I risultati ottenuti grazie alla tariffazione puntuale a livello mondiale

A cura di Stefano Ciafani (Vicepresidente Nazionale Legambiente), Ezio Orzes (Direttivo Assoc. Comuni Virtuosi ed Ass. all’Ambiente Ponte nelle Alpi) e Attilio Tornavacca (Direttore ESPER)

Risulta ormai universalmente riconosciuto che la tariffazione puntuale è il sistema che permette più facilmente di raggiungere sia gli obiettivi di riciclaggio che quelli di riduzione della produzione di rifiuti stabiliti a livello europeo. Consente, inoltre, l’applicazione del principio “chi inquina paga”, ossia la correlazione (con opportuni meccanismi di flessibilità e compensazione per le famiglie numerose) tra prezzo del servizio e quantità di rifiuto prodotto.
L’Associazione Comuni Virtuosi sta conducendo una campagna di richieste di adesioni di enti locali, aziende e privati cittadini per la modifica dell’Accordo Anci Conai ed in cui si chiede al governo di reintrodurre l’obbligo del passaggio alla tariffazione puntuale. Lo scorso 14 maggio il Governo ha poi accolto un ordine del giorno (primi firmatari gli onorevoli Simonetta Rubinato Alessandro Bratti, Roger De Menech, Floriana Casellato ed il Presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci) che lo impegna ad imprimere una più chiara politica di incentivazione delle pratiche virtuose nella gestione dei rifiuti che prevedano l’applicazione della tariffa puntuale come modalità ordinaria e l’applicazione di un tributo presuntivo soltanto in via eccezionale fino alla messa a punto di sistemi di commisurazione puntuale dei rifiuti prodotti. Anche Legambiente ha recentemente lanciato una petizione per sostenere la necessità di “rivedere il tributo sui rifiuti che deve rispettare il principio europeo “chi inquina paga” e deve essere calcolato solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati, permettendo alle utenze più virtuose di pagare meno”. Questo consenso quasi unanime sulla necessità di diffondere le esperienze di tariffazione puntuale ha radici ormai ben radicate all’estero mentre l’Italia sconta una pesante arretratezza su questa tema che con l’emanazione della recente normativa che istituisce la TARES è ulteriormente peggiorata poiché la tariffazione puntuale viene ora considerata un’eccezione alla modalità di calcolo che deve essere basata unicamente sulle superfici assoggettate al tributo. I sistemi di raccolta basati sulla tariffazione puntuale risultano molto diffusi nel nord Europa e sempre più diffusa negli Stati Uniti ed ii Australia (dove tale sistema viene denominato “Pay As You Throw”) e si basano sull’utilizzo di sistemi di rilevazione e quantificazione della produzione dei rifiuti riferiti ad ogni singola utenza servita (tipicamente aggregata a livello di singolo edificio). In questo modo si può esercitare un’effettiva azione premiante dei comportamenti virtuosi che determina un sensibile aumento della partecipazione ai programmi di riduzione e raccolta differenziata messi in atto dalle Amministrazioni locali. A differenza di quanto rilevato in riferimento ai sistemi domiciliari e di prossimità (che raggiungono il livello massimo di RD subito dopo l’effettuazione di campagne di sensibilizzazione ma poi presentano un calo di partecipazione più o meno evidente) la tariffazione puntuale consente inoltre di ottenere una partecipazione costante e duratura nel tempo poiché la singola utenza può beneficiare direttamente del risultato del suo impegno nel ridurre i rifiuti residui potendone valutare gli effetti in relazione all’importo tariffario che è tenuta a corrispondere annualmente, calcolato in base al grado di utilizzo non solo del servizio di raccolta del rifiuto residuo ma anche dell’umido e del verde (incentivando così al massimo il compostaggio domestico o l’uso del centro comunale di raccolta per il conferimento diretto del verde). Fin dal 1990 l’Environmental Protection Agency (EPA), dopo una fase di studio, ha deciso di incoraggiare e promuovere ufficialmente il ricorso alla tariffazione volumetrica attraverso la predisposizione di un apposito manuale (Lessons leamed about Unit Pricing, Washington, 1994). Tre stati (Minnesota, Washington, Wisconsin) hanno reso obbligatoria la tariffazione volumetrica ed altri sette stati ne incoraggiano ufficialmente l’uso fin dal 1996. Nel manuale dell’EPA, si affermava che la tariffazione volumetrica consente una riduzione dei rifiuti destinati allo smaltimento compresa tra il 25 e il 45% (altri studi indicavano invece una riduzione media del 20%). Anche in Italia si registra una riduzione complessiva del 15-20% dei quantitativi conferiti nei Comuni in cui è stata adottata la tariffa a volume.

Il governo irlandese ha stabilito che a partire dal 2005 sia obbligatorio il passaggio al sistema di tariffazione volumetrico ottenendo così un drastico calo della produzione di rifiuti ed imballaggi superflui. Un recente studio di Repak (il Consorzio irlandese per il riciclo degli imballaggi, analogo al nostro CONAI) ha rivelato che il sistema di tariffazione volumetrica fa risparmiare le famiglie e le fa riciclare di più come dimostrato dalle risposte del sondaggio effettuato su un campione di famiglie irlandesi sintetizzato di seguito.

Anche in Francia la nuova Legislazione ambientale (Grenelle de l’environnement n. 967 del 3 agosto 2009) prevede l’obbligo dell’attivazione della tariffazione puntuale (denominata “Tarification incitative”) entro il 2014. L’applicazione della tariffazione volumetrica non costituisce solo un fattore di successo delle strategie di riciclaggio ma anche e soprattutto delle strategie di prevenzione della produzione di rifiuti, sia attraverso l’incentivazione della pratica del compostaggio domestico degli scarti verdi e della frazione organica, sia perché determina una maggiore responsabilizzazione dell’utente al momento dell’acquisto, orientando le preferenze verso i beni di consumo che utilizzano imballaggi più contenuti e razionali. Per usufruire pienamente dei vantaggi dei sistemi di tariffazione puntuali gli utenti dovrebbero però poter scegliere tra diverse opzioni di consumo (ad esempio vuoto a rendere o a perdere) ma in Italia tale possibilità di scelta risulta alquanto limitata. Viceversa in altri paesi (soprattutto in Germania ed Austria ma in generale nel nord Europa) si è assistito ad un intenso processo di innovazione economica ed organizzativa presso la grande distribuzione organizzata (GDO) indotti da norme più efficaci in materia di riduzione degli imballaggi a perdere. Non a caso in Italia le uniche regioni in cui sono largamente diffusi sistemi di cauzionamento e di vendita alla spina sono quelle (Trentino Alto Adige) dove è stata resa obbligatoria la tariffazione volumetrica della produzione dei rifiuti per ogni singolo condominio. In queste zone la grande distribuzione ha rapidamente assunto l’esigenza di riprogettare la filiera degli imballaggi per rispondere alle nuove esigenze manifestate dagli enti locali e, di conseguenza, dagli utenti consumatori.
La tariffazione puntuale risulta quindi lo strumento più potente che si può attualmente applicare in Italia per creare un circuito virtuoso che premia sia i cittadini che orientano le proprie scelte di consumo che le imprese che commercializzano prodotti che consentono di diminuire la produzione di rifiuti (in particolare di imballaggi superflui). Nell’edizione 2013 del premio Comuni ricicloni di Legambiente tra le 1300 amministrazioni comunali virtuose ne sono state premiate 330 per aver prodotto meno di 75 chili di rifiuti indifferenziati pro capite all’anno (sono stati definiti Comuni rifiuti free). Tra queste anche Empoli con i suoi quasi 50 mila abitanti. Sono un po’ dappertutto ma più concentrati maggiormente in provincia di Treviso, Trento e Firenze. Come sono arrivati a questo risultato? Ognuno per la sua strada ma con alcune caratteristiche comuni: oltre alla raccolta “porta a porta” anche e soprattutto la modalità di tariffazione del servizio: ben 197 dei 330 Comuni rifiuti free sono infatti a tariffa puntuale.
Risulta quindi opportuno che, quale elemento centrale dell’azione di contenimento della produzione dei rifiuti, si promuova alla massima diffusione dei sistemi domiciliarizzati di raccolta ed una loro ulteriore evoluzione con l’introduzione della tariffazione puntuale. Gli attori del sistema di gestione dei rifiuti a livello regionale e provinciale possono quindi agire su più fronti per poter creare delle sinergie positive tra vari livelli di azione come descritto nella seguente figura.

