I rifiuti di Roma a Napoli?

Era Venerdì 9 aprile quando sui maggiori quotidiani nazionali ha iniziato a rimbalzare una notizia che aveva dell’ìincredibile: la Città di Roma chiedeva una disponibilità ad aziende Campane per il conferimento di rifiuti indifferenziati.

“La Sapna, società provinciale per la gestione dei rifiuti della Città metropolitana di Napoli, ha ricevuto una richiesta da parte della Regione Lazio e di Ama Roma per il conferimento di circa 100 tonnellate al giorno di rifiuto indifferenziato a causa della situazione d’emergenza dei rifiuti che vive la città di Roma dopo la chiusura di un impianto nel Frusinate. Lo apprende l’Ansa da fonti qualificate della Città metropolitana. La richiesta è datata 2 aprile. Al momento Sapna, d’intesa con la Città metropolitana, ha in corso una valutazione tecnica per verificare l’accoglibilità della richiesta” scriveva La Repubblica.

Quasi immediata la risposta di AMA: “Risulta attualmente già superata l’opzione Napoli per l’invio di 100 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno. Ama, come comunicato all’ente Regione Lazio, ha infatti trovato ulteriore capienza presso un proprio fornitore fuori regione già contrattualizzato e attivo. Come richiesto dalla Regione all’interno dell’Ordinanza Z10 dello scorso primo aprile, per gravare meno sul ciclo dei rifiuti regionale e risolvere le problematiche causate dalla chiusura della seconda discarica in 18 mesi (dopo Colleferro ora anche Roccasecca), l’azienda ha perlustrato vari possibili sbocchi cercando tutte le soluzioni possibili”.

Varia dunque la destinazione finale, che per molti analisti aveva il sapore della beffa, non il succo del discorso: Roma e Ama sono in emergenza, non dispongono più di impianti in grado di accogliere i rifiuti indifferenziati e devono rivolgersi ad impianti fuori regione. Intanto la Capitale è ferma al 45% di raccolta differenziata (20 punti percentuali al di sotto degli obiettivi previsti al 31 dicembre 2012), ben lontano dal 70% promesso ai suoi esordi dalla giunta uscente.

A pesare secondo Legambiente il passo indietro sul porta a porta in alcune zone della città sostituito dai cassonetti, le micro e macro discariche, quella storica mancanza di impianti di smaltimento sul territorio “con un milione di tonnellate all’anno che finiscono, altrove, in discariche e termovalorizzatori”. Una rotta da invertire “abbattendo l’indifferenziato procapite e applicando la tariffazione puntuale secondo il principio ‘chi inquina paga’.” Una sfida nella quale si inserisce, sottolinea Legambiente, “il bisogno di impianti per l’economia circolare sui territori, a partire dai Biodigestori Anaerobici per l’organico”. SC.

L’inquinamento da plastica colpisce in modo sproporzionato i gruppi emarginati

Secondo il nuovo rapporto  “Neglected: Environmental Justice Impacts of Plastic Pollution” dell’United Nations environment programme  (Unep) e dall’ONG ambientalista Azul, «Le comunità vulnerabili sopportano in modo sproporzionato il peso del degrado ambientale causato dall’inquinamento da plastica e sono urgentemente necessarie azioni per affrontare la questione e ripristinare l’accesso ai diritti umani, alla salute e al benessere».

I del rapporto puntano a responsabilizzare le comunità colpite dai rifiuti di plastica e sostenere la loro inclusione nel processo decisionale locale.

La direttrice esecutiva dell’Unep, Inger Andersen, ha sottolineato che «Giustizia ambientale significa istruire sui suoi rischi coloro che sono in prima linea nell’inquinamento da plastica, includendoli nelle decisioni sulla sua produzione, utilizzo e smaltimento, e garantire loro l’accesso a un sistema giudiziario credibile».

