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Ecodom e Remedia si fondono: Per i RAEE nasce Erion

Ecodom e Remedia, i due consorzi  leader nella gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) e dei Rifiuti di Pile e Accumulatori (RPA), uniscono le forze e fondano Erion, il primo Sistema multi-consortile in grado di offrire ai Produttori un servizio a 360° per la gestione dei rifiuti associati ai prodotti elettronici: RAEE (domestici e professionali), pile e batterie, imballaggi.

Il Sistema Erion è costituito da quattro consorzi no profit orientati ai servizi di conformità normativa e con competenze trasversali: Erion Professional, Erion WEEE, Erion Energy ed Erion Packaging. “Erion diventa l’alleato capace di affiancare i produttori non solo nell’adempimento degli obblighi normativi, ma anche nella realizzazione di iniziative e progetti strategici per sviluppare soluzioni innovative e modelli di business circolari – afferma Giorgio Arienti, Co-Direttore Generale Erion -. Con una quota di responsabilità pari al 70% dei RAEE domestici gestiti ogni anno in Italia, Erion si pone anche come un soggetto di riferimento sia per quanto riguarda il dialogo con le istituzioni sia per ciò che concerne uno sviluppo più armonico dell’intero settore del riciclo.”

L’immesso sul mercato italiano delle apparecchiature elettroniche professionali in Italia è stimato attorno alle 300mila tonnellate, ma oggi la quota di raccolta non raggiunge il 10%, a fronte di un obbligo normativo che invece pone come target il 65%. Per questa ragione, oltre ad occuparsi della gestione dei RAEE domestici con Erion WEEE, il nuovo Sistema avrà un consorzio dedicato esclusivamente ai RAEE professionali (Erion Professional) che intende contribuire a colmare il divario generato dai bassi tassi di ritorno delle AEE immesse sul mercato, con un approccio innovativo e più incisivo volto a stimolare un mercato che sino ad oggi, in Italia, è stato di fatto “silente”.

Nel 2019 in Italia, sono state raccolte complessivamente quasi 11mila tonnellate di pile e accumulatori portatili, pari a circa il 43% dell’immesso sul mercato, che ammonta a oltre 25mila tonnellate, mentre nel caso degli accumulatori industriali e da veicoli sono state raccolte circa 176mila tonnellate a fronte delle 317mila immesse (fonte: CDCNPA 2019). Tuttavia, con la diffusione esponenziale dell’elettronica di consumo, della mobilità elettrica e delle energie rinnovabili ci saranno sempre più accumulatori da gestire sia per recuperare metalli come cobalto, argento, litio e zinco, sia per evitare il rilascio di sostanze tossiche come mercurio e cromo. Anche a tal fine, si è vista l’esigenza di creare Erion Energy, consorzio dedicato ai Rifiuti di Pile e Accumulatori, inclusi specifici settori di business come quelli che, nell’industria automobilistica, sono rappresentati dalle vetture elettriche e ibride.

Non solo RAEE e RPA, ma anche packaging: la Responsabilità Estesa dei Produttori riguarda anche gli imballaggi che contengono le loro apparecchiature, il cui smaltimento oggi è affidato agli installatori o ai rivenditori. Erion Packaging è un consorzio creato e gestito dai Produttori per rendere più efficiente l’attuale filiera dei rifiuti di imballaggi e intercettare i flussi che attualmente non transitano dalle isole ecologiche. Erion Packaging diventerà operativo al termine del processo di accreditamento attualmente in corso presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

“Erion – dichiara Danilo Bonato, Co-Direttore Generale Erion – nasce dall’idea dei nostri Produttori di introdurre in Italia un sistema di responsabilità estesa moderno ed autorevole, capace di rinnovare il sistema di gestione dei rifiuti tecnologici, le cui performance sono frenate da carenze legislative e dalla mancanza di una robusta visione strategica”. “L’unione di Ecodom e Remedia metterà a disposizione del nostro Paese un’organizzazione di eccellenza nell’ambito dei sistemi di conformità normativa, con una posizione di rilievo europeo ed uno straordinario team di professionisti, in grado di contribuire fattivamente alla protezione dell’ambiente e alla transizione verso l’economia circolare”.

Fonte: E-Gazette

Economia circolare, nei nostri dispositivi elettrici c’è una miniera per la transizione ecologica

Nonostante una lunga pausa dalla crescita economica, viviamo in Italia un’epoca piena di benessere e novità nel campo tecnologico rispetto al passato anche recente. Infatti, per quanto le differenze siano enormi in termini di ricchezza tra il famoso 1% e il resto della popolazione, la quasi totalità di noi ha accesso ad un frigorifero, un cellulare e possibilmente un computer. Tutti i beni di largo consumo direttamente alimentati ad elettricità sono considerati Electrical and electronic equipment (Eee). Questi beni sono rilevanti per svariati motivi.

