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Dal bidone dei rifiuti spunta un tesoro: il riciclo vale 6,5 miliardi di euro

E’ il beneficio ottenuto in termini di minor import di materia prima grazie al recupero degli scarti. Secondo i dati del Was, il Waste Strategy Report 2016, i 75 top player dei rifiuti urbani hanno un fatturato quasi tre volte maggiore di quello del calcio italiano

Economia circolare: prove di crescita. I primi frutti dell’aumento della raccolta differenziata cominciano a vedersi. Il riciclo aiuta in modo significativo la bilancia dei pagamenti italiana: si evitano importazioni di materie prime per 6,5 miliardi di euro. E i 75 maggiori operatori nell’ambito dei rifiuti urbani sono arrivati a un fatturato di 9,7 miliardi di euro, quasi tre volte quello del calcio italiano.

Sono alcuni dei numeri contenuti nel Was, il Waste Strategy Report 2016 presentato da Althesys, società di ricerca in campo ambientale ed energetico. Il settore cresce e c’è un notevole potenziale di occupazione perché ad esempio nel Meridione 2,3 milioni di tonnellate di scarti organici non vengono raccolti in maniera differenziata e quindi non sono trasformati in compost o energia.

“L’evoluzione delle politiche dei rifiuti in direzione dell’economia circolare stanno trasformando profondamente il settore del waste management: le dimensioni del business aumentano e il perimetro delle varie filiere si allarga”, si legge nel rapporto. “E’ un processo che stimola l’innovazione e crea nuovi mercati”.

Per l’Italia, un paese in cui le materie prime non abbondano, lo sviluppo del settore industriale basato sul recupero dei materiali può rappresentare una spinta importante anche in termini occupazionali. Secondo i calcoli della Ue spingendo sull’economia circolare l’Italia entro il 2025 potrebbe portare il beneficio economico a 12 miliardi di euro l’anno grazie al risparmio di materie prime. E, a livello continentale, la posta in gioco – secondo le stime della Commissione europea – è costituita da 580 mila posti di lavoro e da un taglio di circa il 3% delle emissioni serra.

“Finora la carenza di aziende con strutture adeguate ha frenato, soprattutto al Sud, lo sviluppo dell’industria del riciclo”, spiega Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys. “Inoltre ci sono anche ostacoli normativi che hanno rallentato il pieno utilizzo delle materie prime seconde, cioè dei rifiuti trattati in sicurezza e trasformati. Ma cominciano a moltiplicarsi segnali incoraggianti”.

Ad esempio nel settore cartario la produzione di materie prime seconde da raccolta differenziata è quasi raddoppiata passando dal 26% del 2000 al 47,7% del 2015. Per lo sviluppo futuro molto dipenderà da alcuni decreti in ballo. Ad esempio quello sulla tariffa puntuale (in modo da far pagare meno ai cittadini virtuosi e di più a chi butta tutto nell’indifferenziata). E quelli sull’end of waste, che facilitano il processo di recupero stabilendo con chiarezza quando un rifiuto cessa di essere tale e si trasforma in materia prima seconda.

Fonte: Antonio Cianciullo per Repubblica.it

Lampedusa verso una economia circolare

Il Sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini ha reso noto che un altro importante obbiettivo è stato raggiunto sulla strada verso un’economia circolare: il trattamento in loco degli sfalci e potature ed il riutilizzo per il nutrimento del terreno.
Come ben sappiamo dopo l’avvenuta colonizzazione della nostra isola, si è innescato un processo che ha portato alla desertificazione di gran parte del territorio ed il ripristino del terreno può passare solo attraverso azioni di riforestazione e fertilizzazione del suolo.
L’Amministrazione Comunale, grazie al supporto tecnico della ESPER nella persona dell’Ing. Salvatore Genova, tra le diverse azioni intraprese per migliorare il servizio relativo alla gestione dei rifiuti nelle isole, ha raggiunto un importante accordo con la Forestale che permetterà di riutilizzare i resti degli sfalci e delle potature dei giardini pubblici e privati, come nutrimento per il suolo, nel programma di rimboschimento portato avanti dall’azienda Forestale.
I residui degli sfalci erbosi e potature che giornalmente vengono prodotti nel territorio comunale, saranno trattati, trasformati e riutilizzati nella stessa isola, creando così un processo circolare con importanti ritorni dal punto di vista ambientale, ma soprattutto economico. Infatti, gli scarti erbosi venivano trasferiti in Sicilia con importanti costi per il Comune in termini di trasferimento e trattamento.
Oggi l’Assessore all’Ambiente Stefano Greco e l’Ing. Salvatore Genova hanno presenziato durante le operazioni di scarico coordinate dal Signor Andrea Almanzo, del prodotto triturato presso il Sito di Cala Francese gestito dalla Forestale.

Si ricorda che il Centro di Raccolta Comunale resta a disposizione della cittadinanza tutti i giorni feriali, dal Lunedì al Sabato (dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00), l’Amministrazione invita i cittadini a collaborare per rendere l’isola più pulita ed accogliente.

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente

Turismo a rifiuti zero. E’ questa la sfida lanciata nel convegno tenutosi a San Vito lo Capo in conclusione di una tre giorni di eventi a tema.
Fra gli altri ad alternarsi sul podio dell’oratore gli esperti di fama internazionale Salvatore Genova (direttore tecnico di ESPER), Enzo Favoino (coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe) e Walter Giachetti (direttore della divisione ambiente di Etra spa). Presenti i sindaci di San Vito Lo Capo, di Isola delle Femmine e di Paceco, quest’ultimo anche nella qualità di presidente dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini, Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, Giuseppe D’Angelo, presidente di Rifiuti e Spreco Zero Onlus, che ha l’esperienza di Isola delle Femmine e i risultati raggiunti nella raccolta differenziata. Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda con sindaci e tecnici comunali per fare il punto della situazione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.

Il convegno ha preso le mosse, a partire dai buoni esempi già presenti anche in Sicilia, da quello che già amministrazioni, comunità, attività possono fare ‘dal basso’ per migliorare la propria gestione dei materiali post consumo e, con essa, migliorare le proprie economie e i costi connessi, creando anche lavoro, oltre alla sostenibilità ambientale. Vista la congiuntura regionale delicata, è stata anche l’occasione per sviluppare qualche riflessione in merito agli errori passati, alle previsioni dei Piani vigenti ed a come uscirne.

