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Dal bidone dei rifiuti spunta un tesoro: il riciclo vale 6,5 miliardi di euro

E’ il beneficio ottenuto in termini di minor import di materia prima grazie al recupero degli scarti. Secondo i dati del Was, il Waste Strategy Report 2016, i 75 top player dei rifiuti urbani hanno un fatturato quasi tre volte maggiore di quello del calcio italiano

Economia circolare: prove di crescita. I primi frutti dell’aumento della raccolta differenziata cominciano a vedersi. Il riciclo aiuta in modo significativo la bilancia dei pagamenti italiana: si evitano importazioni di materie prime per 6,5 miliardi di euro. E i 75 maggiori operatori nell’ambito dei rifiuti urbani sono arrivati a un fatturato di 9,7 miliardi di euro, quasi tre volte quello del calcio italiano.

Sono alcuni dei numeri contenuti nel Was, il Waste Strategy Report 2016 presentato da Althesys, società di ricerca in campo ambientale ed energetico. Il settore cresce e c’è un notevole potenziale di occupazione perché ad esempio nel Meridione 2,3 milioni di tonnellate di scarti organici non vengono raccolti in maniera differenziata e quindi non sono trasformati in compost o energia.

“L’evoluzione delle politiche dei rifiuti in direzione dell’economia circolare stanno trasformando profondamente il settore del waste management: le dimensioni del business aumentano e il perimetro delle varie filiere si allarga”, si legge nel rapporto. “E’ un processo che stimola l’innovazione e crea nuovi mercati”.

Per l’Italia, un paese in cui le materie prime non abbondano, lo sviluppo del settore industriale basato sul recupero dei materiali può rappresentare una spinta importante anche in termini occupazionali. Secondo i calcoli della Ue spingendo sull’economia circolare l’Italia entro il 2025 potrebbe portare il beneficio economico a 12 miliardi di euro l’anno grazie al risparmio di materie prime. E, a livello continentale, la posta in gioco – secondo le stime della Commissione europea – è costituita da 580 mila posti di lavoro e da un taglio di circa il 3% delle emissioni serra.

“Finora la carenza di aziende con strutture adeguate ha frenato, soprattutto al Sud, lo sviluppo dell’industria del riciclo”, spiega Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys. “Inoltre ci sono anche ostacoli normativi che hanno rallentato il pieno utilizzo delle materie prime seconde, cioè dei rifiuti trattati in sicurezza e trasformati. Ma cominciano a moltiplicarsi segnali incoraggianti”.

Ad esempio nel settore cartario la produzione di materie prime seconde da raccolta differenziata è quasi raddoppiata passando dal 26% del 2000 al 47,7% del 2015. Per lo sviluppo futuro molto dipenderà da alcuni decreti in ballo. Ad esempio quello sulla tariffa puntuale (in modo da far pagare meno ai cittadini virtuosi e di più a chi butta tutto nell’indifferenziata). E quelli sull’end of waste, che facilitano il processo di recupero stabilendo con chiarezza quando un rifiuto cessa di essere tale e si trasforma in materia prima seconda.

Fonte: Antonio Cianciullo per Repubblica.it

Istat, qualità dell’ambiente urbano: che fine ha fatto il GPP?

Solo 26 capoluoghi su 116 adottano tutti i Criteri ambientali minimi previsti dalla legge per i propri beni e servizi

L’economia circolare in Italia si predica molto ma si pratica poco, come conferma anche l’ultimo rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano – diffuso oggi da Istat. Nel dossier, che prende in esame i 116 capoluoghi di provincia (o città metropolitane) italiani, l’Istituto nazionale di statistica affronta sia il tema della gestione dei rifiuti urbani – che, ricordiamo, sono appena un quarto del totale – sul territorio, sia la performance dei municipi in fatto di acquisti verdi (o Gpp): un fattore chiave che ricomprende anche l’acquisto di prodotti in materiali riciclati.

«Sul fronte della gestione dei rifiuti urbani – osserva l’Istat –, nonostante la generalità delle amministrazioni abbia investito nell’incremento della raccolta differenziata, si è ancora lontani dall’obiettivo nazionale del 65% (la media dei capoluoghi, nel 2014, superava di poco il 38%)». A crescere è anche la modalità di raccolta differenziata porta a porta, ormai presente – in varie modalità – in tutti i comuni analizzati tranne Trieste e Crotone, ma il rapporto sottolinea come «le misure adottate dalle amministrazioni per migliorare la qualità dell’ambiente urbano, nonostante la loro moltiplicazione, non riescono a incidere significativamente su alcune criticità strutturali», tra le quali spicca proprio – insieme ai servizi idrici e al contenimento delle emissioni – la «gestione dei rifiuti». La raccolta differenziata rimane uno strumento essenziale, ma sterile se fine a sé stesso: è determinante aumentarne la qualità oltre la quantità, e finalizzarla all’effettivo riciclo dei materiali raccolti, per poi re-immetterli sul mercato.

Un punto, quest’ultimo, assai dolente per le amministrazioni pubbliche italiane. «L’adozione dei criteri ambientali minimi (Cam), cui l’amministrazione può scegliere di attenersi nelle pratiche di acquisto – i cosiddetti acquisti verdi (Gpp) – favorisce lo sviluppo di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale, attraverso la leva della domanda pubblica», ricordano dall’Istat, sottolineando che si tratta di un «parametro molto rilevante, anche alla luce dell’evoluzione normativa». Le lacune iniziano però già a livello nazionale, dato che in Italia la normativa in merito «è riassunta nel Piano d’azione nazionale per gli acquisti verdi (Pan Green public procurement), aggiornato con D.M. 10 aprile 2013». Da allora il ministero dell’Ambiente sta ancora «progressivamente procedendo alla pubblicazione dei decreti attuativi per tutte le tipologie di acquisto da parte della Pa».

Anche dai dati raccolti a livello municipale risulta che solo 79 comuni su 116 adottano i Cam per almeno alcune tipologie di beni e servizi acquistati, ed appena 26 comuni (poco più di un quarto del totale) dichiara di adottare i Cam al momento previsti per i propri acquisti di beni e servizi. Un po’ poco, con una scarsa propensione all’acquisto sostenibile da parte dei comuni in vari ambiti: su 17.500 veicoli a motore in dotazione alle amministrazione, quelli elettrici o ibridi sono in media il 4,1% (comunque in aumento del 19,2% sul 2014), quelli a metano l’82%, a Gpl il 5%. Il restante 82,8% è a benzina o gasolio. «Molti capoluoghi non hanno effettuano acquisti di mezzi di trasporto – sottolineano però dall’Istat – e quindi non hanno potuto sostituire quelli più inquinanti».

Anche l’austerità dunque fa male all’ambiente, ma è necessario riconoscere come senza la diffusione capillare degli acquisti verdi (pur previsti per legge), soprattutto nel mercato dei materiali riciclati che necessitano ancora di adeguato sostegno pubblico, rimarrà inesorabilmente aperto l’anello fondamentale nella catena dell’economia circolare. Quello che permette di chiudere realmente il cerchio ri-acquistando i materiali prima raccolti in modo differenziato con impegno (e costi economici) dalla cittadinanza e infine riciclati entro le varie filiere industriali.

