Modugno: ricicloni contro l’inceneritore

Modugno è un Comune di 38.000 abitanti confinante con Bari. Capofila dell’ARO Bari 2, dal 2016 ha implementato un sistema di raccolta dei rifiuti basato sul porta a porta spinto (per tutte le frazioni) e sulla tariffazione puntuale, ovvero sull’applicazione pratica del principio “chi più inquina, più paga” applicato alla gestione degli RSU. I risultati non si sono fatti attendere. In pochi mesi si è passati dal 9% di raccolta differenziata a superare stabilmente il 70%. Risultati condivisi dagli altri Comuni dell’ARO Bari 2, che risulta il più riciclone dell’intera regione.
La giunta che ha dato il via alla “rivoluzione green” ha terminato il suo mandato e, nell’ottobre 2020 è stata sostituita da quella oggi in carica, che non lesina sforzi per migliorare ulteriormente la situazione, ottenendo ottimi risultati pur in un contesto emergenziale come quello dettato dalla pandemia.

Ironia della sorte, proprio ai confini di una realtà virtuosa e rispettosa delle indicazioni europee sulla gestione del ciclo rifiuti, si pensa da anni di costruire un inceneritore, scatenando le reazioni di cittadini ed amministrazioni locali.

Di tutto questo parliamo con Gianfranco Spizzico, assessore all’ambiente del Comune di Modugno

Assessore buongiorno. Ripercorriamo velocemente la storia di Modugno? Da quale situazione si partiva?

La nostra amministrazione si è insediata ad ottobre 2020. L’organizzazione della raccolta dei rifiuti solidi urbani era disciplinata da un contratto già in essere che prevedeva un sistema avanzato di raccolta differenziata basata sul porta a porta spinto. Una modalità di raccolta che ha portato nel luglio 2016, nel volgere di un solo mese, a passare dal 9 al 46% di Raccolta differenziata, per poi arrivare ai livelli attuali stabilmente sopra il 70%. Il tutto agevolato dal fatto di essere inseriti in un sistema di ambito ottimale, l’ARO Bari 2, il primo a costituirsi in Puglia sotto il governo e la supervisione del governo regionale e con il comune di Modugno Capofila.
Al nostro insediamento abbiamo messo in campo attività ulteriori con il fine di potenziare un servizio già di per sé buono, a partire dallo spazzamento e il lavaggio meccanico delle strade. Il servizio è partito nell’aprile 2021, senza costi aggiuntivi per il Comune e la cittadinanza, con un riordino di quanto era stato messo in capitolato a base di progetto. Nonostante l’emergenza pandemica, stiamo rilanciando campagne di comunicazione e sensibilizzazione. Abbiamo istituito un nucleo di guardie zoofile che aiuteranno, sensibilizzeranno e formeranno i cittadini per evitare un “conferimento improprio” sui marciapiedi.
Infine abbiamo ampliato l’attività del Centro Comunale di Raccolta itinerante che oggi copre nuove zone in precedenza non coperte.

Questa amministrazione ha tutta la forza e la volontà di continuare ad ampliare il servizio senza costi aggiuntivi per i cittadini, con una riorganizzazione dei servizi oggi a capitolato e con un’attenzione particolare a quello che sarà il prossimo bando”.

Un ottimo punto di partenza e progetti ambiziosi per il futuro, ma a che punto siamo oggi?

Ad aprile 2021, nonostante il grosso impatto negativo che la situazione pandemica ha avuto sull’increnmento dei rifiuti indifferenziati, ci siamo stabilizzati sui 72,5%. Siamo riusciti a gestire l’emergenza legata alla seconda ondata ed all’aumento dei casi di positività da Covid: appena insediati abbiamo istituito un servizio di raccolta dedicato per tutte i cittadini sottoposti a quarantena, mantenendo di fatto gli stessi livelli di raccolta differenziata raggiunti in precedenza. Lo consideriamo un successo per l’amministrazione.

Il focus attuale è certamente sui controlli dei conferimenti non conformi. Abbiamo creato una vera e propria task force che opera e vigila sul rispetto delle norme di conferimento. Inizialmente operava solo nei giorni del conferimento della frazione indifferenziata, il venerdì e il sabato. In questo momento stiamo ampliando i controlli anche ai giorni infrasettimanali e agli altri materiali, a tutto vantaggio della qualità delle frazioni differenziate. Un’attività che ci permetterà un più semplice ottenimento della prima fascia di qualità e quindi più remunerativa per il Comune in funzione dell’accordo Anci.Conai.

Fatta la raccolta col porta a porta il passo successivo è stato quello della tariffazione puntuale. Una scelta condivisa da cittadinanza e amministrazione?

Assolutamente sì. Con orgoglio possiamo affermare che, a fronte di un servizio di eccellenza, quella del 2020 è stata la TARI più bassa della Puglia.
Come da norme, la TARI deve coprire l’intero costo del servizio. Noi abbiamo un servizio importante e strutturato. Ciò nonostante le bollette dei cittadini si sono lievemente contratte nel tempo, anche a fronte di un servizio decisamente oneroso.
Il nostro lavoro è un work in progress costante, basato su un servizio efficiente, controlli efficaci e un’opera di formazione e sensibilizzazione della cittadinanza. Attraverso la struttura tecnica e tecnologica implementata a supporto della tariffazione puntuale possiamo monitorare tutti i conferimenti dei cittadini, e ci rendiamo conto che c’è chi conferisce correttamente e con regolarità e chi non lo fa. Stiamo valutando la possibilità di implementare una ulteriore tariffazione scontata per i cittadini virtuosi, che vada a penalizzare quelli che virtuosi non sono.
Abbiamo registrato casi di utenze che addirittura non conferiscono praticamente mai l’indifferenziato, evidentemente abbandonandolo altrove. Stiamo procedendo con un controllo del territorio, anche con il supporto di Legambiente, con una nuova attività di sorveglianza.

Modugno è in tutta evidenza un caso di studio ed un esempio virtuoso a livello nazionale. Ciò nonostantesi è tornati a parlare con insistenza del nuovo inceneritore. Qual è la posizione dell’amministrazione?

