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Lego promuove il riuso dei giocattoli

Avviato negli Stati Uniti il programma pilota Replay, per dare una nuova vita ai popolari mattoncini in ABS previa selezione e una accurata pulizia.

Combina in modo virtuoso sostenibilità ambientale e filantropia il nuovo progetto Replay lanciato come programma pilota negli Stati Uniti dal gruppo danese Lego.

Invece di essere buttati via quando non più utilizzati dai bambini, gli iconici mattoncini in ABS potranno essere restituiti per posta al produttore – senza alcuna spesa per l’utente -, che li donerà a progetti benefici attraverso alcune associazioni no-profit, dopo averli attentamente selezionatiesaminati manualmente e ricondizionati attraverso un’accurata pulizia.

Questo processo – afferma il gruppo danese – è possibile perché i mattoncini Lego sono realizzati con materiali durevoli e di alta qualità, progettati per essere utilizzati per generazioni.
“Sappiamo che normalmente le persone non gettano via i loro mattoncini Lego – afferma Tim Brooks, vice presidente con delega alla Responsabilità Ambientale del gruppo -. La stragrande maggioranza li trasmette ai propri figli o ai nipoti. Ma qualcuno ci ha chiesto se vi fosse un modo sicuro per smaltirli o donarli. Con Replay, forniamo una soluzione facile, sostenibile e con un benefico impatto sociale”.

Un team della Lego ha lavorato tre anni per mettere a punto il programma Replay, per garantire massimi standard di qualità e sicurezza, nel rispetto delle norme statunitensi. Si è poi rivolto a Give Back Box, associazione benefica che ogni anno recupera e ricicla 11 milioni di tonnellate di abbigliamento, calzature e altri prodotti tessili inutilizzati, altrimenti destinati alla discarica.

Infine, Teach For America riceverà la maggior parte dei mattoncini rigenerati e li distribuirà in migliaia di aule in tutto il paese. Una parte dei giocattoli sarà donata all’associazione Boys & Girls Clubs of Boston per i programmi di doposcuola.

Entrambe le organizzazioni non profit riceveranno le prime spedizioni nel novembre di quest’anno. Una volta completato il progetto pilota, nella primavera del 2020, il Gruppo Lego valuterà una possibile estensione di Replay ad altri paesi.

fonte: Polimerica.it

Il buon esempio – Contenitori riutilizzabili per le consegne

Per una volta la riduzione degli imballi monuso premia e non penalizza la plastica. La società di trasporto italiana Arcese ha infatti iniziato ad utilizzare  contenitori in plastica riutilizzabili (Redbox) al posto degli imballi usa-e-getta in cartone per le consegne nel comparto della Moda, uno dei più sensibili al tema della sostenibilità ambientale.

La scelta è caduta su robuste scatole in plastica personalizzate da Arcese, dotate di divisori interni di protezione. Quando viaggiano vuoti, i contenitori Redbox si possono ripiegare, occupando sul veicolo l‘80% di spazio in meno di quando sono aperti.

“Il sistema è attualmente in fase di test all’interno dei flussi tra Francia, Italia, UK e Spagna, per alcuni clienti nel settore fashion e in un secondo momento saranno anche utilizzate in Benelux”, spiega Guido Pietro Bertolone, CEO di Arcese. “Ma il nostro obiettivo è molto più ambizioso: vogliamo infatti arrivare a introdurre le Redbox anche in altri flussi e in altri settori, certi che rappresentino un tassello fondamentale nella nostra politica orientata oltre che al continuo miglioramento dei servizi offerti anche alla sostenibilità”.

Fonte: Polimerica

Il buon esempio – Sacchetti riutilizzabili per ortofrutta

Con lo slogan “Dein Vitaminnetz” (rete vitaminica), la catena tedesca della grande distribuzione Lidl inizierà a distribuire in agosto, presso 3.200 punti vendita in Germania, sacchetti a rete riutilizzabili più volte per il confezionamento di prodotti ortofrutticoli sfusi, in alternativa a quelli monouso in plastica, nell’ottica di una riduzione dei consumi di plastiche usa-e-getta.

I clienti potranno scegliere tra le due tipologie: quelli riutilizzabili saranno venduti al prezzo di 49 centesimi di euro per due pezzi (nella foto). Se la rete contiene un solo tipo di prodotto, alle casse l’operatrice si limiterà a pesare l’imballo, mentre nel caso di diversi tipi di frutta e verdura insaccati insieme, bisognerà prima disimballarli e ognuno sarà pesato separatamente.

La tara (il sacchetto pesa otto grammi) è memorizzata sull’etichetta attraverso un codice a barre integrato e viene detratta dal peso della merce.

Fonte: Polimerica

Ichnusa torna al vuoto a rendere

“Vuoto a buon rendere” è il nome del progetto con cui Ichnusa, marchio sardo di birra, rilancia il formato del vuoto a rendere. Grazie a una nuova veste grafica e nuovi investimenti a potenziamento della capacità di confezionamento dello storico birrificio di Assemini, il marchio lancia il progetto che richiama una pratica antica.

Una vecchia usanza che consisteva nel lasciare un deposito di poche lire al negoziante e di riottenere la “cauzione” alla riconsegna delle bottiglie di vetro, una volta utilizzate. Che contenessero latte, birra, acqua o vino poco importava; la procedura era la stessa per qualsiasi prodotto. A partire dagli anni 60 però, questa pratica virtuosa è andata a perdersi in Italia, dove le bottiglie riutilizzabili sono andate via via sostituite dal cosiddetto “vuoto a perdere”, ovvero usa e getta.

In Sardegna, il vuoto a rendere tutt’oggi resiste e può quasi essere definita una tradizione locale: sull’isola rappresenta infatti una pratica consolidata e virtuosa, sopravvissuta nel tempo a mode e cambiamenti culturali, ma che è oggi messa a rischio da nuove abitudini di consumo. In Sardegna il vuoto a rendere negli anni ha mutato forma. Ancora oggi gran parte delle acque minerali locali destinate alla ristorazione vengono commercializzate proprio col vuoto a rendere.

Una pratica che anche Ichnusa, da sempre adopera. In questo modo, le bottiglie vengono riutilizzate anche per vent’anni; sono bottiglie che portano un peso speciale, quello del tempo che scorre. Le si riconosce dai segni che, orgogliosi come rughe su un volto, ne incorniciano il vetro e ne scandiscono il passare degli anni. Sono bottiglie che hanno una storia.