Fonte: Green Report

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente

Turismo a rifiuti zero. E’ questa la sfida lanciata nel convegno tenutosi a San Vito lo Capo in conclusione di una tre giorni di eventi a tema.
Fra gli altri ad alternarsi sul podio dell’oratore gli esperti di fama internazionale Salvatore Genova (direttore tecnico di ESPER), Enzo Favoino (coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe) e Walter Giachetti (direttore della divisione ambiente di Etra spa). Presenti i sindaci di San Vito Lo Capo, di Isola delle Femmine e di Paceco, quest’ultimo anche nella qualità di presidente dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini, Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, Giuseppe D’Angelo, presidente di Rifiuti e Spreco Zero Onlus, che ha l’esperienza di Isola delle Femmine e i risultati raggiunti nella raccolta differenziata. Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda con sindaci e tecnici comunali per fare il punto della situazione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.

Il convegno ha preso le mosse, a partire dai buoni esempi già presenti anche in Sicilia, da quello che già amministrazioni, comunità, attività possono fare ‘dal basso’ per migliorare la propria gestione dei materiali post consumo e, con essa, migliorare le proprie economie e i costi connessi, creando anche lavoro, oltre alla sostenibilità ambientale. Vista la congiuntura regionale delicata, è stata anche l’occasione per sviluppare qualche riflessione in merito agli errori passati, alle previsioni dei Piani vigenti ed a come uscirne.

Rassegna stampa

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente – Trapani Oggi

PER UNA SICILIA TURISTICA A RIFIUTI ZERO – Telesud

Esperti di fama internazionale ad Isola delle Femmine e San Vito per una Sicilia turistica a Rifiuti Zero – Cinisi On Line

RASSEGNA STAMPA – Avviata la differenziata Controllati i sacchetti…

LAMPEDUSA. Sono scattati i controlli per la raccolta differenziata sulla più grande delle Pelagie.
Ieri mattina i vigili urbani di Lampedusa con in testa il comandante Piera Macaluso unitamente all’ingegnere Salvatore Genova direttore dell’esecuzione del contratto di igiene urbana e direttore tecnico della
Esper, hanno controllato e contravvenzionato diversi titolari di bar e rosticcerie che avevano lasciato i rifiuti sulla centrale via Roma e sulle due
piazze principali dell’isola.
“Abbiamo controllato minuziosamente i sacchi dei rifiuti che erano stati lasciati per strada e sulle piazze dell’isola, risalendo così a coloro i quali li avevano lasciati – ha detto il direttore Salvatore Genova – bisogna seguire le norme che riguardano la raccolta differenziata minuziosamente, solo così potremo avere un servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti efficiente e anche un risparmio per la collettività. Rifaremo i controlli tutti i giorni”.
In Via Roma si sono viste scene da panico dal momento che prima di ieri, raramente erano stati fatti dei controlli per i rifiuti e da sempre e come da
abitudine, montagnole di rifiuti indifferenziati, vengono lasciati ai margini dei marciapiedi o peggio ancora delle due piazze centrali dell’isola. I netturbini,
un po per quieto vivere ma anche un po per abitudine, non hanno mai protestato con coloro i quali da sempre lasciano i rifiuti per strada senza
considerare minimamente le regole legate agli orari per il conferimento e tanto meno, a differenziare i rifiuti. A Lampedusa come in buona parte dei
comuni del resto della Sicilia la raccolta differenziata è fondamentale per riuscire ad avere un servizio migliore e un costo per la raccolta di gran lunga inferiore che dei rifiuti indifferenziati.

 

Fonte: La Sicilia

Basta rifiuti: in Svezia sgravi fiscali a chi ripara anziché buttare

Hai una bicicletta rotta? Una lavatrice da cambiare? Uno smarthpone da rottamare? Se abiti in Svezia pensaci due volte prima di correre a comprare un prodotto nuovo, relegando il vecchio al cassonetto. Il governo svedese è intenzionato ad incentivare l’economia circolare, mostrando come dalle buone pratiche tutti possano ottenere un guadagno tangibile. Come? Predisponendo delle agevolazioni fiscali per quanti decideranno di riparare gli oggetti rotti anziché trasformarli in rifiuti.

La proposta di legge, presentata ieri in parlamento, se approvata introdurrebbe nuove misure fiscali a favore del recupero di abiti, calzature, bici ed elettrodomestici. “In questo modo siamo convinti di poter abbassare notevolmente i costi e quindi rendere economicamente più razionale la scelta di riparare la merce”, ha spiegato Per Bolund, ministro svedese delle Finanze.

L’idea contenuta nella proposta normativa è quella di tagliare l’aliquota IVA sulle riparazioni di biciclette, vestiti e scarpe dal 25% al 12%; si introdurrebbe la possibilità di chiedere un rimborso del costo delle riparazioni di elettrodomestici quali frigoriferi, forni, lavastoviglie e lavatrici, da scaricare sull’imposta sul reddito. Per Bolund la misura ridurrebbe di oltre il 10% le spese sostenute, stimolando il mercato nazionale del recupero.

Gli incentivi sono parte degli sforzi del governo per ridurre la propria impronta di carbonio. Nonostante, complessivamente, la nazione abbia ridotto del 23% le proprie emissioni di CO2 (rispetto a valori del 1990), quelle legate al consumo hanno continuato a crescere.
“Le emissioni dei gas serra che influenzano il clima sono in diminuzione, ma quelle da consumo sono in aumento”, afferma Bolund. “Ma assistiamo ad un crescente interesse verso un consumo più sostenibile da parte del consumatore svedese e questo è un modo con cui il governo può renderlo più accessibile.”
La proposta sarà presentata in parlamento come parte del disegno di legge sul bilancio di governo e, se approvato a dicembre di quest’anno, diventerà legge dal 10 gennaio 2017.

