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Delibera Arera: contenuti e criticità. La nostra analisi

CONTENUTI E CRITICITA’

In data 7 maggio 2020, ARERA ha pubblicato sul proprio sito la delibera 158/2020/R/rif del 05 maggio 2020 recante “Adozione di misure urgenti a tutela delle utenze del servizio di gestione integrata dei rifiuti, anche differenziati, urbani ed assimilati, alla luce dell’emergenza da COVID-19”. Con tale delibera l’Autorità è intervenuta sulla materia dei corrispettivi applicabili alle utenze domestiche e non domestiche disciplinando le modalità per l’applicazione di riduzioni e agevolazioni tariffarie rivolte alle utenze maggiormente colpite dall’emergenza sanitaria e dai conseguenti provvedimenti nazionali e regionali.

Secondo la nota inviata ai vertici di ANCI nazionale dalla Conferenza dei presidenti delle ANCI Regionali, tale Delibera presenta una serie di criticità dal punto di vista operativo e, con molta probabilità, profili di illegittimità sul piano delle competenze e dei ruoli assegnati ai diversi soggetti coinvolti.

Nell nota si sostiene inoltre, con argomenti molto convincenti, che la delibera 158/2020 pregiudica di fatto l’applicazione da parte degli enti locali del disposto dell’art. 107, comma 5 del cd. Dl. Cura Italia (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27), ovvero la possibilità per i Comuni, in deroga all’articolo 1, commi 654 e 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, di approvare le tariffe della TARI e della tariffa corrispettiva adottate per l’anno 2019, anche per l’anno 2020, provvedendo entro il 31 dicembre 2020 alla determinazione ed approvazione del piano economico finanziario del servizio rifiuti (PEF) per il 2020.

Contenuti e criticità della Delibera

Al di là dei possibili profili di illegittimità della Delibera ARERA 158/2020, uno dei nodi principali della questione è senza dubbio quello della copertura degli oneri connessi alle misure indicate da ARERA. I costi che i Comuni sono tenuti a riconoscere ai soggetti affidatari del servizio di gestione rifiuti urbani e assimilati, risultano infatti, nel loro complesso, sostanzialmente invariati, o con riduzioni non particolarmente significative. A fronte della minor produzione di rifiuti e dei servizi erogati alle utenze non domestiche (attività commerciali/produttive), si è assistito in genere ad un incremento della produzione di rifiuti da parte delle utenze domestiche costrette a casa e all’insorgenza di costi “straordinari” legati all’attivazione di circuiti di raccolta dedicati per le utenze in quarantena, all’incremento dei livelli di sicurezza degli operatori e della frequenza di sanificazione di mezzi e attrezzature. Questo almeno è quello che emerge dall’osservazione di un campione costituito da oltre un milione di abitanti serviti di 46 Comuni (tra cui Comuni di grandi dimensione come Fiumicino e Capoluoghi di Provincia come Siracusa e Ragusa)  del nord, centro e sud Italia in cui ESPER svolge le funzioni di Direzione di esecuzione del contratto (DEC) e nei territori nei quali ESPER lavora fianco a fianco con la pubblica amministrazione e le società in-house di gestione dei rifiuti (circa 440.000 ab. serviti da 5 aziende pubbliche in house che servono 73 Comuni).

Tornando alla delibera ARERA, ai fini della copertura degli oneri connessi alle misure di tutela per le utenze non domestiche e per quelle domestiche in condizioni di disagio, si fa riferimento (nei “ritenuto”) a un generico rinvio a successivo provvedimento  Come garantire quindi l’ottemperanza da parte degli enti locali all’obbligo di copertura integrale dei costi del servizio, definito dall’articolo 1, comma 654, della legge 147/2013?

Un secondo nodo, particolarmente rilevante è quello del perimetro di applicazione e dell’entità delle riduzioni applicabili dai Comuni. Quanto al perimetro di applicazione, la Delibera non contempla infatti la possibilità per i Comuni di prevedere riduzioni tariffarie per le imprese  che, pur rimanendo aperte (si pensi in particolare alle attività rivolte al pubblico quali strutture ricettive e pubblici esercizi), hanno registrato (e registreranno nel prossimo futuro) una forte riduzione dell’attività (e di conseguenza della produzione di rifiuti) determinata dalla necessità di far rispettare le misure di sicurezza (es. distanze obbligatorie, ingressi contingentati) e dall’applicazione delle misure restrittive in materia di spostamenti sull’intera popolazione durante la “Fase 1”. Quanto all’entità delle riduzioni riconoscibili alle utenze non domestiche chiuse o sospese per obbligo o per scelta,, la Delibera limita  inoltre gli interventi di riduzione applicabili alla sola parte variabile della tariffa senza tener conto che la ripartizione dei costi del servizio rifiuti tra quota fissa e quota variabile presenta forti difformità nei diversi territori.

In entrambi i casi, dal punto di vista strettamente economico, la possibilità per la maggioranza dei Comuni di garantire riduzioni adeguate all’entità della crisi dipende dalla messa disposizione di risorse altrettanto adeguate da parte dello Stato.

Nel seguito, in sintonia con quanto già evidenziato nel citato documento della Conferenza dei presidenti delle ANCI Regionali, vengono evidenziate ulteriori criticità contenute nella Delibera con riferimento alle disposizioni relative alle utenze non domestiche ed alle utenze domestiche.

Riduzioni per le utenze non domestiche (UND)

Ai fini della determinazione delle riduzioni applicabili alle utenze NON domestiche, le attività economiche sono suddivise in quattro differenti grupppi:

  1. Attività risultanti sottoposte a sospensione e già riaperte;
  2. Attività risultanti sottoposte a sospensione e non ancora riaperte;
  3. Attività che potrebbero risultare sospese, parzialmente o completamente;
  4. Attività che non sono state obbligate a chiudere ma che che hanno sospeso temporaneamente la propria attività anche su base volontaria.

