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Premiate a Davos cinque idee di packaging sostenibile

Durante il Forum Economico Mondiale di Davos, che si tiene in questi giorni in Svizzera, Ellen MacArthur Foundation (EMF) e NineSigmahanno annunciato cinque nuovi vincitori del New Plastics Economy Innovation Prize, premio alle innovazioni sviluppate da privati, progettisti scienziati o imprenditori con l’obiettivo di sviluppare imballaggi capaci di contrastare la dispersione di materie plastiche nell’ambiente marino e favorire l’economia circolare.

DUE SFIDE DA 1 MILIONE DI DOLLARI. Due le sezioni previste, ognuna con un montepremi di un milione di dollari, finanziato da Wendy Schmidt, filantropa e sponsor principale dell’iniziativa New Plastics Economy. Nel Circular Design Challenge (premiato lo scorso ottobre) i ricercatori sono stati invitati a ripensare e riprogettare gli imballaggi per minimizzare i rifiuti plastici. Si tratta di quelle confezioni, spesso di piccolo formato come flaconi di cosmetici, film da imballaggio, cannucce o coperchi di tazze monouso, che oggi vengono scarsamente riciclate e che sono quindi suscettibili di dispersione nell’ambiente.
La seconda sfida lanciata da EMF, Circular Materials Challenge – oggetto della premiazione a Davos -, punta invece a sviluppare tecnologie e materiali per rendere tutti gli imballaggi in plastica riciclabili o compostabili, soprattutto i packaging multimateriale e multistrato, più complessi da gestire a fine vita.
Ai cinque vincitori del Circular Materials Challenge , selezionati in collaborazione con NineSigma, sono stati assegnati premi da 200.00 euro ognuno e l’accesso per dodici mesi all’incubatore tecnologico gestito da Think Beyond Plastic.

Davos VTT

I VINCITORI. L’University of Pittsburgh è stata premiata dalla Giuria per l’applicazione delle nanotecnologie allo sviluppo di un materiale riciclabile in grado di sostituire le strutture multistrato degli imballaggi flessibili utilizzate per buste e pouches per alimenti, più difficili, se non impossibili, da riciclare. La soluzione si ispira al modo in cui la natura utilizza un numero limitato di strutture molecolari per creare una grande varietà di materiali. La struttura si basa su un solo polimero, il polietilene (facilmente riciclabile), funzionalizzato in modo differente per ogni strato, grazie ad una modifica a livello nanometrico.
La spagnola Aronax Technologies si è classificata nella top-five per lo sviluppo di un additivo magnetico destinato all’imballaggio di prodotti sensibili come caffè e farmaci, in sostituzione del rivestimento di alluminio. A base di silicati e ossidi di ferro, l’additivo migliora la barriera a ossigeno, ma la ridotta quantità necessaria rende il materiale riciclabile e, eventualmente, anche compostabile. Le proprietà magnetiche ne consentono, in ogni caso, una facile identificazione e separazione negli impianti di selezione e riciclo di imballaggi.

Fraunhofer Institute for Silicate Research (ISC)

Full Cycle BioplasticsElk Packaging e Associated Labels and Packaging si dividono il premio da 200mila dollari per un materiale compostabile a base PHA (poli-idrossi-alcanoati) per imballaggio multistrato ottenuto da materie prime rinnovabili, sottoprodotti dell’agricoltura e residui alimentari, indicato per imballare una vasta gamma di prodotti che vanno dalle barrette di cereali ai salatini, fino ai detersivi per le lavatrici.
Il centro di ricerca finlandese VTT ha ottenuto il riconoscimento per un multistrato per imballaggi basato su un materiale cellulosico ‘simil-plastica’ ottenuto da sottoprodotti agricoli e forestali. Infine, il quinto premio è stato assegnato al Fraunhofer Institute for Silicate Research (ISC) per un nuovo rivestimento compostabile in silicato e biopolimeri che può essere utilizzato per proteggere imballaggi alimentari base bioplastica da una prematura degradazione, aumentando così la shelf-life del contenuto.

