Intervento cautelare AGCM su Corepla per le bottiglie PET

L’autorità antitrust ha imposto al Consorzio di rimuovere le clausole di esclusiva dagli accordi in vigore con i Comuni convenzionati e con gli operatori della selezione.

Nell’ambito dell’istruttoria avviata lo scorso 30 maggio scorso per accertare la sussistenza di un abuso di posizione dominante da parte del Consorzio Nazionale per la Raccolta il Riciclo e il Recupero degli imballaggi in plastica (leggi articolo), l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM)  ha ritenuto necessario un intervento di urgenza per preservare la concorrenza che può essere esercitata dall’unico concorrente di Corepla, il consorzio Coripet , sistema per la gestione diretta degli imballaggi in PET per liquidi alimentari.

AGCM ha quindi imposto al Consorzio di rimuovere le clausole di esclusiva dalla contrattualistica in vigore con i Comuni convenzionati che raccolgono i rifiuti da imballaggi in plastica attraverso la raccolta differenziata e con la loro associazione (ANCI), nonché da quella con gli operatori che effettuano la selezione dei rifiuti differenziati (CSS).

Inoltre – si legge in una nota -, l’Autorità ha imposto ulteriori specifiche misure relative al pregresso, per sterilizzare i danni che potrebbero derivare a Coripet (Sistema per la gestione diretta degli imballaggi in PET per liquidi alimentari) per il tempo finora trascorso senza aver potuto avviare la propria attività, nonché misure di temporanea collaborazione con il nuovo entrante “volte a consentire a quest’ultimo una immediata operatività, anche al fine di evitare soluzioni di continuità che possano danneggiare soggetti terzi e in particolare i Comuni convenzionati”.

Coripet è stato autorizzato in via provvisoria con un decreto del Ministero dell’Ambiente emesso in aprile dell’ano scorso, e nei primi due anni di operatività deve dimostrare di aver raggiunto obiettivi di efficacia ed efficienza predefiniti, pena la mancata conferma della autorizzazione.

Fonte: Polimerica

Ecomondo 2019. L’ambiente in fiera a Rimini

Appuntamento dal 5 all’8 novembre con Ecomondo 2019. La ventitreesima fiera dedicata alla Green Economy e a una gestione ottimale delle risorse naturali è ospitata come ormai di consueto dai padiglioni di RiminiFiera ed è organizzata dall’Italian Exibithion Group. Diversi gli eventi e gli incontri previsti, per un programma fitto e ricco di interesse per i visitatori e gli stakeholder.

In concomitanza con Ecomondo 2019 lo svolgimento, da martedì 5 e mercoledì 6, degli Stati Generali della Green Economy, dove istituzioni, aziende e associazioni di settore faranno il punto sullo stato dell’economia circolare in Italia e sull’andamento del “Green” nei vari comparti (inclusi quelli della mobilità sostenibile, dell’innovazione tecnologica e dell’energia rinnovabile).

Altro evento di richiamo previsto per Ecomondo 2019 è la tappa riminese della mostra multisensoriale itinerante “RiAmare – Essere Plastic Free”, realizzata da Assonautica Italiana, che vede la collaborazione di GreenStyle.it in qualità di Media Partner.

Aree tematiche e ingresso

Sono quattro le aree tematiche principali in cui si articola Ecomondo 2019: Acqua; Bioeconomia Circolare; Bonifica e rischio idrogeologico; Rifiuti e risorse. A queste sono affiancati un pari numero di progetti speciali: Circular Economy Stories; Piattaforma Bio-metano; SAL.VE; Startup green.

Due le tipologie di tagliandi, validi per l’ingresso a Ecomondo 2019, disponibili per i visitatori: si tratta del biglietto giornaliero, valido per una sola giornata e un unico ingresso (non sarà possibile allontanarsi dal quartiere fieristico e farvi ritorno), e di un mini abbonamento per due giornate (ciascuna delle quali regolata secondo quanto stabilito per l’accesso giornaliero).

L’orario di apertura e chiusura della fiera sarà comune per tutte le giornate, dal 5 all’8 novembre 2019, con ingressi a partire dalle 9 del mattino e con stop alle attività previsto per le ore 18.

Ecomondo 2019: il programma giorno per giorno

Molti gli eventi e gli appuntamenti che compongono il programma di Ecomondo 2019. Di seguito alcuni tra gli incontri principali, a cominciare da quelli organizzati nell’ambito degli Stati Generali della Green Economy. Da non dimenticare anche i vari incontri allestiti da espositori e associazioni di settori, consultabili sul sito ufficiale ecomondo.com.

