Milano, Trento e Bologna sono le città più circolari d’Italia

Secondo la classifica del  report “Misurare gli obiettivi di economia circolare nei centri urbani”, stilata dai ricercatori del Centro studi in Economia e regolazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico (Cesip) dell’Università di Milano-Bicocca, Milano è la città più “circolare” d’Italia con un punteggio di 7,7 su 10. Seconda Trento (7,5). Terza Bologna (7,2). Se le prime 10 città classificate si collocano geograficamente al Nord o Centro-Nord, le ultime posizioni sono esclusivamente coperte da centri urbani del Sud Italia,con Catania(3,8)e Palermo(3,9) fanalini di coda. Le uniche città del Nord Italia ad avere un punteggio al di sotto della sufficienza sono Genova (5,8 punti), Verona (5,7 punti) e Aosta (5,2 punti).

La seconda edizione della classifica dei centri urbani più e meno virtuosi sul piano dell’economia circolare (ovvero quell’economia basata sul riutilizzo delle risorse e sulla riduzione degli sprechi, all’insegna dell’eco-sostenibilità) è stata presentata stamattina durante il webinar “Misurare l’economia circolare urbana” e quest’anno presenta due novità di rilievo: le città coinvolte (Aosta, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trento, Venezia e Verona), selezionate tra le città più popolose d’Italia e i capoluoghi di regione che disponessero delle informazioni richieste dall’indagine, sono salite da 10 a 20 e, per la prima volta, è stato realizzato un confronto a livello europeo.

I ricercatori hanno individuato cinque cluster rappresentativi: input sostenibili, condivisione sociale, uso di beni come servizi, end of life, estensione della vita dei prodotti, comprendenti a loro volta 28 indicatori di circolarità, tra cui i dati sulla raccolta differenziata e sull’utilizzo dei trasporti pubblici o dei servizi di sharing mobility, il livello di concentrazione di PM10, la diffusione di eco-brevetti e di imprese ascrivibili alla categoria dei green jobs. Al Cesip spiegano che «Per ogni indicatore è stata stilata una graduatoria parziale delle città, con punteggi da 0 a 10. Infine, la media ponderata dei punteggi parziali ha determinato un indice di circolarità urbana, in base al quale è stata stilata la classifica finale.

Massimo Beccarello e Giacomo Di Foggia, rispettivamente direttore scientifico e ricercatore del Cesisp, evidenziano che «Milano si conferma al primo posto anche grazie a sistemi di trasporto pubblico ramificati e apprezzati, servizi avanzati di car sharing, rete idrica efficiente, elevato livello di raccolta differenziata e alto fatturato delle attività di vendita dell’usato».  A stupire i ricercatori non è stato tanto «il divario ormai noto tra Nord e Sud, ma la differenza riscontrata tra Nord e Centro Italia. Le prime città del Centro sono Roma e Perugia che si classificano solamente al 12esimo e 13esimo posto, con un risultato al di sotto della sufficienza, rispettivamente 5,5 e 5,3. I risultati della graduatoria per indice globale di circolarità non sono incoraggianti: solo 8 Comuni sui 20 esaminati riescono a raggiungere un valore di piena sufficienza. Con differenze territoriali che rappresentano un vero e proprio ostacolo per la crescita dell’economia circolare in Italia».

Se Milano si conferma in cima al podio, Firenze e Torino, seconda e terza nel 2019, scendono e ora sono rispettivamente al quinto e settimo posto, sia perché superate da Bologna che per l’ingresso in classifica di Trento, Bergamo, quarta, e Brescia, sesta.

utilizzando gli stessi criteri di analisi usati per il contesto italiano, il Cesisp ha messo a confronto la città leader della circolarità in Italia, Milano, con altre grandi metropoli europee: Amsterdam, Berlino, Bruxelles, Copenaghen, Londra, Madrid, Parigi e Praga. La città più circolare d’Europa è Copenaghen con un punteggio medio di 3,26 su 5. Al secondo posto Parigi (3,21), al terzo Berlino (3,18). Milano è quarta con un punteggio medio di 3,13, davanti a Londra e Madrid (sesta e settima).

Beccarello e Di Foggia concludono:«L’intento della classifica delle città circolari è di proporre l’indice di circolarità urbana sviluppato come strumento di utile valutazione per le politiche ambientali dei centri urbani e per l’impatto delle nuove normative e regolamenti. La Commissione Europea, presentando l’ambizioso progetto Green New Deal lo scorso gennaio, ha collocato l’economia circolare al centro delle nuove politiche europee necessarie per raggiungere gli obiettivi che l’Europa ha sottoscritto a Parigi nel 2015. La sostenibilità è un tema al centro anche del Recovery Fund. Ecco perché è importante partire da una mappatura delle politiche di prossimità del cittadino e da una misurazione dell’efficacia delle aree urbane che sono oggi il motore dello sviluppo economico e sociale».

Fonte: Greenreport.it

Regione Lazio: approvato dal Consiglio il nuovo piano rifiuti 2019/2025. Meno rifiuti, gestiti meglio

Riduzione della produzione dei rifiuti, sostegno alla raccolta differenziata, equilibrio impiantistico e sviluppo dell’economia circolare. Sono questi i principali obiettivi del nuovo Piano Rifiuti del Lazio 2019/2025 approvato dal Consiglio regionale

Riduzione della produzione dei rifiuti, sostegno alla raccolta differenziata, equilibrio impiantistico e sviluppo dell’economia circolare. Sono questi i principali obiettivi del nuovo Piano Rifiuti del Lazio 2019/2025 redatto con il supporto tecnico di ESPER, Ambiente Italia e Scuola Agraria del Parco di Monza ed approvato dal Consiglio regionale. Il Lazio si dota di un fondamentale strumento di pianificazione, con l’obiettivo  di mettere in sicurezza l’intero ciclo dei rifiuti nella nostra regione, garantendo maggiore efficacia e produttività, nel nome della legalità e della sostenibilità ambientale. Grazie a questo nuovo piano, infine, tutti i Comuni hanno i mezzi necessari per realizzare, in tempi determinati, le opere utili alla chiusura del ciclo dei rifiuti. Approvato oggi il nuovo Piano Rifiuti 2019/2025 da parte del Consiglio regionale del Lazio.

