Articoli

I rifiuti di Roma a Napoli?

Era Venerdì 9 aprile quando sui maggiori quotidiani nazionali ha iniziato a rimbalzare una notizia che aveva dell’ìincredibile: la Città di Roma chiedeva una disponibilità ad aziende Campane per il conferimento di rifiuti indifferenziati.

“La Sapna, società provinciale per la gestione dei rifiuti della Città metropolitana di Napoli, ha ricevuto una richiesta da parte della Regione Lazio e di Ama Roma per il conferimento di circa 100 tonnellate al giorno di rifiuto indifferenziato a causa della situazione d’emergenza dei rifiuti che vive la città di Roma dopo la chiusura di un impianto nel Frusinate. Lo apprende l’Ansa da fonti qualificate della Città metropolitana. La richiesta è datata 2 aprile. Al momento Sapna, d’intesa con la Città metropolitana, ha in corso una valutazione tecnica per verificare l’accoglibilità della richiesta” scriveva La Repubblica.

Quasi immediata la risposta di AMA: “Risulta attualmente già superata l’opzione Napoli per l’invio di 100 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno. Ama, come comunicato all’ente Regione Lazio, ha infatti trovato ulteriore capienza presso un proprio fornitore fuori regione già contrattualizzato e attivo. Come richiesto dalla Regione all’interno dell’Ordinanza Z10 dello scorso primo aprile, per gravare meno sul ciclo dei rifiuti regionale e risolvere le problematiche causate dalla chiusura della seconda discarica in 18 mesi (dopo Colleferro ora anche Roccasecca), l’azienda ha perlustrato vari possibili sbocchi cercando tutte le soluzioni possibili”.

Varia dunque la destinazione finale, che per molti analisti aveva il sapore della beffa, non il succo del discorso: Roma e Ama sono in emergenza, non dispongono più di impianti in grado di accogliere i rifiuti indifferenziati e devono rivolgersi ad impianti fuori regione. Intanto la Capitale è ferma al 45% di raccolta differenziata (20 punti percentuali al di sotto degli obiettivi previsti al 31 dicembre 2012), ben lontano dal 70% promesso ai suoi esordi dalla giunta uscente.

A pesare secondo Legambiente il passo indietro sul porta a porta in alcune zone della città sostituito dai cassonetti, le micro e macro discariche, quella storica mancanza di impianti di smaltimento sul territorio “con un milione di tonnellate all’anno che finiscono, altrove, in discariche e termovalorizzatori”. Una rotta da invertire “abbattendo l’indifferenziato procapite e applicando la tariffazione puntuale secondo il principio ‘chi inquina paga’.” Una sfida nella quale si inserisce, sottolinea Legambiente, “il bisogno di impianti per l’economia circolare sui territori, a partire dai Biodigestori Anaerobici per l’organico”. SC.

Quanto si “differenzia” in Italia?

In un’ottica di transizione verso un’economia circolare, la raccolta differenziata svolge un ruolo importante. In Italia viene differenziato il 61 per cento dei rifiuti urbani e ne viene riciclato il 51,3 per cento (sopra la media UE). La differenziazione è però più elevata al Nord e Centro Italia. Su queste differenze regionali influiscono principalmente il grado di informazione fornita ai cittadini, sia sul modo di attuare la differenziata sia sulla destinazione dei rifiuti, e gli orari di raccolta; per aumentare il grado di differenziazione sono necessari più controlli e maggiore trasparenza da parte delle istituzioni.

* * *

La gestione dei rifiuti urbani in Italia

Un’importante componente di una economia più “circolare” (ossia di un sistema di produzione e consumo che implichi l’utilizzo, riutilizzo e riciclo dei materiali esistenti il più a lungo possibile) è la raccolta differenziata dei “rifiuti urbani”, che includono i rifiuti domestici e quelli derivanti dalla pulizia del suolo pubblico.[1] Secondo ISPRA, in Italia sono stati prodotti nel 2019 circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, di cui oltre 18 (il 61 per cento) sono finiti nella raccolta differenziata.[2]

Questi rifiuti, una volta differenziati, vengono trattati e riciclati. L’Italia ricicla un po’ più della media europea: nel 2019 eravamo al 51,3 per cento dei rifiuti urbani contro il 47,7 per cento della media. Il nostro paese era ottavo su 27.[3]

Le differenze regionali nella raccolta differenziata

Il grado di differenziazione è diverso tra le regioni (Tav. 1). Le regioni ai primi posti sono del Nord e Centro Italia, insieme alla Sardegna, mentre le ultime posizioni sono occupate prevalentemente da regioni del Sud; in particolare, Basilicata, Calabria e Sicilia differenziano meno della metà dei rifiuti urbani prodotti.

