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In cammino verso lo zero

Capannori, primo Comune Italiano a far propria la strategia “Rifiuti Zero”, dopo aver raggiunto, anche grazie al supporto tecnico di ESPER, risultati di eccellenza nella raccolta differenziata, si sta consolidando come realtà virtuosa nel campo della prevenzione e del riuso. Tre centri del Riuso in collaborazione con il Comune di Lucca (due dei quali sul territorio di Capannori), campagne ed attività volte alla riduzione della produzione dei rifiuti.
Ne parliamo con Alessio Ciacci, presidente di Ascit, l’azienda pubblica che svolge il servizio di raccolta sul territorio, ed ex assessore all’ambiente dal 2007 al 2013.

Capannori ed Ascit sono l’avanguardia nazionale del percorso verso rifiuti Zero. Primo Comune a firmare la delibera “verso rifiuti zero” e poi tutta una serie di attività fra cui i centri del riuso. A che punto è la parabola del territorio verso rifiuti zero?

Nel 2007, fu firmata la delibera a cui fai riferimento, quella di adesione alla strategia “Rifiuti Zero”. Di conseguenza vennero coerentemente una serie di azioni volte all’ottenimento del risultato. Dall’implementazione della raccolta porta a porta, a quella della tariffazione puntuale, con il supporto tecnico di ESPER. Da qui tutte una serie di attività volte alla minimizzazione della produzione dei rifiuti, della loro differenziazione e, come conseguenza, della riduzione delle emissioni climalteranti.

Nel 2011 aprimmo il primo centro del riuso e quella apertura nello spazio adiacente all’isola ecologica di Lammari, frazione del Comune di Capannori, è stato un importantissimo passo per la riduzione dei rifiuti e per disegnare un’economia solidale e circolare che abbiamo voluto sostenere. È importante sottolineare come siamo riusciti a valorizzare la prima esperienza e a consolidare il sistema tanto che fra Lucca e Capannori, grazie ad una collaborazione che si è attivata fra i due Comuni e le rispettive aziende, oggi abbiamo tre differenti centri del Riuso. L’associazione di Volontariato che gestiva il centro di Lammari, nel frattempo è diventata cooperativa sociale, ha attivato borse lavoro e complessivamente oggi impiega oltre 15 dipendenti.

Siamo di fronte ad un’esperienza che negli anni è cresciuta, si è consolidata e va sempre più affermandosi, sia per la quantità di materiali intercettati, trattati e rimessi in circolo, vuoi per vendita, vuoi per donazioni ai bisognosi attraverso la rete degli operatori sociali comunali e della Caritas, sia per capacità di impiego.

Molto spesso si dice che i centri del riuso hanno un’incidenza limitata e sono più strumenti educativi che strumenti di reale prevenzione. È così a Capannori?

NO, assolutamente non è così. È sufficiente visionare la mole dei materiali che i centri intercettano e rimettono in circolo. Abbiamo tre centri ed ognuno di essi si è specializzato in un’attività specifica.
Quello originario di Lammari lavora principalmente sui tessili e sugli abiti dismessi. E non parliamo di vestiario che arriva dai cassonetti posizionati lungo le strade, ma di capi d’abbigliamento che i cittadini conferiscono direttamente al Centro.
Gli altri accolgono tutte le tipologie di materiali. Quello di Lucca è più votato ad oggetti più voluminosi (Mobili, elettrodomestici, biciclette), il centro di Coselli, frazione di Capannori, è più votato all’oggettistica ed ai manufatti dalle dimensioni più ridotte.
La cooperativa Daccapo che gestisce questi spazi ha anche ampliato gli spazi dati in concessione, affittando nuovi spazi al fine di aggiungere ancora più valore ai materiali raccolti attraverso installazioni artistiche, e ad un lavoro di falegnameria di altissimo livello.
È davvero notevole la mole del lavoro svolto, e di conseguenza quella dei materiali raccolti che vengono sottratti ai rifiuti da inviare a smaltimento. Quindi, ridurre ad un semplice strumento educativo l’azione di questi centri non è realistico. Sono molto di più e sono un tassello fondamentale nell’azione di prevenzione.

La storia della Lucchesia ed in particolare di Capannori ci racconta di un gran coraggio nell’affrontare sfide all’epoca sconosciute: primo Comune a sottoscrivere la strategia verso rifiuti zero, porta a porta, primo Comune in Italia ad utilizzare sacchi a perdere dotati di tag UHF per la tariffazione puntuale…
Con una storia così ricca, i prossimi obiettivi devono essere all’altezza! Quali saranno i prossimi passi di Ascit?

Oggi Ascit ha due Comuni con tariffazione puntuale: Capannori e Montecarlo. Stiamo lavorando per estendere questa tipologia di tariffazione anche ad altri Comuni. Senza dubbio il primo obiettivo è questo, già dal prossimo anno.
La tariffazione non è però l’unico focus: stiamo lavorando a nuove iniziative per ridurre la produzione dei rifiuti. Per citarne alcune: nel Comune di Capannori stiamo per avviare una campagna chiamata “Gatti sostenibili” per incentivare l’utilizzo di lettiere biodegradabili che permettano di non conferire nell’indifferenziato quel prodotto; con le attività di somministrazione, bar e ristoranti, avviamo avviato una campagna volta a ridurre l’utilizzo dei prodotti monouso. Sono attività importanti, che, se anche possono sembrare residuali, in una realtà avanzata come Capannori (da 5 anni stabilmente sopra l’85% di raccolta differenziata ndr.) sono in grado di incidere sensibilmente sulla produzione di rifiuto residuo.

Non scordiamo quanto il Comune ha sottoscritto nel 2007. Lavoriamo sul territorio per ridurre la produzione di rifiuti in generale e, a maggior ragione, del rifiuto secco indifferenziato, per fare in modo di avvicinare il più possibile quell’obiettivo “zero” che ci eravamo posti, per avvicinarci a quelle eccellenze internazionali che oggi esistono.

(SC)