Rifiuti urbani: prorogato al 30 aprile 2020 l’Accordo quadro nazionale ANCI-CONAI

Al fine di consentire la definizione delle intese per il nuovo Accordo e la miglior negoziazione possibile dei singoli Allegati Tecnici, i presidenti di ANCI e di CONAI hanno condiviso di prorogare di altri 4 mesi l’Accordo già in scadenza al 31 dicembre 2019.

Anche durante questi mesi di proroga verranno applicate le medesime condizioni previste dagli Allegati Tecnici, inclusi i vigenti parametri per l’assegnazione delle fasce qualitative.

Resta inteso l’impegno delle parti a concludere le nuove intese entro il prossimo mese di luglio.

La legge di Bilancio ridimensiona le ambizioni del Green new deal italiano

Con 312 voti favorevoli, 153 contrari e 2 astenuti il Governo ha incassato la notte della vigilia di Natale la fiducia della Camera sulla legge di Bilancio, approvata così in via definitiva – senza variazioni sostanziali – dopo l’ok arrivato al Senato la settimana scorsa. Il risultato è una manovra impiccata ancora una volta alla neutralizzazione dell’aumento Iva (che assorbe 23,1 miliardi di euro su circa 32 complessivi), che introduce alcune misure utili dal punto di vista sociale – taglio del cuneo fiscale da 3 miliardi di euro nel 2020 e 5 nel 2021, 2 miliardi e mezzo per gli asili nido, l’abolizione del superticket sanitario –, ma riduce al lumicino le ambizioni sul Green new deal annunciate all’insediamento del Governo Conte bis.

«Doveva essere la manovra del Green new deal, quella che avrebbe messo al centro l’ambiente, ma l’Esecutivo – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente –  è ancora lontano dall’obiettivo come dimostra la (mancata, ndr) cancellazione dei sussidi alle fonti fossili. La legge di Bilancio approvata oggi ancora una volta rappresenta un’occasione mancata per il nostro Paese di fare davvero la differenza».

Effettivamente, negli ultimi mesi l’annunciato Green new deal nazionale è stato caratterizzato più dai passi indietro che da quelli in avanti. Ad esempio nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef) approvata ad ottobre era previsto tra i collegati alla decisione di bilancio un disegno di legge Green new deal e per la transizione ecologica del Paese, di cui si è perso traccia; si preannunciava inoltre che «nella prossima legge di Bilancio saranno introdotti due nuovi fondi di investimento, assegnati a Stato e Enti territoriali, per un ammontare complessivo di 50 miliardi su un orizzonte di 15 anni». Il risultato della promessa si può leggere all’art. 1, comma 85, della legge appena approvata: come dettagliano dalla Camera è nato un «Fondo da ripartire con dotazione di 470 milioni di euro per l’anno 2020, 930 milioni di euro per l’anno 2021, 1.420 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023», ovvero in tutto 4,240 miliardi di euro nell’arco di 4 anni.

Niente da fare anche per il taglio dei sussidi ai combustibili fossili, stimati dal ministero dell’Ambiente in 16,8 miliardi di euro (dati 2017) e in 18,8 miliardi di euro da Legambiente. Inizialmente il Governo aveva puntato su un taglio del 10% l’anno ai sussidi ambientalmente negativi, per poi rinunciare: la legge di Bilancio approvata prevede (entro il 31 gennaio 2020) la semplice istituzione di una Commissione per lo studio, le proposte per la transizione ecologica e per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, oltre  a una modifica delle esenzioni a partire dal 2020 di cui beneficeranno le soli concessioni gas con una produzione annuale fino a 10 milioni di smc (standard metri cubi) per quello estratto in mare e 30 milioni di smc per quello estratto su terra ferma (pari rispettivamente all’1,4% del totale estratto per le prime e al 12,7% del totale estratto su terra ferma per le seconde).

