UE contro lo Sblocca Italia: per gli inceneritori è necessaria la VAS

Era il 2014 quando il Governo Renzi approvò il cosiddetto “Sblocca Italia” (decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014) che all’articolo 35 individuava nella costruzione di nuovi impianti di incenerimento rifiuti la soluzione strategica per la gestione dei rifiuti. Una serie di nuovi impianti che  avrebbero dovuto “rappresentare infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, attuare un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantire la sicurezza nazionale nell’autosufficienza, consentire di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica”. Semplificando Lo sblocca Italia prevedeva 12 nuovi impianti in 10 regioni, sottraendoli a ogni regola di comune cautela e, in particolare, ad una valutazione ambientale (Vas) degli effetti, da attuarsi prima della loro costruzione (o dell’ampliamento di quelli esistenti).

I malumori non mancarono, anche presso amministrazioni regionali della stessa parte politica del Governo centrale, che dichiararono apertamente che contrariamente a quanto prescritto, non avrebbero costruito nuovi impianti.
Un gruppo di Associazioni, capitanato da “Verdi Ambiente e Società” e “Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare”, fece ricorso, in particolare sul fatto che si individuasse l’incenerimento e la costruzione di nuovi impianti come “strategici” e che si sottraessero questi lavori alla Valutazione Ambientale Strategica.

Oggi l’UE si è espressa, stabilendo che:

  • Una normativa nazionale può prevedere come strategico l’incenerimento, in quanto misura prevista dall’art. 2008/98/CE fra le possibili azioni di gestione dei rifiuti. “Purché tale normativa sia compatibile con le altre disposizioni di detta direttiva che prevedono obblighi più specifici” ovvero le priorità delle azioni nella gestione dei rifiuti, che vede l’incenerimento al fondo delle possibili opzioni, appena prima della discarica.
  • La Vas è obbligatoria ogni volta che un piano o un programma può avere effetti significativi sull’ambiente negli Stati membri “in quanto garantisce che gli effetti dell’attuazione dei piani e dei programmi in questione siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro adozione”. Anzi, in questi casi, occorre effettuarla il più presto possibile, affinché i suoi risultati possano ancora incidere su eventuali decisioni.
    Peraltro – dice la Corte – non è solo questione di tutela della salute e dell’ambiente. Ma anche di democrazia e trasparenza. Infatti, la Vas è necessaria anche “allo scopo di contribuire ad una maggiore trasparenza dell’iter decisionale nonché allo scopo di garantire la completezza e l’affidabilità delle informazioni su cui poggia la valutazione”. E pertanto, in questi casi “occorre stabilire che le autorità responsabili per l’ambiente ed il pubblico siano consultate durante la valutazione dei piani e dei programmi e che vengano fissate scadenze adeguate per consentire un lasso di tempo sufficiente per le consultazioni, compresa la formulazione di pareri”.

 

 

 

 

FISE Assoambiente: ‘Necessaria un’efficace Strategia Nazionale per la gestione dei rifiuti’

“Per cogliere la sfida europea della Circular Economy (65% di riciclo effettivo e 10% in discarica al 2035 per i rifiuti urbani) occorrerà aumentare sensibilmente la raccolta differenziata (fino all’80%, considerato il tasso di resa rispetto ai rifiuti urbani intercettati) e la capacità di riciclo (+4 mln di tonnellate) del nostro Paese, limitando il tasso di conferimento in discarica e innalzando al 25% la percentuale di valorizzazione energetica dei rifiuti al fine di chiudere il ciclo. Per non perdere questa opportunità di crescita in termini economici e di sostenibilità ambientale è ora di definire su scala nazionale una “strategia per la gestione rifiuti” di lungo periodo che indirizzi tutto il sistema pubblico e gli operatori privati nella stessa direzione. Necessari investimenti in impianti di riciclo, recupero e smaltimento per 10 miliardi di euro.”

Sono questi i principali risultati emersi dal Rapporto “Per una Strategia Nazionale dei rifiuti”, presentato oggi a Roma da FISE Assoambiente (Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica) nel corso di un evento cui hanno preso parte rappresentanti del mondo industriale, scientifico e associativo del settore, alla presenza di esponenti della politica.

La normativa europea individua nella Circular Economy e nel potenziamento delle attività di riciclo la strada per una crescita sostenibile, anche al fine di rispondere alla sempre più scarsa disponibilità di materie prime. Per rendere effettivo e completo un modello di economia circolare, è imprescindibile realizzare le condizioni per “chiudere il cerchio” della gestione rifiuti: aumentare riciclo e recupero energetico per minimizzare l’uso delle discariche.

In Italia si producono ogni anno 135 milioni di ton di rifiuti speciali e circa 30 milioni di rifiuti urbani, di cui avviamo a riciclo, rispettivamente, il 65% (92 milioni di tonnellate) e il 47% (15 milioni di tonnellate).

