Francia: bonus-malus sulle plastiche e lotta fiscale all’incenerimento

Macron lo aveva inserito in campagna elettorale, e il tema del riciclo integrale degli imballaggi in plastica entro il 2025, entra puntuale nell’agenda politica francese. Con una terminologia che non lascia spazio a molti dubbi: si parla di “guerra” alla plastica non riciclata, “elettroshock” per il sistema produttivo.

Dal 2019 sarà attivo in Francia un sistema di bonus-malus che privilegerà in maniera molto evidente i prodotti costruiti a partire da materiale riciclato. “Fino al 10%” garantisce Brune Poirson, segretaria di Stato alla transizione ecologica e alla solidarietà.
Il meccanismo è di per sé molto semplice: “Quando un consumatore potrà scegliere tra una bottiglia prodotta con plastica riutilizzata e una no, la prima sarà più conveniente” continua la Poirson. L’obiettivo dichiarato è quello di incentivare un mercato per i materiali riciclati, senza imporre divieti , almeno in un primo momento, così da poter raggiungere quota 100% di riciclo della plastica.

Una misura richiesta a gran voce anche dal mondo del riciclo italiano. Nel novembre 2017 Diego Barsotti, responsabile della Comunicazione per Revet e Revet Recycling nell’ambito del volume 20 anni di gestione degli imballaggi – cosa è stato fatto, cosa resta da fare a proposito della incentivazione del mondo del riciclo dichiarava: “Ci sono tre proposte di legge attualmente in discussione fra Senato e Camera con la possibilità di essere inserite come emendamento sulla legge di bilancio, che andranno probabilmente ad essere cancellate. Probabilmente perché gli incentivi al mondo del riciclo danno noia ad altre filiere industriali, che vedrebbero diminuire i propri.
Eppure il ragionamento sugli incentivi al riciclo è paragonabile a quello che si fece sulle energie rinnovabili. L’Italia partì sulle rinnovabili in forte ritardo rispetto agli altri Paesi Europei. Bisognava dunque attivare un mercato velocemente e si decise di ricorrere agli incentivi. E il risultato è che oggi abbiamo costruito un settore che può camminare autonomamente. Se è stato giusto incentivare la rinnovabilità dell’energia, perché adesso non si pensare a incentivare la rinnovabilità della materia?”

Ma gli incentivi ai prodotti riciclati non saranno l’unico strumento che la Francia vorrà utilizzare per raggiungere l’obiettivo 100% di riciclo: “Sarà però una strategia a 360 gradi – ha spiegato Poirson – Ad esempio oggi nel nostro paese costa molto meno mandare un rifiuto in inceneritore che riciclarlo. Non va bene. E il piano infatti prevederà uno strumento fiscale per invertire la tendenza“. – S.C.

Cresce la RD in Emilia Romagna. Parma è la provincia Regina

Sempre più raccolta differenziata in Emilia-Romagna, con dati che la collocano ai primi posti in Italia. Nel 2017 ha toccato quota 64,3%, facendo registrare un ulteriore incremento rispetto al 61,8% dell’anno precedente: +2,5%. Si tratta di 1 milione e 861 mila tonnellate, pari a 417 chilogrammi per abitante, avviate al recupero, cinque in più a testa rispetto al 2016. Si conferma quindi il trend in continua crescita degli ultimi quindici anni, in cui la raccolta separata di carta, vetro, alluminio, umido è più che raddoppiata a partire dal 28% del 2002. Un andamento che rende concreto l’obiettivo del 73% di raccolta differenziata fissato dal Piano regionale dei rifiuti al 2020 e traguardo già tagliato da 107 Comuni: uno su tre (il 32,3%) dei 331 dell’Emilia-Romagna. E la raccolta differenziata si attesta all’80% nei Comuni dove è già applicata la tariffazione puntuale, dove cioè si paga per quanto si butta.

Attivi tutti i territori, nei quali non si scende mai al di sotto di una soglia di poco inferiore al 55%. Per fare alcuni esempi, fra le province Parma (con la consulenza di ESPER ndr.) tocca il 77,6%, Reggio Emilia il 71,3%, Ferrara il 68% e Modena il 67,8%. Rispetto al 2016, il balzo in avanti più rilevante è quello segnato dal territorio ferrarese: +7,2% (sul 60,8% dello scorso anno). Bene il parmense con +3,7% (sul 73,9%) e il riminese in crescita del 3,3% (sul 60,2%).

L’aumento della differenziata corrisponde a un calo della produzione di rifiuti urbani indifferenziati, che l’anno scorso si è fermata a 1 milione e 35 mila tonnellate: -8,65% rispetto al 2016. Una tendenza in linea con il continuo decremento registrato dal 2002: da allora – quando si attestava su un milione e 901 mila tonnellate – la produzione di indifferenziato è crollata del 45,56%.
Per quanto riguarda la composizione merceologica, la percentuale maggiore (22%) è relativa al verde (scarti di giardino e grosse potature); seguono carta e cartone (21%), umido (15%), vetro (8%), legno (8%), plastica (7%), ingombranti (letti, materassi 4%) e inerti domestici (oggetti di scarto di lavori edili domestici 5%), metalli ferrosi e non (2%), altre raccolte differenziate (3%), i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti Raee (1%).

Rifiuti raccolta differenziata cassonetti

Tariffazione puntuale: 48 Comuni ad alto tasso di differenziata 

Vola, in particolare, la separazione dei rifiuti nei 48 Comuni dove nel 2017 si è applicata la “tariffa puntuale” (a luglio 2018 sono passati a 60). In media si colloca all’80% con picchi che raggiungono il massimo nel modenese, dove si trovano i sette centri della regione in cui si è già oltrepassato il 90%: Camposanto (93,3%), San Possidonio (93,1%) e San Felice sul Panaro (93%) Cavezzo (91,8%), Novi di Modena (90,9) e Concordia sulla Secchia (90,2), oltre a Medolla che – passato a tariffa puntuale nel 2018 – già lo scorso anno era al 91,3% di differenziata. Sopra al 90% – e a tariffa puntuale – si trovano, nel parmense, Montechiarugolo (89,6%), Mezzani (89,2) e San Secondo Parmense (89). Introdotta dalla legge regionale sull’economia circolare (la numero16 del 2015), la tariffa puntuale è un sistema per la gestione dei rifiuti che consente di calcolare la tariffa, nella parte variabile, in base alla reale produzione dei rifiuti. Entro il 2020 questo criterio sarà attuato in tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna. Il principio è semplice: meno rifiuto indifferenziato verrà consegnato al servizio di raccolta, più bassa sarà la tariffa e ognuno pagherà in base a quanto rifiuto butterà.

Operatore ecologico raccolta differenziata rifiuti

Le province
La raccolta differenziata oltrepassa abbondantemente il 50% in tutte le province (si va dal 54,8% al 77,6%). Parma tocca il 77,6%, facendo registrare un incremento pari al 3,7% rispetto al 73,9% del 2016. Reggio Emilia segna il 71,3% (+2,9% rispetto al 2016), poi Ferrara che raggiunge il 68% e mette a segno l’aumento più rilevante sull’anno precedente: +7,2%. Modena con il 67,8% (+3% in più), quindi Rimini al 63,5% (+3,3%) e sale anche Bologna con un +2,8%, centrando il 59,5% di differenziata. Forlì-Cesena si attesta al 56,4% (+0,8) mentre Ravenna è sostanzialmente stabile col 54,8% (-0,4%). Calo per Piacenza, al 61,1% rispetto al 63,4% dell’anno precedente. Il passaggio alla tariffa puntuale, indispensabile per accrescere le percentuali di raccolta differenziata, avverrà in modo completo in tutti i territori quando saranno aggiudicate le nuove gare per il servizio di gestione rifiuti. Entro l’autunno prenderanno il via a Bologna, Modena e Reggio Emilia, mentre sono in  corso le procedure di aggiudicazione  per Piacenza, Parma , Ravenna e Cesena.

Fonte: Eco dalle Città

Il ministero dell’Ambiente avvia una consultazione pubblica sull’economia circolare

Fino al 1 ottobre si potrà dire la propria sugli indicatori utili per misurare l’uso efficiente delle risorse

Minambiente e il Ministero dello Sviluppo economico hanno elaborato (con la collaborazione dell’Enea e di altri esperti in materia) il documento Economia circolare ed uso efficiente delle risorse – Indicatori per la misurazione dell’economia circolare.
Lo scritto ha l’obiettivo di individuare indicatori adeguati per misurare e monitorare la concreta circolarità dell’economia e l’uso efficiente delle risorse a livello macro (sistema paese), meso (regione, distretto, settore, ecc.) e micro (singola impresa, organizzazione, amministrazione).

Gli indicatori contenuti nel documento non sono tuttavia da considerarsi esaustivi: vogliono rappresentare la base da cui partire per arrivare ad individuare le migliori soluzioni perseguibili per il sistema Italia, attraverso un’economia circolare, in termini di massimizzazione dei benefici economici e di salvaguardia delle risorse naturali.

Un obiettivo a cui Minambiente vuole arrivare con un’operazione concertata: sono chiamati a partecipare ad una consultazione pubblica per dire la propria sul documento imprese, organizzazioni, istituzioni e altri soggetti pubblici o privati cittadini  c’è tempo fino al primo ottobre. Si può fornire il proprio contributo andando all’indirizzo:  http://indicatoricircolari.consultazione.minambiente.it/.