Il rapporto mostra come, in Paesi ricchi come gli Stati Uniti e poverissimi come il Sudan, le ingiustizie ambientali siano collegate alla produzione di plastica, in ambiti come la deforestazione per la costruzione di strade, lo sfollamento di popolazioni indigene per a effettuare trivellazioni petrolifere, nonché la contaminazione dell’acqua potabile da parte di attività di fracking per estrarre gas. Inoltre mette in guardia sui problemi di salute tra le comunità afroamericane che vivono vicino alle raffinerie petrolifere nel Golfo del Messico e sui rischi professionali affrontati da circa 2 milioni di raccoglitori di rifiuti in India.

Secondo il rapporto Unep/Azul, «Gli impatti della plastica sulle popolazioni emarginate sono gravi ed esistono in tutte le fasi del ciclo di produzione, dall’estrazione di materie prime e produzione, fino al consumo e allo smaltimento. I rifiuti di plastica non solo mettono in pericolo i mezzi di sussistenza di coloro che fanno affidamento sulle risorse marine, ma causano anche una serie di problemi sulla salute per le persone che consumano frutti di mare infestati da micro e nano plastiche tossiche. Le donne, in particolare, soffrono del rischio di tossicità correlato alla plastica, a causa della maggiore esposizione complessiva alla plastica a casa e persino nei prodotti per la cura femminile. Le differenze di genere, ruoli sociali e potere politico nella regolamentazione dell’uso della plastica e degli standard sanitari espongono le donne a un alto rischio di aborti spontanei e cancro, aggravando ulteriormente le disparità legate al genere in generale».

L’Unep dice che la pandemia di Covid-19 ha ulteriormente aggravato il problema dei rifiuti di plastica che già erano diventati una parte importante della crisi dell’inquinamento globale e che «Insieme alla perdita di biodiversità e al cambiamento climatico, rappresentando una triplice emergenza che deve essere affrontata con piani d’azione forti ed efficaci».

Per questo, il rapporto chiede ai governi di tutto il mondo di «Dare la priorità alle esigenze di coloro che sono colpiti in modo sproporzionato dall’inquinamento da plastica», sottolineando che «L’azione deve essere intrapresa a più livelli».

L’Unep chiede anche che venga esteso il monitoraggio dei rifiuti di plastica, migliori studi sul loro impatto sulla salute e maggiori investimenti nella gestione dei rifiuti. Inoltre, «I governi dovrebbero rafforzare ulteriormente i divieti contro la plastica monouso e incoraggiarne la riduzione, il riciclaggio e il riutilizzo. Anche altri attori come leader aziendali e industriali, attori non governativi e consumatori dovrebbero compiere sforzi per invertire la situazione per coloro che sono socialmente, economicamente, politicamente emarginati».

Fonte: GreenReport

Come il Coronavirus ha cambiato la produzione dei rifiuti solidi urbani

Il 22 marzo Eco dalle Città ha fatto il punto sulla raccolta differenziata nelle città nel corso del 2020, anno della pandemia. Sono intervenuti: Alberto Confalonieri (Consorzio Italiano Compostatori); Agata Fortunato (Oss. rifiuti Città Metropolitana di Torino); Luca Mariotto (Utilitalia); Carlo Montalbetti (Comieco); Pinuccia Montanari (Ecoistituto RE.GE); Raphael Rossi (AAMPS Livorno) – sintesi a cura di Irene Chiambretto

fonte Eco dalle Città

Il record di Troina

Con una percentuale del 78% registrata nel mese di marzo, mai sfiorata fino ad ora, la raccolta differenziata nel Comune di Troina (EN) raggiunge un nuovo record.

A renderlo noto, il sindaco Fabio Venezia: “Grazie alle scelte lungimiranti compiute negli ultimi anni, oggi Troina è una cittadina pulita e decorosa con un sistema di gestione dei rifiuti molto efficiente. I risultati straordinari della raccolta differenziata sono frutto del lavoro della società ‘Troina Ambiente’, ma soprattutto del senso civico dei cittadini rispetto alle tematiche ambientali. Quando mi sono insediato, nel 2013, la differenziata era inchiodata al 3%. Sarebbe bello poter concludere il mio secondo mandato arrivando all’80%”.

