Il mercato dei rifiuti non esce dalla crisi

“Dottò, la monnezza è oro” è la celebre frase del pentito di camorra Nunzio Perrella ai magistrati di Napoli che lo interrogavano nel 1992. Oggi questa frase rischia di tornare ancora d’attualità a causa di un contesto difficilissimo che sta vivendo il mercato dei rifiuti in Italia. Siamo infatti in una crisi senza precedenti dovuta alla mancanza di sbocchi, sia della frazione indifferenziata e residuale (purtroppo ancora consistente) sia dei materiali riciclabili. Questo sta facendo lievitare i prezzi di smaltimento (e deprezzare il valore dei materiali) in alcuni casi anche del 50-60% e in tali situazioni è più facile per la criminalità insinuarsi offrendo prezzi a buon mercato, come già accaduto in passato.

Si è arrivati a questo scenario per due ordini di motivi. Da un lato la saturazione degli spazi nelle discariche ma soprattutto negli inceneritori, cioè gli unici impianti di smaltimento finale che possono trattare i rifiuti non differenziati della raccolta urbana ma anche delle aziende e il residuale che rimane dopo le attività di selezione propedeutiche al riciclo.

Il problema viene da lontano e cioè dal DL 133/2014, cd.”Sblocca Italia” (poi convertito nella legge 11 novembre 2014, n.164) che all’art. 35 autorizza gli inceneritori non solo ad ampliare i volumi fino a saturazione del carico termico ma anche a trattare i rifiuti extraregionali. Una manna dal cielo per questi impianti che, causa l’aumento delle raccolte differenziate e il principio di prossimità, rischiavano di restare senza lavoro; ma anche per le regioni e comuni del Sud, da sempre meno virtuosi. Ciò ha comportato lo spostamento di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti verso il settentrione, con il risultato di una saturazione degli impianti.

Secondo il rapporto Ispra 2018, i rifiuti inceneriti al Nord sono passati dalle 4.082.786 tonnellate del 2013 alle 4.469.251 del 2017. Nello stesso anno – sempre secondo il rapporto – solo la Lombardia ha ricevuto 300 mila tonnellate dalle regioni meridionali, Lazio (101 mila), Campania (52 mila), Abruzzo (33 mila). Il paradosso è che ora i rifiuti lombardi, nonostante i 13 inceneritori, devono trovare sbocchi in altre regioni oppure oltre confine. La saturazione operata dai rifiuti dei Comuni, ai quali viene data priorità, blocca poi anche il settore degli speciali prodotti dalle aziende, aspetto non secondario se consideriamo che in realtà i rifiuti speciali sono il triplo di quelli urbani.

La conseguenza di tutto questo è una regola base del mercato: quando aumenta la domanda e si riducono i posti, i prezzi crescono. Si stima un aumento medio del 30%, con picchi del 50-60% e oltre. Se fino all’estate scorsa un’attività commerciale pagava per smaltire il suo rifiuto non differenziato assimilabile all’urbano tra i 130 e 150 euro a tonnellata, oggi per lo stesso rifiuto si va dai 180 ai 250 euro. Di riflesso, c’è un problema discariche al Sud. Nonostante l’opportunità degli inceneritori del Nord Italia ed le esportazioni (parte dei rifiuti della Campania vanno ad esempio in Portogallo), le discariche rappresentano nel meridione ancora la principale soluzione per gestire l’enorme mole di rifiuti indifferenziati causa del ritardo sulla raccolta differenziata. E anche qui i costi di conferimento stanno lievitando.

Parallelamente, si è abbattuta sul settore un’altra enorme congiuntura negativa: il crollo delle vendite dei materiali oggetto di selezione e destinati all’industria estera del riciclo (es. carta e plastica). L’ultima volta era accaduto dieci anni fa con il valore della carta arrivato a zero. Ma se nel 2008/2009 si era trattato di una fase passeggera dovuta alla crisi mondiale, questa volta il problema è più strutturale perché legato alla drastica riduzione della domanda da parte della Cina, il paese che teneva in piedi il mercato mondiale dell’esportazione. Pechino ha annunciato la svolta green, non vuole più essere la discarica del mondo perchè solo una minima parte dei materiali importati veniva effettivamente riciclata.

Un bel guaio perché il nostro mercato interno non si è strutturato per un’evenienza del genere. Fino al 2017 l’Italia esportava lì oltre il 50% della carta e anche di più per la plastica. Oggi la carta si è ridotta moltissimo e la plastica quasi a zero. Si sono aperti canali alternativi in altri paesi come Thailandia, India, Indonesia ma la richiesta è molto inferiore. Un’altra via è quella della Germania, ma solo di carta per la stampa. La Cina in realtà non ha chiuso i rubinetti, solo non accetta più tutto come prima, ora avviene una rigida selezione della qualità prima della partenza. I controlli sono affidati ad un unico ente, il CCIC di Marsiglia, che ispeziona tutti i carichi e la percentuale di tolleranza delle impurità è bassissima (tra 0,1 e 0,5%); molti imprenditori per non rischiare non fanno più spedizioni. Questo fa sì che i materiali si accumulano negli impianti e aumenta il rischio roghi. Gli incendi dell’ultimo anno hanno infatti interessato sia gli impianti abusivi che quelli regolari che avevano i piazzali pieni di carta e plastica in attesa di piazzarli sul mercato.

