Assorimap al Mise: allocare risorse Recovery Fund a sostegno delle filiere MPS ed EoW

Come impiegare al meglio le risorse del Recovery Fund per incentivare l’economia circolare? Alcune proposte sono state elaborate da tre associazioni della filiera delle materie prima secondarie (MPS) ed “End of Waste” (EoW) – Assorimap (riciclatori di materie plastiche), Assofermet e Unirima -, contenute in un  progetto di allocazione dei fondi europei presentato al Ministero dello Sviluppo Economico.

Nel documento viene chiesto un piano di investimenti per la transizione green e digitale utilizzando lo strumento finanziario previsto dal porgramma europeo Next Generation EU. La proposta – spiegano le tre associazioni – si pone l’obiettivo di aumentare la competitività delle filiere del recupero e del riciclo di carta, metalli e plastica attraverso l’ammodernamento e il rinnovamento delle attrezzature e degli impianti, e di migliorare la sostenibilità del processo di trasformazione dei rifiuti in EoW o MPS per recuperare materia. Il passaggio a tecnologie di trattamento meccanico più avanzate attraverso nuovi investimenti consentirà, tra l’altro, di aumentare la qualità del materiale riciclato ottenuto dagli impianti di recupero e riciclo autorizzati.

A questo fine sono vengono proposte diverse misure: un contributo straordinario, a favore degli impianti di riciclo, per ogni tonnellata di materiale recuperato da rifiuti e trasformato in EoW o MPS, attraverso trattamenti meccanici; aumento della copertura finanziaria prevista per il credito d’imposta e introduzione di un finanziamento ad hoc per gli anni 2021/2022 dedicato al rinnovamento del parco impiantistico.

“La Corte dei Conti europea ci ha appena detto che siamo in ritardo sugli obiettivi 2030 – sostiene il Presidente di Assorimap, Walter Regis – eppure le aziende del riciclo italiane sono appena al 60% della loro capacità installata di riciclo per la mancanza di una piano organico nazionale”.
“Oltre ad offrire un supporto concreto al comparto, la nostra proposta può fornire al Paese la spinta necessaria per giungere con meno difficoltà e in tempi più brevi alla cosiddetta ‘transizione verde’, finalità riconosciuta dalle norme europee e dal Piano Nazionale Ripresa – aggiunge Giuliano Tarallo, Presidente di Unirima -. Il ripristino del potenziale di crescita preesistente interno al Paese per questi settori rappresenterebbe inoltre una forte spinta alla creazione di maggiori posti di lavoro nel periodo post Covid-19”.
“In un momento topico come quello attuale, in cui l’emergenza ha dimostrato quanto sia essenziale il mantenimento del corretto ciclo di raccolta e recupero dei rifiuti – sottolinea invece Cinzia Vezzosi, Presidente di Assofermet Metalli – ancora una volta le nostre associazioni, in modo congiunto, hanno ritenuto fondamentale dare supporto al comparto delle aziende del riciclo fornendo al MISE un progetto concreto”.

Fonte: Polimerica

Bioplastica. Approvato lo Statuto, Consorzio Biorepack pronto a partire

Con l’approvazione dello statuto da parte del Ministro dell’Ambiente e del Ministro dello Sviluppo Economico e la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, il consorzio Biorepack diventa ufficialmente il settimo consorzio di filiera CONAI.  

Costituito a Roma il 26 novembre 2018 da sei tra i principali produttori e trasformatori di bioplastiche – Ceplast, Ecozema-Fabbrica Pinze Schio, Ibi plast, Industria Plastica Toscana, Novamont e Polycart – Biorepack si occuperà della gestione a fine vita degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile che possono essere riciclati con la raccolta della frazione organica dei rifiuti e trasformati, con specifico trattamento industriale, in compost o biogas.

“Siamo estremamente soddisfatti – commenta Marco Versari, presidente di Biorepack – perché con l’approvazione dello Statuto viene riconosciuta la specificità di un materiale con un fine vita del tutto peculiare rispetto a quello degli altri presidiati dagli attuali sei consorzi di filiera del CONAI. Essere il primo consorzio europeo per il riciclo organico degli imballaggi in bioplastica significa fare un passo avanti senza confronti nel campo del riconoscimento del valore del riciclo biologico e consentire al nostro Paese di rafforzare la sua leadership nel settore della bioeconomia circolare. Siamo pronti sin da subito a collaborare con il CONAI, gli altri consorzi e l’ANCI per coordinare e ottimizzare la gestione del riciclo, affinché i cittadini possano conferire correttamente nella raccolta dell’umido domestico gli imballaggi in bioplastica e l’Italia incrementare i risultati di riciclo”.

Rifiuti, sondaggio: 91% cittadini europei crede nel riciclo

Il 91% dei cittadini europei crede che il riciclo sia una delle soluzioni praticabili per fare qualcosa per l’ambiente. Due su tre ritengono che il riciclo degli imballaggi sia un obbligo per tutti e che c’è un’urgente necessità di affrontare il problema. E’ quanto emerge da un sondaggio promosso dall’agenzia Lucid in 14 Paesi europei fra i quali l’Italia, in collaborazione con il gruppo di lavoro internazionale “Every Can Counts” che mira a sensibilizzare le persone sui vantaggi del riciclo delle lattine per bevande in alluminio.

Dal sondaggio emerge inoltre che il 52% degli intervistati non sacrificherebbe l’ambiente in nome dell’economia, nonostante il rallentamento e la crisi economica dovuti all’emergenza da Covid-19. Più di tre quarti degli intervistati sostiene di riciclare tutti i tipi di materiali e il 76% dei cittadini europei ricicla spesso o sempre le lattine in alluminio, l’imballaggio per bevande più riciclato a livello globale. Un percentuale che sale al 91% in Italia, al primo posto in Europa.

E in Italia, in generale, i dati sono incoraggianti. Il 93% degli intervistati afferma che è più importante che mai prendersi cura del nostro pianeta in questo periodo e implementare il riciclo, soprattutto nella situazione di emergenza Covid-19, mentre l’89% ha affermato di voler fare di più. Inoltre, il 51% degli italiani ha affermato che non darebbe priorità all’economia rispetto all’ambiente, mostrando un chiaro cambiamento di priorità.

