Spreco alimentare, in Francia esteso il divieto ai privati della ristorazione collettiva e dell’industria agroalimentare

Dal primo gennaio 2020 in Francia anche gli operatori privati della ristorazione collettiva e quelli dell’industria agroalimentare sono obbligati a rispettare la legge del 2016 contro lo spreco di cibo. Come fanno già lo Stato, gli enti pubblici e le autorità locali per i loro servizi di ristorazione, anche i privati sono tenuti a gestire gli alimenti invenduti nel rispetto della gerarchia prevista dalla stessa legge. Per combattere lo spreco di cibo i privati dovranno, nell’ordine, mettere in campo azioni per prevenire la produzione degli sprechi, donare gli alimenti ancora buoni che sono rimasti invenduti destinandoli al consumo umano e, in subordine, valorizzandoli per l’alimentazione animale, l’utilizzo in agricoltura e il recupero di energia.

Gli operatori della ristorazione collettiva che preparano più di 3 mila pasti al giorno e quelli dell’industria alimentare che fatturano all’anno più di 50 milioni di euro, hanno l’obbligo di promuovere accordi con le associazioni che donano cibo e altri prodotti invenduti.

Per chi trasgredisce la legge è prevista un’ammenda di 3.750 euro e l’eventuale penalità aggiuntiva della pubblicazione o diffusione a mezzo stampa.

L’estensione degli obblighi introdotti dalla legge francese contro lo spreco di cibo, che ha anticipato solo di qualche mese la legge italiana (166/2016, cosiddetta Legge Gadda), e che si applica anche alla distribuzione alimentare, è stata disposta con l’ordonance n. 1069 del 2019 all’interno della legge del 2018 su agricoltura e alimentazione sostenibile e accessibile a tutti, nota come legge EGAlim. 

Fonte: Eco dalle Città

Indagine della BEI sul Clima: il 94% degli italiani intende smettere di utilizzare le bottiglie di plastica e il 66% lo ha già fatto

La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha lanciato la seconda edizione dell’Indagine sul Clima, condotta in partenariato con la BVA, una società di consulenza specializzata in ricerche di mercato. L’indagine è un indicatore di come i cittadini percepiscono il fenomeno dei cambiamenti climatici nell’Unione europea, negli Stati Uniti d’America e in Cina. La seconda serie di risultati fa luce sulle azioni che i singoli cittadini contano di fare per contrastare i cambiamenti climatici.

Paragonati al resto d’Europa, gli italiani dicono nel complesso di essere disposti a fare di più per adeguare il loro stile di vita nel segno della prevenzione ai cambiamenti climatici. L’indagine valuta le seguenti quattro categorie di azioni:

Prodotti alimentari. La sostenibilità in materia alimentare è al centro dell’impegno dei cittadini italiani. Il 93% cerca attivamente di comprare più prodotti locali e stagionali e il 48% lo fa già sistematicamente. Gli italiani si dicono anche pronti a modificare la loro alimentazione: il 73% ha ridotto il consumo di carne rossa. Vi è in ogni caso una discrepanza tra le fasce di età più giovani e quelle più anziane: rispetto ai più giovani, gli italiani più anziani si impegnano di più ad acquistare unicamente prodotti alimentari locali.

Rifiuti. Il 97% degli italiani non usa più prodotti in plastica, o almeno ne ha ridotto il consumo. Più in particolare, il 94% degli italiani dice di avere l’intenzione di smettere di comprare le bottiglie di plastica, il 96% ha intenzione di comprare meno prodotti imballati con la plastica. Le donne, rispetto agli uomini, sembrano essere più propense a limitare il consumo della plastica: il 65% delle italiane dice di aver smesso di utilizzare i sacchetti di plastica per la spesa rispetto al 55% degli uomini.

Trasporti. Quando si tratta di optare per mezzi di trasporto più ecocompatibili, il 69% degli italiani dice di scegliere di camminare oppure di prendere la bicicletta per gli spostamenti giornalieri. Solo il 54% sceglie di usare i trasporti pubblici, percentuale che è inferiore alla media europea (64%). 