La nostra è un a posizione di netta contrarietà, netta contrarietà, netta contrarietà. Lo ribadisco tre volte, per non essere frainteso.
Il Comune di Modugno applica e sostiene i principi dell’economia circolare, per i quali i rifiuti sono risorse e non materiale da incenerimento. Certo, il modo più semplice di risolvere l’emergenza rifiuti sarebbe quella di imboccare la strada dell’incenerimento, ma non sarebbe coerente con la missione che l’ARO Bari 2 si è dato, ovvero di ridurre i rifiuti, di riutilizzarli e riciclarli, garantendo alle future generazioni un pianeta più pulito e sostenibile, così come ci viene richiesto dalle normative europee e dai movimenti di mobilitazione internazionali. Dobbiamo fare ognuno la nostra parte e stare vicino alle generazioni più giovani, generazioni a cui tengo particolarmente e che incontro tutte le volte che posso, sfruttando l’attuale regime di DAD. (SC)

ARO Bari 2: i Comuni contro il progetto di un nuovo inceneritore

L’ARO BA 2 è l’organizzazione del servizio di spazzamento, raccolta e trasporti dei rifiuti da parte delle aggregazioni dei comuni di Modugno (capofila), Sannicandro di Bari, Bitetto, Binetto, Bitritto, Giovinazzo e Palo del Colle.
Nei comuni coinvolti nell’AroBa2 è previsto un servizio di raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta con l’applicazione della “tariffazione puntuale”, sviluppato con il supporto tecnico di ESPER prima per la redazione di un nuovo Piano Industriale dei servizi di raccolta e igiene urbana finalizzato all’implementazione della raccolta domiciliare e della tariffa puntuale e poi in qualità di DEC . I risultati non si sono fatti attendere: nel 2018 l’ARO Bari 2 superava la percentuale del 75% di RD.

Oggi, torna d’attualità lo spauracchio di un nuovo impianto di incenerimento alla periferia di Bari. Uno smacco per chi nell’ultimo decennio si è speso ed ha lottato per la crescita della raccolta differenziata e il conseguente abbattimento della frazione indifferenziata destinata a smaltimento.
I Sindaci dei Comuni dell’ARO hanno firmato una lettera congiunta di ferma presa di posizione contro l’ipotesi del nuovo inceneritore.

Lunedì, 26 aprile 2021


I Sindaci Aro Bari 2 “Ribadiamo il nostro no all’impianto Newo”

Accogliamo con grande soddisfazione le dichiarazioni del Sindaco di Bari, Antonio Decaro, in merito alla vicenda “Impianto Newo Spa” con le quali esprime la ferma contrarietà all’insediamento nel proprio territorio comunale di un inceneritore. Sin dall’inizio, abbiamo espresso con determinazione il nostro NO a quel progetto, dando voce alle migliaia di cittadini delle nostre Comunità.

 
L’Aro Bari 2 è stato il primo Ambito a partire con la raccolta differenziata ed è tutt’ora uno dei più virtuosi dell’intera Puglia, con percentuali complessive superiori al 75% di raccolta differenziata. Abbiamo proposto ricorso al TAR, come Comune di Modugno e come Comuni tutti dell’Aro Bari 2 contro i provvedimenti autorizzativi regionali e contro la realizzazione di un impianto dal significativo impatto ambientale, che non rispetta nè i principi dell’economia circolare, nè le direttive europee.

Siamo pronti a combattere fino alla fine, accanto al Comune di Bari, in tutte le sedi, affinchè i nostri territori non siano ulteriormente minacciati dall’attivazione di impianti non desiderati che, come in questo caso, rischiano di generare effetti gravosi per la salute dei nostri concittadini.

Pertanto chiediamo con forza al Governo regionale di esprimersi sulla questione e di mantenere la decisione concordata con i Sindaci durante l’incontro di qualche anno fa, nel novembre 2018, quando si convenne che l’impianto Newo sarebbe stato stralciato dal nuovo Piano Regionale dei Rifiuti e che le comunità sarebbero state ascoltate.

I sindaci Aro Bari 2

Sindaco di Modugno Nicola Bonasia,

Sindaco di Binetto Vito Bozzi,
Sindaca di Bitetto Fiorenza Pascazio,
Sindaco di Bitritto Giuseppe Giulitto,
Sindaco di Giovinazzo Tommaso de Palma,
Sindaco di Palo del Colle Tommaso Amendolara,
Sindaco di Sannicandro di Bari Giuseppe Giannone

Cattolica: più RD, meno TARIP

Cattolica è uno dei principali centri turistici della costiera Romagnola. Nota anche come la “Regina dell’Adriatico” ospita ogni anno un numero impressionante di turisti: nel 2018 oltre 1.800.000 secondo Confartigianato locale. Numeri impressionanti se si paragonano ai 16.800 residenti.

Ma Cattolica non è solo turismo e turisti: da qualche tempo è anche eccellenza nella raccolta e nella gestione dei rifiuti. In due anni la percentuale di raccolta differenziata è schizzata oltre all’80% e i cittadini hanno visto calare i costi in bolletta. Il merito va ai cittadini, certo, ma anche all’amministrazione che ha intrapreso, con il supporto tecnico di ESPER, un percorso che non ha lesinato difficoltà.

Ne parliamo con il Sindaco di Cattolica, Mariano Gennari, e con l’Assessore competente Lucio Filippini.

La vostra amministrazione si è insediata nel 2016. Qual era la situazione di partenza? Quale modalità di raccolta e quali le prestazioni ambientali?

Gennari: “Il nostro Comune, come tutti quelli della riviera di Rimini è tagliato in due dalla ferrovia. Quando siamo partiti, c’era già la raccolta porta a porta, tranne che per l’umido, nella zona mare dove ci sono per lo più attività ricettive e commerciali. Nella zona a monte della ferrovia, che è molto ampia e che corrisponde con quella residenziale, c’erano i cassonetti stradali e non c’era la raccolta dell’umido. Nel 2016 eravamo al 56% di raccolta differenziata”.

Che scelte avete fatto? Quale modello di raccolta e quali risultati avete raggiunto?

