Arera: via alla “TARI 2”

Il 31 ottobre 2019 ARERA Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ha approvato la deliberazione 443/2019/R/RIF “definizione dei criteri di riconoscimento dei costi efficienti di esercizio e di investimento del servizio integrato dei rifiuti, per il periodo 2018-2021”.

Facendo riferimento alle norme di settore Europee, in particolare alla Direttiva sull’Economia Circolare (2018/851/UE) alla legge madre (2008/98/CE) insistendo sui concetti quali “responsabilità estesa del produttore, “chi inquina paga” e con un’attenzione particolare ai sistemi di tariffazione puntuale basati sul concetto di “Pay as you throw” ARERA modifica alcune norme sull’allocazione delle fonti di costo nei documenti economico-finanziari 2020-2021.

L’obiettivo è quello di garantire agli operatori e a tutte le parti interessate un quadro di regole certe e chiare di garantire che le tariffe praticate agli utenti siano coerenti con i principi fondamentali dell’ordinamento tariffario, quali quelli dell’efficienza dei costi.

In prima battuta ARERA stabilisce il perimetro dell’ambito di applicazione. Potranno essere inseriti nel conteggio TARI i costi relativi a: spazzamento e lavaggio delle strade; raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; gestione tariffe e rapporti con gli utenti; trattamento e recupero dei rifiuti urbani; trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani. Esclusi dunque alcuni servizi accessori quali lo spazzamento neve, spesso fino ad oggi conteggiati. Relativamente a tali servizi sono dunque identificate le seguenti componenti tariffarie: costi operativi, costi d’uso del capitale (ammortamenti, immobilizzazioni, etc.)

Elemento importante dell’impianto è quello relativo ai costi inesigibili, ovvero quelli che difficilmente verranno riscossi. Rimane confermato in caso di applicazione della TARI corrispettiva il principio per cui questi possono essere inseriti come costo solo al termine di tutte le procedure per la riscossione previste dalla legge. In caso di TARI tributo, fa fede la normativa vigente.

Il Piano Economico Finanziario dovrà essere presentato dal gestore, ma non potrà essere solo un elenco di costi: sarà infatti obbligatoria una relazione illustrativa ed una dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentare del gestore che attesti la veridicità dei dati trasmessi. Il gestore dovrà trasmettere il Pef all’«ente territorialmente competente» (ente di governo dell’Ambito, se istituito ed operativo, oppure la Regione o il Comune). L’ente una volta verificato il Pef lo trasmette ad Arera che «verifica la coerenza regolatoria degli atti, dei dati e della documentazione trasmessa» e in caso di esito positivo approva.

Infine ARERA accoglie le osservazioni dei Comuni per quel che riguarda l’Iva prendendo atto del fatto che, essendo l’Iva indetraibile in caso di applicazione della Tari tributo, va considerata un costo e in quanto tale da inserire nel Piano economico e finanziario. (SC)

Ecomondo 2019. L’ambiente in fiera a Rimini

Appuntamento dal 5 all’8 novembre con Ecomondo 2019. La ventitreesima fiera dedicata alla Green Economy e a una gestione ottimale delle risorse naturali è ospitata come ormai di consueto dai padiglioni di RiminiFiera ed è organizzata dall’Italian Exibithion Group. Diversi gli eventi e gli incontri previsti, per un programma fitto e ricco di interesse per i visitatori e gli stakeholder.

In concomitanza con Ecomondo 2019 lo svolgimento, da martedì 5 e mercoledì 6, degli Stati Generali della Green Economy, dove istituzioni, aziende e associazioni di settore faranno il punto sullo stato dell’economia circolare in Italia e sull’andamento del “Green” nei vari comparti (inclusi quelli della mobilità sostenibile, dell’innovazione tecnologica e dell’energia rinnovabile).

Altro evento di richiamo previsto per Ecomondo 2019 è la tappa riminese della mostra multisensoriale itinerante “RiAmare – Essere Plastic Free”, realizzata da Assonautica Italiana, che vede la collaborazione di GreenStyle.it in qualità di Media Partner.

Aree tematiche e ingresso

Sono quattro le aree tematiche principali in cui si articola Ecomondo 2019: Acqua; Bioeconomia Circolare; Bonifica e rischio idrogeologico; Rifiuti e risorse. A queste sono affiancati un pari numero di progetti speciali: Circular Economy Stories; Piattaforma Bio-metano; SAL.VE; Startup green.

Due le tipologie di tagliandi, validi per l’ingresso a Ecomondo 2019, disponibili per i visitatori: si tratta del biglietto giornaliero, valido per una sola giornata e un unico ingresso (non sarà possibile allontanarsi dal quartiere fieristico e farvi ritorno), e di un mini abbonamento per due giornate (ciascuna delle quali regolata secondo quanto stabilito per l’accesso giornaliero).

L’orario di apertura e chiusura della fiera sarà comune per tutte le giornate, dal 5 all’8 novembre 2019, con ingressi a partire dalle 9 del mattino e con stop alle attività previsto per le ore 18.

Ecomondo 2019: il programma giorno per giorno

Molti gli eventi e gli appuntamenti che compongono il programma di Ecomondo 2019. Di seguito alcuni tra gli incontri principali, a cominciare da quelli organizzati nell’ambito degli Stati Generali della Green Economy. Da non dimenticare anche i vari incontri allestiti da espositori e associazioni di settori, consultabili sul sito ufficiale ecomondo.com.