Quali sono le cause di un diverso grado di differenziazione tra le regioni? Un sondaggio Istat indica che quattro aspetti relativi al grado di soddisfazione nella raccolta dei rifiuti sembrano poter influire sul comportamento delle persone: nelle regioni che differenziano di più c’è maggiore soddisfazione sull’orario di ritiro, maggiore certezza che i rifiuti vengano poi riciclati e maggiore apprezzamento dell’informazione e assistenza ricevute (Tav.2 e figure 1,2,3)[4] Naturalmente non si può escludere che chi non vuole differenziare cerchi di trovare “scuse” per non farlo nell’inefficienza delle aziende che raccolgono rifiuti. Tuttavia, se così fosse si dovrebbe trovare una correlazione negativa anche tra grado di differenziazione e altri aspetti relativi alla qualità della raccolta (frequenza di raccolta, quantità di contenitori e sacchetti, cattivi odori causati dall’umido non raccolto, dubbi sull’utilità di differenziare); tale correlazione è invece positiva o nulla.

Il sondaggio Istat fornisce anche informazioni sulle misure che potrebbero spingere a differenziare di più. Le principali, in termine di preferenza, sono: maggiore garanzia che i rifiuti vengano riciclati, sanzioni per chi non rispetta le regole di raccolta e agevolazioni fiscali per chi invece le rispetta. Tali misure sono percepite come necessarie in tutte le regioni quindi gli stessi provvedimenti consentirebbero un miglioramento a livello nazionale. La prima misura richiede maggiore trasparenza verso i cittadini, in modo da fugare dubbi riguardo alla destinazione dei rifiuti differenziati; le altre due, invece, indicano l’utilità di penalità o ricompense volte ad incentivare la raccolta differenziata, e quindi l’esigenza di maggiori controlli. In assenza di questi ultimi, è più facile che un cittadino pensi (comunque non correttamente) che, se si è in pochi a rispettare la separazione dei rifiuti, il proprio sforzo diventi inutile.


[1] I rifiuti urbani si distinguono da quelli “speciali”, frutto di attività produttive (commerciali, industriali, agricole), attività di costruzione e sanitarie o costituiti da veicoli fuori uso. Da gennaio 2021, nella definizione di rifiuti urbani sono inclusi anche quelli prodotti da alcune utenze non domestiche che siano simili per natura e composizione ai rifiuti domestici.

[2] Si veda: https://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it/index.php?pg=nazione&width=1920&height=1080.

[3] Si veda: https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/sdg_11_60/default/table?lang=en.

[4] Si veda: https://www.istat.it/it/archivio/234691, dati riferiti al 2018.

Fonte: Osservatorio CPI Università Cattolica Milano

Il record di Troina

Con una percentuale del 78% registrata nel mese di marzo, mai sfiorata fino ad ora, la raccolta differenziata nel Comune di Troina (EN) raggiunge un nuovo record.

A renderlo noto, il sindaco Fabio Venezia: “Grazie alle scelte lungimiranti compiute negli ultimi anni, oggi Troina è una cittadina pulita e decorosa con un sistema di gestione dei rifiuti molto efficiente. I risultati straordinari della raccolta differenziata sono frutto del lavoro della società ‘Troina Ambiente’, ma soprattutto del senso civico dei cittadini rispetto alle tematiche ambientali. Quando mi sono insediato, nel 2013, la differenziata era inchiodata al 3%. Sarebbe bello poter concludere il mio secondo mandato arrivando all’80%”.

