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Anche i supermercati inglesi alla lotta contro lo spreco di cibo: meno 20 per cento entro il 2025

I maggiori supermercati britannici hanno promesso di abbassare lo spreco di cibo e bevande di un quinto nel prossimo decennio. Negozi come Asda, Sainsbury’s, Tesco e Morrison stanno stilando un accordo volontario che punta anche alla riduzione del 20 per cento delle emissioni responsabili dell’effetto serra causate dall’industria alimentare.
Alcune istituzioni locali come la London Water and Recycling Board (Comitato londinese per il l’acqua e il riciclo) e alcune aziende produttrici come Coca-Cola, Nestlè e Pizza Hut si sono anch’esse impegnate a siglare l’accordo stipulato dal Waste and Resources Action Programme (Wrap – Programma per l’azione contro lo spreco e le risorse – N.d.T.). Questo ente benefico che lavora per il governo ha dichiarato che si tratta della prima intesa di questo tipo e che segnerà la nascita di una nuova era per l’industria. Soltanto qualche giorno fa Tesco, la più grande catena di drogherie del Regno Unito, si era impegnata a non inviare più il cibo in eccesso dei suoi negozi in discarica e di re-distribuirlo agli enti benefici per farlo avere ai poveri e ai disagiati.
Lo spreco di cibo che ogni anno avviene nelle famiglie, nei ristoranti, e nei supermercati inglesi si aggira attorno ai 12 milioni di tonnellate. Di questo, il 75 per cento potrebbe essere salvato. Lo spreco viene valutato in 19 miliardi di sterline all’anno ed è responsabile di almeno 20 milioni di tonnellate di emissioni di gas inquinanti.
L’accordo, chiamato the “Courtauld Commitment 2025”, ha raggruppato 98 firmatari.Punta anche a ridurre l’utilizzo dell’acqua nelle aziende alimentari. Wrap ha stimato che questa intesa farà risparmiare al regno unito circa 20 miliardi di sterline e inserirà la nazione nel percorso creato dalle Nazioni Unite per dimezzare lo spreco di cibo prodotto da negozi e supermercati entro il 2030. Il dottor Richard Swannell, direttore dei sistemi per il cibo sostenibile di Wrap ha dichiarato che “per salvaguardare il cibo della Gran Bretagna occorre un cambiamento drastico e incrementare il consumo e la produzione di alimenti e bevande sostenibili”.
Il ministro Rory Stewart, del dipartimento per l’Ambiente, il Cibo e gli Affari agricoli inglese ha affermato che “Lo spreco di cibo è qualche cosa che deve essere evitato perché causa la diminuzione dell’acqua e di risorse preziose. Sono molto compiaciuto che ungrande gruppo di aziende alimentari si sia unito a Wrap in questa giusta causa”.

Fonte: Eco dalle Città

Sprechi alimentari, in Italia otto miliardi di euro all’anno nella spazzatura

Il problema è globale: nel mondo si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti. Una questione etica, ma non solo. In Europa gli sprechi alimentari sono responsabili del 3 per cento delle emissioni di Co2. Adesso il Parlamento corre ai ripari

Siamo dei produttori seriali di sprechi alimentari. Ogni anno le famiglie italiane buttano nella spazzatura il 19 per cento del pane acquistato. Finisce nel cestino il 17 per cento della frutta e della verdura, il 4 per cento della pasta e addirittura il 39 per cento dei prodotti freschi: dai latticini alle uova, fino alla carne. Lo spreco domestico vale circa l’8 per cento dei nostri costi alimentari. E così, alla fine dell’anno, finiscono letteralmente tra i rifiuti oltre otto miliardi di euro. Circa 400 euro a famiglia.

Per porre un limite all’incredibile fenomeno, la Camera dei deputati esamina questa settimana una provvedimento per la limitazione degli sprechi. Un documento – frutto di diverse proposte di legge – che punta a favorire la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale. Quali sono i numeri italiani? Secondo l’osservatorio Waste Watcher, citato da diversi documenti parlamentari, solo nel nostro Paese lo spreco alimentare interessa ogni anno 5 milioni di tonnellate di prodotti. Secondo i dati di un’indagine realizzata pochi anni fa dalla Fondazione per la sussidiarietà e dal Politecnico di Milano, ogni italiano spreca 108 chilogrammi di cibo. E quasi 42 chilogrammi a testa finiscono nella spazzatura quando sono ancora commestibili. Ma gli sprechi non avvengono solo a tavola. Anche il sistema produttivo ha le sue responsabilità. Un esempio? Ogni anno 1,4 milioni di tonnellate di prodotti alimentari rimangono sui campi. «Spesso – si legge in una della proposte di legge – perché non è conveniente fare la raccolta». Rappresentano quasi il 3 per cento dell’intera produzione agricola nazionale. E non è ancora tutto. Recentemente l’università di Bologna ha calcolato che lo spreco alimentare nella filiera della trasformazione industriale raggiunge quasi i 2 milioni di tonnellate di prodotti. E altre 300mila tonnellate riguardano gli sprechi nella distribuzione commerciale.