Gennari: “Nel corso di un appuntamento della Scuola di Altra Amministrazione dell’Associazione Comuni Virtuosi abbiamo incontrato Ezio Orzes, allora assessore del Comune di Ponte nelle Alpi. L’esperienza di Ponte ci ha colpito. Noi avevamo nel programma politico di arrivare all’estensione del porta a porta su tutto il territorio e all’applicazione della tariffa puntuale. Ci siamo confrontati con Orzes e con ESPER di cui era collaboratore e abbiamo preso coraggio, con l’accordo che ESPER ci avrebbe preso per mano ed accompagnato in questo percorso, in particolare nei rapporti con Hera il gestore del servizio di raccolta. Abbiamo fatto un disegno di ciò che volevamo e abbiamo dato il via ad un ciclo di incontri per delineare il percorso che ci avrebbe portato là dove volevamo arrivare, ovvero alla raccolta porta a porta su tutto il territorio e all’applicazione della tariffazione puntuale”.

Quando è partito il nuovo servizio e quali risultati avete raggiunto?

Gennari: “Siamo partiti in forma sperimentale nel 2017. Dal 2018 abbiamo cominciato ad attuare su tutto il territorio il porta a porta. Ovviamente c’è stato il momento di start up, con la fornitura a cittadini e commercianti dei materiali per una corretta raccolta, abbiamo verificato le situazioni dei condomìni, che rappresentano le realtà più complesse perché raccolgono piccole comunità. Abbiamo dato i bidoncini personalizzati fino alle 4 unità abitative, quelli condominiali oltre. Ma avrei piacere di lasciare la presentazione dei risultati raggiunti all’Assessore Filippini”

Filippini: “Nella fase iniziale abbiamo organizzato e partecipato a molti incontri con la cittadinanza. Quando si parte con una nuova modalità di raccolta c’è sempre un po’ di impreparazione e, di conseguenza, un po’ di scetticismo. Ci siamo prodigati negli incontri con la cittadinanza, con tutti i comitati di quartiere, con tutti i portatori di interessi. La cittadinanza ha risposto in maniera molto positiva sia nella fase della distribuzione dei contenitori,  che nell’adeguarsi alle modalità di raccolta porta a porta senza cassonetti, rispettando, ad esempio, degli orari ben precisi. Siamo estremamente soddisfatti e siamo estremamente soddisfatti, nonostante qualche difficoltà e qualche ritardo dovuto per lo più ad attività amministrative. Abbiamo raggiunto e superato l’80% di raccolta differenziata in poco più di 2 anni. Un risultato che ci premia e ci fa felici. L’unione della raccolta porta a porta e della tariffazione puntuale ci ha permesso di raggiungere questi risultati di eccellenza.

Un servizio di raccolta domiciliare e l’implementazione della tariffa puntuale. Attività che in fase di startup hanno un costo significativo. Che impatto hanno avuto sulla bolletta dei cittadini?

Gennari: “Abbiamo avuto un calo delle tariffe sulle utenze domestiche, su tutte le utenze domestiche cittadine. La cosa estremamente positiva è che anche nel caso delle utenze non domestiche, per le quali si è verificato un leggero aumento delle tariffe, il costo totale è stato abbattuto: passando da tassa a tariffa siamo passati da imposta a fattura, quindi con la possibilità di detrarre l’IVA al 10%. Con questa detrazione anche laddove il totale era cresciuto leggermente rispetto al passato, siamo riusciti ad ottenere un ribasso reale delle tariffe. Siamo molto contenti di quanto fatto. Dobbiamo inoltre tenere conto che nella nostra area vasta siamo in proroga di bando dal 2011. Un bando che, quando venne fatto, non poteva immaginare un servizio di raccolta porta a porta e l’applicazione della tariffa puntuale, ma era ‘su misura’ per una raccolta stradale con tassa Rifiuti. Finalmente abbiamo ottenuto da ATESIR di predisporre un nuovo bando, come anche l’Europa ci intima di fare. Il prossimo bando ovviamente dovrà prevedere nuove premialità per queste buone pratiche e, nel momento in cui avremo un nuovo gestore, certamente avremo nuovi vantaggi anche dal punto di vista economico”.

Filippini: “L’aspettativa del privato è spesso quella di registrare consistenti diminuzioni della bolletta con l‘introduzione della tariffazione puntuale. Una circostanza davvero complessa da implementare: la tariffazione puntuale ha una parte di costi fissi e la parte variabile, che è quella su cui le azioni virtuose possono realmente influire, è relativamente bassa. Anche l’utente molto virtuoso difficilmente può vedere riduzioni significative in bolletta. La Tariffa Puntuale è un modo di far pagare equamente un servizio, sulla base dell’uso che se ne fa. Ciò detto, siamo riusciti ad abbassare le utenze domestiche in media del 5,22%”.

Cattolica ha degli imponenti flussi turistici, che portano il numero di presenze sul territorio (e dunque la quantità di rifiuti prodotti) a crescere in maniera estremamente significativa. Come è stato affrontato il tema?

Filippini: “La realtà di un Comune turistico come il nostro implica lo sforzo enorme da parte del gestore di cambiare completamente il servizio fra l’inverno e l’estate. Ciò che facciamo per sopperire a questa esigenza è rapportarci con il gestore per capire le strategie migliori di ottimizzazione del servizio. In estate intensifichiamo l’azione con un occhio di attenzione particolare a quelle che sono le attività economiche e ricettive, tenendo in conto le esigenze dei commercianti stessi.

Quest’anno per regolamentare maggiormente e migliorare la situazione cercheremo di regolamentare i flussi di accesso agendo sugli orari del servizio di raccolta rifiuti, su quelli di consegna delle merci, etc, così da evitare intasamenti. Agiremo dunque sulla leva del rigore, ma non possiamo dimenticare che è necessario avere anche una qualche flessibilità. Ci capita spesso di ricevere da parte di operatori commerciali segnalazioni di difficoltà nel rispetto degli orari di esposizione. Quando queste difficoltà sono reali, cerchiamo di concertare con il gestore la migliore soluzione per arrivare ad una decisione condivisa.