Per la prima categoria, Arera ha stabilito che dovrà essere obbligatoriamente applicata una riduzione della parte variabile della tariffa proporzionata al periodo di chiusura. L’art. 1, al comma 1.2 riporta la formula da applicare, con riferimento ai coefficienti kd di produzione specifica minimi e massimi del Dpr 158/1999. Non è chiaro se il riferimento ai kd di legge, invece che a quelli deliberati dai Comuni nel 2019, sia un errore (i Comuni hanno infatti per legge la facoltà di discostarsi dai kd minimi o massimi indicati dal Dpr 158/1999 del 50% in più o in meno) oppure sia da considerarsi come una scelta voluta, tesa a impedire la sopra citata facoltà dei Comuni di adottare per il 2020 le tariffe del 2019. La modifica dei kd minimi e massimi di una sola categoria di contribuenza nell’ambito del metodo normalizzato di cui al Dpr 158/1999 determina infatti un effetto domino su tutti gli altri kd, causando di fatto la modifica delle tariffe applicate a tutte le altre categorie. In questo caso, non sarebbe quindi possibile confermare per il 2020 le stesse tariffe del 2019 e  sarebbe necessario provvedere all’approvazione del PEF 2020 secondo le nuove regole dell’MTR ARERA introdotto con la Delibera 443/2019.

Per la seconda categoria, ARERA dispone una riduzione della parte variabile della tariffa del 25% obbligando i Comuni ad applicare un fattore di correzione a riduzione dei valori dei rispettivi kd minimi e massimi del Dpr 158/1999 pari al 25%. Ferme restando le considerazioni di cui al punto precedente, dal punto di vista applicativo, la modifica dei kd in relazione a specifici codici ATECO si presenta di difficile applicazione (specie nei tempi previsti per l’approvazione delle tariffe), considerato che, nelle banche dati comunali, le utenze non domestiche sono raggruppate sulle base delle categorie previste dal Dpr n. 158/1999 e l’informazione relativa ai codici Ateco non è normalmente presente. Ad ulteriore complicazione, è stato rilevato che non cesiste alcuna certezza che i codici Ateco per i quali era prevista la chiusura siano stati effettivamente chiusi, considerato che in molti casi è stato possibile ottenere una legittima deroga da parte delle Prefetture competenti. In ogni caso, anche nel caso in cui fosse possibile risalire in maniera puntuale alle imprese effettivamente oggetto di provvedimenti di chiusura, sarebbe comunque necessaria una modifica degli applicativi utilizzati dai Comuni per l’articolazione tariffaria (o dai gestori nel caso di tariffa corrispettiva) in tempo utile per garantire, entro i termini previsti dalla legge, l’espletamento di tutti passaggi formali previsti dai regolamenti comunali fino all’approvazione delle tariffe.

Per la terza categoria, l’Autorità pone in carico all’Ente territorialmente competente (l’EGATO ove costituito ed operativo, oppure il Comune in caso contrario) il compito di individuare i giorni di chiusura delle diverse attività (senza considerare però debitamente che tale precisa individuazione è assai difficile ed a volte praticamente impossibile da parte degli enti locali) sulla base dei quali applicare il fattore di correzione alla quota variabile della tariffa secondo i criteri già illustrati.

Per la quarta categoria, è l’EGATO dove costituito ed operativo (e non il Comune !) il solo soggetto che può (ndr. non deve) riconoscere riduzioni tariffarie, ove sia documentabile la riduzione della produzione dei rifiuti a seguito di sospensione temporanea, anche su base volontaria, dell’attività. Le riduzioni devono essere commisurate ai minori quantitativi di rifiuti prodotti e richieste espressamente dall’utente non domestico il quale è tenuto ad attestare (e documentare) ai sensi del d.P.R. 445/00, l’effettiva riduzione dei quantitativi di rifiuti prodotti a seguito di sospensione temporanea dell’attività per l’emergenza legata al diffondersi del virus COVID-19. Non rientrano in questa categoria le attività che sono rimaste aperte ma che hanno comunque ridotto la produzione di rifiuti contestualmente alla riduzione del fatturato. Tale tipologia di attività, come già evidenziato, sono completamente escluse dalla possibilità di accedere alle riduzioni contemplate dall’Autorità.

Nel caso in cui siano in vigore sistemi di tariffazione puntuale, oppure nel caso in cui ne sia stata prevista l’introduzione a partire dal 2020, il comma 1.5 della Delibera dispone inoltre che il gestore dell’attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti provveda a “porre pari a zero la quota variabile della tariffa per il periodo di sospensione delle attività”. Tale formulazione appare errata, considerato che, in regime di corrispettivo, per l’applicazione di riduzioni sulla parte variabile della tariffa nel caso in questione, occorre riparametrare gli svuotamenti minimi (quasi sempre presenti) tenendo conto del periodo di chiusura.

Riduzioni per le utenze domestiche (UD)

La logica seguita per la definizione dei criteri per l’applicazione di riduzioni/agevolazioni per le utenze domestiche è diversa da quella seguita nel caso delle utenze non domestiche. Si tratta infatti di agevolazioni per utenze in condizioni di disagio economico, non commisurate alla minor produzione di rifiuti, ma legate a considerazioni di carattere sociale. Si noti che l’art. 57-bis del decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2020 (Dl n° 124 del 26 ott. 2019) aveva già previsto l’introduzione di un “Bonus sociale rifiuti”, analogamente a quanto accade per gli altri settori regolati (energia, gas, acqua), rimandando l’applicazione alla definizione da parte di ARERA delle modalità applicative sulla base dei principi e dei criteri generali definiti, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto 124/2919, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e delle finanze.

