Produzione rifiuti urbani, Italia poco sotto media Ue in 2019

Gli italiani producono 499 chili di rifiuti urbani l’anno, dato di poco inferiore alla media europea di 502. Lo rende noto Eurostat. Il dato si riferisce al 2019, in leggero calo rispetto al 2012 (504 chili). I danesi producono più rifiuti di tutti (844 chili), seguiti da lussemburghesi (791) e maltesi (694) mentre tra gli altri Paesi solo la Spagna (476 chili) ne produce meno dell’Italia.
    Romania, Polonia ed Estonia sono gli Stati in cui si producono meno rifiuti urbani pro-capite. Degli Stati rilevati fuori dall’Ue, Norvegia (776 chili), Svizzera (709) e Islanda (656) sono sopra la media europea, mentre il Regno Unito si attesta al di sotto con 463 chili di rifiuti urbani pro-capite. I rifiuti urbani rappresentano il 10% dei rifiuti prodotti. Di questi il 48% in Ue viene riciclato. L’Eurostat rileva una chiara tendenza degli Stati membri a ricorrere a metodi alternativi di smaltimento dei rifiuti rispetto alla discarica.
    Dal 1995 al 2019 le tonnellate di rifiuti smaltiti in discarica sono passati da 121 a 54, un calo pari al 56%. (ANSA)

L’Europa raggiunge quota 2 miliardi di lampadine riciclate

In Europa ad oggi, in oltre 15 anni di attività, sono state riciclate 2 miliardi di lampadine, una quantità sufficiente a riempire più di 200 piscine olimpioniche.

L’Italia ha contribuito, dal 2008, con la raccolta di circa 170 milioni di sorgenti luminose, pari ad oltre 20 mila tonnellate e 44 volte la superficie di Piazza San Pietro a Roma. E’ l’importante traguardo raggiunto da EucoLight, l’associazione europea dei sistemi di conformità per i Raee di illuminazione, di cui il consorzio italiano Ecolamp è un socio fondatore, celebrato con il webinar “2Billion Lamps Recycled”.

“Il percorso che ha portato a questo risultato – spiega Hervè Grimauld, presidente di EucoLight, di cui fanno parte 19 organizzazioni di responsabilità del produttore presenti in altrettante nazioni europee, – è iniziato nei primi anni 2000, quando l’Unione Europea ha introdotto il principio di Responsabilità Estesa del Produttore (Epr) per i Raee. Da allora i produttori di lampadine – aggiunge – hanno assunto proattivamente quest’obbligo sviluppando una rete europea di organizzazioni di responsabilità del produttore (Orp) e fissando fin dal principio un obiettivo chiaro: raccogliere e riciclare più lampadine possibile in modo rispettoso dell’ambiente”.

In Italia Ecolamp, organizza oltre 10 mila missioni all’anno e fornisce servizi a più di 5 mila clienti professionali.

Attualmente il consorzio conta circa 1.700 punti di raccolta serviti e gestisce ogni anno 3.500 tonnellate di Raee, in particolare sorgenti luminose, apparecchi di illuminazione e piccoli elettrodomestici. “Quello raggiunto oggi è un grande traguardo, ma non è ancora sufficiente” ricorda Fabrizio D’Amico, direttore generale del consorzio Ecolamp, poi conclude: “Vogliamo puntare a nuovi obiettivi e raggiungere quanto prima i target stabiliti dalla Direttiva Europea. Questo è il grande impegno a cui intendiamo dedicarci nei prossimi anni”. (ANSA)

Dalle mascherine usate un nuovo componente del corpo stradale

Con l’inizio della pandemia e delle prime misure di contenimento, i rifiuti si sono riempiti di dispositivi di protezione individuale (DPI) usa e getta. Secondo il rapporto della Commissione Ecomafie, nella sola Italia da maggio a dicembre 2020 sono finiti nella spazzatura trecentomila tonnellate di guanti e mascherine usate. Un quantitativo stupefacente, che ha dato il via ad una serie di idee sul riciclo. L’ultima arriva dalla RMIT University, in Australia. Qui un gruppo di scienziati sta testando l’utilizzo del materiale ottenuto dalle mascherine chirurgiche nella pavimentazione stradale.

