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Eppur si muove: anche in Italia via libera ai contenitori portati da casa nei supermercati ?

A dieci anni di distanza dal lancio della campagna Porta la Sporta, la prima iniziativa a lungo termine in Italia che ha messo in relazione il problema della plastica nei mari con i nostri stili di vita, promuovendo un percorso di abbandono dell’usa e getta, qualcosa si muove. Sei punti vendita della catena Sigma in provincia di Modena e a Bologna permettono ai loro clienti di acquistare prodotti freschi al banco con contenitori riutilizzabili portati da casa. Anche se paragonabile ad una piccola goccia nel mare, questa esperienza ha il merito di aprire una discussione importante sulle procedure che garantiscono la sicurezza alimentare nel nostro paese. La circolare del ministero della salute dello scorso anno che impedisce l’uso di sacchetti riutilizzabili persino nel settore ortofrutta, è un esempio di come le norme per l’igiene vengano interpretate in modo restrittivo in alcuni settori, e a macchia di leopardo. Al punto che si arriva a confondere il livello di igiene necessario in una camera operatoria con quello di un banco di un supermercato. 

Mentre ci sono già esperienze in questo senso attuate all’estero da insegne del Retail come Morrisons e Waitrose nel Regno Unito, Carrefour ( in Spagna , Francia  e in altri paesi) mirate a ridurre il consumo di plastica monouso, questa è la prima iniziativa nazionale in assoluto nel suo genere che merita davvero di avere successo ed estendersi, perché ci permette finalmente di poter acquistare solo il prodotto, e non l’imballaggio!. Speriamo che la precisazione sulla tipologia di contenitori permessi che devono essere riutilizzabili (1) contenuta all’interno dell’articolo 7 del decreto clima (DL 14.10.19, n. 111), che introduce alcune  “misure per l’incentivazione di prodotti sfusi o alla spina” possa dare il via all’uso di contenitori riutilizzabili portati da casa o presi in prestito nel punto vendita come avviene in alcune esperienze all’estero. (2) Intanto il decreto clima è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 dicembre 2019. (1)

Questa modalità di acquisto offre una risposta, tanto semplice quanto inattuata, alla necessità di ridurre i rifiuti che nel nostro paese stanno tornando a crescere, come rilevato dall’ultimo  Rapporto sui rifiuti urbani 2019 riferito al 2018.
L’iniziativa che coinvolge 8 punti vendita in totale:   6 punti di Sigma, uno di Ecu e uno di Economy, merita di essere valorizzata e diffusa, sia nei contenuti che per essere stata attuata in un paese in cui portare avanti iniziative di buonsenso a beneficio dell’ambiente, richiede una forte dose di determinazione e motivazione. Questo perché tutto il nostro sistema, costruito sull’utilizzo prevalente del monouso, rema contro qualsiasi iniziativa basata sul riuso. Quando non sono le stesse legislazioni o le circolari dei ministeri a complicare le cose ( vedi il caso della circolare del ministero della salute riferita all’utilizzo dei sacchetti ortofrutta) si mettono in mezzo altri fattori come: l’eccessiva solerzia dei responsabili della sicurezza alimentare aziendali che frena eventuali cambiamenti delle procedure in atto, il timore degli stessi esercenti nel prendersi la responsabilità di eventuali “effetti collaterali negativi”, la mancanza di obblighi di legge per le aziende ad investire in politiche di riduzione dei rifiuti e del proprio impatto ambientale. Anche a livello locali come nazionale mancano infine misure incentivanti (e viceversa) che premino le aziende che non solo riducono i rifiuti nelle loro sedi, ma che permettono anche ai propri clienti di farlo a casa.
Aiutaci a rispettare l’ambiente: porta il tuo contenitore da casa per acquistare i prodotti freschi!

Ecco perché questa iniziativa resa accessibile nei supermercati  che normalmente le persone frequentano, rappresenta un tassello importante dell’offerta complessiva  a disposizione delle persone più attente all’ambiente che possono adottarla con facilità e cominciare a fare la differenza, oltre che la differenziata.

Questa iniziativa si “porta avanti con il lavoro” anche rispetto all’articolo 4 della direttiva delle plastiche monouso o SUP (single use plastics) per quanto concerne “un’ambiziosa riduzione nel consumo” di tazze e contenitore per l’asporto di alimenti pronti al consumo al 2026.

La stessa osservazione, purtroppo, non abbiamo potuto farla rispetto a quasi tutte le ordinanze o iniziative Plastic Free che asserivano di anticipare la Direttiva Sup (Single Use Plastics) quando vietavano la commercializzazione e l’utilizzo di stoviglie e posate monouso in plastica a favore di opzioni sostitutive in bioplastiche compostabili, egualmente bandite dalla direttiva.

Le iniziative da parte di soggetti industriali e istituzionali sia quando si tratta di progettare prodotti e/o imballaggi che modelli di commercializzazione tendono a focalizzare l’obiettivo riciclo/compostaggio. Questo nonostante la gerarchia europea di gestione dei rifiuti  metta al primo posto azioni che permettono una prevenzione e riduzione dei rifiuti seguite da azioni che permettono il riuso e l’allungamento del ciclo di vita dei beni.  Meno rifiuti significa infatti meno consumo di risorse, inquinamento, e meno emissioni climalteranti.

A maggiore ragione, visto il fallimento della COP 25 tenutasi a Madrid, è importante agire subito a tutti il livelli senza aspettare che siano i governi nazionali a fare il primo passo.

COME E’ NATA L’INIZIATIVA  

Abbiamo contattato Bruna Lami AD di Moderna Distribuzione srl, proprietaria dei punti vendita che afferiscono ad insegne come Sigma, Economy ed Ecu, che ha voluto fortemente questa iniziativa. Ecco le sue risposte alle nostre domande.

