End of Waste – Legambiente e Kyoto Club: sventato il pasticcio, ora norme certe!

La normativa sull’End of Waste , ovvero quella che è chiamata a stabilire quando un rifiuto cessa di essere qualificato come tale, è in questo momento il crocevia da cui deve passare il futuro del riciclo in Italia. Abbiamo assistito alla protesta dei riciclatori durante Ecomondo, ne abbiamo parlato in convegni ed incontri pubblici. Abbiamo raccontato come il primo (ed al momento unico) impianto al mondo per il riciclo degli assorbenti ad uso umano (pannolini, pannoloni, assorbenti igienici) sia molto limitato, di fatto bloccato, a causa dell’assenza di una normativa. La norma era stata promessa ed effettivamente inserita nel programma politico del Ministro Costa. Ma così come era stata scritta, dopo lo stralcio dal “Decreto Semplificazioni” e l’inserimento nella Legge di Bilancio, la norma sull’End of Waste al termine di un processo di recupero, rischiava non solo di non essere utile, ma di portare con sé alcuni problemi aggiuntivi. Tanto da stimolare la discesa in campo di Legambiente e Kyoto Club 

«La semplificazione del riciclo dei rifiuti urbani e speciali, la normativa sul cosiddetto end of waste, deve essere reale ed efficace, al contrario di quanto si stava facendo con la legge di bilancio approvata definitivamente nei giorni scorsi con l’intervento maldestro del Parlamento. Bene ha fatto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa a stralciare quell’articolo dalla manovra economica per farlo tornare dove era stato inizialmente previsto, cioè nel Decreto Semplificazioni. Il nostro augurio è che ora non si facciano ulteriori pasticci nel passaggio parlamentare complicando il testo governativo sulle materie prime seconde che va, invece, nella direzione giusta».

È l’appello lanciato dal presidente di Legambiente Stefano Ciafani e dal vice presidente del Kyoto Club Francesco Ferrante per tradurre finalmente in realtà la norma sull’end of waste sulle materie prime seconde, molte volte annunciata in questi mesi dal ministro dell’ambiente Sergio Costa.

Da diversi anni l’Italia, infatti, non riesce a semplificare le operazioni di riciclaggio dei rifiuti come richiesto dall’Europa con le ultime direttive europee sul tema. La mancata emanazione di decreti sul fine vita dei rifiuti che dovrebbero rendere più semplici, solo per fare due esempi, il riciclo dei pannolini (l’unico impianto al mondo per trattare i pannolini e avviarli a recupero di materia è stato realizzato in provincia di Treviso ma è fermo perché manca la norma che dovrebbe emanare il ministero dell’Ambiente) o il granulato dei pneumatici fuori uso (manca da anni il decreto per riciclarli ad esempio nella produzione degli asfalti per le strade o nella realizzazione dei campi sportivi), sta creando un corto circuito che rischia di aumentare i flussi di rifiuti che vanno in discarica o negli inceneritori. Anche la chiusura del mercato cinese all’importazione dei rifiuti dall’estero, che spesso ha fatto emergere traffici illegali, ha di fatto ingolfato il mercato italiano e serve creare urgentemente il mercato interno dei prodotti riciclati che con i decreti “end of waste” sarebbe molto più rilevante nei numeri e nelle applicazioni.

«Ci auguriamo che questa sia la volta buona per l’approvazione di una norma che faccia decollare definitivamente il riciclaggio dei rifiuti di provenienza domestica o produttiva come ci chiede il nuovo pacchetto di direttive europee sull’economia circolare, grazie alla semplificazione dell’iter autorizzativo – aggiungono Ciafani e Ferrante –. Non c’è più tempo da perdere se vogliamo evitare la realizzazione di altri termovalorizzatori come paventato dal vicepremier Matteo Salvini. Una sciagura per l’economia circolare italiana che dobbiamo evitare rendendo più economiche le politiche di prevenzione, più semplici le operazioni di riciclo, costruendo tanti nuovi impianti industriali per il recupero di materia, a partire da quelli per la frazione organica dei rifiuti nei moderni digestori anaerobici per la produzione di biometano, e favorendo veramente, come previsto dall’obbligatorietà per legge dei criteri ambientali minimi nelle gare pubbliche d’appalto, i prodotti realizzati con materiali da riciclo».  (S.C.)

Premio Comuni Virtuosi 2018

E’ il comune di Cavareno (TN) ad aggiudicarsi la dodicesima edizione del Premio Comuni Virtuosi, tra i 50 comuni finalisti e le oltre 250 progettualità pervenute nei termini previsti dal bando promosso dall’Associazione Comuni Virtuosi con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Ispra, Anci, Borghi Autentici d’Italia, Agenda 21 Italia.

A decretarlo è stata una giuria di esperti composta da amministratori locali, docenti universitari, giornalisti e tecnici ambientali. Questa la motivazione: ““Per la trasversalità delle azioni messe in campo a favore dell’ambiente, per la capacità di coinvolgimento attivo della cittadinanza, per aver investito in progetti legati alla sostenibilità e alla promozione di una cultura dei beni comuni”.

Ecco la classifica dei primi dieci  relativa all’edizione 2018: 1° Cavareno (TN), 2° Cantiano (PU), 3° Petrosino (TP), 4° Ferla (SR), 5° Magliano Sabina (RM), 6° Biccari (FG), 7° Spilamberto (MO), 8° Feltre (PD), 9° Altopascio (LU), 10° Viareggio (LU).

Come di consueto sono stati assegnati anche i premi di categoria: Rescaldina (MI) si aggiudica il primo posto nella categoria GESTIONE DEL TERRITORIO, “per aver preservato il territorio dall’ennesima colata di cemento lavorando ad un piano urbanistico improntato a sostenibilità e riqualificazione”.

Per la categoria IMPRONTA ECOLOGICA il primo classificato è il Comune di Santa Margherita Ligure (GE), “Per i numerosi progetti, criteri e azioni, tesi a migliorare l’impronta ecologica della macchina comunale e, al contempo, dare il buon esempio alla comunità locale”.