Fonte: Rinnovabili.it

In Francia dal 2020 stop a stoviglie in plastica usa e getta

Enzo Favoino, coordinatore scientifico Zero Waste Europe, spiega ad Eco: “La norma consente l’uso di stoviglie usa e getta compostabili ma chiede che siano certificate come compostabili in sistemi di compostaggio domestico. Potrebbe passare il messaggio che si possano degradare in condizioni naturali, quindi abbandonandole nell’ambiente”

In Francia nel 2020 scatterà il divieto di produzione, vendita e cessione gratuita di stoviglie monouso di plastica. La legge da poco entrata in vigore fa parte delle misure approvate nel luglio scorso nel quadro della “Transizione energetica per la crescita verde” scaturita dalla conferenza sul clima di Parigi del dicembre 2015, la Cop21. Si tratta della stessa legge con la quale nei mesi scorsi sono stati definiti termini e condizioni per il divieto degli shopper monouso in plastica, legge che ha seguito le norme di quella analoga Italiana adottata qualche anno fa.
In merito, abbiamo intervistato Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe, uno dei massimi esperti su gestione dei materiali post consumo, riduzione e raccolta differenziata, e da sempre attento ai temi della riduzione delle plastiche e degli standard di settore per la loro sostituzione (standard alla cui definizione ha peraltro partecipato, all’inizio degli anni 2000). “La Francia è il primo paese al mondo a vietare le stoviglie monouso in plastica – dice Favoino – e questo è certamente uno sforzo importante. Lavorando da sempre per superare la cultura dell’usa e getta non possiamo che gioire per questo primo importantissimo segnale, sperando che venga seguito presto dall’Italia (primo paese ad adottare il divieto sugli shopper in plastica) e da altri paesi. Va comunque sottolineato che il provvedimento presenta delle criticità nelle definizioni delle esenzioni e nelle previsioni accessorie, criticità che rischiano di generare confusione”.
Il testo definisce l’elenco dei prodotti – tazze, bicchieri e piatti – che hanno nella plastica la componente strutturale principale, e che verranno vietati, ma consente l’uso di stoviglie usa e getta compostabili. “Il che – spiega Favoino – ha una sua ragione, ad esempio per l’uso in eventi o servizi catering in cui per motivi logistici non è possibile organizzare il lavaggio, o ancora per lo street food in occasione di fiere ed eventi. Ma il problema – aggiunge – è che la disposizione francese richiede che tali manufatti siano compostabili in sistemi di compostaggio domestico”. Favoino sottolinea come questo generi confusione. Perché la ragione, ed il destino, dello stovigliame compostabile non è quello di venire poi incorporato in sistemi di compostaggio domestico, ma di essere un requisito per l’integrazione nei circuiti di raccolta differenziata, destinati poi a centri di compostaggio: “il requisito della compostabilità nei sistemi di compostaggio domestico, oltre a non rispondere a situazioni concrete, tende a generare un messaggio distorto, ossia che il manufatto si possa degradare in condizioni naturali e questo può fare pensare che il requisito della compostabilità sia una risposta all’abbandono nell’ambiente. Così non è e va sottolineato con forza, e tenuto a mente per sperabili disposizioni analoghe in Italia o altrove: la compostabilità non è una soluzione al littering, ma uno strumento per l’integrazione  nei circuiti di raccolta differenziata. Solo in tali condizioni, catering senza sistemi di lavaggio o distribuzione di street food, il compostabile ha una sua ragione d’essere”
La norma richiede poi che i manufatti siano realizzati con materiali bio-based (cioè da fonti rinnovabili) per tutto o in parte. Nello specifico ammette prodotti che contengano un 50% minimo di materiali bio-based nel 2020 ed un minimo di 60% nel 2025. “E’ solo un requisito ancillare, non centrale – spiega Favoino – ma anche  questo potrebbe generare confusione, perché molti potrebbero confondere bio-based con biodegradabile e viceversa, e così non è. Il requisito di componenti bio-based può avere significato nel medio e lungo termine, per una riduzione della dipendenza da materie fossili, ma la condizione primaria da tenere a mente è anzitutto che il manufatto risponda ai requisiti di compostabilità come da standrad europeo EN 13432, che da tempo costituisce il riferimento per l’incorporazione nei sistemi di compostaggio.”

Fonte: Eco dalle Città

 

Economia circolare, “recuperare i rifiuti può valere fino a 4.500 miliardi di dollari. L’alternativa? Un ambiente devastato”

Il saggio Circular economy – Dallo spreco al valore, di Peter Lacy, Jakob Rutqvist e Beatrice Lamonica, delinea un modello economico basato sull’uso efficiente delle risorse e l’eliminazione degli sprechi. La Commissione Ue ha calcolato che così facendo il pil del continente potrebbe aumentare “fino al 3,9%”. Ci sono già casi virtuosi, sia tra le onlus sia nel profit
Non solo buone notizie per l’ambiente, ma anche un impatto positivo per l’economia stessa. Con una crescita potenziale, da qui al 2030, che può valere 4.500 miliardi di dollari a livello globale. Sono le opportunità aperte dall’economia circolare, secondo il libro Circular economy – Dallo spreco al valore (edizioni Egea) scritto da Peter Lacy, Jakob Rutqvist e Beatrice Lamonica, dirigenti della divisione Sustainability services della società di consulenza Accenture. D’altra parte, sostengono gli autori, non è più sostenibile continuare con l’attuale modello economico del “prendere, produrre e buttare“: se non cambieremo registro, ci troveremo con un ambiente devastato, un’impennata dei prezzi e sommersi dai rifiuti. In Italia, la strada indicata nel saggio è già stata imboccata con successo da diverse onlus e anche da qualche azienda profit.
Ma nel concreto cosa si intende per economia circolare? Si tratta un sistema ideato per rigenerarsi in autonomia, dove i rifiuti diventano risorsa. “Nella circular economy, – si legge nel volume – le imprese puntano a crescere senza fare affidamento sull’estrazione e sul consumo di risorse della Terra, senza sprecare energia, senza generare un flusso costante di prodotti che finiscono in discarica o danneggiano l’ambiente in altro modo”.
Insomma, una strada maestra per preservare il pianeta. Ma anche, sottolineano gli autori, per dare una spinta all’economia, con una crescita potenziale stimata appunto in 4.500 miliardi di dollari nei prossimi 15 anni. Nel dettaglio, gli esperti prevedono che 1.700 miliardi possano derivare dall’eliminazione di risorse sprecate, introducendo energia rinnovabile e combustibili, agenti chimici e materiali di natura biologica. A questi si aggiungono 1.300 miliardi risultato dell’incremento del riciclo e del recupero di componenti ed energia, 900 miliardi ricavati cancellando gli sprechi nei cicli di vita dei prodotti, rimettendo sul mercato, rigenerando, riparando. Infine, si potranno ottenere 600 miliardi di dollari grazie allo sviluppo di pratiche di condivisione, comproprietà, coutilizzo.
Anche la Commissione europea, in un rapporto del 2014, ha stimato che grazie all’economia circolare “un uso più efficiente delle risorse lungo l’intera catena di valore potrebbe ridurre il fabbisogno di fattori produttivi materiali del 17-24% entro il 2030, con risparmi per l’industria europea dell’ordine di 630 miliardi di euro l’anno”. E ancora, il settore “potrebbe realizzare notevoli risparmi sul costo delle materie e innalzare potenzialmente il Pil dell’Ue fino al 3,9%”.
Quella dell’economia circolare, fanno capire gli autori del volume, sarà presto una scelta obbligata. “L’attuale sistema economico è insostenibile – scrivono Lacy, Rutqvist e Lamonica – La crescita economica, considerata a suo tempo una panacea contro una gamma di mali, è oggi la fonte dei problemi più spinosi del pianeta”. Gli autori ricordano che  “molti esperti pensano che le commodity fondamentali (petrolio, rame, cobalto, litio, argento, piombo e stagno) rischino di esaurirsi tra 50-100 anni”. Ma tra le risorse sempre più carenti c’è anche l’acqua: nel 2050, oltre il 40 per cento della popolazione mondiale (quasi 4 miliardi di persone) vivrà in zone afflitte da una grave carenza d’acqua”. Interventi umani, quali l’incremento dei gas serra e l’utilizzo dei fertilizzanti nelle coltivazioni, “stanno minacciando i serbatoi di assorbimento planetari”, cioè foreste, atmosfera, oceani.
Al quadro si aggiunge la questione rifiuti, che gli studiosi trattano in un capitolo intitolato “Sommersi dalla spazzatura”. Se continueremo con l’attuale modello di crescita, sostengono gli autori, entro il 2025 i rifiuti urbani aumenteranno di oltre il 75% e quelli industriali del 35%. E finora siamo arrivati a quota 11 miliardi di tonnellate di scarti generati in un anno. Gli esperti prevedono “tensioni sui mercati delle commodity e una volatilità degli stessi, oltre a situazioni di stress in relazione all’acqua e alla sicurezza dei generi alimentari, il che creerebbe tensioni geopolitiche e instabilità”.
Così il libro indica l’economia circolare come la via per evitare uno scenario tutt’altro che rassicurante. E alcune realtà hanno già intrapreso questa strada. Come nel caso della cooperativa sociale Alpi di Trento, che porta avanti il progetto Ausili Off. In precedenza, la Provincia di Trento cedeva ausili sanitari (stampelle, deambulatori, sostegni per il bagno) alla società perché li smaltisse. Poi la cooperativa ha deciso di recuperare i materiali sia mettendoli a disposizione attraverso un’attività filantropica in Paesi del Sud del mondo sia rimettendoli in vendita sul mercato locale.
A Matera, invece, il consorzio La città essenziale ha realizzato il progetto “Energia solidale“. Si tratta di installare impianti fotovoltaici o realizzare interventi di efficientamento energetico che permettono alle amministrazioni pubbliche di risparmiare energia e ridurre l’impatto ambientale: le risorse economiche risparmiate sono interamente reinvestite in servizi di welfare per la comunità.
Infine, esempi virtuosi di economia circolare si trovano anche presso le aziende profit. E’ il caso di CartaCrusca, il progetto realizzato da Barilla e dalla cartiera Favini. La frazione di crusca derivante dalla macinazione del grano Barilla è consegnata alla cartiera, che trasforma il materiale di scarto in carta di alta qualità, usata dal marchio della pasta per realizzare packaging ma anche documenti istituzionali