Ogni anno in Italia 1,4 milioni di tonnellate di prodotti alimentari rimangono sui campi. «Spesso perché non è conveniente fare la raccolta». Rappresentano quasi il 3 per cento dell’intera produzione agricola nazionale
E questo avviene solo in Italia. Stando ai dati della Commissione Europea, nei 27 Stati membri gli sprechi alimentari valgono circa 89 milioni di tonnellate l’anno. «Senza contare gli sprechi a livello di produzione agricola o le catture di pesci rigettate in mare». In assenza di una decisa inversione di rotta, le stime indicano che entro il 2020 l’incredibile quantitativo aumenterà fino a 126 milioni di tonnellate. Piccola consolazione: gli italiani sono tra i popoli più virtuosi del continente. Se noi sprechiamo 108 chilogrammi di cibo l’anno pro capite, la media europea è di circa 179 chilogrammi. E così in Gran Bretagna si sprecano alimenti per quasi 10 miliardi di sterline l’anno. Mentre «in Svezia – si legge ancora – ogni famiglia getta nella spazzatura il 25 per cento del cibo comprato».

A livello mondiale i numeri del fenomeno fanno impallidire. Secondo la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, le perdite e gli sprechi di cibo riguardano 1,3 miliardi di tonnellate l’anno in tutto il pianeta. Quasi un terzo della produzione alimentare mondiale. «Una quantità che se riutilizzata – si legge nella proposta di legge a prima firma Mario Sberna – potrebbe idealmente sfamare per un anno intero metà dell’attuale popolazione, ovvero 3,5 miliardi di persone». Ecco il paradosso. Come stimato dal Centro regionale di informazione della Nazioni Unite, nonostante nel mondo ci sia cibo sufficiente per tutti, oltre 925 milioni di persone soffrono ancora la fame. Il documento parlamentare depositato dal deputato Matteo Mantero presenta il fenomeno in dettaglio: nel mondo si sprecano «oltre 500 milioni di tonnellate di cibo nella produzione agricola, 355 milione di tonnellate dopo la raccolta, 180 milioni di tonnellate durante la lavorazione a livello industriale, 200 milioni di tonnellate nel percorso distributivo». E quasi 350 milioni di tonnellate di prodotti alimentari vengono sprecati solo negli ambiti della ristorazione e del consumo domestico.

In Svezia ogni famiglia getta nella spazzatura il 25 per cento del cibo acquistato. Negli Usa finisce nel cestino il 40 per cento della spesa alimentare
Le conseguenze non sono solo etiche. Le enormi quantità di cibo buttato finiscono inevitabilmente per contribuire all’uso indiscriminato delle risorse naturali e al cambiamento climatico. «Lo spreco alimentare, se fosse un Paese, sarebbe il terzo inquinatore dopo Cina e Stati Uniti», spiega la proposta di legge Mario Sberna. «La quantità di anidride carbonica necessaria a portare il cibo sui nostri piatti è pari a 3,3 miliardi di tonnellate e per produrlo si usa il 30 per cento del terreno coltivabile del mondo e una quantità di acqua ogni anno che basterebbe alle esigenze di tutti i cittadini di New York per più di un secolo». E poi c’è l’aspetto economico: il documento calcola che il costo del cibo sprecato è pari a 750 miliardi di dollari, «praticamente il prodotto interno lordo della Svizzera».

Tra i Paesi meno attenti agli sprechi alimentari spiccano gli stati Uniti Uniti d’America. Qui, nel complesso, finisce nella spazzatura il 40 per cento della spesa alimentare. I dati ambientali relativi al fenomeno sono preoccupanti. Come evidenzia la relazione che accompagna la proposta di legge Andrea Causin, per produrre il cibo non consumato, negli Usa vengono utilizzate enormi risorse: «Il 30 per cento di fertilizzanti, il 31 per cento delle terre coltivate, il 25 per cento del consumo totale di acqua dolce e il 2 per cento del consumo totale di energia». Senza considerare che una sola tonnellata di rifiuti alimentari genera fino a 4,2 tonnellate di anidride carbonica. E in Europa? Dalle nostre parti ogni anno il fenomeno dello spreco alimentare è responsabile di 170 milioni di tonnellate di Co2, il 3 per cento del totale delle emissioni. Ce n’è abbastanza per ripensare le nostre abitudini alimentari.

