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Calcolo dei “Fabbisogni standard”: a disposizione dei Comuni uno strumento gratuito

La Legge di Bilancio 2018 non ha prorogato l’entrata in vigore della norma che prevede, per i Comuni, l’obbligo di avvalersi delle risultanze dei fabbisogni standard per il calcolo dei costi del servizio di smaltimento rifiuti e della Tari.
Con l’avvicinarsi della scadenza dei termini per la presentazione del Piano Economico-Finanziario ESPER e AMBIENTE ITALIA con la collaborazione di INNOVAMBIENTE e il patrocinio dell’Associazione Comuni Virtuosi mettono a disposizione dei Comuni uno strumento informatico per il calcolo dei Fabbisogni Standard.

Il modello di calcolo è stato realizzato per facilitare i comuni a calcolare i fabbisogni standard secondo quanto previsto nella Legge di Bilancio 2018 che prevede che “nella determinazione dei costi di cui al comma 654, il comune deve avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard”.
Il modello di calcolo funziona interamente in automatico sulla base di alcuni dati ricavati dall’ Allegato 3 alle Linee guida interpretative per l’applicazione del comma 653 dell’art. 1 della Legge n. 147 del 2013 emanate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’economia e delle finanze. Si deve però rilevare che questi dati risultano aggiornati soltanto all’annualità del 2015.
Per far fronte ad eventuali disallineamenti tra gli importi calcolati e l’importo del PEF del 2018 viene consentito l’inserimento di parametri più aggiornati, qualora disponibili, in modo da poter affinare quanto più possibile il calcolo cercando la massima corrispondenza con i costi reali della TARI “per permettere all’Ente locale di valutare l’andamento della gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti” secondo quanto stabilito dalla recente norma.

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TA.RI, anche Confcommercio per la tariffa puntuale

“Con l’adozione di criteri presuntivi e senza la misurazione della reale produzione rifiuti ci saranno aumenti pesanti e ingiustificati”

«Con il passaggio dalla Tarsu alla Tari, la nuova tariffa sui rifiuti, nel 2014 l’incremento medio dei costi per il servizio urbano dei rifiuti – secondo la Confcommercio – sarà pari al 290% e, per alcune tipologie di impresa, sarà ancora più salato: per un bar, infatti, l’aumento sarà di oltre il 300%, fino ad arrivare ad una maggiorazione di circa sei volte per un ristorante (+480%) e, addirittura, di quasi otto volte per un negozio di ortofrutta (+650%) o una discoteca (+680%).Incrementi – secondo l’associazione dei commercianti – molto rilevanti e ingiustificati che derivano essenzialmente dall’adozione di criteri presuntivi e potenziali e non dalla reale quantità di rifiuti prodotta; una pesante penalizzazione per il sistema delle imprese della distribuzione e dei servizi di mercato che impone la necessità di rivedere al più presto la struttura dell’attuale sistema di prelievo sulla base del principio ‘chi inquina paga’  e ridefinire con maggiore puntualità coefficienti e voci di costo distinguendo, in particolare, tra utenze domestiche e non domestiche e tenendo conto anche degli aspetti riguardanti la stagionalità delle attività economiche».

IL NUOVO TRIBUTO – «La legge di stabilità», ricorda la Confcommercio, «istituisce un nuovo tributo sui servizi comunali, denominato Trise. Esso si articola in due componenti: la prima, denominata Tari, a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani; la seconda, denominata Tasi, a fronte della copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni».
La struttura della Tari, sottolinea la nota dell’associazione, «riflette quasi pedissequamente la precedente formulazione della Tares e, quindi, della vecchia Tia, in quanto ripropone tariffe determinate sulla base di coefficienti di produzione potenziali e non sui reali quantitativi di rifiuti prodotti». «Quello che manca, ancora una volta, è la volontà di instaurare un legame diretto tra produzione di rifiuto e spesa, secondo il principio comunitario del chi inquina paga.

IL PRINCIPIO – In pratica, il mantenimento dei vecchi criteri di produzione »presuntiva« non solo rischiano di tradursi in condizioni di costo estremamente diversificate sul territorio a parità di attività economica, ma ripresentano tutte le criticità e i limiti che i precedenti regimi di prelievo hanno mostrato e che più volte Confcommercio ha denunciato. Infatti, nei Comuni dove è stato operato il passaggio dalla Tarsu alla Tia, si è assistito ad aumenti tariffari medi del 200%, generati non tanto da un incremento della quantità dei rifiuti prodotti ma, più semplicemente, da una non adeguata determinazione dei coefficienti potenziali di produzione».

Vai al comunicato di Confcommercio