Il 93% degli italiani dichiara poi di separare sempre, o comunque spesso, le lattine quando è in casa. Il 67% quando è a lavoro. In entrambi i casi si tratta delle percentuali più alte in Europa. Questo a riprova del sistema capillare e diffuso di raccolta differenziata, soprattutto domiciliare o porta a porta, che vige in Italia e che rende le operazioni di gestione dei rifiuti più semplici per il cittadino.

Rispetto invece alle scelte di acquisto e quanto queste vengano influenzate dal packaging, scopriamo che l’Italia, fra tutti i Paesi europei, è la più attenta. Ben il 73% degli intervistati italiani infatti si dichiara influenzato dall’imballaggio (la media europea è intorno al 60%) e il 62% afferma di aver smesso di comprare alcuni prodotti proprio a causa del loro packaging. Allo stesso modo gli italiani sono in assoluto i cittadini che più controllano le etichette dei prodotti (il 79%) mentre nel resto di Europa i francesi che dichiarano lo stesso sono il 55%, gli inglesi il 54%.

“I risultati mostrano che c’è una maggiore consapevolezza sulla necessità di riciclare quanti più rifiuti possibile. La pandemia da Covid-19 ha accelerato questa consapevolezza e le persone si rendono conto di quanto sia pressante la questione ambientale. Oggi i cittadini si mostrano disposti a lavorare per creare una vera economia circolare”, spiega David Van Heuverswyn, direttore di Every Can Counts Europe.

Dal 2009, il gruppo Every Can Counts ha lavorato per aumentare la consapevolezza sul riciclo delle lattine per bevande in alluminio, con l’obiettivo di riciclare il 100% delle lattine consumate in Europa. Nel 2017, il tasso di riciclo delle lattine nel vecchio continente è stato del 74,5%, ma il sondaggio ha mostrato che il 90% degli intervistati ritiene che il proprio Paese dovrebbe riciclare di più, se non tutte le lattine.

L’indagine ha intervistato un campione di 13.793 persone di età superiore ai 16 anni bilanciate per età e sesso, in 14 Paesi: Belgio, Serbia, Austria, Ungheria, Grecia, Romania, Polonia, Repubblica Ceca, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Italia e Francia.

Fonte: Il Tempo

AGCM: multa da 27 milioni per Corepla

Un grosso operatore presente sul mercato che fa di tutto per tagliare fuori un nuovo arrivato. A perderci ci sono la collettività e l’ambiente. E’ questo il quadro che ha portato l’Antitrust a multare per 27 milioni di euro il Corepla, il Consorzio di filiera della plastica che fa parte del sistema Conai e che secondo l’Autorità della concorrenza “ha abusato della propria posizione dominante nel mercato italiano dei servizi di avvio a riciclo e recupero degli imballaggi plastici in pet ad uso alimentare (bottiglie di plastica per acqua e bibite), che vengono offerti ai produttori chiamati a ottemperare agli obblighi ambientali”.

La decisione della multa arriva dopo che, poco più di un anno fa, l’Authority aveva “adottato misure cautelari per una tempestiva eliminazione delle pretese esclusive di Corepla sui materiali rinvenienti dalla raccolta differenziata urbana”.

Secondo la recente ricostruzione dei fatti, Corepla avrebbe violato “gravemente” il Tratto Ue con “un’articolata strategia volta a ostacolare l’operatività di Coripet, il consorzio costituito dai produttori di bottiglie in plastica per liquidi alimentari, in precedenza aderenti a Corepla, autorizzato ad operare in via provvisoria dal Ministero dell’Ambiente da aprile 2018 sulla base di un progetto innovativo di avvio a recupero e riciclo del pet”.

Coripet vuole aprire una nuova via al riciclo. Il suo progetto, ricorda sempre l’Autorità nel sintetizzare il procedimento, “prevede la gestione di materiali rinvenienti, oltre che dalla tradizionale raccolta differenziata urbana, anche dalla progressiva installazione sul territorio di raccoglitori automatici (i cosiddetti eco-compattatori), in grado di ricevere direttamente dai consumatori finali le bottiglie di plastica per liquidi vuote. In questo modo si stimola, sulla base di benefit economici incentivanti, la differenziazione nella raccolta di imballaggi plastici in pet ad uso alimentare e si consente l’attivazione del circuito “bottle to bottle“, esempio di attuazione di economia circolare”.

Il problema è che Coripet aveva due anni di tempo per trasformare la sua autorizzazione da provvisoria a definitiva: le serviva provare “la propria capacità operativa” per acquisire il diritto permanente a operare. “Ma la sua attività è stata ostacolata da una serie di condotte abusive poste in essere da Corepla”, dicono gli sceriffi della concorrenza. Quest’ultimo “ha impedito a Coripet di accedere alla gestione dei rifiuti plastici riconducibili ai propri consorziati, sia ostacolando il raggiungimento di un accordo del nuovo entrante con l’Anci (l’Associazione dei Comuni, ndr) sia rifiutandosi di stipulare con Coripet un accordo transitorio, che si era reso necessario per l’impossibilità di siglare direttamente un accordo con l’Anci”.

L’intervento dell’Autorità – rivendica la nota in chiusura – ha permesso di estendere meccanismi competitivi all’offerta di servizi di avvio a recupero e riciclo delle bottiglie in pet per uso alimentare, favorendo così le dinamiche concorrenziali previste dal Testo Unico Ambientale con vantaggi oltre che per la collettività, anche per l’ambiente.

In una nota, Corepla ha specificato che prende “atto della decisione dell’Autorità e adiremo le vie di giustizia per impugnare il provvedimento; COREPLA ritiene infatti di non aver in alcun modo ostacolato l’accesso al mercato di CORIPET e di aver sempre operato al solo fine di garantire la continuità dei servizi di raccolta differenziata e riciclo, a beneficio dei Comuni e dei Cittadini”.

Fonte. La Repubblica

Prodotto il primo bicchiere “cup2cup” in plastica riciclata dedicato al settore del vending

Il primo bicchiere realizzato in rPS (polistirolo riciclato) derivante dal ciclo chiuso di recupero e riciclo di bicchieri in plastica RiVending è stato prodotto industrialmente

Decine di migliaia di bicchieri in plastica raccolti in appositi contenitori posti a fianco delle macchinette del caffè presenti in uffici, scuole e università e avviati al recupero, sono tornati ad essere bicchieri grazie al programma RiVending, un progetto di economia circolare promosso da CONFIDA (Associazione Italiana Distribuzione Automatica), COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) e UNIONPLAST (Unione Nazionale Industrie Trasformatrici Materie Plastiche – Federazione Gomma Plastica).

