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Pile e accumulatori: si può fare di più nella raccolta e riciclo dei rifiuti

I dati di Eurostat relativi alla vendita, alla raccolta e al riciclo delle pile e accumulatori portatili indicano che nel 2018 sono state raccolte e gestite il 48% delle pile e accumulatori portatili immessi sul mercato e in Italia il 36% (dati 2017, in controtendenza sul 2016). Il D.lgs. di recepimento del Pacchetto sui rifiuti per l’economia circolare potrebbe costituire l’occasione per alcune semplificazioni e armonizzazioni normative, in linea con il nuovo Piano d’azione europeo per l’economia circolare.

Dai dati statistici pubblicati da EUROSTAT e relativi alla vendita, alla raccolta e al riciclo in Europa delle pile e accumulatori nel 2018, emerge che a fronte dell’immissione sul mercato di 191.000 tonnellate di pile e accumulatori portatili, ne sono state raccolte e gestite 88.000 tonnellate, per una percentuale del 48%, cresciuta costantemente tra il 2009 e il 2018 (nel 2011 era del 35%), mentre in Italia ne sono state immesse 25.268 tonnellate (2017 perché l’Italia a luglio non aveva ancora comunicato i dati) e raccolte 9.488 tonnellate, pari ad una percentuale del 36%, peraltro in controtendenza rispetto al 2016.

La Direttiva 2006/66/CE (modificata dalla Direttiva  2013/56/UE) relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori specifica che “pile o accumulatori portatili” sono le pile, le pile a bottone, i pacchi batteria o gli accumulatori che: a) sono sigillati; e b) sono trasportabili a mano; e c) non costituiscono pile o accumulatori industriali né batterie o accumulatori per autoveicoli”.

Tra gli Stati europei che hanno fatto registrare i tassi maggiori di raccolta di pile e accumulatori (superando l’obiettivo europeo del 45%) si evidenzia la Croazia (96%), Polonia (81%), Lussemburgo (69%) e Belgio (62%). Estonia e Cipro (entrambe al 30%) e Portogallo (31%) chiudono la classifica.

La stessa Direttiva 2006/66/CE ha definito gli obiettivi di raccolta che per il 2012 era del 25%, che saliva al 45% entro il 2016. Diciassette degli Stati membri dell’UE per i quali sono disponibili i dati del 2018 hanno registrato un tasso di raccolta di batterie usate del 45% o più.

A causa dell’ampia gamma di batterie esistenti e dei vari componenti metallici di cui sono realizzate, esistono specifici processi di riciclaggio per ciascun tipo di batteria. A questo proposito, la Direttiva distingue tra batterie al piombo acidobatterie al Ni-Cd (nichel-cadmio) e altre batterie.

Contrariamente ai dati di vendita e raccolta, quando si tratta di riciclaggio di batterie e accumulatori non viene fatta alcuna distinzione tra batterie portatili e batterie industriali e dell’automotive. Pertanto, non è possibile determinare il tipo di batterie una volta spedite all’impianto di riciclaggio. Di conseguenza, le quantità di rifiuti di pile e accumulatori che entrano nel processo di riciclaggio sono molto più elevate delle vendite registrate e dei dati della raccolta, che includono solo pile e accumulatori portatili.

La differenza tra la vendita e la raccolta di batterie portatili (tutti i tipi) e il riciclaggio delle batterie al piombo acido è particolarmente evidente. A livello dell’UE, nel 2018 sono state immesse sul mercato circa 191.000 t. di pile e accumulatori portatili di diversi tipi, mentre circa 1,4 milioni di tonnellate di batterie al piombo acido sono entrate nei processi di riciclaggio nell’UE nel 2018, indicando che le batterie al piombo acido per il riciclo provengono principalmente dal settore automobilistico.

L’efficienza di riciclo delle batterie e accumulatori al piombo è al 65% (obiettivo fissato dalla Direttiva)in tutti gli Stati membri, avendo superato tale soglia anche quei Paesi che non avevano comunicato i dati del 2018. Tuttavia, fa osservare Eurostat, le efficienze di riciclaggio non hanno mostrato una chiara tendenza tra i Paesi nel periodo 2012-2018. In Italia si è raggiunto il 90%.

