2019 record: nel mondo 53 milioni di t di RAEE

Il mondo nel 2019 ha prodotto 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, una cifra mai toccata prima, corrispondente a 7,3 chilogrammi per abitante, con i cittadini europei, maglia nera mondiale, che raggiungono i 16,2 chili pro capite. Lo afferma il rapporto annuale dell’università dell’Onu e della International Solid Waste Association, secondo cui la cifra è destinata ad arrivare a 74 milioni di tonnellate entro il 2030.

Solo il 14% dell’immesso a mercato è riciclato. Tra i materiali scartati soprattutto plastica e silicio, ma anche grandi quantità di rame, oro e altri metalli preziosi. Se venissero recuperati varrebbero 57 miliardi di dollari.

In Italia le cose vanno un po’ meglio della media mondiale: nel corso del 2019, Remedia ha gestito 149.001 tonnellate di rifiuti, con un incremento del 18% rispetto all’anno precedente. A trainare il trend positivo, sono stati in particolare RAEE domestici che hanno raggiunto le 116.000 tonnellate, raggiungendo nel 2019 il 34% del totale preso in carico dai Sistemi Collettivi nazionali. Si segnala inoltre, un aumento del 72% nella raccolta di Pile e Accumulatori esausti, per un totale di 18.751 tonnellate gestite. Si aggiungono, quindi, i RAEE professionali ( 9.281 tonnellate e altri rifiuti aziendali (4.969 tonnellate). Se si prende in considerazione il triennio precedente, la crescita rispetto alle 92.016 tonnellate del 2017 è stata del 56%.

Questi numeri fanno di Remedia il principale sistema collettivo nazionale e uno tra i più importanti a livello europeo per la gestione congiunta ed eco-sostenibile di RAEE e Pile e Accumulatori a fine vita.

Il 2019 è stato un anno di forte sviluppo per Remedia – ha dichiarato Dario Bisogni, Presidente di Remedia – Abbiamo superato gli eccellenti risultati di gestione del 2018 e lo abbiamo fatto operando sempre con gli alti standard di efficienza e qualità ambientale che ci contraddistinguono, nel rispetto della normativa vigente e collaborando con tutti gli stakeholder. Da diversi anni rappresentiamo l’impegno dell’industria hi tech nel promuovere e implementare un sistema di gestione del fine vita dei prodotti sostenibile ed efficiente. Nonostante la difficile situazione che ha investito l’Italia in questi ultimi mesi, Remedia continua a distinguersi per i numerosi progetti strategici che, avviati nel corso del 2019, troveranno ampio spazio nel prossimo futuro, creando valore economico, ambientale e sociale lungo tutta la filiera”.

Sul totale dei RAEE domestici gestiti sono 103.147 le tonnellate inviate a riciclo (pari all’88,9%). Il 5%, pari a 5.790 tonnellate è stato avviato a recupero energetico.

Gli obiettivi minimi di riciclo definiti per legge dal D.lgs. 49/2014, sono stati abbondantemente raggiunti nel 2019 su ogni Raggruppamento.  In particolare, i Raggruppamenti R3 (TV e monitor) e R4 (computer e apparecchi informatici, telefoni, apparecchi di illuminazione, pannelli fotovoltaici), hanno superato la soglia minima rispettivamente del 31% e del 20%.

Tra i materiali maggiormente riciclati troviamo: 48% ferro21% vetro17% plastica5% cemento4% rame e 2% alluminio. Per rendere meglio l’idea del valore dell’impegno messo in campo si evidenzia per esempio, che il quantitativo di ferro riciclato nel 2019, corrisponde a 7 Tour Eiffel, il rame riciclato corrisponde a 47 Statue della Libertà e l’alluminio corrisponde alla quantità necessaria per produrre 163 milioni di lattine da 33 cl, che poste una dopo l’altra misurerebbero 9.465 km, poco meno della distanza Milano – San Francisco.

La corretta gestione dei RAEE domestici da parte di Remedia apporta notevoli benefici ambientali:
– fa risparmiare 191 milioni di kWh di energia
, pari al consumo elettrico annuo di una città di 177.000 abitanti (quasi equivalente alla città di Reggio Calabria);
– taglia di 627.000 tonnellate le emissione di CO2, pari a quelle generate dal parco veicolare della provincia di Milano per un periodo di 23 giorni.

Remedia è un Consorzio senza fini di lucro, con l’obiettivo di massimizzare le proprie performance ambientali nel modo economicamente più efficiente. Nel 2019 il valore economico generato è stato di 38,4 milioni di euro (+42% rispetto all’anno precedente), di cui il 77% (29,6 milioni di euro) rappresenta il valore economico distribuito ai diversi stakeholder a copertura dei costi di gestione. Il trattamento dei rifiuti tecnologici da parte di Remedia e il relativo reinserimento nel mercato delle materie prime seconde, riduce l’importazione di materie prime dall’estero che nel 2019 ha rappresentato un risparmio economico sulle importazioni pari a 43,3 milioni di euro.

Il primo semestre del 2020 registra purtroppo un evento traumatico senza precedenti, un’emergenza sanitaria che ha toccato profondamente la popolazione e che ha messo in crisi le nostre imprese – ha sottolineato Danilo Bonato, Direttore Generale di Remedia – A questo si aggiunge la brusca frenata dei prezzi delle materie prime, già iniziata nel 2019, che porterà ad una riduzione del flusso economico generato dalle attività dell’industria del riciclo dei rifiuti tecnologici. La speranza è che in questo contesto complicato, il recepimento del pacchetto di direttive sull’economia circolare rappresenti davvero un elemento di sostegno e di rafforzamento della filiera del riciclo, essendo questa un tassello essenziale di una politica industriale responsabile e orientata alla green economy”. 

Il Piano d’azione per l’Economia circolare, adottato dalla Commissione UE lo scorso marzo, incentra l’attenzione sui settori che utilizzano più risorse e che hanno un elevato potenziale di circolarità, in particolare l’elettronica e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) sono individuate come tra le principali catene di valore.