È infatti andato a buon fine il test di industrializzazione del bicchiere e il risultato è un prodotto che presenta le stesse performance tecniche del bicchiere di partenza, superando tutti i test di funzionamento nel distributore automatico. Si è conclusa quindi brillantemente la fase più delicata del progetto RiVending, la produzione industriale di un contenitore tecnicamente complesso e che esige standard qualitativi costanti per garantire la buona erogazione della bevanda made in Italy per eccellenza: il caffè. L’ obiettivo per il 2021, una volta terminati i test analitici in corso, è la commercializzazione di quello che è, a tutti gli effetti, il primo bicchiere per la distribuzione automatica realizzato con plastica riciclata.

Con il “CUP2CUP” si chiude il cerchio del progetto RiVending già presente in oltre 5000 aree ristoro in tutta Italia, ideato con la volontà di trasformare i bicchieri in plastica in un’importante risorsa e non in un rifiuto per dare una risposta concreta agli obiettivi europei di riduzione della plastica monouso. Con il riutilizzo dello stesso materiale per la produzione di nuovi bicchieri aumenta il tasso di riciclo e si riduce il quantitativo di plastica vergine immessa sul mercato.I promotori sono particolarmente soddisfatti della raccolta selettiva del prodotto: l’alta qualità del materiale raccolto, tutti bicchieri e palette in polistirolo, è la chiave per il successo del progetto. Inoltre, laddove è posizionato un punto di raccolta RiVending si è concretamente riusciti a diffondere una cultura corretta e consapevole della gestione del fine vita dei prodotti in plastica dimostrando così la valdità della fase “Educational” del progetto.

Fonte: Eco dalle Città

Riciclo pannolini, a più di un anno dal decreto l’azienda aspetta ancora l’autorizzazione industriale

Ricordate il famoso decreto end of waste sui pannolini? Il provvedimento sul fine vita degli scarti derivanti dal riciclo dei prodotti assorbenti per la persona (PAP) era stato annunciato come un passaggio epocale per lo sviluppo dell’economia circolare italiana dal ministro Costa in persona, eppure il processo di produzione e commercializzazione, ad oggi, è ancora fermo. “Non solo non possiamo andare a piena capacità, ma non possiamo neppure mettere sul mercato le nostre materie prime seconde”, spiega in occasione dell’Ecoforum di Legambiente il general manager della FaterSmart, Giovanni Teodorani Fabbri, azienda che ha sviluppato una tecnologia “made in Italy” per trasformare pannoloni e pannolini usati in materiale per la produzione di imballaggi, mollette per il bucato, prodotti per l’edilizia e il settore automobilistico. 

L’azienda, insieme alla Contarina Spa, ha realizzato in provincia di Treviso un impianto in grado di trattare i prodotti assorbenti sottraendoli alle discariche e agli inceneritori. Ma a distanza di più di un anno dall’entrata in vigore del decreto, la produzione industriale si trova in una situazione di stallo, nonostante FaterSmart abbia già siglato alcuni contratti per la fornitura delle materie prime seconde. Teodorani Fabbri spiega che l’impianto non ha ancora ottenuto l’autorizzazione industriale e continua a lavorare su scala sperimentale: “Il che vuol dire che non possiamo andare a piena capacità e quindi non possiamo ancora commercializzare le nostre materie prime seconde. Che poi è l’obiettivo del nostro investimento. Le due procedure, l’end of waste sul piano nazionale e l’autorizzazione industriale che invece confluisce a livello locale, sono legate. Senza autorizzazione il decreto non può essere pienamente esecutivo. Questo impedimento sta rallentando il nostro sviluppo”. 

Il manager ripercorre le tappe: “É stato un anno di sviluppo della nostra tecnologia. Siamo entrati anche nella raccolta e adesso abbiamo tecnologie come i cassonetti intelligenti che non solo permettono il riciclo e il trattamento dei prodotti assorbenti per la persona usati, ma permettono anche di incentivarne la raccolta differenziata. Questi cassonetti sono stati già testati a Verona e ad Amsterdam. Stiamo installando un secondo impianto in India e presto ne faremo un altro ad Amsterdam. Dall’Olanda mandano questa tipologia di rifiuti presso il nostro impianto a Contarina. Abbiamo firmato contratti per la fornitura di materie prime seconde. La nostra tecnologia ha acquisito sempre maggiore visibilità sia in Italia che all’estero. Ricordo che è una tecnologia unica al mondo e, lo dico sempre con orgoglio, è completamente made in Italy. Questo conferma che il nostro paese è pioniere su un tema così importante come l’economia circolare”. 

Infine un appello alla politica: “Oltre al potenziamento delle infrastrutture per la raccolta differenziata occorre sicuramente snellire e accelerare i procedimenti autorizzativi, sempre nel rispetto delle regole e degli standard di sicurezza. Ma occorre accelerare se vogliamo veramente essere seri nell’ambito dell’economia circolare. Gli investimenti richiedono troppa pazienza da parte dell’investitore”.

Fonte: Eco dalle Città

Presentato il Rapporto Unirima 2020 sull’Economia Circolare

L’Unione Nazionale Imprese Recupero: “L’effetto del lockdown per l’emergenza Covid-19, riduce la raccolta differenziata di carta e cartone con un calo stimato per il 2020 pari al 3,2%”

Oltre 6,56 milioni di tonnellate di carta da macero (Materia Prima Secondaria) prodotta in Italia in uscita da 600 impianti di recupero e riciclo distribuiti capillarmente sul territorio, l’effetto del lockdown per l’emergenza Covid-19, riduce la raccolta differenziata di carta e cartone con un calo stimato per il 2020 pari al 3,2%, a cui è però corrisposto un incremento dei prezzi che erano drasticamente calati dal 2018 fino al primo trimestre 2020. Tiene l’export malgrado la chiusura del mercato cinese.

Sono i numeri del Rapporto Unirima 2020 sull’Economia Circolare, realizzato da Althesys e presentato oggi a Roma dal Direttore Generale dell’Unione Nazionale Imprese Recupero Francesco Sicilia alla presenza della Presidente della Commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta.