Vacanze. Il 77% degli italiani dice di trovarsi d’accordo con l’idea di fare meno viaggi in aereo per combattere i cambiamenti climatici, percentuale che è superiore di due punti rispetto alla media europea (75%). Per il 30% degli italiani si tratta già di una pratica consueta.  Analogamente, l’86% dei cittadini italiani dice che opterebbe per il treno, invece dell’aereo, per delle percorrenze pari o inferiori a cinque ore.

Abitazione. Il 38% degli italiani dice di aver ridotto l’uso dei condizionatori, come pratica rispettosa dell’ambiente, mentre coloro che si dicono disposti a non accenderli più nell’anno nuovo raggiungono il 75%, ovvero una percentuale quasi doppia. Inoltre, il 60% della popolazione intende passare a un fornitore di energia verde, mentre il 22% sostiene di averlo già fatto.

Marchi e società. Il 79% dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni dice di aver partecipato, o parteciperà, a manifestazioni a favore del clima, cifra che scende al 69% per la fascia di età compresa tra i 30 e i 64 anni. Inoltre, il 54% degli italiani intende investire in fondi verdi, e l’11% dice di averlo già fatto.

Anche i cittadini di altre parti del mondo si dimostrano disposti ad agire fattivamente contro i cambiamenti climatici nel 2020. Sul tema del ridurre il consumo della plastica il consenso è chiaro: l’81% degli americani, il 93% degli europei e il 98% dei cinesi dicono di aver l’intenzione di comprare meno prodotti di plastica. In ogni caso, per quanto riguarda l’abitazione, gli atteggiamenti non sono uniformi: oltre il 94% degli intervistati cinesi intende passare a un fornitore di energia verde, mentre solo il 70% degli europei e il 64% degli americani ha in conto di farlo. Un andamento analogo emerge nella propensione a investire in fondi verdi: oltre l’86% della popolazione in Cina è ben disposta a farlo nel 2020, mentre quella degli Stati Uniti lo è per il 56% e quella europea per il 52%.

La Vicepresidente della BEI Emma Navarro, responsabile dell’azione per il clima e dell’ambiente, ha affermato: “Mi entusiasma vedere quanto i cittadini europei si impegnino nella nostra lotta comune contro i cambiamenti climatici. Le azioni individuali positive per il clima creano quelle tendenze economiche e sociali nelle nostre società che saranno d’aiuto nel risolvere la problematica dei cambiamenti climatici. La Banca europea per gli investimenti è decisamente impegnata a fornire i mezzi che consentono ai cittadini di portare avanti questa lotta che è la realizzazione di un futuro più sostenibile. Rincuora vedere come le persone si facciano paladine di questa causa e la rendano parte integrante della loro vita: in questa lotta ce la faremo solo se decidiamo di batterci insieme.”

Fonte: Eco dalle Città

Olimpiadi. Al villaggio degli atleti arrivano i letti di cartone, che poi verranno riciclati

Le strutture del letto nel Villaggio degli Atleti alle Olimpiadi di Tokyo in programma la prossima estate saranno realizzate in cartone e le  strutture saranno riciclate in prodotti di carta dopo i giochi. “Questi letti possono sopportare fino a 200 chilogrammi e sono più forti quelli in legno “, ha spiegato ad AP Takashi Kitajima, direttore generale del Villaggio degli atleti.

Anche parte dei componenti del materasso saranno riciclati in prodotti di plastica. I letti e alcuni altri mobili sono stati presentati nei giorni scorsi; l’intero complesso dell’Athletes Village sarà completato a giugno. Le Olimpiadi si aprono il 24 luglio, mentre  il 25 agosto partiranno le Paralimpiadi. Gli organizzatori affermano che questa è la prima volta che i letti e le lenzuola delle camere destinate a ospitare gli sportivi sono stati realizzati con materiali riciclabili. Il Villaggio degli Atleti, costruito accanto alla Baia di Tokyo, comprenderà 18.000 posti letto per le Olimpiadi e sarà composto da 21 torri di appartamenti. Nei prossimi anni sono in programma ulteriori costruzioni edili.

