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Utilitalia: le imprese più sostenibili conseguono i risultati migliori

Nel corso di un webinar aperto è stata diffusa la seconda edizione di “Misurarsi per migliorare”, l’iniziativa di Utilitalia, la Federazione che riunisce le aziende dei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas, che analizza la sostenibilità del sistema.

Mai come in questa situazione di emergenza sanitaria indotta dalla pandemia di Covid-19, i servizi pubblici si sono dimostrati così essenziali, affinché i cittadini possano usufruire di acqua ed energia, e i loro rifiuti siano gestiti in sicurezza.

Un sistema che garantisca in ogni situazione la continuità e la qualità dei servizi pubblici di acqua, energia e igiene ambientale, e nel quale la propensione alla sostenibilità dovrà essere sempre più presente non solo come elemento etico, ma come vero e proprio “acceleratore” di migliori performance e qualità dei servizi”.

È quanto emerge da “Misurarsi per migliorare” la seconda edizione dell’analisi sulla sostenibilità nel sistema Utilitalia, realizzata dalla Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, con il supporto tecnico scientifico di The European House – Ambrosetti, e presentato il 21 aprile 2020 nel corso di un webinar aperto.

L’iniziativa, lanciata per promuovere la rendicontazione non finanziaria presso le proprie Associate, vuole sottolineare e divulgare il contributo del sistema alla realizzazione dell’Agenda ONU al 2030 e dell’economia circolare, attraverso l’analisi delle 3 dimensioni della sostenibilità (economica, sociale e ambientale).

Dalla nostra ricerca emerge chiaramente come la sostenibilità sia ormai un vero e proprio fattore di performance: le imprese che spingono in questa direzione ottengono i risultati migliori – ha spiegato il Presidente di Utilitalia, Giovanni Valotti – Come sistema siamo chiamati a proseguire con ancora maggiore decisione lungo questa strada, per contribuire allo sviluppo sostenibile con ‘passi audaci e trasformativi’, come chiede l’Agenda 2030 dell’ONU. Non faremo mancare il nostro contributo per portare il nostro Pianeta anche sulla strada della resilienza: un elemento che, proprio in piena emergenza coronavirus, è legato a doppio filo a quello della sostenibilità”.

La ricerca suddivisa in tre sezioni (“blue” per i servizi idrici; “green” per quelli di igiene urbana; “yellow” per i servizi di distribuzione gas ed energia elettrica) ha analizzato 19 indicatori chiave su un campione di 100 aziende che, pur costituendo il 22% del totale delle associate Utilitalia, rappresentano l’84% dei lavoratori del sistema (79.307 unità), con un’età media di 46,7 anni e una percentuale di donne dirigenti del 15,8%, hanno un capitale sociale pari a 11 miliardi di euro (il 69,8% detenuto da azionisti pubblici), ricavi per 31 miliardi e un valore aggiunto distribuito di 9,1 miliardi.

Tra queste 100 aziende ne sono state identificate 15 che si distinguono per il loro impegno nella sostenibilità in funzione di 4 fattori:
 governance ovvero aziende che hanno definito strutture organizzative con funzioni specificamente dedicate alla sostenibilità, negli Organi sociali e/o negli organigrammi aziendali;
– vision (imprese che hanno pianificato l’attività industriale includendo obiettivi di medio – lungo periodo di sviluppo sostenibile);
– confronto (aziende hanno avviato iniziative di ascolto e coinvolgimento dedicati ai diversi interlocutori dell’organizzazione);
– trasparenza (imprese che hanno redatto un bilancio di sostenibilità o una dichiarazione non finanziaria, anche nella forma volontaria).

La ricerca evidenzia come in tutti e tre i settori di riferimento le aziende maggiormente impegnate nel campo della sostenibilità siano quelle che ottengono anche i migliori risultati.