Nel caso delle batterie al nichel-cadmio (Ni-Cd), le efficienze di riciclaggio si sono attestate tra il 75% e l’85% per quasi tutti gli Stati (la Direttiva prevedeva il 75%) pur con qualche eccezione. Anche nel caso del riciclaggio delle batterie Ni-Cd non vi è alcuna tendenza chiaramente specifica per Paese dal momento che l’efficienza è aumentata per alcuni Stati, è rimasta stabile o fluttuante per altriIn Italia era quasi all’80%.

Per le altre batterie, l’obiettivo di riciclaggio previsto dalla Direttiva del 50% è stato raggiunto da tutti gli Stati membri dell’UE che hanno presentato la dichiarazione del 2018. La gamma di efficienze di riciclaggio per le altre batterie va da circa il 50% a oltre il 90% in tutti gli Stati membri, percentuali più elevate rispetto a quelle delle batterie al piombo e al Ni-Cd. L’Italia era in controtendenza: dall’80% del 2012 a poco più del 60% nel 2016.

Il Pacchetto UE di misure sull’economia circolare (approvato in via definitiva il 22 maggio 2018) ha modificato 6 Direttive in materia di rifiuti, tra cui la 2006/66/CE su Pile e Accumulatori (Direttiva 2018/849/UE, Art. 2). Il Pacchetto doveva essere recepito dagli Stati membri nei propri ordinamenti nazionali entro il 5 luglio 2020, ma in Italia le Commissioni parlamentari hanno espresso ilparere sul D.lgs. del Governo che aveva la delega solo il 29 luglio 2020, al termine di una serie di audizioni.

Al parere favorevole espresso, le Commissioni parlamentari, sottolineando che l’obbligo di raccolta di pile e accumulatori portatili comporta notevoli problematiche di carattere logistico ed economico, soprattutto per gli esercizi di piccole dimensioni, propongono di:
– rendere obbligatoria la raccolta solo presso gli esercizi che abbiano una superficie di almeno 100 mq, lasciando comunque la facoltà di effettuarla a tutti gli altri soggetti;

– armonizzare la disciplina relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e quella relativa alle apparecchiature elettriche ed elettroniche e ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche stante le indubbie interconnessioni operative tra i due sistemi, anche attraverso l’istituzione di un centro di coordinamento unico sia per le pile che per le AEE, nell’ottica di maggiore semplificazione delle procedure e riduzione dei relativi costi;

– istituire presso il MATTM una “Piattaforma italiana per lo studio e l’implementazione di sistemi innovativi di recupero e gestione dei RAEE e dei RPA” al fine di contrastare l’obsolescenza pianificata, sviluppare l’analisi tecnica, ambientale e finanziaria dei metodi di recupero innovativi e sostenibili per singole materie prime critiche, nonché lo studio di tecnologie avanzate di riciclaggio e di ricostruzione dei RAEE e RPA sul territorio nazionale.

Si ricorda che il nuovo Piano d’azione per l’Economia circolare, adottato dalla Commissione UE lo scorso marzo, incentra appunto l’attenzione sui settori che utilizzano più risorse e che hanno un elevato potenziale di circolarità.

Fonte: Regioni & Ambiente

Trento, a giugno raccolta differenziata all’84% e la produzione rifiuti torna a livelli pre-covid

Il Comune di Trento si conferma tra le migliori realtà a livello europeo sul fronte della raccolta differenziata. Dai dati del primo semestre 2020 emerge non solo la perseveranza dei cittadini a una corretta e puntuale gestione dei rifiuti superando per due mesi di fila l’84%, ma è anche possibile leggere e anticipare le tendenze sulla produzione rifiuti a livello nazionale che vedono una ripresa della produzione rifiuti dal mese di maggio.

Dal confronto con i dati di raccolta differenziata registrati nel 2019, scrivono dal Servizio Urbanistica e Ambiente del Comune, si evidenzia che agiugno 2020 è stato registratol’84,22% di raccolta differenziata mentre la “quantità di rifiuti totale prodotta nei mesi di maggio e giugno 2020 è ritornata a valori in linea con quelli registrati prima del periodo di lockdown”.

In sostanza nei primi sei mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2019, si è comunque avuta una diminuzione del 6,7% dei rifiuti totali prodotti, e del 8,7% dei rifiuti smaltiti in discarica. Inoltre “la percentuale di raccolta differenziata nei mesi di maggio e giugno 2020 è molto alta: in entrambi i mesi la raccolta differenziata ha superato l’84%”.