“La ricerca ha esaminato la fattibilità del riciclo di maschere facciali monouso nelle strade. Siamo stati entusiasti di scoprire che non solo funziona, ma offre anche vantaggi ingegneristici reali”, ha affermato dottor Mohammad Saberian, primo autore dello studio. “Ci auguriamo che ciò apra la porta ad ulteriori ricerche, elaborando modi per gestire i rischi sanitari […] su larga scala e indagando se altri tipi di DPI siano adatti al riciclaggio”.

Strade riciclate

Il corpo stradale è normalmente costituito da quattro strati: fondo, base, legante e asfalto. Ognuno di questi deve essere sia resistente che flessibile per sopportare le pressioni dei veicoli pesanti e prevenire fessurazioni. In questa struttura hanno fatto da tempo capolino i rifiuti edilizi, sotto forma di aggregati di calcestruzzo riciclato (ACR). L’idea del gruppo australiano è stato quella di aggiungere maschere usate sminuzzate all’agglomerato riciclato, testando diverse percentuali. Hanno così scoperto che la miscela ideale prevede l’1% di rifiuti di mascherine con il 99% di ACR. Il risultato è solo un prodotto perfettamente conforme agli standard d’ingegneria civile richiesti per le pavimentazioni. Inoltre la loro aggiunta migliora duttilità e flessibilità della miscela.

“Sappiamo che anche se smaltite correttamente, le maschere usate finiranno in discarica o incenerite”, spiega professor Jie Li. “La pandemia del COVID-19 non solo ha creato una crisi sanitaria ed economica globale, ma ha anche avuto effetti drammatici sull’ambiente. Se riuscissimo a portare le idee dell’economia circolare in questo problema, potremmo sviluppare le soluzioni intelligenti e sostenibili di cui abbiamo bisogno”. lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment.

EU, nuovo piano d’azione per l’Economia circolare

Il 10 febbraio 2021, il Parlamento Europeo ha deliberato la Risoluzione del Parlamento europeo sul nuovo piano d’azione per l’economia circolare (2020/2077(INI)).

Nel documento (punto 3) si sottolinea l’opportunità intrinseca dell’economia circolare per tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea: “sottolinea che l’economia circolare può fornire soluzioni alle nuove sfide provocate e messe in evidenza dalla crisi della pandemia da COVID-19, rafforzando le catene del valore all’interno dell’UE e riducendone la vulnerabilità, e rendendo gli ecosistemi industriali europei più resilienti e sostenibili nonché competitivi e redditizi”.

Un passaggio fondamentale è quello al punto 8) dove il Parlamento EU “esorta la Commissione a introdurre entro il 2021 indicatori di circolarità armonizzati, comparabili e uniformi, che comprendano indicatori relativi all’impronta dei materiali e all’impronta dei consumi nonché una serie di sottoindicatori sull’efficienza delle risorse e i servizi ecosistemici; precisa che questi indicatori dovrebbero misurare il consumo di risorse e la produttività di queste ultime, includendo le importazioni e le esportazioni a livello dell’UE, degli Stati membri e dell’industria, nonché essere coerenti con metodologie armonizzate di valutazione del ciclo di vita e di contabilizzazione del capitale naturale; aggiunge che dovrebbero essere applicati in tutte le politiche dell’Unione e a livello degli strumenti finanziari e delle iniziative di regolamentazione“;

Inoltre al punto 96), viene nuovamente fatto riferimento alla gerarchia dei rifiuti, già segnalata e indicata nella Direttiva 98/2008 e si: “sottolinea l’importanza di assegnare la priorità innanzitutto alla prevenzione dei rifiuti, in linea con la gerarchia dei rifiuti dell’UE, nell’ambito delle politiche in materia sia di prodotti che di rifiuti; invita la Commissione a proporre obiettivi vincolanti per la riduzione complessiva dei rifiuti e per la riduzione dei rifiuti in specifici flussi di rifiuti e gruppi di prodotti, nonché obiettivi volti a limitare la produzione di rifiuti residui, nella revisione della direttiva quadro sui rifiuti e della direttiva sulle discariche, prevista per il 2024; ritiene che gli obiettivi relativi alla preparazione per il riutilizzo e quelli di riciclaggio dovrebbero essere separati al fine di attribuire alla preparazione per il riutilizzo la priorità che riveste nella gerarchia dei rifiuti”.

