Nuovi CAM per la raccolta dei rifiuti

Il 5 agosto è stata pubblicata la Gazzetta Ufficiale n° 182, nella quale si è ritenuto opportuno revisionare ed aggiornare il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 13 febbraio 2014 con cui erano stati pubblicati per la prima volta i Criteri Ambientali Minimi (abbreviato usualmente in CAM). Questo aggiornamento mira principalmente a massimizzare qualità e quantità della raccolta differenziata, stando però attenti anche a prevenire la produzione di rifiuti anche grazie alla diffusione di beni riciclati o contenenti materiale riciclato.

Nelle 63 pagine che compongono il documento si leggono molte novità che dovranno essere introdotte per l’affidamento dei servizi di igiene urbana quali, ad esempio, l’uso di sacchetti coerenti al rifiuto che contengono (plastica con plastica e carta e con carta ecc.). Emerge inoltre una particolare attenzione per la percentuale minima di materiale riciclato da utilizzare nella produzione di contenitori per la raccolta dei rifiuti e l’introduzione di criteri premianti.

Sono previsti nuovi standard qualitativi anche per il materiale raccolto che saranno più elevati per la raccolta monomateriale, più contenuti per il multimateriale mentre per la raccolta differenziata della carta viene imposta esclusivamente la raccolta monomateriale.

Particolare attenzione è stata usata anche nel caso della raccolta delle pile, dei RAEE, dei farmaci ed oli esausti, che dovranno essere raccolti non solo grazie a contenitori pubblici ma anche con eventi temporanei oppure occasionali.

Per i centri di raccolta sarà importante disporre di un sistema di monitoraggio al fine di poter acquisire dati sull’effettivo recupero di materia rispetto alla sola percentuale di raccolta differenziata. Tali dati dovranno essere poi inseriti in un rapporto annuale che verrà reso disponibile alla stazione appaltante solo dopo due mesi dalla presentazione del MUD.

Irlanda: al via ad ottobre un Sistema Cauzionale per bottiglie e lattine

Tutto pronto in Irlanda per la partenza con il primo ottobre del Sistema di Deposito Cauzionale mirato alla riduzione delle quantità di bottiglie di plastica e lattine che vengono attualmente smaltite invece che riciclate.

Con l’introduzione di un Sistema Cauzionale anche in Irlanda dal primo ottobre saliranno a 15 i paesi europei che si sono dotati di un DRS. In Irlanda il sistema sarà gestito da “Deposit Return Scheme Ireland “(DRSI), una società senza scopo di lucro istituita a fine luglio con decreto del ministro dell’ambiente Eamon Ryan, costituita da produttori di bevande affiliati all’Irish Beverage Council (IBEC).

Nel corso del 2023 l’operatore del sistema irlandese DRSI svilupperà ulteriormente la sua infrastruttura informatica e finanziaria che si occuperà della raccolta dei contenitori vuoti e della restituzione del deposito cauzionale ai consumatori, attraverso una rete incrementabile di reverse vending machine (RVMs) presenti presso i rivenditori di bevande. Il DRS irlandese interessa le bottiglie in plastica (sino a 3 lt) e le lattine in alluminio, ma non le bottiglie in vetro, a differenza di quanto avviene nella maggior parte dei paesi europei che hanno adottato tale sistema.

“La stima più generosa che si possa fare sugli attuali tassi di raccolta è che raccogliamo circa il 60% delle bottiglie in PET. Probabilmente la percentuale è molto più bassa, circa il 30%. Un Sistema Cauzionale è il miglior meccanismo per raggiungere il tasso di raccolta del 90% di raccolta al 2029″, ha dichiarato Colin O’Byrne, project manager dell’organizzazione ambientalista Voice. L’ Ong ha lanciato tempo fa una specifica campagna, Return for Change proprio per spingere il governo ad introdurre un DRS come primo passo per affrontare il problema del littering e migliorare le scarse prestazioni di raccolta degli imballaggi.

In attesa dell’arrivo di un sistema nazionale alcune insegne della distribuzione organizzata e della ristorazione hanno già introdotto su base volontaria un deposito cauzionale su alcuni contenitori di bevande in vendita installando delle RVM nei loro punti vendita per permettere il recupero del deposito.