I principali strumenti a disposizione per adottare la tariffazione puntuale risultano i seguenti:

1. sacchetti di volume standardizzato con specifiche serigrafie identificative: la singola utenza viene identificata al momento del ritiro o dell’acquisto dei sacchetti prepagati mediante e-card distribuite alle utenze servite. I sacchetti che non vengono utilizzate possono essere utilizzati l’anno successivo;
2. sacchetti di volume standardizzato contrassegnati da etichette/sigilli/cartoncini dotati di codice a barre e, più recentemente, transponder a perdere; questo sistema consente di operare di identificare il singolo utente conferitore attraverso cartoncini identificativi che vengono staccati e consegnati al Consorzio per la successiva lettura tramite dispositivi fissi (ad es. il Consorzio dei Navigli fino al 2006) oppure con la lettura del codice a barra adesivo tramite appositi dispositivi portatili nel momento della raccolta (sistema in uso, ad esempio, nel Comune di Mercato San Severino per incentivare il conferimento delle frazioni recuperabili secche). Recentemente i limiti di questo sistema sono stati risolti grazie alla sperimentazione condotta a Capannori con il supporto della ESPER dell’uso di sacchetti dotati di transponder;
3. identificazione tramite trasponder del numero di svuotamenti dei contenitori; la registrazione dei dati identificativi avviene attraverso la lettura del trasponder installato sui mastelli e/o bidoni da parte dell’antenna di cui è dotato l’automezzo di raccolta e/o da parte dell’operatore con sistemi di lettura portatili. Il sistema prevede una tariffazione della parte variabile della tariffa basata sul numero di svuotamenti e sul volume del contenitore;
4. sistemi di identificazione ed autorizzazione dell’utente per il conferimento di un volume predeterminato di rifiuti: di norma si tratta di calotte di volume fisso installate su presscontainer, cassonetti o isole interrate ad accesso condizionato tramite identificazione dell’utente con badge magnetici. Recentemente sono stati introdotti sistemi che non necessitano dell’inserimento in apposite fessure del badge magnetico (spesso oggetto di atti di vandalismo) ma del semplice avvicinamento al lettore tramite l’utilizzo di carte (tipo bancomat) o dispositivi dotati di trasponder. Alcuni brevetti includono anche la verifica della percentuale del riempimento del contenitore da remoto per l’organizzazione dei percorsi di svuotamento. Tali sistemi determinano però un elevata incidenza di abbandoni di rifiuti accanto ai cassonetti ed all’interno dei contenitori stradali dedicati alla raccolta differenziata.

Tutti questi vengono normalmente integrati da sistemi di identificazione presso le riciclerie: questa sistema va considerato come complementare alle tipologie precedenti, dato che di norma prevede un sistema di sconto basato sui quantitativi riciclabili conferiti presso tali strutture per incentivare la frequentazione e l’utilizzo da parte delle utenze stesse. Ovviamente il presidio della struttura da parte di personale apposito consente di controllare efficacemente la corretta suddivisione dei materiali raccolti e pertanto garantire la purezza merceologica necessaria all’avvio al recupero; La rapida diffusione dei trasponder passivi è legata al rapido abbattimento dei costi di realizzazione dei trasponder e dei dispositivi di lettura come evidenziato nella figura successiva.

Il costo dei trasponder passivi già montati sui bidoni è sceso dai 3-4 euro del 2003 agli attuali 0,60-0,50 euro per ordini di circa 5-10.000 pezzi.
L’analisi delle modalità utilizzate a livello europeo e nazionale ha dimostrato che le esperienze di quantificazione volumetrica dei rifiuti sono in assoluto le più diffuse, dato che risultano facilmente applicabili in contesti che già prevedono circuiti di raccolta di tipo domiciliare. La registrazione del volume e del numero di svuotamenti dei contenitori (bidoni o sacchi) dedicati ad ogni singola abitazione permette inoltre di indurre ad esporre i propri contenitori del secco residuo solo quando risultano quasi pieni ottenendo così sia una riduzione della tariffa della singola utenza che un ottimizzazione del servizio di raccolta per la riduzione del numero di contenitori svuotati a parità di quantitativi intercettati poiché il costo per l’utenza servita, non essendo parametrato sul peso ma sul volume svuotato, è lo stesso sia per un contenitore esposto ben pieno che per uno semivuoto ed in questo modo è chiaro che le utenze cercano sempre di sfruttare appieno la volumetria riducendo il numero di svuotamenti (una famiglia di tre componenti riesce normalmente ad esporre un bidone da 120 litri circa 9-10 volte all’anno) oppure chiedendo di ridurre il numero e/o il volume dei contenitori posizionati in un cortile condominiale in cui l’esposizione e lo svuotamento viene effettuato comunque ogni settimana. La tabella dimostra che i Comuni che hanno introdotto la tariffazione puntuale hanno raggiunto le % di RD più elevate ed al contempo i costi di gestione più bassi in assoluto al netto dei costi di spazzamento. Il comune che vanta il miglior rapporto tra costi di gestione (al netto dei costi di spazzamento) ed i risultati ottenuti sul fronte della riduzione di rifiuti da avviare a smaltimento è il Comune di Ponte nelle Alpi premiato come miglior Comune nelle ultime quattro edizioni del concorso Comuni Ricicloni di Legambiente.

Per disincentivare il fenomeno degli abbandoni dei rifiuti sono state comunque introdotti nei regolamenti i cosiddetti “svuotamenti minimi” che vengono comunque fatti pagare (a meno che non dimostri di non aver vissuto in quella abitazione). Il sistema di tariffazione che prevede l’utilizzo di sacchetti con transponder passivo a perdere è stato introdotto per la prima volta in Italia a Capannori a partire dal mese di dicembre 2011 con il supporto tecnico della ESPER. In pratica viene applicato un sistema di calcolo della bolletta basato sul numero di ritiri dei sacchi di colore grigio, che contengono i rifiuti non riciclabili, dotati di una etichetta adesiva contenente un Tag RFID con all’interno un chip al quale è associato il codice utente che viene letto da un antenna installata sul mezzo utilizzato per la raccolta. L’antenna registra il codice del microchip, la data e l’ora del ritiro, il codice del veicolo e dell’operatore in servizio. Con questo sistema ogni famiglia, alla quale è stato consegnato un Kit di 26 sacchi semitrasparenti grigi ed il necessario materiale informativo, viene incentivata a selezionare i materiali riciclabili in modo da ridurre al minimo i RU residui da smaltire. Coloro che espongono i rifiuti meno di una volta a settimana ottengono una riduzione in bolletta. Un modo semplice ed efficace per premiare gli utenti più virtuosi. Grazie all’uso di sacchetti con trasponder UHF, pur a fronte di un costo di acquisizione maggiore rispetto all’uso di sacchetti prepagati, sono stati ottenuti i seguenti vantaggi:

• Il sistema consente una maggiore responsabilizzazione dei comportamenti individuali poiché permette di tenere traccia dell’effettivo conferimento di sacchetti della singola utenza e di identificare il conferitore anche in caso di prelievo contemporaneo di una moltitudine di sacchetti di fronte ad un condominio. Questa possibilità di maggiore controllo può essere sfruttata anche per le frazioni differenziate ed in particolare per il multimateriale leggero;
• Il sistema consente di applicare la tariffazione puntuale anche nei centri storici medioevali in cui mancano gli spazi condominiali necessari per il posizionamento di mastelli dotati di tag fissi;
• L’alternativa operativa rappresentata dai sacchetti prepagati serigrafati presenta il rischio che terzi possano commercializzare fraudolentemente sacchetti con il medesimo colore e le medesime scritte soprattutto quando tale soluzione viene adottata su larga scala in comuni o consorzi di grandi dimensioni. Con l’uso dei transponder questo rischio viene azzerato;
• Il sistema dei tag UHF a perdere può essere utilizzato in combinazione con l’uso di bidoni o cassonetti, laddove gli spazi condominiali consentono il posizionamento dei contenitori rigidi, consentendo di rendere più flessibile il sistema di raccolta rispetto all’uso di soli sacchetti prepagati o di soli contenitori rigidi dotati di Tag fissi (le uniche due opzione finora disponibili);
• Il sistema può essere utilizzato anche per circuiti di raccolta che comprendono più comuni permettendo di rilevare esattamente il numero di sacchetti raccolti in ogni singolo Comune. Nelle 8 frazioni della zona sud dove il nuovo sistema è stato applicato inizialmente in via sperimentale la percentuale di RD ha superato l’85%, un risultato migliore di quanto previsto. La positiva esperienza di Capannori (che è anche il primo Comune italiano ad avere adottato la strategia “Zero Waste” da tradurre correttamente in “Zero spreco” anziché in “Rifiuti Zero”) sta favorendo l’adozione dello stesso sistema in altri Comuni italiani. Dopo l’introduzione nel 2012 dei sacchetti con Tag UHF da parte di HERA a Castel San Pietro e da parte di AMGA a Legnano anche a Trento e Treviso e in provincia di Macerata stanno per essere introdotti i sacchetti con RFId prodotti anche da aziende diverse rispetto a quella che li ha sviluppati e prodotti inizialmente per Capannori (la SMP di Barletta) favorendo così una maggior concorrenza tra i diversi produttori ed un ulteriore riduzione dei costi di approvvigionamento degli stessi.