Martedì 5 novembre

Tra gli appuntamenti di maggior richiamo previsti per la giornata inaugurale vi è senz’altro la “Sessione plenaria di apertura: Green New Deal e sfida climatica: obiettivi e percorso al 2030” relativa agli Stati Generali della Green Economy. Il via è previsto per le 10:30, con i lavori che dovrebbero concludersi intorno alle 13:30. L’incontro si svolgerà presso la Sala Neri – Hall Sud.

Durante la stessa giornata si svolgeranno, dalle 15 alle 18, anche alcuni eventi tematici dedicati agli Stati Generali della Green Economy, intitolati: “Il Green New Deal per le città: un programma nazionale di rigenerazione urbana” (Agorà Energy 2 – Pad. D7); “Il Green New Deal per la circular economy: Indirizzi per il recepimento delle Direttive e le necessarie infrastrutture” (Sala Neri – Hall Sud); “Il Green New Deal per il territorio: il ruolo delle imprese per valorizzare l’agricoltura e il capitale naturale” (Sala Diotallevi – Hall Sud).

Nella mattina della giornata inaugurale è previsto anche l’evento “Il Cluster Agrifood: una partnership pubblico – privato a supporto della strategia della bioeconomia per un settore agroalimentare sostenibile. Priorità e casi industriali di successo”. Si svolgerà dalle 10 alle 13:30 presso la Sala Biobased Industry – Pad. D3.

Sempre martedì 5 novembre sono previsti alcuni degli eventi “Beacon”, gli incontri “faro” che guardano direttamente al futuro della Green Economy. Nella prima giornata il focus principale sarà l’acqua. Tra questi l’evento Ecomondo intitolato “Water reuse in agriculture, sustainable irrigation and nature managed water cycle in the new european framework”, previsto presso la Sala Global Water Expo (Pad. D3) dalle 14 alle 18.

Pomeriggio che vedrà lo svolgersi anche di un altro evento Ecomondo, intitolato “Economia Circolare e Made in Italy: come cambia il modello di business della filiera chimica”. L’appuntamento è dalle 16:30 alle 18 presso la Sala Noce – Pad. A6.

Mercoledì 6 novembre

Seconda giornata ancora all’insegna degli Stati Generali della Green Economy, con la Sessione plenaria internazionale: “Clima e Green New Deal: un patto tra imprese e governi” in programma presso la Sala Neri 1 (Hall Sud) dalle 9:30 alle 13. Secondo appuntamento previsto per le 15 (termine alle 18), dal titolo “Il Green New Deal per la mobilità: less, electric, green, shared-muoversi con leggerezza” (Agorà Energy 1 – Pad. B7).

Dalle 10 alle alle 13 presso la Sala Ravezzi 1 – Hall Sud si svolgerà uno degli eventi “Beacon” di questa seconda giornata: “La strategia italiana per la plastica“. Aprirà i lavori il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Come riportato dallo stesso ministero:

Nella prima parte, il convegno vuole affrontare le modalità normative con le quali l’Italia si sta preparando a recepire la direttiva europea sulla plastica. Nella seconda, la parola passa alle imprese innovative italiane che hanno detto no alla plastica. Non mancherà l’attenzione al mondo della ricerca e ad altri protagonisti del cambiamento nel nostro Paese.

Decarbonizzazione dell’economia e rigenerazione dei suoli al centro del convegno “La rigenerazione del suolo, bioeconomia per l’incremento della sostanza organica e per ridurre le emissioni di anidride carbonica”. Evento Ecomondo in programma dalle 14 alle 18 presso la Sala Noce (Pad. A6).

Ottimizzare la gestione e l’utilizzazione dei rifiuti al centro dell’evento Beacon intitolato “Industria 4.0 per ottimizzare la gestione e l’utilizzazione dei rifiuti”, previsto per mercoledì 6 novembre dalle 14:30 alle 17:30 (Sala Diotallevi 1 – Hall Sud). Tra i temi trattati anche l’analisi dei cicli di vita dei prodotti. Partecipano all’incontro anche rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico e della Commissione Europea.

Economia circolare e scenari futuri relativamente ai prossimi 20 anni. Se ne discuterà durante l’incontro “Circular Economy: the 21st-century economy paradigm to redefine growth and development”: avvio dei lavori alle ore 14 presso la Sala Ravezzi 2 – Hall Sud. Al centro della discussione modelli finanziari, strumenti e processi per agevolare la riprogettazione dell’ecosistema industriale.

Giovedì 7 novembre

È dedicato alla sostenibilità degli imballaggi uno dei “Beacon Event” di giovedì 7, intitolato “Il futuro della progettazione di imballaggi sostenibili. Verso un osservatorio permanente dell’innovazione del packaging”. L’appuntamento è dalle 9:30 alle 13 presso la Sala Ravezzi 2 – Hall Sud.

Le buone pratiche dell’Economia Circolare al centro dell’incontro intitolato “Circular economy good practices. Panel of the Italian Circular Economy Stakeholders Platform (ICESP)”, realizzato in collaborazione con ENEA e in programma presso la Sala Diotallevi 2 (Hall Sud) dalle 10 alle 13.

Blue Deal e sfida per un Mediterraneo sostenibile al centro del convegno “Circular Economy for the definition of a sustainable and integrated Blue Growth Strategy”, tra gli eventi Beacon di giovedì 7 novembre. Parteciperà all’incontro, in programma dalle 10 alle 17:30 presso la Sala Biobased Industry (Pad. D3) anche il Ministro plenipotenziario Enrico Granara.

Assegnato in questa terza giornata anche il Premio Sviluppo sostenibile 2019, il riconoscimento assegnato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. L’evento di premiazione e consegna delle targhe si svolgerà dalle 11 alle 13 presso il Palco Ecomondo Tv – Hall Sud, con saluti di benvenuto di Lorenzo Cagnoni (presidente Italian Exhibition Group Spa) e Edo Ronchi (presidente Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile) e interventi dei membri della commissione: Edo Ronchi, Alessandra Astolfi, Stefano Leoni, Andrea Barbabella, Fabrizio Tucci.