Sul territorio, inoltre, ci sono due aree ecologiche per le utenze domestiche, per chi volesse lasciare dei rifiuti differenziati. Esiste anche un’area dove ogni utenza può consegnare materiale. Proprio quest’anno abbiamo dato avvio ad un cambio della localizzazione della struttura che in questo momento è in un’area poco favorevole dal punto di vista sia ambientale che logistico. La sposteremo in altra area facendo un accordo con il Comune di San Giovanni e con Hera che si occuperà della progettazione e della gestione dell’opera. Sarà un’area molto più grande della precedente, comprenderà la raccolta degli sfalci e c’è la volontà da parte della amministrazione di aprire un centro del riuso, che sarà dato in gestione a chi vincerà il bando. Questa è una cosa che ci rende orgogliosi”.

Solitamente ad ogni cambiamento si oppone una resistenza. Quali resistenze avete trovato in questo percorso?

Filippini: “L’aspetto più critico a cui abbiamo dovuto far fronte è quello dell’aggiornamento delle liste TARI: si presuppone che tutti gli utenti siano regolarmente iscritti nelle anagrafiche pubbliche. Chi non è iscritto non può usufruire del servizio e spesso si avvale in maniera indebita dei cestini gettacarte, che hanno una funzione assolutamente differente. Stiamo intervenendo contro gli abbandoni con fototrappole che stanno dando ottimi risultati: nei punti dove sono state collocate abbiamo già elevato numerose. Al di là delle sanzioni è molto diminuito l’abbandono. Ovviamente non è possibile avere una telecamera per cestino, quindi si sta cercando, oltre ad aumentare la comunicazione e la formazione dei cittadini, di incrociare i dati delle banche dati per identificare le utenze domestiche e non domestiche che non sono in regola con la TARI”.

Qual è stata la percezione della cittadinanza di questi cambiamenti, quali le reazioni al nuovo servizio?

Gennari: “Devo dire che siamo stupiti dalla reazione della cittadinanza. Decisamente positiva! Ma non è solo la cittadinanza: anche la minoranza in Comune ci ha più volto riconosciuto il merito di quanto abbiamo fatto. Ne siamo davvero orgogliosi!” (S.C.)

Differenziata porta a porta, a Rosignano al via la campagna di comunicazione

Dopo il buon avvio della raccolta rifiuti porta a porta a Rosignano Marittimo e nelle frazioni collinari, Comune e Rea – ovvero la società operativa locale che gestisce i servizi d’igiene urbana nell’ambito di Retiambiente – hanno deciso di rinviare a dopo l’estate la sua introduzione a Solvay, Castiglioncello e Vada: trattandosi di un’importante novità che andrà a modificare le abitudini quotidiane di privati cittadini e numerose attività economiche, sarà necessario organizzare incontri in presenza, ma nel frattempo l’embrione della campagna di comunicazione è in partenza.

Come spiegano dal Comune, a partire da gennaio si sono svolti i primi incontri con le associazioni di categoria, le agenzie e gli amministratori di condominio, al fine di iniziare un percorso di condivisione del progetto e di ascolto delle varie esigenze. Parallelamente, Rea ha già contattato 708 esercizi commerciali presenti su Rosignano Solvay e proseguirà nelle prossime settimane il lavoro anche nelle frazioni di Vada e Castiglioncello: l’obiettivo delle interviste è quello di mettere a conoscenza in maniera capillare tutte le attività del progetto porta a porta,e di capire che tipo di attrezzature le imprese necessitino anche in correlazione agli spazi a loro disposizione.

«In attesa di poter organizzare nel periodo estivo incontri all’aperto ed iniziative specifiche sul progetto, la campagna di comunicazione – dichiarano dal Comune – sarà organizzata e veicolata sui social dell’Amministrazione e di Rea spa, a partire dal mese di aprile con una specifica rubrica dedicata al Porta a porta dal titolo “Differenzia con la testa”. Si tratterà di un appuntamento settimanale durante il quale saranno affrontate varie tematiche legate al progetto, al riciclo e alla corretta gestione dei rifiuti. Per questo motivo verranno realizzati video e dirette Facebook che coinvolgeranno anche i cittadini delle frazioni collinari in cui il porta a porta è già attivo».

Al proposito è utile ricordare che la raccolta differenziata, porta a porta o meno, non è un fine in sé ma uno step per migliorare il ciclo di gestione integrata dei rifiuti e il loro recupero – sotto forma di materia o, in subordine, di energia – o smaltimento in sicurezza. Nel merito, il “braccio operativo” del Comune sotto il profilo dell’economia circolare – ovvero la società in house Scapigliato – ha avviato un percorso virtuoso per risalire la gerarchia europea di gestione dei rifiuti, lanciando il progetto della Fabbrica del futuro: l’attuale Autorizzazione integrata ambientale prevede lo stop ai conferimenti in discarica entro il 2030 per lasciare spazio ad altri e più innovativi impianti (come un biodigestore) da alimentare con la raccolta differenziata dei cittadini, in grado così di calare la realtà dell’economia circolare sul territorio.

Fonte: Green Report

Sardegna seconda in Italia per raccolta differenziata

La Sardegna, con il 73% di rifiuti divisi tra carta, plastica e umido, è la seconda regione in Italia nella raccolta differenziata. È quanto emerge dall’EcoForum Sardegna dedicato all’economia circolare organizzato da Legambiente.


    Sono 194 i Comuni “Rifiuti Free”, quelli dove ogni cittadino produce al massimo 75 chili di secco residuo annuo: rappresentano il 51% dei Comuni e interessano il 19% della popolazione della Sardegna; 363 Comuni con l’81% della popolazione hanno superato l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, solo 14 Comuni non raggiungono il 65% ma rappresentano il 19% della popolazione.
    Non solo: Cagliari è prima tra le città metropolitane d’Italia, con il 71,4% di differenziata, +13,6 punti rispetto al 2018.
    “È importante accelerare in questa direzione – questo il messaggio lanciato oggi alla Mem di Cagliari da Legambiente – facendo sì che l’economia circolare diventi davvero uno dei pilastri del Recovery Plan italiano per aiutare il nostro Paese a uscire da un periodo così difficile, grazie al quale superare le criticità nella gestione dei rifiuti ancora presenti in diverse regioni. Si devono valorizzare le tante esperienze positive, condividere le conoscenze, promuovere le motivazioni di un settore dalle grandi potenzialità. E per farlo sono indispensabili volontà politica e strumenti adeguati”.
    Secondo l’associazione ambientalista, l’economia circolare – si parla in generale di tutta l’Italia – può creare nuova occupazione, fino a un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro, portare risparmi per le imprese (600 miliardi ogni anno) e benefici per la qualità dell’ambiente, tra il 2% e il 4% del taglio delle emissioni di gas serra.

