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In Europa nella plastica cresce solo il riciclo

PlasticsEurope ha presentato ieri al K2019 il report “Plastics – the Facts 2019”, contenente i dati 2018 sull’industria della plastica europea. Numeri che confermano la sensazione di un clima di stagnazione in atto nel vecchio continente, sia sul lato della produzione, che su quello della trasformazione in prodotti finiti.

PRODUZIONE DI PLASTICA. Secondo il report (scaricabile qui), l’anno scorso sono state prodotte a livello mondiale 359 milioni di tonnellate di materie plastiche e gomme, in crescita rispetto alle 348 milioni di tonnellate dell’anno prima, volume che considera termoplastiche, termoindurenti, elastomeri e poliuretani (escludendo le fibre). Di queste, 61,8 milioni sono state prodotte in Europa, in calo rispetto alle 64,4 milioni di tonnellate del 2017.
Le stime di PlasticsEurope indicano che il declino proseguirà anche quest’anno, condizionato dalla debolezza dell’economia a livello globale, dal crescente clima di incertezza e dallo stato di stagnazione industriale in cui versano settori chiave come l’auto e, più di recente, il packaging.
La parte del leone la fa l’Asia, che rappresenta orma il 51% della produzione mondiale (30% la sola Cina), contro il 17% dell’Europa e il 18% del Nord America.

FERMA LA TRASFORMAZIONE. Per quanto riguarda la trasformazione di materie plastiche nel vecchio continente, il 2018 si è stabilizzato sui livelli del 2017, intorno a 51,2 milioni di tonnellate: la Germania si conferma al primo posto con il 24,5% dei consumi totali, seguita dall’Italia con il 13,9%, dalla Francia con il 9,4% e dalla Spagna con il 7,6%; seguono Regno Unito con il 7,3% e Polonia con il 6,8% per citare solo i paesi che trasformano ogni anno oltre 3 milioni di tonnellate di plastiche e gomme.
A livello di applicazioni finali, il 40% circa delle plastiche trasformate in Europa finisce nell’imballaggio, il 20% nelle costruzioni e poco meno del 10% nel settore automotive; il resto è suddiviso tra elettrico/elettronico (6,2%), casalinghi, sport e tempo libero (4,1%), agricoltura (3,4%) e altro (16,7%).

AUMENTANO RACCOLTA E RICICLO. A crescere, in Europa, sono solamente la raccolta e il riciclo di rifiuti plastici: la prima è passata dalle 27,1 milioni di tonnellate del 2016 alle 29,1 milioni di tonnellate dell’anno scorso, mentre il volume avviato a riciclo è cresciuto del +12% toccando 9,4 milioni di tonnellate. Dei rifiuti in plastica raccolti l’anno scorso, il 32,5% è stato rigenerato per via meccanica, il 42,6% è stato destinato a recupero energetico, mentre il 24,9% è stato conferito in discarica. Va però detto che se si confronta la situazione attuale con quella del 2006, a fronte di una raccolta aumentata del +19%, il riciclo meccanico è raddoppiato, il recupero energetico è cresciuto del +77%, mentre l’lo smaltimento in discarica, nello stesso periodo, è crollato del -44%.

COSÍ NEL PACKAGING. Limitando l’analisi ai soli rifiuti da imballaggio, la raccolta si è attestata l’anno scorso su 17,8 milioni di tonnellate, il 42% delle quali è stata riciclata per via meccanica e il 39% mediante recupero energetico, mentre la discarica ha inciso per il 18,5%. La situazione, però è tutt’altro che omogenea a livello continentale: c’è un drappello di paesi che ricicla per via meccanica oltre il 50% dei rifiuti da imballaggio in plastica (Repubblica Ceca, Olanda, Spagna), un folto plotone di inseguitori che si situa tra il 40 e il 50 percento (tra cui Italia, Germania, Regno Unito e Paesi scandinavi) e un gruppo in fondo alla classifica, che non arriva al 30% (Francia, Grecia, Ungheria e Finlandia).

