Firmato End of Waste sugli pneumatici. Costa: “nessuna deroga all’inquinamento”

Il riciclo degli Pneumatici Fuori Uso si conferma settore d’eccellenza dell’economia circolare in Italia e proprio oggi il Ministro Costa ha firmato il Decreto “End of Waste” per la gomma riciclata dei Pneumatici Fuori Uso (PFU). Ogni anno in Italia arrivano a fine vita circa 400.000 tonnellate di PFU tra mercato del ricambio e della demolizione veicoli; di queste, circa 200.000 tonnellate sono raccolte e riciclate ogni anno. Un sistema che in 10 anni ha trasformato i PFU da problema di complessa gestione a risorsa preziosa, e che nel suo complesso garantisce raccolta e recupero del 100% dei PFU generati da pneumatici regolarmente immessi sul mercato. Il Ministro Costa, con un post sulla sua pagina Facebook ha dichiarato: “Linfa all’economia green, un nuovo tassello per la ricostruzione del Paese post Covid19. Oltre 1.000 posti di lavoro e 25 aziende che in Italia già lavorano per far diventare gli pneumatici asfalti stradali, campi di calcio, granulo da utilizzare per l’edilizia e le panchine. Un indotto che è tendenzialmente in crescita e porta lavoro tutelando l’ambiente”.

L’obiettivo del Decreto è quello di un miglior inquadramento delle procedure di riciclo dei PFU, per garantire un’ancora più elevata qualità e sicurezza dei materiali in uscita dagli impianti così da consentirne un pieno ed effettivo recupero in tante valide applicazioni e prodotti, a vantaggio di tutte le imprese che fanno dell’economia circolare il fulcro delle proprie attività. Sono infatti circa 100 le aziende, con oltre 1.000 addetti, che su tutto il territorio nazionale si occupano di raccolta e trasporto dei PFU e della produzione di granulo e polverino da utilizzare in utili ed eccellenti applicazioni nel settore degli asfalti stradali, dell’impiantistica sportiva, del benessere animale, dell’edilizia, negli impieghi industriali, nell’arredo urbano e molto altro ancora. Il poter contare su una normativa nazionale eliminerà le incertezze che ancora sussistono e consentirà di superare quelle differenze che, nel regime di autorizzazioni “caso per caso” finora in vigore, potevano anche creare gap competitivi tra impianti di riciclo analoghi ma situati in Regioni o Province differenti. Il provvedimento potrà portare notevoli benefici alla rete stradale nazionale ma soprattutto a tutti i cittadini, così come le tante altre valide e sostenibili applicazioni della gomma riciclata.

Nel frattempo, oggi si è tenuta la conferenza ‘Conversazione sul futuro’, la conferenza conversazione con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e i giornalisti del settore ambientale. Il Ministro ha sottolineato che non ci sarà nessuna deroga sui limiti di inquinamento che ci esporrebbe solo al rischio del depauperamento dell’Ambiente e metterebbe a rischio la salute dei cittadini. Le morti medie annue per inquinamento atmosferico sono 80mila e la risposta in questo momento è un aiuto concreto a inquinare di meno, attraverso strumenti che agevolino il concreto cambiamento del paradigma produttivo che si può sviluppare attraverso il sistema degli ecobonus. “Incentivare aziende e privati cittadini – ha dichiarato – a spostarsi verso sistemi tecnologici meno impattanti, inserendo un credito di imposta per le imprese e un ecobonus per i cittadini, è la strategia migliore per coinvolgere e far partecipare tutti a questo cambiamento di paradigma necessario anche in chiave di lotta al climate change. Dobbiamo cambiare modo di progettare gli oggetti, pensare già in fase di produzione alla loro vita successiva. Non abbiamo alternative, o così o non ci sarà futuro per noi” conclude Costa.

Fonte: La Nuova Ecologia

Economia Circolare in Europa: sono fondamentali obiettivi forti e monitoraggio serio

«L’introduzione di un monitoraggio e di obiettivi più solidi per stimolare il passaggio dell’Europa verso un’economia circolare contribuirebbe a migliorare l’efficienza delle risorse». E’ quanto emerge dal rapporto Resource efficiency and the circular economy in Europe 2019 — even more from less” pubblicato dall’European environment agency (Eea) che fornisce una panoramica e valuta i risultati di un sondaggio Eea del 2019 che ha coinvolto i 32 paesi dell’European Environmental Information and Observation Network (Eionet) ed esamina le politiche e gli approcci dei Paesi europei per migliorare l’efficienza delle risorse.

