La gestione circolare dei rifiuti: dove funziona meglio nel Nord Italia

Workshop Green City Network, Fondazione Sviluppo Sostenibile, Conai. Esaminate 38 città di 9 regioni del settentrione per produzione di rifiuti, raccolta differenziata e riciclo

Un maggior ruolo delle città nell’economia circolare e nella gestione dei rifiuti per raggiungere gli obiettivi fissati dall’ Unione Europea. La gestione dei rifiuti urbani nelle città italiane ha operato, infatti, grandi cambiamenti nei decenni trascorsi con lo sviluppo delle raccolte differenziate, il sistema dei Consorzi, l’affermazione di attività industriali di riciclo di grandi quantità di rifiuti, ma permangono tuttavia ancora alcune difficoltà e si pongono nuove sfide. Regioni e città del nord Italia hanno accettato queste sfide e mostrano performnaces superiori alla media nazionale.

Per approfondire la gestione circolare dei rifiuti nelle Regioni del nord, si è svolto a Milano il primo di quattro Workshop che attraverseranno l’ Italia da nord a sud “Gestione circolare dei rifiuti nelle città e le nuove direttive europee” organizzato dal Green City Network, iniziativa della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, in collaborazione con Conai, in cui è stato presentato il Rapporto sui rifiuti urbani e l’economia circolare nel Nord Italia.

I trend di crescita della raccolta differenziata dei rifiuti urbani e le stime regionali sull’attuale tasso di riciclo dei rifiuti urbani e degli imballaggi mostrano il Nord con una buona performance, superiore al dato medio nazionale – ha dichiarato il Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Edo Ronchi, presentando il Rapporto- Questi risultati portano le Regioni del Nord ad aver raggiunto una quota del riciclo del 55% dei rifiuti urbani nel 2019, anticipando il nuovo target europeo che fissa tale quota al 2025Nel modello di economia circolare occorrerà prestare maggiore attenzione alla prevenzione della produzione dei rifiuti migliorando la durata, la riparabilità e il riutilizzo dei prodotti . Crescendo il riciclo occorrerà aumentare anche lo sbocco di mercato delle materie prime seconde

Il Nord si conferma l’area del Paese con le performance migliori anche per quel che riguarda recupero e riciclo dei rifiuti di imballaggio – ha spiegato il nuovo Presidente di CONAI Luca Ruini – Nella top5 delle Regioni italiane più virtuose, tre sono settentrionali: Veneto, Lombardia e Trentino. Nonostante performance già ottime, nel 2019 le Regioni del Nord hanno messo a segno un ulteriore +12% di raccolta in convenzione con il sistema CONAI. Stiamo parlando di un’area geografica avvantaggiata anche da un sistema di impianti più capillare rispetto a quello di molte aree del Mezzogiorno, che purtroppo ne sono prive. Il Settentrione, del resto, traina le ottime performance del Paese in termini di economia circolare e riciclo degli imballaggi: l’Europa impone un tasso di riciclo degli imballaggi pari al 65% entro il 2025, e lo scorso anno il sistema ha già raggiunto il 70%.”

Il Rapporto sull’ Italia del nord

Per la redazione del Rapporto, il primo di un’iniziativa nazionale, il Green City Network ha svolto un’indagine qualitativa a campione fra le città Capoluogo di provincia e tra quelle medie e piccole (tra i 50.000 e i 15.000 abitanti) di 7 Regioni : Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta.. Dal Rapporto emerge che la produzione pro capite media nelle province del nord Italia è di 513 kg/ab/anno e la più virtuosa è la provincia di Treviso con una produzione pro capite inferiore a 400 kg/ab/anno. Più alta la produzione nei capoluoghi: 522/kg/ab/anno. Per quanto riguarda la raccolta differenziata (RD) 9 città (Treviso, Pordenone, Mantova, Belluno, Trento, Biella, Verbania, Vicenza, Cremona) hanno superato il 75%, con Treviso che arriva all’87% e Pordenone, Mantova, Belluno e Trento che superano l’80%, mentre in 6 città è inferiore al 50% con Genova ferma al 33%. I trend complessivi di crescita della raccolta differenziata dei rifiuti urbani, avvicinano le Regioni del Nord agli obiettivi di riciclo dei rifiuti urbani fissati a livello europeo per il 2025, 2030 e 2035. L’unica Regione che registra qualche ritardo nelle raccolte differenziate e, conseguentemente, del riciclo dei rifiuti urbani è la Liguria. Per quanto riguarda gli imballaggi in plastica 14 capoluoghi arrivano e superano il 30% con in testa Verbania con il 53%. L’ incremento maggiore si è registrato a La Spezia che ha incrementato dal 2013 al 2018 la raccolta di oltre tre volte arrivando al 22%. Sul fronte del riciclo, il Rapporto evidenzia che Veneto, Trentino e Lombardia hanno tassi di riciclo maggiori e hanno già raggiunto e superato l’obiettivo 2025. Il Friuli Venezia Giulia si ferma al 54%, Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria hanno un riciclo inferiore al 50%. Per il riciclo degli imballaggi in plastica, la Valle d’Aosta ha già raggiunto l’obiettivo 2025 del 50%.

Le novità del 2020 per la transizione verso un’economia circolare delle città

Tra le novità del 2020, il Piano d’azione europeo sull’economia circolare che approfondisce il tema della necessità di creare città più circolari; il recepimento delle quattro Direttive del “pacchetto economia circolare e rifiuti” che modificano le precedenti Direttive su rifiuti, imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso e pile; l’attuazione del nuovo Accordo di Programma Quadro nazionale ANCI-CONAI per la gestione dei rifiuti di imballaggio.