E’ questo il caso dell’insegna Lidl nei punti vendita di Glenageary (Dublino) e Claremorris; oppure Aldi nel negozio di Mitchelstown. Anche Boojum, catena di ristoranti messicani, collocato un distributore automatizzato nel suo ristorante di South Great George’s Street dove è possibile conferire bottiglie di plastica e lattine di alluminio.

Fonte: A Buon Rendere

Rifiuti tessili, dal consorzio Ecotessili un progetto pilota di raccolta

In attesa dei decreti attuativi i distributori e gli importatori di prodotti tessili si stanno attivando per avviare una filiera dedicata

La filiera per la raccolta, riutilizzo e riciclo dei rifiuti tessili si sta organizzando. In attesa di conoscere le modalità operative che saranno introdotte con i decreti attuativi, i produttori, i distributori e gli importatori di prodotti tessili si stanno attivando per avviare una filiera dedicata. Ecotessili, consorzio nato per la gestione del fine vita dei prodotti tessili, promosso da Federdistribuzione e da importanti insegne aderenti alla Federazione della distribuzione moderna e costituito nell’ambito del Sistema Ecolight – al quale fanno riferimento anche i consorzi Ecolight (per la gestione dei RAEE e delle pile), Ecopolietilene (per la gestione dei rifiuti da beni in polietilene), Ecoremat (per la gestione di materassi e imbottiti a fine vita) e la società operativa Ecolight Servizi – si pone in prima linea in questa nuova sfida, con l’obiettivo di mettere in campo modalità di raccolta di questi prodotti che garantiscano la tracciabilità e la circolarità ambientale, con la massima efficienza possibile.

In autunno darà vita a un progetto pilota di raccolta che vedrà il coinvolgimento di realtà già oggi impegnate nella gestione dei prodotti tessili dismessi, iniziativa che andrà a inserirsi nelle azioni per la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR), in programma dal 19 al 27 novembre e dedicata proprio ai rifiuti tessili.

«In attesa del quadro operativo di riferimento, il consorzio si sta attivando per individuare delle modalità di raccolta dei tessili che possano essere efficienti ma soprattutto efficaci – annuncia il direttore generale di Ecotessili, Giancarlo Dezio -. Di fatto, il primo passo per una gestione corretta di queste tipologie di prodotti dismessi, per impostare una raccolta che sia capillare e di qualità. In collaborazione con alcuni importanti partner, stiamo lavorando su un progetto pilota che possa tracciare un percorso in questo nuovo sistema di raccolta, riutilizzo, riciclo».

I rifiuti tessili in circolazione sono molti: secondo l’ultimo rapporto pubblicato da McKinsey, “Scaling textile recycling in Europe – turning waste into value”, ogni cittadino europeo produce più di 15 kg di rifiuti tessili in un anno e questi hanno prevalentemente come destinazione finale la discarica o l’inceneritore.Il consorzio Ecotessili inoltre sta registrando in questo momento un importante incremento dei propri consorziati.

«È il segno tangibile dell’attenzione che c’è da parte delle aziende del settore al tema della corretta gestione dei rifiuti – osserva il dg -. È un’attenzione che non risponde solamente all’obbligo normativo che affida a produttori e distributori la responsabilità della gestione dei rifiuti derivanti dai loro prodotti, ma è indice di una crescente sensibilità nei confronti dei temi ambientali, in un contesto di reale transizione ecologica».

Fonte: Il Sole 24 Ore

SDG: scarso impatto sulle politiche pubbliche

Un Rapporto (meta-analisi) scritto da un team internazionale di 61 ricercatori, coordinati dall’Università di Utrecht, che hanno attinto ad oltre 3.000 studi scientifici, e che costituisce la prima valutazione completa dell’impatto politico degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), evidenzia come sia stato finora prevalentemente “discorsivo”, non si sia tradotto in un processo trasformativo e sia stato utilizzato da alcuni governi per legittimare le proprie precedenti politiche.

La sostenibilità non è mai stata in cima all’Agenda internazionale e anche i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’Agenda ONU al 2030, dopo quasi 7 anni dall’adozione, hanno avuto un impatto limitato.

È la conclusione del libro in uscita in questi giorni “The Political Impact of the Sustainable Development Goals”, disponibile anche come open access su Cambridge Core, scritto da un team internazionale di 61 ricercatori, coordinati dall’Università di Utrecht, che hanno attinto ad oltre 3.000 studi scientifici e che costituisce la prima valutazione completa dell’impatto politico degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), adottati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2015.