Come se ne esce? Per prima cosa abbiamo bisogno degli impianti. Fino a che non avremo raggiunto livelli altissimi di sostenibilità ambientale, a cominciare dalla raccolta differenziata, l’Italia ha bisogno di impianti di trattamento dei rifiuti, un “male necessario”, solo grazie al quale si può uscire dalla continua emergenza, avere una gestione controllata dei rifiuti e superare l’anacronismo inaccettabile della discarica. Per impianti non si intendono solo quelli di smaltimento ma soprattutto di recupero, dove i rifiuti vengono selezionati e avviati a recupero cioè a riciclaggio di materia. Occorre dunque semplificare la burocrazia che oggi rallenta il rilascio delle autorizzazioni, superando anche pregiudizi ideologici. Certo, le autorizzazioni si devono accompagnare anche a prescrizioni tecniche precise e inderogabili a tutela della salute (ad esempio l’indicazione di delle migliori tecnologie per l’abbattimento dei fumi o degli odori) e a controlli e punizione certa per i trasgressori. Solo così si potrà riconquistare la fiducia dei cittadini. Contemporaneamente urge incentivare in tempi rapidissimi la raccolta differenziata ben oltre il 65% (bisognerebbe arrivare all’80%) nonchè la riduzione a monte dei rifiuti, attraverso riparazione e riutilizzo, end of waste, riduzione degli imballaggi, progressiva sostituzione della plastica con materiali più ecocompatibili, in due parole quella che si chiama economia circolare. Questo è il futuro ma solo quando lo avremo realizzato potremo dire di non aver più bisogno di inceneritori ed altro. Con la consapevolezza di una corsa contro il tempo perchè ogni giorno che passa con costi di smaltimento alle stelle è un’opportunità per i criminali dell’ambiente.

Angelo Brancaccio
Fonte: GreenReport

Puglia: Ecofeste e stop alla plastica usa e getta sulle spiagge

Dalla prossima stagione estiva 2019 sarà vietata nei lidi pugliesi la somministrazione di cibo e bevande in materiale monouso non compostabile. E’ quanto stabilirà una ordinanza della Regione Puglia che prevede l’obbligo di rinuncia alla plastica. La decisione è emersa nel corso di un incontro tenutosi in Regione tra i funzionari del settore Demanio, i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e quelli dei sindacati dei balneari.
«Quella odierna è una vittoria su tutti i fronti per la rinuncia alla plastica monouso nei lidi di Puglia», afferma Fabrizio Santorsola, presidente Cna Balneatori, sottolineando che «la possibilità di riciclare in maniera sostenibile per l’ambiente, per ridurre l’inquinamento dei nostri mari, è diventata obbligatoria già da quest’anno».

In Puglia tutti gli stabilimenti balneari dovranno rinunciare alla plastica monouso in favore di materiale compostabile e quindi ecocompatibile. «Questa proposta, partita in sordina qualche mese fa – rileva Santorsola – è stata favorevolmente accolta dall’assessorato regionale che con grande anticipo rispetto al resto d’Italia l’ha fatta sua». «È un obbligo che abbiamo noi concessionari balneari – conclude – ma lo stesso obbligo vale per le spiagge libere dove sarà impossibile utilizzare per chiunque materiale plastico non riciclabile».

AL VIA ANCHE I CONTRIBUTI PER LE ECOFESTE – «Via libera dalla Giunta regionale alle Ecofeste, manifestazioni ed eventi pubblici a basso impatto ambientale. Così come già previsto dalla legge di bilancio approvata lo scorso dicembre, la Regione Puglia metterà a disposizione una dotazione finanziaria di 250mila euro per i Comuni e gli organizzatori di eventi che, in occasione di sagre e altre manifestazioni pubbliche, si impegneranno a ridurre la produzione dei rifiuti e ad incrementare la raccolta differenziata». Lo annuncia l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Gianni Stea, sottolineando che la Giunta ha approvato «la delibera sulla promozione delle ecofeste, con il dettaglio del massimo contributo concedibile, delle spese ammissibili, dei criteri e delle modalità di assegnazione, concessione, erogazione e rendicontazione dei contributi».
«Il contributo – precisa – potrà essere concesso per eventi, sagre, feste patronali e ogni altra manifestazione ricreativa, culturale, sportiva purché plastic free. Dovranno dunque essere utilizzate solo stoviglie lavabili, compostabili o biodegrabili».
«Si tratta – conclude Stea – di un’ulteriore occasione, per la comunità pugliese, per imparare a gestire, in modo consapevole, i propri rifiuti. Non solo, dunque, fare bene la raccolta differenziata ma anche ridurre a monte la produzione, usando materie prime rinnovabili o riciclabili»

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

La parola ai rifiuti – scrittori e letture sull’aldilà delle merci

Esce il 14 marzo in tutte le librerie il nuovo libro di Guido Viale. Non contiene saggi di politica e nemmeno di analisi sociale. E’ una rassegna, parziale, di come i rifiuti siano progressivamente entrati a costituire materia viva di un numero crescente di opere letterarie. Ne esce un campionario di umanità che può essere di aiuto nell’orientarci nel mondo in cui viviamo.

Questo libro contiene quarantasei commenti a testi della letteratura mondiale, sia alta che bassa, e anche bassissima, nei quali i rifiuti fanno da sfondo al racconto, o ne sono i protagonisti, oppure sono metafore di qualche aspetto dell’esistenza umana o, ancora, si prestano a una catalogazione che rimanda ai diversi stili di vita di chi li ha prodotti o del modo e delle vicende in cui sono stati prodotti; con una progressiva e a volte esplicita assimilazione tra materiali di scarto e “scarti umani”.  Da Goethe a Kafka, da Calvino a Montale, da Pasolini a Hugo, da Saramago a Coetzee, da Dickens a Ballard – e tanti altri ancora – quei testi documentano in modo incontrovertibile come, a partire da un certo momento della storia (ma già Eraclito aveva trovato una corrispondenza tra un mucchio di rifiuti e “il più bello dei mondi”), i rifiuti siano diventati una componente essenziale e insopprimibile del nostro mondo e delle nostre vite. E di come abbiano finito per imprimere il proprio marchio anche sugli esseri umani, ridotti a scarti quando non servono più. Attraversando questo “campo letterario” definito dall’avere a che fare con rifiuti o scarti dell’attività umana, si incrocia un campione di umanità così varia, così straordinaria e, al tempo stesso, così rappresentativa di qualche aspetto della personalità di ciascuno di noi da rendere la lettura consecutiva dei capitoli di questo libro una sorta di “comédie humaine” dei giorni nostri: non certo per merito di chi queste note ha redatto, ma per la ricchezza che ogni seria indagine su come la scrittura si sforza di svelare qualche aspetto nascosto delle nostre esistenza non può fare a meno di portare alla luce.