Queste novità forniscono importanti e innovativi riferimenti per la gestione dei rifiuti nelle città: in

particolare per sviluppare iniziative di prevenzione per ridurre la produzione di rifiuti, per rafforzare il riutilizzo, per migliorare quantità e qualità delle raccolte differenziate, le attività di riciclo e l’utilizzo dei materiali e dei prodotti ricavati dal riciclo. Queste attività richiedono anche l’adeguamento delle infrastrutture, delle tecniche e delle buone pratiche, necessarie a supportarle.

Al seminario sono intervenuti i rappresentanti di alcune amministrazioni:

Comune di Milano – Marco Granelli, Assessore all’Ambiente; ANCI – Franco Bonesso, Comitato di Coordinamento ANCI/CONAI; Regione Lombardia – Mario Nova, Direttore Generale Ambiente e clima; Comune di Asti – Renato Berzano, Assessore all’Ambiente; Comuni di Cologno Monzese, Cormano, Pioltello, Segrate e Sesto San Giovanni – Marco Cipriano,Amministratore unico di CORE SpA; Comune di Padova – Chiara Gallani, Assessore all’Ambiente; Comune di Pordenone – Stefania Boltin, Assessore all’Ambiente; Comune di Verona – Loretta Castagna, Direzione Affari Generali – Responsabile Ecosportello -Centro di Riuso.

Fonte: Eco dalle Città

Plastica, l’Italia sarà il primo paese europeo a bandire bicchieri e palloncini

La direttiva europea vieta piatti e posate in plastica monouso entro il 2021, ma il Parlamento italiano aggiunge anche bicchieri e palloncini.

L’Europa metterà al bando entro il 2021 piatti, posate e cannucce di plastica, ma l’Italia ha deciso di fare ancora di più, dicendo addio anche a bicchieri e palloncini. Il Parlamento italiano infatti andrà oltre quanto previsto dalla direttiva europea in fatto di single-use plastics, aggiungendo nel testo proposto un emendamento che amplia l’abolizione della plastica usa e getta anche a queste altre due tipologie di prodotti.

Miliardi di bicchieri buttati ogni anno

L’idea nasce dall’associazione ambientalista Marevivo, che questa estate ha lanciato la campagna di sensibilizzazione Anche la plastica usa e getta è un virus che soffoca il Pianeta e che ha proposto ad alcuni parlamentari di estendere il divieto anche a bicchieri e palloncini di plastica monouso, di quelli che si usano comunemente nelle feste dei bambini.

Solo in Italia infatti, spiega Marevivo, si consumano tra i 6 e i 7 miliardi di bicchieri di plastica monouso all’anno, cioè tra i 16 e i 20 milioni al giorno. Complessivamente nel mondo i bicchieri in plastica rappresentano circa il 20 per cento dei rifiuti marini. I palloncini, invece, sono al terzo posto tra i rifiuti più pericolosi per foche, tartarughe e uccelli marini.Leggi anche

Verso l’approvazione definitiva

L’emendamento è stato approvato in commissione Ambiente e in commissione Affari europei in Senato e inserito nel disegno di legge che passerà ora alle Camere per il voto, e in caso di approvazione finale consentirebbe all’Italia di essere all’avanguardia tra gli altri paesi europei.Leggi anche

La responsabile delle relazioni istituzionali di Marevivo, Raffaella Giugni, ha dichiarato di essere molto soddisfatta “di questo primo passo importante: i numeri legati al consumo dimostrano quanto sia importante sostituire questi prodotti con alternative riutilizzabili. È necessario cambiare le nostre abitudini se vogliamo tutelare il Pianeta”

Anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha salutato con favore l’iniziativa, spiegando che “grazie al grande lavoro che sta svolgendo il Parlamento, l’Italia è l’unico paese a recepire la direttiva europea sul divieto dell’usa e getta estendendolo anche ai bicchieri e ai palloncini”. Per l’ok definitivo sarà necessario attendere ancora qualche settimana, ma la strada sembra ormai segnata.

Fonte: LifeGate

Ragusa patrocina il progetto RiVending

Ragusa, con oltre il 72% di rifiuti differenziati raccolti, è uno dei comuni più virtuosi dell’intera Sicilia. Col progetto RiVending i distributori automatici diventeranno ‘green’ riciclando i bicchieri e le palette in plastica del caffè che si trasformeranno in nuovi prodotti.

Il Comune di Ragusa ha concesso il patrocinio al Progetto Rivending (www.rivending.eu), il circuito chiuso di raccolta e riciclo di bicchieri e palette del caffè dei distributori automatici, promosso da CONFIDA, COREPLA e UNIONPLAST.

La delibera della Giunta Comunale della Città di Ragusa, presieduta dal Sindaco, Avv. Giuseppe Cassì, ha ritenuto il progetto RiVending compatibile alle “politiche ambientali” che l’Amministrazione intende perseguire, vale a dire politiche di prevenzione che promuovono una cultura rivolta alla sostenibilità ambientale.

“Siamo particolarmente fieri – spiega il Presidente di CONFIDA Massimo Trapletti – del fatto che un comune virtuoso come Ragusa, da anni impegnato sul fronte ambientale, abbia riconosciuto il valore di un progetto di filiera che risolve in maniera efficace il tema del fine vita dei prodotti monouso di plastica nel settore della distribuzione automatica e ci auguriamo che altri Comuni e istituzioni italiane seguano l’esempio del capoluogo siciliano sostenendo il progetto”.

“Abbiamo scelto di aderire al progetto RiVending – dichiara il Sindaco Giuseppe Cassì – perché si sposa con gli obiettivi della nostra politica ambientale. Consideriamo infatti i traguardi raggiunti nell’ambito della raccolta differenziata come un punto di partenza per migliorare la qualità della stessa, guardando alla comodità dei cittadini e alla purezza dei materiali raccolti. RiVending si cala perfettamente in questa nostra visione.”