Da oggi, con Ichnusa, queste bottiglie ci parlano e mandano un messaggio importante: quello del rispetto verso l’ambiente. E i sardi promuovono l’impegno di Ichnusa. Secondo una ricerca Doxa, realizzata su un panel di 400 persone rappresentativo della popolazione dell’isola, il 65% dei sardi sa che il vuoto a rendere è una pratica virtuosa tipica della regione. Il 98% giudica in maniera positiva l’iniziativa che Ichnusa sta per prendere nel rilanciare questa pratica e il 93,5% pensa di supportare fattivamente la campagna cercando e chiedendo, al bar o al ristorante, proprio l’Ichnusa tappo verde, perché ritiene giusto preservare l’ambiente e le bellezze della Sardegna.

La nuova bottiglia continuerà a essere prodotta nei tre formati storici: 0,20, 0,33 e 0,66 cl. A renderla ancora più distintiva, il tappo verde con su scritto “Vuoto a buon rendere. Ichnusa per la Sardegna”.

Fonte: Repubblica

ReLand: in Piemonte il primo parco al mondo per la resilienza e il riuso

ReLand è il primo parco sperimentale interamente dedicato ai temi del riuso e del riciclo declinati nell’architettura, nel design, nell’arte. Pensato dall’Associazione Offgrid insieme al Politecnico di Torino e al Comune di Cambiano, che ospiterà il progetto, diventerà un polo in cui promuovere la sostenibilità ambientale, una vera e propria “fabbrica delle idee” aperta all’innovazione. Un progetto volto a una cultura nuova orientata alla resilienza, dove il riuso diventa protagonista del nostro futuro.

Pensate ad un’area di 9000 mq. Un ampio spazio libero dove creare, farsi ispirare e dare libero sfogo alla propria creatività. Pensate a un polo dove i giovani possono ripensare l’ambiente sperimentandosi nel fai da te e nel riciclo creativo.
Immaginatevi un incubatore in cui far nascere nuove professionalità in tema di riuso, ma anche un museo a cielo aperto che educa alla sostenibilità ambientale attraverso il gioco, oppure un luogo dove mettere in pratica nuove forme di agricoltura alternativa.
Figurate nella vostra mente un progetto in cui i rifiuti e i materiali di recupero vengono trasformati in opportunità ed in cui chiunque può dare il proprio contributo ed in cambio ricevere conoscenza.

Pensate che tutto questo può coesistere in un unico luogo: ReLand. Il primo parco sperimentale che nasce a Cambiano, Comune dell’area metropolitana Torinese, uno spazio interamente dedicato ai temi del riuso, del riciclo e all’implementazione dei concetti di economia circolare e resilienza urbana. Un luogo dove avvicinare le persone alla sostenibilità…giocando.

Il progetto nasce dalla mente, dal cuore e dalla tenace determinazione di Marco Mangione, fondatore dell’Associazione “OffGrid Italia” che promuove pratiche legate al vivere a basso impatto ambientale, con l’aiuto dei suoi “relanders” ovvero ragazzi, studenti, professionisti ed esseri umani visionari che guardano al futuro con strumenti nuovi: consapevolezza, sensibilità e amore per l’ambiente.
OffGrid è una vera e propria filosofia di vita: “scollegati dalla rete, vivi fuori dagli schemi”.

“Sarà un parco interamente costruito con materiali di recupero a emissioni zero – racconta Marco Mangione – e riunirà le persone alimentando il desiderio di fare qualcosa per il pianeta, insegnerà alle nuove generazioni ad amare l’ambiente e formerà professionisti e appassionati sui temi del reimpiego dei materiali per l’architettura, l’arte e il design”.
Un progetto ambizioso che guarda in grande e che ogni giorno si crea e si rinnova, arricchito dalle idee, dalle intuizioni e dalle scommesse di chi ha voglia di mettersi in gioco e dare il proprio contributo.

ReLand, che sorgerà su un’area di proprietà comunale, è il risultato di una collaborazione tra l’Associazione Offgrid, il Comune di Cambiano e il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino con a capo Paolo MellanoGuido Callegari e Mario Grosso.

Si tratta di una vera e propria partnership, una coalizione vincente capace di far dialogare e mettere in sinergia i soggetti e ricordandoci che l’unione fa la forza.

“E’ stata un’occasione unica perché nella fase di ideazione e progettazione gli studenti del Politecnico si sono confrontati con l’amministrazione comunale, ragionando insieme sul futuro del parco”. Un esempio di trasversalità e di contaminazione reciproca basata su una collaborazione in cui la voce di ogni persona diventa energia creatrice.

“Quando Reland era ancora come sogno nel cassetto, un’idea di progetto nascente, non aveva ancora un luogo che lo ospitasse – racconta l’assessore Daniela Miron – un luogo fisico è stato trovato proprio a Cambiano”. Un Comune virtuoso che già in passato aveva scommesso sulla sostenibilità ambientale, uno dei primi esempi sul territorio a sperimentare la raccolta differenziata.
Si tratta di un Comune o meglio, di un’amministrazione e dei suoi cittadini che hanno deciso di sognare in grande, accogliendo a braccia aperte l’idea di ReLand.

“Spesso i progetti falliscono perché chi li crea non ha un buon “perché”. Il mio ed il nostro perché è motivato dal fatto che viviamo nella società dello spreco, tendiamo a non valorizzare, mentre dobbiamo concentrarci sulla promozione di idee, persone ed intelletto – spiega Marco – ciò avviene proprio concentrandoci sull’importanza del capitale umano e sulla sensibilizzazione ambientale.
Bisogna costruire una società che insieme ripensi l’ambiente: si dice che ci restano 12 anni per fermare il cambiamento climatico. E’ fondamentale che ognuno di noi faccia un pezzetto per dare il suo contributo. Questo è il nostro sogno e invitiamo chiunque si voglia unire a prenderne parte”.

ReLand è un progetto sperimentale che guarda alle nuove generazioni e che “possa piantare un seme per un nuovo cambiamento di prospettiva”, ci spiegano. Un parco in cui quando entri non sai cosa troverai, e quando esci, non guarderai più le cose nello stesso modo.

Ma cosa prevede il progetto?

Un parco per l’intrattenimento.
Attraverso attività virtuali ed interattive come un escape park e un survival game, i partecipanti potranno mettersi in gioco utilizzando intelletto, creatività e manualità che stimolino la resilienza nei confronti dell’ambiente.
Si tratta di attività che insegnano, tramite il gioco, a collaborare in team trovando soluzioni collettive e condivise, così come attività individuali che permettono di apprendere vere e proprie nozioni di “sopravvivenza urbana”.

“I sensi saranno acutizzati nel parco urbano sperimentale che sarà un’area totalmente scollegata dalla rete ed interamente realizzata con scarti, nel quale osservare i fenomeni della resilienza e delle potenzialità di adattamento dell’uomo sul pianeta terra”.