Fonte: Polimerica

Accordo Quadro Anci Conai, al via la definizione della trattativa sugli allegati tecnici

Dopo la presentazione lo scorso 17 ottobre in Commissione Ambiente delle principali novità contenute nel nuovo Accordo Quadro Anci Conai, parte generale, per il prossimo quinquennio, l’Anci nazionale ha avviato la trattativa sulla parte, non meno importante ed impegnativa, degli allegati tecnici.
Soddisfazione è stata espressa a chiusura dei lavori dal delegato politico ANCI Ivan Stomeo, dal presidente del Consiglio nazionale Enzo Bianco e dai componenti tutti della delegazione trattante, che hanno illustrato alla Commissione Ambiente il lungo, complesso e delicato lavoro fatto nell’ultimo anno.
Molti gli spunti innovativi già contenuti nella bozza di Accordo Quadro parte generale che hanno trovato unanime condivisione da parte dei componenti della Commissione Ambiente in cui è stato sottolineato come la negoziazione sia avvenuta in un periodo di profonda revisione dell’assetto ordinamentale in materia di rifiuti, con gli obblighi di adeguamento per il nostro Paese alle nuove direttive UE sulla responsabilità estesa del produttore e le ricadute che gli stessi avranno sugli oneri della gestione, anche dei rifiuti di imballaggio.
La Commissione Ambiente ha preso atto e ha approvato la bozza di nuovo Accordo, sottolineando come sia stato raggiunto un risultato molto importante e cioè la possibilità di modificarlo, nel suo periodo di vigenza, qualora non fosse più coerente con le succitate direttive.
Tra le novità più rilevanti introdotte vi è quello della terzietà delle analisi merceologiche, vera e propria conquista dell’Associazione, accettata dalla controparte e declinata, in quest’Accordo, non solo in un principio verso il quale orientarsi, ma anche nella definizione di azioni concrete. E’ stato infatti previsto il meccanismo dell’individuazione di un soggetto terzo, incaricato di scegliere le società qualificate per eseguire le analisi merceologiche, attribuendogli anche il compito della verifica e del controllo a campione delle analisi effettuate dai laboratori.
Altra importantissima innovazione raggiunta, è quella relativa alla tema della tracciabilità che attiene non solo ai flussi di materia ma anche a quelli economici lungo tutta la filiera (deleghe comprese). Viene inoltre previsto che qualora vi sia una delega o sub-delega, nei casi in cui la stessa è ammessa,  i delegati debbano trasmettere ai Comuni, ogni 6 mesi, il report contenete valori economici e materiali ricevuti dai consorzi. Si tratta di uno strumento che riconosce la centralità ai Comuni e consente loro di avere conoscenza dei risvolti qualitativi ed economici derivanti dalle attività di gestione dei rifiuti da imballaggio.
Infine, in materia di trasparenza, tutti i dati contenuti nella Banca Dati Anci Conai, saranno pubblicamente disponibili a chiunque, a mezzo web, ne faccia richiesta.
Sono infine incrementati i fondi, per i progetti territoriali e sperimentali, da destinare ai territori e dunque ai Comuni, che ammonteranno a circa 3 milioni di euro annue.
A conclusione dei lavori, ampia condivisione del metodo e dei contenuti della bozza di Accordo da parte di tutti i presenti cui è stato chiesto, pur senza stravolgerne l’assetto, un contributo di osservazioni e proposte entro 10 giorni, in modo da poter arrivare alla chiusura definitiva celermente.
Nel ricordare che la proroga dell’attuale Accordo Quadro scade il 31 dicembre, la Commissione è stata altresì informata del fatto che sono state avviate le trattative anche sugli allegati tecnici, altra fase delicata e complessa cui l’Anci dedicherà energie e attenzione per arrivare presto alla chiusura della negoziazione nei termini dati.

Fonte: anci.it

Aro Bari 4: il 75% di raccolta differenziata è realtà

Spesso abbiamo raccontato gli exploit in termini di raccolta differenziata di alcuni Comuni del territorio Italiano. Questa volta a stupire non sono i numeri di un singolo Comune, ma quelli di un Ambito di Raccolta Ottimale, nella fattispecie dell’ARO Bari 4. Quasi 180.000 abitanti suddivisi in 7 Comuni (Gravina in Puglia, Grumo Appula, Toritto, Poggiorsini, Santeramo in Colle, Altamura e Cassano delle Murge) che a metà del 2018 sono passati ad una raccolta porta a porta spinta, che per alcuni di essi rappresentava una novità assoluta.

