Manovra, allo studio tassa sugli imballaggi da: 0,2 euro ogni kg di plastica

Tra le tasse green, quelle da introdurre per difendere l’ambiente, ce ne è una che ancora resiste: è quella sulla plastica o meglio la cosiddetta «tassa sugli imballaggi». Scartata quella sulle merendine , sciolta nell’acqua la sugar tax e lasciata negli hangar quella sui voli aerei, già ribattezzata «Aviation tax» , il balzello sulla plastica potrebbe sopravvivere ai no pronunciati con forza dalla politica e dal Governo giallorosso nato soprattutto sotto lo slogan del «no tax».

Non solo imballaggi: anche bottiglie e contenitori
Ma come si sa la plastica è dura a morire e allora l’ipotesi su cui i tecnici del ministero dell’Economia e dell’amministrazione finanziaria hanno lavorato fino ad oggi su un prelievo di 0,2 euro per chilogrammo. Una sorta di imposta di consumo, simile a un’accisa, sulla produzione o sull’importazione. Si applicherebbe dunque agli imballaggi di plastica, alle bottiglie, ai contenitori e alle confezioni per prodotti alimentari, tanto per fare alcuni esempi.

Il confronto all’interno della maggioranza e del Governo è ancora aperto, il cammino che porta alla stesura finale della manovra e del decreto fiscale collegato è appena iniziato. C’è chi crede che il nuovo prelievo possa concretamente ridurre la produzione di plastica, spingendo produttori a monte e utenti finali a non utilizzarla.

Il ruolo dei consumatori
Dall’altra parte però il partito del «no tax» sottolinea come il rischio concreto sia quello di una traslazione della nuova imposta sui consumatori finali con il rischio dietro l’angolo di vedere aumentare il conto alla cassa. Si tratta in fondo di capire quanto i consumatori preferiranno (in prospettiva) scegliere imballaggi diversi per non pagare questa tassa “indiretta”.

Il “caso” delle buste biodegradabili
Un po’ come accaduto pochi anni fa con la cosiddetta “tassa sulla spesa” quando produttori, consumatori e Governo si confrontarono animatamente sulle buste biodegradabili per pesare la frutta e la verdura. Un balzello che ormai è consolidato sia nei borsellini di tutti sia nelle casse dello Stato.

fonte: Il sole 24 Ore

Plastica, l’industria Ue punta a riutilizzare 10 milioni di tonnellate al 2025

Recuperare e riutilizzare in nuovi prodotti almeno 10 milioni di tonnellate di plastica entro il 2025. è  uno degli obiettivi sottoscritti nella Dichiarazione della “Alleanza circolare sulla plastica”, firmata a Bruxelles da un centinaio di partner pubblici e privati che rappresentano l’intero settore. Tra gli altri impegni assunti dall’industria, l’elaborazione entro il 1° marzo 2020 di linee guida e standard per la progettazione eco-compatibile in modo da migliorare le riciclabilità dei prodotti, l’identificazione entro il 1 gennaio 2021 dei fabbisogni di investimento per raggiungere l’obiettivo 10 milioni e la creazione, entro la stessa data, di un meccanismo di monitoraggio trasparente e tracciabile dei risultati.

Nei giorni scorsi oltre 100 partner pubblici e privati che rappresentano l’intera catena del valore della plastica hanno firmato la dichiarazione dell’alleanza circolare per la plastica (Circular Plastics Alliance), che promuove azioni volontarie per il buon funzionamento del mercato europeo nel settore della plastica riciclata. La dichiarazione stabilisce le modalità con cui l’alleanza raggiungerà entro il 2025 l’obiettivo di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata utilizzata ogni anno per fabbricare nuovi prodotti in Europa.

La dichiarazione dell’Alleanza per il riciclaggio della plastica è stata firmata da piccole e medie imprese, grandi società, associazioni di imprese, organismi di normazione, organizzazioni di ricerca e autorità locali e nazionali. Viene chiesto il sostegno Ue alla transizione verso l’eliminazione totale dei rifiuti di plastica in natura e l’abbandono della messa in discarica.