Per raggiungere gli obiettivi fissati al 2035 il nostro Paese dovrà muoversi lungo 4 direttrici:

    1. limitare l’import/export dei rifiuti da e per l’Italia, che movimenta ogni anno 9,5 mln di tonnellate (circa 6 in entrata e 3,5 in uscita): una diseconomia che, per carenza di impianti, produce una perdita di potenziale di materia ed energia;
    2. dotarsi di un sistema impiantistico adeguato al proprio fabbisogno, pianificando la realizzazione nei prossimi 16 anni di: oltre 20 impianti per le principali filiere del riciclo, 22 impianti di digestione anaerobica per il riciclo della frazione umida, 24 impianti di termovalorizzazione, 53 impianti di discarica per gestire i flussi dei rifiuti urbani e speciali;
    3. bloccare il “turismo dei rifiuti” all’interno dei confini nazionali, con particolare riferimento agli urbani, movimentati da una Regione all’altra per carenza della necessaria impiantistica di smaltimento (soprattutto al Sud);
    4. riconsiderare la gestione delle discariche, facendo riferimento solo a impianti moderni e sostenibili cui destinare esclusivamente le frazioni residuali opportunamente trattate. Oggi la capacità residua ha un’autonomia limitata: tra circa 2 anni sarà esaurita la capienza delle discariche del Nord del Paese, tra meno di un anno stesso destino toccherà al Centro, mentre diverse aree del Sud sono già oggi in emergenza.

Per realizzare i benefici ambientali ed economici sottesi alla Circular Economy è necessario ripensare con un approccio pragmatico e programmatico alla gestione dei rifiuti.

“Il nostro Paese”, ha evidenziato il Presidente di FISE Assoambiente – Chicco Testa, commentando lo studio, “necessita di una Strategia Nazionale di gestione dei rifiuti che, al pari di quella energetica, fornisca una visione nel medio-lungo periodo (almeno ventennale) migliorando le attuali performance. Fare economia circolare significa disporre degli impianti di gestione dei rifiuti con capacità e dimensioni adeguate alla domanda. In Italia servono impianti di recupero (di materia e di energia) capaci non solo di sostenere il flusso crescente in particolare delle raccolte differenziate di rifiuti, ma anche di sopportare fasi di crisi dei mercati esteri; servono anche impianti di smaltimento finale (discariche), capaci di gestire i rifiuti residuali quali gli scarti generati dal processo di riciclo e quelli che non possono essere avviati a recupero o a trattamenti. Un investimento complessivo che richiederà 10 mld di euro”.

Lo studio evidenzia come per raggiungere questi obiettivi occorreranno anche strumenti economici a sostegno dell’utilizzo dei materiali riciclati e per l’uso di sottoprodotti e materiali end of waste, oltre a un quadro normativo chiaro per il settore che semplifichi le procedure di autorizzazione, spinga investimenti e competizione fra imprese, consentendo di realizzare tutti gli impianti necessari.

“Serve una cabina di regia nazionale”, conclude Testa, “che sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio, con responsabilità condivise del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dello Sviluppo Economico, coinvolga tutti gli attori istituzionali ed industriali, con l’obiettivo di gestire rifiuti urbani e speciali nella logica dell’economia circolare e rafforzare ulteriormente quello che già oggi è il principale distretto del riciclaggio d’Europa”.

Fonte: Eco dalle Città

Rifiuti: 355 milioni di sanzioni per le violazioni delle norme europee

WWF Italia ha presentato il rapporto “Italia chiama Europa – L’ambiente ritrovato”, in cui si ricorda come, sul piano istituzionale, l’80% della legislazione ambientale del nostro Paese sia di derivazione comunitaria, con evidenti benefici per l’ambiente e per il benessere dei cittadini. E come, sul piano economico e sociale, i posti di lavoro verdi abbiano registrato una crescita dal 2000 al 2015  di ben 7 volte superiore a quella del resto dell’economia (nonostante la crisi esplosa nel 2008).

Leggi recepite dall’Europa, ma normative europee ampiamente disattese:  sono ancora aperte ben 17 procedure d’infrazione (che sono il 23% del totale delle procedure a carico dell’Italia)  ed è sotto sorveglianza con 43 istruttorie EU Pilot (al primo posto in Europa) aperte per sospetta violazione delle norme ambientali – dato aggiornato al 2017. Non solo: al 31 dicembre 2018 il nostro Paese ha pagato oltre 548 milioni di euro di multe per il mancato rispetto della normativa comunitaria (dei quali più di 204 mln solo per le discariche abusive, oltre 151 mln per la gestione dei rifiuti in Campania e 25 mln per il mancato trattamento delle acque reflue urbane).

Nel dossier si rileva come i punti di debolezza del nostro Paese continuino ad essere la gestione dei rifiuti (con le procedure d’infrazione aperte sulla gestione dei rifiuti urbani, delle discariche, dei rifiuti pericolosi e dell’emergenza rifiuti in Campania), la gestione delle acque interne e marine (con le procedure  di infrazione aperte sulla mancata depurazione delle acque reflue urbane, per la non corretta applicazione della Direttive Acque e Alluvioni e sull’Ambiente marino), la qualità dell’aria (per mancato rispetto dei limiti per il PM 10 e delle soglie massime per il biossido di azoto) e la migliore tutela degli ecosistemi (come dimostrano le procedure d’infrazione sulla governance e la conservazione della Rete Natura 2000).