Solo nel maggio 2018, infatti la percentuale media di Raccolta differenziata sul territorio dell’ARO era inferiore al 25%. Gravina di Puglia era al 10%; Altamura al 21,5%; Toritto al 25%; Santeramo al 15%. Spiccavano le prestazioni di Grumo Appula (71%) e Cassano (68%).
Nel gennaio del 2018 si sottoscrisse il nuovo contratto per la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani nelle città dell’ARO 4 Bari, che ha come Ente capofila l’Unione dei Comuni dell’Alta Murgia – UNICAM.  Un appalto con base d’asta di oltre 143 milioni di euro, che fino al 2025 garantirà l’igiene urbana. Un progetto ambizioso, realizzato con il supporto tecnico di ESPER nel ruolo di Direzione Esecuzione Contratto, che prevedeva il raggiungimento del 50% di RD medio al nono mese dalla data di avvio del servizio e il 65% di RD medio nel secondo anno e successivi di esecuzione del nuovo servizio.

Percentuali che sembravano di difficile raggiungimento, e che invece sono state raggiunte e superate in tempi più brevi di quanto ci si aspettasse. La percentuale media di raccolta differenziata su tutto l’ARO registrata nel mese di Agosto 2019 è del 75,13%, ben oltre gli obiettivi fissati e nel pieno rispetto della normativa vigente. Gravina è schizzata al 68,5, Altamura al 66,6%, Toritto al 75%, Santeramo al 71%. Anche i Comuni già virtuosi hanno incrementato i propri risultati: Grumo al 76%, Cassano al 70%.

Nessuno si aspettava di ottenere risultati così buoni in tempi così rapidi – dichiara Francesco D’Amore responsabile unico del procedimento relativo al servizio di igiene urbana in ambito ARO Bari 4 – tanto è vero che il contratto fissava obiettivi più modesti: il 50% entro i primi nove mesi per poi raggiungere il 65% successivamente. Siamo arrivati a punte che nei mesi hanno superato l’80%: a Santeramo in Colle nel mese di agosto 2019 si è toccata quota 83%. Non possiamo che essere più che felici di come sta procedendo il progetto”.

UN progetto che ha avuto bisogno di qualche piccola correzione in corso d’opera, ma che non si discosta da quello originario. “Nella realtà, tranne qualche piccola modifica non c’è stata una variazione significativa rispetto a quello che era previsto nel progetto originario – Continua D’Amore –  Abbiamo modificato in alcuni casi le modalità di raccolta nei condomini più grandi dotandoli di mastelli in alcuni Comuni, ma fondamentalmente abbiamo seguito quello che era il progetto iniziale. Andrebbe apportata ancora qualche modifica, ma serve la collaborazione dei Comuni, che ogni tanto non è facile formalizzare in atti: gli iter decisionali dei Comuni sono abbastanza complicati. Ma ciò significa che abbiamo ancora potenziale per migliorare gli ottimi risultati ottenuti fino ad oggi, ed è sicuramente incoraggiante e stimolante”. (SC)

Raccolta differenziata dell’organico corretta anche in vacanza

In vacanza, ma senza dimenticare il rispetto per l’ambiente: soprattutto in agosto e con questo gran caldo, nei luoghi di villeggiatura occorre prestare ancora più attenzione alla separazione dei rifiuti, perché possono provocare diverse criticità, anche igieniche.

Il Consorzio Italiano Compostatori (Cic) ha stilato alcuni consigli per la corretta raccolta dei rifiuti organici per tutti coloro che sono in partenza, così da arrivare preparati sulle modalità e i giorni di raccolta dei rifiuti.

Differenziare l’organico correttamente – ricorda il Cic – è importante perché, una volta avviati negli impianti di compostaggio, i rifiuti si trasformano in compost, un fertilizzante naturale che può essere utilizzato per restituire sostanza organica alla terra. Un vero e proprio circolo virtuoso, esempio di economia circolare: ciò che era rifiuto diventa una risorsa importante per nutrire la terra.