Un forte richiamo viene anche diretto agli Stati Membri dell’Unione Europea e anche alla Commissione europea, visto il loro significativo ruolo di coordinatori e promotori dell’economia circolare stessa. In particolare al punto 53) si:” sottolinea la necessità di coerenza politica tra le misure esistenti e quelle future a livello dell’UE e degli Stati membri, al fine di garantire il conseguimento degli obiettivi del piano d’azione e di assicurare la certezza economica e degli investimenti per le tecnologie, i prodotti e i servizi circolari, che favoriranno anche la competitività e l’innovazione dell’UE; invita la Commissione ad affrontare eventuali incoerenze o barriere normative esistenti o incertezze giuridiche che ostacolano la piena realizzazione di un’economia circolare; chiede incentivi economici quali la tariffazione delle emissioni di CO2, la responsabilità estesa del produttore con l’ecomodulazione delle tariffe e degli incentivi fiscali, nonché altri incentivi finanziari che promuovano scelte sostenibili da parte dei consumatori” (SC)

Scarica il testo della risoluzione

Usa e getta o permanenti? LCA definitiva

Il tema del “Plastic free”, oggetto dell’ultimo volume monografico di ESPER “Plastic Free? Lotta al monouso e corretta gestione della plastica“, ha animato l’ultima estate pre-covid, con un alto numero di ordinanze Comunali (spesso oggetto di ricorsi e sottoposte a revisioni). L’individuazione di un nemico in un materiale e non nel suo utilizzo rischia di portare ad una sostituzione 1 a 1 con materiali compostabili che allevierebbero leggermente il problema, senza tuttavia risolverlo.
Nelle ultime settimane, hanno inoltre fatto scalpore (e si sono guadagnate grandi titoli su giornali e una significativa evidenza su tutti i media) analisi LCA con cui si affermava che l’usa e getta fosse ambientalmente più vantaggioso del permanente. Un’analisi assai discutibile e basata su premesse opinabili a cui ha fatto seguito la risposta di Zero Waste Europe.

Oggi arriva la risposta istituzionale.

In risposta alla richiesta degli Stati membri alla quarta sessione dell’Assemblea dell’Ambiente delle Nazioni Unite nel marzo 2019, il rapporto “Addressing Single-Use Plastic Products Pollution using a Life Cycle Approach” descrive le azioni intraprese dagli Stati membri per affrontare l’inquinamento da prodotti in plastica monouso (SUPP) e
una sintesi delle raccomandazioni di una serie di meta-studi LCA sugli impatti ambientali dell’intero ciclo di vita dei prodotti in plastica monouso rispetto alle loro alternative.
Una scoperta critica di questo lavoro è che il “monouso” è più problematico della “plastica”. Gli Stati membri sono incoraggiati a sostenere, promuovere e incentivare le azioni che portano a mantenere le risorse nell’economia al loro massimo valore il più a lungo possibile, sostituendo i prodotti di plastica monouso con prodotti riutilizzabili come parte di un approccio di economia circolare. Questo richiederà un cambiamento dei sistemi. (SC)

Scarica la pubblicazione (in inglese)

HDPE e PP, come riciclarne di più

Plastics Recyclers Europe ha pubblicato uno studio su produzione, utilizzo, raccolta e riciclo di polipropilene e polietilene alta densità in Europa

La federazione europea dei riciclatori di materie palstiche PRE (Plastics Recyclers Europe) ha pubblicato un esauriente studio sulla produzione, raccolta e riciclo di polipropilene (PP) e polietilene alta densità (HDPE) in Europa (scaricabile QUI), con l’obiettivo si sensibilizzare policy maker e opinione pubblica sulle grandi opportunità offerte dal recupero e riutilizzo delle poliolefine.

Opportunità che possono essere colte solo incrementando l’utilizzo di riciclati nella produzione di nuovi articoli e componenti. HDPE e PP rappresentano infatti quasi un terzo dei consumi dei trasformatori europei, destinate prevalentemente ad applicazioni di imballaggio rigido: circa 6,6 milioni di tonnellate sui 16,7 milioni immessi sul mercato UE.
La capacità odierna di riciclo di questi due polimeri ammonta a circa 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti post-consumo, a cui va aggiunto mezzo milione di tonnellate di rifiuti pre-consumo, pari complessivamente al 18% dei rifiuti da imballaggio rigido a base poliolefinica.