Martedì 5 novembre

Tra gli appuntamenti di maggior richiamo previsti per la giornata inaugurale vi è senz’altro la “Sessione plenaria di apertura: Green New Deal e sfida climatica: obiettivi e percorso al 2030” relativa agli Stati Generali della Green Economy. Il via è previsto per le 10:30, con i lavori che dovrebbero concludersi intorno alle 13:30. L’incontro si svolgerà presso la Sala Neri – Hall Sud.

Durante la stessa giornata si svolgeranno, dalle 15 alle 18, anche alcuni eventi tematici dedicati agli Stati Generali della Green Economy, intitolati: “Il Green New Deal per le città: un programma nazionale di rigenerazione urbana” (Agorà Energy 2 – Pad. D7); “Il Green New Deal per la circular economy: Indirizzi per il recepimento delle Direttive e le necessarie infrastrutture” (Sala Neri – Hall Sud); “Il Green New Deal per il territorio: il ruolo delle imprese per valorizzare l’agricoltura e il capitale naturale” (Sala Diotallevi – Hall Sud).

Nella mattina della giornata inaugurale è previsto anche l’evento “Il Cluster Agrifood: una partnership pubblico – privato a supporto della strategia della bioeconomia per un settore agroalimentare sostenibile. Priorità e casi industriali di successo”. Si svolgerà dalle 10 alle 13:30 presso la Sala Biobased Industry – Pad. D3.

Sempre martedì 5 novembre sono previsti alcuni degli eventi “Beacon”, gli incontri “faro” che guardano direttamente al futuro della Green Economy. Nella prima giornata il focus principale sarà l’acqua. Tra questi l’evento Ecomondo intitolato “Water reuse in agriculture, sustainable irrigation and nature managed water cycle in the new european framework”, previsto presso la Sala Global Water Expo (Pad. D3) dalle 14 alle 18.

Pomeriggio che vedrà lo svolgersi anche di un altro evento Ecomondo, intitolato “Economia Circolare e Made in Italy: come cambia il modello di business della filiera chimica”. L’appuntamento è dalle 16:30 alle 18 presso la Sala Noce – Pad. A6.

Mercoledì 6 novembre

Seconda giornata ancora all’insegna degli Stati Generali della Green Economy, con la Sessione plenaria internazionale: “Clima e Green New Deal: un patto tra imprese e governi” in programma presso la Sala Neri 1 (Hall Sud) dalle 9:30 alle 13. Secondo appuntamento previsto per le 15 (termine alle 18), dal titolo “Il Green New Deal per la mobilità: less, electric, green, shared-muoversi con leggerezza” (Agorà Energy 1 – Pad. B7).

Dalle 10 alle alle 13 presso la Sala Ravezzi 1 – Hall Sud si svolgerà uno degli eventi “Beacon” di questa seconda giornata: “La strategia italiana per la plastica“. Aprirà i lavori il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Come riportato dallo stesso ministero:

Nella prima parte, il convegno vuole affrontare le modalità normative con le quali l’Italia si sta preparando a recepire la direttiva europea sulla plastica. Nella seconda, la parola passa alle imprese innovative italiane che hanno detto no alla plastica. Non mancherà l’attenzione al mondo della ricerca e ad altri protagonisti del cambiamento nel nostro Paese.

Decarbonizzazione dell’economia e rigenerazione dei suoli al centro del convegno “La rigenerazione del suolo, bioeconomia per l’incremento della sostanza organica e per ridurre le emissioni di anidride carbonica”. Evento Ecomondo in programma dalle 14 alle 18 presso la Sala Noce (Pad. A6).

Ottimizzare la gestione e l’utilizzazione dei rifiuti al centro dell’evento Beacon intitolato “Industria 4.0 per ottimizzare la gestione e l’utilizzazione dei rifiuti”, previsto per mercoledì 6 novembre dalle 14:30 alle 17:30 (Sala Diotallevi 1 – Hall Sud). Tra i temi trattati anche l’analisi dei cicli di vita dei prodotti. Partecipano all’incontro anche rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico e della Commissione Europea.

Economia circolare e scenari futuri relativamente ai prossimi 20 anni. Se ne discuterà durante l’incontro “Circular Economy: the 21st-century economy paradigm to redefine growth and development”: avvio dei lavori alle ore 14 presso la Sala Ravezzi 2 – Hall Sud. Al centro della discussione modelli finanziari, strumenti e processi per agevolare la riprogettazione dell’ecosistema industriale.

