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Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano – un interessante articolo de La Stampa

Rifiuti, una miniera d’oro che i Comuni dimenticano

I Sindaci si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana. E se volessero i rifiuti potrebbero generare (oltre all’ambiente pulito) occupazione e risorse per le casse comunali

VERONICA ULIVIERI
Perdita di controllo sul servizio, tassa ancora calcolata sui metri quadrati, poco impegno per la raccolta differenziata nonostante faccia risparmiare. I sindaci d’Italia si lamentano dei tagli statali, ma la gestione efficiente dell’immondizia è ancora lontana
Cambiano i governi, ma continuano i tagli ai Comuni. Eppure, se le proteste degli enti locali sono spesso legittime, i sindaci non sempre mettono lo stesso impegno nel rendere più efficienti servizi e gestioni, per recuperare da lì qualche risorsa in più. Emblematico è il caso dei rifiuti, che possono rivelarsi, a seconda dei casi, una voce di costo o un generatore di risorse, risparmi e occupazione. Oggi in Italia la raccolta differenziata è al 40%. Se non mancano i casi virtuosi (1.300 municipi hanno già raggiunto l’obiettivo del 65%, spostato dal ministro Orlando a fine 2020 nell’ultimo collegato Ambiente), il quadro generale rimane negativo, con punte al Sud di poche unità (Messina per esempio è al 6%) e performance scarse nelle grandi città (solo sette centri con più di 200mila abitanti superano la soglia del 30%).

A sentire l’Anci, le responsabilità dei sindaci sono limitate: “Le cause riguardano la confusione normativa, perché la legge non delinea bene le competenze, e la mancanza di infrastrutture, dovuta a una carente programmazione regionale”, dice Filippo Bernocchi, delegato Rifiuti ed Energia di Anci. Eppure, le storie positive sono sotto gli occhi di tutti, anche al Sud. “E’ una questione di volontà politica”, riflette Rossano Ercolini, vincitore nel 2013 del prestigioso Goldman Prize per il suo impegno contro gli inceneritori e a favore del riciclo. “Mentre le strade di Napoli erano invase dai rifiuti, a Salerno è partita la raccolta differenziata porta a porta, quella che dà i maggiori risultati”, passando in pochi anni dal 13% al 69%. E se i detrattori fanno spesso notare che i sistemi di raccolta a domicilio sono costosi per le amministrazioni, e di riflesso per i cittadini che si vedono aumentare la bolletta, i dati dimostrano il contrario. Un’elaborazione dell’associazione dei Comuni virtuosi sui dati 2011 dell’Arpa Veneto, per esempio, ha dimostrato come il costo medio del servizio per abitante nei comuni della regione con raccolta porta a porta sia di circa 102 euro, contro i quasi 180 dei municipi in cui si utilizzano i cassonetti stradali.

Risparmiare sulla gestione dei rifiuti è possibile quindi, senza diminuire i servizi: “Il segreto sta nel puntare su un forte aumento della raccolta differenziata e sulla riduzione”, sottolinea Giorgio Del Ghingaro, primo cittadino di Capannori, il comune della lucchesia con 45mila abitanti che nel 2013 ha superato l’80% di raccolta differenziata. “Smaltire un chilo di rifiuti indifferenziati in discarica costa circa 2 euro, il doppio di quanto costa avviare al riciclo 1 chilo di rifiuti differenziati”. E anche la riduzione, che può essere promossa con interventi spesso poco costosi, “dalle case dell’acqua alla vendita di prodotti alla spina, fino al recupero e riuso di arredamento ed elettrodomestici buttati a favore dei più bisognosi”, dà ottimi risultati: “In cinque anni abbiamo visto diminuire di un terzo i rifiuti e assunto 55 persone per il servizio di raccolta, senza nessun aumento di spesa per il cittadino”.

E non è l’unico caso. Ezio Orzes, assessore all’Ambiente di Ponte nelle Alpi, il comune nel bellunese primo della classe in fatto di raccolta differenziata, con una percentuale che sfiora il 90%, racconta: “Per lo smaltimento dei rifiuti in discarica, nel 2008 spendevamo 450mila euro l’anno. Adesso, grazie a una forte riduzione, solo 40mila. I soldi risparmiati li abbiamo trasferiti da una voce di costo improduttivo all’occupazione, assumendo altre dieci persone per servizi di igiene urbana. E tuttavia, risparmiamo l’11% rispetto a cinque anni fa”.

Da sempre, la via più efficace per abbattere i chili di spazzatura è intervenire sul portafoglio, modulando la bolletta in base alla produzione effettiva di rifiuti. In quest’ottica, nelle intenzioni del decreto Ronchi (varato nel lontano 1997), la tariffazione puntuale avrebbe dovuto gradualmente sostituire la tassa rifiuti, passando da un calcolo dell’importo basato sulla superficie dell’abitazione a uno sulla quantità dei rifiuti prodotti, attraverso una fase intermedia, quella della tariffa “parametrica”. Oggi, i Comuni che hanno applicato un sistema a tariffa sono, secondo l’Ispra, 1.347, meno di due municipi su 10. I motivi sono tanti e svelano, dietro una questione apparentemente burocratica, molte dinamiche di un settore in cui sono in gioco molti soldi.

“Un po’ per inerzia e un po’ per la sottovalutazione dei vantaggi conseguibili con il passaggio alla tariffazione puntuale – spiega Attilio Tornavacca, esperto di rifiuti e direttore dell’istituto Esper –, molti Comuni hanno continuato ad applicare la vecchia TARSU, oppure hanno introdotto la TIA parametrica, anche se già fin dall’emanazione del decreto Ronchi veniva previsto l’obbligo, poi prorogato, di passare alla tariffa puntuale fin dal 1999. La gran parte dei Comuni ha quindi deciso di mantenere un sistema più semplice e comodo per chi deve incassare la tassa per coprire i costi di igiene urbana, ma molto iniquo per gli utenti virtuosi che riescono a ridurre i rifiuti non riciclabili. La tassa calcolata sui metri quadri si basa infatti su un imponibile facilmente quantificabile, mentre per l’attuazione del regime tariffario puntuale c’è bisogno di un maggiore impegno dal punto di vista organizzativo e di eliminare i cassonetti per passare alla raccolta porta a porta, l’unica che consente realmente il conteggio degli svuotamenti di ogni singola utenza. La stessa Anci ha chiesto per dieci anni la proroga della tassa rifiuti”, bloccando di fatto ogni evoluzione verso un sistema più efficiente. I Comuni che hanno applicato la tariffa puntuale, infatti, “sono sempre quelli che oggi ottengono i risultati più alti di raccolta differenziata e le bollette più basse per le famiglie. Analizzando la situazione piemontese, abbiamo calcolato che con la tariffazione puntuale diminuiscono del 19% i costi per i cittadini e aumenta del 21% la raccolta differenziata”, continua Tornavacca.