Gli annunci immobiliari dicono che le unità verranno successivamente vendute o affittate, con prezzi di vendita a partire da circa 54 milioni di yen – pari a  500.000 $ – e aumentando fino a tre o quattro volte di più. Alcuni temono che la grande offerta di appartamenti che saranno rese disponibili dopo le Olimpiadi possa avere ripercussioni sui valori immobiliari.

fonte: e-gazette

Rifiuti urbani: prorogato al 30 aprile 2020 l’Accordo quadro nazionale ANCI-CONAI

Al fine di consentire la definizione delle intese per il nuovo Accordo e la miglior negoziazione possibile dei singoli Allegati Tecnici, i presidenti di ANCI e di CONAI hanno condiviso di prorogare di altri 4 mesi l’Accordo già in scadenza al 31 dicembre 2019.

Anche durante questi mesi di proroga verranno applicate le medesime condizioni previste dagli Allegati Tecnici, inclusi i vigenti parametri per l’assegnazione delle fasce qualitative.

Resta inteso l’impegno delle parti a concludere le nuove intese entro il prossimo mese di luglio.

Stretta ai monouso in Francia

Secondo la legge sulla transizione energetica varata dal Parlamento francese nel 2015, modificata l’anno scorso con la legge Égalim, dal 1° gennaio 2020 verrà messa al bando in Francia una serie di articoli monouso in plastica, quali bicchieri e tazze, stoviglie e posate, cannucce, vaschette per gelato e carni, insalatiere, contenitori e agitatori per cocktail, chiusure di vetro usa e getta.

Il decreto attuativo, pubblicato nei giorni scorsi (testo integrale), introduce la categoria dei prodotti monouso (à usage unique) ed esenta dal divieto di commercializzazione i prodotti compatibili con il compostaggio domestico e costituiti da almeno il 50% di risorse rinnovabili, deroga valida però solo fino al 3 luglio 2021. Per gli imballaggi previsti dalla normativa, inoltre, l’interdizione scatterà più tardi, anche in questo caso il 3 luglio 2021, per uniformarsi ai dettami della direttiva SUP e non entrare in contrasto con la direttiva sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio. Fino alla stesa data sarà consentito l’uso di posate in plastica negli istituti penitenziari, ospedali e nel trasporto aereo, ferroviario e marittimo.

Inoltre, il decreto del 27 dicembre introduce una proroga di sei mesi per i prodotti fabbricati o importati prima del 1° gennaio 2020, al fine di consentire lo smaltimento delle scorte eventualmente in magazzino.

Il 1° gennaio scatteranno altri due divieti, relativi alla vendita di bastoncini in plastica per la pulizia delle orecchie e alla distribuzione di acqua in bottiglie di plastica nella ristorazione scolastica.

Infine, il Parlamento francese sta attualmente esaminando progetto di legge sulla lotta contro i rifiuti e l’economia circolare (antigaspillage o anti spreco) che, in virtù di un emendamento, punta a vietare l’immissione sul mercato di tutti imballaggi monouso in plastica entro il 2040

Fonte: Polimerica.it

Lanuvio, riciclone

Nel corso della sua quasi ventennale attività, ESPER ha avuto modo di collaborare con decine di Comuni sparsi su tutto il territorio nazionale.
Nel corso del 2018 moltissimi di questi hanno raggiunto performances ambientali di assoluta eccellenza, a partire dalle percentuali di raccolta differenziata, fino ad arrivare alla gestione dei materiali post-consumo.

Il Comune di Lanuvio è sicuramente uno di questi. Con il supporto tecnico di ESPER, Lanuvio ha imboccato nel 2016 la via della raccolta porta a porta, arrivando già alla fine dell’anno a superare abbondantemente quota 50% (novembre 2016 69,4%). Oggi la percentuale di raccolta differenziata è stabilmente fra il 70 ed il 75%, a fronte di una media provinciale di 42,34% e una regionale del 42,37% . E se da una parte crescono le percentuali di raccolta differenziata, dall’altra è sensibile il calo di produzione generale dei rifiuti: se nel 2015 ci si assestava sui 432 kg/abitante all’anno, i dati del 2018 proiettati su base annua sono calati fino a raggiungere i 336 kg/abitante all’anno.

