Intervista al Prof. Andrea Ratti: come il mondo dello yachting reagisce alle sfide ambientali

Lo scorso 19 febbraio è stato presentato a Viareggio il “Protocollo d’intesa per la promozione della sostenibilità ambientale delle unità da diporto”, un accordo che unisce alcune tra le realtà più attive a livello nazionale nei settori della tutela ambientale quali l’Amministrazione comunale di Viareggio, l’Associazione Greenaccord ETS, l’Associazione Nazionale Comuni Virtuosi, l’Associazione Zero Waste Italy, la Fondazione MAREVIVO ETS, ESPER Società Benefit, Consorzio NAVIGO Toscana). Abbiamo quindi posto alcune domande al Prof. Andrea Ratti, Direttore del Master in Yacht Design del Politecnico di Milano e membro del gruppo di lavoro UNI U8105 GL5 “Dismissione delle unità da diporto a fine vita”. Il prof. Andrea Ratti ha recentemente organizzato la nona edizione dell’Italian Yacht Design Conference lo scorso 27 novembre 2025 presso il Campus Bovisa del Politecnico di Milano con il titolo “Il mare di domani“ in cui è stato approfondito il tema dell’innovazione e della gestione sostenibile della nautica.

Gli abbiamo chiesto da cosa trae origine la sua passione per la nautica e la sostenibilità ambientale che la spingono a continuare a sensibilizzare e formare i giovani su questi temi?

La mia passione nasce dal fatto di essere velista e regatante sin da bambino ma, al di là del lato agonistico, anche diportista. Questo porta necessariamente a renderti conto che la bellezza dello sport che pratichi è legata alla qualità dell’ambiente di cui fruisci. Non rispettarlo sarebbe una contraddizione in termini perché vorrebbe dire non avere consapevolezza del fatto che poter godere di tale qualità è un privilegio.

Occupandomi poi di formazione, il fatto di cercare di trasmettere tale sensibilità ai giovani è imprescindibile anche se devo dire che più passano gli anni e maggiore è la percezione che un crescente livello di sensibilità ai temi ambientali sia ormai connaturato alle nuove generazioni. Chiunque abbia avuto modo di planare su un’onda al tramonto navigando controluce sa bene che quell’emozione produce un senso di appartenenza al sistema che ti impedisce anche solo di pensare di poter procurare un danno a quell’insieme di elementi che ti hanno permesso di sperimentare quell’emozione.

In riferimento alla sua esperienza didattica e professionale, quanto è difficile nel settore della nautica conciliare l’introduzione del parametro della sostenibilità ambientale con le altre esigenze industriali che caratterizzano il settore della nautica di lusso?

Il problema di fondo non credo risieda nella difficoltà del processo, ma dal fatto che troppo spesso ci si concentra sul prodotto e sulle sue caratteristiche e meno sul modo in cui questo viene utilizzato. Vi è nella nostra cultura un asservimento della tecnica alla funzione e molto meno la comprensione che i meccanismi virtuosi nascono sempre da un atteggiamento. Se pretendo di stare d’estate ormeggiato in una rada in Sardegna e avere a bordo una temperatura di 22° il problema non sta nel mezzo che sto utilizzando, di chi lo ha progettato o di chi lo ha costruito installando una quantità di BTU che hanno poco senso, ma è mia che non mi sono accorto che il vero valore di ciò che il mezzo mi consentirebbe di vivere non è racchiuso tra le paratie della mia barca ma è la cornice che vi sta attorno. La cultura ambientale è solo una questione di formazione: se l’interlocutore è ignorante il lavoro richiederà maggiore impegno per ottenere un risultato, ma la strategia da seguire non cambia.

Nel corso dell’ultima Yacht Conference alcuni autorevoli esperti del settore, quali l’ing. Carlo Nuvolari e l’Arch. Francesco Paszkowski, hanno relazionato in merito alle attuali difficoltà a introdurre il tema della sostenibilità ambientale nel settore degli Yacht di lusso. Lei pensa che la sensibilità verso la riduzione dell’impatto ambientale sia già abbastanza diffusa tra gli armatori che ordinano gli yacht oppure l’attenzione dei potenziali acquirenti privilegi ancora solo l’introduzione di innovazioni tecnologiche che possano migliorare il comfort e la silenziosità a bordo?