In primis ci permettono di mantenere standard di vita impensabili fino a sessant’anni fa. Il loro accumulo non è stato più veloce della crescita delle nostre economie. In termini di peso, dove il cittadino medio dei paesi europei deteneva in media circa 37 Kg, ad oggi ne possiede circa 730 Kg.

Ma non è tutto oro quello che luccica. In aggiunta ad aver indirettamente aiutato ad allungare la vita umana grazie alla conservazione alimentare e migliori strumenti medici, gli Eee possono portare nuovi problemi. Poiché l’usura tende a comprometterne le prestazioni, anche questi beni sono destinati al cassonetto. Tuttavia, un incauta gestione dei rifiuti può generare impatti seri.

Il sistema legale a cui facciamo riferimento circa la classificazione dei rifiuti è inquadrato dalla direttiva sulla restrizione delle sostanze pericolose 2002/95/EC, entrata in vigore nel 2003 (da questa legislazione deriva la classifica evidenziata nella prima illustrazione). La ragione di questo dispositivo legale è la minimizzazione degli impatti: questi sono dovuti alla complessa composizione materiale dei prodotti che noi usiamo tutti i giorni. Molti di essi, come piombo, nickel e plastica possono avere effetti dannosi se disperse nell’ambiente. Ma con l’avvento di una visione circolare dell’economia, abbiamo compreso che gli stessi scarti possono essere riconvertiti in risorse.

Dove un computer non può essere riconvertito per problemi di hardware, può infatti essere comunque considerato un piccolo deposito di oro, cobalto, nickel, litio e altro ancora. Per quanto possa sembrare riduttivo pensando al nostro computer di casa, facendo riferimento a tutti gli Eee, in media un cittadino europeo è in possesso di circa 160 Kg di materiale riciclabile. Tra questi troviamo tra ferro, rame, argento, oro, palladio, alluminio ed altri ancora. Secondo la best available technology (BAT), il potenziale di riciclo di alcuni di questi materiali (in particolare i rari  come oro) raggiunge il 90%. Sommato tutto quello attualmente classificato, potremmo riciclare circa il 20% del peso del nostro stock.

Questa è una stima potenziale iniziale e solo per 16 materiali, come mostra lo studio Estimating total potential material recovery from EEE in EU28. Si tratta in poche parole di un valore totale di 71.761.633 tonnellate annuali. Per quanto possa sembrare un grande numero, bisogna tenere a mente che la sola produzione di rame nel mondo è nell’ordine delle milioni di tonnellate annuali. Allora perché sarebbe rilevante questa dinamica? E quanto costerebbe essere circolari solo nell’ambito degli Eee?

Adottando un approccio da economisti minerari, la ricchezza di un deposito è spesso dipendente dal grado di roccia o “ore grade”. Un geologo potrebbe alzare la mano avanzando giustamente perplessità. Ci sono svariate accezioni di questo temine. Per semplicità, viene chiamata “ore grade” la percentuale di minerale che si può estrarre da un deposito. Questo valore ha fatto più volte discutere gli esperti in quanto è in caduta libera da decenni. Eppure l’estrazione non sembra diminuire.

Se noi applichiamo lo stesso principio sul “deposito” di Eee, il fenomeno accade nella stessa maniera; poiché si tratta di una variabile insita in manufatti, potremmo definirla artificiale (“Artificial Ore Grade” o AOG in inglese). E anche la percentuale di AOGche possiamo recuperare è in caduta da oltre vent’anni.

Tuttavia, buona parte dei minerali presenti in depositi naturali non ha i livelli di “ore grade” comparabili a quelli artificiali. Se guardiamo ad esempio al rame, i ricchi depositi cileni si misurano in valori millesimali. In Europa sarebbero invece in valori percentuali.

Sebbene in quantità assolute minori, l’habitat umano (chiamato antroposfera) è, secondo questa ipotesi, ricco di risorse. Gli stessi minerali verdi (green minerals) come litio, cobalto, nickel che potrebbero garantirci i materiali per la transizione ecologica sono già qui in Europa.

Poiché però la composizione degli Eee è in cambiamento in favore di parti plastiche per ragioni ergonomiche, la quantità di metallo estraibile si riduce (da notare la seconda immagine). Sarebbe meglio avere beni più ricchi di minerali preziosi e riciclare di più? No, l’abbassamento dell’Aog non è un problema, in quanto come per i depositi naturali è controbilanciato da uno stock massiccio di beni da trattare. Con questa logica la riduzione della dipendenza dai minerali vergini si ridurrebbe drasticamente.

Questo avrebbe un impatto duplice. Il primo di tipo ambientale e sociale, in quanto l’estrazione mineraria estera è spesso correlata con violazioni dei diritti umani (si pensi al Coltan in Congo). Secondo, riduce la dipendenza da produttori esteri. Una logica di recupero a livello europeo (magari tramite grandi hot-spot di raccolta) darebbe le basi ad una strategia comune. Ci sarebbero inoltre positive risvolti occupazionali.