Corepla, oltre 1.370.000 tonnellate di plastica raccolte. Tra le più virtuose Valle D’Aosta e Sardegna

Il servizio di raccolta e riciclo è ormai capillare in tutto il Paese: sono 7.345 i Comuni serviti (92%) e 58.377.389 i cittadini coinvolti

Buone notizie per la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. Nel 2019 sono state oltre 1.370.000 le tonnellate di plastica raccolte in modo differenziato, ovvero il 13% in più rispetto al 2018. Un nuovo record in termini di quantità trattata, che porta l’Italia ad un procapite medio annuo di 22,8 kg. A guidare la classifica Valle d’Aosta e Sardegna, con oltre 31 kg per abitante.

 Il servizio di raccolta e riciclo è ormai capillare in tutto il Paese: sono 7.345 i Comuni serviti (92%) e 58.377.389 i cittadini coinvolti. Il valore economico direttamente distribuito da Corepla, il Consorzio nazionale senza scopo di lucro per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, ammonta complessivamente a 760 milioni di euro, dove la quota di valore principale resta quella destinata ai Comuni e/o convenzionati da loro delegati.

Nel corso del 2019 il corrispettivo riconosciuto dal Consorzio ai Comuni italiani o ai loro operatori delegati ha infatti raggiunto i 400 milioni di euro. Oltre 185 milioni sono stati destinati agli impianti che selezionano gli imballaggi dividendo la plastica per polimero e alcuni polimeri come il PET anche per colore, dando così maggior valore al prodotto selezionato. Lo scorso anno sono state riciclate 617.292 tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica, prevalentemente provenienti da raccolta differenziata urbana (sono incluse le quantità provenienti dalle piattaforme da superfici private e dai Consorzi autonomi). Sono stati recuperati anche quegli imballaggi che ancora non possono essere riciclati.

Corepla ha avviato a recupero energetico 445.812 tonnellate, che sono state utilizzate per produrre energia al posto di combustibili fossili. ll materiale avviato da Corepla a recupero è stato destinato per il 75% a cementifici (41% in Italia e 34% all’estero) e per il restante 25% a termovalorizzazione. Alle cifre della gestione consortile vanno aggiunti i quantitativi di imballaggi in plastica riciclati da operatori industriali indipendenti provenienti dalle attività commerciali e industriali (287.000 tonnellate) per un riciclo complessivo di oltre 1 milione di tonnellate e la quota di imballaggi presente nell’RSU avviati a recupero di energia (567.510 tonnellate). Dei 2.084 milioni di tonnellate di imballaggi in plastica immesse sul mercato e di pertinenza COREPLA nel 2019, il Sistema Italia è riuscito quindi a recuperarne 1.917.614, che corrisponde al 92%.

“Un risultato mai raggiunto prima – ha dichiarato il Presidente di Corepla Antonello Ciotti – per gli oltre 7.000 Comuni che hanno avviato il servizio di raccolta. Con una media di circa 23 kg/abitante anno di RD il sistema italiano del riciclo degli imballaggi in plastica è tra i primi in Europa. Siamo certi che, lavorando così assiduamente nell’attività di sensibilizzazione di tutti gli attori e nello sviluppo di nuove tecnologie, riusciremo a vincere la sfida dell’economia circolare, e saremo pronti a contribuire al raggiungimento degli ‘sfidanti’ obiettivi che la EU pone per il 2025 per il nostro Paese”.

Igiene urbana: nasce Green Alliance, la prima rete di imprese tra le aziende pubbliche lombarde

Nasce Green Alliance, la prima rete di imprese tra le aziende pubbliche lombarde che si occupano di Ambiente. Il 13 luglio 2020, nella sede di Confservizi Lombardia – l’associazione che rappresenta le aziende dei servizi pubblici locali sul territorio regionale lombardo e patrocina il progetto – è stato firmato il Patto di Rappresentanza per la promozione e lo sviluppo della gestione pubblica del servizio igiene urbana. Green Alliance – Servizi per l’Ambiente in Lombardia. 

Fanno parte della rete: ACCAM SpA di Busto Arsizio (VA), AEMME LINEA AMBIENTE srl di Legnano (MI), AMAGA SpA di Abbiategrasso (MI), ASM MAGENTA srl di Magenta (MI), BRIANZA ENERGIA AMBIENTE SpA e BRIANZA ENERGIA GESTIONI SpA di Desio (MB), CEM AMBIENTE SpA di Cavenago Brianza (MB), CORE SpA di Sesto S.G. (MI), MANTOVA AMBIENTE srl di Mantova, SERVICE 24 AMBIENTE srl di Tavernerio (CO) e SILEA SpA di Valmadrera (LC). 

