Articoli

CONAI: Prevenzione e gestione dei rifiuti da imballaggi

É stato approvato e pubblicato dal Consorzio nazionale imballaggi (Conai) il Programma Generale di Prevenzione e di Gestione degli Imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, contenente le linee di azione e la previsione dei risultati di riciclo e di recupero dei rifiuti di imballaggio.

Come previsto dalla normativa vigente (art. 225 del TUA), il documento illustra le linee di intervento e gli obiettivi per il prossimo quinquennio (2020-2024), sulla base di quanto contenuto nei documenti istituzionali dei Consorzi di filiera e dei sistemi autonomi.

Quattro i punti fondamentali individuati dal documento in tema di prevenzione: eco-design e valutazione ambientale a monte, mediante strumenti scientifici per permettere di valutare le diverse scelte progettuali; riutilizzo e relative applicazioni ambientalmente sostenibili, attraverso la modulazione del contributo ambientale e la promozione di momenti di confronto scientifico; raccolta differenziata di qualità, al fine di ottimizzare i flussi a riciclo e crearne di nuovi; ricerca e sviluppo di nuove tecnologie di selezione e riciclo, e promozione dell’utilizzo di materiale riciclato.

Vedi anche: Programma generale prevenzione e gestione imballaggi 2020 (PDF)

Fonte: Polimerica

Scuola, monoporzioni e stoviglie monouso: ‘opzione residuale’ per il CTS diventa ‘obbligo’ per il Ministero

Tra le nuove disposizioni per la riapertura delle scuole c’è l’obbligo di usare monoporzioni e stoviglie monouso. Decisione presa dal Ministero in contrasto, o comunque con un eccesso di zelo, rispetto alle indicazioni fornite a maggio dal Comitato Tecnico Scientifico

Tra le nuove disposizioni per la riapertura delle scuole a settembre, c’è un punto controverso, su cui si erano già attivate alcune sentinelle ambientaliste,  e che riguarda l’obbligo di usare stoviglie usa e getta per consumare i pasti. Una decisione che si scopre essere stata presa dal Ministero dell’Istruzione in contrasto, o comunque con un eccesso di zelo, rispetto alle indicazioni precedentemente fornite dal Comitato Tecnico Scientifico. 

Andiamo per gradi. Nel Protocollo Sicurezza firmato dalla ministra Azzolina e dalle sigle sindacali giovedì 6 agosto, al capitolo 4 “Disposizioni relative agli spazi comuni”, si legge che “l’utilizzo dei locali adibiti a mensa scolastica è consentito nel rispetto delle regole del distanziamento fisico, eventualmente prevedendo, ove necessario, anche l’erogazione dei pasti per fasce orarie differenziate. La somministrazione del pasto deve prevedere la distribuzione in mono-porzioni in vaschette separate unitariamente a posate, bicchiere e tovagliolo monouso possibilmente compostabile”. 

Insomma per il consumo dei pasti il Ministero impone un obbligo di distanziamento e allo stesso tempo un obbligo di utilizzare monoporzioni e manufatti usa e getta, non per forza in materiale compostabile quindi verosimilmente anche in plastica tradizionale. 

Il Comitato Tecnico Scientifico è invece di diverso avviso. Nel “Documento tecnico sull’ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico”, approvato il 28 maggio, sottolinea che “il consumo del pasto a scuola rappresenta un momento di fondamentale importanza sia da un punto di vista educativo, per l’acquisizione di corrette abitudini alimentari, che sanitario in quanto rappresenta un pasto sano ed equilibrato” e che “è pertanto fondamentale preservare il consumo del pasto a scuola garantendo tuttavia soluzioni organizzative che assicurino il distanziamento”. 

Nello specifico indica quindi che “le singole realtà scolastiche dovranno identificare soluzioni organizzative ad hoc che consentano di assicurare il necessario distanziamento attraverso la gestione degli spazi (refettorio o altri locali idonei), dei tempi (turnazioni)” e solo “in misura residuale attraverso la fornitura del pasto in ‘lunch box’ per il consumo in classe”.  In sostanza il CTS non indica alcuna necessità di imporre lunch box  e monoporzioni in stoviglie usa e getta se in mensa c’è la possibilità del distanziamento tra i ragazzi. Come mai quindi il Ministero ha deciso diversamente?  