«I risultati della consultazione pubblica on line – spiegano dal Ministero – saranno presi in considerazione per la stesura del documento definitivo. A conclusione della consultazione, inoltre, saranno elaborati un resoconto e una nota illustrativa degli esiti. Il resoconto conterrà la descrizione dei dati relativi alla partecipazione, insieme ad una loro analisi di tipo quantitativo. Alla nota illustrativa saranno allegati tutti i contributi pervenuti, tutelando comunque la riservatezza dei dati personali, in modo da consentire la verifica delle elaborazioni e delle sintesi riportate nel documento stesso»*.

*dichiarazione rilasciata a GreenReport

Petrosino. Droni, transponder, spot e una RD da primato

Petrosino. Un piccolo Comune costiero della provincia di Trapani di poco più di 8000 abitanti. Da poco ha implementato, con l’assistenza tecnica di ESPER,  un nuovo servizio di raccolta che ha portato il Comune da un sostanziale 0% di raccolta differenziata ad un 80% con una crescita costante.
Ne parliamo con il Sindaco Gaspare Giacalone

Sindaco, come sta andando il nuovo servizio di raccolta rifiuti a Petrosino?

Gradualmente negli ultimi mesi abbiamo iniziato questa nostra rivoluzione implementando quello che è un servizio fortemente innovativo. Per la nostra comunità, nel profondo Sud, rappresenta un cambiamento molto forte. Ricordo che la nostra esperienza va inquadrata nella realtà siciliana che vive costantemente in emergenza. Le cose che in altre parti del mondo appaiono normali, da noi diventano un po’ più che straordinarie. Fatta questa premessa, seguendo il progetto redatto da ESPER, abbiamo esteso il porta a porta a tutto il territorio comunale ed è iniziata una raccolta differenziata spinta. Ho preso un Comune che aveva completamente abbandonato la raccolta differenziata registrando un non proprio virtuoso 0%, oggi abbiamo raggiunto quota 80%, in pochissimo tempo. Quindi abbiamo raggiunto risultati straordinari con una crescita costante, grazie anche ad un’azione di comunicazione continua e, aggiungo, ad un’azione di repressione piuttosto forte.

Quando parla di repressione immagino si riferisca all’azione forte che la sua amministrazione sta portando avanti contro gli abbandoni.

Sì. da quando sono sindaco abbiamo sempre cercato di intervenire su questo problema. In Sicilia, e in buona parte del meridione, c’è la cattiva abitudine di abbandonare i rifiuti un po’ ovunque. E su questo noi abbiamo deciso di intervenire con risolutezza in maniera quotidiana. In particolare, oltre all’uso già sperimentato in passato delle telecamere e all’azione di squadre di vigili urbani che, accompagnati dagli operatori, vanno ad aprire i sacchetti abbandonati individuandone la provenienza ed andando a sanzionare i responsabili, secondo legge, quest’ anno abbiamo modificato il regolamento della videosorveglianza ed abbiamo dato il via ad un nuovo progetto sperimentale con l’utilizzo di un drone. Con scrupolo e nel rispetto totale della normativa, andremo davvero a dare battaglia a chi abbandona i rifiuti.
Io sono comunque soddisfatto: il mio Comune è pulito. Ma è una di quelle conquiste che vanno difese. Non abbassiamo la guardia e continuiamo quotidianamente a lavorare su questo fronte. Proprio in questi giorni abbiamo diffuso un video  che nel giro di 24 ore ha ricevuto migliaia di visualizzazioni. È uno spot contro gli abbandoni. Forte, provocatorio, ma anche ironico e divertente. Abbiamo scelto di dedicare una parte della nostra comunicazione istituzionale alla lotta contro gli abbandoni, cercando per una volta di far apparire chi ha questi comportamenti incivili non come il furbetto di turno, magari da guardare con un sorriso di comprensione, ma come un idiota da mettere in ridicolo.

Ci parlava di droni. Che ruolo riveste la tecnologia nel nuovo servizio?

Abbiamo dotato tutti i contenitori distribuiti alle utenze domestiche e commerciali di trasponder che ne permettono l’identificazione nel momento della raccolta, per monitorare il numero di svuotamenti relativo ad ogni contenitore.
Ma voglio essere chiaro: la filosofia non è quella del controllo da parte della Amministrazione.
Fino ad ora ho parlato delle politiche repressive e degli strumenti che abbiamo implementato per perseguire chi trasgredisce le norme. Ma quello che ci interessa è un meccanismo premiale, perché vogliamo che quei cittadini che gestiscono al meglio i propri rifiuti, siano premiati. Non solo, ma il piano redatto con la collaborazione di ESPER, prevede premialità non solo per i cittadini, ma anche per gli operatori e perfino per l’impresa che con noi collabora sul rinnovato servizio di raccolta rifiuti. L’obiettivo finale è quello di attivare ad una tassazione puntuale, parametrando la bolletta TARI sulla reale produzione di rifiuti di ogni utenza.

La raccolta a Petrosino però non è solo porta a porta: ci sono forme di flessibilità come le Isole Ecologiche. Come vengono utilizzate?

Abbiamo già un’isola ecologica che è abbastanza attrezzata e devo dire piuttosto moderna nel concetto e nelle forme di recepimento dei rifiuti. Tuttavia questo non è il nostro punto di arrivo: il punto d’arrivo è un ecocentro. Anche in questo caso stiamo parlando di un concetto comune in altre parti d’Italia, mentre in Sicilia il nostro sarà probabilmente il primo o quantomeno tra i primi ad essere costruito. Abbiamo presentato un progetto bellissimo che è stato già non solo approvato dalla Regione Sicilia, ma già finanziato. Sarà un posto accogliente per i cittadini e per i loro rifiuti.
“Un posto per ogni cosa” questo è il nostro motto

Un motto ed un’azione che hanno portato a risultati di eccellenza assoluta!

La bellissima notizia di oggi è che il Comune di Petrosino ha raggiunto l’80% di raccolta differenziata! Lo abbiamo fatto in piena estate quando la popolazione presente sul territorio comunale aumenta di altre 3 mila unità e quando nel resto della Sicilia si parla di emergenza rifiuti. È questo il risultato di un grande lavoro di prevenzione, informazione e repressione che ha portato velocemente a raggiungere risultati straordinari. Campagna di sensibilizzazione, distribuzione di nuovi contenitori, nuovo calendario per la raccolta, sistema di video sorveglianza, uso del drone con perlustrazione aerea, appostamenti dei vigili urbani. E poi, parafrasando il nostro video spot, abbiamo fatto la festa ad oltre 100 simpaticoni con multe salatissime per chi butta rifiuti fuori dai luoghi, dagli orari e dagli appositi contenitori. Petrosino: buone pratiche e risultati eccellenti!

Rapporto Comieco: cresce la raccolta carta in Italia

Con quasi 3,3 milioni di tonnellate di materiale cellulosico raccolto dai Comuni(+52.600 tonnellate rispetto all’anno precedente) e un pro-capite che supera i 54 kg/abitante, la raccolta differenziata di carta e cartone in Italia nel 2017 è cresciuta del 1,6% rispetto al 2016. Risultati importanti che confermano il trend di incremento degli ultimi anni e che testimoniano come la raccolta differenziata sia ormai un’abitudine consolidata di senso civico.

L’Italia è un paese ricco di boschi poveri e per questo la nostra industria cartaria ha sempre fatto un ricorso massiccio al macero per alimentare i processi produttivi: con 10 tonnellate di macero riciclate al minuto l’Italia si conferma leader in Europa per il riciclo di carta e cartone. L’apertura di nuove cartiere (2 già operative e 1 in avviamento) potrà aumentare la richiesta di questa “materia prima seconda” di ulteriori 1,2 milioni di tonnellate garantendo così un importante sbocco interno al materiale raccolto dai Comuni.

Proseguendo l’analisi dei dati del 23° Rapporto, notiamo che a spingere il positivo risultato del 2017 è ancora una volta il Sud Italia con un +6,1%; a livello di raccolta pro-capite, l’Abruzzo ha confermato le performance migliori dell’area. Il Centro Italia è cresciuto dell’1,6% grazie soprattutto alle performance della già virtuosa Toscana. Il Nord si trova in una situazione di sostanziale stabilità, garantendo costanza in una raccolta già matura da anni anche se le performance migliorative di regioni storicamente ai vertici della classifica nazionale come Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia confermano che l’abitudine a fare bene stimola ognuno per la propria parte (filiera, amministrazioni, gestori e cittadini) ad un continuo sviluppo.

I numeri della raccolta differenziata di carta e cartone in Italia sono destinati a salire se si considerano i nuovi obiettivi di sostenibilità fissati dall’Unione Europea che coinvolgono rifiuti e imballaggi. Il primo target è quello di raggiungere 3,5 milioni di tonnellate di carta e cartone raccolte in modo differenziato entro il 2020. Se si continua sulla buona strada intrapresa le 200mila tonnellate ancora da intercettare non sono un traguardo impossibile. Il secondo obiettivo, entro il 2035, sarà il raggiungimento di un tasso di riciclo di imballaggi cellulosici dell’85%. Ad oggi il tasso di riciclo è poco sotto l’80%, ovvero in Italia si riciclano 4 imballaggi su 5

Scarica il XXIII Rapporto Comieco

RASSEGNA STAMPA – Chiaramonte Gulfi “re” della differenziata: in un mese il 75,77%

Un risultato che ha sorpreso tutto. In appena un mese dall’avvio della raccolta differenziata, iniziata lo scorso 19 giugno, a Chiaramonte Gulfi si è già raggiunta la percentuale del 75,77%. Un assoluto primato regionale conquistato dal Comune montano della provincia di Ragusa dove l’azienda Mecogest ha avviato il servizio di differenziata spinta porta a porta.