A tal fine, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha commissionato uno Studio per valutare il tasso potenziale di riciclaggio per alcune tipologie di rifiuti, sulla base del quale ha pubblicato la settimana scorsa un briefing da cui emerge che i RAEE sono tra quelle che potrebbero aumentare del 50% i tassi di riciclaggio, qualora venissero introdotte modifiche normative per migliorare la riduzione delle sostanze pericolose nei prodotti e incentivi alla loro progettazione per raccogliere tali rifiuti in modo significativamente più separato, consentendo il recupero delle risorse preziose che contengono, quali metalli e materie prime essenziali.

Riciclo: per rifiuti da Costruzione, RSU e RAEE può raddoppiare

Un Briefing dell’AEA sui tassi potenziali di riciclo di rifiuti da costruzione e demolizione, solidi urbani e di apparecchiature elettriche ed elettroniche, indica che le percentuali di riciclaggio potrebbero aumentare dal 30% al 50%, eliminando delle barriere economiche e introducendo modifiche normative.

Rispetto alle attuali quantità riciclate, il tasso potenziale per i rifiuti urbani ed elettronici potrebbe raddoppiarsi e quello dei rifiuti da costruzioni e demolizioni (C&D) potrebbe essere aumentato del 30%.

È quanto prevede il briefingThe case for increasing recycling: Estimating the potential for recycling in Europe” che l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha pubblicato il 23 giugno 2020, sulla base di un Rapporto commissionato dalla stessa Agenzia a Trinomics,Società olandese di consulenza economica su Cambiamenti climatici, Energia e Ambiente.

Le quantità di rifiuti urbani, edili ed elettronici sono aumentate negli ultimi anni, a seguito delle Direttive di riferimento dell’UE, come la Direttiva quadro sui rifiuti e la Direttiva sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Tali Direttive sono state progettate per ottenere un aumento graduale, ma costante, del livello di riciclaggio di un flusso di rifiuti rispetto alla quantità generata. Ad esempio, l’attuale obiettivo di riciclaggio dei rifiuti urbani per il 2035 mira a sfruttare gran parte del potenziale di riciclaggio del flusso di rifiuti. Inoltre, il nuovo quadro politico per l’economia circolare richiede anche di mantenere i materiali nell’economia il più a lungo possibile e al livello più alto possibile di valore. 

Tuttavia questioni tecniche, economiche e normative spesso ostacolano il raggiungimento di livelli più ambiziosi di riciclaggio, oltre gli obiettivi fissati, anche se, osserva l’Agenzia, gli attuali bassi prezzi di mercato per le risorse vergini, la capacità di riciclaggio e la complessità di alcuni prodotti stanno sostenendo un aumento dei tassi di riciclaggio in Europa.

Tra i limiti che impediscono l’aumento dei tassi di riciclaggio:
– la presenza di materiali e prodotti tecnicamente non riciclabili nei flussi di rifiuti;
– l’aumento dei costi della raccolta differenziata man mano che vengono raccolti più materiali;
– la difficoltà dei consumatori a distinguere e separare correttamente i materiali in prodotti complessi.

Ma, “Qual è il potenziale di riciclaggio e quali sono i livelli massimi di riciclaggio che l’Europa può raggiungere ai sensi della legislazione UE in materia di rifiuti?

Il briefing fornisce, appunto, le stime del potenziale non sfruttato per la raccolta differenziata per il riciclaggio in 3 flussi di rifiuti (C&D, RSURAEE) che rappresentano una parte significativa della produzione totale di rifiuti in Europa.

Rifiuti da Costruzione e Demolizione (C&D)
Sebbene gli ultimi dati disponibili (2016) mostrino che gli attuali livelli di riciclaggio dei rifiuti di costruzione e demolizione sono già elevati, la natura delle frazioni materiali di questo flusso di rifiuti può consentire tassi di raccolta separati ancora più elevati.

Nel 2016, la maggior parte dei rifiuti non riciclati è stata utilizzata per operazioni di “riempimento”, ad esempio utilizzando materiale di scarto per riempire gli scavi. Tuttavia, il riempimento non è considerato riciclaggio e non è l’opzione di trattamento dei rifiuti più rispettosa dell’ambiente.

Tenendo conto della composizione del materiale di questo flusso di rifiuti, è stato stimato il massimo potenziale per la raccolta separata di ciascuna frazione di materiale. Combinando queste stime per materiale, è stato calcolato un potenziale tasso di raccolta separata per l’intero flusso al 96% o 76 milioni di tonnellate in più di raccolta separata rispetto al livello 2016 di circa 250 milioni di tonnellate. Questo potenziale si basa principalmente sull’aumento della raccolta differenziata di rifiuti di muratura, cemento e asfalto. I calcoli rappresentano solo la parte minerale dei rifiuti di costruzione e demolizione sia per la generazione che per il riciclaggio.

L’obiettivo per il 2020 è il recupero del 70% (tutti i rifiuti, non solo la parte minerale), quindi c’è spazio per un potenziale aumento dell’obiettivo in futuro, in particolare aggiornando i rifiuti attualmente utilizzati nel riempimento con rifiuti riciclati.

Rifiuti Solidi Urbani (RSU)
La raccolta differenziata dei rifiuti urbani, stimolata dall’ambiziosa legislazione dell’UE, è in costante aumento nel tempo. Nuovi obiettivi di riciclaggio più elevati sono stati introdotti nella nuova Direttiva quadro sui rifiuti (2018/851/UE) indica per il futuro una raccolta separata ancora più elevata in futuro.

Una stima per questo flusso mostra che il potenziale per aumentare la raccolta differenziata è addirittura superiore ai futuri obiettivi dell’UE. Se viene sfruttato tutto il potenziale, è possibile ottenere tassi di raccolta separati di circa l’80%. Ciò significa che 111 milioni di tonnellate di materiale in più potrebbero essere raccolte separatamente (nel 2018, il riciclaggio ammontava a 126 milioni di tonnellate). Questo potenziale non sfruttato è principalmente legato a rifiuti alimentari e plastici, ma anche a rifiuti da giardini e tessuti.

La nuova Direttiva ha introdotto un obiettivo di riciclaggio del 65% entro il 2035. Ciò è particolarmente ambizioso, rispetto al potenziale massimo stimato dell’80%. L’obiettivo si riferisce alle quantità finali riciclate, non alle quantità di rifiuti raccolti per il riciclaggio. Quest’ultimo include quantità di materiali o contaminanti non riciclabili, che vengono rimossi durante il trattamento dei rifiuti, quindi il potenziale dell’80% di raccolta separata corrisponde a livelli inferiori di riciclaggio finale.

Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE)
Questo è il flusso di rifiuti più piccolo, in termini di massa, esaminato nel briefing, ma contengono risorse preziose (ad es. metalli e materie prime essenziali). È anche il flusso di rifiuti con il tasso di riciclaggio più basso, principalmente a causa di inadeguata raccolta separata di questo tipo di rifiuti. Poiché i rifiuti elettronici sono composti principalmente da metalli, plastica e vetro, che possono essere regolarmente riciclati (a meno che non contengano sostanze pericolose), esiste una significativa opportunità per aumentare il riciclaggio.

La stima del tasso massimo di raccolta per il riciclaggio, a differenza degli altri flussi di rifiuti, non si basa sulla composizione del materiale del flusso, poiché la raccolta separata di questi rifiuti non è progettata per materiale ma per categoria di prodotto. Pertanto, in base agli ultimi dati ufficiali per il massimo riciclaggio ottenuto per categoria di prodotto di scarto, il potenziale di riciclaggio da raccolta differenziata di RAEE è pari a 4 milioni di tonnellate o un tasso di raccolta separata del 75%.

L’Agenzia osserva che il recente Piano d’azione per l’Economia circolare, adottato dalla Commissione UE lo scorso marzo, incentra l’attenzione sui settori che utilizzano più risorse e che hanno un elevato potenziale di circolarità, tra cui l’elettronica, individuata tra le principali catene di valore.

Una riduzione delle sostanze pericolose nei prodotti elettronici per migliorare la loro riciclabilità, e misure come il “diritto alla riparazione” e incentivi alla loro progettazione per il riciclaggio, consentirebbero di realizzare gran parte del potenziale non sfruttato per il riciclaggio di tale flusso di rifiuti, come peraltro l’AEA ha rilevato in un altro briefing, pubblicato la scorsa settimana con il titolo “Elettronica ed obsolescenza in un’economia circolare”.

Barriere di tipo tecnico ed economico e modifiche normative
Gli ostacoli all’aumento della raccolta differenziata dei rifiuti per il riciclaggio possono essere comuni a tutti e tre i flussi di rifiuti o specifici per ogni flusso.

Tra le barriere comuni, i mercati dei materiali riciclabili è sottostimato. Il differenziale di prezzo tra materiali riciclati e alternativi a materie prime vergini è normalmente sfavorevole. Inoltre, i ricavi relativamente bassi dei materiali riciclati mettono a dura prova l’economia alla base dei sistemi di raccolta differenziata.

Un altro problema è che la qualità dei materiali raccolti per il riciclaggio può variare, il che significa che gli impianti di riciclaggio non possono contare su input di materiali con una qualità specifica. I riciclatori non possono contare su criteri l’End of Waste per tutti i materiali riciclabili. La combinazione di questi fattori spiega la debole domanda di alcuni materiali riciclabili dagli impianti di trasformazione e riciclaggio.

Barriere di natura più tecnica comprendono la mancanza di infrastrutture di riciclo in Europa, in particolare per i riciclabili emergenti come la plastica. Ciò significa che un numero crescente di materiali raccolti per il riciclaggio non può essere ospitato negli impianti europei e spesso viene esportato per ulteriori elaborazioni. Un’altra barriera tecnica è la natura stessa dei materiali di scarto e dei prodotti: alcuni materiali sono tecnicamente non riciclabili o sono composti da materiali misti difficili da separare.

Per superare questi ostacoli, l’Europa ha bisogno di una regolamentazione forte ed efficace in combinazione con un’attuazione e un’applicazione efficaci. Più specificamente, vengono indicate le normative da modificare per raccogliere i rifiuti in modo significativamente più separato:
– la raccolta differenziata obbligatoria (rifiuti urbani);
– efficaci regimi di responsabilità estesa del produttore regolati da tasse (rifiuti elettronici);
– la demolizione selettiva (rifiuti di costruzione e demolizione).

Nei mercati sfavorevoli dei materiali secondari, l’uso di tasse e sussidi potrebbe essere ulteriormente esplorato per promuovere l’adozione di materiali riciclabili e favorire la transizione verso un’economia più circolare

Inoltre, il nuovo Piano di azione per l’economia circolare prevede di armonizzare i sistemi di raccolta differenziata, facendo aumentare la loro efficienza e il numero di materiali riciclabili acquisiti in schemi di raccolta separati. Le misure di economia circolare possono anche aumentare il potenziale di riciclaggio, come stimato in questo briefing, consentendo il riciclaggio di materiali e prodotti attualmente non riciclabili.

Fonte: Regioni & Ambiente

Economia circolare, Posidonia purificata e trasformata in compost

È il progetto “Rispetta il tuo Capitale” promosso dall’associazione Marevivo e finanziato da Pramerica Sgr. Ripulito un chilometro di spiaggia di Marina di Cecina

Centocinquanta tonnellate di Posidonia (un genere di pianta acquatica) spiaggiata separata dalla sabbia, purificata dai rifiuti antropici e trasformata in compost. Trecentoventi tonnellate di sabbia depurata e riportata sulla spiaggia di provenienza. Dieci tonnellate di rifiuti antropici derivati dal trattamento e smaltiti correttamente. Sono i numeri della prima fase del progetto “Rispetta il tuo Capitale”, promosso dall’associazione ambientalista Marevivo e sostenuto da Pramerica Sgr.

L’iniziativa, articolata in tre momenti, ha l’obiettivo di valorizzare il ruolo della Posidonia oceanica nella salvaguardia della biodiversità del Mediterraneo e misurare il benessere percepito e il valore aggiunto di tale iniziativa non solo per gli individui, ma per tutta l’economia del territorio.