Ma oltre all’Anci, ad aver messo i bastoni tra le ruote sono state anche le società proprietarie degli inceneritori e delle discariche: “Questi impianti – continua Tornavacca – hanno bisogno di essere alimentati in modo costante e con elevati quantitativi di rifiuti. Se la raccolta differenziata supera un certo livello, i rifiuti da smaltire in discarica o bruciare diminuiscono e si è costretti a cercarli altrove, anche a costo di ridurre le tariffe di conferimento e quindi gli utili di gestione, come fanno i termovalorizzatori del Nord Europa”. Un meccanismo amplificato nei casi in cui è la stessa azienda a gestire il servizio di raccolta differenziata e lo smaltimento, come avviene in molti comuni italiani: “Si viene spesso a creare un conflitto di interessi: se la raccolta differenziata aumenta oltre il livello previsto quando era stato progettato l’impianto, si determina inevitabilmente una sensibile riduzione degli utili di gestione dell’inceneritore”. E le stesse lobby sono riuscite anche a ottenere incentivi sulla produzione di energia dalla combustione di rifiuti, paragonata alle altre fonti rinnovabili, gravando sulle bollette elettriche dei cittadini.

“L’ignoranza della politica e importanti lobby dell’industria sporca hanno ingessato la gestione dei rifiuti, orientandola verso lo smaltimento piuttosto che in direzione del riciclo”, riflette Ercolini. Producendo molte distorsioni. Come ammette lo stesso Bernocchi, “in molti casi, attraverso l’esternalizzazione della gestione dei rifiuti, i Comuni hanno perso il controllo del servizio”. La maggior parte delle amministrazioni, per pigrizia, ignoranza, mancanza di professionalità e sotto la pressione di interessi forti, ha deciso di chiudere gli occhi e non cercare, in tempi di magra per gli enti locali, di razionalizzare il servizio. Vedi il caso dei corrispettivi “per i maggiori oneri della raccolta differenziata”: i Consorzi per la raccolta e il riciclo dei diversi tipi di imballaggi, coordinati da Conai, vendono i materiali alle aste e versano ogni anno ai Comuni aderenti un contributo fisso, stabilito in un accordo quinquennale con Anci. Secondo Bernocchi, “su 8.092 Comuni, però, solo 176, i più accorti, riscuotono direttamente questi contributi”. Tutti gli altri delegano le aziende rifiuti, senza neanche chiedere conto dei flussi di cassa e dell’ammontare di queste somme, elementi che invece dovrebbero essere considerati nel negoziare il pezzo del servizio. “Molte amministrazioni non sono ancora a conoscenza degli aspetti economici positivi per loro. Nei prossimi anni ci impegneremo per una maggiore comunicazione su questo”, dice Walter Facciotto, direttore generale di Conai, che raccoglie produttori e utilizzatori di imballaggi.

Per la nuova convenzione 2014-18, le trattative dovrebbero concludersi a fine marzo, ma i punti critici rimangono molti. A partire proprio dai contributi che, secondo alcune Anci regionali e l’associazione dei Comuni virtuosi, di cui fanno parte una settantina di municipi, sono troppo bassi: “Per una bottiglia di plastica, in Italia il corrispettivo è di 0,3 centesimi, contro i 5 centesimi della Germania e addirittura gli 11 della Norvegia. Chiediamo che i contributi vengano allineati al resto d’Europa e modulati in base all’effettiva riciclabilità degli imballaggi immessi sul mercato. Inoltre, Conai versa ai Comuni solo il 36% dei propri introiti, mentre nel sistema francese si arriva al 92%”, spiega Ezio Orzes, membro del direttivo dell’associazione, che però non è stata ammessa dall’Anci a prendere parte al tavolo dei negoziati, mentre il ministro dell’Ambiente Orlando per ora non ha preso posizioni.

Il Collegato ambiente varato dal Consiglio dei ministri a novembre scorso ha rimandato al 2020 l’obiettivo di raccolta differenziata al 65% (che corrisponde più o meno al target del 50% di riciclo posto dall’Unione europea) e previsto un sconto sulla tassa per lo smaltimento in discarica – per pagare solo il 20% dell’ecotassa, basterà raggiungere il 35% di differenziata entro il 2014, il 45% a fine 2016 e il 65% a fine 2020 –, accanto ad addizionali per i municipi inadempienti. Obiettivi alla portata di tutti. Purtroppo, però, se gli amministratori non raggiungeranno neanche questi target molto ammorbiditi, a rimetterci saranno ancora una volta i cittadini.

Fonte: La Stampa

M5S: accolta dal Governo la proposta per la tariffazione puntuale

“Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto una piccola vittoria al Senato che se seguito dai fatti si trasformerà in una piccola rivoluzione ambientale ed economica”.

Così esprimono la soddisfazione per l’accoglimento dell’emendamento proposto i senatori del Movimento.
Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti.

Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti.

“Ora – affermano i senatori Cinque Stelle – la palla passa in mano al governo!

Di seguito il comunicato ufficiale, consultabile a questo indirizzo

Se son rose fioriranno. Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto una piccola vittoria al Senato. Nella discussione del decreto IMU, al Senato era stato presentato un emendamento che prevedeva che la commisurazione della tariffa rifiuti fosse calcolata esclusivamente sulla base delle quantità e qualità dei materiali post consumo prodotti. Il tutto in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti. Più ricicli meno paghi. Il percorso verso la tariffa puntuale già attuata in tantissimi Comuni italiani dove è in vigore la raccolta differenziata porta a porta.

Il Governo si è detto favorevole all’emendamento e lo ha fatto proprio, “impegnandosi a rivedere l’imposta sui rifiuti al fine di riportarla ad una tariffa sulla effettiva produzione”.

Ora la palla passa al Governo. Il Movimento 5 Stelle vigilerà che quanto promesso ed accolto in Aula da parte dell’esecutivo diventi realtà. Non bastano gli impegni e le promesse. Serve andare verso la tariffa puntuale dei rifiuti. Con i fatti.

Legambiente: chi produce meno rifiuti deve pagare meno!