Si tratta quindi, di fatto, di una “anticipazione” del cd. Bonus sociale rifiuti che può essere riconosciuta ed erogata dal gestore dell’attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti e che, nel caso, deve essere quantificata dall’Ente territorialmente competente in accordo con l’Ente locale. Diversamente da quanto previsto all’art. 1 comma 660 della Legge 147/2013, tale agevolazione, secondo la Delibera ARERA, può essere “spalmata” in tariffa ponendola a carico dell’intera platea degli altri contribuenti, senza dover far ricorso alla fiscalità generale del Comune. Come già evidenziato, tale soluzione, comporterebbe un aumento delle tariffe applicate alle altre utenze e l’impossibilità di confermare le tariffe 2019.

Conclusioni

Si ritiene che l’intervento dell’Autorità, anche se risulta chiaramente ispirato dall’ottimo proposito di tutelare gli utenti (domestici e non domestici) nel rispetto del principio “chi inquina paga” e di garantire condizioni omogenee sul territorio nazionale per l’applicazione di riduzioni e agevolazioni tariffarie in relazione alla pandemia da coronavirus, non appare al momento in grado di garantire il reale perseguimento dei suddetti condivisibili obiettivi strategici, determinando invece al momento una situazione di stallo che, ci auguriamo, sarà risolta nel più breve tempo possibile grazie ad un intervento urgente del legislatore nazionale.

ESPER terrà monitorata l’evoluzione del quadro di riferimento e le eventuali iniziative che saranno prese nei prossimi giorni da ANCI e/o dagli altri soggetti in campo e, come concordato con l’Associazione Comuni virtuosi, continuerà ad aggiornare le FAQ predisposte in supporto ai Comuni Italiani nel sito http://esper.it/faq-adempimenti-in-materia-tariffaria-alla-luce-delle-recenti-disposizioni-arera-e-delle-recenti-novita-normative-per-fronteggiare-lemergenza-sanitaria/.

APPENDICE 1 – SCADENZE

Alla luce delle recenti novità introdotte dal c.d. Dl Cura Italia (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27), dal Dl 26 ottobre 2019, n.124 (c.d. Dl fiscale) e dalle disposizioni ARERA di cui alla Deliberazione 59/2020/R/COM del 12 Marzo 2020, dal Comunicato del 17/03/2020 ed alla Determinazione n° 13/DAGR/2020, si riportano nella tabella seguente le principali scadenze aggiornate al 12-5-2020 in materia tariffaria.

Termine per la determinazione del PEF e delle tariffe della Tari e della Tari corrispettivo

Il Dl “Cura Italia” all’art. 107 comma 4 dispone il differimento del termine per la determinazione delle tariffe della Tari e della Tari corrispettivo, attualmente previsto dall’articolo 1, comma 683-bis, della legge 27 dicembre 2013, n.147, al 30 giugno 2020. Allo stesso tempo, al successivo comma 5, dispone che “I comuni possono, in deroga all’articolo 1, commi 654 e 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, approvare le tariffe della TARI e della tariffa corrispettiva adottate per l’anno 2019, anche per l’anno 2020, provvedendo entro il 31 dicembre 2020 alla determinazione ed approvazione del piano economico finanziario del servizio rifiuti (PEF) per il 2020”. L’eventuale conguaglio tra i costi risultanti dal PEF per il 2020 ed i costi determinati per l’anno 2019 potrà essere ripartito in tre anni, a decorrere dal 2021.

NB. Il cd. DL Rilancio, nella bozza del 10 maggio 2020, uniforma i termini per l’approvazione degli atti deliberativi in materia di TARI (e IMU) al termine del 31 luglio 2020 concernente il bilancio di previsione e dispone l’abrogazione dell’art. 107 comma 4 del Dl Cura Italia e dell’art. 1, comma 683-bis,della Legge 147/2013.

Termine per l’approvazione del Regolamento per la disciplina della tassa/tariffa sui rifiuti

Al momento, il termine rimane “formalmente” fissato al 30 aprile 2020. Il Dl Cura Italia non ha previsto infatti nessuna proroga per l’approvazione dei regolamenti per la disciplina della tassa/tariffa sui rifiuti. Sono stati prorogati (al 31 giugno, con ulteriore spostamento al 31 luglio secondo quanto indicato nella Bozza del cd. “Dl Rilancio”) solo i termini per l’approvazione delle tariffe. Si ritiene si tratti di un refuso del legislatore.

Termine per l’approvazione del bilancio di previsione 2020 e del rendiconto di gestione dell’anno 2019

La legge 24 aprile 2020, n. 27 di conversione del cd. Dl Cura Italia, dispone il differimento del termine per l’approvazione dei bilanci di previsione 2020 al 31 luglio 2020ed il termine per l’approvazione del rendiconto di gestione dell’anno 2019 al 30 giugno 2020.

Termine per gli obblighi in materia di trasparenza di cui all’Allegato A alla delibera n. 444 del 31 ottobre 2019 (TITR)

La Deliberazione ARERA 59/2020/R/COM del 12 marzo 2020 ha spostato il termine dal 1 aprile 2020 al 1 luglio 2020. Per le gestioni sotto i 5.000 abitanti e per i Comuni che svolgono i servizi in economia con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, gli obblighi sulla trasparenza decorreranno dal 1° gennaio 2021.