– Informarsi sulle modalità di raccolta della località di villeggiatura: potrebbe essere attiva la raccolta con il porta a porta, oppure con il cassonetto stradale, così come potrebbero essere differenti i colori utilizzati per diversificare i bidoni dell’immondizia. Bisogna chiedere al locatore, nel caso di una casa vacanze in affitto, oppure contattare il comune o l’azienda di igiene urbana locale per essere informati anche sugli eventuali giorni di passaggio dei mezzi. Alcuni comuni si sono dotati di applicazioni per smartphone dedicate proprio alla raccolta differenziata, per segnalare dove buttare le varie tipologie di rifiuto e dare tutte le informazioni necessarie.

– Il sacchetto giusto. I rifiuti organici vanno smaltiti utilizzando i sacchetti in materiale biodegradabile e compostabile certificati (a NORMA UNI EN 13432) in carta o in bioplastica. Per riconoscere un sacchetto conforme alla legge bisogna controllare se riporta la scritta “biodegradabile e compostabile” la dicitura dello standard europeo “UNI EN 13432:2002” e il logo rilasciato dall’ente di certificazione, come ad esempio il marchio “Compostabile Cic”. Da evitare assolutamente le buste di plastica tradizionale, che per legge non possono essere utilizzate per la raccolta del rifiuto organico. Al sacchetto compostabile va associato preferibilmente un contenitore aerato per gli scarti umidi, evitando cattivi odori, che fermentino e si formino liquidi.

– Cosa buttare nell’umido. Tutti gli scarti di preparazione dei cibi, sia di tipo vegetale che animale, i resti di cibo secco degli animali domestici, fiori appassiti che possono rientrare nel processo di compostaggio, tornare alla terra e contribuire a nuove fioriture. Anche il sughero è un materiale naturale e biodegradabile, quindi i tappi in sughero possono essere avviati al compostaggio. Non vanno invece raccolti con l’umido oggetti in vetro, metallo, plastica, lattine. Scarti di legname trattato o verniciato non sono idonei al compostaggio.

– Attenzione agli sprechi in cucina. Il caldo può accelerare il deterioramento del cibo, aumentando non soltanto gli sprechi, ma anche i cattivi odori in cucina. Per questo, il consiglio del Cic è di non esagerare negli acquisti, per non ritrovarsi ad avere frutta e verdura in eccesso, e allo stesso tempo di mettere gli alimenti in luoghi freschi e al riparo dal sole.

Infine, prima di gettare gli avanzi nell’umido, si può pensare a come riutilizzarli: la frutta avanzata o troppo matura può essere l’ingrediente perfetto per una macedonia, mentre piccole quantità avanzate di verdura possono essere mischiate in un’insalata.

A Porto Cervo la plastica da riciclo si scambia con oggetti

La spazzatura la puoi portare a Porto Cervo. Ma non per buttarla via. Entri nel punto Exchange Miniwiz alla Promenade du Port con la plastica da riciclare (bottiglie, buste, piatti, bicchieri, coppette e cucchiaini da gelato), e ti guardi intorno per vedere se c’è qualcosa che ti piace: sedie, occhiali, cappelli. Ogni oggetto ha un prezzo in punti. Ma anche la plastica che tu porti vale dei punti. Non ci sono soldi da aggiungere: più rifiuti riciclabili consegni al negozio e più hai la possibilità di portarti via l’oggetto che desideri.

Funziona così. E il motto è “dalla spazzatura all’oro”. Un negozio ‘etico’ nato dall’idea di un ingegnere di Taipei: ogni stanza è piena di prodotti innovativi e rispettosi dell’ambiente. Con la tecnologia che si mette al servizio della lotta all’inquinamento da rifiuti plastici e chimici. La parola chiave è Exchange. “Scambia l’impatto del tuo inquinamento con soluzioni e prodotti che tu sia orgoglioso di condividere, e ‘scambia’ i tuoi disattenti consumi monouso con nuovi elementi costruttivi durevoli per la tua casa e città”, spiegano i promotori dell’iniziativa.