Fonte: Polimerica.it

Iceland senza plastica nel 2023

La catena britannica di alimenti surgelati vuole eliminare in cinque anni gli imballaggi in materiale plastico dai prodotti a proprio marchio

Iceland, catena di alimenti surgelati con 900 punti vendita nel Regno Unito, risponde all’appello lanciato nei giorni scorsi dalla premier britannica Theresa May (leggi articolo), annunciando di voler eliminare tutti gli imballaggi in plastica dai prodotti distribuiti con il proprio marchio entro il 2023. Il processo di sostituzione – afferma l’azienda – inizierà subito per essere completato nei prossimi cinque anni.

Il progetto – senz’altro sfidante sotto il profilo tecnologico – prevede la sostituzione dei packaging in plastica con vassoi di carta e cartone e sacchetti di carta.

L’amministratore delegato di Iceland, Richard Walker, che si definisce un appassionato sostenitore della sostenibilità ambientale, così commenta la decisione: “Il mondo si è svegliato sul flagello della plastica – afferma -. È come se ogni minuto un camion scaricasse plastica nell’Oceano, causando danni non quantificabili al nostro ambiente marino e, in definitiva, all’umanità, dal momento che tutti dipendiamo dagli oceani per la nostra sopravvivenza”. “In quanto contributori principali dell’inquinamento e dei rifiuti di imballaggio in plastica, l’onere è sui dettaglianti, che devono prendere posizione e apportare cambiamenti significativi. Altri supermercati e il retail nel suo insieme dovrebbero seguire il nostro esempio ed annunciare impegni analoghi nel 2018. Questo è il momento della collaborazione”.

Fonte: polimerica.it

ISPRA: in Italia lo spreco di cibo è pari a 960 Kcalorie al giorno pro capite

Presentato il Rapporto “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali”, un primo studio sulle cause e le connessioni più rilevanti tra spreco alimentare e altre tematiche connesse, quali il consumo di suolo, di acqua, di energia e di altre risorse, il degrado dell’integrità biologica, i cambiamenti climatici, l’alterazione dei cicli dell’azoto e del fosforo, la sicurezza e la sovranità alimentare, la bioeconomia circolare.

Come avevamo preannunciato in occasione dell’articolo dedicato allo spreco di cibo del 6 novembre, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha presentato oggi 16 novembre 2017 il Rapporto “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali“, un primo studio sulle cause e le connessioni più rilevanti tra spreco alimentare e altre tematiche connesse, quali il consumo di suolo, di acqua, di energia e di altre risorse, il degrado dell’integrità biologica, i cambiamenti climatici, l’alterazione dei cicli dell’azoto e del fosforo, la sicurezza e la sovranità alimentare, la bioeconomia circolare.

Nel mondo, secondo la FAO, nel 2007 un terzo della massa dei prodotti alimentari (un quarto se espressi energia) è sprecato (1.6 miliardi di tonnellate, circa 660 kcal/pro-capite/giorno, per un valore di circa 700 miliardi di euro), dalla produzione al consumo. Lo spreco alimentare genera effetti socio-economici e ambientali molto significativi. Allo spreco alimentare sono associate emissioni di gas-serra per circa 3,3 miliardi di tonnellate(Gt) di CO2, pari a oltre il 7% delle emissioni totali (nel 2016 pari a 51.9 miliardi di tonnellate di CO2). Se fosse una nazione, lo spreco alimentare sarebbe al terzo posto dopo Cina e USA nella classifica degli Stati emettitori.

In Italia, come nel resto del mondo, lo spreco alimentare è stato per lungo tempo ampiamente sottostimato, poco indagato e documentato. Negli ultimi anni sta guadagnando l’attenzione in diversi ambiti, anche per via della crisi economica e il cambiamento globale incluso quello climatico, considerato come uno dei principali problemi ambientali e socio-economici che l’umanità si trova ad affrontare.

Tra le priorità ONU per lo sviluppo sostenibile c’è il dimezzamento (in energia alimentare pro capite) entro il 2030 degli sprechi globali in vendita al dettaglio e consumo e (genericamente) la riduzione di perdite in produzione e fornitura. In Italia, tra i pochi Paesi UE, è stata approvata una delle prime leggi per contrastare il fenomeno (Legge 166/2016).
Lo studio dell’ISPRA ritiene che lo spreco alimentare in Italia, se misurato in termini energetici, sia stimabile intorno al 60% della produzione iniziale.