La dichiarazione stabilisce azioni concrete per raggiungere l’obiettivo, tra cui: migliorare la progettazione dei prodotti di plastica per renderli più riciclabili e integrare maggiormente la plastica riciclata; individuare sia il potenziale inutilizzato, al fine di aumentare la raccolta, la selezione e il riciclaggio dei rifiuti di plastica nella Ue, sia le lacune in materia di investimenti; creare un programma di ricerca e sviluppo per la plastica circolare; istituire un sistema di monitoraggio trasparente e affidabile per tenere traccia di tutti i flussi di rifiuti di plastica.

Nella Ue il potenziale di riciclaggio dei rifiuti di plastica è ancora ampiamente inutilizzato, in particolare rispetto ad altri materiali come carta, vetro o metalli. Degli oltre 27 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica raccolti ogni anno in Europa meno di un terzo è inviato agli impianti di riciclaggio. Di conseguenza, nel 2016 in Europa sono stati venduti meno di 4 milioni di tonnellate di plastica riciclata, che rappresentano appena l’8% del mercato della plastica Ue. Approvando l’obiettivo dell’Unione di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata venduta nella Ue entro il 2025, l’alleanza circolare per la plastica si impegna a contribuire a un aumento del mercato della plastica riciclata di oltre il 150%.

A fine 2018, la Commissione valutava che gli impegni assunti finora dai fornitori di plastica riciclata erano sufficienti a raggiungere o addirittura superare l’obiettivo della Ue di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata utilizzata in Europa entro il 2025. Gli impegni assunti dagli utilizzatori di plastica riciclata (quali i trasformatori e i fabbricanti di materie plastiche) non erano tuttavia sufficienti ed è stato necessario intervenire per colmare il divario tra domanda e offerta.

Fonte: e-gazettehttp://www.e-gazette.it/sezione/imballaggi/plastica-industria-ue-punta-riutilizzare-10-milioni-tonnellate-2025

Ellen McArthur: Clima, senza economia circolare non rispetteremo l’Accordo di Parigi

La transizione energetica dalle fonti fossili alle rinnovabili, assieme ai progressi sul fronte dell’efficienza energetica, rappresenta il passo indispensabile da compiere per rispettare l’Accordo di Parigi sul clima: restare entro i +2°C di riscaldamento globale per evitare cambiamenti climatici devastanti, e fare tutto il possibile per limitare il surriscaldamento a +1,5°C rispetto all’era preindustriale. Da sola, la transizione energetica non sarà però sufficiente per raggiungere questi target, come mostra l’ultima ricerca dell’Ellen MacArthur fondation.

Secondo il report Completing the picture: how the circular economy tackles climate change, il passaggio alle rinnovabili potrebbe garantire fino al 55% della riduzione di gas serra necessaria a raggiungere i target dell’Accordo di Parigi, perché anche la gestione della materia – e non solo dell’energia – ha un ruolo centrale nella lotta ai cambiamenti climatici. E per dimostrare che l’economia circolare potrebbe permettere di tagliare il rimanente 45% di emissioni l’Ellen MacArthur fondation esamina cinque industrie chiave: acciaio, plastica, alluminio, cemento e produzione di cibo. I cui impatti, per inciso, vanno ben oltre il solo profilo climatico.

L’estrazione e la lavorazione delle risorse naturali è responsabile ad esempio per il 90% degli impatti antropici legati all’uso del suolo e dell’acqua, con l’agricoltura come primo attore protagonista. Un tratto che rende ancora più evidente come sia necessario ripensare al nostro modo di produrre, consumare e usare il territorio. «Per raggiungere gli obiettivi climatici è fondamentale trasformare il modo in cui progettiamo, realizziamo e utilizziamo prodotti e alimenti – argomenta Ellen MacArthur – Il completamento della transizione verso un’economia circolare può consentirci di soddisfare le esigenze di una popolazione globale in crescita, creando al contempo un’economia prospera e resiliente che può funzionare a lungo termine».

Concretizzare il passaggio all’economia circolare nei cinque comparti chiave esaminati nel rapporto potrebbe ridurre le emissioni di CO2 del 40% (equivalenti a 3,7 miliardi di tonnellate) al 2050, attraverso un approccio integrato: la riduzione dei rifiuti lungo l’intero arco produttivo si stima che potrebbe contribuire con -0,9 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno, il riuso di prodotti e componenti garantirebbe -1,1 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno, e il riciclo un taglio di altre -1,7 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno. Altri cambiamenti sono poi necessari non solo nel nostro modo di produrre, ma anche quello di consumare beni materiali: si stima ad esempio che in media le automobili europee siano parcheggiate per il 92% del tempo, e che in media solo 1,5 dei 5 posti al loro interno vengano occupati. La diffusione del car sharing o altre forme di mobilità condivisa potrebbero dunque portare evidenti vantaggi sotto questo profilo, consentendo un minor spreco di risorse per la produzione di auto.