Termine entro il quale i gestori del servizio rifiuti devono inviare le informazioni rilevanti di loro pertinenza ai Comuni o ad altri soggetti gestori delle attività di tariffazione e rapporti con gli utenti

La Deliberazione ARERA 59/2020/R/COM del 12 Marzo 2020 differisce dal 30 aprile 2020 al 31 luglio 2020 il termine entro il quale i gestori del servizio rifiuti devono inviare le informazioni rilevanti di loro pertinenza ai Comuni o ad altri soggetti gestori delle attività di tariffazione e rapporti con gli utenti (cfr. all’articolo 11, punto 11.1 dell’Allegato A alla delibera n. 444 del 2019 – TITR). Tali informazioni riguardano:

  • i contenuti informativi minimi da inserire in sezioni apposite dei siti internet di ciascun gestore (art. 3,
  • punto 3.1 del “TITR”);
  • le informazioni generali da inserire nei documenti di riscossione (art.5, punto 5.1, del “TITR”);
  • le informazioni sugli importi addebitati all’utenza e sul calcolo della tariffa (art. 6, punto 6.1, del
  • “TITR”);
  • le informazioni sulle modalità di pagamento nei documenti di riscossione (art. 7, punto 7.1, del “TITR”);
  • le informazioni sul servizio e i risultati ambientali nei documenti di riscossione (art. 8, punti 8.1 e 8.2, del “TITR”).

La trasmissione è necessaria in quanto il gestore della tariffazione e rapporti con l’utenza deve fornire, tramite il proprio sito, anche i contenuti informativi minimi dei soggetti che erogano i servizi di raccolta, trasporto, smaltimento e spazzamento. Per una migliore comprensione degli elementi informativi minimi di competenza di ciascun soggetto gestore, si consiglia la lettura delle slide del webinar Ifel del 27 febbraio 2020.

Termine per l’invio dei dati sulla “Qualità del servizio di gestione tariffe e rapporti con gli utenti” e “Qualità del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani”

Il termine risulta scaduto il 30 aprile 2020. Con Comunicato del 26 marzo 2020 ARERA aveva ulteriormente differito dal 3 aprile 2020 (cfr. Comunicato ARERA del 17/03/2020) al 30 aprile 2020 la chiusura delle raccolte dati “Qualità del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani” e “Qualità del servizio di gestione tariffe e rapporti con gli utenti“, avviate, rispettivamente, con le determinazioni 10 ottobre 2019, 3/DRIF/2019, e 18 dicembre 2019, 4/DRIF/2019.

Termine per la compilazione e l’invio dei questionari sulla rilevazione dei fabbisogni standard di cui all’art. 5, comma 1, lettera c) del d.lgs 26 novembre 2010, n. 216

L’art. 110 (Rinvio questionari Sose) del Dl Cura Italia fissa a 180 giorni dal loro ricevimento la scadenza per la compilazione e l’invio dei questionari sulla rilevazione dei fabbisogni standard di cui all’art. 5, comma 1, lettera c) del d.lgs 26 novembre 2010, n. 216. (In precedenza la scadenza era fissata a 60 giorni dal ricevimento). Pertanto, i termini per la compilazione dei questionari sono:

  • 27 maggio 2020 per FC50U – Comuni, Unioni e Comunità montane delle RSO e per Comuni e Unioni della Regione Sicilia
  • 31 agosto per FP20U – Province e Città Metropolitane

Arera: possibili sconti TARI

Sconti per le utenze non domestiche chiuse o con forte diminuzione (comprovata) della produzione di rifiuti e per le utenze domestiche disagiate.
Questo il succo della delibera Arera del 5 maggio, pubblicata questa mattina.

Per tutte le utenze non domestiche soggette a chiusure e sospensione è stata pubblicata una nuova formula per il calcolo della Quota Variabile della TARI

Per le utenze non domestiche non soggette a chiusure e sospensioni l’Ente territorialmente competente può riconoscere riduzioni tariffarie commisurate ai minori quantitativi di rifiuti prodotti

I gestori possono inoltre riconoscere, per l’anno 2020, un’agevolazione tariffaria alle utenze domestiche economicamente svantaggiate in possesso delle condizioni per l’ammissione al bonus sociale per disagio economico per la fornitura di energia elettrica e/o per la fornitura di gas e/o per la fornitura del servizio idrico integrato. L’agevolazione tariffaria viene quantificata dall’Ente territorialmente competente, in accordo con l’Ente locale, ed erogata dal gestore dell’attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti nell’avviso di pagamento o in bolletta nel caso di tariffa corrispettiva

Scarica la Deliberazione Arera 158/2020/R/RIF del 5/5/2020

«Gravi criticità nell’incasso della Tari» causa Covid-19, l’allarme delle Ato toscane

La Tari è una tassa che per legge deve finanziare integralmente i costi – di investimento e di esercizio – dei servizi di raccolta e smaltimento rifiuti, ad esclusione di quelli relativi ai rifiuti speciali (alla cui gestione provvedono a proprie spese i relativi produttori, sebbene di fatto i rifiuti speciali assimilati si stima oscillino tra il 16% e la metà di tutti i rifiuti urbani). Cosa succede però quando, come in questa fase di emergenza sanitaria, la gestione rifiuti viene garantita in quanto servizio essenziale ma gli introiti della Tari calano in modo brusco? Che a rischio sono le imprese di settore, i Comuni e il servizio stesso.

Per questo i presidenti delle tre Ato toscane – ovvero le Autorità d’ambito costituite dai Comuni presenti sul territorio di riferimento – hanno scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e al presidente di Anci Toscana Matteo Biffoni, per chiedere di per sostenere i Comuni toscani nel far fronte alle gravi criticità nell’incasso della Tari.

«Le Autorità di ambito toscane per la gestione dei rifiuti, in rappresentanza di tutti i Comuni toscani, vogliono portare all’attenzione di governo, Regione Toscana e Anci le gravi criticità nell’incasso della Tari che costituisce per i comuni l’unica fonte di entrata per il finanziamento dei costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti», spiegano i presidenti Luca Salvetti (Ato Toscana Costa), Cecilia Del Re (Ato Toscana Centro) e Alessandra Biondi e Alessandro Ghinelli (Ato Toscana Sud).