Un incubatore dove sperimentare modelli sostenibili per il futuro.
Il parco sarà un hub culturale e professionale dove sperimentare nuove tecnologie e permettere a chiunque di mettere in pratica le proprie competenze.
Sarà il luogo giusto per gli studenti delle università italiane e straniere in cui cimentarsi nella progettazione e realizzazione di costruzioni in edilizia non convenzionali con zero emissioni e materiali del futuro legati a nuove forme dell’abitare.

Uno degli obiettivi più visionari del progetto sarà la realizzazione del primo modello di “Earthship” in Italia, ovvero una casa solare passiva totalmente sostenibile e a impatto zero, indipendente in termini di approvvigionamento energetico, idrico ed alimentare. Una casa realizzata con materiali di recupero che, come ci spiega Marco “si comporta proprio come un albero e rappresenta un ritorno alla natura”.

Un museo a cielo aperto.
Si prevedono attività didattiche per i bambini e i ragazzi, seminari ed eventi sulla sostenibilità ambientale per sensibilizzare il consumatore e renderlo più consapevole. Verranno organizzati workshops basati sulle 4r: Riuso, Riciclo, Rinnovabili e Reimpiego, oltre che su quelle che l’associazione Offgrid considera le 4C, ovvero Cuore, Condivisione, Collaborazione e Creatività.

Nel parco, sarà inoltre realizzato un laboratorio creativo all’aperto che riprodurrà il simbolo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto ed in cui l’arte sarà strettamente connessa all’innovazione sociale, proprio come ci racconta Alberto Guggino, fondatore dell’Associazione Ciò che Vale e che crede fortemente nel progetto.

Un luogo dove… diventare professionisti del riuso.
La vocazione del progetto è quella di creare nuove professionalità sui temi dell’economia circolare legata all’architettura e al design.
“Guardiamo al futuro pensando che gli utenti della community parteciperanno ad alimentare il mercato degli scarti per il riuso. Pensiamo che domani sarà “cool” avere un arredamento fatto di scarti oppure una collana di circuiti integrati”.

Un network per connettere le persone.
Attraverso ReLand sarà possibile creare una rete, una connessione di persone che sognano scenari futuri sostenibili e che consentirà ai professionisti del riuso di mettersi in contatto.
Sarà presente un Market place fisico e digitale in cui le realtà coinvolte possono entrare in sinergia e farsi conoscere ed inoltre saranno esposte creazioni realizzate dai professionisti della rete Reland.

ReLand prenderà presto forma: I prossimi passi saranno raccogliere partner, sponsor e fondi per avviare il progetto definitivo, in attesa dell’inizio dei lavori che avverrà nel 2020.
E’ questa l’occasione giusta per chiunque abbia l’entusiasmo e la volontà di mettersi in gioco, contribuendo a dare vita a questo nuovo e coraggioso progetto improntato al cambiamento.

Foto copertina
Didascalia: Parco Sperimentale Reland
Autore: Offgrid Italia
Licenza: Offgrid Italia

Fonte: Piemonte che Cambia

Berkeley e Amsterdam all’avanguardia nella gestione dei contenitori usa e getta “to go”

L’ordinanza a favore di contenitori riutilizzabili di Berkely costituirà un esempio, un precedente di portata internazionale sulla potenzialità che la politica locale, (ma non solo), può esprimere nel regolamentare fenomeni culturali e sociali che portano ad aumenti inesorabili di imballaggi e articoli monouso. Ma anche Amsterdam e Tubinga non scherzano…

A Berkeley è stata approvata l’ordinanza “Disposable-Free Dining” traducibile in “Pasti (da asporto) senza usa e getta” volta a ridurre il consumo di contenitori monouso che rappresenta una delle legislazioni più ambiziose mai emesse da una città.

Il Consiglio comunale di Berkeley, cittadina di circa 120 mila abitanti che si trova a 16 chilometri da San Francisco, sta lavorando agli atti preliminari per l’approvazione definitiva dell’ordinanza che entrerà in vigore nel luglio del 2020 ma che potrebbe stimolare nel frattempo delle adesioni volontarie da parte degli esercizi oggetto dal prossimo anno da una campagna informativa del comune.

L’ordinanza si è ispirata a provvedimenti simili adottati a Santa Cruz, Alameda, Davis, Seattle, Ft. Myers e Malibu in risposta ai preoccupanti livelli di inquinamento da plastica rilevati sulle coste californiane.
Secondo uno studio di Clean Water Action i rifiuti abbandonati nell’ambiente nella Bay Area sono per oltre la metà costituiti da contenitori vari di cibo e bevande da asporto (1).

Rispetto invece alla produzione totale di rifiuti in California i contenitori usa e getta ne rappresentano il 25% del totale. I volontari di Shoreline Cleanuphanno raccolto nel 2016 sulle coste di Berkeley, Albany ed Emeryville : 5.826involucri di cibo, 2.156 cannucce e agitatori, 1.577 ( tra forchette, coltelli e cucchiai), e 3.269 imballaggi in polistirolo. Solamente a Berkeley il consumo di tazze usa e getta è stimato in 40 milioni di pezzi all’anno.
Le città della Bay Area si stanno inoltre impegnando a raggiungere al 2022l’obiettivo imposto dal Consiglio Direttivo Regionale per le Acque di avere costantemente tombini e canali di scolo liberi dai rifiuti . Al pari di altre città e distretti industriali californiani Berkeley sostiene i costi di raccolta dei rifiuti inclusa la costosa pulizia degli scarichi dai detriti a seguito di eventi eventi meteorologici anche estremi come uragani e inondazioni.

L’ordinanza di Berkeley segue una tradizione di iniziative intraprese dalla cittadina volte all’eliminazione di imballaggi e articoli come i sacchetti di plastica o i contenitori in polistirolo, già vietati nel 1986. La città, impegnata in un percorso per arrivare a Zero Waste entro il 2020, è arrivata a riutilizzare il 75% circa degli scarti che produce.
Gli articoli monouso monouso sono un problema locale e globale che assorbe risorse finanziarie enormi e causa pesanti ricadute ambientali“, afferma Sophie Hahn, membro del Consiglio municipale e sostenitrice dell’ordinanza che ha contribuito a redigere. “Come città che punta a Zero Waste, abbiamo raggiunto buone performance tra compostaggio e riciclaggio, ma non è abbastanza. Dobbiamo iniziare a ridurre anche i nostri rifiuti “.