Dall’1 gennaio 2018, l’amministrazione comunale ha fatto la scelta di uscire dall’Ato rifiuti, creando una sistema di gestione pubblico del servizio di raccolta e spazzamento dei rifiuti. È nata così la società in house “Troina Ambiente srl”, guidata dal presidente Giovanni Suraniti, che ha dato una svolta al sistema locale dei rifiuti, con dei risultati molto positivi sia sul fronte dell’efficienza del servizio, sia per quanto riguarda gli investimenti.

Nei giorni scorsi Troina ha inoltre ottenuto un contributo premiale di 42 mila e 700 euro da parte della Regione Siciliana, quale Comune virtuoso, in quanto nel 2019 ha superato il 65% di raccolta differenziata. Un risultato ancora più lusinghiero nel 2020, in cui, invece, si è raggiunto il 75%.

In questi anni, sul versante dei rifiuti, si sono fatti notevoli passi in avanti anche per quanto riguarda l’impiantistica, con la realizzazione di una funzionale isola ecologica in contrada Pizzo San Pietro.

Grazie al lavoro dell’assessore al ramo Giuseppe Schillaci sono stati inoltre predisposti due importanti progetti esecutivi, attualmente in attesa di finanziamento: il primo riguarda la costruzione di un moderno Centro Comunale di Raccolta (1 milione e 100 mila euro), il secondo la realizzazione di piccoli impianti di compostaggio locale (800 mila euro).

Fonte: Comuni Virtuosi

Novamont e Iren firmano accordo per bioeconomia circolare

Novamont e Iren hanno siglato un accordo di collaborazione triennale nel campo dei sistemi integrati di raccolta dei rifiuti con l’obiettivo di ridurre alla fonte i rifiuti non riciclabili e dare piena attuazione agli obiettivi della bioeconomia circolare.

Le due aziende si impegnano allo sviluppo di progetti specifici per la gestione ottimizzata di manufatti e imballaggi compostabili, il loro recupero e valorizzazione insieme alla frazione organica dei rifiuti solidi negli impianti di trattamento Iren.

Accanto all’istituzione di un tavolo tecnico di lavoro finalizzato allo scambio bilaterale di informazioni, conoscenze ed esperienze, l’accordo prevede l’organizzazione di flussi dedicati (anche di natura sperimentale) di frazione organica con prodotti compostabili monouso provenienti da mercati, esercizi di ristorazione e grandi eventi.

Diversi i progetti inseriti nell’accordo, fra cui la realizzazione di un modello tecnico-economico di gestione efficiente e ambientalmente sostenibile degli scarti generati durante le fasi di pretrattamento della frazione organica all’interno degli impianti di digestione anaerobica e compostaggio, mediante tecnologie di selezione ottica, massimizzandone il recupero.

Di particolare importanza sarà anche la promozione di attività congiunte per diffondere l’utilizzo del compost, frutto del processo di riciclo della frazione organica, e valorizzare al meglio la cultura del compostaggio, in collaborazione con la Fondazione RE SOIL.

Secondo Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, “In linea con il Green Deal, la bioeconomia circolare, che vede nel suolo il suo punto di partenza e di arrivo, è uno strumento essenziale per risolvere i problemi di inquinamento e di sfruttamento eccessivo delle risorse, imparando a fare di più con meno. In questa prospettiva, la partnership con Iren sarà strategica non solo per migliorare la gestione dei rifiuti, ma soprattutto per chiudere il ciclo del carbonio, rigenerare i suoli e decarbonizzare l’atmosfera, sperimentando soluzioni nuove in una logica di learning by doing”.