Continua la campagna di Legambiente a favore della tariffazione puntuale. Alla raccolta firme ormai in atto da alcune settimane, fanno eco le prese di posizione pubbliche

Questo l’ultimo comunicato stampa dell’Associazione Ambientalista, che potete trovare seguendo questo link

Tarsu, Tares, Trise, Tari: cambiano le parole ma non la sostanza. Legambiente: “Basta con i giochi di parole. Chi produce meno rifiuti deve pagare meno”

“Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare”. Questo è l’unico principio su cui deve basarsi la tariffazione sui rifiuti. Che si chiami Tares o Trise oppure Tari, non è possibile che questa vada ad aggravare il peso fiscale sugli italiani in maniera illogica e ingiusta”.

Così Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, ha commentato la notizia, diffusa oggi dalle agenzie, di possibili ulteriori aumenti delle tasse sulla casa attraverso la legge di stabilità.

Chi produce meno rifiuti dovrebbe essere premiato, mentre la nuova tassa sui rifiuti Tari, forse più della precedente Tares, rischia, al contrario, di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani in maniera ingiusta. Per questo, sul sito di Legambiente, continua la raccolta firme della petizione popolare Italia rifiuti free, indirizzata al presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta e ai ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Andrea Orlando e dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni, per chiedere al governo di rivedere questo tributo in maniera tale da rispettare il principio europeo del “chi inquina paga”, calcolandolo solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati e consentendo così alle utenze più virtuose di pagare di meno, come richiesto recentemente anche dalle associazioni di categoria Federambiente e Fise – Assoambiente.

Oggi infatti, è possibile affrontare in concreto la sfida della riduzione, come è riuscita a fare ad esempio la Germania, utilizzando una equa leva economica, introducendo un criterio di giustizia e sostenibilità ambientale e alleggerendo la pressione fiscale sui più virtuosi. Solo in questo modo si contribuirà davvero a liberare l’Italia dal problema rifiuti, facendo entrare il nostro Paese a pieno titolo in quella “società europea del riciclaggio” alla base nella nuova direttiva europea.

La gestione dei rifiuti in Italia sta vivendo una fase di grande evoluzione. Sono oltre 1300 i Comuni che in tutto il Paese superano l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata, si stanno diffondendo le buone pratiche locali per la riduzione degli imballaggi inutili, sono sempre più numerosi gli impianti di riciclaggio che costituiscono l’ossatura portante della green economy dei rifiuti. Ma ci sono ancora tanti problemi irrisolti: continuiamo a produrre troppi rifiuti e a smaltirne quasi la metà nelle inquinanti discariche. In più di settemila Comuni italiani l’ammontare della tassa non è determinato secondo la quantità di rifiuti prodotti, mentre solo alcune centinaia di enti locali fanno pagare in base alle quantità effettivamente prodotte grazie alla tariffazione puntuale.

E’ ancora possibile firmare la petizione al link www.legambiente.it/italiarifiutifree/petizione.

Trento e l’applicazione della tariffa puntuale

Esper collabora da anni con l’amministrazione trentina. Inizialmente per progettare e introdurre la raccolta domiciliare e alcune pratiche volte alla riduzione; in tempi più recenti per supportare l’amministrazione nella fase di individuazione delle modalità organizzative più corrette per l’adozione della tariffazione puntuale su tutto il territorio comunale.

L’Assessore Michelangelo Marchesi illustra i risultati ottenuti e le difficoltà affrontate

Dal primo gennaio 2013 il Comune, con il supporto tecnico della ESPER, è passato a tariffazione puntuale. Come è cambiato il servizio per l’introduzione della tariffazione puntuale?
Fondamentalmente il servizio non ha registrato cambiamenti significativi. O meglio, il cambiamento è stato antecedente al passaggio a Tariffazione puntuale: a partire dal mese di novembre 2012 anche nella zona a traffico limitato del Centro storico la raccolta dei rifiuti si effettua col sistema porta a porta con qualche adattamento richiesto dalle caratteristiche di questa zona (vie strette, pochi spazi interni agli edifici, notevole transito, pregio architettonico, presenza di molte attività e di turisti…). Sono stati pertanto eliminati dalla pubblica via tutti i cassonetti finora presenti. Le utenze domestiche sono dotate di contenitori personali per raccogliere: organico, vetro, imballaggi leggeri, carta e residuo.
Per le utenze domestiche i rifiuti differenziati in casa devono essere conferiti nei contenitori condominiali (presenti dove esiste sufficiente spazio interno) o portati nelle isole ecologiche (in parte interrate) appositamente realizzate. In questo caso si verrà dotati di apposita tessera di riconoscimento. Nel resto della città sono previste solo dotazioni individuali o condominiali.
Per le utenze non domestiche le modalità di raccolta differiscono a seconda che siano collocate fronte strada o piuttosto ai piani superiori dell’edificio.
A partire dal 1 gennaio 2013 si è passati alla tariffazione puntuale.  Pertanto  tutte le utenze condominiali devono obbligatoriamente utilizzare i nuovi sacchi verdi. Tali sacchi, una volta riempiti, dovranno essere portati nel contenitore posto all’interno degli spazi dell’edificio (dove presente) o presso le isole ecologiche, utilizzando come di consueto la tessera in dotazione. Le utenze domestiche non condominiali e quelle non domestiche utilizzano invece contenitori dotati di transponder (da 120l. in su). A ciascuna utenza è attribuita una quantità minima di litri di conferimento annuo di residuo. I quantitativi eccedenti verranno conteggiati in fattura per le utenze non condominiali o non domestiche sulla base del numero di svuotamenti ulteriori o andranno conferite in sacchi verdi prepagati (utenze condominiali).

Cominciamo dalla fine: quali sono i risultati raggiunti con la tariffazione puntuale? Quanto è aumentata la raccolta differenziata?
Abbiamo rilevato dei cambiamenti sensibili.
Mettendo a confronto periodi confrontabili (gennaio-settembre 2012 e gennaio-settembre 2013), abbiamo registrato un aumento della percentuale di raccolta differenziata. La media sui nove mesi è passata da un 67,28% ad un 74,21%, (con punte fino al 78%) con un aumento medio di 7 punti percentuali.
Ma il dato più interessante è che si è registrata una forte contrazione della produzione di rifiuti. Sono stati conferite infatti 4000 tonnellate di residuo in meno, pari ad una contrazione percentuale del 29,8%.
In termini generali la contrazione dei rifiuti è stata del 7,7%

Come è cambiata la qualità del materiale raccolto?
Non abbiamo rilevato nessun cambiamento significativo per carta e organico, sempre di ottima qualità.
Per quel che riguarda gli imballaggi leggeri si è verificata una leggera flessione, ma assolutamente i termini sono irrilevanti, nell’ordine di pochi punti percentuali. Fondamentalmente possiamo dire che nemmeno per gli imballaggi leggeri abbiamo assistito a cambiamenti significativi.
Non ritengo infatti che le oscillazioni della percentuale del rifiuto siano conseguenza della TARES, ma della solita difficoltà di percepire la differenza tra plastiche e imballaggi….