Genova – Bicchieri di silicone e “a rendere” allo Stadio Ferraris che diventa plastic free

Niente più plastica all’interno dello stadio Luigi Ferraris e bicchieri di silicone “a rendere” obbligatori durante le partite del prossimo campionato.
Novità nella gestione extra sportiva dello stadio di calcio di Genova con Amiu che, dal prossimo campionato, introdurrà l’uso obbligatorio dei bicchieri in silicone al posto di quelli di plastica e con la formula del “vuoto a rendere”.

La novità è stata presentata da Amiu attraverso il suo profilo Facebook e riguarda un’anticipazione di ciò che avverrà con l’inizio della nuova stagione calcistica.

Allo stadio Luigi Ferraris di Genova arriveranno infatti i bicchieri in silicone grazie ad un accordo firmato tra PCUP Srl (i produttori dei bicchieri), B Cafè (il catering dello stadio) e Amiu, va ad inserirsi all’interno del progetto Life Tackle, che prevede una trasformazione degli impianti sportivi per renderli luoghi sempre più ambientalmente sostenibili.

I nuovi bicchieri in silicone 100% italiano e made in Genova, verranno utilizzati da prima nella Tribuna del “Ferraris” con un primo stock da 4 mila unità.

L’acquisto della prima fornitura di bicchieri è stato portato a termine grazie ai fondi del progetto Life Tackle. Con i primi bicchieri in silicone anche lo stadio di Marassi inizierà il suo percorso per diventare sempre più plastic-free.

La formula utilizzata sarà quella del “vuoto a rendere” ovvero il bicchiere dovrà essere restituito a fine partita in appositi punti di raccolta. Amiu non ha ancora chiarito se sarà necessario o meno versare una cauzione o se, invece, ci si appellerà semplicemente al “senso civico” degli utilizzatori con risultati abbastanza prevedibili.

L’esperimento con bicchieri “a rendere” è già stato effettuato in altre zone della città, interessate ad esempio alla Movida e la formula della “caparra” ha sempre dato risultati ben più incoraggianti.
Chi acquista la bevanda, insomma, paga una cifra tra 1 e 2,50 euro che vengono restituite una volta che il bicchiere è stato restituito. In questo modo anche i bicchieri “abbandonati” trovano sempre una mano gentile che li riporta ai punti di raccolta per avere la cauzione.
Nei Paesi dove si è tornati alla caparra per bottiglie, bicchieri e lattine, il numero degli oggetti abbandonati si è drasticamente ridotto.

Fonte: LiguriaOggi

Le spiagge pugliesi sono tornate plastic free

L’estate del plastic-free sulle spiagge italiane era stata turbata da una incomprensibile sentenza del TAR di Bari, che aveva sospeso l’applicazione del divieto di utilizzo sul demanio marittimo pugliese di contenitori monouso per alimenti e bevande in plastica non compostabile. Contro tale deliberazione aveva fatto ricorso la Regione Puglia, convinta della bontà del suo provvedimento.

Il ricorso è stato accettato e le spiagge della Puglia restano ‘plastic free’: la quarta sezione del Consiglio di Stato ha accolto nel merito l’appello della Regione, confermando la validità dell’ordinanza regionale che vieta l’impiego nei lidi di contenitori di plastica come bicchieri e altri articoli monouso. Il Consiglio di Stato già il 7 agosto scorso aveva accolto l’istanza cautelare della Regione sospendendo il provvedimento del Tar che, invece, aveva a sua volta sospeso l’ordinanza plastic free, dando ragione alle associazioni e imprese produttrici di plastica che avevano presentato ricorso. “Abbiamo vinto una battaglia di civiltà a tutela dell’ambiente per il futuro della nostra terra e dei nostri figli – diceil presidente della Regione Puglia Emiliano – in questo modo tutti noi, amministratori, gestori dei lidi, cittadini, possiamo tutelare le bellezze dei mari pugliesi”. Sull’ordinanza regionale pende la richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Ue che “sarà valutata – precisa il Consiglio di Stato – dal Tar di Bari il 19 febbraio 2020“.