Rassegna stampa

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente – Trapani Oggi

PER UNA SICILIA TURISTICA A RIFIUTI ZERO – Telesud

Esperti di fama internazionale ad Isola delle Femmine e San Vito per una Sicilia turistica a Rifiuti Zero – Cinisi On Line

RASSEGNA STAMPA – Raccolta differenziata, tra conflitti di interesse e dati segreti: “Costi a carico delle casse pubbliche”

Tra opacità e critiche dell’Antitrust, il sistema Conai non garantisce la copertura dei costi di raccolta a carico dei Comuni con i prezzi di fatto definiti dai produttori di imballaggi. Una situazione capovolta rispetto a quella di altri Paesi europei

Domanda numero uno: quanta plastica, carta o vetro da riciclareha raccolto il tal comune? Domanda numero due: lo stesso comune quanti contributi che gli spettano per legge ha incassato a fronte dei costi sostenuti per la raccolta differenziata degli imballaggi? Due domande le cui risposte sono contenute nella banca dati Anci–Conai prevista dagli accordi tra l’Associazione nazionale dei comuni italiani e il Conai, ovvero il consorzio privato che è al centro del sistema della raccolta differenziata degli imballaggi. Numeri non diffusi ai cittadini, che possono contare solo su un report annuale con dati aggregati. Ma i dati aggregati non sempre vanno d’accordo con la trasparenza. E soprattutto non rendono conto delleincongruenze di una situazione su cui l’Antitrust di recente ha espresso le sue critiche, mettendo nero su bianco che “il finanziamento da parte dei produttori di imballaggi dei costi della raccolta differenziata non supera il 20% del totale, laddove invece, dovrebbe essere per intero a loro carico”. Con la conseguenza che a rimetterci sono le casse pubbliche, visto che tocca ai comuni coprire gran parte di quei costi.

I dati sulla raccolta differenziata? In mano a un privato pagato dal Conai – Il sistema Conai, creato alla fine degli anni novanta per recepire la direttiva europea in materia e per soddisfare il principio del “chi inquina paga”, funziona così: per ogni tonnellata di imballaggi immessa sul mercato i produttori di imballaggi versano un contributo (cac, contributo ambiente Conai) al Conai, che poi distribuisce ai vari consorzi di filiera le quote spettanti. Per gli imballaggi di plastica il consorzio di riferimento è il Corepla, per quelli di carta il Comieco, e così via. Tutti consorzi che fanno capo al Conai e che sono controllati dagli stessi produttori di imballaggi e da chi li immette sul mercato. Il sistema Conai, che tra le sue entrate può contare anche sui ricavi ottenuti con la vendita dei materiali conferiti dai comuni, riconosce a questi un corrispettivo a tonnellata che dovrebbe compensare gli extra costi sostenuti per la raccolta differenziata degli imballaggi rispetto a quella dei rifiuti generici. “Solo che ad oggi – spiegaMarco Boschini, coordinatore dell’Associazione dei comuni virtuosi – non esiste ancora uno studio che stabilisca quali sono realmente in media gli extra costi sostenuti dai comuni per ogni tipologia di tonnellata di materiale raccolta”.

E così il corrispettivo dovuto ai comuni viene stabilito da unatrattativa effettuata ogni cinque anni nell’ambito del rinnovo dell’accordo tra Anci e Conai, dove finora hanno prevalso gli interessi del sistema Conai. Con un particolare: i dati relativi allaraccolta differenziata sono custoditi nella famosa banca dati, che viene gestita a spese del Conai da Ancitel Energia e Ambiente(Ancitel E&A), a cui è stata affidata in modo diretto da Anci, senza alcun bando di gara. Ancitel E&A è una società che, al di là di una quota del 10 per cento in mano ai comuni attraverso Ancitel spa, è al 90 percento di proprietà di privati. Con un primo conflitto di interessi che salta subito all’occhio, come fa notare Boschini: “Il Conai e i suoi consorzi di filiera pagano ad Ancitel E&A la gestione della banca dati e sono quindi i suoi principali clienti, clienti che hanno garantito finora quasi per intero il fatturato di tale società. Se dall’elaborazione dei dati dovesse emergere, cosa peraltro in linea con quanto rilevato dall’Antitrust, che i sovra costi della raccolta differenziata degli imballaggi sono ben più elevati di quelli riconosciuti attualmente ai comuni, si verrebbe a determinare un aumento di costi a carico proprio dei clienti più importanti e decisivi di Ancitel E&A”.

Le critiche dell’Antitrust: “Il sistema Conai copre solo il 20% dei costi di raccolta” – Quando nel 2013 l’Associazione dei comuni virtuosi ha affidato alla società di ingegneria Esper (Ente di studio per la pianificazione ecosostenibile dei rifiuti) la redazione di un’analisi sugli effetti degli accordi tra Anci e Conai, ecco cosa è saltato fuori: “Analizzando gli ultimi dati disponibili nel 2013 – spiega Ezio Orzes, uno dei curatori della ricerca e assessore all’Ambiente di Ponte alle Alpi, comune più volte premiato da Legambiente per i risultati raggiunti nella raccolta differenziata – si è visto che ai comuni italiani il Conai riconosceva solo il 37% di quanto incassato grazie al cac e alla vendita dei rifiuti raccolti, mentre i corrispettivi per tonnellata raccolta ricevuti dai nostri enti locali erano tra i più bassi in Europa. Così, a fronte dei circa 300 milioni versati dal Conai ai comuni, questi ne spendevano almeno tre volte tanto per la raccolta degli imballaggi”.