Fonte: Ansa

NextGenerationEU, ecco i criteri per usare i fondi “senza danneggiare gli obiettivi ambientali UE”

La Commissione europea ha presentato oggi (venerdì 12 febbario, ndr) le sue linee guida sull’attuazione del principio DNHS (Do not significant harm, ovvero “non causare danni significativi”, ndr) nel contesto del meccanismo di recupero e resilienza (RRF). L’RRF, lo strumento chiave al centro del NextGenerationEU, metterà a disposizione 672,5 miliardi di euro in prestiti e sovvenzioni per sostenere le riforme e gli investimenti negli Stati membri.

La presente guida mira a sostenere gli Stati membri nel garantire che tutti gli investimenti e le riforme che propongono di essere finanziati dal RRF non danneggino in modo significativo gli obiettivi ambientali dell’UE, ai sensi del regolamento sulla tassonomia. Delinea i principi chiave e una metodologia in due fasi per la valutazione DNHS nel contesto dell’RRF, come un modo per facilitare il lavoro degli Stati membri nella preparazione dei loro piani di recupero e resilienza. Il rispetto del principio “non nuocere in modo significativo” è una condizione preliminare per l’approvazione dei piani da parte della Commissione e del Consiglio che è stabilito nel regolamento RRF. Il personale della Commissione sta lavorando a stretto contatto con le autorità degli Stati membri per garantire che questo sia un processo fluido e rapido, che porti alla presentazione dei piani.

Facilitare la transizione verde è un obiettivo chiave della RRF. Le disposizioni DNHS sono uno strumento cruciale per questo, insieme al requisito che un minimo del 37% della spesa per investimenti e riforme contenute in ciascun piano nazionale di ripresa e resilienza dovrebbe sostenere gli obiettivi climatici. La presentazione di questa guida segue l’approvazione del Parlamento europeo dello strumento per il recupero e la resilienza all’inizio di questa settimana. La presidente Ursula von der Leyen ha partecipato questa mattina a una cerimonia di firma e conferenza stampa insieme al presidente del Parlamento europeo David Sassoli e al primo ministro António Costa per la presidenza di turno del Consiglio dell’UE, in occasione dell’approvazione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio del Regolamento RFF.

La presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato: “Desidero congratularmi con il Consiglio e il Parlamento per l’adozione definitiva ora del regolamento. Questo è davvero un momento molto storico. Stiamo combattendo questa pandemia e la grave crisi sanitaria con i vaccini. I vaccini sono il nostro alleato e la nostra speranza. Ma non dovremmo mai dimenticare la seconda enorme crisi che abbiamo, questa è la crisi economica. E lì, il nostro alleato e la nostra speranza è NextGenerationEU. 750 miliardi di euro per sostenere i nostri cittadini a mantenere il loro posto di lavoro, per sostenere le aziende a rimanere in attività e per sostenere le comunità a mantenere il loro tessuto sociale. Nessuno Stato membro da solo sarebbe stato in grado di gestire questa crisi economica da solo e da solo “. La dichiarazione completa della presidente Ursula von der Leyen è disponibile qui. La guida e gli allegati sono disponibili online.

Fonte: Eco dalle Città

Cerveteri, guerra ai mozziconi

Il Comune laziale di Cerveteri, oltre ad un’azione di contrasto agli abbandoni generalizzati di rifiuti, ha messo in campo un’azione specifica contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta. Cultura, arte, azione contro l’inquinamento. Ne parliamo con l’Assessore Elena Gubetti.

Assessore Buongiorno. Qual era la situazione che ha portato all’intervento?

Buongiorno. Partirei facendo un excursus sul servizio di raccolta rifiuti del nostro territorio. Nel 2016 abbiamo introdotto il porta a porta e progressivamente lo abbiamo esteso a tutto il territorio. Dobbiamo tenere presente che Cerveteri ha un territorio vasto, circa 125 km quadrati, pari all’estensione di Napoli, con soli 40.000 abitanti. Un territorio complesso che parte dalla montagna e arriva al mare, con 10 frazioni alcune delle quali con importanti flussi turistici, circa 10.000 abitanti che vivono in situazioni rurali e di case sparse. Insomma, una situazione variegata, frastagliata e certamente con difficoltà particolari. Quando abbiamo iniziato eravamo al 16% di RD, oggi superiamo il 70%. È evidente che alcuni comportamenti dei cittadini si sono modificati sulla base del servizio che abbiamo proposto. Ovviamente esiste un problema di abbandoni. Esisteva però anche prima della rimozione dei cassonetti stradali, seppur di tipologia differente: per lo più rifiuti speciali, scarti di lavorazioni artigianali e di risulta edile. Ricordo che trovammo una discarica abusiva di rifiuti da carrozzeria all’interno della Necropoli Etrusca della Banditaccia. Ora il fenomeno è diverso: vediamo un abbandono anche dei rifiuti domestici. Cittadini che non si vogliono adeguare alla raccolta porta a porta, cittadini che non hanno un’iscrizione Tari, sono varie le tipologie. Alcune zone in particolare sono oggetto di abbandoni, spesso sono zone di confine con altri comuni.

Come avete fatto fronte al fenomeno?

Siamo partiti con campagne di sensibilizzazione e giornate di pulizia insieme ai volontari delle molte associazioni del territorio. Per fortuna siamo un territorio ricco di associazionismo e i volontari sono naturalmente vocati alla cura del territorio. Un territorio molto frastagliato che prevede dei comitati di zona che si occupano del coordinamento delle attività. Un territorio molto sensibile al tema ambientale anche per ragioni storiche: fra il nostro Comune e quello di Bracciano abbiamo una grossa discarica, oggi chiusa, che ha portato a manifestazioni e ha stimolato l’attenzione dei cittadini.