Fonte: Il Fatto Quotidiano

SERR 2016 – Definite date e temi: riduciamo l’impatto degli imballaggi

Si terrà dal 19 al 27 novembre 2016 l’ottava edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR), che avrà quale tema specifico annuale: “come ridurre e riciclare correttamente gli imballaggi e favorire l’eco-design degli stessi”. Lo annuncia il Comitato promotore nazionale della SERR, composto da CNI Unesco, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Utilitalia, Anci, Città Metropolitana di Torino, Città Metropolitana di Roma Capitale, Legambiente e AICA, con E.R.I.C.A. Soc. Coop. ed Eco dalle Città in qualità di partner tecnici.

Ci si potrà iscrivere alla SERR 2016 da martedì 1 settembre a sabato 4 novembre, collegandosi al sito www.ewwr.eu e registrando la propria azione. Per maggiori informazioni sulle modalità d’iscrizione verrà anche attivata una pagina dedicata sul sito www.envi.info.

Il focus di quest’anno sarà dedicato agli imballaggi, a partire dall’ottimizzazione nell’uso di materiale per avvolgere/contenere i beni, grazie a un processo virtuoso di eco-design, fino al corretto riciclo degli stessi, in un’ottica di Economia Circolare.

L’accento verrà quindi posto sulle buone pratiche di raccolta differenziata; sulle filiere del riciclo, garantite da CONAI e dai Consorzi di Filiera (CiAl per l’alluminio, Comieco per la carta, Corepla per la plastica, CoReVe per il vetro, Ricrea per l’acciaio e Rilegno per il legno) e sul minore ricorso a materie prime grezze, chiedendo ai partecipanti di sviluppare azioni che promuovano idee e abitudini finalizzate a ridurre i rifiuti prodotti, fin dalla fase di acquisto di beni, e/o a rendere migliore la raccolta differenziata e il riciclo più semplice, efficace ed efficiente.

Nel creare la propria azione ci si potrà sbizzarrire: informazioni più dettagliate su com’è strutturata la SERR e sulle modalità d’adesione saranno fornite sulla pagina Facebook ufficiale dedicata all’evento o scrivendo a serr@envi.info, insieme ad esempi pratici di possibili azioni da implementare.

La “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti” è nata all’interno del Programma LIFE+ della Commissione Europea con l’obiettivo primario di sensibilizzare le istituzioni, gli stakeholder e i consumatori circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti delineate dall’Unione Europea e che gli Stati membri sono chiamati ad attuare.

Il crescente successo dell’iniziativa ha portato nel 2015 i 33 Paesi partecipanti a mettere in campo a livello europeo circa 12.000 azioni, di cui 5.286 in Italia (primato continentale per il quinto anno consecutivo).

Anche per il 2016 l’obiettivo sarà coinvolgere il più possibile Pubbliche Amministrazioni, Associazioni e Organizzazioni no profit, Scuole, Università, imprese, Associazioni di categoria e singoli cittadini a proporre azioni volte a prevenire, ridurre o riciclare correttamente i rifiuti a livello nazionale e locale.

Ulteriori dettagli sulle precedenti edizioni sono disponibili sul sito internet ufficiale italiano www.menorifiuti.org

#SaveTheDate – Esperti di fama internazionale ad Isola delle Femmine e San Vito per una Sicilia turistica a Rifiuti Zero

Da Isola delle Femmine e San Vito Lo Capo parte la riscossa della Sicilia per una regione turistica finalmente libera dai rifiuti. Enti pubblici, associazioni ambientaliste locali e partner del settore della raccolta differenziata a livello nazionale ed internazionale si sono uniti per la realizzazione di tre giornate di eventi che vedranno protagonisti esperti nel settore di fama nazionale e internazionale.

