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Il Parlamento UE chiede per i consumatori il “diritto alla riparazione”

La Commissione per il mercato interno di Strasburgo ha proposto una serie di misure per rafforzare la protezione dei consumatori e migliorare sicurezza e sostenibilità dei prodotti

Un diritto alla riparazione dei prodotti, ma anche chiare date di scadenza e standard di sicurezza più alti. Queste le nuove richieste provenienti dal Parlamento Europeo e indirizzate a Bruxelles.

L’ultime norme europee sull’ecodesign ha dato una vigorosa smossa alla sostenibilità del mercato, introducendo nuove etichette energetiche e criteri riparabilità. Peccato che i regolamenti in questione riguardassero solo 10 classi dieci di apparecchi elettrici ed elettronici. Per tutti gli altri beni e prodotti, si dovranno attendere i frutti del Piano d’azione per l’economia circolare UE. Parliamo del pacchetto di misure annunciato dalla Commissione Europea lo scorso 11 marzo. Il piano contiene una serie di interventi, anche legislativi, da attuare nei prossimi anni e inerenti l’intero ciclo di vita del prodotto; con l’obiettivo di migliorarne durabilità, riusabilità, riparabilità e sicurezza.

Sul tema sono tornati ieri gli eurodeputati della Commissione per il mercato interno. Il gruppo parlamentare ha votato una nuova risoluzione che chiede all’esecutivo UE precisi elementi da inserire nelle sue future politiche circolari. A cominciare dall’introduzione di un “diritto alla riparazione”: le aziende devono granire ai consumatori l’acquisto di prodotti riparabili. Questo significa accessibili e dotati di pezzi di ricambio facilmente reperibili. “Per contrastare l’obsolescenza pianificata – si legge nella nota stampa del Parlamento UE – è necessario prendere in considerazione la limitazione delle pratiche che intenzionalmente riducono la durata di un prodotto”.

Chiedono inoltre a Bruxelles di considerare l’etichettatura di beni e servizi in base alla loro durata. Ad oggi questo elemento, se si esclude il comparto alimentare, è previsto unicamente per gli apparecchi elettrici ed elettroni e solo a partire dal prossimo anno. Ma per i deputati, estendere l’obbligo di etichettatura permetterebbe di sostenere i mercati di seconda mano, promuovendo pratiche di produzione più sostenibili. E per ridurre i rifiuti elettronici, i deputati insistono ancora su un sistema di ricarica comune per telefoni cellulari, tablet, lettori di e-book e altri dispositivi portatili.

Un occhio finisce anche sul mondo della pubblicità. Gli eurodeputati spingono su pratiche di marketing e pubblicità responsabili. Per ottenere ciò, l’UE dovrebbe adottare chiare linee guida per produttori che dichiarano di essere rispettosi dell’ambiente, assieme all’introduzione di uno specifico marchio certificato di “qualità ecologica” per i beni.

In una seconda risoluzione, gli europarlamentari hanno affrontato la questione dei prodotti non sicuri, in particolare quelli venduti sui mercati online. In questo contesto deputati chiedono le piattaforme e i mercati digitali adottino misure proattive per contrastare le pratiche fuorvianti; e che le norme comunitarie sulla sicurezza siano applicate in modo rigoroso. 

Fonte: Rinnovabili.it

Rifiuti Ue, Sinkevicius sugli imballaggi: ‘Ridurre al minimo quantità e complessità dei materiali e garantire effettivo riciclo’

Il commissario all’Ambiente a Euractiv: “C’è una grande differenza tra ruolo importante e imballaggi non necessari. Si deve passare ad alternative riutilizzabili, riducendo al minimo quantità e complessità dei materiali utilizzati e garantendo che l’imballaggio sia effettivamente riciclato”

Il Covid 19 non sia una scusa per smettere di proteggere l’ambiente. È questo il messaggio di fondo dell’intervista di Euractiv Italia a Virginijus Sinkevičius, commissario all’Ambiente e agli Oceani dell’esecutivo Ue guidato da Ursula von der Leyen.

Sinkevicius ha parlato dei possibili ritardi nell’ambiziosa agenda verde dell’Unione Europea dovuti alla crisi del Coronavirus e si è soffermato su alcuni temi “caldi” del contesto italiano, tra cui il ritiro della famigerata plastic tax. Alla precisa domanda di Gerardo Fortuna, che gli ha chiesto se si aspettasse che altri Stati membri possano fare simili “passi indietro”, il commissario ha risposto in maniera diplomatica ma chiara:

“Gli impatti della crisi sulla nostra economia e sulla società sono di vasta portata e in molti Stati membri sono addirittura drammatici”, “la Commissione ha fatto tutto il possibile per fornire flessibilità laddove è veramente necessario”, “ma quello che non possiamo certo fare è usare la crisi come scusa generale per indebolire gli sforzi per proteggere il nostro ambiente e la nostra salute dalle pressioni causate dall’inquinamento. Una corretta gestione dei rifiuti che pone la prevenzione dei rifiuti al vertice rimane una priorità. Continuiamo a sostenere gli Stati membri nell’attuazione della legislazione comunitaria in materia. Le esperienze di precedenti periodi di difficoltà economiche indicano che la produzione di rifiuti può effettivamente diminuire in generale”.

Incalzato da Fortuna sul tema imballaggi e plastic tax, che “è stata molto criticata dall’industria italiana del packaging”, Sinkevicius ha aggiunto: “Avremo sempre bisogno di imballaggi e, probabilmente, ci sarà sempre un posto per gli imballaggi di plastica nell’industria. L’imballaggio protegge il prodotto, aumenta la durata di conservazione degli alimenti e può essere utilizzato per trasmettere informazioni importanti ai consumatori. Ma c’è una grande differenza tra questo ruolo importante e gli imballaggi non necessari che sono semplicemente uno spreco di risorse. E se non smetteremo di gettare indistintamente i rifiuti di plastica, la pressione ad adottare misure sempre più severe sulla plastica non è affatto destinata a diminuire, in quanto si tratta di una questione di seria preoccupazione per l’opinione pubblica”.

E poi: “L’intera economia dell’Ue deve migrare da un modello lineare, in cui utilizziamo e buttiamo via risorse preziose con sempre maggiore velocità, a un modello circolare, in cui manteniamo i materiali nell’economia il più a lungo possibile. Lo stesso vale per l’imballaggio. Si deve passare ad alternative riutilizzabili, riducendo al minimo la quantità e la complessità dei materiali utilizzati e garantendo che l’imballaggio sia effettivamente riciclato. Questo significa anche una migliore progettazione, ed è per questo che la Commissione sta attualmente lavorando ad una revisione dei requisiti essenziali per l’immissione sul mercato Ue degli imballaggi”.

Fonte: Eco dalle Città