Lo Studio (una meta-analisi), “ è una valutazione critica del cambiamento politico necessario per realizzare gli SDG delle Nazioni Unite – come scrive nella presentazione Johan Rockström, Direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), noto per aver elaborato la teoria degli “spazi operativi sicuri” (Planetary Boundaries), superati i quali si sistema Pianeta entra in una zona di incertezza e di pericolo – Consiglio vivamente a tutti coloro che hanno gli incarichi politici di leggere questo libro. Sono già trascorsi due anni del Decennio decisivo per il futuro dell’umanità sulla Terra. Raggiungere la zona di atterraggio sicura e giusta definita dagli SDG richiede pensiero e azione trasformativi. Anche in politica“.

Il volume esce nell’anno di celebrazione dei 50 anni dalla Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano del 1972, la prima conferenza a inserire l’ambiente nell’agenda internazionale e che ha portato all’istituzione del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP). Stockholm+50 si è posta l’obiettivo di sollecitare i Paesi a mobilitarsi per un futuro sostenibile, anche realizzando gli SDG entro il 2030.

Ma se gli obiettivi hanno un impatto limitato e stanno viceversa contribuendo a mantenere lo status quo distruttivo – ha affermato Franck Biermann, Professore di Governance di Sostenibilità Globale presso il Copernicus Institute of Sustainable Development dell’Università di Utrecht, che ha coordinato lo studio e ne è il principale autore – allora è il momento di cambiare radicalmente il nostro modo di agire”,

Il Rapporto è stato anticipato e sintetizzato dallo stesso Biermann e da altri colleghi nell’articolo Scientific evidence on the political impact of the Sustainable Development Goals”, pubblicato su Nature Sustainability.

Ne emerge che, sebbene gli obiettivi siano in grado di cambiare il modo con cui i governi e gli altri organismi comprendono e comunicano sulla sostenibilità, ci sono poche prove che ad 8 anni dal termine previsto per il loro conseguimento, gli SDG stiano contribuendo a ridurre le disuguaglianze, ad agire per contrastare l’emergenza climatica o per una migliore protezione della biodiversità e della natura.

Non vediamo prove evidenti di una riallocazione di fondi per lo sviluppo sostenibile, di una nuova o più decisa legislazione a favore degli SDG o che le politiche stiano diventando più rigorose – ha sottolineato Biermann – Molti cambiamenti erano già stati avviati ben prima dell’entrata in vigore dell’Agenda 2030”.

Prima dell’adozione degli SDG, le Nazioni Unite avevano messo in atto la più ampia consultazione della propria storia per valutare quel che avrebbero dovuto includere. Gli SDG coprono infatti un’ampia gamma di questioni sociali e ambientali, tra cui la fine di tutte le forme di povertà, la fornitura di energia pulita e a prezzi accessibili per tutti, la lotta ai cambiamenti climatici, il tutto assicurando che “nessuno venga lasciato indietro“. Sebbene non vincolanti, gli Stati membri delle Nazioni Unite dovrebbero utilizzare gli obiettivi per inquadrare le loro agende e politiche fino al 2030.

Ciò ha significato che gli obiettivi sono stati ampiamente accettati dai più diversi gruppi – ha aggiunto Biermann – Agenzie governative, città, multinazionali, piccole imprese, ONG e università di tutto il mondo utilizzano gli obiettivi per inquadrare i loro sforzi di sostenibilità. Allora cosa c’è che non va?

Più dettagliatamente la valutazione dell’impatto degli SDG dal loro lancio si è incentrata attorno alle 5 dimensioni dell’Agenda 2030: l’impatto politico degli SDG sulla governance globale; l’impatto sui sistemi politici nazionali; l’integrazione e la coerenza delle istituzioni e delle politiche; l’inclusività della governance (su piano locale e globale); la protezione dell’integrità ecologica. 