Attraverso RiVending, infatti, i consumatori dei distributori automatici, dopo aver gustato il proprio caffè, sono invitati a buttare bicchiere e paletta in un apposito contenitore che permette di isolare il materiale plastico di cui sono fatti dagli altri imballaggi in plastica e di semplificare così il processo di selezione del materiale, recuperando una plastica omogenea di altissima qualità con cui si possono creare tanti nuovi prodotti.Ragusa, con oltre il 72% di rifiuti differenziati raccolti (dati 06/2020 certificati dall’Ato Srr di Ragusa), è uno dei comuni più virtuosi dell’intera Sicilia, una regione purtroppo ancora ferma al 29,5% e fanalino di coda tra le regioni italiane. L’attenzione che la Giunta Comunale ha concesso ad un progetto di economia circolare come RiVending, certifica una volta di più il grande impegno della città sull’adozione di buone pratiche di sostenibilità ambientale.

Fonte: Eco dalle Città

Milano, Trento e Bologna sono le città più circolari d’Italia

Secondo la classifica del  report “Misurare gli obiettivi di economia circolare nei centri urbani”, stilata dai ricercatori del Centro studi in Economia e regolazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico (Cesip) dell’Università di Milano-Bicocca, Milano è la città più “circolare” d’Italia con un punteggio di 7,7 su 10. Seconda Trento (7,5). Terza Bologna (7,2). Se le prime 10 città classificate si collocano geograficamente al Nord o Centro-Nord, le ultime posizioni sono esclusivamente coperte da centri urbani del Sud Italia,con Catania(3,8)e Palermo(3,9) fanalini di coda. Le uniche città del Nord Italia ad avere un punteggio al di sotto della sufficienza sono Genova (5,8 punti), Verona (5,7 punti) e Aosta (5,2 punti).

La seconda edizione della classifica dei centri urbani più e meno virtuosi sul piano dell’economia circolare (ovvero quell’economia basata sul riutilizzo delle risorse e sulla riduzione degli sprechi, all’insegna dell’eco-sostenibilità) è stata presentata stamattina durante il webinar “Misurare l’economia circolare urbana” e quest’anno presenta due novità di rilievo: le città coinvolte (Aosta, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trento, Venezia e Verona), selezionate tra le città più popolose d’Italia e i capoluoghi di regione che disponessero delle informazioni richieste dall’indagine, sono salite da 10 a 20 e, per la prima volta, è stato realizzato un confronto a livello europeo.

I ricercatori hanno individuato cinque cluster rappresentativi: input sostenibili, condivisione sociale, uso di beni come servizi, end of life, estensione della vita dei prodotti, comprendenti a loro volta 28 indicatori di circolarità, tra cui i dati sulla raccolta differenziata e sull’utilizzo dei trasporti pubblici o dei servizi di sharing mobility, il livello di concentrazione di PM10, la diffusione di eco-brevetti e di imprese ascrivibili alla categoria dei green jobs. Al Cesip spiegano che «Per ogni indicatore è stata stilata una graduatoria parziale delle città, con punteggi da 0 a 10. Infine, la media ponderata dei punteggi parziali ha determinato un indice di circolarità urbana, in base al quale è stata stilata la classifica finale.

Massimo Beccarello e Giacomo Di Foggia, rispettivamente direttore scientifico e ricercatore del Cesisp, evidenziano che «Milano si conferma al primo posto anche grazie a sistemi di trasporto pubblico ramificati e apprezzati, servizi avanzati di car sharing, rete idrica efficiente, elevato livello di raccolta differenziata e alto fatturato delle attività di vendita dell’usato».  A stupire i ricercatori non è stato tanto «il divario ormai noto tra Nord e Sud, ma la differenza riscontrata tra Nord e Centro Italia. Le prime città del Centro sono Roma e Perugia che si classificano solamente al 12esimo e 13esimo posto, con un risultato al di sotto della sufficienza, rispettivamente 5,5 e 5,3. I risultati della graduatoria per indice globale di circolarità non sono incoraggianti: solo 8 Comuni sui 20 esaminati riescono a raggiungere un valore di piena sufficienza. Con differenze territoriali che rappresentano un vero e proprio ostacolo per la crescita dell’economia circolare in Italia».

Se Milano si conferma in cima al podio, Firenze e Torino, seconda e terza nel 2019, scendono e ora sono rispettivamente al quinto e settimo posto, sia perché superate da Bologna che per l’ingresso in classifica di Trento, Bergamo, quarta, e Brescia, sesta.

utilizzando gli stessi criteri di analisi usati per il contesto italiano, il Cesisp ha messo a confronto la città leader della circolarità in Italia, Milano, con altre grandi metropoli europee: Amsterdam, Berlino, Bruxelles, Copenaghen, Londra, Madrid, Parigi e Praga. La città più circolare d’Europa è Copenaghen con un punteggio medio di 3,26 su 5. Al secondo posto Parigi (3,21), al terzo Berlino (3,18). Milano è quarta con un punteggio medio di 3,13, davanti a Londra e Madrid (sesta e settima).

Beccarello e Di Foggia concludono:«L’intento della classifica delle città circolari è di proporre l’indice di circolarità urbana sviluppato come strumento di utile valutazione per le politiche ambientali dei centri urbani e per l’impatto delle nuove normative e regolamenti. La Commissione Europea, presentando l’ambizioso progetto Green New Deal lo scorso gennaio, ha collocato l’economia circolare al centro delle nuove politiche europee necessarie per raggiungere gli obiettivi che l’Europa ha sottoscritto a Parigi nel 2015. La sostenibilità è un tema al centro anche del Recovery Fund. Ecco perché è importante partire da una mappatura delle politiche di prossimità del cittadino e da una misurazione dell’efficacia delle aree urbane che sono oggi il motore dello sviluppo economico e sociale».

Fonte: Greenreport.it

Economia circolare: come gestire con successo la transizione

Lo Studio Ambrosetti-Enel sullo stato dell’arte dell’Economia Circolare in Europa evidenzia che il passaggio dall’economia lineare ad un modello circolare, oltre ai benefici ambientali derivanti dall’impiego di energie e materie rinnovabili o provenienti da riuso e riciclo, ha impatti positivi su PIL, occupazione, investimenti, e produttività del lavoro, ma occorre un cambio di passo, ad iniziare dall’adozione di Strategie nazionali per lo sviluppo di un’economia circolare.