Non solo: si può partecipare ai workshop per assistere in pochi minuti all’intero processo di riutilizzo di questi materiali. Proprio come avviene in un panificio tradizionale con acqua, sale e farina. Il riciclo creativo si svolge al Miniwiz Trashlab martedì, mercoledì, sabato e domenica alle 19. Con gli ingegneri pronti a condividere l’esperienza e a illustrare progetti e materiali sviluppati negli ultimi 15 anni. Un percorso pratico dove si imparerà l’intero processo: separazione, lavaggio, asciugatura, triturazione, fusione e formazione del prodotto finito.

Miniwiz è un’azienda che dal 2005 si occupa di realizzare soluzioni innovative legate all’economia circolare. Il punto Exchange è inserito nella Promenade du Port, centro creativo e artistico con 60 realtà tra ristoranti, bar, gallerie d’arte e design, concept store, boutique artigianali e alcuni dei più influenti marchi di moda internazionali.

Fonte: ansa.it

Rifiuti, ecco come (e perché) fare una buona raccolta differenziata del vetro

L’ultimo anno è stato caratterizzato da una grande crescita della raccolta differenziata e dell’avvio al riciclo degli imballaggi in vetro: i dati i dati ufficiali di CoReVe – il Consorzio recupero vetro – mostrano infatti che nel 2018 a livello nazionale la raccolta differenziata ha registrato un incremento dell’8,4% rispetto al 2017, con un totale intercettato di circa 2.189.000 tonnellate. E anche il tasso di riciclo, ovvero il rapporto tra quanto avviato a riciclato e quanto immesso al consumo in Italia, è cresciuto dal 72,8% al 76,3%, in quanto le tonnellate di rifiuti d’imballaggio in vetro avviate a sono state 1.885.957 (+6,6%) e l’immesso al consumo è stato di circa 2.472.000 tonnellate (+1,,7%). Rimane però ancora molto da migliorare, soprattutto per quanto riguarda la qualità della raccolta differenziata.

«Un punto dolente – spiega il presidente Coreve, Gianni Scotti – rimane la qualità del materiale: lo sviluppo delle quantità raccolte è infatti accompagnato da una crescente presenza di materiale improprio conferito, erroneamente, nella raccolta differenziata del vetro, il che comporta un aumento degli scarti nella fase di trattamento che precede il riciclo in vetreria. Oltre il 13% del totale raccolto, che potrebbe essere riciclato alimentando un perfetto esempio di economia circolare, è purtroppo perso e smaltito in discarica. Uno spreco dannoso ed oneroso. Una maggior attenzione, da parte del cittadino, nell’evitare di conferire frazioni estranee come la ceramica, il pyrex, il cristallo, o i sacchetti di plastica, che troviamo sempre più spesso associati alla diffusione della raccolta “porta a porta”, potrebbe evitare tutto ciò».

Dallo studio dei dati qualitativi sulle raccolte differenziate, infatti, la raccolta del vetro risulta infatti alterata, oltre che da ceramica e porcellana che sono senz’altro l’inquinante più diffuso, anche da altri tipi di materiali come quelli citati da Scotti: oggetti di cristallo, pirofile di Pyrex o vetroceramica, vetri retinati e altri materiali inerti, che possono sembrare erroneamente simili al vetro da imballaggio, mentre in realtà sono materiali contaminanti, che vanno a inficiare il fine ultimo della raccolta differenziata – il riciclo – e sono costosi anche per la collettività.

Fonte: Green Report

Italia sempre più plastic free

Continua l’ondata plastic-free all’interno dei confini nazionali: sono sempre di più le amministrazioni e le istituzioni che assumono iniziative per liberarsi dalla plastica monouso.

Aversa – Nel territorio comunale di Aversa sarà progressivamente eliminata la plastica monouso, così come stabilito dall’ordinanza comunale emanata dal sindaco Alfonso Golia “Comune Plastic free” con la quale si dà disposizione per la minimizzazione dei rifiuti, l’incremento della raccolta differenziata e la riduzione dell’impatto della plastica. Una serie di misure e azioni concrete per incentivare l’uso dei materiali bio, ridurre la produzione di rifiuti e rafforzare la raccolta differenziata, promuovere comportamenti consapevoli e virtuosi, rispettare e difendere l’ambiente.