Secondo indiscrezioni da Roma, alcuni parlamentari sono al lavoro in questi giorni per modificare le disposizioni del Protocollo, in modo che venga preservato e assicurato l’obbligo del distanziamento ma non quello di una possibile e deleteria sovrapproduzione manufatti usa e getta. 

Fonte: Eco dalle Città

Ecco il supermercato dove la plastica è bandita (e trionfa l’economia locale)

Il Comune trentino di Ossana ha concesso un locale per un supermercato a una condizione: vietare contenitori di plastica e vendere quasi solo prodotti sfusi

Quell’immobile di proprietà pubblica era sfitto da anni. Per il Comune di Ossana, piccolo borgo da 800 abitanti in alta Val di Sole (Trentino), nessun vantaggio. Per la collettività nessun servizio in più. L’amministrazione comunale ha quindi pensato di sfruttarlo per una piccola rivoluzione: far aprire un supermercato che fosse, al tempo stesso, un simbolo delle azioni quotidiane possibili per la transizione ecologica, un esempio di lotta contro l’inutile produzione di rifiuti inutili, soprattutto plastici. E, per di più, ha voluto farne uno strumento per rafforzare l’economia territoriale e le filiere corte agricole.

Buone pratiche tra gli scaffali

«In Val di Sole abbiamo decine di produttori agricoli, allevatori e altre piccole imprese che faticano a trovare spazio nella Grande distribuzione organizzata classica e vengono messe a repentaglio dalle sue logiche spietate” spiega il sindaco di Ossana, Luciano dell’Eva. «Dovevamo assegnare un locale di proprietà comunale a Fucine, una frazione del nostro Comune. Abbiamo quindi pensato di farne un veicolo di buone pratiche».

L’idea, peraltro, fa parte di un pacchetto di iniziative che il Comune sta mettendo in campo da anni tese a ridurre l’impronta ecologica – a partire da quelli del settore turistico e della mobilità – ed è in prima linea per scelte di sostenibilità ambientale.

Un bando scritto bene

Lo strumento che ha reso possibile la piccola rivoluzione è un bando di gara. In Italia, spesso sono scritti molto male (e nei settori più disparati), con danni importanti per l’interesse collettivo. Questa volta, è accaduto il contrario.

Il bando per il nuovo supermercato conteneva vincoli precisi e stringenti: obbligo di vendere i prodotti alimentari secchi o senza il confezionamento in plastica o altro materiale (per una quota di almeno il 70%) o usando vetro (per almeno il 20%). La soglia sale ad almeno il 90% per i prodotti liquidi (olio, vino e altre bevande) che, in più, per il 75% dovranno essere stati prodotti o trasformati entro 110 chilometri dal punto vendita.

Norme “chilometriche” analoghe anche per il banco frigo (90% dei prodotti sfusi o in vetro e l’80% dovrà provenire da massimo 40 km di distanza) e per quelli ortofrutticoli freschi o trasformati come salse, sughi, creme e marmellate (90% sfusi o in vetro, dei quali 70% entro i 40 km e 20 entro i 110 km).

Inoltre, per i prodotti destinati alla pulizia e all’igiene, oltre ai requisiti dell’assenza di packaging e della provenienza territoriale, è stato inserito un obbligo di venderli in maxi-confezioni di vetro o alluminio per almeno il 20% del totale. Per trasportare la spesa poi tutti i contenitori dovranno essere realizzati in carta, stoffa o altro tessuto riutilizzabile. Addio shopper in polimeri plastici, insomma.

Il sogno della vincitrice: un biodistretto ai piedi dell’Ortles

Ad aggiudicarsi il bando è stata la titolare di un’azienda agricola biologica della zona: Patrizia Pedergnana, una giovane ragazza della Val di Pejo. La sua è la tipica storia di chi ha deciso di “tornare alla terra” convinta che coniugare attività umane e tutela dell’ambiente e della biodiversità sia non solo necessario ma anche possibile.

Nella sua azienda produce eccellenze locali ed è anche diventata “custode dei semi” per salvarli dall’estinzione. «Coltivare le antiche sementi della Val di Sole è un’azione concreta contro il collasso della biodiversità e per salvare la nostra tradizione» spiega a Valori. «Peraltro, questi semi dimostrano di avere una grande capacità di adattamento alle condizioni del territorio di origine per quanto difficili possano essere».