Impatti positivi sul Prodotto Interno Lordo; occupazione; investimenti, produttività del lavoro; benefici ambientali: se esiste un progetto capace di sviluppare una visione positiva e di lungo periodo per il futuro dell’Unione Europea, è senza dubbio quello dell’Economia Circolare.

È quanto emerge dallo Studio “Circular Europe. Come gestire con successo la transizione da un mondo lineare a uno circolare”, realizzato da Fondazione Enel e The European House – Ambrosetti in collaborazione con Enel Enel X,e  presentato nell’ambito del Forum di The European House – Ambrosetti (Cernobbio, 4-6 settembre 2020).

Il mondo si trova ad affrontare grandi sfide – ha affermato Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti – Sono in atto profondi e rapidi cambiamenti economici, climatici e tecnologici che stanno modellando le società e gli stili di vita. Il momento dell’Europa è giunto. L’Economia Circolare ha le carte in regola per divenire un ‘catalizzatore per il bene comune’, attorno al quale sviluppare una grande visione per il futuro europeo”.

Il recente Green Deal europeo e il relativo Circular Economy Action Plan, adottato a marzo 2020 dalla Commissione UE, hanno stabilito obiettivi nuovi e più ambiziosi per l’Europa in relazione alla transizione verso modelli di Economia Circolare. Tuttavia, nei Paesi dell’Unione Europea, lo sviluppo dell’Economia Circolare è tutt’altro che omogeneo. Ad oggi, molti Paesi europei (tra i quali l’Italia) non hanno ancora una roadmap strategica nazionale, che riconosca nell’Economia Circolare un fattore determinante. Proprio la valutazione dello stato dell’arte dell’Economia Circolare in Europa è uno degli obiettivi principali della ricerca.

Lo Studio elabora un Circular Economy Scoreboard che utilizza una metodologia multilivello per fornire un’immagine esaustiva del grado di circolarità di ogni Paese. Contiene 23 metriche quantitative raffrontabili 10 indicatori principali per i 27 Paesi dell’Unione Europea e per il Regno Unito, dedicando particolare attenzione ai tre Paesi focus dello studio (ItaliaRomania e Spagna) lungo 4 pilastri:
– Sustainable inputs: riguarda l’uso di energie da fonti rinnovabili e di materiali rinnovabili, riciclabili, riciclati e biodegradabili per produrre beni e fornire servizi in cicli di vita consecutivi.;
– End-of-life: descrive modalità per recuperare il valore di fine vita di beni, prodotti e materiali attraverso il riutilizzo, la rigenerazione e il riciclo;
– Extension of useful life: riflette la capacità di incrementare la durata della vita utile rispetto al fine vita tipico di un prodotto o dei suoi componenti;
– Increase of the intensity of use: valuta l’incremento del fattore di utilizzo di un singolo articolo (per esempio con modelli product-as-a-service o di servizi di sharing) e misura l’aumento dei benefici ricavabili con ogni unità di input (materiale ed energia) utilizzata.

Ad oggi, l’Unione europea presenta risultati eterogenei in termini di transizione verso l’Economia Circolare: Italia e Spagna dimostrano un livello di sviluppo medio-alto, mentre la Romania si colloca agli ultimi posti della classifica. Per misurare la performance nel corso del tempo, il Circular Economy Scoreboard è stato analizzato lungo un arco temporale di 5 anni. La Romania ha mostrato un miglioramento elevato nel corso dell’ultimo quinquennio, la Spagna un progresso intermedio, mentre l’Italia si è mossa più lentamente nella transizione verso un modello circolare.

Tale conclusione è in linea con i risultati delRapporto sull’Economia Circolare in Italia, realizzato da Circular Economy Network (CEN) ed ENEA, secondo cui l’Italia mantiene ancora il primato in Europa per indice di circolarità, ma sta segnando il passo rispetto alla veloce crescita di altri Paesi.

L’adozione su larga scala dell’Economia Circolare richiede uno sforzo coordinato, volto a re-immaginare e riconfigurare, in ottica circolare, molti se non addirittura tutti gli schemi produttivi e i modelli di business; come sta accadendo attraverso la riprogettazione e la proposizione di un nuovo modello del sistema energetico, con il graduale abbandono dei combustibili fossili a favore delle rinnovabili e dell’elettricità come vettore per la completa decarbonizzazione di tutti i settori – ha  dichiarato Francesco Venturini, CEO di Enel X – La poca chiarezza su cosa significhi essere circolari e, di conseguenza, l’assenza di strumenti adeguati a misurare e monitorare l’Economia Circolare erano due dei principali ostacoli alla transizione circolare. Questo studio permette di muoversi verso una visione e una strategia chiara, con obiettivi misurabili, strumenti di cui l’Europa e tutte le aziende necessitano per porsi al centro non solo della transizione energetica, ma anche del passaggio da un modello di sviluppo lineare ad uno circolare”.

L’analisi del “grado di circolarità” dei 27 Paesi dell’Unione europea e del Regno Unito è stata integrata con un sondaggio che ha interpellato 300 business leader europei circa la necessità di intervenire a vantaggio di modelli circolari all’interno delle loro aziende. Il 95% del campione considera l’Economia Circolare una scelta strategica per la propria azienda: è soprattutto uno strumento per conquistare un vantaggio competitivo in termini di diversificazione, ampliamento del mercato e riduzione dei costi. Tuttavia, la maggior parte dei business leader europei ritiene che il proprio Paese non sia pronto per affrontare la sfida dell’Economia Circolare; l’incertezza circa la creazione di valore (43,6% delle risposte) e la mancanza di competenze (35,9%) sono le due risposte più frequenti circa i fattori ostativi per lo sviluppo dell’Economia Circolare in Europa.

