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​Bioshopper tarocchi, la Guardia di Finanza sequestra 200mila pezzi

L’operazione pilota è terminata nelle scorse settimane e si è concentrata su due Regioni, Calabria e Sicilia

Sequestro di oltre 200mila shopper non in regola e più di duemila chili di materia per la produzione dei sacchetti, con multe fino a 1,8 milioni di euro e deferimento all’Autorità giudiziaria di 38 persone per frode commerciale e concorso nel reato. Questi alcuni dei numeri di un’operazione ‘pilota’ della Guardia di Finanza terminata nelle scorse settimane e concentrata su due Regioni, Calabria e Sicilia, e presentata al ministero dell’Ambiente da Gian Luca Galletti e dal Generale Gennaro Vecchione, a capo del Comando unità speciali della Guardia di Finanza. bustaplastica.jpg

Le Fiamme gialle intensificano così, su impulso del ministero dell’Ambiente, l’attività preventiva e repressiva nei settori degli imballaggi di plastica non rispondenti agli standard di legge; questo per tutelare l’ecosistema, i consumatori e il settore industriale della chimica verde. Le buste fuori legge o le falsi dichiarazioni di conformità – è stato spiegato – “minano una filiera nazionale che può valere fino a un miliardo di euro”.

“Sulle shopper – ha osservato Galletti – l’Italia ha avuto sempre una posizione d’avanguardia in Ue, orientata al massimo grado di tutela ambientale contro ogni violazione e contraffazione pericolosa per l’ambiente e per l’economia: una norma per la quale abbiamo rischiato anche un’infrazione sulla concorrenza, ma che invece è diventata una norma di riferimento ambientale”. ”Il corpo – ha rilevato Vecchione – in questo settore interviene soprattutto per i profili finanziari ed economici, oltre che la tutela dell’ambiente. Continueremo le analisi e le verifiche”.

Fonte: E-Gazette

Bioshopper, secondo una ricerca il 36% degli italiani riceve ancora buste di plastica

A 4 anni dalla legge che ha messo al bando i sacchetti in plastica, la norma appare poco applicata, specie nei negozietti e nei mercati

Nonostante il divieto, in Italia circolano ancora troppe buste di plastica. Quasi il 36% degli italiani ha risposto “sempre” e “spesso”; il 38,5% “qualche volta” e solo il 7,7% ha detto “mai”. I dati arrivano da un’indagine realizzata dall’Onf, l’Osservatorio nazionale Federconsumatori, che fa il punto a 4 anni dalla legge che vieta l’utilizzo degli shopper di plastica usa e getta. In particolare, dall’indagine emerge che gli italiani sanno dell’esistenza della legge anche se non la conoscono nel dettaglio, e quasi il 70% dichiara di utilizzare le buste riutilizzabili per trasportare gli acquisti.  bioshopper.jpeg

La legge che vieta i sacchetti di plastica usa e getta “è straordinaria, ma è anche straordinariamente disapplicata in questo Paese”, dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, sottolineando come la legge italiana sulla messa al bando degli shopper di plastica sia diventata “un esempio per l’Europa. La nuova direttiva dei sacchetti di plastica, infatti, prende spunto dalla legge italiana e questo non succede molto spesso”. Secondo Ciafani, però, a distanza di quattro anni dall’entrata in vigore della norma, “ancora troppi sacchetti di plastica tradizionale continuano a circolare. Non tanto nella grande distribuzione organizzata, quanto negli esercizi commerciali al dettaglio o nei mercati rionali”. La legge c’è e anche la norma sulle sanzioni, ma secondo Ciafani “gli enti di controllo devono intensificare l’attività per fermare la diffusione di prodotti illegali che inquinano non solo l’ambiente ma anche l’economia”.

L’Italia, conclude il Dg di Legambiente, “è un Paese che ha bisogno di far ripartire i poli chimici, che sono in stato comatoso. Questi poli chimici ripartiranno solo se si fa una nuova chimica, ossia la chimica verde, che fa anche le bioplastiche, altrimenti rischiamo di far perdere un treno per far ripartire queste aree industriali che altrimenti rischieranno solo la desertificazione”. Grazie alla legge del 2012, abbiamo “ridotto del 50% l’utilizzo dei sacchetti di plastica non biodegradabili e compostabili, favorito una conversione della chimica verso la chimica verde e comportato un cambiamento degli stili di vita”, dice  Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, che da senatore avviò nel 2007 l’iter per la messa al bando dei sacchetti in polietilene.

Fonte: E-Gazette

 

Sacchetti monouso di plastica: in Francia divieto in vigore dal 1 luglio 2016

Posticipato di qualche mese rispetto alla data iniziale, il 1 luglio 2016, in Francia, entrerà in vigore il divieto alla vendita e distribuzione (gratuita o a pagamento) degli shopper monouso in plastica per asporto merci e dal 1 gennaio 2017 il divieto si estenderà anche ai sacchi per il confezionamento di frutta e verdura. Sono esclusi dal divieto i sacchi frutta e verdura compostabili (seconda la norma NFT51-800), ottenuti da materie prime rinnovabili e idonei al compostaggio domestico.

Il decreto di attuazione è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale francese il 30 marzo 2016. La messa al bando riguarda gli shopper in plastica con spessore sotto i 50 micron. Gli shopper compostabili, invece, dovranno gradualmente aumentare la percentuale di materie prime rinnovabili: 30% a partire dal 1 gennaio 2017, 40% dal 1 gennaio 2018, per poi salire al 50% dopo il 1 gennaio 2020 e al 60% a partire dal 1 gennaio 2025.
Positivo il commento dell’associazione delle bioplastiche francese Club Bio-plastiques. “Accolgo con favore – ha sottolineato il presidente Christophe Doukhi-de Boissoudy –  la pubblicazione del decreto attuativo della legge “transition énergétique” e l’implementazione della misura sugli shopper monouso che aspettavamo da molto tempo. I sacchetti compostabili – si legge ancora nella nota – contribuiscono in modo efficace all’ottimizzazione della raccolta differenziata del rifiuto organico, promossa peraltro dalla legge transition énergétique”.
Il decreto è stato fortemente promosso e sostenuto dal Ministro dell’Ambiente Ségolène Royal, con l’obiettivo di ridurre gli impatti ambientali connessi alla produzione, distribuzione e dispersione dei sacchi di plastica. Inoltre con la sostituzione dei sacchi di plastica con quelli compostabili, gli operatori del settore prevedono una crescita del comparto delle bioplastiche da fonti rinnovabili e la creazione di 3000 nuovi posti di lavoro.

Ad Enzo Favoino, della Scuola Agraria del Parco di Monza, abbiamo chiesto un parere sul requisito francese che prevede l’idoneità dei sacchetti al compostaggio domestico. “Su questo punto – ha spiegato Favoino ad Eco dalle Città – la Francia, a differenza dell’Italia, ha scelto un requisito più elevato. A livello pratico però questo elemento non è fondamentale per lo scopo prefissato. Nel caso del compostaggio domestico il sacchetto non serve. A livello industriale, invece, i bioshopper in regola con la norma italiana sono pienamente compostabili”.

Fonte: Eco dalle Città