Per i RIFIUTI la vittoria è andata al Comune di Bellizzi (SA) “Per l’impegno profuso non solo nella raccolta differenziata, ma anche nell’educazione dei cittadini allo scambio ed al riuso, prolungando concretamente la “vita delle cose” e mostrando come, attraverso un percorso di efficacia ed efficienza delle Istituzioni, sia possibile esercitare “Buone Pratiche” anche in territori complessi”.

Per la MOBILITA’ SOSTENIBILE il primo classificato è il Comune di La Spezia “Per la rete delle piste ciclabili, il piano sosta, e più in generale per tutte le azioni messe in atto per promuovere la mobilità dolce e sostenibile”.

Infine, nella categoria NUOVI STILI DI VITA, il migliore è risultato il Comune di Brentino Belluno (VR), “Per la molteplicità, concretezza e innovazione dei progetti rivolti alla cittadinanza, per la capacità di fare rete e favorire un senso di comunità”.

Al Comune di Cavareno verrà donato un audit dei servizi espletati per ottimizzazione i servizi e i costi della gestione dei rifiuti, grazie allo sponsor tecnico Esper.

Siamo lusingati di questo importante riconoscimento e rincuorati rispetto al nostro operato– dichiara il Sindaco di Cavareno Gilberto Zani-.  Per noi è la dimostrazione di come si può, lavorando tutti in sintonia e con un progetto di base, operare al meglio e a tutto campo per migliorare l’ambiente che ci circonda. Questo premio ci onora non solo perché è di grande prestigio, ma anche perché riconosce il lavoro dei volontari e delle associazioni e sottolinea il valore e le risorse di cui il nostro territorio può farsi vanto”.

Siamo emozionati e grati di questo riconoscimento– è il commento a caldo del Sindaco di Rescaldina Michele Catteneo-. Ringraziamo l’Associazione dei Comuni Virtuosi, che in questi anni di mandato è stata per noi fonte di stimolo costante, permettendoci di coltivare la fiducia e la determinazione nel realizzare progetti per una gestione del territorio sostenibile ed umana. Riceviamo questo premio insieme a tutti i cittadini che credono insieme a noi che esiste un altro modo di fare politica e di vivere la città, un modo basato sulla partecipazione, la legalità e l’incontro, basi per la costruzione di una vera comunità.”

I dati ci confortano sulla bontà delle politiche ambientali avviate a Santa Margherita Ligure negli ultimi anni– commenta il sindaco Paolo Donadoni-, con un occhio di riguardo per l’innovazione tecnologica. Condivido questo prestigioso riconoscimento con l’Ufficio Ambiente del comune e soprattutto con i cittadini che con il loro impegno dimostrano di avere a cuore la comunità. Colgo l’occasione per annunciare fin da ora, proprio alla luce dei risultati ottenuti, una notevole riduzione della Tari per il 2019. Un traguardo impensabile dopo neanche un anno da quando abbiamo esteso in tutta la città il nuovo sistema di raccolta e conferimento rifiuti”.

Molto sentite le parole del sindaco di Bellizzi (SA) Domenico Volpe: “Questo è un anno particolarmente felice per la nostra Comunità. Dopo il premio “Ricicloni” con Legambiente in Campania, oggi il riconoscimento, qui a Trento, alla XII edizione dei comuni Virtuosi. Tutto ciò, come Meridionali, ci riempie di soddisfazione. Senza campanilismo è un modo per segnare una evoluzione altamente civica a sancire un percorso iniziato nei primi anni 2000, con il nostro primo sistema di raccolta “porta a porta” spinto”.

E’ quasi superfluo dire che i riconoscimenti fanno sempre piacere, ma a questo attribuisco un valore particolare, perché premia l’impegno del Comune della Spezia per favorire una nuova cultura della mobilità, in cui l’auto privata non sia l’unica, ingombrante protagonista”, così recita l’Assessore Kristopher Casati del Comune. “Conquistare questo premio significa che è stata riconosciuta la validità delle nostre iniziative ad opera di uno dei settori più impattanti sulla qualità della vita dei cittadini. Ed è grazie alla perfetta sinergia con le associazioni di categoria, i tecnici e i cittadini che oggi posso ritirare questo riconoscimento.”

Per il nostro piccolo comune ricevere il riconoscimento fa estremamente piacere ed è frutto di un grande lavoro di squadra– sostiene il sindaco di Brentino Belluno (VR) Alberto Mazzurana-. Grazie dunque ai cittadini, ai tanti volontari che operano sul nostro territorio rendendo possibile la realizzazione i progetti avviati con bambini, anziani ed associazioni. In una società in cui il ritmo della propria vita è sempre più frenetico ci vuole coraggio ad andare controcorrente. L’auspicio è che ognuno di noi sappia sempre fermarsi e prendersi un po’ di tempo per i propri affetti e per le iniziative delle proprie comunità”.

Una delle due menzioni speciali di questa edizione va alla città di Torino. Ecco la dichiarazione dell’Assessore all’Ambiente Alberto Unia: “È con orgoglio e soddisfazione che la Città di Torino riceve questo importante premio, la menzione speciale nella categoria “Nuovi Stili di Vita” del Premio Comuni Virtuosi. Da sempre attenta alle tematiche ambientali e sociali, la Città sta affrontando con l’impegno di tutti i propri uffici una sfida a tutto campo. Il fronte sul quale si sta operando contempla numerosi scenari: il rinnovamento urbanistico, l’innovazione tecnologica, l’economia “green” e circolare, la creazione di infrastrutture verdi.  Scenari che compongono un piano strategico sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale, che coinvolge il cittadino quale anello fondamentale del processo di sviluppo”.

L’altra menzione speciale è andata al Comune di Bassano Del Grappa (VI). Ecco cosa ha dichiarato l’Assessore all’Urbanistica Chiara Nichele: “La Città di Bassano del Grappa è onorata di accogliere l’ennesimo riconoscimento della valenza e innovatività di questo importante progetto che vede i cittadini impegnati rispetto a un tema che sempre più merita consapevolezza e responsabilità. Rendere virtuosa la gestione dei rifiuti urbani significa innanzitutto coinvolgere e rendere protagonisti i cittadini nella loro azione quotidiana“.