La fattibilità dell’introduzione della tariffazione puntuale anche nelle grandi Città è stata recentemente dimostrata anche in Italia grazie all’esperienza della Città di Trento (115.000 abitanti) che, con il supporto tecnico della ESPER, ha raggiunto il 78 % di RD nel mese di maggio 2013. Nel recente convegno organizzato a Capannori dall’Associazione Comuni Virtuosi e dalla ESPER, l’Assessore all’Ambiente Michelangelo Marchesi ha affermato che «La coerenza che c’è tra la tariffazione puntuale e la raccolta porta a porta è evidente. Il cittadino con la tariffa non è incentivato a barare, al contrario. Tuttavia non è semplice farsi comprendere all’inizio, ma con una buona campagna di comunicazione si riesce a superare questo problema». Secondo quanto affermato al convegno da Raphael Rossi, Presidente IREN Emilia, a breve anche a Parma verrà introdotta la tariffazione puntuale dopo gli ottimi risultati raggiunti nel Comune di Felino (83 % di RD) anche grazie alla supervisione tecnica operata dall’ATO2 che si è avvalso della ESPER. L’esame dei vari casi di studio relativi all’attivazione della tariffazione puntuale del servizio di raccolta , ha inoltre evidenziato che i risultati migliori dal punto di vista quali-quantitativo sono quelli rilevati per le esperienze in cui sono stati personalizzati i servizi di raccolta sia del rifiuto residuo (indispensabile per poter ottenere un corretta responsabilizzazione dei comportamenti individuali) che delle principali frazioni recuperabili (altrettanto indispensabile per evitare il peggioramento qualitativo che invece viene di solito rilevato se le altre frazioni vengono raccolte a livello stradale). L’analisi delle varie esperienze di tariffazione operata dalla ESPER non ha infatti riguardato solo i livelli di RD conseguibili poiché l’obiettivo dell’Unione Europa non è mai stato unicamente il raggiungimento di elevate percentuali di RD (che sono in realtà solo un strumento per favorire il riciclaggio) ma sull’azione di riduzione a monte e di riciclo effettivo tramite RD di qualità.

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Analisi dei problemi del comparto del riciclo in Italia e proposte dell’Associazione dei Comuni Virtuosi

A cura di Ezio Orzes (Associazione nazionale Comuni Virtuosi) Raphael Rossi (Comitato Scientifico Osservatorio Rifiuti Zero Comune Capannori) e Attilio Tornavacca (Direttore ESPER)

La ESPER in gruppo di lavoro con l’Associazione Comuni Virtuosi ha elaborato uno studio, recentemente presentato a Roma, sullo stato di salute del comparto del riciclo in Italia che è basato anche su dati precedentemente diffusi da Legambiente e Polieco nel dossier “Mercati illegali”.
In questo articolo viene riportato uno stralcio di tale studio e del dossier di Legambiente che riguarda le criticità che anche il comparto industriale nazionale dedito al riciclaggio sta attualmente affrontando anche a causa del recente sviluppo dei traffici illeciti degli scarti da RD di rifiuti urbani.
L’industria italiana del riciclo, che era leader in Europa per quantità trattate e tecnologie sviluppate fino al 2007-2008, è stata infatti superata dall’industria tedesca poiché la Germania, che ha investito pesantemente nella creazione di una industria interna del riciclo, “ha compiuto il miracolo di trasformarsi da paese esportatore a paese importatore di materie prime seconde nonostante gli altissimi livelli di raccolta interna” secondo quanto riportato nel recente rapporto “Il riciclo ecoefficiente” edito da Ambiente Italia. Secondo tale studio “L’Italia ha da sempre rappresentato un caso peculiare nel contesto delle economie avanzate. Paese strutturalmente povero di materie prime, l’Italia aveva costruito una industria manifatturiera basata in maniera significativa sull’impiego di intermedi o di rottami e materiali di recupero”.

Negli ultimi anni l’Italia sta però assistendo, senza mettere in campo alcuna seria contromisura, ad una situazione paradossale: da un lato si assiste ad un enorme aumento delle esportazione (soprattutto in Cina) della plastica post-consumo e della carta da macero, dei rottami ferrosi, dei RAEE e dall’altro si assiste sempre più frequentemente alla chiusura delle cartiere che utilizzavano carta da macero e degli impianti di riciclaggio di materiali plastici e di rottami.
Per quanto riguarda la carta, ad esempio, negli ultimi anni hanno chiuso o hanno avviato procedure di delocalizzazione ben 10 delle venti maggiori cartiere nazionali che utilizzavano prevalentemente macero: Burgo Mantova, Reno de Medici Magenta, Cartiera di Romanello, Cartiera di Voghera, ICL Bagni di Lucca, Cartiere Romanello Udine, Cartiera Burgo Germagnano, Cartiera P-karton a Roccavione, Mondialcarta a Lucca, Cartiera Burgo di Avezzano. Molte altre sono in grave difficoltà e producono a ritmi ridotti quali ad esempio la Cartiera di Tivoli, Cartiera Bormida, Cartiera Reno de Medici di Santa Giustina, Cartiera Paper di Varazze e, recentemente, anche la Cartiera del Garda con oltre 500 dipendenti a rischio.
L’effetto sul mercato del macero è stata la scomparsa di oltre circa un milione di tonnellate all’anno di riciclo di macero delle quali oltre 400.000 circa di macero selezionato bianco. Nel nostro paese negli ultimi quattro anni hanno quindi chiuso più di 30 stabilimenti di produzione di carta. Sono stati così persi oltre 3.500 posti di lavoro senza considerare l’indotto (che vale circa altri 1500 posti di lavoro).

La crisi del settore del riciclo della carta e cartone da macero è legata sostanzialmente a fattori di dumping da parte dei mercati asiatici, i cui prodotti godono di condizioni estremamente favorevoli sia in termini di costo dell’energia che della manodopera ma anche a causa di una concorrenza europea che gode di prezzi energetici assai inferiori. Nella produzione di carta circa un terzo dei costi è imputabile all’energia. Il costo della bolletta energetica per l’industria cartaria italiana è rispettivamente del 26% e del 37% in più rispetto a quello francese e tedesco. Rispetto alla Cina (paese dove il costo della manodopera è pari a un quinto di quello europeo) il differenziale sul fronte energetico arriva al 103%. La Francia ha recentemente deciso di sostenere il consumo del macero entro i propri confini riducendo il costo dell’energia elettrica fornita alle cartiere anche se questa azione ha inizialmente suscitato la censura dell’UE. L’Agenzia Municipale per i Rifiuti Domestici che serve Parigi e altri 84 comuni dell’area metropolitana ha inoltre incluso nel contratto di vendita di carta e cartone recuperati una clausola di prossimità, che vincola l’assegnatario a effettuare o far effettuare il riciclo della carta e del cartone all’interno del territorio nazionale o nei paesi europei confinanti rispettando così le norma di tutela dei lavoratori e dell’ambiente europee. Anche il D.lgs 152/2006 stabilisce che si deve “favorire il più possibile il loro recupero privilegiando il principio di prossimità agli impianti di recupero” ma in Italia nessun provvedimento ha finora concretizzato tale norma.

Il mancato sostegno all’industria del riciclo, che invece in Europa (ed in Germania in particolare) viene considerato un obiettivo strategico per poter ridurre la dipendenza da paesi extra europei per l’approvvigionamento di materie prime, sta quindi determinando la progressiva scomparsa di un industria che era riuscita finora a renderci competitivi anche se l’Italia non poteva disporre delle grandi foreste o dei pozzi del petrolio del nord Europa. Nel 2012 l’Italia ha esportato circa 2 milioni di tonnellate di carta da macero verso i paesi asiatici e con la chiusura delle maggiori cartiere italiane la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. Tali flussi sono diretti prevalentemente in Cina, che usa o stocca il 50% della carta da macero mondiale. Volumi enormi, che dettano le quotazioni del macero in Europa, con rincari a tre cifre. Alla prima ripresa della crisi, nel 2010, il prezzo del macero è passato dal più 140 % al più 250 % per le qualità meno pregiate, destinate alla produzione di imballaggi.
Anche per quanto riguarda il riciclo di materiali plastici ASSORIMAP evidenzia che negli ultimi anni hanno chiuso 8 delle 18 aziende che si occupavano del riciclo del PET in Italia e che la capacità di trattamento delle aziende rimaste viene saturata solo per il 70 % creando così un danno economico rilevante alla nostre imprese e la perdita continua di posti di lavoro.

Va rammentato che la Cina sovvenziona l’importazione di materie prime seconde con un rimborso totale dell’IVA. L’industria cartaria cinese ha inoltre potuto contare su enormi aiuti di Stato, stimati negli ultimi 10 anni in oltre 33 miliardi di dollari. Nel 2010 la Cina ha importato 3,7 milioni di rifiuti metallici dall’Europa e quindi è prevedibile che anche questo comparto potrebbe subire a breve un tracollo.
Secondo Legambiente negli ultimi anni sono cresciuti enormemente i traffici illegali di rifiuti da RD come dimostrano i dati dei sequestri effettuati negli ultimi due anni dall’Agenzia delle dogane nei nostri porti: quasi 20 mila tonnellate di scarti (per l’esattezza 18.800) destinati illegalmente all’estero, soprattutto plastica, carta e cartone, rottami ferrosi, pneumatici fuori uso (Pfu) e rifiuti elettrici ed elettronici (Raee). Nella figura a lato si possono visualizzare le principali destinazioni illustrate nel Dossier di Legambiente dal titolo “Mercati Illegali” pubblicato lo scorso 13 febbraio 2013.