“L’accordo siglato con Novamont – dichiara il presidente di Iren Renato Boero – costituisce un esempio concreto di ricerca e innovazione applicate agli asset impiantistici di Gruppo, elementi fondamentali per raggiungere gli sfidanti obiettivi di sostenibilità ambientale ed economia circolare che Iren ha inserito nel proprio piano industriale al 2025. L’innovazione e l’attenzione rivolta all’economia circolare sono due aspetti distintivi della nostra visione e questa collaborazione con Novamont, attraverso la ricerca e la sperimentazione sul campo, valorizza ulteriormente il ruolo di Iren come attore strategico della Green Economy”.

Fonte: Eco dalle Città

-39% di emissioni di gas serra se raddoppia l’attuale tasso di circolarità delle merci

Senza economia circolare non ci può essere transizione ecologica. E le possibilità di evitare una catastrofe climatica, onorando gli impegni al 2050 assunti al vertice Onu di Parigi del 2015, sono legate al rilancio dell’economia circolare da cui dipende il 39% dei tagli di CO2. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre, a livello globale, raddoppiare l’attuale tasso di circolarità delle merci passando dall’8,6% al 17%. È una sfida che vede l’Italia in prima linea: il nostro Paese per il terzo anno consecutivo è in testa nel confronto sulla circolarità tra le cinque principali economie dell’Unione europea (Germania, Francia, Italia, Spagna e la Polonia, che con l’uscita del Regno Unito dall’UE risulta la 5° economia).

Per questi 5 Paesi sono stati analizzati i risultati raggiunti nelle aree della produzione, del consumo, della gestione circolare dei rifiuti, degli investimenti e dell’occupazione nel riciclo, nella riparazione, nel riutilizzo. Sommando i punteggi di ogni settore, si ottiene un indice di performance sull’economia circolare che nel 2021 conferma la prima posizione dell’Italia con 79 punti, seguita dalla Francia con 68, dalla Germania e Spagna con 65 e dalla Polonia con 54.

È quanto emerge dal Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2021, giunto alla sua terza edizione, realizzato dal CEN-Circular Economy Network – la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile assieme a un gruppo di aziende e associazioni di impresa – in collaborazione con Enea. Il Rapporto è stato presentato oggi in streaming dal presidente CEN Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali Enea Roberto Morabito.

All’incontro online è intervenuto con un video il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Hanno inoltre partecipato al dibattito l’eurodeputata Simona BonafèStefano Ciafani, presidente di Legambiente; Maurizio Landini, Segretario generale CGIL; Maria Cristina Piovesana, vicepresidente di Confindustria. L’evento in streaming – al quale si sono iscritte oltre 2.500 persone – è stato introdotto dal vice presidente CEN Luca Dal Fabbro, e moderato dal giornalista La7 Andrea Purgatori.

Il focus del rapporto di quest’anno riguarda il contributo che l’economia circolare dà alla lotta ai cambiamenti climatici. Secondo il Circularity Gap Report 2021 del Circle Economy – che misura la circolarità dell’economia mondiale – raddoppiando l’attuale tasso di circolarità dall’8,6% (dato 2019) al 17%, si possono ridurre i consumi di materia dalle attuali 100 a 79 gigatonnellate e tagliare le emissioni globali di gas serra del 39% l’anno. Avvicinandosi così all’obiettivo zero emissioni al 2050 previsto dall’Unione europea per rispettare l’Accordo di Parigi.

In questa direzione, indicata dalla Ue, l’Italia ha compiuto alcuni importanti passi avanti. Nel settembre 2020 sono stati approvati i decreti legislativi di recepimento delle direttive in materia di rifiuti contenute nel Pacchetto economia circolare mirato a prevenire la produzione di rifiuti, incrementare il recupero di materie prime seconde, portare il riciclo dei rifiuti urbani ad almeno il 65% entro il 2035, ridurre a meno del 10% entro la stessa data lo smaltimento in discarica. Entro il marzo 2022 dovrà inoltre essere approvato il Programma nazionale di gestione dei rifiuti. E il nuovo Piano Transizione 4.0, più orientato alla sostenibilità rispetto al precedente Piano Industria 4.0, prevede specifiche agevolazioni per gli investimenti delle imprese finalizzati all’economia circolare. Misure importanti ma non ancora sufficienti.