La spiaggia di Cecina e l’economia circolare

Gli interventi hanno interessato un chilometro della spiaggia Le Gorette nell’area di Marina di Cecina, in Toscana, e consentono, da un lato, il pieno riutilizzo delle risorse utili per l’ambiente e, dall’altro, il corretto conferimento dei rifiuti rinvenuti durante le operazioni.
«Il progetto – spiega Beatrice del Balzo, consigliere di Marevivo – si propone di contribuire all’arresto dell’erosione costiera, restituendo la sabbia al suo luogo di appartenenza, e allo stesso tempo di favorire l’adozione di modelli economici circolari, con la Posidonia recuperata trasformata in compost e i rifiuti smaltiti secondo i principi della raccolta differenziata. Inoltre, stiamo portando avanti una battaglia per consentire l’uso della Posidonia come duna, oggi vietato a causa di paradossi burocratici. Una volta trattata e ripulita, infatti, pur essendo biologicamente compatibile con la funzione, viene etichettata come rifiuto, impedendone l’uso come barriera protettiva».

La seconda fase del progetto

Nel mese di luglio partirà la seconda fase del progetto, quella subacquea che prevede il recupero di rifiuti, relitti e reti fantasma dal fondale. La fase conclusiva, invece, in programma a ottobre, coinvolgerà due università italiane e consentirà di calcolare la variazione di benessere sociale associata alle nuove modalità di pulizia delle spiagge e di trattamento della Posidonia oceanica.

Protagonisti della fase di analisi saranno il Centro GREEN (Geography, Resources, Environment, Energy and Networks) dell’Università Luigi Bocconi di Milano, diretto da Marco Percoco, e il DISTAV (Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita) dell’Università degli Studi di Genova, con Monica Montefalcone.

«Ci auguriamo che questo progetto possa diventare un modello – continua del Balzo – e che il sostegno dello sponsor possa generare emulazione. Il coinvolgimento di realtà finanziarie è importante, perché riescono a determinare trend di settore». I fondi destinati a “Rispetta il tuo Capitale” derivano dalla devoluzione diretta di parte dell’utile aziendale di Pramerica Sgr e di parte delle commissioni di gestione incassate nello scorso anno dalle strategie socialmente responsabili presenti nell’offerta della società, che includono criteri di sostenibilità nelle scelte di portafoglio e sostengono, da 10 anni, progetti di valenza sociale e ambientale.

«Abbiamo scelto di sostenere il progetto promosso da Marevivo perché è in linea con i valori che la nostra società ha adottato fin dal 2005, anno di lancio del nostro primo prodotto sostenibile – racconta Andrea Ghidoni, amministratore delegato e direttore generale di Pramerica Sgr -. Un’iniziativa concreta, che punta a ripristinare il corretto equilibrio marino, in un’ottica di circolarità. L’attenzione verso i criteri Esg è sempre più elevata tra gli asset manager e i risparmiatori e, per questo, è un tema con il quale tutti gli emittenti sono inevitabilmente chiamati a confrontarsi. In caso contrario saranno costretti a fare i conti con una sensibile stretta all’accesso al mercato dei capitali».

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il riciclo della plastica rischia il collasso

L’industria italiana della trasformazione della plastica è alle prese con gli effetti che il coronavirus sta provocando sul mercato delle commodity. Solo in Italia il settore della trasformazione della plastica vale oltre 30 miliardi di euro e occupa 110mila persone

L’industria italiana della trasformazione della plastica è alle prese con gli effetti che il coronavirus sta provocando sul mercato delle commodity. «Se la situazione dovesse persistere e non verranno prese misure per porre rimedio, il riciclo della plastica cesserà di essere redditizio, ostacolando il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Ue e mettendo a rischio la transizione verso l’economia circolare» ha detto Ton Emans, presidente di Plastics recyclers Europe (l’associazione che riunisce le industrie che riciclano plastica in Europa).

I problemi più gravi per il comparto sono la carenza di domanda, dovuta al lockdown, e i bassi prezzi delle materie plastiche vergini, legati all’andamento del petrolio da cui derivano. «La situazione è grave, e se inizialmente uno può pensare che il crollo del prezzo del petrolio può essere un’ottima notizia, si sbaglia di grosso» spiega a La Stampa Patty L’Abbate, componente M5s della commissione Ambiente a Palazzo Madama. «In realtà, a livello di mercato, il basso prezzo del greggio significa che è più facilmente accessibile, sopratutto quando si parla di cracking per dei prodotti che fanno parte del mondo delle plastiche». 


Il blocco della filiera di recupero e riciclo, inoltre, nel nostro Paese sta producendo sia danni ambientali sia danni economici. Secondo i dati forniti da Unionplast, l’associazione italiana dei trasformatori di materie plastiche, ed EuPC – European Plastic Converters, l’associazione delle imprese auropee, solo in Italia il settore della trasformazione della plastica vale oltre 30 miliardi di euro e occupa 110mila persone. Mentre a livello europeo, il settore impiega, nelle fasi di prima trasformazione e di seconda lavorazione, più di 1.600.000 persone in 50.000 piccole e medie aziende. La produzione totale europea è pari a 50 milioni di tonnellate di manufatti in plastica, il fatturato globale europeo del comparto è di circa 350 miliardi di euro/anno.


«In Italia la filiera del riciclato è fertile e produttiva, quindi le criticità sono emerse anche sul versante dei costi della plastica riciclata stessa» continua L’Abbate. «Quello che noi come governo stiamo cercando di fare è incentivare questo secondo mercato, in linea con le direttive di economia circolare europea che entro luglio devono essere recepite. Una delle misure da attuare vede l’inserimento di percentuali di materia riciclate nei prodotti in plastica, in modo tale da impedire che vengano prodotti solo ed esclusivamente con materia vergine».


Il rischio che si corre è anche quello di sprecare quanto fatto in questi anni in termini di economia circolare. In fatto di riciclo il nostro Paese è tra le eccellenze mondiali, grazie alla crescita delle quantità di rifiuti trattate e all’aumento delle imprese che si occupano di riciclo. «Siamo primi, tra le cinque principali economie europee, nella classifica per indice di circolarità, il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse in cinque categorie: produzione, consumo, gestione rifiuti, mercato delle materie prime seconde, investimenti e occupazione», si legge nel Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2020, realizzato dal Circular economy network (Cen), in collaborazione con Enea, e presentato in diretta streaming lo scorso 19 marzo.


