UE verso una Plastic Tax più alta

Nell’ambito del finanziamento e dell’ulteriore promozione del Green Deal, la Commissione Europea ha svelato una revisione della tassa sulla plastica dell’UE nella sua proposta per il bilancio settennale dell’Unione, 2028-34. Questa misura ha due scopi: raccogliere più fondi per l’UE e fornire un incentivo concreto per ridurre gli imballaggi in plastica non riciclata.

La tassa sulla plastica, proposta per la prima volta nel 2021, prevedeva un addebito di 0,80 euro per chilogrammo di materiale plastico prodotto e non riciclato. Ora, secondo le nuove regole della Commissione, l’importo potrebbe essere di 1 euro per chilogrammo. L’aumento è progettato per fornire di più – oltre 9 miliardi di euro all’anno – per l’UE, ma anche per rafforzare gli incentivi ambientali per gli stati membri. L’Italia, a fronte del mancato raggiungimento del tasso di riciclaggio minimo per la plastica nel 2023, ha pagato 880 milioni di euro di Plastic Tax all’Unione Europea. Costi riversati sui cittadini e non sulle imprese producono la palstica che, secondo il principio di responsabilità estesa del produttore, dovrebbero farsi carico di tali costi e rimborsare ai Comuni almeno l’80% dei costi della raccolta differenziata efficiente ai sensi della Direttiva 851/2018 ancora non attuata in Italia (e per tale ragione l’UE ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia).

C’è di più in questa tassazione che il semplice potenziale di entrate aggiuntive e la novità non risiede solo nel fatto che agirebbe come un pacchetto di stimoli diretto per la sostenibilità. In realtà, poiché il pagamento grava indirettamente sulle spalle degli stati e dipende dalla quantità di plastica non riciclata dichiarata, rafforza la necessità per i governi nazionali di implementare politiche adeguate riguardo alla raccolta differenziata e al riciclaggio. Questa azione promuove quindi ulteriormente un’alterazione dell’infrastruttura di gestione dei rifiuti e dell’economia circolare in modo sostanziale.

Un punto importante, già identificato dalla Corte dei Conti europea, riguarda l’affidabilità dei dati forniti dagli stati membri, che si presentano con metodi di calcolo diversi e persino contraddittori. Il rischio è che tale diversità dia origine a squilibri nella condivisione degli oneri, portando a iniquità tra nazioni meglio funzionanti e emergenti.

Nel contesto delle nuove entrate articolate dalla Commissione per il successivo periodo di programmazione finanziaria, la tassa sulla plastica assume un significato strutturale. Non è solo un portafoglio, ma anche un forte impulso per spingere tutta l’UE verso un futuro più verde e finanziariamente indipendente.

La discussione che emergerà su questa proposta sarà essenziale per la sua realizzazione. La mossa è infatti necessaria affinché la misura diventi efficace — superando quello che sarà sicuramente un processo politico difficile nei prossimi mesi di decisioni tra i 27 stati membri e il Parlamento Europeo.

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