Dall’1 gennaio 2018, l’amministrazione comunale ha fatto la scelta di uscire dall’Ato rifiuti, creando una sistema di gestione pubblico del servizio di raccolta e spazzamento dei rifiuti. È nata così la società in house “Troina Ambiente srl”, guidata dal presidente Giovanni Suraniti, che ha dato una svolta al sistema locale dei rifiuti, con dei risultati molto positivi sia sul fronte dell’efficienza del servizio, sia per quanto riguarda gli investimenti.

Nei giorni scorsi Troina ha inoltre ottenuto un contributo premiale di 42 mila e 700 euro da parte della Regione Siciliana, quale Comune virtuoso, in quanto nel 2019 ha superato il 65% di raccolta differenziata. Un risultato ancora più lusinghiero nel 2020, in cui, invece, si è raggiunto il 75%.

In questi anni, sul versante dei rifiuti, si sono fatti notevoli passi in avanti anche per quanto riguarda l’impiantistica, con la realizzazione di una funzionale isola ecologica in contrada Pizzo San Pietro.

Grazie al lavoro dell’assessore al ramo Giuseppe Schillaci sono stati inoltre predisposti due importanti progetti esecutivi, attualmente in attesa di finanziamento: il primo riguarda la costruzione di un moderno Centro Comunale di Raccolta (1 milione e 100 mila euro), il secondo la realizzazione di piccoli impianti di compostaggio locale (800 mila euro).

Fonte: Comuni Virtuosi

CPME: nel 2020 la raccolta europea di Pet ha superato i 2 milioni di tonnellate

CPME (Commissione Europea dei Produttori di PET) riporta che nel 2020 la raccolta europea di PET da post consumo ha superato i 2 milioni di tonnellate e che, già dal 2009, i produttori europei di questo materiale stanno usando il riciclato di PET nelle loro formulazioni.

“Il PET è una resina totalmente riciclabile comunemente usata nelle bottiglie delle acque minerali o delle bevande gassate. Una volta raccolte, le bottiglie di PET sono riciclate principalmente in nuove bottiglie o nel settore tessile ma anche in altre numerose applicazioni – ha dichiarato Antonello Ciotti, presidente di CPME -. La nostra attenzione verso il riciclo è molto alta, perché siamo consapevoli che solo così possiamo aiutare l’ambiente riducendo la quantità di rifiuti generata e la quantità di gas emessa nell’atmosfera. Nel 2020 l’insieme dei sistemi della Responsabilità Estesa del Produttore in Italia ha raccolto poco meno di 300 mila tonnellate di contenitori in PET, equivalente a circa il 69% dell’immesso al consumo, ponendo l’Italia nelle condizioni di poter raggiungere nel 2025 l’obiettivo del 77% definito dalla Direttiva Europea SUP (Single Use Plastic). La raccolta delle bottiglie di PET aumenterà, come prescritto dalle direttive EU, da 6 su 10 bottiglie nel 2020 a 9 su 10 nel 2029, attraverso un coinvolgimento sempre maggiore del consumatore finale e nuovi sistemi di raccolta. Ciò che vogliamo sottolineare è che le bottiglie attualmente in commercio sono prodotte con la plastica più riciclata in Europa e nel mondo.

Fonte: Eco dalle Città

Differenziata porta a porta, a Rosignano al via la campagna di comunicazione

Dopo il buon avvio della raccolta rifiuti porta a porta a Rosignano Marittimo e nelle frazioni collinari, Comune e Rea – ovvero la società operativa locale che gestisce i servizi d’igiene urbana nell’ambito di Retiambiente – hanno deciso di rinviare a dopo l’estate la sua introduzione a Solvay, Castiglioncello e Vada: trattandosi di un’importante novità che andrà a modificare le abitudini quotidiane di privati cittadini e numerose attività economiche, sarà necessario organizzare incontri in presenza, ma nel frattempo l’embrione della campagna di comunicazione è in partenza.

Come spiegano dal Comune, a partire da gennaio si sono svolti i primi incontri con le associazioni di categoria, le agenzie e gli amministratori di condominio, al fine di iniziare un percorso di condivisione del progetto e di ascolto delle varie esigenze. Parallelamente, Rea ha già contattato 708 esercizi commerciali presenti su Rosignano Solvay e proseguirà nelle prossime settimane il lavoro anche nelle frazioni di Vada e Castiglioncello: l’obiettivo delle interviste è quello di mettere a conoscenza in maniera capillare tutte le attività del progetto porta a porta,e di capire che tipo di attrezzature le imprese necessitino anche in correlazione agli spazi a loro disposizione.