Quanto sono diminuite le esposizioni del secco residuo?
Abbiamo registrato una flessione delle esposizioni. Ovvero i cittadini, differenziando meglio e di più grazie alla “spinta” della tariffazione puntuale non espongono i propri contenitori o sacchi tutte le volte in cui avrebbero diritto di farlo. Ma per avere dati ufficiali su questo punto dobbiamo aspettare la conclusione dell’esercizio 2013.

Quali i costi per implementare il sistema per il conteggio delle esposizioni e per la fatturazione?
Il nostro sistema di raccolta era stato predisposto a tali attività fin dalla sua costruzione. Ragion per la quale non abbiamo dovuto sostenere ulteriori costi per il passaggio a tariffazione puntuale

Quali i risparmi registrati e quali quelli preventivati?
Per poter quantificare in maniera realistica i risparmi dobbiamo attendere la chiusura dell’anno. Abbiamo già registrato la riduzione di alcuni giri di raccolta.
Di sicuro l’abbattimento della quota del residuo rappresenterà un risparmio sensibile sullo smaltimento.
Anche la maggiore differenziazione porterà maggiori guadagni. Nel primo semestre del  i ricavi dalla vendita dei rifiuti riciclabili, vetro, imballaggi leggeri, carta e cartone, metalli e batteri, olio vegetale, fino agli abiti usati, superano i 930mila euro. Un valore da cui sono già stati dedotti i costi per il trasporto dei rifiuti differenziati nei diversi centri di lavorazione. I costi di selezione e trattamento, invece, si attestano a 425mila euro.

Sono aumentati gli abbandoni di rifiuti?
Apparentemente abbiamo registrato un aumento degli abbandoni. O meglio, gli abbandoni oggi hanno una maggiore visibilità. A livello quantitativo il dato non è assolutamente rilevante in termini di peso. Stiamo parlando di un fenomeno che ha una visibilità, ma numericamente e percentualmente non è significativo. Abbiamo potenziato l’attività di sensibilizzazione e di controllo.

Come ha reagito la cittadinanza a questo cambiamento?
Direi che la reazione è stata assolutamente positiva.
Ci sono stati un po’ di problemi iniziali per far passare l’utilizzo dei sacchetti conformi, ma si tratta più che altro di problemi comunicativi, che non di comportamenti negativi, almeno per la grande maggioranza della popolazione.
Certo chi si comportava non correttamente prima, continua a farlo anche oggi. C’è di buono che i comportamenti non conformi sono oggi più visibili.

Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2013

Il IV Rapporto Nazionale sul Riutilizzo, realizzato dal Centro di Ricerca Economica e Sociale Occhio del Riciclone, con il patrocinio morale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, scatta un’istantanea sull’evoluzione normativa, sui mutamenti degli stili di vita e dei consumi legati al riutilizzo che hanno caratterizzato l’anno che si avvia a conclusione. Le oltre 100 pagine di cui si compone il Rapporto prendono in esame le tendenze e le novità che hanno interessato il riutilizzo in Italia, nell’ottica di offrire uno strumento aggiornato di analisi e ragionamento per i decisori e gli addetti chiamati a sviluppare politiche di riutilizzo.

ABSTRACT RAPPORTO NAZIONALE SUL RIUTILIZZO 2013

CONSUMO:

Secondo l’Osservatorio Findomestic negli ultimi 5 anni è cambiato profondamente l’approccio degli italiani verso l’acquisto dell’usato. Il 48% degli italiani ha fatto ricorso all’usato e il 41% dichiara di voler incrementare i suoi acquisti in questo settore. Sociologi ed esperti di mercato dicono che consuma l’usato: 1) chi cerca il risparmio; 2) chi è più colto; 3) i giovani più che gli anziani. Nell’espansione dell’usato la crisi conta, ma si tratta anche di un’evoluzione degli stili di consumo che è indipendente dalla congiuntura economica caratterizzata da una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. La tendenza al ricorso all’usato è dunque destinata ad affermarsi e crescere anche quando si entrerà in un’eventuale fase di ripresa economica.

ANDAMENTO DEL SETTORE:

I dati della Camera di Commercio di Milano sottolineano che il mercato dell’usato in Italia conta 3.283 esercizi commerciali. Leader tra le regioni la Lombardia con 517 imprese attive, una su sei in Italia, davanti al Lazio con 430 e alla Toscana con 386. Tra le province, dopo Roma con più di una impresa nazionale su dieci nel settore, ci sono Milano, Napoli e Torino. Nel computo sono assenti i negozi dell’usato in conto terzi (circa 4000) e gli ambulanti professionisti, ossia i segmenti che hanno maggior tasso di espansione e che spesso vanno sostituendo, territorialmente, le botteghe di rigatteria tradizionali, che invece sono registrate nelle elaborazioni.

Secondo le stime della Rete Nazionale Operatori dell’Usato il comparto dell’usato occuperebbe infatti in Italia oltre 80.000 persone, ma una mappatura puntuale risulta assai problematica a causa dell’informalità nella quale sono costrette circa il 70% delle attività e in attesa di una riforma complessiva del settore che comincia a muovere i primi passi. Va bene l’usato che ha funzione d’uso, va molto male l’usato superfluo (epoca, collezionismo, ecc); soffrono la crisi dunque i rivenditori di usato superfluo, mentre vanno bene quelli di usato generico (o “indifferenziato”). I settori della riparazione di abbigliamento ed elettrodomestici sono in “ricrescita”. Gli operatori informali, specie di etnia rom, sono al centro di iniziative di integrazione a Napoli, Reggio Calabria, Roma e Torino, ma sono anche oggetto, alternativamente, di persecuzione giudiziaria e persecuzione razzista. A Roma la chiusura di esperienze di mercatini autorizzati, sta generando una rinnovata pressione delle comunità straniere sui mercati autorizzati con pesanti ripercussioni per le attività degli stessi operatori dell’usato di Porta Portese che stentano anch’essi a veder formalizzata la loro pluridecennale attività di riutilizzatori. Torino dopo essersi affermata come best practice in questo ambito con l’istituzione delle Aree di Libero Scambio non professionale dell’usato ha davanti la sfida di riconfermarsi come terreno d’avanguardia di sperimentazione di fronte alla crescente richiesta di spazi autorizzati avanzata da ampie fasce della popolazione in stato di bisogno.  A Roma e Milano operai in cassaintegrazione o espulsi dal mercato del lavoro, insieme a precari e studenti hanno messo in moto processi di riconversione partecipata nelle ex-fabbriche fallite che hanno al centro modelli di riutilizzo su scala, riciclo e upcycling.