SCHEDA CAVARENO

SCHEDA RESCALDINA

SCHEDA SANTA MARGHERITA LIGURE

SCHEDA BELLIZZI

SCHEDA LA SPEZIA

SCHEDA BRENTINO BELLUNO

SCHEDA BASSANO DEL GRAPPA

SCHEDA TORINO

Plastica monouso addio, dal 2021 vietati piatti, cannucce e cotton fioc

Raggiunto l’accordo tra le istituzione dell’Unione europea; oltre al bando ci saranno anche obiettivi di riduzione. Plauso degli ambientalisti

Dopo oltre dodici ore di negoziato, le istituzioni Ue hanno raggiunto l’accordo che prevede restrizioni alla vendita e all’uso di oggetti monouso in plastica. Dal 2021 saranno vietati posate e piatti, cannucce, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso (come le scatole di fast food), oltre ai bastoncini di cotone per i prodotti dell’igiene tipo cotton fioc. Altri prodotti avranno obiettivi di riduzione. Per le bottiglie in Pet per bevande, per esempio, viene fissato un obiettivo vincolante di almeno il 25% di plastica riciclata dal 2025 in poi, calcolato come media per lo Stato membro.

Nel 2030 tutte le bottiglie di plastica dovranno rispettare un obiettivo di almeno il 30% di contenuto riciclato. Plaudono le Ong ambientaliste Break Free From Plastics e Rethink Plastics (cui aderiscono anche Client Earth, Eeb, Greenpeace e Friends of the Earth), secondo cui le nuove restrizioni sono “un precedente importante”, purché Paesi agiscano davvero. Inolte ritengono che le indicazioni su alcuni degli obiettivi restino “troppo vaghe”.

“Le nuove norme rappresentano un primo colpo significativo all’inquinamento da plastica – ha dichiarato Delphine Lévi Alvarès – , ma il loro impatto dipende dall’attuazione da parte dei nostri governi nazionali che devono agire immediatamente”.

“Gli europei sono consapevoli del fatto che parliamo di un problema enorme e l’Ue ha dimostrato coraggio nell’affrontarlo“, dichiara il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, considerato il ‘papà’ della direttiva. ” Ma – conclude – è anche importante sottolineare che, con le soluzioni concordate oggi, stiamo aprendo la strada a un nuovo modello di economia circolare”.

Fonte: E-Gazette

Ecosistema Urbano 2018

Ecco l’Italia che fa, che fa bene e spende bene: Mantova, Parma, Bolzano, Trento e Cosenza guidano la classifica del rapporto di Legambiente sulle performance ambientali delle città. Traballa il cliché del centro urbano ricco, medio-piccolo e settentrionale come luogo predestinato alla qualità ambientale: il vero divario è tra città formica, laboriose, e città cicala, che assecondano la crisi ambientale urbana.  Smog, trasporti e gestione idrica: andamento troppo lento nelle performance ambientali delle città italiane. Tra le metropoli male Torino. Malissimo Roma, Napoli, Palermo e Catania.

L’Italia del buon ecosistema urbano è principalmente l’Italia che fa, che fa bene e spende bene le sue risorse, che si evolve e pianifica le trasformazioni future, che non s’accontenta dello scenario contemporaneo, che in uno o più ambiti produce ottime performance o raggiunge l’eccellenza. È l’Italia dei capoluoghi in testa alla graduatoria di Ecosistema Urbano di quest’anno: Mantova, Parma, Bolzano, Trento e Cosenza. Ed è anche l’Italia dell’AreaC e della mobilità condivisa di Milano, della gestione dei rifiuti di Oristano, Parma, Trento, Mantova, Treviso e Pordenone, della tramvia di Firenze (e magari in prospettiva quella dell’ambiziosa rete su binari di Palermo), che contiene lo spreco di acqua come Macerata e Monza, che investe sul solare come Padova, che teleriscalda 6mila studenti delle superiori come ha fatto Udine esattamente un anno fa. O ancora è quella parte di Paese che amplia gli spazi a disposizione dei pedoni come ha fatto Firenze, che allarga come Bergamo la Ztl fino a farla diventare la più estesa d’Italia o diventa bike friendly come Ferrara, Reggio Emilia, Bolzano con la sua ciclopolitana e Pesaro con la bicipolitana.

Attenzione a non leggere queste esperienze come casi isolati, best practice solitarie. Se è vero che persiste, ben salda, l’altra faccia della medaglia (i capoluoghi a tutt’oggi in allarme ora per smog e congestione, ora per i rifiuti o l’acqua) è altrettanto evidente una dinamicità, un cambiamento, uno sforzo di uscire dal passato che ha contaminato diverse città, che è ben strutturato e ha bisogno di essere sostenuto e agevolato.

È in sintesi la fotografia scattata da Ecosistema Urbano, l’annuale rapporto diLegambiente, giunto alla sua venticinquesima edizione, presentato oggi a Milano e realizzato con il contributo scientifico di Ambiente Italia, la collaborazione editoriale de Il Sole 24 ore e con un contributo di Ispra sui corpi idrici.

Quella urbana è grande questione nazionale. E non si può lasciare solo alla capacità e alla buona volontà di questo o quel sindaco la scelta se affrontare o meno – e con efficacia – criticità, inefficienze, emergenze. Dalle amministrazioni locali si deve certamente pretendere molto più coraggio, molta più discontinuità e capacità di innovazione, ma nello stesso tempo è il Paese che deve fare un investimento politico ed economico e mettere tra le priorità di governo un piano per traghettare le città, tutte insieme e non una alla volta, al di là delle secche.