Mi complimento con il Consiglio di Stato per questa decisione di oggi che evidenzia nelle motivazioni la legittimità dell’ordinanza plastic free della Regione Puglia”. Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha commentato la decisione del giudice del Consiglio di Stato che ha accolto l’istanza cautelare della Regione che di fatto sospende il provvedimento del Tar Puglia che aveva precedentemente congelato l’ordinanza spiagge plastic free.

Colgo l’occasione per ribadire che il mio ministero ed i suoi tecnici sono a completa disposizione delle amministrazioni locali per supportarle nel percorso di eliminazione della plastica monouso dai loro territori attraverso delle ordinanze plastic free. Insieme troveremo le soluzioni migliori che garantiscano gli enti locali da impugnabilità e ricorsi amministrativi”. (SC)

Emilia-Romagna. Nuovi obiettivi per il Green Public Procurement: acquisti verdi al 100% entro il 2022

Acquisti verdi al 100%, entro il 2022, per arredi degli uffici, carta, cartucce per stampanti, apparecchiature informatiche, servizi di pulizia e di cura del verde negli enti pubblici. E ancora: edilizia, decoro urbano, illuminazione pubblica, mezzi di trasporto, ristorazione collettiva, così come per tutti gli altri beni e i servizi coperti dai Cam, i criteri ambientali minimi definiti a livello nazionale. Una sorta di “marchio di qualità” dei prodotti, che certifica la sostenibilità del loro intero processo produttivo, fino allo smaltimento.

È l’obiettivo fissato per tutte le pubbliche amministrazioni dell’Emilia-Romagna dal terzo Piano triennale per il Green Public Procurement, approvato in Assemblea legislativa. Ad accompagnarlo, anche il traguardo del 50% indicato per gli acquisti di beni e servizi per i quali non sono stati ancora definiti i Cam a livello nazionale ma che la Regione ha aggiunto tra i suoi traguardi. Il Piano si applica, oltre alle strutture regionali, anche a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Acer, Università, Aziende Usl, Istituti assistenziali, Consorzi di bonifica e società a partecipazione pubblica.

“Il passaggio verso un’economia sempre più attenta agli obiettivi di sostenibilità ambientale previsti dall’agenda 2030 dell’Onu, più circolare e con minori emissioni di gas serra dipende anche dalle scelte di consumo degli enti pubblici- afferma l’assessore regionale all’Ambiente, Paola Gazzolo-. L’Emilia-Romagna è da sempre all’avanguardia in questo campo, fin dall’approvazione della prima legge di settore nel 2009. Dieci anni dopo, alziamo ulteriormente l’asticella per rendere gli acquisti e le forniture sempre più green: siamo sicuri di riuscirci, forti dei risultati già conseguiti con le azioni messe in campo dal Piano precedente. Introdurre gli acquisti verdi in un ente significa ripensare i fabbisogni di un’amministrazione e riorientare i processi di consumo in una prospettiva di riduzione degli sprechi e di ottimizzazione delle risorse. A tal fine- chiude Gazzolo- è fondamentale l’informazione, la formazione e la sensibilizzazione del personale che opera nelle strutture pubbliche del territorio: il loro lavoro e le loro scelte sono, infatti, lo snodo per affermare una svolta verde nelle amministrazioni della regione”.

Nell’ultimo triennio, secondo il monitoraggio condotto dalla Regione, gli acquisti sostenibili con l’utilizzo dei Cam hanno raggiunto il 41% del totale per 1 milione e mezzo di euro. L’agenzia regionale Intercenter ha attivato 32 convenzioni quadro contenenti principi di sostenibilità ambientale e 19 con criteri di sostenibilità sociale; gli ordini per forniture emessi dalle pubbliche amministrazioni del territorio regionale nell’ambito di Convenzioni con elementi green hanno toccato quota 1 miliardo 389 milioni di euro nel triennio 2016-2019.

Le azioni del Piano

Tra le azioni previste dal Piano per il Green public procurement, ampia è la rilevanza attribuita alle attività di sensibilizzazione, formazione e informazione del personale pubblico. Si prevede di continuare con la promozione di incontri specifici come i 12 eventi organizzati nell’ultimo triennio, che hanno visto la partecipazione di oltre 900 dipendenti di amministrazioni statali e locali.