La parola ai rifiuti – scrittori e letture sull’aldilà delle merci
di Guido Viale
Interno4 editore

CReIAMO PA: parte la linea di formazione e diffusione del GPP per il personale

Con un Convegno presso il MATTM (12 marzo 2019), prende avvio l’attività di formazione e affiancamento del personale degli operatori pubblici che a diverso titolo concorrono alla definizione delle procedure d’acquisto e affidamento negli appalti, prevista dal Progetto CReIAMO PA e organizzata dalla Direzione Generale per il Clima e l’Energia, con il supporto di Sogesid spa, soggetto attuatore del Progetto.

Prendono il via con il Convegno (qui il Programma) “Formazione e diffusione del Green Procurement. Rafforzare le competenze degli operatori pubblici e la competitività del sistema Paese” (Roma – Auditorium MATTM, 12 marzo 2019), organizzato dalla Direzione Generale per il Clima e l’Energia (DG CLE) del Ministero dell’Ambiente (MATTM), le attività della linea di intervento (L1Wp1) del Progetto “CReIAMO PA”, dedicato agli appalti pubblici verdi (GPP).

Lo sviluppo di un mercato a ridotto impatto ambientale, generato attraverso la domanda pubblica, può contribuire in modo determinante al raggiungimento degli obiettivi strategici europei in materia di uso efficiente delle risorse e alla valorizzazione di un modello di sviluppo economico circolare.

Nei giorni scorsi è stato presentato il 1° Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia, realizzato da Circular Economy Network (CEN), dove si propone, tra altro, un Decalogo su cui puntare per rilanciare l’economia circolare, ma anche per sostenere la sostenibilità ambientale, per ridurre le emissioni di gas serra e per la competitività dell’Italia, inserendo al punto 5 “Estendere l’economia circolare nel GPP”.

L’introduzione dell’obbligatorietà degli approvvigionamenti verdi ad opera del “Collegato ambientale” prima (Legge n. 221/2015) e del Codice dei contratti pubblici poi (D.lgs. n. 50/2016 modificato dal D.lgs. n. 56/2017 ed attualmente in fase di revisione , ha acceso l’attenzione e l’interesse intorno a questo tema cruciale per il Paese. La sua applicazione risulta però essere ancora troppo frammentaria.

Per affrontare adeguatamente le sfide di innovazione e sostenibilità connesse agli acquisti verdi, il MATTM dà ora il via ad un percorso di azioni integrate di formazione e affiancamento on the job, previsto dal Progetto CReIAMO PA (Competenze e Reti per l’Integrazione Ambientale e per il Miglioramento delle Organizzazioni della PA).

Tale progetto, finanziato nell’ambito del Programma Operativo Nazionale (PON) Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020, si propone di migliorare la qualità e l’efficacia nella definizione e nell’attuazione delle politiche ambientali ai vari livelli di management, attraverso il potenziamento delle competenze del personale delle amministrazioni, il rafforzamento della governance multilivello e la messa a disposizione e diffusione di pratiche e strumenti volti a garantire una migliore gestione dei processi operativi, gestionali e decisionali e attraverso interventi di capacity building.

Il ruolo di Soggetto Beneficiario è esercitato dal MATTM – Direzione generale per lo sviluppo sostenibile, per il danno ambientale e per i rapporti con l’Unione Europea e gli organismi internazionali. Le attività di rafforzamento che interessano le diverse tematiche ambientali sono poste in capo alle distinte Direzioni Generali del Ministero.

La Linea di Intervento 1(L1) Work Package 1 (WP1) – Formazione e diffusione del Green Public Procurement con cui si avvia il Progetto, è di competenza, appunto, della DG CLE, ed è finalizzata a elevare il livello di competenze e di conoscenza del personale degli operatori pubblici che a diverso titolo concorrono alla definizione delle procedure d’acquisto e affidamento negli appalti.

Al riguardo segnaliamo che è disponibile la versione in lingua italiana della Guidance della Direzione Generale Ambiente della Commissione UE per aiutare i funzionari pubblici a non commettere gli errori durante le procedure di appalto nei progetti finanziati da Fondi strutturali e di investimento europei (SIE).

L1-WP1 prevede azioni mirate ad introdurre il principio degli acquisti pubblici verdi ed il principio di sostenibilità ambientale nelle strategie e nelle politiche settoriali, come: l’azione di ricognizione sullo stato dell’arte relativo al recepimento delle indicazioni contenute nel Piano di Acquisti Nazionale (PAN) AN a livello regionale e la definizione di un Protocollo di intesa quadro tra il MATTM e la Conferenza delle Regioni seguito da accordi bilaterali con le singole Regioni; la realizzazione di un percorso formativo in modalità e-learning che permetterà di acquisire gli strumenti conoscitivi e le metodologie per inserire i criteri ambientali e sociali nelle procedure di approvvigionamento di beni e di servizi; attività di affiancamento per la definizione/revisione degli strumenti normativi e dei piani di azione regionali per l’applicazione del GPP.

L’iniziativa, oltre a dare un nuovo impulso alle attività fin qui intraprese con il contributo specifico di tutti i portatori di interesse, sarà occasione per condividere le esperienze più significative già sviluppate e in corso e per coinvolgere il più ampio numero di interlocutori strategici nel processo di cambiamento avviato.

