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La spesa del futuro si fa SBALLATA

Chissà che grazie alla partenza di un nuovo progetto Spesa Sballata non si riesca anche in Italia avere esperienze diffuse di acquisto senza imballaggi grazie all’uso di contenitori riutilizzabili. per dare attuazione all’art. 7 del Decreto Clima”, che prevede che ai clienti sia “consentito utilizzare contenitori propri purché riutilizzabili, puliti e idonei per uso alimentare.»

La possibilità di acquistare con contenitori riutilizzabili portati da casa, o messi a disposizione dal rivenditore a fronte di una cauzione, sia per prodotti alimentari che non alimentari, è diventata all’estero una pratica che negli ultimi due anni è letteralmente esplosa.

Non è ancora così in Italia, e non è un problema di tecnologia quanto di cultura e di legislazione. Basta guardare alle potenzialità offerte dai modelli di riuso dei contenitori che sono già una realtà consolidata e matura anche da noi grazie alle nuove tecnologie che permettono di affidare la gestione logistica e di sanificazione anche ad enti terzi. Ad esempio nel settore degli imballaggi/contenitori riutilizzabili ad uso industriale e commerciale.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Fatta eccezione per le possibilità di acquisto sfuse offerte da un decennio dai negozi zero waste o rete botteghe sfuse “indipendenti”, sparsi per la penisola, e da piccole catene come Negozio Leggero oppure la new entry VivoGreen a Terni, la normativa per la sicurezza alimentare nazionale (più restrittiva che in altri paesi EU) ha frenato molte iniziative in fase nascente.

Solamente un gruppo della DO in Italia : Moderna Distribuzione ha ad oggi avviato una sperimentazione di vendita assistita ai banchi interni che permette l’impiego di contenitori dei clienti e che coinvolge da circa un anno 8 punti vendita in totale:   6 punti di Sigma, uno di Ecu e uno di Economy. Un progetto fortemente voluto dall’AD Buna Lami di cui abbiamo raccontato qui.  

Finalmente si aggiunge in questo panorama “poco affollato” un progetto strutturato che potrebbe dare una spallata a tanti pregiudizi esistenti anche in Italia sulla maggiore sicurezza alimentare del contenitore monouso rispetto a quello riutilizzabile. (1)

Succede a Varese e provincia con la Spesa Sballata: un progetto che vede 33 Famiglie impegnate per la durata di un anno nell’acquisto di prodotti alimentari utilizzando propri contenitori che è stato presentato questa mattina alla stampa.

Le Famiglie potranno acquistare con contenitori riutilizzabili ai banchi di vendita assistita (panetteria, pescheria, gastronomia, macelleria) dei supermercati coinvolti e anche nei reparti ortofrutta. Una buona notizia dal momento che il provvedimento che nel 2018 imponeva la vendita esclusiva di sacchetti leggeri biodegradabili/compostabili ha indirettamente reso impossibile l’utilizzo di sacchetti riutilizzabili. La GDO fatta eccezione per i negozi di NaturaSi. non ha ancora “sdoganato” l’utilizzo di sacchetti riutilizzabili nei punti vendita, come avviene in altri paesi europei. Alle Famiglie coinvolte dalla sperimentazione è stato fornito un kit composto da contenitori riutilizzabile in plastica rigida, sacchetti riutilizzabili per l’ortofrutta e una sporta durevole. Il kit di sopravvivenza al monouso che abbiamo promosso oltre 10 anni fa con la nostra iniziativa Porta la Sporta, la prima a raccontare in quegli anni di attività al grande pubblico (2009-2014) sul problema della plastica nell’ambiente collegandolo al nostro modello di consumo.