«Serve un governo delle città a livello nazionale – sottolinea Stefano Ciafani, presidente di Legambiente -Non bisogna rispolverare il ministero delle Aree urbane di 30 anni fa, quanto piuttosto una politica governativa trasversale sulla riconversione ecologica delle città che guidi in modo sinergico le azioni dei vari dicasteri a vario titolo coinvolti, dall’Ambiente alle Infrastrutture, dalla Salute ai Trasporti, fino ad arrivare allo Sviluppo economico. Su alcuni fronti le politiche ambientali nelle nostre città migliorano anche in modo inaspettato, come nel caso dei rifiuti e dell’economia circolare, su altri, ancora troppi, c’è molto da lavorare. Spesso è stata l’Europa a costringerci a darci da fare e a spingerci verso buone politiche ambientali. Se Milano ha inaugurato il suo primo depuratore 15 anni fa è grazie alla condanna europea. Se Roma 5 anni fa ha chiuso finalmente la discarica di Malagrotta, lo dobbiamo alle multe comunitarie. Il nostro auspicio però è che nel futuro non ci sia più bisogno di condanne alla Corte di giustizia europea ma che si possa contare su una strategia nazionale all’avanguardia, come fatto ad esempio sulle leggi italiane per la lotta all’inquinamento da plastica, più volte copiate nella UE. Speriamo che questo possa avvenire non solo per le politiche urbane ma per tutte quelle ambientali del nostro Paese”.

«Ci sono evidenti comportamenti dinamici di una parte dei centri urbani – aggiunge Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente e curatore insieme a Mirko Laurenti e Lorenzo Bono del report – e una stasi altrettanto chiara in altri che ci porta a distinguere due specie distinte, due categorie opposte, diverse da quelle solite nord-sud, grandi-piccoli, ricchi-poveri. Da una parte città formica, laboriose, che non s’accontentano, dall’altra città cicala, che cantano future trasformazioni e in realtà assecondano la crisi ambientale urbana anziché cercare di correggerla. Insomma il cliché, valido in passato, del centro urbano medio-piccolo del nord come luogo predestinato alla qualità ambientale non è più universalmente valido Lo dimostrano i balzi avanti della metropoli Milano e della meridionale Cosenza. Non più liquidabili come singole eccezioni, dal momento che Ecosistema Urbano registra prestazioni positive anche a Oristano, Macerata, Pesaro».

E sono proprio queste città cicala a fare da zavorra a una rapida e positiva evoluzione della qualità ambientale urbana. Infatti la sfida per migliorare lo stato di salute delle città italiane procede troppo a rilento e per di più è ancora affidata alla lungimiranza e alla buona volontà del sindaco di turno. Più in generale di fronte alle difficili sfide della lotta ai cambiamenti climatici, della riduzione di tutti gli impatti ambientali, della tutela della salute e della maggiore vivibilità delle città italiane, ancora non ci siamo.

Quest’anno in coda alla classifica di Ecosistema Urbano si piazzano Catania, Agrigento e Massa. Mentre uno sguardo alle grandi città mostra situazioni altalenanti. Nella prima edizione del report, nel ’94 Milano occupava la penultima posizione, peggio faceva solo Napoli, all’ultimo posto. Lo scorso anno Milano era 31esima, oggi è 23esima. Napoli è rimasta negli anni stabilmente nella parte bassa della graduatoria, Roma è ripiombata in basso a partire dal 2010 dopo un’ascesa che l’aveva portata nel gruppo delle prime trenta,Torino addirittura quarta nel ‘98 e nona l’anno successivo e poi, da oltre dieci anni, sempre abbondantemente sotto la sufficienza.

Novità di quest’anno è l’analisi della capacità dei Comuni di smaltire i propri rifiuti nel proprio territorio che sarà oggetto di un approfondimento completo il prossimo anno. Per ora pubblichiamo un’anticipazione dello spazzatour – il viaggio dei rifiuti verso luoghi lontani da quello dove sono stati prodotti. Ebbene la Capitale fa fare ai propri rifiuti un vero e proprio giro turistico in Italia e all’estero: ad esempio i resti di un’insalata consumata vicino al Colosseo possono arrivare a centinaia di km di distanza e complessivamente decine di migliaia di Tir e convogli ferroviari nel 2017 disperdono scarti romani verso la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Puglia, il Veneto o addirittura oltre confine. Elaborando i dati Ama stimiamo che su 100 sacchetti di spazzatura gettati dai romani ben 44 vengano portati a spasso verso altre province e regioni. Anche Milano è protagonista di un eccessivo e negativo ricorso all’export, percentualmente analogo a quello capitolino. Unica differenza ma rilevante: il raggio dello spazzatour meneghino è decisamente più contenuto.

Una selezione di singole buone pratiche legate a Ecosistema Urbano saranno premiate da Legambiente a Rimini nel corso di Ecomondo (8 novembre): un’occasione per segnalare esperienze che hanno il pregio di introdurre significativi cambiamenti in ambiti specifici e che potrebbero essere riprodotte in altre realtà locali. Un’ultima notazione riguarda l’ampliamento dei temi affrontati. Con questa edizione del report abbiamo raccolto dati statistici sull’accessibilità dei capoluoghi in collaborazione con la Fondazione Serono.  Una prima analisi, la prima anche per l’Italia, sarà pronta nei primi mesi del 2019 e speriamo diventi la base per stimolare la costruzione di città universalmente fruibili. Nella convinzione che una città attenta alle esigenze delle persone con esigenze speciali è una città migliore. Per tutti.

CLASSIFICA FINALE ECOSISTEMA URBANO 2018

Pos.

Città

Pos.

Città

Pos.