Un incremento di queste capacità – sottolinea l’associazione europea – è possibile solo se, di pari passo, viene potenziata la raccolta di rifiuti a fini di riciclo, quantitativa ma anche qualitativa, implementando avanzate tecnologie di raccoltaselezione e trattamento, anche per tipologia di imballaggio. Al contempo, bisogna rendere i manufatti più riciclabili a fine vita ed è altrettanto importante incentivare l’impiego dei materiali riciclati nei manufatti.

“Il contenuto di poliolefine rigide riciclate deve essere ampliato – afferma Herbert Snell, presidente del gruppo di lavoro HDPE in PRE -. Va sostenuto e potenziato, in particolare, l’uso circolare dei materiali, dove l’HDPE recuperato da bottiglie e flaconi è riutilizzato nelle bottiglie e l’HDPE e il PP delle cassette torna nelle cassette”.

Infine, sottolinea l’associazione dei riciclatori, è necessario colmare le lacune legislative esistenti, ad esempio spingendo ulteriormente gli acquisti verdi della pubblica amministrazione.

Fonte: Polimerica

La compostiera domestica solare brevettata dall’Enea

Il prototipo è in grado di trattare circa 5 kg di rifiuti organici al giorno, ma i progettisti stanno realizzando unità più piccole per un uso strettamente residenziale.

L’economa circolare incontrata ancora una volta le fonti rinnovabili su piccola scala per dar vita ad un innovativo strumento di sostenibilità. Si tratta della compostiera domestica solare brevettata dell’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. 

Oggi il settore dei piccoli composter familiari si sta progressivamente allargando. Dai sistemi fai-da-te ai modelli commerciali più costosi, il compostaggio casalingo offre sempre più opzioni a quanti vogliano imparare a gestire i propri rifiuti organici. E tra i prodotti più innovativi si ritaglia uno spazio anche il brevetto ENEA. Il meccanismo di base è sempre lo stesso. Il contenitore favorisce la decomposizione in sicurezza di scarti di cucina e rifiuti di giardinaggio; processo che produce un materiale – il compost per l’appunto – che può essere impiegato come ammendante.

Ma la compostiera domestica solare dell’Enea, come il nome fa intuire, aggiunge qualcosa in più. A spiegarlo è Daniele Fiorino del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell’Agenzia. “La compostiera sfrutta un sistema di produzione di energia con pannello fotovoltaico integrato nella struttura”. L’elettricità prodotta dal modulo, alimenta il sistema di aerazione e, grazie all’integrazione con una piccola resistenza elettrica, permette il pre-riscaldamento dei rifiuti in ingresso. “Grazie al controllo della temperatura – aggiunge Fiorino – è anche possibile velocizzare il processo nei periodi freddi”.

Come funziona la compostiera domestica solare?

Nel complesso il dispositivo è costituito da 3 camere poste verticalmente e separate da pannelli estraibili; un design che permette il trasferimento del materiale per caduta. E al suo interno è presente un meccanismo per la movimentazione della materia organica e un bio-filtro per l’abbattimento della carica odorigena dei gas prodotti. La quantità di rifiuti organici trattati dal prototipo è di circa 5 kg al giorno, ma è in corso la realizzazione di sistemi più piccoli per un uso strettamente familiare.

“Nel progettarla abbiamo pensato di realizzare un vero e proprio elettrodomestico, continua Fiorino. La versione stand-alone, ovvero dotata di pannello fotovoltaico integrato nel coperchio, può essere installata in balcone, in giardino o in tutte le utenze isolate. “Ma trattandosi di una compostiera domestica stagna, che non consente fuoriuscita di cattivi odori dovuti a rimescolamenti e/o emmissione di aria, è possibile anche un suo utilizzo in ambienti interni, direttamente allacciata alla rete elettrica”.

“La compostiera è un formidabile strumento casalingo di economia circolare”, conclude Maria Velardi del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell’ENEA. “Permette […] alle singole utenze di ridurre il costo della tariffa. Dopo la fase di test stiamo migliorando il design dell’oggetto in modo che possa integrarsi gradevolmente con l’ambiente domestico circostante”.

La nuova compostiera domestica solare ha un Livello di Maturità Tecnologica 7 (su 9) che corrisponde a un prototipo sperimentato in ambiente operativo.