La diffusione del compostaggio domestico è elevatissima: al di fuori del centro urbano tutte le utenze sono tenute al compostaggio domestico a fronte di una riduzione del 10% della parte variabile della TARI. Il risultato di tale politica è eccellente: 2169 utenze gestiscono in autonomia i propri rifiuti organici che ammontano a circa 867 tonn/anno.
L’eccellenza di Lanuvio non è passata inosservata :12 mesi fa  il Comune ha ricevuto il premio “La Città per il Verde 2018” per la sezione “Il Comune più organico”.
Oggi un nuovo riconoscimento: nell’ambito dell’EcoForum organizzato da Legambiente Lazio, Lanuvio è stato premiato come “Comune Riciclone” (i Comuni con una RD superiore al 65%)e come “Comune Plastic Free” (i Comuni dove si producono meno di 10 kg/abitante all’anno di rifiuti in plastica).

Ecco il supermercato dove la plastica è bandita (e trionfa l’economia locale)

Il Comune trentino di Ossana ha concesso un locale per un supermercato a una condizione: vietare contenitori di plastica e vendere quasi solo prodotti sfusi

Quell’immobile di proprietà pubblica era sfitto da anni. Per il Comune di Ossana, piccolo borgo da 800 abitanti in alta Val di Sole (Trentino), nessun vantaggio. Per la collettività nessun servizio in più. L’amministrazione comunale ha quindi pensato di sfruttarlo per una piccola rivoluzione: far aprire un supermercato che fosse, al tempo stesso, un simbolo delle azioni quotidiane possibili per la transizione ecologica, un esempio di lotta contro l’inutile produzione di rifiuti inutili, soprattutto plastici. E, per di più, ha voluto farne uno strumento per rafforzare l’economia territoriale e le filiere corte agricole.

Buone pratiche tra gli scaffali

«In Val di Sole abbiamo decine di produttori agricoli, allevatori e altre piccole imprese che faticano a trovare spazio nella Grande distribuzione organizzata classica e vengono messe a repentaglio dalle sue logiche spietate” spiega il sindaco di Ossana, Luciano dell’Eva. «Dovevamo assegnare un locale di proprietà comunale a Fucine, una frazione del nostro Comune. Abbiamo quindi pensato di farne un veicolo di buone pratiche».

L’idea, peraltro, fa parte di un pacchetto di iniziative che il Comune sta mettendo in campo da anni tese a ridurre l’impronta ecologica – a partire da quelli del settore turistico e della mobilità – ed è in prima linea per scelte di sostenibilità ambientale.

Un bando scritto bene

Lo strumento che ha reso possibile la piccola rivoluzione è un bando di gara. In Italia, spesso sono scritti molto male (e nei settori più disparati), con danni importanti per l’interesse collettivo. Questa volta, è accaduto il contrario.

Il bando per il nuovo supermercato conteneva vincoli precisi e stringenti: obbligo di vendere i prodotti alimentari secchi o senza il confezionamento in plastica o altro materiale (per una quota di almeno il 70%) o usando vetro (per almeno il 20%). La soglia sale ad almeno il 90% per i prodotti liquidi (olio, vino e altre bevande) che, in più, per il 75% dovranno essere stati prodotti o trasformati entro 110 chilometri dal punto vendita.

Norme “chilometriche” analoghe anche per il banco frigo (90% dei prodotti sfusi o in vetro e l’80% dovrà provenire da massimo 40 km di distanza) e per quelli ortofrutticoli freschi o trasformati come salse, sughi, creme e marmellate (90% sfusi o in vetro, dei quali 70% entro i 40 km e 20 entro i 110 km).