«In attesa di poter organizzare nel periodo estivo incontri all’aperto ed iniziative specifiche sul progetto, la campagna di comunicazione – dichiarano dal Comune – sarà organizzata e veicolata sui social dell’Amministrazione e di Rea spa, a partire dal mese di aprile con una specifica rubrica dedicata al Porta a porta dal titolo “Differenzia con la testa”. Si tratterà di un appuntamento settimanale durante il quale saranno affrontate varie tematiche legate al progetto, al riciclo e alla corretta gestione dei rifiuti. Per questo motivo verranno realizzati video e dirette Facebook che coinvolgeranno anche i cittadini delle frazioni collinari in cui il porta a porta è già attivo».

Al proposito è utile ricordare che la raccolta differenziata, porta a porta o meno, non è un fine in sé ma uno step per migliorare il ciclo di gestione integrata dei rifiuti e il loro recupero – sotto forma di materia o, in subordine, di energia – o smaltimento in sicurezza. Nel merito, il “braccio operativo” del Comune sotto il profilo dell’economia circolare – ovvero la società in house Scapigliato – ha avviato un percorso virtuoso per risalire la gerarchia europea di gestione dei rifiuti, lanciando il progetto della Fabbrica del futuro: l’attuale Autorizzazione integrata ambientale prevede lo stop ai conferimenti in discarica entro il 2030 per lasciare spazio ad altri e più innovativi impianti (come un biodigestore) da alimentare con la raccolta differenziata dei cittadini, in grado così di calare la realtà dell’economia circolare sul territorio.

Fonte: Green Report

Sicilia Munnizza Free. Quattro milioni di cittadini senza raccolta differenziata efficiente sull’isola

Si è celebrata nei giorni scorsi la terza edizione di Sicilia Munnizza Free, organizzata da Legambiente in tutto il territorio regionale per migliorare la gestione del ciclo dei rifiuti e la qualità dell’economia circolare sull’isola. 

Alla presentazione hanno partecipato, oltre all’assessore regionale all’Energia, Daniela Baglieri, al  suo primo intervento pubblico, Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente; Luca Ruini, presidente del CONAI; Calogero Foti, dirigente generale del Dipartimento regionale Rifiuti; Gianfranco Zanna, presidente Legambiente Sicilia;  Mario Alvano, segretario generale Anci Sicilia; Tommaso Castronovo, coordinatore Sicilia Munnizza Free. Diversi gli spunti di riflessione utili, emersi nel corso della presentazione, per accelerare il processo di transizione verso l’economia circolare anche nell’isola. “Sono ancora quasi 4 milioni i cittadini siciliani non raggiunti da un servizio efficiente di raccolta differenziata, come accade nelle tre città metropolitane, con percentuali inferiori il 25%” ha dichiarato il coordinatore Tommaso Castronovo.  “Per questo continueremo a confrontarci con tutti i soggetti che hanno responsabilità politica, gestionale, sociale su idee e progetti e individuare soluzioni tecniche, normative gestionali per superare gli ostacoli che impediscono, ancora oggi, la corretta applicazione della gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia, così come continueremo ad organizzare  iniziative di sensibilizzazione ed educazione ambientale rivolte ai  cittadini e alle scuole, come “100 piazze per differenziare” e le nostre campagne storiche come “Puliamo il Mondo”. 

A queste si aggiunge una novità: “La carovana dell’economia circolare”, con la quale ci recheremo nei comuni con una popolazione superiore ai 40.000 abitanti, ma con differenziata sotto il 50% (attualmente 15 comuni, comprese le città metropolitane) per fare informazione  e  formazione, se il caso anche  porta a porta, sulla raccolta differenziata di qualità”.  Il primo appuntamento di Sicilia Munnizza Free è programmato per il prossimo 12 marzo a Caltagirone con l’EcoForum provinciale sui rifiuti e l’economia circolare che potrà essere seguito anche in diretta streaming sui canali social di Legambiente Sicilia e Sicilia Munnizza Free.