A proposito di acquain tema di investimenti pro capite, ponendo come obiettivo i 90 euro per abitante dei migliori Paesi europei, il nostro Paese è al 44,6%: il dato sale al 45,6% per le “Utilitalia 100” e al 53,4% per le “Utilitalia 15”. Per quanto riguarda le perdite idriche di rete, ponendo come ambizioso obiettivo quello del 25% (secondo la Delibera di ARERA), l’Italia si colloca al 42,4%: le 100 imprese censite sono al 40,8%, dato che scende al 37,8% se si analizzano solo le 15 più votate alla sostenibilità.
“La Crisi climatica, il degrado ambientale e le pressioni antropiche stanno mettendo a repentaglio le risorse idriche – ha dichiarato Alessandro Russo, Coordinatore Direttivo Acqua – Le nostre aziende devono, dunque, essere in prima linea per progettare un futuro sostenibile della risorsa idrica”.

Nel campo dell’igiene urbana, per quanto riguarda le percentuali di raccolta differenziata, posto l’obiettivo del 65% del Codice Ambiente per il 2012, il nostro Paese si colloca al 58,1%, mentre le “Utilitalia 15” raggiungono il 66,6%.
Se si analizza invece lo smaltimento in discarica dei rifiuti, ponendo come obiettivo la discesa al di sotto del 10% entro il 2035 (come previsto dal Pacchetto UE sull’economia circolare), l’Italia è attualmente al 22%, rispetto al 18,5% delle “Utilitalia 100” e all’8,3% delle “Utilitalia 15”.
La transizione dall’economia lineare a quella circolare è una sfida che non ci coglie impreparati – ha sottolineato Filippo Brandolini, Coordinatore Direttivo Ambiente – Il nostro sistema industriale vi contribuirà con organizzazioni, tecnologie e impianti rinnovati ed innovativi”.

Anche nei settori energetici si osservano simili andamenti, con migliori performance ottenute dalle aziende maggiormente propense alla sostenibilità sulla percentuale di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e sulla quota di contatori del gas elettronici in servizio.
Competitività, sicurezza e sostenibilità – ha indicato Francesco Macrì, Coordinatore Direttivo Energia – Queste le sfide che ci aspettano se vogliamo raggiungere gli obiettivi sul clima e sulla decarbonizzazione”.

Utilitalia ha lanciato nel corso dell’Assemblea Generale del 17 dicembre scorso un Piano di investimenti da 50 miliardi di euro nei prossimi 5 anni nei settori acqua (30 miliardi)rifiuti (8 miliardi) e energia (12 miliardi) per supportare la crescita sostenibile del Paese.

Fonte: Regioni & Ambiente

Presentato Ecosistema Urbano 2016

Una diffusa staticità. È questa la diagnosi dello stato di salute delle città italiane fotografate da Ecosistema Urbano 2016, il rapporto realizzato da Legambiente in collaborazione con l’istituto di ricerca Ambiente Italia e la collaborazione editoriale del Sole 24 ore, giunto alla sua XXIII edizione.

Un sostanziale immobilismo che non si registra solo considerando i dati attuali con quelli dell’anno precedente, ma che si conferma anche valutando un periodo più lungo, i cinque anni della durata del mandato di un sindaco.

La graduatoria delle città migliori: tra le prime dieci troviamo capoluoghi al di sotto degli 80mila abitanti (Macerata, Verbania, Mantova, Belluno, Oristano, Cuneo, Savona), tre centri di medie dimensioni (Trento, Bolzano e Parma) e nessuna grande città.
In testa ancora prevalentemente il nord del Paese assieme con due città del centro Italia, la marchigiana Macerata quest’anno prima su tutte e la sarda Oristano (ottava).
Le ultime cinque sono invece Frosinone e quattro città meridionali: Palermo, Siracusa, Caserta, Vibo Valentia, fanalino di coda della classifica.

Ecosistema Urbano 2016

Approfondimenti e grafici su Il Sole 24 Ore

Best practices di Ecosistema Urbano 2016

Fonte: Legambiente.it