprecata dal Comune – conclude Castronovo – per liberarci dai rifiuti e avviarci verso l’economia circolare».

Fonte: Corriere della Sera