Data la centralità conquistata dall’Economia Circolare nell’ambito del dibattito politico attuale a livello sia europeo sia nazionale, lo studio è arricchito dalla valutazione quantitativa dei benefici socio-economici e ambientali dell’Economia Circolare. È stato ideato un innovativo modello econometrico, unico nel suo genere, che si concentra sull’Unione Europea e sul Regno Unito nel loro insieme e sui tre Paesi di interesse dello studio: Italia, Romania e Spagna.

Lo studio mostra come, nel 2018, l’Economia Circolare è correlata a 300-380 miliardi di euro di PIL in Europa, a 27-29 miliardi di euro in Italia, a 10-12 miliardi di euro in Romania e 33-35 miliardi di euro in Spagna. Allo stesso tempo, l’Economia Circolare è legata a circa 200.000 posti di lavoro in Italia, 20.000 in Romania, 350.000 in Spagna e fino a 2,5 milioni in Europa sempre nel 2018. Lo studio stima inoltre un effetto sugli investimenti di 8-9 miliardi di euro in Italia, 1-2 miliardi di euro in Romania, 9-11 miliardi di euro in Spagna e un impatto complessivo di 90-110 miliardi di euro nell’Unione Europea nel 2018. Significativi benefici sono stimati anche sulla produttività del lavoro: circa 560-590 euro per addetto all’anno in Italia, 1.210-1.270 euro per addetto in Romania (il Paese che presenta l’impatto maggiore), 640-670 euro per addetto in Spagna e 570-940 euro per addetto complessivamente a livello europeo.

Attraverso casi studio specifici e analisi “what if”, lo studio evidenzia come l’Economia Circolare, oltre a essere vantaggiosa in termini economici, generi contemporaneamente importanti benefici ambientali. Tra i diversi effetti positivi, si evidenzia che il passaggio da materiali primari a secondari consenta di ridurre notevolmente le emissioni di gas serra (GHG): considerando 4 materiali (ferro, alluminio, zinco e piombo), la riduzione media delle emissioni di GHG per kg di materiale prodotto è pari al 73,5%. Inoltre, un aumento della penetrazione delle fonti rinnovabili nella produzione energetica di un punto percentuale riduce le GHG fino a 72,6 milioni di tonnellate di CO2 equivalente in Europa e 6,3 in Italia (-50% delle emissioni annuali di gas serra nel Comune di Roma).

Nonostante il modello di valutazione proposto dallo studio mostri che la transizione verso l’Economia Circolare offra svariati vantaggi economici, sociali e ambientali, il passaggio dal modello di sviluppo lineare a quello circolare deve tenere conto di alcune criticità. In quest’ottica, il Rapporto suggerisce 10 aree di intervento, con specifiche azioni di policy, al fine di far fronte alle sfide correlate alla transizione circolare e di coglierne i benefici in modo efficace:
– definire per gli Stati membri dell’Unione Europea delle Strategie nazionali per uno sviluppo economico circolare;
– ridefinire la governance dell’Economia Circolare per supportare una transizione a 360° in tutti i settori;
– fare leva sulla legislazione per promuovere la transizione circolare;
– creare condizioni di competitività rispetto alle soluzioni non circolari;
– utilizzare la finanza come una leva per promuovere la Ricerca e Sviluppo e le buone pratiche in ambito di Economia Circolare;
– affrontare la mancanza di una definizione chiara e di metriche omogenee ed esaustive;
– trasformare i modelli di business che generano rifiuti in modelli circolari;
– promuovere misure trasversali e di coordinamento per tutti i settori interessati dalla transizione verso l’Economia Circolare;
– fare leva sull’Economia Circolare per ripensare le città e gli spazi urbani;
– promuovere la cultura e la consapevolezza circa i vantaggi derivanti dall’Economia Circolare.

Puntare allo sviluppo di un’Economia Circolare rappresenta una straordinaria opportunità per rendere l’Europa più competitiva, modernizzandone l’economia, rivitalizzando l’industria e creando al contempo occupazione attraverso una crescita sostenibile e duratura – ha commentato Francesco Starace, CEO e General Manager di Enel – In questo contesto, la crescente penetrazione delle fonti rinnovabili, unitamente al maggiore ricorso al vettore elettrico nei consumi finali, è in grado di amplificare le opportunità derivanti dall’Economia Circolare e rappresenta il modo più efficiente per decarbonizzare l’economia e la società in cui viviamo”.

Pacchetto economia circolare, pubblicato il decreto rifiuti e imballaggi

Recepite due delle direttive che andranno a modificare il Testo Unico Ambientale per quanto riguarda la definizione di rifiuto urbano, di rifiuti speciali assimilabili, di tracciabilità e responsabilità estesa

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore il prossimo 26 settembre il decreto legislativo 116/20  che recepisce due delle direttive approvate due anni fa dall’Unione europea in materia di rifiuti e imballaggi e, in particolare, quella che tratta la riduzione degli scarti e il recupero di risorse. Tra gli obiettivi del provvedimento, il raggiungimento entro il 2025 del 55% di riciclo dei rifiuti urbani, mentre già nel 2030 per i soli imballaggi bisognerà aver raggiunto complessivamente il 70%. Per quanto riguarda i conferimenti in discarica, il tetto massimo dovrà essere del 10% entro il 2035.
 
