Piani regionali rifiuti di Lazio e Umbria a confronto, due visioni diverse per lo stesso obiettivo

Nelle ultime settimane due regioni italiane hanno presentato i loro nuovi piani di gestione dei rifiuti. Lazio ed Umbria hanno pubblicato due documenti con alcune differenze che vale la pena confrontare.

Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti del Lazio 2026-2031, approvato dalla Giunta Regionale e ora in iter al Consiglio Regionale, nasce in una situazione che chi conosce il settore conosce bene: tredici anni dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, avvenuta senza che fosse pianificata un’alternativa strutturale, la regione esporta ancora circa 1 milione di tonnellate di rifiuti ogni anno fuori dai propri confini. Un problema cronico che il nuovo Piano si propone finalmente di risolvere, puntando alla completa autosufficienza impiantistica entro il 2028.

Il punto di partenza non è dei più semplici. Nel 2024 la raccolta differenziata regionale si attestava al 56,2%, con un divario interno molto marcato: il resto del Lazio aveva già superato in media il 66%, mentre Roma Capitale ha raggiunto solo il 48%. L’obiettivo fissato per il 2031 è il 72,3% di raccolta differenziata, un passo avanti rispetto al precedente piano che prevedeva il 70% entro il 2025, traguardo peraltro mancato nel 2024 praticamente, e soprattutto, solo dalla capitale che ha perseguito strategie di RD diverse da quelle tracciate nel vigente PRGR 2020-25. Per Roma si punta al 68%, per il resto della regione al 78%. Il Piano ingloba integralmente il Piano Rifiuti di Roma Capitale, compresi due biodigestori, due piattaforme per carta e plastica e il termovalorizzatore di Acea Ambiente. L’inceneritore, quindi, rimane parte integrante della risposta impiantistica.

Il nodo più delicato rimane quello del riciclo effettivo, che nel 2023 era stimato al 48,2%. L’obiettivo europeo al 2030 è il 60%. Raggiungere quella soglia partendo da un obiettivo di raccolta differenziata al 72,3% nel 2031 è una sfida concreta, considerando che tra differenziata raccolta e materia effettivamente riciclata c’è sempre uno scarto legato alla qualità dei conferimenti e alla capacità degli impianti.

Il Piano dell’Umbria, presentato il 21 aprile 2026 dalla presidente Stefania Proietti e dall’assessore all’Ambiente Thomas De Luca, parte da una impostazione diversa e fissa obiettivi più vicini agli standard europei: 80% di raccolta differenziata e 65% di riciclo effettivo entro il 2030, con un tetto di 100 kg di rifiuto indifferenziato per abitante. La scelta sulla questione impiantistica è netta: nessun nuovo inceneritore e nessun ampliamento delle discariche esistenti. Al loro posto, la trasformazione degli impianti esistenti e l’introduzione della tariffa puntuale, strumento che dove applicato ha già prodotto risultati significativi sia sulla quantità che sulla qualità della raccolta.

Confrontare i due Piani non vuol dire dire che uno valga più dell’altro. Il Lazio porta con sé un peso storico che l’Umbria non ha, e sarebbe sbagliato ignorarlo. Ma la direzione di marcia conta. Un sistema costruito attorno al termovalorizzatore tende nel tempo a consolidarsi, rendendo la transizione verso una gestione più orientata al recupero di materia un percorso progressivamente più difficile da percorrere.

Fonti: Eco dalle Città, “Nuovo Piano Rifiuti Lazio: autosufficienza e 72% di raccolta differenziata” e “Umbria, nuovo piano rifiuti: meno smaltimento più circolarità e nessun inceneritore”

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