Città

1

Mantova

78,14%

36

Nuoro

58,05%

71

Lecco

48,13%

2

Parma

76,83%

37

Vercelli

57,97%

72

Foggia

47,96%

3

Bolzano

74,27%

38

Ferrara

56,34%

73

Novara

47,26%

4

Trento

73,82%

39

Siena

55,95%

74

Reggio Calabria

46,30%

5

Cosenza

71,42%

40

Benevento

55,91%

75

Pescara

46,12%

6

Pordenone

71,06%

41

Forlì

55,58%

76

Avellino

45,81%

7

Belluno

68,94%

42

Catanzaro

55,38%

77

Campobasso

45,30%

8

Treviso

68,56%

43

Cuneo

55,29%

78

Torino

45,27%

9

Macerata

67,85%

44

Ravenna

55,14%

79

Grosseto

45,13%

10

Bologna

67,01%

45

Cagliari

54,85%

80

Bari

44,84%

11

Verbania

66,97%

46

Arezzo

54,65%

81

Caltanissetta

44,67%

12

La Spezia

65,37%

47

Terni

54,56%

82

Taranto

44,14%

13

Oristano

65,25%

48

L’Aquila

54,08%

83

Enna

44,11%

14

Venezia

65,21%

49

Vicenza

53,89%

84

Messina

43,60%

15

Biella

64,54%

50

Pavia

53,58%

85

Pistoia

43,08%

16

Rimini

64,27%

51

Padova

52,97%

86

Ragusa

42,47%

17

Pesaro

63,81%

52

Livorno

52,65%

87

Roma

42,38%

18

Bergamo

62,19%

53

Asti

51,94%

88

Rovigo

42,36%

19

Udine

62,03%

54

Salerno

51,47%

89

Napoli

42,13%

20

Teramo

61,94%

55

Varese

51,46%

90

Imperia

42,03%

21

Savona

61,64%

56

Isernia

51,42%

91

Matera

41,46%

22

Cremona

61,60%

57

Caserta

51,18%

92

Crotone

40,62%

23

Milano

60,95%

58

Piacenza

51,06%

93

Potenza

40,14%

24

Reggio Emilia

60,70%

59

Sassari

51,00%

94

Alessandria

39,95%

25

Sondrio

59,82%

60

Viterbo

50,99%

95

Latina

38,02%

26

Pisa

59,75%

61

Rieti

50,36%

96

Vibo Valentia

37,51%

27

Lucca

59,50%

62

Como

50,08%

97

Trapani

37,00%

28

Perugia

59,34%

63

Lecce

50,05%

98

Monza

36,77%

29

Trieste

59,26%

64

Chieti

49,88%

99

Siracusa

35,08%

30

Gorizia

58,83%

65

Modena

49,85%

100

Palermo

34,93%

31

Brescia

58,66%

66

Prato

49,47%

101

Frosinone

33,95%

32

Aosta

58,54%

67

Verona

48,74%

102

Massa

33,85%

33

Firenze

58,53%

68

Ascoli Piceno

48,45%

103

Agrigento

33,67%

34

Ancona

58,47%

69

Genova

48,42%

104

Catania

30,88%

35

Lodi

58,08%

70

Brindisi

48,39%

Fonte: Legambiente, Ecosistema Urbano (Comuni, dati 2017) – Elaborazione: Ambiente Italia

Scarica Ecosistema Urbano 2018

Banca Mondiale: un’economia circolare per ridurre lo spreco di rifiuti!

Secondo il nuovo Rapporto della Banca Mondiale, se non si avviano al più presto in tutti i Paesi adeguate politiche di gestione dei rifiuti, di riciclo e di economia circolare, nel 2050 la produzione globale di rifiuti arriverà a 3,14 miliardi di tonnellate, circa il 70% dell’attuale.

Senza un’azione urgente, fra 30 anni i rifiuti globali aumenteranno del 70% rispetto ai livelli attuali. È questo il messaggio contenuto nel nuovo Rapporto  del Gruppo della Banca Mondiale (WB) “What a Waste 2.0A Global Snapshot of Solid Waste Management to 2050” (Che spreco 2.0: un’istantanea globale sulla gestione dei rifiuti solidi al 2050).

Il Rapporto di oltre 200 pagine si basa sui dati dal 2012 al 2017, che provengono da 217 Paesi e 367 città, aggiornando in pratica le informazioni contenute nel precedente Rapporto che era uscito nel 2012.

Nel 2017 il mondo ha prodotto 2,01 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani (RSU), ma solo il 13,5% di questi viene riciclato e il 5,5% compostato. Si stima che il 40% dei rifiuti generati nel mondo sia gestito in modo inadeguato, disperso nell’ambiente o bruciato all’aperto. Se si continuasse business as usual, alla fine del 2050 si dovrebbero gestire 3,4 miliardi di tonnellate di rifiuti.

Rifiuti gestiti in malo modo – ha affermato Sameh Wahba, Direttore della divisione per lo sviluppo urbano e territoriale, la gestione del rischio di catastrofi e la resilienza della Banca Mondiale – contaminano gli oceani del mondo, intasano i corsi d’acqua causando inondazioni, provocano malattie per effetto dei problemi respiratori legati alla loro combustione, danneggiano animali che consumano i rifiuti scambiati per cibo e colpiscono lo sviluppo economico, come ad esempio impattando sul turismo“.

I dati sulla gestione dei rifiuti sono fondamentali per le politiche di gestione e pianificazione nel contesto locale. Conoscere la quantità e la tipologia dei rifiuti generati, in particolare nei Paesi a rapida urbanizzazione e crescita della popolazione, consente ai Governi locali di selezionare metodi di gestione appropriati e pianificare la domanda futura. Con dati accurati, i Governi possono allocare realisticamente budget e terreni, valutare le tecnologie adeguate e prendere in considerazione partner strategici per la fornitura di servizi, come il settore privato o le organizzazioni non governative.

Il Rapporto sottolinea che la gestione dei rifiuti solidi è fondamentale per città e comunità sostenibili, sane e inclusive, ma è spesso trascurata, in particolare nei Paesi a basso reddito. Mentre più di un terzo dei rifiuti nei Paesi ad alto reddito viene recuperato attraverso il riciclaggio e il compostaggio, solo il 4% dei rifiuti nei Paesi a basso reddito viene riciclato.

La gestione dei rifiuti rispettosa dell’ambiente tocca numerosi aspetti critici dello sviluppo – ha dichiarato Silpa Kaza, Specialista in sviluppo urbano della Banca mondiale e autrice principale del Rapporto –Tuttavia, la gestione dei rifiuti solidi è spesso trascurata quando si tratta di progettare città e comunità sostenibili, sane e inclusive. I Governi devono intraprendere azioni urgenti per affrontare la gestione dei rifiuti sia per la salute dei loro cittadini che per quella del Pianeta”.

Particolarmente problematici”, secondo gli autori, sono i rifiuti di plastica, che, se non vengono raccolti e gestiti correttamente, contamineranno i corsi d’acqua e gli ecosistemi per centinaia, se non migliaia, di anni. Nel 2016, il mondo ha generato 242 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ovvero il 12% di tutti i rifiuti solidi, secondo il Rapporto, e il 90% dei rifiuti marini è costituito da plastica.