Si punta, inoltre, alla promozione degli acquisti verdi nell’ambito dell’utilizzo delle risorse comunitarie di Por e Psr, all’assistenza tecnica da parte della Regione alle stazioni appaltanti nella predisposizione e adozione dei criteri ambientali e sociali nelle proprie gare e al coinvolgimento delle associazioni di categoria degli operatori economici. Continuerà poi l’attività per predisporre strumenti operativi e di approfondimento a disposizione degli uffici acquisti: manuali tecnico-operativi dedicati ai Cam, guide pratiche per fare acquisti verdi, assistenza tecnica per fornire risposte tempestive e accurate alle richieste degli stakeholder.

Il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano continuerà a essere sottoposto a un costante monitoraggio che interesserà sia le direzioni regionali e IntercentER, sia le amministrazioni territoriali, grazie alla collaborazione con l’Osservatorio regionale dei contratti pubblici.

Fonte: Regione Emilia Romagna

Premio di eccellenza “Verso un’economia circolare” – Edizione 2019

Il premio di eccellenza “Verso una economia circolare” compie ormai tre anni e di fatto si conferma come uno dei concorsi più attesi nel panorama nazionale sia per gli Enti locali sia per le imprese. Forte di numeri sempre in crescita, il premio in questi anni ha accompagnato un’evoluzione culturale e di tendenza sempre più significativa anche grazie ad una rinnovata opera di sensibilizzazione rispetto alle questioni ambientali, sempre più orientata alle politiche di riutilizzo. E su queste tematiche appunto il bando appena pubblicato vuole puntare ancora l’attenzione, dando spazio a quelle realtà, Enti locali, Aziende, Università e centri di ricerca che, nel biennio 2018-19, abbiano realizzato, avviato, o anche solo approvato ed autorizzato, interventi di diminuzione dei rifiuti e di uso efficiente dei materiali di scarto, favorendo percorsi verso sistemi eco-industriali che limitino al massimo i sottoprodotti non utilizzati, il loro smaltimento e la conseguente dispersione nell’ambiente.

Nelle scorse edizioni il numero dei partecipanti è cresciuto mano a mano che l’iniziativa prendeva piede, grazie anche alle numerose collaborazioni e patrocini intrapresi sin dagli esordi e che oggi contemplano ancora le due Università di Brescia (Università degli studi e Cattolica del Sacro Cuore), Kyoto Club, Anci, Associazione Borghi autentici, Agenda 21, oltre al sostegno inedito della Fondazione Vittorio e Mariella Moretti e di Apindustria. Mai scontato il patrocinio del Ministero dell’Ambiente insieme al più “contiguo” supporto di Cogeme Spa e Acque Bresciane.

Il Premio vede, come per le passate edizioni, la media partnership de La Stampa Tuttogreen.

“Non è semplice proseguire un percorso a seguito un finanziamento concluso, nel caso specifico quello di Fondazione Cariplo. Aver confermato questa iniziativa, coinvolgendo anche altri attori sul territorio, rappresenta per la nostra Fondazione un ulteriore stimolo a diffondere al meglio i principi dell’economia circolare” così il Presidente di Fondazione Cogeme Onlus, Gabriele Archetti, membro del comitato scientifico all’insegna della continuità e competenza, composto inoltre da Gianni Silvestrini Direttore scientifico Kyoto Club e QualEnergia, Sergio Andreis Direttore esecutivo di Kyoto Club, Maurizio Tira Rettore dell’Università degli Studi di Brescia, Douglas Sivieri Presidente Apindustria Brescia, Gianluca Delbarba Presidente di Acque Bresciane e Dario Lazzaroni Presidente di Cogeme Spa.

Di seguito si riportano in breve alcune caratteristiche del Premio che prevede la suddivisione in due categorie:

Comuni

comuni fino a 30.000 abitanti

comuni oltre 30.000 abitanti

Aziende:

fatturato fino a 30 milioni

fatturato oltre i 30 milioni.

Il termine per la presentazione delle candidature è fissato per giovedì 31 ottobre 2019.

Per ulteriori informazioni visitare il sito www.versounaeconomiacircolare.it oppure scrivere a  info@versounaeconomiacircolare.it.