E’ stato l’ingegnere Salvatore Samà, direttore tecnico di Mecogest, a fornire lo straordinario risultato raggiunto in appena 30 giorni, e a illustrare i vari passaggi attivati all’interno dell’appalto e in conformità del capitolato di gara. Il dato è stato comunicato ieri sera nel corso di un affollato incontro con la cittadinanza alla sala Sciascia. Si è iniziati a febbraio scorso con la fase di start up e successivamente la fornitura di tutti i contenitori e dei mezzi di lavoro oltre alla realizzazione del materiale informativo e del sito internet dedicato. Infine il ritiro di tutti i cassonetti tradizionali e la distribuzione dei piccoli secchielli tra le famiglie per l’avvio della raccolta differenziata porta a porta iniziata il 19 giugno.

In un solo mese si è provveduto alla raccolta di 102720 kg di rifiuti differenziati mentre sono scesi a 32840 kg i rifiuti non differenziati.

“Ogni anno oltre 4300 tonnellate di rifiuti urbani prodotti dal Comune di Chiaramonte Gulfi, andavano smaltiti in discarica – spiega Samà – Con il sistema di raccolta a cassonetti stradali, solo una percentuale 5% dei rifiuti prodotti veniva differenziato per essere poi recuperato. Insieme abbiamo cambiato rotta, abbiamo ridotto i rifiuti, risparmiando sia economicamente che a livello ambientale”.

Ieri sera molti cittadini si sono complimentati con il team degli operatori ecologici della ditta Mecogest che lavorano a Chiaramonte Gulfi divenuti “amici” pronti a spiegar meglio come differenziare e a fornire tutte le indicazioni del caso. Plauso è arrivato anche per l’Amministrazione e per il Consiglio comunale considerato che sia gli assessori che molti consiglieri hanno favorito la diffusione delle modalità di raccolta differenziata attraverso l’organizzazione di vari incontri, contribuendo così alla realizzazione del 13esimo punto del programma elettorale.

“Un dato straordinariamente entusiasmante – commenta il sindaco Sebastiano Gurrieri – soprattutto se si considera che è stato raggiunto in appena 30 giorni dall’avvio della raccolta differenziata porta a porta. Un traguardo regionale per Chiaramonte Gulfi che evidenza il grado di civiltà dei chiaramontani e l’aver compreso questa importante rivoluzione che serve a migliorare l’ambiente, grazie al riciclo, e contemporaneamente a trasformare il rifiuto in risorsa. Un dato dunque che permette, avendo superato la percentuale di legge del 65%, di far scattare la premialità regionale e che ci porterà all’inizio del nuovo anno scolastico, ad avviare ulteriori azioni di educazione ambientale tra le scuole, tra i nostri giovani, molti dei quali li abbiamo già incontrati e proprio da loro è arrivata la risposta più entusiasmante considerato che hanno voluto materiale informativo da portare in famiglia, dichiarandosi pronti a collaborare attivamente per la raccolta differenziata”.

 

Fonte: NuovoSud.it

‘Una nuova vita per le plastiche dure’

Sul numero di luglio di ‘Formiche’ un contributo del presidente del Cnr Massimo Inguscio sul progetto ‘Plasmare’, condotto dall’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr in collaborazione con Esper, che ha l’obiettivo di individuare un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure.

Le plastiche dure non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate, con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati. Il progetto ‘Plasmare’ (Plastiche per nuovi materiali mediante un riciclo ecosostenibili), coordinato da Gabriella Di Carlo del Cnr-Ismn è finalizzato a favorire l’identificazione di processi ecosostenibili per la gestione e il trattamento di rifiuti costituiti da plastiche dure, al fine di ridurre il loro impatto sull’ambiente e promuovere l’ecodesign di nuovi prodotti: “Bisogna lavorare per alleggerire la frazione di rifiuto indifferenziato (plastiche dure) che grava sulle discariche, permettendo di recuperare preziose risorse che possono essere sfruttate a livello industriale in nuovi cicli produttivi”.

Articolo del Presidente Cnr Massimo Inguscio tratto dal periodico Formiche.net, numero di Luglio 2018

Le plastiche dure non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate, con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati. Con il progetto Plasmare si sta individuando un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure che permetta di ottimizzarne il ciclo di vita.

Il crescente consumo di materiali plastici sta avendo negli ultimi anni un impatto sempre più devastante sull’ambiente. Per contrastare tale fenomeno, è necessaria la pianificazione di azioni di intervento che agiscano a diversi livelli: dalla sensibilizzazione dei cittadini, allo scopo di limitare la dispersione incontrollata di rifiuti plastici nell’ambiente, all’ottimizzazione dei pro- cessi di riciclo e riutilizzo dei rifiuti plastici. Una particolare attenzione deve essere rivolta alle plastiche dure che ad oggi non rientrano nelle categorie già servite dai consorzi di filiera e non sono pertanto riciclate con un conseguente incremento del quantitativo di rifiuti indifferenziati.

Sulla base di tali considerazioni, l’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Consiglio nazionale delle ricerche in coordinazione con l’Ente di studio per la pianificazione ecosostenibile dei rifiuti (Esper), hanno collaborato all’ideazione e presentazione del progetto Plasmare (Plastiche per nuovi materiali mediante un riciclo ecosostenibili), coordinato da Gabriella Di Carlo del Cnr-Ismn. Si tratta di un progetto finalizzato a favorire l’identificazione di processi ecosostenibili per la gestione e il trattamento di rifiuti costituiti da plastiche dure, al fine di ridurre il loro impatto sull’ambiente e promuovere l’ecodesign di nuovi pro- dotti. L’obiettivo è l’individuazione di un percorso di riciclo, riutilizzo e valorizzazione delle plastiche dure che permetta di ottimizzarne il ciclo di vita.

Affinché ciò avvenga, è necessario sviluppare e potenziare il riutilizzo delle materie prime seconde derivanti da plastiche dure post-consumo in nuovi cicli produttivi – a integrazione delle materie prime vergini – promuovendo lo sviluppo di una dedicata filiera di gestione, sostenibile anche dal punto di vista economico. Ad oggi, uno dei principali limiti al riciclo delle plastiche dure, oltre all’eterogeneità dei materiali presenti, e all’elevato costo dei processi di trattamento, è che esse non rientrano tra gli imballaggi. Per fare fronte a tali esigenze, Plasmare si propone in una prima fase di individuare le tecnologie più efficaci per il riciclo delle plastiche dure post-consumo, attraverso contatti e sopralluoghi presso i diversi impianti che già si occupano del trattamento dei rifiuti plastici (mediante meccanismi di selezione, lavaggio, stampaggio, ecc.) al fine di conoscere da vicino le metodologie ad oggi disponibili e le potenzialità future.

Nelle fasi successive, saranno svolte attività di sviluppo sperimentale che permette- ranno di ottimizzare le metodologie selezionate per il trattamento dei rifiuti; verrà esaminata la possibilità di migliorare il processo di riciclo intervenendo nella fase di separazione con la messa a punto di un sistema su scala di laboratorio; verrà valutato il ciclo di vita mediante metodo Life cycle assessment (Lca) e l’efficienza dell’intero processo di trasformazione, nonché la potenzialità di mercato del prodotto.

Il progetto prevede, inoltre, una serie di iniziative finalizzate alla diffusione dei risultati ottenuti e delle tecnologie sviluppate tramite il coinvolgimento di Comuni, come ad esempio l’Associazione comuni virtuosi, aziende e associazioni di categoria interessa- te. Plasmare costituisce una valida opportunità per alleggerire la frazione di rifiuto indifferenziato che grava sulle discariche, permettendo, inoltre, di recuperare preziose risorse che possano essere sfruttate a livello industriale in nuovi cicli produttivi.

Trasformare rifiuti in soldi per la città: Milano batte Roma 4 a 1

L’università Bocconi: i sistemi porta a porta fanno calare i costi, aumentano i ricavi e la qualità della differenziata. Milano esempio virtuoso in Italia

Di Francesco Bertolini *

Quello tra rifiuti urbani e l’economia circolare è un rapporto che può contribuire in modo determinante allo sviluppo di una economia realmente sostenibile. Ma per raggiungere questo obiettivo non si può prescindere da una gestione efficiente dei rifiuti. È quest’ultima uno dei segnali per capire la tendenza che le economie sviluppate stanno intraprendendo.

La produzione di rifiuti pro capite è tendenzialmente legata al Pil pro capite. Nella UE a 28, il Paese con una minore produzione pro capite risulta essere la Romania con 261 kg procapite e il Paese che ne produce di più la Danimarca con 777 (nella parte alta del ranking anche Cipro e Malta che scontano l’alto numero di turisti che ovviamente incidono sul valore assoluto).