Venerdì 8 novembre

Tra gli eventi Beacon dedicati all’economia circolare figura anche quello in programma venerdì 8 novembre e intitolato “Promuovere la coesistenza fra Aree Protette e Usi del Mare: raccomandazioni dal progetto Interreg MED-PHAROS4MPAs”, presso la Sala Global Water Expo (Pad. D3) dalle 9:30 alle 13.

Si discuterà di comunicazione ambientale e di approccio mediatico durante l’incontro “Comunicare il valore della sostenibilità ambientale, sociale ed economica all’epoca delle fake news”. L’appuntamento con questo evento Ecomondo “Beacon” è presso la Sala Ravezzi 1 – Hall Sud, dalle 10 alle 13.

Sempre alle 10 prenderà il via l’incontro “Marine litter e Blue Economy, impatti e soluzioni dal mondo della pesca e dell’acquacultura”, con termine alle 13:45. Si svolgerà presso la Sala Diotallevi 1, situata nella Hall Sud.

Dalle 10 alle 18 presso la Sala Neri 2 (Hall Sud) si svolgerà l’incontro “European research and innovation for the implementation of circular economy and bioeconomy”, organizzato dal Comitato Tecnico Scientifico di Ecomondo in collaborazione con OCSE e Commissione Europea.

Fonte: greenstyle

Aro Bari 4: il 75% di raccolta differenziata è realtà

Spesso abbiamo raccontato gli exploit in termini di raccolta differenziata di alcuni Comuni del territorio Italiano. Questa volta a stupire non sono i numeri di un singolo Comune, ma quelli di un Ambito di Raccolta Ottimale, nella fattispecie dell’ARO Bari 4. Quasi 180.000 abitanti suddivisi in 7 Comuni (Gravina in Puglia, Grumo Appula, Toritto, Poggiorsini, Santeramo in Colle, Altamura e Cassano delle Murge) che a metà del 2018 sono passati ad una raccolta porta a porta spinta, che per alcuni di essi rappresentava una novità assoluta.

Solo nel maggio 2018, infatti la percentuale media di Raccolta differenziata sul territorio dell’ARO era inferiore al 25%. Gravina di Puglia era al 10%; Altamura al 21,5%; Toritto al 25%; Santeramo al 15%. Spiccavano le prestazioni di Grumo Appula (71%) e Cassano (68%).
Nel gennaio del 2018 si sottoscrisse il nuovo contratto per la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani nelle città dell’ARO 4 Bari, che ha come Ente capofila l’Unione dei Comuni dell’Alta Murgia – UNICAM.  Un appalto con base d’asta di oltre 143 milioni di euro, che fino al 2025 garantirà l’igiene urbana. Un progetto ambizioso, realizzato con il supporto tecnico di ESPER nel ruolo di Direzione Esecuzione Contratto, che prevedeva il raggiungimento del 50% di RD medio al nono mese dalla data di avvio del servizio e il 65% di RD medio nel secondo anno e successivi di esecuzione del nuovo servizio.

Percentuali che sembravano di difficile raggiungimento, e che invece sono state raggiunte e superate in tempi più brevi di quanto ci si aspettasse. La percentuale media di raccolta differenziata su tutto l’ARO registrata nel mese di Agosto 2019 è del 75,13%, ben oltre gli obiettivi fissati e nel pieno rispetto della normativa vigente. Gravina è schizzata al 68,5, Altamura al 66,6%, Toritto al 75%, Santeramo al 71%. Anche i Comuni già virtuosi hanno incrementato i propri risultati: Grumo al 76%, Cassano al 70%.

Nessuno si aspettava di ottenere risultati così buoni in tempi così rapidi – dichiara Francesco D’Amore responsabile unico del procedimento relativo al servizio di igiene urbana in ambito ARO Bari 4 – tanto è vero che il contratto fissava obiettivi più modesti: il 50% entro i primi nove mesi per poi raggiungere il 65% successivamente. Siamo arrivati a punte che nei mesi hanno superato l’80%: a Santeramo in Colle nel mese di agosto 2019 si è toccata quota 83%. Non possiamo che essere più che felici di come sta procedendo il progetto”.

UN progetto che ha avuto bisogno di qualche piccola correzione in corso d’opera, ma che non si discosta da quello originario. “Nella realtà, tranne qualche piccola modifica non c’è stata una variazione significativa rispetto a quello che era previsto nel progetto originario – Continua D’Amore –  Abbiamo modificato in alcuni casi le modalità di raccolta nei condomini più grandi dotandoli di mastelli in alcuni Comuni, ma fondamentalmente abbiamo seguito quello che era il progetto iniziale. Andrebbe apportata ancora qualche modifica, ma serve la collaborazione dei Comuni, che ogni tanto non è facile formalizzare in atti: gli iter decisionali dei Comuni sono abbastanza complicati. Ma ciò significa che abbiamo ancora potenziale per migliorare gli ottimi risultati ottenuti fino ad oggi, ed è sicuramente incoraggiante e stimolante”. (SC)

RASSEGNA STAMPA – Cerveteri, il comune multa la società di recupero rifiuti per inadempienze

Qualcosa non torna nei servizi svolti dall’azienda ed il comune decide di decurtare 1.500 € dalla mensilità di luglio.

E’ quanto stabilito dall’ente a seguito della presentazione della fattura per la raccolta dei rifiuti. La società non si è avvalsa dei tre giorni per controdedurre le osservazioni mosse.