Fonte: Marco Sarti per Linkiesta

Trento: “Io non spreco” tre giorni dedicati alla sostenibilità alimentare

Dal 4 marzo fino a domenica 6 a Trento si è parlato di sostenibilità alimentare. Nella cornice della Green Week, da cinque anni forum di discussione sui temi della green economy, ha debuttato il primo seminario di Reduce 2016-2017, progetto promosso dal Ministero dell’Ambiente con l’Università di Bologna – Distal e con Last Minute Market nell’ambito della 6^ edizione della campagna europea “Spreco zero”.
Durante la prima giornata di Io non spreco, una serie di appuntamenti per discutere della sostenibilità alimentare organizzata presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università del capoluogo trentino, a cui ha preso parte anche Edenred.
Della necessità di mettere a sistema, condividere e comunicare le buone pratiche di riduzione e prevenzione degli sprechi hanno parlato il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Barbara Degani, il curatore di Reduce, Luca Falasconi, e un pool di aziende coinvolte nelle pratiche “spreco zero”, tra cui Edenred, l’inventore del buono pasto Ticket Restaurant.
“La promozione di una sana alimentazione e di un consumo sostenibile sono valori rilevanti per Edenred- ha dichiarato Sabrina Citterio, responsabile corporate social responsibility di Edenred Italia– impegnata, da molti anni, su più fronti: da una parte nel recuperare le eccedenze alimentari da redistribuire ai più bisognosi, e dall’altra nel diffondere le buone pratiche di un’alimentazione equilibrata sulla base dei principi della dieta mediterranea con il progetto Food. Tre le nostre buone prassi vorrei ricordare la partnership per Siticibo, programma che dal 2003 insieme a Banco Alimentare si occupa di recuperare il cibo già cucinato e non consumato e di consegnarlo in poche ore a diversi enti benefici; e il progetto il Buono che avanza, in collaborazione con l’associazione Cena dell’amicizia, grazie al quale abbiamo creato la prima rete di ristoranti ad “avanzi zero” con la distribuzione nei 150 mila esercizi affiliati di pratiche doggy bag da consegnare ai clienti che vorranno raccogliere il cibo non consumato”.
La campagna Spreco Zero di Last Minute Market, anno dopo anno, ha incrociato le strade di molte aziende che si sono impegnate promuovendo attività e iniziative rivolte ai giovani, alle famiglie e ai consumatori.

Augusta contro gli sprechi alimentari

La riduzione degli scarti alimentari, insieme alla valorizzazione di quelli non eliminabili, è uno dei punti fissi di qualsiasi piano di prevenzione, come stabilisce la gerarchia delle azioni.

Se la prevenzione e la riduzione sono, come stabilito dalla direttiva europea  2008/98/CE, il primo passo per la corretta gestione dei rifiuti, quello degli scarti alimentari è un tassello fondamentale per agire efficacemente.
Lo sa bene la Francia che lo scorso maggio ha presentato una proposta di legge per obbligare i supermercati a donare il cibo avanzato. Ora il piano per ridurre gli sprechi alimentari si concretizza e i deputati francesi hanno votato la nuova legge, che dovrebbe entrare in vigore nel gennaio 2016, all’unanimità.
Lo sa bene anche il Comune di Augusta che, con il supporto tecnico di ESPER e grazie ad un finanziamento del MATTM di 700mila euro, sta portando avanti un progetto di prevenzione e riduzione all’interno del quale il recupero degli scarti alimentari è un punto focale.
La prima azione che il Comune di Augusta metterà in campo sarà quella della valorizzazione degli scarti delle mense presenti sul territorio attraverso la diffusione ed il sostegno del compostaggio domestico e di comunità. Saranno coinvolte le famiglie e comunità con giardini, orti e spazi verdi privati; gli studenti, gli insegnanti ed il personale didattico delle scuole comunali; i detenuti e personale carcerario della Casa di Reclusione di Augusta. È prevista una riduzione attorno alle 340 tonnellate ad un anno dall’avvio della campagna, pari a quasi il 4% dell’intero rifiuto organico prodotto in un anno (escluso gli sfalci e le potature).
A regime, se tutte le famiglie della periferia usassero la compostiera e non conferissero al servizio di gestione dei rifiuti, si potrebbero prevenire fino a 680 tonnellate annue, quasi l’8% del rifiuto organico prodotto.