Da allora, seppur con qualche miglioramento dovuto anche alle prese di posizione dell’Associazione dei comuni virtuosi, lo sbilanciamento a favore dei privati (sistema Conai) rispetto al pubblico (Anci) è rimasto. Così nel 2015 il sistema Conai ha incassato 593 milioni di euro grazie al cac e circa 225 dalla vendita dei materiali conferiti dagli enti locali. Valore, quest’ultimo, che potrebbe essere ancora più alto visto che, per fare un esempio, il consorzio Comieco vende sul mercato libero solo il 40% della carta recuperata, quota a cui è salito dopo un impegno preso nel 2011 con l’Autorità garante della concorrenza e del mercato che aveva censurato l’“opacità gestionale” determinata dalla pratica di cedere alle cartiere consorziate i materiali raccolti a prezzi inferiori a quelli di mercato. In ogni caso, a fronte delle somme incassate, nel 2015 il Conai ha versato ai comuni, secondo quanto comunicato ailfattoquotidiano.it, solo 437 milioni. Numeri che contribuiscono a creare la situazione che – come detto – l’Antitrust lo scorso febbraio ha descritto così: “Il finanziamento da parte dei produttori (attraverso il sistema Conai) dei costi della raccolta differenziatanon supera il 20% del totale, laddove invece, dovrebbe essere per intero a loro carico”. Una situazione capovolta rispetto a quella di altri Paesi europei, evidenzia Attilio Tornavacca, direttore generale di Esper: “In Germania e in Austria i costi di raccolta degli imballaggi domestici sono a carico esclusivamente di chi produce e commercializza imballaggi. In Francia, secondo un rapporto del 2015 di Ademe (un’agenzia pubblica di controllo a supporto tecnico del ministero dell’Ambiente, ndr), la percentuale dei costi di gestione degli imballaggi domestici a carico di Ecomballages e Adelphes, consorzi che svolgono una funzione similare a quella del sistema Conai in Italia, nel 2014 è stata pari al 74,8%”.

Un unico sistema, tanti conflitti di interesse – I conflitti di interesse non si limitano alla gestione della banca dati Anci-Conai. “Il cac versato in Italia dai produttori di imballaggi è mediamente tra i più contenuti tra quelli applicati in Europa – spiega Tornavacca -. Ad esempio in Francia per il cartone si pagano 163 euro a tonnellata, mentre in Italia solo 4”. E chi decide a quanto deve ammontare il cac? “Il Conai stesso. E quindi, in definitiva, lo decidono gli stessi produttori di imballaggi che pagano il cac e che nel consorzio detengono l’assoluta maggioranza delle quote”. C’è poi un altro punto. Il corrispettivo versato ai comuni dal sistema Conai dipende dalla percentuale di impurità del materiale raccolto: quante più frazioni estranee sono presenti per esempio in una tonnellata di imballaggi plastici conferiti, come può essere un giocattolo che non è classificato come imballaggio, tanto più bassa è la somma riconosciuta al comune dal consorzio di filiera Corepla. A valutare la qualità del materiale raccolto sono alcune società scelte e pagate dal Conai, che potrebbe quindi decidere di rinnovare o meno il contratto a seconda che siano state soddisfatte o meno le proprie aspettative. Il che basta a spiegare questo altro potenziale conflitto di interessi presente nel sistema all’italiana di gestione dellaraccolta differenziata. Sebbene infatti l’analisi di qualità possa essere eseguita in contraddittorio tra le parti, una cosa è chiara: un corrispettivo più basso versato al comune in seguito al risultato dell’analisi corrisponde a un esborso inferiore da parte del Conai.

E ancora. Che fine fa la differenza tra quanto incassato dal Conai grazie al cac e alla vendita del materiale raccolto e quanto versato ai comuni? “In parte viene accantonata a riserva per esigenze di anni successivi – spiega Tornavacca – in parte viene utilizzata perfinanziare la struttura e tutte le attività promozionali del Conai e dei consorzi di filiera”. E anche qui casca l’asino su un altro bel conflitto di interessi. Perché nelle sue campagne promozionali il Conai si guarda bene dal promuovere pratiche che porterebbero a una riduzione del consumo di imballaggi, come la diffusione delvuoto a rendere, cosa che avrebbe conseguenze negative sui fatturati dei produttori suoi consorziati.

Conai e Anci: “Siamo per la trasparenza”. Ma la banca dati resta chiusa a chiave – Tra conflitti di interesse e costi di raccolta degli imballaggi che pesano soprattutto sulle casse pubbliche, anziché sui produttori, forse un po’ più di trasparenzaci vorrebbe. Magari rendendo visibile a tutti i cittadini il contenuto della banca dati da cui siamo partiti. Che ne pensa il Conai? “La banca dati Anci-Conai – risponde il direttore generale del consorzioWalter Facciotto – è uno strumento introdotto dal precedente accordo quadro Anci-Conai (2009-2013) ed è un sistema gestito direttamente da Anci. Restiamo convinti che sia il primo strumento per trasparenza e completezza nel settore dei rifiuti, a completa disposizione di chi ne ha la proprietà (i comuni) e la gestione (società e/o comune medesimo)”. E siccome la palla viene passata ai comuni, non resta che sentire il parere di Filippo Bernocchi, delegato Anci alle politiche per la gestione dei rifiuti e fino a pochi mesi fa presidente di Ancitel E&A: “Io sono sempre stato per il green open data. Le regole per rendere visibili i dati della banca dati sono definiti dal comitato di coordinamento Anci-Conai, ma ogni singolo comune dovrebbe dare il suo consenso perché possano essere pubblicati i dati che lo riguardano”. In attesa che Anci e Conai chiedano questo consenso, quei numeri continuano a essere chiusi a chiave nella banca dati.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Basta rifiuti: in Svezia sgravi fiscali a chi ripara anziché buttare

Hai una bicicletta rotta? Una lavatrice da cambiare? Uno smarthpone da rottamare? Se abiti in Svezia pensaci due volte prima di correre a comprare un prodotto nuovo, relegando il vecchio al cassonetto. Il governo svedese è intenzionato ad incentivare l’economia circolare, mostrando come dalle buone pratiche tutti possano ottenere un guadagno tangibile. Come? Predisponendo delle agevolazioni fiscali per quanti decideranno di riparare gli oggetti rotti anziché trasformarli in rifiuti.

La proposta di legge, presentata ieri in parlamento, se approvata introdurrebbe nuove misure fiscali a favore del recupero di abiti, calzature, bici ed elettrodomestici. “In questo modo siamo convinti di poter abbassare notevolmente i costi e quindi rendere economicamente più razionale la scelta di riparare la merce”, ha spiegato Per Bolund, ministro svedese delle Finanze.

L’idea contenuta nella proposta normativa è quella di tagliare l’aliquota IVA sulle riparazioni di biciclette, vestiti e scarpe dal 25% al 12%; si introdurrebbe la possibilità di chiedere un rimborso del costo delle riparazioni di elettrodomestici quali frigoriferi, forni, lavastoviglie e lavatrici, da scaricare sull’imposta sul reddito. Per Bolund la misura ridurrebbe di oltre il 10% le spese sostenute, stimolando il mercato nazionale del recupero.