Sebbene rappresentino solo il 16% della popolazione mondiale, i Paesi ad alto reddito messi insieme generano più di un terzo (34%) dei rifiuti mondiali. Asia orientale e la regione del Pacifico generano circa un quarto (23%) dei rifiuti globali, mentre l’Europa e l’Asia centrale, pur generando 392 milioni di tonnellate di rifiuti, riescono a recuperare, attraverso il riciclo e il compostaggio, il 31% dei materiali scartati.
Medio Oriente e Nord Africa sono le regioni che attualmente producono meno rifiuti, 129 milioni di tonnellate, anche se le stime parlando di una produzione doppia entro il 2050, con l’Africa Subsahariana destinata a triplicarli.
Il Nord America è la regione con la produzione media di rifiuti più alta in assoluto, ma registra oltre il 55% di rifiuti riciclabili, inclusi cartone, carta, vetro, metallo e plastica.

Sulla base del volume di rifiuti generati, della loro composizione e di come vengono gestiti i rifiuti, si stima che 1,6 miliardi di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio siano stati generati dal trattamento e dallo smaltimento dei rifiuti nel 2016, pari a circa il 5% del totale emissioni.

La cattiva gestione dei rifiuti sta danneggiando la salute umana e l’ambiente, oltre che contribuire alla sfida climatica – ha affermato Laura Tuck, Vicepresidente per lo Sviluppo Sostenibile della Banca mondiale – Sfortunatamente sono spesso i più poveri a subire l’impatto negativo di una gestione scorretta dei rifiuti. Non deve essere in questo modo. Le nostre risorse devono essere utilizzate e quindi riutilizzate continuamente in modo che non finiscano nelle discariche”. 

La sostenibilità è un altro aspetto necessario della gestione dei rifiuti, ma è ampiamente ignorata. Fattori come gli alti costi per la gestione sostenibile dei rifiuti, spesso scoraggiano le società. Ma lo studio dimostra che non solo è eticamente giusto, ma anche economicamente conveniente.

Se i rifiuti vengono trattati in modo sostenibile, ci sarebbe una significativa riduzione dei costi per la salute dei cittadini e dell’ambiente. Il costo per affrontare gli impatti della cattiva gestione dei rifiuti è ben maggiore di quello necessario per sviluppare e adottare corretti sistemi di gestione dei rifiuti, che, peraltro, riducono l’impronta del carbonio e le correlate calamità dovute ai cambiamenti climatici, che costano la perdita di vite umane, di risorse e denaro.

Il Rapporto sottolinea che i buoni sistemi di gestione dei rifiuti sono essenziali per dar vita ad un’economia circolare, in cui i prodotti sono progettati per durare a lungo e per essere riutilizzati e riciclati. Qualora i Governi nazionali e locali adottassero l’economia circolare, i modi intelligenti e sostenibili per gestire i rifiuti contribuirebbero a promuovere una crescita economica efficiente, riducendo al minimo l’impatto ambientale.

Tra le soluzioni avanzate nel Rapporto, meritevoli di attenzione da parte della governance mondiale, si segnalano:
– il sostegno finanziario ai Paesi in via di sviluppo per implementare adeguati sistemi di gestione dei rifiuti;
– il supporto ai principali Paesi produttori di rifiuti per ridurre il consumo delle plastiche attraverso programmi di riduzione e riciclaggio;
– la riduzione degli sprechi alimentari, educando e informando i consumatori, gestendo adeguatamente i prodotti organici e coordinando programmi specifici di gestione dei rifiuti alimentari.

Fonte: Regioni&Ambiente

Anci puglia: bando contro gli sprechi alimentari

Anci Puglia ha presentato lo scorso 5 ottobre il bando regionale dedicato ai Comuni per il finanziamento di progetti Comunali per il recupero delle eccedenze alimentari. Presenti, oltre al vicepresidente Anci puglia Francesco Crudele, Ruggiero Mennea, consigliere regionale e promotore della l.r. n. 13/2017 per il contrasto agli sprechi alimentari, Anna Maria Candela, dirigente regionale sezione inclusione sociale attiva e innovazione reti sociali, Carmen Craca, consulente esperto che ha contribuito alla stesura della l.r. n. 13/2017.

La legge regionale 13/2017 mette a disposizione per gli anni 2017 e 2018 risorse finanziarie per complessivi 1,6 milioni di euro per gli anni 2017- 2018, a cui andranno a sommarsi ulteriori risorse provenienti da fondi UE. Della dotazione regionale disponibilie 500mila euro sono destinati ai Comuni capoluogo e 850mila saranno assegnati, mediante apposito bando, agli ambiti territoriali per finanziare 17 progetti operativi (50mila euro per ciascun progetto). L’avviso pubblico regionale sarà pubblicato entro metà ottobre p.v. e prevede una procedura valutativa “a sportello”.

“Oggi presentiamo il bando per rendere applicabile la Legge regionale 13/2017 contro gli sprechi alimentari e farmaceutici, – ha dichiarato il Consigliere regionale Ruggiero Mennea – Uuna legge innovativa, utile ed efficace per combattere la povertà alimentare. Ora chiediamo una massiccia partecipazione dei comuni che dovranno coinvolgere tutti i produttori di eccedenze alimentari e farmaceutiche e tutte le associazioni del territorio. Da parte nostra c’è il massimo impegno a sostenere tutti le amministrazioni comunali e a monitorare i risultati raggiunti in base ai quali mi impegno a richiedere nuove ingenti risorse finanziarie per il 2019. Mi aspetto il massimo impegno da parte degli amministratori locali per dare una risposta immediata ed efficace a chi oggi vive una condizione di disagio anche per nobilitare l’impegno politico di noi tutti. Riportiamo la Puglia al benessere e confermiamo la solidarietà che ci contraddistingue”.

