L’Università di Genova e di Torino analizzano l’esito problematico dei sistemi stradali “intelligenti”

Nella gestione dei rifiuti urbani (di seguito RU), una delle principali sfide di governance riguarda l’individuazione dei più efficaci sistemi di raccolta capaci di orientare il comportamento individuale in materia di conferimento di RU.

Un recentissimo studio, pubblicato al seguente link, redatto dal Prof. Claudio Marciano del DISPI (Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali) e membro del Comitato Scientifico di ESPER, dal Prof. Filippo Barbera e dal Dott. Alessandro Sciullo del CPS (Dipartimento di Culture, Politica e Società, Università degli Studi di Torino)  ha approfondito tale tema di grande attualità analizzando i risultati oggettivi ottenuti grazie alla sempre più massiccia diffusione di sistemi di raccolta basati sull’adozione dei cassonetti “intelligenti” ad accesso controllato.

Tali sistemi sono stati presentati, promossi e finanziati massicciamente dal PNRR poiché veniva assicurato che la loro adozione avrebbe rafforzato il rispetto delle norme sul corretto conferimento aumentando il controllo comportamentale (tramite l’identificazione del conferitore) e riducendo al contempo i costi organizzativi associati alla raccolta porta a porta.

Lo studio dei suddetti dipartimenti delle Università di Torino e Genova si basa su un’indagine condotta su 502 utenti coinvolti in un progetto pilota italiano su larga scala (un sistema di raccolta ibrido introdotto nel 2021 da Acea Pinerolese, consorzio che gestisce i servizi di raccolta rifiuti in 46 comuni della Città Metropolitana di Torino). In tale contesto la tradizionale raccolta porta a porta è stata sostituita da contenitori ad accesso controllato gestiti tramite tessere elettroniche personali, mentre le aperture dei contenitori per i rifiuti indifferenziati sono state bloccate e sono stati applicate delle piccole calotte ad apertura condizionata da sistemi di identificazione dei conferitori.

Nei primi 3 anni di implementazione (2021-2024), il sistema ha prodotto un risultato apparentemente contraddittorio: la produzione complessiva di rifiuti – e in particolare quella di rifiuti indifferenziati misti – è diminuita significativamente, mentre la qualità dei materiali raccolti separatamente è progressivamente peggiorata.

I ricercatori hanno dimostrato che questa apparente contraddizione tra risultati positivi (diminuzione del RU non differenziato) e negativi (peggioramento evidente della qualità dei rifiuti differenziati) deriva dall’interazione di alcuni meccanismi sociali interconnessi.

L’analisi, basata sul modello della “barca di Coleman” e sull’identificazione di quattro profili di utenti, ha dimostrato che questo risultato ambivalente non può essere spiegato unicamente dalle caratteristiche tecniche dell’infrastruttura ma riflette le modalità con cui la configurazione socio-tecnica dei cassonetti stradali “intelligenti” rimodella gli interessi, le aspettative e le strategie di cooperazione degli utenti.

Integrando la sociologia analitica, la teoria delle norme sociali e gli studi sulla scienza e la tecnologia, i ricercatori hanno identificato tre meccanismi interconnessi alla base degli esiti ambivalenti del sistema sia nell’ambito analizzato che praticamente in tutti gli altri ambiti in cui tali cassonetti “intelligenti” sono stati introdotti:

  1. In primo luogo, la limitata capacità del nuovo servizio di far interiorizzare le nuove regole di conferimento e di coinvolgere utenti caratterizzati da interessi, risorse e orientamenti motivazionali differenti;
  2. In secondo luogo, la difficoltà di tradurre le aspettative di controllo generate dall’infrastruttura in sistemi efficaci di sanzione e incentivazione;
  3. In terzo luogo, la configurazione materiale dei cassonetti intelligenti, che rende i comportamenti non conformi molto più evidenti e visibili dei comportamenti conformi, rimodellando così le aspettative empiriche degli utenti e indebolendo progressivamente le norme che sostengono la cooperazione.

Le caratteristiche specifiche dei cassonetti “intelligenti” (accesso controllato tramite tessere elettroniche, aperture limitate e procedure di smaltimento differenziate) hanno dato origine a diverse strategie di adattamento da parte degli utenti. Tra queste, la possibilità di eludere l’obbligatoria identificazione del conferitore lasciando semplicemente i sacchi dei rifiuti all’esterno dei contenitori. Paradossalmente, l’infrastruttura tecnologica contribuisce così a rendere i comportamenti non conformi più visibili pubblicamente rispetto a quelli conformi. Questa asimmetria, secondo i ricercatori, rimodella le aspettative empiriche e di interesse a rispettare le regole di conferimento da parte degli utenti e costituisce la principale motivazione per cui l’esperimento di Acea ha progressivamente perso la sua capacità di sostenere comportamenti cooperativi.