ConfCommercio Como – a breve verrà installato nella sede di Como, Via Ballarini un erogatore di acqua e contestualmente saranno distribuite a tutti i dipendenti apposite borracce realizzate con materiali ecologici. L’obiettivo è far partire un processo ampio mirato alla progressiva riduzione dell’utilizzo della plastica monouso in tutti i campi, cominciando con le bottigliette di plastica. In numeri parliamo di un risparmio di circa 100 bottigliette al giorno, 400 al mese, 4800 all’anno. Se pensiamo che per produrre una bottiglia di plastica vengono emessi in atmosfera circa 100 gr. di CO2, il risultato può davvero essere esponenziale. Inoltre, in questo modo, si evita che ulteriore plastica finisca nei mari già pesantemente compromessi.
Non solo: bisogna anche considerare l’impatto dei trasporti e la relativa emissione di anidride carbonica.

Trebisacce – Dalla prossima estate niente più plastica sulle spiagge Bandiera Blu del Comune di Trebisacce. È quanto annunciato dal delegato all’Ambiente, Franz Apolito che ha confermato l’adesione di Trebisacce al programma Plastic Free della Regionale Calabria. “Sotto il profilo ambientale – ha dichiarato il delegato Apolito – siamo ad una svolta epocale. La Regione Calabria ha messo in campo un bando che può davvero cambiare il nostro approccio al consumo di un elemento fortemente inquinante come gli oggetti realizzati con plastica monouso. Come Comune Bandiera Blu siamo stati chiamati per concertare e condividere i criteri per l’erogazione di incentivi agli stabilimenti balneari e agli esercizi commerciali aperti al pubblico che vogliano erogare servizi ecosostenibili, rinunciando alla plastica monouso e riducendo, dunque, la produzione dei rifiuti”

Tremiti – Un’isola “plastic free”: questo è il proposito che ha spinto la giunta comunale delle Isole Tremiti ad emanare un’ordinanza, in vigore, che vieti sull’isola la commercializzazione degli shopper in polietilene e l’uso di contenitori e stoviglie monouso non biodegradabili. In ottemperanza alla normativa comunitaria e all’obbligo dei Comuni di creare un sistema integrato per favorire il massimo recupero di risorse, il sindaco, Antonio Fentini, ha scelto di impostare un dialogo con commercianti, privati, associazioni ed enti presenti sul territorio isolano, per l’utilizzo di materiali compostabili e biodegradabili, al fine di ridurre in maniera sensibile la quantità di rifiuti indifferenziati da destinare alle discariche e rendere quindi più economico lo smaltimento. Eppure, c’è ancora un problema inquinamento da combattere, tanto subdolo quanto atavico, ed è quello delle cassette in polistirolo che si usano per la pesca: il basso costo di questo materiali, le cattive abitudini di alcuni pescatori e le correnti, ci costringono a convivere con un inquinante che ritroviamo frantumato e portato dal vento perfino in pineta.

Milano, borracce nelle scuole – Al rientro dalle vacanze estive per l’inizio dell’anno scolastico 2019/2020, gli studenti di elementari e medie di Milano troveranno una sorpresa… il Comune ha infatti deciso di regalare a tutti gli studenti delle borracce di alluminio da sostituire alle bottigliette di plastica usa e getta così da ridurne il consumo: è il primo passo verso una scuola plastic free. Il sindaco Sala sta facendo il possibile per realizzare il progetto entro settembre, in tempo per la ripresa delle lezioni. L’idea è quella di far consegnare le borracce dagli assessori del comune durante una piccola cerimonia in cui verrà spiegato ai ragazzi (e non solo) il significato dell’iniziativa.

Milano oltre il 60% di RD

Una volta si diceva che nelle grandi città non era possibile fare il porta a porta. Che nelle grandi città non si potevano ottenere buoni risultati. Che le grandi città avevano una complessità urbanistica troppo elevata, una multietnicità eccessiva che impediva progetti di raccolta avanzata e capillare.