Definizioni di rifiuto e responsabilità estesa –  Il decreto pubblicato va a modificare la parte quarta del decreto legislativo 152 del 2006, che si occupa di disciplinare la gestione dei rifiuti. Alla revisione del Testo unico ambientale saranno tenuti ad adeguarsi tutti i soggetti pubblici e privati che producono, raccolgono, trasportano e gestiscono rifiuti. Cambiano molte delle definizioni, a partire da quella di “rifiuto urbano”, così come cambiano le discipline di legge relative al deposito temporaneo, alla classificazione, ai criteri di ammissibilità in discarica dei rifiuti. I rifiuti speciali assimilati a quelli urbani diventano semplicemente urbani quando sono “simili per natura e composizione ai rifiuti domestici”, un’assimilazione che deriva dall’incrocio tra 15 tipologie di rifiuti (dagli organici ad “altri rifiuti non biodegradabili”) con 29 categorie di attività che li producono e che sottrae ai Comuni la possibilità di assimilazione. Ma cambia anche il ruolo dei produttori di beni di consumo, con un rafforzamento dell’istituto della responsabilità estesa, tra i principi cardine dell’impalcatura normativa disegnata dall’Ue e oggi entrata definitivamente nell’ordinamento italiano. L’entrata in vigore del decreto legislativo di recepimento della direttiva europea sui rifiuti riscrive infatti il quadro normativo nazionale in materia, preparando l’avvento del nuovo sistema di tracciabilità, si legge infatti nel decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che sarà “integrato nel Registro Elettronico Nazionale” istituito a seguito della conversione del Decreto Legge n. 135/2018 (e della contestuale abolizione del Sistri) e sarà gestito dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Consorzi – Il nuovo decreto inciderà profondamente sui meccanismi che regolano il sistema italiano di raccolta e gestione. Cambiano, ad esempio, le logiche di finanziamento delle differenziate, con i sistemi Epr, ovvero i consorzi afferenti al Conai nel caso dei rifiuti da imballaggio, che saranno obbligati a coprire il 100% dei “costi efficienti” di gestione (l’80% in deroga) entro il 2024.
Novità sugli impianti, decide il Ministero – Il decreto rifiuti demanda al Ministero dell’Ambiente, con il supporto tecnico di Ispra, la definizione di un “Programma nazionale di gestione dei rifiuti” con gli obiettivi, i criteri e le linee strategiche cui le Regioni e Province autonome si dovranno attenere nell’elaborazione dei Piani regionali di gestione dei rifiuti. Il programma dovrà contenere, tra l’altro, la “ricognizione impiantistica nazionale”, indicando il fabbisogno di recupero e smaltimento da soddisfare. Una misura che ridimensionerà la potestà degli enti locali, con le Regioni che dal canto loro avranno la possibilità di definire accordi per “l’individuazione di macro aree” che consentano “la razionalizzazione degli impianti dal punto di vista localizzativo, ambientale ed economico, sulla base del principio di prossimità”. 

Reazioni – “Recependo il Pacchetto Economia Circolare, il Governo dimostra attenzione nei confronti delle prospettive sostenibili per il futuro del Paese e sensibilità nei confronti delle istanze avanzate durante l’iter legislativo dal settore del recupero e riciclo dei rifiuti. Il principio dell’obbligo della detassazione va nella giusta direzione di sostenere le imprese della Green Economy e contribuisce allo sviluppo di un comparto industriale tra i più competitivi a livello europeo.” Lo dichiara in una nota Francesco Sicilia, Direttore Generale di Unirima, Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri.

Fonte: E-Gazette

A Terni nasce Urban Re-Generation

Promosso da Confindustria Umbria, con il sostegno dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, è stato lanciato a Terni Urban Re-Generation,  primo progetto di Distretto italiano della Sostenibilità, dell’Economia circolare e della Rigenerazione urbana.
Otto le aziende che fanno parte del primo nucleo di adesioni: Acciai Speciali Terni, Beaulieu Fibres International, Exolon Group, ERG Hydro, Fucine Umbre, Sangraf International, Novamont e Tarkett.

Il progetto punta alla valorizzazione del territorio in chiave di sviluppo sostenibile, promuovendo una rigenerazione non soltanto legata ad aspetti urbanistici, ma all’insieme delle dinamiche produttive e sociali. Verrà anche avviato un dialogo aperto con le comunità locali e promosse iniziative di comunicazione a livello nazionale e internazionale finalizzate alla promozione del territorio e al confronto con le migliori pratiche europee.

Nel primo semestre di quest’anno, presso le prime otto imprese aderenti al progetto è stata realizzata una ricerca finalizzata alla mappatura delle buone pratiche in materia di sostenibilità ambientale e di economia circolare. La ricerca ha individuato, in coerenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030, 32 obiettivi già raggiunti dalle aziende aderenti, e 17 progetti di ulteriore miglioramento delle performance di sostenibilità, da attuare nella successiva fase del progetto.

Tra gli obiettivi raggiunti:

  • Abbattimento, nel 2019, di circa 25.000 tonnellate di CO2 emesse in atmosfera pari a circa il 7% del totale delle emissioni del comparto industriale del ternano.
  • Riduzione fino al 60% dei consumi energetici per l’illuminazione, grazie all’utilizzo di illuminazione a LED.
  • Fino all’80% del totale dei materiali impiegati nella produzione proveniente da materiale riciclato.
  • Fino al 100% degli scarti di produzione reimpiegati come materia prima nel ciclo produttivo o avviati al compostaggio.
  • Produzione in loco di energia elettrica e termica attraverso cogenerazione, con riduzioni fino al 30% del combustibile utilizzato.
  • Investimento, dal 5% al 20%, degli utili in Ricerca e Sviluppo per la riduzione delle emissioni in atmosfera e lo sviluppo di prodotti innovativi e sostenibili.
  • Abbattimento del consumo di acqua potabile grazie al ricircolo acque di processo e al recupero delle acque piovane.
  • Coinvolgimento dei fornitori in progetti per la riduzione dei rifiuti e l’ottimizzazione dei processi di produzione/fornitura delle materie prime.
  • Progetti di dematerializzazione e digitalizzazione per la riduzione del consumo di carta.
  • Analisi del ciclo di vita dei prodotti, riconosciute da certificazioni quali EPD (Dichiarazione Ambientale di Prodotto), Carbon Footprint ed Eco-Label, per identificare i punti critici presenti e definire opportune strategie di miglioramento.