Nella nuova avventura del supermercato packaging free, Patrizia ripone un sogno personale: «creare un piccolo agrodistretto biologico a chilometro zero ai piedi delle vette alpine dell’Ortles Cevedale». Per riuscirci ha pensato di fare del “suo” supermercato uno snodo per i produttori locali. «Il loro ruolo è cruciale, al pari di quello dei consumatori – osserva – ma troppo poco spesso si rendono conto di quale straordinario potere abbiano nelle loro mani».

Fonte: Valori.it

Economia circolare, finanziamenti regionali per la vendita di prodotti sfusi e alla spina

La Regione Marche ha emesso un bando che incentiva l’apertura di nuovi negozi o l’ampliamento di corner già esistenti dedicati alla vendita di prodotti sfusi e alla spina. Il bando è stato finanziato per un importo di 260mila euro.

E’ soddisfatto il consigliere regionale Piergiorgio Fabbri del Movimento 5 Stelle per aver avviato l’iter di questa proposta che oggi, votata all’unanimità del consiglio, diventa effettiva. “Quest’azione si inserisce a pieno titolo all’interno dell’economia circolare – afferma Fabbri – che come Movimento 5 Stelle cerchiamo di applicare concretamente in ogni suo aspetto e a tutti i livelli istituzionali”.

Il bando regionale mira alla concessione di contributi per l’apertura di nuovi negozi di vendita di prodotti sfusi e alla spina o per la realizzazione di punti vendita di prodotti sfusi e alla spina in esercizi commerciali già esistenti. La scadenza, salvo eventuali proroghe, è fissata al 30 settembre 2019.

Per prodotti sfusi di intendono i prodotti la cui vendita in modalità sfusa o alla spina è espressamente prevista dalla rispettiva normativa di settore:

  • Alimentari: pasta, riso, cereali, legumi, biscotti, sale, frutta secca, zucchero, olio, caramelle e caffè ecc.
  • Detersivi: di tutte le tipologie.
  • Latte: crudo intero.
  • Cibo per animali.
  • Bevande: analcoliche (come succhi di frutta) e bibite varie, alcoliche (vini e birre).

Tali negozi o punti vendita devono garantire una adeguata informazione su origine e specificità dei prodotti venduti, in particolare per le produzioni di qualità, biologiche, naturali e da filiera corta, nonché sulla trasparenza dei prezzi.

Sono ammessi a contributo gli interventi relativi a:

  • Ristrutturazione, manutenzione straordinaria di una nuova attività commerciale dedita esclusivamente alla vendita di prodotti sfusi e alla spina (contributo regionale concesso è pari al 30% della spesa riconosciuta ammissibile);
  • Ampliamento, adeguamento e sistemazione degli spazi per la vendita esclusiva di prodotti sfusi e alla spina in esercizi commerciali già esistenti (contributo regionale concesso è pari al 30% della spesa riconosciuta ammissibile);
  • Attrezzature fisse e mobili ed arredi strettamente inerenti l’attività di vendita di prodotti sfusi e alla spina (contributo regionale concesso è pari al 70% della spesa riconosciuta ammissibile).

Gli interventi finanziari devono essere conformi alla regola del “de minimis” .

La spesa ammissibile, al netto di IVA, non può essere inferiore a Euro 5.000,00 e superiore a Euro 50.000,00. Sono ammessi a finanziamento anche i progetti già realizzati a far data dal 01.01.2018.

Fonte: Il Metauro

Italia sempre più plastic free

Continua l’ondata plastic-free all’interno dei confini nazionali: sono sempre di più le amministrazioni e le istituzioni che assumono iniziative per liberarsi dalla plastica monouso.

Aversa – Nel territorio comunale di Aversa sarà progressivamente eliminata la plastica monouso, così come stabilito dall’ordinanza comunale emanata dal sindaco Alfonso Golia “Comune Plastic free” con la quale si dà disposizione per la minimizzazione dei rifiuti, l’incremento della raccolta differenziata e la riduzione dell’impatto della plastica. Una serie di misure e azioni concrete per incentivare l’uso dei materiali bio, ridurre la produzione di rifiuti e rafforzare la raccolta differenziata, promuovere comportamenti consapevoli e virtuosi, rispettare e difendere l’ambiente.