L’azione di dumping operata dalla Cina, come già avvenuto in molti altri settore, sta quindi provocando la chiusura delle nostre imprese che non riescono più a competere con i prezzi che i cinesi possono riconoscere per i materiali di scarto. I maggiori guadagni incamerati attualmente dai Consorzi di filiera si trasformeranno però a breve un boccone avvelenato se si arriverà alla pressoché totale dipendenza italiana dai mercati asiatici per il ritiro dei materiali di scarto. A quel punto è facile prevedere che il dumping cesserà e ci si ritroverà a pagare costi di elevati senza dopo aver perso i posti di lavoro garantiti in precedenza dall’industria italiana del recupero e riciclo. Questa situazione drammatica delle aziende del riciclo italiane non ha infatti riguardato il Conai ed i relativi Consorzi di filiera che hanno invece tratto grandi benefici economici “dall’aumento delle quotazioni delle materie prime seconde”. Infatti il Conai ed i propri Consorzi di filiera non si sostengono solo anche attraverso la vendita dei materiali, anche all’estero, consegnati dai Comuni e, nel solo 2011, hanno incassato altri 226 milioni di euro nel 2011 così suddivisi:

Gli introiti totali del sistema Conai nel 2011 risultano quindi pari a 819 milioni di euro nel 2011 e quindi i circa 297 milioni circa riconosciuti ai Comuni italiani nel 2011 quale parziale rimborso dei costi per la RD degli imballaggi rappresentano circa il 37 % degli introiti totali del 2011. Il sistema Conai ha chiuso i propri bilanci con un utile di esercizio complessivo di 166 milioni di euro nel solo 2011 ed ha accumulato riserve per ben 317 milioni di euro nello stesso anno. Questi utili hanno consentito al sistema Conai di ridurre di un ulteriore 30 % l’importo del Contributo Ambientale Conai a carico delle imprese nel 2012 rispetto al 2011.
Non ci si deve quindi stupire se, a fronte di questa situazione drammatica per il comparto del riciclo, si assiste a proclami alquanto ottimistici da parte del Conai che, a chi a perso il proprio posto di lavoro nel settore del riciclo o ha dovuto chiudere la propria azienda, possono comprensibilmente apparire quasi uno beffa. Lo scorso 6 novembre il Corriere della Sera titolava, riferendosi al Conai, “Un successo che non conosce crisi” evidenziando gli “Ottimi risultati di crescita e occupazione ottenuti dal Conai… un risultato in controtendenza rispetto alla decrescita del PIL del paese”. Secondo uno studio commissionato dal Conai ad Althesys “Nel 2011 il fatturato dell’industria del riciclo è stato pari a 9,5 miliardi di euro, contribuendo per lo 0,61% al PIL nazionale, con una crescita del 7% rispetto al 2010… Un risultato in cui ha svolto un ruolo fondamentale il Conai”. Tutto a posto allora, di cosa ci si dovrebbe preoccupare?

Questi dati sono stati però subito messi sotto accusa dalle Associazioni che rappresentano i riciclatori (ad esempio da parte di ASSORIMAP nei confronti delle statistiche presentata da Corepla) e, in precedenza, dall’ANCI che nell’audizione del 12 luglio 2007, aveva affermato che i “..dati sul recupero (e, conseguentemente, sul raggiungimento degli obiettivi) sono di fonte CONAI, per cui si è di fronte a un soggetto privato che svolge un ruolo pubblicistico e opera autonomamente senza essere soggetto a controlli particolari. Per tale motivo l’ANCI auspica che vi sia un qualche osservatorio, o un soggetto terzo, che verifichi la validità di tali dati”.
L’ISPRA, quale ente governativo di controllo e monitoraggio dei dati del Conai, ha in effetti recentemente affermato che a causa “dell’incompleta e parziale informazione fornita dal Consorzio Conai… l’ISPRA non è in grado di monitorare in maniera efficace il ciclo di gestione dei rifiuti di imballaggio, validando i dati trasmessi dal CONAI, e soprattutto di verificare il raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio fissati, oltre che dalla direttiva 94/62/CE, anche dall’articolo 11 della direttiva 2008/98/CE” (Fonte: pag. 369 del Rapporto rifiuti ISPRA 2013).

Il recentissimo “Green book sulle materie plastiche” pubblicato dalla Commissione europea evidenzia la necessità di estendere in tutti i paesi membri il cauzionamento delle bottiglie e flaconi poiché “Tassi di riciclaggio bassi e l’esportazione di rifiuti di plastica per il successivo trattamento in paesi terzi rappresentano un’importante perdita di risorse non rinnovabili e di posti di lavoro in Europa…”. Secondo la commissione la piena attuazione della normativa Ue sui rifiuti consentirebbe invece di risparmiare 72 miliardi di euro l’anno, di aumentare il fatturato annuo della UE di 42 miliardi di euro nel settore della gestione e del riciclaggio dei rifiuti e di creare oltre 400mila posti di lavoro entro il 2020.
Le direttive comunitarie stabiliscono infatti la necessità di dar vita ad una “società europea del riciclaggio” ma per farlo realmente, anche secondo ASSOCARTA, è necessaria conferire il materiale recuperato preferibilmente alle aziende presenti sui  territorio vicine al luogo di raccolta.
In Europa altri paesi oltre la Germania hanno quindi cominciato a limitare l’export in Asia sostenendo l’industria europea del riciclo: dal 29 novembre 2012 aziende e Comuni spagnoli possono vincolare il conferimento dei propri rifiuti al riciclo “made in Europa”. Va poi considerato che la trasmissione Report ha recentemente fatto luce sui rischi determinati dall’importazione in Italia di giocattoli in plastica riciclata cinese prodotti, senza alcun controllo, con scarti plastici e teli agricoli impregnati di residui chimici pericolosi. Queste notizie, che allarmano i cittadini e rischiano di far considerare assurdi e/o contraddittori gli sforzi compiuti dagli enti locali per convincere gli utenti della necessità di differenziare i propri rifiuti, fanno comprendere che non si può rimandare oltre l’avvio di iniziative che possano garantire la non pericolosità dei materiali riciclati e l’effettivo riciclo dei materiali differenziati in contesti dove le condizioni di lavoro sono controllate e dignitose.
Se poi, come deciso in Spagna ed in Francia, venisse sostenuto il riciclaggio di prossimità si risparmierebbero enormi quantità di gas climalteranti per i minori trasporti e si potrebbero garantire nuovi posti di lavoro qualificati aumentando la domanda interna di prodotti riciclati sul modello di quanto attuato con il progetto “Remade in Italy” o il progetto “Ri-prodotti e ri-acquistati in Toscana”.
Andrebbe infatti rammentato che la Direttiva 12/2004 prevede che «I rifiuti di imballaggio esportati al di fuori della CE siano contabilizzati come rifiuti recuperati o riciclati soltanto in presenza di prove attendibili che il recupero e/o riciclaggio ha avuto luogo in condizioni complessivamente equivalenti a quelle stabilite dalla pertinente legislazione comunitaria». Se si applicasse realmente questo principio ai dati delle quote di imballaggi recuperati dal Conai andrebbero sicuramente detratti ingenti flussi di imballaggi ceduti ad utilizzatori extra europei.
Di seguito vengono quindi riepilogate sinteticamente le proposte di cui l’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi intende farsi portavoce per affrontare questa situazione:

  1. Considerato che il volume di acquisti della pubblica amministrazione in Italia vale 130 miliardi di euro annui, introducendo misure che rendano obbligatorio di convertire almeno il 30 % di questi in acquisti verdi e prodotti a km zero – come indicato dalla Commissione europea quale obiettivo che doveva essere raggiunto già nel 2009 – significherebbe muovere in questa direzione 40 miliardi di euro l’anno.
  2. Si richiede di annullare l’obbligo per i comuni di cedere la proprietà dei materiali da RD al sistema Conai in cambio del parziale rimborso dei costi di raccolta. Come stabilito in Francia si dovrebbe invece lasciare in capo ai Comuni il diritto di scegliere a quali Consorzi autorizzati rivolgersi (in Francia per la plastica ne esistono ben otto) per ottenere le migliori condizioni di cessione che dovrebbero inoltre essere vincolate al rispetto del principio di prossimità (per evitare di generare enormi quantità di emissioni climalteranti nella fase di trasporto in Asia) ed alla verifica del rispetto della norme europee relative alla tutela dei lavoro e dell’ambiente.
  3. In ottemperanza alla gerarchia di gestione stabilita a livello europeo e nazionale, si chiede che le risorse dei Consorzi di filiera siano destinate unicamente alla RD ed al riciclo di materia e non vengono quindi più distolte a favore dell’incenerimento dei materiali raccolti in modo differenziato anche in considerazione del consolidamento di esperienze nazionali che dimostrano la convenienza e la fattibilità di tecniche alternative di riciclo (ad es. in Toscana o in Veneto). Questa esigenza imprescindibile deriva anche dalla necessità di sconfessare chi sostiene che le RD spinte e di qualità siano inutili poiché quanto raccolto (in particolare le plastiche) viene in larga misura bruciato e non riciclato;
  4. L’Italia dovrebbe introdurre una sistema di reale incentivazione dei prodotti realizzati con materiali riciclati e a “km zero” anche attraverso l’introduzione di meccanismi premiali mediante la riconversione dei CIP6 e dei Certificati Verdi da incentivi per ridurre il costo del recupero energetico (che l’Unione Europea ha censurato poiché in contrasto con la gerarchia europea di gestione dei rifiuti) a incentivi per sostenere il riciclaggio ed il compostaggio in proporzione al risparmio di emissioni climalteranti effettivamente garantito.