RIUTILIZZO E GESTIONE RIFIUTI:

A Ottobre, a Vicenza, nel quadro del progetto Life+ PRISCA, è stato autorizzato il primo grande impianto italiano di preparazione al riutilizzo (dove vengono trattati rifiuti riutilizzabili; prima risposta concreta per non destinare più a smaltimento l’irriducibile flusso di beni usati che viene conferito tra i rifiuti).

Nell’ambito dello stesso Progetto sono stati prodotti approfondimenti normativi che hanno evidenziato gli ostacoli e le possibili soluzioni autorizzative per azioni volte al massimo riutilizzo. Nell’Autunno 2013 i progetti europei Lifeplus Ambiente sviluppati in Italia, le Agende 21, la Rete ONU e Occhio del Riciclone hanno prodotto una lettera appello rivolta alle Istituzioni Nazionali per la rimozione degli ostacoli che inibiscono lo sviluppo della filiera del riuso. Progetti Life+ come quello No Waste hanno contribuito ad analizzare il possibile ruolo della Grande Distribuzione Organizzata nella realizzazione di un Centro di riuso e riparazione.

I primi importanti segnali di politiche di riutilizzo integrate con la gestione dei rifiuti sono gli interventi d’indirizzo prodotti da Regioni come la Puglia e la Campania che nei loro regolamenti prevedono il coinvolgimento della filiera economica dell’usato; per la prima volta un atto pubblico nazionale, come il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti (Ministero dell’Ambiente), riconosce che “per incrementare i volumi di riutilizzo occorre pianificare azioni che rimuovano o contribuiscano a rimuovere gli ostacoli che inibiscono lo sviluppo del settore dell’usato. Oltre al problema logistico e strutturale rappresentato dall’assenza di flussi certi di approvvigionamento, l’usato soffre di gravi problemi legati a sommersione, fiscalità e concessione di spazio pubblico”. L’avvio della sperimentazione congiunta Rete ONU-Federambiente è un ulteriore segnale che va nella direzione di migliorare l’efficienza del servizio di gestione dei rifiuti (riducendo il volume di rifiuti ancora in buono stato destinati oggi allo smaltimento o recupero energetico) e sostenere un’economia dell’usato che spesso assume anche una connotazione sociale.

ANALISI AMBIENTALE:

Per la prima volta sono stati misurati, con metodo scientifico (da ODR e Mercatino SRL) peso e impatti ambientali del riutilizzo degli operatori dell’usato. Su 210 negozi conto terzi presi a campione, risulta una media di beni avviati a riutilizzo pari a 100 tonnellate all’anno. Ciascuno di essi evita ogni anno l’emissione di 475 tonnellate di CO2 equivalente. La ricerca ha dato la possibilità di confrontare il contributo ambientale offerto da varie iniziative messe in atto da attori pubblici e privati a favore del riutilizzo, fornendo possibili spunti di riflessione anche sulla concessione di adeguati contributi e sgravi annunciati tra gli allegati alla Legge di Stabilità.

Dall’analisi emerge che un negozio conto terzi medio a conduzione familiare riesce a riutilizzare poco meno di quanto sono riusciti a riutilizzare tutti i centri di riuso del Centro Italia, ma a differenza di questi ultimi non ha potuto godere di alcun aiuto pubblico e paga proporzionalmente più tasse e tariffe di chi vende nuovo. Tenendo conto che in Italia i negozi in conto terzi sono circa 4000 è possibile valutare il loro volume complessivo di riutilizzo in centinaia di migliaia di tonnellate ogni anno.

MODA E RIUTILIZZO:

Negli ultimi anni, le proposte di moda e riutilizzo hanno avuto successo principalmente nei mercati dei Paesi a reddito più basso. In quelli a reddito elevato la proposta si rivolge ad una fascia d’elite per alcuni marchi affermati e proliferano le produzioni amatoriali che a stento riescono a trovare un punto d’equilibrio; produzione su scala e internazionalizzazione del mercato le ricette per far fiorire il settore.

Scarica il rapporto integrale

Fonte: Occhio del Riciclone

E’ nato il Programma Nazionale per la Prevenzione

Con decreto direttoriale del 7 ottobre 2013, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha adottato il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti. Il documento adottato è il risultato di un percorso di condivisione iniziato lo scorso anno che, con modalità diverse, ha coinvolto i rappresentanti degli enti locali, del mondo della produzione, dell’associazionismo ambientale e della cittadinanza più ampia. Tale adozione è avvenuta nel rispetto della scadenza comunitaria prevista dalla Direttiva 2008/98/CE per il prossimo 12 dicembre 2013.

La Direttiva definisce “prevenzione” le misure prese prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto, che riducono:

a) la quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita;

b) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e la salute umana; oppure

c) il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti.

Il Programma fissa obiettivi il cui scopo è dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. Sulla base dei dati rilevati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), il Programma fissa i seguenti obiettivi di prevenzione al 2020 rispetto ai valori registrati nel 2010:

  • Riduzione del 5% della produzione di rifiuti urbani per unità di Pil. Nell’ambito del monitoraggio per verificare gli effetti delle misure, verrà considerato anche l’andamento dell’indicatore Rifiuti urbani/consumo delle famiglie.
  • Riduzione del 10% della produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di Pil;
  • Riduzione del 5% della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di Pil.

Il Programma fornisce anche indicatori specifici finalizzati alla valutazione dell’efficacia dei singoli interventi/progetti ed alla definizione di benchmark specifici e dovranno essere monitorati.

Al fine di assicurare la massima trasparenza e condivisione del Programma, sarà istituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare un Tavolo di lavoro permanente che coinvolga i soggetti pubblici e i portatori di interesse attivi nell’attuazione delle misure previste dal Programma. Compito del Tavolo è quello di effettuare il monitoraggio dell’attuazione del Programma nazionale e dei programmi regionali, individuare le criticità e proporre specifiche azioni prioritarie e misure integrative al fine dell’aggiornamento dei programmi stessi.

Nella redazione del Programma sono state considerate una serie di misure di carattere generale che possono contribuire in misura rilevante al successo delle politiche di prevenzione nel loro complesso.