Impatto sulla governance globale
L’impatto politico degli SDG sulla governance globale, secondo i ricercatori, è stato essenzialmente “discorsivo”, senza tradursi in azioni concrete. 
Mentre i princìpi di governance che sono alla base degli SDG, come l’universalità, la coerenza, l’integrazione e il “non lasciare indietro nessuno“, sono state enunciate diffusamente nei discorsi delle istituzioni multilaterali, le effettive riforme attuate da queste organizzazioni dal 2015 sono state modeste e senza prove evidenti che gli SDG abbiano avuto un impatto trasformativo sui mandati, sulle pratiche o sull’allocazione delle risorse di organizzazioni e istituzioni internazionali all’interno del sistema delle Nazioni Unite, evidenziando una discrepanza tra le aspirazioni formali delle Nazioni Unite di promuovere gli SDG come linee guida centrali nella governance globale e il loro limitato impatto trasformativo.

Impatto sulle politiche nazionali
Molti paesi hanno iniziato a integrare gli SDG nei loro sistemi amministrativi e alcuni governi hanno designato organismi o formato nuove unità per l’attuazione degli obiettivi. Tuttavia, le prestazioni dei governi nazionali variano e la maggior parte dei paesi è in ritardo nell’attuazione degli SDG. Il cambiamento istituzionale osservabile spesso si limita a replicare priorità, traiettorie e programmi di governo esistenti e i governi tendono ad attuare selettivamente quegli SDG che supportano le politiche a cui hanno già dato priorità.
Sono risultati scarsi i riscontri che i governi abbiano sostanzialmente riassegnato i fondi per implementare gli SDG, sia per l’attuazione nazionale che per la cooperazione internazionale
Gli SDG non sembrano aver modificato in alcun modo i bilanci pubblici e i meccanismi di allocazione finanziaria, ad eccezione di alcuni contesti di governance locale. Alcune prove suggeriscono che le autorità subnazionali, in particolare le cittàsono spesso più pioniere e progressiste dei loro governi centrali nella creazione di coalizioni per l’attuazione degli SDG. In diversi sistemi politici nazionali, gli attori della società civile hanno iniziato a ritenere i policy maker responsabili dei loro impegni per realizzare la visione di non lasciare indietro nessuno.
Si è manifestato anche maggiore interesse e partecipazione da parte degli attori aziendali, comprese banche e investitoriche si impegnano sempre più e investono in pratiche di sostenibilità, promuovendo la finanza verde, facilitando progetti infrastrutturali sostenibili su larga scala o espandendo i loro portafogli per includere prestiti ambientali e sociali. Tuttavia, i ricercatori hanno rilevato in alcuni studi che gli SDG potrebbero anche essere utilizzati per camuffare il business as usual (SDG washing).
Nel complesso, sembrano mancare cambiamenti fondamentali nelle strutture di incentivazione per orientare i finanziamenti pubblici e privati ​​verso percorsi più sostenibili.

Integrazione e coerenza delle istituzioni e delle politiche
L’Agenda 2030 e gli SDG dovrebbero fornire una guida e risolvere i conflitti normativi, la frammentazione istituzionale e la complessità delle politiche, ma la ricerca condotta ha evidenziato che le sinergie e i compromessi si manifestano in modo diverso tra i sistemi politici e i livelli di governo. I casi studio analizzati su Bangladesh, Belgio, Colombia, Germania, India, Paesi Bassi, Sri Lanka e Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo (SIDS) indicano che i governi non riescono ancora a rafforzare la coerenza delle politiche per attuare gli SDG, nonostante si siano manifestati in alcuni Paesi presi in esame anche progressi (modesti). Laddove ci sono prove dell’integrazione degli SDG nelle strategie nazionali e nei piani d’azione, ciò non ha portato comunque a politiche e programmi intersettoriali nuovi o adeguati che siano coerenti tra loro. Mancano soprattutto valutazioni comparative più ampie degli impatti delle interconnessioni SDG sulla politica nazionale.