Inoltre, per i prodotti destinati alla pulizia e all’igiene, oltre ai requisiti dell’assenza di packaging e della provenienza territoriale, è stato inserito un obbligo di venderli in maxi-confezioni di vetro o alluminio per almeno il 20% del totale. Per trasportare la spesa poi tutti i contenitori dovranno essere realizzati in carta, stoffa o altro tessuto riutilizzabile. Addio shopper in polimeri plastici, insomma.

Il sogno della vincitrice: un biodistretto ai piedi dell’Ortles

Ad aggiudicarsi il bando è stata la titolare di un’azienda agricola biologica della zona: Patrizia Pedergnana, una giovane ragazza della Val di Pejo. La sua è la tipica storia di chi ha deciso di “tornare alla terra” convinta che coniugare attività umane e tutela dell’ambiente e della biodiversità sia non solo necessario ma anche possibile.

Nella sua azienda produce eccellenze locali ed è anche diventata “custode dei semi” per salvarli dall’estinzione. «Coltivare le antiche sementi della Val di Sole è un’azione concreta contro il collasso della biodiversità e per salvare la nostra tradizione» spiega a Valori. «Peraltro, questi semi dimostrano di avere una grande capacità di adattamento alle condizioni del territorio di origine per quanto difficili possano essere».

Nella nuova avventura del supermercato packaging free, Patrizia ripone un sogno personale: «creare un piccolo agrodistretto biologico a chilometro zero ai piedi delle vette alpine dell’Ortles Cevedale». Per riuscirci ha pensato di fare del “suo” supermercato uno snodo per i produttori locali. «Il loro ruolo è cruciale, al pari di quello dei consumatori – osserva – ma troppo poco spesso si rendono conto di quale straordinario potere abbiano nelle loro mani».

Fonte: Valori.it

Fiumicino è Comune Riciclone

È stato presentato lo scorso 17 dicembre, durante il Terzo Ecoforum di Legambiente Lazio che si è tenuto a Roma nelle sale dell’Hotel Quirinale e con il contributo della Regione Lazio, l’annuale dossier “Comuni Ricicloni e Ciclo dei Rifiuti nel Lazio”. Dossier che l’associazione ambientalista pubblica per analizzare lo stato di avanzamento delle buone pratiche dell’economia circolare, la quantità di Comuni Ricicloni che hanno superato il 65% di raccolta differenziata, il numero di Comuni Plastic Free dove si producono meno di 10 kg/abitante all’anno di rifiuti in plastic, i Comuni Rifiuti Free quelli cioè dove vengono prodotti meno di 75 kg/abitante all’anno di indifferenziato.

Il Comune di Fiumicino, per il secondo anno consecutivo viene premiato come Riciclone, con una percentuale del 74,97%. Ma la vera novità è che per la prima volta viene premiato come il COmune che più di ogni altro ha raccolto in maniera differenziata: oltre 25.100 tonnellate di materiali raccolti differenziatamente.

Un risultato assolutamente esaltante se si tiene conto che solo nel 2017 il Comune di Fiumicino non aveva ancora raggiunto il 40% di RD.

Siamo orgogliosi di questo nuovo premio” dichiara l’assessore all’Ambiente Roberto Cini che oggi ha ritirato il premio. “Siamo partiti con 40 mila tonnellate di indifferenziata, sei anni fa – ha spiegato Cini -, siamo arrivati all’80% di differenziata e oggi conferiamo un quarto di secco residuo. Nel nuovo bando della abbiamo previsto che maggiore sarà la percentuale di differenziata, maggiore sarà l’utile dell’azienda che vincerà la gara e, soprattutto, partirà la tariffa puntuale che renderà visibili i risultati a tutti i cittadini. Più riusciremo ad abbassare i costi di conferimento, più sarà possibile abbassare la tassa”.