L’evento è organizzato dalla Direzione Generale per il Clima e l’Energia (DG CLE) con il supporto di Sogesid, Società di proprietà del Ministero dell’Economia e “in house” del MATTM Dicastero dell’Ambiente, a cui è affidata l’attuazione di tutte le Linee di intervento di CReIAMO PA” e che ha già attivato online la nuova piattaforma telematica con cui gestisce l’acquisizione di lavori, servizi e forniture. Il Portale degli Acquisti, collegato al sito ufficiale della Società, già da alcuni mesi consente agli operatori abilitati di svolgere le gare di appalto completamente in formato elettronico, garantendo risparmi di tempo, tagliando costi economici ma anche ambientali con il superamento del cartaceo. Dal Portale degli Acquisti, si può accedere anche al nuovo Albo Fornitori, nel quale gli operatori economici per i servizi tecnici (architettura e ingegneria) e legali possono fare richiesta di essere inseriti.

Per le iscrizioni all’evento occorre inviare una mail di richiesta a gpp@minambiente.it, indicando: nome, cognome, ente, e-mail. Le iscrizioni verranno accolte in ordine di arrivo, fino a esaurimento posti.

Fonte: Regioni & Ambiente

Chiudere il ciclo: la relazione completa della Commissione UE

La Commissione UE ha fatto il punto sulle 54 azioni previste nel Piano di azione sull’economia circolare che ha l’obiettivo di chiudere il ciclo di vita dei prodotti per ridurre la pressione sulle risorse naturali e sugli ecosistemi, e favorire al contempo l’aumento dei posti di lavoro.

Alla vigilia della Conferenza delle pari interessate all’economia circolare (Bruxelles ,6-7 marzo 2019), la Commissione UE ha pubblicato la Relazione sullo stato di implementazione del Piano di azione sull’economia circolare, adottato nel dicembre 2015, che prevedeva di contribuire a chiudere il ciclo (closing the loop) di vita dei prodotti, incrementando il riciclaggio e il riutilizzo, a vantaggio sia dell’ambiente che dell’economia.

A distanza di tre anni dalla sua adozione, secondo quanto afferma la Commissione UE nella Relazione, il Piano d’azione per l’economia circolare può essere considerato pienamente completato. Le 54 azioni previste sono state attuate o sono in fase di attuazione, accelerando la transizione verso un’economia circolare in Europa, che a sua volta ha contribuito a riportare l’UE su un percorso favorevole all’aumento dell’occupazione.

Nel 2016 oltre 4 milioni di lavoratori hanno trovato impiego nei settori attinenti all’economia circolare, il 6 % in più rispetto al 2012.

La circolarità ha inoltre schiuso nuove opportunità commerciali, dato origine a nuovi modelli di impresa e sviluppato nuovi mercati, sia all’interno che all’esterno dell’UE. Nel 2016 le attività circolari come la riparazione, il riutilizzo o il riciclaggio hanno generato quasi 147 miliardi di euro di valore aggiunto, registrando investimenti pari a circa 17,5 miliardi di euro.

Nei giorni scorsi, è stato presentato il  Rapporto sull’economia circolare in Italia realizzato dal Circular Economy Network (CEN) sulla base delle performance sui macro settori indicati dal Piano d’azione, che evidenzia come il nostro Paese , pur crescendo meno nell’ultimo anno  rispetto agli altri Paesi europei, mantenga una posizione di leadership in campo europeo.

“L’economia circolare è fondamentale per immettere la nostra economia su un percorso sostenibile e per realizzare gli obiettivi mondiali di sviluppo sostenibile – ha affermato Frans Timmermans, primo vicepresidente e responsabile per lo Sviluppo sostenibile – La relazione mostra che l’Europa sta aprendo la strada al resto del mondo. Allo stesso tempo occorre fare di più per fare in modo che l’aumento della nostra prosperità avvenga entro i limiti del Pianeta e per chiudere il ciclo di vita dei prodotti, in modo da evitare di sprecare le nostre preziose risorse”.

La Commissione sottolinea che la Strategia dell’UE per la plastica nell’economia circolare adotta un approccio basato sul ciclo di vita dei singoli materiali al fine di integrare le attività di progettazione circolare, utilizzo, riutilizzo e riciclaggio nelle catene del valore della plastica. La strategia delinea una visione chiara e comprensiva di obiettivi quantificati a livello dell’UE – che prevedono, tra l’altro, la riutilizzabilità o riciclabilità entro il 2030 di tutti gli imballaggi di plastica immessi sul mercato dell’UE.

Per stimolare il mercato della plastica riciclata, la Commissione ha avviato una campagna di impegno volontario in materia di plastica riciclata, a cui hanno risposto 70 imprese, grazie alle quali il mercato della plastica riciclata crescerà almeno del 60 % entro il 2025. Tuttavia, vi è ancora uno scarto tra l’offerta e la domanda di plastica riciclata. Per colmarlo, la Commissione ha lanciato lo scorso dicembre Circular Plastics Alliance una piattaforma multistakeholder volontaria per far incrociare domanda ed offerta di materie plastiche riciclate.

Inoltre, le norme relative agli articoli di Plastica monouso riguardanti i 10 prodotti più frequentemente trovati sulle sue spiagge collocano l’UE in una posizione di primo piano nella lotta mondiale ai rifiuti marini. Le misure, tra le altre cose, vietano determinati prodotti in plastica monouso (per es. cannucce e posate) per i quali sono disponibili alternative e la plastica oxo-degradabile, proponendo azioni per altri prodotti – ad esempio obiettivi di riduzione del consumo, requisiti di progettazione e regimi di responsabilità estesa del produttore.

Peraltro, un recente Rapporto i rischi per la salute umana derivanti dall’inquinamento della plastica sarebbero stati per troppo tempo ignorati o valutati con approcci che non tengono conto dei differenti gradi di esposizione in ogni fase del loro ciclo di vita.

Lo scorso luglio è entrato in vigore il Quadro legislativo sui rifiuti volto a modernizzare i sistemi di gestione dei rifiuti che comprende, tra l’altro, nuovi e ambiziosi tassi di riciclaggio, chiarimento della qualifica giuridica per materiali riciclati, misure rafforzate di prevenzione e gestione dei rifiuti anche per i rifiuti marini, gli scarti alimentari e i prodotti contenenti materie prime essenziali.

