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5 febbraio: Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare

Il 5 febbraio è la “Giornata Nazionale contro lo Spreco alimentare”, celebrata per la prima volta il 5 febbraio 2014 in Italia. La giornata è stata ideata ed istituita dal Ministero dell’ambiente in collaborazione con la campagna Spreco Zero e Università di Bologna – Distal. In quell’occasione, per iniziativa del coordinatore PINPAS Andrea Segrè, furono convocati gli “Stati generali” della filiera agroalimentare italiana. PINPAS, promosso da Ministero dell’ambiente, è il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

Vale lo 0,88% del Pil lo spreco alimentare in Italia: la stima è di oltre 15 miliardi €, per l’esattezza 15.034.347.348 € che sono la somma dello spreco alimentare di filiera (produzione – distribuzione), complessivamente stimato in oltre 3 miliardi € (3.176.032.413 €), ovvero il 21,1% del totale, a fronte dello spreco alimentare domestico reale, cioè quello misurato nelle case degli italiani attraverso il test dei Diari di Famiglia, che rappresenta quindi i 4/5 dello spreco complessivo di cibo in Italia e vale 11.858.314.935 €. I dati sono stati diffusi oggi in occasione della 6^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, nella sede FAO di Roma, dal progetto 60 Sei ZERO dell’Università di Bologna – Dipartimento Scienze e Tecnologie Agroalimentari con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero dello spin off Last Minute Market. I saluti della FAO sono stati portati dal Vice Direttore Generale Daniel Gustafson, che ha evidenziato la centralità della questione spreco in rapporto alla sostenibilità agroalimentare e ambientale.

Ancora una volta la fotografia dello spreco inquadra in primo piano le nostre case e le nostre abitudini di gestione del cibo: ma non è così per 4 italiani su 5: secondo il Rapporto Waste Watcher 2019, infatti, il 20% degli intervistati dichiara che si spreca soprattutto nel commercio (47%) e nel pubblico, dalle scuole agli ospedali, dagli uffici alle caserme (secondo il 27%). «La percezione degli italiani – spiega Andrea Segrè, fondatore e presidente di Last Minute Market – è ancora poco consapevole della necessità di una grande svolta culturale nella gestione del cibo a livello domestico. Eppure è questo il punto, la prevenzione degli sprechi alimentari deve partire da noi, nel quotidiano delle nostre vite, perché mangiare è un atto di giustizia e di civismo: verso noi stessi, verso gli altri, verso il mondo. I paradossi del cibo sono evidenti: 821 milioni di individui sulla terra soffrono la fame e 1 persona ogni 3 è malnutrita. Ma intanto una persona su 8 soffre di obesità. Tutti possiamo dare il nostro contributo all’obiettivo #famezero #sprecozero – osserva Segrè – acquistando solo ciò che serve realmente, compilando liste precise che non cadono nelle sirene del marketing, scegliendo alimenti locali e di stagione basati sulla Dieta Mediterranea, consultando etichette e scadenze, utilizzando al meglio frigo, freezer e dispensa per gli alimenti senza stiparli alla rinfusa». L’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market / Swg sull’Economia circolare, la sostenibilità e gli sprechi dà conto anche dei provvedimenti utili a contrastare la questione dello spreco alimentare: più di 7 italiani su 10 ritengono che la via da percorrere sia quella dell’educazione alimentare (72%), il 26% propone packaging di nuova generazione e 1 italiano su 5 (20%) provvedimenti normativi con incentivi e sanzioni legati allo spreco del cibo.

Ma cosa si spreca, soprattutto, nelle case? Prendendo come riferimento gli ultimi 7 giorni “pesano” sulla pattumiera le bevande analcoliche, i legumi, la frutta fresca, la pasta fresca e non gettata senza essere stata consumata. Pane e verdure fresche sono fra gli alimenti più spesso buttati (dati Waste Watcher, Lmm/Swg).

Sempre scorrendo il Rapporto Waste Watcher 2019, gli effetti della sensibilizzazione si sentono e balzano immediatamente all’occhio: 2 italiani su 3 il 64% degli intervistati, dichiarano di gettare il cibo solo una volta al mese (16%) o persino più raramente (48%). Il 15% lo fa una volta alla settimana e il 13 ogni due settimane, solo l’1% dichiara di sprecare quotidianamente il cibo. I dati sono tanto più rilevanti se comparati alle rilevazioni 2014/2015, quando 1 italiano su 2 dichiarava di gettare il cibo ogni giorno: lo spreco alimentare è senz’altro uno dei temi di sostenibilità sui quali la campagna di sensibilizzazione Spreco Zero ed Expo 2015 hanno maggiormente inciso.  4 italiani su 10 (il 38%) dichiarano oggi che la quantità di cibo acquistato e non consumato è diminuita rispetto a due anni fa. Ma sotto un profilo di rilevazione sociale colpisce un altro dato, quello legato alla “hit” degli sprechi degli italiani: proprio il cibo è saldamente in testa, negli ultimi 5 anni lo spreco alimentare supera di gran lunga la percezione degli sprechi idrici, energetici o monetari. Il settore alimentare è quello in cui si spreca di più per il 74% degli italiani, era il 60% nel 2014. Mentre lo spreco idrico segue per il 48%, quindi gli sprechi legati a mobilità (25%) ed energie elettrica (22%). Meno evidenti gli sprechi di denaro e tempo: colpa di un potere d’acquisto sempre piu’ debole?

Parlando di spreco “percepito” e non monitorato realmente in casa, secondo gli italiani in casa si gettano 2,4 kg di cibo ogni mese a famiglia (ca 600 grammi settimanali), per un valore corrispettivo di 28 €.   Quali rimedi antispreco sono più frequentemente adottati dagli italiani? Il 65% provvede a un check della dispensa prima di fare la spesa, il 61% congela il cibo a rischio deperibilità e il 54% cerca di prevenire controllando la quantità di cibo ottimale prima di cucinarlo. Più di 1 italiano su 2 (52%) verifica l’edibilità del cibo prima di risolversi a buttarlo, il 44% affronta il test dell’assaggio. Molti si dedicano a ricette con cibo di recupero dagli avanzi del pasto prima (48%), solo 1 italiano su 3 (34%) richiede al ristoratore una bag per trasportare a casa il cibo che non è riuscito a consumare e solo 1 italiano su 5 (22%) dona al vicino il cibo in eccesso a rischio spreco. Waste Watcher, Osservatorio nazionale sull’Economia circolare, la sostenibilità e gli sprechi, esamina le abitudini di acquisto, oltre a quelle di gestione del cibo: e conferma che i negozi al dettaglio sono sempre meno frequentati dai consumatori (18%), così come il mercato (15%) a favore della schiacciante concorrenza dei supermercati (7 italiani su 10) e ipermercati (3 italiani su 10). Da segnalare l’avanzata degli acquisti online, praticati dall’8% degli intervistati. 