In termini di prospettiva, dovremmo forse guardare alle nostre economie più in termini materiali e di peso piuttosto che di valore.

Fonte: GreenReport

Ecolamp, in 6 mesi ricicla 1.614 tonnellate di Raee

Nel primo semestre del 2020 Ecolamp ha gestito, in tutta Italia, 1.614 tonnellate di Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). In particolare, il consorzio nazionale specializzato nel riciclo dei Raee ha ritirato 819 tonnellate di piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo e apparecchi di illuminazione giunti a fine vita (raggruppamento R4), e 795 tonnellate di sorgenti luminose esauste (raggruppamento R5). Sebbene l’emergenza Coronavirus abbia portato ad un consistente rallentamento della raccolta differenziata nel periodo di lockdown, Ecolamp ha continuato a garantire i propri servizi senza alcuna interruzione.

Dopo l’entrata in vigore delle misure di contenimento, prima nelle zone rosse e successivamente su tutto il territorio nazionale, si è assistito, com’era prevedibile, ad una flessione della raccolta che in alcuni casi ha superato l’80%, rispetto allo stesso periodo del 2019. Tuttavia, con la riapertura della maggior parte delle attività tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, si è assistito ad una forte ripresa delle richieste di ritiro. Ad esempio, per il raggruppamento R4 la crescita è stata evidente già nelle prime settimane dopo la fine del blocco, raddoppiando in alcune aree i dati di febbraio.

Fonte: AdnKronos

2019 record: nel mondo 53 milioni di t di RAEE

Il mondo nel 2019 ha prodotto 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, una cifra mai toccata prima, corrispondente a 7,3 chilogrammi per abitante, con i cittadini europei, maglia nera mondiale, che raggiungono i 16,2 chili pro capite. Lo afferma il rapporto annuale dell’università dell’Onu e della International Solid Waste Association, secondo cui la cifra è destinata ad arrivare a 74 milioni di tonnellate entro il 2030.

Solo il 14% dell’immesso a mercato è riciclato. Tra i materiali scartati soprattutto plastica e silicio, ma anche grandi quantità di rame, oro e altri metalli preziosi. Se venissero recuperati varrebbero 57 miliardi di dollari.

In Italia le cose vanno un po’ meglio della media mondiale: nel corso del 2019, Remedia ha gestito 149.001 tonnellate di rifiuti, con un incremento del 18% rispetto all’anno precedente. A trainare il trend positivo, sono stati in particolare RAEE domestici che hanno raggiunto le 116.000 tonnellate, raggiungendo nel 2019 il 34% del totale preso in carico dai Sistemi Collettivi nazionali. Si segnala inoltre, un aumento del 72% nella raccolta di Pile e Accumulatori esausti, per un totale di 18.751 tonnellate gestite. Si aggiungono, quindi, i RAEE professionali ( 9.281 tonnellate e altri rifiuti aziendali (4.969 tonnellate). Se si prende in considerazione il triennio precedente, la crescita rispetto alle 92.016 tonnellate del 2017 è stata del 56%.

Questi numeri fanno di Remedia il principale sistema collettivo nazionale e uno tra i più importanti a livello europeo per la gestione congiunta ed eco-sostenibile di RAEE e Pile e Accumulatori a fine vita.

Il 2019 è stato un anno di forte sviluppo per Remedia – ha dichiarato Dario Bisogni, Presidente di Remedia – Abbiamo superato gli eccellenti risultati di gestione del 2018 e lo abbiamo fatto operando sempre con gli alti standard di efficienza e qualità ambientale che ci contraddistinguono, nel rispetto della normativa vigente e collaborando con tutti gli stakeholder. Da diversi anni rappresentiamo l’impegno dell’industria hi tech nel promuovere e implementare un sistema di gestione del fine vita dei prodotti sostenibile ed efficiente. Nonostante la difficile situazione che ha investito l’Italia in questi ultimi mesi, Remedia continua a distinguersi per i numerosi progetti strategici che, avviati nel corso del 2019, troveranno ampio spazio nel prossimo futuro, creando valore economico, ambientale e sociale lungo tutta la filiera”.

Sul totale dei RAEE domestici gestiti sono 103.147 le tonnellate inviate a riciclo (pari all’88,9%). Il 5%, pari a 5.790 tonnellate è stato avviato a recupero energetico.

Gli obiettivi minimi di riciclo definiti per legge dal D.lgs. 49/2014, sono stati abbondantemente raggiunti nel 2019 su ogni Raggruppamento.  In particolare, i Raggruppamenti R3 (TV e monitor) e R4 (computer e apparecchi informatici, telefoni, apparecchi di illuminazione, pannelli fotovoltaici), hanno superato la soglia minima rispettivamente del 31% e del 20%.