Fonte: Polimerica

Banchi di scuola, in Lombardia un progetto per donare tutti quelli vecchi salvandoli dallo smaltimento

Saranno 2 milioni e 400 mila i nuovi banchi monoposto da consegnare alle scuole, come confermato anche oggi, lunedì 7 settembre, dalla ministra all’Istruzione Lucia Azzolina ad “Agorà” su Rai 3: “A settembre la scuola primaria sarà quasi tutta coperta e a fine ottobre arriveranno tutti i 2,4 milioni di banchi. Abbiamo chiesto ai dirigenti scolastici quale tipo di banchi desideravano: 2 milioni sono tradizionali, 450mila circa sono quelli con le rotelle, ma esistono già da dieci anni nelle scuole”.
Per alcuni la decisione di produrre nuovi banchi invece che adattare i vecchi – come per altro sta avvenendo in alcune scuole che hanno deciso di non aspettare le nuove forniture e hanno segato a metà i vecchi banchi – è una scelta insensata e miope, anche per motivi ambientali: le centinaia di migliaia di banchi sostituiti che fine faranno? Saranno buttati via o verranno riutilizzati in qualche modo? Dal Ministero non è arrivata nessuna indicazione precisa, tutto sta alle singole iniziative di istituti e Comuni. 
In Lombardia ad esempio c’è un’iniziativa molto concreta che punta proprio al riuso attraverso la donazione. È stata avviata da Banco Building, il Banco delle Cose, organizzazione di volontariato contenuta nell’alveo del Banco Alimentare, che si occupa di favorire la sostenibilità ambientale con il riutilizzo di materiali edili, arredamento, tessile e altro. “Abbiamo già contattato – racconta all’Ansa Silvio Pasero, presidente di Banco Building – tutti gli istituti scolastici statali della Lombardia affinché, attraverso il nostro sito, ci comunichino la loro disponibilità a donare i banchi che verranno sostituti da quelli monoposto”. “In questo periodo – prosegue Pasero – abbiamo intravvisto una possibilità: da un lato molte scuole dovranno dotarsi di nuovi banchi scolastici monoposto e avranno il problema di “rottamare” molti dei banchi scolastici precedentemente in uso, dall’altro esistono realtà, in Italia o Paesi in via di sviluppo, che di questi beni hanno bisogno“.
“Quest’operazione – spiega il presidente di Banco Building – produce un triplice vantaggio: i donatori risparmieranno i costi legati alla distruzione dei beni (carico, trasporto, costo della discarica); i beneficiari potranno utilizzare beni che diversamente avrebbero dovuto acquistare; si eviterà un impatto ecologico ma soprattutto consentirà che i beni dismessi diventino fattore di sviluppo in Italia o nei Paesi in via di sviluppo”.

Fonte: Eco dalle Città

Progetti verdi in UE, l’analisi di E&Y: 14 milioni di posti di lavoro

Secondo il Rapporto della Società di consulenza, con i progetti verdi già in fase di sviluppo in Europa che attendono i finanziamenti per partire potrebbero essere reimpiegati i 12 milioni di lavoratori a tempo pieno che hanno perso il loro lavoro a causa del Covid-19 e creare più di 2 milioni di nuovi posti di lavoro, evitando al contempo 2,3Gt di emissioni di gas serra. Dei 1.000 presi in esame, che rappresentano solo il 10% dei progetti di decarbonizzazione e presuppongono 200 miliardi di investimenti per partire, l’Italia vi concorre con 95 progetti, di cui 29 nel settore energetico, 15 nei trasporti, 13 di progetti di uso del suolo e agricoltura, 23 per l’industria e l’economia circolare, 16 nel settore delle costruzioni, con cui si potrebbero creare subito 120mila posti di lavoro.

La Commissione UE sta aspettando che gli Stati membri dell’UE preparino i piani di ripresa nazionali che saranno sottoposti a Bruxelles per il controllo e l’approvazione da parte di tutti i Paesi dell’Unione, secondo quanto convenuto nel Consiglio europeo (17-21 luglio 2020) che ha deciso le risorse da mettere in campo per il Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e l’associato Piano di recupero del  Programma “Next Generation EU”, proposto inizialmente dalla Commissione UE a maggio, le cui risorse sono state portate a 750 miliardi di euro.

In occasione della riuonine dei Capi di Stato e di Governo, l’AgenziaReuters aveva riferito di aver esaminato prima della sua pubblicazione in settembre un Rapporto che individua più di 1.000 progetti verdi ammissibili al Fondo di recupero, immediatamente “cantierabili”, che potrebbero aiutare a stimolare l’economiacreare nuovi posti di lavoro e accelerare la spinta verso le emissioni nette zero entro la metà del secolo.

Ora, ilRapporto “A Green Covid-19 Recovery and Resilience Plan for Europe”, condotto da Ernst & Young (E&Y), il gigante dei servizi professionali di revisione e di organizzazione contabile, fiscalità, transaction e advisory e commissionato dall’European Climate Foundation, iniziativa per aiutare l’Europa a promuovere sul territorio una società a basse emissioni di carbonio e a svolgere un ruolo di leadership internazionale per mitigare i cambiamenti climatici, è stato diffuso il 3 settembre 2020.

Questa è un’enorme opportunità per i leader dell’UE, che ora hanno l’opportunità di ripensare e riorientare l’economia dopo la pandemia con investimenti tempestivi che siano climaticamente resilienti e in grado di creare posti di lavoro, contribuendo a garantire il futuro del nostro Pianeta per le prossime generazioni – ha affermato il responsabile globale della Sostenibilità di E&Y, Steve Varley – Non si può restare fermi quando si tratta di proteggere l’ambiente e creare opportunità di crescita veramente sostenibili“.