Giovedì 7 novembre

È dedicato alla sostenibilità degli imballaggi uno dei “Beacon Event” di giovedì 7, intitolato “Il futuro della progettazione di imballaggi sostenibili. Verso un osservatorio permanente dell’innovazione del packaging”. L’appuntamento è dalle 9:30 alle 13 presso la Sala Ravezzi 2 – Hall Sud.

Le buone pratiche dell’Economia Circolare al centro dell’incontro intitolato “Circular economy good practices. Panel of the Italian Circular Economy Stakeholders Platform (ICESP)”, realizzato in collaborazione con ENEA e in programma presso la Sala Diotallevi 2 (Hall Sud) dalle 10 alle 13.

Blue Deal e sfida per un Mediterraneo sostenibile al centro del convegno “Circular Economy for the definition of a sustainable and integrated Blue Growth Strategy”, tra gli eventi Beacon di giovedì 7 novembre. Parteciperà all’incontro, in programma dalle 10 alle 17:30 presso la Sala Biobased Industry (Pad. D3) anche il Ministro plenipotenziario Enrico Granara.

Assegnato in questa terza giornata anche il Premio Sviluppo sostenibile 2019, il riconoscimento assegnato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. L’evento di premiazione e consegna delle targhe si svolgerà dalle 11 alle 13 presso il Palco Ecomondo Tv – Hall Sud, con saluti di benvenuto di Lorenzo Cagnoni (presidente Italian Exhibition Group Spa) e Edo Ronchi (presidente Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile) e interventi dei membri della commissione: Edo Ronchi, Alessandra Astolfi, Stefano Leoni, Andrea Barbabella, Fabrizio Tucci.

Venerdì 8 novembre

Tra gli eventi Beacon dedicati all’economia circolare figura anche quello in programma venerdì 8 novembre e intitolato “Promuovere la coesistenza fra Aree Protette e Usi del Mare: raccomandazioni dal progetto Interreg MED-PHAROS4MPAs”, presso la Sala Global Water Expo (Pad. D3) dalle 9:30 alle 13.

Si discuterà di comunicazione ambientale e di approccio mediatico durante l’incontro “Comunicare il valore della sostenibilità ambientale, sociale ed economica all’epoca delle fake news”. L’appuntamento con questo evento Ecomondo “Beacon” è presso la Sala Ravezzi 1 – Hall Sud, dalle 10 alle 13.

Sempre alle 10 prenderà il via l’incontro “Marine litter e Blue Economy, impatti e soluzioni dal mondo della pesca e dell’acquacultura”, con termine alle 13:45. Si svolgerà presso la Sala Diotallevi 1, situata nella Hall Sud.

Dalle 10 alle 18 presso la Sala Neri 2 (Hall Sud) si svolgerà l’incontro “European research and innovation for the implementation of circular economy and bioeconomy”, organizzato dal Comitato Tecnico Scientifico di Ecomondo in collaborazione con OCSE e Commissione Europea.

Fonte: greenstyle

Ministro Gualtieri: ‘La plastic tax colpisce solo il monouso’

“L’imposta sulla plastica ha lo scopo di disincentivare i prodotti monouso e promuovere materie compostabili ed eco-compatibili. Non è un’imposta generalizzata sulla plastica, materiale di cui difficilmente riusciremo a fare a meno, ma ha l’obiettivo di limitare l’impiego di oggetti che usi una volta e rimangono nell’ambiente per centinaia di anni”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso del convegno organizzato dal Messaggero. “L’imposta sarà per esempio applicata sulla bottiglietta di acqua minerale ma non sulla borraccia che viene riempita più volte”.

E ancora, dice Gualtieri la plastic tax colpirà “la vaschetta per prodotti alimentari che si trovano al supermercato ma non i contenitori domestici per il frigorifero; il bicchiere di plastica usa e getta, ma non quello di plastica progettato per essere messo a tavola e utilizzato un numero indefinito di volte”. Inoltre, spiega il ministro, “è limitata e commisurata al peso della plastica e quindi volta a incentivare la riduzione di plastica monouso introdotta, mentre non tocca le bioplastiche”.

“Introdurremmo anche un incentivo per l’innovazioni dei processi produttivi che sostenga la riconversione verso la produzione di bioplastiche o di plastiche compostabili, che non saranno soggette all’imposta”, ha detto ancora Gualtieri.

Per il ministro, l’aumento di investimenti pubblici contenuto nella manovra è distribuito in tre fondi, uno per le amministrazioni centrali, uno gli enti territoriali e un fondo speciale ‘green new deal’ che sarà anche alimentato anche dall’emissione di ‘green bond’, ovvero di titoli pubblici che noi emetteremo vincolati specificatamente alla sostenibilità dell’economia”.