Come spiega Luca Falasconi, coordinatore della Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco, «esempio concreto di sensibilizzazione sul tema dello spreco alimentare in Italia è la campagna Spreco Zero di Last Minute Market, attiva dal 2010. Momento centrale è il Premio Vivere a Spreco Zero, che nel 2019 avrà come suo testimonial l’artista Neri Marcorè, e attraverso la campagna di educazione alimentare e prevenzione degli sprechi “Piatto pulito, buon appetito!”, in onda su Caterpillar Radio2 Rai il martedì fra le 19.10 e le 19.20. Massimo Cirri e Laura Troja dagli studi di Milano di Caterpillar, si collegano ogni settimana con I promotori della campagna per uno “storytelling” radiofonico settimanale sulle iniziative e novità legate a questi temi».

Nel 2019 festeggia i suoi primi 20 anni Last Minute Market, lo spin off dell’Università di Bologna trasformatosi in impresa sociale sotto la presidenza del suo fondatore Andrea Segrè. Grazie al networking con 350 punti vendita e oltre 400 enti del terzo settore Last Minute Market recupera annualmente 55mila pasti cotti, prodotti alimentari per un valore di 5,5 milioni €, farmaci per 1.000.000 € e piu’ di 1000 tonnellate di prodotti non alimentari. Nella sola Emilia Romagna dal 2007 al 2016 Last Minute Market ha recuperato prodotti per un valore complessivo di circa 22 milioni € con il coinvolgimento di 132 Enti beneficiari diretti, 113 donatori, 52 Comuni.

Nel 2010 Last Minute Market ha avviato la campagna Spreco Zero, diventata movimento di pensiero, presidio concreto e motore di interventi e sensibilizzazione sul tema.  Sin dal 2010 Spreco Zero ha fissato con la sua Dichiarazione congiunta – siglata da tante personalità e istituzioni nazionali e comunitarie – alcuni obiettivi chiave, ripresi poi dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 19 gennaio 2012, il primo e unico atto ufficiale sul tema a livello comunitario. «Dimezzare lo spreco alimentare nei Paesi UE entro il 2025 rimane l’obiettivo ufficiale che l’Europa si è data alora – sottolinea il presidente di Last Minute Market Andrea Segrè – Al nuovo Parlamento, che entrerà in carica dopo le elezioni di maggio, e alla nuova Commissione europea rilanceremo la nostra richiesta di indire un Anno Europeo dedicato alla Prevenzione dello spreco alimentare. E chiederemo che la Giornata Nazionale del 5 febbraio possa diventare Giornata Europea di impegno sulla questione dello spreco di cibo. Anche in Italia possiamo migliorare, a cominciare dai banchi di scuola: l’obiettivo è che l’educazione alimentare e ambientale diventino parte essenziale di quella “Educazione alla cittadinanza” richiesta dall’ANCI attraverso la recente legge di iniziativa popolare».    Contestualmente, per iniziativa del fondatore Andrea Segrè, prendeva forma in partnership con Swg l’Osservatorio nazionale Waste Watcher sugli sprechi e le abitudini alimentari degli italiani: un monitoraggio costante diventato riferimento per tutte le realtà che operano in Italia sul tema. Waste Watcher ha permesso di rilevare i primi risultati della sensibilizzazione avviata in questi anni: eloquente il raffronto fra i dati 2014 e quelli 2018 rispetto alle abitudini dello spreco. Se nel 2014 1 italiano su 2 dichiarava di gettare cibo quasi ogni giorno, nel 2018 solo l’1% ha dichiarato di cestinare il cibo. Molto resta da fare, ma l’impegno per la prevenzione dello spreco alimentare ha iniziato a dare i suoi frutti.

Fonte: Sprecozero.it

Milano, nasce l’Hub di quartiere per promuovere il dono del cibo e ridurre lo spreco alimentare

Nel 2015 Milano ha promosso una Politica Alimentare per rendere più sostenibile il sistema alimentare della città con un approccio multidisciplinare e partecipato, nel quale il Comune assume un ruolo di stimolo e facilitazione. La riduzione dello spreco alimentare è una delle priorità della Politica Alimentare e si sviluppa attraverso l’ingaggio di diversi attori locali come centri di ricerca, istituzioni, settore privato, fondazioni ed attori sociali.

Per tradurre tale priorità in azioni concrete, nel 2016 il Comune di MilanoAssolombarda e Politecnico di Milano hanno condiviso il protocollo di intesa, che hanno definito “ZeroSprechi”, con l’obiettivo di ridurre lo spreco di cibo e innovare le modalità di recupero degli alimenti da destinare agli indigenti, progettando e sperimentando un modello di recupero e ridistribuzione delle eccedenze alimentari basato su reti locali di quartiere.

Il Comune di Milano ha individuato uno spazio pubblico non utilizzato nel Municipio 9 e lo ha reso disponibile come hub del progetto per lo stoccaggio e la distribuzione degli alimenti recuperati agli enti del terzo settore, organizzazioni beneficiarie e organizzazioni non profit.

Il Politecnico di Milano ha elaborato uno studio di fattibilità della rete e monitorerà l’operatività dell’hub e gli impatti generati dal progetto per 12 mesi, costruendo un modello logistico estendibile e replicabile in altri quartieri della città.

Assolombarda, dopo un importante percorso di sensibilizzazione, ha individuato e coinvolto alcune aziende che hanno aderito al progetto, e ha fornito il bollino “ZeroSprechi”, ideato e offerto dal Gruppo Armando Testa, per valorizzare le imprese virtuose e porre l’attenzione sul grande tema della gestione delle eccedenze alimentari.

Banco Alimentare della Lombardia, vincitore del bando di assegnazione dell’hub, garantirà la gestione operativa e quotidiana del modello elaborato dal Politecnico, recuperando le eccedenze alimentari e distribuendole alle strutture caritative partner del territorio.

Il Programma QuBì – la ricetta contro la povertà infantile – che ha già avviato un hub simile in via degli Umiliati, aderisce al progetto finanziando allestimento e gestione dell’hub di via Borsieri e favorendo le connessioni con le reti del territorio sostenute e coinvolte dallo stesso Programma QuBì.

Si tratta di un progetto innovativo in cui vi è la collaborazione di tutti gli attori del sistema: le aziende impegnate a donare e favorire il recupero delle eccedenze alimentari, le Onlus che rappresentano il punto di contatto con gli indigenti e l’autorità pubblica che favorisce lo sviluppo di queste iniziative virtuose.

