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Arera: via alla “TARI 2”

Il 31 ottobre 2019 ARERA Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ha approvato la deliberazione 443/2019/R/RIF “definizione dei criteri di riconoscimento dei costi efficienti di esercizio e di investimento del servizio integrato dei rifiuti, per il periodo 2018-2021”.

Facendo riferimento alle norme di settore Europee, in particolare alla Direttiva sull’Economia Circolare (2018/851/UE) alla legge madre (2008/98/CE) insistendo sui concetti quali “responsabilità estesa del produttore, “chi inquina paga” e con un’attenzione particolare ai sistemi di tariffazione puntuale basati sul concetto di “Pay as you throw” ARERA modifica alcune norme sull’allocazione delle fonti di costo nei documenti economico-finanziari 2020-2021.

L’obiettivo è quello di garantire agli operatori e a tutte le parti interessate un quadro di regole certe e chiare di garantire che le tariffe praticate agli utenti siano coerenti con i principi fondamentali dell’ordinamento tariffario, quali quelli dell’efficienza dei costi.

In prima battuta ARERA stabilisce il perimetro dell’ambito di applicazione. Potranno essere inseriti nel conteggio TARI i costi relativi a: spazzamento e lavaggio delle strade; raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; gestione tariffe e rapporti con gli utenti; trattamento e recupero dei rifiuti urbani; trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani. Esclusi dunque alcuni servizi accessori quali lo spazzamento neve, spesso fino ad oggi conteggiati. Relativamente a tali servizi sono dunque identificate le seguenti componenti tariffarie: costi operativi, costi d’uso del capitale (ammortamenti, immobilizzazioni, etc.)

Elemento importante dell’impianto è quello relativo ai costi inesigibili, ovvero quelli che difficilmente verranno riscossi. Rimane confermato in caso di applicazione della TARI corrispettiva il principio per cui questi possono essere inseriti come costo solo al termine di tutte le procedure per la riscossione previste dalla legge. In caso di TARI tributo, fa fede la normativa vigente.

Il Piano Economico Finanziario dovrà essere presentato dal gestore, ma non potrà essere solo un elenco di costi: sarà infatti obbligatoria una relazione illustrativa ed una dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentare del gestore che attesti la veridicità dei dati trasmessi. Il gestore dovrà trasmettere il Pef all’«ente territorialmente competente» (ente di governo dell’Ambito, se istituito ed operativo, oppure la Regione o il Comune). L’ente una volta verificato il Pef lo trasmette ad Arera che «verifica la coerenza regolatoria degli atti, dei dati e della documentazione trasmessa» e in caso di esito positivo approva.

Infine ARERA accoglie le osservazioni dei Comuni per quel che riguarda l’Iva prendendo atto del fatto che, essendo l’Iva indetraibile in caso di applicazione della Tari tributo, va considerata un costo e in quanto tale da inserire nel Piano economico e finanziario. (SC)

ARERA – Rifiuti: al via le consultazioni sul primo metodo tariffario

Al via le consultazioni sugli orientamenti dell’Autorità nel settore rifiuti relativi al primo metodo tariffario e agli obblighi di trasparenza verso gli utenti da applicare in tutta Italia.

L’obiettivo è di coinvolgere tutti i soggetti interessati dal ciclo dei rifiuti, nel processo che porterà a definire i criteri per la determinazione delle tariffe del settore, favorendo la trasparenza verso gli utenti e l’Autorità, l’efficienza e la selettività negli obiettivi da perseguire, introducendo misure che rafforzino la coerenza e la corretta allocazione degli incentivi nelle diverse fasi della filiera.

Le variazioni tariffarie saranno legate al miglioramento della qualità e/o a modifiche nel perimetro gestionale. I gestori dovranno predisporre e rendere accessibile, sul proprio sito, la Carta della qualità dei servizi. Inoltre, saranno previsti specifici obblighi in materia di trasparenza dei documenti di riscossione della tariffa, che dovranno essere chiari e completi di tutte le informazioni utili.

Con il dco 351/2019/R/rif l’ARERA illustra il primo metodo tariffario con cui saranno rideterminati, in una logica di gradualità e secondo criteri di efficienza, i costi riconosciuti per il biennio in corso 2018-2019 e definiti i criteri per i corrispettivi TARI da applicare agli utenti nel 2020-2021.