C’è poi la questione dell’aumento, causato dalle norme sanitarie imposte durante l’emergenza sanitaria, delle plastiche monouso – presenti sopratutto nella grande distribuzione e nei dispositivi di protezione individuale – che vengono successivamente smaltite nell’inceneritori.
Per capirci: secondo una stima del Politecnico di Torino, per la sola regione Piemonte nella fase di riapertura di tutte le attività sono necessarie circa 76 milioni di mascherine chirurgiche al mese e circa 8 milioni di quelle definite di comunità, non chirurgiche. «Tutto il materiale uso e getta che sta venendo fuori da questo lockdown non può essere incenerito e bruciato. Perché significa andare contro a quello che il mondo accademico e scientifico ci dice da tempo, cioè che la materia deve essere utilizzata il più possibile» aggiunge L’Abbate.


Quanto allo sblocco del mercato. Lo sop ai confini, scattati con l’emergenza perché anche le aziende estere sono alle prese con l’aumento dei rifiuti nazionali, ha congestionato i pochi impianti nazionali. Oltre al fatto che, visti gli effetti ambientali, non si potrà continuare a bruciare rifiuti per sempre, il settore della plastica riciclata rischia di affievolirsi sempre più anche a causa del collo di bottiglia che i rifiuti ospedalieri e civili stanno provocando nell’impiantistica italiana. Si attendono, quindi, decisioni imminenti da parte delle sfere politiche.

Fonte: La Stampa

Rifiuti Ue, Sinkevicius sugli imballaggi: ‘Ridurre al minimo quantità e complessità dei materiali e garantire effettivo riciclo’

Il commissario all’Ambiente a Euractiv: “C’è una grande differenza tra ruolo importante e imballaggi non necessari. Si deve passare ad alternative riutilizzabili, riducendo al minimo quantità e complessità dei materiali utilizzati e garantendo che l’imballaggio sia effettivamente riciclato”

Il Covid 19 non sia una scusa per smettere di proteggere l’ambiente. È questo il messaggio di fondo dell’intervista di Euractiv Italia a Virginijus Sinkevičius, commissario all’Ambiente e agli Oceani dell’esecutivo Ue guidato da Ursula von der Leyen.

Sinkevicius ha parlato dei possibili ritardi nell’ambiziosa agenda verde dell’Unione Europea dovuti alla crisi del Coronavirus e si è soffermato su alcuni temi “caldi” del contesto italiano, tra cui il ritiro della famigerata plastic tax. Alla precisa domanda di Gerardo Fortuna, che gli ha chiesto se si aspettasse che altri Stati membri possano fare simili “passi indietro”, il commissario ha risposto in maniera diplomatica ma chiara:

“Gli impatti della crisi sulla nostra economia e sulla società sono di vasta portata e in molti Stati membri sono addirittura drammatici”, “la Commissione ha fatto tutto il possibile per fornire flessibilità laddove è veramente necessario”, “ma quello che non possiamo certo fare è usare la crisi come scusa generale per indebolire gli sforzi per proteggere il nostro ambiente e la nostra salute dalle pressioni causate dall’inquinamento. Una corretta gestione dei rifiuti che pone la prevenzione dei rifiuti al vertice rimane una priorità. Continuiamo a sostenere gli Stati membri nell’attuazione della legislazione comunitaria in materia. Le esperienze di precedenti periodi di difficoltà economiche indicano che la produzione di rifiuti può effettivamente diminuire in generale”.

Incalzato da Fortuna sul tema imballaggi e plastic tax, che “è stata molto criticata dall’industria italiana del packaging”, Sinkevicius ha aggiunto: “Avremo sempre bisogno di imballaggi e, probabilmente, ci sarà sempre un posto per gli imballaggi di plastica nell’industria. L’imballaggio protegge il prodotto, aumenta la durata di conservazione degli alimenti e può essere utilizzato per trasmettere informazioni importanti ai consumatori. Ma c’è una grande differenza tra questo ruolo importante e gli imballaggi non necessari che sono semplicemente uno spreco di risorse. E se non smetteremo di gettare indistintamente i rifiuti di plastica, la pressione ad adottare misure sempre più severe sulla plastica non è affatto destinata a diminuire, in quanto si tratta di una questione di seria preoccupazione per l’opinione pubblica”.

E poi: “L’intera economia dell’Ue deve migrare da un modello lineare, in cui utilizziamo e buttiamo via risorse preziose con sempre maggiore velocità, a un modello circolare, in cui manteniamo i materiali nell’economia il più a lungo possibile. Lo stesso vale per l’imballaggio. Si deve passare ad alternative riutilizzabili, riducendo al minimo la quantità e la complessità dei materiali utilizzati e garantendo che l’imballaggio sia effettivamente riciclato. Questo significa anche una migliore progettazione, ed è per questo che la Commissione sta attualmente lavorando ad una revisione dei requisiti essenziali per l’immissione sul mercato Ue degli imballaggi”.

Fonte: Eco dalle Città

L’economia circolare del legno continua a crescere

Dalla cassetta di legno per l’ortofrutta alla cucina di casa nostra o dal pallet al mobile di design, il passo è breve grazie a una fetta dell’economia circolare che non si è mai fermata neanche durante la pandemia: Rilegno, il Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi di legno ha infatti garantito la raccolta e l’avvio al riciclo del legno in tutta Italia. E se l’anno in corso presenta comunque incognite per il settore «dovute alla crisi sanitaria ed economica che stiamo attraversando – come spiega Nicola Semeraro, presidente di Rilegno – I dati del 2019 confermano un trend di costante crescita, portando la raccolta gestita dal Consorzio al massimo livello mai raggiunto dal sistema».

Sono infatti 1.967.000 tonnellate di legno raccolto e avviato a riciclo nel 2019 dal sistema Rilegno con un incremento dei volumi del 1,77% sull’anno precedente, contribuendo in maniera ragguardevole al raggiungimento della percentuale del 63,11% nel riciclo degli imballaggi di legno, tra le più alte in Europa (il doppio del target fissato dall’Ue per il 2030, al 30%).

La gran parte di tutto questo materiale riciclato è costituito da pallet, imballaggi industriali, imballaggi ortofrutticoli e per alimenti, ma una quota importante, pari a 676.000 tonnellate, proviene dalla raccolta urbana realizzata attraverso le convenzioni attive con 4.545 Comuni italiani, dove confluiscono materiali provenienti dal consumo domestico come vecchi mobili, cassette per la frutta o per vini e liquori, fino ai tappi in sughero.