Il rapporto rileva che «Dal 2016 si è verificato un notevole spostamento nell’attenzione delle politiche dal miglioramento dell’efficienza delle risorse a una prospettiva più ampia dell’economia circolare. Molti di questi due aspetti si sovrappongono in politiche come la gestione dei rifiuti e la prevenzione dei rifiuti, insieme alle strategie di sviluppo ambientale e sostenibile, politiche di innovazione e programmi economici».

L’Eea prevede che questo spostamento di attenzione si consoliderà ulteriormente, «dato che è attualmente in corso un’azione più ampia dell’Ue in questo settore, in particolare con il piano d’azione per l’economia circolare recentemente adottato dall’Ue, che è una delle parti chiave dell’European Green Deal».

L’indagine che ha portato alla pubbicazione del rapporto ha rilevato che «Negli anni passati è stata riscontrata una generale mancanza di fissazione di obiettivi in ​​tutta Europa, necessaria per migliorare l’efficienza delle risorse e portare all’economia circolare». Nelle indagini svolte nei diversi Paesi Eea, è stato notato che «l’adozione di obiettivi nazionali è spesso politicamente difficile«. Inoltre, l’indagine è arrivata alla conclusione che «Indicatori universalmente accettati, che affrontino in modo coerente i diversi aspetti dell’economia circolare, contribuirebbero a migliorare sia l’adozione che l’uso degli obiettivi in ​​questo settore sia l’informazione di un sistema di monitoraggio più completo».

Come dimostra anche la scheda/profilo dell’Italia pubblicata già nell’agosto 2019, il rapporto evidenzia approcci e i livelli di progresso verso l’economia circolare molto diversi tra i paesi esaminati e fa notare che «Mentre le politiche in materia di efficienza delle risorse, fornitura di materie prime ed economia circolare hanno obiettivi diversi, tutti e tre sono fortemente correlati e si sostengono a vicenda. L’efficienza delle risorse e la fornitura di materie prime affronta i legami tra natura e sistema socioeconomico europeo, mentre l’economia circolare si rivolge al sistema socioeconomico stesso».

“Soccorso digitale”, raccolta fondi per abbattere il digital divide per bambini e ragazzi di Associazione Comuni Virtuosi

Chi siamo
Ne siamo certi. Torneremo ad irrigare i campi con i nostri incontri. A contemplare il cielo senza una finestra di mezzo.
Nel frattempo però il Festival della Lentezza, promosso dall’Associazione Comuni Virtuosi, ha deciso di fare un passo indietro. La sesta edizione, prevista a giugno 2020, non si farà. E’ un momento delicatissimo, di dolore e di paura. Stiamo vivendo come sospesi. La salute, la vita stessa, il lavoro, i rapporti tra le persone, sono messi abbondantemente in discussione. Lo sono a livello individuale e collettivo. Non ce la sentiamo di festeggiare. Ci sarà tempo per stare insieme. Facciamo un passo indietro, ora, per farne tanti in avanti.

Il progetto
Da uno studio recente si calcola che un bambino su quattro vive in una casa senza un computer e/o la connessione ad internet. Azzerare o ridurre il digital divide in un momento come questo in cui la reclusione forzata è l’unica via per sconfiggere il virus, pensiamo possa essere un aiuto concreto per una fascia di popolazione che soffre molto più di altre l’isolamento di queste settimane.

Come faremo
Abbiamo chiesto agli sponsor del festival di convertire le risorse già impegnate per sostenere la raccolta. Ad oggi hanno accolto il nostro invito, e li ringraziamo, Esper e Chiesi
L’abbiamo chiamata “Soccorso digitale”: con le scuole chiuse e i bambini tappati in casa avere un tablet per restare in contatto con il mondo (i propri compagni di classe, gli insegnanti, gli amici) risulta essenziale. Con le risorse raccolte acquisteremo dei tablet da donare alle famiglie senza connessione. Grazie alla collaborazione degli oltre 130 comuni dell’Associazione Comuni Virtuosi individueremo le famiglie beneficiarie tramite le scuole e i servizi sociali delle rispettive comunità.

Trasparenza
Per ogni tablet che riusciremo a donare seguirà una rendicontazione scrupolosa, nel rispetto della privacy dei beneficiari. Daremo i numeri: quanti tablet acquistati e donati, quanti bambini raggiunti, dove verranno distribuiti. Insomma, tutte le informazioni utili per mostrarti che la donazione fatta è andata a buon fine.