“Occasione importante per i Comuni,  – ha dichiarato Francesco Crudele, vicepresidente Anci Puglia – finalmente abbiamo risorse per attuare la “legge Mennea”, che è una buona legge, di immediata applicazione poichè non prevede regolamenti attuativi. Da una recente rilevazione di Coldiretti, emerge che in Puglia si sprecano circa 360mila tonnellate di alimenti commestibili, eccedenze che possono essere recuperate e ridistribuite. Si tratta di valorizzare iniziative di eccellenza che gia esitono sul territorio, rafforzando reti e comunità impegnate, per contrastare in modo efficace e sistematico la povertà alimentare e farmaceutica nella regione, migliorando la sostenibilità sociale, economica e ambientale. ”

Scarica slide presentazione bando

AQ Anci-Conai: consultazione pubblica

L’accordo quadro ANCI-CONAI è in scadenza. In vista del suo prossimo rinnovo, ANCI ha lanciato una consultazione nazionale rivolta a tutti i soggetti coinvolti nella filiera dei rifiuti di imballaggio. Non solo gli incontri sul territorio (http://esper.it/2018/10/03/anci-incontri-territoriali-in-vista-del-nuovo-accordo-quadro-con-conai/) ma anche una consultazione pubblica online. L’obiettivo è identificarne le eventuali criticità e raccogliere le proposte di modifica/miglioramento provenienti dai territori.
Vi invitiamo a partecipare alla consultazione online (tramite questionario) per contribuire al punto di vista di ANCI nelle trattative con CONAI e i Consorzi di Filiera.
Grazie per la collaborazione.
Per accedere al QUESTIONARIO:

https://it.surveymonkey.com/r/ANCI-CONAI2018

Anci: incontri territoriali in vista del nuovo Accordo Quadro con CONAI

Ivan Stomeo lo aveva promesso: “Nella nuova veste di delegato nazionale Anci per il tema Rifiuti, il mio principale impegno sarà rivolto dunque alla collaborazione e alla valorizzazione dell’esperienza di tutti quei Comuni che hanno messo in campo le migliori pratiche per lo sviluppo di progetti locali finalizzati alla  promozione di modelli di economia circolare. Quello che vorrei promuovere dunque come nuovo delegato Anci, è una maggiore apertura verso le esperienze di gestione dei rifiuti e degli imballaggi di successo che avvengono in Italia e anche all’estero da parte di governi, enti locali e industria”[1].

Ed è stato di parola: la parola ora passa ai Comuni, a quelli più virtuosi. Quei Comuni che più di altri si sentono penalizzati per lo scarso ritorno economico determinato dai precedenti Accordi Quadro (“Il finanziamento da parte dei produttori (attraverso il sistema CONAI) dei costi della raccolta differenziata non supera il 20% del totale, laddove invece, dovrebbe essere per intero a loro carico” testimonia l’Antitrust[2]), nonostante il grande impegno profuso, sia in termini politici che in termini meramente economici.

Saranno dunque anche loro a collaborare alla definizione del nuovo accordo quadro Anci-Conai, attraverso una serie di incontri pubblici organizzati da ANCI.
Il primo della serie è previsto per il 5 ottobre. Bari è la prima tappa di una serie d’incontri in vista del rinnovo dell’Accordo Quadro Anci Conai. I 6 incontri territoriali sono pensati come momento di ascolto degli amministratori e degli operatori che a vario titolo sono interessati dalla gestione dei Rifiuti e raccogliere contributi quanto più possibili puntuali e concisi relativi all’articolazione ed al funzionamento dell’accordo vigente e alle modifiche che si ritiene sarebbero necessarie apportare.

La finalità è dunque quella di fornire un’occasione agli Amministratori ed operatori del settore di esprimere il proprio punto di vista, attraverso osservazioni, eventuali criticità o suggerimenti, al fine di poter elaborare insieme la nuova piattaforma negoziale dell’Accordo Quadro Anci Conai.

 

NUOVO ACCORDO ANCI CONAI
INCONTRI CON I TERRITORI
BARI, CORSO VITTORIO EMANUELE II
5 OTTOBRE, ORE 14.00-16.30

Ore 14,00
Saluti
Antonio Decaro Presidente ANCI e Sindaco di Bari
Giorgio Quagliuolo Presidente CONAI

Introduzione
Agata Fortunato Componente delegazione trattante ANCI

Interventi Programmati:
Giovanni Francesco Stea Assessore Ciclo Rifiuti e bonifiche, Ambiente, Rischio industriale, Vigilanza ambientale della Regione Puglia
Fiorenza Pascazio Sindaco di Bitetto e Presidente Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti (AGER) Puglia
Raffaele del Giudice Vice Sindaco del Comune di Napoli
Enrico Manscia Sindaco del Comune di Policoro
Nicola Magrone* Sindaco del Comune di Modugno
Francesco Tarantini Presidente di Legambiente Puglia
Gianfranco Grandaliano Commissario ad Acta Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti (AGER) Puglia

Ore 16,00

Dibattito
Il nuovo Accordo quadro Anci Conai: Opportunità e Criticità.
Ascolti di idee e suggerimenti dei presenti.

Modera:
Carmelina Cicchiello Responsabile Ufficio Patrimonio, Politiche abitative, Demanio e Ciclo integrato dei Rifiuti

Interventi e contributi dei presenti

Conclusioni
Ivan Stomeo Comune di Melpignano e Delegato Anci all’Energia e ai Rifiuti

Nel corso dell’incontro sarà presentato ed illustrato il funzionamento della Survey on-line: Un questionario liberamente accessibile via internet con cui potete fornire il vostro contributo alla Consultazione Nazionale sul rinnovo dell’Accordo Quadro Anci Conai

 

[1] Sostenibilità, partecipazione, economia circolare: il progetto per il futuro – intervento per il volume “20 anni di gestione degli imballaggi: cosa è stato fatto e cosa resta da fare” http://esper.it/20-anni-di-gestione-degli-imballaggi-cosa-e-stato-fatto-cosa-resta-da-fare

[2] http://www.agcm.it/dotcmsdoc/allegati-news/ic49_sintesiindagine.pdf

Dal Ministero dell’Ambiente nuovo strumento per monitorare i Piani delle Regioni sui rifiuti

“MonitorPiani” è già stato sperimentato in Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Campania e Calabria

 

Il ministero dell’Ambiente ha un nuovo strumento per poter monitorare le informazioni e la documentazione relative ai piani di gestione dei rifiuti nelle varie Regioni italiane: si tratta di MonitorPiani, elaborato dalla Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento del ministero dell’Ambiente con il supporto dell’Albo nazionale gestori ambientali ed Ecocerved, ed è già stato sperimentato in cinque Regioni pilota (Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Campania e Calabria).