Il valore aggiunto del progetto Spesa Sballata è che va oltre allo slogan Plastic Free a cui si sono ispirate molte iniziative nazionali imperniate sulla sostituzione dei materiali monouso e che si allinea così alle indicazioni contenute nella Strategia UE sulle Plastiche, e in particolare a vero spirito della Direttiva Europea sulle Plastiche Monouso ( considerando 2) che dovrà essere recepita a livello nazionale entro il 3 luglio del 2021.(1)

Il progetto è partito nel febbraio 2020 grazie al sostegno e alla collaborazione di Coop Lombardia e Carrefour Italia ed è culminato con la partenza, 10 giorni fa, della sperimentazione che avrà luogo in 9 punti vendita delle due insegne della GDO. I dipendenti dei punti vendita accompagneranno l’attività fornendo supporto alle Famiglie partecipanti che potranno usufruire di buoni sconto.

La sperimentazione che durerà fino a fine aprile 2021 darà modo alle Famiglie di monitorare e misurare con attenzione il potenziale impatto positivo che l’acquisto di prodotti sfusi potrà avere sulla quantità di rifiuti da imballaggio usa e getta prodotta da ciascun nucleo.

I punti vendita Coop che aderiscono al progetto si trovano a: Busto Arsizio (viale Repubblica e viale Duca d’Aosta), Malnate, Varese, Laveno Mombello per un totale di 5 supermercati. Mentre per Carrefour aderiscono i punti vendita di Gallarate in viale Carlo Noè, di Varese in via Sanvito Silvestro e poi di Cocquio Trevisago e Tradate per un totale di 4 supermercati.

L’elemento interessante, e probabilmente chiave, che potrebbe permettere la partenza di altre esperienze simili, è stata la collaborazione con ATS Insubria per la redazione delle Linee guida Sanitarie per acquisti in contenitori riutilizzabili, che garantissero, anche in tempo di COVID 19, il rispetto delle norme igienico-sanitarie insieme alle buone prassi ambientali.(2)

Questo progetto permette finalmente di dare attuazione alla possibilità di fare la spesa con contenitori propri, puliti, idonei ad uso alimentare e con coperchio che in teoria sarebbe possibile in Italia dallo scorso dicembre, grazie all’approvazione della legge 12/12/2019 n. 141, il cosiddetto “Decreto Clima”. Il decreto all’art. 7 prevede che sia consentito ai clienti : « utilizzare contenitori propri purché riutilizzabili, puliti e idonei per uso alimentare.» Il testo include poi anche una disposizione “di salvaguardia” per garantire che la pratica si svolga in sicurezza: «L’esercente può rifiutare l’uso di contenitori che ritenga igienicamente non idonei».

GLI ATTORI DEL PROGETTO

Il progetto che durerà sino a fine 2021 si è potuto realizzare grazie al sostegno e alla collaborazione di Coop Lombardia e Carrefour Italia, che hanno attivato i punti vendita per la sperimentazione. Una scelta non casuale quella di queste due catene di supermercati, partendo dall’impegno che Coop ha sempre dimostrato sui temi ambientali e sociali (come la campagna “dall’olio all’olio” per citarne una) e da Carrefour che ha già portato avanti la medesima sperimentazione in altri paesi europei (FranciaSpagnaBelgio e Polonia), oltre che Taiwan.

Carrefour Belgium

Il progetto Spesa Sballata, finanziato da Fondazione Cariplo nel Bando Plastic Challenge 2019, vede come capofila Cooperativa Totem in partnership con Provincia di Varese – Osservatorio Provinciale Rifiuti e Green SchoolsScuola Agraria del Parco di Monza con ARS ambiente come partner tecnico e infine il Comune di Varese.

Provincia di Varese si è distinta per aver accompagnato i propri Comuni nel raggiungimento di ambiziosi risultati di buona gestione rifiuti ed iniziative di sostenibilità lungo tutto l’ultimo decennio, quali il progetto Green Schools, la partecipazione costante alla Settimana Europea di Riduzione dei Rifiuti e dal 2018 il progetto Famiglie Sballate;

Enzo Favoino, referente scientifico di progetto per la Scuola Agraria del Parco di Monza, e coordinatore scientifico di Zero Waste Europe, è attivo da tempo a livello internazionale e locale per lo sviluppo ed il consolidamento delle pratiche di raccolta differenziata, compostaggio, e prevenzione rifiuti, contribuendo a definire le politiche e strategie UE di settore.

