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Bari, dopo dodici anni rimossi i rottami delle isole anti-ecologiche Kanguro

Le isole, ridotte da subito a dei rottami, non entrarono mai in funzione. Il fallimento della ditta titolare del brevetto che si sottrasse alla manutenzione fece il resto. Anche altre città videro lo stesso epilogo

Di: Giuseppe Miccoli

E’ proprio il caso di dirlo: questa tecnologia (con brevetto!) ha tirato un bel “bidone” alle amministrazioni comunali. Secondo la definizione tecnica, le isole Kanguro sono “isole a scomparsa con unica bocca di conferimento per tutti i materiali conferiti”. A beneficiarne quei cittadini virtuosi che avrebbero conferito la raccolta differenziata presso i totem computerizzati. Ma questa tecnologia come avrebbe dovuto funzionare ? Raggiunta la postazione kanguro e inserita una tessera personalizzata, ogni cittadino dopo aver digitato su uno schermo “Touch screen” il tipo di rifiuto da conferire, in cambio avrebbe ricevuto dei punti da convertire in carte telefoniche prepagate. Gli addetti Amiu sarebbero poi passati (puntualmente!) a svuotare gli scomparti quando gli veniva segnalato (tramite modem) l’esaurimento dello spazio a disposizione nella postazione per una delle frazioni conferibili. La realtà piuttosto ha dimostrato solo un “bidone” di tecnologia dotata di brevetto finalizzata a un vero e proprio sperpero di denaro pubblico.
Come previsto dal programma degli interventi del progetto Bari per bene nella città vecchia, oggi l’Amiu ha rimosso l’isola ecologica, ormai in disuso da diversi anni, posizionata in largo San Sabino. Sempre in giornata è stata effettuata la rimozione di altre due isole ecologiche nel quartiere Fesca, in via Tomasicchio con angolo via Leoncavallo, e nel quartiere Libertà, in piazza Disfida di Barletta. “Quello odierno – commenta l’assessore all’Ambiente Pietro Petruzzelli – è un intervento programmato nell’ambito delle attività del progetto Bari per bene a Bari vecchia. L’Amiu ha poi stabilito di procedere anche con la rimozione delle isole ecologiche presenti in altri quartieri, così come avevamo richiesto. Tanti cittadini, nel corso di questi mesi, ci hanno chiesto di eliminarle perché, oltre ad essere inutilizzate, rischiavano di creare un rischio di carattere igienico-sanitario”.
Nel 2002 l’AMIU Bari acquistò un gran quantitativo di queste attrezzature anche sulla base di una delibera regionale (n. 2088 del 2003) che stanziava circa 2 milioni di euro. A beneficiarne, per come era stata costruita la determina, furono soprattutto i grandi centri urbani. Bari spese circa 1 milione e 100.000 mila euro (di questi circa 700.000 euro, erano fondi derivanti dalla Legge Ecotassa). Furono installate circa 25 isole (pseudo)-ecologiche delle quali 10 fuoriterra e 15 interrate.
Bari, comunque non fu l’unico centro urbano a decretare il catastrofico fallimento delle isole interrate. Le amministrazioni di Foggia e Brindisi ne installarono una trentina. Un disastro. Anche Palermo seguì il cattivo esempio: ne installò 26 però con un’altra ditta, la Ecogest di Recanati. Altro sperpero di denaro pubblico. A fare però da battistrada furono le città del nord. Dopo Trento e Bolzano, anche a Venezia avvenne un sostanziale nulla di fatto. La Tecnocad aveva installato tre isole Kanguro a Trento nel 2001 con altrettanti risultati pessimi: erano frequenti i  guasti tecnici causati dalla complessità del sistema. L’azienda ne ebbe comunque una buona pubblicità nel sud Italia (e in Puglia in particolare) tanto da riuscire a piazzare diverse centinaia di queste attrezzature alle amministrazioni locali dell’epoca. La ditta, che era comunque responsabile delle attrezzature, quando le amministrazioni iniziarono a chiedere i danni, diede fallimento cedendo il proprio brevetto alla IMAN PACK. A quel punto alle amministrazioni, oltre alla beffa e al costo delle spese sostenute rimase il problema di non poter rimuovere i rottami. Avrebbe dovuto pagarsi la rimozione e lo smaltimento.
Il progetto del Kanguro fu presentato trionfalmente nell’ ambito della Fiera del Levante, dal precedente presidente dell’ Amiu spa, Ettore Grilli, e dall’assessore comunale all’ambiente Michele Roca. Ecco le loro dichiarazione riportate da La Repubblica di Bari. “Si vuole garantire maggiore efficienze ed economicità del servizio favorendo la tutela ambientale della città: concentrando la raccolta in zone precise. Si evita, così, di disseminare i quartieri di cassonetti di varie forme e colori. Si riduce l’impatto ambientale anche perché nel modello interrato sarà visibile soltanto il torrino esterno, mentre il modello fuori terra avrà un design particolarmente curato…». Le postazioni consentiranno inoltre di ridurre il volume dei rifiuti «in quanto le apparecchiature di raccolta sono dotate di un sistema di compattazione interna che riduce la frequenza di scarico. Il sistema delle isole ecologiche sarà telecontrollato da un centro operativo che sarà in grado di definire il livello di riempimento di ciascun cassonetto, ottimizzando così i costi del servizio”.
Anche l’Adoc l’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, pur non avendo le competenze per giudicare, accolse in modo positivo l’avvento di questa tecnologia: “L’avvio delle isole ecologiche computerizzate da parte dell’AMIU di Bari sono una innovazione positiva, che l’ADOC di Puglia apprezza in particolare perché, finalmente, si avvia una concreta azione di coinvolgimento dei cittadini con lo scopo di realizzare un incremento della raccolta differenziata dei rifiuti”. Salvo poi ricredersi nel 2004 addossando la maggior parte delle colpe per il malfunzionamento all’Amiu di Bari.

Fonte: Eco dalle Città