Mentre si dicevano queste cose, Novara stava stabilmente sopra il 70% di RD.
Nel 2007 Roma scelse di sperimentare con il supporto tecnico di ESPER il porta a porta nei quartieri Colli Aniene, Decima e Massimina, dove si superò il 65%. L’esperimento fu poi azzerato dalle giunte successive.
Nel 2008 toccò a Napoli sperimentare con il supporto tecnico di ESPER il porta a porta nel quartiere di Colli Aminei, dove si raggiunse il 78% in un solo anno, partendo dal 12% del 2017.
Nel frattempo nascevano l’esperienza Parma e quella di Trento (entrambe sopra l’80%); centri di tutte le dimensioni e di ogni latitudine sceglievano il porta a porta con risultati ottimi. Molti arrivavano all’eccellenza implementando un sistema di tariffazione incentivante (tariffa puntuale).

Ora tocca alla seconda città d’Italia superare quota 60%: continua la crescita della raccolta differenziata a Milano che nel primo semestre del 2019 raggiunge il 61,8% (nello stesso periodo del 2018 la percentuale è stata del 59,5%). I dati Amsa mostrano una crescita di tutte le principali frazioni urbane: umido (+2,73%), carta (+2,62%), vetro (+2,62%), imballaggi in plastica e metallo (+4,83%).
Non siamo di fronte a risultati d’eccellenza (la norma prevede quota 65%), ma l’esempio è significativo e toglie alibi ad altre città meno “riciclone”.

CGIL “Tariffa Puntuale ed operatori al centro del progetto: la via della virtuosità passa da questi punti”

Si è tenuto il 28 giugno 2019 presso il Museo archeologico di Olbia il convegno “Riduzione e riciclo dei rifiuti: Uno strumento per la valorizzazione del territorio”, organizzato dalla Funzione pubblica Cgil e dalla Cgil Gallura. «Per la Cgil – afferma Luisella Maccioni segretario della Funzione pubblica Cgil Gallura – è possibile tenere insieme tutela dell’ambiente, legalità e creazione di lavoro. La fase storica attuale è attraversata da due profonde transizioni: quella ambientale e quella tecnologica, che incideranno profondamente nei modelli di vita, nell’economia e inevitabilmente nel lavoro, e che dunque dobbiamo imparare rapidamente a gestire. Ed è questa una sfida che possiamo vincere solo con un’azione integrata che tenga assieme sviluppo, ricerca di piena occupazione, rispetto del pianeta e diritti umani».

La relazione tecnica del convegno è stata illustrata dal Direttore Generale di ESPER, dott. Attilio Tornavacca, con un intervento dal titolo “Le migliori pratiche a livello europeo e nazionale per l’adozione della tariffazione puntuale e la corretta incentivazione degli utenti e degli addetti alla raccolta differenziata”.

Tre i concetti base esplicitati dal Dott. Tornavacca. In primo luogo, a valle di una azione di riduzione della produzione dei rifiuti e di un aumento del riutilizzo e del riuso, il necessario superamento della percentuale di raccolta differenziata come unico indicatore di bontà del servizio. “Senza abbandonare l’indicatore percentuale, che non solo deve continuare ad esistere, ma deve essere continuamente aumentato – ha affermato il Direttore ESPER – si deve assumere come indicatore significativo anche la qualità della raccolta differenziata, ovvero abbassare il più possibile la percentuale di frazioni estranee all’interno dei materiali raccolti differenziatamente. Da questo oggi dipendono i contributi che i vari consorzi di filiera del Conai devono riconoscere alle amministrazioni locali, da questo dipende anche l’abbassamento dei costi del servizio”. In secondo luogo, la responsabilizzazione delle utenze e il contestuale meccanismo di incentivazione economica di quelle più attente nella separazione e nell’abbattimento del quantitativo di rifiuti indifferenziati, raggiungibile solo con l’applicazione della tariffazione puntuale. “Il meccanismo del “pago in base a quanti rifiuti conferisco” è stato implementato ormai da anni in gran parte dell’Europa del Nord, in molte parti d’Italia, ed è in costante diffusione – ha continuato Tornavacca – Funziona anche in città grandi e dall’elevata complessità urbanistica come Trento e Parma. La scelta di un’automazione della rilevazione attraverso l’apposizione di TAG RFiD UHF su contenitori fissi e sacchetti è la scelta tecnologica più premiante, a giudicare dalle esperienze italiane. Livelli di eccellenza possono essere ottenuti più facilmente con l’implementazione di un sistema di misurazione e tariffazione puntuale premianti per l’utenza, modulato sulla base della virtuosità dei comportamenti della stessa, ed introducendo sistemi di controllo dei percorsi (quali sistemi GPS sui mezzi)”.