L’ordinanza di Berkeley si spinge oltre rispetto a quelle a cui si è ispirata richiedendo che:

  1. stoviglie, contenitori e posate per cibo da asporto debbano essere riutilizzabili;
  2. tutte le stoviglie per cibo da asporto in alternativa a stoviglie riutilizzabili debbano essere approvate come riciclabili o compostabili dai programmi di raccolta della città;
  3. venditori di cibo da asporto debbano addebitare ai loro clienti 0,25 $per ogni tazza per bevande o contenitore monouso compostabile utilizzato;
  4. stoviglie, agitatori, tappi per tazz , tovaglioli e altri articoli monouso (compostabili) forniti insieme al cibo da asporto siano forniti solo su richiesta del cliente o disponibili da postazioni a libero servizio.

I cittadini hanno avuto la possibilità di esprimere il loro parere e proporre idee per una migliore riuscita del provvedimento attraverso una consultazione che si è chiusa qualche giorno fa.
Per favorire un’ottimale entrata in vigore del provvedimento che diventerà effettivo dal 1 luglio del 2020 sono previste delle tappe intermedie di coinvolgimento degli operatori commerciali che verranno interessati e che avverranno sotto la direzione del City Manager.

Tra queste :

  • Stabilire un programma un programma di mini-sovvenzioni una tantum gestito e finanziato direttamente dalla città o dai partner della comunità per aiutare gli esercenti a convertirsi all’uso di stoviglie riutilizzabili per i piatti consumati nei locali da lanciare entro il 1 ° gennaio 2020 (sei mesi prima della data in cui i requisiti “Reusable Foodware” diventeranno effettivi).
  • Sviluppare e lanciare un programma entro il 1 luglio 2019 che fornisca assistenza tecnica agli esercenti per metterli in condizione di adempiere ai requisiti previsti dall’ordinanza. Tale  programma sarà gestito e finanziato direttamente dalla città o dai partner della comunità per fornire assistenza tecnica agli esercenti interessati dall’ordinanza.
  • Sviluppare e lanciare con vari soggetti partner della comunità come Rethink Disposables e StopWaste un programma “reusable takeout foodware” entro il 1 ° luglio 2021 che sarà a disposizione degli esercenti e consumatori di cibo da asporto.

Alcuni emendamenti in bozza all’ordinanza che devono passare per l’approvazione del Consiglio prevedono che sia possibile utilizzare contenitori per cibo da asporto compostabili che dovrebbero però essere gravati  da un costo obbligatorio per l’utente che li utilizza sull’ordine dei 25 centesimi di dollaro, come già avviene per le tazze monouso. Per garantire che questi contenitori biodegradabili siano effettivamente compostati verrà sviluppato un programma per espandere e supportare il compostaggio.

RISPARMI ECONOMICI E AMBIENTALI
Da quando la Cina ha smesso lo scorso gennaio di accettare materiale usa e getta di bassa qualità e pulizia proveniente anche dagli Stati Uniti si è aperta una crisi nel settore del riciclaggio anche in California. “La maggior parte di questi contenitori non ha alcun valore commerciale negli attuali mercati del riciclo e pertanto le città devono spendere risorse per sbarazzarsene ” dichiara Martin Bourque, direttore esecutivo dell’Ecology Center, l’ente no profit che dal 1973 si occupa del riciclaggio dei materiali raccolti a Berkeley “Gran parte della plastica che viene spedita nel Sud-est asiatico sappiamo che può finire bruciata o dispersa nell’ambiente avvelenando le persone”.
Ridurre gli imballaggi usa e getta che sono costosi da gestire per la comunità rappresenta invece un risparmio sia per la città che per gli  stessi operatori che possono ridurre i costi d’acquisto dei contenitori monouso passando a quelli riutilizzabili.
“Le aziende che sperimentano opzioni riutilizzabili sono spesso sorprese dei risparmi sui costi e della soddisfazione dei clienti “, afferma Samantha Sommer, che gestisce il programma “Rethink single -use” di Clean Water Action.

Uno studio realizzato dal programma  Rethink DisposableStop Waste e la contea di Alameda ha stimato un risparmio per gli esercizi sui contenitori monouso che si aggira dai 1.000 ai 22.000 $ annuali.


Un sondaggio condotto dal Clean Water Action e Ecology Center nel 2017-2018  che ha interessato il 10% degli esercenti del settore del cibo da asporto ha rivelato l’esistenza di un forte sostegno del settore per una riduzione dei rifiuti da imballaggi usa e getta come misura necessaria per affrontare l’impatto ambientale. Anche se il 74% degli intervistati utilizza giornalmente prodotti usa e getta, o una combinazione tra articoli monouso e riutilizzabili, il 58% è favorevole ad un provvedimento che addebiti ai clienti il costo delle tazze da caffè e il 67% degli altri contenitori da asporto, sempre qualora tutti gli esercizi fossero obbligati ad addebitare lo stesso importo.

Anche l’utilizzo di stoviglie monouso a base di carta o altre fibre presenta problemi di ordine ambientale. Il sottile rivestimento in plastica aggiunto per rendere impermeabili questi manufatti biodegradabili ne contamina il compostaggio. Alcuni contenitori compostabili per alimenti utilizzano i PFAS Sostanze Perfluoro Alchiliche (acidi perfluoroacrilici) per le loro caratteristiche oleo e idrorepellenti che li rendono impermeabili . Si tratta di sostanze chimiche di sintesi che tendono ad accumularsi nell’organismo. Alcune di esse sono state associate all’insorgenza di tumori , sviluppo di malattie tiroidee, patologie fetali e gestazionali , ecc.
I PFAS negli imballaggi alimentari possono infatti trasferirsi negli alimenti aumentandone il livello di esposizione umana attraverso la dieta, e persistere nel compost anche dopo la decomposizione del contenitore.

L’ordinanza è supportata da una coalizione di oltre 1000 organizzazioni locali, nazionali e internazionali che partecipano al movimento globale Break Free from Plastic (BFFP), tra cui Ecology Centre, Clean Water Action, UpStream, The Story of Stuff Project, GAIA (Global Alliance for Incinerator Alternatives), Plastic Pollution Coalition e Surfrider Foundation. Il coordinatore globale di BFFP, Von Hernandez, ha affermato: “La gravità della crisi globale dell’inquinamento plastico dovrebbe costringere le autorità politiche ad adottare misure per ridurre i rifiuti di plastica, specialmente per le applicazioni monouso di cui già esistono valide alternative meno inquinanti. Pertanto tutti i movimenti Zero Waste in tutto il mondo plaudono all’iniziativa di Berkeley, la sostengono e attendono con impazienza una sua adozione “.