Dal 2014 ad oggi, grazie alla raccolta differenziata, siamo riusciti a ridurre drasticamente il volume del Rifiuto Secco Residuo, di una quota pari all’80% circa. In questo modo abbiamo ridimensionato le quantità di rifiuti che finiscono in discarica, con un enorme beneficio ambientale. In base a ciò, si è resa necessaria una razionalizzazione del calendario di raccolta: la quantità di rifiuti raccolti non giustificava un passaggio bisettimanale. Abbiamo valutato un passaggio a settimana per il secco residuo più che sufficiente, ed i risultati ci stanno dando ragione: dopo i primi mugugni la cittadinanza si è facilmente adeguata ai nuovi calendari di raccolta. Non dobbiamo comunque dimenticare che i cittadini (le sole utenze domestiche ndr) hanno a disposizione due centri comunali di raccolta, uno a Fiumicino e uno a Fregene dove possono conferire alcune tipologie di rifiuti. Per venire incontro alle esigenze dei cittadini abbiamo anche predisposto delle Postazioni Ecologiche Mobili: contenitori scarrabili che, posizionati periodicamente in varie zone del Comune di Fiumicino, permettono ai cittadini di smaltire gratuitamente alcune tipologie di rifiuti

 

 

Fiumicino ha un tessuto urbanistico complesso: si va dalle abitazioni monofamiliari a condomini di dimensioni titaniche. Come gestite queste differenze?

La gestione delle case monofamiliari o dei palazzi con poche unità abitative, come potete immaginare, non crea particolari difficoltà. Dobbiamo però far fronte anche a condomini di grandissime dimensioni, in particolare in Parco Leonardo. La scelta di non utilizzare contenitori condominiali, in questo caso ha reso ancor più ardua la sfida. Il rischio era quello di trovarsi, nei giorni di conferimento, di fronte ad enormi mucchi di mastelli, con conseguenti difficoltà in fase di ritiro da parte dei cittadini ed un’altissima probabilità di scambio dei mastelli stessi fra condomini. Abbiamo optato, su consiglio di ESPER, per l’installazione di rastrelliere con posti pre-assegnati così da consentire da una parte ad ogni cittadino di ritrovare con facilità il proprio mastello, dall’altra di preservare il decoro urbano nei giorni di conferimento.

 

La legge di Bilancio ridimensiona le ambizioni del Green new deal italiano

Con 312 voti favorevoli, 153 contrari e 2 astenuti il Governo ha incassato la notte della vigilia di Natale la fiducia della Camera sulla legge di Bilancio, approvata così in via definitiva – senza variazioni sostanziali – dopo l’ok arrivato al Senato la settimana scorsa. Il risultato è una manovra impiccata ancora una volta alla neutralizzazione dell’aumento Iva (che assorbe 23,1 miliardi di euro su circa 32 complessivi), che introduce alcune misure utili dal punto di vista sociale – taglio del cuneo fiscale da 3 miliardi di euro nel 2020 e 5 nel 2021, 2 miliardi e mezzo per gli asili nido, l’abolizione del superticket sanitario –, ma riduce al lumicino le ambizioni sul Green new deal annunciate all’insediamento del Governo Conte bis.

«Doveva essere la manovra del Green new deal, quella che avrebbe messo al centro l’ambiente, ma l’Esecutivo – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente –  è ancora lontano dall’obiettivo come dimostra la (mancata, ndr) cancellazione dei sussidi alle fonti fossili. La legge di Bilancio approvata oggi ancora una volta rappresenta un’occasione mancata per il nostro Paese di fare davvero la differenza».

Effettivamente, negli ultimi mesi l’annunciato Green new deal nazionale è stato caratterizzato più dai passi indietro che da quelli in avanti. Ad esempio nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef) approvata ad ottobre era previsto tra i collegati alla decisione di bilancio un disegno di legge Green new deal e per la transizione ecologica del Paese, di cui si è perso traccia; si preannunciava inoltre che «nella prossima legge di Bilancio saranno introdotti due nuovi fondi di investimento, assegnati a Stato e Enti territoriali, per un ammontare complessivo di 50 miliardi su un orizzonte di 15 anni». Il risultato della promessa si può leggere all’art. 1, comma 85, della legge appena approvata: come dettagliano dalla Camera è nato un «Fondo da ripartire con dotazione di 470 milioni di euro per l’anno 2020, 930 milioni di euro per l’anno 2021, 1.420 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023», ovvero in tutto 4,240 miliardi di euro nell’arco di 4 anni.