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Plastica, il Parlamento Ue vieta i prodotti usa e getta

Impegnata a preservare l’ambiente e a lottare contro l’inquinamento, l’Unione europea ha fatto oggi un nuovo importante passo avanti. Riunito a Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di misure che vieterà entro il 2021 oggetti di plastica monouso. La riforma, che l’associazione dei produttori di plastica vuole sia applicata in modo uniforme in tutti i Paesi membri, dovrebbe ridurre i costi dell’inquinamento marino di 22 miliardi di euro da qui al 2030.

Dal 2021 verrà bandita una lunga serie di oggetti monouso oggi utilizzati comunemente: posate e piatti di plastica, cannucce, bastoncini cotonati, sacchetti di plastica osso-degradabili e contenitori per alimenti in polistirolo espanso. La direttiva, che ora dovrà essere trasposta nei diritti nazionali, prevede il principio di chi inquina paga. Tra le altre cose sarà responsabilità dei produttori di rete da pesca recuperare le reti abbandonate in mare perché sfilacciate o rotte.

Il testo legislativo, approvato con 560 sì, 35 no e 28 astensioni, stabilisce inoltre alcuni obiettivi. Entro il 2029, il 90% delle bottiglie di plastica dovrà essere raccolto separatamente. Entro il 2025, il 25% delle bottiglie di plastica dovrà contenere materiale riciclato; ed entro il 2030 la quota dovrà salire al 30%. Il pacchetto di misure è stato voluto dal vice presidente della Commissione Frans Timmermans, attuale candidato alla presidenza dell’esecutivo comunitario nelle prossime elezioni europee.

Più in generale, il testo legislativo prevede che i governi nazionali impongano una riduzione nell’uso degli oggetti di plastica, per esempio i contenitori alimentari o le tazze per bevande. In un comunicato, l’associazione dei produttori di plastica PlasticsEurope ha salutato il nuovo impegno contro l’inquinamento, ma ha sottolineato come ora sia importante «una applicazione coerente» della direttiva in tutti i paesi europei.

Secondo Bruxelles, l’80% dell’inquinamento marino è provocato da plastica. La direttiva approvata oggi, e che ancora deve essere fatta propria dal Consiglio, colpisce il 70% di questo inquinamento. La plastica resiste al tempo, tanto che spesso rimasugli di questo materiale vengono ritrovati nei pesci e nei molluschi, finendo nella catena alimentare. L’obiettivo della direttiva è di imporre l’uso di materiali diversi o più semplicemente il riutilizzo eventualmente di oggetti in plastica.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Discariche: Italia, nuova condanna UE

L’Italia non ha rispettato gli obblighi derivanti dalla direttiva europea sulle discariche di rifiuti, e per questo la Corte di giustizia Ue condanna oggi (di nuovo) il nostro Paese: nella sua sentenza, la Corte constata infatti che l’Italia non ha adempiuto agli obblighi risultanti dalla direttiva relativamente a 44 discariche.

Tutto inizia nel 2012, quando la Commissione manda una lettera di diffida all’Italia, contestando  102 discariche operanti in violazione della direttiva 1999/31; una procedura che riguarda i cosiddetti obblighi di completamento, ossia l’esecuzione dei provvedimenti che lo Stato ha già adottato per una determinata discarica. Tali obblighi di completamento consistono, a seconda del sito interessato, nel porre in essere tutte le misure necessarie alla chiusura definitiva oppure, ove la discarica sia stata autorizzata a continuare a funzionare, nell’adozione delle misure necessarie a renderla conforme alla direttiva. A 7 anni di distanza dall’inizio del procedimento, però, ancora oggi l’Italia non ha ancora reso conformi alla direttiva (o proceduto alla loro chiusura) 44 discariche delle 102 iniziale, arrivando così alla condanna Ue.

La direttiva Ue, ricorda la Corte in una nota, ha lo scopo di “prevenire o ridurre per quanto possibile gli effetti negativi per l’ambiente e la salute umana dell’interramento di rifiuti introducendo severi requisiti tecnici”.

Delle 44 discariche, osserva la Corte, 31 non risultavano ancora in regola all’ottobre 2015, per sette i lavori di adeguamento sono stati completati solo del 2017-2018 e per altre sei o non è stato possibile verificarne la conformità alle disposizioni della direttiva o i lavori di adeguamento sono stati fatti dopo il 2015.

Come tutti i Paesi Ue, l’Italia era tenuta a bonificare entro il 16 luglio 2009 le discariche che avevano ottenuto un’autorizzazione o che erano già in funzione prima del 16 luglio 2001 (‘discariche esistenti’), adeguandole alle norme di sicurezza stabilite dalla direttiva del 1999, oppure a chiuderle.

Il governo italiano si è attivato a novembre scorso comunicando l’avvenuto completamento degli interventi necessari a sanare la posizione di 13 delle 44 discariche oggetto del giudizio. “Negli ultimi mesi – afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – ho richiesto a ciascuna delle cinque Regioni interessate dalla procedura un cronoprogramma di dettaglio dei lavori per il completamento della chiusura delle discariche diffidando, ove opportuno, gli enti regionali a concludere i procedimenti. Al fine di evitare un’ulteriore condanna con l’imposizione di sanzioni pecuniarie, non escludo il ricorso ai poteri sostitutivi. Bisogna fare presto, non solo perché ce lo chiede l’Europa, ma perché il nostro obiettivo primario è tutelare i cittadini e l’ambiente”.