Tra le misure generali rientrano la produzione sostenibile, il Green Public Procurement per le pubbliche amministrazioni, il riutilizzo, l’informazione esensibilizzazione, gli strumenti economici, fiscali e di regolamentazione, nonché la promozione della ricerca.
Ruolo fondamentale ha la tariffazione puntuale: “L’obiettivo è quello di definire la cornice della nuova tassa sui rifiuti prevista nella service tax e consentire l’applicazione di tariffe puntuali che i Comuni potranno scegliere in sostituzione della tassa ispirate al principio comunitario “chi inquina paga”.
In base a quanto stabilito in materia dalle linee guida della Commissione europea su particolari flussi di prodotti/rifiuti ritenuti prioritari, nel Programma sono state scelte alcune misure specifiche di prevenzione dei rifiuti.

Il carattere “prioritario” di tali flussi è legato alla rilevanza quantitativa degli stessi rispetto al totale dei rifiuti prodotti o alla loro suscettibilità ad essere ridotti con facilità e in modo efficiente. Tali flussi prioritari sono: i rifiuti biodegradabili con particolare attenzione agli scarti alimentari, i rifiuti cartacei, i rifiuti da imballaggio ed i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Secondo quanto previsto dalla normativa nazionale, le Regioni integreranno la loro pianificazione territoriale con le indicazioni contenute nel Programma nazionale. A tal fine, viene stabilito per  le regioni  il  termine di un anno per l’adozione del Programma nazionale.

Scarica il Programma Nazionale di prevenzione per i rifiuti (Pdf, 240 KB)

Tariffa puntuale: cos’è e come funziona?

Cos’é?

Tares, Service tax, Trise, Tuc. Tutte evoluzioni della Tarsu e della TIA. Tutte evoluzioni che pongono l’accento, finalmente anche in Italia, sull’applicazione del concetto “chi inquina paga”, caposaldo assoluto a livello Europeo.
La traduzione in italiano del caposaldo europeo è “tariffazione puntuale”.
Ma cosìè la tariffazione puntuale? Come funziona?

Facciamo un piccolo excursus storico

Nel 1997 Edo Ronchi (allora Ministro del’Ambiente) introduce con d.lgs 22/1997 la TIA, Tariffa d’Igiene Urbana, destinata a sostituire progressivamente la TARSU, la Tassa sui rifiuti solidi urbani. Come dice il nome, la tariffa, al contrario della tassa, ha come obiettivo di far pagare agli utenti esattamente per quanto usufruiscono del servizio (nel modo più preciso possibile), mettendo il vincolo della copertura totale del costo del servizio a carico della stessa.
La tariffa si compone di due parti: quella fissa, volta a coprire i costi di esercizio (costi dello spazzamento delle strade, gli investimenti in opere…) e quella variabile dipendente invece dai rifiuti prodotti dall’utente.
Proprio la parte variabile è la parte più interessante e innovativa (almeno a livello nazionale). Si chiede di misurare realmente l’effettiva produzione di rifiuti di ogni utenza domestica e non domestica, parametrando su questo dato il peso della parte variabile della tariffa.
Qualora i Comuni non fossero stati in grado o non avessero voluto misurare la produzione dei rifiuti di ogni singola utenza, avrebbero potuto applicare il metodo presuntivo che consiste nello stabilire la suddivisione fra gli utenti dei costi variabili attraverso l’applicazione degli indici del DPR 158/99, che sono dei Kd (coefficienti teorici di produzione rifiuti calcolati con delle indagini statistiche) diversi per ogni categoria di utenza (sono oltre trenta) da moltiplicare per superficie occupata.
La realtà vuole che ancora alla fine del 2011 moltissimi Comuni non avessero fatto il passaggio da Tarsu a TIA, e che molto spesso la copertura dei costi del servizio di raccolta e smaltimento non fosse integralmente a carico della Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani.

Nel dicembre 2011 (legge 22 dicembre 2011 n. 214), viene introdotta la Tares, acronimo che sta per “tassa rifiuti e servizi”, un’imposta basata sulla superficie dell’immobile di riferimento, che ha come obiettivo la copertura economica per intero del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti del Comune. L’introduzione è obbligatoria per tutti i Comuni.

Il riferimento normativo torna ad essere il DPR 158/99, con i suoi Kd. A meno che il Comune non sia attrezzato con un sistema di misurazione della reale produzione di rifiuti (indifferenziati) dei propri cittadini e aziende.

Le successive evoluzioni  (Service tax, Trise, TUC) mantengono questa impostazione, sottolineando anzi il riallineamento con il principio impostoci dall’UE “chi inquina paga”

Come funziona

Il principio è semplice: pago per quanto rifiuto indifferenziato produco

 

Come si calcola

Il gestore del servizio misura il rifiuto indifferenziato prodotto dall’utenza

La modalità più utilizzata in Europa è quella della misurazione volumetrica: si conteggiano e tariffano il numero di svuotamenti, in caso di utilizzo di bidoni o mastelli, il numero di conferimento in caso di utilizzo di sacchetti.
Tale modalità è più semplice da gestire permette ottimizzazioni del servizio che altre modalità non permettono. Non esistono in Italia esperienze di attivazione della tariffazione puntuale con misurazioni del peso del rifiuto prodotto o con l’utilizzo di strutture centralizzate ad accesso controllato e riconoscimento dell’utente (press container, isole interrate, cassonetti con calotta).

Si calcola la tariffa:


Il cittadino in realtà si troverà in bolletta tre voci:

  • la parte fissa
  • la parte variabile relativa agli svuotamenti minimi
  • la parte variabile relativa agli svuotamenti eccedenti quelli minimi

Di cosa si tratta? Perchè la parte variabile è divisa in due voci?

Al fine di scoraggiare abbandoni e conferimenti impropri, finalizzati all’azzeramento degli svuotamenti e di conseguenza della parte variabile della tariffa, in maniera ormai universale i Comuni decidono di stabilire un numero di conferimenti minimi che vengono comunque fatti pagare.
Tale numero non è standard, dipende da diverse variabili (produzione media, volumetria dei contenitori dati in dotazione…) ed ogni Comune lo stabilisce sulla base delle proprie necessità.
Tale sdoppiamento, pur non risultando un aggravio sulle tasche del cittadino (gli svuotamenti minimi sono calcolati sulla base dei dati provenienti dal territorio, su dati reali e non presuntivi, e quindi un utilizzo standard del servizio di raccolta porta ad un numero di svuotamenti che certamente supera quello minimo) dà al Comune una discreta garanzia di evitare abbandoni di rifiuti e discariche abusive.

