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Pile e accumulatori: si può fare di più nella raccolta e riciclo dei rifiuti

I dati di Eurostat relativi alla vendita, alla raccolta e al riciclo delle pile e accumulatori portatili indicano che nel 2018 sono state raccolte e gestite il 48% delle pile e accumulatori portatili immessi sul mercato e in Italia il 36% (dati 2017, in controtendenza sul 2016). Il D.lgs. di recepimento del Pacchetto sui rifiuti per l’economia circolare potrebbe costituire l’occasione per alcune semplificazioni e armonizzazioni normative, in linea con il nuovo Piano d’azione europeo per l’economia circolare.

Dai dati statistici pubblicati da EUROSTAT e relativi alla vendita, alla raccolta e al riciclo in Europa delle pile e accumulatori nel 2018, emerge che a fronte dell’immissione sul mercato di 191.000 tonnellate di pile e accumulatori portatili, ne sono state raccolte e gestite 88.000 tonnellate, per una percentuale del 48%, cresciuta costantemente tra il 2009 e il 2018 (nel 2011 era del 35%), mentre in Italia ne sono state immesse 25.268 tonnellate (2017 perché l’Italia a luglio non aveva ancora comunicato i dati) e raccolte 9.488 tonnellate, pari ad una percentuale del 36%, peraltro in controtendenza rispetto al 2016.

La Direttiva 2006/66/CE (modificata dalla Direttiva  2013/56/UE) relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori specifica che “pile o accumulatori portatili” sono le pile, le pile a bottone, i pacchi batteria o gli accumulatori che: a) sono sigillati; e b) sono trasportabili a mano; e c) non costituiscono pile o accumulatori industriali né batterie o accumulatori per autoveicoli”.

Tra gli Stati europei che hanno fatto registrare i tassi maggiori di raccolta di pile e accumulatori (superando l’obiettivo europeo del 45%) si evidenzia la Croazia (96%), Polonia (81%), Lussemburgo (69%) e Belgio (62%). Estonia e Cipro (entrambe al 30%) e Portogallo (31%) chiudono la classifica.

La stessa Direttiva 2006/66/CE ha definito gli obiettivi di raccolta che per il 2012 era del 25%, che saliva al 45% entro il 2016. Diciassette degli Stati membri dell’UE per i quali sono disponibili i dati del 2018 hanno registrato un tasso di raccolta di batterie usate del 45% o più.

A causa dell’ampia gamma di batterie esistenti e dei vari componenti metallici di cui sono realizzate, esistono specifici processi di riciclaggio per ciascun tipo di batteria. A questo proposito, la Direttiva distingue tra batterie al piombo acidobatterie al Ni-Cd (nichel-cadmio) e altre batterie.

Contrariamente ai dati di vendita e raccolta, quando si tratta di riciclaggio di batterie e accumulatori non viene fatta alcuna distinzione tra batterie portatili e batterie industriali e dell’automotive. Pertanto, non è possibile determinare il tipo di batterie una volta spedite all’impianto di riciclaggio. Di conseguenza, le quantità di rifiuti di pile e accumulatori che entrano nel processo di riciclaggio sono molto più elevate delle vendite registrate e dei dati della raccolta, che includono solo pile e accumulatori portatili.

La differenza tra la vendita e la raccolta di batterie portatili (tutti i tipi) e il riciclaggio delle batterie al piombo acido è particolarmente evidente. A livello dell’UE, nel 2018 sono state immesse sul mercato circa 191.000 t. di pile e accumulatori portatili di diversi tipi, mentre circa 1,4 milioni di tonnellate di batterie al piombo acido sono entrate nei processi di riciclaggio nell’UE nel 2018, indicando che le batterie al piombo acido per il riciclo provengono principalmente dal settore automobilistico.

L’efficienza di riciclo delle batterie e accumulatori al piombo è al 65% (obiettivo fissato dalla Direttiva)in tutti gli Stati membri, avendo superato tale soglia anche quei Paesi che non avevano comunicato i dati del 2018. Tuttavia, fa osservare Eurostat, le efficienze di riciclaggio non hanno mostrato una chiara tendenza tra i Paesi nel periodo 2012-2018. In Italia si è raggiunto il 90%.

Nel caso delle batterie al nichel-cadmio (Ni-Cd), le efficienze di riciclaggio si sono attestate tra il 75% e l’85% per quasi tutti gli Stati (la Direttiva prevedeva il 75%) pur con qualche eccezione. Anche nel caso del riciclaggio delle batterie Ni-Cd non vi è alcuna tendenza chiaramente specifica per Paese dal momento che l’efficienza è aumentata per alcuni Stati, è rimasta stabile o fluttuante per altriIn Italia era quasi all’80%.

Per le altre batterie, l’obiettivo di riciclaggio previsto dalla Direttiva del 50% è stato raggiunto da tutti gli Stati membri dell’UE che hanno presentato la dichiarazione del 2018. La gamma di efficienze di riciclaggio per le altre batterie va da circa il 50% a oltre il 90% in tutti gli Stati membri, percentuali più elevate rispetto a quelle delle batterie al piombo e al Ni-Cd. L’Italia era in controtendenza: dall’80% del 2012 a poco più del 60% nel 2016.

Il Pacchetto UE di misure sull’economia circolare (approvato in via definitiva il 22 maggio 2018) ha modificato 6 Direttive in materia di rifiuti, tra cui la 2006/66/CE su Pile e Accumulatori (Direttiva 2018/849/UE, Art. 2). Il Pacchetto doveva essere recepito dagli Stati membri nei propri ordinamenti nazionali entro il 5 luglio 2020, ma in Italia le Commissioni parlamentari hanno espresso ilparere sul D.lgs. del Governo che aveva la delega solo il 29 luglio 2020, al termine di una serie di audizioni.

Al parere favorevole espresso, le Commissioni parlamentari, sottolineando che l’obbligo di raccolta di pile e accumulatori portatili comporta notevoli problematiche di carattere logistico ed economico, soprattutto per gli esercizi di piccole dimensioni, propongono di:
– rendere obbligatoria la raccolta solo presso gli esercizi che abbiano una superficie di almeno 100 mq, lasciando comunque la facoltà di effettuarla a tutti gli altri soggetti;

– armonizzare la disciplina relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e quella relativa alle apparecchiature elettriche ed elettroniche e ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche stante le indubbie interconnessioni operative tra i due sistemi, anche attraverso l’istituzione di un centro di coordinamento unico sia per le pile che per le AEE, nell’ottica di maggiore semplificazione delle procedure e riduzione dei relativi costi;

– istituire presso il MATTM una “Piattaforma italiana per lo studio e l’implementazione di sistemi innovativi di recupero e gestione dei RAEE e dei RPA” al fine di contrastare l’obsolescenza pianificata, sviluppare l’analisi tecnica, ambientale e finanziaria dei metodi di recupero innovativi e sostenibili per singole materie prime critiche, nonché lo studio di tecnologie avanzate di riciclaggio e di ricostruzione dei RAEE e RPA sul territorio nazionale.

Si ricorda che il nuovo Piano d’azione per l’Economia circolare, adottato dalla Commissione UE lo scorso marzo, incentra appunto l’attenzione sui settori che utilizzano più risorse e che hanno un elevato potenziale di circolarità.

Fonte: Regioni & Ambiente