Di seguito vengono quindi riportate le proposte di Legambiente per risolvere le problematiche precedentemente esposte che integrano e completano quelle summenzionate dell’ACV:

  1. rafforzare e semplificare il quadro sanzionatorio in materia di tutela penale dell’ambiente, per esempio attraverso l’introduzione nel Codice penale italiano di specifici delitti (dall’inquinamento al disastro ambientale) sulla falsariga di quanto previsto dalla direttiva comunitaria 2008/99/CE e da diversi disegni di legge d’iniziativa parlamentare;
  2. rendere pienamente operativa la nuova classificazione del delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti;
  3. prevedere, come per tutti gli altri delitti di competenza delle Procure distrettuali antimafia, l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali in presenza di sufficienti indizi di reato, e non gravi com’è attualmente, e prolungando fino a un anno i termini per le indagini preliminari;
  4. ricostituire, anche nella prossima legislatura, la Commissione bicamerale di inchiesta sul Ciclo dei rifiuti e le attività illecite a esso connesse;
  5. migliorare la collaborazione tra gli Stati, soprattutto in materia di controlli e prevenzione, rafforzando il ruolo degli organismi internazionali, sia europei (Europol, Eurojust) che internazionali (Interpol), nonché l’interlocuzione con le associazioni non governative e i vari stakeholders.

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Assorimap racconta la crisi del riciclo delle plastiche

di Giuseppe Iasparra

Corrado Dentis, parte spiegando la struttura del settore delle plastiche riciclate che è strutturato in due grandi aree: la parte del pre-consumo e la parte del post-consumo. «La prima riguarda le aziende che riciclano gli scarti industriali. Sono le più numerose (150 in Italia). Si tratta solitamente di microimprese, artigianali e industriali, che lavorano per lo più ritirando gli scarti dell’ industria che derivano dalla produzione di polimeri o residuali dalla fabbricazione di manufatti e imballaggi. Il riciclo in Italia ha sempre rappresentato, fin dagli anni ’60, un’eccellenza a livello europeo, attualmente però risente della congiuntura negativa: ci sono aziende produttrici che chiudono e ciò si riflette in modo negativo sull’industria di trasformazione causando una significativa contrazione dei volumi disponibili anche per l’industria del riciclo, tutto ciò determinando un impoverimento per il mercato nazionale. L’insufficienza dei volumi inoltre crea l’effetto boomerang: i prezzi a cui vengono ceduti questi materiali diventano più alti. Per quanto riguarda invece l’area del post-consumo – continua il presidente di Assorimap – si tratta di un comparto più recente che nasce con l’avvio delle raccolte differenziate in Italia negli anni ’90. Questo settore è costituito da una cinquantina di piccole e medie imprese».

La crisi del riciclo del PET
All’interno del settore post-consumo c’è un comparto in difficoltà. «Il settore del PET – spiega Corrado Dentis – negli ultimi anni ha visto calare da 18 a 11 il numero di imprese in Italia. Quello che deve far riflettere a mio avviso è il fatto che dovrebbe essere un settore trainante all’interno dell’emergente green economy. Invece oggi queste industrie sono fortemente investite dalla crisi». Quali sono le cause? «Da un lato – continua il presidente di Assorimap – non possiamo prescindere da quei fattori di crisi che investono le imprese manifatturiere. In primis i costi energetici che in Italia sono superiori rispetto agli altri Paesi. In secondo luogo il problema degli approvvigionamenti: il nostro sistema ha una capacità installata importante che, soprattutto nel post-consumo, non viene soddisfatta. Le raccolte differenziate crescono lentamente e siamo costretti ad importare rifiuti dall’estero per approvvigionarci. In questo quadro incidono negativamente anche i volumi che sovente partono dall’Italia in maniera impropria (come evidenziato da alcune inchieste giornalistiche)».

Assorimap lamenta la mancanza di un “libero mercato interno”
Secondo i dati Corepla, tuttavia, la raccolta differenziata di rifiuti di imballaggi in plastica è in crescita. “Come mai i flussi Corepla non finiscono a voi” abbiamo chiesto ad Assorimap? «Corepla – spiega Corrado Dentis – va ad alloccare questi volumi con aste telematiche europee. E così in un contesto italiano difficile si aggiunge un confronto europeo. Accade, ad esempio, che il riciclatore tedesco si accrediti agli acquisti per via telematica con Corepla e compete con noi». Assorimap lamenta la mancanza di un “libero mercato interno” rispetto agli altri Paesi. «Corepla – sottolinea Corrado Dentis – svolge in assoluto monopolio un ruolo che svolgono nel medesimo modo 18 consorzi in Francia piuttosto che 11 in Germania. Quello che noi lamentiamo è che non ci sia reciprocità: i nostri colleghi riciclatori della plastica europei si trovano davanti a diverse alternative sul mercato interno ma noi, in Italia, o partecipiamo alle aste di Corepla oppure rimaniamo senza quel prodotto lì. E mentre Corepla vende a tutti i riciclatori fuori dall’Italia, nel nostro Paese possiamo comprare solo da uno». Perche non andare a comprare fuori? «All’estero possiamo andarci anche noi – aggiunge il presidente di Assorimap – ma come ho già detto, noi ci andiamo con delle logiche e dinamiche appesantite dai costi del sistema Italia. E a tutto ciò aggiungiamo un ulteriore onere costuito dalla mancanza di un libero mercato interno».

Cosa fare per migliorare la situazione?
Corrado Dentis propone il “riciclo a km0”. «Siamo sempre stati forieri – spiega il presidente di Assorimap – nel proporre le cosiddette “filiere corte” sul territorio. Parecchi riciclatori italiani hanno tentato e cercano di dare importanti segnali in questo senso». Queste sinergie potrebbero avere ricadute positive anche sul lato occupazionale, ricorda il presidente di Assorimap: «La filiera del riciclo, soprattutto nel post-consumo, interessa una pluralità non trascurabile di soggetti. Parliamo di un settore che può dare, qualora si riuscisse a promuoverlo adegutamente, decine di migliaia di nuovi posti di lavoro in Italia». In questo senso, Corrado Dentis pensa «alle raccolte differenziate che potrebbero essere incrementate sul territorio, alla selezione delle plastiche, fino alla creazione di nuove tecnologie per migliorare sempre di più la valorizzazione dei rifiuti di imballaggi in plastica. Affinché il riciclo possa continuare a rappresentare una risorsa sempre più importantesia dal punto di vista ambientale che occupazionale – conclude Corrado Dentis – occorre continuare ad investire in ricerca e sviluppo senza tuttavia tralasciare l’aspetto della prevenzione. Un imballaggio è tanto più riciclabile quanto più costituito da matrici polimeriche omogenee.

letto su Eco dalle città

Orlando: “Rivedere la Tares per premiare i comportamenti virtuosi”

Rivedere la Tares, perche’ ”cosi’ come e’ congegniata non aiuta”, e modularla sulla base di un meccanismo che premi i comportamenti virtuosi. Lo afferma il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, a margine del rapporto ‘Comuni ricicloni’ di Legambiente, a proposito della nuova tariffa sui rifiuti.

”Il governo – spiega Orlando – sta iniziando una discussione che lo vedra’ impegnato nei prossimi giorni, forse nelle prossime settimane su come ridefinire la Tares. Sono convinto che sia mio compito in quanto ministro dell’Ambiente supportare questo processo attraverso un passaggio pieno alla tariffa che eviti di continuare a tassare sulla base di un elemento poco significativo in questo campo come quello della superficie ed invece tassi sulla base della produzione del rifiuto e incentivi chi decide di differenziare il rifiuto, e farlo attraverso meccanismi di carattere premiale”.

”Su questo – osserva il ministro – credo che non bisogna guardare a quanto si fa in termini di cassa immediata ma quanto si riesce a risparmiare in un arco di tempo piu’ lungo”. Ed in questo ”mi piacerebbe che il sistema delle autonomie, dei consorzi e dei comuni, sostenesse queste modifiche. Qua – conclude Orlando – non dobbiamo fare una mini-patrimoniale ma premiare i o portamenti virtuosi”.

Il Ministro Orlando rilancia le richieste dell’Associazione Comuni Virtuosi: aumentare i contributi economici ai Comuni

I consorzi della filiera della raccolta e del riciclo dei rifiuti ”devono aumentare il supporto, anche economico, ai Comuni, che sono in una fase emergenziale, perché bisogna preservare il lavoro e i risultati raggiunti”. E’ l’appello rivolto dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, intervenuto alla presentazione del rapporto Comieco sulla raccolta differenziata di carta e cartone che – ha osservato il ministro – descrive ”un caso di successo”.

Dal riciclaggio di carta e cartone, ha proseguito Orlando, sono stati ottenuti benefici economici per oltre 4 miliardi di euro dal 1999 al 2012 oltre a benefici ambientali molteplici, perche’ con il riciclo c’e’ bisogno di meno materie prime, ci sono meno emissioni e meno discariche. Il sostegno ai Comuni e’ ”un elemento di solidarieta’ e opportunita’ di trasformazione del sistema, che ha bisogno di ossigeno perché rischia di soffocare”. Per Orlando, comunque, ”il problema é come vengono dati i contributi, perché hanno una valenza strategica. E’ necessario darli a valle e non a monte di un percorso organizzativo”.