ConfCommercio Como – a breve verrà installato nella sede di Como, Via Ballarini un erogatore di acqua e contestualmente saranno distribuite a tutti i dipendenti apposite borracce realizzate con materiali ecologici. L’obiettivo è far partire un processo ampio mirato alla progressiva riduzione dell’utilizzo della plastica monouso in tutti i campi, cominciando con le bottigliette di plastica. In numeri parliamo di un risparmio di circa 100 bottigliette al giorno, 400 al mese, 4800 all’anno. Se pensiamo che per produrre una bottiglia di plastica vengono emessi in atmosfera circa 100 gr. di CO2, il risultato può davvero essere esponenziale. Inoltre, in questo modo, si evita che ulteriore plastica finisca nei mari già pesantemente compromessi.
Non solo: bisogna anche considerare l’impatto dei trasporti e la relativa emissione di anidride carbonica.

Trebisacce – Dalla prossima estate niente più plastica sulle spiagge Bandiera Blu del Comune di Trebisacce. È quanto annunciato dal delegato all’Ambiente, Franz Apolito che ha confermato l’adesione di Trebisacce al programma Plastic Free della Regionale Calabria. “Sotto il profilo ambientale – ha dichiarato il delegato Apolito – siamo ad una svolta epocale. La Regione Calabria ha messo in campo un bando che può davvero cambiare il nostro approccio al consumo di un elemento fortemente inquinante come gli oggetti realizzati con plastica monouso. Come Comune Bandiera Blu siamo stati chiamati per concertare e condividere i criteri per l’erogazione di incentivi agli stabilimenti balneari e agli esercizi commerciali aperti al pubblico che vogliano erogare servizi ecosostenibili, rinunciando alla plastica monouso e riducendo, dunque, la produzione dei rifiuti”

Tremiti – Un’isola “plastic free”: questo è il proposito che ha spinto la giunta comunale delle Isole Tremiti ad emanare un’ordinanza, in vigore, che vieti sull’isola la commercializzazione degli shopper in polietilene e l’uso di contenitori e stoviglie monouso non biodegradabili. In ottemperanza alla normativa comunitaria e all’obbligo dei Comuni di creare un sistema integrato per favorire il massimo recupero di risorse, il sindaco, Antonio Fentini, ha scelto di impostare un dialogo con commercianti, privati, associazioni ed enti presenti sul territorio isolano, per l’utilizzo di materiali compostabili e biodegradabili, al fine di ridurre in maniera sensibile la quantità di rifiuti indifferenziati da destinare alle discariche e rendere quindi più economico lo smaltimento. Eppure, c’è ancora un problema inquinamento da combattere, tanto subdolo quanto atavico, ed è quello delle cassette in polistirolo che si usano per la pesca: il basso costo di questo materiali, le cattive abitudini di alcuni pescatori e le correnti, ci costringono a convivere con un inquinante che ritroviamo frantumato e portato dal vento perfino in pineta.

Milano, borracce nelle scuole – Al rientro dalle vacanze estive per l’inizio dell’anno scolastico 2019/2020, gli studenti di elementari e medie di Milano troveranno una sorpresa… il Comune ha infatti deciso di regalare a tutti gli studenti delle borracce di alluminio da sostituire alle bottigliette di plastica usa e getta così da ridurne il consumo: è il primo passo verso una scuola plastic free. Il sindaco Sala sta facendo il possibile per realizzare il progetto entro settembre, in tempo per la ripresa delle lezioni. L’idea è quella di far consegnare le borracce dagli assessori del comune durante una piccola cerimonia in cui verrà spiegato ai ragazzi (e non solo) il significato dell’iniziativa.

Riuso: per ridurre la domanda di materie prime e la produzione di rifiuti

Un Rapporto di riesame dell’Agenzia Europea dell’Ambiente che ha analizzato i Programmi di prevenzione dei rifiuti degli Stati membri dell’UE in merito al riuso di prodotti evidenzia che, nonostante nella gerarchia sulla gestione dei rifiuti il riuso sia ai vertici, non c’è uniformità di misure che sono per lo più scarsamente normate,incentrate su base volontaria, senza obiettivi quantitativi e adeguati sostegni economici.