Tra i principali obiettivi, il Piano indica da una parte le azioni di contrasto alla produzione dei rifiuti e allo sviluppo della raccolta differenziata, mentre dall’altra parte prevede l’indicazione degli impianti necessari per il trattamento e lo smaltimento delle varie tipologie di rifiuti, da quelli urbani a quelli industriali, dai rifiuti speciali ai fanghi dei depuratori, all’interno delle localizzazioni fornite dalle province. Sono pertanto due i pilastri della nuova pianificazione regionale: l’autosufficienza del Lazio e un’equa ripartizione territoriale del peso impiantistico – per chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno dei propri confini – e l’economia circolare con investimenti e interventi concreti per favorire la raccolta differenziata, il riciclo e il riuso delle materie, sostenendo la realizzazione di una filiera industriale ecosostenibile. 

Le linee guida del Piano regionale erano state approvate dalla Giunta il 31 gennaio dello scorso anno per poi dare avvio alla procedura di Valutazione ambientale strategica e a tutti i vari passaggi amministrativi nei tempi e nelle modalità previste dalla legge. Al termine di questa fase, si è giunti alla definitiva approvazione dello strumento di pianificazione da parte della Giunta regionale lo scorso 5 dicembre, con il conseguente invio del provvedimento alla competente Commissione consiliare. L’emergenza legata al Covid-19 ha inevitabilmente provocato dei ritardi nella valutazione e nel confronto politico sui contenuti del Piano, ma oggi si è arrivati all’approvazione finale da parte del Consiglio regionale, dotando il Lazio di uno strumento di programmazione in grado di delineare una corretta gestione del sistema dei rifiuti.

Economia circolare

La Regione ha già avviato politiche e investimenti – previsti nel Piano – per favorire la riduzione della produzione di rifiuti e lo sviluppo dell’economia circolare. Dagli accordi con la Grande Distribuzione Organizzata per la riduzione degli imballaggi al contrasto del consumo della plastica monouso nelle sedi istituzionali e delle aziende partecipate. Dall’introduzione della tariffa puntuale, secondo il principio “che meno si inquina e meno si paga”, ai contributi per la creazione di isole ecologiche e centri di compostaggio nei Comuni del Lazio, che negli ultimi anni hanno già ricevuto oltre 87 milioni di euro dalla Regione.

Dal progetto sperimentale per il recupero della plastica in mare, che ha già permesso di raccogliere e riciclare circa 70 tonnellate di plastica, alla promozione dei centri per il riuso. Dai corsi di formazione per Green Manager, con l’obiettivo di promuovere la corretta gestione del ciclo dei rifiuti in istituzioni, ospedali, scuole e grandi aziende pubbliche e private, alle campagne di sensibilizzazione ed educazione ambientale nelle scuole del Lazio. Fino alla realizzazione di un innovativo compound industriale a Colleferro, dove verranno trattati i rifiuti indifferenziati con processi di lavorazione a freddo, permettendo il recupero di materie prime, senza alcun impatto ambientale, che potranno essere rimesse sul mercato.

Equilibrio impiantistico

Il Piano Rifiuti persegue il riequilibrio territoriale degli impianti e all’autosufficienza del Lazio nella chiusura del ciclo dei rifiuti. La Regione ha confermato la suddivisione degli Ambiti territoriali ottimali prevista nel precedente Piano regionale 2012, individuando 5 Ato per la gestione dei rifiuti urbani, coincidenti con i territori delle 5 province, che dovranno essere autonome nel trattamento e nello smaltimento, secondo i principi di autosufficienza e prossimità. Sulla scorta della delibera sulla Qualità dell’Aria, inoltre, la Giunta regionale ha deciso la dismissione dell’impianto di termovalorizzatore di Colleferro, assegnando a LazioAmbiente la progettazione di un innovativo presidio industriale, in cui sarà possibile eseguire processi di lavorazione a freddo per estrarre risorse dai rifiuti in uscita dai Tmb. 

È fondamentale, infatti, attuare uno degli obiettivi previsti dal Piano, vale a dire la promozione di investimenti nelle nuove tecnologie per la trasformazione e l’innovazione dell’impiantistica esistente, sia in relazione al nuovo compound di Colleferro che all’ammodernamento dei Tmb. Un programma che la Regione vuole perseguire attraverso una strategia integrata e un rilevante stanziamento di risorse, che potranno consentire al Lazio di essere all’avanguardia nel sistema di gestione dei rifiuti.

Differenziata al 70% nel 2025

Il Piano rifiuti mira a raggiungere il 70% di raccolta differenziata nel Lazio entro il 2025. Attualmente la differenziata a livello regionale è al 47,3%, con un aumento di oltre 25 punti percentuali negli ultimi sette anni, mentre per la prima volta dal 2003 è diminuita la produzione di rifiuti nel Lazio, scendendo sotto i 3 milioni di tonnellate all’anno (riduzione di 53.000 tonnellate). 


Nel prossimo triennio verranno investite ulteriori risorse, pari ad oltre 50 milioni di euro, per sostenere i Comuni nell’applicazione della Tarip, nella creazione di isole ecologiche e di centri di compostaggio. Saranno promosse agevolazioni per imprese e Comuni che riducono la produzione di rifiuti, verrà favorita la realizzazione di centri per il riuso, oltre ad una serie di misure e di iniziative per tutte le tipologie di rifiuti.

Legalità e controllo

Dopo i diversi casi illeciti che si sono registrati nella gestione del ciclo dei rifiuti si è deciso di inserire tra gli obiettivi specifici del Piano anche il rafforzamento delle attività di controllo e di vigilanza in materia di tutela ambientale e misure per la legalità e la sicurezza. Uno strumento che sarà un aiuto importante nella gestione delle attività amministrativa, sia per i procedimenti autorizzatori da concedere e in rinnovo, che per la realizzazione di nuove strutture di trasformazione o trattamento sul territorio regionale. 

Un ulteriore piano di rafforzamento deve riguardare la tematica delle verifiche sugli impianti autorizzati, attraverso controlli in rete con altre autorità competenti, che possano ampliare la gamma degli accertamenti in ragione delle competenze di ciascun ente (Arpa Lazio, Asl, Carabinieri Forestali ecc.).