Il Comune di Varese che, a partire dal progetto Plastic free, sta attivando numerose iniziative su questi temi, tra cui, oltre a Spesa Sballata, anche il progetto europeo Life RethinkWaste.

Il logo di progetto, apposto sui contenitori in uso alle Famiglie, è stato realizzato lo scorso anno scolastico dalla classe terza 3G2 Indirizzo Grafico del Liceo Artistico Statale Candiani Bausch di Busto Arsizio, assistiti dalla prof.ssa Alessia Recupero, in attività di Alternanza Scuola Lavoro.

Per restare aggiornati sul progetto si può seguire la pagina Facebook appositamente creata.

Note

(1) Direttiva SUP – Considerando (2): “La presente direttiva promuove approcci circolari che privilegiano prodotti e sistemi riutilizzabili sostenibili e non tossici, piuttosto che prodotti monouso, con l’obiettivo primario di ridurre la quantità di rifiuti prodotti. Tale tipo di prevenzione dei rifiuti è in cima alla gerarchia dei rifiuti di cui alla direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio […]”

(2) In proposito, è opportuno sottolineare che l’attuale congiuntura sanitaria non incide negativamente, contrariamente a quanto spesso si ritiene e comunica, sulle opportunità di impiego di oggetti ed imballaggi riusabili. In effetti, le evidenze scientifiche ci segnalano che, lungi dall’essere “barriera di protezione”, è proprio il monouso che, aumentando il turnover di materiali che dall’esterno entrano nella nostra vita quotidiana, è maggiormente incline a moltiplicare i percorsi di contagio. In realtà, sia il monouso che il riusabile vanno soggetti agli stessi principi, condizioni e pratiche di igiene: ma il riusabile, essendo in genere “personale” (e massimamente nel caso dei contenitori per acquisti!), diminuisce, anziché aumentare, l’evenienza di contagi dall’esterno. Enzo Favoino

Fonte: Comuni Virtuosi

Genova – Bicchieri di silicone e “a rendere” allo Stadio Ferraris che diventa plastic free

Niente più plastica all’interno dello stadio Luigi Ferraris e bicchieri di silicone “a rendere” obbligatori durante le partite del prossimo campionato.
Novità nella gestione extra sportiva dello stadio di calcio di Genova con Amiu che, dal prossimo campionato, introdurrà l’uso obbligatorio dei bicchieri in silicone al posto di quelli di plastica e con la formula del “vuoto a rendere”.

La novità è stata presentata da Amiu attraverso il suo profilo Facebook e riguarda un’anticipazione di ciò che avverrà con l’inizio della nuova stagione calcistica.

Allo stadio Luigi Ferraris di Genova arriveranno infatti i bicchieri in silicone grazie ad un accordo firmato tra PCUP Srl (i produttori dei bicchieri), B Cafè (il catering dello stadio) e Amiu, va ad inserirsi all’interno del progetto Life Tackle, che prevede una trasformazione degli impianti sportivi per renderli luoghi sempre più ambientalmente sostenibili.

I nuovi bicchieri in silicone 100% italiano e made in Genova, verranno utilizzati da prima nella Tribuna del “Ferraris” con un primo stock da 4 mila unità.

L’acquisto della prima fornitura di bicchieri è stato portato a termine grazie ai fondi del progetto Life Tackle. Con i primi bicchieri in silicone anche lo stadio di Marassi inizierà il suo percorso per diventare sempre più plastic-free.

La formula utilizzata sarà quella del “vuoto a rendere” ovvero il bicchiere dovrà essere restituito a fine partita in appositi punti di raccolta. Amiu non ha ancora chiarito se sarà necessario o meno versare una cauzione o se, invece, ci si appellerà semplicemente al “senso civico” degli utilizzatori con risultati abbastanza prevedibili.