Costa, accordo per non tassare plastica compostabile. Sull’ipotesi di plastic tax “c’e’ un bell’accordo nella compagine di governo sul non toccare tutto cio’ che e’ compostabile, riciclabile e biodegradabile, e sul diminuire il packaging di plastica. Credo che l’accordo su questo sia raggiunto”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S), a margine di un convegno del Messaggero a Roma.

Fonte: Ansa Ambiente

Per il ministro dell’Ambiente la plastic tax «va assolutamente rimodulata»

Grande è la confusione sotto al cielo della plastic tax, la nuova tassa introdotta nella legge di Bilancio in fase d’elaborazione che peserà per 1 euro al chilo sugli imballaggi plastici. Quali di preciso, e con quale sovraccarico a seconda delle gradazioni d’impatto ambientale, non è però ancora dato sapere: quel che è certo è che l’attuale formulazione non sarà quella definitiva. Durante il convegno sull’economia circolare organizzato oggi da Il Messaggero il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha dichiarato infatti che la plastic tax «va assolutamente rimodulata».

L’obiettivo è quello di «declinare il concetto di tassa sulla plastica in modo diversificato e per aiutare, attraverso il ministero dello Sviluppo economico, quelle aziende che vogliono cambiare il sistema produttivo. Non toccare tutto ciò che è compostabile, riciclabile e biodegradabile, e diminuire il packaging di plastica. Credo che l’accordo su questo sia raggiunto».

Il tema è assai delicato, in quanto come spiega l’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi «una tassa tanto al chilo, indifferenziata, uguale per tutti gli imballaggi in plastica, monouso o meno, riciclabili o meno, fatti con plastiche riciclate o no, che genera introiti per fare cassa e finanziare altre spese, invece che destinarne i proventi alla prevenzione, al riutilizzo, al riciclo e alle raccolte, è in contrasto con gli indirizzi europei ed è inefficace dal punto di vista ambientale».

Che senso avrebbe, ad esempio, tassare l’impiego di plastica riciclata quando al contempo il decreto Crescita ha finalmente introdotto pochi mesi fa un primo (tra l’altro ancora in attesa di decreti attuativi) credito d’imposta per favorire proprio riciclo e riuso? Differenziare l’impatto della plastic tax consisterebbe inoltre di spingere la transizione ecologica di un’industria che in Italia occupa oggi 110mila persone, e che produce il 70% degli articoli che saranno messi al bando nel 2021 dalla direttiva Ue sulla plastica monouso.

Ciò che è certo è che nonostante tutte le iniziative “plastic free” nel 2018 gli italiani hanno consumato 2.292.000 tonnellate di imballaggi in plastica, più dell’anno precedente, il 44,5% dei quali è stato poi avviato a riciclo, il 43% a recupero energetico e il 12,5% in discarica. In questo scenario si stima che l’introduzione della plastic tax non avrà ampie ricadute sul consumatore finale (l’aggravio si aggira attorno ai 2 centesimi per le bottiglie da 0,5 litri, 3 centesimi per quelle da 1,5 litri), ma sicuramente ce ne saranno in termini industriali e ambientali. Occorre dunque un approccio sostenibile e pragmatico.

«L’imposta sulla plastica – dettaglia il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, dallo stesso convegno cui è intervenuto anche il ministro Costa – ha lo scopo di disincentivare i prodotti monouso e promuovere materie compostabili ed eco-compatibili. Non è un’imposta generalizzata sulla plastica, materiale di cui difficilmente riusciremo a fare a meno, ma ha l’obiettivo di limitare l’impiego di oggetti che usi una volta e rimangono nell’ambiente per centinaia di anni. L’imposta sarà per esempio applicata sulla bottiglietta di acqua minerale ma non sulla borraccia che viene riempita più volte».

Mentre vanno definendosi le strategie a livello governativo, per Ronchi anziché introdurre una nuova plastic tax sarebbe più efficiente sostituirla con un adeguamento normativo del contributo ambientale (Cac) per gli imballaggi in plastica – aumentandolo quanto serve, ad oggi è pari a 450 milioni di euro all’anno – impiegandolo di più anche per la prevenzione, per la riduzione del monouso, differenziandolo, meglio di quanto già non si faccia, per gli imballaggi in plastica riutilizzabili e più facilmente riciclabili rispetto agli altri, e riducendolo in proporzione al contenuto di plastica riciclata: «Il vigente sistema del “contributo ambientale” per gli imballaggi – conclude l’ex ministro dell’Ambiente – a differenza della tassazione, consente rapidi e frequenti adeguamenti, necessari per la copertura dei costi, variabili per quantità e qualità, delle raccolte differenziate, nonché per intervenire, quando necessario, per garantire il ritiro e la corretta gestione di tutta la plastica proveniente dalle raccolte differenziate».