Fonte: E-Gazette

L’Europa raggiunge quota 2 miliardi di lampadine riciclate

In Europa ad oggi, in oltre 15 anni di attività, sono state riciclate 2 miliardi di lampadine, una quantità sufficiente a riempire più di 200 piscine olimpioniche.

L’Italia ha contribuito, dal 2008, con la raccolta di circa 170 milioni di sorgenti luminose, pari ad oltre 20 mila tonnellate e 44 volte la superficie di Piazza San Pietro a Roma. E’ l’importante traguardo raggiunto da EucoLight, l’associazione europea dei sistemi di conformità per i Raee di illuminazione, di cui il consorzio italiano Ecolamp è un socio fondatore, celebrato con il webinar “2Billion Lamps Recycled”.

“Il percorso che ha portato a questo risultato – spiega Hervè Grimauld, presidente di EucoLight, di cui fanno parte 19 organizzazioni di responsabilità del produttore presenti in altrettante nazioni europee, – è iniziato nei primi anni 2000, quando l’Unione Europea ha introdotto il principio di Responsabilità Estesa del Produttore (Epr) per i Raee. Da allora i produttori di lampadine – aggiunge – hanno assunto proattivamente quest’obbligo sviluppando una rete europea di organizzazioni di responsabilità del produttore (Orp) e fissando fin dal principio un obiettivo chiaro: raccogliere e riciclare più lampadine possibile in modo rispettoso dell’ambiente”.

In Italia Ecolamp, organizza oltre 10 mila missioni all’anno e fornisce servizi a più di 5 mila clienti professionali.

Attualmente il consorzio conta circa 1.700 punti di raccolta serviti e gestisce ogni anno 3.500 tonnellate di Raee, in particolare sorgenti luminose, apparecchi di illuminazione e piccoli elettrodomestici. “Quello raggiunto oggi è un grande traguardo, ma non è ancora sufficiente” ricorda Fabrizio D’Amico, direttore generale del consorzio Ecolamp, poi conclude: “Vogliamo puntare a nuovi obiettivi e raggiungere quanto prima i target stabiliti dalla Direttiva Europea. Questo è il grande impegno a cui intendiamo dedicarci nei prossimi anni”. (ANSA)

Rifiuti: Utilitalia,obiettivo è arrivare a 80% differenziata

“Occorre arrivare all’80% di raccolta differenziata per centrare il target europeo del 65% di effettivo riciclo entro il 2035”. Così Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua ambiente e energia) intervenendo al convegno on-line per la presentazione del rapporto ‘Rifiuti urbani’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). “La strada da percorrere è ancora lunga – prosegue – anche perché ci sono realtà territoriali molto diverse dal punto di vista urbanistico nel Paese e, soprattutto nelle grandi città, è difficile raggiungere percentuali così alte di raccolta differenziata”.

“Nei territori in cui la gestione dei rifiuti è impostata su logiche industriali i risultati sono migliori e in linea con gli standard europei – osserva Brandolini – dove invece insistono piccole gestioni frammentate le performance sono peggiori e l’allineamento agli obiettivi Ue è ancora lontano”. L’emergenza coronavirus, spiega ancora Brandolini, “ha fornito indicazioni importanti sulla necessità di migliorare la dotazione impiantistica del Paese. Il sistema ha tenuto anche grazie a provvedimenti straordinari di deroga”. Di ciò “bisognerà tenere conto nel Programma nazionale per la gestione dei rifiuti, che dovrà affrontare il tema delle esigenze impiantistiche e organizzative per raggiungere i target europei”. Per Brandolini “serve un’attenzione particolare al tema dell’impiantistica per i rifiuti organici, perché da qui passa un pezzo importante dell’economia circolare”. In quest’ottica, conclude il vicepresidente di Utilitalia, “contiamo che il Recovery fund possa fornire un contribuito importante per favorire la realizzazione di impianti industriali in grado di consentire economie di scala, riducendo i costi a carico dei cittadini e di tariffe significativamente più basse”. (ANSA).