Inclusività della governance
L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e gli SDG hanno lo scopo di affrontare le disuguaglianze all’interno e tra i paesi e garantire che nessuno rimanga indietro. Tuttavia, gli studi analizzati indicano che sussiste una discrepanza tra retorica e azione. All’interno dei paesi, l’impatto politico degli SDG nella riduzione delle disuguaglianze varia considerevolmente e sembra essere determinato soprattutto dalla politica interna. La letteratura indica che gli SDG non hanno stimolato nuove forme di governo normativo o istituzionale che promuovano l’inclusività. Gli SDG sono stati utilizzati, se non del tutto, come quadro normativo internazionale globale per legittimare le politiche e le istituzioni nazionali esistenti. A livello globale non ci sono prove che l’adozione degli SDG abbia migliorato la posizione dei paesi più vulnerabili del mondo nella governance e nell’economia globale. Non emergono, inoltre, elementi  che indichino che gli SDG abbiano orientato le strutture di governance globale verso una maggiore inclusività, specialmente per quanto riguarda i paesi meno sviluppati, Gli studi dubitano che gli SDG saranno in grado di trasformare i quadri giuridici verso una maggiore partecipazione politica di questi paesi alla governance globale. Inoltre, la continua mancanza di rispetto delle norme di vecchia data che cercano di sostenere i paesi meno sviluppati, come gli impegni speciali sugli aiuti del Nord globale, indica ulteriormente il limitato effetto guida degli SDG sulla capacità dei paesi più poveri di partecipare pienamente al processo e trarre vantaggio dall’economia globale.

Integrità ecologica a livello globale
S
ebbene gli SDG sembrino aver influenzato le discussioni internazionali sull’emergenza climatica e sulla perdita della biodiversità, i ricercatori sottolineano come in realtà ci siano scarse prove che qualsiasi cambiamento normativo e istituzionale in questa direzione si sia materializzato per effetto degli SDG.
Molti studi concordano sul fatto che gli SDG mancano di ambizione e coerenza per promuovere una spinta trasformativa e mirata verso l’integrità ecologica su scala planetaria. Vi sono indicazioni che questa mancanza di ambizione e coerenza derivi in ​​parte dalla progettazione neoliberista degli SDG che privilegia la crescita economica a discapito dell’integrità ecologica del pianeta. Di conseguenza, sia i Paesi del Sud del mondo che quelli del Nord danno in gran parte la priorità più agli SDG socioeconomici rispetto a quelli orientati all’ambiente, in linea con le loro politiche di sviluppo nazionali di lunga data.

Fonte: regionieambiente

Apre a Bari il primo impianto pubblico della Regione per i rifiuti organici

È stato inaugurato nella sede di Amiu Puglia, in viale Fuzio nella zona industriale. Il sindaco Decaro: “Aiuta l’ambiente e incide positivamente sulla Tari”

È il primo impianto totalmente pubblico della Regione Puglia per il trattamento di rifiuti organici. Produce energia attraverso il biogas e anche compost. È stato inaugurato nella sede di Amiu Puglia, in viale Fuzio nella zona industriale di Bari, “un tassello fondamentale della strategia di gestione dei rifiuti regionale”, spiegano dal Comune. L’impianto di Ager (agenzia regionale per la gestione dei rifiuti) – finanziato per 11 milioni di euro dalla Regione e da Amiu per quasi cinque milioni – è autosufficiente sotto il profilo energetico e utilizza una tecnologia innovativa per la produzione di biogas dagli scarti alimentari.

In totale, all’anno potrà trattare 40mila tonnellate di Forsu (i rifiuti organici) e 8.200 tonnellate di sfalci di potatura, al servizio non solo della città ma anche di diversi Comuni della provincia. Al sopralluogo hanno partecipato il sindaco Antonio Decaro, l’assessore comunale all’Ambiente Pietro Petruzzelli, il presidente di Ager Fiorenza Pascazio con il dg Gianfranco Grandaliano e il dg di Amiu Puglia Antonello Antonicelli. “La riduzione dello smaltimento in discarica consentirà di evitare significativi impatti ambientali sul sottosuolo, acque sotterranee e emissioni climalteranti responsabili dei cambiamenti climatici”, continuano dal Comune.

In particolare la sezione di compostaggio consentirà il recupero di materia dai rifiuti e si otterranno 10mila tonnellate di compost. Ma non solo: nell’impianto viene prodotta anche energia elettrica attraverso generatori alimentati con il biogas (pari al fabbisogno annuo di 2.500 famiglie) derivato dalla digestione anaerobica dei rifiuti organici. Ci sarà più energia di quanta se ne consumerà. E a questo si aggiunge un impianto fotovoltaico sui tetti dei capannoni.