Tra i materiali maggiormente riciclati troviamo: 48% ferro21% vetro17% plastica5% cemento4% rame e 2% alluminio. Per rendere meglio l’idea del valore dell’impegno messo in campo si evidenzia per esempio, che il quantitativo di ferro riciclato nel 2019, corrisponde a 7 Tour Eiffel, il rame riciclato corrisponde a 47 Statue della Libertà e l’alluminio corrisponde alla quantità necessaria per produrre 163 milioni di lattine da 33 cl, che poste una dopo l’altra misurerebbero 9.465 km, poco meno della distanza Milano – San Francisco.

La corretta gestione dei RAEE domestici da parte di Remedia apporta notevoli benefici ambientali:
– fa risparmiare 191 milioni di kWh di energia
, pari al consumo elettrico annuo di una città di 177.000 abitanti (quasi equivalente alla città di Reggio Calabria);
– taglia di 627.000 tonnellate le emissione di CO2, pari a quelle generate dal parco veicolare della provincia di Milano per un periodo di 23 giorni.

Remedia è un Consorzio senza fini di lucro, con l’obiettivo di massimizzare le proprie performance ambientali nel modo economicamente più efficiente. Nel 2019 il valore economico generato è stato di 38,4 milioni di euro (+42% rispetto all’anno precedente), di cui il 77% (29,6 milioni di euro) rappresenta il valore economico distribuito ai diversi stakeholder a copertura dei costi di gestione. Il trattamento dei rifiuti tecnologici da parte di Remedia e il relativo reinserimento nel mercato delle materie prime seconde, riduce l’importazione di materie prime dall’estero che nel 2019 ha rappresentato un risparmio economico sulle importazioni pari a 43,3 milioni di euro.

Il primo semestre del 2020 registra purtroppo un evento traumatico senza precedenti, un’emergenza sanitaria che ha toccato profondamente la popolazione e che ha messo in crisi le nostre imprese – ha sottolineato Danilo Bonato, Direttore Generale di Remedia – A questo si aggiunge la brusca frenata dei prezzi delle materie prime, già iniziata nel 2019, che porterà ad una riduzione del flusso economico generato dalle attività dell’industria del riciclo dei rifiuti tecnologici. La speranza è che in questo contesto complicato, il recepimento del pacchetto di direttive sull’economia circolare rappresenti davvero un elemento di sostegno e di rafforzamento della filiera del riciclo, essendo questa un tassello essenziale di una politica industriale responsabile e orientata alla green economy”. 

Il Piano d’azione per l’Economia circolare, adottato dalla Commissione UE lo scorso marzo, incentra l’attenzione sui settori che utilizzano più risorse e che hanno un elevato potenziale di circolarità, in particolare l’elettronica e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) sono individuate come tra le principali catene di valore.

A tal fine, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha commissionato uno Studio per valutare il tasso potenziale di riciclaggio per alcune tipologie di rifiuti, sulla base del quale ha pubblicato la settimana scorsa un briefing da cui emerge che i RAEE sono tra quelle che potrebbero aumentare del 50% i tassi di riciclaggio, qualora venissero introdotte modifiche normative per migliorare la riduzione delle sostanze pericolose nei prodotti e incentivi alla loro progettazione per raccogliere tali rifiuti in modo significativamente più separato, consentendo il recupero delle risorse preziose che contengono, quali metalli e materie prime essenziali.

Il 40% degli elettrodomestici scompare in flussi paralleli – Indagine Altroconsumo e Ecodom

In Italia scompare quasi il 40% dei grandi elettrodomestici: dismessi dai cittadini, non arriva agli impianti di trattamento autorizzati e scompare in flussi paralleli. Lo ha scoperto un’indagine condotta da Altroconsumo in collaborazione con Ecodom (il Consorzio per il recupero e il riciclaggio degli elettrodomestici) che ha monitorato con la tecnologia satellitare oltre 200 Raee usciti dalle case degli italiani, sparsi su tutto il territorio nazionale.

Secondo l’indagine su 205 Raee, il campione valido è stato di 174 (per altri 31 non è stato possibile effettuare un’analisi completa); solo 107 esemplari (il 61% del totale) sono “effettivamente approdati in impianti autorizzati, in grado di garantire un trattamento corretto dal punto di vista ambientale. Gli elettrodomestici monitorati sono stati frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie e asciugatrici (i cosiddetti “grandi bianchi”), rientranti nei Raggruppamenti R1 e R2.

Gli altri 67 esemplari (pari al 39%) sono stati sottratti alla filiera formale, finendo in impianti non autorizzati oppure in mercatini dell’usato o in abitazioni private.  Su scala nazionale significa 44mila tonnellate di grandi elettrodomestici che, ogni anno, si perdono nei flussi paralleli. Secondo una nota di Altroconsumo se fossero inseriti nelle statistiche ufficiali, questi flussi sommersi permetterebbero al nostro Paese di raggiungere già oggi un tasso di raccolta pari al 47%, un po’ più vicino al target del 65% fissato dall’Europa. Nel 2018, secondo i dati del Centro di Coordinamento RAEE, i Sistemi Collettivi operanti in Italia hanno, infatti, raccolto oltre 310mila tonnellate di RAEE, pari al 42,8% della media in peso delle nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato negli ultimi tre anni.