La riduzione dello spreco alimentare a scala globale contribuirebbe in maniera decisiva a tagliare le emissioni di gas serra e raggiungere gli obiettivi di breve e lungo termine dell’Accordo di Parigi, limitando alcuni degli impatti dei cambiamenti climatici, tra cui gli eventi estremi come alluvioni e prolungati periodi di siccità e l’innalzamento del livello del mare.

Il Rapporto fornisce dati e informazioni sull’impronta ecologica dello spreco. Esso incide sul deficit di biocapacità (ossia la capacità potenziale di erogazione di servizi naturali) per più del 58% globalmente, del 30% nell’area del Mediterraneo e del 18% in Italia, dove da solo impiega più del 50% della biocapacità del Paese. I suoi effetti ambientali sono associati soprattutto alle fasi iniziali della catena di produzione agroalimentare.

Dopo quasi mezzo secolo dalla cosiddetta “Rivoluzione Verde“, che ha pure avuto il merito di incrementare la produttività agricola, è sempre più evidente che i sistemi alimentari – soprattutto quando hanno assunto forme d’insostenibilità e intensificazione – sono stati una delle cause scatenanti dell’alterazione dei processi climatici, dei cicli dell’azoto e del fosforo, della perdita dell’integrità biologica, della riduzione della disponibilità di acqua, del consumo di suolo fertile.

Il Rapporto ISPRA contiene, inoltre, dati sugli effetti ambientali. La tendenza globale dal 2007 al 2011 indicherebbe un notevole aumento di sprechi tra produzione e fornitura (+48%), una sovralimentazione in fortissimo aumento (+144%) e uno spreco in consumo e vendita al dettaglio che diminuisce del 23%. Del 44% di spreco globale, il 24% è causato da inefficienza di allevamenti animali, pari al 55% degli sprechi totali, in Europa arriva a toccare il 73% degli sprechi e in Italia il 62%; l’inefficienza di conversione di input edibili in derivati animali è nel mondo circa il 64%, in Europa e Italia circa il 77%.

Nel mondo la sovralimentazione media rappresenta il 10% del consumo e arriva al 14% in Europa, al 16% in Italia. Mediamente agli aumenti del fabbisogno alimentare si risponde con eccessi crescenti di forniture, consumi e ancor più raccolti, generando aumenti esponenziali di spreco. Al contrario con la riduzione di produzione e forniture calano anche gli sprechi.

Nel fabbisogno alimentare, l’Italia continua a perdere terreno: il tasso di auto-approvvigionamento (rapporto percentuale tra la produzione interna e il fabbisogno alimentare nazionale) è sceso all’80%, soprattutto in conseguenza dell’esodo rurale e dell’abbandono agricolo. L’Italia è, infatti, al 1° posto in Europa per abbandono rurale agricolo: la Superficie agricola utilizzata (SAU) è diminuita negli ultimi trent’anni del 22%.

Gli studi, le analisi sullo spreco alimentare sono relativamente recenti e la documentazione e i dati sono ancora parziali e limitati e fanno emergere notevoli diversità di approcci concettuali e metodologici, che portano inevitabilmente a stime diverse. È necessario quindi uno sforzo di approfondimento, di documentazione e di armonizzazione (a partire dalla stessa definizione di spreco alimentare). Il rapporto dell’ISPRA lo definisce come la parte di produzione che eccede i fabbisogni nutrizionali e le capacità ecologiche ed include nello spreco elementi edibili basilari ma poco considerati, come sprechi per “non rese” produttive e perdite prima dei raccolti, sovralimentazione nel consumo, perdita nutrizionale, perdite nette di prodotti usati in allevamenti, usi industriali ed energetici, sprechi di acqua potabile.

I dati del Rapporto ISPRA indicano approssimativamente che per evitare di abusare delle capacità biologiche sia necessario ridurre gli sprechi su tutta la filiera produttiva per almeno un terzo degli attuali nel mondo, di un quarto in ItaliaNei sistemi alimentari locali, ecologici, solidali e provenienti da piccole aziendelo spreco è mediamente 8 volte inferiore a quello delle imprese agricole di grandi dimensioni. È quindi necessario incentivarne la diffusione come principale misura di prevenzione dello spreco.