“Il nuovo Piano dei Rifiuti 2019/2025 rappresenta una preziosa opportunità per sostenere una corretta gestione del ciclo dei rifiuti: dobbiamo affrontare con serietà e lungimiranza questo tema per affermare un modello di sviluppo incentrato sulla sostenibilità, l’autosufficienza e sull’uso consapevole delle risorse. Un impegno etico, ma anche una grande occasione di crescita duratura. Ringrazio il Consiglio per l’importante contributo apportato al Piano: un lavoro emendativo che ha saputo arricchire diversi aspetti del nuovo strumento di pianificazione”.

Così, Massimiliano Valeriani, assessore al Ciclo dei Rifiuti.

Leggi anche:
L’aggiornamento del Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Lazio affidato ad ESPER, Ambiente Italia e Scuola Agraria del Parco di Monza
Adottato il nuovo PRGR della Regione Lazio. Le novità.

Trento, a giugno raccolta differenziata all’84% e la produzione rifiuti torna a livelli pre-covid

Il Comune di Trento si conferma tra le migliori realtà a livello europeo sul fronte della raccolta differenziata. Dai dati del primo semestre 2020 emerge non solo la perseveranza dei cittadini a una corretta e puntuale gestione dei rifiuti superando per due mesi di fila l’84%, ma è anche possibile leggere e anticipare le tendenze sulla produzione rifiuti a livello nazionale che vedono una ripresa della produzione rifiuti dal mese di maggio.

Dal confronto con i dati di raccolta differenziata registrati nel 2019, scrivono dal Servizio Urbanistica e Ambiente del Comune, si evidenzia che agiugno 2020 è stato registratol’84,22% di raccolta differenziata mentre la “quantità di rifiuti totale prodotta nei mesi di maggio e giugno 2020 è ritornata a valori in linea con quelli registrati prima del periodo di lockdown”.

In sostanza nei primi sei mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2019, si è comunque avuta una diminuzione del 6,7% dei rifiuti totali prodotti, e del 8,7% dei rifiuti smaltiti in discarica. Inoltre “la percentuale di raccolta differenziata nei mesi di maggio e giugno 2020 è molto alta: in entrambi i mesi la raccolta differenziata ha superato l’84%”.

Delibera Arera: contenuti e criticità. La nostra analisi

CONTENUTI E CRITICITA’

In data 7 maggio 2020, ARERA ha pubblicato sul proprio sito la delibera 158/2020/R/rif del 05 maggio 2020 recante “Adozione di misure urgenti a tutela delle utenze del servizio di gestione integrata dei rifiuti, anche differenziati, urbani ed assimilati, alla luce dell’emergenza da COVID-19”. Con tale delibera l’Autorità è intervenuta sulla materia dei corrispettivi applicabili alle utenze domestiche e non domestiche disciplinando le modalità per l’applicazione di riduzioni e agevolazioni tariffarie rivolte alle utenze maggiormente colpite dall’emergenza sanitaria e dai conseguenti provvedimenti nazionali e regionali.

Secondo la nota inviata ai vertici di ANCI nazionale dalla Conferenza dei presidenti delle ANCI Regionali, tale Delibera presenta una serie di criticità dal punto di vista operativo e, con molta probabilità, profili di illegittimità sul piano delle competenze e dei ruoli assegnati ai diversi soggetti coinvolti.

Nell nota si sostiene inoltre, con argomenti molto convincenti, che la delibera 158/2020 pregiudica di fatto l’applicazione da parte degli enti locali del disposto dell’art. 107, comma 5 del cd. Dl. Cura Italia (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27), ovvero la possibilità per i Comuni, in deroga all’articolo 1, commi 654 e 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, di approvare le tariffe della TARI e della tariffa corrispettiva adottate per l’anno 2019, anche per l’anno 2020, provvedendo entro il 31 dicembre 2020 alla determinazione ed approvazione del piano economico finanziario del servizio rifiuti (PEF) per il 2020.

Contenuti e criticità della Delibera

Al di là dei possibili profili di illegittimità della Delibera ARERA 158/2020, uno dei nodi principali della questione è senza dubbio quello della copertura degli oneri connessi alle misure indicate da ARERA. I costi che i Comuni sono tenuti a riconoscere ai soggetti affidatari del servizio di gestione rifiuti urbani e assimilati, risultano infatti, nel loro complesso, sostanzialmente invariati, o con riduzioni non particolarmente significative. A fronte della minor produzione di rifiuti e dei servizi erogati alle utenze non domestiche (attività commerciali/produttive), si è assistito in genere ad un incremento della produzione di rifiuti da parte delle utenze domestiche costrette a casa e all’insorgenza di costi “straordinari” legati all’attivazione di circuiti di raccolta dedicati per le utenze in quarantena, all’incremento dei livelli di sicurezza degli operatori e della frequenza di sanificazione di mezzi e attrezzature. Questo almeno è quello che emerge dall’osservazione di un campione costituito da oltre un milione di abitanti serviti di 46 Comuni (tra cui Comuni di grandi dimensione come Fiumicino e Capoluoghi di Provincia come Siracusa e Ragusa)  del nord, centro e sud Italia in cui ESPER svolge le funzioni di Direzione di esecuzione del contratto (DEC) e nei territori nei quali ESPER lavora fianco a fianco con la pubblica amministrazione e le società in-house di gestione dei rifiuti (circa 440.000 ab. serviti da 5 aziende pubbliche in house che servono 73 Comuni).

Tornando alla delibera ARERA, ai fini della copertura degli oneri connessi alle misure di tutela per le utenze non domestiche e per quelle domestiche in condizioni di disagio, si fa riferimento (nei “ritenuto”) a un generico rinvio a successivo provvedimento  Come garantire quindi l’ottemperanza da parte degli enti locali all’obbligo di copertura integrale dei costi del servizio, definito dall’articolo 1, comma 654, della legge 147/2013?