Nonostante nella nostra nazione vi sia  un quadro normativo favorevole a economia circolare e recupero delle materie prime, la filiera mostra ancora vaste e preoccupanti sacche di illegalità.

L’indagine ‘indagine ha evidenziato alcune criticità:

  • la mancanza, soprattutto in alcune zone di Italia, di servizi efficaci per consentire una sicura dismissione dei RAEE da parte dei cittadini
  •  il comportamento non corretto tenuto da alcuni degli stessi attori della filiera
  • l’incompletezza del quadro normativo (basi pensare alla mancata emanazione – dal 2014 ad oggi, del Decreto sulla qualità del trattamento dei RAEE
  • l’assenza di regole sulla preparazione per il riutilizzo dei RAEE) e l’insufficiente livello di controlli sulla filiera (come la verifica dei codici CER sui rifiuti in uscita dalle isole ecologiche, controlli di processo negli impianti di trattamento, ispezioni negli impianti che gestiscono rifiuti metallici ecc.).

Indagine disponibile  qui.

Fonte: Altroconsumo

Miniere urbane: on line la prima mappa europea

Una mappa delle miniere urbane di tutta Europa, per tracciare le 18 milioni di tonnellate di computer, batterie, frigoriferi, rottami di veicoli e altri rifiuti elettrici ed elettronici che contengono materiali del valore di miliardi di dollari.

E’ realtà la prima Urban Mine Platform (Ump) ad accesso libero a livello europeo: un portale web basato su un database centralizzato e aggiornato che fornisce tutti i dati e le informazioni disponibili su giacimenti, scorte, flussi e trattamento di rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso, batterie a fine vita e rifiuti minerari, per tutti i 28 Stati membri dell’Ue, più Svizzera e Norvegia.

La piattaforma (www.urbanmineplatform.eu) è il risultato del progetto Prosum, avviato nel 2015 e terminato a dicembre 2017, cui Remedia ha preso parte ricoprendo il ruolo di membro Ltp di Weee Forum, l’associazione no-profit che dal 2002 riunisce 34 sistemi collettivi Raee in Europa e nel mondo. Il portale fornisce dati su tutto il ciclo di vita delle principali materie prime critiche, (dalle terre rare ai metalli preziosi) provenienti sia da attività minerarie, sia da attività di riciclo.

“L’Unione Europea affronta una sfida importante per il futuro della sua industria, che passa anche dalla possibilità di approvvigionarsi in modo competitivo di materie prime essenziali per le proprie produzioni strategiche, assicurando così sviluppo e occupazione – dichiara Danilo Bonato, direttore generale di Consorzio Remedia – In questo scenario, siamo lieti di aver contribuito alla realizzazione di una piattaforma integrata per rendere fruibili a tutti gli interlocutori di riferimento dati aggiornati e completi sulla disponibilità delle principali materie prime critiche, provenienti sia dalle attività minerarie sia dai processi di riciclo dei nostri rifiuti, nel promettente contesto dell’economia circolare”.

L’intero progetto ProSum è finanziato dalla Comunità Europea all’interno del programma Horizon 2020, uno dei programmi più rilevanti di ricerca e innovazione a livello europeo con quasi 80 miliardi di euro di finanziamenti disponibili in 7 anni (dal 2014 al 2020).

Alcuni dati di contesto. Ogni anno in Europa vengono generati circa 9 milioni di tonnellate di Raee, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche oltre a 7-8 milioni di tonnellate di veicoli fuori uso e vengono vendute più di 1 milione di tonnellate di batterie. Questi prodotti contengono una significativa quantità di materie prime critiche che possono essere recuperate, dai metalli preziosi alle terre rare. Ad esempio, il 99% del consumo mondiale di gallio è nei circuiti integrati e nei dispositivi optoelettronici, il 74% di indio si trova negli schermi piatti e il 27% di cobalto è contenuto nelle batterie ricaricabili. Attualmente l’Unione Europea importa la maggior parte di queste materie prime.