Fonte: Regioni&Ambiente

Cton Fest: un successo la serata sui rifiuti

Quello della gestione rifiuti è un tema che riscuote sempre maggior interesse, non solo fra amministratori ed operatori del settore. Se ci fosse stata la necessità di ulteriori conferme, è arrivata la serata dedicata all’argomento nell’ambito del Cton Fest – Festival del Paesaggio di Corigliano d’Otranto.

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Nella suggestiva cornice del Castello Volante, di fronte ad una nutrita platea hanno dibattuto del tema Rossano Ercolini, presidente di ZeroWaste Italia e ZeroWaste Europe e Attilio Tornavacca, direttore generale di ESPER, moderati da Raffaele Cesari.

Durante il dibattito si è parlato a lungo di Etica, dei conflitti di interesse che hanno finora penalizzato il settore (ai quali ESPER si è sottratta con l’adozione di uno stringente codice etico), di riduzione dei rifiuti, di tariffazione puntuale e di economia circolare. Best practices, analisi di criticità e propositi per il futuro prossimo sono stati il collante della serata. Scandita da numerosi applausi della platea.
Il CTON Festival è stato organizzato dalla Associazione Prendi Posizione

Rifiuti, torna il vuoto a rendere su cauzione (per birra o acqua minerale)

Al via una fase sperimentale di un anno su base volontaria: ecco come funziona

È stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di ieri (con un’entrata in vigore del provvedimento a partire dal 10 ottobre) il regolamento del ministero dell’Ambiente sul vuoto a rendere: si tratta di una misura presentata nel “Collegato ambientale” approvato nel dicembre 2015, rivolta «alla prevenzione dei rifiuti di imballaggio monouso attraverso l’introduzione, su base volontaria per un anno, di un sistema di restituzione di bottiglie riutilizzabili» contenenti «birra o acqua minerale».

Ovvero, quei bar, ristorante, alberghi o altri punti di consumo che lo vorranno, potranno riutilizzare gli imballaggi – bottiglie in vetro, plastica o altri materiali – oltre dieci volte prima che questi diventino scarti. Il regolamento pone paletti restrittivi: si parla di contenitori per birre e acqua con un volume compreso tra gli 0,20 e gli 1,5 litri, per un meccanismo che si basa sul sistema del deposito cauzionale (tra gli 0,05 e i 0,3 euro a imballaggio). «Al  momento  dell’acquisto dell’imballaggio pieno – si legge nel testo in Gazzetta – l’utente versa una  cauzione  con  diritto  di ripetizione   della   stessa   al    momento    della    restituzione dell’imballaggio  usato».

Lo scopo? Per il ministro Gian Luca Galletti «un Paese proiettato nell’economia circolare come l’Itali non può che guardare con interesse a una pratica come il vuoto a rendere, già diffusa con successo in altri Paesi. Questo decreto dà una possibilità a consumatori e imprese di scoprire una buona pratica che aiuta l’ambiente, produce meno rifiuti e fa risparmiare soldi».

Una pratica che viene oggi in realtà re-introdotta, essendo il vuoto a rendere ben noto a quegli italiani che ne hanno fatto esperienza nei decenni passati, quando era pratica diffusa anche in Italia. Pratica da tempo abbandonata, e che dovrà confrontarsi con un contesto ben diverso: come andrà ad amalgamarsi il vuoto a rendere con il mutato contesto culturale, con il sistema dei Consorzi Conai per la gestione dei rifiuti da imballaggio, con le filiere del riciclo attive nel Paese?

La risposta non è scontata, ed è per questo che il decreto introduce anche un sistema di monitoraggio per «valutare la fattibilità tecnico-economica e ambientale del sistema del vuoto a rendere, al fine di stabilire se la pratica sia da confermare, ed eventualmente, estendere ad altri tipi di prodotto e ad altre tipologie di consumo al termine del periodo di sperimentazione». Il 10 ottobre 2018, quando sarà scaduto questa prima fase sperimentale di un anno su base volontaria, ne sapremo di più: nel mentre gli esercenti aderenti all’iniziativa potranno esporre un simbolo all’ingresso dei propri locali per avvertire i clienti della novità.