L’ORDINANZA DI AMSTERDAM : SOLO BICCHIERI RIUTILIZZABILI 

Il comune di Amsterdam, che ospita centinaia di eventi ogni anno, ha deciso  di obbligare gli organizzatori di feste ed eventi cittadini di usare solamente bicchieri di plastica riutilizzabili durante gli eventi. Per questi bicchieri riutilizzabili deve essere applicato un deposito su cauzione in modo che chi li utilizza non li abbandoni in strada (da dove possono finire nei canali come avviene con altri imballaggi), ma li riporti ai punti di riconsegna.

Va detto che questi bicchieri con cauzione sono ormai da anni in uso in alcuni locali cittadini dove si tengono concerti o in chioschi e bar nei parchi come abbiamo raccontato in questo post. 

Il provvedimento, che si inserisce in un piano del consiglio comunale orientato alla sostenibilità è già in vigore. Ciò significa che gli organizzatori che d’ora in poi richiederanno un permesso alla città per un qualsiasi evento devono essere in grado di fornire un servizio che contempli l’uso di bicchieri riutilizzabili. Diverse misure sono già state prese negli ultimi anni per prevenire fastidi e danni causati dagli eventi. All’inizio del 2018 sono entrate in vigore nuove regole con la direttiva sugli eventi sostenibili che limitano il numero degli eventi e il rumore che causano. Gli organizzatori di eventi per ottenere il permesso devono soddisfare criteri che includono, ad esempio, la stesura di un piano di riduzione dell’impatto mirato al consumo energetico che deve essere il più basso possibile, la fornitura di acqua gratuita, la gestione delle deiezioni umane dei visitatori, la raccolta differenziata,  e la promozione del trasporto pubblico da parte dei visitatori.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria ed evitare che vengano usati meno generatori diesel, verranno attrezzati dal comune entro il prossimo anno, cinquanta punti fissi di approvvigionamento elettrico in totale,  in quattordici sedi .  Nella maggioranza di questi punti sarà anche possibile di rifornirsi di acqua potabile. Le prime postazioni di questo tipo verranno rese disponibili in due parchi : Oosterpark e Westerpark e nel cantiere navale NDSM.

Con l’installazione di punti fissi per l’approvvigionamento di energia e di acqua, i generatori diesel e tutti gli impianti associati al loro utilizzo diventano un ricordo del passato: l’installazione di un sistema di deposito evita soprattutto la produzione di montagne di plastica che non può essere riciclata “, ha dichiarato l’assessore alla Sostenibilità Marieke van Doorninck presentando il provvedimento e il progetto.

Dal 2005 esiste ad Amsterdam un servizio di noleggio di bicchieri e tazze riutilizzabili sia in vetro che in plastica ideato  dalla fondazione  GreenCups che è stato introdotto con successo per la prima volta proprio durante l’evento annuale del compleanno della regina del 30 aprile.

GreenCups noleggia i contenitori scelti dal cliente occupandosi di tutta la logistica e  l’igienizzazione dei contenitori.  Solamente ad Amsterdam gli eventi in cui è stato adottato il servizio di GreenCups hanno permesso di risparmiare alla città dal 2005 circa 500 metri cubi di rifiuti. L’adozione del sistema, o meglio i risultati immediatamente visibili, hanno convinto anche gli operatori più scettici del settore della ristorazione e degli organizzatori di eventi garantendo eventi  più sicuri. Un video di presentazione di Dutch Cupsche racconta come vengono prodotti questi contenitori.

Diverso ma ugualmente efficace è l’approccio che vuole adottare  Tubinga nel sud-ovest della Germania che diventerà la prima città del paese ad introdurre una tassa sui prodotti monouso come tazze da caffè, scatole per pizza e altri contenitori per la consegna di alimenti. Il sindaco della città Boris Palmer del partito dei Verdi ha dichiarato di volere “affrontare il male alla radice” con una legislazione che renda più oneroso l’impiego di imballaggi monouso. “Gli imballaggi usa e getta non dovrebbero essere più economici dei sistemi che impiegano depositi riutilizzabili”, ha infatti dichiarato. Per ridurre i rifiuti e gli effetti negativi correlati, anche economici, visto che il costo di gestione dei rifiuti è aumentato rispetto al precedente anno di 50.000 € ,  i negozi, caffè e fast food pagheranno una tassa commisurata alle quantità di contenitori monouso che utilizzano.

IL MESSAGGIO CHE ARRIVA DA BERKELY E AMSTERDAM

Questa ordinanza, oltre a portare sicuri benefici a Berkely costituirà un esempio, un precedente di portata internazionale, sulla potenzialità che la politica locale, (ma non solo), può esprimere nel regolare fenomeni culturali e sociali che portano ad aumenti inesorabili di imballaggi e articoli monouso.
Purtroppo la politica in genere, e un po’ a tutti i livelli, raramente investe risorse finanziarie e umane in politiche e programmi basati sui principi di precauzione e prevenzione. L’aumento dei rifiuti e dei costi per gestirli tende ad essere subito passivamente dagli enti locali e dai governi come un ineluttabile prezzo da pagare,  in cambio di (presunta) maggiore occupazione e qualche zero virgola di aumento del PIL.

Pertanto vari soggetti commerciali, dalle catene ai piccoli operatori locali di fast e street food, hanno ovunque il via libera nel scegliere imballaggi monouso che permettono di esternalizzare i costi del fine vita sui contribuenti, attraverso le bollette dei rifiuti. Un altro fenomeno che aumenta la produzione di rifiuti, anche se prevalentemente in cartone, è il commercio online. Anche per questo tipo di flusso di rifiuti esistono soluzioni riutilizzabili.  
Un ricorso a sistemi che permettono una riduzioni dei rifiuti e altre misure che prevengano la produzione di rifiuti è oltremodo urgente se consideriamo  che la Banca Mondiale stima per il 2050 un aumento dei rifiuti pari al 70% e che le città di tutto il mondo stanno già affogando nei rifiuti prodotti da imballaggi e beni dalla vita breve, spesso incompatibili con i sistemi di avvio a riciclo locali e nazionali e/o privi di sbocco come materiali secondari.
La recente direttiva europea SUP Single Use Plastics, che andremo prossimamente a commentare in modo approfondito, stabilisce il principio importante del “Polluters pay” che prevede che siano i produttori/utilizzatori di alcuni di questi manufatti monouso ad assumersi i costi della loro raccolta a fine vita e della pulizia ambientale delle aree dove vengono abbandonati.
Stabilisce inoltre che il consumo di questi manufatti debba essere ridotto attraverso misure che i paesi membri sono possono adottare in fase di recepimento.
E’ tempo che i decisori industriali e politici collaborino per trovare delle soluzioni a problemi che vanno ben oltre alle possibilità di intervento dei cittadini o dei singoli comuni o aziende. Servono quadri legislativi che incentivi le aziende a sviluppare servizi e prodotti sostenibili e circolari, che è la precondizione per permettere ai cittadini di compiere scelte sostenibili per default (o comunque facilmente) .