Questo è esattamente il problema: non è di ordine tecnologico, ma culturale. Sia Nuvolari che Paszkowski, così come tutti i grandi designer che si sono cimentati con il progetto di un super-yacht, sanno perfettamente che la qualità del risultato del proprio lavoro progettuale in alcuni casi può essere limitato dalla miopia culturale o dalla supponenza del committente quando questi non possiede gli strumenti per comprendere appieno i valori che il designer che ha di fronte potrebbe mettere loro a disposizione. Se la richiesta dell’armatore è quella di cenare appunto con una temperatura di 22°, in un modo o nell’altro quella richiesta dovrà essere soddisfatta. In molti casi, purtroppo, risulta vano spiegare che un dining-table posizionato in una zona di prua potrebbe consentire per esempio di trasformare la cena in una esperienza indimenticabile accorgendosi della presenza di delfini che giocano sotto la prua della barca o ancora che la possibilità di sfruttare il raffrescamento naturale dell’aria che proviene da prua potrebbe offrire condizioni di comfort ben superiori. Se l’interlocutore non è capace di emozionarsi davanti a un delfino e non sa che in una barca all’ancora il vento soffia necessariamente da prua il problema è legato alla presenza di una persona sbagliata nel posto sbagliato. Senza dubbio questa è la battaglia più difficile da combattere.

Nel 2024 è stato premiato con il Compasso d’Oro uno yacht della Sanlorenzo, l’SP110, dotato di pannelli solari ad alta efficienza sulla parte superiore dello scafo nonché batterie al litio, che consentono di alimentare le funzioni di hotellerie senza l’uso di generatori. Nel 2025 l’unica menzione d’onore al settore nautico è andata al taxi boat elettrico Lucietta sviluppato dalla Nauta Design. A suo giudizio quanto è complesso conciliare la ricerca della purezza ed armonia delle linee negli Yacht con l’esigenza di introdurre innovazioni che, come i pannelli solari e/o la propulsione elettrica, possono comprometterne la bellezza o le prestazioni degli Yacht?

Senza nulla togliere allo sforzo ingegneristico che ha portato ai risultati ai quali fa riferimento non mi sentirei di annoverare il ricorso a pannelli solari o all’adozione di batterie al litio nel 2025 tra le grandi innovazioni che possono essere riconosciute al comparto, quanto piuttosto allo sforzo di recuperare un ritardo tecnologico, e ancora una volta culturale, di cui il comparto nautico è viziato anche in parte per il freno di cui dicevamo prima.

Del resto, conciliare un elemento tecnico o una tecnologia all’interno di una morfologia non ha mai rappresentato storicamente una limitazione, se mai una opportunità. È un limite solo se chi disegna non è attrezato, diversamente una cifra stilistica o l’evoluzione di un linguaggio nascono sempre dalla corretta e consapevole interpretazione di una tecnologia. Se disegnassi un componente di arredo partendo da una aspettativa morfologica a prescindere dal materiale costruttivo che prevedo di utilizzare forse sarebbe meglio che cambiassi mestiere, anche se, ahimè, il mercato non è esente da prodotti in cui il legno è utilizzato alla stregua di un materiale lapideo e il composito come un metallo o altro materiale isotropo.   

Le iniziative di boicottaggio e protesta contro l’uso dei jet privati sono in forte aumento a livello internazionale, trainate da movimenti ambientalisti che evidenziano l’impatto climatico sproporzionato dei voli privati rispetto al numero ridotto di passeggeri. Il settore della nautica di lusso è stato finora risparmiato da tali “attenzioni”. Lei pensa che questo dipenda anche dalla sufficientemente consapevolezza che il settore della nautica di lusso, con l’Italia leader mondiale, è un comparto trainante dell’economia italiana che garantisce occupazione qualificata ad oltre 25.000 addetti oppure perché questo settore sta dimostrando di porre maggiore attenzione di altri alla sostenibilità ambientale?

Queste attenzioni non vanno sottovalutate poiché la storia ci insegna che la rivendicazione sociale è una variabile in grado di modificare il corso di alcune potenziali traiettorie di sviluppo.

La nautica non è esente da tali rischi poiché è altrettanto evidente che un superyacht, per quanto efficiente e sostenibile possa essere genera certamente un impatto ambientale pro-capite decisamente superiore rispetto a quello dovuto a cento volte il numero di utenti che fruiscono dello stesso ambiente pagaiando su una canoa o surfando su una tavola a vela.

Il fatto che il comparto occupi 25.000 addetti non è sufficiente a contenere questo tipo di dinamiche e persino l’eventualità che il settore possa essere considerato più virtuoso di altri nei confronti delle attenzioni ambientali non basta perché, in ogni caso, un superyacht analizzato dal punto di vista energetico e materico resta comunque un abuso rispetto alla funzione che svolge.

Credo piuttosto che da un punto di vista strategico il settore sia chiamato a fare di più, sia da un punto di vista tecnico che sul piano comunicativo, per dimostrare concretamente quanto gli investimenti in ricerca promossi dal settore possono avere ricadute positive e la capacità di innescare meccanismi di trasferimento tecnologico diffusi e a scala sociale. La sfida in prospettiva si giocherà su questo piano. In questo, le batterie al litio e i pannelli solari, certamente utili, svolgeranno presumibilmente un ruolo marginale.

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