Fonte: GreenReport

#SAVETHEDATE – 28/29 settembre: Ecofesta – Fare e Comunicare ad Augusta

Da una fruttuosa sinergia tra i progetti Fare con meno Augusta e #ECOGDO finanziati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare arriva l’ECOFESTA, workshop, moda, teatro e musica.. il miglior rifiuto è quello che non si produce!

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Paul Connett: “Brava Augusta!”

Era il 12 gennaio quando ad Augusta veniva presentato il progetto “Fare con meno”, redatto da Esper e finanziato dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, finalizzato alla partecipazione della cittadinanza sulla riduzione e del riuso dei rifiuti, alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività produttive in riferimento alle risorse ambientali, all’agricoltura sostenibile, al Green Public Procurement (acquisti verdi nella pubblica amministrazione), a progetti di riuso, alla formazione ambientale e tecniche di compostaggio, alla promozione di forme artistiche di riutilizzo, riuso e riciclo, all’ecointrattenimento, all’organizzazione di eventi sostenibili e ad azioni e progetti per la lotta allo spreco alimentare.

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Il progetto che prevedeva anche un passaggio alla raccolta differenziata domiciliare, inizia ad avere i primi risultati.  “È  una rivoluzione che vede protagonisti i cittadini e rende noi orgogliosi”. Ad affermarlo sono il Sindaco Di Pietro e l’Assessore all’ambiente Pulvirenti e a confermarlo è Paul Connett in persona, attivista, ricercatore, noto in tutto il mondo per essere l’ideatore della strategia RIFIUTI ZERO. “Bravo Augusta!” Questo il commento a tutte le buone pratiche messe in moto per le diverse azioni del progetto Fare con Meno. Paul Connett, in Sicilia per il G7, non ha mancato la tappa augustana definita da lui stesso “modello virtuoso internazionale”.

Protagonista di un palco composito (formato da addetti ai lavori, amministratori, autorità, cittadini e allievi delle scuole), Paul Connett è di casa in Italia soprattutto per le battaglie contro gli inceneritori. “Dio ricicla, il Diavolo Brucia” ha sintetizzato l’ambientalista statunitense.

A conti fatti Augusta ha innegabilmente intrapreso un ottimo percorso verso la sostenibilità. Si è iniziato con la formazione per il compostaggio nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle parrocchie e nella casa di Reclusione (a cura Associazione Rifiuti Zero Sicilia, IRSAAT, Marco Terranova e Manuela Trovato ). Sono stati previsti incentivi economici per i cittadini che decidono di iniziare il compostaggio domestico (Comune di Augusta). È stata avviata un’opera di sensibilizzazione rivolta ai commercianti e ai ristoratori per la lotta allo spreco alimentare, per l’utilizzo di prodotti a Km 0 con imballaggi poco impattanti  (con Svimed e Ambiente Italia). Anche la Pubblica Amministrazione è stata coinvolta attivamente aumentando la consapevolezza sia nel momento dell’acquisto che dell’utilizzo di beni preziosi come la carta (con Impact Hub Siracusa). È stato incentivato il consumo della acqua pubblica attraverso la pubblicazione delle analisi chimiche e microbiologiche che ne certificano la potabilità (azione realizzata con la partecipazione degli studenti dell’Istituto Superiore Ruiz e Megara, IRSAAT e Comune di Augusta). Ed infine è in cantiere un centro di riuso e riparazione per offrire una seconda vita ai beni di consumo.

Regione Puglia, approvata legge contro gli sprechi alimentari. Mennea: ‘Un aiuto ai nuovi poveri’

“Finalmente diamo regole certe per la raccolta dei generi alimentari non più idonei alla commercializzazione o alla ristorazione e anche dei farmaci, ma ugualmente buoni e utili per una distribuzione alle famiglie o ai singoli. Creiamo una rete virtuosa che potrà dare un aiuto ai nuovi poveri, persone che a causa della disoccupazione o anche di una separazione familiare hanno difficoltà ad avere il necessario per vivere. In questo senso le politiche sociali del nostro Governo regionale trovano la loro più piena attuazione”.