Migliora invece la struttura della plastic tax, che entrerà in vigore il 1 luglio nella veste di una tassa da  di 45 centesimi di euro per ogni chilo di “manufatti con singolo impiego in plastica (Macsi)” (sostanzialmente gli imballaggi) ma non le bioplastiche compostabili e i materiali riciclati, anche se è «un peccato – sottolineano da Legambiente – non aver compreso i prodotti che non sono imballaggi, ad esempio la plastica usata per l’edilizia, l’industria, l’agricoltura, le apparecchiature elettriche ed elettroniche».

Davvero troppo poco per qualificare il Green new deal italiano, com’è evidente dalle stime in campo e dall’esperienza espressa da altri Paesi europei. La Germania ad esempio ha varato con il suo Klimaschutzprogramm una carbon tax da 25 euro a tonnellata di CO2 (dal 2021, diventeranno 55 euro dal 2025) e mobiliterà investimenti da 54 miliardi di euro da qui al 2023 (contro il fondo italiano da 4,240 miliardi nello stesso arco di tempo). Autorevoli proposte mostrano che anche l’Italia avrebbe potuto inaugurare con ampi benefici una carbon tax (ricavandone 14 miliardi di euro l’anno da dedicare a compensazioni sociali e sviluppo sostenibile), investire in altro modo i sussidi finora garantiti alle fonti fossili (spingendo la crescita del Pil fino al +1,6%, contro il +0,2% previsto con la legge di Bilancio approvata), perseguire una riforma fiscale ecologica (rimodulazione dell’Iva compresa). Niente di tutto questo però è stato fatto.

«Con il nuovo anno – conclude dunque Ciafani – entriamo nel decennio cruciale per contrastare i cambiamenti climatici, non sono più ammessi ritardi. Per questo è fondamentale che l’ambiente diventi davvero una priorità all’interno dell’agenda politica nazionale. Il Governo Conte 2 non perda questa occasione».

Fonte: Greenreport

La Plastic tax è legge

La Camera dei Deputati ha approvato oggi con 334 voti favorevoli e 232 contrari il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e il bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022, che contiene anche una delle misure più contestate, la plastics tax, imposta di 45 centesimi di euro per ogni chilo di manufatti con singolo impiego in plastica (MACSI), ad eccezione di bioplastiche compostabili e materiali riciclati (oltre a dispositivi medici e packaging di medicinali). Entrerà in vigore il 1° luglio 2020 con primo versamento il 1° ottobre.
Il testo della manovra di Bilancio, visti anche i tempi molto stretti per la sua approvazione, non ha subito variazioni rispetto a quella votata in Senato (in allegato i commi dal 634 al 658 che si occupano della tassa sulla plastica), quindi può dirsi definitivo; il via libera è previsto in serata. Entrerà in vigore una volta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, entro il 31 dicembre 2019.

Via libera del Senato alla legge di Bilancio: la plastic tax prende forma definitiva

45 centesimi per chilogrammo di MACSI (manufatti con singolo impiego) in plastica. Esentata la quota di plastica riciclata eventualmente presente. Esclusi anche i manufatti in bioplastica compostabile, i dispositivi medici e quelli adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali. Salvo sorprese, questa dovrebbe essere la formulazione definitiva della tassa sulla plastica. La legge di Bilancio ha infatti passato l’esame del Senato e dovrebbe arrivare alla Camera ‘blindata’ per via della fiducia. La plastic tax entrerà in vigore dal 1 luglio 2020 con primo versamento in ottobre (con conseguente minore entrata nel primo anno di applicazione). Secondo le stime nel 2020 lo Stato incasserà 140,6 milioni (anziché 1 miliardo come previsto all’inizio). Nel 2021 la cifra di introito sarà poco più di 521 milioni invece di 1,8 miliardi. Nel 2022 passa a 462 milioni e 395,4 milioni nel 2023.

Plastics tax più snella da luglio 2020

Il vertice di maggioranza dello scorso 5 dicembre ha portato ad una leggera riformulazione della plastics tax, sotto la pressione di Italia Viva, che aveva minacciato una crisi di Governo qualora il provvedimento non fosse stato stralciato dalla Manovra economica all’esame del Senato insieme all’altrettanto contestata sugar tax.