L’esperimento con bicchieri “a rendere” è già stato effettuato in altre zone della città, interessate ad esempio alla Movida e la formula della “caparra” ha sempre dato risultati ben più incoraggianti.
Chi acquista la bevanda, insomma, paga una cifra tra 1 e 2,50 euro che vengono restituite una volta che il bicchiere è stato restituito. In questo modo anche i bicchieri “abbandonati” trovano sempre una mano gentile che li riporta ai punti di raccolta per avere la cauzione.
Nei Paesi dove si è tornati alla caparra per bottiglie, bicchieri e lattine, il numero degli oggetti abbandonati si è drasticamente ridotto.

Fonte: LiguriaOggi

Il buon esempio – Contenitori riutilizzabili per le consegne

Per una volta la riduzione degli imballi monuso premia e non penalizza la plastica. La società di trasporto italiana Arcese ha infatti iniziato ad utilizzare  contenitori in plastica riutilizzabili (Redbox) al posto degli imballi usa-e-getta in cartone per le consegne nel comparto della Moda, uno dei più sensibili al tema della sostenibilità ambientale.

La scelta è caduta su robuste scatole in plastica personalizzate da Arcese, dotate di divisori interni di protezione. Quando viaggiano vuoti, i contenitori Redbox si possono ripiegare, occupando sul veicolo l‘80% di spazio in meno di quando sono aperti.

“Il sistema è attualmente in fase di test all’interno dei flussi tra Francia, Italia, UK e Spagna, per alcuni clienti nel settore fashion e in un secondo momento saranno anche utilizzate in Benelux”, spiega Guido Pietro Bertolone, CEO di Arcese. “Ma il nostro obiettivo è molto più ambizioso: vogliamo infatti arrivare a introdurre le Redbox anche in altri flussi e in altri settori, certi che rappresentino un tassello fondamentale nella nostra politica orientata oltre che al continuo miglioramento dei servizi offerti anche alla sostenibilità”.

Fonte: Polimerica

Riutilizzo RSU, un tesoro da 600.000 tonnellate annue

Presentato a Roma il Rapporto Nazionale dell’Occhio del Riciclone. Il 2% potrebbe essere riutilizzato con un risparmio di 60 milioni di euro. Ma è necessario una quadro normativo che favorisca lo sviluppo delle filiere

Tra i rifiuti prodotti in Italia c’è un piccolo tesoro che non viene adeguatamente valorizzato. Si tratta dei beni durevoli, potenzialmente riutilizzabili, che potrebbero trovare nuova vita se esistesse il modo di reimmetterli in circolazione. Lo evidenzia il Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2018 presentato oggi a Roma e realizzato da Occhio del Riciclone in collaborazione con Utilitalia, la Federazione delle imprese italiane dei servizi idrici, energetici e ambientali.

I beni durevoli riutilizzabili (considerando solo quelli in buono stato e facilmente collocabili sul mercato) presenti nel flusso dei rifiuti urbani superano le 600.000 tonnellate annue, circa il 2% della produzione nazionale di rifiuti. Si tratta di mobili, elettrodomestici, libri, giocattoli e oggettistica che, in mancanza di un quadro normativo capace di favorire la strutturazione di vere e proprie filiere, quasi mai vengono riutilizzati: il danno ammonta a circa 60 milioni di euro l’anno relativo ai costi di smaltimento, senza considerare il valore degli oggetti di seconda mano.

Molte sono le iniziative che possono essere messe in campo per valorizzare adeguatamente questo tesoro. Ad esempio raccolte dedicate e centri di riuso interni o adiacenti ai centri di raccolta in grado di intercettare i beni durevoli riutilizzabili. Ma al di là dei sistemi di intercettazione, sono necessari impianti di “preparazione per il riutilizzo” che funzionino su scala industriale: attraverso un’autorizzazione al trattamento, un impianto può ricevere rifiuti provenienti dai centri di raccolta comunali e dalle raccolte domiciliari degli ingombranti e reimmetterli in circolazione dopo igienizzazione, controllo ed eventuale riparazione. La fattibilità di questi impianti è stata dimostrata in provincia di Vicenza dal progetto europeo PRISCA, che ha implementato un impianto capace   avviare a riutilizzo circa 400 tonnellate l’anno di rifiuti provenienti da centri di raccolta, raccolte di ingombranti e servizi di sgombero locali.