La relazione è molto incoraggiante – ha dichiarato Jyrki Katainen, vicepresidente responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività – Essa dimostra che l’Europa è sulla buona strada per generare investimenti e creare posti di lavoro e nuove imprese. Il futuro potenziale di crescita sostenibile è enorme e l’Europa è sicuramente il luogo migliore in cui un settore industriale rispettoso dell’ambiente possa crescere. Questo successo è il risultato della collaborazione tra portatori d’interessi e responsabili decisionali europei“.

La Commissione rivolge la sua attenzione ai cittadini europei perché per passare a un’economia più circolare è necessario che questi si impegnino attivamente a cambiare i propri modelli di consumo. Le metodologie per calcolare l’impronta ambientale dei prodotti e delle organizzazioni, sviluppate dalla Commissione, consentono alle imprese di rilasciare dichiarazioni ambientali affidabili e comparabili affinché i consumatori facciano scelte consapevoli.

Oggi l’economia circolare è una tendenza mondiale e irreversibile. Ciononostante, molto deve essere ancora fatto per potenziare l’azione sia a livello dell’UE sia a livello mondiale, chiudere il ciclo e ottenere il vantaggio competitivo che l’economia circolare porterà alle imprese dell’UE. Saranno necessari maggiori sforzi per attuare la legislazione riveduta sui rifiuti e sviluppare i mercati delle materie prime secondarie. Inoltre, il lavoro avviato a livello dell’UE su alcune questioni (come sostanze chimiche, ambiente non tossico, marchio di qualità ecologica ed ecoinnovazione, materie prime essenziali e fertilizzanti) deve subire un’accelerazione se l’Unione vuole trarre il massimo vantaggio dalla transizione verso l’economia circolare.

Contestualmente alla relazione della Commissione UE, Eurostat ha pubblicato il suo quadro di monitoraggio da cui emerge che a fronte di alti tassi di riciclaggio, in media solo il 12% dei materiali utilizzati nell’UE nel 2016 provenivano da prodotti riciclati e materiali recuperati.

Accompagna la relazione il documento di lavoro dei servizi della Commissione, contenente informazioni dettagliate e i riferimenti per le 54 azioni del Piano di azione per chiudere il ciclo.

Fonte: Regioni&Ambiente

Le Marche puntano sull’economia circolare

Filiera circolare, recupero e riciclo, estensione della vita dei prodotti, piattaforme di condivisione eco-sostenibile: le Marche si affidano alla sostenibilità, con il duplice obiettivo di riagganciarsi alle regioni del Nord Italia, che crescono a ritmi più sostenuti, e intercettare le risorse della prossima programmazione europea 2021-2027, che sull’obiettivo «più verde e meno emissioni di carbonio» si annunciano cospicue.
«Questo nuovo approccio può tradursi in nuove opportunità di business e coniugarsi positivamente con il percorso ineludibile della digitalizzazione dei processi produttivi», spiega Manuela Bora, assessore alle Attività produttive della Regione Marche, che ha fatto propri i principi dell’economia circolare, trasferendoli in una legge finalizzata al potenziamento e alla diffusione delle nuove tecnologie digitali. Risorse per 2,6 milioni dei fondi del Fesr, che hanno sviluppato 4,6 milioni di investimenti.
Il tema dell’economia circolare è il cuore pulsante anche dei 4 cluster regionali: manufacturing, e-living, agrifood e arredo (quest’ultimo dedicato alla valorizzazione del made-in, ndr.). «Svolgono un ruolo strategico e propulsivo per la composizione degli interessi e delle progettualità, per la valorizzazione e diffusione di processi e tecnologie pulite nel nostro sistema economico», sottolinea Rosaria Ercoli, presidente della Fondazione Cluster Marche, che aggrega pubblico e privato attorno ai temi della specializzazione intelligente.
Ieri, alla Mole Vanvitelliana, il Closing the loop, eventi nel calendario europeo di Eu Industry Day, ha aperto un dibattito pratico e concreto proprio sul tema dell’economia circolare, su policy, esperienze pilota e best practice, «un esperimento importante per mettere al centro delle Marche il tema dell’economia circolare, partendo dalla prospettiva europea per arrivare al contesto regionale», ha sottolineato Marco Cardinaletti, ceo di Eurocube, società di Ancona in prima linea sulla sostenibilità. Gli imprenditori hanno potuto lavorare su quattro tavoli, focalizzati sui quattro driver dei cluster regionali. Le traiettorie che sono emerse serviranno alla Regione Marche per l’attivazione di uno strumento di incentivo da 1,9 milioni per finanziare le imprese che investiranno nel green, «ideando e sviluppando sistemi più efficienti di rigenerazione, riuso e riparazione dei beni – conclude Bora -, facilitando la manutenzione dei prodotti e aumentandone la durata della vita».
Un progetto ambizioso, che richiede un ripensamento delle strategie e dei modelli di mercato messi in atto dalle imprese, sul quale le aziende marchigiane si sono già mosse: dallo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative per una filiera efficiente e sostenibile dei rifiuti derivanti da elettrodomestici e apparecchiature elettroniche di Green Service alle tecnologie applicate alla coffee-machine professionale brass-less di Simonelli, con caratteristiche uniche di salubrità tazzina, sostenibilità e autopulibilità; dall’idea di business presentata da Linset & Co. per una nuova resina a polimerizzazione Uva prodotta attraverso un processo di conversione di una qualsiasi resina commerciale ai progetti di Iplex, per una serie di collezioni dedicate all’arredo attraverso il recupero di materia prima seconda derivante da processi di lavorazione interna all’azienda.