L’accordo raggiunto faticosamente in serata tra i partiti di maggioranza, che dovrà essere formalizzato lunedì 9 al Senato,  prevede – secondo indiscrezioni – una tassa di 50 centesimi per chilo di imballaggio ( e non 40 centesimi come si ipotizzava) e il rinvio dell’entrata in vigore da aprile a luglio 2020 (a ottobre 2020 per la sugar tax), con primo versamento in ottobre.  “Ci siamo resi conto che la tassa sulla plastica poteva avere impatto problematico, sono arrivate segnalazioni dalle imprese del settore – ha spiegato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte -. Pur considerandola una tassa di scopo, abbiamo ritenuto di doverne ridurre l’impatto dell’85%, mentre lo spostamento a luglio offrirà alle imprese l’agio per adottare strategie imprenditoriali conseguenti”.

La nuova rimodulazione dell’imposta non piace però all’associazione dei trasformatori di materie plastiche Unionplast (Federazione Gomma Plastica), che la giudica “una soluzione di facciata”. “Lunedì cercheremo, con i sindacati, di replicare al Governo con proposte di sostenibilità concreta tentando di mantenere l’occupazione e il primato industriale italiano nella trasformazione della plastica”, spiega Angelo Bonsignori, Direttore Generale di Federazione Gomma Plastica.

Il correttivo giunge a 24 ore dalla presentazione del maxi emendamento del Governo che aveva già dimezzato l’importo della tassa, da 1 euro a 50 centesimi per chilogrammo di plastica utilizzata nei MACSI (imballaggi monouso in plastica), escludendo dal conto bioplastiche (secondo la norma UNI EN 13432), materiali riciclati (anche per quota parte nel manufatto finale), dispositivi medicali e manufatti in plastica con singolo impiego adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali (leggi articolo).

Federazione Gomma Plastica chiede al Governo di revocare il provvedimento e sostituirlo con un meccanismo di premialità che incentivi la transizione del settore verso l’economia circolare.

“La nostra proposta è quella di un credito d’imposta a premialità crescente per le imprese che propongono soluzioni innovative di eco-design, facilitando l’avvio a riciclo e ospitando al proprio interno quote crescenti di materia prima frutto di riciclo – spiega Angelo Bonsignori, Direttore Generale di Federazione Gomma Plastica -. Grazie a questa proposta, il nostro settore potrebbe consolidare la propria posizione di eccellenza in Europa e nel mondo, contribuendo a quel Green New Deal, il piano green per le imprese, su cui il Governo dice di voler investire consistenti energie e risorse”.

Secondo la Federazione, già oggi il 15% della plastica utilizzata proviene da economia circolare. Con un adeguato supporto da parte del Governo, l’industria potrebbe raddoppiare questa quota entro il 2030.

Andando avanti con la tassa sugli imballaggi in plastica (MACSI), invece, si metterebbe a rischio la sopravvivenza di 3mila imprese sull’intero territorio nazionale, con 50.000 addetti e 12 miliardi di fatturato.

“Più in generale – sostiene il Presidente di Unionplast, Luca Iazzolino -, chiediamo di fondare ogni provvedimento legislativo su dati oggettivi e certificati provenienti dall’analisi del ciclo di vita dei prodotti, sulla base di un concetto di sostenibilità globale, che prende in considerazione sia il rispetto dell’ambiente sia la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini”.

 

Dimezzata la plastic tax

Il governo ha depositato in commissione Bilancio al Senato un pacchetto di emendamenti che affronta molti dei nodi della manovra. Nel ‘mini-maxiemendamento’, tra le misure, ci sono le modifiche alla plastic tax, alle auto aziendali e le norme sui comuni. La plastic tax viene dimezzata a 50 centesimi di euro e non si applica al materiale che proviene da processi di riciclo, a quelli compostabili (secondo la norma UNI EN 13432), ai dispositivi medici e ai manufatti in plastica con singolo impiego adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali.  Per gli articoli monouso costituti da materia prima vergine e riciclata – si legge nella nella relazione tecnica – l’imposta sarà dovuta per la quota parte di plastica non riciclata.. La rimodulazione dovrebbe ridurre il gettito di 767 milioni nel 2020, rispetto agli 1,1 miliardi stimati originariamente.