Il contesto del settore della raccolta, recupero, riciclo e commercio della carta, perno storico dell’industria green italiana è segnato anche dagli effetti della grave crisi economica causata dalla pandemia. L’importanza primaria di tale fondamentale comparto industriale italiano nello sviluppo dell’economia circolare richiede che siano trovate soluzioni volte in particolare a supportare l’export per assorbire il surplus strutturale di produzione di carta da macero”, ha dichiarato il Presidente di Unirima, Giulio Tarallo nel presentare il rapporto. “La produzione di materia prima secondaria deve avere un ruolo di primo piano in una ripresa economica che voglia far il più possibile leva sulla sostenibilità e la green economy. La recente firma del decreto End of Waste, che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto, e il recepimento del cosiddetto Pacchetto Economia Circolare con cui il Governo ha chiarito che la nuova definizione di rifiuti è tale ai soli fini del calcolo degli obiettivi di riciclo e non per affidarne la privativa ai comuni, rappresentano due importanti strumenti in questa direzione. Bisogna dare ora concretezza all’indirizzo generale del governo di incentrare il Recovery Plan sulla sostenibilità e sulla green economy con misure volte a rimuovere alcuni punti di debolezza storici del nostro Paese, che da anni frenano lo sviluppo, facendo perno sulla semplificazione, normativa e fiscale, e sugli investimenti in innovazione tecnologica”, ha continuato il Presidente Tarallo.

Il processo di transizione verso un modello di economia circolare è ormai avviato e irreversibile. Abbiamo una straordinaria occasione per innovare e rilanciare il nostro sistema produttivo ed economico ed è nostro dovere coglierla. La sfida che ci aspetta è quella di superare le criticità del nostro Paese, caratterizzato da grandi eccellenze ma anche da forti resistenze che non permettono l’affermarsi del modello virtuoso in maniera uniforme sul territorio nazionale” ha affermato il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, Roberto Morassut in un messaggio letto durante i lavori. “L’obiettivo è ambizioso. La cessazione della qualifica di rifiuto costituisce un tassello indispensabile per la valorizzazione del potenziale dei rifiuti e, ove recepito in modo corretto, può dare un forte contributo allo sviluppo delle potenzialità del settore di riciclo e recupero dei rifiuti. L’End of Waste rappresenta, quindi, una misura concreta per realizzare una società del riciclo e del recupero, che diventa reale nel momento in cui i materiali, risultato di un processo di riciclaggio o di recupero di alta qualità, possono nuovamente essere introdotti sul mercato ed essere in grado di competere con le materie prime vergini, consentendo una riduzione del consumo di risorse naturali e materie prime. Il decreto sulla carta da macero, inviato al Ministero della Giustizia per gli adempimenti necessari alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale dove si conta che possa essere pubblicato nell’arco di qualche settimana, conferma l’indirizzo del Ministero dell’Ambiente e del Paese in questa direzione, ma soprattutto sarà un elemento di forte stimolo e motivazione per il rilancio di un importante settore industriale del nostro Paese.

Il Rapporto Unirima 2020, giunto alla terza edizione, analizza l’andamento della filiera della carta in Italia, con i dati sul settore e la dinamica dei prezzi aggiornati al 2020 e fornisce un quadro aggiornato sui mercati e gli scenari internazionali, esplorando le possibili evoluzioni del comparto nella ripresa economica con particolare riferimento alla normativa nazionale.

Sintesi del Rapporto Unirima 2020

CARTA DA MACERO, NEL 2019 PRODOTTE OLTRE 6,56 MLN DI TONNELLATE

Il 57% della produzione totale italiana di carta immessa sul mercato è effettuata mediante fibre da riciclo. Nel 2019, in un quadro di stagnazione dell’economia nazionale, la produzione italiana di carta e cartone è stata in calo del 2% rispetto all’anno precedente. Di queste, circa 4,6 milioni di tonnellate sono per imballaggi e i restanti 4,3 milioni altre tipologie di produzioni cartarie.

Carta e cartone raccolte costituiscono circa il 20% della raccolta differenziata complessiva dei diversi materiali provenienti dai rifiuti urbani, rimanendo così la principale frazione tra quelle raccolte dai Comuni. Nel 2019 la raccolta differenziata comunale ha superato le 3,5 milioni di tonnellate, equivalente a circa 57,5 kg per abitante, in crescita di circa 102.000 tonnellate sull’anno precedente grazie all’incremento nel Meridione. Cala la raccolta differenziata nel 2020, con un quantitativo stimato pari a 3,4 milioni di tonnellate.

Nel 2019 la produzione di carta da macero (materia prima secondaria) in uscita dagli impianti di recupero/riciclo si è attestata sulle 6,56 milioni di tonnellate, in riduzione rispetto al 2018, delle quali 1,82 milioni sono state esportate mentre 4,75 milioni sono state usate dalle cartiere italiane.

CARTA E CARTONE, AL SUD IL 42% DEGLI IMPIANTI PER LA DIFFERENZIATA

La raccolta differenziata di carta e cartone nel canale domestico è effettuata da aziende pubbliche e private mentre quella derivante da attività commerciali, artigianali, industriali e di servizi è svolta da imprese private del settore della gestione dei rifiuti che sono spesso attive anche nelle successive fasi di selezione, valorizzazione e trading. Gli impianti di trattamento rifiuti che ricevono carta e cartoni sono circa 600 e sono distribuiti in modo capillare sul territorio nazionale. Quelli che ricevono la raccolta differenziata di carta dai Comuni sono 364 con una distanza media di 16,2 km dai bacini di raccolta: il 42% è presenti al Sud, il 39% al Nord e il 19% al Centro Italia.

PREZZI CARTA DA MACERO, INCIDONO DAZI CINA-USA E LOCKDOWN

Il mercato dei maceri viene da una fase di profonda crisi per gli impatti congiunti di diversi fattori, sia nazionali che internazionali. A livello globale, le conseguenze della guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti, le politiche restrittive attuate dal governo cinese sulle importazioni di materiali di recupero e la saturazione dei mercati alternativi meno competitivi hanno portato ad avere, in particolare nel 2019, una forte riduzione dei prezzi per effetto della domanda debole e incapace di assorbire il surplus produttivo europeo pari a circa 8 milioni di tonnellate.