Oltre alle campagne informative abbiamo messo in atto un’attività di controllo e repressiva.
In primo luogo con l’utilizzo di fototrappole: nel mese di ottobre 2020, con sole 6 fototrappole attive, abbiamo rilevato 35 violazioni ed elevato 5.000€ di verbali.  È un’attività che certamente dà dei risultati: spostiamo continuamente le fototrappole nei posti a maggior rischio di abbandono e le zone monitorate restano poi pulite. In seconda battuta facciamo un lavoro di prevenzione, sorveglianza e monitoraggio con la collaborazione delle Guardie Ecologiche. Generalmente fanno attività di ispezione, aprendo i sacchi abbandonati e cercando materiale che possa identificare il proprietario, ed eventualmente elevano il verbale. Sono controlli che facciamo quotidianamente e che portano fra le 400 e le 500 sanzioni ogni anno. Sanzioni che molto spesso colpiscono nel segno: non sono pochi i cittadini che dopo una sanzione vengono in Municipio a dirci che sono gente per bene e che fanno la differenziata e che quello che ha portato alla sanzione è stato un episodio isolato.

Risulta che abbiate fatto anche campagne specifiche, è così?

Sì, certo: abbiamo fatto due campagne sull’utilizzo consapevole della plastica. Entrambe puntavano alla minimizzazione della plastica che arriva al mare.
La prima, finanziata dalla Città Metropolitana, mirava a quantificare la plastica che arriva sulle nostre spiagge non per abbandoni in loco o in mare, ma per abbandoni o errato conferimento nell’entroterra. L’obiettivo era quello di responsabilizzare i cittadini, di far comprendere che ogni nostro gesto ha una ripercussione che siamo responsabili dei nostri rifiuti!
La seconda campagna, finanziata dalla Regione Lazio, era legata agli abbandoni sulla spiaggia. Abbiamo sensibilizzato all’utilizzo di borracce riutilizzabili, abbiamo fatto una campagna di comunicazione sugli abbandoni. Ma la cosa più d’impatto è stata la realizzazione di una grande struttura a forma di pesce da parte di un fabbro di Amatrice, che abbiamo riempito della plastica abbandonata ritrovata sulla spiaggia. Abbiamo riempito la pancia del pesce di plastica, come avviene realmente, purtroppo, nei nostri mari. La struttura è stata utilizzata nelle scuole, addirittura negli stadi del rugby per il torneo internazionale “6 Nazioni”.

Oltre all’attività generale contro l’abbandono, la particolarità di Cerveteri è un’attività specifica contro l’abbandono dei mozziconi. Ce la spiega?

Grazie al finanziamento di Città Metropolitana abbiamo implementato una campagna volta a sensibilizzare i fumatori del fatto che un gesto “banale” come il gettare i mozziconi a terra, ha conseguenze enormi in tema di inquinamento ambientale. Quindi una campagna di sensibilizzazione e il posizionamento di posaceneri in punti strategici e nelle zone più frequentate: fermate degli autobus, spiagge… Inoltre la scorsa estate è stata fatta una distribuzione sulle spiagge di portacenere portatili. Distribuzione continuata dopo l’estate nelle tabaccherie.
La campagna ha avuto un grande riscontro. Stiamo quantificando i mozziconi intercettati e stiamo facendo un lavoro insieme all’Università della Sapienza di Roma per quantificare quanti metri quadrati di spiaggia abbiamo salvato con la nostra azione. I tecnici dell’Università stanno setacciando la sabbia delle nostre spiagge per capire quanti mozziconi si trovano in una determinata area. Una volta avuto questo dato, sapremo stimare quanti metri quadrati di spiaggia abbiamo “salvato” dai mozziconi.

Che consigli darebbe ad un collega amministratore che si approccia al tema della lotta agli abbandoni?

Dare consigli è molto difficile. La mia esperienza dice che è necessario studiare molto per capire il fenomeno. In termini di inquinamento, di normativa, di leggi. Ci sono una serie di temi che vanno approfonditi, a partire dalla tutela della privacy. Ed è necessario adeguare l’azione al contesto in cui si agisce, al proprio Comune. Le amministrazioni hanno oggi l’obbligo di tutelare l’ambiente, lo devono fare nella consapevolezza delle proprie azioni.

La differenza la fa la fiducia che il cittadino riversa sulla propria amministrazione. Ci deve essere collaborazione e corresponsabilità: le amministrazioni hanno degli obblighi, ma deve essere chiaro che anche il cittadino ne ha.

Milano: pugno di ferro contro gli abbandoni

Il problema dell’abbandono dei rifiuti è un problema che attanaglia anche le grandi città. Milano ha messo in campo a partire dal 2019 una strategia per contrastare il fenomeno, che su un territorio vasto e frequentato come quello del capoluogo lombardo assume dimensioni significative. Ne parliamo con Roberta Osculati, Consigliere Comunale e Presidente della Commissione Periferie.

Qual era la situazione di partenza?

In Milano ci si trovava di fronte ad un corposo fenomeno di abbandono rifiuti che investiva tutta la città, con un evidente intensificazione nelle aree isolate e periferiche. Abbandono che andava dalla sportina dei rifiuti domestici lasciata dove non si poteva a veri e proprie discariche abusive in cui si accatastavano rifiuti (tipicamente dai grandi volumi) di ogni genere. Una situazione che richiedeva una maggiore attenzione ed un’azione finalizzata alla risoluzione di una situazione annosa.

Quali azioni avete dunque messo in campo?