Vai al portale Urban Mine Platform

“Uno contro zero”, una pratica ancora sconosciuta

Il decreto che stabilisce che i negozi con una superficie superiore ai 400 metri quadri abbiano l’obbligo di ritirare piccoli apparecchi elettronici fuori uso anche non a fronte di un acquisto ha compiuto ormai due anni (DM 121 del 2016).
Sembrava dover essere un punto di svolta nella raccolta (e nel successivo riciclo) dei RAEE.
Eppure qualcosa non ha funzionato: 24 mesi dopo l’entrata in vigore del DM (22 luglio 2016) una gran parte dei cittadini Italiani (quasi tre su quattro) non sono a conoscenza dell’opportunità. Ad affermarlo ECODOM, il principale Consorzio italiano nella gestione dei RAEE, che fra aprile e maggio 2018 ha svolto una ricerca molto vasta con il contributo della community FRIENDZ, coinvolgendo quasi 10mila utenti che hanno dismesso 1.203 piccoli apparecchi elettrici ed elettronici. Delle persone interpellate il 73% ha ammesso di non sapere di poter consegnare gratuitamente i piccoli Raee ai negozi più grandi, senza alcun obbligo d’acquisto. Soltanto il 27,1% degli intervistati sa di questa possibilità, ma la maggior parte di questi (il 67,1%) non l’ha mai sperimentata direttamente. A livello geografico, i siciliani e i sardi sono i meno informati sull’argomento: solo il 23,9% di loro conosce il cosiddetto “Ritiro 1 contro 0”, mentre i più informati sono gli abitanti del Nord Est (Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia Romagna) con il 28,6%.
Fatto salvo un’evidente difetto di comunicazione relativa alla possibilità offerta, l’atteggiamento dei negozi si è rivelato ecquivoco: ECODOM riferisce che “in alcuni casi non è stato possibile usufruire del servizio perché i negozi non si ritenevano obbligati a offrirlo o perché mancavano i cassonetti per la raccolta dei RAEE” – S.C.

Scarica l’indagine di ECODOM -FRIENDZ

Rifiuti, a che punto è la gestione dei Raee a 10 anni dal primo ritiro

Dieci anni fa, presso l’isola ecologica del Comune ligure di Tribogna, Remedia ha effettuato il primo ritiro di Raee (rifiuti elettrici ed elettronici) in assoluto in Italia: era il 24 gennaio 2008. Ancora oggi Remedia rappresenta uno dei principali sistemi collettivi nazionali per la gestione ecosostenibile di tutte le tipologie di Raee, pile, accumulatori e impianti fotovoltaici (e il primo in assoluto nella gestione di Raee pericolosi, con circa 55.000 tonnellate gestite nell’ultimo anno), ma i numeri gestiti sono molto diversi da allora. Dalle prime stime, diffuse oggi, durante il 2017 Remedia ha registrato il miglior risultato di sempre: 90.000 tonnellate di rifiuti elettronici gestiti, con un incremento del 34% rispetto al 2016 e un aumento di oltre il 400% a confronto con il 2008. In 10 anni sono state gestite complessivamente quasi 500.000 tonnellate di Raee con un beneficio economico stimato per il Paese da Remedia, in «termini di risparmio sulle importazioni di materie prime, di almeno 140 milioni di euro».

«Nel 2008 siamo stati il consorzio che ha tenuto a battesimo il sistema Raee, effettuando il primo servizio di ritiro di rifiuti elettronici in Italia e oggi, a 10 anni di distanza, siamo orgogliosi – dichiara Walter Rebosio, presidente di Consorzio Remedia (nella foto, ndr) – di aver raggiunto 500.000 tonnellate gestite e di chiudere il 2017 con un nuovo record annuale: 90.000 tonnellate rifiuti tecnologici raccolti e gestiti, di cui 55.000 tonnellate di Raee appartenenti ai raggruppamenti pericolosi».

Nel dettaglio, i numeri registrati dal Consorzio nel 2017 mostrano che i Raee domestici, ossia quelli generati dai nuclei famigliari, ammontano complessivamente a 73.200 tonnellate (+26% rispetto al 2016), a cui si aggiungono i Raee professionali, prodotti da aziende ed enti pubblici, pari a 6.900 tonnellate e, infine, ben 9.900 tonnellate di pile e accumulatori portatili, industriali e per veicoli (+186% rispetto all’anno precedente).

Fonte: GreenReport

RAEE: pochi italiani conoscono l’Uno contro Zero

L’indagine realizzata da IPSOS per il Consorsorzio Ecodom e l’Organizzazione Cittadinanzattiva evidenzia il gap informativo che sussiste nel settore della raccolta dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, nonostante la maggiore diffusione di comportamenti virtuosi tra coloro che conoscono questa tipologia di rifiuti e i decreti che ne regolano la gestione.

Meno di un italiano su 5 sa che si può conferire gratuitamente i piccoli apparecchi elettrici ed elettronici fuori uso e dismessi presso i punti vendita.
È questo il dato più rilevante che emerge dalla ricerca sui comportamenti degli italiani nella gestione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), realizzata da IPSOS Italia per Ecodom (il principale Consorzio operante in Italia nella gestione dei RAEE) e Cittadinanzattiva (Organizzazione fondata nel 1978 che promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni, il sostegno alle persone in condizioni di debolezza) e presentata il 21 febbraio 2017 nel corso del Workshop “Gli italiani e i RAEE: dall’uno contro uno all’uno contro zero“.