Lo ha detto Ruggiero Mennea, consigliere regionale Pd e componente della quarta commissione, venerdì 5 maggio dopo l’approvazione all’unanimità in aula della legge su “Recupero e riutilizzo di eccedenze alimentari” della quale è primo firmatario (a sottoscriverla anche i colleghi Mazzarano, Blasi, Caracciolo. Lacarra, Pentassuglia, Campo, Abaterusso, Romano, Colonna, Pellegrino). La norma è in linea con quella nazionale, nota come ‘legge Gadda’, entrata in vigore lo scorso settembre.

La ‘legge Mennea’ propone, in sette articoli, forme di intervento per valorizzare l’attività di solidarietà e beneficenza svolta dai soggetti coinvolti, attraverso la raccolta e la redistribuzione dei generi alimentari non idonei alla commercializzazione ma commestibili per l’uomo o adatti all’alimentazione animale; dei pasti non serviti dagli esercizi di ristorazione autorizzati; delle eccedenze della giornata e anche dei prodotti agricoli non raccolti, che altrimenti verrebbero destinati alla distruzione; dei prodotti farmaceutici. Le eccedenze alimentari o agroalimentari e quelle di farmaci possono, così, essere destinate gratuitamente alle fasce fragili della società, ormai sempre più ampie, attraverso l’attività di raccolta di onlus, cooperative, organizzazioni ed associazioni caritative e di beneficienza. Non secondario sarà il ruolo del mondo agricolo accanto a quello della grande distribuzione.

Numerosi i soggetti attuatori (comuni, enti privati e pubblici, imprese produttrici, imprese di distribuzione, imprenditori agricoli e farmacie) impegnati tutti in una grande impresa di solidarietà coordinata da un tavolo regionale. L’attivazione degli interventi è sostenuta da una dotazione finanziaria di 600.000 euro. L’obiettivo è di recuperare la quota regionale dei circa 5,6 milioni di tonnellate su base nazionale di eccedenze alimentari tra settore primario, trasformazione, distribuzione, ristorazione e consumo che altrimenti verrebbero smaltite come rifiuti. Infatti un articolo aggiuntivo, su proposta del M5S, introduce la previsione per i Comuni di riduzioni tariffarie della tassa sui rifiuti per le attività di produzione e distribuzione di beni alimentari che compendino interventi per la riduzione degli sprechi alimentari.

Inoltre rientrano tra le risorse la distribuzione sul territorio, anche gli alimentari confiscati idonei al consumo umano o alimentare, come da emendamento proposto dal consigliere Cosimo Borraccino (Si). Prevista la promozione di iniziative di sensibilizzazione della popolazione e anche di un tavolo regionale (composto da Anci, associazioni del terzo settore, Città metropolitana e Province) per coordinare le iniziative previste dalla legge e quelli del pronto intervento sociale. Negli appalti per la ristorazione collettiva gestiti dalla Regione o da enti controllati verranno, inoltre, previsti criteri preferenziali in favore delle imprese che garantiscono il minor volume di sprechi alimentari e il loro recupero per l’alimentazione umana o animale.  “Questa legge – ha concluso – vuole rappresentare un gesto semplice che ha una forte valenza sociale, culturale, ambientale e umana. Ci auguriamo di trovare, per questo, la collaborazione di tutti”.

Fonte: Eco dalle Città

Comuni Ricicloni: aperte le iscrizioni per la XXIV edizione

L’iniziativa di Legambiente, patrocinata dal Ministero dell’Ambiente, premia le comunità locali, amministratori e cittadini, che hanno ottenuto i migliori risultati nella gestione dei rifiuti: raccolte differenziate avviate a riciclaggio, ma anche acquisti di beni, opere e servizi, che abbiano valorizzato i materiali recuperati da raccolta differenziata.

Comuni Ricicloni è un importante momento di verifica e di comunicazione degli sforzi compiuti per avviare e consolidare la raccolta differenziata, e, in prospettiva più ampia, un vero e proprio sistema integrato di gestione dei propri rifiuti, da parte di Comuni, Unioni di Comuni, Comunità Montane e Consorzi.

Come aderire? Comuni, Unioni di Comuni, Comunità Montane dovranno comunicare i propri dati attraverso:

* la compilazione della scheda di partecipazione on line, oppure
* scaricando il pdf da compilare a mano e inviare via fax al numero 02.97699303.

