Plastica sulle spiagge, i dati indicano la possibile soluzione: accelerare sul deposito cauzionale

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica One Earth, condotto da ricercatori dell’Università di Plymouth insieme a colleghi della Brunel University di Londra, del Plymouth Marine Laboratory e dell’agenzia indonesiana BRIN, ha analizzato oltre 5.300 rilevamenti di rifiuti costieri effettuati in 112 Paesi. Il risultato è netto. Le plastiche legate al consumo di cibo e bevande compaiono tra le prime tre categorie di rifiuti costieri più abbondanti nel 93% dei Paesi analizzati, inclusi i cinque più popolosi del pianeta. In cima alla lista degli oggetti più trovati ci sono imballaggi alimentari, tappi, coperchi e bottiglie per bevande. A seguire, sacchetti di plastica e mozziconi di sigaretta.

Non si tratta di dati da citare in un convegno e poi archiviare. Gli stessi autori della ricerca sono espliciti. La gestione dei rifiuti, da sola, non è più sufficiente ad affrontare la portata dell’inquinamento da plastica. Ogni anno, secondo le stime richiamate dallo studio, circa 20 milioni di tonnellate di plastica entrano nell’ambiente. Per questo servono misure che agiscano prima, sulla produzione, sulla distribuzione e sul consumo degli imballaggi monouso.

I dati italiani vanno nella stessa direzione. Le indagini Beach Litter e Beach e Park Litter di Legambiente mostrano da anni una presenza dominante della plastica tra i rifiuti dispersi nell’ambiente. In dodici anni di monitoraggi sulle spiagge italiane, Legambiente ha censito oltre 512 mila rifiuti, di cui l’80% plastica. Nel focus 2021-2024 su spiagge e parchi urbani, la situazione appare ancora più chiara. Sulle spiagge, il 90,5% dei rifiuti raccolti è risultato composto da polimeri tradizionali. Nonostante quattro anni di direttiva europea SUP e le misure introdotte contro alcuni prodotti usa e getta, la composizione dei rifiuti trovati sulle nostre coste non cambia in modo sostanziale. La plastica resta dominante, e sono spesso gli stessi oggetti a fare la parte del leone, tra frammenti, tappi, bottiglie, contenitori, buste e altri imballaggi legati al consumo quotidiano.

C’è una ragione precisa per cui tappi e bottiglie per bevande finiscono così spesso in cima alle classifiche, in Italia come nel resto del mondo. Sono prodotti leggeri, fabbricati in quantità enormi, utilizzati per pochi minuti e troppo spesso privi di un incentivo concreto alla restituzione. Chi li abbandona non paga nulla. Chi li gestisce correttamente non riceve nulla in cambio. È esattamente la distorsione che il deposito cauzionale è pensato per correggere, perché assegna un valore economico all’imballaggio vuoto e rende conveniente la sua restituzione.

Su questo fronte, qualcosa si muove anche nel nostro Paese. Il 20 maggio 2026, nella Sala Matteotti della Camera dei Deputati, si è tenuto il convegno “Il sistema di deposito cauzionale in Italia: prospettive legislative ed attuazione”, organizzato da Fare Verde. L’elemento più significativo non è stato soltanto l’evento in sé, ma la convergenza emersa tra esponenti di maggioranza e opposizione su uno strumento che, fino a poco tempo fa, sembrava ancora lontano dal dibattito legislativo italiano. Alla Camera risultano depositate tre proposte di legge sul deposito cauzionale, presentate da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. Massimo Milani, deputato di Fratelli d’Italia e segretario della Commissione Ambiente, ha confermato a margine del convegno di aver chiesto formalmente la calendarizzazione delle proposte in Commissione. Ha inoltre riconosciuto che l’Italia è in ritardo rispetto al resto d’Europa, dove 19 Paesi dell’Unione su 27 hanno già introdotto sistemi di deposito su cauzione.

Vale la pena ricordarlo. Il deposito cauzionale non è una nuova tassa. Il consumatore anticipa una piccola somma al momento dell’acquisto e la recupera integralmente quando restituisce il contenitore. L’onere resta solo su chi decide di non restituire l’imballaggio, trasformandolo in rifiuto disperso. Come ha spiegato lo stesso Milani, se una bottiglia non ha valore è più facile che venga abbandonata. Se invece le viene attribuito un valore, aumenta l’attenzione a recuperarla. Mettere insieme i dati degli oceani, quelli delle spiagge italiane e il dibattito parlamentare in corso restituisce un’immagine chiara. Il problema ha un’origine riconoscibile, gli strumenti per affrontarlo esistono e in Italia sembra finalmente aprirsi una finestra politica utile per metterli in campo. Sarebbe un errore sprecare anche questa occasione.

Fonti:

  • M.R. Kelly et al., Food and beverage plastics dominate global shorelines: A harmonized rank-based assessment of usage types to guide interventions, One Earth, 2026
  • Legambiente, Beach e Park Litter: l’80% dei rifiuti è costituito da plastica, 2026
  • Fare Verde, Il sistema di deposito cauzionale in Italia: prospettive legislative ed attuazione, convegno alla Camera dei Deputati, 20 maggio 2026
  • Camera dei Deputati, pagina ufficiale del convegno Il sistema di deposito cauzionale in Italia: prospettive legislative ed attuazione
  • EconomiaCircolare.com, intervista a Massimo Milani, Deposito su cauzione calendarizzato in Commissione Ambiente entro giugno, 21 maggio 2026

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