“L’impianto coprirà interamente il fabbisogno della città di Bari e inizialmente di alcuni comuni limitrofi – ha spiegato il sindaco Decaro – In questo modo ci rendiamo autonomi nella gestione della frazione organica producendo una serie di vantaggi per la cittadinanza: grazie al drastico contenimento dei trasporti e all’abbattimento dei costi di conferimento, contiamo presto di ridurre la tariffa su cui calcoliamo annualmente la Tari. Inoltre con questo impianto avviamo un importante processo di trasformazione del rifiuto in energia coprendo l’intero fabbisogno dell’impianto stesso e cedendo alla rete il surplus prodotto”.

Titolo originale: Bari, ecco il primo impianto pubblico della Regione per i rifiuti organici: produce biogas e compost

Fonte: la Repubblica

Buoni spesa in cambio di impegno nella differenziata?

Fare la raccolta differenziata, ma soprattutto farla bene, è diventato ancora più facile ed incentivante nel comune di Caivano, in provincia di Napoli. Da pochi giorni è stata lanciata, dall’Amministrazione Comunale e dal CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), una splendida iniziativa volta a premiare chi la raccolta differenziata l’ha sempre fatta bene ma anche per cercare di invogliare quelle persone che, per un motivo o per un altro, non la svolgevano correttamente.

Il funzionamento è davvero molto semplice poiché per ogni chilo di rifiuto da riciclare, i residenti di Caivano, avranno i cosiddetti “ecopunti” spendibili nei negozi e nelle varie attività commerciali presenti all’interno del Comune. Il conferimento avviene al Centro Comunale di Raccolta, attraverso un sistema di registrazione degli accessi, per una serie di materiali quali, ad esempio: carta, cartoncini e cartone, legno, vetro, rifiuti RAEE, ingombranti e multimateriali (plastica, acciaio e alluminio). Il CONAI ha poi reso ancora più facili queste operazioni grazie alla presenza, dal 1° Agosto 2022, di Isole Ecologiche Mobili Itineranti sparse per la città, oltre a bidoni carrellati a disposizione presso scuole ed uffici volti alla raccolta del materiale da riciclare.

L’iniziativa verrà presto presentata con una campagna informativa sotto il nome di “Caivano premia la differenza” e verrano invitati tutti i cittadini alla sensibilità verso l’ambiente e all’attenzione per le buone pratiche che sono possibili da svolgere nel proprio piccolo, si punta e si spera anche di essere un modello per altri comuni.

La strategia virtuosa dell’Emilia-Romagna, intervista all’assessore all’ambiente

Prima in Italia e ai vertici in Europa nella raccolta dell’organico, con il 71%, pari a 117 chili a persona, e Il 73% di raccolta differenziata a fronte del 63% di media nazionale, l’Emilia-Romagna, con l’understatement di chi è abituato a fare il passo lungo esattamente come la gamba, esibisce, in realtà, dati eccellenti in tutti i fondamentali di cui si compone una gestione efficiente dei rifiuti. Le ultime rilevazioni mettono in evidenza un calo procapite di rifiuti prodotti del 3.4% e un conferimento in discarica sceso al 1.16% del totale, dunque molto inferiore al 10 per cento previsto per il 2035 dal nuovo pacchetto europeo sull’economia circolare. Bravi i cittadini a comprendere che il rifiuto non è più uno scarto, ma una risorsa. E bravi gli amministratori ad assecondare con perseveranza e fantasia questo spirito del tempo, come ad esempio ha fatto l’assessorato regionale all’Ambiente, inventandosi, otto anni fa, ‘Chi li ha visti’. «Una campagna di comunicazione — spiega l’assessore, Irene Priolo — che raccontando il percorso dei rifiuti dopo la raccolta differenziata, è stata di grande aiuto nel coinvolgere attivamente le persone e cambiare le abitudini».

L’esperienza dice che nella gestione dei rifiuti, arrivati a queste cifre, ogni punto in più di efficienza costa una fatica immensa.

«Siamo pronti a raccogliere questa sfida, portando la raccolta differenziata all’80% al 2025. Il nostro punto di forza è il metodo: la condivisione con parti sociali, imprenditoriali e territoriali, riuniti dal 2020 nel Patto per il Lavoro e per il Clima. Ma la raccolta differenziata è solo il mezzo. Il vero obiettivo è massimizzare riciclo e recupero. Puntiamo ad un vero e proprio sistema di sviluppo economico, con filiere legate all’economia circolare. In Europa, si stimano 700mila posti di lavoro in più da qui al 2030. E noi siamo pronti al rilancio di un intero sistema, anche con 43 milioni di fondi proprio sull’economia circolare».