Pressing per far slittare la TARES al 2014. Si va verso la tariffazione puntuale?

Non sono solo la società civile e gli ambientalisti a non vedere di buon occhio la TARES.
Anche all’interno della maggioranza di governo si assiste alle prime levate di scudi.
E’ così che nello scorso marzo un gruppo di sedici deputati del Partito Democratico – Bratti, Baretta, Mariani, Sbrollini, De Menech, Gribaudo, Casellato, Ginato, Moretto, Crivellari, D’Arienzo, Zardini, Dal Moro, Benamati, Murer – su iniziativa dell’on. Simonetta Rubinato, hanno rivolto nel marzo scorso un appello al Premier Monti.

“Il Governo rinvii l’entrata in vigore della Tares al 1º gennaio 2014.
E il Parlamento utilizzi il rinvio per ripensare questo tributo nell’ambito di una revisione complessiva del federalismo municipale.

La scadenza a luglio della prima rata, decisa dal Parlamento uscente rischia di avere ricadute negative in termini finanziari e gestionali su Comuni e gestori del servizio di raccolta rifiuti urbani.
Ma il pagamento di questo nuovo tributo a luglio preoccupa anche famiglie ed imprese già così duramente provate dalla crisi economica ed occupazionale in atto.

Per questo chiediamo al Governo in carica di dare seguito agli impegni assunti con l’ordine del giorno approvato il 22 gennaio durante l’approvazione del decreto rifiuti.

Riteniamo necessario un provvedimento d’urgenza, come richiesto anche dal presidente dell’Anci, che rinvii definitivamente l’entrata in vigore della Tares al prossimo anno, anche alla luce del superamento della fase dell’emergenza finanziaria nonché dell’andamento positivo delle entrate nel 2012 (Imu e introiti dalla lotta all’evasione).

Tenuto conto del livello elevato della pressione fiscale e delle difficoltà di famiglie e imprese auspichiamo che la nostra istanza possa trovare positivo accoglimento viste anche le dichiarazioni recenti del Premier Monti favorevoli alla possibilità di dare avvio ad un processo di riduzione della pressione fiscale”.

Il Governo, ha accolto l’appello e approvato l’ordine del giorno a prima firma dell’on. Simonetta Rubinato, e sottoscritto anche dai deputati Alessandro Bratti, Roger De Menech, Floriana Casellato ed Ermete Realacci si è impegnato, in vista della annunciata riforma di Imu e Tares, a tenere separato l’ipotizzato tributo per i servizi indivisibili dalla tariffa rifiuti, eliminando così dalla stessa Tares la prevista maggiorazione di euro 0,30 per metro quadrato. L’ordine del giorno, accolto durante la conversione in Aula del decreto per i pagamenti dei debiti della PA, impegna inoltre il Governo ad imprimere una più chiara politica di incentivazione delle pratiche virtuose nella gestione dei rifiuti che prevedano l’applicazione della tariffa puntuale come modalità ordinaria e l’applicazione di un tributo presuntivo soltanto in via eccezionale fino alla messa a punto di sistemi di commisurazione puntuale dei rifiuti prodotti. 

Rifiuti: a Legambiente non piace la Tares

A Legambiente non piace la Tares e ha dato il via alla raccolta firme per la petizione popolare “Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare” promossa nell’ambito della campagna Italia rifiuti free.

Secondo gli ambientalisti, «Chi produce meno rifiuti dovrebbe essere premiato, mentre la Tares, la nuova tassa sui rifiuti rischia, al contrario, di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani in maniera ingiusta».

I primi firmatari della petizione che può essere sottoscritta anche u online sul sito di Legambiente) sono Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Mario Tozzi, divulgatore scientifico, Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, Cristina Gabetti, curatrice della rubrica Occhio allo Spreco della trasmissione Striscia la Notizia, Attilio Tornavacca, direttore generale di ESPER, Enzo Favoino, Scuola agraria del Parco di Monza, Roberto Cavallo, presidente dell’Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale, e Walter Ganapini, ambientalista.

Nella petizione, indirizzata al presidente del consiglio dei ministri Enrico Letta e ai ministri dell’ambiente Andrea Orlando e dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni, si legge: «Chi produce meno rifiuti deve essere premiato. La nuova tassazione a carico delle famiglie e delle aziende deve essere equa e premiare i comportamenti virtuosi. La nuova tassa sui rifiuti, la Tares, rischia invece di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani. È un’ingiustizia. Il Governo deve rivedere il nuovo tributo sui rifiuti, che deve rispettare il principio europeo “chi inquina paga” e deve essere calcolato solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati, permettendo alle utenze più virtuose di pagare meno. In Italia la gestione dei rifiuti sta vivendo una fase di grande evoluzione. Sono oltre 1300 i Comuni ricicloni che in tutto il Paese superano l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata, si stanno diffondendo le buone pratiche locali per la riduzione degli imballaggi inutili, sono sempre più numerosi gli impianti di riciclaggio che costituiscono l’ossatura portante della green economy dei rifiuti.  Ma ci sono ancora tanti problemi irrisolti. Continuiamo a produrre troppi rifiuti e a smaltirne quasi la metà nelle inquinanti discariche. In più di settemila Comuni italiani la quantità di rifiuti prodotti è irrilevante nel determinare l’ammontare della tassa, mentre solo alcune centinaia di enti locali fa pagare in base alle quantità effettivamente prodotte grazie alla tariffazione puntuale. Tutto questo è assolutamente inaccettabile.  Oggi è possibile affrontare in concreto la sfida della riduzione, come è riuscita a fare ad esempio la Germania, utilizzando una equa leva economica, introducendo un criterio di giustizia e sostenibilità ambientale e alleggerendo la pressione fiscale sui più virtuosi. Solo in questo modo si contribuirà davvero a liberare l’Italia dal problema rifiuti, facendo entrare il nostro Paese a pieno titolo in quella “società europea del riciclaggio” alla base nella nuova direttiva europea».

da Greenreport.it

Accordo ANCI-CONAI: come sottoscrivere le proposte dell’Associazione Comuni Virtuosi

Riportiamo un appello dell’Associazione Comuni Virtuosi:

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Entro l’autunno l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) deve ridefinire i termini degli accordi con il CONAI, il consorzio che rappresenta tutti i consorzi di filiera degli imballaggi.

Uno studio effettuato in collaborazione con ESPER evidenzia lo stato di notevole svantaggio in cui versano i Comuni italiani rispetto ai loro pari europei. Di fatto i nostri Enti Locali si trovano ad affrontare con scarsissime risorse e strumenti una situazione di massima difficoltà su cui non hanno la possibilità di incidere a monte nel processo di formazione dei rifiuti da imballaggi.

I comuni italiani si trovano in condizioni di grande difficoltà economica: da un lato i continui tagli dei trasferimenti di stato e regioni rendono sempre più difficile garantire livelli minimi di servizi per cittadini, dall’altro le norme di indirizzo dell’UE e nazionali, anche nel settore della raccolta differenziata, indicano correttamente la necessità di raggiungere obiettivi minimi di intercettazione e riciclo di materia dai rifiuti. Questi servizi hanno evidentemente dei costi importanti che, se non compensati da adeguati corrispettivi per vendita degli imballaggi, rischiano di ricadere unicamente nelle bollette di famiglie e imprese.

Come Associazione Comuni Virtuosi riteniamo che l’Accordo ANCI-CONAI in scadenza vada radicalmente riscritto accogliendo le proposte che qui vi presentiamo. Invitiamo tutti i Comuni a sottoscriverle affinché possano arrivare con forza al tavolo delle trattative.

LEGGI IL DOSSIER E SOTTOSCRIVI LE NOSTRE PROPOSTE DI MODIFICA

Per fare sentire la voce dei Comuni abbiamo bisogno di essere in tanti, chiediamo pertanto agli ENTI LOCALI: Comuni, ma anche Provincie e Regioni di sottoscrivere le nostre proposte contenute nel DOSSIER Analisi dei risultati ottenuti dal sistema Conai e proposte di modifica dell’accordo, tramite l’invio di una mail alla casella di posta:

adesioni@comunivirtuosi.org

Indicare nella mail i riferimenti dell’Ente Locale che sottoscrive e i riferimenti di contatto di cui dovremo tenere conto per l’invio degli aggiornamenti correlati all’iniziativa.

Scarica il Dossier completo>> e/o la Sintesi>>

CAC e corrispettivi: un estratto dello studio di ESPER per l’Associazione Comuni Virtuosi

Entro l’autunno l’Associazione Nazionale Comuni Italiani deve ridefinire i termini degli accordi con il CONAI, il consorzio che rappresenta tutti i consorzi di filiera degli imballaggi. Questo accordo, se profondamente rivisto e uniformato agli standard europei del settore, potrebbe portare ingenti risorse economiche ai comuni per finanziare i servizi di raccolta dei rifiuti.