Questa possibilità di strutturazione della filiera è però inibita dalla mancanza dei Decreti Ministeriali che dovrebbero mettere in chiaro le procedure semplificate per compiere questo tipo di trattamento.  “In Italia – spiega Pietro Luppi, Direttore del Centro di Ricerca Occhio del Riciclone – già da alcuni anni si parla di integrare il settore del riutilizzo alle politiche ambientali, e i tempi sembrano essere maturi perché si arrivi a un punto di svolta a partire dal quale le filiere si articoleranno, struttureranno e regolarizzeranno. Bisogna però insistere sulla professionalizzazione e sulla pianificazione, nella coscienza che il riutilizzo non è un gioco ma un enorme opportunità per generare sviluppo locale e risultati ambientali”.

L’INIZIATIVA PRIVATA E QUELLA PUBBLICA

Nel nostro Paese i negozi dell’usato conto terzi e il commercio ambulante si confermano come leader nella vendita dell’usato. Si contano circa 2.000-3.000 negozi in conto terzi distribuiti sull’intero territorio nazionale, una formula commerciale praticata soprattutto al Nord e al Centro, dove è presente circa un negozio ogni 31.000 abitanti, mentre al Sud se ne conta uno ogni 87.000. I mercatini che ospitano commercianti ambulanti sono invece almeno 550, senza contare quelli informali o abusivi: 337 al Nord, 152 al Centro e 61 al Sud. Il totale degli operatori ambulanti dell’usato è difficile da calcolare ma si presume si aggiri tra le 50.000 e le 80.000 unità.

L’iniziativa privata trova oggi grande diffusione nonostante siano scarse le sinergie con gli Enti Locali. Sono solo 9 le Regioni – Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Umbria, Abruzzo e Campania – che hanno incluso nella loro pianificazione ambientale l’avvio di Centri di Riuso da affiancare ai Centri di Raccolta dei Rifiuti Urbani, ma in questi anni tali esperienze non sono mai decollate. Eppure non mancano gli esempi positivi, come il progetto “Cambia il finale” di Hera (la multiutility leader in Emilia-Romagna) che è riuscita a riutilizzare 530 tonnellate di beni durevoli in un anno a fronte di un bacino di circa 2 milioni di abitanti, coinvolgendo 25 Onlus e un centinaio di soggetti svantaggiati. “Le aziende di igiene urbana – sottolinea Filippo Brandolini, vicepresidente Utilitalia –  svolgono un ruolo cruciale nella transizione verso un’economia circolare. Sempre più spesso, infatti, non si limitano a gestire i rifiuti conferiti dai cittadini ma diventano promotrici di iniziative innovative che, come nel caso del riutilizzo, alimentano filiere al alto valore (umano, ambientale, economico e sociale) aggiunto. Per questo Utilitalia, da sempre in prima fila nella promozione di politiche di prevenzione dei rifiuti, dialoga apertamente con le amministrazioni e il mondo dell’usato per cercare insieme modelli, sinergie e forme e di collaborazione che sappiano promuovere un utilizzo efficiente e sostenibile delle risorse ambientali ed umane”.

IL CASO DEGLI ABITI USATI

Al momento, nel nostro Paese, le filiere degli indumenti usati sono senza alcun dubbio le più articolate e strutturate: nel 2016 sono state infatti raccolte 133.300 tonnellate di rifiuti tessili, il 65% delle quali è stato riutilizzato (il rimanente 35% è stato avviato a riciclo, recupero o smaltimento). Ma il potenziale di riutilizzo della frazione tessile in realtà è molto più elevato: in presenza di azioni capaci di comunicare la finalità solidale delle raccolte e la trasparenza delle filiere, il risultato   potrebbe raddoppiare superando i 5 kg di raccolta ad abitante. “Chi dona abiti usati consegnandoli nei contenitori stradali – evidenzia Alessandro Strada di Humana People to People Italia – lo fa con intenzioni solidali nell’84% dei casi, e ciò dimostra come il cittadino chieda che le considerazioni di carattere sociale trovino spazio all’interno degli affidamenti del servizio di raccolta differenziata e recupero della frazione tessile”. Eppure non mancano le criticità che spaziano dai reati ambientali all’infiltrazione mafiosa: gli operatori sani hanno sollevato il problema chiedendo strumenti di controllo più rigorosi e criteri di affidamento del servizio più attenti al funzionamento delle filiere. Utilitalia, Rete ONU e centro Nuovo Modello di Sviluppo hanno aperto un Tavolo di confronto con il settore per individuare linee guida finalizzate a prevenire tali criticità.