“Sono soddisfatta dell’apertura di questo hub perché è frutto degli sforzi congiunti di molti attori della città – afferma Anna Scavuzzo, Vicesindaco di Milano delegata per la Food Policy –. Questo è un primo esempio di rete locale per la raccolta e ridistribuzione del cibo prima che sia sprecato e diventi rifiuto. La collaborazione con il Municipio 9 ci ha permesso di restituire alla città uno spazio pubblico non utilizzato, e allo stesso tempo valorizzare l’impegno per ridurre gli sprechi alimentari, una delle priorità della Food Policy di Milano. Questo progetto si affianca alla riduzione del 20% della parte variabile della TARI per le imprese che donano il cibo, alla promozione di raccolta e ridistribuzione di eccedenze dalle mense scolastiche e ad azioni di sistema che stiamo studiando con AMSA. L’hub di Via Borsieri è un ulteriore passo avanti per una Milano sempre più sostenibile, inclusiva ed equa”.

“Sono orgoglioso che il Municipio 9 ospiti un progetto che mette al centro del dibattito sia il diritto dell’accesso al cibo, sia la distribuzione di quanto non utilizzato. Temi che, considerate le nuove povertà delle smart cities, esortano tutti noi a fare meglio. Senza dimenticare che ridurre lo spreco alimentare aiuta a diminuire i rifiuti e a consumare più cibi sani deperibili quali frutta e verdura – aggiunge Giuseppe LardieriPresidente del Municipio 9 –. Sono sicuro che gli attori presenti nel territorio del Municipio 9 – industria, GDO, ristorazione, Terzo Settore, Istituzioni – siano in grado di fare la loro parte per la riuscita dell’iniziativa”.

“All’interno del progetto, il Politecnico di Milano è fiero di portare il suo contributo per l’elaborazione del modello di raccolta ai fini di favorirne la replicabilità in altre parti della città e in altri luoghi – dichiara Marco Melacini, Professore di Logistica e Direttore Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano -. Il progetto non si esaurisce con l’attivazione dell’hub di via Borsieri ma saranno organizzati degli incontri periodici volti a verificarne, oltre che l’efficacia in termini di eccedenze raccolte, l’efficienza dei processi di raccolta e ridistribuzione. Il gruppo di lavoro si impegna a fornire periodicamente informazioni sullo stato di avanzamento del progetto”.

“Oggi tagliamo un importante traguardo nella sfida contro gli sprechi, inaugurando un efficace processo di raccolta e ridistribuzione delle eccedenze alimentari e promuovendo un modello replicabile che vede Milano capofila – ha sottolineato Alessandro Scarabelli, Direttore Generale di Assolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza, Lodi–. Un risultato frutto della virtuosa collaborazione tra associazioni, enti, imprese, università, organizzazioni non profit, che unisce i diversi contributi in una prospettiva di sistema capace di ottimizzare, attraverso circuiti veloci, la consegna e il consumo di beni in eccedenza. Inoltre, con il bollino ‘ZeroSprechi’ vogliamo mettere in evidenza le imprese che svolgono un ruolo attivo nel progetto e che, aderendo all’iniziativa, si fanno promotrici di diffondere le buone pratiche e la cultura della riduzione dello spreco alimentare”.

“Banco Alimentare della Lombardia vuole essere sempre più vicino alle organizzazioni caritative partner dei quartieri nei Municipi 8 e 9 della città di Milano nel contrasto alla povertà alimentare. Insieme a tutte le realtà profit, le istituzioni, le associazioni di categoria e le fondazioni di erogazione siamo una squadra vincente per dare risposte concrete al bisogno” afferma Marco Magnelli, Direttore Banco Alimentare della Lombardia.

“Il problema della povertà alimentare infantile a Milano è un problema che va affrontato e risolto con un modello di intervento che chieda a tutte le forze in campo di lavorare insieme. L’inaugurazione dell’Hub di Via Borsieri rappresenta un importante passo in questa direzione: il Programma QuBì ha già sostenuto il Banco Alimentare della Lombardia nell’avvio dei primi due punti di raccolta cittadini e ora, grazie alla sinergia con gli altri attori coinvolti, si potrà massimizzare la raccolta del cibo, riducendo lo spreco e rafforzando la capacità di raggiungere le famiglie in povertà alimentare. Il contrasto alla povertà alimentare è una delle azioni cardine del Programma pluriennale QuBì promosso da Fondazione Cariplo – con il sostegno di Fondazione Vismara, Intesa Sanpaolo, Fondazione Enrica e Romeo Invernizzi e Fondazione Fiera Milano- in collaborazione con il Comune di Milano e le organizzazioni del Terzo Settore che operano sul territorio. Una sfida pari a 25 milioni di euro che intende coinvolgere la città di Milano nel suo complesso: aziende, istituzioni e singoli cittadini sono chiamati a creare una ricetta comune che permetta di dare risposte concrete alle famiglie in difficoltà e creare percorsi di fuoriuscita dal bisogno” conclude Giuseppe Guzzetti, Presidente della Fondazione Cariplo.

Anci puglia: bando contro gli sprechi alimentari

Anci Puglia ha presentato lo scorso 5 ottobre il bando regionale dedicato ai Comuni per il finanziamento di progetti Comunali per il recupero delle eccedenze alimentari. Presenti, oltre al vicepresidente Anci puglia Francesco Crudele, Ruggiero Mennea, consigliere regionale e promotore della l.r. n. 13/2017 per il contrasto agli sprechi alimentari, Anna Maria Candela, dirigente regionale sezione inclusione sociale attiva e innovazione reti sociali, Carmen Craca, consulente esperto che ha contribuito alla stesura della l.r. n. 13/2017.

La legge regionale 13/2017 mette a disposizione per gli anni 2017 e 2018 risorse finanziarie per complessivi 1,6 milioni di euro per gli anni 2017- 2018, a cui andranno a sommarsi ulteriori risorse provenienti da fondi UE. Della dotazione regionale disponibilie 500mila euro sono destinati ai Comuni capoluogo e 850mila saranno assegnati, mediante apposito bando, agli ambiti territoriali per finanziare 17 progetti operativi (50mila euro per ciascun progetto). L’avviso pubblico regionale sarà pubblicato entro metà ottobre p.v. e prevede una procedura valutativa “a sportello”.