A partire dal mese di maggio 2019, grazie al lavoro sinergico tra Settore Ambiente della Città di Milano, Polizia locale e Amsa sono state raccolte segnalazioni per individuare aree particolarmente soggette a scarichi e abbandono di rifiuti e dal mese di maggio è partita una fase sperimentale che ha portato all’installazione di 19 fototrappole (TLC), ovvero telecamere che “fotografano” chi commette il reato, ma allo stesso tempo “trappole” perché la loro presenza non è segnalata, a differenza di quanto avviene per tutte le altre telecamere posizionate su luoghi pubblici. Le telecamere presenti sul territorio e segnalata sono state comunque utilizzate, sfruttando immagini e filmati per ricostruire l’iter di abbandono di rifiuti e per raccogliere materiale laddove utili a fini di indagine.
Il lavoro è coordinato dagli agenti della Centrale operativa di via Drago che osservano quotidianamente le immagini delle telecamere: se possibile, non appena verificano la flagranza di illecito, inviano una pattuglia sul posto, in caso contrario trasmettono ai Comandi centrali della Polizia locale le immagini che contengono elementi e informazioni utili a individuare gli autori degli abbandoni, al fine di operare accertamenti e avanzare contestazioni. Viene poi programmato un pattugliamento dinamico dei luoghi ove il fenomeno si verifica con maggiore intensità e frequenza e gli scarichi abusivi accertati vengono inseriti nella mappa del rischio.

Che tipologia di abbandoni avete accertato?

Dalla visione delle immagini delle prime fototrappole, si è potuto accertare che i rifiuti abbandonati sono di diverso tipo: rifiuti urbani domestici; materiali edili di risulta, legni e bancali; mobili, suppellettili, materassi e indumenti; parti di veicoli, elettrodomestici e materiale elettrico; cartoni, sacchi neri e rifiuti ingombranti in generale.
I rifiuti domestici risultano attribuibili a persone che risiedono nelle immediate vicinanze del luogo di scarico; tra questi soggetti è stato sanzionato il gestore di un pubblico esercizio che depositava i rifiuti della propria attività in un luogo poco distante dalla propria sede di lavoro. Invece lo scarico di materiale edile di risulta, mobili e suppellettili avviene per lo più in vie periferiche con scarsa presenza di persone e particolarmente isolate ed è attribuibile a soggetti che collaborano con attività di vendita di mobili e suppellettili (una volta consegnati i mobili nuovi scaricano quelli vecchi su area pubblica) o a soggetti che svolgono un’attività di pulizia di locali o sgombro cantine. Tra costoro sono stati sanzionati soggetti non residenti nel Comune di Milano, ma abitanti nei comuni limitrofi.

Quali sono i risultati raggiunti?

Il dato di valutazione non può essere altro che quello delle sanzioni elevate e dell’efficacia degli strumenti di controllo.
Nel primo anno di azione (maggio 2019 – maggio 2020) sono stati effettuati 231 accertamenti dalla centrale di via Drago. Grazie all’azione del nucleo di Polizia Locale. In particolare nell’ultimo semestre (Novembre 2019 – Maggio 2020) sono stati effettuati 51 accertamenti relativi all’abbandono attraverso l’utilizzo di automezzi e riguardanti ingombranti, elettrodomestici e materiali edili di risulta . Da questi sono scaturite 3 denunce ex art. 256 d. lgs. n.152/2006 Testo Unico Ambiente (attività di gestione rifiuti non autorizzata), 3 sequestri di veicolo disposti dall’Autorità Giudiziaria, 23 sanzioni amministrative per violazione dell’art. 20 regolamento Gestione Rifiuti Urbani. Sono ancora sotto indagine 25 casi. Sono stati invece 26 gli accertamenti legati all’abbandono da parte di pedoni. Nonostante la maggior difficoltà nell’identificazione dei soggetti, solo 5 sono rimasti sconosciuti e non sono stati sanzionati.

Abbiamo parlato fino ad ora di repressione di una manifestazione acuta di inciviltà. Il Comune di Milano ha azionato altre leve per ottenere il risultato sperato?

Non di sola repressione dei fenomeni dei comportamenti illegittimi è fatto il progetto del Comune di Milano: la parte culturale è importante. Oltre alla comunicazione istituzionale, abbiamo attivato un percorso formativo nelle scuole milanesi che ad oggi ha coinvolto 12.000 studenti. Lavoriamo sugli adulti di domani per garantirci un futuro migliore con meno

ARO Bari 2 contro littering e abbandoni

L’annoso problema dell’abbandono dei rifiuti da tempo affligge il territorio dell’ARO Bari 2, che ha deciso di mettere un punto ad una situazione che ha raggiunto contorni preoccupanti. Ne parliamo con Gianfranco Spizzico, Assessore di Modugno

Assessore Buongiorno. Nell’ARO Bari 2 è in corso un’attività per contrastare l’abbandono dei rifiuti. Qual era la situazione di partenza?

L’abbandono dei rifiuti è un problema che storicamente affligge molte delle città dell’ARO, indipendentemente dal sistema di raccolta. Ciò è dimostrato dal fatto che in passato, anche con la raccolta attraverso cassonetti stradali, le periferie erano piene di rifiuti di ogni genere, principalmente ingombranti e materiali edili da demolizione. Oggi, con il sistema di raccolta porta a porta il problema continua ad esistere, ed i materiali abbandonati sono per lo più materiale edile, materiali elettrici, comunque frutto di interventi di ristrutturazione. Siamo dunque di fronte ad una situazione che vede i principali responsabili in chi esegue tali interventi: piccole imprese e artigiani che pur di non pagare per il corretto conferimento dei rifiuti prodotti dai loro lavori, li scaricano dove capita. Ciò, ovviamente, non significa che anche i cittadini non abbiano un ruolo: esistono anche i casi delle persone prive di un ruolo TARI. Locatari, affitti al nero e situazioni borderline che non sono dotati di contenitori e devono trovare il modo di sbarazzarsi dei propri scarti. In passato l’evidenza di questa tipologia era minore perché spesso venivano usati abusivamente i cassonetti stradali. Oggi troviamo tutti questi rifiuti nelle periferie, in uscita dai Comuni.

Quali sono le iniziative messe in campo dall’ARO per contrastare questo fenomeno?

Per contrastare il fenomeno abbiamo attivato un sistema di telerilevamento. Sono state distribuite sul territorio numerose fototrappole. Foto e filmati vengono analizzati dalla Polizia Locale e dalla Polizia Ambientale. In varie situazioni abbiamo denunciato i trasgressori colti in fragranza e sono state comminate sanzioni, a volte anche decisamente significative.