(1) Single use disposable foodware and packaging (SUDs) – including plates, cutlery, cups, lids, straws, “clamshells” and other containers.

Fonte: Comuni Virtuosi

Torino: la 24 ore del riuso

Il 21 e 22 novembre si svolge a Torino la 24 Ore del Riuso, una maratona per evidenziare il valore del riuso nell’ambito dell’economia circolare e rappresentare le potenzialità del riuso in Piemonte e in Italia. L’evento è diviso in due parti: Night, dalle 16 alle 22 del 21 novembre, in via Regaldi 7/11, sede storica di Triciclo scs; Day, dalle 10 alle 18, del 22 novembre presso il Collegio Carlo Alberto in piazza Arbarello 8.

Night

Night è un evento pop, organizzato in collaborazione tra Tavolo del Riuso e Hub dell’Economia Circolare. Prevede un workshop di riparazione biciclette ed un dibattito alla scoperta delle 5R della circolarità: riusa, ripara, rigenera, riduci, ricicla. Gran finale con aperitivo e sfilata di abiti vintage provenienti dalle raccolte di ViviBalon e di Triciclo, curata da Humana onlus. Il momento della sfilata sarà animato da COP Collettivo Occasionale Promiscuo con Valentina Padovan e da Dj Booga-Luke che animerà la serata con dischi in vinile provenienti dal mercato del Balon.

Day

Day è un evento dedicato all’approfondimento. L’evento ospiterà “Gli stati generali del riuso”, proposti da Rete Onu per la seconda volta a Torino, dopo il 2011. Nel corso della giornata saranno messi in evidenza i molti aspetti dell’economia del riuso: il ruolo dell’informale nelle pratiche di riuso (dimensione Torino/Italia/Mondo); il ruolo della cooperazione sociale nelle pratiche del riuso (dimensione Piemonte); le potenzialità di altre pratiche, anche profit. Verrà anche fatto il punto dei lavori in Parlamento sul PdL 1065, legge di riordino del settore che è stata incardinata in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Da sottolineare, inoltre, che l’aperitivo del 21 novembre e il pranzo del 22 novembre saranno offerti dalla cooperativa Su Misura e preparati utilizzando anche parte del cibo recuperato dalle Sentinelle dei Rifiuti – Ecomori al mercato di Porta Palazzo.

 

Di seguito il programma completo della 24 Ore del Riuso:

Programma 24 Ore del Riuso

21 novembre 2018

Hub economia circolare presenta 

Alla scoperta della circolarità

Cooperativa sociale Triciclo Via Regaldi 7/11, Torino

ore 16-18 Workshop

Riparare per recuperare: la bicicletta

ore 18,30-19,30

Le 5 R. Scopriamo l’alfabeto della circolarità (riusa, ripara, rigenera, riduci, ricicla).

Intervengono

  • Benvenuto da Hub Circolare e da Tavolo del Riuso – Pier Andrea Moiso
  • Design e prodotti circolari?- Professor Fabrizio Valpreda, Politecnico di Torino
  • Normativa rifiuti e loro recuperabilità – Dott.sa Stefania Alemani, Città Metropolitana
  • Esperienza di impresa La cooperativa sociale Triciclo – Lucia Mason
  • Esperienza di impresa Astelav srl – Giorgio Bertolino
  • Esperienza in Francia Assomelior di Parigi-Montreuil – Samuel Le Coeur

ore 19,30/22

Il Tavolo del Riuso presenta

 

LA NOTTE DEL RIUSO

APERITIVO

Aperitivo di recupero dall’ortofrutta di Porta Palazzo,

a cura della Cooperativa Sumisura e Sentinelle dei Rifiuti – Ecomori (Eco dalle città)

DJ BALON

Dj set con vinili provenienti dal Balon. DJ Booga-Luke

FASHION NIGHT

Second hands outfit, abiti e accessori usati provenienti dalla raccolta di ViviBalon, Triciclo e Humana People to People, indossati da personalità del mondo della cultura, della creazione artistica e dell’ecologia

 

 

22 novembre 2018

 

La 24 ore del Riuso presenta gli Stati Generali del Riuso

Collegio Carlo Alberto

Piazza Arbarello, 8 Torino

Realizzato da Tavolo del Riuso Piemonte e Rete ONU (Operatori Nazionali dell’Usato)

 Programma

  • 10,00 Accoglienza
  • 10,30 Saluti introduttivi di Pier Andrea Moiso, Coordinatore Tavolo del Riuso e di Alessandro Stillo, Presidente Rete ONU (Operatori Nazionali dell’Usato)
  • 10,45 Usato e cooperazione sociale in Piemonte, Antonio Castagna, Tavolo del Riuso
  • 11,15 Waste Pickers in Italia e nel mondo:

                  Alessandro Stillo, Presidente Rete ONU,

                  Massimo Castiglia, Presidente Circoscrizione 1, Ballarò, Palermo,

                  Aleramo Virgili, Rete di Sostegno ai Mercatini Rom, Roma,

                  Mauro Fedeli, Consorzio Equo, Piemonte

Sonja Barbul, Papusza, Austria/Nazione Rom

  • 12,00 Coffee Break
  • 12,15 Presentazione Progetto di Legge sul Riutilizzo (PdL1065/2018),

Onorevole Stefano Vignaroli, Commissione Ambiente Camera dei Deputati

  • 12,45 Domande dal pubblico
  • 13,00 Conclusione di PierAndrea Moiso

 

Pranzo

 

  • 15,00 Presentazione del Rapporto nazionale sul riutilizzo, Pietro Luppi, Occhio del Riciclone
  • 15,30 Riuso e vita quotidiana. Alessandro Giuliani, Mercatopoli
  • 15,45 L’impronta ambientale del riuso. Sebastiano Marinaccio, Mercatino srl

                  Case history dell’usato

  • 16,15 Riconvertire l’economia con il riuso Giorgio Bertolino, Astelav
  • 16,45 Riuso e solidarietà Renato Conca, Cooperativa Manitese e Alessandro Strada, Humana People to People
  • 17,15 Discussione e approfondimenti con il pubblico
  • 18,00 Conclusioni Alessandro Stillo e Pier Andrea Moiso

 

 