“Presi dalle emergenze, in Italia stiamo sottovalutando la portata del cambiamento europeo in atto verso l’economia circolare. La sfida più importante che abbiamo ora di fronte – dichiara Edo Ronchi, presidente del CEN – è la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il nuovo governo e in particolare il nuovo Ministero della Transizione ecologica hanno il compito di migliorare e completare l’attuale bozza: bisogna rafforzare le misure per l’economia circolare. Occorre assegnarle un ruolo strategico nel Piano nazionale per la Transizione ecologica.

Nella corsa verso un nuovo modello circolare il nostro Paese è tra i paesi leader in Europa, ma stiamo perdendo posizioni. E’ un’occasione che non possiamo mancare, non solo per l’ambiente ma anche per la competitività delle aziende italiane. Il PNRR può dare pertanto una spinta importante per superare gli ostacoli che frenano l’innovazione e valorizzare al meglio le potenzialità italiane, e per la ripresa degli investimenti e dell’occupazione”.

“L’economia circolare – dichiara Roberto Morabito, Direttore del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali di ENEA – riveste certamente un ruolo fondamentale nel percorso verso sistemi produttivi e territori, a partire dalle città, più sostenibili, ma anche nel raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica: oltre il 45% delle emissioni sono associate all’utilizzo dei prodotti e alla gestione del territorio in tutte le sue componenti e la transizione circolare può portare all’abbattimento fino a circa il 40% del totale delle emissioni globali. È necessario però da una parte essere più ambiziosi nella parte dedicata alla transizione circolare del PNRR, proprio in quanto occasione unica e imperdibile, e dall’altra mettere in campo da subito tutti gli strumenti necessari, tecnologici, regolatori, finanziari e soprattutto di governance a partire dalla Strategia Nazionale per l’Economia Circolare che, come recentemente comunicato dal Ministro Cingolani, sarà elaborata nei prossimi mesi dal Ministero della Transizione Ecologica, in collaborazione con il Mise e con il supporto di Ispra ed Enea”.

Il rapporto è scaricabile dal sito del Circular Economy Network a questo link.

Fonte: Eco dalle Città

È nato PolyREC: rendiconterà la circolarità delle materie plastiche in Europa

 Recyclers Europe e VinylPlus hanno deciso di unire le forze e creare l’organizzazione PolyREC. PolyREC monitorerà, verificherà e riporterà i rispettivi dati di riciclo e utilizzo di riciclato in Europa, sulla base di un sistema comune di raccolta dati – RecoTrace. PolyREC garantirà tracciabilità, trasparenza e credibilità dei materiali riciclati lungo l’intera filiera delle plastiche. PolyREC potrà contare su 20 anni di esperienza e competenza di VinylPlus, che l’hanno portata a diventare lo standard di settore nella raccolta di dati di riciclo credibili e affidabili tramite Recovinyl®.

Le dichiarazioni
Per Brigitte Dero, Amministratore Delegato di VinylPlus, “la circolarità delle materie plastiche è un’opportunità determinante per migliorare la sostenibilità dei prodotti. Attraverso VinylPlus l’industria europea del PVC ha compreso l’importanza di monitorare e riportare i progressi compiuti. Siamo quindi lieti di condividere questa lunga esperienza e di lavorare in collaborazione con tutti i settori industriali delle plastiche per incrementare tracciabilità e trasparenza della plastica riciclata lungo la sua intera filiera”. PolyREC arriva in un momento in cui è fondamentale il monitoraggio della circolarità dei polimeri, soprattutto nel contesto della Circular Plastics Alliance (CPA). Questo sistema sarà in grado di soddisfare gli obiettivi della CPA, le richieste normative di tracciabilità e i grandi impegni di riciclo assunti dall’industria della plastica.