isola-delle-femmineIl programma sarà inaugurato,venerdì 7 ottobre alle ore 9, dalla eco-traversata a nuoto da Cinisi a Isola delle Femmine di Enzo Favoino, coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe, inserito tra i 50 “Pionieri del Riciclo” scelti a livello nazionale. Favoino attraverserà il golfo nuotando per circa 9 chilometri dal tratto di mare antistante l’aeroporto Falcone-Borsellino fino ad Isola delle Femmine con l’intento di sensibilizzare sulla pulizia del litorale e sulla raccolta differenziata. Durante la nuotata saranno coinvolte le associazioni e le scuole dei vari paesi del golfo (Cinisi, Carini, Capaci, Isola delle Femmine) che saranno impegnate nella pulizia del litorale. “Sarà una giornata di sensibilizzazione e di azione collettiva”, spiega Enzo Favoino, “il tema sta diventando uno degli assi portanti, ed un importante strumento di promozione, delle iniziative globali di lotta al ‘littering’,  l’imbrattamento di mari,  litorali,  campagne e boschi con rifiuti, plastici ma non solo. Iniziative che intendono convergere, a medio termine, in una grande giornata mondiale di ‘Clean up’, di pulizia dell’ambiente, nel Settembre 2018, in cui si mira, per iniziativa del network Mondiale ‘Let’s do it, world’ a coinvolgere 380 milioni di persone (5% della popolazione mondiale) in un evento planetario”.

san-vito-lo-capoL’evento clou del programma si svolgerà invece sabato 8 ottobre, a San Vito Lo Capo, presso il centro “Padre Anselmo Caradonna”, dove, a partire dalle 10 del mattino, si terrà un incontro-dibattito sul tema “Turismo e raccolta differenziata”. L’appuntamento vedrà la partecipazione di esperti di fama nazionale ed internazionale nel campo della raccolta differenziata tra cui Enzo Favoino, Walter GiacettiSalvatore Genova. Saranno presenti i sindaci di San Vito Lo Capo, di Isola delle Femmine e di Paceco, quest’ultimo anche nella qualità di presidente dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini, nonché Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, e Giuseppe D’Angelo, presidente di Rifiuti e Spreco Zero Onlus, che racconterà l’esperienza di Isola delle Femmine e i risultati raggiunti nella raccolta differenziata. A moderare l’incontro sarà il giornalista Max Firreri. Nel pomeriggio è prevista una tavola rotonda con sindaci e tecnici comunali per fare il punto della situazione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.

“Il convegno prende le mosse, a partire dai buoni esempi già presenti anche in Sicilia, da quello che già amministrazioni, comunità, attività possono fare ‘dal basso’ per migliorare la propria gestione dei materiali post consumo (quelli tradizionalmente definiti “rifiuti” ma che rifiuti non devono essere considerati fino a quando sono suscettibili di valorizzazione) e con essa, migliorare le proprie economie ed i costi connessi, creando peraltro lavoro, oltre alla sostenibilità ambientale”, spiega Enzo Favoino, “ma certamente, vista la congiuntura regionale delicata, sarà anche l’occasione per sviluppare qualche riflessione in merito agli errori passati, alle previsioni dei Piani vigenti ed a come uscirne”. Dello stesso parere è Walter Giacetti: “È un iniziativa ricca di proposte concrete che tocca uno dei temi di maggiore attualità oggi in Sicilia, rivolta a tutta l’opinione pubblica e non solo ad esperti del settore in un momento cruciale e decisivo per il futuro della gestione rifiuti in Sicilia”, commenta Giacetti, “credo che la soluzione del problema non possa prescindere dalla valutazione e consapevolezza dei fallimenti del passato ma anche dalla conoscenza degli esempi di successo che possono guidare le attuali e future scelte”.

A chiudere il programma sarà la passeggiata lenta alla Riserva Naturale di Monte Cofano, che si terrà domenica 9 ottobre alle 8. Per maggiori informazioni e prenotazioni bisogna chiamare al numero 347 5165661 o scrivere a info@elbahira.it. Ma conosciamo meglio gli esperti che prenderanno la parola durante il convegno su “Turismo e raccolta differenziata”:

enzo-favoinoEnzo Favoino. Opera dal 1990 in qualità di tecnico e ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza, un centro di ricerca che ha avuto un ruolo fondamentale in Italia ed Europa per lo sviluppo ed il consolidamento delle pratiche di raccolta differenziata, riciclaggio, compostaggio, riduzione.  In tale ruolo ha contribuito ad attivare e consolidare le esperienze più avanzate di raccolta differenziata e recupero,  inclusa la progettazione delle raccolte in grandi Città italiane (come Milano e Parma) e l’attivazione di strategie e pratiche Rifiuti Zero (in Italia ed all’estero, ad es. Lubiana e la Slovenia). Da tempo ha portato le competenze e conoscenze sviluppate anche in ambito internazionale, operando per la definizione di strategie di sostenibilità, la realizzazione di circuiti pilota di raccolta differenziata e compostaggio, la definizione della legislazione di settore, la formazione di tecnici e decisori. E’ tra i fondatori dell’ECN (European Compost Network) ed è stato membro del Comitato Scientifico della Agenzia Nazionale di Protezione Ambientale ed è attualmente il coordinatore del Comitato Scientifico di Zero Waste Europe. Inoltre ha operato ed opera spesso a supporto della Commissione Europea e delle altre istituzioni comunitarie. Per il ruolo innovatore nei sistemi di raccolta differenziata e riciclaggio, nel 2007 Favoino è stato inserito tra i 50 “Pionieri del Riciclo” scelti a livello nazionale, ricevendo il relativo premio.

walter-giacettiWalter Giacetti. Responsabile R&S Etra e Amministratore Unico di Sintesi sr, è ingegnere chimico e dottore di ricerca. Fin dal 1995 ha avviato e in seguito sviluppato la gestione del ciclo rifiuti urbani implementando la raccolta differenziata integrata in un bacino di oltre 500.000 abitanti fino ad assumere la completa responsabilità periodo (2008-2013) in qualità di Direttore della Divisione Ambiente per la societàETRA spa. Da novembre 2007 ricopre ininterrottamente il ruolo di membro del Comitato Tecnico del Consorzio Nazionale Compostatori. Da Novembre 2014 è membro del Comitato di Verifica organo previsto dall’accordo ANCI-CONAI. Sintesi srl, di cui ETRA spa è socio unico, è nata nel 2001 e opera nel campo della consulenza e supporto relativamente ai servizi connessi alla gestione dei rifiuti dell’energia, all’efficientamento energetico e al contenimento della produzione di CO2. In tale veste è stato redattore o coordinatore, in diverse realtà territoriali a livello Comunale, Provinciale, d’Ambito e Regionale, di numerosi progetti e studi finalizzati all’implementazione di servizi innovativi di gestione dei rifiuti tra i quali si può citare il Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Basilicata (approvato ad agosto 2016) con il ruolo di responsabile coordinatore.

salvatore-genovaSalvatore Genova. Direttore tecnico ESPER. Ha maturato esperienze nella gestione ambientale di organizzazioni pubbliche, specie nell’ambito dei rifiuti urbani. Collabora con la ESPER dall’anno 2007 e si è occupato della redazione di vari studi di settore ed in particolare delle attività di Valutazione Ambientale Strategica per la redazione del Piano Rifiuti della Provincia di Taranto e di attività di sviluppo delle iniziative di riduzione e gestione dei Rifiuti Urbani e della progettazione di servizi di raccolta differenziata domiciliare dei rifiuti in realtà molto complesse.