“Oggi presentiamo il bando per rendere applicabile la Legge regionale 13/2017 contro gli sprechi alimentari e farmaceutici, – ha dichiarato il Consigliere regionale Ruggiero Mennea – Uuna legge innovativa, utile ed efficace per combattere la povertà alimentare. Ora chiediamo una massiccia partecipazione dei comuni che dovranno coinvolgere tutti i produttori di eccedenze alimentari e farmaceutiche e tutte le associazioni del territorio. Da parte nostra c’è il massimo impegno a sostenere tutti le amministrazioni comunali e a monitorare i risultati raggiunti in base ai quali mi impegno a richiedere nuove ingenti risorse finanziarie per il 2019. Mi aspetto il massimo impegno da parte degli amministratori locali per dare una risposta immediata ed efficace a chi oggi vive una condizione di disagio anche per nobilitare l’impegno politico di noi tutti. Riportiamo la Puglia al benessere e confermiamo la solidarietà che ci contraddistingue”.

“Occasione importante per i Comuni,  – ha dichiarato Francesco Crudele, vicepresidente Anci Puglia – finalmente abbiamo risorse per attuare la “legge Mennea”, che è una buona legge, di immediata applicazione poichè non prevede regolamenti attuativi. Da una recente rilevazione di Coldiretti, emerge che in Puglia si sprecano circa 360mila tonnellate di alimenti commestibili, eccedenze che possono essere recuperate e ridistribuite. Si tratta di valorizzare iniziative di eccellenza che gia esitono sul territorio, rafforzando reti e comunità impegnate, per contrastare in modo efficace e sistematico la povertà alimentare e farmaceutica nella regione, migliorando la sostenibilità sociale, economica e ambientale. ”

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Imballi plastici e sprechi alimentari: c’è una connessione?

L’aumento degli imballaggi alimentari in plastica non riesce a ridurre il crescente problema dei rifiuti alimentari in Europa e, in alcuni casi, potrebbe addirittura essere concausa del problema. Ad affermarlo è una nuova ricerca di Zero Waste Europe e Friends of the Earth Europe.

Lo studio mostra come l’uso annuale pro-capite di imballaggi in plastica e gli sprechi alimentari (ora rispettivamente a 30 kg e 173 kg pro capite ogni anno) siano cresciuti di pari passo fin dagli anni ’50.

I dati pubblicati da Friends of the Earth Europe e Zero Waste Europe, a nome dell’Associazione Rethink Plastic, rivelano tra l’altro che :

  • Le GDO stanno contribuendo attivamente alla crescita dei rifiuti di imballaggi di plastica e degli scarti alimentari in Europa attraverso la promozione del confezionamento di alimenti in confezioni multipack e di piccolo formato. Uno studio ha mostrato che tagliare i fagiolini per adattarli alle confezioni di plastica ha comportato il 30-40% di spreco della materia prima alimentare.
  • Il 37% di tutto il cibo venduto nell’UE è avvolto in plastica – il materiale di imballaggio più utilizzato
  • Il costo dei rifiuti alimentari nell’UE è stimato in 143 miliardi di euro all’anno, equivalenti al bilancio operativo annuale dell’UE.

Meadhbh Bolger, rappresentante di Friends of the Earth Europe, ha dichiarato: “Avvolgere, imbottigliare e imballare alimenti in plastica non impedisce sistematicamente lo spreco alimentare, e talvolta addirittura lo causa. È una falsa pista che sta causando un terribile inquinamento della nostra terra, del mare e dell’aria. I responsabili UE devono aiutare l’Europa per arrivare all’adozione di regole severe per limitare la plastica usa e getta e passare a sistemi alimentari localizzati senza imballaggi usa e getta“.

Ariadna Rodrigo, di Zero Waste Europe, ha dichiarato: “L’industria dell’imballaggio e la Commissione europea non esercitano un solido processo decisionale quando si tratta di imballaggi alimentari. La loro metodologia, che spesso ignora gli impatti dei rifiuti di plastica, porta a conclusioni che favoriscono confezioni alimentari complesse che sono impossibili da riutilizzare o riciclare. Il risultato è la promozione di imballaggi in plastica progettati per discariche e inceneritori”.

I risultati arrivano mentre la Commissione Europea prepara una legislazione per contrastare l’inquinamento plastico, con una serie di misure che includono un progetto di legge sulle materie plastiche monouso previsto prima dell’estate.

Spreco alimentare: un dramma ambientale italiano

Nel nostro paese ciascun cittadino ogni giorno spreca alimenti per una media di 960 Kilo Calorie, circa un terzo del fabbisogno quotidiano di un adulto. Un valore altissimo e preoccupante, che supera quello già elevato a livello mondiale

Lo spreco di cibo continua ad essere un problema drammatico su scala globale ma anche e soprattutto in Italia, dove ciascun cittadino ogni giorno spreca alimenti per una media di 960 Kilo Calorie, che sono circa un terzo del fabbisogno quotidiano di un adulto. Un valore altissimo e preoccupante, che supera quello già elevato a livello mondiale, secondo cui ciascun abitante della terra butta via in media 660 Kcal ogni giorno: lo spreco alimentare è un dramma in primo luogo ambientale, e lo conferma il fatto che nel 2016 ha prodotto emissioni di gas serra per oltre il 7% di quelle globali.

Sono dati contenuti nel primo rapporto tecnico realizzato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sull’argomento, secondo cui lo spreco nel nostro paese, se misurato in termini energetici è “stimabile intorno al 60% della produzione iniziale”. Questo significa, come spiega uno dei curatori, Lorenzo Ciccarese, che il dato lievita se si prende in considerazione anche la fase di produzione degli alimenti e non solo, come fatto quasi sempre finora, il momento in cui cibi scaduti o non consumati vengono gettati via da mercati e ristoranti. Secondo l’esperto, spesso “non vengono prodotti alimenti che rispondano realmente ai bisogni dei cittadini”, che a loro volta hanno perso “contatto con la stagionalità”, ad esempio per frutta e verdura, e trovano normale avere nei supermercati le arance d’estate o i pomodori d’inverno, senza considerare “l’aggravio in termini di emissioni creato dal trasporto di questi prodotti per migliaia di chilometri”.

C’è poi un problema legato alla “standardizzazione dei prodotti”, che devono avere sempre le dimensioni imposte dal mercato industriale, altrimenti vengono inevitabilmente scartati già in fase di produzione e abbandonati nei campi. È il caso di cavolfiori, angurie, carciofi e uva che dopo la prima raccolta producono altri esemplari più piccoli, che gli stessi agricoltori non raccolgono quasi mai: il fuori taglia è poi un problema grosso per quanto riguarda il pesce, che spesso viene ributtato in mare, quindi sprecato, quando non corrisponde alle dimensioni (presunte) volute dal consumatore.