Il Presidente di PRE, Ton Emans, ha spiegato che “la creazione di meccanismi che dimostrino in modo trasparente i progressi nel guidare la circolarità delle plastiche è un must se vogliamo raggiungere gli obiettivi dell’UE”. Emans ha anche sottolineato che “l’annuncio di oggi da parte della filiera delle materie plastiche che comprende riciclatori, produttori di materie prime e trasformatori è un passo significativo verso un approccio credibile e sistemico per migliorare realmente produzione, raccolta e riciclo. Questo comune approccio alla raccolta dati è indispensabile per misurare il progresso del settore utilizzando criteri omogenei”.

“Dal momento che sin dagli anni ’90 Petcore Europe è stata pioniera nel monitoraggio del riciclo di PET in Europa, la sua partecipazione a un programma di monitoraggio congiunto delle materie plastiche riciclate per l’UE è sia opportuna che logica” ha commentato Christian Crépet, Amministratore Delegato di Petcore Europe. “Siamo molto lieti di unire le forze con i principali partner della filiera della plastica nella creazione di questo esclusivo sistema di monitoraggio inter-polimero traendo vantaggio dal sistema Recovinyl, collaudato e di lunga data. Sfruttando al meglio la nostra solida esperienza nel fornire dati essenziali sull’industria europea delle materie plastiche, consideriamo questo passo una pietra miliare nel nostro percorso verso la circolarità delle materie plastiche”, ha aggiunto Virginia Janssens, Amministratore Delegato di PlasticsEurope. Le organizzazioni interessate sono invitate a partecipare a questa iniziativa.

L’economia circolare italiana per il next generation EU: il caso della filiera cartaria

Riciclo, economia circolare e uso di materiali rinnovabili rappresentano uno strumento fondamentale anche per conseguire obbiettivi di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni di CO2 come raccontato nel dossier “L’economia circolare italiana per il Next Generation EU” realizzato da Fondazione Symbola e Comieco

L’Italia è il paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti pari al 79% con una incidenza più che doppia rispetto alla media UE e ben superiore a tutti gli altri grandi paesi europei (la Francia è al 56%, il Regno Unito al 50%, la Germania al 43%). Non solo. L’Italia è anche uno dei pochi paesi europei che dal 2010 al 2018 – nonostante un tasso di riciclo già elevato – ha comunque migliorato le sue prestazioni (+8,7%).

Nel riciclo industriale delle cosiddette frazioni riciclabili classiche (acciaio, alluminio, carta, vetro, plastica, legno, tessili) ed è il paese europeo con la maggiore capacità di riciclo anche in valore assoluto, superiore alla stessa Germania. A differenza di altri grandi paesi europei, l’Italia è un importatore netto di materie seconde ed ha esportazioni molto contenute sia di plastiche che di carta.  L’intera filiera del riciclo – dalla raccolta alla preparazione fino al riciclo industriale – in termini economici ed occupazionali, vale complessivamente oltre 70 miliardi di euro di fatturato, 14,2 miliardi di valore aggiunto e oltre 213.000 occupati. Il recupero di materia nei cicli produttivi permette un risparmio annuo pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate di CO2. L’insieme delle emissioni di CO2eq evitate (dirette e indirette) attraverso il riciclo di materia operato in Italia vale l’85% delle emissioni dirette di gas climalteranti generate dalla produzione elettrica dell’Italia (63 Mt di CO2eq dal riciclo contro 74,5 Mt CO2eq dalla produzione elettrica 2020).