“Meno Rifiuti – Più Benessere”

Meno Rifiuti Piu’ Benessere in 10 mosse è tornata con la seconda edizione per sollecitare il mondo della produzione e della distribuzione a compiere 10 azioni nel breve e medio termine per ridurre l’impatto ambientale di imballaggi, promuovere soluzioni adatte all’uso multiplo ma soprattutto ad innovare attraverso la progettazione di beni e  servizi  in un’ottica di economia circolare.
L’iniziativa ha partecipato alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti che si terrà dal 16 al 24 novembre.
Per coinvolgere e informare anche  i consumatori l’iniziativa focalizza gli imballaggi dei beni di largo consumo che, insieme agli articoli usa e getta, diventano quel genere di rifiuto con cui si deve fare i conti quotidianamente e li invita a firmare la petizione collegata all’appello.

La novità della seconda edizione consiste nella partenza di una comunicazione personalizzata  alle maggiori aziende dei prodotti di largo consumo del settore alimentare, della cosmetica e detergenza, nonché le principali insegne della Distribuzione Organizzata, che continuerà con il 2014.
Ai responsabili delle Aziende, più o meno virtuose sotto l’aspetto ambientale, è stato chiesto  di rendere noto il proprio impegno rispetto alle 10 mosse, sia per i progetti attuati che per quelli in fase di pianificazione. Le adesioni ed i relativi dettagli verranno pubblicati in una pagina dedicata del sito.
“L’invito all’azione che Meno Rifiuti più Benessere rappresenta nei confronti delle aziende, va oltre ai contenuti delle 10 mosse, sia sotto l’aspetto ambientale che partecipativo –  afferma Silvia Ricci, responsabile Campagne dell’Associazione comuni virtuosi (Acv). Sotto l’aspetto ambientale poiché  l’impatto complessivo di un prodotto non è limitato al solo packaging, come la prima mossa evidenzia. Sotto l’aspetto partecipativo perché riuscire a coinvolgere le aziende a comunicare pubblicamente il proprio, impegno come avviene all’estero, non è una modalità alla quale le aziende italiane sono avvezze” continua Ricci.

“Come ACV abbiamo però coinvolto con successo un buon numero di gruppi  della Grande Distribuzione con la campagna Porta la Sporta. Quest’ultima iniziativa, pensata per ridurre l’impatto ambientale ma anche economico che i rifiuti da imballaggio e articoli usa e getta hanno per le casse comunali, dovrebbe essere una palla che le aziende colgono al balzo per dimostrare che quanto pubblicato nel bilancio di sostenibilità si riflette nella prassi aziendale. Questa iniziativa rappresenta oltre 3000 cittadini che hanno firmato la petizione, 300 enti locali e diverse associazioni. L’ascolto del cliente , la collaborazione con le organizzazioni non profit e con gli enti locali (a favore di obiettivi comuni e a beneficio dei territori ) sono argomenti che sono di casa nei bilanci di sostenibilità. Pertanto non possiamo che essere fiduciosi  di ricevere prima o poi un cenno di riscontro alle comunicazioni che stiamo inviando alle aziende e che proseguiranno anche nel prossimo anno” conclude Silvia Ricci.

Le dieci mosse
La prima mossa chiede di ripensare e innovare i prodotti verso una maggiore sostenibilità partendo da un diverso approccio nella fase di progettazione. Ovvero di utilizzare una metodologia di progettazione chiamata Design Sistemico che concepisce un prodotto come parte di un sistema con cui interagisce, e per tutto il suo ciclo di vita. I sistemi a cui ispirarsi sono quelli della natura dove il concetto di rifiuto non esiste perché  ogni output di un processo diventa un input, o una risorsa, per nuove attività. Una sua applicazione eliminerebbe la necessità di dover intervenire successivamente  per risolvere effetti collaterali negativi  per uomo e ambiente.
Già dalla fase di progettazione di un bene o di un imballaggio la scelta di un materiale piuttosto che un altro inciderà su tutte le fasi a monte del processo: dall’estrazione delle materie prime, alla produzione di energia utilizzata per estrarle e lavorarle, ai trasporti, etc.
Questa scelta sarà allo stesso tempo determinante quando il prodotto dovrà essere smaltito. L’azienda che studia un nuovo prodotto non può quindi esimersi dal considerare come lo stesso potrà essere recuperato, riciclato o riutilizzato una volta che terminerà la sua funzione primaria.
Le mosse successive chiedono non solamente una prevenzione quantitativa degli imballaggi ma anche una prevenzione del loro impatto ambientale. E quindi la progettazione di imballaggi ridotti all’essenziale, totalmente riciclabili e privi di quelle componenti che ne impediscono un riciclaggio eco efficiente (etichette sleeve, additivi, opacizzanti e altri abbinamenti di materiali eterogenei difficilmente separabili).
E ancora l’utilizzo di materie prime seconde provenienti dal riciclo per realizzare nuovi imballaggi, l’applicazione di sistemi di etichettatura che comunichino il grado di riciclabilità degli stessi e l’introduzione di sistemi di vuoto a rendere per le bevande.
Infine una maggiore presenza nell’assortimento di prodotti ecologici adatti all’uso multiplo e possibilità di acquisto sfuso e alla spina nei punti vendita della Grande Distribuzione con diffusione capillare su tutto il territorio promossi da una comunicazione abbinata che ne comunichi il vantaggio ambientale.

Hanno sottoscritto il documento circa 300 enti locali e aderito associazioni nazionali come Greenaccord, Fare Verde, MDF- Movimento Decrescita Felice, Slow Food Italia, Cittadinanza Attiva, Altroconsumo  e l’Associazione Borghi Autentici d’Italia.
Enti locali e associazioni nazionali e locali vengono inviate a sottoscrivere l’appello  inviando una mail ai riferimenti presenti sulla pagina dell’iniziativa dove si trovano anche le indicazioni utili alle Aziende che vorranno aderire.
Anche i singoli cittadini vengono inviati a firmare la petizione di supporto che ha raggiunto oltre 3000 firme e a diffonderla attraverso i loro contatti e social media.