«Gli oneri per il pagamento della Tari generano su molti contribuenti un carico tributario oggettivamente non sopportabile in questa fase – argomentano i presidenti –, soprattutto presso le utenze di numerose categorie produttive gravemente penalizzate dalle conseguenze dirette e indirette della pandemia e del lockdown. Le gravi ripercussioni della pandemia sul gettito della Tari esporranno i comuni a un pesante deficit di liquidità per la copertura dei costi dei gestori della raccolta rifiuti e degli impianti di smaltimento, i cui livelli incomprimibili di servizio per garantire l’igiene urbana richiedono l’esigenza di continuità nei flussi di cassa per il pagamento delle maestranze e dei fornitori diretti e indiretti. Criticità analoghe si presentano anche nei comuni che applicano la tariffa a corrispettivo (Tarip)».

Per questo le Ato chiedono «da un lato l’istituzione di un fondo con risorse statali e regionali per coprire il deficit della Tari, dall’altro l’istituzione di uno speciale plafond creditizio a tasso zero per finanziare i gestori di servizi e impianti».

Riportiamo di seguito la proposta di articolo di legge inviata al presidente del Consiglio, al presidente della Regione e al presidente Anci dalle Autorità di ambito toscane:

Misure in materia di Tassa Rifiuti

  1. I Comuni potranno disporre esenzioni o riduzioni della TARI o della Tari corrispettivo, per l’anno 2020, a favore delle attività economiche e produttive assoggettate agli obblighi di chiusura di cui al DPCM dell’11 marzo 2020 e successive proroghe.
  2. Al fine di garantire la continuità del servizio di igiene urbana, il minor gettito dovuto alle previsioni di cui al comma 1 viene rimborsato dallo Stato ai Comuni in regime di Tari o ai gestori in caso di Tari corrispettivo, tramite l’istituzione di un apposito fondo, che potrà essere integrato dalle Regioni con la destinazione dei proventi dell’Ecotassa.
  3. Ai fini dei commi precedenti, con successivo decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, da emanarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente provvedimento, saranno stabiliti i termini e le modalità con cui i Comuni in regime di Tari e i soggetti gestori in caso di regime di Tari corrispettivo, potranno presentare la domanda per l’erogazione del finanziamento del minor gettito.
  4. I Comuni potranno altresì disporre slittamenti e/o dilazioni dei pagamenti del tributo e/o della tariffa dovuti dalle utenze domestiche e non domestiche per l’esercizio 2020.
  5. Al fine di fronteggiare i problemi di liquidità derivanti agli Enti locali dall’applicazione delle misure di cui al punto 4 è istituito uno speciale plafond creditizio presso la Cassa Depositi e Prestiti Spa, e/o società da essa controllate, con la funzione di erogare finanziamenti con durata fino a 180 giorni ai gestori dei servizi rifiuti e degli impianti di trattamento e smaltimento, anche mediante l’acquisto dei loro crediti per fatturazioni nei confronti dei Comuni, con conseguente slittamento di pari durata dei termini di pagamento delle fatture.
  6. Gli interessi passivi sui finanziamenti di cui al comma 5 sono a carico dello Stato.

Fonte: GreenReport.it

ARERA: posticipata approvazione PEF

Era il tema scottante in tutti gli uffici tributi comunali.
L’approvazione del Piano Economico Finanziario (PEF) 2020, e di conseguenza la determina delle tariffe TARI, con le nuove modalità prevista da ARERA aveva agitato le acque. Con l’obiettivo di rendere i PEF omogenei e i costi confrontabili, ARERA aveva imposto una revisione della definizione delle voci di spesa per i servizi di Igiene Urbana, creando non poco scompigli, complici anche i tempi strettissimi con cui si era deciso di procedere. Il PEF 2020 avrebbe già dovuto essere determinato ed approvato secondo le nuove norme, con scadenza 31 marzo.
Complice l’emergenza sanitaria, il DL “Cura Italia” stabilisce all’articolo 107 comma 5 che “I Comuni possono, in deroga all’articolo 1, commi 654 e 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, approvare le tariffe della TARI e della tariffa corrispettiva adottate per l’anno 2019, anche per l’anno 2020, provvedendo entro il 31 dicembre 2020 alla determinazione ed approvazione del piano economico finanziario del servizio rifiuti (PEF) per il 2020. L’eventuale conguaglio tra i costi risultanti dal PEF per il 2020 ed i costi determinati per l’anno 2019 può essere ripartito in tre anni, a decorrere dal 2021.”

Si evidenzia altresì che la delibera ARERA 59/2020/R/COM non ha determinato proroghe per gli altri e diversi obblighi riguardanti l’invio delle informazioni tramite questionari sulla qualità del servizio rifiuti (sia da parte dei gestori delle attività di gestione tariffe e rapporti con l’utenza, che di quelli coinvolti dalle sole attività di raccolta e trasporto o spazzamento e lavaggio strade) ed il calcolo e versamento dei contributi per il funzionamento di ARERA relativi al 2018-19, ma è stato comunicato alle Associazioni di riferimento che i portali per il caricamento dei questionari continueranno a funzionare almeno “fino al 3 aprile”. ANCI ha però giustamente chiesto al governo, su questa ed altre impegnative imminenti scadenze (per molti uffici comunali impossibili da sostenere), di definire un quadro certo di  superamento degli obblighi e delle scadenze relative all’applicazione dalle prescrizioni delle recenti Delibere ARERA 443/2019 e 444/2010 per l’anno 2020.

