A cura del Dott. Giuseppe Miccoli e dell’Ing. Francesco Elefante, direttore tecnico ESPER
Con il decreto n. 91 del 26 marzo 2026, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica aggiorna la disciplina dei centri comunali e intercomunali di raccolta dei rifiuti urbani, modificando un impianto normativo fermo ai decreti del 2008 e del 2009.
Le cosiddette “isole ecologiche” vengono oggi riconosciute come infrastrutture sempre più centrali per l’economia circolare, la raccolta differenziata e il recupero di materia. Non sono più soltanto aree di conferimento, ma veri e propri punti territoriali del servizio pubblico, destinati a intercettare quei rifiuti che non possono essere gestiti attraverso il porta a porta o la raccolta stradale.
Il decreto nasce dall’esigenza di adeguare la normativa all’evoluzione delle politiche europee sui rifiuti, al recepimento del pacchetto economia circolare e alle nuove criticità legate alla sicurezza ambientale e antincendio. Particolare attenzione viene dedicata ai RAEE e alle batterie al litio, oggi tra i flussi più delicati per il rischio di incendi e per la possibile dispersione di sostanze pericolose. Il provvedimento ridefinisce i centri di raccolta come aree presidiate e allestite nelle quali si svolgono attività di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti urbani conferiti da utenze domestiche e non domestiche, finalizzate al successivo invio agli impianti di recupero o smaltimento. Ai Comuni e agli enti di governo d’ambito spetta il compito di organizzarli in coerenza con la pianificazione territoriale dei rifiuti, tenendo conto del numero di utenze servite, delle caratteristiche del territorio e dell’economicità del servizio.
Tra le novità più rilevanti ci sono i nuovi requisiti strutturali. I centri dovranno essere progettati nel rispetto delle norme sulla tutela ambientale, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla prevenzione incendi. Il decreto prevede inoltre che siano preferibilmente collocati in aree già impermeabilizzate o da riqualificare, così da limitare il consumo di nuovo suolo. Viene rafforzata anche la gestione dei rifiuti pericolosi. Per queste tipologie sono previste aree specifiche e coperte, dotate di sistemi di contenimento per eventuali sversamenti accidentali. Prescrizioni particolari riguardano i rifiuti liquidi, i materiali infiammabili e i rifiuti sanitari a rischio infettivo.
Un capitolo centrale riguarda RAEE, pile e batterie. Le batterie, pile e accumulatori dovranno essere conservati in contenitori a tenuta stagna, con sistemi idonei a contenere eventuali fuoriuscite di liquidi. Per le batterie al litio provenienti da mezzi di trasporto leggeri è previsto l’obbligo di raccolta nella normale posizione di montaggio, senza capovolgimento, in ambienti ventilati e protetti. Le batterie al litio portatili dovranno invece essere raccolte separatamente dalle altre batterie, in aree riparate da intemperie e luce solare. Anche i RAEE dovranno essere gestiti in apposite aree protette dagli agenti atmosferici e movimentati con modalità tali da evitare danneggiamenti o dispersioni di sostanze pericolose. Il decreto esclude inoltre l’utilizzo di mezzi tipo “ragno” nelle operazioni interne di movimentazione.
Altro tema importante riguarda i soggetti che operano nei centri di raccolta, che dovranno essere iscritti all’Albo nazionale gestori ambientali e garantire la presenza di personale formato sia sulle procedure operative sia sulla gestione delle emergenze.
Importanti novità riguardano i tempi di deposito. La durata massima viene fissata in tre mesi, indipendentemente dalle quantità raccolte, oppure fino al raggiungimento di 30 metri cubi per i rifiuti non pericolosi e 10 metri cubi per quelli pericolosi. In ogni caso il deposito non potrà superare un anno. Per alcune frazioni più sensibili, come i rifiuti biodegradabili di cucine e mense, restano limiti molto più brevi.
Tra gli aspetti più innovativi emerge la valorizzazione del riutilizzo. I Comuni potranno realizzare, all’interno dei centri, aree dedicate allo scambio tra privati di beni usati ancora funzionanti oppure spazi destinati alla preparazione per il riutilizzo. L’obiettivo è trasformare progressivamente i centri di raccolta da semplici luoghi di conferimento a strumenti concreti di prevenzione della produzione dei rifiuti.
Viene infine rafforzata la tracciabilità, aggiornando le schede per la registrazione dei rifiuti in ingresso e in uscita, con particolare attenzione alle utenze non domestiche. I centri già esistenti potranno continuare a operare, ma dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni entro dodici mesi dall’entrata in vigore del provvedimento. Nel complesso, il decreto n. 91 segna un passaggio importante nella gestione dei rifiuti urbani. I centri di raccolta vengono chiamati a diventare strutture più sicure, più controllate e più integrate nelle strategie di economia circolare, con un ruolo sempre più rilevante nella qualità della raccolta differenziata e nel recupero dei materiali.
Il Decreto è consultabile a questo link