Un secondo nodo, particolarmente rilevante è quello del perimetro di applicazione e dell’entità delle riduzioni applicabili dai Comuni. Quanto al perimetro di applicazione, la Delibera non contempla infatti la possibilità per i Comuni di prevedere riduzioni tariffarie per le imprese  che, pur rimanendo aperte (si pensi in particolare alle attività rivolte al pubblico quali strutture ricettive e pubblici esercizi), hanno registrato (e registreranno nel prossimo futuro) una forte riduzione dell’attività (e di conseguenza della produzione di rifiuti) determinata dalla necessità di far rispettare le misure di sicurezza (es. distanze obbligatorie, ingressi contingentati) e dall’applicazione delle misure restrittive in materia di spostamenti sull’intera popolazione durante la “Fase 1”. Quanto all’entità delle riduzioni riconoscibili alle utenze non domestiche chiuse o sospese per obbligo o per scelta,, la Delibera limita  inoltre gli interventi di riduzione applicabili alla sola parte variabile della tariffa senza tener conto che la ripartizione dei costi del servizio rifiuti tra quota fissa e quota variabile presenta forti difformità nei diversi territori.

In entrambi i casi, dal punto di vista strettamente economico, la possibilità per la maggioranza dei Comuni di garantire riduzioni adeguate all’entità della crisi dipende dalla messa disposizione di risorse altrettanto adeguate da parte dello Stato.

Nel seguito, in sintonia con quanto già evidenziato nel citato documento della Conferenza dei presidenti delle ANCI Regionali, vengono evidenziate ulteriori criticità contenute nella Delibera con riferimento alle disposizioni relative alle utenze non domestiche ed alle utenze domestiche.

Riduzioni per le utenze non domestiche (UND)

Ai fini della determinazione delle riduzioni applicabili alle utenze NON domestiche, le attività economiche sono suddivise in quattro differenti grupppi:

  1. Attività risultanti sottoposte a sospensione e già riaperte;
  2. Attività risultanti sottoposte a sospensione e non ancora riaperte;
  3. Attività che potrebbero risultare sospese, parzialmente o completamente;
  4. Attività che non sono state obbligate a chiudere ma che che hanno sospeso temporaneamente la propria attività anche su base volontaria.

Per la prima categoria, Arera ha stabilito che dovrà essere obbligatoriamente applicata una riduzione della parte variabile della tariffa proporzionata al periodo di chiusura. L’art. 1, al comma 1.2 riporta la formula da applicare, con riferimento ai coefficienti kd di produzione specifica minimi e massimi del Dpr 158/1999. Non è chiaro se il riferimento ai kd di legge, invece che a quelli deliberati dai Comuni nel 2019, sia un errore (i Comuni hanno infatti per legge la facoltà di discostarsi dai kd minimi o massimi indicati dal Dpr 158/1999 del 50% in più o in meno) oppure sia da considerarsi come una scelta voluta, tesa a impedire la sopra citata facoltà dei Comuni di adottare per il 2020 le tariffe del 2019. La modifica dei kd minimi e massimi di una sola categoria di contribuenza nell’ambito del metodo normalizzato di cui al Dpr 158/1999 determina infatti un effetto domino su tutti gli altri kd, causando di fatto la modifica delle tariffe applicate a tutte le altre categorie. In questo caso, non sarebbe quindi possibile confermare per il 2020 le stesse tariffe del 2019 e  sarebbe necessario provvedere all’approvazione del PEF 2020 secondo le nuove regole dell’MTR ARERA introdotto con la Delibera 443/2019.

Per la seconda categoria, ARERA dispone una riduzione della parte variabile della tariffa del 25% obbligando i Comuni ad applicare un fattore di correzione a riduzione dei valori dei rispettivi kd minimi e massimi del Dpr 158/1999 pari al 25%. Ferme restando le considerazioni di cui al punto precedente, dal punto di vista applicativo, la modifica dei kd in relazione a specifici codici ATECO si presenta di difficile applicazione (specie nei tempi previsti per l’approvazione delle tariffe), considerato che, nelle banche dati comunali, le utenze non domestiche sono raggruppate sulle base delle categorie previste dal Dpr n. 158/1999 e l’informazione relativa ai codici Ateco non è normalmente presente. Ad ulteriore complicazione, è stato rilevato che non cesiste alcuna certezza che i codici Ateco per i quali era prevista la chiusura siano stati effettivamente chiusi, considerato che in molti casi è stato possibile ottenere una legittima deroga da parte delle Prefetture competenti. In ogni caso, anche nel caso in cui fosse possibile risalire in maniera puntuale alle imprese effettivamente oggetto di provvedimenti di chiusura, sarebbe comunque necessaria una modifica degli applicativi utilizzati dai Comuni per l’articolazione tariffaria (o dai gestori nel caso di tariffa corrispettiva) in tempo utile per garantire, entro i termini previsti dalla legge, l’espletamento di tutti passaggi formali previsti dai regolamenti comunali fino all’approvazione delle tariffe.

Per la terza categoria, l’Autorità pone in carico all’Ente territorialmente competente (l’EGATO ove costituito ed operativo, oppure il Comune in caso contrario) il compito di individuare i giorni di chiusura delle diverse attività (senza considerare però debitamente che tale precisa individuazione è assai difficile ed a volte praticamente impossibile da parte degli enti locali) sulla base dei quali applicare il fattore di correzione alla quota variabile della tariffa secondo i criteri già illustrati.

Per la quarta categoria, è l’EGATO dove costituito ed operativo (e non il Comune !) il solo soggetto che può (ndr. non deve) riconoscere riduzioni tariffarie, ove sia documentabile la riduzione della produzione dei rifiuti a seguito di sospensione temporanea, anche su base volontaria, dell’attività. Le riduzioni devono essere commisurate ai minori quantitativi di rifiuti prodotti e richieste espressamente dall’utente non domestico il quale è tenuto ad attestare (e documentare) ai sensi del d.P.R. 445/00, l’effettiva riduzione dei quantitativi di rifiuti prodotti a seguito di sospensione temporanea dell’attività per l’emergenza legata al diffondersi del virus COVID-19. Non rientrano in questa categoria le attività che sono rimaste aperte ma che hanno comunque ridotto la produzione di rifiuti contestualmente alla riduzione del fatturato. Tale tipologia di attività, come già evidenziato, sono completamente escluse dalla possibilità di accedere alle riduzioni contemplate dall’Autorità.