È stata appena approvata una delibera regionale che integra i documenti usciti dai vari tavoli – economia, tecnologia, alimentazione, comunicazione – della cabina di regia istituita dalla Regione Emilia-Romagna per dotarsi di un’efficace strategia Plasticfree. Ci sono settori che fanno più resistenza, o si procede compatti verso l’obiettivo?

«Qualcuno fatica di più a liberarsi dalla plastica, anche per motivi contingenti. Un esempio è la grande distribuzione per le mense, che, causa le cautele igienico-sanitarie imposte dalla pandemia, ha dovuto aumentare il confezionamento. Queste complessità vanno analizzate e lo scopo della cabina di regia, che comprendeva praticamente tutti gli attori – la produzione, la ricerca, il consumo e le associazioni ambientaliste – era farle emergere con chiarezza. Nel metterla insieme, ci siamo regolati sullo stesso principio della riduzione dello spreco alimentare, che interpella tutti, ‘dal campo alla forchetta’. In ogni caso, la ‘Strategia regionale per ridurre l’incidenza delle plastiche sull’ambiente” è al centro del nuovo Piano dei rifiuti e delle bonifiche, in corso di approvazione. Come indica anche l’Unione Europea, è indispensabile, da una parte, riprogettare i materiali utilizzando polimeri compatibili con il riciclo meccanico, o chimico e, dall’altra, disporre di impianti in grado di selezionare in modo sempre più accurato i rifiuti plastici in base ai differenti polimeri».

Puntate anche voi alla tariffazione puntuale, cioè chi più produce rifiuti, più paga?

«È una misura strategica per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata, come si evidenzia nei 98 comuni che già la applicano. Cattolica, in Romagna, ha raggiunto una raccolta differenziata pari al 79,2% ed una produzione di indifferenziato pro capite di 147 kg/anno, risultati non facili in un territorio a forte vocazione turistica. Non si può dire che sia tutto merito della tariffazione puntuale, ma potrei citare molti comuni in cui tali risultati sono stati raggiunti e superati anche per averla adottata».

Come gestisce il rifiuto tra le pareti di casa?

«Parte tutto dalla spesa: cerco di acquistare prodotti che abbiano imballaggi non voluminosi e si possano ricaricare».

E nella sua esperienza di assessore all’Ambiente?

«La priorità è spingere a produrre meno rifiuti. Con la scelta, molto forte, di non pianificare più discariche per urbani abbiamo dato un grande impulso non solo ai comuni, ma anche ai gestori del servizio».

Come è percepito da cittadini il problema della gestione dei rifiuti?

«Assistiamo a una crescente sensibilità sul tema, grazie alla spinta fornita dalle giovani generazioni, che sono consapevoli delle sfide ambientali, sociali ed economiche della transizione ecologica. Il rifiuto è una potenziale risorsa per sostituire materie prime da cui dovremo renderci sempre più indipendenti, ma può diventare addirittura materiale per installazioni e opere d’arte. Siamo di fronte ad una nuova visione del mondo, anche affascinante, ma dentro alla quale bisogna stare fino in fondo».

In data successiva all’intervista è stato pubblicato il nuovo bando riguardante l’assegnazione di risorse agli enti locali, si rimanda al seguente link per maggiori informazioni: https://esper.it/2022/08/01/nuovo-bando-per-la-riduzione-rifiuti-in-emilia-romagna/

A cura di Igor Staglianò.

Nuovo bando per la riduzione rifiuti in Emilia-Romagna

È stato pubblicato il nuovo bando riguardante l’assegnazione di risorse ai comuni, le unioni di comuni, la Città Metropolitana di Bologna e le province della Regione. Sviluppato con la collaborazione di ANCI Emilia-Romagna e con la Commissione Tecnica Consultiva, prevede al suo interno 2 milioni di euro in finanziamenti, ovvero il 400% rispetto al 2021 e si potrà presentare domanda fino al 31 ottobre 2022.