Il riuso di prodotti allungandone la vita, assume un valore maggiore rispetto al loro riciclaggio per ottenere le materie prime. La riduzione della domanda di materie prime e la prevenzione degli sprechi sono aspetti importanti della politica dei rifiuti dell’UE ed essenziali per conseguire un’economia circolare.

Tuttavia, secondo il Rapporto “Waste prevention in Europe. Policies, status and trends of reuse in 2017” dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) e pubblicato il 25 giugno 2018, gli attuali approcci per promuovere il riutilizzo negli Stati membri sono diversi e si basano principalmente su accordi volontari. Mentre il riutilizzo è un modello di mercato consolidato per alcuni prodotti, come le automobili, pratiche simili sono ancora agli inizi per la maggior parte degli altri gruppi di prodotti.

Nella gerarchia della gestione dei rifiuti, il riuso è ai vertici e viene subito dopo la prevenzione. La Direttiva quadro sui rifiuti prevede che gli Stati membri adottino misure appropriate per promuovere il riuso e preparare al riuso, incoraggiando e sostenendo la creazione di reti per la riparazione e per il riuso.

Il Pacchetto di misure sull’economia circolare, adottato definitivamente il 22 maggio 2018, che rivede la Direttiva sui rifiuti, prevede obblighi di monitoraggio delle misure di prevenzione dei rifiuti negli Stati membri dell’UE e di comunicazione sul riutilizzo di prodotti.

Dal Rapporto dell’AEA si evince che dai 33 Programmi dei Paesi membri esaminati, 18 hanno obiettivi espliciti per il riutilizzo dei prodotti, ma le misure indicate più frequentemente per promuovere il riuso sono volontarie e solo il 10% dei programmi include misure normative e l’8% strumenti economici. Inoltre, solo due dei programmi di prevenzione dei rifiuti esaminati hanno obiettivi quantitativi per il riutilizzo.

La promozione del riutilizzo richiede per lo più approfondimenti tecnici dettagliati sui processi di produzione e sui modelli di consumo. Le misure comprendono la definizione di standard per la progettazione ecocompatibile che renda più facile lo smontaggio e il riutilizzo dei componenti, per la sovvenzione di strutture per la riparazione per bilanciare i costi del lavoro per i marchi di qualità ecologica e per gli appalti pubblici al fine di influenzare i modelli di consumo. Spesso queste misure riguardano specifici tipi di prodotti e attività, tra cui la quelli di costruzione e demolizione, le apparecchiature elettriche ed elettroniche, gli imballaggi o altri prodotti, come i veicoli.

L’Agenzia sottolinea che nel complesso il riutilizzo rimane un’attività di nicchia per la maggior parte dei prodotti. Il suo utilizzo su larga scala è ostacolato anche ostacolato dalla crescente complessità dei prodotti e dai più brevi cicli di innovazione, che determinano una rapida perdita di valore del prodotto. Al contrario, il riutilizzo da parte delle imprese e il commercio da consumatore a consumatore di prodotti come abbigliamento, giocattoli per bambini, mobili sono in aumento grazie a canali di marketing migliori sia su Internet e sui social media.

In Italia, secondo l’ultimo Rapporto sul riuso realizzato da Occhio del Ricicloneun’organizzazione che promuove una gestione dei rifiuti totalmente ispirata alla sostenibilità ambientale, in collaborazione con Utilitalia, la Federazione delle imprese italiane dei servizi idrici, energetici e ambientali, evidenzia che i beni durevoli riutilizzabili (considerando solo quelli in buono stato e facilmente collocabili sul mercato) presenti nel flusso dei rifiuti urbani superano le 600.000 tonnellate annue, circa il 2% della produzione nazionale di rifiuti. Si tratta di mobili, elettrodomestici, libri, giocattoli e oggettistica che, in mancanza di un quadro normativo capace di favorire la strutturazione di vere e proprie filiere, quasi mai vengono riutilizzati: il danno ammonta a circa 60 milioni di euro l’anno relativo ai costi di smaltimento, senza considerare il valore degli oggetti di seconda mano.