Nel caso in cui siano in vigore sistemi di tariffazione puntuale, oppure nel caso in cui ne sia stata prevista l’introduzione a partire dal 2020, il comma 1.5 della Delibera dispone inoltre che il gestore dell’attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti provveda a “porre pari a zero la quota variabile della tariffa per il periodo di sospensione delle attività”. Tale formulazione appare errata, considerato che, in regime di corrispettivo, per l’applicazione di riduzioni sulla parte variabile della tariffa nel caso in questione, occorre riparametrare gli svuotamenti minimi (quasi sempre presenti) tenendo conto del periodo di chiusura.

Riduzioni per le utenze domestiche (UD)

La logica seguita per la definizione dei criteri per l’applicazione di riduzioni/agevolazioni per le utenze domestiche è diversa da quella seguita nel caso delle utenze non domestiche. Si tratta infatti di agevolazioni per utenze in condizioni di disagio economico, non commisurate alla minor produzione di rifiuti, ma legate a considerazioni di carattere sociale. Si noti che l’art. 57-bis del decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2020 (Dl n° 124 del 26 ott. 2019) aveva già previsto l’introduzione di un “Bonus sociale rifiuti”, analogamente a quanto accade per gli altri settori regolati (energia, gas, acqua), rimandando l’applicazione alla definizione da parte di ARERA delle modalità applicative sulla base dei principi e dei criteri generali definiti, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto 124/2919, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e delle finanze.

Si tratta quindi, di fatto, di una “anticipazione” del cd. Bonus sociale rifiuti che può essere riconosciuta ed erogata dal gestore dell’attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti e che, nel caso, deve essere quantificata dall’Ente territorialmente competente in accordo con l’Ente locale. Diversamente da quanto previsto all’art. 1 comma 660 della Legge 147/2013, tale agevolazione, secondo la Delibera ARERA, può essere “spalmata” in tariffa ponendola a carico dell’intera platea degli altri contribuenti, senza dover far ricorso alla fiscalità generale del Comune. Come già evidenziato, tale soluzione, comporterebbe un aumento delle tariffe applicate alle altre utenze e l’impossibilità di confermare le tariffe 2019.

Conclusioni

Si ritiene che l’intervento dell’Autorità, anche se risulta chiaramente ispirato dall’ottimo proposito di tutelare gli utenti (domestici e non domestici) nel rispetto del principio “chi inquina paga” e di garantire condizioni omogenee sul territorio nazionale per l’applicazione di riduzioni e agevolazioni tariffarie in relazione alla pandemia da coronavirus, non appare al momento in grado di garantire il reale perseguimento dei suddetti condivisibili obiettivi strategici, determinando invece al momento una situazione di stallo che, ci auguriamo, sarà risolta nel più breve tempo possibile grazie ad un intervento urgente del legislatore nazionale.

ESPER terrà monitorata l’evoluzione del quadro di riferimento e le eventuali iniziative che saranno prese nei prossimi giorni da ANCI e/o dagli altri soggetti in campo e, come concordato con l’Associazione Comuni virtuosi, continuerà ad aggiornare le FAQ predisposte in supporto ai Comuni Italiani nel sito http://esper.it/faq-adempimenti-in-materia-tariffaria-alla-luce-delle-recenti-disposizioni-arera-e-delle-recenti-novita-normative-per-fronteggiare-lemergenza-sanitaria/.

APPENDICE 1 – SCADENZE

Alla luce delle recenti novità introdotte dal c.d. Dl Cura Italia (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27), dal Dl 26 ottobre 2019, n.124 (c.d. Dl fiscale) e dalle disposizioni ARERA di cui alla Deliberazione 59/2020/R/COM del 12 Marzo 2020, dal Comunicato del 17/03/2020 ed alla Determinazione n° 13/DAGR/2020, si riportano nella tabella seguente le principali scadenze aggiornate al 12-5-2020 in materia tariffaria.

Termine per la determinazione del PEF e delle tariffe della Tari e della Tari corrispettivo

Il Dl “Cura Italia” all’art. 107 comma 4 dispone il differimento del termine per la determinazione delle tariffe della Tari e della Tari corrispettivo, attualmente previsto dall’articolo 1, comma 683-bis, della legge 27 dicembre 2013, n.147, al 30 giugno 2020. Allo stesso tempo, al successivo comma 5, dispone che “I comuni possono, in deroga all’articolo 1, commi 654 e 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, approvare le tariffe della TARI e della tariffa corrispettiva adottate per l’anno 2019, anche per l’anno 2020, provvedendo entro il 31 dicembre 2020 alla determinazione ed approvazione del piano economico finanziario del servizio rifiuti (PEF) per il 2020”. L’eventuale conguaglio tra i costi risultanti dal PEF per il 2020 ed i costi determinati per l’anno 2019 potrà essere ripartito in tre anni, a decorrere dal 2021.

NB. Il cd. DL Rilancio, nella bozza del 10 maggio 2020, uniforma i termini per l’approvazione degli atti deliberativi in materia di TARI (e IMU) al termine del 31 luglio 2020 concernente il bilancio di previsione e dispone l’abrogazione dell’art. 107 comma 4 del Dl Cura Italia e dell’art. 1, comma 683-bis,della Legge 147/2013.

Termine per l’approvazione del Regolamento per la disciplina della tassa/tariffa sui rifiuti

Al momento, il termine rimane “formalmente” fissato al 30 aprile 2020. Il Dl Cura Italia non ha previsto infatti nessuna proroga per l’approvazione dei regolamenti per la disciplina della tassa/tariffa sui rifiuti. Sono stati prorogati (al 31 giugno, con ulteriore spostamento al 31 luglio secondo quanto indicato nella Bozza del cd. “Dl Rilancio”) solo i termini per l’approvazione delle tariffe. Si ritiene si tratti di un refuso del legislatore.

Termine per l’approvazione del bilancio di previsione 2020 e del rendiconto di gestione dell’anno 2019

La legge 24 aprile 2020, n. 27 di conversione del cd. Dl Cura Italia, dispone il differimento del termine per l’approvazione dei bilanci di previsione 2020 al 31 luglio 2020ed il termine per l’approvazione del rendiconto di gestione dell’anno 2019 al 30 giugno 2020.