 

Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti 2013

Sono aperte le iscrizioni alla SERR 2013, la Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti. C’è tempo fino al 30 ottobre.
La Settimana è nata all’interno del Programma LIFE+ della Commissione Europea con l’obiettivo primario di sensibilizzare le Istituzioni, gli stakeholder e tutti i consumatori sulle strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti messe in atto dall’Unione Europea e che gli Stati membri sono tenuti a seguire.
Obiettivo del Comitato italiano è stimolare quanti più soggetti possibile – Enti e Istituzioni nazionali e locali, Autorità territoriali e Pubbliche Amministrazioni, Associazioni e Organizzazioni no profit, Scuole e Università, Aziende e Imprese, Associazioni di categoria, ecc. (i cosiddetti “Project Developer”), a mettere in piedi iniziative ed azioni volte alla riduzione dei rifiuti, a livello nazionale e locale, nei giorni dal 16 al 24 novembre 2013. Lo scorso anno fu record di partecipazione, con ben 5261 azioni  sulla riduzione dei rifiuti condotte in Italia, il paese con maggiori adesioni tra i 27 aderenti.

Per maggiori informazioni  www.menorifiuti.org

ANCI-CONAI: chi ha sottoscritto le richieste di ACV

Albaredo d’Adige VR
Isola del Piano PS
Castelmassa RO
Montesilvano PS
Melito NA
Boves CN
Prezza AQ
Collegno TO
Marcon VE
Montechiarugolo PR
Beinette CN
Berlingo BS
Fratte Rosa PU
Bussero MI
Ariccia RM
Lucca
Villanova AT
Almese TO
Tramonti di Sotto PN
Montecorvino Pugliano SA
Rosolini SR
Sant’ Angelo a Cupolo BN
Monsano AN
Feltre BL
Brossasco CN
Mezzago MB
Casalecchio di Reno BO
Torre Pellice TO
San Benedetto del Tronto AP
Lainate MI
Malegno BS
Bereguardo PV
Catanzaro
Fano PS
Cadogado CO
Sardara VS
Montopoli Val d’Arno  PI
San Secondo Parmense PR
Agerola NA
Tronzano VC
Faenza RA
San Lorenzo in Campo PS
San Salvatore Monferrato AL
Eboli SA
Cassinetta di Lugagnano MI
Novara
Povoletto UD
Canegrate MI
Ragusa
Cuggiono MI
Trento
Senigallia AN
Venezia
Monte San Pietro BO
Gallarate VA
Urbino PS
Palazzolo sull’Oglio BS
Mirabello AL
Camerano AN
Capannori LU
Corchiano VT
Malcesine VR
Cremolino AL
Cerreto D’Esi AN
Colorno PR
Melpignano LE
Pieve di Cento BO
Prata di Pordenone PN
Rottofreno PC
Pietralunga PG
Casola Valsenio RA
Montemarciano AN
Camigliano CE
Frugarolo AL
Camagna Monferrato AL
Parma
Oleggio Castello NO
Ponte nelle Alpi BL
Traversetolo PR
Collecchio PR
Cesena
Savona
Cesano Boscone MI
Monte Porzio PU
Busseto PR
Caltrano VI
Oriolo VT
Budrio BO
Castelsardo SS
Chianciano Terme SI
Latronico PZ
Olivadi CZ
Castelnuovo Cilento SA
Palermo
Mondovì CN
Lesignano de Bagni PR
Monteveglio BO
Sospirolo BL
Asti
Assago MI
Cigole BS
Verderio Superiore LC
Mira VE
Zoldo Alto BL
Mezzani PR
Pomezia RM
Santa Maria Nuova AN
Modugno BA
Bisignano CS
Rivalta TO
Serrapetrona MC
Bassano Romano VT
S.Stino di Livenza VE
Manfredonia FG
Riace RC
Alano di Piave BL
Mel BL
Taibon Agordino BL
Courgnè TO
Ronchi dei Legionari GO
San Gregorio nelle Alpi BL
Albenga SV
Lasnigo CO
Morro d’Alba CN
Villarfocchiardo TO
Scicli RG
Carignano TO
Alano di Piave BL
Solza BG
Pieve di Cadore BL
Forlì Verghereto FC
Cassino FR
Gradara PU
Gussago BS
Borgone di Susa TO
Sogliano al Rubicone FC
Messina Vito d’Asio PN
Botricello CZ
Longiano FC
Nonantola MO
Acquaviva delle Fonti BA
Marcetelli RI
Saluzzo CN
Gropparello PC
Sorbolo PR
Frisanco PN
San Pietro in Casale BO
Savigliano CN
Monte san Vito AN
Ponte dell’Olio PC
Novi Ligure AL
Morano sul Po AL
Moncalieri TO
Villanova d’Asti AT
Avigliana TO
Biassono MB
Vodo di Cadore BL
Agordo BL
Orzinuovi BS
San Vito di Cadore BL
Mogoro OR
Chiaravalle AN
Cuneo
Mondavio PU

Altri Enti che hanno sottoscritto e diffuso la nostra iniziativa:

“Consorzio Intercomunale Vallesina-Misa” CIR 33 gestore del servizio di igiene urbana per i Comuni di Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castel Colonna, Castelleone di Suasa, Castelplanio, Cerreto D’Esi, Corinaldo, Cupramontana, Fabriano, Genga, Jesi, Maiolati Spontini, Mergo, Monsano, Monte Roberto, Montecarotto, Monterado, Morro d’Alba, Ostra, Ostra Vetere, Poggio San Marcello, Ripe, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Santa Maria Nuova, Sassoferrato, Senigallia, Serra De’ Conti, Serra San Quirico, Staffolo. Abitanti serviti dal Consorzio: oltre 300.000.

Consorzio Priula gestore del servizio di igiene urbana per i Comuni di : Arcade, Breda di Piave, Casale sul Sile, Carbonera, Casier, Giavera del Montello, Maserada sul Piave, Monastier di Treviso, Morgano, Nervesa della Battaglia, Paese, Ponzano Veneto, Povegliano, Preganziol, Quinto di Treviso, Roncade, San Biagio di Callalta, Silea, Spresiano, Susegana, Villorba, Volpago del Montello, Zenson di Piave, Zero Branco. TOT. abitanti serviti da consorzi Priula e  TV3: 490.000.

Consorzio TV3 gestore del servizio di  igiene urbana per i Comuni di: Altivole, Asolo, Borso del Grappa, Caerano San Marco, Castelcucco, Castelfranco  Veneto, Castello di Godego, Cavaso del Tomba, Cornuda, Crespano del Grappa, Crocetta del Montello, Fonte, Istrana, Loria, Maser, Monfumo, Montebelluna, Paderno del Grappa, Pederobba, Possagno, Resana,  Riese Pio X, San Zenone degli ezzelini, Trevignano, Vedelago.

Biodistretto della via Amerina e delle Forre (Provincia Viterbo)

Associazione Ambientarti (Provincia di Salerno)

Zero Waste Italy