Gli incentivi sono parte degli sforzi del governo per ridurre la propria impronta di carbonio. Nonostante, complessivamente, la nazione abbia ridotto del 23% le proprie emissioni di CO2 (rispetto a valori del 1990), quelle legate al consumo hanno continuato a crescere.
“Le emissioni dei gas serra che influenzano il clima sono in diminuzione, ma quelle da consumo sono in aumento”, afferma Bolund. “Ma assistiamo ad un crescente interesse verso un consumo più sostenibile da parte del consumatore svedese e questo è un modo con cui il governo può renderlo più accessibile.”
La proposta sarà presentata in parlamento come parte del disegno di legge sul bilancio di governo e, se approvato a dicembre di quest’anno, diventerà legge dal 10 gennaio 2017.

Fonte: Rinnovabili.it

In Francia dal 2020 stop a stoviglie in plastica usa e getta

Enzo Favoino, coordinatore scientifico Zero Waste Europe, spiega ad Eco: “La norma consente l’uso di stoviglie usa e getta compostabili ma chiede che siano certificate come compostabili in sistemi di compostaggio domestico. Potrebbe passare il messaggio che si possano degradare in condizioni naturali, quindi abbandonandole nell’ambiente”

In Francia nel 2020 scatterà il divieto di produzione, vendita e cessione gratuita di stoviglie monouso di plastica. La legge da poco entrata in vigore fa parte delle misure approvate nel luglio scorso nel quadro della “Transizione energetica per la crescita verde” scaturita dalla conferenza sul clima di Parigi del dicembre 2015, la Cop21. Si tratta della stessa legge con la quale nei mesi scorsi sono stati definiti termini e condizioni per il divieto degli shopper monouso in plastica, legge che ha seguito le norme di quella analoga Italiana adottata qualche anno fa.
In merito, abbiamo intervistato Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe, uno dei massimi esperti su gestione dei materiali post consumo, riduzione e raccolta differenziata, e da sempre attento ai temi della riduzione delle plastiche e degli standard di settore per la loro sostituzione (standard alla cui definizione ha peraltro partecipato, all’inizio degli anni 2000). “La Francia è il primo paese al mondo a vietare le stoviglie monouso in plastica – dice Favoino – e questo è certamente uno sforzo importante. Lavorando da sempre per superare la cultura dell’usa e getta non possiamo che gioire per questo primo importantissimo segnale, sperando che venga seguito presto dall’Italia (primo paese ad adottare il divieto sugli shopper in plastica) e da altri paesi. Va comunque sottolineato che il provvedimento presenta delle criticità nelle definizioni delle esenzioni e nelle previsioni accessorie, criticità che rischiano di generare confusione”.
Il testo definisce l’elenco dei prodotti – tazze, bicchieri e piatti – che hanno nella plastica la componente strutturale principale, e che verranno vietati, ma consente l’uso di stoviglie usa e getta compostabili. “Il che – spiega Favoino – ha una sua ragione, ad esempio per l’uso in eventi o servizi catering in cui per motivi logistici non è possibile organizzare il lavaggio, o ancora per lo street food in occasione di fiere ed eventi. Ma il problema – aggiunge – è che la disposizione francese richiede che tali manufatti siano compostabili in sistemi di compostaggio domestico”. Favoino sottolinea come questo generi confusione. Perché la ragione, ed il destino, dello stovigliame compostabile non è quello di venire poi incorporato in sistemi di compostaggio domestico, ma di essere un requisito per l’integrazione nei circuiti di raccolta differenziata, destinati poi a centri di compostaggio: “il requisito della compostabilità nei sistemi di compostaggio domestico, oltre a non rispondere a situazioni concrete, tende a generare un messaggio distorto, ossia che il manufatto si possa degradare in condizioni naturali e questo può fare pensare che il requisito della compostabilità sia una risposta all’abbandono nell’ambiente. Così non è e va sottolineato con forza, e tenuto a mente per sperabili disposizioni analoghe in Italia o altrove: la compostabilità non è una soluzione al littering, ma uno strumento per l’integrazione  nei circuiti di raccolta differenziata. Solo in tali condizioni, catering senza sistemi di lavaggio o distribuzione di street food, il compostabile ha una sua ragione d’essere”
La norma richiede poi che i manufatti siano realizzati con materiali bio-based (cioè da fonti rinnovabili) per tutto o in parte. Nello specifico ammette prodotti che contengano un 50% minimo di materiali bio-based nel 2020 ed un minimo di 60% nel 2025. “E’ solo un requisito ancillare, non centrale – spiega Favoino – ma anche  questo potrebbe generare confusione, perché molti potrebbero confondere bio-based con biodegradabile e viceversa, e così non è. Il requisito di componenti bio-based può avere significato nel medio e lungo termine, per una riduzione della dipendenza da materie fossili, ma la condizione primaria da tenere a mente è anzitutto che il manufatto risponda ai requisiti di compostabilità come da standrad europeo EN 13432, che da tempo costituisce il riferimento per l’incorporazione nei sistemi di compostaggio.”

Fonte: Eco dalle Città

 

SERR 2016 – Definite date e temi: riduciamo l’impatto degli imballaggi

Si terrà dal 19 al 27 novembre 2016 l’ottava edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR), che avrà quale tema specifico annuale: “come ridurre e riciclare correttamente gli imballaggi e favorire l’eco-design degli stessi”. Lo annuncia il Comitato promotore nazionale della SERR, composto da CNI Unesco, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Utilitalia, Anci, Città Metropolitana di Torino, Città Metropolitana di Roma Capitale, Legambiente e AICA, con E.R.I.C.A. Soc. Coop. ed Eco dalle Città in qualità di partner tecnici.

Ci si potrà iscrivere alla SERR 2016 da martedì 1 settembre a sabato 4 novembre, collegandosi al sito www.ewwr.eu e registrando la propria azione. Per maggiori informazioni sulle modalità d’iscrizione verrà anche attivata una pagina dedicata sul sito www.envi.info.

Il focus di quest’anno sarà dedicato agli imballaggi, a partire dall’ottimizzazione nell’uso di materiale per avvolgere/contenere i beni, grazie a un processo virtuoso di eco-design, fino al corretto riciclo degli stessi, in un’ottica di Economia Circolare.