Produzione pro capite annua di rifiuti urbani nell’Ue a 28. FONTE: Eurostat 2018, dati riferiti al 2016

A caccia di modelli virtuosi

Rompere questo accoppiamento dovrebbe essere un obiettivo strategico delle politiche ambientali globali, altrimenti il raggiungimento di una economia circolare rischia di essere più complicato. A prescindere da considerazioni macroeconomiche, comunque fondamentali per pianificare un futuro più sostenibile, la Bocconi School of Management ha realizzato un’indagine per interpretare alcune dinamiche e alcune relazioni tra le variabili critiche che fotografano il ciclo dei rifiuti solidi urbani nelle nostre realtà. Obiettivo: individuare i modelli più virtuosi nella gestione dei rifiuti.

Per capire la realtà italiana si è considerato un campione di 9 città e 4 consorzi, corrispondenti a una popolazione di circa 8,5 milioni di abitanti. La significatività del campione è confermata dalle percentuali che emergono: considera infatti il 14,5 % della popolazione nazionale, il 37% dei comuni sopra i 150.000 abitanti e il 66% di quelli superiori ai 500mila abitanti. Fornisce quindi una rappresentazione molto esaustiva di buona parte del Paese, tenuto conto che alcune città del sud interpellate non sono rientrate nell’analisi.

Le caratteristiche del campione utilizzato nella ricerca SDA Bocconi sui modelli virtuosi di gestione dei rifiuti solidi urbani.

Il porta a porta ben fatto non fa aumentare i costi…

Dall’analisi emergono alcune considerazioni che vanno a confermare o smentire alcuni assiomi che spesso stanno alla base della discussione sul ciclo dei rifiuti urbani.

All’aumentare dei servizi offerti ai cittadini, in primo luogo all’aumentare di un servizio di raccolta porta a porta (PAP) che rende più agevole la separazione dei rifiuti, non corrisponde un aumento dei costi operativi, anzi l’analisi evidenzia come dove è stato implementato un servizio di porta a porta sul totale delle utenze, i costi si collocano su fasce intermedie.

Confronto tra i costi di gestione del servizio raccolta rifiuti e il tasso percentuale di raccolta porta-a-porta realizzato da vari Comuni italiani. FONTE: SDA Bocconi

…e fa calare i rifiuti

Inoltre i risultati del campione analizzato mostrano una correlazione positiva tra una maggiore estensione delle utenze servite dal PAP e migliori risultati in termini di percentuali di raccolta differenziata raggiunti. Dai dati sembra inoltre emergere una netta correlazione tra diffusione della raccolta porta a porta e minor produzione di rifiuti.

Confronto tra produzione di rifiuti e diffusione del porta a porta. FONTE: SDA Bocconi

Laddove il PAP sia stato introdotto più recentemente, i dati sulla produzione di RSU risultano ancora superiori alla media nazionale mentre le città in cui il PAP è attivo da più anni sono stati raggiunti livelli maggiori di efficienza del sistema.

Porta a porta: più è lontano l’anno di avvio, minri sono le quantità di rifiuti prodotti.

All’aumentare delle utenze servite da porta a porta, inoltre, risulta migliore la qualità del materiale raccolto (soprattutto per quanto riguarda le frazioni della carta e dell’organico) e maggiore la quantità di rifiuto organico per abitante raccolta.

Tassi di raccolta porta a porta e quantità di rifiuti organici intercettata.

La chiave è nell’umido

In chiave di economia circolare la raccolta dell’umido è ormai uno dei fattori chiave per un sistema di gestione dei rifiuti virtuoso. L’analisi ci consente di affermare che, laddove sono maggiori le quantità di frazione organica (FORSU) intercettata, i costi operativi di gestione risultano inferiori, soprattutto considerando il campione sopra i 300mila abitanti.

% di materiale non conforme presente nell’umido (Frazione organica) dei rifiuti solidi urbani.

Tra queste, a Milano va il primato per la quantità di frazione organica intercettata per abitante, oltre i 100 kg ab annuo, a fronte di un sistema di porta a porta che copre il 100% delle utenze e i livelli di RD più alti tra le città sopra i 300mila abitanti, e con i costi operativi annui più bassi all’interno dello stesso bacino dimensionale, ad esclusione di Genovache rappresenta un’anomalia in termini di più bassi livelli di performance raggiunti per quanto riguarda la RD, pari al 35 % a fronte di una media italiana pari al 52%.

Buone performance di raccolta differenziata fanno scendere i costi di gestione.

Le casse meneghine sorridono. Quelle capitoline no

Sempre di Milano il primato relativo ai maggiori ricavi per abitante anno da vendita dei materiali a CONAI e su libero mercato pari a circa 15€ annue per abitante, (indice di una maggiore qualità del materiale raccolto e di una maggiore efficienza del modello gestionale adottato per la valorizzazione dei materiali da raccolta differenziata) e ai minori costi di conferimento euro tonnellata della frazione organica. Per fare un confronto: Roma, a causa delle peggiori performance, dal CONAI riceve appena 4€ per abitante. Quasi 4 volte meno.

Contributo CONAI ricevuto dai vari Comuni

Un primato che parte da lontano

Dai numeri della ricerca e dalla mappatura delle varie città del campione considerato, emerge la leadership di Milano. In città il porta a porta è stato avviato negli anni 90, durante l’emergenza rifiuti dell’epoca, con grande lungimiranza. I suoi costi di gestione, le sue performance e la qualità della raccolta effettuata la posizionano come modello di riferimento, non solo in chiave nazionale.

Riuscire a promuovere e replicare il modello Milano dovrebbe essere l’obiettivo di una efficiente gestione del ciclo dei rifiuti, in chiave di ottimizzazione delle risorse pubbliche, di risultati ambientali, di soddisfazione per i cittadini e non ultima, di possibilità di creare opportunità per “esportare” a livello internazionale tale modello. Il mondo ha infatti una urgente necessità di implementare un miglior rapporto con la montagna di rifiuti che ogni giorno produce.

* L’autore è docente di Public Policies and Management presso la SDA School of Management dell’Università Bocconi e presidente del Green Management Institute

Fonte: Valori

Al via la campagna estiva contro l’abbandono dei rifiuti

Dal 10 luglio al 10 settembre FISE Assoambiente promuove la seconda edizione della campagna #NoLittering, Non abbandonarmi!, contro l’abbandono dei rifiuti. Quest’anno l’iniziativa, patrocinata dal Ministero dell’Ambiente, coinvolgerà i cittadini sui social

Estate, tempo di vacanze e di rifiuti! Ma tutti possono contribuire a un cambio di passo. Per questo, il 10 luglio, parte #NoLittering, Non abbandonarmi!, una campagna attiva sul territorio e presente sui social contro l’abbandono dei rifiuti, promossa da FISE Assoambiente, l’Associazione delle imprese che operano nei servizi di igiene ambientale, recupero e smaltimento dei rifiuti e delle bonifiche, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. 

È l’abbandono in aree pubbliche di piccoli rifiuti come cartacce, bottiglie, gomme da masticare e mozziconi di sigarette il focus di #NoLittering. Lo scorso anno l’iniziativa lanciata sui social network ha raggiunto quasi 180.000 persone, motivo per il quale quest’anno, per rendere davvero social la propria iniziativa, cioè in grado di coinvolgere e promuovere nuovi comportamenti virtuosi, l’Associazione ha deciso di integrare gli strumenti digitali con iniziative concrete sul territorio.

Quindi, oltre alla campagna sui social network attraverso immagini e brevi video didascalici, il progetto coinvolgerà gli utenti invitandoli a immortalare concrete azioni di pulizia e di rimozione di rifiuti propri o di altri attraverso la pubblicazione di foto, taggando l’Associazione e indicando gli hashtag #pulisci&scatta #NoLittering.

FISE Assoambiente, inoltre, individuerà e adotterà tre luoghi di interesse turistico nel nord, nel centro e nel sud della Penisola, in cui promuover àfisicamente la campagna mettendo a disposizione buste per le azioni di pulizia.

«Il fenomeno del littering, l’abbandono di piccoli rifiuti senza far uso degli appositi contenitori – osserva il Direttore FISE Assoambiente Elisabetta Perrotta – è un atteggiamento particolarmente evidente nel periodo estivo, soprattutto nelle zone ricreative e nei luoghi di transito; atteggiamento che costringe molti comuni in Italia a investire cifre consistenti per gestire i rifiuti e mantenere puliti gli spazi pubblici».

È per questo, spiega Perrotta, che FISE Assoambiente ha deciso di ampliare la campagna, rinnovandola e puntando sui social per dare più visibilità all’impegno concreto dei cittadini sul territorio: «Siamo convinti che per proteggere l’ambiente sia fondamentale il contributo dei cittadini, attraverso comportamenti più ecosostenibili tesi a inserire i rifiuti nella filiera dell’economia circolare».

La campagna durerà due mesi, fino al 10 settembre, e sarà visibile sui canali social Assoambiente, oltre che sul sito  www.assoambiente.org , dove sarà disponibile per tutti gli utenti un approfondimento dedicato al tema #nolittering.

Fonte: La Stampa

“Governare la transizione verso l’economia circolare e rifiuti zero”. Il discorso del Ministro Costa

Pubblichiamo la versione integrale del discorso del Ministro Costa

Caro Presidente, Cari Senatori,

vi ringrazio per l’opportunità che mi date nel presentare le linee programmatiche del mio Ministero.