Michele Romano

Fonte: Il Sole 24 Ore

Economia Circolare in Azienda: 9 Case History made in Italy

principi guida dell’Economia Circolare descritti nel nostro precedente articolopossono sembrare a molti un semplice esercizio teorico svolto da chi nutre la speranza di costruire un “Mondo Migliore”, ma impossibile da realizzare tramite progetti concreti. Questo dubbio legittimo è fortunatamente smentito dalla realtà. Ci sono ormai infatti centinaia di casi che dimostrano come, non solo Start Up e Centri di Ricerca stiano ottenendo risultati industrializzabili di progetti di Economia Circolare, ma anche Aziende di settori merceologi diversi, supportate dalla ricerca, stiano trasformando i propri scarti di produzione in nuovi prodotti, ottenendo così importanti benefici economici oltre che ambientali.

In questo articolo ne citerò solo alcuni, ma invito i lettori a ricercare “buone pratiche di Economia Circolare” applicata al proprio settore di business. Sono infatti convinta che rimarranno sorpresi dai risultati ottenuti nella trasformazione di rifiuti in risorse, tramite progetti innovativi che non solo mitigano l’impatto ambientale della propria attività in conformità con le migliori pratiche di Corporate Social Responsibility, ma sono anche economicamente convenienti.

 

“La bellezza di un circolo è che non ha inizio e non ha fine. Se un sistema è in grado di rigenerarsi, allora può garantire una legge fondamentale per la nostra esistenza: la generazione successiva potrà avere almeno lo stesso tenore di vita di quella precedente” – Jean-Paul Fitoussi 

 

 

SETTORE FOOD

Il settore del food è uno dei primi che si è mosso in termini di sviluppo sostenibile grazie all’avvento del Bio e della tracciabilità di filiera. Mantenendo questo trand possiamo affermare che abbia anche un primato in numero di progetti di Economia Circolare. Alcuni studi dicono che un terzo della produzione alimentare diventi rifiuto. La sfida dell’Economia Circolare è quindi senza dubbio fondamentale per il futuro del sistema agro alimentare.

 

BARILLA (collaborazione con FAVINI)

Barilla, in collaborazione con Favini, ha dato avvio al progetto “CartaCrusca”. Essso è volto a recuperare la crusca, (derivante dalla macinazione di grano, orzo, segale e altri cereali che l’azienda usa nei propri processi produttivi), e nella successiva lavorazione della stessa, assieme alla cellulosa, per renderla materia prima per la produzione di carta.

Dalla collaborazione di Barilla e Favini, è nato quindi un nuovo packaging realizzato in ‘cartacrusca’, fatta da crusca non più utilizzabile per il consumo alimentare e presente al 17%. Tale carta è stata utilizzata, tra l’altro, per confezionare ‘Selezione Italiana’, il cofanetto che custodisce alcuni fra i più pregiati prodotti del patrimonio gastronomico italiano selezionati da Academia Barilla.

 

LAVAZZA (collaborazione con Novamont e Politecnico di Torino)

Lavazza ha progettato oltre a una capsula biodegradabile, un progetto per coltivare funghi dai fondi di caffè. Realizzata in Mater Bi, plastica biodegradabile prodotta da Novamont, la capsula può essere conferita con i rifiuti organici e dopo un adeguato processo industriale, diventare compost.

Inoltre, grazie agli studi condotti negli anni dall’azienda piemontese in collaborazione con il Politecnico di Torino e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, i fondi di caffè possono diventare una risorsa utilizzabile per la produzione di funghi commestibili.

 

FERRERO

Ferrero utilizza la nocciola come materia prima, per la quale è leader assoluto utilizzando il 32% della produzione mondiale. Va però tenuto conto che meno della metà della nocciola è utilizzabile, in quanto il 55% è composto dal guscio. Questa importante quantità di scarto è normalmente utilizzato come combustibile per produrre energia. Grazie agli studi avviati con università e centri di ricerca internazionali, Ferreo ha messo a punto un processo in grado di estrarre dal guscio il 20% di una fibra prebiotica molto interessante, l’Axos, che ha proprietà antiossidanti ed effetti benefici su sistema immunitario, cardiovascolare e sul metabolismo dei lipidi.

L’azienda ha inoltre scoperto che anche uno scarto come la «cuticola», la pellicina che riveste il frutto, contiene polifenoli altrettanto preziosi nella guerra ai radicali liberi, alle malattie metaboliche e alla degenerazione cognitiva.

La società, in piena compliance con le migliori pratiche di Economia Circolare che invitano a fare rete tra settori merceologici diversi, sta aprendo nuove strade e possibilità al di fuori del settore food, dal cosmetico al farmaceutico.

 

 

SETTORE TESSILE

 

VIGEA

Vegea, l’impresa che produce l’omonimo materiale a marchio registrato, spinta dal desiderio di diminuire il proprio impatto ambientale ha cercato un’alternativa ai materiali di origine fossile e a quelli di origine animale da utilizzare nel mondo della moda e del design. La ricerca ha condotto l’azienda alle vinacce che essiccate e sottoposte a trattamenti fisici e meccanici brevettati danno vita ad una miscela che viene spalmata per farne veri e propri teli. Questi teli vengono poi sottoposti a trattamenti di finitura diversificati che conferiscono a Vegea caratteristiche diverse (peso, spessore, elasticità) a seconda delle diverse applicazioni. Ogni 10 di litri di vino prodotti si ricavano 2,5 kg di vinaccia, da cui si produce 1 metro quadro di Vegea. Questo è senza dubbio  un bellissimo esempio di upcycling ovvero la trasformazione di ciò che è considerato rifiuto in una nuova risorsa per un altro ciclo produttivo.

 

AQUAFIL (collaborazione con ADIDAS)

Adidas, nel suo impegno per ridurre la plastica nell’oceano, ha dichiarato che entro il 2024 si approvvigionerà solo di plastica riciclata. La società sta mettendo in atto molte buone pratiche per raggiungere questo sfidante obiettivo tra cui l’avvio della partnership con Aquafil, società quotata al segmento Star della Borsa di Milano che sta per produrre Bio Nylon come evoluzione del ECONYL.