L’accento verrà quindi posto sulle buone pratiche di raccolta differenziata; sulle filiere del riciclo, garantite da CONAI e dai Consorzi di Filiera (CiAl per l’alluminio, Comieco per la carta, Corepla per la plastica, CoReVe per il vetro, Ricrea per l’acciaio e Rilegno per il legno) e sul minore ricorso a materie prime grezze, chiedendo ai partecipanti di sviluppare azioni che promuovano idee e abitudini finalizzate a ridurre i rifiuti prodotti, fin dalla fase di acquisto di beni, e/o a rendere migliore la raccolta differenziata e il riciclo più semplice, efficace ed efficiente.

Nel creare la propria azione ci si potrà sbizzarrire: informazioni più dettagliate su com’è strutturata la SERR e sulle modalità d’adesione saranno fornite sulla pagina Facebook ufficiale dedicata all’evento o scrivendo a serr@envi.info, insieme ad esempi pratici di possibili azioni da implementare.

La “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti” è nata all’interno del Programma LIFE+ della Commissione Europea con l’obiettivo primario di sensibilizzare le istituzioni, gli stakeholder e i consumatori circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti delineate dall’Unione Europea e che gli Stati membri sono chiamati ad attuare.

Il crescente successo dell’iniziativa ha portato nel 2015 i 33 Paesi partecipanti a mettere in campo a livello europeo circa 12.000 azioni, di cui 5.286 in Italia (primato continentale per il quinto anno consecutivo).

Anche per il 2016 l’obiettivo sarà coinvolgere il più possibile Pubbliche Amministrazioni, Associazioni e Organizzazioni no profit, Scuole, Università, imprese, Associazioni di categoria e singoli cittadini a proporre azioni volte a prevenire, ridurre o riciclare correttamente i rifiuti a livello nazionale e locale.

Ulteriori dettagli sulle precedenti edizioni sono disponibili sul sito internet ufficiale italiano www.menorifiuti.org

#SaveTheDate – Esperti di fama internazionale ad Isola delle Femmine e San Vito per una Sicilia turistica a Rifiuti Zero

Da Isola delle Femmine e San Vito Lo Capo parte la riscossa della Sicilia per una regione turistica finalmente libera dai rifiuti. Enti pubblici, associazioni ambientaliste locali e partner del settore della raccolta differenziata a livello nazionale ed internazionale si sono uniti per la realizzazione di tre giornate di eventi che vedranno protagonisti esperti nel settore di fama nazionale e internazionale.

isola-delle-femmineIl programma sarà inaugurato,venerdì 7 ottobre alle ore 9, dalla eco-traversata a nuoto da Cinisi a Isola delle Femmine di Enzo Favoino, coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe, inserito tra i 50 “Pionieri del Riciclo” scelti a livello nazionale. Favoino attraverserà il golfo nuotando per circa 9 chilometri dal tratto di mare antistante l’aeroporto Falcone-Borsellino fino ad Isola delle Femmine con l’intento di sensibilizzare sulla pulizia del litorale e sulla raccolta differenziata. Durante la nuotata saranno coinvolte le associazioni e le scuole dei vari paesi del golfo (Cinisi, Carini, Capaci, Isola delle Femmine) che saranno impegnate nella pulizia del litorale. “Sarà una giornata di sensibilizzazione e di azione collettiva”, spiega Enzo Favoino, “il tema sta diventando uno degli assi portanti, ed un importante strumento di promozione, delle iniziative globali di lotta al ‘littering’,  l’imbrattamento di mari,  litorali,  campagne e boschi con rifiuti, plastici ma non solo. Iniziative che intendono convergere, a medio termine, in una grande giornata mondiale di ‘Clean up’, di pulizia dell’ambiente, nel Settembre 2018, in cui si mira, per iniziativa del network Mondiale ‘Let’s do it, world’ a coinvolgere 380 milioni di persone (5% della popolazione mondiale) in un evento planetario”.

san-vito-lo-capoL’evento clou del programma si svolgerà invece sabato 8 ottobre, a San Vito Lo Capo, presso il centro “Padre Anselmo Caradonna”, dove, a partire dalle 10 del mattino, si terrà un incontro-dibattito sul tema “Turismo e raccolta differenziata”. L’appuntamento vedrà la partecipazione di esperti di fama nazionale ed internazionale nel campo della raccolta differenziata tra cui Enzo Favoino, Walter GiacettiSalvatore Genova. Saranno presenti i sindaci di San Vito Lo Capo, di Isola delle Femmine e di Paceco, quest’ultimo anche nella qualità di presidente dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini, nonché Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, e Giuseppe D’Angelo, presidente di Rifiuti e Spreco Zero Onlus, che racconterà l’esperienza di Isola delle Femmine e i risultati raggiunti nella raccolta differenziata. A moderare l’incontro sarà il giornalista Max Firreri. Nel pomeriggio è prevista una tavola rotonda con sindaci e tecnici comunali per fare il punto della situazione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.

“Il convegno prende le mosse, a partire dai buoni esempi già presenti anche in Sicilia, da quello che già amministrazioni, comunità, attività possono fare ‘dal basso’ per migliorare la propria gestione dei materiali post consumo (quelli tradizionalmente definiti “rifiuti” ma che rifiuti non devono essere considerati fino a quando sono suscettibili di valorizzazione) e con essa, migliorare le proprie economie ed i costi connessi, creando peraltro lavoro, oltre alla sostenibilità ambientale”, spiega Enzo Favoino, “ma certamente, vista la congiuntura regionale delicata, sarà anche l’occasione per sviluppare qualche riflessione in merito agli errori passati, alle previsioni dei Piani vigenti ed a come uscirne”. Dello stesso parere è Walter Giacetti: “È un iniziativa ricca di proposte concrete che tocca uno dei temi di maggiore attualità oggi in Sicilia, rivolta a tutta l’opinione pubblica e non solo ad esperti del settore in un momento cruciale e decisivo per il futuro della gestione rifiuti in Sicilia”, commenta Giacetti, “credo che la soluzione del problema non possa prescindere dalla valutazione e consapevolezza dei fallimenti del passato ma anche dalla conoscenza degli esempi di successo che possono guidare le attuali e future scelte”.