Gli impegni e gli obiettivi del lavoro che ho iniziato subito dopo il giuramento seguiranno, nel massimo rispetto, il contratto di governo e le indicazioni che il Parlamento vorrà darmi, nel corso del mio mandato, mediante gli strumenti di indirizzo politico previsti dai regolamenti.

I temi ambientali, è evidente, rappresentano la maggiore sfida che si pone all’uomo che guarda al futuro. Dalle scelte e dai comportamenti di ogni singola persona, di ciascuno di noi cittadini, guidati dalle regole istituzionalizzate nell’ordinamento, dipende il sottile equilibrio tra uomo e ambiente, necessario a salvaguardare la vita di tutti e la sopravvivenza delle prossime generazioni. Nel mio mandato voglio dare mola rilevanza proprio a questo:

  • a sensibilizzare i cittadini sull’importanza di collaborare tra di loro e con le istituzioni affinché il loro presente e il futuro dei loro figli si aprano alle tematiche verdi, non solo come sfida culturale ma anche come opportunità sociale ed economica.

 

Affrontare le grandi sfide poste dalla comunità globale è un dovere che ritengo dobbiamo tutti insieme assumerci nei confronti dei più giovani, affinché possano ereditare un mondo più sostenibile e culturalmente più ricettivo alle necessità dell’ambiente.

Dobbiamo avere il coraggio di agire ora, di scegliere oggi per evitare di scaricare sui nostri figli i costi del non-intervento.

La nostra deve essere una scelta ultima e non procrastinabile, dai cui effetti dipende il futuro del pianeta: un dovere intergenerazionale ci impone oggi di scegliere, di collaborare con tutti gli attori della comunità internazionale e di farlo senza alcuna esitazione su tematiche complesse, come:

  • l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Il clima è un bene comune la cui necessità di preservazione ha importanti implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, su cui è necessario sensibilizzare tutti i cittadini. I Paesi sottoscrittori della Convenzione Quadro sulla Lotta ai Cambiamenti Climatici con l’Accordo di Parigi hanno concordato limitazioni volontarie alle emissioni globali di gas per limitare al di sotto dei 2° l’aumento della temperatura, un contributo fattuale per la riduzione degli inquinanti nell’atmosfera che avrà bisogno di essere rafforzato con obiettivi più ambiziosi e vincolanti;
  • la questione della desertificazione e dell’esaurimento delle risorse naturali, soprattutto dell’acqua. Le stime per il futuro elaborate dal segretariato della Convenzione per la Lotta alla Desertificazione ci dicono che più di un quarto delle terre del pianeta è minacciato da degrado, desertificazione e siccità. Secondo i dati pubblicati ieri dall’ISPRA, sulla base del monitoraggio operato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, in relazione alle variazioni climatiche in Italia degli ultimi decenni, il 2017 è stato il secondo anno più secco dal 1961. In questo contesto, l’accesso all’acqua, sia per uso domestico sia per fini produttivi, rappresenta un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani ed è nostro dovere garantirlo a tutti i livelli di governo e decisione;
  • la perdita di biodiversità, rispetto alla quale operano gli strumenti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica, è un fenomeno che ci impone uno sforzo collettivo per impedire l’impoverimento degli ecosistemi terrestri e marini a causa dell’intervento umano, troppo spesso indiscriminato. L’IUCN, l’Unione mondiale per la conservazione della natura, ha stimato per il nostro Paese una perdita di specie pari allo 0,5% annuo, con il 20% a rischio estinzione. Le specie animali e vegetali vanno difese e protette in quanto rappresentano risorse inestimabili non solo per l’alimentazione, l’agricoltura o la cura di malattie, ma, soprattutto, in termini culturali;
  • lo sviluppo sostenibile, obiettivo complesso, articolato a livello internazionale dalle Nazioni Unite nei 17 Obiettivi per lo sviluppo dell’Agenda 2030, ha come fine ultimo quello di sostenere la lotta alle ineguaglianze verso uno sviluppo sociale ed economico più duraturo e capace di assicurare a tutti un mondo più vivibile, sensibile alle problematiche ambientali, funzionale a costruire società pacifiche e inclusive.

Il dialogo e l’accordo di tutti gli attori in campo a livello mondiale è una necessità per contribuire nel migliore dei modi ad affrontare queste sfide, promuovendo politiche di efficienza delle risorse e che si basano su una prospettiva virtuosa di promozione dei principi ambientali e di moltiplicazione delle occasioni di crescita per il sistema Paese. D’altronde, come ha affermato Papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’, “l’umanità è un popolo che abita una casa comune. Un mondo interdipendente non significa unicamente capire che le conseguenze dannose degli stili di vita, di produzione e di consumo colpiscono tutti, bensì, principalmente, fare in modo che le soluzioni siano proposte a partire da una prospettiva globale e non solo in difesa degli interessi di alcuni Paesi. L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune”.

 

Si tratta di sfide che l’Italia non può affrontare da sola ma deve saper porre e negoziare in primo luogo in ambito di Unione Europea. Solo se saremo forti e chiari in Europa nel porre le questioni ambientali, potremmo pensare di esserlo a livello mondiale.

Ed è per questo che già durante l’ultimo Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea, tenutosi lo scorso 25 giugno a Lussemburgo, ho voluto porre l’attenzione di tutti i colleghi e dei Commissari europei competenti sulla necessità di essere più ambiziosi su tali sfide guardando al futuro.

Pensare verde, ragionare sulle questioni quotidiane in termini di impatto e rilevanza ambientale vuol dire:

  • proteggere i diritti e la dignità delle persone, come ho sottolineato nel dibattito sulla direttiva sull’acqua pubblica, per difendere l’inviolabile necessità di accesso all’acqua, la cui natura di bene comune è già stata sancita in Italia dal referendum del 2011,
  • offrire nuove opportunità di sviluppo sociale ed economico alle comunità e soprattutto ai giovani, e riguardo a questo ho ribadito la necessità di accelerare la transizione verso industrie verdi e sostenibili, come nel caso del dibattito sulle emissioni legate al trasporto leggero su cui la proposta italiana è stata quella di incrementare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 delle auto al 40% al 2030, imponendone l’abbattimento del 15% al 2025 e fissando un termine ulteriore al 2035.

Sarà nostro dovere lavorare per migliorare nel prossimo futuro i risultati finora raggiunti, continuare a innescare e favorire processi virtuosi di sviluppo economico sostenibile, basati soprattutto su innovazione, start up e impresa giovanile, anche nelle isole minori, nei piccoli comuni e nelle aree di montagna e collina alta, ricche di risorse naturali e culturali che, nonostante ciò, rimangono gravate da ritardo di sviluppo, spopolamento e invecchiamento della popolazione, con conseguente degrado ambientale e fenomeni di dissesto.

Per questo chiederemo anche in sede europea, come previsto dal contratto di governo, che siano rispettati i limiti indicati dal principio di sostenibilità:

  • per una risorsa rinnovabile (suoli, acqua, foreste), la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella di rigenerazione;
  • per una risorsa non rinnovabile la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella con la quale è possibile rimpiazzarla con una risorsa rinnovabile (ad esempio: investire parte dei profitti per l’adozione di tecnologie produttive con risorse rinnovabili).

 

L’attenzione sulle sfide internazionali del millennio accompagnerà le scelte della mia azione di governo a livello nazionale per il cui raggiungimento sarà fondamentale sensibilizzare e responsabilizzare ogni singolo cittadino oltre a tutte le istituzioni centrali e periferiche. Da queste considerazioni sul nostro paese Mondo che nascono le politiche nazionali.

Sono 6 le sfide principali, di certo non esclusive, che la comunità globale pone a livello nazionale:

  1. Proseguire e rendere più ambiziosa la lotta ai cambiamenti climatici, attraverso la leva di uno sviluppo diverso, basato su una riduzione – fino alla eliminazione – dei fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità;
  2. Salvaguardare la natura, contrastare la perdita di biodiversità, valorizzare l’acqua come bene comune;
  3. Impedire il consumo del suolo e prevenire il rischio idrogeologico;
  4. Assicurare la sicurezza del territorio attraverso la prevenzione e il contrasto dei danni ambientali e la lotta alle tante terre dei fuochi presenti nel nostro Paese;
  5. Governare la transizione verso l’economia circolare e rifiuti zero;
  6. Diminuire, fino ad azzerarle, le infrazioni inflitte al nostro Paese dall’Unione Europea.

 

Il primo obiettivo concerne la lotta ai cambiamenti climatici attraverso la leva di uno sviluppo diverso basato sulla riduzione fino alla eliminazione dei fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità.

Nelle strategie nazionali di sviluppo economico deve considerarsi prioritaria l’adozione di strumenti normativi efficaci a promuovere una sempre maggior diffusione di modelli di sviluppo sostenibile, la ricerca, l’innovazione e la formazione per lo sviluppo del lavoro ecologico, opportunità per le giovani generazione di ripensare il loro futuro.