 

 

Fonte: Il Giornale di Isola

Stop allo spreco di materie prime: il piano di Amsterdam è circolare

Riportiamo l’articolo scritto da Silvia Ricci per Comunivirtuosi.org

Come una regione metropolitana può prendere in mano il suo destino riprogettando e riconvertendo, settore per settore, l’attuale gestione lineare dei materiali che crea diseconomia e problemi ambientali.
Come abbiamo raccontato in precedenti occasioni, l’Olanda è uno dei paesi dove negli ultimi anni sta avvenendo un vivace dibattito nel campo dell’economia circolare e diversi progetti pilota si stanno sviluppando. Lo scopo di questo e precedenti approfondimenti pubblicati è quello di offrire spunti progettuali operativi che possano ispirare gli amministratori delle nostre città ma soprattutto spingere il nostro governo e i ministeri competenti ad elaborare un piano di sviluppo sostenibile per il nostro paese.
Questo approfondimento è dedicato all’area metropolitana di Amsterdam AMA che sotto la guida dell’Amsterdam Economic Board ambisce a diventare entro il 2025 una delle 3 regioni più innovative d’Europa. Il Board è composto da rappresentanti del mondo aziendale, istituti di ricerca e dei Comuni dell’area metropolitana. Una delle cinque “sfide urbane” alle quali è dedicato il programma del Board al 2025 è l’Economia circolare.

Ecco a seguire la traduzione di un recente documento scritto da Jacqueline Cramer *.

La transizione verso un uso circolare delle risorse nella regione metropolitana di Amsterdam : più valore per economia, salute e ambiente

La regione metropolitana di Amsterdam possiede delle caratteristiche uniche per diventare un hub di sperimentazione circolare per prodotti e materie prime. Tra i vantaggi il miglioramento della qualità ambientale, uno stimolo importante verso l’innovazione e un rafforzamento dell’economia della regione con 4000 nuovi posti di lavoro stimabili che potrebbero diventare 8-10.000 nel 2030 .
Per rispondere a queste aspettative aziende, istituzioni governative e cittadini lavorano insieme in una modalità innovativa per applicare nuovi modelli di business adeguati alle nuove necessità del contesto.
Per l’Europa che importa da paesi extra europei il 90% del suo fabbisogno di materie prime e risorse in genere, la transizione verso un uso efficiente e circolare delle risorse è una strada obbligata e non più procrastinabile. L’economia circolare rappresenta la migliore risposta in quanto il sistema economico circolare è basato sulla riusabilità di prodotti e materie e sulla rigenerazione ( e resilienza) delle risorse naturali. Questo approccio permette di creare e mantenere il valore in ogni anello/passaggio del sistema economico eliminando gli effetti indesiderati dell’attuale sistema lineare. Se si interviene nella fase di progettazione dei beni e dei processi produttivi è possibile contrastare l’esaurimento delle risorse naturali, prevenire la produzione di rifiuti, le emissioni di gas serra e l’utilizzo di sostanze nocive. Allo stesso tempo l’economia circolare prevede una completa riconversione energetica dalle fonti fossili responsabili del cambiamento climatico verso fonti rinnovabili che siano sostenibili (1).
L’Amsterdam Economic Board ha pertanto sviluppato per la regione, all’interno del progetto “Economia Circolare” due programmi per promuovere una transizione sul piano energetico verso le rinnovabili (energietransitie) e un uso sostenibile delle materie prime (grondstoffentransitie).

Materie prime: a che punto siamo del processo di transizione?
Non si tratta di partire da zero in quanto il riutilizzo di prodotti e materiali è qualcosa che già conosciamo e pratichiamo da tempo. Il problema è che attualmente la maggior parte delle applicazioni perde in qualità dando origine a prodotti di qualità inferiore. Si potrebbe fare di meglio e di più. Impegnandoci maggiormente sul riuso dei prodotti e su un riciclo di qualità (upcycle) dei flussi di materiale, otterremo più business, occupazione, innovazione e vantaggi ambientali. Le perdite di valore dei flussi economici possono essere prevenute perseguendo sistematicamente le opzioni che si trovano ai primi posti della scaletta della circolarità.
Uno studio di TNO ha quantificato che l’applicazione di modelli circolari ad una parte del comparto industriale potrebbe generare ogni anno ulteriori benefici economici nell’ordine di grandezza di 7 miliardi di dollari all’anno nei Paesi Bassi (2) e di 380-630 miliardi di dollari nell’UE solamente per una parte dei comparti industriali (3).

Microsoft Word – KansenCEMetropoolregioAmsterdam.docx* Jaqueline Cramer ex ministro del governo, professore in Innovazione Sostenibile presso l’Università di Utrecht, è anche un membro di Het Groene Brein “Cervello verde”, un panel che conta oltre cento scienziati e studiosi nel campo dello sviluppo sostenibile.

Pensare globalmente, agire localmente
Città e aree metropolitane giocano un ruolo cruciale per una transizione verso un uso circolare delle materie prime. A livello locale trovano infatti esecuzione le politiche formulate a livello nazionale, europeo e internazionale. Che cosa accade sul territorio in materia di riutilizzo e riprogettazione dei prodotti e di gestione dei flussi di materiali da riciclare? E dove è necessario compiere sforzi supplementari per accelerare questa transizione ?

Riuso e riprogettazione dei prodotti
Le iniziative in materia di riuso e riprogettazione dei prodotti avvengono principalmente a livello di quartiere o di comune. Il numero è ancora limitato ma in crescita nell’ultimo periodo. Lo dimostrano iniziative condotte da start up come il progetto Peerby dove gli utenti privati possono noleggiare utensili e oggetti vari da altri iscritti al sito, la nascita del ristorante antispreco InStock, ecc .
Le possibilità di riutilizzo, riparazione e rigenerazione dei prodotti sono lungi dall’essere esaurite e possono creare nuove imprese a livello locale. Le stime sulla quantità di posti di lavoro che il settore può creare nella regione metropolitana variano, ma possono facilmente arrivare a 2000 nuovi posti di lavoro nel 2025. Se poi si prende in considerazione il segmento che può essere generato dal noleggio e dal leasing di prodotti (che non è più necessario comprare) i numeri dell’occupazione possono ancora salire. Ad esempio un’azienda potrebbe affidare ad un fornitore il compito di fornirgli il sistema di illuminazione completo e pagare per il servizio di manutenzione senza entrare in possesso delle lampade. Il fornitore rimane il soggetto responsabile per l’avviamento al riciclo delle proprie apparecchiature a fine vita. Alla fine una riprogettazione in chiave circolare dei prodotti genera business e innovazione e quindi occupazione. Un esempio è lo sviluppo di nuovi materiali a base biologica rinnovabile. A partire da risorse vegetali come canapa, erba elefantina, bambù, lino, sfalci erbosi, piante acquatiche si possono realizzare ingredienti per realizzare carta, tessuti, vernici, ecc. Tutte le forme citate di reimpiego e di riprogettazione sono potenzialmente un enorme motore economico in un’economia circolare. Le aziende che operano nel campo della riparazione e manutenzione possono acquisire un ruolo sempre più importante, così come i tradizionali centri di riciclaggio per il rifiuto urbano ingombranti che possono essere trasformati in stazioni circolari intorno alle quali lanciare tutta una serie di attività.
Pensiamo solamente alle possibilità di recupero offerte dall’arredamento dismesso. I Comuni possono dare un notevole impulso al settore del riutilizzo e riprogettazione dei prodotti: mettendo a disposizione degli spazi per tali iniziative; costituendo fondi destinati all’innovazione e promuovere/ prevedere l’acquisto di prodotti circolari all’interno delle politiche di approvvigionamento pubblico, appalti inclusi.
Per evitare che le autorità locali e ciascun soggetto potenzialmente coinvolto all’interno dell’area metropolitana parta da zero sui potenziali settori già individuati è necessario lavorare insieme, scambiandosi conoscenze, esperienze e buone pratiche. Per sostenere questo approccio l’Economic Board ha costituito una learning community con focus sulle potenzialità derivanti dalle colture vegetali prima citate e sugli acquisti/appalti pubblici circolari. La struttura fornirà allo stesso tempo su richiesta assistenza sul tema del riuso e riprogettazione e offrirà visibilità alle start up che forniscono prodotti e servizi circolari.