Cosa puoi fare tu
Fai una donazione per sostenere il progetto, riceverai il nostro ringraziamento e quello di tutti i bambini raggiunti tramite social e via mail.
Aiutiamo i nostri bambini ad abbattere i muri del divario digitale.
Il link del crowdfunding: https://bit.ly/3dKCW3u

Per info e richieste puoi scrivere a festivalentezza@gmail.com

Costa: oltre la crisi, ambiente e salute al primo posto. No a logica usa e getta

“Il Covid19 è una tragedia immane, ci ha posto di fronte ad una sofferenza globale, ma dobbiamo ripartire con una speranza diversa”, lo ha affermato il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa intervenendo a Radio Cusano Campus.
 “Non vogliamo immaginare un mondo che non produca, ma che produca con una mentalità diversa – ha spiegato Costa – ponendo la tutela dell’ambiente al primo posto. Questo si può fare, scienziati ed economisti ce lo dicono, cambiamo il paradigma produttivo per produrre in modo più umano e ambientalmente sostenibile. Questa immane tragedia deve essere da insegnamento per il futuro”.
“La logica dell’usa e getta si inserisce in un meccanismo mentale sbagliato – ha aggiunto il Ministro – nel mondo dei rifiuti si può riciclare, riutilizzare, evitando di andare ad aggredire il nostro pianeta. Penso ai cambiamenti climatici, ora è tutto focalizzato sul Covid 19, ma approfittiamo di questa vicenda, che pur rimane una tragedia immane, per rivedere i nostri comportamenti e ripartire con una mentalità diversa. Il mondo di dopo non sarà più lo stesso”.
Il ministro ha poi parlato della campagna #ricicloincasa avviata dal Ministero dell’Ambiente: “In questo periodo siamo chiamati tutti a stare a casa – ha detto – riscoprendo le antiche tradizioni, qualcosa che fa parte della saggezza italiana, scoprendo nuovi percorsi, è un modo per guardare non solo alle piccole cose, ma anche per cambiare atteggiamento e costruire una mentalità nuova che comincia dalle famiglie e dai nostri comportamenti quotidiani”.
Parlando quindi, in senso più ampio, della gestione dei rifiuti, Costa ha affermato: “Non è solo una questione di mettere risorse in termini di fondi, che pur ci sono, quanto di modificare le norme e lo stiamo facendo: in queste settimane in cui il Ministero e la pubblica amministrazione in generale hanno rallentato le proprie attività, stiamo costruendo nuove norme per snellire la burocrazia che rende più fragile il sistema. Noi lo stiamo semplificando”.
“La criminalità organizzata si inserisce non solo dove c’è business, ma principalmente dove le norme sono fragili o dove il sistema non funziona in modo trasparente – ha aggiunto Costa – per trasparente intendo tracciabile, prevedendo anche la partecipazione dei cittadini. Questa nuova alleanza di trasparenza e tracciabilità non riguarda solo i rifiuti: dobbiamo costruire un nuovo paradigma ripartire con testa, mani e piedi nuovi”.
E rispondendo ad una domanda sull’invito rivolto a Greta Thunberg a venire in Italia, Costa ha affermato: “Lei era disponibile, poi è accaduta la tragedia che conosciamo. L’Italia ha avuto questa intuizione e il Ministero ha voluto costruire per la prima volta una Cop dei giovani, per invitarli a passare dalle proteste alle proposte. Ho costruito insieme al governo questo grande contenitore, lo Youth for Climate, un evento che era previsto a fine settembre primi di ottobre a Milano. Adesso vediamo che cosa succede però rimane l’idea, lo faremo il prima possibile, l’importante è farlo. Giovani di tutto il mondo verranno in Italia e per la prima volta proporranno il loro percorso ai grandi della Terra.
“È la prima volta nella storia del mondo in cui almeno nelle materie ambientali i giovani sono educatori dei genitori – ha aggiunto Costa – la loro sensibilità dei giovani è molto più alta di quella delle generazioni passate”.
E parlando di educazione ambientale, il Ministro ha poi concluso: “Da settembre 2020 la formazione ambientale entrerà in tutte le scuole, siamo il primo Paese ad averlo deliberato: questo vuol dire puntare sui giovani, costruire una coscienza ambientale per evitare di ripetere gli errori del passato”.

Rifiuti: è allarme per il blocco del riciclo

Emergenza rifiuti: un rischio reale per tutta l’Italia. A lanciare l’allarme il Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi che si occupa del ritiro dei materiali della raccolta differenziata. Il Conai paventa il «rischio che si possa arrivare a una sospensione del ritiro dei rifiuti urbani».

Insomma, l’emergenza sanitaria e il conseguente rallentamento di alcune attività industriali, il blocco totale di molte altre, stanno inceppando la filiera della raccolta differenziata. Ciò determina la saturazione degli stoccaggi sia di impianti di riciclo (al collasso una trentina di piattaforme di separazione delle plastiche) sia dei termovalorizzatori (60 in Italia, concentrati per lo più al Nord). La situazione, a quanto sembra, è più fragile al Sud, poiché quest’area del Paese è dotata di un minor numero di impianti.