TAVOLO DEL RIUSO: Il “Tavolo del Riuso” nasce nel 2016, con il sostegno della Compagnia di San Paolo, per aggregare alcune tra le esperienze più significative dell’area metropolitana torinese. Ne fanno parte associazioni culturali, cooperative sociali, testate giornalistiche. L’obiettivo del Tavolo è creare conoscenza, coordinamento e maggiori sinergie tra gli operatori dei diversi ambiti del riuso. www.tavolodelriuso.it

 

In collaborazione con

RETE ONU: Gli operatori e gli organizzatori dei mercati storici e delle pulci, delle fiere e delle strade, le cooperative sociali, le cooperative di produzione lavoro che lavorano nel sociale, le botteghe di rigatteria e dell’usato, i negozi in conto terzi si sono costituiti in un’unica grande associazione, la Rete ONU (Rete Nazionale Operatori dell’Usato). www.reteonu.it

 

HUB DI ECONOMIA CIRCOLARE: nasce da una iniziativa della Città di Torino all’interno del programma Urban Wins, vuole promuovere la conoscenza dell’economia circolare nelle sue articolazioni. hub.mercatocircolare.it

 

Re Boat Roma Race: il riciclo creativo taglia il traguardo

Quasi venti green team si sono dati battaglia ieri pomeriggio sulle acque del laghetto dell’Eur, a Roma. E se a tagliare per prima il traguardo dell’ottava edizione della Re Boat Roma Race, è stata Officina Move, a vincere sono state in realtà tutte le quadre in gara. Sì, perché la prima regata riciclata d’Italia non è solo una competizione sportiva. Ormai da nove anni, sono messi alla prova anche genio, creatività, spirito di iniziativa e amore per la sostenibilità. Dalla capacità e passione dei partecipanti sono nati battelli originali e divertenti, portabandiera della mission dell’evento: riuscire a sensibilizzare l’opinione pubblica sui grandi temi ambientali e sull’importanza della raccolta differenziata. Come spiegano gli organizzatori, la manifestazione è “un’iniziativa ludica basata sull’esplicitazione e diffusione dei principi più evoluti dello stato di Life Cycle Assessment”, creata per evidenziare “le funzionalità residue dei materiali scartati e degli imballaggi e il potere rigenerativo delle idee e delle persone che riconoscono a quei prodotti scartati una loro dignità supportando la valorizzazione anche dei brand che quei prodotti rappresentano”.

Il codice di Re Boat Roma Race 2018 chiedeva d’utilizzare nella costruzione il maggior quantitativo possibile di materiali di riciclo, recupero e riuso, senza mettere però un freno alla fantasia progettuale. Da regolamento anche la trazione delle recycled boat doveva essere rigorosamente a impatto zero: niente motori o simili, bensì remi, pedali e l’aiuto del vento. E gli oltre cinquanta concorrenti di quest’anno hanno dato vita “a una folle, colorata e divertente giornata al lago dell’Eur”. A colorare e ad arricchire le re boat c’era di tutto: da vecchie racchette e reti da pingpong a palloni gonfiabili e pallet. E poi ovviamente bottiglioni di plastica, taniche di latta, remi in legno e tanto altro ancora. A dare il giusto mood all’evento il concerto dei No Funny Stuff, band che con strumenti rigorosamente da riciclo, si è esibita appena dopo la competizione.

Il primo posto ovviamente va all’imbarcazione più veloce, che quest’anno è stata quella progettata da Officina Move a cui va il trofeo Euroma 2- Premio Speed Re Boat. Ma riconoscimenti sono stati assegnati anche alle altre squadre, come nel caso del:

Trofeo Le Squisivoglie – Premio Forza Re Boat alla D’angels Boat 4 per esser stato il Green Team che ha avuto al seguito più fan

Trofeo Regione Lazio-  Premio United Team a I Plasticcioni, squadra “che ha avuto nel team il suo punto di forza”

Trofeo Rinnovabili.it – Premio Smart mobility  a The Francuccis 2 per aver realizzato l’imbarcazione con trazione a impatto zero e energia pulita più geniale

Trofeo Sekkei Design Sostenibile – Premio Social Building Re Boat a Eur Park  per essere la squadra che meglio è riuscita a coinvolgere il pubblico su Facebook attraverso like, commenti e condivisioni

Trofeo Acea – Premio Young Re Boat  a Io speriamo che me la cavo per essere la squadra con l’equipaggio più giovane

Fonte: Rinnovabili.it

 

Riuso: per ridurre la domanda di materie prime e la produzione di rifiuti

Un Rapporto di riesame dell’Agenzia Europea dell’Ambiente che ha analizzato i Programmi di prevenzione dei rifiuti degli Stati membri dell’UE in merito al riuso di prodotti evidenzia che, nonostante nella gerarchia sulla gestione dei rifiuti il riuso sia ai vertici, non c’è uniformità di misure che sono per lo più scarsamente normate,incentrate su base volontaria, senza obiettivi quantitativi e adeguati sostegni economici.

Il riuso di prodotti allungandone la vita, assume un valore maggiore rispetto al loro riciclaggio per ottenere le materie prime. La riduzione della domanda di materie prime e la prevenzione degli sprechi sono aspetti importanti della politica dei rifiuti dell’UE ed essenziali per conseguire un’economia circolare.

Tuttavia, secondo il Rapporto “Waste prevention in Europe. Policies, status and trends of reuse in 2017” dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) e pubblicato il 25 giugno 2018, gli attuali approcci per promuovere il riutilizzo negli Stati membri sono diversi e si basano principalmente su accordi volontari. Mentre il riutilizzo è un modello di mercato consolidato per alcuni prodotti, come le automobili, pratiche simili sono ancora agli inizi per la maggior parte degli altri gruppi di prodotti.

Nella gerarchia della gestione dei rifiuti, il riuso è ai vertici e viene subito dopo la prevenzione. La Direttiva quadro sui rifiuti prevede che gli Stati membri adottino misure appropriate per promuovere il riuso e preparare al riuso, incoraggiando e sostenendo la creazione di reti per la riparazione e per il riuso.

Il Pacchetto di misure sull’economia circolare, adottato definitivamente il 22 maggio 2018, che rivede la Direttiva sui rifiuti, prevede obblighi di monitoraggio delle misure di prevenzione dei rifiuti negli Stati membri dell’UE e di comunicazione sul riutilizzo di prodotti.

Dal Rapporto dell’AEA si evince che dai 33 Programmi dei Paesi membri esaminati, 18 hanno obiettivi espliciti per il riutilizzo dei prodotti, ma le misure indicate più frequentemente per promuovere il riuso sono volontarie e solo il 10% dei programmi include misure normative e l’8% strumenti economici. Inoltre, solo due dei programmi di prevenzione dei rifiuti esaminati hanno obiettivi quantitativi per il riutilizzo.