Fonte: GreenReport

La BEI non finanzierà l’inceneritore di Belgrado per non confliggere con prevenzione e riciclo dei rifiuti

Dalla Serbia arriva una nuova conferma che in Europa l’incenerimento dei rifuti è un procedimento in fase di inesorabile dismissione, con buona pace di chi ancora ne sostiene la necessità. Questa volta è la finanza a ribadire che bruciare l’immondizia non è più sostenibile.

Lunedì 28 ottobre la Banca europea per gli investimenti (BEI) – l’istituzione finanziaria dell’Ue nata nel ’57 per sostenere economicamente gli obiettivi politici dell’Unione in diversi campi tra cui i trasporti, l’energia, le telecomunicazioni, l’istruzione – si è astenuta dal finanziare il progetto dell’inceneritore di rifiuti urbani di Belgrado, previsto nella municipalità di Vinča. A riferirlo una lettera inviata a Ne Davimo Beograd, un movimento politico di cittadinanza attiva impegnato sul fronte dei diritti civili e dell’uso equo delle risorse comuni e naturali, che è tra i principali oppositori all’opera.

La BEI ha affermato che la sua valutazione, unitamente ad un parere della Commissione Europea, abbiano riscontrato che l’attività dell’inceneritore di Vinča avrebbe impedito alla Serbia di raggiungere gli obiettivi ambientali in termini di riciclo e di economia circolare previsti dall’Unione Europea. Obiettivi di cui il paese deve tener conto nella sua istruttoria per il suo eventuale ingresso nell’Unione richiesto a dicembre 2009.

Al contrario, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), l’International Finance Corporation (IFC) e l’Austrian Development Bank (OeEB) hanno recentemente firmato prestiti per il progetto. A questo proposito Ne Davimo Beograd e Bankwatch hanno recentemente presentato un reclamo ufficiale alla BERS dicendo che il sostegno al progetto viola le politiche stesse della banca, che avrebbe più coerentemente potuto finanziare pratiche ambientali più sostenibili come la prevenzione, il riutilizzo, il compostaggio e il riciclo dei rifiuti, che a Belgrado sono ad un livello estremamente basso.

Il reclamo sottolinea anche una cosa risaputa e cioè che gli inceneritori tendono a depotenziare le misure di prevenzione e riciclo a causa di lunghi contratti che richiedono alle autorità cittadine di consegnare agli impianti consistenti quantità di rifiuti.

Pippa Gallop della CEE Bankwatch Network ha dichiarato: “La BERS e l’IFC hanno insistentemente affermato che l’inceneritore non avrebbe influito sul riciclo, senza fornire però alcuna prova. Ora la BEI e la Commissione affermano il contrario. Queste banche, ora, ci devono molte spiegazioni.”

Aleksa Petković di Ne Davimo Beograd dice: “Accogliamo con favore la decisione della BEI e il parere della Commissione sul fatto che Belgrado non dovrebbe dare la priorità all’incenerimento. Soffriamo già di bassi livelli di riciclo e di una terribile qualità dell’aria. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un’altra fonte di inquinamento e un’altra deviazione dall’istituzione di un sistema di riciclo funzionale. La BERS, l’IFC e l’OeEB devono ritirarsi da questo progetto finchè sono in tempo.”

Fonte: Bruno Casula per Eco dalle Città

Torino tra le venti città europee che si impegnano a prevenire e ridurre l’inquinamento da plastica

La città di Oslo, insieme alle città europee aderenti alla rete Eurocities, ha lanciato una dichiarazione congiunta che impegna le città a sviluppare una strategia e fissare obiettivi temporali per ridurre significativamente l’inquinamento da plastica nel proprio territorio entro il 2021.

Venti città hanno finora firmato la dichiarazione comune Oslo-EUROCITIES sulla riduzione dei rifiuti di plastica nelle città: Bergen, Braga, Bristol, Copenaghen, Firenze, Gent, Guimaraes, Amburgo, Helsinki, Malaga, Mannheim, Mezitli, Milano, Munster, Oslo, Porto, Reims, Torino, Varna e Saragozza.

La dichiarazione impegna le città firmatarie a produrre entro due anni un piano d’azione che vedrà le città orientarsi verso l’eliminazione o la riduzione significativa dell’uso di prodotti di plastica non necessari e del consumo di materie plastiche monouso; collaborare con le imprese e l’industria per incentivare una rapida trasformazione dal consumo di materie plastiche monouso a prodotti sostenibili; istituire sistemi per la raccolta differenziata di tutti i rifiuti di plastica. I vantaggi di questa mossa: una città molto più pulita, spiagge e corsi d’acqua più puliti, riduzione della necessità di incenerire i rifiuti di plastica, una delle principali fonti di emissioni di CO2 nelle città.