 

 

ORANGE FIBER

Orange Fiber è una delle prime e più famose start up che ha saputo recuperare uno scarto proveniente dal mondo agroalimentare in una nuova fibra tessile. La società infatti ha brevettato e realizzato tessuti ecosostenibili di alta qualità a partire dagli scarti della lavorazione delle arance, tra le colture più diffuse sul territorio siciliano. Nel 2012 grazie alla collaborazione del Politecnico di Milano è stato sviluppato un processo innovativo che consente di trasformare la cellulosa, (scarto prodotto dalla lavorazione degli agrumi, altrimenti da smaltire con alti costi per l’industria del succo di agrumi e per l’ambiente),  in un tessuto di alta qualità capace di rispondere al bisogno di sostenibilità della moda. La giovane start up nel 2016 ha infatti avviato una importante collaborazione con il brand Salvatore Ferragamo lanciando nel 2017 la prima “Ferragamo Orange Fiber Collectio”.

 

 

ALTRI SETTORI

IKEA 

Il noto brand dell’azienda svedese ha dichiarato come obiettivo prioritario per il proprio sviluppo sostenibile quello di trasformare il proprio modello di business da lineare a Circolare valorizzando il lavoro di persone e organizzazioni che si distinguono nella promozione di un’economia che riduca gli sprechi ottimizzando l’utilizzo di materie prime e risorse. In particolare la società sta lavorando su due materiali fondamentali per i propri prodotti: il legno e la plastica.

Il legno è infatti alla base di molti dei prodotti IKEA e per questo aumentare la resa di ogni albero aiuta a  ridurre l’impatto ambientale. Il legno processato è un esempio di questa sfida. Si tratta di un materiale innovativo realizzato da IKEA in collaborazione con il fornitore romeno Aviva. Nella costruzione dei piani di lavoro, il legno processato permette di ridurre del 60% il consumo di legno.

 

Il legno riciclato è utilizzato inoltre, insieme a una lamina di plastica realizzata dal riciclo delle bottiglie in Pet provenienti dalla raccolta differenziata, per realizzare ante da cucina. Il progetto che ha costituito un materiale nuovo, prende vita in Italia e più precisamente in Veneto dall’azienda 3B, fornitore di Ikea.

In ultimo va segnalata l’iniziativa second life, che consiste nel ricomprare i mobili usati dagli ex proprietari per poterli rivendere a un prezzo minore ai meno abbienti; il riciclo del film in plastica che avvolgono mobili e suppellettili per creare nuovi oggetti di design rimettendo quindi il materiale nel circuito produttivo senza creare rifiuti e senza sfruttare nuova materia prima.

 

PFU ECOPNEUS
La versatilità della gomma riciclata in edilizia è molto vasta, dunque costituisce una materia prima seconda di grande valore. Offrire una seconda vita agli Pneumatici fuori uso, oltre ai vantaggi per l’ambiente, permette anche ai progettisti e ai tecnici di trovare e sperimentare nuove soluzioni flessibili e dalle ottime prestazioni.
L’uso di pneumatici fuoriuso (Pfu) è utilizzato per creare gomma riciclata usata per nuove pavimentazioni: sportive, aree gioco, asfalti silenziosi e sicuri, isolanti acustici

 

MAPEI

Mapei, ha sviluppato un nuovo prodotto: RE-CON ZERO. Questo è un additivo innovativo che trasforma, in pochi minuti e senza necessità di costosi impianti di trattamento, il calcestruzzo reso in un materiale granulare che può essere integralmente utilizzato come aggregato per la produzione del calcestruzzo, senza alcuna produzione di rifiuti, né liquidi né solidi.

 

di Alessandra Fornasiero – CsrValue

Fonte: rinnovabili.it

rPET nelle bottiglie del latte Granarolo

Granarolo sta introducendo sul mercato in questi giorni le prime bottiglie per latte UHT a lunga conservazione con una percentuale di PET riciclato del 20%, primo passo della nuova politica del gruppo verso un’economia circolare della plastica, richiamata anche dalla Plastics Strategy UE.

Il processo prevede il riutilizzo delle bottiglie di latte in PET recuperate dalla raccolta differenziata, che dopo una selezione e smaltimento, vengono igienizzate e trasformate in nuove bottiglie.

Inizialmente la quantità di rPET nelle bottiglie è del 20%, ma a partire dal secondo semestre 2019 – afferma l’azienda – la percentuale di materiale rigenerato salirà al 25%.

La valenza ambientale della nuova bottiglia viene sottolineata anche nell’etichetta, che riporta messaggi informativi relativi alla raccolta differenziata e al riciclo dei contenitori a fine vita.

fonte: Polimerica.it

Economia circolare: il rapporto 2019

Italia batte Germania 103 a 88 in economia circolare. Il nostro Paese è sempre in pole position nelle classifiche europee dell’indice complessivo di circolarità, ovvero il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse, utilizzo di materie prime seconde e innovazione nelle categorie produzione, consumo, gestione rifiuti. Al secondo posto nella classifica delle cinque principali economie europee troviamo ancora ben distanziati il Regno Unito (90 punti), seguito da Germania (88), Francia (87), Spagna (81). Ma c’è poco da riposare sugli allori: la nostra corsa verso i traguardi della circolarità rischia di arrestarsi, mentre quella degli altri grandi Paesi del continente sta prendendo slancio anche grazie al nuovo pacchetto di direttive approvato nel luglio scorso.

L’Italia, in confronto alle valutazioni 2018, ha infatti conquistato solo 1 punto in più (l’anno scorso infatti l’indice complessivo di circolarità era di 102 punti), mentre ci sono Paesi che hanno raggiunto risultati più grintosi: la Francia, per esempio, che aveva totalizzato 80 punti ne ha aggiunti 7; o la Spagna, che ha scalato la classifica partendo dai 68 punti della scorsa annualità, guadagnandone ben 13.