Infatti il report ISPRA parla di un aumento degli sprechi tra produzione e fornitura del 48% tra 2007 e 2011, mentre l’inefficienza degli allevamenti animali causa il 55% dello spreco globale, che in Italia arriva fino al 62%. Abbiamo un poi un problema di “sovralimentazione in fortissimo aumento”, del 144% in appena 4 anni, anche questo uno spreco, oltretutto fonte “di malattie e disordini fisiologici, visto che mangiamo troppo e abbiamo indici di obesità tra i più alti al mondo”.

Per Ciccarese molto dipende dalla meccanizzazione dell’agricoltura, che ha richiesto un miglioramento genetico “tutto basato sulla contemporaneità della maturazione e fioritura”, e ha come conseguenza l’esclusione dal mercato degli ecotipi locali e quindi la riduzione della diversità genetica, che “rende la popolazione più vulnerabile”.

A rischio è addirittura la capacità di rigenerazione dei nostri territori, a causa di quello che i tecnici chiamano “deficit di biocapacità”: attualmente in Italia abbiamo una biocapacità ancora all’80% ma in ribasso, visto che in 30 anni si sono persi milioni di ettari di superficie agricola, passando da 15 a 12 milioni.

Le risposte negli ultimi anni stanno arrivando con l’impegno delle istituzioni preposte alle politiche ambientali, come conferma la Sottosegretaria all’Ambiente, Barbara Degani, che ricorda come il Ministero dell’Ambiente sia “da tempo impegnato su questo fronte”, in particolare favorendo e sostenendo coloro che lavorano concretamente per la riduzione dello spreco, come accade “col progetto Reduce, finanziato dal 2010 dal MATTM con l’impegno di partner come l’Università di Bologna”.

Il progetto ha un blog molto dettagliato dove si spiega anche ai cittadini cosa fare per evitare il più possibile di consumare inutilmente risorse alimentari, e si propone in particolare di migliorare la conoscenza sugli sprechi, specie quelli legati alla ristorazione e al consumo domestico, integrare con misure di prevenzione i Piani Regionali sui rifiuti e i bandi di gara per la ristorazione collettiva, e “sensibilizzare ed educare i consumatori” su queste tematiche, promuovendo comportamenti antispreco e le condivisione delle buone pratiche già diffuse in Italia e fuori.

Fonte: La Stampa

ISPRA: in Italia lo spreco di cibo è pari a 960 Kcalorie al giorno pro capite

Presentato il Rapporto “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali”, un primo studio sulle cause e le connessioni più rilevanti tra spreco alimentare e altre tematiche connesse, quali il consumo di suolo, di acqua, di energia e di altre risorse, il degrado dell’integrità biologica, i cambiamenti climatici, l’alterazione dei cicli dell’azoto e del fosforo, la sicurezza e la sovranità alimentare, la bioeconomia circolare.

Come avevamo preannunciato in occasione dell’articolo dedicato allo spreco di cibo del 6 novembre, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha presentato oggi 16 novembre 2017 il Rapporto “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali“, un primo studio sulle cause e le connessioni più rilevanti tra spreco alimentare e altre tematiche connesse, quali il consumo di suolo, di acqua, di energia e di altre risorse, il degrado dell’integrità biologica, i cambiamenti climatici, l’alterazione dei cicli dell’azoto e del fosforo, la sicurezza e la sovranità alimentare, la bioeconomia circolare.

Nel mondo, secondo la FAO, nel 2007 un terzo della massa dei prodotti alimentari (un quarto se espressi energia) è sprecato (1.6 miliardi di tonnellate, circa 660 kcal/pro-capite/giorno, per un valore di circa 700 miliardi di euro), dalla produzione al consumo. Lo spreco alimentare genera effetti socio-economici e ambientali molto significativi. Allo spreco alimentare sono associate emissioni di gas-serra per circa 3,3 miliardi di tonnellate(Gt) di CO2, pari a oltre il 7% delle emissioni totali (nel 2016 pari a 51.9 miliardi di tonnellate di CO2). Se fosse una nazione, lo spreco alimentare sarebbe al terzo posto dopo Cina e USA nella classifica degli Stati emettitori.

In Italia, come nel resto del mondo, lo spreco alimentare è stato per lungo tempo ampiamente sottostimato, poco indagato e documentato. Negli ultimi anni sta guadagnando l’attenzione in diversi ambiti, anche per via della crisi economica e il cambiamento globale incluso quello climatico, considerato come uno dei principali problemi ambientali e socio-economici che l’umanità si trova ad affrontare.

Tra le priorità ONU per lo sviluppo sostenibile c’è il dimezzamento (in energia alimentare pro capite) entro il 2030 degli sprechi globali in vendita al dettaglio e consumo e (genericamente) la riduzione di perdite in produzione e fornitura. In Italia, tra i pochi Paesi UE, è stata approvata una delle prime leggi per contrastare il fenomeno (Legge 166/2016).
Lo studio dell’ISPRA ritiene che lo spreco alimentare in Italia, se misurato in termini energetici, sia stimabile intorno al 60% della produzione iniziale.

La riduzione dello spreco alimentare a scala globale contribuirebbe in maniera decisiva a tagliare le emissioni di gas serra e raggiungere gli obiettivi di breve e lungo termine dell’Accordo di Parigi, limitando alcuni degli impatti dei cambiamenti climatici, tra cui gli eventi estremi come alluvioni e prolungati periodi di siccità e l’innalzamento del livello del mare.

Il Rapporto fornisce dati e informazioni sull’impronta ecologica dello spreco. Esso incide sul deficit di biocapacità (ossia la capacità potenziale di erogazione di servizi naturali) per più del 58% globalmente, del 30% nell’area del Mediterraneo e del 18% in Italia, dove da solo impiega più del 50% della biocapacità del Paese. I suoi effetti ambientali sono associati soprattutto alle fasi iniziali della catena di produzione agroalimentare.

Dopo quasi mezzo secolo dalla cosiddetta “Rivoluzione Verde“, che ha pure avuto il merito di incrementare la produttività agricola, è sempre più evidente che i sistemi alimentari – soprattutto quando hanno assunto forme d’insostenibilità e intensificazione – sono stati una delle cause scatenanti dell’alterazione dei processi climatici, dei cicli dell’azoto e del fosforo, della perdita dell’integrità biologica, della riduzione della disponibilità di acqua, del consumo di suolo fertile.

Il Rapporto ISPRA contiene, inoltre, dati sugli effetti ambientali. La tendenza globale dal 2007 al 2011 indicherebbe un notevole aumento di sprechi tra produzione e fornitura (+48%), una sovralimentazione in fortissimo aumento (+144%) e uno spreco in consumo e vendita al dettaglio che diminuisce del 23%. Del 44% di spreco globale, il 24% è causato da inefficienza di allevamenti animali, pari al 55% degli sprechi totali, in Europa arriva a toccare il 73% degli sprechi e in Italia il 62%; l’inefficienza di conversione di input edibili in derivati animali è nel mondo circa il 64%, in Europa e Italia circa il 77%.