La contestazione è arrivata dall’Ing. Salvatore Genova, direttore tecnico di ESPER, che ha il compito di stabilire se le prestazioni svolte sono conformi al capitolato.

Non è la prima volta che il comune di Cerveteri applica delle penali sull’appalto. In passato si è verificata nuovamente questa situazione con la decurtazione di cifre anche consistenti.

Un atteggiamento quello del comune che sembra voler mettere pressione all’ATI Camassa – Azienda Servizi Vari, non sempre ritenuta dai cittadini impeccabile nello svolgimento dei servizi.

Fonte: Terzo Binario

Il Pacchetto UE sull’Economia Circolare e il paradosso dei termovalorizzatori

di 

Il quadro nazionale relativo al governo dei rifiuti urbani deve affrontare a breve un profondo rinnovamento a seguito della pubblicazione nel luglio 2018 nella sua versione definitiva del “Pacchetto sull’Economia Circolare”, significativamente sottotitolato “un programma Rifiuti Zero per l’Europa” a testimoniare il solido legame reciproco tra visione circolare di una economia efficientata a livello UE e l’implementazione delle strategie Rifiuti Zero, che ne possono essere lo strumento attuativo nei programmi locali.

Il percorso istituzionale di tale pacchetto era iniziato nel 2014 ed include obiettivi e previsioni qualificanti circa il riuso e riciclo dei rifiuti urbani (65% entro il 2035 senza considerare il compostaggio) e dei rifiuti da imballaggio (70% al 2035), la minimizzazione del ricorso alla discarica (massimo 10% al 2035). A questi si aggiungono l’obbligo di raccolta differenziata dell’organico in tutta Europa a partire dal 2024 nonché un’armonizzazione dei criteri di calcolo per il conseguimento di tali obiettivi.

Inoltre, sempre a livello comunitario è attualmente in atto la revisione della Direttiva sulle Fonti Energetiche Rinnovabili, che prevede condizioni più restrittive per la concessione di sussidi al trattamento termico dei rifiuti (che dovrebbero rispettare la gerarchia UE con la priorità alle opzioni superiori) e la revisione dei criteri di erogazione dei Fondi Regionali UE per escludere dai finanziamenti qualunque tecnologia di trattamento del rifiuto residuo, proprio per renderla meno economicamente vantaggiosa rispetto agli interventi di riduzione e recupero. Il tramonto delle politiche di sussidio e finanziamento determinerà quindi un significativo peggioramento del quadro economico per i business plan di nuovi impianti di incenerimento.

Le principali determinanti della nuova “Waste Policy” comunitaria, cui dovranno essere conformate le strategie e politiche nazionali nei prossimi decenni, possono dunque essere sintetizzate come di seguito:

1.  Si va nella direzione di un forte incremento dei livelli di ambizione a livello UE, in particolare per l’innalzamento degli obiettivi complessivi di riuso e riciclaggio, minimizzando i cosiddetti “leakage (decadimenti) di materiali dai modelli circolari, come sarebbe nel caso di incenerimento e discarica;

2.  La raccolta differenziata obbligatoria dell’organico conferma strategie già ampiamente diffuse sul territorio nazionale, ne consolida ruolo ed effetto, e – per quanto riguarda le implicazioni operative sulla gestione del RUR – determinerà un sempre maggiore drenaggio di matrici putrescibili dal rifiuto residuo, determinandone una maggiore inclinazione alla lavorabilità nell’ottica del recupero dei materiali valorizzabili ancora ivi inclusi (es. plastiche non da imballaggio, che non sono incluse nei circuiti di raccolta differenziata e tendono dunque a concentrarsi nel RUR);

3.  L’effetto combinato di quanto sopra sarà una minimizzazione progressiva del rifiuto urbano residuo (RUR), il che comporta condizioni di rischio per gli investimenti in tecnologie che richiedono flussi costanti di RUR (tipicamente, l’incenerimento), e determina la necessità di tecnologie flessibili, ossia in grado di adattarsi a scenari con diminuzione progressiva del RUR e parallelo aumento delle frazioni da RD, sia quelle compostabili che quelle riciclabili.

In relazione all’ultimo punto, ha recentemente determinato ampia risonanza l’analisi critica della situazione nei Paesi del Nord Europa commissionata dai Ministeri dell’Ambiente di tali Paesi che ha dimostrato che in tale area il largo ricorso alla termovalorizzazione con recupero energetico (termine che nel resto d’Europa viene tradotto semplicemente con “incenerimento”) ha sostanzialmente “ingessato” il sistema frenando lo sviluppo dei tassi di riciclo e delle politiche di riduzione.

Il paradosso degli Stati membri del Nord Europa che hanno praticamente eliminato le discariche è infatti che la rigidità del sistema impiantistico a servizio dell’incenerimento e dei suoi contratti ventennali o trentennali, vincola le comunità e i territori serviti a conferire determinati quantitativi di rifiuti ogni anno. A causa di questi vincoli contrattuali gli interessi dei soggetti pubblici o privati detentori e gestori degli impianti di incenerimento risultano inevitabilmente in contrasto con le politiche di riduzione e prevenzione che tendono a limitare ulteriormente i quantitativi prodotti ed a aumentare oltre certi livelli i tassi di riciclo.

Lo scenario tendenziale nazionale deve dunque mostrare una forte propensione evolutiva, con innalzamento dei tassi di raccolta differenziatariciclo e di recupero materia ben oltre i livelli medi attuali, ed allineati con le buone pratiche operative che abbondano in Italia e fanno spesso da modello a livello mondiale. Per applicare correttamente le suddette strategie europee anche dal punto di vista impiantistico, risulta quindi necessario: realizzare rapidamente l’impiantistica necessaria ad accompagnare l’aumento dei livelli di riciclo e recupero (ad es. gli impianti di compostaggio); garantire la capacità di pretrattamento del RUR, come previsto dalla Direttiva 1999/31 sulle discariche, e dai suoi recepimenti in ambito nazionale; questo va fatto privilegiando le tipologie impiantistiche connotate da intrinseca flessibilità operativa, per garantirne la compatibilità e l’adattamento, diretto o con modifiche organizzative ed operative di entità marginale, a scenari con riduzione progressiva del rifiuto urbano residuo (RUR) ed aumento delle frazioni derivanti da una raccolta differenziata sempre più incisiva ed efficiente.

Tali principi sono stati recepiti anche nel programma del Governo Conte Bis appena insediato che si è impegnato “a promuovere politiche volte a favorire la realizzazione di impianti di riciclaggio e, conseguentemente, a ridurre il fabbisogno degli impianti di incenerimento, rendendo non più necessarie nuove autorizzazioni per la loro costruzione”. Prima di questo importante impegno strategico in Italia si era invece cercato di imporre alle Regioni la realizzazione di 12 nuovi inceneritori con recupero energetico. L’art. 35 del Dl 133/14, noto come “Sblocca Italia” aveva individuato infatti l’incenerimento come unico sistema possibile per il pretrattamento dei rifiuti anche se, come da più parti rilevato, tale scelta risultava in contraddizione con il testo della stessa Direttiva 1999/31, che all’articolo 2 include il trattamento termico (incenerimento, trattamenti termici non convenzionali, co-incenerimento) tra i trattamenti possibili, ma non lo individua come unica opzione. In sede di Conferenza Stato-Regioni è stata inoltre evidenziata la mancanza di una procedura di una VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che risultava invece necessaria a corredo del suddetto Decreto in quanto lo stesso si configurava come un vero e proprio atto programmatorio integrativo.

Non a caso, dopo le prese di posizione di diverse Regioni che hanno resa esplicita (con dichiarazioni di Governatori ed Assessori, o con l’adozione di disposizioni o Piani regionali) l’intenzione di non seguire le indicazioni dello “Sblocca-Italia”, è arrivato il rinvio, da parte della Giustizia Amministrativa, del Decreto alla Corte di Giustizia Europea, su iniziative di alcune ONG e proprio in relazione alla debole argomentazione sulle scelte operate e alla mancanza di valutazioni a supporto (oltre che alla potenziale contraddizione con gerarchie UE e previsioni del Pacchetto Economia Circolare). La Corte di Giustizia Europea ha in seguito sostanzialmente confermato la debolezza dell’impianto dello Sblocca-Italia, per l’assenza di una VAS con relativa analisi delle alternative.

Fonte: RiEnergia

RASSEGNA STAMPA – Ok piano rifiuti, c’è discarica Roma

Aiuti a pubblico per impianti, 70% differenziata entro ’25

ROMA, 2 AGO – Autosufficienza di Roma nella gestione dei rifiuti con impianti per il trattamento e lo smaltimento, ovvero con una discarica di servizio. Lo prevede il Piano rifiuti 2019-2025 approvato questo pomeriggio dalla giunta regionale del Lazio. Inoltre è previsto l’innovativo presidio industriale di Colleferro, la raccolta differenziata al 70% nel Lazio entro il 2025, legalità e investimenti regionali per sostenere Comuni e aziende pubbliche nella realizzazione di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti.

RASSEGNA STAMPA – Piano rifiuti, Raggi già dice no. Zingaretti: “Sindaca non abusi pazienza dei cittadini del Lazio”

Abbiamo aspettato la Regione 7 anni per il piano rifiuti e ora propongono una nuova discarica a Roma, una nuova Malagrotta. Cosa fa Zingaretti minaccia i romani?”. Altro che la “collaborazione” auspicata dal presidente del Lazio. La sindaca Raggi, subito dopo la presentazione del nuovo Piano rifiuti votato oggi dalla giunta regionale, issa subito il muro via Twitter. Mai discariche sul territorio della Capitale. Questo il messaggio battagliero lanciato dalla prima cittadina in risposta alla strada tracciata dalla Regione come unica possibile per tirare fuori la Capitale dalla perenne emergenza immondizia.

Cosa dice il piano rifiuti

Il piano, che la stessa Raggi ha più volte richiesto a gran voce, delinea le azioni da mettere in campo nelle province laziali per arrivare al 70% di raccolta differenziata entro il 2025. E ha un preciso obiettivo: ogni ambito territoriale ottimale (Ato), uno per ogni provincia tra cui un sub Ato creato ad hoc per Roma Capitale, dovrà raggiungere l’autosufficienza nella gestione dei suoi rifiuti. Come del resto stabilisce il Testo unico ambientale (D.Lgs 152/2006). Niente più trasferimenti in impianti di altri territori. Roma, per lo smaltimento che è l’ultimo step del ciclo, è completamente dipendente da strutture terze.

Per contare sulle proprie forze, risparmiare sui costi esorbitanti dei conferimenti fuori città, non pesare più su altre comunità rispettando quanto previsto dalla normativa, dovrà quindi dotarsi di una discarica di servizio. Dove? In una delle cosiddette “aree bianche” già indicate dalla Città Metropolitana che Raggi amministra. D’altronde che Roma abbia bisogno di un sito per lo smaltimento finale della sua indifferenziata, ancora circa il 55% del totale di rifiuti prodotto, lo hanno detto anche i vertici di Ama, da poco nominati dal Campidoglio.

Pur puntando sul massimo incremento possibile della differenziata per il prossimo futuro, chiudere il ciclo sul territorio, ad oggi, vuol dire avere un proprio impianto per conferire gli inerti. Una discarica. Ora è scritto anche nel piano rifiuti. Raggi però ha già detto no. Nonostante nell’eterno braccio di ferro con la Regione guidata dal centrosinistra abbia ripetuto come un mantra: “Aspettiamo un piano rifiuti”“è la Regione che deve indicare gli impianti”.

Zingaretti: “Non abusare della pazienza dei cittadini”

Un tweet quello della sindaca che riapre uno scontro in realtà mai sopito. Di ieri la notizia di una lettera inviata dalla sindaca al governatore Zingaretti e al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, con l’accusa diretta alla Pisana di aver omesso un milione di tonnellate di rifiuti potenzialmente trattabili negli impianti del territorio. Un “disallineamento” tra le cifre inserite nell’ordinanza del 5 luglio, quella firmata nei giorni dell’emergenza romana, e quelle inserite nel piano presentato oggi. L’attacco, manco a dirlo, non è stato gradito.

“La prima cosa che dovrebbero dire ogni mattina tutti gli amministratori della Capitale è grazie ai cittadini e ai sindaci del Lazio che ospitano i rifiuti di Roma – ha detto in conferenza stampa il presidente Zingaretti durante la presentazione del piano – in queste settimane c’è un atteggiamento di assoluta responsabilità dei cittadini e dei sindaci che non può essere offeso o non considerato e rispetto ai quali non si può abusare della loro pazienza, altrimenti i guai cominciano a essere seri”. E ancora: “Oggi è la giornata della bontà, abbiamo con molto garbo risposto alla sindaca perchè è possibilissima qualsiasi forma di collaborazione, sapendo che c’è un tema che non riguarda il rapporto tra la Regione e il Comune di Roma, ma la sostenibilità per i cittadini dei comuni del Lazio dell’idea che si è obbligati in eterno, non si capisce per quale motivo, a ospitare i rifiuti di Roma: non accade in nessun’altra Capitale del mondo – ha concluso – abbiamo risposto puntualmente anche ad alcuni errori contenuti in quella lettera, ma c’è soprattutto una sostanza di responsabilità e rapporti”.

Fonte: Roma Today

 

RASSEGNA STAMPA – Roma, Regione approva il piano rifiuti. Ma è scontro con Raggi

Autosufficienza di Roma nella gestione dei rifiuti con impianti per il trattamento e lo smaltimento, ovvero con una discarica di servizio. Lo prevede il Piano rifiuti 2019-2025 approvato venerdì pomeriggio dalla giunta regionale del Lazio. Inoltre è previsto l’innovativo presidio industriale di Colleferro, la raccolta differenziata al 70% nel Lazio entro il 2025, legalità e investimenti regionali per sostenere Comuni e aziende pubbliche nella realizzazione di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. Sul piano la sindaca Virginia Raggi twitta polemica: «Abbiamo aspettato la Regione Lazio 7 anni per il piano rifiuti e ora propongono una nuova discarica a Roma, una nuova Malagrotta. Cosa fa Nicola Zingaretti minaccia i romani?».

Il nuovo sito «green»

Nel Piano rifiuti regionale è ricompresa anche la dismissione del termovalorizzatore di Colleferro, assegnando a LazioAmbiente la progettazione di un nuovo presidio industriale, in cui sarà possibile eseguire processi di lavorazione senza alcuna combustione per estrarre materie dai rifiuti in uscita dai Tmb. Il nuovo complesso vedrà la luce nel 2021. Per contribuire a colmare il gap impiantistico, la Regione stanzierà circa 6 milioni di euro, che verranno messi a disposizione di Comuni e aziende pubbliche del settore, attraverso un bando pubblico, per la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti. È quanto prevede il Piano rifiuti regionale 2019-2025. I 6 milioni, ha spiegato l’assessore ai Rifiuti Massimiliano Valeriani, sono per il solo 2019 e non è escluso che se la risposta da parte dei soggetti pubblici sarà positiva possano arrivare altri fondi. E se Roma non realizzerà gli impianti e la discarica di servizio? «O gli impianti necessari vengono realizzati dai soggetti pubblici – ha risposto Valeriani – oppure nelle aree compatibili individuate dalle Province, le cosiddette aree bianche, essi potranno essere realizzati dai privati».

«Faro» è l’economia circolare

La Regione, «mira a superare l’approccio dell’economia lineare – è stato spiegato – in cui la produzione genera rifiuti che vanno trattati e smaltiti, per passare invece a un’economia circolare che punta alla riduzione dei rifiuti e ad un recupero di materia». Politiche attive e nuovi investimenti, è previsto dal testo approvato venerdì dalla giunta, permetteranno di favorire la riduzione della produzione di rifiuti e lo sviluppo dell’economia circolare: accordi con la grande distribuzione organizzata per la riduzione degli imballaggi, contrasto del consumo della plastica monouso, introduzione della tariffa puntuale, secondo il principio «meno si inquina e meno si paga», contributi per la creazione di isole ecologiche e centri di compostaggio nei Comuni del Lazio (che negli ultimi anni hanno già ricevuto oltre 87 milioni di euro dalla Regione). Sarà incentivata la promozione dei centri per il riuso alla realizzazione dell’innovativo compound industriale di Colleferro, dove verranno trattati i rifiuti indifferenziati con processi di lavorazione a freddo, permettendo il recupero di materie prime secondarie, senza alcun impatto ambientale, che potranno essere rimesse sul mercato.

Zingaretti: «Inceneritori? Non in Piano, ma dipende»

«Se servono nuovi inceneritori nel Lazio? Dipende da quello che succede – ha risposto Zingaretti ai cronisti – Se la differenziata cala, i rifiuti non vengono ridotti… non c’è la bacchetta magica. Il Lazio deve arrivare al 70% di differenziata, dobbiamo arrivare alla riduzione dei rifiuti prodotti, se la sfida sarà raccolta dai sindaci, lo vedremo tra due-tre anni, il ciclo sarà totalmente ecosostenibile. Penso che nessun sindaco si auguri di arrivare a un inceneritore ma è un obiettivo, è una sfida. Se da domani Roma e i Comuni del Lazio cominciano a non fare più la raccolta differenziata e non si diminuisce la quantità rifiuti prodotti comincia a entrare in tilt tutto. È divertente che si dica – ha aggiunto, facendo riferimento alle posizioni del M5s e all’uso di inceneritori fuori dal Lazio per far fronte alle esigenze di Roma – `no agli inceneritori qui perché uccidono i bambini´. Questo, di conseguenza, dovrebbe portare a una riduzione della quantità di rifiuti prodotti e a un aumento della raccolta differenziata. Invece si dice: `non qui perché uccidono i bambini, ma andiamo a ucciderli in qualche altra parte del mondo´. Siamo dentro a un loop strano».

Fonte: Corriere della Sera

Adottato il nuovo PRGR della Regione Lazio. Le novità.

Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti del Lazio. Obiettivi: riduzione a 469 kg/anno per abitante; 70% di raccolta differenziata come livello minimo al 2025 con l’obiettivo dell’80 % di RD come scenario avanzato, incremento del riciclo effettivo e nuova impiantistica con sostegno di quella pubblica

 

Roma, 02/08/2019 – È stato adottato oggi dalla Giunta Regionale il nuovo PRGR – Piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR), lo strumento principale di programmazione attraverso il quale Regione Lazio definisce in maniera integrata le politiche in materia di prevenzione, riciclo, recupero e smaltimento dei rifiuti, nonché di gestione dei siti inquinati da bonificare, realizzato con il supporto tecnico di Ambiente Italia, Scuola Agraria del Parco di Monza ed ESPER – Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti.
Si tratta di un piano completamente pensato nell’ottica di uno sviluppo ed incentivo dell’ “Economia Circolare”, sostanziata in norme ed azioni che realmente avvicineranno all’obiettivo ultimo.
Le linee direttrici del nuovo PRGR sono chiare. Nel rispetto delle normative comunitarie e della gerarchia nella gestione rifiuti (Direttiva 2008/98/CE) si prevedono: nuovi strumenti di riduzione e riuso che portino ad una produzione massima di 469 kg/abitante*anno; una raccolta differenziata minima del 70% entro il 2025 sia a livello complessivo regionale che a livello di singolo Comune; una nuova impiantistica finalizzata al recupero di materia (riciclo) e, solo residualmente, allo smaltimento del rifiuto residuo.

Nello specifico:

  • Strategia generale: il sistema di obiettivi del Piano inoltre sposa l’obiettivo generale della Strategia rifiuti zero (DGR 614/2018 e DGR n. 49/2019) dell’incenerimento come opzione residuale. Il residuo del rifiuti infatti dovrà essere inviato solo a trattamento di recupero, riservando lo smaltimento residuale solo per la frazione biostabilizzata.
  • Riduzione e prevenzione: L’obiettivo relativamente al contenimento della produzione dei rifiuti urbani totali rispetto al valore del 2017 (505 kg/ab*anno) è stato stabilito, riducendolo in riferimento al quantitativo stimato secondo un aumento tendenziale previsto inizialmente (484 kg/ab*anno), al valore massimo di 479 kg/ab*anno con lo scenario uno (minimale) ed a 469 kg/ab*anno con lo scenario tre (avanzato) anche grazie al sostegno regionale all’implementazione della tariffazione puntuale che, in altre Regioni, ha determinato effetti molto positivi sia per quanto riguarda il contenimento della produzione di RU che per l’aumento della quota di conferiti come RD.
  • Raccolta differenziata: si è scelto di non limitarsi al semplice rispetto degli standard di raccolta differenziata alla normativa nazionale (65%), ma di assumere un obiettivo minimo pari al 70% al 2025, con la definizione di due scenari più spinti (scenario intermedio 75% e scenario avanzato 80%) per quantificare una forbice regionale sui flussi di rifiuti e stimare il conseguente fabbisogno impiantistico in base a scelte più o meno ambiziose o, viceversa, cautelative.

Tali scenari, pur non vincolanti, sono comunque plausibilmente raggiungibili in fase di attuazione del Piano a seconda del grado di realizzazione delle azioni previste.

  • La qualità della raccolta differenziata, in linea con le strategie comunitarie, è stata individuata come elemento discriminante per un processo di recupero di materia di qualità. Per massimizzarla si è individuato un modello uniforme per la raccolta differenziata, indicando come sempre preferibile l’attivazione di modalità di raccolta domiciliare, rispetto ad altre possibili modalità (raccolta di prossimità, centri urbani di raccolta, etc.).
  • Recupero Frazione Organica: in considerazione del fatto che il flusso dei rifiuti organici da RD è determinante per il conseguimento degli obiettivi di Piano ed è quello per cui viene previsto il maggiore incremento in termini assoluti rispetto alla situazione attuale, è evidente come la priorità strategica assoluta sia dare risposta alle necessità di trattamento delle frazioni organiche da RD. Promozione del compostaggio domestico, una rete di attività di compostaggio di comunità, sistemi di compostaggio professionale di piccola scala, rete degli impianti di bacino sono individuati come strumenti utili in un approccio multi-livello ottimale.
  • Impiantistica: recupero e smaltimento. Il Piano sposa l’obiettivo generale della Strategia rifiuti zero (come definito dall’ art. 47 della LR n. 4/2015 e DGR n. 506/2015), che assegna all’incenerimento un ruolo residuale e progressivamente marginale. I rifiuti residui infatti dovranno essere inviati a impianti di trattamento a freddo con priorità al recupero di materia, riservando lo smaltimento alla sola frazione biostabilizzata e marginalizzando il ruolo degli inceneritori esistenti. Per tal ragione si evidenzia la necessità di conversione alle strategie di Piano (intese a realizzare recuperi di materia anche dal RUR) degli impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB) attraverso la sostituzione delle attrezzature dedicate alla produzione di con attrezzature finalizzate ai recuperi di materia.