Viene definito il perimetro della regolazione tariffaria: spazzamento e lavaggio strade, raccolta e trasporto, riscossione e rapporto con gli utenti, trattamento recupero e smaltimento.

L’obiettivo, come avvenuto in precedenza nel settore idrico, è di introdurre una metodologia che definisca i criteri per la quantificazione delle tariffe all’interno di una regolazione di carattere asimmetrico, capace di tener conto delle diverse condizioni di partenza a livello territoriale, industriale e di governance.

Nello specifico, sono previsti quattro diversi tipi di schemi tariffari nell’ambito dei quali ciascun soggetto competente potrà individuare la soluzione più efficace, a seconda dei propri obiettivi di miglioramento qualitativo, di sviluppo gestionale e delle peculiarità territoriali in termini di limite alla crescita annuale delle entrate tariffarie.

Lo schema di dco 352/2019/R/rif, dedicato alla trasparenza, prevede invece un primo periodo di regolazione dal 1° aprile 2020 al 31 dicembre 2023 per utenti domestici e non (ad eccezione dei Comuni sotto i 5 mila abitanti, per i quali si prevedrà un’applicazione più graduale).

Per i gestori del servizio, inclusi i Comuni che li gestiscono in economia, diventerà obbligatorio predisporre e pubblicare online la ‘Carta della qualità’ e gli aspetti generali dei servizi.

Gli utenti dovranno poi ricevere nei documenti di riscossione tutti i dati di sintesi sugli importi addebitati e il calcolo della tariffa, le modalità di pagamento, i recapiti e le procedure per i reclami, le informazioni sulle modalità di erogazione del servizio e sul raggiungimento degli obiettivi ambientali.

Qualsiasi variazione di rilievo nelle condizioni di erogazione del servizio dovrà essere comunicata agli utenti con un largo preavviso e i soggetti coinvolti nella filiera dovranno dialogare tra loro per trasmettere le informazioni richieste agli utenti.

“Questa fase di consultazione sul primo metodo tariffario dedicato ai rifiuti apre il confronto con tutti gli stakeholder”afferma il presidente Stefano Besseghini “all’insegna della trasparenza sui costi complessivi e della regolazione dei corrispettivi. Come abbiamo dichiarato nel Quadro Strategico 2019-2021, l’obiettivo per i rifiuti è una costruzione regolatoria asimmetrica, che tenga conto delle notevoli differenze esistenti sul territorio. È anche per garantire un confronto su queste differenze che ARERA ha deciso l’istituzione di un tavolo permanente con Regioni ed Autonomie locali”.

I soggetti interessati possono far pervenire all’Autorità le loro osservazioni e le loro proposte entro il 16 settembre 2019.

Le tariffe, la trasparenza, i tempi

ARERA organizza un incontro, a Roma, per illustrare i propri documenti di consultazione di recente emanazione:

In linea con l’OS8 del Quadro Strategico 2019-2021, l’Autorità intende impostare un meccanismo tariffario in grado di favorire la capacità del sistema locale di gestire integralmente il ciclo dei rifiuti, in coerenza con le direttive europee e in un’ottica di sviluppo dell’economia circolare fedele al principio pay as you throw. La nuova metodologia proposta prevede quattro tipi diversi di schemi tariffari tra i quali ciascun soggetto competente potrà individuare la soluzione più efficace in base ai propri obiettivi di miglioramento qualitativo, di sviluppo gestionale e delle peculiarità territoriali in termini di limite alla crescita annuale delle entrate.

Accanto a questo, saranno introdotti obblighi di trasparenza verso gli utenti da applicare in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, a partire dalla pubblicazione della “Carta della qualità” da parte di tutti i gestori del servizio.

L’incontro è dedicato ai gestori dei servizi di raccolta e smaltimento rifiuti, agli operatori di igiene ambientale, all’industria del riciclo e del riuso, agli Enti di Governo d’Ambito, alle istituzioni e agli enti locali, ai consorzi nazionali e a tutte le associazioni dei consumatori, degli ambientalisti e degli operatori del settore e a tutti i soggetti interessati.