La promozione del riutilizzo richiede per lo più approfondimenti tecnici dettagliati sui processi di produzione e sui modelli di consumo. Le misure comprendono la definizione di standard per la progettazione ecocompatibile che renda più facile lo smontaggio e il riutilizzo dei componenti, per la sovvenzione di strutture per la riparazione per bilanciare i costi del lavoro per i marchi di qualità ecologica e per gli appalti pubblici al fine di influenzare i modelli di consumo. Spesso queste misure riguardano specifici tipi di prodotti e attività, tra cui la quelli di costruzione e demolizione, le apparecchiature elettriche ed elettroniche, gli imballaggi o altri prodotti, come i veicoli.

L’Agenzia sottolinea che nel complesso il riutilizzo rimane un’attività di nicchia per la maggior parte dei prodotti. Il suo utilizzo su larga scala è ostacolato anche ostacolato dalla crescente complessità dei prodotti e dai più brevi cicli di innovazione, che determinano una rapida perdita di valore del prodotto. Al contrario, il riutilizzo da parte delle imprese e il commercio da consumatore a consumatore di prodotti come abbigliamento, giocattoli per bambini, mobili sono in aumento grazie a canali di marketing migliori sia su Internet e sui social media.

In Italia, secondo l’ultimo Rapporto sul riuso realizzato da Occhio del Ricicloneun’organizzazione che promuove una gestione dei rifiuti totalmente ispirata alla sostenibilità ambientale, in collaborazione con Utilitalia, la Federazione delle imprese italiane dei servizi idrici, energetici e ambientali, evidenzia che i beni durevoli riutilizzabili (considerando solo quelli in buono stato e facilmente collocabili sul mercato) presenti nel flusso dei rifiuti urbani superano le 600.000 tonnellate annue, circa il 2% della produzione nazionale di rifiuti. Si tratta di mobili, elettrodomestici, libri, giocattoli e oggettistica che, in mancanza di un quadro normativo capace di favorire la strutturazione di vere e proprie filiere, quasi mai vengono riutilizzati: il danno ammonta a circa 60 milioni di euro l’anno relativo ai costi di smaltimento, senza considerare il valore degli oggetti di seconda mano.

 

Fonte Regioni & Ambiente

Comuni Virtuosi a Howard Schultz: Starbucks non utilizzi tazze usa e getta in Italia

Starbucks dica no a tazze e bicchieri monouso nel locale che aprirà a Milano a settembre, rendendolo un esempio di sostenibilità a livello europeo e mondiale e incidendo così positivamente sulla spesa dei Comuni per gestire i rifiuti”. A chiederlo è l’Associazione Comuni Virtuosi in vista della prima apertura italiana da parte della famosa catena di caffetterie. L’appello è sottoscritto e supportato da partner nazionali e internazionali: Greenpeace, Wwf, Zero Waste Italy, Zero Waste Europe e Reloop, piattaforma paneuropea multi-stakeholder a sostegno dell’economia circolare.

Nella lettera inviata a Howard Schultz, direttore esecutivo dimissionario di Starbucks, le associazioni chiedono al manager di lasciare in eredità al suo successore Myron Ullman “una rivoluzione verde di Starbucks” che muova i primi passi proprio da Milano, la città che, come raccontato dallo stesso Schultz, ha ispirato la creazione della catena di caffetterie. Dire addio a tazze e bicchieri usa e getta, sottolineano le associazioni, rappresenterebbe “una decisione che è nel solco di provvedimenti che associazioni non governative, governi locali e nazionali, la Commissione Europea e tanti semplici cittadini auspicano per ridurre l’utilizzo di articoli monouso impattanti e combattere il flagello della plastica nell’ambiente”.

Ogni anno a livello globale vengono distribuiti 600 miliardi di tazze in carta o plastica e l’UNEP stima che per sostenere la richiesta di risorse dalla popolazione mondiale nel 2030 avremo bisogno del 40% in più di legno e di fibre di cellulosa.

L’idea di rivolgersi a Starbucks si basa sulla consapevolezza della forza di un grande gruppo multinazionale nel dettare le tendenze del mercato: “Un’azienda che conta 28 mila negozi presenti in 77 paesi ed è frequentata ogni giorno da milioni di persone ha un enorme potenziale per fare la differenza e dare un’importante contributo per fermare la crescente marea di rifiuti da consumo usa e getta”.

Accanto all’impegno degli amministratori locali a cui dà voce l’associazione Comuni Virtuosi, infatti, perché i modelli circolari diventino realtà c’è bisogno di ridurre i rifiuti alla fonte: “Fino a quando la produzione di rifiuti non verrà minimizzata alla fonte, attraverso la progettazione dai governi locali e nazionali di prodotti e servizi circolari, gli sforzi e le risorse economiche investiti dai governi locali e nazionali continueranno ad essere utilizzati per alleviare il sintomo di un problema, senza affrontarne le cause. I costi di gestione dei rifiuti assorbono una parte significativa del budget dei nostri comuni (finanziata dai contribuenti) che potremmo destinare invece ad altri progetti sociali e ambientali fortemente necessari alle nostre comunità”, prosegue la lettera.

Le associazioni esprimono apprezzamento per gli sforzi di Starbucks sul piano della sostenibilità, attraverso la promozione della sua tazza riutilizzabile da passeggio, il disincentivo all’utilizzo della tazza monouso con un addebito di 5 penny applicato in alcune caffetterie di Londra, e per le importanti risorse finanziarie stanziate nel progetto NextGen Cup Challenge per sviluppare tazze usa e getta che possono essere riciclate o compostate. Il punto, però, è che “il perseguimento di una politica aziendale principalmente volta al riciclo – invece che al riutilizzo- non elimina il consumo di materie prime, non evita impatti ambientali come la produzione di scarti ed emissioni e neppure i costi di gestione dei rifiuti che ricadono sui governi locali”.

Nella lettera viene richiamato anche il caso della catena britannica Boston Tea Party , che a partire da giugno 2018 ha eliminato tazze e bicchieri usa e getta nei suoi negozi, confermando la fattibilità di un passaggio a contenitori riutilizzabili.

La missiva si conclude con il riferimento al sindaco di Milano Giuseppe Sala, perché “voglia farsi portatore del nostro appello con la sua giunta, nell’interesse dei suoi concittadini e del decoro urbano della città”.

L’appello completo: in italiano e in inglese.

Fonte: comunivirtuosi.org