Il ministro Costa si sta impegnando, in prima persona, con la Commissione Ue per la riduzione di tutte le infrazioni ambientali. Proprio nelle scorse settimane la Commissione europea ha sancito l’archiviazione della procedura di infrazione verso l’Italia in merito all’applicazione della Direttiva quadro sull’acqua (Eu pilot 73041/15/ENVI). Un risultato importante per la tutela delle acque e dell’ambiente del nostro Paese e in termini di credibilità internazionale, frutto dell’impegno dell’Italia per essere in piena conformità con le direttive europee.

Le 31 discariche non conformi nell’ottobre 2015 erano quelle di: Avigliano (località Serre Le Brecce); Ferrandina (località Venita); Genzano di Lucania (località Matinella); Latronico (località Torre); Lauria (località Carpineto); Maratea (località Montescuro); Moliterno (località Tempa La Guarella); Potenza (località Montegrosso-Pallareta); Rapolla (localité Albero in Piano); Sant’Angelo Le Fratte (località Farisi); Capistrello (località Trasolero); Francavilla (Valle Anzuca); L’Aquila (località Ponte delle Grotte); Canosa (CO.BE.MA); Torviscosa (società Caffaro); Corleto Perticara (località Tempa Masone); Marsico Nuovo (località Galaino); Matera (località La Martella); Rionero in Volture (località Ventaruolo); Salandra (località Piano del Governo); Senise (località Palombara); Tito (località Aia dei Monaci); Capestrano (località Tirassegno); Castellalto (località Colle Coccu); Castelvecchio Calvisio (località Termine); Corfinio (località Cannucce); Corfinio (località Case querceto); Mosciano S. Angelo (località Santa Assunta); S. Omero (località Ficcadenti); Montecorvino Pugliano (località Parapoti) e di Torviscosa (località La Valletta). Le 7 discariche in cui i lavori per renderle conformi alla direttiva sono stati completati nel corso del 2017 e del 2018 sono: Andria (D’Oria G. & C. Snc), Bisceglie (CO.GE.SER), Andria (F.lli Acquaviva), Trani (BAT-Igea srl), Atella (località Cafaro), Pescopagano (località Domacchia), Tito (località Valle del Forno). Le altre 6 per le quali non è stato possibile verificare la conformità alle disposizioni della direttiva o i lavori di adeguamento sono stati fatti dopo il 2015 sono quelle di: Potenza (località Montegrosso-Pallareta), Roccanova (località Serre), Campotosto (località Reperduso), San Mauro Forte (località Priati), San Bartolomeo in Galdo (località Serra Pastore) e Trivigano (ex Cava Zof).

L’importo complessivo versato dall’Italia fino ad oggi per le due procedure di infrazione relative ai rifiuti in Campania e per una rete di 200 discariche a livello nazionale, è di circa 285 milioni di euro. Questo per effetto di due condanne della Corte di giustizia europea, che risalgono rispettivamente al 2008 e al 2014. Lo ricordano fonti Ue.
In particolare, l’Italia è stata condannata a pagare una sanzione giornaliera di 120 mila euro per la mancanza di una rete adeguata e integrata di impianti di gestione dei rifiuti in Campania. Per questo l’Italia ha pagato fino ad oggi un totale di 107 milioni di euro.
Per quanto riguarda le discariche irregolari, la multa viene recuperata dalla Commissione ogni sei mesi per un importo di 200 mila euro per ogni discarica con rifiuti non pericolosi, e 400 mila per quelle con rifiuti pericolosi. Quando la Corte ha emesso la propria sentenza nel dicembre 2014, oltre 200 discariche di questo tipo non erano conformi, ma nel frattempo 123 di queste sono state riabilitate, e attualmente l’Italia paga multe per 77 discariche. Nel complesso, fino ad oggi il Paese ha pagato circa 178 milioni di euro (138 milioni di penalità più 40 milioni di importo forfettario) per le discariche irregolari.

L’aggiornamento del Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Lazio affidato ad ESPER, Ambiente Italia e Scuola Agraria del Parco di Monza

Con Determinazione del Direttore della Direzione Regionale n° G13683 del 29/10/2018, la Regione Lazio al termine di una procedura di gara ad evidenza pubblica ha assegnato ad E.S.P.E.R. quale mandataria in Raggruppamento Temporaneo con AMBIENTE ITALIA (mandante) il compito di aggiornare il Piano di Gestione dei Rifiuti regionale. L’A.T.I. ha poi ritenuto di coinvolgere nel gruppo di lavoro, quale ulteriore eccellenza nazionale per quanto riguarda la programmazione strategica in attinenza alle Direttive UE ed all’agenda sulla Economia Circolare, la Scuola Agraria Parco di Monza.