Il programma, in via di definizione, prevederà una prima sessione dedicata all’illustrazione da parte degli uffici di ARERA dei due documenti in consultazione e un successivo momento di ascolto e confronto con i principali attori del settore.

La partecipazione è aperta, previa iscrizione da effettuarsi esclusivamente online entro lunedì 9 settembre o comunque fino ad esaurimento dei posti disponibili in sala.

ARERA Rifiuti: entro fine anno il primo metodo tariffario

Sarà oggetto di uno specifico documento di consultazione entro la fine di luglio e verrà presentato entro il 31 ottobre, con effetti a partire dal 1° gennaio 2020, il primo metodo tariffario per il settore dei rifiuti, destinato ad unificare la complessità delle tariffe e delle imposte sui rifiuti urbani e assimilati, anche differenziati.

Le scadenze sono contenute nella delibera 303/2019/R/rif, pubblicata oggi, che formalmente unifica due precedenti provvedimenti – 225/2018/R/rif e 715/2018/R/rif – attraverso i quali l’Autorità aveva dapprima avviato il procedimento per la definizione del metodo tariffario e successivamente introdotto il monitoraggio delle tariffe esistenti per il 2018 e 2019.
La rilevanza della delibera odierna è nella tempistica degli adempimenti che l’Autorità si è posta e nel numero di soggetti e processi coinvolti dal prossimo metodo tariffario, primi tra tutti gli enti locali e gli operatori del settore.

Entro la fine dell’anno infatti, come ricorda la delibera, i consigli comunali devono approvare le tariffe della TARI in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani.
Pubblicando il metodo tariffario entro la fine di ottobre ARERA intende, pertanto, fornire gli elementi necessari ad includerne i principi già dalle tariffe in fase di approvazione per il 2020, coniugando le iniziative avviate dall’Autorità con le tempistiche previste dalla normativa vigente in ordine al processo di valutazione e di determinazione delle modalità di prelievo.

Nella delibera odierna, ispirata alla semplificazione dell’azione amministrativa e al rispetto dei tempi per le determinazioni tariffarie in corso, l’Autorità ricorda alcuni dei passaggi principali che ispireranno la prossima azione regolatoria sui rifiuti:

  • definizione dei criteri di monitoraggio e di riconoscimento dei costi efficienti, da applicarsi sulle annualità 2018 e 2019, comunque coperte dall’attribuzione di funzioni regolatorie all’Autorità;
  • introduzione di una prima metodologia tariffaria per il riconoscimento dei costi efficienti della gestione del ciclo dei rifiuti a partire dal 2020;
  • avvio di adeguate attività informative e, ove necessario, formative per la corretta adozione dei piani finanziari richiesti entro l’anno, al fine di garantire l’efficace e rapida applicazione, ai diversi livelli istituzionali, delle regole sopra richiamate;
  • avvio di attività di confronto interistituzionale, finalizzate a definire le procedure di validazione dei dati e le modalità di approvazione dei piani finanziari e dei corrispettivi, al fine di garantire, da un lato, veridicità, chiarezza, completezza e congruità delle informazioni e, dall’altro, coerenza tra corrispettivi e costi efficienti.

“L’Autorità è consapevole dell’impegno necessario per accompagnare l’accelerazione delineata dall’odierna delibera – afferma il presidente dell’ARERA, Stefano Besseghini – Servirà uno sforzo da parte delle istituzioni, degli enti locali e dei gestori dei servizi di igiene ambientale. La cronaca dimostra quotidianamente, tuttavia, quanto il tema dei rifiuti sia urgente ai limiti dell’emergenza e siamo convinti che regole chiare per le tariffe, definizione dei costi standard, efficienza del servizio e dotazione infrastrutturale del Paese, siano alcuni degli elementi principali da fissare per uscire da questa fase”.

Calcolo dei “Fabbisogni standard”: a disposizione dei Comuni uno strumento gratuito

La Legge di Bilancio 2018 non ha prorogato l’entrata in vigore della norma che prevede, per i Comuni, l’obbligo di avvalersi delle risultanze dei fabbisogni standard per il calcolo dei costi del servizio di smaltimento rifiuti e della Tari.
Con l’avvicinarsi della scadenza dei termini per la presentazione del Piano Economico-Finanziario ESPER e AMBIENTE ITALIA con la collaborazione di INNOVAMBIENTE e il patrocinio dell’Associazione Comuni Virtuosi mettono a disposizione dei Comuni uno strumento informatico per il calcolo dei Fabbisogni Standard.