 

Fonte Regioni & Ambiente

Comuni Virtuosi a Howard Schultz: Starbucks non utilizzi tazze usa e getta in Italia

Starbucks dica no a tazze e bicchieri monouso nel locale che aprirà a Milano a settembre, rendendolo un esempio di sostenibilità a livello europeo e mondiale e incidendo così positivamente sulla spesa dei Comuni per gestire i rifiuti”. A chiederlo è l’Associazione Comuni Virtuosi in vista della prima apertura italiana da parte della famosa catena di caffetterie. L’appello è sottoscritto e supportato da partner nazionali e internazionali: Greenpeace, Wwf, Zero Waste Italy, Zero Waste Europe e Reloop, piattaforma paneuropea multi-stakeholder a sostegno dell’economia circolare.

Nella lettera inviata a Howard Schultz, direttore esecutivo dimissionario di Starbucks, le associazioni chiedono al manager di lasciare in eredità al suo successore Myron Ullman “una rivoluzione verde di Starbucks” che muova i primi passi proprio da Milano, la città che, come raccontato dallo stesso Schultz, ha ispirato la creazione della catena di caffetterie. Dire addio a tazze e bicchieri usa e getta, sottolineano le associazioni, rappresenterebbe “una decisione che è nel solco di provvedimenti che associazioni non governative, governi locali e nazionali, la Commissione Europea e tanti semplici cittadini auspicano per ridurre l’utilizzo di articoli monouso impattanti e combattere il flagello della plastica nell’ambiente”.

Ogni anno a livello globale vengono distribuiti 600 miliardi di tazze in carta o plastica e l’UNEP stima che per sostenere la richiesta di risorse dalla popolazione mondiale nel 2030 avremo bisogno del 40% in più di legno e di fibre di cellulosa.

L’idea di rivolgersi a Starbucks si basa sulla consapevolezza della forza di un grande gruppo multinazionale nel dettare le tendenze del mercato: “Un’azienda che conta 28 mila negozi presenti in 77 paesi ed è frequentata ogni giorno da milioni di persone ha un enorme potenziale per fare la differenza e dare un’importante contributo per fermare la crescente marea di rifiuti da consumo usa e getta”.

Accanto all’impegno degli amministratori locali a cui dà voce l’associazione Comuni Virtuosi, infatti, perché i modelli circolari diventino realtà c’è bisogno di ridurre i rifiuti alla fonte: “Fino a quando la produzione di rifiuti non verrà minimizzata alla fonte, attraverso la progettazione dai governi locali e nazionali di prodotti e servizi circolari, gli sforzi e le risorse economiche investiti dai governi locali e nazionali continueranno ad essere utilizzati per alleviare il sintomo di un problema, senza affrontarne le cause. I costi di gestione dei rifiuti assorbono una parte significativa del budget dei nostri comuni (finanziata dai contribuenti) che potremmo destinare invece ad altri progetti sociali e ambientali fortemente necessari alle nostre comunità”, prosegue la lettera.

Le associazioni esprimono apprezzamento per gli sforzi di Starbucks sul piano della sostenibilità, attraverso la promozione della sua tazza riutilizzabile da passeggio, il disincentivo all’utilizzo della tazza monouso con un addebito di 5 penny applicato in alcune caffetterie di Londra, e per le importanti risorse finanziarie stanziate nel progetto NextGen Cup Challenge per sviluppare tazze usa e getta che possono essere riciclate o compostate. Il punto, però, è che “il perseguimento di una politica aziendale principalmente volta al riciclo – invece che al riutilizzo- non elimina il consumo di materie prime, non evita impatti ambientali come la produzione di scarti ed emissioni e neppure i costi di gestione dei rifiuti che ricadono sui governi locali”.

Nella lettera viene richiamato anche il caso della catena britannica Boston Tea Party , che a partire da giugno 2018 ha eliminato tazze e bicchieri usa e getta nei suoi negozi, confermando la fattibilità di un passaggio a contenitori riutilizzabili.

La missiva si conclude con il riferimento al sindaco di Milano Giuseppe Sala, perché “voglia farsi portatore del nostro appello con la sua giunta, nell’interesse dei suoi concittadini e del decoro urbano della città”.

L’appello completo: in italiano e in inglese.