A seguito di numerose richieste di proroga dei termini di applicazione della delibera 443/2019 durante la Conferenza Stato-Città e Regioni del 30 gennaio 2020 il Governo si era infatti impegnato a trovare una soluzione che rendesse non vincolante per i Comuni l’applicazione del nuovo MTR introdotto dalla delibera 443/2019. L’emendamento presentato al disegno di legge di conversione del decreto Milleproroghe che avrebbe consentito di concretizzare il suddetto impegno era stato però respinto.

Arera: via alla “TARI 2”

Il 31 ottobre 2019 ARERA Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ha approvato la deliberazione 443/2019/R/RIF “definizione dei criteri di riconoscimento dei costi efficienti di esercizio e di investimento del servizio integrato dei rifiuti, per il periodo 2018-2021”.

Facendo riferimento alle norme di settore Europee, in particolare alla Direttiva sull’Economia Circolare (2018/851/UE) alla legge madre (2008/98/CE) insistendo sui concetti quali “responsabilità estesa del produttore, “chi inquina paga” e con un’attenzione particolare ai sistemi di tariffazione puntuale basati sul concetto di “Pay as you throw” ARERA modifica alcune norme sull’allocazione delle fonti di costo nei documenti economico-finanziari 2020-2021.

L’obiettivo è quello di garantire agli operatori e a tutte le parti interessate un quadro di regole certe e chiare di garantire che le tariffe praticate agli utenti siano coerenti con i principi fondamentali dell’ordinamento tariffario, quali quelli dell’efficienza dei costi.

In prima battuta ARERA stabilisce il perimetro dell’ambito di applicazione. Potranno essere inseriti nel conteggio TARI i costi relativi a: spazzamento e lavaggio delle strade; raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; gestione tariffe e rapporti con gli utenti; trattamento e recupero dei rifiuti urbani; trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani. Esclusi dunque alcuni servizi accessori quali lo spazzamento neve, spesso fino ad oggi conteggiati. Relativamente a tali servizi sono dunque identificate le seguenti componenti tariffarie: costi operativi, costi d’uso del capitale (ammortamenti, immobilizzazioni, etc.)

Elemento importante dell’impianto è quello relativo ai costi inesigibili, ovvero quelli che difficilmente verranno riscossi. Rimane confermato in caso di applicazione della TARI corrispettiva il principio per cui questi possono essere inseriti come costo solo al termine di tutte le procedure per la riscossione previste dalla legge. In caso di TARI tributo, fa fede la normativa vigente.

Il Piano Economico Finanziario dovrà essere presentato dal gestore, ma non potrà essere solo un elenco di costi: sarà infatti obbligatoria una relazione illustrativa ed una dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentare del gestore che attesti la veridicità dei dati trasmessi. Il gestore dovrà trasmettere il Pef all’«ente territorialmente competente» (ente di governo dell’Ambito, se istituito ed operativo, oppure la Regione o il Comune). L’ente una volta verificato il Pef lo trasmette ad Arera che «verifica la coerenza regolatoria degli atti, dei dati e della documentazione trasmessa» e in caso di esito positivo approva.

Infine ARERA accoglie le osservazioni dei Comuni per quel che riguarda l’Iva prendendo atto del fatto che, essendo l’Iva indetraibile in caso di applicazione della Tari tributo, va considerata un costo e in quanto tale da inserire nel Piano economico e finanziario. (SC)

ARERA – Rifiuti: al via le consultazioni sul primo metodo tariffario

Al via le consultazioni sugli orientamenti dell’Autorità nel settore rifiuti relativi al primo metodo tariffario e agli obblighi di trasparenza verso gli utenti da applicare in tutta Italia.

L’obiettivo è di coinvolgere tutti i soggetti interessati dal ciclo dei rifiuti, nel processo che porterà a definire i criteri per la determinazione delle tariffe del settore, favorendo la trasparenza verso gli utenti e l’Autorità, l’efficienza e la selettività negli obiettivi da perseguire, introducendo misure che rafforzino la coerenza e la corretta allocazione degli incentivi nelle diverse fasi della filiera.

Le variazioni tariffarie saranno legate al miglioramento della qualità e/o a modifiche nel perimetro gestionale. I gestori dovranno predisporre e rendere accessibile, sul proprio sito, la Carta della qualità dei servizi. Inoltre, saranno previsti specifici obblighi in materia di trasparenza dei documenti di riscossione della tariffa, che dovranno essere chiari e completi di tutte le informazioni utili.

Con il dco 351/2019/R/rif l’ARERA illustra il primo metodo tariffario con cui saranno rideterminati, in una logica di gradualità e secondo criteri di efficienza, i costi riconosciuti per il biennio in corso 2018-2019 e definiti i criteri per i corrispettivi TARI da applicare agli utenti nel 2020-2021.

Viene definito il perimetro della regolazione tariffaria: spazzamento e lavaggio strade, raccolta e trasporto, riscossione e rapporto con gli utenti, trattamento recupero e smaltimento.

L’obiettivo, come avvenuto in precedenza nel settore idrico, è di introdurre una metodologia che definisca i criteri per la quantificazione delle tariffe all’interno di una regolazione di carattere asimmetrico, capace di tener conto delle diverse condizioni di partenza a livello territoriale, industriale e di governance.

Nello specifico, sono previsti quattro diversi tipi di schemi tariffari nell’ambito dei quali ciascun soggetto competente potrà individuare la soluzione più efficace, a seconda dei propri obiettivi di miglioramento qualitativo, di sviluppo gestionale e delle peculiarità territoriali in termini di limite alla crescita annuale delle entrate tariffarie.

Lo schema di dco 352/2019/R/rif, dedicato alla trasparenza, prevede invece un primo periodo di regolazione dal 1° aprile 2020 al 31 dicembre 2023 per utenti domestici e non (ad eccezione dei Comuni sotto i 5 mila abitanti, per i quali si prevedrà un’applicazione più graduale).