A seguito della redazione e dell’approvazione delle linee strategiche da parte della Regione Lazio con Deliberazione di Giunta Regionale n. 49 del 31 gennaio, presentate dal Presidente e dall’Assessore Politiche Abitative, Urbanistica, Ciclo dei Rifiuti e Impianti di Trattamento, Smaltimento e Recupero, e che costituiranno la base di partenza per lo sviluppo e la rimodulazione delle varie previsioni, si passa quindi alla fase di aggiornamento dell’attuale Piano regionale in regime di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) che si dovrà concludere quanto prima coerentemente con l’opportuna ed obbligatoria procedura di consultazione dei portatori di interesse.

Come correttamente stabilito dalla Regione il faro guida che ispirerà il gruppo di lavoro altamente qualificato che è stato costituito è senza dubbio quello dell’Economia Circolare, tematica sulla quale peraltro da poco ESPER ha pubblicato un volume scaricabile gratuitamente dal nostro sito – afferma Attilio Tornavacca, Direttore Generale di ESPER – Il compito che ci attende è arduo: nel rispetto della gerarchia di priorità di azioni fissata dall’Unione Europea, ci è stato dato il compito di far decollare le politiche virtuose di gestione dei rifiuti che consentano una significativa riduzione della produzione in primis e, in seconda battuta, una crescita significativa della raccolta differenziata e del  recupero e riciclo di materia. Con questi presupposti sarà conseguente la riduzione al minimo del ricorso a soluzioni di smaltimento come l’Incenerimento e le discariche, in osservanza della gerarchia dettata dalla Unione Europea sopracitata”.

Ci attende un lavoro che rispecchierà la complessità del territorio coinvolto – dichiara Mario Zambrini, amministratore unico di Ambiente Italia – Se da un lato sono note al grande pubblico alcune situazioni poco virtuose e costantemente sull’orlo dell’emergenza, dall’altro si ignorano esperienze che fanno della virtuosità il proprio aspetto distintivo e raggiungono performances ambientali ai vertici nazionali. La grande sfida sarà trovare gli strumenti adatti per ottenere un livellamento verso l’alto, senza zavorrare chi già sta correndo veloce”.

L’aggiornamento del Piano arriva in un momento di forte innovazione, dettato dalla recente approvazione del Pacchetto UE sulla Economia Circolare, e da politiche accessorie come la Strategia UE sulle Plastiche. La strategia regionale – sottolinea Enzo Favoino, Tecnico della Scuola Agraria Parco di Monza – potrà quindi essere declinata secondo le previsioni di massimizzazione del riuso e riciclo, e la promozione delle azioni di riduzione. Una particolare attenzione verrà posta alla valorizzazione della frazione organica, decisiva non solo quantitativamente, ma anche dal punto di vista operativo, per gli effetti indotti sulla rimodulazione delle raccolte del rifiuto residuo, e conseguentemente sull’aumento dei tassi di intercettazione degli altri materiali valorizzabili. Una sfida nella sfida, che ci stimolerà a fornire il nostro massimo impegno per far diventa la Regione Lazio tra le più virtuosi in Italia

Regione Lazio: presentate le linee guida per il nuovo Piano Regionale

L’economia Circolare diventa il perno attorno al quale si redigerà il nuovo Piano Regionale. E’ quanto si evince dalla nota diffusa dalla Regione Lazio:

Piano regionale rifiuti 2019 – 2025: da un’economia lineare a un’economia circolare. Un atto importante che darà un forte impulso alla svolta sostenibile del Lazio, e si inserisce in un’iniziativa organica che il Lazio ha intrapreso con tante diverse azioni concrete: come quella della lotta all’inquinamento dell’aria, della guerra ai rifiuti plastici, al sostegno alle imprese green. L’approvazione in Consiglio avverrà entro luglio 2019.

Un lavoro che va avanti insieme ad altre istituzioni, a partire dal Ministero per l’Ambiente e alla rete dei Comuni del Lazio, ma che coinvolge anche il tessuto produttivo, le associazioni, e naturalmente i cittadini.      

Un’alleanza tra Stato, istituzioni locali, imprese e cittadini per affermare un modello di sviluppo incentrato sulla sostenibilità, sul rispetto dell’ambiente, sull’uso consapevole delle risorse. Un impegno etico, ma anche una grande occasione di crescita duratura.

Dalla Regione Lazio un grande passo in avanti in questa direzione: il nuovo piano rifiuti è stato approvato nei tempi previsti.

Cinque grandi azioni, con l’obiettivo di far entrare il Lazio in una dinamica virtuosa di economia circolare: 

  1. 70% di differenziata entro il 2025: sosterremo con 57 milioni nei prossimi tre anni isole ecologiche e impianti di compostaggio e con il passaggio alla Tarip (Tariffa puntuale) entro il 2020 per tutti i Comuni. “Chi produce meno rifiuti, meno paga”.
  2. Riduzione dei rifiuti Riduzione del 50% del fabbisogno di conferimento in discarica e inceneritori.
  3. Riconversione di Colleferro abbiamo previsto la riconversione dell’impianto di termovalorizzazione di Colleferro, una delle aree a maggior tasso d’inquinamento del Lazio, puntando sulla realizzazione di un presidio industriale altamente tecnologico e senza impatto ambientale.
  4. Stop all’export dei rifiuti Ogni territorio – come avviene in tutta Italia e in tutta Europa e come prevedono la legge e le normative europee – deve chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno del proprio territorio.
  5. Lotta senza quartiere ai reati ambientali legati ai rifiuti. Un fatto che, purtroppo, riguarda anche la nostra regione.

