Nel recentissimo articolo pubblicato da Eco dalle Città sul confronto tra Humana People to People Italia, Assoambiente e oltre 60 operatori della filiera tessile, fa emergere un importante punto destinato a diventare centrale nei prossimi mesi: l’introduzione della Responsabilità Estesa del Produttore nel settore tessile rappresenterà un passaggio importante, ma da sola non sarà sufficiente a risolvere le criticità economiche e organizzative che, ad oggi, interessano raccolta, selezione, riuso e riciclo.
Durante questo incontro, ospitato il 25 settembre 2026 presso l’impianto Humana di Pregnana Milanese, è venuta fuori soprattutto la necessità di costruire un sistema capace di garantire sostenibilità economica, qualità e tracciabilità a tutta la filiera, al fine di evitare che il futuro contributo EPR serva semplicemente per compensare costi crescenti senza intervenire alla base.
L’impianto di Pregnana può trattare fino a 12 mila tonnellate l’anno e suddivide i materiali in 25 macro-categorie e circa 65 sottocategorie e, secondo i dati forniti da Humana, nel 2025 il 64,5% del materiale selezionato è stato destinato al riutilizzo e il 25,6% al riciclo. Percentuali che ci aiutano a comprendere come la raccolta rappresenti soltanto il punto iniziale e come la capacità di riconoscere, separare e valorizzare correttamente i diversi flussi sia importantissima per evitare che prodotti ancora utilizzabili o materiali recuperabili vengano prematuramente gettati.
Nell’articolo “Rifiuti tessili, dal consorzio Ecotessili un progetto pilota di raccolta”, pubblicato già nell’agosto 2022, ESPER aveva raccontato come produttori, distributori e importatori si stessero organizzando in previsione della futura introduzione della responsabilità estesa del produttore, con l’obiettivo di creare una filiera capace di garantire tracciabilità, circolarità ed efficienza.
Aumentare le quantità di tessili intercettati è necessario, ma non rappresenta di per sé un risultato sufficiente se quei materiali non trovano successivamente sbocchi adeguati nel riuso o nel riciclo, ed è un po’ lo stesso problema che descriviamo spesso negli articoli riguardanti la plastica. L’efficacia di questo sistema andrebbe quindi valutata non solo attraverso le tonnellate raccolte, ma anche rapportando il precedente numero a quanta parte del materiale mantiene un valore, quanta viene effettivamente rimessa in circolazione e quanta riesce a tornare nei cicli produttivi. È proprio in questo passaggio che la fase di selezione assume un ruolo decisivo, perché da essa dipende la possibilità di distinguere ciò che può essere riutilizzato da ciò che deve essere riciclato e, solo in ultima istanza, smaltito.
Particolare attenzione dovrà essere riservata al riuso, che nella gerarchia europea dei rifiuti precede il riciclo e che nel settore tessile può consentire di conservare molto più a lungo il valore economico e ambientale dei prodotti. Perché questo avvenga servono però competenze, mercati di sbocco e sistemi di tracciabilità sufficientemente robusti da seguire il percorso dei materiali anche quando entrano in circuiti internazionali. Proprio sul tema dell’esportazione degli abiti usati, durante l’incontro Humana ha evidenziato come una selezione accurata effettuata prima e dopo l’esportazione possa ridurre fortemente la quota di materiale non recuperabile, ribadendo quindi l’importanza di distinguere tra un effettivo circuito di riuso e il semplice trasferimento all’estero di materiali difficilmente valorizzabili.
Il futuro EPR dovrà quindi essere costruito tenendo insieme responsabilità dei produttori, sostenibilità economica degli operatori e qualità ambientale della filiera. Il contributo economico potrà certamente aiutare a sostenere il sistema, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di rafforzare concretamente le attività di raccolta, selezione, riuso e riciclo e di creare condizioni di mercato sufficientemente stabili per i materiali recuperati. La vera sfida sarà evitare che la Responsabilità Estesa del Produttore diventi soltanto un nuovo meccanismo di finanziamento e fare in modo che rappresenti invece l’occasione per rendere più solida, trasparente ed efficiente una filiera che sta cercando di organizzarsi ormai da diversi anni.