In Italia, le quotazioni dei maceri hanno, pertanto, registrato un crollo soprattutto nel 2019, come testimoniato dal -88% nel caso del cartone nel tra gennaio e dicembre, valore poi diventato quasi nullo nel primo trimestre 2020 toccando così il minimo storico.

Questo scenario ha registrato un brusco mutamento durante il lockdown, con gli impianti di trattamento rifiuti per la produzione di materia prima secondaria rimasti operativi, poiché inseriti tra i settori essenziali dell’economia, ma per la scarsa raccolta differenziata il comparto ha incontrato difficoltà nel soddisfare la domanda di carta da macero sul mercato. Ne è quindi corrisposto un aumento vertiginoso dei prezzi che si è poi assestato su valori più bassi e successiva leggera ripresa a settembre 2020.

EXPORT CARTA DA MACERO: INDONESIA PRIMO PARTNER COMMERCIALE

Da più di quindici anni, l’Italia è esportatrice netta di maceri, grazie alla capacità delle imprese del settore che hanno saputo trovare uno sbocco al “surplus” di carta da macero. Tra 1998 e 2019, mentre le importazioni sono passate da circa 854.000 a 311.000 tonnellate, le esportazioni sono salite da 42.000 a 1.800.000 tonnellate. In particolare, a partire dal 2013, il saldo netto si è mantenuto intorno a circa 1,5 milioni di tonnellate all’anno. In conseguenza delle difficoltà incontrate dal comparto, nel 2019 si registra una contrazione per l’export di maceri, che passa da 1,9 milioni del 2018 a 1,8 milioni di tonnellate (-5%). Le esportazioni verso la Cina registrano un crollo verticale dell’83%, passando da 592.500 tonnellate nel 2018 alle 98.466 tonnellate nel 2019, nel 2016 si esportavano in Cina circa 1 milione di tonnellate. Aumentano le esportazioni verso gli altri principali partner, l’Indonesia in particolare scalza la Cina dalla posizione di primo partner commerciale, passando da un’incidenza del 6% nel 2015 ad una del 22% nel 2019. Tra le altre nazioni, Turchia e Vietnam segnano incrementi particolarmente marcati.

Le esportazioni verso la prima salgono, infatti, da circa 60.000 tonnellate nel 2018 a 205.500 tonnellate nel 2019 (+243%), mentre i flussi verso la seconda passano da poco più di 114.700 a 203.000 tonnellate (+77%).

PACCHETTO ECONOMIA CIRCOLARE, NO AD ASSIMILAZIONE E SPINTA VERSO IL MERCATO

Nel tentativo di conciliare obiettivi ambientali e operativi di ritiro dei materiali nella fasi discendenti del mercato con quelli di tutela della concorrenza e sostegno dell’industria, il Rapporto riporta la partecipazione attiva di Unirima nella promozione del ruolo del settore quale traino dell’economia circolare, richiedendo l’introduzione all’interno Nuovo Allegato Tecnico Anci-Comieco (ATC) 2020-2025 del parametro volumetrico 5mc, l’eliminazione del corrispettivo fisso che veniva riconosciuto sempre al convenzionato per la frazione merceologica similare a prescindere dalla quotazione CCIAA e l’incremento delle analisi di qualità in ingresso agli impianti di trattamento rifiuti al fine di qualificare al meglio i flussi di carta e cartone conferiti in convenzione Comieco. Il Rapporto analizza dunque le principali novità normative del settore del recupero e riciclo carta alla luce del recente recepimento da parte del Governo del cosiddetto Pacchetto Economia Circolare e del regolamento End of Waste firmato dal Ministro dell’Ambiente Costa. Tra le principali novità, il D.lgs 116/2020 di recepimento della direttiva rifiuti chiarisce bene che la nuova definizione di rifiuti urbani che comprende i cosiddetti rifiuti simili prodotti da utenze non domestiche, varrà solo ai fini del calcolo degli obiettivi di riciclo e non per affidarne la privativa ai comuni. Tale impostazione, in linea con quanto stabilito dalla Direttiva 2018/851, chiarisce quindi bene che “rifiuti simili”, quelli per intendersi riportati nell’allegato L-Quater e prodotti dalle attività elencate nell’allegato L-Quinquies, non significa “rifiuti assimilati” e quindi soggetti alla privativa. Anzi, con l’eliminazione del termine “assimilazione” in tutto il D.lgs 152/2006, la soppressione della lett. g) dell’art. 198 e l’introduzione del comma 2-bis, di fatto si elimina la possibilità ai Comuni di assimilare. Sempre nel D.lgs 116/220 viene sottolineata l’introduzione del principio dell’obbligo di detassazione, secondo cui, le utenze non domestiche che conferiscono i rifiuti al di fuori del servizio pubblico, dimostrando di averli avviati al recupero mediante attestazione, sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità di rifiuti conferiti.

MANIFESTO DEL RICICLO E RECOVERY PLAN, LE PROPOSTE PER UN’ITALIA PIÙ GREEN

In un contesto di profondo e drammatico mutamento in cui operano oggi gli attori del comparto recupero/riciclo, il Rapporto Unirima 2020 sottolinea la necessità di attuare politiche nazionali che, tenendo conto delle caratteristiche del settore, possano inserirsi nell’alveo delle misure di rilancio post crisi pandemica. Il Rapporto riporta specifiche proposte di policy avanzate da Unirima assieme alle associazioni di categoria del riciclo metalli (Assofermet) e del riciclo plastica (Assorimap) che possono dare concretezza al generale indirizzo del governo di imperniare il Recovery Plan sulla sostenibilità e sulla green economy. In tale prospettiva già il “Manifesto delle Associazioni del riciclo a sostegno dell’economia circolare” propone sei punti cardine su cui intervenire per favorire lo sviluppo del comparto e dell’economia circolare come dotare il settore di un quadro normativo nazionale e amministrativo, favorire investimenti di comparti dedicati all’innovazione tecnologica, promuovere la competitività̀ sui mercati nazionali ed internazionali, incentivare i mercati di sbocco delle Materie Prime Secondarie, introducendo norme di fiscalità ambientale e sviluppare indicatori di performance ambientali, gestionali ed economici. La crisi indotta dalla pandemia può rappresentare un’opportunità da cogliere, inserendo le misure e gli investimenti per il settore della carta da macero tra quelli prioritari per il Recovery Plan al fine di supportare l’innovazione tecnologica degli impianti esistenti di trattamento rifiuti per la produzione di MPS per rendere più efficienti i processi industriali di lavorazione, nonché il sostegno alla produzione di MPS.