Il Conai ha chiesto un immediato confronto sul tema con Governo e Regioni e lo ha fatto con una lettera inviata nei giorni scorsi al presidente del Consiglio dei ministri, al capo della Protezione Civile, ai ministri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico, dell’Economia e delle Finanze e al presidente dell’Anci. «La compromissione delle attività presidiate da Conai può mettere a repentaglio la raccolta differenziata con conseguenze gravissime sull’intero sistema di gestione dei rifiuti urbani, già congestionato – afferma il presidente Giorgio Quagliuolo– stiamo galoppando verso una grave emergenza che questa volta interessa l’intero territorio nazionale».

Ieri il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha chiarito: «Siamo in prima linea anche per affrontare i problemi che il Covid19 sta determinando nel campo dei rifiuti, anche in riferimento a quelli ospedalieri. Abbiamo prodotto una serie di indicazioni, considerando le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità. Le Agenzie regionali hanno approvato all’unanimità le linee tecniche redatte».

Ma cosa ostacola il processo di raccolta differenziata e riciclo? Per la plastica, le maggiori criticità si registrano nella gestione degli scarti non riciclabili, ossia il plasmix. Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, infatti, si sta azzerando la possibilità di utilizzo finale del plasmix (60%) nei cementifici, che lo usano come collante, a causa della chiusura di questi ultimi. Quanto alla plastica riciclata – pari al 45,5% del materiale immesso al consumo nazionale – viene di solito esportata, con quote significative. Ma tali esportazioni sono sospese. Poi c’è la plastica che viene riciclata dall’industria italiana, in prima fila quella del giocattolo e dell’arredo urbano, ma queste aziende oggi sono chiuse perché non considerate strategiche.

I rifiuti di imballaggi in acciaio, vengono di solito raccolti in piattaforme (rottamài) e riciclati nelle acciaierie: ne sono chiuse – dice il Conai – quattro su cinque. Lavora solo una acciaieria in Sicilia che riesce così a garantire uno sbocco per il materiale che arriva da Puglia, Calabria e Sicilia stessa. Il punto critico per l’acciaio sono i rottamài, ultimo passaggio prima dell’acciaieria: questi non hanno autonomia e presto dovranno interrompere i ritiri. Processo inceppato anche per gli imballaggi in alluminio: delle 3 fonderie di cui si avvale Cial (il consorzio aderente a Conai per l’alluminio), una è chiusa. Un’altra, quella di Bergamo, lavora a ritmo ridotto.

Le cartiere hanno problemi di tipo logistico, in particolare nella fascia adriatica, per la mancanza dei ritornisti, trasportatori senza carico al ritorno che quindi non sono disponibili o lo sono a costi elevati. Per quanto riguarda il legno, «tutti i pannellifici hanno chiuso», segnala il Conai – in pochi giorni anche le piattaforme del legno si satureranno. Solo per il vetro non ci sono problemi: le vetrerie lavorano e richiedono molto materiale.

Alle difficoltà registrate nelle aziende che ritirano e riutilizzano il materiale recuperato, poi, si aggiungono quelle di carattere sanitario per chi lavora negli impianti di gestione dei rifiuti, il cui impegno è essenziale alla collettività.

Il Conai propone interventi immediati. «Almeno quattro modifiche alle norme in vigore – elenca Quagliuolo –. Innanzitutto aumentare la capacità annua e istantanea di stoccaggio di tutti gli impianti già autorizzati alle operazioni di gestione dei rifiuti, fino a raddoppiarla. Inoltre, aumentare anche la capacità termica consentita dalla legge di tutti i termocombustori esistenti, fino a saturazione. Semplificare in terzo luogo le procedure burocratiche necessarie per l’accesso alle discariche. E infine autorizzare spazi e capacità aggiuntive per il trattamento e lo smaltimento delle frazioni non riciclabili, che in questa fase non trovano sbocco nella termovalorizzazione». Provvedimenti che sono stati adottati in passato in precedenti fasi emergenziali.

È bene ricordare che in Italia il sistema di recupero e riciclo degli imballaggi ha raggiunto livelli da primato: se l’Europa chiede infatti che venga riciclato il 65% degli imballaggi entro il 2025, l’Italia ha già raggiunto nel 2019 il 71,2%, una quota superiore a 9 milioni e mezzo di tonnellate. La difficile gestione del sistema in tempi di epidemia si complica ulteriormente in seguito all’aumento degli imballaggi prodotti e utilizzati. Si calcola che nell’ultimo mese la domanda di imballaggi sia cresciuta più del 30% nel Paese, in seguito evidentemente al forte incremento dei consumi alimentari.