A livello territoriale le Regioni con i maggiori volumi raccolti sono la Lombardia con 484mila tonnellate (circa il 25% del totale), l’Emilia-Romagna con 278mila, il Piemonte con 171mila, il Veneto con 162mila e la Toscana con 152mila.

C’è poi l’attività di rigenerazione dei pallet, fondamentale in ottica di prevenzione, e in costante crescita: sono ben 839.000 le tonnellate, ovvero oltre 60 milioni i pallet usati, riparati e ripristinati per la loro funzione originaria e reimmessi al consumo.

Una volta raccolto e avviato a riciclo, la gran parte del legno viene poi effettivamente riciclata nell’Italia del nord: è grazie a questi impianti industriali che il 95% del materiale legnoso riciclato viene utilizzato per la creazione di pannelli truciolari, linfa vitale per l’industria del mobile, e altri prodotti come pannelli OSB, pallet block, blocchi di legno cemento per l’edilizia, pasta di legno destinata alle cartiere e compost.

Una filiera che offre ancora importanti margini di sviluppo, sostenibile. «Questa paralisi mondiale dovuta al Covid-19 ci costringe a rivedere i nostri stili di vita e le nostre scelte a tutti i livelli, di Governo, di impresa e anche individuali orientandoli ai valori e ai principi della sostenibilità, della protezione dell’ambiente e dell’ecosistema in cui viviamo. E dal momento che la sostenibilità passa anche dai materiali che utilizziamo – conclude Semeraro – siamo convinti che il legno sia il materiale su cui puntare per un futuro ecosostenibile. Naturale, sostenibile per eccellenza, circolare e riciclabile all’infinito, il legno è certamente la risposta migliore per un’economia che vada di pari passo con il rispetto dell’ambiente e dell’uomo».

Qualche dato nel merito: una ricerca del Politecnico di Milano condotta lo scorso anno ha stimato che questo sistema genera un impatto economico di circa 1,4 miliardi di euro (che salgono a circa 2 miliardi considerando oltre al recupero e riciclo anche il riutilizzo), 6mila posti di lavoro e soprattutto un “risparmio” in termini di CO2 pari a quasi un milione di tonnellate.

Fonte: Greenreport

La gestione dei rifiuti organici, un potenziale non sfruttato nell’Unione Europea

La Bio-based Industries Consortium (BIC), la principale associazione industriale europea che pone la circolarità, l’innovazione e la sostenibilità al centro della bioeconomia europea, in collaborazione con Zero Waste Europe (ZWE) ha chiesto alla Scuola Agraria del parco di Monza di produrre un rapporto unico nel suo genere, che identifichiil potenziale non sfruttato per la valorizzazione dei rifiuti organici (rifiuti di giardino e alimentari) in Europa.

Il rapporto, che verrà pubblicato integralmente il 6 luglio, individua il potenziale residuo di crescita del sistema basandosi sulle migliori pratiche di raccolta differenziata e descrive in dettaglio l’attuale generazione e i tassi di raccolta dei rifiuti organici per ciascuno Stato membro dell’UE27 più Norvegia e Regno Unito. Per lo spreco alimentare, l’attuale quota intercettata è di soli 9.520.091 tonnellate all’anno, solo il 16% del potenziale teorico stimato in 59.938.718 tonnellate.

 I rifiuti organici possono servire da preziosa materia prima per le industrie bio-based e il settore è ben posizionato per convertire i rifiuti organici in prodotti a base biologica di alto valore. Questa innovazione può alleviare la sfida europea dello spreco alimentare e stimolare nuove opportunità di crescita sostenibile, contribuendo al recupero verde dell’Europa.

Per Dirk Carrez direttore esecutivo del BIC “il settore sta già valorizzando i rifiuti organici in processi intelligenti ed efficienti con obiettivi a rifiuto zero. Diversi progetti finanziati dalle Bio-based Industries Joint Undertaking (BBI JU) dimostrano come l’innovazione nel nostro settore può convertire i rifiuti organici in prodotti biologici di alto valore. Le industrie bio-based cercano di realizzare una società efficiente in termini di risorse e zero rifiuti, come identificato nella nostra visione. Il previsto partenariato pubblico dell’UE (Circular bio-based Europe)- contribuirà a realizzare ulteriormente tutto ciò”.

“Il rapporto mostra che la gestione dei rifiuti organici rimane un potenziale non sfruttato nell’Unione Europea per un’ulteriore transizione verso un’economia circolare. Attualmente – dice Pierre Condamine, responsabile delle politiche sui rifiuti di Zero Waste Europe – viene catturato solo il 16% del potenziale e, attraverso iniziative adeguate, questo numero potrebbe essere moltiplicato per 5 in modo da raggiungere l’85%. Ciò dimostra la necessità che l’UE e gli Stati membri mantengano e intensifichino i loro sforzi nella raccolta e nel trattamento dei rifiuti organici come passi chiave verso la rigenerazione del suolo, la circolarità e la neutralità climatica”.

Una sintesi del rapporto ‘Bio-waste generation in the EU: Current capture levels and future potential’ è ora disponibile qui.

Fonte: Eco dalle Città

Post Coronavirus, il mercato dell’usato promette bene

La Second Hand Economy nel 2019 ha raggiunto un valore di 24 miliardi di euro, pari all’1,3% del PIL italiano.

 La ripresa economica post Coronavirus dovrà necessariamente basarsi su un nuovi e virtuosi modelli di comportamento. Si tratta di una gigantesca occasione per ripensare l’intera economia su basi green e sostenibili. In tale contesto il mercato dell’usato rappresenta un’ottima strumento dalle basi già solide. 

Lo dimostra la sesta edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da Bva Doxa per Subito.it, piattaforma online utilizzata per la compravendita di beni da oltre 13 milioni di utenti unici mensili.
Secondo la ricerca, il mercato dell’usato nel 2019 si è attestato sui 24 miliardi di euro, pari cioè all’1,3% del Pil italiano. Un trend in aumento, cresciuto in soli 5 anni del 33% e destinato nei prossimi mesi ad ingrandirsi ulteriormente. 