Scarica il rapporto

Riuso galleggiante: la regata con le Recycled Boat

Riportiamo il comunicato degli organizzatori della Re Boat Roma Race. Perchè il riciclo ed il riuso possono essere anche divertenti!

Da bambini la nostra fantasia trasformava un semplice foglio di carta in un veliero che salpava le acque di pozzanghere e laghetti, oggi la nostra fantasia può farci cavalcare bottiglie di plastica, legno, pneumatici, carta e cartone nella gara più ecologica di Roma: la Re Boat Roma Race!

La prima regata in Italia d’imbarcazioni costruite interamente con materiali riciclati che giunge, quest’anno, alla sua ottava edizione. La regata si svolgerà domenica 17 Settembre 2017 nello splendido specchio d’acqua del Parco Centrale del LAGO DELL’EUR DI ROMA, fermo restando che l’eco-villaggio con le Sue tante attività dedicate si aprirà Giovedì 14 Settembre 2017.

Ideata dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Sunrise1 in collaborazione con l’Associazione Arciragazzi Comitato di Roma, l’Associazione La Compagnia de Il Clownotto e il portale green Rinnovabili.it e, infine, con il contributo dell’Agenzia di Comunicazione Integrata Creare e Comunicare, la RE BOAT RACE, la regata riciclata, costituisce una vera e propria “eco-sfida” che confluirà nell’evento più folle e colorato di fine Estate.
 
La Re Boat Roma Race ha un profondo spirito sportivo e un sano incentivo all’emulazione e al confronto: proprio per queste ragioni desideriamo esortarVi a partecipare alla regata, “giocando e condividendo con noi” il piacere di questa inconsueta avventura. Partecipare vuol dire sfidare altri team, centri sportivi/estivi e quando il gioco si fa duro… ci si diverte tanto di più!

Sono previste una fase di progettazione e una di costruzione dell’imbarcazione, per le quali il ogni team potrà contare sul supporto di un tutor dedicato. 
 
Non è mai stato così facile costruire la Vostra imbarcazione! Basterà utilizzare materiali riciclati come pallet in legno, boccioni di plastica, cassette di frutta, nastro adesivo, scatole di cartone….; il tutto condito con l’ingegno, la fantasia  e il supporto del nostro team di tutor pronti a guidarvi durante la realizzazione della vostra Recycled Boat! Inoltre, se avrete necessità Vi forniremo i materiali per costruire la Vostra imbarcazione oppure Vi indicheremo dove reperirli. Potrete inoltre aggiornare di volta in volta un diario di bordo che verrà pubblicato con una diretta Facebook in modo tale da tenere sempre aggiornato il Tutor che Vi fornirà tutti i consigli necessari, utile anche condividere questa fantastica esperienza!
 
Giorno dopo giorno, la Re Boat Roma Race, sta prendendo corpo e tante sono già le imbarcazioni iscritte. Queste squadre si sfideranno sia nella “regata sportiva”, che si svolgerà nelle acque del Lago dell’Eur, che sulle Sue sponde, esibendo il miglior design, la personalizzazione più originale e colorata e l’idea più geniale sulla trazione a impatto zero. Le più veloci, le più belle, le più innovative imbarcazioni costruite con “componenti” di recupero e riciclo, riceveranno “riconoscimenti di sicuro interesse”. La sfida/concorso, d’altronde, è sicuramente un ottimo motivo per parlare ai giovani, in modo ludico e divertente, anche di “riciclo, recupero e riuso”. 
 