  • La lotta ai cambiamenti climatici dovrà passare dall’implementazione di politiche verdi, come ad esempio:
    • lo sviluppo del lavoro ecologico e rinascita della competitività del nostro sistema industriale, con l’obiettivo di “decarbonizzare” e “defossilizzare” produzione e finanza;
    • attuare norme di sburocratizzazione ambientale;
    • il coinvolgimento delle Pubbliche Amministrazioni a tutti i livelli nella promozione del cambiamento “verde” e diventare un riferimento per l’adozione di buone pratiche, migliori tecniche e standard;
    • l’utilizzo di fondi rotativi per il supporto delle politiche pubbliche e degli investimenti, come ad esempio per l’elettrico pubblico;
    • implementare misure per incentivare l’efficientamento energetico degli edifici. Gli immobili capaci di autoprodurre energia rappresentano la sfida del futuro. In questo senso deve essere orientata anche l’edilizia residenziale pubblica;
    • rendere operativo il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica;
    • adottare e sostenere presso tutte le sedi, anche internazionali, obiettivi più ambiziosi e vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture nuove e dei veicoli commerciali leggeri nuovi: entro il 2030 taglio delle emissioni del 40% in UE.
  • Puntare sulla mobilità sostenibile:
    • avviare un percorso finalizzato alla progressiva riduzione dell’utilizzo di autoveicoli con motori alimentati a diesel e benzina, al fine di ridurre il numero di veicoli inquinanti e contribuire concretamente al conseguimento e miglioramento degli obiettivi contenuti nell’accordo di Parigi;
    • supportare in tal senso l’individuazione di incentivi all’acquisto di veicoli ibridi ed elettrici e alla mobilità sostenibile, nonché interventi per accelerare la transizione alla produzione energetica rinnovabile e spingere sul risparmio e l’efficienza energetica in tutti i settori;
    • introdurre o sperimentare ulteriori azioni di accompagnamento, quali ad esempio meccanismi premiali per l’incentivazione dei mezzi a bassissime emissioni, applicando la regola comunitaria del “chi inquina paga” (con appositi meccanismi di incentivazione e disincentivazione);
    • infrastrutture più adeguate e rafforzamento della presenza sul territorio del sistema di infrastrutture di ricarica dei mezzi elettrici e ibridi;
    • incentivare lo sviluppo delle reti ciclabili urbane ed extra urbane e di un sistema di bike-sharing capace di integrare differenti sistemi di mobilità su ferro e su gomma:
    • promuovere l’ammodernamento delle linee ferroviarie locali, in quanto la ferrovia dovrà essere in grado di rivestire nuovamente il ruolo di principale sistema di trasporto ad alta densità in quanto, attualmente, rappresenta l’unica soluzione di mobilità sostenibile per le medie e lunghe percorrenze, contribuendo ad alleviare i problemi di congestione dei pendolari, di sicurezza e di pressione ambientale.
  • Contrastare l’inquinamento, con particolare attenzione alla qualità dell’aria:
    • Saranno perseguite tutte le azioni opportune a porre rimedio al mancato rispetto dei limiti imposti dalle norme comunitarie in materia di qualità dell’aria, relativamente al materiale particolato PM10 e al biossido di azoto NO2;
    • saranno predisposti ulteriori accordi sia con le Regioni più attive sul tema qualità dell’aria (Umbria e Toscana), sia con quelle maggiormente problematiche (Lazio, Sicilia e Campania), al fine di individuare ulteriori misure di risanamento e garantire un percorso omogeneo e condiviso di riduzione delle emissioni;
    • sarà rafforzata la collaborazione con gli altri Ministeri responsabili di settori che producono emissioni (trasporti, agricoltura e sviluppo economico), al fine di coordinare le politiche rispettivamente intraprese con un’ottica più integrata con le esigenze della tutela della qualità dell’aria;
    • predisposizione del programma di controllo delle emissioni nazionali per gli inquinanti biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3) e polveri PM2,5 da raggiungere entro il 2020 e il 2030 secondo quanto previsto dalla direttiva 2016/2284/UE, cosiddetta direttiva NEC (National Emission Ceilings);
  • Migliorare il coordinamento delle azioni di sostegno a tutti i livelli di governo:
    • armonizzando i rapporti tra lo Stato e le Pubbliche Amministrazioni e rafforzando le autonomie e i presidi territoriali più efficienti e i modelli più avanzati e rispettosi dell’ambiente, valorizzandone le professionalità e le risorse migliori
    • sperimentazione di diverse azioni di accompagnamento, quali ad esempio meccanismi premiali per l’incentivazione dei mezzi a bassissime emissioni, applicando la regola comunitaria del “chi inquina paga”;
    • avvio di un nuovo programma di mobilità sostenibile rivolto agli enti locali, con utilizzo dei fondi provenienti dalle Aste CO2.
  • Rafforzare il lavoro sulle valutazioni e autorizzazioni ambientali:
    • concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale, secondo i migliori standard mondiali a tutela della salute dei cittadini dei comprensori ad alto rischio;
    • proteggere i livelli occupazionali e promuovere lo sviluppo industriale del Sud, attraverso un programma di riconversione economica che preveda le necessarie bonifiche, lo sviluppo della green economy e delle energie rinnovabili e dell’economia circolare;
    • operare una revisione complessiva delle opere infrastrutturali di interesse nazionale in prospettiva di sostenibilità ambientale, che deve rappresentare un faro illuminante;
    • individuazioni di esperti tecnici per la gestione delle valutazioni e delle autorizzazioni ambientali;
    • implementazione di strumenti per la trasparenza e la partecipazione dei cittadini alle procedure di valutazione ambientale;
    • realizzazione dell’inventario degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante ex D.Lgs. 105/2015 e dell’inventario delle principali sorgenti e trasferimenti di inquinanti.

 

Il secondo obiettivo riguarda la salvaguardia della natura, il contrasto alla perdita dalla biodiversità, alla valorizzazione dell’acqua come bene comune.

I parchi nazionali e tutte le aree protette rappresentano un capitale ambientale su cui investire, sia in termini sociali sia in termini di ricerca sia, per quanto possibile, in termini economici legati alla sostenibilità. Devono rappresentare una risorsa per i giovani e per tutti i cittadini e non devono essere percepiti come un ostacolo scomodo alla propria quotidianità. Al fine di raggiungere lo scopo di attivare un rapporto virtuoso tra uomo e ambiente, gli interventi relativi a questa priorità tematica agiranno su diverse linee d’azione.

  • Salvaguardare la biodiversità assicurando una migliore e più coordinata gestione delle aree protette, ponendo rimedio alle lacune dell’attuale organizzazione, operando per:
    • attivare percorsi di educazione ambientale per sensibilizzare i cittadini sull’importanza di un rapporto virtuoso con la natura, rendendo più e meglio accessibili le aree protette (anche ai diversamente abili);
    • riformare la legge 394/1991, cd. Legge quadro sulle aree protette, per rafforzare il concetto centrale della “conservazione della natura” nell’ambito di un modello innovativo che valorizzi anche le realtà territoriali per un forte sviluppo ecosostenibile;
    • stabilire piante organiche per gli Enti parco e una nuova governance, introducendo i parametri di contabilità ambientale ed ecologica nel bilancio;
    • attuare la rete Natura 2000, completando la designazione delle Zone Speciali di Conservazione e rafforzandone l’integrazione, anche sotto il profilo giuridico, con i parchi nazionali e le altre aree protette;
    • favorire attraverso progetti speciali la deframmentazione degli habitat e la nascita di corridoi ecologici;
    • attivare azioni di videosorveglianza per la prevenzione e il contrasto degli incendi nelle aree protette;
  • provvedere ad una forte collaborazione istituzionale con gli altri ministeri ed enti coinvolti per la revisione del Testo Unico Forestale secondo una visione ambientale e non solo economica;
  • rinforzare la pianta organica dei Carabinieri forestali con un piano di assunzioni straordinarie;
  • maggiore contrasto al bracconaggio e introdurre espressamente gli atti di bracconaggio nella fattispecie dei “delitti a danno della fauna” all’interno del codice penale, con particolare riguardo alle aree protette;
    • monitorare l’andamento delle specie selvatiche a rischio, sulla base degli studi realizzati da Ispra e dal mondo scientifico e ambientalista, al fine di intervenire con azioni dirette volte a tutelare il patrimonio faunistico e floristico a rischio e ridurre gli impatti causati dall’uomo;
    • attuare il Piano Lupo per tutelare l’ecosistema, i cittadini e gli allevatori;
    • tutelare gli animali da compagnia e favorire il benessere degli animali, anche attraverso nuove agevolazioni fiscali;
    • favorire la promozione delle aree protette italiane nei sistemi internazionali di patrimonalizzazione dell’UNESCO, attraverso un aumento della loro capacità di fruibilità e un adeguato miglioramento dei servizi offerti ai visitatori, anche attraverso la valorizzazione delle tradizioni e delle conoscenze tradizionali delle comunità dei parchi nazionali.
  • Proteggere il mare attraverso:
    • promozione di misure per limitare il marine litter e per il recupero dei rifiuti in mare, anche con il coinvolgimento dei pescatori, e per una sensibilizzazione attiva sul tema dei cittadini;
    • attuazione della rete Natura 2000, completando la designazione della rete dei siti a mare;
    • potenziamento delle Aree marine protette;
    • introduzione di nuove norme sulla tutela del mare e nuove procedure per l’autorizzazione alla raccolta della plastica in mare. Penso in questo caso alla disponibilità dei pescatori e alle isole ecologiche portuali, modificando opportunamente il Codice dell’Ambiente;
    • aggiornamento delle procedure per il controllo e la prevenzione degli impatti sugli ambienti marini mediante il rilascio di autorizzazioni, pareri e nulla osta previsti dalla normativa vigente;
    • emanazione di indirizzi generali e criteri per la difesa della costa a livello nazionale per adeguare la pianificazione di bacino sulla difesa della costa;
    • proseguimento del servizio finalizzato alla prevenzione e alla lotta agli inquinamenti marini da idrocarburi lungo le coste italiane;
    • rinforzare la pianta organica del Corpo delle Capitanerie di Porto con un piano straordinario di assunzioni.
  • Garantire l’accesso all’acqua quale bene comune e diritto umano universale, anche attraverso gli strumenti normativi europei:
    • appoggiando la proposta di direttiva sulla qualità delle acque per il consumo umano, che nasce da una mobilitazione popolare senza precedenti, con quasi 2 milioni di cittadini europei intervenuti per chiedere all’Unione di garantire un accesso sufficiente all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari per tutti”;
    • promozione del governo pubblico e partecipativo dell’intero ciclo integrato dell’acqua. I privati coinvolti nella fornitura, gestione e distribuzione dell’acqua dovrebbero essere adeguatamente monitorati dalle autorità competenti e il pubblico dovrebbe avere accesso a tutte le informazioni e i dati ambientali;
    • incentivare l’uso di sistemi per ridurre sprechi e dispersioni attraverso l’introduzione di nuove tecnologie già in uso in alcune parti del Paese e sensibilizzando l’opinione pubblica sulle problematiche relative all’inquinamento e alla dispersione delle acque;
    • diminuire le categorie di persone prive di accesso all’acqua, specificando che l’erogazione di un quantitativo minimo vitale non può essere sospesa;
    • investimenti sul servizio idrico integrato di natura pubblica, applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, con particolare riferimento alla ristrutturazione della rete idrica, garantendo la qualità dell’acqua, le esigenze e la salute di ogni cittadino.