Premio di eccellenza nazionale (pdf)

Domanda di partecipazione (pdf)

Scheda riepilogativa dell’intervento proposto per il Premio (pdf)

2020. In Germania stop agli shoppers. Anche compostabili

La ministra dell’ambiente tedesco, Svenja Schulze , è tornata a parlare della messa al bando dei sacchetti di plastica nei supermercati, progetto già preannunciato in agosto. Nelle intenzioni del dicastero, la legge potrebbe entrare in vigore a metà del 2020, dopo un periodo transitorio di sei mesi per permettere ai distributori e ai punti vendita di esaurire le scorte di sacchetti.

A differenza di quanto avviene in Italia il divieto alla vendita di sacchetti monouso in plastica per la spesa dovrebbe riguardare anche quelli biodegradabili e compostabili, in quanto – ha affermato la ministra – i biopolimeri non offrirebbero una soluzione alla protezione dell’ambiente.

Salate le sanzioni per chi non rispetterà il divieto: secondo le prime indiscrezioni, le multe per le imprese potrebbero arrivare fino a 100mila euro.

In base ai dati forniti dal Ministero per l’ambiente, il consumo procapite in Germania è pari a 24 sacchetti, un volume tutto sommato limitato, anche grazie ai programmi volontari avviati negli anni scorsi di concerto tra il governo e la GDO, ritenuti però non più sufficienti a ridurne ulteriormente la diffusione. Prima di queste misure, nel 2015, il consumo procapite ammontava a 64 shopper.

Fonte: Polimerica

Il buon esempio – Sacchetti riutilizzabili per ortofrutta

Con lo slogan “Dein Vitaminnetz” (rete vitaminica), la catena tedesca della grande distribuzione Lidl inizierà a distribuire in agosto, presso 3.200 punti vendita in Germania, sacchetti a rete riutilizzabili più volte per il confezionamento di prodotti ortofrutticoli sfusi, in alternativa a quelli monouso in plastica, nell’ottica di una riduzione dei consumi di plastiche usa-e-getta.

I clienti potranno scegliere tra le due tipologie: quelli riutilizzabili saranno venduti al prezzo di 49 centesimi di euro per due pezzi (nella foto). Se la rete contiene un solo tipo di prodotto, alle casse l’operatrice si limiterà a pesare l’imballo, mentre nel caso di diversi tipi di frutta e verdura insaccati insieme, bisognerà prima disimballarli e ognuno sarà pesato separatamente.

La tara (il sacchetto pesa otto grammi) è memorizzata sull’etichetta attraverso un codice a barre integrato e viene detratta dal peso della merce.

Fonte: Polimerica

Appello delle imprese per sbloccare il riciclo dei rifiuti in italia

Il mondo imprenditoriale e associativo fa un appello a Governo e Parlamento per trovare una soluzione al blocco delle operazioni di riciclo dei rifiuti nel nostro Paese.
CONFINDUSTRIA, CIRCULAR ECONOMY NETWORK, CNA, FISEUNICIRCULAR, FISE ASSOAMBIENTE, CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI, CONFARTIGIANATO IMPRESE, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP PRODUZIONE E SERVIZI, CISAMBIENTE, FEDERCHIMICA, FEDERACCIAI, FEDERAZIONE GOMMA PLASTICA, ASSOMINERARIA, CONAI, CONOU, ECOPNEUS, CONFEDERAZIONE LIBERE ASSOCIAZIONI ARTIGIANE ITALIANE, GREEN ECONOMY NETWORK DI ASSOLOMBARDA, UTILITALIA, CASARTIGIANI, CONFAPI, ASSOVETRO, CONFAGRICOLTURA, CONSORZIO ITALIANO COMPOSTATORI, ECOTYRE, COBAT, CONSORZIO RICREA, ANCO, AIRA, GREENTIRE, ASSOBIOPLASTICHE, ASCOMAC COGENA, ECODOM, AMIS, COMIECO, ASSOCARTA, FEDERAZIONE CARTA E GRAFICA, CENTRO DI COORDINAMENTO RAEE, SITEB, ASSOREM, FIRI, FEDERBETON, AITEC, CONOE, COREPLA, FEDERESCO, ANGAM, CENTRO DI COORDINAMENTO NAZIONALE PILE E ACCUMULATORI, UCINA – CONFINDUSTRIA NAUTICA, ASSOFOND, CONSORZIO CARPI, ASSOFERMET, AGCI-SERVIZI
riunite oggi a Roma presso lo Spazio Eventi Spagna di Roma, hanno lanciato un grido d’allarme per denunciare le pesanti ricadute sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e sui costi di gestione dei rifiuti per famiglie e imprese, in seguito alla battuta d’arresto del settore dell’economia circolare.