Fonte: Eco dalle Città

Rifiuti in plastica, continuando così non raggiungeremo gli obiettivi europei di riciclo

Con i nuovi e più rigidi criteri di misura il tasso di riciclaggio degli imballaggi di plastica dell’Ue potrebbe anzi diminuire, passando dal 42% attuale al 29% circa

La plastica è un materiale che come pochi altri ha rivoluzionato la modernità, e sembra che sia ormai impossibile farne a meno. Eclettica, economica e durevole, quasi tutta la plastica viene però ancora oggi prodotta da fonti non rinnovabili (petrolio) e pone serie sfide ambientali: senza sistemi di produzione e gestione post-consumo migliori – come evidenzia l’analisi della Corte dei conti europea pubblicata oggi – ne saremo presto sommersi.

«Facendo rinascere le abitudini dell’usa e getta a causa di preoccupazioni di ordine sanitario, la pandemia di Covid-19 – dichiara Samo Jereb, responsabile dell’analisi – dimostra che la plastica continuerà ad essere un pilastro delle nostre economie, ma anche una minaccia ambientale sempre più grave».

Qualche numero è necessario per inquadrare meglio la situazione. Nel mondo la domanda di plastica è quasi raddoppiata nell’ultimo ventennio, tanto che metà di tutta la plastica presente oggi sulla Terra è stata prodotta a partire dal 2005; le economie in via di sviluppo ne usano sempre di più, ma è in quelle avanzate – come la nostra – i consumi pro capite sono ancora 20 volte più alti.

Molta, troppa di questa plastica una volta usata finisce per inquinare. Ogni anno viene immessa nell’oceano una quantità di rifiuti di plastica compresa tra 4,8 a 12,7 milioni di tonnellate, e anche in Europa l’85% circa dei rifiuti marini rinvenuti sulle spiagge è di plastica (per il 43% di tratta di plastica monouso, per il 27% da attrezzi da pesca).

Pur con tutti i suoi limiti, l’Ue già oggi può vantare il più elevato tasso di riciclaggio della plastica (per tutti i tipi di rifiuti di plastica considerati complessivamente) tra le economie avanzate, ma a guardarlo bene si tratta di un risultato assai modesto.

Il problema principale sta negli imballaggi: è in questo comparto che si concentra il 40% della produzione di plastica e il 61% del totale dei rifiuti di plastica generati nel Vecchio continente. I dati disponibili mostrano che il tasso di riciclaggio degli imballaggi di plastica europei potrebbe addirittura diminuire nel breve termine, passando dal 42% attuale al 29% circa a causa dei più rigorosi metodi di rendicontazione introdotti con la nuova direttiva sugli imballaggi (appena recepita in Italia): lo vedremo con le prime relazioni (concernenti il 2020) previste per giugno 2022.

Quel che già sappiamo è che la quantità di imballaggi in plastica non riciclati è rimasta relativamente stabile – circa 9,5 milioni di tonnellate all’anno – negli ultimi 5 anni, e che per raggiungere gli obiettivi stabiliti prima dalla strategia Ue sulla plastica e successivamente dalla già citata direttiva (riciclo al 50% nel 2025 e al 55% nel 2030) c’è molto da lavorare. Anche in Italia: nel 2019, secondo i dati comunicati da Corepla, il 43,39% degli imballaggi plastici immessi al consumo è stato avviato a riciclo e il 48,63% a recupero energetico.

«Per raggiungere i nuovi valori-obiettivo in materia di riciclaggio degli imballaggi di plastica, l’Ue – sottolinea Jereb – deve invertire l’attuale situazione, nella quale le quantità incenerite sono maggiori di quelle riciclate. Si tratta di una sfida difficilissima».

Questo, beninteso, non significa rinunciare alla termovalorizzazione bensì rimetterla al suo posto individuato dalla gerarchia Ue (dopo il riciclo e prima della discarica). Come ricorda al proposito la stessa Corte, il “rilascio di alcune emissioni (dovute alla combustione della plastica, ndr) può essere compensato dalla produzione di energia, che riduce il bisogno di altre forme di generazione di energia”.

Come migliorare la situazione? Una bacchetta magica naturalmente non c’è. Secondo il report, ad esempio, il riciclo chimico è per ora nella fase di ricerca: “Non si tratta ancora di un’opzione per il trattamento dei rifiuti percorribile, né in termini tecnologici né in termini economici”. E i sistemi di cauzione-rimborso per alcuni imballaggi, come le bottiglie in Pet? Permettono di aumentare la raccolta differenziata e anche migliorare la qualità di questa frazione raccolta, tuttavia possono “comportare dei costi, diretti e indiretti, e rendere più complessi i sistemi di gestione dei rifiuti degli Stati membri”: il costo annuale della gestione del sistema tedesco di cauzione-rimborso è stimato ad esempio in circa 800 milioni di euro, e al contempo come noto nel Paese c’è un ampio ricorso alla termovalorizzazione per gestire le frazioni plastiche che restano fuori dal circuito e sono più difficili da riciclare.

Quel che serve è dunque un approccio ad ampio spettro: ridurre la produzione di plastica monouso (come peraltro stabilito dalla direttiva Ue in materia), intervenire a livello di ecodesign dei prodotti (oltre l’80% di tutti gli impatti ambientali connessi ai prodotti hanno origine nella fase di progettazione), migliorare i regimi di responsabilità estesa del produttore (Epr), e creare un mercato adeguato per i prodotti in plastica riciclata (in Italia la normativa sul Gpp è storicamente disattesa).

Soprattutto, per l’immediato quanto per il futuro, è necessario investire in educazione civica – pochi incivili determinano la dispersione dei rifiuti plastici nell’ambiente, a danno di tutti – e in una dotazione impiantistica adeguata per riciclare e/o smaltire i nostri scarti. Ad oggi ad oggi le spedizioni di rifiuti di imballaggio di plastica rappresentano addirittura un terzo del tasso di riciclaggio, nonostante nei fatti il trattamento nei paesi terzi provochi spesso pressioni ambientali maggiori.