Raccolta differenziata, circa 3,2 milioni di tonnellate l’anno sono da ri-buttare

Politecnico di Milano: «Gli scarti generati dal trattamento di tutte le frazioni della raccolta differenziata dei rifiuti urbani costituiscono complessivamente circa il 19% del materiale raccolto per via differenziata»

Una peculiarità tutta italiana nel modello di gestione dei rifiuti (urbani) è stata incentrare, da più di vent’anni, l’intera impostazione sulla raccolta differenziata come obiettivo da raggiungere: non solo però non abbiamo ancora raggiunto il target che abbiamo stabilito per legge (65% al 2012, invece nel 2019 è al 61,3%) ma abbiamo perso di vista tutta la filiera impiantistica che c’è dopo la suddivisione della nostra spazzatura – o meglio di una piccola parte, sostanzialmente imballaggi e organico – in tanti sacchetti diversi. Per scoprire, ad esempio, che circa un quinto della raccolta differenziata è da buttare di nuovo.

Il dato è noto, stavolta confermato da uno studio commissionato da Ricicla.tv al Politecnico di Milano.

«Nella gestione dei rifiuti urbani – sottolinea il Polimi – si è sempre posta particolare attenzione al raggiungimento di determinati obiettivi di raccolta differenziata. Più recentemente sono stati definiti obiettivi relativi alla quantità di rifiuti avviati ad effettivo recupero, nella consapevolezza che la raccolta differenziata rappresenta solo la prima fase di una virtuosa gestione dei rifiuti. I rifiuti raccolti in modo differenziato non possono essere avviati tal quali agli impianti di riciclo, ma necessitano di selezione, in modo da rendere il più omogeneo possibile il flusso destinato al riciclo. Ciò comporta la generazione di scarti, ossia rifiuti che non sono idonei all’avvio a recupero di materia. Anche nella fase di riciclo è possibile che si generino degli scarti dal processo di recupero vero e proprio». O meglio è certo, dato che il secondo principio della termodinamica naturalmente è valido anche per i processi industriali che hanno a che fare con l’economia circolare.

«L’attuale gestione e trattamento delle principali frazioni della raccolta differenziata dei rifiuti urbani genera – argomenta il Polimi – circa 3,2 milioni di tonnellate di scarti, di cui 3 milioni di tonnellate sono idonei al recupero energetico, che rappresenta la forma di gestione prioritaria rispetto allo smaltimento in discarica per i rifiuti che non possono essere sottoposti a recupero di materia. A questi si aggiungono 203.000 tonnellate di scarti derivanti dal trattamento delle altre frazioni della raccolta differenziata dei rifiuti urbani e non approfonditi in questa analisi (RAEE, raccolta selettiva, tessili, rifiuti da costruzione e demolizione e spazzamento stradale a recupero). Gli scarti generati dal trattamento di tutte le frazioni della raccolta differenziata dei rifiuti urbani costituiscono complessivamente circa il 19% del materiale raccolto per via differenziata, e se sommati al RUR attualmente generato lo incrementano del 26%, portando il quantitativo complessivo a sfiorare le 16 milioni di tonnellate all’anno».

Come riassumono dunque da Ricicla-tv, i numeri messi in fila dal Polimi «dicono che nel 2018 il trattamento di 17,5 milioni di tonnellate di rifiuti differenziati ha generato ben 3,2 milioni di tonnellate di scarti, circa un quinto del totale raccolto. Non tutte le filiere però generano uguale quantità di residui non riciclabili: per il vetro è il 14,8% del totale, per l’umido il 18,2%, per la carta il 22,6% mentre per alluminio e acciaio la percentuale supera di poco il 30%. Ma il dato più allarmante è quello sulla raccolta differenziata della plastica, che dallo studio è risultata generare, tra scarti di selezione e riciclo, oltre 778mila tonnellate di frazioni non riciclabili, pari al 66,3% del totale raccolto. Scarti che, quando non possono essere collocati in impianti sul territorio nazionale devono essere esportati a costi esorbitanti e che, quando anche la valvola dell’export viene meno, si accumulano negli impianti di selezione e riciclo fino a saturarli e a metterne a rischio il funzionamento».

Che fare dunque? La soluzione passa dagli elementi emersi ieri nel corso del webinar ‘Comparazione ambientale di scenari di sviluppo infrastrutturale nella gestione dei rifiuti’ organizzato da Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua, ambiente e energia).

