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Spagna, dal 2023 stop alla vendita di frutta e verdura in imballaggi usa e getta di plastica

Lo prevede una bozza di decreto diffusa dal ministero per la transizione ecologica di Madrid. Al vaglio anche un sistema di deposito su cauzione e restituzione degli imballaggi per bevande per migliorarne il riciclaggio.

Stop al monouso e istituzione di un sistema di deposito su cauzione finalizzato al riciclaggio. Sono questi i due obiettivi principali del decreto spagnolo su imballaggi e rifiuti, reso noto dal Ministero per la transizione ecologica di Madrid.

Secondo quanto emerge, la vendita di frutta e verdura in imballaggi di plastica sarà vietata nei supermercati e nei negozi di alimentari spagnoli a partire dal 2023. Il divieto si applicherà ai prodotti di peso inferiore a 1,5 chilogrammi, seguendo il modello francese, dove una misura simile è stata approvata recentemente ed entrerà in vigore già il prossimo anno.

Verrà, inoltre, istituito un sistema di deposito su cauzione che prevede il pagamento anticipato di almeno 10 centesimi di euro per ogni bottiglia di plastica o lattina, che sarà restituito al consumatore solo al momento della riconsegna dell’imballaggio, avviato poi al successivo riciclaggio.

La proposta aggiorna in maniera significativa la normativa vigente in Spagna, in vigore da 20 anni, con importanti passi in avanti verso un’economia circolare, incorporando obiettivi e misure specifici per confezionamento, distribuzione, consumatori e amministrazioni.

Deposito su cauzione obbligatorio in caso di mancato raggiungimento dei target di riciclo

Una delle misure cardine contenute nella bozza è l’implementazione di un sistema di deposito cauzionale e restituzione degli imballaggi, come già realizzato in altri Paesi europei. Il modello prevede che i consumatori lascino in deposito alcuni centesimi per ogni bottiglia di plastica o lattina, che potranno recuperare solo alla restituzione. Questo meccanismo diventerà “obbligatorio” per le bottiglie di plastica monouso e le lattine per bevande, nel caso in cui non vengano raggiunti gli obiettivi intermedi per la raccolta differenziata delle bottiglie di plastica monouso, per le bevande sotto i 3 litri: 70% nel 2023 e 85% nel 2027.

Inoltre, per i contenitori saranno approvati nuovi obblighi di etichettatura circa il loro materiale, la riciclabilità, la percentuale di materiale riciclato e il contenitore in cui devono essere depositati dopo l’utilizzo.

Stop al monouso 

Il decreto prevede, inoltre, l’obbligo per le autorità ad ogni livello governativo di “incoraggiare l’installazione di fontanelle negli spazi pubblici” e “introdurre alternative alla vendita di bevande in bottiglia”, nonché di revocare “la distribuzione di bicchieri monouso” in occasione di eventi pubblici, a partire dal 2023.

I punti vendita dovranno offrire un “numero minimo” di referenze di bevande in contenitori riutilizzabili, entro un periodo compreso tra i 12 ei 18 mesi dall’approvazione del regio decreto, a seconda delle dimensioni del negozio.

Alberghi, ristoranti e caffetterie dovrebbero utilizzare bottiglie riutilizzabili a un tasso del 50% entro il 2025. Nel caso della birra, gli obiettivi sono l’80% al 2025 e il 90% al 2030. Per le bevande analcoliche gli obiettivi sono, invece, il 70% e l’80%.

“Una pandemia: beviamo, mangiamo e respiriamo plastica”

Erano anni che i gruppi ambientalisti spagnoli si battevano per eliminare, o almeno ridurre il più possibile, la plastica dagli scaffali di supermercati e negozi alimentari.

Julio Barea di Greenpeace, ha espresso il parere favorevole dell’associazione sull’adozione delle nuove misure, ma ha anche aggiunto che sarà importante aspettare e vedere “come verranno applicate”. Beviamo plastica, mangiamo plastica e respiriamo plastica”, ha dichiarato, denunciando il pericolo di quella che ha definito, senza mezzi termini, una vera e propria “pandemia”.

Da Barea non sono poi mancate le critiche al Governo, guidato dal Partito Socialista (PSOE) e Unidas Podemos, accusato di non muoversi abbastanza in fretta “per porre fine radicalmente al flusso di inquinamento da plastica”.

Fonte: EconomiaCircolare

In Europa i produttori di sigarette pagano per la raccolta dei mozziconi abbandonati: quando in Italia?

I mozziconi di sigaretta si trovano ormai ovunque, in strada, sui marciapiedi e persino in spiaggia o in mare. Per cercare di contrastare l’inquinamento derivante dalla pratica, purtroppo largamente diffusa, di gettare in terra sigarette “usate” o simili (tabacco riscaldato), molti governi si sono mobilitati cercando in primis di sanzionare questi comportamenti illeciti ed irrispettosi con specifiche multe, successivamente si è passato alla responsabilizzazione delle aziende produttrici di sigarette e dei  rifiuti abbandonati derivanti da tale consumo, con l’approvazione di alcune norme in Paesi come la Spagna e la Francia. Le aziende produttrici di tabacco sono state quindi obbligate a fare una cosa molto simile in entrambi i paesi, contribuire con ingenti somme alla tutela  dell’ambiente da questo rifiuto così insidioso, che impiega normalmente una decina di anni per decomporsi, rilasciando in questo arco di tempo circa 7.000 sostanze chimiche, molte di queste cancerogene per l’uomo.

In questi Paesi si sta anche cercando di disincentivare l’uso del tabacco attraverso campagne volte a sensibilizzare l’utente, pubblicità anti-fumo e, in Spagna, con divieti in tutte le spiagge. A Barcellona è infatti bandito il fumo in tutte le spiagge cittadine.

In Italia la percentuale di fumatori è circa il 25% della popolazione, che consuma in media 12 sigarette al giorno. Secondo stime non ufficiali vengono fumate circa 68 miliardi di sigarette all’anno, non si sa quanti di questi mozziconi prodotti finiscono nell’ambiente ma nel corso dell’indagine “Park Litter 2022” di Legambiente è emerso che il 42,2% dei rifiuti totali abbandonati, raccolti in un campione rappresentato da 56 parchi pubblici di 28 città italiane, è rappresentato proprio da mozziconi.

Negli ultimi giorni ha fatto molto discutere la scelta del Governo di non aumentare le tasse (più specificatamente le accise) sui pacchetti di sigarette già pronti all’uso ma solo sul tabacco trinciato in pacchetti da 30g. Si deve inoltre considerare che la percentuale dell’accise specifica è la più bassa dell’unione europea (si veda https://www.tabaccoendgame.it/news/il-confronto-tra-prezzi-e-tasse-sulle-sigarette-nei-paesi-ue-mostra/) e che la Fondazione Veronesi già nel 2021 ha presentato una petizione al Parlamento per chiedere l’aumento delle accise su sigarette, tabacco sciolto e tabacco riscaldato. ed ha recentemente pubblicato un articolo riguardante l’importanza delle accise su tutti i tipi di prodotto derivante dal tabacco, del quale consigliamo la lettura al seguente link.