“L’Unione Europea ha adottato misure ambiziose per ridurre urgentemente l’uso di materie plastiche monouso, incentivare il riutilizzo e il riciclaggio delle materie plastiche e spingere l’industria in un’economia circolare per le materie plastiche. Uno degli obiettivi chiave della strategia europea per la plastica nell’economia circolare adottata nel 2018 è che tutti gli imballaggi devono essere riutilizzabili o riciclabili entro il 2030. Le città europee hanno un ruolo chiave da svolgere mettendo in atto azioni di prevenzione dei rifiuti di plastica, implementandone un’efficace raccolta differenziata o organizzando la prevenzione e la pulizia dei rifiuti sul loro territorio”, afferma Olivier De-Clercq, responsabile delle politiche nella gestione dei rifiuti e Unità di riciclaggio, Direzione generale Ambiente, Commissione europea.

“I rifiuti di plastica non rispettano i confini nazionali ed è un problema globale che richiede soluzioni internazionali in diversi settori e attori della catena del valore, comprese le autorità locali- spiega Alberto Unia, assessora all’Ambiente della Città di Torino -. In ambito locale, la nostra Amministrazione comunale ha elaborato il piano Plastic free per eliminare la plastica da tutte le forniture comunali. Sono in corso azioni pilota nelle sedi degli uffici anagrafici e una revisione dei capitolati per la fornitura di distributori automatici all’interno degli uffici comunali”.

Le città stanno usando il loro potere di acquisto per eliminare gradualmente le materie plastiche monouso e incoraggiare l’uso di materie plastiche riciclate nei prodotti. Esse svolgono un ruolo chiave nel migliorarne la raccolta e il trattamento e molti stanno migliorando le pratiche di raccolta e gestione dei rifiuti.

La città di Oslo è la Capitale verde europea 2019, maggiori informazioni sono disponibili qui: https://ec.europa.eu/environment/europeangreencapital/winning-cities/2019-oslo/

EUROCITIES è la piattaforma politica per le principali città europee. Mette in rete i governi locali di oltre 140 delle più grandi città d’Europa e più di 40 città partner che tra loro governano circa 130 milioni di cittadini in 39 paesi. www.eurocities.eu

Fonte: Eco dalle Città

Il 40% degli elettrodomestici scompare in flussi paralleli – Indagine Altroconsumo e Ecodom

In Italia scompare quasi il 40% dei grandi elettrodomestici: dismessi dai cittadini, non arriva agli impianti di trattamento autorizzati e scompare in flussi paralleli. Lo ha scoperto un’indagine condotta da Altroconsumo in collaborazione con Ecodom (il Consorzio per il recupero e il riciclaggio degli elettrodomestici) che ha monitorato con la tecnologia satellitare oltre 200 Raee usciti dalle case degli italiani, sparsi su tutto il territorio nazionale.

Secondo l’indagine su 205 Raee, il campione valido è stato di 174 (per altri 31 non è stato possibile effettuare un’analisi completa); solo 107 esemplari (il 61% del totale) sono “effettivamente approdati in impianti autorizzati, in grado di garantire un trattamento corretto dal punto di vista ambientale. Gli elettrodomestici monitorati sono stati frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie e asciugatrici (i cosiddetti “grandi bianchi”), rientranti nei Raggruppamenti R1 e R2.

Gli altri 67 esemplari (pari al 39%) sono stati sottratti alla filiera formale, finendo in impianti non autorizzati oppure in mercatini dell’usato o in abitazioni private.  Su scala nazionale significa 44mila tonnellate di grandi elettrodomestici che, ogni anno, si perdono nei flussi paralleli. Secondo una nota di Altroconsumo se fossero inseriti nelle statistiche ufficiali, questi flussi sommersi permetterebbero al nostro Paese di raggiungere già oggi un tasso di raccolta pari al 47%, un po’ più vicino al target del 65% fissato dall’Europa. Nel 2018, secondo i dati del Centro di Coordinamento RAEE, i Sistemi Collettivi operanti in Italia hanno, infatti, raccolto oltre 310mila tonnellate di RAEE, pari al 42,8% della media in peso delle nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato negli ultimi tre anni.

Nonostante nella nostra nazione vi sia  un quadro normativo favorevole a economia circolare e recupero delle materie prime, la filiera mostra ancora vaste e preoccupanti sacche di illegalità.

L’indagine ‘indagine ha evidenziato alcune criticità:

  • la mancanza, soprattutto in alcune zone di Italia, di servizi efficaci per consentire una sicura dismissione dei RAEE da parte dei cittadini
  •  il comportamento non corretto tenuto da alcuni degli stessi attori della filiera
  • l’incompletezza del quadro normativo (basi pensare alla mancata emanazione – dal 2014 ad oggi, del Decreto sulla qualità del trattamento dei RAEE
  • l’assenza di regole sulla preparazione per il riutilizzo dei RAEE) e l’insufficiente livello di controlli sulla filiera (come la verifica dei codici CER sui rifiuti in uscita dalle isole ecologiche, controlli di processo negli impianti di trattamento, ispezioni negli impianti che gestiscono rifiuti metallici ecc.).

Indagine disponibile  qui.

Fonte: Altroconsumo

Acquisti verdi, il ministro Costa punta sui Cam e lancia il brand “Ecologia integrale”

Criteri ambientali minimi all’interno del Collegato ambientale. E Cam più facili di come sono adesso. Sono queste le promesse che il ministro dell’ambiente Sergio Costa ha fatto nell’ambito del forum Compraverde Buy Green organizzato dalla Fondazione Ecosistemi e giunto alla sua tredicesima edizione, che si è conclusa venerdì scorso a Roma. «Voglio che i Cam funzionino – ha continuato il ministro – e mi impegnerò al massimo per far sì che avvenga, anche perché mi serviranno per definire un nuovo brand, quello dell’Ecologia integrale, che unisca alla sostenibilità ambientale anche quella sociale, perché non è ammissibile premiare un prodotto green che è stato fatto per esempio sfruttando il lavoro dei bambini».

Nel suo intervento Costa non ha potuto fare a meno di soffermarsi sulla cosiddetta ‘tassa sulla plastica’, chiedendo aiuto alle imprese e distinguendo tra plastica ‘cattiva’ e plastica ‘buona’: «Plastic free non è una guerra all’industria – ha detto – aiutateci con proposte concrete e ben fatte perché questa tassa sia applicata solo sulle plastiche né riciclate né riciclabili. Anche perché la norma europea sull’Iva agevolata per la plastica riciclata che dovrebbe arrivare a breve mi piace tantissimo e spero a gennaio di cominciare a lavorarci per un pronto recepimento anche nel nostro Paese».

Sollecitato da una domanda dal pubblico il ministro ha poi fatto chiarezza sulle terre e rocce da scavo, che non si possono riutilizzare in loco. «E’ un problema di caratterizzazione del materiale – ha spiegato – però stiamo cercando di fare in modo che laddove le caratterizzazioni diano esito positivo si possano utilizzare in loco risparmiando trasporti ed emissioni».

Infine nell’elencare le cose fatte a tempo di record (il decreto clima) quelle su cui si stalavorando (legge di stabilità e collegato ambientale) e quelle in arrivo (i vari cam che vedranno la luce nei prossimi mesi), il ministro si è permesso anche una battuta politica: «non chiedetemi perché in un mese abbiamo fatto molte più cose che in tutto il governo Conte1 – ha concluso – diciamo che si è aperta una nuova stagione, davvero green, dove la sostenibilità è un pilastro condiviso da tutti».

di Jacopo Carucci

Fonte: Greenreport.it

In Europa nella plastica cresce solo il riciclo

PlasticsEurope ha presentato ieri al K2019 il report “Plastics – the Facts 2019”, contenente i dati 2018 sull’industria della plastica europea. Numeri che confermano la sensazione di un clima di stagnazione in atto nel vecchio continente, sia sul lato della produzione, che su quello della trasformazione in prodotti finiti.

PRODUZIONE DI PLASTICA. Secondo il report (scaricabile qui), l’anno scorso sono state prodotte a livello mondiale 359 milioni di tonnellate di materie plastiche e gomme, in crescita rispetto alle 348 milioni di tonnellate dell’anno prima, volume che considera termoplastiche, termoindurenti, elastomeri e poliuretani (escludendo le fibre). Di queste, 61,8 milioni sono state prodotte in Europa, in calo rispetto alle 64,4 milioni di tonnellate del 2017.
Le stime di PlasticsEurope indicano che il declino proseguirà anche quest’anno, condizionato dalla debolezza dell’economia a livello globale, dal crescente clima di incertezza e dallo stato di stagnazione industriale in cui versano settori chiave come l’auto e, più di recente, il packaging.
La parte del leone la fa l’Asia, che rappresenta orma il 51% della produzione mondiale (30% la sola Cina), contro il 17% dell’Europa e il 18% del Nord America.