Il caso della filiera cartaria

Il sistema cartario è uno dei settori industriali leader nell’economia circolare, nell’uso di risorse rinnovabili e nella capacità di riciclo. Riciclo, economia circolare e uso di materiali rinnovabili rappresentano uno strumento fondamentale anche per conseguire obbiettivi di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni di CO2 come raccontato nel dossier “L’economia circolare italiana per il Next Generation EU” realizzato da Fondazione Symbola e Comieco. Il dossier è stato introdotto dai portavoce del Manifesto di Assisi Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, Padre Enzo Fortunato, direttore Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, con la partecipazione del Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani. Hanno partecipato Catia Bastioli, Amministratore Delegato Novamont; Duccio Bianchi Fondatore Ambiente Italia; Innocenzo Cipolletta Presidente ASSONIME; Carlo Montalbetti Direttore Generale Comieco; Girolamo Marchi Presidente della Federazione Carta e Grafica, Maria Cristina Piovesana Vicepresidente Confindustria con delega alla sostenibilità; Luca Ruini Presidente Conai; Francesco Starace Amministratore Delegato Enel; Patrizia Toia Vicepresidente Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia Parlamento Europeo. Ha coordinato i lavori Paola Pierotti, Architetto, giornalista PPAN.

Il recupero e riciclo della materia seconda riveste un ruolo fondamentale per l’industria manifatturiera nazionale. Le materie prime dell’industria manifatturiera italiana sono prevalentemente “materie prime seconde” recuperate dalla differenziazione di rottami, maceri, rifiuti recuperati post-produzione o post-consumo. Se guardiamo all’insieme delle produzioni siderurgiche e metallurgiche scopriamo ad esempio che la quota di materia prima seconda supera il 90%. Crescente e talora dominante è anche il ricorso a materia seconda nella produzione cartaria, vetraria, plastica e in alcuni settori dell’arredamento.

L’alta percentuale di riciclo è decisiva dal punto di vista della sostenibilità ambientale non solo per la riduzione delle quantità di rifiuti da smaltire e per la riduzione dei consumi di materie prime. È molto rilevante anche perché – attraverso l’impiego di materia già trasformata – determina consistenti risparmi nel consumo di energia e conseguentemente nelle emissioni climalteranti. Un corretto risparmio di materia prima e un innalzamento sensibile dell’uso di materia prima seconda può concorrere infatti al raffreddamento globale del pianeta. Considerando solo il riciclo di 44 milioni di tonnellate di materia infatti, i consumi energetici evitati e le emissioni evitate rispetto ad una produzione da materia prima vergine sono pari a 23 milioni di Tep e a 63 milioni di t di CO2eq. (dati 2018). Per apprezzare il significato delle emissioni evitate con il riciclo si faccia un paragone con le emissioni generate dalla produzione di energia elettrica. L’insieme delle emissioni di CO2eq evitate (dirette e indirette) attraverso il riciclo di materia operato in Italia vale l’85% delle emissioni dirette di gas climalteranti generate dalla produzione elettrica dell’Italia (63 Mt di CO2eq dal riciclo contro 74,5 Mt CO2eq dalla produzione elettrica 2020). 

In particolare la filiera cartaria made in Italy genera un fatturato di circa 25 miliardi di euro, pari all’1,4% del PIL nazionale, occupa circa 200.000 addetti diretti e con un tasso di circolarità medio pari al 57%, rappresenta uno dei settori leader dell’economia circolare in Italia (la fibra vergine rappresenta solo il 33% della materia prima impiegata).  Un risultato raggiunto anche grazie ad alti livelli di recupero della carta e cartone, ben oltre 5 milioni di tonnellate, un vantaggio importante, se si considera che ogni punto percentuale di crescita del riciclo di carta equivale ad una riduzione 84.000 tonnellate di rifiuti da smaltire.  Nel 2018, il riciclo industriale della carta in Italia ha consentito di evitare consumi energetici pari a 1,5 milioni di Tep ed emissioni climalteranti pari a 4,4 milioni di tonnellate di CO2. Il Next Generation UE è anche una eccezionale opportunità per una espansione del sistema cartario in nuovi mercati e per una ulteriore conversione ecologica del sistema stesso.

Il dossier completo si può scaricare su www.symbola.net

Fonte: Eco dalle Città

CPME: nel 2020 la raccolta europea di Pet ha superato i 2 milioni di tonnellate

CPME (Commissione Europea dei Produttori di PET) riporta che nel 2020 la raccolta europea di PET da post consumo ha superato i 2 milioni di tonnellate e che, già dal 2009, i produttori europei di questo materiale stanno usando il riciclato di PET nelle loro formulazioni.