E’ per questo che cogliamo l’occasione per invitarvi a creare un Green Team e a realizzare – durante l’estate – una RECYCLED BOAT che, a Settembre, potrà partecipare alla regata più folle di fine estate.
  
Da quest’anno si attiva la nuova formala del “Porta un Green Team amico e sfidalo da avversario”: invitate i Vostri amici a formare un altro Green Team e ogni membro del Vostro equipaggio riceverà la WeKard in omaggio con tante convenzioni.
 
Sul sito www.reboatrace.it troverete maggiori informazioni per comprendere meglio l’iniziativa e potrete esplorare la sezione Tutorial dove avrete a disposizione modalità diverse di costruzione delle imbarcazioni. 
 
La corsa verso il traguardo della Re Boat Roma Race è già iniziata, adesso è il vostro momento di porre insieme una squadra e….salire a bordo!

L’usato dai risvolti ecologisti

Una nuova ricerca dimostra l’importanza dell’economia circolare per l’ambiente, specialmente nel settore automobilistico.

Il mercato dell’usato ha permesso nel 2016 di tagliare l’emissione di circa 16 milioni di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera. Lo rivelano i risultati della ricerca Second Hand Effect, condotta dai norvegesi dello Schibsted Media Group – tra i leader mondiali nel settore dei marketplace digitali – insieme all’IVL, l’Istituto Svedese di Ricerca Ambientale.

La ricerca ha avuto come campione 8 paesi della zona Europea e del Mediterraneo (Italia, Spagna, Francia, Svezia, Norvegia, Finlandia, Ungheria, Marocco) e si è basata sui dati provenienti dai relativi marketplace controllati da Schibsted.

Nel dettaglio, il report ha calcolato un risparmio totale di 16,378,725 tonnellate di CO2, ripartite in 12,667,880t per le automobili, 3,209,692t per oggetti di casa e personali, 866,034t per l’elettronica e 215,671t per sport e hobby. La categoria dei motori gioca ovviamente un ruolo determinante.

Francia e Italia guidano le statistiche e si consolidano come le nazioni di punta nella vendita dell’usato; entrambi i paesi hanno raggiunto numeri nettamente superiori ai restanti. In Francia, tramite la piattaforma Leboncoin, sono state totalizzate 7,523,733t di CO2 risparmiate, mentre nel Bel paese, l’outlet Subito.it ha misurato un totale di 6,095,827t.

Dal report fuoriescono numeri più precisi legati direttamente ai territori italiani. Per le regioni, la Lombardia si è dimostrata essere la più virtuosa, totale di CO2 risparmiata in tutto il Paese. Tra le più significative seguono poi la Campania (15,15), il Lazio (10,3%), il Veneto (9,2%) e il Piemonte (7,5%). Per quanto riguarda le province, invece, Napoli e Roma si posizionano ai vertici, risparmiando rispettivamente il 10,6% e l’8,3% di anidride carbonica; a seguire Milano (5,6%), Torino (5%) e Brescia (2,8%).

La Second Hand Economy, quindi, svolge una funzione molto importante nel nostro paese, sia in termini puramente economici – il business vale 19 miliardi di Euro, circa l’1,1% del PIL nazionale, come dimostrato nelle osservazioni di Daxo per Subito.it – che per la salvaguardia degli ecosistemi. L’economia circolare è un modello che propone anche una nuova concezione di consumismo, la quale ribalta l’attuale sistema, oramai sempre meno sostenibile: con l’obiettivo di allungare la vita degli oggetti si diminuisce la necessità di costruirne di nuovi da immettere sul mercato. E, in questo modo, viene ridotta sensibilmente la produzione di gas serra.

Con i disastri causati dal cambiamento climatico, la continua diffusione di processi sociali ed economici a ridotto impatto ambientale rappresenta un elemento di speranza per il risolvimento di questa enorme problematica.

Fonte: Regioni e Ambiente