L’accesso al bando è suddiviso in base a degli obiettivi divisi in 3 livelli di priorità:

  • I – riduzione dei consumi di prodotti monouso;
  • II – riduzione degli sprechi in ambito alimentare;
  • III – case dell’acqua ed altri progetti.

Rispetto al 2021 vi sono anche una serie di semplificazioni o novità come quella riguardante i costi ammissibili completamente, parzialmente o non ammissibili, la revisione di limiti massimi o minimi previsti per i contributi riconoscibili e la modifica dei criteri di assegnazione di priorità di attività diverse da quelle presenti nei 3 livelli precedenti.

Si rimanda al bando completo per ulteriori specificazioni: https://www.atersir.it/sites/atersir/files/193_DET_19.07.2022_Bando_LFB3.pdf

Nuova alternativa per la plastica da imballaggio usando la seta

Dalle ricerche della società chimica BASF, operante tra USA e Germania, e dagli scienziati del MIT è stato sviluppata una interessante ricerca riguardante possibili materiali per imballaggi derivanti dalla seta.

Sono innegabili i vantaggi che ad oggi la plastica fornisce per la conservazione dei cibi, contro l’aria e l’umidità, e dei principi attivi, come ad esempio le vitamine in capsule o pillole. Il problema riguarda sempre la durata e la persistenza che questi materiali hanno nell’ambiente. Per ovviare a questo problema, un team composto dal ricercatore del MIT Muchun Liu, il professore di ingegneria civile e ambientale dell’istituto Benedetto Marelli, e altri cinque studiosi presso la società chimica BASF, ha individuato nella seta quello che può essere un valido sostituto alla plastica.

Quando pensiamo alla seta ci immaginiamo quei pregiati e costosi tessuti che derivano dai bachi da seta e da un preciso e difficile lavoro di filatura ma, in questo caso, non è così. Questo materiale alternativo deriva da alcune proteine che costituiscono la seta e può essere prodotto in maniera economica ed anche molto semplice. Si utilizzano principalmente i bozzoli non tessili o la seta di bassa qualità che verrebbe scartata dalla produzione, andando quindi a recuperare un materiale che finirebbe la sua vita in una discarica.

Dai test condotti in laboratorio si è dimostrato che questi materiali possono funzionare meglio degli attuali prodotti in commercio e che le lavorazioni sono così semplici che possono avvenire adattando le attrezzature già esistenti.

Nuove linee guida per i centri del riuso nel Lazio

Approvata dalla Giunta Regione Lazio la delibera riguardante le “Linee guida ai Comuni per la realizzazione e gestione dei centri del riuso”, proposta dall’assessore Massimiliano Valeriani e dall’assessora Roberta Lombardi, redatta grazie al supporto tecnico di Esper e che contiene al suo interno molte iniziative di finanziamento, potenziamento e monitoraggio di tali strutture, promuovendo anche una grande sinergia tra i vari centri sparsi sul territorio. Viene inoltre fornito un inquadramento regolamentare non solo ad ambito regionale ma anche nazionale ed europeo.

Dalle parole di Massimo Valeriani si evince quanto questa disposizione sia importante per gli obiettivi contenuti nel Piano regionale dei rifiuti poiché il centro del riuso è uno dei punti nevralgici per il recupero, il riciclo e il riutilizzo dei materiali permettendo a questi rifiuti di non essere direttamente smaltiti, riducendo molto l’impatto ambientale.

L’assessora Roberta Lombardi mostra come, con un buon 22%, l’Italia è al primo posto nell’UE in termini di utilizzo della circolazione dei materiali e che punta a raggiungere il 30% entro il 2030, con una riduzione dei rifiuti in linea con gli scopi del PNRR.

Il Direttore generale di ESPER, Attilio Tornavacca, evidenzia che “l’illustrazione e l’analisi delle realtà citate in queste linee guida rappresenta una formidabile raccolta di esperienze da cui trarre spunto. Le esperienze censite più interessati sono quelle che, al netto di contributi pubblici acquisiti per le spese di investimento iniziali per l’avvio del Centro del Riuso, riescono poi ad autosostenere economicamente la propria gestione quotidiana senza dover ricorrere a sovvenzioni pubbliche”.

Si rimanda al seguente link per consultare le linee guida complete: https://www.legislazionetecnica.it/system/files/fonti/allegati/22-6/8866300/La_21062022_458.pdf