Fonte: il Sole 24 Ore

Coronavirus: Costa, in prima linea sul fronte rifiuti

“Siamo in prima linea in questi giorni anche per affrontare i problemi che l’emergenza Covid-19 sta determinando nel campo dei rifiuti”. Così il ministro dell’ Ambiente, Sergio Costa, sottolineando il lavoro svolto di concerto con Iss, Ispra e Agenzie regionali per l’ambiente. In tal senso, dice Costa “determinante è la competenza delle Regioni per la corretta gestione”.

Intervenendo alla cerimonia online di Premiazione dell’11/a Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, Costa ha spiegato che si tratta di gestire la raccolta dei rifiuti ospedalieri, oppure le raccolte che vengono fatte a casa e nei condomini dove ci sono persone covid-positive o che anche sono in quarantena in attesa dei risultati dei test.

“Noi come ministero – ha detto Costa – abbiamo prodotto una serie di indicazioni, considerando le linee guida dell’Iss, insieme a Ispra e al sistema agenziale regionale. Proprio le agenzie regionali hanno approvato all’unanimità le linee tecniche per far confluire questi rifiuti nel sistema di gestione che conosciamo”. 

“La situazione è continuamente monitorata. Ecco perché il ministero non si ferma e io sono sempre qui, insieme al mio staff”, ha detto il ministro dell’Ambiente nel messaggio trasmesso in streaming.

A margine il ministro ha anche tenuto a sottolineare che “le Regioni devono fare di tutto per una tempestiva quanto straordinaria gestione dei rifiuti, intervenendo con tutte quelle misure che sono di loro stretta competenza secondo l’articolo 191 del Codice ambientale. Come d’altronde hanno già fatto, per esempio, la Regione Emilia Romagna e Lazio e come sono certo che anche altre Regioni non tarderanno a fare”.

Coronavirus: Conai,a rischio raccolta rifiuti da imballaggio

L’emergenza coronavirus potrebbe mettere a rischio la raccolta dei rifiuti da imballaggio. E’ l’allarme del Consorzio nazionale imballaggi (Conai), che parla di “problemi indifferibili per l’intera filiera della gestione della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio”. Per questo il Consorzio, alla luce del suo ruolo nel supporto dei Comuni italiani e cittadini nelle operazioni di raccolta, riciclo e recupero di questi rifiuti, ha già inviato una lettera al premier, al Capo della Protezione Civile, ai ministri competenti e al Presidente dell’Anci. Obiettivo: un immediato confronto con Governo e Regioni per scongiurare il pericolo della saturazione delle filiere.

Il blocco delle attività produttive non strategiche, denuncia il Conai, sta determinando la cancellazione di molti ordini d’acquisto di materia prima seconda, ossia la materia ottenuta da riciclo. Un problema che potrebbe, in tempi brevi, costringere i riciclatori a bloccare – almeno in parte – i ritiri dei rifiuti selezionati utilizzati per produrre materia riciclata: stanno aumentando gli stoccaggi in tutte le piattaforme di conferimento e selezione dei rifiuti, i cui limiti autorizzati determineranno a breve la sospensione delle attività di raccolta. “La compromissione delle attività presidiate da Conai può mettere a repentaglio la raccolta differenziata, inficiando i positivi risultati ottenuti negli anni e determinando conseguenze gravissime sul sistema di gestione dei rifiuti urbani, già congestionato”, afferma Giorgio Quagliuolo, presidente Conai. «Auspichiamo l’urgente adozione di interventi specifici e utili a preservare il comparto ma soprattutto l’ambiente”. (ANSA).

Economia circolare, Italia ancora prima ma perde punti. Il rapporto 2020

Ogni abitante della Terra utilizza più di 11.000 chili di materiali all’anno. Un terzo si trasforma in breve tempo in rifiuto e finisce per lo più in discarica; solo un altro terzo è ancora in uso dopo appena 12 mesi. Il consumo di materiali cresce a un ritmo doppio di quello della popolazione mondiale. Per uscire da quella che viene chiamata economia estrattivista – e che è responsabile di buona parte della crisi climatica e ambientale, a cominciare dall’invasione dell’usa e getta – la soluzione è ormai nota e si chiama economia circolare: materiali e anche oggetti che possono essere riciclati e riutilizzati più e più volte. Qui, il nostro Paese ha tradizionalmente una posizione di forza. 