«Il messaggio che vorremmo lanciare – dichiara il vicepresidente Filippo Brandolini – è di ‘evitare le semplificazioni’, cioè evitare di raccontare soltanto quello che fa comodo; è assolutamente indispensabile per affrontare la complessità che abbiamo di fronte.  Dopo 20 anni di dibattito incentrato principalmente sul modello di raccolta differenziata da adottare, dobbiamo prendere decisioni urgenti e fare scelte coraggiose, cercando di recuperare un gap che se possibile è anche aumentato in questi anni; un divario sia culturale che industriale, oltre che di organizzazione e dotazione impiantistica. Abbiamo degli scenari di riferimento sulla base dei quali orientare le decisioni: il Programma nazionale di Gestione dei Rifiuti, il Piano Energia e Clima e la Tassonomia. Dobbiamo essere consapevoli – continua Brandolini – che la gestione dei rifiuti è parte dell’economia circolare, ma questa  innanzitutto si può verificare o meno con l’immissione dei prodotti nel mercato, e quindi dalla loro progettazione, dall’eco-design, dalla loro riutilizzabilità o riciclabilità Nello studio presentato oggi, che punta a individuare qual è la soluzione migliore per la gestione dei rifiuti,  è stato evidenziato un passaggio  fondamentale ovvero che la strategia del recupero energetico determina il rendimento ambientale di un sistema di gestione; in altre parole se non abbiamo chiaro come risolviamo il problema di quei rifiuti non riutilizzabili e non riciclabili rischiamo di ostacolare e rendere più difficile tutto il processo».

In questo contesto anche le discariche «rimarranno indispensabili ma devono svolgere un ruolo residuale, dovranno essere impianti specialistici, ben distribuiti sul territorio nazionale e che per essere efficienti non abbiano bacini. Per il rispetto dei target di economia circolare, occuparsi delle discariche è una priorità e conseguentemente, come evidenziato dallo studio, va limitato il ricorso a impianti intermedi come i Tmb. Poi è necessario fare una scelta sul trattamento dell’organico, per il quale abbiamo stimato che al 2035 servono capacità impiantistiche aggiuntive per circa 3,2 milioni di tonnellate di rifiuti. Occorre inoltre recuperare e reinterpretare il principio di prossimità. Abbiamo visto che il trasporto dei rifiuti non è indifferente rispetto agli impatti ambientali; oggi 2,7 milioni di tonnellate di rifiuti vanno dalle regioni centro-meridionali a quelle settentrionali».

Fonte: Luca Aterini per GreenReport

Milano: con raccolta differenziata risparmiate 457mila tonnellate di CO2. I dati del Contatore Ambientale Amsa

Con le 620mila tonnellate di rifiuti recuperati grazie alla raccolta 2019 il Contatore dell’azienda rifiuti ha misurato un risparmio di circa 457mila tonnellate di CO2, di 2.640 milioni di metri cubi di acqua, e di 2.400 milioni di megawattora di energia elettrica

La raccolta differenziata a Milano prosegue il suo buon andamento e porta nuovi vantaggi all’ambiente. A confermarlo sono i numeri del Contatore ambientale 2020, il progetto, giunto al secondo anno di vita, che consente di tradurre gli atteggiamenti virtuosi dei milanesi in tema di rifiuti in dati concreti e comprensibili a tutti.

Con le 620mila tonnellate di rifiuti recuperati grazie alla raccolta 2019 il Contatore ha misurato un risparmio di circa 457mila tonnellate di CO2, di 2.640 milioni di metri cubi di acqua, e di 2.400 milioni di megawattora di energia elettrica.
Per trasformare i dati elaborati dal Contatore Ambientale in qualcosa di concreto e più comprensibile, questi ultimi sono stati rielaborati attraverso il recupero equivalente di ri-prodotti per far comprendere meglio il significato di economia circolare e quindi i vantaggi a valle di una buona raccolta differenziata come è quella di Milano.

In pratica le 620 mila tonnellate di rifiuti prodotti e raccolti da Amsa per la sola città di Milano si sono trasformati in: 10.180 milioni di felpe, 98.400 milioni di nuove bottiglie, 17.650 milioni di chiavi inglesi, 447.280 milioni di scatole per scarpe, 2 milioni di caffettiere moka, 132mila armadi e 22mila tonnellate di compost.

Fonte: Amsa