Sostenibilità ambientale nella nautica da diporto: firmato Protocollo d’Intesa

Con la firma del “Protocollo d’intesa per la promozione della sostenibilità ambientale delle unità da diporto” non si compie semplicemente un atto formale, ma si vuole tracciare una nuova rotta partendo da Viareggio, che si candida a diventare un faro per una nautica più responsabile, capace di integrare innovazione, tutela ambientale e sviluppo economico.

L’intesa nasce dalla collaborazione tra l’Amministrazione comunale di Viareggio, Greenaccord ETS, l’Associazione Nazionale Comuni Virtuosi, Zero Waste Italy, la Fondazione Marevivo ETS, ESPER Società Benefit e NAVIGO. Realtà con competenze e ambiti di intervento diversi, ma unite dall’obiettivo comune di preservare l’ambiente marino e costiero, riducendo l’impatto ambientale generato dalla costruzione, dall’utilizzo e dalla gestione delle unità da diporto.

Per Viareggio la nautica non è solo un settore produttivo, ma un polo industriale che dà lavoro a oltre 7.000 persone e coinvolge circa 900 aziende, con la cantieristica nel DNA. Proprio per questo, la transizione verso modelli più sostenibili deve avvenire con urgenza. Il protocollo pone al centro l’intero ciclo di vita delle imbarcazioni, dalla fase di progettazione alla costruzione, fino all’utilizzo e alla manutenzione: se in passato l’attenzione era concentrata prevalentemente sulla produzione, oggi si promuovono processi più efficienti, materiali più facilmente recuperabili e comportamenti consapevoli a bordo.

Particolare rilievo assume la prevenzione dei rifiuti e la riduzione degli sprechi, attraverso la diffusione di strumenti operativi capaci di orientare concretamente i comportamenti. La sostenibilità non viene più intesa come un concetto astratto, ma come un vero e proprio “fare” quotidiano, che coinvolge armatori, cantieri e operatori del settore.

Il tutto prende le mosse da un articolo pubblicato sulla rivista GSA Igiene Urbana dal titolo “Plastiche in mare: la prevenzione inizia a bordo”, di Rossano Ercolini, Presidente Zero Waste Italy, e Attilio Tornavacca, DG E.S.P.E.R. Società Benefit, nel quale si sottolineava come la lotta all’inquinamento da plastica debba spostarsi dalla sola raccolta dei rifiuti in mare a una strategia di prevenzione strutturale. L’articolo proponeva un vero e proprio decalogo di azioni “zero waste” rivolte ad armatori ed equipaggi, finalizzato alla riduzione della plastica monouso, al miglioramento della gestione dei rifiuti a bordo e all’adozione di pratiche orientate al risparmio di risorse ed energia. Allo stesso tempo veniva evidenziato il ruolo strategico di realtà come Sanlorenzo, già impegnata nello sviluppo di soluzioni ibride e innovazione tecnologica sostenibile, come contesto ideale per promuovere criteri condivisi di certificazione ambientale e accompagnare il settore verso una transizione concreta.

Per questo, nel protocollo, viene riservata particolare attenzione alla prevenzione “a monte” del problema, favorendo una gestione più responsabile delle risorse e rafforzando la cultura della sostenibilità lungo tutta la filiera. La sostenibilità diventa così un insieme di azioni misurabili e concrete, capaci di incidere sulle scelte quotidiane del comparto nautico.

Un altro elemento chiave dell’intesa è l’istituzione di un Comitato Scientifico dedicato, incaricato di definire criteri e requisiti minimi per una certificazione ambientale delle imbarcazioni e di promuovere attività di studio e ricerca, anche attraverso il finanziamento di borse di studio, che rappresentano un investimento strategico sulle nuove generazioni affinché la sostenibilità diventi una competenza strutturale e non un semplice obiettivo dichiarato.

Attraverso questo protocollo, Viareggio si conferma come un laboratorio all’avanguardia nella Blue Economy, dimostrando che sviluppo industriale e rispetto del mare possono procedere di pari passo. In un settore ad alta tecnologia come quello della nautica, l’innovazione può diventare un alleato fondamentale per ridurre l’impatto ambientale senza compromettere la competitività.

La firma dell’accordo segna l’inizio di un percorso condiviso, basato sulla cooperazione tra istituzioni, associazioni, imprese e mondo della ricerca. Una rete aperta, destinata a crescere, con l’obiettivo di diffondere buone pratiche e orientare il settore verso un modello di sviluppo realmente sostenibile.

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