I comuni italiani si trovano in condizioni di grande difficoltà economica: da un lato i continui tagli dei trasferimenti di stato e regioni rendono sempre più difficile garantire livelli minimi di servizi per cittadini, dall’altro le norme di indirizzo dell’UE e nazionali, anche nel settore della raccolta differenziata, indicano correttamente la necessità di raggiungere obiettivi minimi di intercettazione (65%) e riciclo di materia dai rifiuti. Questi servizi hanno evidentemente dei costi importanti che, se non compensati da adeguati corrispettivi per vendita degli imballaggi, rischiano di ricadere unicamente nelle bollette di famiglie e imprese.

I principali sistemi di recupero degli imballaggi nei diversi paesi europei sono:
• sistemi “duali” (Austria e Germania) dove il Consorzio che raggruppa i produttori di imballaggi è direttamente responsabile della raccolta che è organizzata in parallelo alle attività dei Comuni.;
• sistemi “condivisi” (Francia, Paesi bassi, Italia, Spagna, Portogallo ecc.) dove i produttori di imballaggi sono corresponsabili della gestione insieme agli enti locali che effettuano la RD.
Il finanziamento della raccolta differenziata si traduce in corrispettivi riconosciuti alle autorità locali dai consorzi di riciclaggio per tonnellata di rifiuti da imballaggio conferiti. In tutti i casi il pagamento di tali tariffe è condizionato al rispetto di specifici standard tecnici di qualità, talvolta particolarmente stringenti. La raccolta e la selezione dei materiali viene finanziata più o meno generosamente nei vari paesi coinvolti nella ricerca come illustrato nella tabella di sintesi riportata di seguito.

Dal quadro generale dei corrispettivi per materiale si può ricavare una classifica dei paesi per corrispettivo medio riconosciuto agli enti locali a prescindere dal materiale dell’imballaggio conferito. Considerando che alcuni stati sono caratterizzati da corrispettivi molto elevati per materiali che incidono però relativamente poco sul complesso degli imballaggi conferiti risulta opportuno valutare anche la media pesata dei corrispettivi che tiene conto dei quantitativi dei diversi materiali effettivamente conferiti negli stati esaminati.
Di seguito viene illustrato graficamente il confronto delle condizioni nei vari paesi europei censiti sia per quanto riguarda la media aritmetica che la media pesata in cui si evidenzia che in Italia viene riconosciuto agli enti locali un corrispettivo massimo teorico (72,41 €/t mentre il corrispettivo medio realmente erogato nel 2011 è di soli 65,87 €/t) che il più basso in assoluto con ogni metodo di confronto (cioè circa un terzo della media pesata Spagna e Portogallo e meno di un terzo dei ricavi e dei corrispettivi medi francesi).

I corrispettivi nazionali così contenuti sono una conseguenza indiretta della bassissima entità del CAC applicato in Italia che nel 2010 era già tra i più bassi in assoluto ed in particolare:
1) per gli imballaggi in carta in Italia era di 22 €/t (ora è 6 €/t), la media UE era di 70 €/t mentre la Germania arrivava a 175 €/t, la Francia a 163,30 €/t e la Spagna a 68 €/t ma per i poliaccoppiati per bevande in spagna si sale a 266 €/t;
2) per gli imballaggi in vetro in Italia era di 15,82 €/t (ora è 17,82 €/t), la media UE era di 28 €/t mentre in Germania il valore era di 74 €/t;
3) per gli imballaggi in legno in Italia era di 8 €/t, la media UE era di 17 €/t;
4) per quelli in alluminio in Italia era di 52 €/t (ora è di 45 €/t), la media UE era di 174 €/t;
5) per quelli in acciaio in Italia era di 31 €/t (ora è 26 €/t), la media UE era di 89 €/t;
6) per quelli in plastica in Italia era di 160 €/t (ora è 110 €/t), la media UE era di 222 €/t ma la media tra i principali paesi europei era di 440 €/t come riportato nella tabella di fonte Corepla.

Attualmente il CAC italiano risulta quindi tra i più bassi a livello europeo come affermato dallo stesso Conai che evidenzia questa dato come un risultato oltremodo positivo del Conai a sostegno dell’industria italiana dell’imballaggio ma non evidenzia che questo risultato è stato ottenuto soprattutto grazie al riciclo da fonte indipendente (il 65 % del totale) ed all’attività di RD operata prevalentemente a spese dai Comuni italiani.

Il costo relativo agli imballaggi nel settore alimentare incide per il 10-25 % sul prezzo di vendita secondo un recente studio di Coldiretti mentre il contributo ambientale incide per una percentuale bassissima sul prezzo di vendita finali dei prodotti ed è cioè variabile tre lo 0,011 % e lo 0,66 % a secondo della tipologia di prodotto come mostrato in tabella. Per gli importatori di merci imballati le condizioni sono ancor più convenienti poiché posso accedere alla procedure semplificate e versare al Conai solo lo 0,07 % del valore delle relative fatture di acquisto all’ingrosso di prodotti alimentari
Secondo uno studio dell’ISPRA la differenza tra i livelli dei CAC in Europa non è riconducibile ai diversi livelli di efficienza del sistema come erroneamente sostenuto dal Conai14. Uno studio condotto per conto della Commissione UE, ha infatti dimostrato che “i costi reali dei sistemi di recupero e riciclaggio esistenti nei diversi paesi sono molto meno distanti di quanto non lo siano i contributi ambientali.
La differenza dei CAC, più che dai costi specifici di raccolta, deriva da altri elementi come:
• la ripartizione tra costi imputati al sistema delle imprese e costi a carico della fiscalità generale (cioè della collettività); in alcuni paesi, come la Germania e l’Austria, i costi sono completamente a carico del sistema delle imprese, mentre in altri paesi, come la Francia o l’Italia, sono ripartiti tra le imprese (attraverso il contributo ambientale) e la collettività. Laddove vige il principio di responsabilità condivisa, i costi delle operazioni di raccolta sono solo in parte a carico dei consorzi di gestione del recupero degli imballaggi e vi è quindi un sussidio da parte della fiscalità collettiva alle operazioni di recupero e riciclaggio;
• l’entità della quantità effettivamente raccolta e riciclata: laddove i quantitativi recuperati sono inferiori, il contributo ambientale, comunque pagato sul 100% dell’immesso al consumo, viene impiegato per recuperarne una quota inferiore e quindi con costi totali più bassi che consentono di minimizzare il contributo ambientale.”
I rappresentanti dell’ANCI nel corso nell’audizione del 12 luglio 2007, hanno infatti affermato che “va tenuto conto che la determinazione del CAC ha poi effetti estremamente rilevanti sul sistema pubblico di raccolta dei rifiuti e di organizzazione della raccolta differenziata, che con il CAC viene finanziato […] si tratta di una tassazione indiretta – dal momento che, nei fatti, l’importo viene scaricato nel prezzo applicato al consumatore finale – in merito alla quale né lo Stato né i Comuni hanno la possibilità di giocare un qualche ruolo.”
L’Anci ha inoltre giustamente osservato come “In Italia rispetto agli altri paesi Ue il CAC … è auto-determinato dal sistema dell’industria, e gestito dal sistema Conai-Consorzi, senza che gli Enti locali (destinatari dello stesso) possano intervenire nel processo di determinazione”
La situazione analizzata fino ad ora determina, dunque,  una penuria di risorse da destinare ai comuni per coprire i costi della raccolta differenziata. Non solo: delle centinaia di milioni di euro all’anno che vengono incassati dal Sistema Conai, solo poco più di un terzo viene girato ai Comuni e queste risorse spesso non entrano neppure nelle casse comunali poiché vengono in gran parte utilizzate per pagare le piattaforme private che si occupano delle preselezione di tali flussi.
Considerando l’ultimo dato disponibile riferito al 2011 si evince che i comuni avrebbero beneficiato di circa 297milioni al lordo dei costi di preselezione (si stima che al netto di tali costi rimanga circa la metà ai comuni) a fronte del ricavo totale annuale del sistema Conai di 813 milioni di euro. Risulta pertanto evidente che i corrispettivi che i Comuni ricevono rappresentano solo una piccola quota dei costi che la RD degli imballaggi comporta. Nel resto d’Europa i contributi versati dalle imprese sono infatti molto più elevati e comprendono il rimborso dei costi di preselezione. Solamente allineando i contributi nazionali rispetto a quelli degli altri paesi europei sarà possibile sostenere una gestione efficiente e sostenibile di questi servizi anche in Italia. Se si aumentano le quote di riciclo e si crea un mercato per le materie prime seconde si apriranno importanti prospettive occupazionali. Si calcola che una raccolta differenziata efficiente e diffusa in Italia potrebbe generare almeno 200.000 nuovi posti di lavoro distribuiti capillarmente in tutto in tutto il Paese

Resoconto della Conferenza stampa di presentazione del dossier per un “nuovo Accordo Anci-Conai”

(con la collaborazione di Francesca Mazzoni)

Si è tenuta martedì 2 luglio nella Sala Conferenze Stampa di Palazzo Montecitorio la presentazione delle proposte per il rinnovo dell’accordo Anci-Conai avanzate dall’Associazione dei Comuni Virtuosi, sulla base del dossier realizzato in collaborazione con ESPER

Ha aperto i lavori Roger de Menech, sindaco del comune di Ponte nelle Alpi, Comune Riciclone di Legambiente orami da tre anni consecutivi, affermando l’assoluta importanza di innescare un processo di contaminazione positiva, in grado di consolidare a diffondere a macchia d’olio l’“eccellenza” nel campo della gestione integrata dei rifiuti. Un significativo esempio di eccellenza  portato da alcune realtà locali virtuose che si sono distinte per l’impegno nell’attuazione di pratiche ambientali particolarmente innovative. Ed è da queste esperienze che bisogna ripartire con slancio affinché i risultati quantitativi della RD siano sostenuti dalla qualità. Un tale percorso, se intrapreso capillarmente dai Comuni Italiani, non può che rianimare profondamente un contesto sociale, economico ed ambientale da tempo in difficoltà. Lo strumento principale di tale azione è la costruzione di professionalità che si esprimano puntualmente a livello locale, come nel caso del sistema di raccolta porta a porta.