A chiudere il programma sarà la passeggiata lenta alla Riserva Naturale di Monte Cofano, che si terrà domenica 9 ottobre alle 8. Per maggiori informazioni e prenotazioni bisogna chiamare al numero 347 5165661 o scrivere a info@elbahira.it. Ma conosciamo meglio gli esperti che prenderanno la parola durante il convegno su “Turismo e raccolta differenziata”:

enzo-favoinoEnzo Favoino. Opera dal 1990 in qualità di tecnico e ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza, un centro di ricerca che ha avuto un ruolo fondamentale in Italia ed Europa per lo sviluppo ed il consolidamento delle pratiche di raccolta differenziata, riciclaggio, compostaggio, riduzione.  In tale ruolo ha contribuito ad attivare e consolidare le esperienze più avanzate di raccolta differenziata e recupero,  inclusa la progettazione delle raccolte in grandi Città italiane (come Milano e Parma) e l’attivazione di strategie e pratiche Rifiuti Zero (in Italia ed all’estero, ad es. Lubiana e la Slovenia). Da tempo ha portato le competenze e conoscenze sviluppate anche in ambito internazionale, operando per la definizione di strategie di sostenibilità, la realizzazione di circuiti pilota di raccolta differenziata e compostaggio, la definizione della legislazione di settore, la formazione di tecnici e decisori. E’ tra i fondatori dell’ECN (European Compost Network) ed è stato membro del Comitato Scientifico della Agenzia Nazionale di Protezione Ambientale ed è attualmente il coordinatore del Comitato Scientifico di Zero Waste Europe. Inoltre ha operato ed opera spesso a supporto della Commissione Europea e delle altre istituzioni comunitarie. Per il ruolo innovatore nei sistemi di raccolta differenziata e riciclaggio, nel 2007 Favoino è stato inserito tra i 50 “Pionieri del Riciclo” scelti a livello nazionale, ricevendo il relativo premio.

walter-giacettiWalter Giacetti. Responsabile R&S Etra e Amministratore Unico di Sintesi sr, è ingegnere chimico e dottore di ricerca. Fin dal 1995 ha avviato e in seguito sviluppato la gestione del ciclo rifiuti urbani implementando la raccolta differenziata integrata in un bacino di oltre 500.000 abitanti fino ad assumere la completa responsabilità periodo (2008-2013) in qualità di Direttore della Divisione Ambiente per la societàETRA spa. Da novembre 2007 ricopre ininterrottamente il ruolo di membro del Comitato Tecnico del Consorzio Nazionale Compostatori. Da Novembre 2014 è membro del Comitato di Verifica organo previsto dall’accordo ANCI-CONAI. Sintesi srl, di cui ETRA spa è socio unico, è nata nel 2001 e opera nel campo della consulenza e supporto relativamente ai servizi connessi alla gestione dei rifiuti dell’energia, all’efficientamento energetico e al contenimento della produzione di CO2. In tale veste è stato redattore o coordinatore, in diverse realtà territoriali a livello Comunale, Provinciale, d’Ambito e Regionale, di numerosi progetti e studi finalizzati all’implementazione di servizi innovativi di gestione dei rifiuti tra i quali si può citare il Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Basilicata (approvato ad agosto 2016) con il ruolo di responsabile coordinatore.

salvatore-genovaSalvatore Genova. Direttore tecnico ESPER. Ha maturato esperienze nella gestione ambientale di organizzazioni pubbliche, specie nell’ambito dei rifiuti urbani. Collabora con la ESPER dall’anno 2007 e si è occupato della redazione di vari studi di settore ed in particolare delle attività di Valutazione Ambientale Strategica per la redazione del Piano Rifiuti della Provincia di Taranto e di attività di sviluppo delle iniziative di riduzione e gestione dei Rifiuti Urbani e della progettazione di servizi di raccolta differenziata domiciliare dei rifiuti in realtà molto complesse.

 

 

Fonte: Il Giornale di Isola

Premio Comuni Ricicloni 2016

Quest’anno il Premio Comuni Ricicloni 2016 di Legambiente riserva una bella e inaspettata sorpresa, che lascia ben sperare per un’Italia finalmente libera dai rifiuti. Crescono nella Penisola i comuni Rifiuti free, quelli che oltre ad essere ricicloni, hanno deciso di puntare sulla riduzione del residuo non riciclabile da avviare a smaltimento. Sono ben 525, contro i 356 dello scorso anno, le realtà che producono meno di 75 chilogrammi annui per abitante di rifiuto secco indifferenziato, (pari al 7% del totale nazionale), per una popolazione che sfiora i 3 milioni di cittadini. Risultati ottenuti con ricette diverse ma con un denominatore comune: la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, una comunicazione efficace e con politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso. Non è un caso che dei 525 comuni Rifiuti free 255 hanno un sistema di tariffazione puntuale e 136 uno normalizzato.
A livello geografico, il Nord Italia è al top con i suoi 413 comuni Rifiuti free, pari al 79% del totale. Segue il Sud con 87 municipi (pari al 17% del totale) e il Centro con 25 (pari al 5%). Le regioni che superano la media nazionale del 7% di Rifiuti free rispetto al totale sono invece: il Veneto (con il 35% di comuni Rifiuti Free), il Friuli-Venezia Giulia (29%), il Trentino-Alto Adige (17%) e la Campania (9%). Mancano all’appello solo Valle d’Aosta, Umbria, Puglia e Sicilia dove non ci sono comuni con alta percentuale di differenziata e bassa produzione di rifiuto secco residuo. Dai numeri alle belle esperienze green, il passaggio è breve: tra le storie segnalate nel rapporto “Comuni Ricicloni” di Legambiente non poteva mancare l’Emilia Romagna con il sistema di penalità e premialità della nuova legge regionale, la città di Parma in prima linea nella tariffazione puntuale come Treviso e l’esperienza della raccolta porta a porta avviata a Catanzaro, in Calabria. Bene anche i capoluoghi del Nord come Belluno e Pordenone e le medie e le piccole città come: Empoli (50mila abitanti), Conegliano (TV) e Castelfranco Veneto (35mila abitanti), e poi Baronissi (SA), Cassano Magnago (VA), Suzzara (MN), Castelfidardo (AN), Monsummano Terme (PT), Fucecchio (FI), Certaldo (FI), Castelfiorentino (FI), Pergine Valsugana (TN), Feltre (BL), Vittorio Veneto (TV), Paese (TV) Montebelluna (TV), Oderzo (TV), Este (PD).
Ma per un’Italia Rifiuti free e per far vincere l’economia circolare, secondo Legambiente serve ora l’ultimo sprint finale per far diventare queste buone pratiche uno standard su tutto il territorio nazionale a partire dalla diffusione su larga scala di un sistema di tariffazione puntuale.