Termine per gli obblighi in materia di trasparenza di cui all’Allegato A alla delibera n. 444 del 31 ottobre 2019 (TITR)

La Deliberazione ARERA 59/2020/R/COM del 12 marzo 2020 ha spostato il termine dal 1 aprile 2020 al 1 luglio 2020. Per le gestioni sotto i 5.000 abitanti e per i Comuni che svolgono i servizi in economia con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, gli obblighi sulla trasparenza decorreranno dal 1° gennaio 2021.

Termine entro il quale i gestori del servizio rifiuti devono inviare le informazioni rilevanti di loro pertinenza ai Comuni o ad altri soggetti gestori delle attività di tariffazione e rapporti con gli utenti

La Deliberazione ARERA 59/2020/R/COM del 12 Marzo 2020 differisce dal 30 aprile 2020 al 31 luglio 2020 il termine entro il quale i gestori del servizio rifiuti devono inviare le informazioni rilevanti di loro pertinenza ai Comuni o ad altri soggetti gestori delle attività di tariffazione e rapporti con gli utenti (cfr. all’articolo 11, punto 11.1 dell’Allegato A alla delibera n. 444 del 2019 – TITR). Tali informazioni riguardano:

  • i contenuti informativi minimi da inserire in sezioni apposite dei siti internet di ciascun gestore (art. 3,
  • punto 3.1 del “TITR”);
  • le informazioni generali da inserire nei documenti di riscossione (art.5, punto 5.1, del “TITR”);
  • le informazioni sugli importi addebitati all’utenza e sul calcolo della tariffa (art. 6, punto 6.1, del
  • “TITR”);
  • le informazioni sulle modalità di pagamento nei documenti di riscossione (art. 7, punto 7.1, del “TITR”);
  • le informazioni sul servizio e i risultati ambientali nei documenti di riscossione (art. 8, punti 8.1 e 8.2, del “TITR”).

La trasmissione è necessaria in quanto il gestore della tariffazione e rapporti con l’utenza deve fornire, tramite il proprio sito, anche i contenuti informativi minimi dei soggetti che erogano i servizi di raccolta, trasporto, smaltimento e spazzamento. Per una migliore comprensione degli elementi informativi minimi di competenza di ciascun soggetto gestore, si consiglia la lettura delle slide del webinar Ifel del 27 febbraio 2020.

Termine per l’invio dei dati sulla “Qualità del servizio di gestione tariffe e rapporti con gli utenti” e “Qualità del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani”

Il termine risulta scaduto il 30 aprile 2020. Con Comunicato del 26 marzo 2020 ARERA aveva ulteriormente differito dal 3 aprile 2020 (cfr. Comunicato ARERA del 17/03/2020) al 30 aprile 2020 la chiusura delle raccolte dati “Qualità del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani” e “Qualità del servizio di gestione tariffe e rapporti con gli utenti“, avviate, rispettivamente, con le determinazioni 10 ottobre 2019, 3/DRIF/2019, e 18 dicembre 2019, 4/DRIF/2019.

Termine per la compilazione e l’invio dei questionari sulla rilevazione dei fabbisogni standard di cui all’art. 5, comma 1, lettera c) del d.lgs 26 novembre 2010, n. 216

L’art. 110 (Rinvio questionari Sose) del Dl Cura Italia fissa a 180 giorni dal loro ricevimento la scadenza per la compilazione e l’invio dei questionari sulla rilevazione dei fabbisogni standard di cui all’art. 5, comma 1, lettera c) del d.lgs 26 novembre 2010, n. 216. (In precedenza la scadenza era fissata a 60 giorni dal ricevimento). Pertanto, i termini per la compilazione dei questionari sono:

  • 27 maggio 2020 per FC50U – Comuni, Unioni e Comunità montane delle RSO e per Comuni e Unioni della Regione Sicilia
  • 31 agosto per FP20U – Province e Città Metropolitane

Tradotte le linee guida UE su rifiuti e Covid19

Pubblichiamo la versione italiana delle linee guida pubblicate lo scorso 14 aprile dalla UE sulla gestione dei rifiuti in tempo di Corona Virus

Scarica la versione italiana

Covid19 e ARERA. Le FAQ per amministratori e gestori

In un momento storico inedito ci troviamo a fronteggiare un’emergenza sanitaria e sociale senza precedenti.
Le ricadute e le difficoltà sono molte, alcune anche inaspettate.
Fra queste possiamo senza dubbio inserire quelle relative al mondo della gestione dei servizi di Igiene Urbana nelle sue due macro-attività: quella della gestione operativa del servizio di raccolta e quella della gestione amministrativa dello stesso.

Sulle gestione operativa si sono alternati vademecum ed istruzioni varie, a volte anche contrastanti. La produzione di nuovi rifiuti sanitari (guanti e mascherine su tutti, ma non solo) potenzialmente venuti a contatto con il virus e quindi potenzialmente infettivi, flussi di rifiuti mutati dal lockdown che hanno visto pressoché azzerarsi i rifiuti prodotti dalle utenze non domestiche e crescere enormemente quelli prodotti presso le utenze domestiche, dubbi interpretativi hanno creato una sovrabbondanza di indicazioni, spesso poco comprensibili.

Proviamo a snellire e a semplificare. Con il Waste management in the context of the coronavirus, pubblicato il 14 aprile scorso, la Commissione Europea fornisce indicazioni agli Stati membri sulle modalità di gestione dei rifiuti a seguito dell’emergenza coronavirus. L’Italia, anche grazie alle indicazioni del SNPA, ha anticipato sul tema molti degli indirizzi che sono ora forniti dalla Commissione a tutti gli Stati membri.
Le linee guida CE sono il risultato di una consultazione di esperti degli Stati Membri in materia di rifiuti, delle principali parti interessate nel settore della gestione dei rifiuti e della consulenza del Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Come sottolineato dal Commissario all’Ambiente Virginijus Sinkevičius, “una corretta gestione dei rifiuti è tra i servizi essenziali alla base del benessere dei cittadini. La continuità nel fornire tali servizi anche durante la crisi del coronavirus è cruciale per la salute, per l’ambiente e per l’economia”.