Se non si recepiscono pienamente le politiche europee, facendo tra l’altro partire i decreti che tecnicamente regolano il trattamento e la destinazione di quelli che finora sono considerati rifiuti e che invece possono diventare una risorsa per la manifattura italiana, rischiamo di perdere non solo un primato ma un’occasione di rilancio economico fondamentale.

Così recita il comunicato di Circular Economy Network, rete di imprese aggregate da Fondazione per lo sviluppo sostenibile che sposano la filosofia circolare e che si impegnano per il suo sviluppo.

Il rapporto, realizzato dal Circular Economy Network in collaborazione con Enea e la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è stato presentato venerdì 1° marzo a Roma. Un primo documento sullo stato dell’economia circolare nel nostro Paese, che valuta nel dettaglio le performance nei macro settori indicati dal Piano d’azione adottato dall’UE sul tema: la produzione, il consumo, i rifiuti, il mercato delle materie prime seconde, innovazione, investimenti e occupazione nell’economia circolare. L’obiettivo? Non solo monitorare lo stato dell’arte del processo di transizione sostenibile del nostro Paese ma anche fornire spunti per stimolare le politiche di crescita della circolarità della nostra economia.

Dieci le proposte per una crescita significativa dell’economia circolare in Italia:

  1. Diffondere e arricchire la visione, le conoscenze, la ricerca e le buone pratiche dell’economia circolare.
  2. Implementare una strategia nazionale e un piano d’azione per l’economia circolare
  3. Migliorare l’utilizzo degli strumenti economici per l’economia circolare.
  4. Promuovere la bioeconomia rigenerativa.
  5. Estendere l’economia circolare negli acquisti pubblici.
  6. Promuovere l’iniziativa delle città per l’economia circolare.
  7. Realizzare un rapido ed efficace recepimento del nuovo pacchetto di direttive europee per i rifiuti e l’economia circolare.
  8. Attivare rapidamente un efficace end of waste: strumento indispensabile per un’economia circolare
  9. Assicurare le infrastrutture necessarie per l’economia circolare.
  10. Estendere l’economia circolare anche al commercio on line.

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L’aggiornamento del Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Lazio affidato ad ESPER, Ambiente Italia e Scuola Agraria del Parco di Monza

Con Determinazione del Direttore della Direzione Regionale n° G13683 del 29/10/2018, la Regione Lazio al termine di una procedura di gara ad evidenza pubblica ha assegnato ad E.S.P.E.R. quale mandataria in Raggruppamento Temporaneo con AMBIENTE ITALIA (mandante) il compito di aggiornare il Piano di Gestione dei Rifiuti regionale. L’A.T.I. ha poi ritenuto di coinvolgere nel gruppo di lavoro, quale ulteriore eccellenza nazionale per quanto riguarda la programmazione strategica in attinenza alle Direttive UE ed all’agenda sulla Economia Circolare, la Scuola Agraria Parco di Monza.

A seguito della redazione e dell’approvazione delle linee strategiche da parte della Regione Lazio con Deliberazione di Giunta Regionale n. 49 del 31 gennaio, presentate dal Presidente e dall’Assessore Politiche Abitative, Urbanistica, Ciclo dei Rifiuti e Impianti di Trattamento, Smaltimento e Recupero, e che costituiranno la base di partenza per lo sviluppo e la rimodulazione delle varie previsioni, si passa quindi alla fase di aggiornamento dell’attuale Piano regionale in regime di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) che si dovrà concludere quanto prima coerentemente con l’opportuna ed obbligatoria procedura di consultazione dei portatori di interesse.

Come correttamente stabilito dalla Regione il faro guida che ispirerà il gruppo di lavoro altamente qualificato che è stato costituito è senza dubbio quello dell’Economia Circolare, tematica sulla quale peraltro da poco ESPER ha pubblicato un volume scaricabile gratuitamente dal nostro sito – afferma Attilio Tornavacca, Direttore Generale di ESPER – Il compito che ci attende è arduo: nel rispetto della gerarchia di priorità di azioni fissata dall’Unione Europea, ci è stato dato il compito di far decollare le politiche virtuose di gestione dei rifiuti che consentano una significativa riduzione della produzione in primis e, in seconda battuta, una crescita significativa della raccolta differenziata e del  recupero e riciclo di materia. Con questi presupposti sarà conseguente la riduzione al minimo del ricorso a soluzioni di smaltimento come l’Incenerimento e le discariche, in osservanza della gerarchia dettata dalla Unione Europea sopracitata”.

Ci attende un lavoro che rispecchierà la complessità del territorio coinvolto – dichiara Mario Zambrini, amministratore unico di Ambiente Italia – Se da un lato sono note al grande pubblico alcune situazioni poco virtuose e costantemente sull’orlo dell’emergenza, dall’altro si ignorano esperienze che fanno della virtuosità il proprio aspetto distintivo e raggiungono performances ambientali ai vertici nazionali. La grande sfida sarà trovare gli strumenti adatti per ottenere un livellamento verso l’alto, senza zavorrare chi già sta correndo veloce”.

L’aggiornamento del Piano arriva in un momento di forte innovazione, dettato dalla recente approvazione del Pacchetto UE sulla Economia Circolare, e da politiche accessorie come la Strategia UE sulle Plastiche. La strategia regionale – sottolinea Enzo Favoino, Tecnico della Scuola Agraria Parco di Monza – potrà quindi essere declinata secondo le previsioni di massimizzazione del riuso e riciclo, e la promozione delle azioni di riduzione. Una particolare attenzione verrà posta alla valorizzazione della frazione organica, decisiva non solo quantitativamente, ma anche dal punto di vista operativo, per gli effetti indotti sulla rimodulazione delle raccolte del rifiuto residuo, e conseguentemente sull’aumento dei tassi di intercettazione degli altri materiali valorizzabili. Una sfida nella sfida, che ci stimolerà a fornire il nostro massimo impegno per far diventa la Regione Lazio tra le più virtuosi in Italia