L’emergenza che abbiamo vissuto in questi mesi ci ha obbligati a fermarci e a ripensare il nostro modo di vivere, dandoci l’opportunità di ripartire migliori di prima”, dichiara Giuseppe Pasceri, ceo di Subito. “I dati dell’Osservatorio Second Hand Economy ci dicono che l’economia dell’usato può essere una vera e propria leva per ripartire: per il Paese, perché è una forma di economia partecipativa che produce valore e mette in circolo risorse; per le persone, cui fornisce un beneficio economico tangibile; ma anche per il pianeta. Covid-19 ci ha fatto sentire tutta la nostra fragilità, ma anche il potere di fare la differenza con i nostri comportamenti”.


La ricerca ci permette di conoscere i beni che più di altri vengono venduti ed acquistati, ma anche di  conoscere la tipologia degli utenti più attivi, i loro comportamenti e le loro motivazioni. In generale, per quanto riguarda la vendita online, gli italiani vendono principalmente oggetti della categoria Casa&Persona (64%), Elettronica (48%), Sports& Hobby (45%) e Veicoli (26%): gli oggetti usati più venduti nel 2019 sono stati libri e riviste, a pari merito con abbigliamento e accessori (6 di media); arredamento e casalinghi, a pari merito con musica e film e articoli per bambini (5). Per quanto riguarda invece la tipologia di utenti, le più attive nella second hand economy si sono dimostrate essere le giovani famiglie con età compresa tra i 35 e i 44 anni e i “nativi digitali” d’età compresa  tra i 18 e i 24 anni (la cosiddetta “Generazione Z”),  per i quali  il canale online è naturalmente il preferito per vendere e comprare.

Che si tratti di famiglie con bimbi piccoli, di coppie o di professionisti in carriera, la “molla” che spinge all’acquisto o alla vendita dell’usato è duplice, cioè di natura sia economica che “etica”. La possibilità di risparmiare va infatti a braccetto con una certa – e crescente – sensibilità verso la questione ambientale: in base all’analisi dei dati, una grossa fetta di utenti vede infatti nel riuso una potente arma contro gli sprechi. 

Come accennato sopra, il mercato dell’usato è destinato, almeno per il 71% degli intervistati, a crescere ulteriormente nei prossimi cinque anni, diventando sempre più una scelta consapevole e green (48%), un ottimo strumento per risparmiare (47%) e per rendere i consumi accessibili a più persone (30%). 

Fonte: Rinnovabili.it

L’economia circolare nella Fase 3: ecco cosa prevede il ‘Piano Colao’

Tra le azioni che si prefigge di mettere in atto spiccano l’incentivazione a biocombustibili e bioplastiche, la legge Salvamare, la semplificazione delle normative sull’End of Waste, la regolazione della Responsabilità estesa del produttore

Il piano per la Fase 3 del “comitato di esperti in materia economica e sociale”, nominato dal governo Conte e guidato da Vittorio Colao, è stato appena pubblicato. Nelle 121 pagine del dossier, intitolato “Iniziative per il rilancio 2020-2022”, ci sono anche diverse misure green racchiuse nella sezione”Infrastrutture e Ambiente, volano del rilancio”. Ai punti 31 e 32 ce ne sono alcune dedicate a rifiuti ed economia circolare, tra cui spiccano l’incentivazione a  biocombustibili e bioplastiche, la legge Salvamare, la semplificazione delle normative sull’End of Waste, la regolazione della Responsabilità estesa del produttore. Ecco di seguito il testo:

Economia circolare d’impresa, Gestione rifiuti e acque reflue

Adeguare norme, incentivi e fondi relativi al trattamento di rifiuti e scarti per favorire l’attivazione di progetti di economia circolare a livello aziendale, anche su piccola scala, attraverso un piano strategico specifico sul modello della transizione energetica (che includa anche finanziamenti a centri di ricerca dedicati e incentivi a fondi di Venture Capital che agevolino technology transfer tra aziende). Definire e finanziare investimenti infrastrutturali nel ciclo dei rifiuti urbani e industriali e nella depurazione e riutilizzo delle acque reflue, con particolare attenzione a quei comuni che rientrano in procedura infrazione UE

Contesto

▪ La gestione dei rifiuti e delle attività di depurazione dell’acqua non è equamente sviluppata sul territorio nazionale e non soddisfa per la maggior parte dei casi le direttive Cee imposte dall’UE (e.g, direttiva 91/271/Cee per la depurazione) esponendo lo Stato ad avvisi reiterati che si traducono in sanzioni pecuniarie e processi di moratoria

▪ La gestione dei rifiuti e l’economia circolare stanno assumendo sempre più rilevanza in quanto ogni anno l’Italia genera ca. 170 Mln di tonnellate di rifiuti in continua crescita (2-3x vs crescita Pil nel ’19) e a causa della mancanza di impianti per la gestione di rifiuti sono in aumento le quote esportate (+15%, di cui ca.40% esportato in Paesi del Far-east)

▪ È necessario ridurre e valorizzare i rifiuti (industriali e urbani) sfruttandoli in maniera virtuosa e incentivando spillover positivi con l’obiettivo di sviluppare un’economia circolare sostenibile e profittevole

Azioni specifiche:

a. Sviluppare un piano strategico specifico per l’economia circolare sul modello della transizione energetica comprensivo di norme, incentivi e fondi per la gestione e il riciclo dei rifiuti urbani e industriali

– Incentivare adeguatamente biocombustibili e bioplastiche, oltre alla gestione e conversione dei rifiuti sotto tutte le forme “waste-to” (-material, -energy, -fuel, -hydrogen, -chemical)

– Incentivare recupero e corretto smaltimento delle plastiche, non solo imballaggi, anche attraverso l’applicazione della cosiddetta legge Salvamare, opportunamente modificata

– Introdurre agevolazioni fiscali per aziende che utilizzano una quota minima di materiali riciclati rivedendo anche alcuni limiti normativi (e.g. percentuale del materiale riciclato, utilizzo del 50%+ di materia vergine nelle bottiglie di plastica -DM 21/03/1973, normative su prodotti con materie prime certificate)