È quanto emerge dal rapporto Comuni ricicloni 2016 di Legambiente presentato a Roma, nell’ambito della tre giorni del Forum Rifiuti realizzato con Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club e in partenariato con il Coou, e durante il quale sono stati premiati i comuni Rifiuti free. Alla presentazione di Comuni ricicloni 2016 hanno partecipato Rossella Muroni presidente di Legambiente, Massimo Caleo, vicepresidente Commissione Ambiente Senato della Repubblica, Salvatore Micillo, Commissione Ambiente Camera dei Deputati, Serena Pellegrino, Vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e Silvia Velo, sottosegretario Ministero Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Quest’anno Legambiente ha introdotto dei nuovi criteri nella classifica: per entrare nella rosa della gestione sostenibile dei rifiuti di Comuni ricicloni, non solo si deve rispettare l’obiettivo di legge del 65% sulla raccolta differenziata ma si deve anche puntare sulla qualità e sulle politiche di prevenzione. Per questo nelle graduatorie, suddivise su base regionale e per capoluoghi, sopra e sotto i 10mila abitanti, compaiono solo quei comuni ricicloni i cui cittadini hanno conferito nel contenitore del secco meno di 75 Kg all’anno di rifiuto non riciclabile. Nel rapporto sono comunque elencati tutti i comuni (1520 come quelli dello scorso anno) che, rispettando gli obiettivi stabiliti dal D.Lgs 152/06, hanno differenziato e avviato a riciclaggio almeno il 65% dei rifiuti prodotti.

“I risultati emersi in questa nuova edizione del nostro rapporto – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – sono assolutamente incoraggianti. Quella dei Comuni ricicloni e soprattutto dei quelli Rifiuti free è una rivoluzione e una riforma anti-spreco che fa bene al Paese, perché dimostra che l’economia circolare è già in parte in atto e che un’Italia libera dai rifiuti è un sogno realizzabile. Abbiamo comuni virtuosi nella raccolta differenziata ed eccellenze che hanno quasi annullato la necessità di smaltimento di quasi tutti i rifiuti normalmente prodotti. Ora la vera scommessa è quella far diventare nei prossimi 3 anni tutta l’Italia ‘Rifiuti free’, traghettando i tanti comuni ricicloni verso la nuova sfida della riduzione del secco residuo da avviare in impianti di incenerimento e in discarica, per accompagnarli verso la rottamazione di questo sistema impiantistico che ha caratterizzato gli anni ’90 e 2000. Per realizzare ciò oltre all’impegno delle amministrazioni e dei cittadini, è però importante che anche la politica faccia la sua parte attraverso l’introduzione di un sistema di tariffazione puntuale su larga scala, dicendo stop ai nuovi inceneritori e avviando una graduale dismissione a partire dagli impianti più obsoleti. Ed ancora replicando le buone pratiche su tutto il territorio e definendo un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per far in modo che la prevenzione e il riciclo siano sempre più convenienti”.

Comuni Rifiuti free e consorzi – Sono quattro le regioni che superano la media nazionale del 7% di rifiuti free rispetto al totale. In particolare il Veneto si distingue per ben 204 comuni “liberi dai rifiuti”, seguito dalla Lombardia con 76 comuni (grazie soprattutto alla provincia di Mantova che rappresentano il 5% del totale dei comuni lombardi). Importanti i numeri arrivano anche dal Friuli-Venezia Giulia (63 comuni), dal Trentino Alto Adige (56) e dalla Campania con le sue 50 realtà virtuose su 550 comuni totali. Indietreggia, invece, il Piemonte che quest’anno conta solo 8 comuni “targati” Rifiuti Free.
Oltre ai territori di eccellenza, ci sono anche le tante esperienze delle gestioni consortili che confermano ancora una volta la loro validità ed efficacia: praticamente tutti i Rifiuti Free, con pochissime eccezioni, fanno parte di un consorzio o di una comunità montana. A guidare la classifica dei Consorzi Rifiuti free al di sopra dei 100mila abitanti è il Consiglio di bacino Priula (Tv) che può vantare per i suoi 556mila abitanti quasi l’83% di differenziata a fronte di poco più di 50 kg/abitante/anno di secco residuo. Tra quelli al di sotto dei 100mila abitanti si distingue invece Amnu, in provincia di Trento, con quasi 43 kg/abitante/anno. Gran parte dei consorzi si trovano in Triveneto.

Proposte Legambiente: Per un’Italia libera dall’emergenza rifiuti, Legambiente rilancia sei delle dieci proposte contenute nel Manifesto Rifiuti free (le altre quattro sono diventate realtà) e torna a ribadire l’importanza di introdurre l’obbligo di tariffazione puntuale su tutto il territorio nazionale. Anche se ad oggi ci sono stati diversi passi avanti, dal punto di vista normativo, (vedi la legge sulle agenzie ambientali, fresca di approvazione, quella sugli ecoreati e il collegato ambientale, la legge della Regione Marche sul tributo speciale sullo smaltimento in discarica e quella della Regione Emilia Romagna verso rifiuti zero), per promuovere riciclo e prevenzione bisogna fare di più. In particolare Occorre: 1) utilizzare i proventi dell’ecotassa per politiche di prevenzione, riuso e riciclo; 2) premiare i comuni virtuosi e le popolazioni con sistema di tariffazione; 3) eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti; 4) completare la rete impiantistica italiana per il riciclaggio e il riuso dei rifiuti con gli impianti anaerobici e aerobici per trattare l’organico, quelli di riciclo di tutte le filiere e frazioni nelle regioni ancora sprovviste, i siti produttivi per la preparazione per il riutilizzo e tutte le innovazioni tecnologiche che sono in grado di recuperare materia dai rifiuti considerati fino a ieri irriciclabili, come ad esempio i pannolini usa e getta; 5) “Chi inquina paga”: lotta allo spreco e prevenzione della produzione di rifiuti; 6) stop a qualsiasi commissariamento per l’emergenza rifiuti. Per l’associazione ambientalista sono tutti obiettivi che si possono raggiungere e che l’Italia è in grado di fare, come dimostrano le numerose esperienze censite nel rapporto.