Il modello di calcolo è stato realizzato per facilitare i comuni a calcolare i fabbisogni standard secondo quanto previsto nella Legge di Bilancio 2018 che prevede che “nella determinazione dei costi di cui al comma 654, il comune deve avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard”.
Il modello di calcolo funziona interamente in automatico sulla base di alcuni dati ricavati dall’ Allegato 3 alle Linee guida interpretative per l’applicazione del comma 653 dell’art. 1 della Legge n. 147 del 2013 emanate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’economia e delle finanze. Si deve però rilevare che questi dati risultano aggiornati soltanto all’annualità del 2015.
Per far fronte ad eventuali disallineamenti tra gli importi calcolati e l’importo del PEF del 2018 viene consentito l’inserimento di parametri più aggiornati, qualora disponibili, in modo da poter affinare quanto più possibile il calcolo cercando la massima corrispondenza con i costi reali della TARI “per permettere all’Ente locale di valutare l’andamento della gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti” secondo quanto stabilito dalla recente norma.

Vai allo strumento di calcolo

TA.RI, anche Confcommercio per la tariffa puntuale

“Con l’adozione di criteri presuntivi e senza la misurazione della reale produzione rifiuti ci saranno aumenti pesanti e ingiustificati”

«Con il passaggio dalla Tarsu alla Tari, la nuova tariffa sui rifiuti, nel 2014 l’incremento medio dei costi per il servizio urbano dei rifiuti – secondo la Confcommercio – sarà pari al 290% e, per alcune tipologie di impresa, sarà ancora più salato: per un bar, infatti, l’aumento sarà di oltre il 300%, fino ad arrivare ad una maggiorazione di circa sei volte per un ristorante (+480%) e, addirittura, di quasi otto volte per un negozio di ortofrutta (+650%) o una discoteca (+680%).Incrementi – secondo l’associazione dei commercianti – molto rilevanti e ingiustificati che derivano essenzialmente dall’adozione di criteri presuntivi e potenziali e non dalla reale quantità di rifiuti prodotta; una pesante penalizzazione per il sistema delle imprese della distribuzione e dei servizi di mercato che impone la necessità di rivedere al più presto la struttura dell’attuale sistema di prelievo sulla base del principio ‘chi inquina paga’  e ridefinire con maggiore puntualità coefficienti e voci di costo distinguendo, in particolare, tra utenze domestiche e non domestiche e tenendo conto anche degli aspetti riguardanti la stagionalità delle attività economiche».

IL NUOVO TRIBUTO – «La legge di stabilità», ricorda la Confcommercio, «istituisce un nuovo tributo sui servizi comunali, denominato Trise. Esso si articola in due componenti: la prima, denominata Tari, a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani; la seconda, denominata Tasi, a fronte della copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni».
La struttura della Tari, sottolinea la nota dell’associazione, «riflette quasi pedissequamente la precedente formulazione della Tares e, quindi, della vecchia Tia, in quanto ripropone tariffe determinate sulla base di coefficienti di produzione potenziali e non sui reali quantitativi di rifiuti prodotti». «Quello che manca, ancora una volta, è la volontà di instaurare un legame diretto tra produzione di rifiuto e spesa, secondo il principio comunitario del chi inquina paga.

IL PRINCIPIO – In pratica, il mantenimento dei vecchi criteri di produzione »presuntiva« non solo rischiano di tradursi in condizioni di costo estremamente diversificate sul territorio a parità di attività economica, ma ripresentano tutte le criticità e i limiti che i precedenti regimi di prelievo hanno mostrato e che più volte Confcommercio ha denunciato. Infatti, nei Comuni dove è stato operato il passaggio dalla Tarsu alla Tia, si è assistito ad aumenti tariffari medi del 200%, generati non tanto da un incremento della quantità dei rifiuti prodotti ma, più semplicemente, da una non adeguata determinazione dei coefficienti potenziali di produzione».

Vai al comunicato di Confcommercio