“Il PET è una resina totalmente riciclabile comunemente usata nelle bottiglie delle acque minerali o delle bevande gassate. Una volta raccolte, le bottiglie di PET sono riciclate principalmente in nuove bottiglie o nel settore tessile ma anche in altre numerose applicazioni – ha dichiarato Antonello Ciotti, presidente di CPME -. La nostra attenzione verso il riciclo è molto alta, perché siamo consapevoli che solo così possiamo aiutare l’ambiente riducendo la quantità di rifiuti generata e la quantità di gas emessa nell’atmosfera. Nel 2020 l’insieme dei sistemi della Responsabilità Estesa del Produttore in Italia ha raccolto poco meno di 300 mila tonnellate di contenitori in PET, equivalente a circa il 69% dell’immesso al consumo, ponendo l’Italia nelle condizioni di poter raggiungere nel 2025 l’obiettivo del 77% definito dalla Direttiva Europea SUP (Single Use Plastic). La raccolta delle bottiglie di PET aumenterà, come prescritto dalle direttive EU, da 6 su 10 bottiglie nel 2020 a 9 su 10 nel 2029, attraverso un coinvolgimento sempre maggiore del consumatore finale e nuovi sistemi di raccolta. Ciò che vogliamo sottolineare è che le bottiglie attualmente in commercio sono prodotte con la plastica più riciclata in Europa e nel mondo.

Fonte: Eco dalle Città

Nel 2020 raccolte 20.097 tonnellate di rifiuti elettronici

Nel 2020 sono state raccolte e avviate a trattamento oltre 20.097 tonnellate di rifiuti Aee (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, Raee) con Bergamo regina a quota 1.088.619 Kg. Tra i più raccolti computer, telefoni e pannelli solari. Poco più di 3.550 le tonnellate di Rpa (Rifiuti di Pile e Accumulatori) portatili. Lo comunica il Consorzio Erp Italia, tra i principali Sistemi Collettivi senza scopo di lucro nella gestione dei Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e dei Rifiuti di Pile e Accumulatori sottolineando che “le difficoltà generate dalla diffusione del CoVid non hanno arrestato il regolare svolgimento della raccolta e del trattamento”.

Nella categoria R1 (frigoriferi, condizionatori, congelatori) state raccolte 2.200 tonnellate, 1.744 quelle di grandi apparecchiature, come lavatrici e lavastoviglie (categoria R2), 6.493 di tv e monitor (categoria R3), 9.640 le tonnellate di IT e Consumer electronics, come computer e apparecchi informatici, telefoni, apparecchi di illuminazione, pannelli fotovoltaici (categoria R4), e circa 20 le tonnellate di sorgenti luminose, come lampade e led (categoria R5). La quota di Raee che sono stati destinati al recupero di materia e per la produzione di energia – spiega Erp – ammonta all’87,5% del totale di quanto raccolto, mentre si attesta all’8,26% la porzione avviata a valorizzazione e al 4,25% quella indirizzata allo smaltimento. Sul versante territoriale, la Lombardia si conferma la regione in cui Erp raccoglie più volumi di rifiuti Aee (3.781.477 Kg), con la provincia di Bergamo a fare la parte del leone sia sul fronte regionale che nazionale con 1.088.619 Kg raccolti. Seguono il Lazio (2.012.575 Kg) e il Veneto (1.733.221 Kg).

“Come noto, il 2020 è stato pesantemente caratterizzato dalla pandemia causata dal Covid-19” afferma Alberto Canni Ferrari, Procuratore Speciale del Consorzio ERP Italia, “possiamo quindi dire che l’anno appena trascorso – conclude – sia stato un vero e proprio banco di prova rispetto alla tenuta dei Sistemi Raee e Rifiuti di pile e accumulatori, prova che ritengo brillantemente superata anche grazie all’importante contributo di Erp”. (ANSA).