– Finanziare investimenti di aziende/ centri di ricerca che innovano e sviluppano nuovi materiali eco-sostenibili, anche incentivando la nascita di fondi di Venture Capital a favore di technology transfer 

– Semplificare i requisiti per accesso a fondi R&D di nuove tecnologie, di valorizzazione di rifiuti e acque reflue, e il successivo impiego sperimentale1

– Semplificare e revisionare le normative esistenti al fine di rendere efficace sia il trattamento dei rifiuti che la gestione dell’End of Waste, favorendo il recupero e corretto smaltimento delle plastiche

– Regolare in modo puntuale la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per favorire riciclo e riutilizzo dei materiali in coerenza con gli obiettivi comunitari dell’economia circolare

– Rafforzare gli appalti verdi della PA (green public procurement), aggiornando i criteri ambientali minimi (CAM) seguendo i principi di circolarità

b. Adeguare l’infrastrutturazione degli impianti per il ciclo dei rifiuti e per la depurazione e riutilizzo delle acque reflue con priorità per i comuni che ne sono sprovvisti e che rientrano in procedura di infrazione EU

c. Definire iter alternativi ed efficienti per il riutilizzo delle acque reflue

– Privilegiare l’utilizzo di acque reflue nel settore agricolo per ridurre lo stress idrico, assicurando un piano di monitoraggio dei requisiti minimi qualitativi delle acque e incentivando l’utilizzatore finale

Fonte: Eco dalle Città

Circularity lancia una piattaforma per scambiare materiali di recupero

Circularity, startup innovativa nata nel 2018, innova il modo di fare economia circolare in Italia e lancia il primo motore di ricerca per raccogliere informazioni e concludere transazioniche consentono alle imprese industriali di attivare processi di economia circolare e gestire i rifiuti come una risorsa e non soltanto come un costo e un materiale da smaltire.

Si tratta di una piattaforma digitale che consente di trovare in pochi passaggi i partner migliori per dare nuova vita ai propri rifiuti e che abilita la collaborazione e lo scambio peer to peer dei materiali, grazie al suo network geo referenziato di imprese industriali che producono scarti, imprese che possono riutilizzare quegli scarti nei loro processi di produzione, impianti di trasformazione dei rifiuti, che li fanno diventare materie prime seconde per nuovi prodotti, e trasportatori autorizzati. Attraverso la piattaforma, e con il supporto del team di professionisti esperti di sostenibilità e di ingegneria dei materiali di Circularity, in pochi clic le imprese riescono ad avviare dei circoli virtuosi per riutilizzare i materiali e ridurre al massimo gli sprechi. Questo porta un triplice vantaggio: la riduzione del proprio impatto ambientale, l’ottimizzazione dei costi di gestione dei propri rifiuti e la valorizzazione dei materiali all’interno del ciclo produttivo contribuendo attivamente alla transizione verso l’economia circolare. La piattaforma peer to peer di Circularity parte con un database geo-referenziato di oltre 20.000 operatori suddivisi in imprese industriali produttrici e utilizzatrici, impianti di recupero-trasformazione e trasportatori in grado di garantire lo scambio dei materiali tra i diversi operatori nel percorso circolare di riutilizzo attivato.

Il servizio prevede un abbonamento e permette di avere accesso alla piattaforma per il “calcolo” del proprio percorso circolare. Una volta inserita la posizione, l’azienda seleziona l’oggetto della sua ricerca scegliendo tra rifiuto (attraverso il codice EER – Elenco Europeo dei Rifiuti è possibile la massima precisione), sottoprodotto (scarti di produzione che possono essere riutilizzati nel processo di produzione) o End of Waste (materie prime seconde a seguito di un processo di recupero). A questo punto la piattaforma consente di definire le categorie di utenti da includere nella ricerca: produttore di scarti in forma di rifiuti o di sottoprodotti; utilizzatori di sottoprodotti o End of Waste; impianti autorizzati al trattamento di rifiuti speciali; trasportatori autorizzati di rifiuti. Infine, si imposta l’area geografica (distanza in km o regione e provincia di interesse) e si avvia la ricerca. La piattaforma restituisce quindi sulla mappa le informazioni dei soggetti che soddisfano i criteri di ricerca con il relativo rating, un punteggio attribuito da Circularity che permette di sapere di più sulla loro “sostenibilità”, in modo che la scelta dei propri partner tenga conto non solo di variabili come la vicinanza o i costi, ma anche del loro impatto sociale o ambientale. In particolare, esiste una sezione in cui gli utenti possono lasciare il loro commento ed esprimere la loro valutazione sul servizio erogato dagli impianti di recupero, in ottica di trasparenza e valorizzazione delle best practice. La piattaforma di Circularity genera quindi tutte le informazioni che servono all’azienda per la scelta del proprio percorso circolare. I consulenti di Circularity affiancano le imprese abbonate integrando l’esito della ricerca tutte le volte in cui esiste una soluzione migliore rispetto a quella effettuata, anche sulla base dell’impatto ambientale che il percorso scelto determina. Una volta identificato un valore aggiunto in termini di sostenibilità ambientale, Circularity progetta insieme alle aziende anche interventi interni in termini di gestione e di processi produttivi per realizzare la transizione verso l’economia circolare, fornendo una misurazione delle pratiche sostenibili identificate.  L’abbonamento a Circularity ha durata annuale ed è disponibile in formula Standard o Premium

“Gli imprenditori non hanno piena consapevolezza di cosa accade dei materiali di scarto ‘fuori dai cancelli della propria azienda’ e molto spesso sottovalutano la responsabilità estesa del produttore del rifiuto, che ha anche risvolti penali. Circularity punta ad aiutarli, diventando un punto di riferimento unico per le aziende nel loro percorso di integrazione della sostenibilità nel business, in particolare nella sua dimensione ambientale” ha dichiarato Alessandra Fornasiero, co-founder e CEO di Circularity. “Per la mia generazione, il passaggio all’economia circolare non è un’opzione ma una necessità – dice invece Camilla Colucci, 25 anni, co-founder e Amministratore di Circularity – . La piattaforma che abbiamo sviluppato è un importante traguardo e anche un punto di partenza: più saranno le imprese che entreranno nel nostro network, maggiori saranno i benefici per l’ambiente”.

Fonte: e-gazette