-Come le è venuta l’idea di partire con un’iniziativa che il mondo della Grande Distribuzione nazionale considera rischiosa sotto il profilo della sicurezza alimentare, al contrario di quanto avviene negli altri paesi. Ad esempio in Francia, dove una circolare ha dato l’Ok a questa pratica, sempre nel rispetto dell’igiene.   

L’idea è nata in risposta a numerose richieste fatte dai nostri clienti agli addetti dei nostri punti vendita di poter utilizzare i propri contenitori per acquistare i prodotti freschi venduti dai nostri banchi di gastronomia, macelleria e pescheria. All’inizio avevo qualche perplessità rispetto al venire incontro a queste richieste. In occasione di un viaggio a Londra ho però visitato le diverse insegne che permettono l’acquisto con contenitori portati da casa e mi sono convinta che potevamo farlo anche noi.  I nostri clienti possono utilizzare propri contenitori trasparenti in vetro o in plastica, come quelli che abbiamo messo ben in vista al banco, accanto al cartello con cui invitiamo i nostri clienti a fare la loro parte se vogliono.

-Come avete risolto la questione del rispetto delle norme igieniche che spesso viene utilizzata dagli esercizi per giustificare la loro impossibilità nell’accettare i contenitori dei clienti? 

Una volta tornata da Londra ho chiesto ai nostri consulenti di riferimento per la normativa HACCP come si potesse fare per venire incontro alla richiesta dei nostri clienti prevenendo tutti i possibili fattori di rischio dal punto di vista igienico-sanitario per evitare conseguenze indesiderate. Dopo un primo momento di perplessità da parte dei nostri consulenti abbiamo inserito nel nostro manuale HACCP la procedura che ci hanno indicato di seguire quando i clienti vogliono utilizzare i loro contenitori. Il contenitore deve essere in materiale trasparente, avere una forma e un coperchio tali da essere  facilmente igienizzati, e deve essere consegnato perfettamente pulito ed asciutto. L’addetto al banco si riserva il diritto di controllare, ed eventualmente rifiutare, l’impiego di contenitori non ritenuti idonei sotto il profilo igienico- sanitario. Questa modalità d’acquisto è possibile solamente ai banchi con servizio assistito (gastronomia, panetteria, macelleria, pescheria) e in ogni contenitore può essere inserito un solo tipo di prodotto. Ovviamente il peso del contenitore viene sottratto nel momento dell’inserimento della tara in fase di pesatura.

-Sono passati ancora pochi giorni per fare un bilancio ma quali sono state le prime reazioni dei vostri clienti e prevedete di estendere questa possibilità anche in altri punti vendita da voi controllati?   

Le prime reazioni sono state altamente positive ma faremo più avanti un bilancio di cui vi renderemo partecipi. I punti vendita coinvolti sono al momento 8 di cui 6 affiliati a Sigma.  Nel dettaglio : il Sigma di Camposanto – via Falcone 9,  di Cavezzo -via Volturno 73, il Sigma a Bologna in via Corticella 186/12, i due punti di Carpi (via Ugo Da Carpi 62 e via Cuneo 47) il Sigma di Pavullo in via Giardini 346, il punto vendita Economy di Castelnuovo Rangone – via Della Pace 59 e l’ Ecu di Pavullo in via XXII Aprile 59.

DA PORTA LA SPORTA A PORTA IL TUO CONTENITORE

Con la campagna Porta la Sporta conclusasi come eventi nel 2014, abbiamo promosso un percorso di riduzione dei rifiuti da parte dei singoli ( ma anche dei comuni), che prevedeva un impegno incrementabile: il primo passo consisteva nell’eliminare o ridurre al minimo il consumo di sacchetti (con e senza manico) per ogni tipo di acquisto per arrivare a ridurre altro monouso acquistando, ovunque possibile , alimenti e bevande sfusi o alla spina con propri contenitori.  Purtroppo, aderire a questo percorso riesce solamente alle persone fortemente motivate che vogliono allineare le intenzioni ai fatti, al punto da trovare il tempo per frequentare i mercati e altre occasioni ove questa modalità di acquisto è possibile. I  negozi zero waste, che sono nati una decina di anni fa, non sono ancora così capillarmente diffusi sul territorio, e  non sempre hanno un’offerta di prodotti tale da soddisfare sul lungo termine le richieste e le aspettative dei potenziali clienti potendoli così fidelizzare.
Torneremo prossimamente sull’argomento, ma dal nostro monitoraggio abbiamo constatato che questi modelli e occasioni di approvvigionamento zero waste, per essere scalabili e conquistare quote importanti di mercato, devono essere facilmente adottabili dalle persone. Non devono cioè richiedere loro importanti cambiamenti di abitudini anche rispetto agli spostamenti che le famiglie normalmente compiono per fare la spesa. Come accennato prima, anche la natura dell’offerta ha un suo peso nel determinare le scelte dei fornitori dove effettuare gli acquisti: deve essere sufficientemente ampia per coprire le merceologie e marche di prodotti che le famiglie acquistano abitualmente, con un buon compromesso tra qualità e convenienza nei prezzi.

 

Silvia Ricci

NB. Post in progress… Ultimo aggiornamento 17 dicembre.

(1) Art.7 1-bis. Ai clienti e’ consentito utilizzare contenitori propri purché riutilizzabili, puliti e idonei per uso alimentare. L’esercente puo’ rifiutare l’uso di contenitori che ritenga igienicamente non idonei.

(2) Vedi iniziative attive in Svizzera e Germania da parte di ReCircle    di cui abbiamo raccontato nell’articolo “Solo il riuso ci salverà da un mare di rifiuti”

Fonte: Comuni Virtuosi