 

Proprio il punto 4 di quelli previsti aprirà un confronto con Roma Capitale: “Di fronte al trend e ai ritmi attuali, al fatto poi che ogni 20 giorni devo cercare un presidente di regione che prenda i rifiuti di Roma – ha detto Zingaretti – abbiamo il dovere morale di indicare le soluzioni più congrue e cioè che una città di tre milioni di abitanti deve avere un sito dove far conferire materiale trattato”.

End of Waste – Legambiente e Kyoto Club: sventato il pasticcio, ora norme certe!

La normativa sull’End of Waste , ovvero quella che è chiamata a stabilire quando un rifiuto cessa di essere qualificato come tale, è in questo momento il crocevia da cui deve passare il futuro del riciclo in Italia. Abbiamo assistito alla protesta dei riciclatori durante Ecomondo, ne abbiamo parlato in convegni ed incontri pubblici. Abbiamo raccontato come il primo (ed al momento unico) impianto al mondo per il riciclo degli assorbenti ad uso umano (pannolini, pannoloni, assorbenti igienici) sia molto limitato, di fatto bloccato, a causa dell’assenza di una normativa. La norma era stata promessa ed effettivamente inserita nel programma politico del Ministro Costa. Ma così come era stata scritta, dopo lo stralcio dal “Decreto Semplificazioni” e l’inserimento nella Legge di Bilancio, la norma sull’End of Waste al termine di un processo di recupero, rischiava non solo di non essere utile, ma di portare con sé alcuni problemi aggiuntivi. Tanto da stimolare la discesa in campo di Legambiente e Kyoto Club 

«La semplificazione del riciclo dei rifiuti urbani e speciali, la normativa sul cosiddetto end of waste, deve essere reale ed efficace, al contrario di quanto si stava facendo con la legge di bilancio approvata definitivamente nei giorni scorsi con l’intervento maldestro del Parlamento. Bene ha fatto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa a stralciare quell’articolo dalla manovra economica per farlo tornare dove era stato inizialmente previsto, cioè nel Decreto Semplificazioni. Il nostro augurio è che ora non si facciano ulteriori pasticci nel passaggio parlamentare complicando il testo governativo sulle materie prime seconde che va, invece, nella direzione giusta».

È l’appello lanciato dal presidente di Legambiente Stefano Ciafani e dal vice presidente del Kyoto Club Francesco Ferrante per tradurre finalmente in realtà la norma sull’end of waste sulle materie prime seconde, molte volte annunciata in questi mesi dal ministro dell’ambiente Sergio Costa.

Da diversi anni l’Italia, infatti, non riesce a semplificare le operazioni di riciclaggio dei rifiuti come richiesto dall’Europa con le ultime direttive europee sul tema. La mancata emanazione di decreti sul fine vita dei rifiuti che dovrebbero rendere più semplici, solo per fare due esempi, il riciclo dei pannolini (l’unico impianto al mondo per trattare i pannolini e avviarli a recupero di materia è stato realizzato in provincia di Treviso ma è fermo perché manca la norma che dovrebbe emanare il ministero dell’Ambiente) o il granulato dei pneumatici fuori uso (manca da anni il decreto per riciclarli ad esempio nella produzione degli asfalti per le strade o nella realizzazione dei campi sportivi), sta creando un corto circuito che rischia di aumentare i flussi di rifiuti che vanno in discarica o negli inceneritori. Anche la chiusura del mercato cinese all’importazione dei rifiuti dall’estero, che spesso ha fatto emergere traffici illegali, ha di fatto ingolfato il mercato italiano e serve creare urgentemente il mercato interno dei prodotti riciclati che con i decreti “end of waste” sarebbe molto più rilevante nei numeri e nelle applicazioni.

«Ci auguriamo che questa sia la volta buona per l’approvazione di una norma che faccia decollare definitivamente il riciclaggio dei rifiuti di provenienza domestica o produttiva come ci chiede il nuovo pacchetto di direttive europee sull’economia circolare, grazie alla semplificazione dell’iter autorizzativo – aggiungono Ciafani e Ferrante –. Non c’è più tempo da perdere se vogliamo evitare la realizzazione di altri termovalorizzatori come paventato dal vicepremier Matteo Salvini. Una sciagura per l’economia circolare italiana che dobbiamo evitare rendendo più economiche le politiche di prevenzione, più semplici le operazioni di riciclo, costruendo tanti nuovi impianti industriali per il recupero di materia, a partire da quelli per la frazione organica dei rifiuti nei moderni digestori anaerobici per la produzione di biometano, e favorendo veramente, come previsto dall’obbligatorietà per legge dei criteri ambientali minimi nelle gare pubbliche d’appalto, i prodotti realizzati con materiali da riciclo».  (S.C.)