I Consorzi dovranno, invece, obbligatoriamente utilizzare:
* file excel opportunamente predisposto, senza apportare modifiche in nessuna sua parte, e trasmetterlo all’indirizzo di posta elettronica comuniricicloni@legambiente.it.

Le adesioni devono pervenire, tassativamente, entro il 5 maggio 2017. Al fine di inviare i dati correttamente si invita ad una attenta lettura del bando di partecipazione.

Infine, qualche spiegazione sulla riduzione dei rifiuti indifferenziati prodotti: viene confermato il criterio premiante per entrare nelle graduatorie, i Comuni, oltre ad aver raggiunto la soglia di legge del 65% di raccolta differenziata, dovranno aver prodotto un quantitativo di rifiuto indifferenziato inferiore o uguale ai 75 Kg/abitante/anno.

Fonte: Achab Group

Olanda, a un anno dalla nuova legge l’uso dei sacchetti in plastica è sceso del 71%

Secondo un sondaggio commissionato dal Ministero delle Infrastrutture e Ambiente olandese, l‘uso dei sacchetti monouso in plastica è sceso del 71% dal gennaio 2016, da quando in pratica il governo ha deciso di istituire il divieto di cessione gratuita dei sacchetti in plastica monouso.

I dati sono stati diffusi direttamente dalla ministra dell’ambiente Sharon Dijksma, e raccontano di come grazie all’introduzione del divieto i comportamenti degli olandesi in un anno siano cambiatidrasticamente. Infatti circa il 60% dei clienti di panettieri e macellai porta con se una borsa riutilizzabile quando va a fare acquisti, mentre la percentuale scende al 40% peri clienti della grande distribuzione.

Come già accaduto in Irlanda e Gran Bretagna, anche in Olanda la maggior parte dei commercianti e rivenditori ha sposato lo spirito della legge contro i sacchetti monouso e, nel giro di dodici mesi, ha sostituito i comuni sacchetti in plastica con sacchetti riutilizzabili in carta o in tela. Mentre solo il 3 per cento dei venditori ambulanti e il 5 per cento dei grandi magazzini continuano a offrire ai propri clienti sacchetti in plastica monouso. Sempre secondo i dati diffusi dalla ministra Dijksma, gli ambulanti fanno pagare ai propri clienti una media di 6,9 centesimi a sacchetto di plastica, mentre la cifra sale nella grande distribuzione fino a 10 centesimi per sacchetto. In casi eccezionali, come verificato dal ministero, un sacchetto di plastica può costare fino a 29 centesimi.

Un altro dato che giustifica l’entusiasmo della ministra è relativo alla composizione dei rifiuti prodotti e abbandonati dagli olandesi, Infatti dalle analisi e dai controlli condotti dal ministero risulta un calo del 40% del numero di sacchetti di plastica abbandonati: “Non solo sono meno sacchetti in commercio – ha commentato la ministra Sharon Dijksma – ma il divieto ha portato ad una riduzione tangibile della quantità di rifiuti di plastica sulle strada e in acqua”.

La legge olandese contro i sacchetti in plastica

Dal 1 ° gennaio 2016 i commercianti olandesi non possono più cedere gratuitamente al cliente sacchetti in plastica ma possono solamente venderlo. Il divieto di cessione gratuita è esteso a tutti i tipi di sacchetti in plastica, di plastica riciclata, biodegradabili e compostabili. Il divieto non si applica ai soli sacchetti in plastica per la protezione dei prodotti alimentari.

Inoltre il governo olandese non ha fissato un prezzo, o una tassa come è accaduto per esempio in Gran Bretagna o Irlanda, ma se da un lato ha lasciato i commercianti liberi di fissare il prezzo di ricarica per ogni singolo sacchetto, dall’altro ha consigliato ai negozianti “un prezzo raccomandato” di 0,25 centesimi di euro per sacchetto. Inoltre il sacchetto è assoggettato a suo volta ad una imposta sul valore aggiunto (Iva) del 21% di IVA così da obbligare il commerciante a dover indicare il prezzo (e quindi la cessione non gratuita) all’interno dello scontrino.

Fonte: Eco dalle Città