Nel mondo la sovralimentazione media rappresenta il 10% del consumo e arriva al 14% in Europa, al 16% in Italia. Mediamente agli aumenti del fabbisogno alimentare si risponde con eccessi crescenti di forniture, consumi e ancor più raccolti, generando aumenti esponenziali di spreco. Al contrario con la riduzione di produzione e forniture calano anche gli sprechi.

Nel fabbisogno alimentare, l’Italia continua a perdere terreno: il tasso di auto-approvvigionamento (rapporto percentuale tra la produzione interna e il fabbisogno alimentare nazionale) è sceso all’80%, soprattutto in conseguenza dell’esodo rurale e dell’abbandono agricolo. L’Italia è, infatti, al 1° posto in Europa per abbandono rurale agricolo: la Superficie agricola utilizzata (SAU) è diminuita negli ultimi trent’anni del 22%.

Gli studi, le analisi sullo spreco alimentare sono relativamente recenti e la documentazione e i dati sono ancora parziali e limitati e fanno emergere notevoli diversità di approcci concettuali e metodologici, che portano inevitabilmente a stime diverse. È necessario quindi uno sforzo di approfondimento, di documentazione e di armonizzazione (a partire dalla stessa definizione di spreco alimentare). Il rapporto dell’ISPRA lo definisce come la parte di produzione che eccede i fabbisogni nutrizionali e le capacità ecologiche ed include nello spreco elementi edibili basilari ma poco considerati, come sprechi per “non rese” produttive e perdite prima dei raccolti, sovralimentazione nel consumo, perdita nutrizionale, perdite nette di prodotti usati in allevamenti, usi industriali ed energetici, sprechi di acqua potabile.

I dati del Rapporto ISPRA indicano approssimativamente che per evitare di abusare delle capacità biologiche sia necessario ridurre gli sprechi su tutta la filiera produttiva per almeno un terzo degli attuali nel mondo, di un quarto in ItaliaNei sistemi alimentari locali, ecologici, solidali e provenienti da piccole aziendelo spreco è mediamente 8 volte inferiore a quello delle imprese agricole di grandi dimensioni. È quindi necessario incentivarne la diffusione come principale misura di prevenzione dello spreco.

Ridurre, riciclare, recuperare: il progetto REFED sullo spreco di cibo negli Usa

Adesso che qualche “pezzo da Novanta” – multinazionali, Nazioni Unite, ecc –  vedono la questione della lotta allo spreco di cibo come un imperativo umanitario, finanziario e ambientale, resta da pensare a come agire.

Dopo tutto, lo spreco di cibo investe tutta la catena alimentare, dai raccolti lasciati nei campi a marcire, al cibo rovinato durante il trasporto, alle selezioni per motivi estetici prima di essere collocato sugli scaffali dei supermercati, fino agli scarti effettuati sulle tavole dei ristoranti e delle famiglie.

Negli USA questo comporta un turnover di denaro sprecato che ammonta a 165 miliardi di dollari: a tanto equivale il cibo prodotto e gettato via in questo paese ogni anno, secondo una ricerca intitolata “Rethink Food Waste through Economics and Data” (Ripensare allo spreco di cibo da un’ottica economica e con dati alla mano) condotta da Deloitte consulting, Mission Point Capital Partner, aziende di investimento e Closed Loop Fund.

Rethink Food Waste through Economics and Data — REFED — è una ricerca che ha individuato tre aree nelle quali gli investimenti nella logistica e nelle infrastrutture  potrebbero dare un grosso aiuto nel tagliare gli sprechi. “Gli obiettivi di REFED sono di creare un percorso preciso per la lotta allo spreco di cibo negli Stati Uniti attraverso la riduzione, il riciclo e il recupero del cibo che altrimenti andrebbe sprecato” ha dichiarato Sarah Vared, coordinatrice del progetto.

Sodexo, che si descrive come una compagnia che punta a “migliorare la qualità della vita” fornendo una serie di servizi legati alla ristorazione e alla gestione del cibo a 32mila clienti in tutto il mondo, si è impegnata nella riduzione dello spreco di cibo. In anni recenti ha condiviso questa politica lavorando con l’EPA (Environmental Protection Agency – Agenzia per la protezione ambientale) e la “Recovery Challenge” per il recupero degli alimenti. Adesso Sodexo vede emergere il bisogno collettivo di risolvere i problemi globali legati allo spreco alimentare. “Ci sono diversi motivi per dire che è arrivato il momento di focalizzarsi su questa questione”, ha dichiarato Christy Cook, direttore della divisione di Sodexo legata alla sostenibilità. “A livello mondiale, dicono le Nazioni Unite, vengono sprecati 750 miliardi di cibo e 940 miliardi di attività economica, mentre milioni di persone sulla Terra continuano ad avere fame”.

Il progetto Rethink ha già fornito una serie di dati utili, reperibili sul suo sito web. Il valore in dollari del cibo gettato ogni anno negli USA ammonta a 165 miliardi di dollari. Il cibo sprecato è responsabile del 25 per cento di tutta l’acqua utilizzata negli Stati Uniti. Se anche soltanto il 15 per cento dell’attuale spreco alimentare fosse recuperato e dato a chi ha fame, si potrebbero nutrire 25 milioni di persone.

La roadmap, l’itinerario che il gruppo REFED intente seguire parte da tre pietre miliari: ridurre, riciclare e recuperare. La prima implica ridurre la produzione elaborando una logistica più accurata, una pianificazione dettagliata e consegne espresse. La seconda riguarda l’area del riciclaggio degli sprechi e coinvolge tutti i nuclei familiari e tutte le attività di ristorazione. La terza coinvolge la fase successiva alla preparazione del cibo, quando gli alimenti cucinati non sono consumati ma possono comunque essere recuperati e salvati.

Sodexo lotta contro lo spreco di cibo con progetti ad hoc destinati alle mense dei campus universitarie coinvolgendo gli studenti di 134 college dotati di servizi di ristorazione. Gli studenti recuperano il cibo in eccesso delle caffetterie e preparano pasti alle persone bisognose delle comunità vicine, sviluppando un sistema logistico accurato. Altrove, aziende come Global Green di New York e Lean Path di Portland lavorano con ristoranti per mettere a punto un sistema di consegne del cibo prima che diventi rifiuto. Lee Path fornisce un software per individuare con rapidità e precisione i posti dove c’è spreco alimentare.