Siamo infatti primi, tra le cinque principali economie europee, nella classifica per indice di circolarità, il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse in cinque categorie: produzione, consumo, gestione rifiuti, mercato delle materie prime seconde, investimenti e occupazione. Sul podio, ancora ben distanziate, anche Germania e Francia, con 11 e 12 punti in meno. Ma stiamo perdendo posizioni: a minacciare un primato che è anche un asset per la nostra economia è la crescita veloce di Francia e Polonia, che migliorano la loro performance con, rispettivamente, più 7 e più 2 punti di tasso di circolarità nell’ultimo anno, mentre l’Italia segna il passo.

È quanto emerge dal “Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia” 2020, realizzato dal CEN-Circular Economy Network, la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da 14 aziende e associazioni di impresa, e da ENEA. Il Rapporto è stato presentato oggi in streaming dal presidente CEN Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali ENEA Roberto Morabito.

“Nell’economia circolare, l’Italia è partita con il piede giusto e ancora oggi si conferma tra i Paesi con maggiore valore economico generato per unità di consumo di materia”, commenta Edo Ronchi, presidente del Circular Economy Network. “Sotto il profilo del lavoro, siamo secondi solo alla Germania, con 517.000 occupati contro 659.000. Percentualmente le persone che nel nostro Paese vengono impiegate nei settori ‘circolari’ sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media UE 28 che è dell’1,7%. Ma oggi registriamo segnali di un rallentamento, precedente anche alla crisi del coronavirus, mentre altri Paesi si sono messi a correre: in Italia gli occupati nell’economia circolare tra il 2008 e il 2017 sono diminuiti dell’1%. È un paradosso che, proprio ora che l’Europa ha varato il pacchetto di misure per lo sviluppo dell’economia circolare, il nostro Paese non riesca a far crescere questi numeri”.

L’Italia di fatto utilizza al meglio le scarse risorse destinate all’avanzamento tecnologico e ha un buon indice di efficienza (per ogni chilo di risorsa consumata si generano 3,5 euro di Pil, contro una media europea di 2,24). Ma è penalizzata dalla scarsità degli investimenti – che si traduce in carenza di ecoinnovazione (siamo all’ultimo posto per brevetti) – e dalle criticità sul fronte normativo: mancano ancora la Strategia nazionale e il Piano di azione per l’economia circolare, due strumenti che potrebbero servire al Paese anche per avviare un percorso di uscita dai danni economici e sociali prodotti dall’epidemia del coronavirus ancora in corso.

“Il Rapporto che presentiamo oggi conferma come l’Italia sia ai primi posti tra le grandi economie europee in molto settori dell’economia circolare”, evidenzia Roberto Morabito Direttore del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali di ENEA. “Tuttavia, l’andamento temporale degli indicatori mostra purtroppo un peggioramento per il nostro Paese. Stiamo pericolosamente rallentando e se continuiamo così corriamo il rischio di essere presto superati dagli altri Paesi, che invece nel frattempo stanno accelerando. Serve un intervento sistemico con la realizzazione di infrastrutture e impianti, con maggiori investimenti nell’innovazione e, soprattutto, con strumenti di governance efficaci, quali l’Agenzia Nazionale per l’Economia Circolare”.

UN SEGNALE INCORAGGIANTE VIENE DALLA BIOECONOMIA

La bioeconomia cresce di valore e peso complessivo: secondo il Rapporto CEN, infatti, in Europa ha fatturato 2.300 miliardi di euro con 18 milioni di occupati nell’anno 2015. In Italia l’insieme delle attività connesse alla bioeconomia registra un fatturato di oltre 312 miliardi di euro e circa 1,9 milioni di persone impiegate (177 volte i dipendenti dell’Ilva). I comparti che contribuiscono maggiormente al valore economico (63%) e occupazionale (73%) della bioeconomia sono l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco e quello della produzione primaria (agricoltura, silvicoltura e pesca). Si tratta di settori di peso rilevante e di attività che hanno un ruolo fondamentale nel rapporto con il capitale naturale: indirizzarli in direzione della sostenibilità è essenziale.

Anche perché l’intervento umano – ricorda il Rapporto – negli ultimi cinquant’anni ha trasformato significativamente il 75% della superficie delle terre emerse. Il 33% dei suoli mondiali è degradato; in tutta Europa in media ogni anno un’area di 348 chilometri quadrati (maggiore della superficie di Malta) viene impermeabilizzata e cementificata. La bioeconomia è quindi un tassello fondamentale nella salvaguardia delle risorse naturali. Ma – avverte il Rapporto CEN – solo a condizione che sia rigenerativa, cioè basata su risorse biologiche rinnovabili e utilizzate difendendo la resilienza degli ecosistemi e non compromettendo il capitale naturale con prelievi e modalità di impiego che ne intacchino gli stock.