In terzo luogo, il Direttore di ESPER ha sottolineato la centralità degli operatori per il raggiungimento di buone performances ambientali. “Quando si scrive un bando di gara – dichiara l’esperto – è necessario prestare moltissima attenzione alla figura degli operatori ecologici. Sono il cardine su cui si snoda l’intero servizio e sono determinanti per il raggiungimento di obiettivi di alto profilo. Proprio per questo ad oggi sistemi completamente automatizzati di raccolta hanno fallito in molte parti d’Italia: ai costi elevatissimi di acquisto e manutenzione (sono infatti spesso oggetto di vandalismi e danneggiamenti) si aggiunge il mancato controllo umano che troppo spesso fa di queste “isole ecologiche” dei veri e propri catalizzatori di abbandoni di rifiuti. Tornando alla centralità dell’operatore ecologico, è sempre più necessario tutelarne la salute ed il comfort lavorativo. In un servizio che cambia costantemente e diventa più usurante, l’inserimento in appalto ad esempio di mezzi con guida a destra, aria condizionata, cambio automatico e soprattutto freni di stazionamento automatici (semplici optionals che evitano moltissimi infortuni) o di contenitori ergonomicamente adeguati, possono tutelare la sicurezza degli operatori ed incrementare la qualità del proprio servizio. Inoltre è auspicabile che il concetto di ‘corresponsabilità’, solitamente limitato al rapporto fra azienda appaltatrice e stazione appaltante, venga esteso agli operatori: al superamento di obiettivi contrattualizzati l’azienda riceverà una quota dei risparmi realizzati dall’amministrazione. Parte di questa cifra dovrà essere girata agli operatori. Così abbiamo fatto nell’appalto dell’ARO Bari 2 e i risultati sono stati eccellenti: percentuali di raccolta elevate e operatori premiati del loro buon operato con cifre sostanziose e incentivati a lavorare sempre meglio”.

RASSEGNA STAMPA – “E ora che facciamo con Ata?”: lettera dei Verdi Savonesi

In questi giorni è apparsa l’ennesima notizia,che già temevamo: il progetto di raccolta differenziata spinta per Savona è stato affondato ed il consiglio di amministrazione ha annunciato le sue imminenti dimissioni. E ora?

Noi Verdi vogliamo in primo luogo manifestare la nostra vicinanza politica e solidarietà a lavoratrici e lavoratori,colpite e colpiti in questi giorni dalla grave morte di un giovane collega di Stella,perche’ riteniamo che dinanzi all’assenza di scelte politiche vengano messi pesantemente a rischio gli stipendi e i posti di lavoro.

In secondo luogo chiediamo l’avvio di un piano straordinario,che preveda una raccolta differenziata spinta e porta a porta ma soprattutto la riduzione dei rifiuti e il loro riuso in modo di giungere alla creazione di una filiera di green economy sempre piu’ possibile e urgente.

Nel contempo riteniamo necessario che venga ripreso ed aggiornato il piano esistente ed elaborato dalla società ESPER,che consentiva di monitorare tutti i passaggi e la possibilità a costi ridotti di giungere ad una raccolta di ottimo livello e di qualità.
Poi vogliamo sapere che intenzioni si hanno su Cima Montà dati ritardi accumulati e la possibilità che emergano responsabilità personali e contabili sulla mancata attuazione del piano post discarica.

Infine chiediamo le dimissioni dell’assessore al bilancio e di tutta la Giunta,che in questi anni hanno evitato di compiere scelte sulla gestione dei rifiuti condannando Savona al rischio di affogare nella spazzatura senza prospettiva alcuna di riscatto.

Fonte: IVG