Esperienze green – Infine non poteva mancare un passaggio sulle storie di eccellenza, come l’Emilia Romagna che continua il suo percorso green a favore dell’ambiente. La nuova legge regionale dell’autunno 2015 e il conseguente piano sull’economia circolare, approvato qualche settimana fa, prevede un innovativo e condivisibile sistema di premialità e penalità che si basa sul quantitativo di secco residuo avviato a smaltimento e non sulla percentuale di raccolta differenziata. Tra le città dell’Emilia Romagna, si distingue in modo particolare Parma, tra i capoluoghi decretati “Ricicloni” nel 2015, che dal 1 luglio 2015 ha attivato una tariffazione puntuale su tutta la città incentivando i cittadini a un comportamento virtuoso e rispettoso dell’ambiente, con una riduzione del costo della bolletta. In particolare sono oltre 92mila le famiglie che ne hanno beneficiato. Altra esperienza positiva arriva questa volta dal Sud, dalla Calabria, dove il comune di Catanzaro ha avviato con successo la raccolta differenziata domiciliare (come già avvenuto in altri capoluoghi del meridione come Salerno, Andria e Cosenza). Il Comune, che partiva dal 10% di raccolta differenziata nel 2015, a maggio di quest’anno ha raggiunto una media di raccolta differenziata pari all’80% nelle prime due aree servite, elevando la percentuale complessiva della raccolta cittadina al 32%.

Comuni Ricicloni 2016 è stato realizzato da Legambiente con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In collaborazione con Associazione Nazionale Comuni Italiani, Conai, Utilitalia, Fise Assoambiente, CiAl, Comieco, CoRePla, CoReVe, Ricrea, Rilegno, Centro di Coordinamento RAEE, Consorzio Italiano Compostatori e Assobioplastiche

Fonte: Legambiente

10 anni di ESPER

Esper compie dieci anni. Abbiamo deciso di celebrare questa importante scadenza in compagnia dei nostri coetanei di Associazione Comuni Virtuosi pubblicando un libro che racconta i nostri “Dieci anni di percorsi virtuosi verso Riduzione, Riuso, Riciclo e Tariffazione Incentivante”.

Ma a raccontare tali percorsi sono intervenuti con le loro preziose testimonianze i reali protagonisti, gli attori principali di queste attività: amministratori e tecnici, presenti e passati. Tutti uniti da una caratteristica comune: sono stati il motore dei cambiamenti sul loro territorio.

L’introduzione e scritta da un compagno di strada eccellente: il premio Goldman Environmental Prize 2013 per l’ambiente Rossano Ecolini, presidente di Zero Waste Europe, Zero Waste Italy e coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori.

La pubblichiamo qui di seguito:

Da anni Zero Waste Italy lavora perché la strategia “rifiuti zero”, attualmente il modo più veloce ed economico attraverso cui i governi locali possono contribuire alla riduzione dei cambiamenti climatici, alla protezione della salute, alla creazione di posti di lavoro “verdi” e alla promozione della sostenibilità locale, sia diffusa ed ottenga nuove e numerose adesioni. Siamo convinti che la gestione sostenibile delle risorse passi attraverso il raggiungimento di tre obiettivi generali:
1. responsabilità dei produttori, a monte del processo produttivo: produzione e progettazione industriale;
2. responsabilità della comunità, a valle: modelli di consumo, gestione dei rifiuti e smaltimento;
3. responsabilità della classe politica, per coniugare responsabilità industriale e della comunità in un contesto armonioso.
Insomma riduzione, riuso e riciclo sono tre parole d’ordine di importanza fondamentale. Nel 1996, grazie al movimento “Non bruciamoci il futuro”, viene sconfitta l’ipotesi di costruzione di un inceneritore nel Comune di Capannori . Non ci accontentiamo del successo ma iniziamo a lavorare per la creazione di reali alternative all’incenerimento fondando il Centro di Ricerca Rifiuti Zero quale primo esempio di centro di questo genere in Europa. Proprio su questi temi abbiamo avviato un percorso a Capannori e nella nostra strada verso un futuro di sostenibilità abbiamo più volte collaborato con l’Associazione Comuni Virtuosi (di cui Capannori fa parte) e con i tecnici della ESPER nelle nostre iniziative di formazione tecnica degli aderenti al movimento rifiuti zero, in particolare quando abbiamo promosso l’introduzione della tariffazione puntuale nel Comune di Capannori ( uno dei 10 passi fondamentali della strategia verso rifiuti zero), anche grazie al prezioso e qualificato supporto tecnico della ESPER.
La tariffazione puntuale era l’obiettivo che, dopo l’adozione della raccolta porta a porta, ancora mancava a Capannori per garantire trasparenza ed equità contributiva agli utenti e permettere l’ulteriore ottimizzazione del servizio di raccolta con un conseguente contenimento dei costi e delle emissioni ad esso collegate. Un passo fondamentale, capace di scatenare reazioni sinergiche e virtuose non solo nella cittadinanza, ma anche nel tessuto produttivo. Le ormai numerose esperienze in Italia e soprattutto in Europa, come anche gli studi di ESPER riportati in questa pubblicazione, dimostrano: il meccanismo incentivante per cui si paga in base alla reale produzione di rifiuti, e dunque al reale utilizzo del servizio di raccolta, non modifica solo le abitudini del cittadino per quel che riguarda la raccolta e la gestione dei propri rifiuti, ma anche e soprattutto quelle di acquisto.
Anche a Capannori a seguito dell’adozione della Tariffa puntuale in cittadini privilegiano sempre di più l’acquisto di prodotti con meno imballaggi, con imballaggi facilmente differenziabili, di prodotti sfusi.
È quello che avviene dove la tariffa puntuale è attiva da molto tempo, come in Trentino Alto Adige. Gli esempi non mancano: la tariffazione puntuale è stata in grado, ovunque sia stata implementata, di attivare le migliori sinergie fra buone pratiche di riduzione, riuso e riciclo. Buone pratiche che devono essere condivise, diffuse, affinate ulteriormente. Questo è il lavoro che il movimento internazionale Rifiuti Zero (che in Italia conta su 218 amministrazioni locali impegnate ad applicare concretamente questa strategia) sta promuovendo incessantemente per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni ed anche l’azione di diffusione di buone pratiche che ESPER sta operando anche fuori dai confini nazionali, in Croazia, Slovenia e San Marino, sta contribuendo al consolidamento internazionale di questo percorso virtuoso.

Scarica “Dieci percorsi virtuosi verso Riduzione, Riuso, Riciclo e Tariffazione Incentivante”
Bassa Risoluzione – .pdf 4,5 MB
Media Risoluzione – .pdf 7 MB
Alta risoluzione – .pdf 30 MB

Versione Inglese
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Alta risoluzione – .pdf 30 MB