Riciclaggio dei flussi di materiali
I Comuni svolgono un ruolo importante ai fini del riciclo dei flussi di materiali. Essi provvedono alla raccolta dei rifiuti domestici e attraverso le indicazioni presenti negli affidamenti dei servizi di raccolta o nei capitolati di appalto determinano le modalità di gestione e trattamento dei rifiuti. Compito dei Comuni é anche la verifica sul territorio del rispetto delle norme in materia di raccolta e gestione dei rifiuti industriali. Attualmente gran parte dei rifiuti domestici e industriali viene incenerita ma questa situazione, in linea con le rigorose linee politiche nazionali e dell’UE, dovrà essere ribaltata a favore del riciclaggio.
Anche se l’innovazione tecnologica applicata al riciclo ha aumentato le possibilità di riciclo dei materiali soprattutto ai fini della qualità, le maggiori opportunità esistenti non sono automaticamente attuabili o adottate. Questo perché molte delle iniziative di riciclo di qualità dei flussi di materiale possono avere successo solo se le comunità collaborano. Ogni flusso di materiale richiede di fatto investimenti spesso ingenti in impianti avanzati di riciclaggio. Le aziende del settore sono sicuramente interessate ad investire a condizione che ci sia sufficiente certezza sui volumi dei materiali raccolti in entrata e un mercato per il materiale riciclato.
Quando non esistono queste condizioni i flussi di materiali raccolti vengono convertiti in applicazioni di basso grado. Un chiaro esempio è rappresentato dalla frazione organica composta da da frutta, verdura e sfalci da giardini (GFT) che viene termovalorizzata (al 97% ad Amsterdam) o nel migliore dei casi trasformata in compost . In realtà questa frazione potrebbe fornire prodotti di qualità per l’industria chimica e farmaceutica proteine vegetali e composti bio-aromatici. Le opzioni sono già note e testate a livello di laboratorio, ora è il momento di passare ad un impiego su grande scala.

La regione metropolitana produce enormi flussi di rifiuti che non vengono valorizzati al meglio, soprattutto quando si considerano quelli industriali.
Dovendo stabilire delle priorità nell’approccio di tali flussi è naturale iniziare con i rifiuti urbani che presentano grandi volumi e potenziale per un riciclo di qualità superiore riducendo così il loro impatto negativo sull’ambiente. In quest’ottica l’Economic Board insieme ai comuni della regione metropolitana ha scelto i seguenti nove flussi di materiali che saranno oggetto di intervento per permettere una loro fruizione circolare:
1. Materiali C&D : rendere circolari i processi di costruzione e demolizione
2. Tessile non più indossabile: selezione e smistamento per tipologia, sfilacciatura e tessitura
3. Plastiche: selezione per tipologia ai fini di un riciclo/smaltimento per qualsiasi tipo di plastica
4. Biomasse: riciclaggio di alta qualità per alcuni specifici flussi di biomassa come i rifiuti organici, fanghi da depurazione, rifiuti prodotti dal settore agro-alimentare e gli sfalci da aree verdi pubbliche (ivi comprese le piante acquatiche).
5. Rifiuti elettrici ed elettronici: disassemblaggio degli apparecchi e riciclo / smaltimento dei flussi di materiale ottenuti
6. Pannolini e pannoloni per l’incontinenza: per un riciclo di qualità
7. Materassi: per un riciclo di qualità
8. Server del settore ICT: per un riutilizzo o un riciclo di qualità
9. Metalli: a partire dallo sviluppo di nicchie di mercato per il riciclaggio di alta qualità di specifici flussi/tipologie di metalli.

Per ciascuno di questi flussi di materiale sono state sviluppate specifiche strategie insieme all’industria, esperti del settore e rappresentanti del governo locale che hanno indicato quali condizioni siano necessarie per una transizione verso un riciclo/riutilizzo di qualità che sia economicamente sostenibile.
Si tratta di condizioni che vertono su aspetti come: la certezza/sicurezza sulle quantità dei volumi di materiali in entrata, gli sbocchi di mercato per le materie riciclate/riprocessate, lo sviluppo delle conoscenze, la cooperazione tra le imprese con lo stesso tipo di flusso di rifiuti, e/o la necessità di introdurre un diverso modello finanziario, ecc. Nei prossimi mesi l’Amsterdam Economic Board insieme ai comuni della regione metropolitana sigleranno degli accordi commerciali circolari “circular deals” con imprese che si occuperanno di gestire specifici flussi di materiale. In linea di massima l’intervento del Board si conclude una volta che le parti interessate nella gestione di un particolare flusso di materiale raggiungono un accordo, senza entrare nella fase attuativa. In questo modo il Board può dedicarsi ad affrontare la gestione di nuovi flussi.

Approccio per flussi di materiale
Per gestire i diversi flussi di materiale è necessario definire a priori un approccio per ciascun flusso. Questo perché il ruolo che i governi locali e l’industria devono giocare nella sottoscrizione e poi gestione di uno specifico deal varia a seconda del materiale. Sulla base dell’approccio gestionale richiesto abbiamo definito a grandi linee tre categorie di appartenenza per i flussi di materiale:

1. Flussi di materiali che permettono “una chiusura del cerchio” a livello di Comune. Un buon esempio sono i rifiuti da costruzione e demolizione (C&D). Nel comune di Amsterdam questo flusso di materiale rappresenta il 40% dei rifiuti complessivi. I materiali frutto di demolizioni vengono riutilizzati in Olanda al 90% in applicazioni di basso livello come sottofondazione stradale. Eppure ripensando in chiave circolare il settore C&D si possono ottenere benefici economici complessivi pari ad 85 milioni di euro all’anno e 700 nuovi posti di lavoro nella sola Amsterdam per soggetti con un basso livello di scolarizzazione (4).