Raggiungere un’economia più circolare, del resto, porterebbe a grandi vantaggi non “solo” dal punto di vista ambientale ma anche da quello occupazionale: come osserva la Corte “L’ulteriore sviluppo dell’industria del riciclaggio e l’adattamento del mercato a princìpi di circolarità più rigorosi, soprattutto con l’integrazione della plastica riciclata nei nuovi prodotti, potrebbe creare posti di lavoro e offrire alle imprese dell’Ue, in alcuni settori, i vantaggi riservati ai primi arrivati”.

Fonte: Greenreport

Anche in Italia sarà possibile produrre bottiglie in plastica 100% riciclata

L’emendamento Feerrazzi prevede per il 2021 una fase transitoria e sperimentale dell’applicazione delle nuove norme che superano il limite del 50% di Pet vergine obbligatorio. Con il sistema Xtreme renew per la produzione di bottiglie si ridurranno i consumi di materiale e di energia nonché i costi di processo e logistici

Il passaggio ad una gestione dei rifiuti ad “economia circolare” è un importante pilastro della green economy con la trasformazione dell’attuale sistema economico “lineare” di produzione e consumo in un nuovo sistema “circolare”, basato su un modello di sviluppo industriale il cui obiettivo è quello di preservare e mantenere il più a lungo possibile il valore dei prodotti e dei materiali nell’economia, riducendo al contempo la generazione di rifiuti non riciclabili, nonché l’eccessivo consumo di risorse primarie.

Un elemento essenziale della transizione ecologica al nuovo modello di sviluppo sostenibile è rappresentato senza dubbio dalla necessità di favorire l’aumento della percentuale di imballaggi riutilizzabili avviati al riciclo, e in particolare del polietilentereftalato (PET), materiale con il quale sono oggi realizzate la maggior parte delle bottiglie e degli altri contenitori in plastica in commercio.

Il PET è un materiale riciclabile al 100 per cento, non perde le sue proprietà fondamentali durante il processo di recupero e si può così utilizzare ripetutamente per la realizzazione di prodotti ed è di gran lunga la plastica per bevande e alimenti più usata (in Europa si producono 115 miliardi di bottiglie all’anno). Considerato il fabbisogno mondiale di bottiglie e di altri contenitori in plastica, la possibilità di un riciclaggio al 100 per cento della materia permette di limitare il consumo delle oltre 450.000 tonnellate di petrolio e di oltre 1,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica necessarie a produrre PET vergine ogni anno.

L’Unione europea ha approvato un programma per ridurre la plastica in circolazione, innanzitutto limitando quella usa e getta, e fissando l’obiettivo di raccolta del 90 per cento delle bottiglie di plastica al 2025. Il riciclo del PET ha dunque un ruolo cruciale e significativo nel raggiungere gli obiettivi di riciclo della plastica. In Italia l’impiego del polietilentereftalato riciclato (RPET) anche nella produzione di imballaggi per il contatto con tutti i tipi di alimenti e di vaschette per alimenti è possibile.

Tuttavia la normativa vigente nel nostro Paese stabilisce che le bottiglie e vaschette per alimenti in polietilentereftalato debbano contenere almeno il 50 per cento di polietilentereftalato vergine. Tale limitazione non ha però una motivazione sanitaria, anche perché la normativa italiana stabilisce oltre che regole ferree per la produzione di tali contenitori anche che il limite non si applica alle bottiglie in plastica riciclata realizzate in altri Paesi dell’Unione europea. Tale disposizione rappresenta dunque oggi esclusivamente una limitazione dannosa all’utilizzo del PET riciclato e un freno alla filiera del riciclo estremamente fiorente nel nostro Paese, producendo un danno ambientale ma anche economico per le numerose aziende dell’economia circolare che operano in questo campo.

Per questo è molto importante che sia stato approvato l’emendamento Ferrazzi, sottoscritto da tutte le forze politiche, al decreto legge “Agosto” che rende finalmente anche in Italia possibile produrre bottiglie in plastica riciclata (rPet) al 100% e che ci allinea al resto dell’Europa. Su questa approvazione bisogna dare merito anche eprcomunicazione che ha sempre spinto affinché questo oramai anacronistico divieto, tutto italiano, fosse superato.

L’emendamento approvato prevede per il 2021 una fase transitoria e sperimentale dell’applicazione delle nuove norme che si stabilizzeranno poi con la successiva Legge di bilancio, sarà possibile produrre in Italia bottiglie interamente riciclate, rispettando dunque l’ambiente e abbattendo le emissioni nocive. Questo fornirà un grande impulso anche alle aziende italiane che sono leader nel riciclo.

A tal proposito si evidenzia che le bottiglie e, in generale, gli imballaggi per gli alimenti ottenuti interamente in polietilentereftalato (PET) riciclato per uso alimentare, direttamente da scarti industriali e, dunque, senza transitare per la materia prima intermedia dei granuli, grazie a speciali macchinari prodotti in Italia, fino ad oggi, non si potevano usare.

La ragione per cui questa tecnologia non può essere impiegata in Italia risiede nel fatto che la quota di materiale vergine obbligatorio per la produzione di nuovi contenitori plastici a uso alimentare è del 50 per cento.

Questa innovazione tecnologica dimostra, per l’ennesima volta, che in Italia siamo in grado di fare cose straordinarie. Ma, per la legge italiana, fino all’approvazione di questo emendamento, vigeva l’obbligo di produrre gli imballaggi con la citata quota del 50 per cento di materiale vergine, obbligo che appare necessario superare, consentendo la produzione con materiali riciclati al 100 per cento.

L’Europa afferma che bisogna avviare al riciclo tutti i rifiuti che possono essere riciclati e la normativa italiana, in questo quadro, è un’anomalia che deve essere rimossa. È del tutto evidente che, se vogliamo favorire lo sviluppo dell’economia circolare, si doveva innanzitutto intervenire sulla normativa vigente, in modo da semplificare il riciclo del materiale, perché ci sono troppi ostacoli, non di tipo tecnologico, ma tecnico-burocratico, che bloccano tale sviluppo.