Fonte: comunivirtuosi.org

Olanda: il primo supermarket plastic free

La catena olandese di supermarket di alimentari biologici Ekoplaza ha inaugurato la scorsa settimana ad Amsterdam il suo primo negozio senza plastica. Come riferisce il Washington Post, tutti i 700 prodotti venduti nel negozio “Ekoplaza Lab” sono confezionati senza imballaggi plastici ma con vetro, metallo, carta o materiali biodegradabili e compostabili.

L’obiettivo è quello di ridurre drasticamente l’utilizzo di plastica, che, nel caso degli imballaggi alimentari ha una durata effimera di utilizzo ma un impatto ambientale di gran lunga superiore. L’azienda è arrivata all’apertura del negozio plastic-free dopo una collaborazione lunga 3 anni con la fondazione Plastic Soup Foundation e con la ONG A Plastic Planet.

L’obiettivo è quello di allargare l’esperimento in tempi rapidi agli altri 74 punti vendita. Intervistato da Ninkamarketing.it, Hans Van Mierlo, il marketing manager di Ekoplaza, ha espresso qualche perleplessità sulla reale replicabilità presso altre catene della GDO: «Ciò che abbiamo mostrato qui è fattibile, scalabile e conveniente per i clienti. Per noi qualcosa che si adatta alla nostra visione. Ma potrebbe essere una lunga strada da percorrere per altre catene di supermercati».

il sito ufficiale di Ekoplaza

Raccolta differenziata: in Italia copertura quasi totale

La raccolta differenziata in Italia si svolge con il contributo fondamentale dell’accordo quadro Anci- Conai. Lo confermano i dati del settimo rapporto sulla banca dati Anci-Conai, presentati oggi nella sede dell’Anci a Roma da Ivan Stomeo (delegato Anci ai rifiuti e sindaco di Melpignano), Giorgio Quagliuolo, (presidente del Conai) e Filippo Brandolini (vice presidente di Utilitalia) e dal vice segretario dell’Anci, Stefania Dota. Con loro, alcuni degli amministratori protagonisti delle migliori pratiche nei territori: il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, il sindaco di Albairate Giovanni Pioltini, l’assessore alle Politiche del Territorio di Fiumicino, Ezio Di Genesio Pagliuca (fotogallery)
Il rapporto conferma la capillarità dell’accordo Anci-Conai, basato su convenzioni per la raccolta e l’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio che interessano nel 2016 il 97,7% dei Comuni italiani (7.813) e il 99,5% della popolazione (60.314.369), con un aumento in quest’ultimo caso del 2% rispetto al 2015; inoltre, il 51% dei Comuni italiani ha almeno cinque convenzioni. (Scarica Rapporto integrale, leggi la sintesi).
Il rapporto evidenzia poi che i Comuni stipulano soprattutto convenzioni per il riciclo della plastica (consorzio Corepla) e del vetro (consorzio CoReVe), con rispettivamente il 99% e 91% della popolazione nazionale coinvolta; minore è la diffusione territoriale delle convenzioni per il recupero di alluminio (consorzio CiAl) e legno (consorzio Rilegno), che interessano circa il 64-65% della popolazione.
Il Nord si conferma la macro area con le più elevate performance di raccolta: qui si intercetta il 54% di tutta la raccolta conferita al Conai e si concentra il 56% degli importi totali riconosciuti dai consorzi. Anche il Centro e il Sud peraltro, con una resa media pro capite tra gli 86 e i 77 chili per abitante all’anno, fanno registrare dati confortanti. Nelle regioni delle isole si registra il contributo minore alle raccolte conferite al Conai (6,2% del totale) e la resa media pro capite più bassa (50 chili per abitante all’anno.
Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), nel 2016 sono stati ritirate nei punti di raccolta 283.075 tonnellate, con una riduzione dello 0,4% rispetto al 2015. Anche per questa categoria di rifiuti i risultati della raccolta variano sensibilmente sul territorio, sia dal punto di vista dei quantitativi che della composizione: le regioni del Nord-Ovest intercettano il 30% del totale nazionale (la Lombardia, da sola, quasi il 19%).
“Il rapporto – sostiene il delegato Anci ai rifiuti Ivan Stomeo – conferma gli importanti risultati raggiunti, ma ci dà anche la fotografia di un’Italia a due velocità. Un Nord sempre più veloce ed un Sud, invece, molto meno. Da questo quadro bisogna ripartire nello scrivere il nuovo accordo con il Conai. Dobbiamo sforzarci tutti quanti a portare tutte le regioni d’Italia allo stesso livello. Altro tema è il costo del servizio: è necessario potenziare il principio del “chi inquina paga”, perché attualmente il costo di gestione degli imballaggi non viene pagato da chi li produce ma dalla collettività, con la Tari. Abbiamo di fronte una bella sfida nello scrivere il nuovo accordo: una sfida in cui le nostre comunità dovranno essere protagoniste”.
“Il quadro presentato oggi ci offre l’immagine di una sensibilità crescente verso la raccolta differenziata e l’economia circolare, pur con difformità territoriali ”, ha sottolineato la vice segretaria dell’Anci Stefania Dota. “Il tema dei rifiuti è strategico per i Comuni e come associazione vogliamo perseguirlo rafforzando la nostra collaborazione con il Conai grazie a  misure sempre più efficaci il raggiungimento degli obiettivi fissati per la raccolta differenziata a livello nazionale”.
“La banca dati Anci-Conai – afferma il presidente del Conai Giorgio Quagliuolo – è ormai diventata un punto di riferimento per quanto riguarda i dati di gestione dei rifiuti urbani, in particolare di imballaggio. I dati sulla raccolta differenziata presentati quest’anno confermano la centralità dell’accordo quadro Anci-Conai per i Comuni italiani, in un’ottica di sussidiarietà rispetto al mercato. Per il futuro, consolideremo la nostra collaborazione con Anci, concentrandoci sulle aree con maggiori margini di crescita e dialogando in maniera più diretta con i Comuni”.
“Il rapporto presentato dimostra  – afferma il vice presidente di Utilitalia Filippo Brandolini –  che quando c’è la volontà si possono raggiungere risultati importanti in materia di raccolta differenziata e di riciclo rifiuti. Questi risultati sono il presupposto migliore per la sfida che ci pone il pacchetto per l’economia circolare. La filiera tra comuni, consorzi e aziende di gestione è un punto di partenza per lo sviluppo industriale del comparto. Sono questi stessi soggetti a poter testimoniare l’effettivo bisogno di impianti industriali e a poter valutare insieme i processi che possono portare alla loro realizzazione”.
Fonte: Anci.it