 

In relazione al terzo obiettivo, quello del contrasto allo spreco del suolo e al dissesto idrogeologico, è mia intenzione avviare una serie di interventi diffusi in chiave preventiva di manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo, anche come volano di spesa virtuosa e di creazione di lavoro nelle aree a forte rischio, oltre che azioni per responsabilizzare il cittadino sui rischi connessi alla tutela del territorio.

Al riguardo sono felice di notare che per iniziativa di parlamentari di diverso colore politico è ripresa la discussione, interrottasi con la fine della scorsa legislatura, di un provvedimento che insista su tale tematica. Penso che il contrasto del consumo del suolo e la prevenzione del rischio idrogeologico potranno essere realizzati attraverso diverse azioni, tra cui:

  • Introdurre nel nostro ordinamento una serie di regole certe e durature finalizzate a prevenire il consumo e lo spreco del suolo:
    • fermare il consumo di suolo attraverso un’adeguata politica di sostegno che promuova la rigenerazione urbana;
    • promuovere azioni di sostegno alle iniziative per rilanciare il patrimonio edilizio esistente, favorendo il retrofit degli edifici;
    • introdurre il bilancio ecologico comunale.
  • Dare nuovo impulso alle misure di contrasto del dissesto idrogeologico attraverso azioni di prevenzione che comportino interventi diffusi di manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo su aree ad alto rischio, oltre ad una necessaria attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico:
    • riportando in capo al Ministero dell’Ambiente la diretta competenza sul tema che nell’ultima legislatura era stata ceduta a una struttura di missione dislocata presso la Presidenza del Consiglio. Abbiamo già posto rimedio a questa asincronia attraverso le norme contenute nel decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri del 2 luglio 2018, che permetteranno al Ministero dell’Ambiente di recuperare tale funzione, evitando gli ulteriori costi per la finanza pubblica richiesti dalle strutture create ad hoc dai precedenti governi presso la Presidenza del Consiglio;
    • sbloccando i fondi rotativi per la tutela idrologica del territorio e garantendo il necessario supporto nella progettazione degli interventi prioritari per la mitigazione del rischio tramite accordi di programma attuati dai Presidenti di regione in qualità di Commissari di Governo;
    • ammodernando l’infrastruttura hardware e software del Geoportale Nazionale per la prevenzione dei rischi, da inserire nel più ampio sistema europeo presso la Presidenza del Consiglio;
    • prestando particolare attenzione allo stato di salute dei boschi come strumenti di prevenzione dei rischi idrologici, anche di concerto con il MIPAAF (vedi TUF);
    • attivando processi di tutela sperimentale dei corsi d’acqua e dei fiumi;
    • coordinando l’attività delle Autorità Distrettuali nella valutazione preliminare del rischio di alluvioni e nell’individuazione delle aree a potenziale rischio significativo per garantire elaborati omogenei a livello nazionale, nonché l’aggiornamento delle mappe di pericolosità e rischio di alluvioni entro dicembre 2019.

 

Il quarto obiettivo concerne la sicurezza del territorio e della prevenzione e contrasto dei danni ambientali e lotta alle tante terre dei fuochi presenti nel nostro Paese.

Garantire a ogni singolo cittadino una vita migliore in un ambiente salubre che gli permetta di non ammalarsi per cause dovute alla gestione criminale dei rifiuti è un dovere che non può passare in secondo piano. Per raggiungere tale obiettivo ho in programma l’attuazione di diverse iniziative: penso anzitutto a due questioni:

  • Rafforzamento delle misure già previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati ambientali, attraverso una parziale riforma della legge 68/2015, finalizzata a:
    • inasprire la risposta sanzionatoria per i reati ambientali contravvenzionali già previsti dalla legge. Penso in particolare agli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente;
    • prevedere il sequestro e la confisca dei beni frutto di reati ambientali, come già previsto dall’ordinamento per i beni acquisiti dalla criminalità organizzata tramite attività illecite – una sorta di confisca allargata;
    • applicare il Daspo, ovvero un ordine di allontanamento, fino a 2 anni, nei confronti di chi si rende responsabile di trasporto abusivo, abbandono, sversamento e combustione illecita di rifiuti nei pressi di istituti scolastici, luoghi di cultura, parchi pubblici, mercati, siti turistici, ferrovie, aeroporti e stabilimenti balneari o nelle campagne;
    • introdurre la possibilità di arresto in flagranza differita per gli illeciti ambientali più gravi;
    • inasprire le previsioni relative al delitto di combustione illecita di rifiuti e roghi tossici;
    • riorganizzare il sistema e le competenze di polizia ambientale, al fine di rafforzare le attività di indagine riguardanti la protezione boschiva, la protezione del paesaggio, il settore riguardante i rifiuti, la protezione degli animali di affezione, selvatici o esotici e la repressione e la prevenzione dei reati ambientali;
    • prevedere il sequestro dei beni per chi inquina e ritiene di non pagare.
  • Implementare l’attività di contrasto alle ecomafie e alle terre dei fuochi che esistono non solo al sud ma su tutto il territorio nazionale, operando a livello normativo, con la logica e il meccanismo del chi inquina paga”, in maniera tale da:
    • riformare la governance sulla Terra dei fuochi prevista dal decreto-legge 136 del 2013, portando la competenza in capo al Ministero dell’Ambiente, tematica su cui stiamo già intervenendo con le previsioni del decreto-legge varato dal Consiglio dei ministri lo scorso 2 luglio;
    • rivedere i meccanismi di governo e gli strumenti di messa in sicurezza e bonifica ambientale, soprattutto per le discariche cd. “orfane”, sbloccando i fondi fermi al Ministero e a Palazzo Chigi secondo criteri di rigorosa trasparenza;
    • introdurre nuove procedure per il riconoscimento dei suoli su cui poter attivare interventi di monitoraggio e analisi;
    • allargare il modello campano alle altre situazioni allarmanti per altri interventi in altre zone d’Italia.

 

Il quinto obiettivo prende in considerazione l’implementazione di azioni che si collochino in una strategia di economia circolare, anziché lineare, con l’obiettivo di medio-lungo periodo di rifiuti zero e di una revisione del ciclo dei rifiuti e delle misure anti-inquinamento.

La sfida culturale con cui i cittadini sono chiamati a misurarsi mette in discussione i parametri sociali ed economici della contemporaneità: per questo deve essere sostenuta e accompagnata da scelte di politiche pubbliche misurate, capaci di guidarli e sensibilizzarli in maniera non coercitiva.

Tra le prime azioni del mio mandato ho lanciato da subito la campagna “plastic free”: ritengo doveroso che in tutte le amministrazioni pubbliche sia bandito l’uso di plastica, specialmente monouso. Le pubbliche amministrazioni devono essere da esempio di sostenibilità e di cultura ambientale per fornire ai cittadini una guida e un modello di riferimento.

Sarei felice che anche questa Assemblea accetti la medesima sfida e si proponga quale modello.