Il Piano prevede inoltre la realizzazione di un nuovo impianto di Trattamento e Valorizzazione della Risorsa Rifiuto da localizzarsi probabilmente nel comune di Colleferro. Tale impianto ha l’obiettivo di massimizzare il recupero di materia adottando le migliori tecnologie disponibili (B.A.T.).

 

RASSEGNA STAMPA – Piano Regionale Rifiuti 2019 – 2025: da un’economia lineare a un’economia circolare

Oggi è stato approvato dalla Giunta il Piano Rifiuti del Lazio 2019-2025. Ora scatteranno i 60 giorni per le osservazioni e altri 30 giorni per le controdeduzioni. Questi gli obiettivi principali con cui viene definito il sistema dei rifiuti del Lazio nei prossimi 6 anni:         sviluppo dell’economia circolare, riequilibrio territoriale del fabbisogno impiantistico, introduzione del sub-ambito di Roma Capitale, innovativo presidio industriale di Colleferro e raccolta differenziata al 70% nel Lazio entro il 2025, legalità e investimenti regionali per sostenere Comuni e aziende pubbliche nella realizzazione di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti

02/08/2019 – Oggi è stato approvato dalla Giunta il Piano Rifiuti del Lazio 2019-2025. Ora scatteranno i 60 giorni per le osservazioni e altri 30 giorni per le controdeduzioni, per poi approdare all’esame definitivo della Commissione e del Consiglio regionale.

Ecco cosa prevede il Piano, questi gli obiettivi principali con cui viene definito il sistema dei rifiuti del Lazio nei prossimi 6 anni:     

  • sviluppo dell’economia circolare;
  • riequilibrio territoriale del fabbisogno impiantistico in ogni Ato provinciale;
  • introduzione del sub-ambito di Roma Capitale;
  • innovativo presidio industriale di Colleferro e raccolta differenziata al 70% nel Lazio entro il 2025;
  • legalità e investimenti regionali per sostenere Comuni e aziende pubbliche nella realizzazione di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti.

Sono previsti cinque ambiti territoriali ottimali, uno per ogni provincia. Per contribuire a colmare il gap impiantistico la Regione nel 2019 stanzierà circa 6 milioni di euro, che verranno messi a disposizione di Comuni e aziende pubbliche del settore, attraverso un bando pubblico, per la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti.

Politiche attive e nuovi investimenti permetteranno di favorire la riduzione della produzione di rifiuti e lo sviluppo dell’economia circolare: accordi con la Grande Distribuzione Organizzata per la riduzione degli imballaggi, contrasto del consumo della plastica monouso, introduzione della tariffa puntuale, secondo il principio “che meno si inquina e meno si paga”, contributi per la creazione di isole ecologiche e centri di compostaggio nei Comuni del Lazio (che negli ultimi anni hanno già ricevuto oltre 87 milioni di euro dalla Regione).

Sarà incentivata la promozione dei centri per il riuso alla realizzazione dell’innovativo compound industriale di Colleferro, dove verranno trattati i rifiuti indifferenziati con processi di lavorazione a freddo, permettendo il recupero di materie prime secondarie, senza alcun impatto ambientale, che potranno essere rimesse sul mercato.

L’approvazione in Giunta del Piano rifiuti del Lazio rappresenta un fondamentale passo in avanti su una grande sfida di civiltà e sviluppo che stiamo conducendo assieme ad altre istituzioni, a partire dal Ministero per l’Ambiente e alla rete dei Comuni del Lazio, ma che coinvolge anche il tessuto produttivo, le associazioni, e naturalmente i cittadini.

Una grande alleanza tra Stato, istituzioni locali, imprese e cittadini per affermare un modello di sviluppo incentrato sulla sostenibilità, sul rispetto dell’ambiente, sull’uso consapevole delle risorse.

“Non ci saranno più discariche come quella di Malagrotta perché il piano lo esclude e non ci saranno più luoghi dove verranno interrati i rifiuti. Si tratta, casomai, di individuare dei siti per conferire materiali trattati e non sono quelli che abbiamo conosciuto ai tempi di Malagrotta – così il presidente, Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: la novità del piano è che possiamo dire con certezza che in questa regione non ci saranno mai più discarica di rifiuti tal quale. Quello di cui c’è bisogno sono siti di conferimento di materiali trattati e quindi inerti. Materiali trattati in impianti come quello di Colleferro”.

“O gli impianti necessari vengono realizzati dai soggetti pubblici oppure nelle aree compatibili individuate dalle Province, le cosiddette aree bianche, essi potranno essere realizzati dai privati – così Massimiliano Valeriani, assessore al ciclo dei rifiuti, che ha aggiunto: per garantire però un concreto e doveroso equilibrio impiantistico è necessario definire un sub-ambito di Roma Capitale, nel quale prevedere l’autosufficienza impiantistica per il trattamento e lo smaltimento”.