Oggi, martedì 14 luglio 2026, alla VIII Commissione permanente Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva europea 2024/1785, relativo alle emissioni industriali e alle discariche dei rifiuti – Atto del Governo n. 420., ESPER ha richiamato la necessità di rendere nuovamente competitivo il riciclo delle plastiche post-consumo e ha segnalato le criticità dell’esenzione dalla normativa sulle emissioni prevista per gli impianti di gassificazione e pirolisi.
Nel corso dell’audizione, il nostro Direttore Generale Attilio Tornavacca ha portato l’attenzione sulla grave crisi che sta attraversando il settore del recupero e del riciclo delle materie plastiche post-consumo, con la domanda di materiali riciclati che continua a essere insufficiente, mentre i polimeri vergini risultano spesso economicamente più convenienti. Costi energetici elevati, margini sempre più ridotti e concorrenza di materiali importati a basso prezzo stanno progressivamente indebolendo l’eccellente filiera nazionale del riciclo.
ESPER ha quindi chiesto l’adozione urgente di misure economiche concrete capaci di riequilibrare il divario tra plastica vergine e plastica riciclata, a partire dall’effettiva introduzione della Plastic Tax e dall’adozione di strumenti volti a favorire l’impiego delle materie prime seconde nei processi produttivi. La Plastic Tax, infatti, non dovrebbe essere considerata esclusivamente come un nuovo onere per le imprese, ma come una leva per orientare il mercato, sostenere la domanda di materiali riciclati e restituire competitività a un settore indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi dell’economia circolare.
Sovrastoccaggi e rischio di incendi
In assenza di adeguati sbocchi commerciali, i materiali plastici rimangono sempre più a lungo all’interno degli impianti di selezione e recupero. In diversi territori, la risposta più immediata è stata quella di autorizzare un aumento delle capacità di stoccaggio, soluzione che non risolve il problema alla radice e può determinare un significativo incremento dei rischi di incendio come riportato nel nostro precedente articolo. I sistemi di prevenzione e spegnimento degli incendi, infatti, potrebbero essere stati dimensionati sulla base delle quantità originariamente autorizzate e risultare quindi inadeguati rispetto ai nuovi livelli di sovrastoccaggio.
Gli incendi verificatisi negli ultimi giorni rendono ancora più urgente affrontare la situazione:
- sabato 11 luglio, presso un’azienda di recupero di rifiuti riciclabili a Cornaredo, in provincia di Milano;
- domenica 12 luglio, in un deposito di plastica e gomma a Lonato del Garda, in provincia di Brescia;
- sempre domenica 12 luglio, presso l’impianto Remat di San Giorgio a Liri, in provincia di Frosinone.
Tre episodi concentrati nell’arco di poco più di ventiquattro ore, che si aggiungono ai numerosi incendi già segnalati nel nostro approfondimento del 30 giugno.
Non è possibile continuare a intervenire soltanto aumentando gli spazi di deposito ma occorre ripristinare le condizioni economiche affinché i materiali recuperati possano essere effettivamente assorbiti dal mercato.
Gassificazione e pirolisi: ESPER chiede garanzie prima delle esenzioni
Durante l’audizione ESPER ha inoltre evidenziato le criticità della proposta di escludere, a determinate condizioni, gli impianti di gassificazione e pirolisi dalla disciplina sulle emissioni applicabile agli inceneritori e ai coinceneritori.
Lo schema di decreto prevede l’esenzione quando i gas o i liquidi prodotti dal trattamento dei rifiuti risultano sufficientemente purificati. Tuttavia, non vengono ancora definiti in maniera rigorosa e uniforme i protocolli nazionali, i test preventivi e i parametri tecnici necessari per dimostrare che il syngas o gli oli di pirolisi non costituiscano più rifiuti e che la loro combustione produca emissioni effettivamente inferiori o equivalenti a quelle dei combustibili meno inquinanti disponibili.
In assenza di criteri nazionali vincolanti si rischiano un pericoloso vuoto normativo, valutazioni differenti da Regione a Regione e controlli insufficienti su sostanze quali metalli pesanti, composti alogenati e microinquinanti organici. A questi aspetti si aggiungono i rischi operativi connessi alla presenza di gas tossici e infiammabili, atmosfere esplosive, sovrapressioni, incendi ed esplosioni.
ESPER ha quindi chiesto che ogni eventuale esenzione sia subordinata alla preventiva definizione, da parte del Ministero con il supporto di ISPRA, di standard tecnici nazionali stringenti, sistemi certificati di monitoraggio continuo e approfondite istruttorie nell’ambito delle procedure di Autorizzazione integrata ambientale.
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L’intervento è visionabile su YouTube dal minuto 14’30” al minuto 22’10”:
Alleghiamo la relazione completa utilizzata durante l’intervento: