Plastics tax più snella da luglio 2020

Il vertice di maggioranza dello scorso 5 dicembre ha portato ad una leggera riformulazione della plastics tax, sotto la pressione di Italia Viva, che aveva minacciato una crisi di Governo qualora il provvedimento non fosse stato stralciato dalla Manovra economica all’esame del Senato insieme all’altrettanto contestata sugar tax.

L’accordo raggiunto faticosamente in serata tra i partiti di maggioranza, che dovrà essere formalizzato lunedì 9 al Senato,  prevede – secondo indiscrezioni – una tassa di 50 centesimi per chilo di imballaggio ( e non 40 centesimi come si ipotizzava) e il rinvio dell’entrata in vigore da aprile a luglio 2020 (a ottobre 2020 per la sugar tax), con primo versamento in ottobre.  “Ci siamo resi conto che la tassa sulla plastica poteva avere impatto problematico, sono arrivate segnalazioni dalle imprese del settore – ha spiegato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte -. Pur considerandola una tassa di scopo, abbiamo ritenuto di doverne ridurre l’impatto dell’85%, mentre lo spostamento a luglio offrirà alle imprese l’agio per adottare strategie imprenditoriali conseguenti”.

La nuova rimodulazione dell’imposta non piace però all’associazione dei trasformatori di materie plastiche Unionplast (Federazione Gomma Plastica), che la giudica “una soluzione di facciata”. “Lunedì cercheremo, con i sindacati, di replicare al Governo con proposte di sostenibilità concreta tentando di mantenere l’occupazione e il primato industriale italiano nella trasformazione della plastica”, spiega Angelo Bonsignori, Direttore Generale di Federazione Gomma Plastica.

Il correttivo giunge a 24 ore dalla presentazione del maxi emendamento del Governo che aveva già dimezzato l’importo della tassa, da 1 euro a 50 centesimi per chilogrammo di plastica utilizzata nei MACSI (imballaggi monouso in plastica), escludendo dal conto bioplastiche (secondo la norma UNI EN 13432), materiali riciclati (anche per quota parte nel manufatto finale), dispositivi medicali e manufatti in plastica con singolo impiego adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali (leggi articolo).

Federazione Gomma Plastica chiede al Governo di revocare il provvedimento e sostituirlo con un meccanismo di premialità che incentivi la transizione del settore verso l’economia circolare.

“La nostra proposta è quella di un credito d’imposta a premialità crescente per le imprese che propongono soluzioni innovative di eco-design, facilitando l’avvio a riciclo e ospitando al proprio interno quote crescenti di materia prima frutto di riciclo – spiega Angelo Bonsignori, Direttore Generale di Federazione Gomma Plastica -. Grazie a questa proposta, il nostro settore potrebbe consolidare la propria posizione di eccellenza in Europa e nel mondo, contribuendo a quel Green New Deal, il piano green per le imprese, su cui il Governo dice di voler investire consistenti energie e risorse”.

Secondo la Federazione, già oggi il 15% della plastica utilizzata proviene da economia circolare. Con un adeguato supporto da parte del Governo, l’industria potrebbe raddoppiare questa quota entro il 2030.

Andando avanti con la tassa sugli imballaggi in plastica (MACSI), invece, si metterebbe a rischio la sopravvivenza di 3mila imprese sull’intero territorio nazionale, con 50.000 addetti e 12 miliardi di fatturato.

“Più in generale – sostiene il Presidente di Unionplast, Luca Iazzolino -, chiediamo di fondare ogni provvedimento legislativo su dati oggettivi e certificati provenienti dall’analisi del ciclo di vita dei prodotti, sulla base di un concetto di sostenibilità globale, che prende in considerazione sia il rispetto dell’ambiente sia la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini”.

 

Dimezzata la plastic tax

Il governo ha depositato in commissione Bilancio al Senato un pacchetto di emendamenti che affronta molti dei nodi della manovra. Nel ‘mini-maxiemendamento’, tra le misure, ci sono le modifiche alla plastic tax, alle auto aziendali e le norme sui comuni. La plastic tax viene dimezzata a 50 centesimi di euro e non si applica al materiale che proviene da processi di riciclo, a quelli compostabili (secondo la norma UNI EN 13432), ai dispositivi medici e ai manufatti in plastica con singolo impiego adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali.  Per gli articoli monouso costituti da materia prima vergine e riciclata – si legge nella nella relazione tecnica – l’imposta sarà dovuta per la quota parte di plastica non riciclata.. La rimodulazione dovrebbe ridurre il gettito di 767 milioni nel 2020, rispetto agli 1,1 miliardi stimati originariamente.

E’ quanto prevede l’emendamento del governo alla manovra che, dopo le polemiche sollevate, corregge la misura. Sono esclusi dal pagamento dell’imposta i dispositivi medici e i manufatti in plastica con singolo impiego adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali. Inoltre, l’emendamento, si legge nella relazione tecnica, “prevede che non sia considerato fabbricante chi produce manufatti in plastica con singolo impiego utilizzando, come materia prima o semilavorati, altri manufatti in plastica con singolo impiego sui quali l’imposta è dovuta da un altro soggetto, senza l’aggiunta di ulteriori materie plastiche”.

“Sono stati fatti passi avanti ma non siamo ancora soddisfatti”. Cosi’ il capogruppo al Senato di Italia viva, Davide Faraone, commentando l’emendamento del governo che corregge la plastic tax. “C’e’ un abbattimento della plastic tax del 70 per cento, noi vogliamo abbattere anche il restante 30 per cento cosi’ come vogliamo togliere la sugar tax. Presenteremo i sub emendamenti, siamo fiduciosi sul lavoro che c’e’ ancora da fare”, ha aggiunto.

Rifiuti, Sei Toscana sarà la prima utility toscana a trasformarsi in società benefit

Sei Toscana, il gestore del servizio integrato dei rifiuti urbani nei 104 Comuni dell’Ato sud, sarà la prima utility in Toscana ad adottare un modello di impresa for benefit, ovvero una società con duplice scopo: profitto e beneficio comune, nella consapevolezza che non vi può più essere spazio per un’impresa che ignori la necessità di migliorare le condizioni di vita, ambientali e sociali del territorio dov’è inserita. L’Italia è stato il primo Stato europeo a dotarsi di questa nuova qualifica giuridica, introdotta con la legge di Bilancio 2016, e adesso Sei Toscana è pronta al grande passo come dichiarato oggi  nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze in occasione della prima giornata nazionale delle società benefit organizzata da Assobenefit.

«La volontà di Sei Toscana, già espressa nel proprio piano industriale – spiega l’ad Marco Mairaghi (nella foto, ndr) –  è quella di trasformarsi in società benefit, ossia un’impresa che ha introiettato il modello dello sviluppo sostenibile nella propria strategia, bilanciando le scelte per ottenere risultati su tutti i fronti: economico-finanziario, ambientale, sociale e della governance, operando in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente. La società intende traguardare un futuro in cui il bene di Sei Toscana si intrecci sempre più strettamente con il bene dei territori in cui opera e con quello delle loro comunità».

Una mission che ha preso il via pochi mesi fa con il workshop “Società benefit: modello virtuoso per le Utilities”, al quale hanno partecipato i rappresentanti di alcune delle più importanti utility toscane e nazionali, assieme ad aziende, associazioni e istituti di credito. Dall’incontro è nata la proposta di Sei Toscana, in accordo con Utilitalia e Cispel Toscana, di dar vita a un percorso comune di co-progettazione per arrivare fattivamente a definire intenzioni, opportunità e modalità della trasformazione delle utility toscane in società benefit.

Nel frattempo, il gestore unico dell’Ato sud continua a portare avanti il suo impegno sociale sul territorio in molti modi. Ad esempio dopo il successo della quinta edizione di “RI-Creazione. Da oggetto a rifiuto e ritorno”, il progetto di educazione ambientale che in questo anno scolastico coinvolge circa 13.000 studenti delle primarie e secondarie del territorio, è tutto pronto adesso per un nuovo progetto didattico che si rivolge agli studenti delle scuole superiori. Per l’anno scolastico 2019-2020 infatti Sei Toscana ha proposto alle scuole secondarie di secondo grado (licei ed istituti superiori) “Ecoquiz: in missione per il Pianeta”, un progetto dedicato alla sensibilizzazione circa il corretto smaltimento dei Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche): sono dodici gli istituti scolastici che hanno aderito di nove Comuni.

«Sei Toscana crede molto nell’educazione ambientale rivolta alle giovani generazioni – commenta Leonardo Masi, presidente di Sei Toscana – e affianca con ogni sforzo possibile le Amministrazioni in un percorso volto alla crescita e alla formazione dei cittadini di domani. Oltre al progetto RI-Creazione abbiamo deciso di coinvolgere anche i ragazzi più grandi per cercare di offrire al territorio e al suo sistema scolastico un ulteriore strumento capace di promuovere quel salto di qualità culturale nell’affrontare le sfide che abbiamo di fronte che è imprescindibile nella necessaria transizione verso l’economia circolare. Da gennaio organizzeremo nelle scuole che partecipano al progetto raccolte straordinarie di piccoli Raee con contenitori appositi che consegneremo agli istituti».

Economia circolare, sostenibilità, benessere: dalla Regione Emilia Romagna 510 mila euro per 38 progetti

Dalla riqualificazione degli spazi pubblici a Vigolzone, nel reggiano, che ha ottenuto il più alto punteggio relativo alla qualità, fino ad altri progetti elaborati dalle Unioni dei Comuni come quello dell’Unione Rubicone e Mare (Forlì-Cesena)per stimolare la responsabilità delle imprese nel promuovere l’inclusione dei più deboli nel mondo del lavoro.

Crescita sostenibile, economia circolare, politiche green, inclusione sociale delle persone più fragili, salute e benessere: sono questi alcuni degli obiettivi che accomunano i 38 progetti che si sono aggiudicati il recente bando della Regione Emilia-Romagna sulla Partecipazione, che ha destinato 500 mila euro a enti locali, associazioni, imprese e altre realtà della società civile per la realizzazione di processi partecipativi che dovranno essere avviati entro il 15 gennaio del 2020.

Tra i progetti finanziati, che vedono rappresentate tutte le province emiliano-romagnole, diversi riguardano la riqualificazione e la rigenerazione urbanistica.

Si tratta di iniziative che valorizzano la sinergia tra pubblico e privato e che, a livello locale, agiscono per concorrere al raggiungimento di obiettivi Onu quali lo sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente e la promozione della salute e del benessere.

“La partecipazione è diventata il fiore all’occhiello dell’Emilia-Romagna – dice l’assessora al Bilancio e al Riordino istituzionale Emma Petitti – solo negli ultimi 12 mesi vi è stato un investimento complessivo di circa 1,2 milioni di euro a sostegno di questi processi. La Regione da tempo investe e sostiene i progetti e le iniziative della cittadinanza, che è così sempre più protagonista delle decisioni e delle nostre scelte. Attraverso i contributi dedicati alla partecipazione puntiamo a coinvolgere gli enti locali, insieme ai soggetti pubblici e privati, nell’amministrazione della cosa pubblica per sostenere le attività e le iniziative volte al miglioramento della comunità. Un lavoro in sinergia tra istituzioni e società civile per lo sviluppo del nostro territorio.”

A questo link la pagina dedicata al bando Partecipazione con la graduatoria.

Fonte: Eco dalle Città

Arera: via alla “TARI 2”

Il 31 ottobre 2019 ARERA Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ha approvato la deliberazione 443/2019/R/RIF “definizione dei criteri di riconoscimento dei costi efficienti di esercizio e di investimento del servizio integrato dei rifiuti, per il periodo 2018-2021”.

Facendo riferimento alle norme di settore Europee, in particolare alla Direttiva sull’Economia Circolare (2018/851/UE) alla legge madre (2008/98/CE) insistendo sui concetti quali “responsabilità estesa del produttore, “chi inquina paga” e con un’attenzione particolare ai sistemi di tariffazione puntuale basati sul concetto di “Pay as you throw” ARERA modifica alcune norme sull’allocazione delle fonti di costo nei documenti economico-finanziari 2020-2021.

L’obiettivo è quello di garantire agli operatori e a tutte le parti interessate un quadro di regole certe e chiare di garantire che le tariffe praticate agli utenti siano coerenti con i principi fondamentali dell’ordinamento tariffario, quali quelli dell’efficienza dei costi.

In prima battuta ARERA stabilisce il perimetro dell’ambito di applicazione. Potranno essere inseriti nel conteggio TARI i costi relativi a: spazzamento e lavaggio delle strade; raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; gestione tariffe e rapporti con gli utenti; trattamento e recupero dei rifiuti urbani; trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani. Esclusi dunque alcuni servizi accessori quali lo spazzamento neve, spesso fino ad oggi conteggiati. Relativamente a tali servizi sono dunque identificate le seguenti componenti tariffarie: costi operativi, costi d’uso del capitale (ammortamenti, immobilizzazioni, etc.)

Elemento importante dell’impianto è quello relativo ai costi inesigibili, ovvero quelli che difficilmente verranno riscossi. Rimane confermato in caso di applicazione della TARI corrispettiva il principio per cui questi possono essere inseriti come costo solo al termine di tutte le procedure per la riscossione previste dalla legge. In caso di TARI tributo, fa fede la normativa vigente.

Il Piano Economico Finanziario dovrà essere presentato dal gestore, ma non potrà essere solo un elenco di costi: sarà infatti obbligatoria una relazione illustrativa ed una dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentare del gestore che attesti la veridicità dei dati trasmessi. Il gestore dovrà trasmettere il Pef all’«ente territorialmente competente» (ente di governo dell’Ambito, se istituito ed operativo, oppure la Regione o il Comune). L’ente una volta verificato il Pef lo trasmette ad Arera che «verifica la coerenza regolatoria degli atti, dei dati e della documentazione trasmessa» e in caso di esito positivo approva.

Infine ARERA accoglie le osservazioni dei Comuni per quel che riguarda l’Iva prendendo atto del fatto che, essendo l’Iva indetraibile in caso di applicazione della Tari tributo, va considerata un costo e in quanto tale da inserire nel Piano economico e finanziario. (SC)

Ministro Gualtieri: ‘La plastic tax colpisce solo il monouso’

“L’imposta sulla plastica ha lo scopo di disincentivare i prodotti monouso e promuovere materie compostabili ed eco-compatibili. Non è un’imposta generalizzata sulla plastica, materiale di cui difficilmente riusciremo a fare a meno, ma ha l’obiettivo di limitare l’impiego di oggetti che usi una volta e rimangono nell’ambiente per centinaia di anni”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso del convegno organizzato dal Messaggero. “L’imposta sarà per esempio applicata sulla bottiglietta di acqua minerale ma non sulla borraccia che viene riempita più volte”.

E ancora, dice Gualtieri la plastic tax colpirà “la vaschetta per prodotti alimentari che si trovano al supermercato ma non i contenitori domestici per il frigorifero; il bicchiere di plastica usa e getta, ma non quello di plastica progettato per essere messo a tavola e utilizzato un numero indefinito di volte”. Inoltre, spiega il ministro, “è limitata e commisurata al peso della plastica e quindi volta a incentivare la riduzione di plastica monouso introdotta, mentre non tocca le bioplastiche”.

“Introdurremmo anche un incentivo per l’innovazioni dei processi produttivi che sostenga la riconversione verso la produzione di bioplastiche o di plastiche compostabili, che non saranno soggette all’imposta”, ha detto ancora Gualtieri.

Per il ministro, l’aumento di investimenti pubblici contenuto nella manovra è distribuito in tre fondi, uno per le amministrazioni centrali, uno gli enti territoriali e un fondo speciale ‘green new deal’ che sarà anche alimentato anche dall’emissione di ‘green bond’, ovvero di titoli pubblici che noi emetteremo vincolati specificatamente alla sostenibilità dell’economia”.

Costa, accordo per non tassare plastica compostabile. Sull’ipotesi di plastic tax “c’e’ un bell’accordo nella compagine di governo sul non toccare tutto cio’ che e’ compostabile, riciclabile e biodegradabile, e sul diminuire il packaging di plastica. Credo che l’accordo su questo sia raggiunto”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S), a margine di un convegno del Messaggero a Roma.

Fonte: Ansa Ambiente

Per il ministro dell’Ambiente la plastic tax «va assolutamente rimodulata»

Grande è la confusione sotto al cielo della plastic tax, la nuova tassa introdotta nella legge di Bilancio in fase d’elaborazione che peserà per 1 euro al chilo sugli imballaggi plastici. Quali di preciso, e con quale sovraccarico a seconda delle gradazioni d’impatto ambientale, non è però ancora dato sapere: quel che è certo è che l’attuale formulazione non sarà quella definitiva. Durante il convegno sull’economia circolare organizzato oggi da Il Messaggero il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha dichiarato infatti che la plastic tax «va assolutamente rimodulata».

L’obiettivo è quello di «declinare il concetto di tassa sulla plastica in modo diversificato e per aiutare, attraverso il ministero dello Sviluppo economico, quelle aziende che vogliono cambiare il sistema produttivo. Non toccare tutto ciò che è compostabile, riciclabile e biodegradabile, e diminuire il packaging di plastica. Credo che l’accordo su questo sia raggiunto».

Il tema è assai delicato, in quanto come spiega l’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi «una tassa tanto al chilo, indifferenziata, uguale per tutti gli imballaggi in plastica, monouso o meno, riciclabili o meno, fatti con plastiche riciclate o no, che genera introiti per fare cassa e finanziare altre spese, invece che destinarne i proventi alla prevenzione, al riutilizzo, al riciclo e alle raccolte, è in contrasto con gli indirizzi europei ed è inefficace dal punto di vista ambientale».

Che senso avrebbe, ad esempio, tassare l’impiego di plastica riciclata quando al contempo il decreto Crescita ha finalmente introdotto pochi mesi fa un primo (tra l’altro ancora in attesa di decreti attuativi) credito d’imposta per favorire proprio riciclo e riuso? Differenziare l’impatto della plastic tax consisterebbe inoltre di spingere la transizione ecologica di un’industria che in Italia occupa oggi 110mila persone, e che produce il 70% degli articoli che saranno messi al bando nel 2021 dalla direttiva Ue sulla plastica monouso.

Ciò che è certo è che nonostante tutte le iniziative “plastic free” nel 2018 gli italiani hanno consumato 2.292.000 tonnellate di imballaggi in plastica, più dell’anno precedente, il 44,5% dei quali è stato poi avviato a riciclo, il 43% a recupero energetico e il 12,5% in discarica. In questo scenario si stima che l’introduzione della plastic tax non avrà ampie ricadute sul consumatore finale (l’aggravio si aggira attorno ai 2 centesimi per le bottiglie da 0,5 litri, 3 centesimi per quelle da 1,5 litri), ma sicuramente ce ne saranno in termini industriali e ambientali. Occorre dunque un approccio sostenibile e pragmatico.

«L’imposta sulla plastica – dettaglia il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, dallo stesso convegno cui è intervenuto anche il ministro Costa – ha lo scopo di disincentivare i prodotti monouso e promuovere materie compostabili ed eco-compatibili. Non è un’imposta generalizzata sulla plastica, materiale di cui difficilmente riusciremo a fare a meno, ma ha l’obiettivo di limitare l’impiego di oggetti che usi una volta e rimangono nell’ambiente per centinaia di anni. L’imposta sarà per esempio applicata sulla bottiglietta di acqua minerale ma non sulla borraccia che viene riempita più volte».

Mentre vanno definendosi le strategie a livello governativo, per Ronchi anziché introdurre una nuova plastic tax sarebbe più efficiente sostituirla con un adeguamento normativo del contributo ambientale (Cac) per gli imballaggi in plastica – aumentandolo quanto serve, ad oggi è pari a 450 milioni di euro all’anno – impiegandolo di più anche per la prevenzione, per la riduzione del monouso, differenziandolo, meglio di quanto già non si faccia, per gli imballaggi in plastica riutilizzabili e più facilmente riciclabili rispetto agli altri, e riducendolo in proporzione al contenuto di plastica riciclata: «Il vigente sistema del “contributo ambientale” per gli imballaggi – conclude l’ex ministro dell’Ambiente – a differenza della tassazione, consente rapidi e frequenti adeguamenti, necessari per la copertura dei costi, variabili per quantità e qualità, delle raccolte differenziate, nonché per intervenire, quando necessario, per garantire il ritiro e la corretta gestione di tutta la plastica proveniente dalle raccolte differenziate».

Fonte: GreenReport

Acquisti verdi, il ministro Costa punta sui Cam e lancia il brand “Ecologia integrale”

Criteri ambientali minimi all’interno del Collegato ambientale. E Cam più facili di come sono adesso. Sono queste le promesse che il ministro dell’ambiente Sergio Costa ha fatto nell’ambito del forum Compraverde Buy Green organizzato dalla Fondazione Ecosistemi e giunto alla sua tredicesima edizione, che si è conclusa venerdì scorso a Roma. «Voglio che i Cam funzionino – ha continuato il ministro – e mi impegnerò al massimo per far sì che avvenga, anche perché mi serviranno per definire un nuovo brand, quello dell’Ecologia integrale, che unisca alla sostenibilità ambientale anche quella sociale, perché non è ammissibile premiare un prodotto green che è stato fatto per esempio sfruttando il lavoro dei bambini».

Nel suo intervento Costa non ha potuto fare a meno di soffermarsi sulla cosiddetta ‘tassa sulla plastica’, chiedendo aiuto alle imprese e distinguendo tra plastica ‘cattiva’ e plastica ‘buona’: «Plastic free non è una guerra all’industria – ha detto – aiutateci con proposte concrete e ben fatte perché questa tassa sia applicata solo sulle plastiche né riciclate né riciclabili. Anche perché la norma europea sull’Iva agevolata per la plastica riciclata che dovrebbe arrivare a breve mi piace tantissimo e spero a gennaio di cominciare a lavorarci per un pronto recepimento anche nel nostro Paese».

Sollecitato da una domanda dal pubblico il ministro ha poi fatto chiarezza sulle terre e rocce da scavo, che non si possono riutilizzare in loco. «E’ un problema di caratterizzazione del materiale – ha spiegato – però stiamo cercando di fare in modo che laddove le caratterizzazioni diano esito positivo si possano utilizzare in loco risparmiando trasporti ed emissioni».

Infine nell’elencare le cose fatte a tempo di record (il decreto clima) quelle su cui si stalavorando (legge di stabilità e collegato ambientale) e quelle in arrivo (i vari cam che vedranno la luce nei prossimi mesi), il ministro si è permesso anche una battuta politica: «non chiedetemi perché in un mese abbiamo fatto molte più cose che in tutto il governo Conte1 – ha concluso – diciamo che si è aperta una nuova stagione, davvero green, dove la sostenibilità è un pilastro condiviso da tutti».

di Jacopo Carucci

Fonte: Greenreport.it

End of Waste, la Commissione al Senato ha approvato l’emendamento

Le 49 organizzazioni che il 25 luglio avevano firmato l’appello a governo e Parlamento per lo sblocco delle attività di riciclo e recupero dei rifiuti (end of waste) esprimono «apprezzamento per l’emendamento approvato in Commissione al Senato che consente l’operatività delle autorizzazioni regionali caso per caso sulla base dei nuovi criteri europei e che fa salve le autorizzazioni esistenti».
In un comunicato congiunto le organizzazioni, che vanno da Confindustria a tutte le grandi realtà del mondo dei rifiuti, ricordano che «Come è noto, dopo una sentenza del Consiglio di Stato e la norma introdotta con la legge “sblocca cantieri”, molte autorizzazioni in scadenza o per nuove attività di riciclo erano bloccate, con evidenti pregiudizi per il raggiungimento degli obiettivi dell’economia circolare. Ora,appena la nuova norma entrerà in vigore, il blocco creato dalla precedente norma sarà abrogato e molte autorizzazioni regionali al riciclo dei rifiuti potranno essere di nuovo rilasciate».
Le 49 organizzazioni dicono però che «Il meccanismo introdotto di controllo a campione, centralizzato a livello ministeriale per le decisioni, della conformità delle modalità operative e gestionali degli impianti di riciclo- numerosi e in genere di piccole e medie dimensioni – autorizzati dalle Regioni, rischia di essere di difficile attuazione e di scarsa efficacia, di generare incertezza sull’efficacia dell’autorizzazione rilasciate e di aggiunge complicazioni alle attività di riciclo».
Ma, «Auspicando che su tale tema vi sia in futuro una più attenta valutazione», ribadiscono la « soddisfazione perché è stata accolta anche la nostra proposta di provvedere con urgenza intervenendo nel disegno di legge di conversione del decreto sulle crisi aziendali».

Fonte: Greenreport.it

Accordo Quadro Anci Conai, al via la definizione della trattativa sugli allegati tecnici

Dopo la presentazione lo scorso 17 ottobre in Commissione Ambiente delle principali novità contenute nel nuovo Accordo Quadro Anci Conai, parte generale, per il prossimo quinquennio, l’Anci nazionale ha avviato la trattativa sulla parte, non meno importante ed impegnativa, degli allegati tecnici.
Soddisfazione è stata espressa a chiusura dei lavori dal delegato politico ANCI Ivan Stomeo, dal presidente del Consiglio nazionale Enzo Bianco e dai componenti tutti della delegazione trattante, che hanno illustrato alla Commissione Ambiente il lungo, complesso e delicato lavoro fatto nell’ultimo anno.
Molti gli spunti innovativi già contenuti nella bozza di Accordo Quadro parte generale che hanno trovato unanime condivisione da parte dei componenti della Commissione Ambiente in cui è stato sottolineato come la negoziazione sia avvenuta in un periodo di profonda revisione dell’assetto ordinamentale in materia di rifiuti, con gli obblighi di adeguamento per il nostro Paese alle nuove direttive UE sulla responsabilità estesa del produttore e le ricadute che gli stessi avranno sugli oneri della gestione, anche dei rifiuti di imballaggio.
La Commissione Ambiente ha preso atto e ha approvato la bozza di nuovo Accordo, sottolineando come sia stato raggiunto un risultato molto importante e cioè la possibilità di modificarlo, nel suo periodo di vigenza, qualora non fosse più coerente con le succitate direttive.
Tra le novità più rilevanti introdotte vi è quello della terzietà delle analisi merceologiche, vera e propria conquista dell’Associazione, accettata dalla controparte e declinata, in quest’Accordo, non solo in un principio verso il quale orientarsi, ma anche nella definizione di azioni concrete. E’ stato infatti previsto il meccanismo dell’individuazione di un soggetto terzo, incaricato di scegliere le società qualificate per eseguire le analisi merceologiche, attribuendogli anche il compito della verifica e del controllo a campione delle analisi effettuate dai laboratori.
Altra importantissima innovazione raggiunta, è quella relativa alla tema della tracciabilità che attiene non solo ai flussi di materia ma anche a quelli economici lungo tutta la filiera (deleghe comprese). Viene inoltre previsto che qualora vi sia una delega o sub-delega, nei casi in cui la stessa è ammessa,  i delegati debbano trasmettere ai Comuni, ogni 6 mesi, il report contenete valori economici e materiali ricevuti dai consorzi. Si tratta di uno strumento che riconosce la centralità ai Comuni e consente loro di avere conoscenza dei risvolti qualitativi ed economici derivanti dalle attività di gestione dei rifiuti da imballaggio.
Infine, in materia di trasparenza, tutti i dati contenuti nella Banca Dati Anci Conai, saranno pubblicamente disponibili a chiunque, a mezzo web, ne faccia richiesta.
Sono infine incrementati i fondi, per i progetti territoriali e sperimentali, da destinare ai territori e dunque ai Comuni, che ammonteranno a circa 3 milioni di euro annue.
A conclusione dei lavori, ampia condivisione del metodo e dei contenuti della bozza di Accordo da parte di tutti i presenti cui è stato chiesto, pur senza stravolgerne l’assetto, un contributo di osservazioni e proposte entro 10 giorni, in modo da poter arrivare alla chiusura definitiva celermente.
Nel ricordare che la proroga dell’attuale Accordo Quadro scade il 31 dicembre, la Commissione è stata altresì informata del fatto che sono state avviate le trattative anche sugli allegati tecnici, altra fase delicata e complessa cui l’Anci dedicherà energie e attenzione per arrivare presto alla chiusura della negoziazione nei termini dati.

Fonte: anci.it