Per i medesimi obiettivi, si procederà a:

  • Favorire l’economia circolare, intesa quale sistema ambientale ed economico in cui un bene è utilizzato, diventa rifiuto, e poi, a valle di un procedimento di recupero, cessa di essere tale per essere riutilizzato quale materia seconda per la produzione di un nuovo bene, attraverso:
    • progettazione di beni e fiscalità premianti per chi produce beni riciclabili e riutilizzabili;
    • ricorso alla raccolta domiciliare;
    • azioni contro lo spreco alimentare;
    • realizzazione di centri di riparazione e riuso dei beni utilizzati;
    • introduzione della banca dell’Usato.
  • Rivedere il ciclo dei rifiuti e il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, anche nel senso della circolarità economica, prevedendo:
    • incentivazione alla filiera corta di gestione, con il recupero di materia del compost per ridurre i fertilizzanti chimici e l’irrigazione;
    • forte riduzione del rifiuto prodotto, con una crescente percentuale di prodotto riciclato e contestualmente una drastica riduzione della quota di rifiuti smaltiti in discarica ed incenerimento, fino ad arrivare al graduale superamento di questi impianti, adottando metodi tecnologicamente avanzati ed alternativi;
    • introdurre norme per ridurre drasticamente l’utilizzo della plastica monouso, anche per legge, soprattutto presso le pubbliche amministrazioni;
    • riduzione del sistema degli imballaggi alla fonte con aiuti al produttore e al consumatore (IVA e crediti di imposta);
    • revisione delle norme sulla tracciabilità dei rifiuti speciali, ad esempio per gli pneumatici;
    • aggiornamento delle linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti e per la prevenzione dei rischi e rafforzamento attività di vigilanza e monitoraggio sulla gestione dei rifiuti su base regionale, con coinvolgimento diretto delle prefetture;
    • interscambio informativo tra ISPRAA e il Sistema Nazionale a rete per la protezione dell’ambiente con il Sistema delle Polizie Ambientali Nazionali;
    • definizione di un modello di governance complessiva sulla gestione dei dati della tracciabilità dei rifiuti a livello nazionale in accordo con tutti gli attori coinvolti, anche in vista della realizzazione di una banca dati per la gestione, elaborazione e fruibilità delle informazioni contenute nei documenti digitali indicati, funzionale all’adozione di politiche di sviluppo;
    • confronto e riorganizzazione dei Consorzi nazionali per il riciclaggio dei rifiuti mirato ad un’attenta verifica degli obiettivi di riciclaggio raggiunti nonché al coordinamento di azioni volte al contrasto dei fenomeni illeciti legati al traffico nazionale e internazionale dei rifiuti;
    • potenziamento dei controlli sulle importazioni ed esportazioni di rifiuti anche attraverso la revisione del Piano nazionale delle Ispezioni.
  • Riformare la normativa sull’amianto:
    • creazione di una cabina di regia unica presso il Ministero dell’Ambiente;
    • implementazione delle attività di rilevazione e bonifica;
    • previsione di specifiche agevolazioni per le attività di bonifica e individuazione dei siti di trattamento in accordo con le Regioni;
    • rafforzamento delle azioni a supporto di soggetti pubblici e privati per incentivare gli interventi di Bonifica Amianto – Fondo Progettazione e Credito d’Imposta;
    • avvio di “INFO AMIANTO”, sistema web-based per la gestione dei procedimenti amministrativi relativi ad aree contaminate da amianto;
    • avvio di “ASBESTO 2.0 (Amianto in Superficie e Bonifica degli Edifici Scolastici mediante uso di tecnologie di Telerilevamento Ottico).

 

Il sesto e ultimo obiettivo riguarda la riduzione, fino all’azzeramento, delle infrazioni inflitte al nostro Paese dall’Unione Europea.

  • L’attività di monitoraggio, controllo e risoluzione delle procedure di infrazione avrà carattere rilevante: l’obiettivo è quello di proseguire e migliorare il percorso virtuoso di contrazione delle procedure di infrazione a carico del nostro Paese, passate complessivamente dalle 117 del 2014 alle 59 di oggi. 13 di queste, ovvero circa il 22%, sono di natura ambientale, afferenti in particolare alle tematiche dell’inquinamento dell’aria, dei rifiuti e del trattamento delle acque reflue urbane. Sulla questione delle infrazioni e sulla loro natura potremo soffermarci in una successiva audizione per fare insieme il punto complessivo.
  • Al fine di incidere maggiormente sulle politiche dell’Unione, vi anticipo che è mia intenzione, secondo quanto previsto dalla legge 234 del 2012, istituire una specifica task force, coordinata dall’Ufficio di Gabinetto con il contributo dell’ufficio legislativo e di un referente per ciascuna direzione generale e, ove opportuno, un rappresentante delle Regioni coinvolti dalla procedura di infrazione, per seguire ogni procedura e stabilire una road map con tempi certi per la sua soluzione, anche attraverso l’esercizio del potere sostitutivo.

 

Le priorità individuate come linee programmatiche per il mio mandato spero possano diventare oggetto di un dialogo proficuo e virtuoso con tutti voi, a prescindere dal colore politico, al fine di migliorare il nostro ordinamento e di conseguenza la vita dei cittadini e dare l’opportunità ai giovani di ereditare un mondo più sicuro e verde, fini ultimi del mio mandato.

A tal proposito seguirò con vivo e costante interesse le attività di questa Commissione, le cui priorità recentemente da voi individuate trovano riscontro anche nei temi da me sviluppati in precedenza. Ad esempio, le proposte di legge sul contenimento del consumo del suolo e del riuso del suolo edificato, come anche quella finalizzata a vietare la plastica monouso destinata alla ristorazione, o ancora quella relativa all’economica circolare o alle innovazioni in materia di auto-recupero del patrimonio immobiliare sono argomenti su cui potrà esserci un confronto produttivo e uno scambio reciproco di idee per approvare norme condivise e durature per il futuro. Seguirò con attenzione anche il dibattito sulle misure urgenti per il completamento della cartografia geologica d’Italia e della micro-zonazione sismica, che trova piena corrispondenza nelle politiche di prevenzione del rischio idrologico ritenute da me prioritarie per prevenire i disastri naturali, come anche la proposta di legge quadro sulle isole minori, ecosistemi fragili che necessitano di alti livelli di salvaguardia ambientale e presso cui si concentrano molte delle aree marine protette del nostro Paese.

So che gli obiettivi che vi ho illustrato sono molto ambiziosi e su questi vi chiedo, e spero, di avere il vostro massimo supporto e la vostra massima condivisione.

Sono, però, consapevole che per realizzare tutto ciò è necessario prima di tutto ripensare il Ministero dell’Ambiente come amministrazione pubblica prima ancora che come strumento di governo politico. Si deve infatti affrontare con la massima urgenza la questione del personale in servizio presso il Ministero. Ho trovato personale di eccellente qualità ma ampiamente sottovalutato, i cui compensi sono nettamente inferiori ai colleghi che negli altri Ministeri svolgono le medesime funzioni. In questi ultimi vent’anni c’è stato un accanimento verso il Ministero dell’Ambiente che ha portato a svuotare sempre di più i compiti e le dotazioni del Ministero, demotivando ancora di più il personale in servizio e spingendo molti a lasciare l’Amministrazione. Proprio su questo punto, mi propongo di lavorare per realizzare quanto previsto dal Patto per l’ecologia proposto dalle associazioni ambientaliste in campagna elettorale, firmato non solo dalle forze di maggioranza che sostengono questo Governo ma da tutte le forze politiche presenti oggi in Parlamento. È per questo che vi chiedo, a prescindere dalla vostra appartenenza politica, di supportare le battaglie che farò per quanti lavorano e vorranno lavorare al Ministero e che saranno individuati, per la prima volta, mediante concorsi pubblici. Sottolineo per la prima volta perché, in 32 anni di vita, al Ministero dell’Ambiente non sono mai stati banditi concorsi. Non esiste un ruolo tecnico. Non vi sono state modalità di ingresso volte a selezionare il personale. Come prima cosa dobbiamo, quindi, consentire un grande concorso pubblico per potenziare il Ministero. Al tempo stesso dobbiamo ripensare gli stipendi del personale in servizio, penso soprattutto ai funzionari, per consentire loro di essere al medesimo livello dei loro colleghi.

È solo attraverso il lavoro, la fatica, l’impegno e la passione delle donne e degli uomini che lavorano e lavoreranno al Ministero dell’Ambiente che potranno essere raggiunti quegli obiettivi ambiziosi che vi ho esposto precedentemente. Le buone idee camminano sempre sulle gambe delle persone: se le persone non sono motivate o sono troppo poche, quelle idee non vedranno mai la luce.

C’è, infine, una seconda sfida che mi aspetta e che, ancora una volta, coinvolge voi direttamente. È la sfida della legalità e della trasparenza. Occorre che il Ministero dell’Ambiente sia una casa di vetro in cui tutto sia visibile e comprensibile. Occorre che qualsiasi cittadino possa conoscere gli interessi che interloquiscono con il Ministero e capire, di conseguenza, come si è formata la decisione pubblica. La spirale negativa va interrotta ed è necessario un cambio di passo che capovolga il paradigma e renda il Ministero il luogo in cui si forma l’interesse generale. Questo è il modo, a mio avviso, in cui la politica potrà recuperare credibilità e mostrare a tutti di essere davvero al servizio della collettività. Per parte mia ho già iniziato a seguire queste regole e nei prossimi giorni vi informerò circa una serie di obblighi di trasparenza che mi sono imposto e che ho imposto a tutti i miei collaboratori.

È per questi obiettivi, con queste consapevolezza e per queste sfide che ho accettato l’incarico di Ministro. Ed è per gli stessi motivi che vi chiedo di assicurarmi il massimo supporto.

 

Fonte: Ministero dell’Ambiente