Rispetto alla divisione dei ruoli tra governo e industria per approcciare questo flusso è evidente che è in primis il committente (pubblico e privato) a giocare un ruolo cruciale inserendo il parametro della circolarità nelle politiche di acquisto. Inoltre se è l’impresa edile che deve demolire con modalità circolari (per un recupero selettivo e di valore dei materiali) è necessaria la collaborazione delle autorità locali per lo stoccaggio provvisorio dei materiali o la costruzione di un database digitale.
Un altro esempio per questa categoria sono i flussi provenienti dai rifiuti elettrici ed elettronici. Il disassemblaggio dei Raee può avvenire a livello comunale mentre il riciclaggio dei materiali ottenuti deve avvenire a livello di regione metropolitana o addirittura sovra-regionale.
La creazione di centri locali dedicati al disassemblaggio possono favorire in particolare l’occupazione dei lavoratori che hanno difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro.

2. Flussi di materiali da raccogliere a livello di regione metropolitana per raggiungere i volumi necessari alla creazione di un mercato redditizio per il materiale riciclato. In questa categoria rientrano i rifiuti organici, il tessile non più utilizzabile/indossabile, i rifiuti di plastica non selezionati per tipologia polimerica e i prodotti assorbenti per l’incontinenza. Il compito delle autorità pubbliche è quello di mettere in comune i flussi di materie prime attraverso le politiche degli acquisti pubblici mentre spetta al mercato investire in un riciclaggio di alta qualità.
Anche in questo caso, la divisione dei ruoli tra aziende e autorità locali deve essere rimodulata ai fini di un riciclo/riutilizzo di qualità. Prendiamo come esempio, il flusso dei rifiuti organici che include oltre all’organico prodotto nelle case gli scarti della filiera agro-alimentare, i fanghi di depurazione e gli sfalci erbosi provenienti da spazi verdi pubblici (comprese le piante acquatiche) che richiede un approccio diversificato per tipologia. Una collaborazione tra governo e industria nella gestione di questi flussi può apportare ogni anno sino a 150 milioni di euro di ulteriore valore e almeno 1.200 nuovi posti di lavoro (5).

3. Flussi di materiali prodotti in piccole quantità da singole aziende. Per questa tipologia di scarti è necessario raccolti e sommati a flussi simili provenienti da altre aziende per arrivare alle quantità necessarie per un riciclo di alta qualità che offra un utile alle aziende partecipanti. Per arrivare a questo obiettivo serve sviluppare uno schema di organizzazione e un modello finanziario che renda l’operazione economicamente sostenibile e redditizia. Un esempio per questo flusso è quello dell’argilla sbiancante utilizzata nella produzione alimentari che viene smaltita dalle aziende come scarto. All’interno della catena agroalimentare ci sono diversi altri flussi che attuamente vengono bruciati e che le aziende potrebbero invece sfruttare come valore aggiunto, stimolando crescita sostenibile ed occupazione.

La crescita di molteplici nuove attività volte al riciclaggio di alta qualità comporta una progressiva riduzione del rifiuto residuo e quindi un ridimensionamento della capacità degli impianti che trattano i rifiuti.
Attraverso questo processo di costruzione di un’economia circolare e una riduzione delle attuali capacità di incenerimento che vengono modulate a livello di area metropolitana, si potrà prevenire la distruzione di capitale naturale ed economico. Lo squilibrio può essere colmato in via provvisoria importando rifiuti provenienti da altri paesi europei, tra cui l’Inghilterra.
Complessivamente questo passaggio ad un riciclo di qualità dei flussi di materiale porterà un aumento delle attività commerciali e dei posti di lavoro, più innovazione e sviluppo della conoscenza e maggiori benefici ambientali. Le stime sugli impatti economici previsti per la regione metropolitana variano, ma 2.000 posti di lavoro entro il 2025 pare un traguardo raggiungibile. La maggior parte delle iniziative in materia di riciclaggio di alta qualità dei flussi di materiali comporta notevoli investimenti in nuovi impianti. Questo requisito attrarrà pertanto investitori con grandi capitali. Ma ci sarà ampio spazio anche per le start-up che troveranno terreno fertile per il loro potenziale di idee innovative nello scenario che verrà a crearsi.

La cooperazione nella regione metropolitana: una condizione per il successo
L’impegno e le energie che i Comuni, il mondo imprenditoriale e i cittadini mettono in campo per arrivare ad un uso efficiente delle risorse nella regione metropolitana acquisiscono maggiore forza dalla collaborazione. Ogni Comune/territorio all’interno della regione metropolitana ha una sua potenzialità economica che soddisfa specifiche parti dell’intero programma “grondstoffentransitie”.
Ogni territorio potrà scegliere il proprio posizionamento sulla base delle sue potenzialità economiche, e specifiche priorità educative, culturali e sociali. In una fase di coordinamento tra i Comuni si arriverà a stabilire uno o più cluster di attività circolari sui quali ogni territorio concentrerà i propri sforzi. Ad esempio, il Western Harbour (Westelijk Havengebied) è estremamente adatto attività industriali di grandi dimensioni, Zaandam per un riciclaggio di alta qualità di flussi agroalimentari, Haarlemmermeer per le colture vegetali prima citate e per applicazioni circolari nel settore edile (costruzioni e demolizioni) e Almere / Lelystad per il riciclo del tessile. Un progetto di cluster circolare complessivo e dettagliato per la regione metropolitana è in fase di preparazione in concerto con le amministrazioni locali.
L’unione delle forze tra autorità locali, cittadini, imprese, mondo accademico e della ricerca può fare decollare nella regione metropolitana un hub circolare per beni e materiali di rilevanza europea. Lo spin – off di questa iniziativa è enorme: 4000 nuovi posti di lavoro al 2025 ( con l’impiego di persone con difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro) ; (extra) crescita economica capace di generare almeno 1 miliardo di euro in più ogni anno; sviluppo di innovazione e conoscenza; e una significativa riduzione nel consumo di risorse e
emissioni di gas climalteranti. Per dirla in breve questo progetto di transizione ha l’effetto di creare uno scenario culturale ed economico che fa appello alla creatività e alla volontà di innovare. Creando allo stesso tempo valore aggiunto per cittadini e imprese a livello di economia, salute e ambiente .

(1) Bastein-Roelofs-Rietveld-Hoogendoorn: Kansen voor de Circulaire Economie in Nederland, TNO rapport R10864 2013.
(2) Idem come sopra
(3) Ellen MacArthur Foundation, Towards the Circular Economy; Economic and Business Rationale for an Accelerated Transition, UK 2013
(4) Circle Economy, TNO, Fabric, Amsterdam Circulair; Een visie en routekaart voor de Stad en Regio- Oktober 2015
(5) Idem come sopra