I progetti individuati da E&Y che ha intervistato imprese, parti interessate, funzionari pubblici e investitori in ogni Stato membro ed esaminato le domande di pianificazione e le richieste di finanziamento, e che implicano investimenti pubblici e privati per circa 200 miliardi di euro, rappresentano solo il 10% dei progetti di decarbonizzazione, attualmente in fase di sviluppo in Europa, e potrebbero impiegare in attività produttive e sostenibili tutti i 12 milioni di lavoratori a tempo pieno che hanno perso il loro lavoro a causa del Covid-19 e creare più di 2 milioni di nuovi posti di lavoro, evitando al contempo le emissioni di 2,3Gt di gas serra.

Oltre il 20% dei progetti esaminati è stato sviluppato da start-up e piccole e medie imprese (PMI) che lavorano in piccola scala, richiedendo investimenti fino a 5 milioni di euro, su schemi innovativi in ​​settori come il trasporto sostenibile, l’idrogeno verde, il ripristino della natura e materiali da costruzione a basso tenore di carbonio, migliorando la qualità dell’aria, riducendo l’inquinamento acustico, garantendo l’indipendenza energetica e la sicurezza alimentare.

Francia, Italia, SpagnaGermania e Svezia sono I Paesi che rappresentano 466 degli oltre 1.000 progetti esaminati da E&Y, ma i Paesi dell’Europa centrale e orientale ottengono ottimi risultati quanto a progetti di decarbonizzazione, con Croazia e Slovacchia che hanno il più alto rapporto di progetti pro capite, molti dei quali localizzati in aree carbonifere, suggerendo chiare opportunità per trasformare tali regioni in modo verde e resiliente, secondo gli obiettivi del Fondo per la transizione giusta.

L’Italia concorre con 95 progetti, di cui 29 nel settore energetico15 nei trasporti13 di progetti di uso del suolo e agricoltura23 per l’industria e l’economia circolare16 nel settore delle costruzioni, con cui si potrebbero creare subito 120mila posti di lavoro.

Tra i progetti verdi italiani esaminati da E&Y, spiccano :
– per il settore Industrie, di Enel Green Power “3SUN Gigafactory: an Italian sustainable Gigafactory for PV modules” per la creazione di una fabbrica che dovrebbe aumentare la produzione di 3SUN di EGP a oltre 3 GW l’anno dagli attuali 200 MW l’anno, cogliendo la straordinaria opportunità offerta dalla tecnologia a eterogiunzione, che richiede un investimento di 403 milioni di euro;
– per il settore Energia, il Progetto di Terna SpA con Elektro Slovenija “New HVDC link between Salgareda (Italy) and Divaca/Bericevo (Slovenia)per il collegamento ad altissima tensione in corrente continua (HVDC) tra l’Italia e Slovenia, per un investimento di 755 milioni di euro;
–  per il settore TrasportiSeri Industrial SpA (FAAM) e altri “IPCEI (Important Project of Common European Interest), già approvato, per la produzione di celle agli ioni di litio e il riciclaggio delle batterie agli ioni di litio a fine vita, per una fabbrica a Teverola (Caserta) per applicazioni del settore automobilistico (“mass market”), per un investimento di 505 milioni di euroComune di Milano, “Strengthening of public transport”, per l’acquisto di nuovi bus elettrici e la dismissione di quelli esistenti a gasolio, e il rinnovo delle stazioni di deposito, manutenzione e ricarica, per 1,5 miliardi di euro;
– per il settore Uso del territorio,  Comune di Milano, “Innovative afforestation project in urban context, with the final aim of planting 3 million trees within the Metropolitan City of Milan by 2030”, per un investimento di 2 miliardi di euro.

“Il Rapporto di E&Y dimostra che gli sviluppatori di progetti di piccole, medie e grandi dimensioni hanno progetti verdi ‘pronti per l’uso’ che possono ripristinare e trasformare mezzi di sussistenza e comunità in una ripresa resiliente – ha dichiarato Laurence Tubiana, CEO di European Climate Foundation, che ha avuto un ruolo chiave alla COP 21 di Parigi che ha portato all’Accordo per limitare l’aumento della temperatura media globale alla fine del secolo, ben al di sotto dei 2 °C – Non ci possono quindi essere scuse per gli Stati membri che non spendono i fondi per il recupero e la resilienza in opportunità di investimento verde vantaggiose per tutti“.

In futuro – si legge nel Report – E&Y e partner presenteranno questo elenco ai team negli Stati membri più colpiti per preparare i loro piani di recupero e resilienza e impegnandosi con loro per fornire input e prospettive chiare a sostegno di una ripresa verde che offra un forte impatto ambientale e valore sociale“.

Fonte: Regioni&Ambiente

CONAI: Prevenzione e gestione dei rifiuti da imballaggi

É stato approvato e pubblicato dal Consorzio nazionale imballaggi (Conai) il Programma Generale di Prevenzione e di Gestione degli Imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, contenente le linee di azione e la previsione dei risultati di riciclo e di recupero dei rifiuti di imballaggio.

Come previsto dalla normativa vigente (art. 225 del TUA), il documento illustra le linee di intervento e gli obiettivi per il prossimo quinquennio (2020-2024), sulla base di quanto contenuto nei documenti istituzionali dei Consorzi di filiera e dei sistemi autonomi.

Quattro i punti fondamentali individuati dal documento in tema di prevenzione: eco-design e valutazione ambientale a monte, mediante strumenti scientifici per permettere di valutare le diverse scelte progettuali; riutilizzo e relative applicazioni ambientalmente sostenibili, attraverso la modulazione del contributo ambientale e la promozione di momenti di confronto scientifico; raccolta differenziata di qualità, al fine di ottimizzare i flussi a riciclo e crearne di nuovi; ricerca e sviluppo di nuove tecnologie di selezione e riciclo, e promozione dell’utilizzo di materiale riciclato.

Vedi anche: Programma generale prevenzione e gestione imballaggi 2020 (PDF)

Fonte: Polimerica