Global Green, un’azienda che nel tempo si è aggiudicata premi per il recupero di cibo e i suoi programmi di distribuzione di alimenti, ha calcolato che nell’ultimo anno recuperando gli avanzi di cibo dei ristoranti prima che venissero inviati in discarica sono state risparmiate un milione di tonnellate di gas dannosi per l’effetto serra.

REFED punta a individuare con esattezza il genere di investimento necessario negli USA per ridurre lo spreco di cibo. “Stiamo cercando le risorse necessarie” ha dichiarato Vared. “Abbiamo anche bisogno di investimenti governativi e di organizzazioni filantropiche”. Questo è uno di quei problemi che deve essere affrontato dal pubblico e dal privato, in maniera congiunta.

Per maggiori informazioni sul progetto REFED fare click qui.

Fonte: Eco dalle Città; Traduzione: Laura Tajoli

Regione Puglia, approvata legge contro gli sprechi alimentari. Mennea: ‘Un aiuto ai nuovi poveri’

“Finalmente diamo regole certe per la raccolta dei generi alimentari non più idonei alla commercializzazione o alla ristorazione e anche dei farmaci, ma ugualmente buoni e utili per una distribuzione alle famiglie o ai singoli. Creiamo una rete virtuosa che potrà dare un aiuto ai nuovi poveri, persone che a causa della disoccupazione o anche di una separazione familiare hanno difficoltà ad avere il necessario per vivere. In questo senso le politiche sociali del nostro Governo regionale trovano la loro più piena attuazione”.

Lo ha detto Ruggiero Mennea, consigliere regionale Pd e componente della quarta commissione, venerdì 5 maggio dopo l’approvazione all’unanimità in aula della legge su “Recupero e riutilizzo di eccedenze alimentari” della quale è primo firmatario (a sottoscriverla anche i colleghi Mazzarano, Blasi, Caracciolo. Lacarra, Pentassuglia, Campo, Abaterusso, Romano, Colonna, Pellegrino). La norma è in linea con quella nazionale, nota come ‘legge Gadda’, entrata in vigore lo scorso settembre.

La ‘legge Mennea’ propone, in sette articoli, forme di intervento per valorizzare l’attività di solidarietà e beneficenza svolta dai soggetti coinvolti, attraverso la raccolta e la redistribuzione dei generi alimentari non idonei alla commercializzazione ma commestibili per l’uomo o adatti all’alimentazione animale; dei pasti non serviti dagli esercizi di ristorazione autorizzati; delle eccedenze della giornata e anche dei prodotti agricoli non raccolti, che altrimenti verrebbero destinati alla distruzione; dei prodotti farmaceutici. Le eccedenze alimentari o agroalimentari e quelle di farmaci possono, così, essere destinate gratuitamente alle fasce fragili della società, ormai sempre più ampie, attraverso l’attività di raccolta di onlus, cooperative, organizzazioni ed associazioni caritative e di beneficienza. Non secondario sarà il ruolo del mondo agricolo accanto a quello della grande distribuzione.

Numerosi i soggetti attuatori (comuni, enti privati e pubblici, imprese produttrici, imprese di distribuzione, imprenditori agricoli e farmacie) impegnati tutti in una grande impresa di solidarietà coordinata da un tavolo regionale. L’attivazione degli interventi è sostenuta da una dotazione finanziaria di 600.000 euro. L’obiettivo è di recuperare la quota regionale dei circa 5,6 milioni di tonnellate su base nazionale di eccedenze alimentari tra settore primario, trasformazione, distribuzione, ristorazione e consumo che altrimenti verrebbero smaltite come rifiuti. Infatti un articolo aggiuntivo, su proposta del M5S, introduce la previsione per i Comuni di riduzioni tariffarie della tassa sui rifiuti per le attività di produzione e distribuzione di beni alimentari che compendino interventi per la riduzione degli sprechi alimentari.

Inoltre rientrano tra le risorse la distribuzione sul territorio, anche gli alimentari confiscati idonei al consumo umano o alimentare, come da emendamento proposto dal consigliere Cosimo Borraccino (Si). Prevista la promozione di iniziative di sensibilizzazione della popolazione e anche di un tavolo regionale (composto da Anci, associazioni del terzo settore, Città metropolitana e Province) per coordinare le iniziative previste dalla legge e quelli del pronto intervento sociale. Negli appalti per la ristorazione collettiva gestiti dalla Regione o da enti controllati verranno, inoltre, previsti criteri preferenziali in favore delle imprese che garantiscono il minor volume di sprechi alimentari e il loro recupero per l’alimentazione umana o animale.  “Questa legge – ha concluso – vuole rappresentare un gesto semplice che ha una forte valenza sociale, culturale, ambientale e umana. Ci auguriamo di trovare, per questo, la collaborazione di tutti”.

Fonte: Eco dalle Città

Coldiretti: ‘In Puglia sprecate 310mila tonnellate di cibo l’anno’