Fonte: rinnovabili.it

NextGenerationEU, ecco i criteri per usare i fondi “senza danneggiare gli obiettivi ambientali UE”

La Commissione europea ha presentato oggi (venerdì 12 febbario, ndr) le sue linee guida sull’attuazione del principio DNHS (Do not significant harm, ovvero “non causare danni significativi”, ndr) nel contesto del meccanismo di recupero e resilienza (RRF). L’RRF, lo strumento chiave al centro del NextGenerationEU, metterà a disposizione 672,5 miliardi di euro in prestiti e sovvenzioni per sostenere le riforme e gli investimenti negli Stati membri.

La presente guida mira a sostenere gli Stati membri nel garantire che tutti gli investimenti e le riforme che propongono di essere finanziati dal RRF non danneggino in modo significativo gli obiettivi ambientali dell’UE, ai sensi del regolamento sulla tassonomia. Delinea i principi chiave e una metodologia in due fasi per la valutazione DNHS nel contesto dell’RRF, come un modo per facilitare il lavoro degli Stati membri nella preparazione dei loro piani di recupero e resilienza. Il rispetto del principio “non nuocere in modo significativo” è una condizione preliminare per l’approvazione dei piani da parte della Commissione e del Consiglio che è stabilito nel regolamento RRF. Il personale della Commissione sta lavorando a stretto contatto con le autorità degli Stati membri per garantire che questo sia un processo fluido e rapido, che porti alla presentazione dei piani.

Facilitare la transizione verde è un obiettivo chiave della RRF. Le disposizioni DNHS sono uno strumento cruciale per questo, insieme al requisito che un minimo del 37% della spesa per investimenti e riforme contenute in ciascun piano nazionale di ripresa e resilienza dovrebbe sostenere gli obiettivi climatici. La presentazione di questa guida segue l’approvazione del Parlamento europeo dello strumento per il recupero e la resilienza all’inizio di questa settimana. La presidente Ursula von der Leyen ha partecipato questa mattina a una cerimonia di firma e conferenza stampa insieme al presidente del Parlamento europeo David Sassoli e al primo ministro António Costa per la presidenza di turno del Consiglio dell’UE, in occasione dell’approvazione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio del Regolamento RFF.

La presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato: “Desidero congratularmi con il Consiglio e il Parlamento per l’adozione definitiva ora del regolamento. Questo è davvero un momento molto storico. Stiamo combattendo questa pandemia e la grave crisi sanitaria con i vaccini. I vaccini sono il nostro alleato e la nostra speranza. Ma non dovremmo mai dimenticare la seconda enorme crisi che abbiamo, questa è la crisi economica. E lì, il nostro alleato e la nostra speranza è NextGenerationEU. 750 miliardi di euro per sostenere i nostri cittadini a mantenere il loro posto di lavoro, per sostenere le aziende a rimanere in attività e per sostenere le comunità a mantenere il loro tessuto sociale. Nessuno Stato membro da solo sarebbe stato in grado di gestire questa crisi economica da solo e da solo “. La dichiarazione completa della presidente Ursula von der Leyen è disponibile qui. La guida e gli allegati sono disponibili online.

Fonte: Eco dalle Città

Gestione rifiuti, il Consiglio di Stato: autosufficienza regionale e non a livello di Ato

È necessario gestire i rifiuti che generiamo ogni giorno – arrivando a oltre 173 milioni di tonnellate l’anno, tra urbani e speciali – secondo i principi di sostenibilità, indicati chiaramente dalla gerarchia europea di riferimento, e secondo il principio di prossimità. Ovvero, l’esatto opposto della situazione che oggi caratterizza il Paese: il turismo dei rifiuti.

Senza dimenticare l’enorme ricorso all’export, da solo il turismo dei rifiuti urbani si stima arrivi a percorrere 49 milioni di km l’anno, mentre guardando anche agli speciali si aggiungono altri 1,2 miliardi di km. Si tratta di centinaia se non migliaia di Tir che girano furiosamente lungo lo Stivale per arrivare a conferire la nostra spazzatura in impianti adeguati a gestirla, con elevati costi ambientali (si pensi solo al relativo traffico e smog) oltre che per le aziende e per i cittadini (in termini di Tari più salate).