ESPER ha voluto produrre, in aggiunta, una piccola lista di FAQ per la corretta gestione del servizio di raccolta .

Il tema della gestione amministrativa del servizio di Igiene Urbana è oggetto di attenzione e di discussione dall’ingresso in campo di ARERA, che ha imposto nuove metodologie per la redazione del PEF e la determinazione delle tariffe dei servizi IU. L’obiettivo è quello, saggio e condivisibile, di uniformare tali processi, così da rendere comparabili su tutto il territorio nazionale tariffe che prima non potevano esserlo.

Proprio per questo pubblichiamo una nutrita serie di FAQ sugli adempimenti in materia tariffaria alla luce delle recenti disposizioni ARERA e delle recenti novità normative per fronteggiare l’emergenza sanitaria

Se le FAQ pubblicate non dovessero aver risolto i dubbi, rimaniamo a disposizione.
Potete inviare i vostri quesiti a info@esper.it con oggetto “FAQ COVID”

Firmato End of Waste sugli pneumatici. Costa: “nessuna deroga all’inquinamento”

Il riciclo degli Pneumatici Fuori Uso si conferma settore d’eccellenza dell’economia circolare in Italia e proprio oggi il Ministro Costa ha firmato il Decreto “End of Waste” per la gomma riciclata dei Pneumatici Fuori Uso (PFU). Ogni anno in Italia arrivano a fine vita circa 400.000 tonnellate di PFU tra mercato del ricambio e della demolizione veicoli; di queste, circa 200.000 tonnellate sono raccolte e riciclate ogni anno. Un sistema che in 10 anni ha trasformato i PFU da problema di complessa gestione a risorsa preziosa, e che nel suo complesso garantisce raccolta e recupero del 100% dei PFU generati da pneumatici regolarmente immessi sul mercato. Il Ministro Costa, con un post sulla sua pagina Facebook ha dichiarato: “Linfa all’economia green, un nuovo tassello per la ricostruzione del Paese post Covid19. Oltre 1.000 posti di lavoro e 25 aziende che in Italia già lavorano per far diventare gli pneumatici asfalti stradali, campi di calcio, granulo da utilizzare per l’edilizia e le panchine. Un indotto che è tendenzialmente in crescita e porta lavoro tutelando l’ambiente”.

L’obiettivo del Decreto è quello di un miglior inquadramento delle procedure di riciclo dei PFU, per garantire un’ancora più elevata qualità e sicurezza dei materiali in uscita dagli impianti così da consentirne un pieno ed effettivo recupero in tante valide applicazioni e prodotti, a vantaggio di tutte le imprese che fanno dell’economia circolare il fulcro delle proprie attività. Sono infatti circa 100 le aziende, con oltre 1.000 addetti, che su tutto il territorio nazionale si occupano di raccolta e trasporto dei PFU e della produzione di granulo e polverino da utilizzare in utili ed eccellenti applicazioni nel settore degli asfalti stradali, dell’impiantistica sportiva, del benessere animale, dell’edilizia, negli impieghi industriali, nell’arredo urbano e molto altro ancora. Il poter contare su una normativa nazionale eliminerà le incertezze che ancora sussistono e consentirà di superare quelle differenze che, nel regime di autorizzazioni “caso per caso” finora in vigore, potevano anche creare gap competitivi tra impianti di riciclo analoghi ma situati in Regioni o Province differenti. Il provvedimento potrà portare notevoli benefici alla rete stradale nazionale ma soprattutto a tutti i cittadini, così come le tante altre valide e sostenibili applicazioni della gomma riciclata.

Nel frattempo, oggi si è tenuta la conferenza ‘Conversazione sul futuro’, la conferenza conversazione con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e i giornalisti del settore ambientale. Il Ministro ha sottolineato che non ci sarà nessuna deroga sui limiti di inquinamento che ci esporrebbe solo al rischio del depauperamento dell’Ambiente e metterebbe a rischio la salute dei cittadini. Le morti medie annue per inquinamento atmosferico sono 80mila e la risposta in questo momento è un aiuto concreto a inquinare di meno, attraverso strumenti che agevolino il concreto cambiamento del paradigma produttivo che si può sviluppare attraverso il sistema degli ecobonus. “Incentivare aziende e privati cittadini – ha dichiarato – a spostarsi verso sistemi tecnologici meno impattanti, inserendo un credito di imposta per le imprese e un ecobonus per i cittadini, è la strategia migliore per coinvolgere e far partecipare tutti a questo cambiamento di paradigma necessario anche in chiave di lotta al climate change. Dobbiamo cambiare modo di progettare gli oggetti, pensare già in fase di produzione alla loro vita successiva. Non abbiamo alternative, o così o non ci sarà futuro per noi” conclude Costa.

Fonte: La Nuova Ecologia

“Soccorso digitale”, raccolta fondi per abbattere il digital divide per bambini e ragazzi di Associazione Comuni Virtuosi

Chi siamo
Ne siamo certi. Torneremo ad irrigare i campi con i nostri incontri. A contemplare il cielo senza una finestra di mezzo.
Nel frattempo però il Festival della Lentezza, promosso dall’Associazione Comuni Virtuosi, ha deciso di fare un passo indietro. La sesta edizione, prevista a giugno 2020, non si farà. E’ un momento delicatissimo, di dolore e di paura. Stiamo vivendo come sospesi. La salute, la vita stessa, il lavoro, i rapporti tra le persone, sono messi abbondantemente in discussione. Lo sono a livello individuale e collettivo. Non ce la sentiamo di festeggiare. Ci sarà tempo per stare insieme. Facciamo un passo indietro, ora, per farne tanti in avanti.

Il progetto
Da uno studio recente si calcola che un bambino su quattro vive in una casa senza un computer e/o la connessione ad internet. Azzerare o ridurre il digital divide in un momento come questo in cui la reclusione forzata è l’unica via per sconfiggere il virus, pensiamo possa essere un aiuto concreto per una fascia di popolazione che soffre molto più di altre l’isolamento di queste settimane.