Da questo punto di vista è essenziale la tutela del suolo, elemento base della bioeconomia. Il suolo contiene oltre 2 mila miliardi di tonnellate di carbonio organico: è il secondo sink di assorbimento dei gas serra dopo gli oceani. Ma il continuo degrado del terreno e della vegetazione rappresenta oggi a livello globale un’importante sorgente netta di emissioni di gas serra. Secondo l’Ipcc in media nel decennio 2007-2016 la attività connesse ad agricoltura, silvicoltura e altri usi del suolo sono state responsabili ogni anno dell’emissione netta di circa 12 miliardi di tonnellate di CO2, circa un quarto dei gas serra globali. Se a queste si aggiungono quelle generate dal settore dall’industria alimentare e dal trasporto degli alimenti, le emissioni stimate per il settore food salgono al 37% del totale. La difesa del suolo, delle foreste, delle risorse marine è un punto essenziale nello sviluppo di una bioeconomia rigenerativa e dunque sostenibile, spiega il Circular Economy Network.

“Per quanto riguarda la connessione tra bioeconomia ed economia circolare, ad oggi non esiste un quadro definito e condiviso”, sottolinea Morabito. “Se per il monitoraggio dell’economia circolare bisogna ancora lavorare sull’individuazione di nuovi indicatori di prestazione e sullo sviluppo di strumenti armonizzati di raccolta ed elaborazione dati con cui popolarli, per la bioeconomia circolare dobbiamo cominciare dall’inizio, a partire dalla individuazione dei settori da prendere in considerazione. Tutto ciò va fatto subito, per misurare le prestazioni della bioeconomia in termini di circolarità e assicurarne una diretta connessione con l’economia circolare”, conclude Morabito.

“La transizione verso l’economia circolare e la bioeconomia rigenerativa è sempre più urgente e indispensabile anche per la mitigazione della crisi climatica. Oggi esistono importanti strumenti normativi a livello europeo ma vanno incoraggiati. Penso al piano investimenti presentato alla Commissione europea il 14 gennaio scorso: un primo passo che però non è ancora sufficiente”, afferma Edo Ronchi, presidente del CEN. “Per rendere operativo il Green Deal occorre almeno il triplo delle risorse stanziate: bisogna arrivare a 3.000 miliardi di euro. Per raggiungere questo obiettivo serve un pacchetto di interventi molto impegnativi: una riforma dei regolamenti alla base del Patto di Stabilità per favorire gli investimenti pubblici; una nuova strategia per la finanza sostenibile in modo da incoraggiare la mobilitazione di capitali privati; una revisione delle regole sugli aiuti di Stato. Indispensabili, infine, la revisione della fiscalità e la riforma degli stessi meccanismi istituzionali dell’Unione Europea”, conclude.

Il rapporto è scaricabile dal sito del Circolar Economy Network.

Coronavirus: imprese rifiuti, rischio stop raccolta

“Altissimo rischio di possibili interruzioni del servizio” di raccolta dei rifiuti “a partire dalle prossime 24 ore”, nel pieno dell’emergenza per il Covid-19, se non viene “inserito nella rosa dei settori strategici ed essenziali al pari del Sistema Sanitario, Forze dell’Ordine, Armate, Protezione Civile e approvvigionamenti alimentari ed essenziali” e se ad esso non vengano “garantite le forniture degli strumenti di protezione individuale e delle attrezzature di sanificazione oggi irreperibili sul mercato”. L’allarme arriva da Confindustria Cisambiente, che raggruppa le imprese di tutto il settore della ecologia, dell’igiene ambientale e dell’energia rinnovabile da rifiuto, che esprime “sconcerto” per essere stato “dimenticato nel Decreto Cura Italia”. L’associazione chiede “con forza l’aiuto e l’attenzione del Governo” per “scongiurare gravi problemi per la comunità che dovessero derivare dalle fermate del settore” ricordando che “la raccolta dei rifiuti urbani è un servizio pubblico essenziale reso alla comunità: è essenziale garantire, nel pieno dell’emergenza per il Covid-19, il servizio della raccolta e gestione dei rifiuti che non può essere interrotto pena l’insorgere di gravi conseguenze per la salute pubblica. Non possiamo permetterci di avere i rifiuti per le strade con il rischio sanitario che questo comporta in un momento così delicato per il Paese”, avverte Confindustria Cisambiente. “Ai lavoratori del nostro comparto ‘essenziale e prioritario per il Paese al pari dei servizi sanitari’ va il doveroso ringraziamento per la professionalità e abnegazione” prosegue l’associazione ribadendo che “le aziende e sindacati si sono impegnati con i lavoratori, ma rimane altissimo il rischio oggettivo di possibili interruzioni del servizio a partire dalle prossime 24 ore”.