Condotta dal 21 novembre al 12 dicembre 2016 attraverso 2.121 interviste su un campione stratificato e casuale, rappresentativo dei cittadini maggiorenni residenti in Italia e selezionato in base a quote per genere, età, area geografica, e ampiezza dei centri abitati, l’indagine ha avuto per obiettivo la consapevolezza degli italiani sull’importanza di una corretta raccolta differenziata dei RAEE e cosa accade ai piccolissimi RAEE, spesso dimenticati nei cassetti o gettati con i rifiuti indifferenziati, e che invece potrebbero tornare ad essere materie prime se correttamente raccolti e trattati.
Questa attività è normata dal Decreto “uno contro uno”, che da giugno 2010 obbliga i venditori di prodotti elettrici ed elettronici al ritiro gratuito dell’apparecchiatura dismessa a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente, e dal nuovo Decreto “uno contro zero”, che da aprile 2016 prevede la consegna gratuita dei RAEE di piccole dimensioni (inferiori a 25 cm) presso i punti vendita con superfici superiori a 400 mq (il servizio è facoltativo per i negozi più piccoli) senza alcun obbligo di acquisto.
La ricerca evidenzia certamente un gap informativo da colmare nel settore della raccolta dei RAEE ha dichiarato Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos Italia Lo attesta la maggiore diffusione di comportamenti di conferimento virtuosi tra coloro che conoscono questa tipologia di rifiuti e i decreti che ne regolano la gestione, a differenza di coloro che non li conoscono, che rappresentano i principali responsabili delle cattive abitudini ancora diffuse. Gli italiani riconoscono grandi potenzialità al decreto ‘uno contro zero’ a cui, se sostenuto da campagne di comunicazione e da una maggiore convinzione dei rivenditori, viene attribuita la capacità di contribuire alla crescita della raccolta dei piccoli RAEE”.

Meno di un intervistato su 4 (18%), una quota ancora marginale di popolazione, riconosce correttamente i RAEE, mentre 2 su 5 (40%) ne hanno solo un’idea approssimativa e la maggioranza relativa (42%) non li conosce affatto.
Le principali fonti di informazioni sui RAEE, per i cittadini che li riconoscono, sono l’Amministrazione pubblica (31%) o le aziende di igiene urbana (31%). Solo in un 10% dei casi le informazioni sono state fornite dai relativi negozianti.
La percezione sul grado di rischio di queste apparecchiature appare elevata, anche tra chi non le conosce (livello medio di pericolosità pari a 8,7 su 10), per le conseguenze dannose che il mancato trattamento può avere sul suolo, sull’aria e sull’acqua, e per la presenza di sostanze inquinanti contenute in alcuni componenti, in base al parere di chi le considera pericolose.
Nelle abitazioni degli italiani le apparecchiature “a rischio”, ovvero non più in uso oppure non più funzionanti (e che quindi potrebbero essere dismesse in modo non corretto) rappresentano il 7,4% del totale posseduto. Il più elevato potenziale di rischio è di videoregistratori, videocamere, macchine fotografiche digitali e calcolatrici.
La conoscenza dei RAEE e la consapevolezza dell’importanza della loro raccolta differenziata sono ancora poco diffuse tra gli Italiani – ha osservato Giorgio Arienti, Direttore Generale Ecodomsono ancora poco diffuse tra gli Italiani. Nelle nostre case ci sono moltissime apparecchiature non utilizzate o non funzionanti, soprattutto di piccole dimensioni, per il cui conferimento la distribuzione ha ancora un ruolo secondario. Il ritiro ‘uno contro zero’ è pressoché sconosciuto, sebbene se ne intuiscano le potenzialità per quanto riguarda l’incremento della raccolta: perciò il Consorzio, che nel 2016 con 95 mila tonnellate ha gestito il 33% del totale dei RAEE del Sistema RAEE italiano, continuerà a lavorare per far conoscere questo importante servizio gratuito”.