Per i gestori del servizio, inclusi i Comuni che li gestiscono in economia, diventerà obbligatorio predisporre e pubblicare online la ‘Carta della qualità’ e gli aspetti generali dei servizi.

Gli utenti dovranno poi ricevere nei documenti di riscossione tutti i dati di sintesi sugli importi addebitati e il calcolo della tariffa, le modalità di pagamento, i recapiti e le procedure per i reclami, le informazioni sulle modalità di erogazione del servizio e sul raggiungimento degli obiettivi ambientali.

Qualsiasi variazione di rilievo nelle condizioni di erogazione del servizio dovrà essere comunicata agli utenti con un largo preavviso e i soggetti coinvolti nella filiera dovranno dialogare tra loro per trasmettere le informazioni richieste agli utenti.

“Questa fase di consultazione sul primo metodo tariffario dedicato ai rifiuti apre il confronto con tutti gli stakeholder”afferma il presidente Stefano Besseghini “all’insegna della trasparenza sui costi complessivi e della regolazione dei corrispettivi. Come abbiamo dichiarato nel Quadro Strategico 2019-2021, l’obiettivo per i rifiuti è una costruzione regolatoria asimmetrica, che tenga conto delle notevoli differenze esistenti sul territorio. È anche per garantire un confronto su queste differenze che ARERA ha deciso l’istituzione di un tavolo permanente con Regioni ed Autonomie locali”.

I soggetti interessati possono far pervenire all’Autorità le loro osservazioni e le loro proposte entro il 16 settembre 2019.

Le tariffe, la trasparenza, i tempi

ARERA organizza un incontro, a Roma, per illustrare i propri documenti di consultazione di recente emanazione:

In linea con l’OS8 del Quadro Strategico 2019-2021, l’Autorità intende impostare un meccanismo tariffario in grado di favorire la capacità del sistema locale di gestire integralmente il ciclo dei rifiuti, in coerenza con le direttive europee e in un’ottica di sviluppo dell’economia circolare fedele al principio pay as you throw. La nuova metodologia proposta prevede quattro tipi diversi di schemi tariffari tra i quali ciascun soggetto competente potrà individuare la soluzione più efficace in base ai propri obiettivi di miglioramento qualitativo, di sviluppo gestionale e delle peculiarità territoriali in termini di limite alla crescita annuale delle entrate.

Accanto a questo, saranno introdotti obblighi di trasparenza verso gli utenti da applicare in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, a partire dalla pubblicazione della “Carta della qualità” da parte di tutti i gestori del servizio.

L’incontro è dedicato ai gestori dei servizi di raccolta e smaltimento rifiuti, agli operatori di igiene ambientale, all’industria del riciclo e del riuso, agli Enti di Governo d’Ambito, alle istituzioni e agli enti locali, ai consorzi nazionali e a tutte le associazioni dei consumatori, degli ambientalisti e degli operatori del settore e a tutti i soggetti interessati.

Il programma, in via di definizione, prevederà una prima sessione dedicata all’illustrazione da parte degli uffici di ARERA dei due documenti in consultazione e un successivo momento di ascolto e confronto con i principali attori del settore.

La partecipazione è aperta, previa iscrizione da effettuarsi esclusivamente online entro lunedì 9 settembre o comunque fino ad esaurimento dei posti disponibili in sala.

ARERA Rifiuti: entro fine anno il primo metodo tariffario

Sarà oggetto di uno specifico documento di consultazione entro la fine di luglio e verrà presentato entro il 31 ottobre, con effetti a partire dal 1° gennaio 2020, il primo metodo tariffario per il settore dei rifiuti, destinato ad unificare la complessità delle tariffe e delle imposte sui rifiuti urbani e assimilati, anche differenziati.

Le scadenze sono contenute nella delibera 303/2019/R/rif, pubblicata oggi, che formalmente unifica due precedenti provvedimenti – 225/2018/R/rif e 715/2018/R/rif – attraverso i quali l’Autorità aveva dapprima avviato il procedimento per la definizione del metodo tariffario e successivamente introdotto il monitoraggio delle tariffe esistenti per il 2018 e 2019.
La rilevanza della delibera odierna è nella tempistica degli adempimenti che l’Autorità si è posta e nel numero di soggetti e processi coinvolti dal prossimo metodo tariffario, primi tra tutti gli enti locali e gli operatori del settore.

Entro la fine dell’anno infatti, come ricorda la delibera, i consigli comunali devono approvare le tariffe della TARI in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani.
Pubblicando il metodo tariffario entro la fine di ottobre ARERA intende, pertanto, fornire gli elementi necessari ad includerne i principi già dalle tariffe in fase di approvazione per il 2020, coniugando le iniziative avviate dall’Autorità con le tempistiche previste dalla normativa vigente in ordine al processo di valutazione e di determinazione delle modalità di prelievo.

Nella delibera odierna, ispirata alla semplificazione dell’azione amministrativa e al rispetto dei tempi per le determinazioni tariffarie in corso, l’Autorità ricorda alcuni dei passaggi principali che ispireranno la prossima azione regolatoria sui rifiuti:

  • definizione dei criteri di monitoraggio e di riconoscimento dei costi efficienti, da applicarsi sulle annualità 2018 e 2019, comunque coperte dall’attribuzione di funzioni regolatorie all’Autorità;
  • introduzione di una prima metodologia tariffaria per il riconoscimento dei costi efficienti della gestione del ciclo dei rifiuti a partire dal 2020;
  • avvio di adeguate attività informative e, ove necessario, formative per la corretta adozione dei piani finanziari richiesti entro l’anno, al fine di garantire l’efficace e rapida applicazione, ai diversi livelli istituzionali, delle regole sopra richiamate;
  • avvio di attività di confronto interistituzionale, finalizzate a definire le procedure di validazione dei dati e le modalità di approvazione dei piani finanziari e dei corrispettivi, al fine di garantire, da un lato, veridicità, chiarezza, completezza e congruità delle informazioni e, dall’altro, coerenza tra corrispettivi e costi efficienti.