Una sentenza del Consiglio di Stato ha di fatto paralizzato le operazioni di riciclo dei rifiuti. La misura dello Sblocca Cantieri in materia di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) non ha risolto la situazione, limitandosi a salvaguardare le tipologie e le attività di riciclo previste e regolate dal DM 5 febbraio 1998 e successivi, escludendo quindi quelle che sono state sviluppate nel frattempo. Questo quadro normativo di fatto impedisce diverse attività di riciclo di rifiuti di origine sia urbana che industriale e la realizzazione di nuove attività e impianti.
Come è noto la raccolta differenziata è una precondizione per gestire in modo virtuoso i rifiuti attraverso il loro corretto conferimento verso impianti preposti al riciclo. Ma non basta. Gli impianti devono essere autorizzati a far cessare la qualifica di rifiuto (End of waste) in modo che dopo il trattamento restituiscano prodotti, materiali e oggetti destinati al mercato.

L’invio dei nostri rifiuti all’estero ha costi troppo elevati per i cittadini e le imprese ed è proprio un Paese povero di materie prime come l’Italia, a dover valorizzare i materiali di scarto per essere competitivo nel confronto internazionale e rafforzare la propria base imprenditoriale.  Il blocco delle autorizzazioni ci costa 2 miliardi di euro in più all’anno.

Lo sviluppo di processi e prodotti legati all’economia circolare rappresenta una sfida strategica per garantire un uso razionale delle risorse naturali, quindi la situazione di stallo denunciata oggi dalle imprese, e più volte rappresentata alle Istituzioni, è un richiamo all’attenzione generale. Con l’appello di oggi infatti il mondo imprenditoriale si rivolge non solo alle Istituzioni ma anche ai cittadini. Se le operazioni di riciclo non vengono rapidamente sbloccate, la crisi in atto che già colpisce la gestione dei rifiuti, urbani e speciali, si aggraverà e porterà a situazioni critiche in molte città su tutto il territorio nazionale, con il rischio di sovraccaricare le discariche e gli inceneritori.

Le attività più colpite sono proprio quelle che impiegano modalità e tecnologie più innovative per il riciclo e recupero dei rifiuti e quindi paradossalmente anche le più efficaci per la tutela ambientale e lo sviluppo dell’economia circolare.

La soluzione per porre fine a questa emergenza è stata indicata dall’Europa con il Pacchetto di Direttive in materia di economia circolare, pubblicato a giugno 2018. Le imprese e le Associazioni hanno richiesto con forza di recepire tali Direttive per garantire una gestione sicura ed efficiente dei rifiuti e affrontare le sfide ambientali ed economiche a livello globale.
L’impresa italiana, con i suoi impianti, vuole continuare a rendere concreta la transizione verso l’economia circolare, consolidando la sua leadership a livello europeo nel guidare il processo di crescita verso la de-carbonizzazione e l’uso efficiente delle risorse naturali.

“Il settore industriale del riciclo italiano”, ha affermato il Presidente di FISE Unicircular (Unione Imprese dell’Economia Circolare) Andrea Fluttero a margine della conferenza stampa, “è leader a livello europeo e rappresenta una solida base sulla quale costruire l’Economia circolare del futuro. Da oltre un anno e mezzo denunciamo in ogni sede che la mancata soluzione da parte di Parlamento e Governo del “problema End of Waste”, aperto dal Consiglio di Stato e aggravato dallo Sblocca Cantieri, rischia di demolire queste solide basi facendo chiudere centinaia di aziende con evidenti danni economici, occupazionali ed ambientali. Impianti di riciclo chiusi vuol dire più rifiuti in discariche ed inceneritori. La soluzione, che il Governo si rifiuta ostinatamente di attuare, è la reintroduzione delle autorizzazioni “caso per caso”, sulla base di precise condizioni e di criteri uguali per tutta l’Europa, affidate alle Regioni, che in Italia sono preposte a tali autorizzazioni”.
“Senza questa semplice soluzione”, conclude Fluttero, “il Governo ed il Parlamento si assumono la responsabilità di una sempre più vicina e devastante crisi del sistema rifiuti nel nostro Paese.”

Fonte: Unicircular