In merito alle modalità di dismissione, fortunatamente prevalgono i comportamenti virtuosi, nel 60% dei casi tramite il ricorso alle società di igiene urbana e nel 9% dei casi tramite i negozianti, ma le cattive abitudini di conferimento pesano ancora il 17%. Queste ultime scendono al 10% tra coloro che sono informati sui RAEE, mentre tra chi non conosce i RAEE l’incidenza di modalità di conferimento non corrette è ancora più elevata (22%). Nello specifico, sono MP3 (45%), spazzolini elettrici (29%), calcolatrici e cuffie (27%) ad essere dismesse in modo non corretto (principalmente insieme ai rifiuti generici).
Rispetto alla precedente indagine effettuata sempre da IPSOS nel 2011, i cittadini riconoscono di avere le principali responsabilità degli scarsi risultati di raccolta dei RAEE (in media il 35%, che però a Roma sale al 41%). Nell’attribuzione di responsabilità seguono le amministrazioni pubbliche (30%), valore in sensibile calo rispetto al 2011 (39%), che però nelle Isole arriva a quota 37%. Chiamato in causa anche il canale distributivo (13%), seguito dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (11%).
La conoscenza del decreto uno contro uno mostra un sensibile incremento rispetto al 2011 (+13%), ma solo il 30% del campione dichiara di conoscerlo in modo approfondito: un 44% degli intervistati, a distanza di 8 anni dall’entrata in vigore, ancora non conosce questa possibilità di conferimento. Il 42% di coloro che sono a conoscenza dell’uno contro uno ha anche utilizzato questo servizio (in media 2,6 volte).
La notorietà del decreto uno contro zero, invece, è ancora piuttosto contenuta (18%), probabilmente anche in virtù della sua recente introduzione, con la popolazione delle Isole che risulta essere la più informata (23%). Tra i canali di informazione emergono i media, come quotidiani (24%) e TV (20%), ma anche le catene distributive (20%).
Secondo gli intervistati, il decreto potrà contribuire in modo significativo all’aumento della raccolta dei RAEE per effetto della semplificazione del conferimento per i consumatori, anche in termini di convenienza, e le potenzialità in termini di informazione e sensibilizzazione dei cittadini, promuovendo comportamenti virtuosi. Anche la possibilità di diventare uno stimolo per il canale distributivo viene indicata come punto di forza del decreto, in particolare al Centro-Sud.
“L’attività della nostra associazione ha l’obiettivo di favorire un nuovo approccio dei cittadini nella fruizione dei servizi pubblici locali, che preveda un pieno e consapevole coinvolgimento per la tutela dei loro diritti e la cura dei beni comuni – ha sottolineato Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva – ha l’obiettivo di favorire un nuovo approccio dei cittadini nella fruizione dei servizi pubblici locali, che preveda un pieno e consapevole coinvolgimento per la tutela dei loro diritti e la cura dei beni comuni. Con tale finalità abbiamo ad esempio realizzato, in collaborazione con Ecodom, la guida ‘Rifiuti elettrici ed elettronici: come fare?. A far la differenza, sono anche la capacità degli amministratori di implementare nei territori politiche nazionali e obiettivi europei, gli investimenti in infrastrutture dedicate, a partire da una più capillare presenza di specifici centri di raccolta, ma anche la capacità di fare rete tra i vari soggetti della filiera direttamente interessati – produttori, distributori, consorzi, etc. – con le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni civiche”.

Fonte: Regioni & Ambiente

Progetto italiano si aggiudica bando internazionale per recupero materie prime critiche

Non solo le cosiddette “terre rare”, ma anche cobalto, antimonio, grafite, tantalio, oro, argento, platino e rame. Tutte materie prime “critiche” in quanto sempre meno disponibili in natura e – al contrario – sempre più richieste all’interno dei moderni processi industriali, con conseguente (e grande) valore economico. Si tratta di materiali presenti in abbondanza all’interno dei Raee – i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche – ma che ad oggi non recuperiamo con la giusta efficienza.

Allo stato attuale – specificano da Ecodom,  Consorzio italiano per il recupero e riciclaggio degli elettrodomestici – nei Paesi UE vengono generate ogni anno circa 9,9 milioni di tonnellate di Raee; di questo quantitativo, appena il 30% è avviato a una corretta procedura di trattamento, riuso e riciclo, mentre la percentuale di recupero delle materie prime preziose e rare non supera l’1%.

Per incrementare tale performance, a dir poco deficitaria, e auspicabilmente ridurre l’estrazione delle materie prime critiche vergini, è stato formulato il bando di gara internazionale Critical Raw Material Closed Loop Recovery – che ha visto confrontarsi progetti provenienti da Italia, Germania, Regno Unito e Turchia – e ha infine decretato 3 vincitori: a vincere sono stati i progetti presentati dalle aziende britanniche Axion Consulting e Re-Tek e dall’italiana Ecodom.

Il bando, promosso da Erp – European recycling platform in collaborazione con Wrap, Earn, Wuppertal Institute e Ktn (con il contributo finanziario di Life – Comunità europea) si pone l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 un incremento del 5% nel recupero dai Raee delle componenti critiche: grazie al finanziamento accordato, i tre progetti selezionati entreranno da questo mese nella fase di sperimentazione che ne valuterà l’applicabilità e la sostenibilità su larga scala e che si concluderà il 30 giugno 2018.

«Ecodom è davvero orgogliosa di poter contribuire all’opportunità di incrementare il tasso di recupero delle materie prime critiche dai Raee – commenta Luca campadello, Projects & researches manager del Consorzio – L’idea vincente del progetto è semplice: i dispositivi più interessanti (cellulari e smartphone, videogiochi, Pc, tablet, videocamere) e i dispositivi riutilizzabili saranno raccolti e trattati separatamente dal resto delle apparecchiature per aumentare la concentrazione dei materiali critici e facilitarne il recupero».

I test di raccolta e recupero delle materie prime critiche sono la prima tappa in un progetto del valore di 2,1 milioni di euro e della durata di tre anni e mezzo: i risultati della fase di sperimentazione saranno alla base delle nuove linee guida in materia di raccolta, trattamento e riciclo dei Raee in tutta Europa.

Fonte: greenreport.it