E’ quanto prevede l’emendamento del governo alla manovra che, dopo le polemiche sollevate, corregge la misura. Sono esclusi dal pagamento dell’imposta i dispositivi medici e i manufatti in plastica con singolo impiego adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali. Inoltre, l’emendamento, si legge nella relazione tecnica, “prevede che non sia considerato fabbricante chi produce manufatti in plastica con singolo impiego utilizzando, come materia prima o semilavorati, altri manufatti in plastica con singolo impiego sui quali l’imposta è dovuta da un altro soggetto, senza l’aggiunta di ulteriori materie plastiche”.

“Sono stati fatti passi avanti ma non siamo ancora soddisfatti”. Cosi’ il capogruppo al Senato di Italia viva, Davide Faraone, commentando l’emendamento del governo che corregge la plastic tax. “C’e’ un abbattimento della plastic tax del 70 per cento, noi vogliamo abbattere anche il restante 30 per cento cosi’ come vogliamo togliere la sugar tax. Presenteremo i sub emendamenti, siamo fiduciosi sul lavoro che c’e’ ancora da fare”, ha aggiunto.

Rifiuti, Sei Toscana sarà la prima utility toscana a trasformarsi in società benefit

Sei Toscana, il gestore del servizio integrato dei rifiuti urbani nei 104 Comuni dell’Ato sud, sarà la prima utility in Toscana ad adottare un modello di impresa for benefit, ovvero una società con duplice scopo: profitto e beneficio comune, nella consapevolezza che non vi può più essere spazio per un’impresa che ignori la necessità di migliorare le condizioni di vita, ambientali e sociali del territorio dov’è inserita. L’Italia è stato il primo Stato europeo a dotarsi di questa nuova qualifica giuridica, introdotta con la legge di Bilancio 2016, e adesso Sei Toscana è pronta al grande passo come dichiarato oggi  nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze in occasione della prima giornata nazionale delle società benefit organizzata da Assobenefit.

«La volontà di Sei Toscana, già espressa nel proprio piano industriale – spiega l’ad Marco Mairaghi (nella foto, ndr) –  è quella di trasformarsi in società benefit, ossia un’impresa che ha introiettato il modello dello sviluppo sostenibile nella propria strategia, bilanciando le scelte per ottenere risultati su tutti i fronti: economico-finanziario, ambientale, sociale e della governance, operando in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente. La società intende traguardare un futuro in cui il bene di Sei Toscana si intrecci sempre più strettamente con il bene dei territori in cui opera e con quello delle loro comunità».

Una mission che ha preso il via pochi mesi fa con il workshop “Società benefit: modello virtuoso per le Utilities”, al quale hanno partecipato i rappresentanti di alcune delle più importanti utility toscane e nazionali, assieme ad aziende, associazioni e istituti di credito. Dall’incontro è nata la proposta di Sei Toscana, in accordo con Utilitalia e Cispel Toscana, di dar vita a un percorso comune di co-progettazione per arrivare fattivamente a definire intenzioni, opportunità e modalità della trasformazione delle utility toscane in società benefit.

Nel frattempo, il gestore unico dell’Ato sud continua a portare avanti il suo impegno sociale sul territorio in molti modi. Ad esempio dopo il successo della quinta edizione di “RI-Creazione. Da oggetto a rifiuto e ritorno”, il progetto di educazione ambientale che in questo anno scolastico coinvolge circa 13.000 studenti delle primarie e secondarie del territorio, è tutto pronto adesso per un nuovo progetto didattico che si rivolge agli studenti delle scuole superiori. Per l’anno scolastico 2019-2020 infatti Sei Toscana ha proposto alle scuole secondarie di secondo grado (licei ed istituti superiori) “Ecoquiz: in missione per il Pianeta”, un progetto dedicato alla sensibilizzazione circa il corretto smaltimento dei Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche): sono dodici gli istituti scolastici che hanno aderito di nove Comuni.

«Sei Toscana crede molto nell’educazione ambientale rivolta alle giovani generazioni – commenta Leonardo Masi, presidente di Sei Toscana – e affianca con ogni sforzo possibile le Amministrazioni in un percorso volto alla crescita e alla formazione dei cittadini di domani. Oltre al progetto RI-Creazione abbiamo deciso di coinvolgere anche i ragazzi più grandi per cercare di offrire al territorio e al suo sistema scolastico un ulteriore strumento capace di promuovere quel salto di qualità culturale nell’affrontare le sfide che abbiamo di fronte che è imprescindibile nella necessaria transizione verso l’economia circolare. Da gennaio organizzeremo nelle scuole che partecipano al progetto raccolte straordinarie di piccoli Raee con contenitori appositi che consegneremo agli istituti».

Economia circolare, sostenibilità, benessere: dalla Regione Emilia Romagna 510 mila euro per 38 progetti

Dalla riqualificazione degli spazi pubblici a Vigolzone, nel reggiano, che ha ottenuto il più alto punteggio relativo alla qualità, fino ad altri progetti elaborati dalle Unioni dei Comuni come quello dell’Unione Rubicone e Mare (Forlì-Cesena)per stimolare la responsabilità delle imprese nel promuovere l’inclusione dei più deboli nel mondo del lavoro.

Crescita sostenibile, economia circolare, politiche green, inclusione sociale delle persone più fragili, salute e benessere: sono questi alcuni degli obiettivi che accomunano i 38 progetti che si sono aggiudicati il recente bando della Regione Emilia-Romagna sulla Partecipazione, che ha destinato 500 mila euro a enti locali, associazioni, imprese e altre realtà della società civile per la realizzazione di processi partecipativi che dovranno essere avviati entro il 15 gennaio del 2020.

Tra i progetti finanziati, che vedono rappresentate tutte le province emiliano-romagnole, diversi riguardano la riqualificazione e la rigenerazione urbanistica.

Si tratta di iniziative che valorizzano la sinergia tra pubblico e privato e che, a livello locale, agiscono per concorrere al raggiungimento di obiettivi Onu quali lo sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente e la promozione della salute e del benessere.

“La partecipazione è diventata il fiore all’occhiello dell’Emilia-Romagna – dice l’assessora al Bilancio e al Riordino istituzionale Emma Petitti – solo negli ultimi 12 mesi vi è stato un investimento complessivo di circa 1,2 milioni di euro a sostegno di questi processi. La Regione da tempo investe e sostiene i progetti e le iniziative della cittadinanza, che è così sempre più protagonista delle decisioni e delle nostre scelte. Attraverso i contributi dedicati alla partecipazione puntiamo a coinvolgere gli enti locali, insieme ai soggetti pubblici e privati, nell’amministrazione della cosa pubblica per sostenere le attività e le iniziative volte al miglioramento della comunità. Un lavoro in sinergia tra istituzioni e società civile per lo sviluppo del nostro territorio.”

A questo link la pagina dedicata al bando Partecipazione con la graduatoria.

Fonte: Eco dalle Città

Arera: via alla “TARI 2”

Il 31 ottobre 2019 ARERA Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ha approvato la deliberazione 443/2019/R/RIF “definizione dei criteri di riconoscimento dei costi efficienti di esercizio e di investimento del servizio integrato dei rifiuti, per il periodo 2018-2021”.

Facendo riferimento alle norme di settore Europee, in particolare alla Direttiva sull’Economia Circolare (2018/851/UE) alla legge madre (2008/98/CE) insistendo sui concetti quali “responsabilità estesa del produttore, “chi inquina paga” e con un’attenzione particolare ai sistemi di tariffazione puntuale basati sul concetto di “Pay as you throw” ARERA modifica alcune norme sull’allocazione delle fonti di costo nei documenti economico-finanziari 2020-2021.

L’obiettivo è quello di garantire agli operatori e a tutte le parti interessate un quadro di regole certe e chiare di garantire che le tariffe praticate agli utenti siano coerenti con i principi fondamentali dell’ordinamento tariffario, quali quelli dell’efficienza dei costi.

In prima battuta ARERA stabilisce il perimetro dell’ambito di applicazione. Potranno essere inseriti nel conteggio TARI i costi relativi a: spazzamento e lavaggio delle strade; raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; gestione tariffe e rapporti con gli utenti; trattamento e recupero dei rifiuti urbani; trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani. Esclusi dunque alcuni servizi accessori quali lo spazzamento neve, spesso fino ad oggi conteggiati. Relativamente a tali servizi sono dunque identificate le seguenti componenti tariffarie: costi operativi, costi d’uso del capitale (ammortamenti, immobilizzazioni, etc.)

Elemento importante dell’impianto è quello relativo ai costi inesigibili, ovvero quelli che difficilmente verranno riscossi. Rimane confermato in caso di applicazione della TARI corrispettiva il principio per cui questi possono essere inseriti come costo solo al termine di tutte le procedure per la riscossione previste dalla legge. In caso di TARI tributo, fa fede la normativa vigente.

Il Piano Economico Finanziario dovrà essere presentato dal gestore, ma non potrà essere solo un elenco di costi: sarà infatti obbligatoria una relazione illustrativa ed una dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentare del gestore che attesti la veridicità dei dati trasmessi. Il gestore dovrà trasmettere il Pef all’«ente territorialmente competente» (ente di governo dell’Ambito, se istituito ed operativo, oppure la Regione o il Comune). L’ente una volta verificato il Pef lo trasmette ad Arera che «verifica la coerenza regolatoria degli atti, dei dati e della documentazione trasmessa» e in caso di esito positivo approva.

Infine ARERA accoglie le osservazioni dei Comuni per quel che riguarda l’Iva prendendo atto del fatto che, essendo l’Iva indetraibile in caso di applicazione della Tari tributo, va considerata un costo e in quanto tale da inserire nel Piano economico e finanziario. (SC)

Ministro Gualtieri: ‘La plastic tax colpisce solo il monouso’

“L’imposta sulla plastica ha lo scopo di disincentivare i prodotti monouso e promuovere materie compostabili ed eco-compatibili. Non è un’imposta generalizzata sulla plastica, materiale di cui difficilmente riusciremo a fare a meno, ma ha l’obiettivo di limitare l’impiego di oggetti che usi una volta e rimangono nell’ambiente per centinaia di anni”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso del convegno organizzato dal Messaggero. “L’imposta sarà per esempio applicata sulla bottiglietta di acqua minerale ma non sulla borraccia che viene riempita più volte”.

E ancora, dice Gualtieri la plastic tax colpirà “la vaschetta per prodotti alimentari che si trovano al supermercato ma non i contenitori domestici per il frigorifero; il bicchiere di plastica usa e getta, ma non quello di plastica progettato per essere messo a tavola e utilizzato un numero indefinito di volte”. Inoltre, spiega il ministro, “è limitata e commisurata al peso della plastica e quindi volta a incentivare la riduzione di plastica monouso introdotta, mentre non tocca le bioplastiche”.

“Introdurremmo anche un incentivo per l’innovazioni dei processi produttivi che sostenga la riconversione verso la produzione di bioplastiche o di plastiche compostabili, che non saranno soggette all’imposta”, ha detto ancora Gualtieri.

Per il ministro, l’aumento di investimenti pubblici contenuto nella manovra è distribuito in tre fondi, uno per le amministrazioni centrali, uno gli enti territoriali e un fondo speciale ‘green new deal’ che sarà anche alimentato anche dall’emissione di ‘green bond’, ovvero di titoli pubblici che noi emetteremo vincolati specificatamente alla sostenibilità dell’economia”.

Costa, accordo per non tassare plastica compostabile. Sull’ipotesi di plastic tax “c’e’ un bell’accordo nella compagine di governo sul non toccare tutto cio’ che e’ compostabile, riciclabile e biodegradabile, e sul diminuire il packaging di plastica. Credo che l’accordo su questo sia raggiunto”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S), a margine di un convegno del Messaggero a Roma.

Fonte: Ansa Ambiente