Ercolini – Da centri riuso 100mila posti di lavoro

La campagna elettorale fino ad ora è stata poco attenta ai temi ambientali, ma è arrivato il momento di proporre un piano nazionale per i rifiuti e l’economia circolare che può generare 100mila posti di lavoro. Il messaggio ai partiti impegnati nelle corsa verso il voto del 4 marzo arriva da Rossano Ercolini, leader del movimento Zero Rifiuti, intervenuto a “Si può fare” su Radio 24.  Se vogliamo affrontare davvero il problema dei rifiuti e in particolare delle plastiche, spiega Ercolini, “ci vuole un Green Procurement, una corsia preferenziale per collocare le plastiche di pregio e cominciare a dismettere le plastiche di minor pregio.

Il problema dell’usa e getta deve trovare una Governance. Gradualmente cerchiamo di riprogettare i prodotti che non sono riciclabili compostabili”. Più in generale secondo Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe e Italy e coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori, ci vuole “un piano nazionale del riciclo, della riparazione e del riuso. Senza i soldi pubblici queste filiere non possono svilupparsi” spiega Ercolini secondo il quale la strada da seguire è quella degli incentivi: “sono stati dati alle energie rinnovabili e agli inceneritori. Diamoli al riuso, alla riparazione e all’allungamento del ciclo di vita dei prodotti”. Anche perché un piano del genere potrebbe creare tantissimi posti di lavoro, 100mila nel solo settore del riuso: “lo dicono analisti indipendenti, non lo diciamo noi. A Lucca e Capannori – ricorda Ercolini – è nato un centro del riuso con 14 persone impiegate. Se moltiplichiamo per tutti e gli ottomila comuni italiani otteniamo circa 100mila posti di lavoro possibili”.

Fonte: La valle dei Templi