Come faremo
Abbiamo chiesto agli sponsor del festival di convertire le risorse già impegnate per sostenere la raccolta. Ad oggi hanno accolto il nostro invito, e li ringraziamo, Esper e Chiesi
L’abbiamo chiamata “Soccorso digitale”: con le scuole chiuse e i bambini tappati in casa avere un tablet per restare in contatto con il mondo (i propri compagni di classe, gli insegnanti, gli amici) risulta essenziale. Con le risorse raccolte acquisteremo dei tablet da donare alle famiglie senza connessione. Grazie alla collaborazione degli oltre 130 comuni dell’Associazione Comuni Virtuosi individueremo le famiglie beneficiarie tramite le scuole e i servizi sociali delle rispettive comunità.

Trasparenza
Per ogni tablet che riusciremo a donare seguirà una rendicontazione scrupolosa, nel rispetto della privacy dei beneficiari. Daremo i numeri: quanti tablet acquistati e donati, quanti bambini raggiunti, dove verranno distribuiti. Insomma, tutte le informazioni utili per mostrarti che la donazione fatta è andata a buon fine.

Cosa puoi fare tu
Fai una donazione per sostenere il progetto, riceverai il nostro ringraziamento e quello di tutti i bambini raggiunti tramite social e via mail.
Aiutiamo i nostri bambini ad abbattere i muri del divario digitale.
Il link del crowdfunding: https://bit.ly/3dKCW3u

Per info e richieste puoi scrivere a festivalentezza@gmail.com

Coronavirus: Conai,a rischio raccolta rifiuti da imballaggio

L’emergenza coronavirus potrebbe mettere a rischio la raccolta dei rifiuti da imballaggio. E’ l’allarme del Consorzio nazionale imballaggi (Conai), che parla di “problemi indifferibili per l’intera filiera della gestione della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio”. Per questo il Consorzio, alla luce del suo ruolo nel supporto dei Comuni italiani e cittadini nelle operazioni di raccolta, riciclo e recupero di questi rifiuti, ha già inviato una lettera al premier, al Capo della Protezione Civile, ai ministri competenti e al Presidente dell’Anci. Obiettivo: un immediato confronto con Governo e Regioni per scongiurare il pericolo della saturazione delle filiere.

Il blocco delle attività produttive non strategiche, denuncia il Conai, sta determinando la cancellazione di molti ordini d’acquisto di materia prima seconda, ossia la materia ottenuta da riciclo. Un problema che potrebbe, in tempi brevi, costringere i riciclatori a bloccare – almeno in parte – i ritiri dei rifiuti selezionati utilizzati per produrre materia riciclata: stanno aumentando gli stoccaggi in tutte le piattaforme di conferimento e selezione dei rifiuti, i cui limiti autorizzati determineranno a breve la sospensione delle attività di raccolta. “La compromissione delle attività presidiate da Conai può mettere a repentaglio la raccolta differenziata, inficiando i positivi risultati ottenuti negli anni e determinando conseguenze gravissime sul sistema di gestione dei rifiuti urbani, già congestionato”, afferma Giorgio Quagliuolo, presidente Conai. «Auspichiamo l’urgente adozione di interventi specifici e utili a preservare il comparto ma soprattutto l’ambiente”. (ANSA).

SAVE THE DATE – Plasmare, diamo nuova vita alla plastica

mercoledì 26 febbraio 2020 – h 9.00

CNR – Sala Marconi
Piazzale Aldo Moro 7

 

Il convegno, che si terrà a Roma il 26 febbraio 2020 a partire dalle ore 9.00 presso la sede centrale del CNR sita in piazzale Aldo Moro 7 (sala Marconi), è organizzato da CNR-IIA, CNR- ISMN ed ESPER è l’evento conclusivo del progetto PLASMARE.

Il progetto PLASMARE – PLAStiche per nuovi MAteriali mediante un Riciclo Ecosostenibile – finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (RINDEC 2017/00132) e sviluppato in partnership da CNR-IIA, CNR- ISMN ed ESPER, punta ad individuare un processo sostenibile per la gestione dei rifiuti domestici costituiti da plastiche dure non da imballaggio, attualmente smaltiti in discarica, riducendone l’impatto sull’ambiente e promuovendo l’ecodesign di nuovi prodotti.

Programma:

H 09.00 – Benvenuto e registrazione

 

H 09.30 – Inizio Lavori

Francesco Petracchini CNR-IIA

Gabriella Di Carlo CNR-ISMN

Attilio Tornavacca, ESPER

 

H 09.45 – Sessione “Il Progetto Plasmare”

09.45 Proiezione video Progetto PLASMARE

10.00 Salvatore Genova, ESPER

10.10 Chiara Giuliani, CNR-ISMN

10.20 Valerio Paolini, CNR-IIA

 

H 10:30 – Sessione Ricerca e Sviluppo

10.30 Roberto Petrucci, Dip. di Ingegneria Civile ed Ambientale Università di Perugia

10.40 Antonello Ciotti*, Presidente Corepla

10.50 Livio Giannotti, Presidente Revet

11.00 Simone Scarpellini, Responsabile servizi Sabar

 

H 11.10 – coffee break

 

H 11:30 – Buone Pratiche

11.30 Antonio Foresti, Presidente Area Politiche Regionali e Territori di Confindustria Cisambiente

11:40 Federica Barbera,  Il progetto Clean Sea Life, Legambiente

11:50 Ilaria Bientinesi Il progetto Rinasce, Azzeroco2

12:00 FISE Assoambiente

 

H 12.20 – Tavola rotonda “Il futuro delle Plastiche” coordina Marco Segreto (CNR-IIA)

Antonio Ragonesi*, Responsabile area ambiente ANCI

Serena Carpentieri, Vicedirettrice Legambiente

Luca Mariotto, Direttore settore ambiente Utilitalia

Marco Ravazzolo, Responsabile Ambiente Area Politiche Industriali Confindustria

Michele Sartori Amministratore unico Gruppo Sartori Ambiente

Lucia Leonessi Direttore Generale di Confindustria Cisambiente

Andrea Fluttero Presidente UNICIRCULAR

 

H 13.30 – Fine lavori

 

* invitato