FERMA LA TRASFORMAZIONE. Per quanto riguarda la trasformazione di materie plastiche nel vecchio continente, il 2018 si è stabilizzato sui livelli del 2017, intorno a 51,2 milioni di tonnellate: la Germania si conferma al primo posto con il 24,5% dei consumi totali, seguita dall’Italia con il 13,9%, dalla Francia con il 9,4% e dalla Spagna con il 7,6%; seguono Regno Unito con il 7,3% e Polonia con il 6,8% per citare solo i paesi che trasformano ogni anno oltre 3 milioni di tonnellate di plastiche e gomme.
A livello di applicazioni finali, il 40% circa delle plastiche trasformate in Europa finisce nell’imballaggio, il 20% nelle costruzioni e poco meno del 10% nel settore automotive; il resto è suddiviso tra elettrico/elettronico (6,2%), casalinghi, sport e tempo libero (4,1%), agricoltura (3,4%) e altro (16,7%).

AUMENTANO RACCOLTA E RICICLO. A crescere, in Europa, sono solamente la raccolta e il riciclo di rifiuti plastici: la prima è passata dalle 27,1 milioni di tonnellate del 2016 alle 29,1 milioni di tonnellate dell’anno scorso, mentre il volume avviato a riciclo è cresciuto del +12% toccando 9,4 milioni di tonnellate. Dei rifiuti in plastica raccolti l’anno scorso, il 32,5% è stato rigenerato per via meccanica, il 42,6% è stato destinato a recupero energetico, mentre il 24,9% è stato conferito in discarica. Va però detto che se si confronta la situazione attuale con quella del 2006, a fronte di una raccolta aumentata del +19%, il riciclo meccanico è raddoppiato, il recupero energetico è cresciuto del +77%, mentre l’lo smaltimento in discarica, nello stesso periodo, è crollato del -44%.

COSÍ NEL PACKAGING. Limitando l’analisi ai soli rifiuti da imballaggio, la raccolta si è attestata l’anno scorso su 17,8 milioni di tonnellate, il 42% delle quali è stata riciclata per via meccanica e il 39% mediante recupero energetico, mentre la discarica ha inciso per il 18,5%. La situazione, però è tutt’altro che omogenea a livello continentale: c’è un drappello di paesi che ricicla per via meccanica oltre il 50% dei rifiuti da imballaggio in plastica (Repubblica Ceca, Olanda, Spagna), un folto plotone di inseguitori che si situa tra il 40 e il 50 percento (tra cui Italia, Germania, Regno Unito e Paesi scandinavi) e un gruppo in fondo alla classifica, che non arriva al 30% (Francia, Grecia, Ungheria e Finlandia).

Fonte: Polimerica

End of Waste, la Commissione al Senato ha approvato l’emendamento

Le 49 organizzazioni che il 25 luglio avevano firmato l’appello a governo e Parlamento per lo sblocco delle attività di riciclo e recupero dei rifiuti (end of waste) esprimono «apprezzamento per l’emendamento approvato in Commissione al Senato che consente l’operatività delle autorizzazioni regionali caso per caso sulla base dei nuovi criteri europei e che fa salve le autorizzazioni esistenti».
In un comunicato congiunto le organizzazioni, che vanno da Confindustria a tutte le grandi realtà del mondo dei rifiuti, ricordano che «Come è noto, dopo una sentenza del Consiglio di Stato e la norma introdotta con la legge “sblocca cantieri”, molte autorizzazioni in scadenza o per nuove attività di riciclo erano bloccate, con evidenti pregiudizi per il raggiungimento degli obiettivi dell’economia circolare. Ora,appena la nuova norma entrerà in vigore, il blocco creato dalla precedente norma sarà abrogato e molte autorizzazioni regionali al riciclo dei rifiuti potranno essere di nuovo rilasciate».
Le 49 organizzazioni dicono però che «Il meccanismo introdotto di controllo a campione, centralizzato a livello ministeriale per le decisioni, della conformità delle modalità operative e gestionali degli impianti di riciclo- numerosi e in genere di piccole e medie dimensioni – autorizzati dalle Regioni, rischia di essere di difficile attuazione e di scarsa efficacia, di generare incertezza sull’efficacia dell’autorizzazione rilasciate e di aggiunge complicazioni alle attività di riciclo».
Ma, «Auspicando che su tale tema vi sia in futuro una più attenta valutazione», ribadiscono la « soddisfazione perché è stata accolta anche la nostra proposta di provvedere con urgenza intervenendo nel disegno di legge di conversione del decreto sulle crisi aziendali».

Fonte: Greenreport.it