Questo sistema, denominato «Xtreme renew», consente anche una riduzione del 18 per cento, rispetto al sistema tradizionale di produzione, di contenitori in PET riciclato in granuli. A questo si aggiungerebbe un aumento dell’efficienza nella gestione del magazzino, con una contrazione del 20 per cento dello spazio di stoccaggio.

Questo sistema di riciclo della plastica per la produzione di bottiglie sarebbe, quindi, in grado di ridurre i consumi di materiale e di energia nonché i costi di processo e logistici, grazie alla possibilità di realizzarle al 100 per cento in PET riciclato.

Ora tutto questo, grazie all’emendamento Ferrazzi e alla spinta di eprcomunicazione, è possibile.

Si ricorda che su tale materia Andrea Ferrazzi, come Rossella Muroni, avevano già presentato dei disegni di legge.

Il testo dell’emendamento Ferrazzi

95.0.11 (testo 2)

La Commissione

Dopo l’articolo, inserire il seguente:

«Art. 95-bis.

(Disposizioni per favorire i processi di riciclaggio del polietilentereftalato utilizzato negli imballaggi per alimenti)

1. In via sperimentale, per il periodo dal 1º gennaio 2021 al 31 dicembre 2021, per le bottiglie in polietilentereftalato di cui all’articolo 13-ter, comma 1, del decreto del Ministro della sanità 21 marzo 1973, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 104 del 20 aprile 1973, non trova applicazione la percentuale minima di polietilentereftalato vergine prevista dal comma 2 del medesimo articolo 13-ter. Restano ferme, per le predette bottiglie, le altre condizioni e prescrizioni previste dal predetto articolo 13-ter.

2. Il Ministero della Salute provvede a modificare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, i I citato decreto 21 marzo 1973, adeguandolo alle disposizioni di cui al comma 1.

3. Il Fondo di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è incrementato di 3,6 milioni di euro per l’anno 2022.

4. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, valutati in 9,5 milioni di euro per l’anno 2021 e 1,6 milioni di euro per l’anno 2023 e pari a 3,6 milioni di euro per l’anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 114, comma 4, per gli anni 2021 e 2023 e mediante utilizzo delle maggiori entrate derivanti dai commi 1 e 2 per l’anno 2022.»

Fonte: Eco dalle Città

Ecodom e Remedia si fondono: Per i RAEE nasce Erion

Ecodom e Remedia, i due consorzi  leader nella gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) e dei Rifiuti di Pile e Accumulatori (RPA), uniscono le forze e fondano Erion, il primo Sistema multi-consortile in grado di offrire ai Produttori un servizio a 360° per la gestione dei rifiuti associati ai prodotti elettronici: RAEE (domestici e professionali), pile e batterie, imballaggi.

Il Sistema Erion è costituito da quattro consorzi no profit orientati ai servizi di conformità normativa e con competenze trasversali: Erion Professional, Erion WEEE, Erion Energy ed Erion Packaging. “Erion diventa l’alleato capace di affiancare i produttori non solo nell’adempimento degli obblighi normativi, ma anche nella realizzazione di iniziative e progetti strategici per sviluppare soluzioni innovative e modelli di business circolari – afferma Giorgio Arienti, Co-Direttore Generale Erion -. Con una quota di responsabilità pari al 70% dei RAEE domestici gestiti ogni anno in Italia, Erion si pone anche come un soggetto di riferimento sia per quanto riguarda il dialogo con le istituzioni sia per ciò che concerne uno sviluppo più armonico dell’intero settore del riciclo.”

L’immesso sul mercato italiano delle apparecchiature elettroniche professionali in Italia è stimato attorno alle 300mila tonnellate, ma oggi la quota di raccolta non raggiunge il 10%, a fronte di un obbligo normativo che invece pone come target il 65%. Per questa ragione, oltre ad occuparsi della gestione dei RAEE domestici con Erion WEEE, il nuovo Sistema avrà un consorzio dedicato esclusivamente ai RAEE professionali (Erion Professional) che intende contribuire a colmare il divario generato dai bassi tassi di ritorno delle AEE immesse sul mercato, con un approccio innovativo e più incisivo volto a stimolare un mercato che sino ad oggi, in Italia, è stato di fatto “silente”.

Nel 2019 in Italia, sono state raccolte complessivamente quasi 11mila tonnellate di pile e accumulatori portatili, pari a circa il 43% dell’immesso sul mercato, che ammonta a oltre 25mila tonnellate, mentre nel caso degli accumulatori industriali e da veicoli sono state raccolte circa 176mila tonnellate a fronte delle 317mila immesse (fonte: CDCNPA 2019). Tuttavia, con la diffusione esponenziale dell’elettronica di consumo, della mobilità elettrica e delle energie rinnovabili ci saranno sempre più accumulatori da gestire sia per recuperare metalli come cobalto, argento, litio e zinco, sia per evitare il rilascio di sostanze tossiche come mercurio e cromo. Anche a tal fine, si è vista l’esigenza di creare Erion Energy, consorzio dedicato ai Rifiuti di Pile e Accumulatori, inclusi specifici settori di business come quelli che, nell’industria automobilistica, sono rappresentati dalle vetture elettriche e ibride.

Non solo RAEE e RPA, ma anche packaging: la Responsabilità Estesa dei Produttori riguarda anche gli imballaggi che contengono le loro apparecchiature, il cui smaltimento oggi è affidato agli installatori o ai rivenditori. Erion Packaging è un consorzio creato e gestito dai Produttori per rendere più efficiente l’attuale filiera dei rifiuti di imballaggi e intercettare i flussi che attualmente non transitano dalle isole ecologiche. Erion Packaging diventerà operativo al termine del processo di accreditamento attualmente in corso presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

“Erion – dichiara Danilo Bonato, Co-Direttore Generale Erion – nasce dall’idea dei nostri Produttori di introdurre in Italia un sistema di responsabilità estesa moderno ed autorevole, capace di rinnovare il sistema di gestione dei rifiuti tecnologici, le cui performance sono frenate da carenze legislative e dalla mancanza di una robusta visione strategica”. “L’unione di Ecodom e Remedia metterà a disposizione del nostro Paese un’organizzazione di eccellenza nell’ambito dei sistemi di conformità normativa, con una posizione di rilievo europeo ed uno straordinario team di professionisti, in grado di contribuire fattivamente alla protezione dell’ambiente e alla transizione verso l’economia circolare”.

Fonte: E-Gazette