Premio Comuni Virtuosi 2018

E’ il comune di Cavareno (TN) ad aggiudicarsi la dodicesima edizione del Premio Comuni Virtuosi, tra i 50 comuni finalisti e le oltre 250 progettualità pervenute nei termini previsti dal bando promosso dall’Associazione Comuni Virtuosi con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Ispra, Anci, Borghi Autentici d’Italia, Agenda 21 Italia.

A decretarlo è stata una giuria di esperti composta da amministratori locali, docenti universitari, giornalisti e tecnici ambientali. Questa la motivazione: ““Per la trasversalità delle azioni messe in campo a favore dell’ambiente, per la capacità di coinvolgimento attivo della cittadinanza, per aver investito in progetti legati alla sostenibilità e alla promozione di una cultura dei beni comuni”.

Ecco la classifica dei primi dieci  relativa all’edizione 2018: 1° Cavareno (TN), 2° Cantiano (PU), 3° Petrosino (TP), 4° Ferla (SR), 5° Magliano Sabina (RM), 6° Biccari (FG), 7° Spilamberto (MO), 8° Feltre (PD), 9° Altopascio (LU), 10° Viareggio (LU).

Come di consueto sono stati assegnati anche i premi di categoria: Rescaldina (MI) si aggiudica il primo posto nella categoria GESTIONE DEL TERRITORIO, “per aver preservato il territorio dall’ennesima colata di cemento lavorando ad un piano urbanistico improntato a sostenibilità e riqualificazione”.

Per la categoria IMPRONTA ECOLOGICA il primo classificato è il Comune di Santa Margherita Ligure (GE), “Per i numerosi progetti, criteri e azioni, tesi a migliorare l’impronta ecologica della macchina comunale e, al contempo, dare il buon esempio alla comunità locale”.

Per i RIFIUTI la vittoria è andata al Comune di Bellizzi (SA) “Per l’impegno profuso non solo nella raccolta differenziata, ma anche nell’educazione dei cittadini allo scambio ed al riuso, prolungando concretamente la “vita delle cose” e mostrando come, attraverso un percorso di efficacia ed efficienza delle Istituzioni, sia possibile esercitare “Buone Pratiche” anche in territori complessi”.

Per la MOBILITA’ SOSTENIBILE il primo classificato è il Comune di La Spezia “Per la rete delle piste ciclabili, il piano sosta, e più in generale per tutte le azioni messe in atto per promuovere la mobilità dolce e sostenibile”.

Infine, nella categoria NUOVI STILI DI VITA, il migliore è risultato il Comune di Brentino Belluno (VR), “Per la molteplicità, concretezza e innovazione dei progetti rivolti alla cittadinanza, per la capacità di fare rete e favorire un senso di comunità”.

Al Comune di Cavareno verrà donato un audit dei servizi espletati per ottimizzazione i servizi e i costi della gestione dei rifiuti, grazie allo sponsor tecnico Esper.

Siamo lusingati di questo importante riconoscimento e rincuorati rispetto al nostro operato– dichiara il Sindaco di Cavareno Gilberto Zani-.  Per noi è la dimostrazione di come si può, lavorando tutti in sintonia e con un progetto di base, operare al meglio e a tutto campo per migliorare l’ambiente che ci circonda. Questo premio ci onora non solo perché è di grande prestigio, ma anche perché riconosce il lavoro dei volontari e delle associazioni e sottolinea il valore e le risorse di cui il nostro territorio può farsi vanto”.

Siamo emozionati e grati di questo riconoscimento– è il commento a caldo del Sindaco di Rescaldina Michele Catteneo-. Ringraziamo l’Associazione dei Comuni Virtuosi, che in questi anni di mandato è stata per noi fonte di stimolo costante, permettendoci di coltivare la fiducia e la determinazione nel realizzare progetti per una gestione del territorio sostenibile ed umana. Riceviamo questo premio insieme a tutti i cittadini che credono insieme a noi che esiste un altro modo di fare politica e di vivere la città, un modo basato sulla partecipazione, la legalità e l’incontro, basi per la costruzione di una vera comunità.”

I dati ci confortano sulla bontà delle politiche ambientali avviate a Santa Margherita Ligure negli ultimi anni– commenta il sindaco Paolo Donadoni-, con un occhio di riguardo per l’innovazione tecnologica. Condivido questo prestigioso riconoscimento con l’Ufficio Ambiente del comune e soprattutto con i cittadini che con il loro impegno dimostrano di avere a cuore la comunità. Colgo l’occasione per annunciare fin da ora, proprio alla luce dei risultati ottenuti, una notevole riduzione della Tari per il 2019. Un traguardo impensabile dopo neanche un anno da quando abbiamo esteso in tutta la città il nuovo sistema di raccolta e conferimento rifiuti”.

Molto sentite le parole del sindaco di Bellizzi (SA) Domenico Volpe: “Questo è un anno particolarmente felice per la nostra Comunità. Dopo il premio “Ricicloni” con Legambiente in Campania, oggi il riconoscimento, qui a Trento, alla XII edizione dei comuni Virtuosi. Tutto ciò, come Meridionali, ci riempie di soddisfazione. Senza campanilismo è un modo per segnare una evoluzione altamente civica a sancire un percorso iniziato nei primi anni 2000, con il nostro primo sistema di raccolta “porta a porta” spinto”.