Le attività di igiene ambientale e gestione dei rifiuti rischiano di “bloccarsi in diverse aree del Paese a causa dell’assenza” di mascherine “per tutti i 90mila addetti del settore che ogni giorno, anche in piena emergenza Covid-19, stanno continuando a garantire i servizi pubblici ed essenziali di raccolta e gestione dei rifiuti urbani e speciali” afferma Fise Assoambiente (l’associazione che rappresenta le imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali) in una lettera inviata al ministro dell’Ambiente Sergio Costa sulle condizioni di lavoro del settore nel corso della pandemia coronavirus.  L’associazione chiede al Governo di “assicurare un adeguato rifornimento di questi dispositivi alle imprese del settore e di valutare in questa fase di emergenza misure fiscali sui dispositivi di protezione individuali”; cioè “di valutare l’imposizione di un’Iva agevolata al 4% per questi dispositivi e la possibilità di detrarre i costi relativi in forma maggiorata”. Inoltre chiede al ministero dell’Ambiente, “ad oggi assente, di attivarsi urgentemente” per “fornire disposizioni chiare e coordinate”. La situazione di “criticità – osserva Fise Assoambiente – richiede un indirizzo chiaro, uniforme e concreto da parte delle autorità centrali e la garanzia di adeguato stock” di mascherine “alle aziende” per “poter operare in piena sicurezza. Il problema non è più rinviabile; senza la garanzia di adeguati rifornimenti di questi strumenti, le imprese non potranno assicurare il servizio”.

Fonte: Ansa

ARERA: posticipata approvazione PEF

Era il tema scottante in tutti gli uffici tributi comunali.
L’approvazione del Piano Economico Finanziario (PEF) 2020, e di conseguenza la determina delle tariffe TARI, con le nuove modalità prevista da ARERA aveva agitato le acque. Con l’obiettivo di rendere i PEF omogenei e i costi confrontabili, ARERA aveva imposto una revisione della definizione delle voci di spesa per i servizi di Igiene Urbana, creando non poco scompigli, complici anche i tempi strettissimi con cui si era deciso di procedere. Il PEF 2020 avrebbe già dovuto essere determinato ed approvato secondo le nuove norme, con scadenza 31 marzo.
Complice l’emergenza sanitaria, il DL “Cura Italia” stabilisce all’articolo 107 comma 5 che “I Comuni possono, in deroga all’articolo 1, commi 654 e 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, approvare le tariffe della TARI e della tariffa corrispettiva adottate per l’anno 2019, anche per l’anno 2020, provvedendo entro il 31 dicembre 2020 alla determinazione ed approvazione del piano economico finanziario del servizio rifiuti (PEF) per il 2020. L’eventuale conguaglio tra i costi risultanti dal PEF per il 2020 ed i costi determinati per l’anno 2019 può essere ripartito in tre anni, a decorrere dal 2021.”

Si evidenzia altresì che la delibera ARERA 59/2020/R/COM non ha determinato proroghe per gli altri e diversi obblighi riguardanti l’invio delle informazioni tramite questionari sulla qualità del servizio rifiuti (sia da parte dei gestori delle attività di gestione tariffe e rapporti con l’utenza, che di quelli coinvolti dalle sole attività di raccolta e trasporto o spazzamento e lavaggio strade) ed il calcolo e versamento dei contributi per il funzionamento di ARERA relativi al 2018-19, ma è stato comunicato alle Associazioni di riferimento che i portali per il caricamento dei questionari continueranno a funzionare almeno “fino al 3 aprile”. ANCI ha però giustamente chiesto al governo, su questa ed altre impegnative imminenti scadenze (per molti uffici comunali impossibili da sostenere), di definire un quadro certo di  superamento degli obblighi e delle scadenze relative all’applicazione dalle prescrizioni delle recenti Delibere ARERA 443/2019 e 444/2010 per l’anno 2020.

A seguito di numerose richieste di proroga dei termini di applicazione della delibera 443/2019 durante la Conferenza Stato-Città e Regioni del 30 gennaio 2020 il Governo si era infatti impegnato a trovare una soluzione che rendesse non vincolante per i Comuni l’applicazione del nuovo MTR introdotto dalla delibera 443/2019. L’emendamento presentato al disegno di legge di conversione del decreto Milleproroghe che avrebbe consentito di concretizzare il suddetto impegno era stato però respinto.