Lo studio dimostra in sintesi che i cassonetti intelligenti, rimodellando le aspettative empiriche degli utenti, determinano la progressiva sempre maggiore erosione del rispetto delle regole di corretto conferimento differenziato dei rifiuti.

Lo studio individua anche le motivazioni sociali che concorrono a determinare queste dinamiche negative. I ricercatori illustrano infatti vari studi sperimentali (Bicchieri e Dimant, 2019; Bicchieri e altri, 2022) che dimostrano che gli utenti che osservano ripetute e diffuse violazioni delle norme da parte di altri utenti del servizio di igiene urbana (che si concretizzano mediante la costante presenza di rifiuti abbandonati intorno ai cassonetti “intelligenti”) tendono progressivamente ad emulare tali comportamenti scorretti. Tali violazioni ripetute esercitano infatti un’influenza più forte rispetto alla minore evidenza ed osservazione dei comportamenti (meno visibili) degli utenti che rispettano le nuove regole (Keizer e altri, 2008). Il comportamento deviante modifica, infatti, le aspettative empiriche degli individui in modo più incisivo rispetto al comportamento conforme.

Questa dinamica innesca processi cumulativi di erosione delle norme sociali, in particolare in contesti di medio grande dimensione urbanistica con scarsa coesione sociale.

Ricerche successive hanno dimostrato che questi processi di degenerazione dei comportamenti sono meno diffusi nei contesti caratterizzati da un elevata coesione sociale (tipicamente le piccole comunità grazie alla maggiore percezione di appartenenza a gruppi socialmente significativi).

Quando gli individui si riconoscono come membri della stessa comunità di riferimento, i comportamenti conformi diventano invece più visibili e influenti, rafforzando così le aspettative reciproche e aumentando la resilienza delle norme sociali.

Nel caso di Acea Pinerolese, i cassonetti intelligenti sono stati adottati come alternativa alla raccolta porta a porta principalmente a causa dei maggiori costi di manodopera e della complessità organizzativa associati a quest’ultima. Tuttavia, secondo gli autori di questo studio, questa scelta non è stata supportata da una valutazione comparativa dei costi e dei benefici a medio e lungo termine dei due sistemi. Sebbene la raccolta porta a porta comporti generalmente costi di manodopera più elevati, l’analisi delle esperienze di raccolta domiciliari correttamente progettate dimostra che tale sistema richiede minori investimenti in infrastrutture tecnologiche e attrezzature di raccolta e genera maggiori ricavi grazie a materiali riciclabili di migliore qualità. Un confronto corretto tra i due sistemi deve quindi considerare le prestazioni complessive dei due sistemi nel tempo, piuttosto che i soli costi operativi di raccolta.

A questo proposito ci permettiamo di segnalare anche quanto evidenziato in una recente intervista pubblicata su GSA Igiene Urbana (n. 1/2026) da Paolo Contò, Direttore Generale del Consiglio di Bacino Priula (che comprende Treviso Capoluogo Riciclone d’Italia. con 84,5% e 59,3 kg/ab.anno di secco residuo) in merito agli effetti indotti dalla diffusione dei cassonetti “intelligenti”. Alla domanda «Quali i pro e quali i contro di un sistema di raccolta stradale informatizzata?»

Paolo contò ha risposta: «…I sistemi stradali riescono ad ottenere una riduzione della quantità ma non un aumento di qualità, come dimostrato dai dati che le stesse multiutility pubblicano. Gli automatismi e la semplificazione portano a una minore attenzione umana e ad una sorta di protezione dovuta all’effettivo anonimato. Il che si traduce in conferimenti irregolari, e si torna ai difetti che manifestavano già i vecchi sistemi stradali, senza sovrastrutture tecnologiche. E’ una questione di gerarchie di opzioni e di scelte sulla base di esse. Lo stradale a riconoscimento utenza dà prestazioni inferiori, dovrebbe essere gerarchicamente inferiore alle raccolte responsabilizzanti.»

Alla domanda: «Il calo della qualità della differenziata con i contenitori stradali a riconoscimento utenza richiederà selezione a valle per mantenere i corrispettivi CONAI»

La risposta è stata: «La selezione a valle, se riesce a garantire la qualità, porta un evidente calo delle quantità poi conferite. In RQTR ARERA ha inserito un coefficiente che misura l’effetto trascinamento in fase di selezione, ovvero quell’effetto per cui non si riesce ad isolare precisamente la sola frazione estranea, ma con essa si scarta una parte di frazione riciclabile, per il momento sulla sola sostanza organica. ARERA ci dice che a fronte di un 10% di frazione estranea si scarta il 30% di materiale. Questo è un primo fatto: abbassare la qualità della raccolta per selezionare a valle significa perdere materiale riciclato, e dobbiamo ricordarci che oggi la Comunità Europea ci chiede performances di riciclo, non di raccolta differenziata.»

Rendiamo disponibile la traduzione dello studio in italiano:

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