È inoltre prevista una campagna per la raccolta delle derrate alimentari ancora commestibili e pasti non consumati da vari soggetti della filiera agro-alimentare per destinarli ad enti assistenziali che assistono persone in condizioni di disagio e/o gestiscono mense per indigenti, sulla base della legge 155/03 detta “del Buon Samaritano”.
Con il potenziamento del “Progetto Pellicano”, attivato nel 2011 dalla Camera di Commercio, l’Arcidiocesi (attraverso al Caritas diocesana) e alcune Associazioni operanti nella provincia di Siracusa, l’obiettivo è quello di far fronte alle emergenze contingenti di accoglienza e sostentamento delle persone o dei nuclei familiari in condizione di disagio e formare e incrementare nella cittadinanza l’attenzione ai bisogni dell’altro, soprattutto del più debole.  Al Progetto Pellicano hanno già dato la propria adesione formale alcune sigle come la CNA, l’ASSOINDUSTRIA, l’API Siracusa, la Confcommercio, la Confcooperative, la Confesercenti, l’Unione Coltivatori, la Confagricoltura, la CIA, la Coldiretti, l’AGCI e i Sindacati dei lavoratori dipendenti CGIL, CISL, UIL e UGL.
Aderendo al progetto Pellicano il Comune accederà ad una rete di raccolta già parzialmente strutturata facendosi carico di attivare il circuito di recupero derrate e pasti nel territorio comunale, individuando i possibili donatori (mense aziendali, mense ospedaliere, refettori scolastici, hotel, ristoranti, società di catering, punti vendita gdo e commercio al dettaglio, mercati ortofrutticoli ), ma anche i soggetti beneficiari (onlus, associazioni…).
Sull’esempio del progetto BeeApp dell’Associazione Banco Alimentare Roma Onlus, il progetto sarà implementato facendo uso delle possibilità di comunicazione in tempo reale offerte dalle tecnologie web-based. In questo modo le segnalazioni di eccedenze alimentari arriveranno in modo istantaneo alle strutture caritative grazie a una piattaforma web sostenuta da una specifica app.
È prevista una riduzione intorno alle 510 tonnellate di rifiuto organico ad un anno dall’avvio della campagna, pari a più del 4% dell’intero rifiuto organico prodotto (escluso gli sfalci e le potature).
A regime si potrebbero prevenire fino a più di 1.020 tonnellate annue di rifiuto, pari a oltre il 12% dei rifiuti organici prodotti.

Sprechi alimentari: in Francia i supermercati doneranno per legge il cibo avanzato

Lo scorso maggio la Francia ha presentato una proposta di legge per obbligare i supermercati a donare il cibo avanzato. Ora il piano per ridurre gli sprechi alimentari si concretizza e i deputati francesi hanno votato la nuova legge all’unanimità.

Il Parlamento francese sembra davvero intenzionato a portare i supermercati verso un cambiamento, dato che la Francia getta letteralmente nei rifiuti 7,8 milioni di tonnellate di cibo ogni anno. Tra i maggiori responsabili degli sprechi alimentari troviamo ristoranti, negozi e supermercati.

La legge dovrebbe entrare in vigore a partire da gennaio 2016. Permetterà ai cittadini di organizzarsi per la raccolta e la distribuzione del cibo che i supermercati dovranno tenere da parte in modo che venga donato in beneficenza, anziché gettarlo tra i rifiuti.

A Parigi già 100 ristoranti si stanno organizzando per mettere a punto un programma per la distribuzione del cibo avanzato alle famiglie povere e agli affamati. Nel frattempo la catena di supermercati Carrefour ha presentato il marchio Tous AntiGaspi con cui metterà in vendita i cibi imperfetti dal punto di vista estetico ad un prezzo scontato, per ridurre gli sprechi alimentari. Un’iniziativa simile aveva preso il via lo scorso anno sempre in Francia nei punti vendita Intermarché.

Ora che i deputati hanno votato a favore della nuova legge per ridurre gli sprechi alimentari, i supermercati potranno dedicarsi alla distribuzione gratuita degli alimenti invenduti e lo stesso potranno fare i ristoranti.

I supermercati, in particolare, saranno obbligati a firmare un protocollo per la donazione del cibo invenduto. La merce non dovrà assolutamente finire tra i rifiuti. In Francia però non si pensa soltanto alla soluzione dei problemi ma anche alla loro prevenzione all’origine.

Infatti ci si occuperà di educazione contro gli sprechi alimentari già a partire dalle scuole. La legge verrà presentata al Senato entro l’inizio del 2016 e la sua entrata in vigore avverrà nel minor tempo possibile. A quando una decisione analoga anche per l’Italia?

Fonte: greenbiz.it