Il portale “MonitorPiani” è stato presentato da Marco Botteri di Ecocerved, che si è soffermato sulla logica seguita nello sviluppare questo strumento «per consentire al Comitato nazionale dell’Albo dei gestori ambientali di supportare il ministero nel monitoraggio dei piani di gestione dei rifiuti». Il censimento dei piani vigenti, degli obiettivi e degli indicatori è stato alla base dello sviluppo del sistema informativo. Dopo il caricamento dei piani di gestione sul sistema, gli enti hanno la possibilità di accedere nell’area riservata, verificare la completezza e la rispondenza dei dati, modificarli, se opportuno, e consolidarli affinché il ministero possa poi consultarli. Successivamente a questo primo step, come ha spiegato Botteri, subentra quello del monitoraggio dell’attuazione dei piani: la Regione inserisce annualmente il valore aggiornato di ogni indicatore. Completato l’aggiornamento, i dati sono a disposizione del ministero che potrà procedere con la comunicazione all’Unione europea.

Il direttore generale Mariano Grillo ha messo in evidenza che, in materia di rifiuti, la funzione del ministero è di “controllo collaborativo”: «Dopo i rilievi della Commissione europea su molti piani di gestione dei rifiuti – ha affermato –, ci siamo resi conto che occorre un rapporto continuativo con le Regioni. Ci sono difformità di approccio tra una Regione e l’altra e quindi abbiamo sentito l’esigenza di dare unitarietà. Il sistema ‘MonitorPiani’, che funziona e che per questo stiamo estendendo ad altre Regioni, è uno strumento prezioso in tal senso».

Si tratta di uno «strumento utile sia per il ministero sia per la pianificazione della gestione dei rifiuti da parte delle Regioni» anche secondo Marcello Salvagno della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha espresso il punto di vista di una delle cinque Regioni pilota coinvolte nella prima fase di sperimentazione del sistema “MonitorPiani”. Certo, anche più importante sarebbe intervenire finalmente ex-ante anziché nel solo monitoraggio ex-post dei vari Piani regionali, affrontando ovvero una revisione della normativa nazionale in tema di rifiuti, rendendola coerente con sé stessa e dunque utile (anche) allo sviluppo di politiche armonizzate sull’intero territorio nazionale. Ma questa è un’altra storia.

www.monitorpiani.it

UE, al voto risoluzione anti-plastica: riprogettazione, riutilizzo, riciclo

La lotta alla plastica è ormai costantemente nelle agende politiche di gran parte delle nazioni mondiali.
Dopo l’approvazione di un ambizioso pacchetto di azioni “verso un’economia circolare”, la UE porterà a votazione giovedì 13 settembre una nuova risoluzione che mette al centro del mirino il “problema plastica”.
I numeri sono inquietanti:

La plastica è un materiale importante e prezioso, che ricopre un ruolo utile nella società e nell’economia. Tuttavia, il modo in cui oggi si produce e si utilizza la plastica è insostenibile e finanziariamente impraticabile. La plastica è sviluppata per durare per sempre, ma spesso viene ancora progettata per essere smaltita dopo l’uso. La raccolta della plastica finalizzata al riciclaggio, inoltre, rimane molto bassa. Su circa 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica prodotti nell’UE ogni anno, meno del 30 % è raccolto per il riciclaggio. Tutto ciò ha conseguenze importanti:

1)  Una perdita per l’ambiente: i rifiuti di plastica hanno conseguenze disastrose soprattutto per gli ecosistemi marini, in quanto la plastica costituisce oltre l’80 % dei rifiuti marini. Tra 150 000 e 500 000 tonnellate di rifiuti di plastica finiscono nei mari e negli oceani dell’UE ogni anno. In media, inoltre, ogni anno tra 75 000 e 300 000 tonnellate di microplastica sono rilasciate nell’ambiente dell’UE.

2)  Una perdita per il clima: secondo alcuni studi, il riciclaggio di 1 milione di tonnellate di plastica equivarrebbe a togliere dalle strade 1 milione di autovetture(1).

3)  Una perdita per l’economia: si stima che l’economia perda il 95 % del valore del materiale plastico da imballaggio, ossia una somma compresa tra 70 e 105 miliardi di EUR all’anno;

4)  Un potenziale impatto sulla salute: la microplastica e i suoi sottoprodotti possono entrare anche nella catena alimentare, con effetti sulla salute umana ancora non del tutto noti.

A fronte di un impatto così devastante, l’UE ha ben chiare in mente le azioni da intraprendere

Dalla progettazione in funzione del riciclaggio alla progettazione in funzione della circolarità: rendere riutilizzabili o riciclabili, entro il 2030, tutti gli imballaggi di plastica immessi nel mercato europeo. Ma non ci si ferma agli imballaggi: si punta a fare della “circolarità innanzitutto” un principio globale, da applicare anche agli articoli di plastica diversi dagli imballaggi, attraverso lo sviluppo di norme sui prodotti e una revisione del quadro legislativo sulla progettazione ecocompatibile

Creazione di un autentico mercato unico per la plastica riciclata. L’utilizzo della plastica riciclata nei nuovi prodotti resta basso: solo il 6 % circa, secondo i dati della Commissione. Si indicano azioni ritenute essenziali per creare un autentico mercato unico per la plastica secondaria fra cui l’esercitare pressioni per aumentare i contenuti riciclati e la promozione di una progettazione in funzione della circolarità negli appalti.

Prevenzione della produzione di rifiuti di plastica. Oltre l’80 % dei rifiuti marini è costituito da materiali plastici, di cui il 50 % derivante da plastica monouso. Queste cifre mostrano che vi sono motivi legittimi per intervenire riguardo ai prodotti monouso. Il relatore, pertanto, è favorevole a una normativa specifica sulla plastica monouso per ridurre i rifiuti marini. Sotto la lente d’ingrandimento anche le bioplastiche: troppe tipologie differenti dalle caratteristiche estremamente diverse. Si richiedono norme chiare e armonizzate sia sui contenuti biologici sia sulla biodegradabilità. – SC

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