“L’Autorità è consapevole dell’impegno necessario per accompagnare l’accelerazione delineata dall’odierna delibera – afferma il presidente dell’ARERA, Stefano Besseghini – Servirà uno sforzo da parte delle istituzioni, degli enti locali e dei gestori dei servizi di igiene ambientale. La cronaca dimostra quotidianamente, tuttavia, quanto il tema dei rifiuti sia urgente ai limiti dell’emergenza e siamo convinti che regole chiare per le tariffe, definizione dei costi standard, efficienza del servizio e dotazione infrastrutturale del Paese, siano alcuni degli elementi principali da fissare per uscire da questa fase”.

Calcolo dei “Fabbisogni standard”: a disposizione dei Comuni uno strumento gratuito

La Legge di Bilancio 2018 non ha prorogato l’entrata in vigore della norma che prevede, per i Comuni, l’obbligo di avvalersi delle risultanze dei fabbisogni standard per il calcolo dei costi del servizio di smaltimento rifiuti e della Tari.
Con l’avvicinarsi della scadenza dei termini per la presentazione del Piano Economico-Finanziario ESPER e AMBIENTE ITALIA con la collaborazione di INNOVAMBIENTE e il patrocinio dell’Associazione Comuni Virtuosi mettono a disposizione dei Comuni uno strumento informatico per il calcolo dei Fabbisogni Standard.

Il modello di calcolo è stato realizzato per facilitare i comuni a calcolare i fabbisogni standard secondo quanto previsto nella Legge di Bilancio 2018 che prevede che “nella determinazione dei costi di cui al comma 654, il comune deve avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard”.
Il modello di calcolo funziona interamente in automatico sulla base di alcuni dati ricavati dall’ Allegato 3 alle Linee guida interpretative per l’applicazione del comma 653 dell’art. 1 della Legge n. 147 del 2013 emanate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’economia e delle finanze. Si deve però rilevare che questi dati risultano aggiornati soltanto all’annualità del 2015.
Per far fronte ad eventuali disallineamenti tra gli importi calcolati e l’importo del PEF del 2018 viene consentito l’inserimento di parametri più aggiornati, qualora disponibili, in modo da poter affinare quanto più possibile il calcolo cercando la massima corrispondenza con i costi reali della TARI “per permettere all’Ente locale di valutare l’andamento della gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti” secondo quanto stabilito dalla recente norma.

Vai allo strumento di calcolo

TA.RI, anche Confcommercio per la tariffa puntuale

“Con l’adozione di criteri presuntivi e senza la misurazione della reale produzione rifiuti ci saranno aumenti pesanti e ingiustificati”

«Con il passaggio dalla Tarsu alla Tari, la nuova tariffa sui rifiuti, nel 2014 l’incremento medio dei costi per il servizio urbano dei rifiuti – secondo la Confcommercio – sarà pari al 290% e, per alcune tipologie di impresa, sarà ancora più salato: per un bar, infatti, l’aumento sarà di oltre il 300%, fino ad arrivare ad una maggiorazione di circa sei volte per un ristorante (+480%) e, addirittura, di quasi otto volte per un negozio di ortofrutta (+650%) o una discoteca (+680%).Incrementi – secondo l’associazione dei commercianti – molto rilevanti e ingiustificati che derivano essenzialmente dall’adozione di criteri presuntivi e potenziali e non dalla reale quantità di rifiuti prodotta; una pesante penalizzazione per il sistema delle imprese della distribuzione e dei servizi di mercato che impone la necessità di rivedere al più presto la struttura dell’attuale sistema di prelievo sulla base del principio ‘chi inquina paga’  e ridefinire con maggiore puntualità coefficienti e voci di costo distinguendo, in particolare, tra utenze domestiche e non domestiche e tenendo conto anche degli aspetti riguardanti la stagionalità delle attività economiche».

IL NUOVO TRIBUTO – «La legge di stabilità», ricorda la Confcommercio, «istituisce un nuovo tributo sui servizi comunali, denominato Trise. Esso si articola in due componenti: la prima, denominata Tari, a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani; la seconda, denominata Tasi, a fronte della copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni».
La struttura della Tari, sottolinea la nota dell’associazione, «riflette quasi pedissequamente la precedente formulazione della Tares e, quindi, della vecchia Tia, in quanto ripropone tariffe determinate sulla base di coefficienti di produzione potenziali e non sui reali quantitativi di rifiuti prodotti». «Quello che manca, ancora una volta, è la volontà di instaurare un legame diretto tra produzione di rifiuto e spesa, secondo il principio comunitario del chi inquina paga.

IL PRINCIPIO – In pratica, il mantenimento dei vecchi criteri di produzione »presuntiva« non solo rischiano di tradursi in condizioni di costo estremamente diversificate sul territorio a parità di attività economica, ma ripresentano tutte le criticità e i limiti che i precedenti regimi di prelievo hanno mostrato e che più volte Confcommercio ha denunciato. Infatti, nei Comuni dove è stato operato il passaggio dalla Tarsu alla Tia, si è assistito ad aumenti tariffari medi del 200%, generati non tanto da un incremento della quantità dei rifiuti prodotti ma, più semplicemente, da una non adeguata determinazione dei coefficienti potenziali di produzione».

Vai al comunicato di Confcommercio