Gianluca Fioretti, sindaco di Monsano (AN) e co-fondatore nel 2005 dell’Associazione nazionale Comuni Virtuosi, ha messo in evidenza le solide fondamenta su cui poggia il dossier redatto con il supporto tecnico di Esper: esso affronta concretamente un tema da tempo tenuto in sordina, quello della mancata equità nel rapporto tra Anci e Conai. Il disequilibrio tra le due parti si è tradotto nel corso degli anni in un mancato ritorno ai Comuni delle risorse investite nella RD, quindi in una perdita secca di ricchezza. “In visione della fase di rinegoziazione dell’accordo quadriennale – ha dichiarato Fioretti – è importante porre in evidenza alcune eccezionali opportunità che questo momento ci offre. Su tutte quelle di recuperare le ingenti risorse economiche derivanti dal recupero dei materiali e di concretizzare l’obiettivo della sostenibilità economica, sociale ed ambientale attraverso l’introduzione del sistema di raccolta porta a porta. Tale introduzione potrebbe contribuire alla creazione di circa 200.000 nuovi posti di lavoro. Questa realtà è a portata di mano, grazie anche all’attuale campagna nazionale di informazione per  una nuova ed inedita apertura agli enti locali di tutta Italia.”

Ezio Orzes, assessore all’ambiente del comune di Ponte nelle Alpi sposta l’attenzione su una questione di fondamentale importanza: come fanno i Comuni a garantire livelli di qualità minimi di raccolta differenziata se sono costretti a pagarsi interamente da sé il servizio che offrono ai cittadini? “I Comuni si trovano drammaticamente sospesi tra due imperativi – ha detto Orzes –  non più solo il raggiungimento di una certa percentuale di raccolta differenziata, bensì anche di una percentuale di effettivo recupero dei materiali. Il dossier tecnico dell’Associazione Nazionale  dei Comuni Virtuosi svolge un’analisi accurata e propone soluzioni concrete e comprovate nei risultati sia a livello nazionale  che internazionale”.
Il primo dei temi affrontati dal dossier dell’Associazione è quello dei costi. Costi per i consumatori, per chi raccoglie e trasporta i rifiuti da imballaggio, per l’ambiente in termini di energia e materie prime sprecate, per i Comuni e i cittadini. Per ridurre tali costi è indispensabile rendere più costosa la produzione e l’immissione sul mercato di imballaggi con maggiore impatto sull’ambiente, ovvero riciclabili con maggior difficoltà. Ciò si può fare agendo sui Contributi Ambientali, ovvero su quella quota che le aziende produttrici di imballaggi pagano al Conai con l’obiettivo di farsi carico dei costi di raccolta e riciclo.

E’Attilio Tornavacca, direttore di Esper (Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti) a sviluppare questo tema, dopo aver risposto all’obiezione fatta a mezzo stampa dal presidente del Conai circa la scarsa copertura dei servizi del consorzio francese sul territorio nazionale: EcoEmballages ha raggiunto nel 2012 una copertura della popolazione 98,5%, come affermato sul sito del consorzio francese.
Rapidamente di torna all’esperienza nazionale: “In Italia non solo la produzione degli imballaggi non è diminuita, ma è aumentata di 4 punti percentuali raggiungendo un picco nel 2007 – dichiara Tornavacca – Inoltre, la percentuale di gestione degli imballaggi ad opera del CONAI è sì aumentata negli ultimi anni, ma rappresenta in realtà solo 1/3 del totale dei rifiuti gestiti. Gli altri 2/3 sono coperti invece da sistemi indipendenti che non usufruiscono quindi dei CAC (contributi ambientali Conai).Il CAC della plastica in Italia è 4 volte più basso rispetto alla media europea. Se il Conai ha fatto dei suoi contributi ambientali bassissimi il suo fiore all’occhiello, è pur vero che dietro a tale convenienza per le imprese produttrici si cela la scarsità delle risorse che vengono destinate ai Comuni. Se da una parte i Comuni Italiani perdono importanti risorse a causa dei bassi contributi ambientali, dall’altra non hanno nemmeno il diritto di proprietà sui materiali conferiti negli impianti (e dunque il diritto di incamerare le risorse provenienti dalla loro vendita all’industria del riciclo pari in media  a 52 euro/tonnellata), come avviene regolarmente ad esempio in Francia”.
La soluzione da avanzare con forza è la triplicazione dei contributi ambientali, modulando i CAC sulla base della effettiva riciclabilità dell’imballaggio: continuando il paragone con oltralpe,  EcoEmballages  garantisce un bonus sul CAC per quelle imprese che incrementano le proprietà di riciclabilità degli imballaggi, mentre infliggono un malus per quelle imprese che producono imballaggi di difficile riciclabilità. Tale operazione inciderebbe sui prezzi di consumo solo per lo 0,07%. “Oltre ai problemi esposti fino ad ora – continua Tornavacca – i costi di selezione, ovvero le risorse assorbite dagli impianti che puliscono e preparano i materiali perché possano far maturare i corrispettivi Conai, erodono ulteriormente i ricavi per i Comuni: da 300 milioni di euro si passa a 166 milioni di euro. Tali costi di selezione variano anche lungo il territorio italiano, per cui nel Sud Italia questi possono superare di 10 volte quelli applicati in altre regioni del Nord Italia”.

Il direttore di Esper, dunque individua una soluzione in 3 punti:
1. Triplicazione CAC;
2. Svincolare i controllori dai portatori di interessi, facendo in modo che il responsabile dei controlli di qualità sui materiali conferiti non sia scelto dal Conai;
3. Proseguire con l’abolizione della Tares e la reintroduzione della tariffazione puntuale come stabilito dal Decreto Ronchi.

A sostegno dell’azione dell’Associazione Comuni Virtuosi interviene anche Legambiente, con Stefano Ciafani, responsabile scientifico: “Secondo il rapporto ISPRA ancora il 40% dei rifiuti va in discarica. Occorre ristabilire la gerarchia economica delle opzioni di gestione del ciclo dei rifiuti. L’incenerimento e il conferimento in discarica continuano ad essere troppo convenienti per i Comuni – ha dichiarato Ciafani –  i quali si trovano costretti, per questioni di bilancio, a preferire l’opzione più inquinante a quella più virtuosa. Il conferimento in discarica dovrebbe quindi diventare l’opzione più costosa, ad esempio attraverso l’eliminazione del tetto massimo di 25 euro/tonnellata previsto dalla norma del 1995 sull’ecotassa. Occorre inoltre rimodulare il sistema degli incentivi anche in materia di recupero energetico e riciclaggio. Il suggerimento finale all’attuale Ministro dell’Ambiente, di rivedere profondamente la bozza del programma nazionale per la prevenzione”.

A Walter Regis di Assorimap, intervenuto a sottolineare come “gli attuali squilibri messi in luce dal dossier dei Comuni Virtuosi non siano  da imputare ad una mancanza di competenze tecniche da parte delle aziende, bensì ad un sistema distorto di gestione dei rifiuti in cui un’imprenditoria monopolistica ha portato avanti gli interessi di pochi a discapito delle collettività”, ha fatto eco Alberto Ferro, di Federambiente. “Come esposto nel documento redatto a novembre scorso da Federambiente  ha dichiarato Ferro – esiste forte la necessità tanto di incentivare e proteggere la filiera di prossimità, quanto quella di evitare nel contempo che sia il cittadino ,in qualità di consumatore, contribuente e utente TIA,  a farsi carico dei costi. E’ auspicabile che la prossima fase di revisione dell’accordo ANCI-CONAI non conservi alla lettera il contenuto del vecchio accordo e che all’opposto introduca una decisa e coraggiosa svolta. L’azione di polso da parte dei Comuni può contare su un supporto importante: il coinvolgimento del maggior numero di attori possibile, grazie al quale  diventi   possibile scardinare l’ormai obsoleta e squilibrata dicotomia tra comuni e consorzio”.

Paolo Cesco di Fise Unire, infine ha auspicato che l’’intervento di bacinizzazione e localizzazione della filiera dei rifiuti deve confrontarsi con la possibilità effettiva di costruire impianti adeguati.

In concomitanza con la conferenza stampa è partito ieri il nostro invito a sottoscrivere le proposte di revisione del Dossier a tutti i comuni italiani. Indicazioni su come sottoscrivere e/o scaricare il Dossier sono presenti a questa pagina

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