Inoltre a breve, attraverso un bando che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi, verranno reclutate le Sentinelle Ambientali. Avranno il compito di monitorare il territorio, ci aspettiamo un grande contributo. Infine utilizziamo i droni per monitorare gli angoli più impervi del nostro territorio, un efficace strumento di supporto per la gestione e la vigilanza sul territorio.

State mettendo in campo azioni molto importanti per il contenimento dei fenomeni degli abbandoni. Quali sono le maggiori difficoltà che state incontrando?

Sicuramente il problema maggiore è il numero di agenti che è possibile impiegare su questa attività. La Polizia Locale è sottodimensionata. Con un controllo maggiore, ovviamente sarebbe possibile contenere meglio il fenomeno. Bisogna investire e investire ancora molto. Anche in formazione. Questo è senza dubbio uno dei compiti delle Sentinelle Ambientali, che dovranno partecipare a continue campagne di informazione e formazione che possano concorrere a mutare lo stile di vita dei cittadini modugnesi e di tutto l’ARO.

Consigli per i colleghi?

Le abitudini sbagliate manifestano una forte resistenza al cambiamento. È indispensabile avvalersi del nucleo di Polizia Ambientale e della Polizia Locale per vigilare, controllare ed eventualmente sanzionare i comportamenti sbagliati. Ovviamente a fronte di un servizio che funziona e che dimostra efficienza. Insomma, per parlare per metafore, carota e bastone. (S.C.)

Burolo: droni contro gli abbandoni

Burolo è un Comune di 1500 persone nella provincia di Torino, quasi al confine con quella di Biella. Come spesso accade, le campagne e i dintorni del centro abitato sono stati oggetto di abbandoni indiscriminati di rifiuti. L’amministrazione non è stata a guardare, mettendo in campo tutte le proprie energie per contrastare il fenomeno. Fototrappole, telecamere, addirittura droni.
Ne parliamo con il Sindaco, Franco Cominetto

Qual è la situazione da cui si è partiti e che ha portato alla decisione di mettere in campo azioni contro l’abbandono dei rifiuti?

Sono alcuni anni che assistiamo a fenomeni di abbandono, anche di oggetti particolarmente inquinanti. Parlo di batterie delle auto, di pneumatici fuori uso e di oggetti che, lasciati nell’ambiente, sono causa e fonte di inquinamento ambientale particolarmente significativo.
Purtroppo vengono scelti per gli abbandoni luoghi isolati, spesso quindi in aperta campagna. Vengono scaricati rifiuti nei fossi di scolo, nei piccoli corsi d’acqua. Ultimamente riscontriamo anche molti abbandoni presso le campane per la raccolta del vetro e della plastica, luogo interpretato genericamente come luogo di “raccolta rifiuti”. E noi ci troviamo materassi, reti, biciclette…
Spero sempre che non siano i nostri cittadini a compiere tali azioni. Confido nella loro intelligenza e buon senso: Il ritiro degli ingombranti a domicilio è gratuito.
E infatti, spesso si tratta evidentemente di abbandoni legate a piccole aziende edili o di sgombero che, per non pagare lo smaltimento, abbandonano i rifiuti in giro. L’anno passato abbiamo avuto un importante abbandono di infissi e serramenti: circa due camion di materiale scaricato su un pascolo che, frantumandosi, ha messo a serio pericolo il bestiame presente.

Quali azioni avete messo in campo per arginare i fenomeni di abbandono?

Abbiamo partecipato e vinto un bando per la dotazione di impianti di videosorveglianza. Il paese, nei punti sensibili è coperto dunque da telecamere di sicurezza. Allo stesso modo i varchi d’ingresso al territorio comunale sono coperti da telecamere che rilevano la targa delle auto in transito.
Ovviamente in aperta campagna questi impianti non sono utilizzabili, e abbiamo scelto di utilizzare le fototrappole. Gli stessi strumenti che vengono utilizzati per il censimento notturno degli ungulati e degli animali selvatici, noi li utilizziamo per monitorare i punti strategici dove spesso si verificano abbandoni. Devo ammettere che sono strumenti che funzionano perfettamente.
Infine in collaborazione con l’Esercito Italiano stiamo utilizzando i droni. Li utilizziamo per monitorare il territorio (certo non solo per la questione legata ai rifiuti) ed individuare eventuali punti di smaltimento abusivo non segnalato. Ci sono zone interne, in collina, dove non riusciamo a garantire un controllo e un monitoraggio costante, sarebbe necessario andarci appositamente. Il drone è molto utile anche per questo.

Quali sono le difficoltà maggiori che avete dovuto affrontare?

Dal punto di vista politico non abbiamo riscontrato difficoltà: quello di andare a posizionare delle telecamere o comunque degli strumenti di controllo è un atto amministrativo, che abbiamo portato avanti senza particolari problemi. Purtroppo la vera difficoltà è quella di sradicare comportamenti poco civili. E non si tratto solo di abbandoni “grandi”. Spesso troviamo a bordo strada dei sacchetti di indifferenziato che sarebbero comunque raccolti settimanalmente.

Che risultati avete ottenuto?

Senza dubbio abbiamo riscontrato una diminuzione degli abbandoni. Inizialmente i nostri addetti facevano due giri straordinari alla settimana, oggi ne fanno uno ogni 15 giorni. Senza dati ufficiali a supporto non voglio essere troppo ottimista, ma abbiamo riscontrato un calo almeno del 40%. Abbiamo chiuso zone che erano solite essere oggetto di abbandoni, lasciando l’accesso ai soli padroni dei terreni, abbiamo, come detto aumentato la sorveglianza, e i risultati si sono visti.

Il problema dell’abbandono non affligge solo Burolo. Che consiglio crede di poter dare ad un collega amministratore che si approccia per la prima volta al contrasto agli abbandoni?

Sicuramente ho toccato con mano l’efficienza del controllo tramite telecamere o anche solo fototrappole. Una volta che si “pizzica” un trasgressore, l’effetto è quello di disincentivare fortemente tali comportamenti. Ovviamente il controllo e il sanzionamento devono avere in parallelo un servizio efficiente, comprensivo di raccolta ingombranti. (S.C.)