E’ lo yogurt scaduto l’alimento in cima alla top ten del cibo più buttato dalle famiglie pugliesi. E’ quanto emerge dalla studio elaborato da Coldiretti Puglia, in collaborazione con Campagna Amica e Istituto Pugliese per il Consumo, presentato in Consiglio regionale con il consigliere regionale Ruggiero Mennea, proponente del disegno di legge regionale contro gli sprechi alimentari. “Per 3 settimane, dal 13 al 31 marzo, un campione di 150 famiglie selezionate in tutta la regione dalle Associazioni dei consumatori dell’IPC – spiega il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – ha segnato sul ‘taccuino anti spreco’ quanto, quando e quale cibo finisce nella spazzatura. E’ risultato che i giorni in cui le famiglie buttano più cibo sono il lunedì ed il giovedì. Oltre al cibo cotto e buttato perché non consumato e ai prodotti scaduti, è emerso che gli alimenti più sprecati sono pasta, pane, salumi, verdure, frutta, pesce. In sintesi in 21 giorni sono stati buttati oltre 25 chili di cibo. I risultati dello studio serviranno ad orientare meglio i consumi e gli acquisti delle famiglie pugliesi e a sostenere i contenuti della proposta di legge regionale contro gli sprechi alimentari, presentata dal consigliere Mennea”.
Lo studio è stato effettuato nell’ambito delle attività “Usi e Consumi di Puglia” del programma PugliaInFormAlimentazione, promosso dal  Servizio Consumatori della Regione Puglia, dall’Istituto Pugliese per il Consumo e dal MISE.
In Puglia il cibo buttato sfiora – sottolinea Coldiretti Puglia – le 310mila tonnellate all’anno. Gli sprechi alimentari si rivelano per il 54 per cento al consumo, per il 21 per cento nella ristorazione, per il 15 per cento nella distribuzione commerciale, per l’8 per cento nell’agricoltura e per il 2 per cento nella trasformazione. La situazione è grave, basti pensare che ogni pugliese butta nella spazzatura durante l’anno fino a 76 chili di prodotti agroalimentari.
“E’ necessario far crescere la consapevolezza di tutti rispetto al consumo corretto degli alimenti in termini di qualità e quantità, semplificare i percorsi per assicurare le donazioni e per la prima volta riconoscere all’agricoltura un ruolo da protagonista, attraverso le donazioni dirette agli indigenti. Il mondo agricolo potrebbe svolgere uno straordinario ruolo di sussidierà e utilità sociale – aggiunge il Direttore Corsetti – recuperando e donando alle persone bisognose  prodotti  agricoli  e agroalimentari, ritirati dalla vendita per assenza di domanda, per eventuali danni provocati da eventi meteorologici o invenduti a causa di errori nella programmazione della produzione aziendale. La nostra grande rete delle fattorie e dei mercati a chilometro zero di Campagna Amica è già impegnata da anni nel contenimento degli sprechi, perché la vendita diretta contribuisce a ridurre le distanze ed i tempi di trasporto e garantisce maggiore freschezza e tempi più lunghi di conservazione degli alimenti”. Per Coldiretti Puglia si riuscirebbe così anche a limitare gli impatti negativi sull’ambiente grazie alla riduzione della produzione di rifiuti, informando e sensibilizzando i consumatori sul consumo consapevole di cibo, con particolare attenzione alle giovani generazioni.
Dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, ma anche la richiesta della ‘agribag’ negli agriturismi di Campagna Amica e della doggy bag al ristorante e la spesa a chilometro zero nei Mercati di Campagna Amica che, tagliando le intermediazioni, consente di acquistare prodotti più freschi che durano di più, sono i consigli di Coldiretti Puglia per tagliare il quantitativo di cibo buttato.
Una soluzione contro gli sprechi alimentari va trovata proprio in cucina, da qui il progetto ‘buttiamoli….in padella’. Gli agrichef di Campagna Amica Carlo Barnaba (Tenuta Chianchizza – Monopoli), Maria Serena Minunni (Masseria Serena – Conversano) e Giuseppe Fanizzi (Masseria Fanizzi – Conversano) hanno proposto ricette utili per riutilizzare il cibo da buttare nei ‘piatti del giorno’, una ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi e mantenere vive tradizioni culinarie che hanno generato ricette simbolo della cultura enogastronomica pugliese.
Sul fronte dei prodotti scaduti, il latte scaduto si rivela un alleato prezioso contro le macchie più ostinate sui tessuti. Basta lavare i capi con acqua e sapone e tamponare la zona sporca con una spugna imbevuta di latte, riscaldandolo leggermente se avete a che fare con una macchia di vino. Anche le scarpe di vernice torneranno a splendere se pulite con un panno di lana imbevuto di latte.
Lo yogurt scaduto è perfetto per lucidare l’ottone, spalmandolo sulla superficie, lasciandolo agire per circa 10 minuti e rimuovendolo con una spugnetta umida. Lo yogurt scaduto può divenire, anche con l’aggiunta di alcune gocce d’olio, una crema di bellezza, ideale per donare elasticità alla pelle.

La top ten dei cibo buttato in Puglia
1.      Yogurt scaduto 2.      Latte scaduto 3.      Salumi 4.      Avanzi pasta 5.      Insalata 6.      Pane 7.      Arancia, limone 8.      Dado scaduto 9.      Pesce 10.  Patate*

Fonte: Coldiretti Puglia

 

Sprechi alimentari: nasce la legge Italiana. Incentivi a chi non spreca

Chi non butta via il cibo verrà premiato. È questo il principio alla base della lotta allo spreco alimentare che è diventata legge dello Stato. Dopo il primo sì della Camera a marzo scorso, in serata è arrivato il via libera definitivo del Senato con  181 sì, due no e 16 astenuti. “Con il voto di oggi, manteniamo una promessa. L’Italia si è dotata di una legge organica sul recupero delle eccedenze e sulla loro donazione per solidarietà sociale”, dice la deputata del Pd Maria Chiara Gadda, prima firmataria della legge.

“Questa norma – fa eco il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina – è una delle più belle e concrete eredità di Expo Milano 2015. È una traduzione in fatti dei principi della Carta di Milano. Un provvedimento che conferma l’Italia alla guida della lotta agli sprechi alimentari, che ancora oggi hanno proporzioni inaccettabili. Con questa legge ci avviciniamo sempre di più all’obiettivo di recuperare un milione di tonnellate di cibo e donarle a chi ne ha bisogno attraverso il lavoro insostituibile degli enti caritativi”.

I punti salienti della legge. Il provvedimento, che arriva a soli sei mesi di distanza rispetto a un’analoga legge francese, definisce per la prima volta nell’ordinamento italiano i termini di “eccedenza”e “spreco” alimentari, fa maggiore chiarezza tra il termine minimo di conservazione e la data di scadenza, e punta semplificare le procedure per la donazione, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e della tracciabilità. Rispetto alla norma approvata in Francia, che si basa sulla penalizzazione, quella italiana punta sugli incentivi e sulla semplificazione burocratica. Consente la raccolta dei prodotti agricoli che rimangono in campo e la loro cessione a titolo gratuito. Dice in modo chiaro che il pane potrà essere donato nell’arco delle 24 ore dalla produzione. E, per ridurre gli sprechi alimentari nel settore della ristorazione, permette ai clienti l’asporto dei propri avanzi con la ‘family bag’.

Non solo le onlus, inoltre, ma anche gli enti pubblici, potranno essere considerati “soggetti donatori”. Si possono poi donare anche i cibi e farmaci con etichette sbagliate, purché le irregolarità non riguardino la data di scadenza del prodotto o l’indicazione di sostanze che provocano allergie e intolleranze. Non sarà poi richiesta la forma scritta per le donazioni gratuite di cibo, farmaci e altri prodotti e saranno coinvolte nella prevenzione dello spreco anche le mense scolastiche, aziendali e ospedaliere. Infine più spazio alle cosiddette produzioni a ‘chilometro zero’, che dovranno essere promosse dal ministero delle Politiche agricole nel quadro di azioni mirate alla riduzione degli sprechi.

Le reazioni. “Abbiamo calcolato che se tutti i pubblici esercizi italiani mettessero a disposizione le loro eccedenze, con una media di 20 pasti al giorni, si potrebbero distribuire addirittura 7 milioni di pasti

quotidianamente. Noi – dice Gregorio Fogliani – che con il progetto no profit Pasto Buono abbiamo raggiunto i 500mila pasti recuperati all’anno, ci poniamo come obiettivo di recuperare e donarne almeno un milione”.

fonte: Repubblica.it