Ma quale sarebbe invece il perimetro della “prossimità” al luogo di generazione degli scarti da rispettare? I rifiuti speciali sono per legge affidati al mercato, che non segue criteri geografici, e anche per i vincoli che dovrebbero rispettare i rifiuti urbani la via di fuga è semplice.

Il Consiglio di Stato nella sentenza 24 dicembre 2020, n. 8315, recentemente pubblicata, contribuisce a fare un po’ di chiarezza. La sentenza riguarda un caso avvenuto in Piemonte, e conferma l’autorizzazione ex Dlgs 387/2003 di un impianto in provincia di Biella dedicato alla produzione di biometano mediante trattamento di rifiuti organici (rifiuti urbani non pericolosi) selezionati in processi di digestione anaerobica e compostaggio.

Il Tar per il Piemonte, sezione prima, con la sentenza n. 225 del 20 aprile 2020, aveva già respinto il ricorso proposto da alcuni cittadini contro la realizzazione dell’impianto, che avevano bocciato il progetto appellandosi alla tutela della biodiversità e delle filiere agroalimentari locali, oltre che appunto al principio di prossimità.

Guardando all’evoluzione della normativa regionale, il Consiglio di Stato è intervenuto nel merito affermando che «il principio di autosufficienza ha dimensione regionale e, di conseguenza, che il principio di prossimità agli impianti, in linea generale, deve essere riguardato con riferimento all’intera Regione Piemonte e non a singole aree della stessa (ovvero gli Ambiti territoriali ottimali (Ato), ndr). In tale ottica, non solo è da escludere che l’attività amministrativa in contestazione abbia violato norme di legge relative agli anzidetti principi, ma, considerando che la valutazione compiuta dall’Amministrazione è estesa a tutto il territorio regionale, deve ritenersi anche che la presenza di un fabbisogno impiantistico regionale non soddisfatto già di per sé non renda manifestamente irragionevole il rilascio di un’ulteriore autorizzazione in ambito regionale per lo smaltimento dei rifiuti urbani».

Fonte: Green Report

Riciclo di dispositivi medicali in PVC

Avviato in Belgio il progetto pilota VinylPlus Med per la creazione di una filiera che parte dagli ospedali per arrivare ai riciclatori.

Il programma volontario per la sostenibilità del PVC, VinylPlus, ha avviato in Belgio un progetto pilota collaborativo per favorire la raccolta e il riciclo di dispositivi medicali monouso in PVC provenienti dagli ospedali.che coinvolge anche gestori di rifiuti, riciclatori e l’industria del PVC.VinylPlus Med – questo il nome dell’iniziativa – si ispira a RecoMed, programma di riciclo di maschere protettive e tubicini in PVC nel Regno Unito, co-finanziato da VinylPlus. Il nuovo programma si concentrerà su rifiuti in PVC ripuliti e conformi al regolamento Reach.

L’idea parte dalla constatazione che il PVC è la plastica più utilizzata nei dispositivi medicali monouso salvavita, tra cui maschere per ossigeno e per anestesia, tubicini, sacche per flebo e per dialisi. E che molti di questi dispositivi, utilizzati solo una volta e per un breve periodo di tempo su pazienti non infettivi, possono essere riciclati. 

In collaborazione con Europe Hospitals -gruppo ospedaliero di  Bruxelles -, verranno raccolti e riciclati i rifiuti in PVC provenienti da tre reparti di dialisi. Al progetto collaboreranno anche Renewi, come responsabile della gestione dei rifiuti, e Raff Plastics, come riciclatore. Tutti i partner belgi di VinylPlus Med si trovano entro un raggio di 120 km, per ridurre al minimo le distanze di trasporto e contenere così al minimo la carbon footprint.

“In Europe Hospitals finora il nostro focus è stato il consumo di energia con l’obiettivo di ridurre costantemente i costi e l’impronta ambientale – nota Evelyn Vass, Direttore Operativo di Europe Hospitals -. Ora vogliamo concentrarci di più sulla gestione efficiente dei rifiuti in plastica. I dispositivi medicali monouso in plastica che utilizziamo tutti i giorni dovrebbero essere riciclati. Il nostro personale è motivato a migliorare la sostenibilità delle strutture sanitarie. Crediamo tutti che sia nostra responsabilità risparmiare denaro, nonché preservare le risorse e l’ambiente”.

Fonte: Polimerica