Come anticipato nel nostro precedente articolo “Plastic Tax: un nuovo rinvio che frena riciclo ed economia circolare“, la crisi del riciclo della plastica sta diventando un problema sempre più difficile da ignorare e ormai da mesi gli operatori del settore segnalano una situazione di crescente difficoltà. La domanda di plastica riciclata resta debole, mentre i polimeri vergini continuano spesso a essere più convenienti. A questo si aggiungono costi energetici elevati, margini sempre più ridotti e la pressione di materiali importati a basso prezzo, che rendono meno competitivo il riciclo nazionale.
I cittadini continuano a differenziare, i Comuni continuano a raccogliere e gli impianti continuano a ricevere materiale ma, se la plastica riciclata non riesce a tornare sul mercato, il sistema rallenta ed il materiale resta più a lungo nei centri di selezione e trattamento.
Il recente rapporto Assorimap sul riciclo meccanico delle plastiche fotografa bene questa situazione. Il settore conserva capacità produttiva, ma vede diminuire il valore economico della materia riciclata. Si continua quindi a riciclare, ma con una sostenibilità economica sempre più incerta. Il problema principale resta il rapporto tra plastica vergine e plastica riciclata e finché acquistare materia vergine sarà più conveniente, molte imprese avranno pochi incentivi a scegliere polimeri da riciclo provenienti dalla raccolta differenziata.
In questo quadro pesa anche il rinvio della Plastic Tax italiana, che avrebbe dovuto rendere più oneroso l’uso di alcuni manufatti in plastica monouso e favorire, almeno indirettamente, il ricorso a materia riciclata. Essendo stata rinviata più volte, non entrerà in vigore prima del 2027 e, al di là delle valutazioni politiche sulla misura, il suo mancato avvio lascia aperto un problema strutturale. Senza un vantaggio economico chiaro per chi utilizza materia riciclata, il riciclo rischia di restare una scelta corretta sul piano ambientale ma penalizzata sul piano industriale.
Il presidente di Corepla, Giorgio Quagliuolo, ha avvertito che la saturazione degli stoccaggi può risalire la filiera fino alla raccolta differenziata. Se i centri di selezione e trattamento non hanno più spazio per ricevere nuovo materiale, la difficoltà può arrivare ai gestori del servizio, ai Comuni e infine ai cittadini.
In questo contesto, i recenti incendi che hanno interessato siti con presenza di rifiuti o materiali plastici devono essere letti con attenzione. Non si può affermare un collegamento automatico tra la crisi del riciclo e i singoli roghi, né anticipare conclusioni sulle cause degli eventi. È però evidente che una filiera sotto pressione, con stoccaggi pieni e materiali che restano più a lungo negli impianti, richiede controlli, prevenzione e risposte più efficaci.
L’incendio alla Delca Energy di Vicopisano, quello al magazzino di materiale plastico della Versalis di Mantova, il rogo alla Giba Stampi di Camerano e l’episodio di Grantorto mostrano quanto sia delicata la gestione di grandi quantità di plastica e rifiuti stoccati. In tutti questi casi sono intervenute autorità ambientali, vigili del fuoco e amministrazioni locali, con monitoraggi e misure precauzionali per la popolazione.
Per questo non bastano interventi emergenziali sugli stoccaggi e l’aumento degli spazi autorizzati può aiutare nei momenti di difficoltà, ma non risolve il problema di fondo perché la priorità deve essere creare mercato per il riciclato rendendo meno conveniente l’uso di plastica vergine, introducendo obblighi effettivi di contenuto riciclato nei prodotti e negli imballaggi, rafforzando i controlli sulle importazioni e applicando davvero i criteri ambientali minimi negli acquisti pubblici a sostegno delle imprese che utilizzano materia prima seconda certificata.
Il rinvio della Plastic Tax, la debole domanda di polimeri riciclati e la pressione sugli stoccaggi raccontano lo stesso problema. In Italia il riciclo della plastica continua a essere considerato un obiettivo ambientale, ma non ancora una priorità economica. Senza una reale convenienza nell’uso di materia riciclata, il rischio è che a pagare il prezzo della crisi siano gli impianti, i Comuni e l’intero sistema della raccolta differenziata.