Niente da fare anche per il taglio dei sussidi ai combustibili fossili, stimati dal ministero dell’Ambiente in 16,8 miliardi di euro (dati 2017) e in 18,8 miliardi di euro da Legambiente. Inizialmente il Governo aveva puntato su un taglio del 10% l’anno ai sussidi ambientalmente negativi, per poi rinunciare: la legge di Bilancio approvata prevede (entro il 31 gennaio 2020) la semplice istituzione di una Commissione per lo studio, le proposte per la transizione ecologica e per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, oltre  a una modifica delle esenzioni a partire dal 2020 di cui beneficeranno le soli concessioni gas con una produzione annuale fino a 10 milioni di smc (standard metri cubi) per quello estratto in mare e 30 milioni di smc per quello estratto su terra ferma (pari rispettivamente all’1,4% del totale estratto per le prime e al 12,7% del totale estratto su terra ferma per le seconde).

Migliora invece la struttura della plastic tax, che entrerà in vigore il 1 luglio nella veste di una tassa da  di 45 centesimi di euro per ogni chilo di “manufatti con singolo impiego in plastica (Macsi)” (sostanzialmente gli imballaggi) ma non le bioplastiche compostabili e i materiali riciclati, anche se è «un peccato – sottolineano da Legambiente – non aver compreso i prodotti che non sono imballaggi, ad esempio la plastica usata per l’edilizia, l’industria, l’agricoltura, le apparecchiature elettriche ed elettroniche».

Davvero troppo poco per qualificare il Green new deal italiano, com’è evidente dalle stime in campo e dall’esperienza espressa da altri Paesi europei. La Germania ad esempio ha varato con il suo Klimaschutzprogramm una carbon tax da 25 euro a tonnellata di CO2 (dal 2021, diventeranno 55 euro dal 2025) e mobiliterà investimenti da 54 miliardi di euro da qui al 2023 (contro il fondo italiano da 4,240 miliardi nello stesso arco di tempo). Autorevoli proposte mostrano che anche l’Italia avrebbe potuto inaugurare con ampi benefici una carbon tax (ricavandone 14 miliardi di euro l’anno da dedicare a compensazioni sociali e sviluppo sostenibile), investire in altro modo i sussidi finora garantiti alle fonti fossili (spingendo la crescita del Pil fino al +1,6%, contro il +0,2% previsto con la legge di Bilancio approvata), perseguire una riforma fiscale ecologica (rimodulazione dell’Iva compresa). Niente di tutto questo però è stato fatto.

«Con il nuovo anno – conclude dunque Ciafani – entriamo nel decennio cruciale per contrastare i cambiamenti climatici, non sono più ammessi ritardi. Per questo è fondamentale che l’ambiente diventi davvero una priorità all’interno dell’agenda politica nazionale. Il Governo Conte 2 non perda questa occasione».

Fonte: Greenreport

La Plastic tax è legge

La Camera dei Deputati ha approvato oggi con 334 voti favorevoli e 232 contrari il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e il bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022, che contiene anche una delle misure più contestate, la plastics tax, imposta di 45 centesimi di euro per ogni chilo di manufatti con singolo impiego in plastica (MACSI), ad eccezione di bioplastiche compostabili e materiali riciclati (oltre a dispositivi medici e packaging di medicinali). Entrerà in vigore il 1° luglio 2020 con primo versamento il 1° ottobre.
Il testo della manovra di Bilancio, visti anche i tempi molto stretti per la sua approvazione, non ha subito variazioni rispetto a quella votata in Senato (in allegato i commi dal 634 al 658 che si occupano della tassa sulla plastica), quindi può dirsi definitivo; il via libera è previsto in serata. Entrerà in vigore una volta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, entro il 31 dicembre 2019.