E’ quasi superfluo dire che i riconoscimenti fanno sempre piacere, ma a questo attribuisco un valore particolare, perché premia l’impegno del Comune della Spezia per favorire una nuova cultura della mobilità, in cui l’auto privata non sia l’unica, ingombrante protagonista”, così recita l’Assessore Kristopher Casati del Comune. “Conquistare questo premio significa che è stata riconosciuta la validità delle nostre iniziative ad opera di uno dei settori più impattanti sulla qualità della vita dei cittadini. Ed è grazie alla perfetta sinergia con le associazioni di categoria, i tecnici e i cittadini che oggi posso ritirare questo riconoscimento.”

Per il nostro piccolo comune ricevere il riconoscimento fa estremamente piacere ed è frutto di un grande lavoro di squadra– sostiene il sindaco di Brentino Belluno (VR) Alberto Mazzurana-. Grazie dunque ai cittadini, ai tanti volontari che operano sul nostro territorio rendendo possibile la realizzazione i progetti avviati con bambini, anziani ed associazioni. In una società in cui il ritmo della propria vita è sempre più frenetico ci vuole coraggio ad andare controcorrente. L’auspicio è che ognuno di noi sappia sempre fermarsi e prendersi un po’ di tempo per i propri affetti e per le iniziative delle proprie comunità”.

Una delle due menzioni speciali di questa edizione va alla città di Torino. Ecco la dichiarazione dell’Assessore all’Ambiente Alberto Unia: “È con orgoglio e soddisfazione che la Città di Torino riceve questo importante premio, la menzione speciale nella categoria “Nuovi Stili di Vita” del Premio Comuni Virtuosi. Da sempre attenta alle tematiche ambientali e sociali, la Città sta affrontando con l’impegno di tutti i propri uffici una sfida a tutto campo. Il fronte sul quale si sta operando contempla numerosi scenari: il rinnovamento urbanistico, l’innovazione tecnologica, l’economia “green” e circolare, la creazione di infrastrutture verdi.  Scenari che compongono un piano strategico sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale, che coinvolge il cittadino quale anello fondamentale del processo di sviluppo”.

L’altra menzione speciale è andata al Comune di Bassano Del Grappa (VI). Ecco cosa ha dichiarato l’Assessore all’Urbanistica Chiara Nichele: “La Città di Bassano del Grappa è onorata di accogliere l’ennesimo riconoscimento della valenza e innovatività di questo importante progetto che vede i cittadini impegnati rispetto a un tema che sempre più merita consapevolezza e responsabilità. Rendere virtuosa la gestione dei rifiuti urbani significa innanzitutto coinvolgere e rendere protagonisti i cittadini nella loro azione quotidiana“.

SCHEDA CAVARENO

SCHEDA RESCALDINA

SCHEDA SANTA MARGHERITA LIGURE

SCHEDA BELLIZZI

SCHEDA LA SPEZIA

SCHEDA BRENTINO BELLUNO

SCHEDA BASSANO DEL GRAPPA

SCHEDA TORINO

Plastica monouso addio, dal 2021 vietati piatti, cannucce e cotton fioc

Raggiunto l’accordo tra le istituzione dell’Unione europea; oltre al bando ci saranno anche obiettivi di riduzione. Plauso degli ambientalisti

Dopo oltre dodici ore di negoziato, le istituzioni Ue hanno raggiunto l’accordo che prevede restrizioni alla vendita e all’uso di oggetti monouso in plastica. Dal 2021 saranno vietati posate e piatti, cannucce, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso (come le scatole di fast food), oltre ai bastoncini di cotone per i prodotti dell’igiene tipo cotton fioc. Altri prodotti avranno obiettivi di riduzione. Per le bottiglie in Pet per bevande, per esempio, viene fissato un obiettivo vincolante di almeno il 25% di plastica riciclata dal 2025 in poi, calcolato come media per lo Stato membro.

Nel 2030 tutte le bottiglie di plastica dovranno rispettare un obiettivo di almeno il 30% di contenuto riciclato. Plaudono le Ong ambientaliste Break Free From Plastics e Rethink Plastics (cui aderiscono anche Client Earth, Eeb, Greenpeace e Friends of the Earth), secondo cui le nuove restrizioni sono “un precedente importante”, purché Paesi agiscano davvero. Inolte ritengono che le indicazioni su alcuni degli obiettivi restino “troppo vaghe”.

“Le nuove norme rappresentano un primo colpo significativo all’inquinamento da plastica – ha dichiarato Delphine Lévi Alvarès – , ma il loro impatto dipende dall’attuazione da parte dei nostri governi nazionali che devono agire immediatamente”.

“Gli europei sono consapevoli del fatto che parliamo di un problema enorme e l’Ue ha dimostrato coraggio nell’affrontarlo“, dichiara il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, considerato il ‘papà’ della direttiva. ” Ma – conclude – è anche importante sottolineare che, con le soluzioni concordate oggi, stiamo aprendo la strada a un nuovo modello di economia circolare”.

Fonte: E-Gazette