Insieme le dieci aziende pubbliche partecipate da 284 Enti (283 Comuni e la Provincia di Monza e Brianza), garantiscono servizi per un territorio di 3.003.632 abitanti. Impegnano oltre 889 lavoratori, con un fatturato complessivo che supera i 290 milioni di euro.  
Green Alliance – Servizi per l’Ambiente in Lombardia è unarete di imprese pubbliche con uno strettissimo legame con gli Enti locali ed il territorio che rappresentano, unite dallo strumento giuridico del contratto di rete. Si tratta di gestori di uno o più ambiti della filiera del servizio di igiene urbana che, insieme, hanno creato di fatto un primo ciclo integrato completo nella gestione ambientale che va dalla raccolta differenziata dei rifiuti alla gestione di impianti per il loro recupero e la trasformazione della parte indifferenziata in energia*, dal servizio di pulizia strade, alla gestione di impianti di recupero delle terre di spazzamento. Green Alliance rappresenta il primo esempio fattivo di economia circolare su base regionale. 

Le dieci aziende dei servizi essenziali condividono, inoltre, un approccio di sostenibilità alla gestione del servizio erogato che, come hanno dimostrato in più occasioni in questo delicato momento di emergenza sanitaria, denota una particolare vicinanza ai cittadini e all’economia dei propri territori, attenti all’ambiente e attivi nel sociale.
L’obiettivo principale di Green Alliance è creare sinergie industriali in grado di garantire la qualità dei servizi, incrementando la capacità innovativa e competitiva, ma anche minori costi per i cittadini. 

Il Programma di rete appena firmato impegnerà, ma non solo, le aziende nei prossimi 5 anni a:
– attivare sinergia sugli acquisti e gare di aggregazione di volumi
– promuovere ricerca e sviluppo congiunte su tematiche di economia circolare e verificare la possibilità di realizzazione congiunta di progetti relativi
– generare sinergie industriali e operative a livello regionale e nazionale, avviare collaborazioni con cluster analoghi o complementari;
– rappresentare gli interessi comuni e condivisi nei confronti degli stakeholder istituzionali e associativi di riferimento (attraverso attività di presidio e posizionamento, presentazione e illustrazione di proposte, documenti, richieste, suggerimenti, studi, ricerche…);
– far cultura dell’Ambiente, promuovere campagne comuni di sensibilizzazione rivolte alla società civile in materia di produzione dei rifiuti nell’ottica dell’economia circolare. 
L’esperienza nasce come Rete di Impresa aperta a tutte le aziende di igiene ambientale a maggioranza pubblica della Lombardia, già nei prossimi mesi sono attesi nuovi ingressi.


Daniela Mazzuconi, portavoce di Green Alliance, nel dichiarare la piena soddisfazione per questo primo e importante risultato raggiunto, ha sottolineato: “E’ particolarmente significativo lo spazio di collaborazione che si è venuto a creare tra aziende a forte controllo pubblico, non affidate a logiche di puro mercato, e che oggi abbiamo concretizzato davanti a un notaio. Si discute molto ai nostri giorni di beni comuni e tra di essi non possiamo non collocare l’ambiente e i pubblici servizi: chi meglio delle società pubbliche può, e potrà sempre più in prospettiva, contribuire a politiche volte alla piena realizzazione della cosiddetta ecologia integrale? In questa linea si pone la rete a cui oggi ufficialmente si è dato l’avvio, dopo un lavoro serrato volto ad approfondire e a valutare l’orizzonte complessivo. Vogliamo occuparci di politiche industriali che, nell’ottica di un’economia circolare, realizzino le attese dei cittadini e rispondano sempre più alla loro domanda di servizi buoni, efficienti, efficaci nel conseguimento degli obiettivi, economicamente sostenibili e con un forte valore aggiunto in materia ambientale. Essere insieme, inoltre, ci impegna non solo a realizzare economie di scala laddove possibile, ma ci stimola ad un forte confronto tra noi e ci spinge ad affrontare insieme, ad esempio, ambiti di ricerca altrimenti preclusi alle singole società, che consentiranno anche innovazioni tecnologiche, nuovi servizi e programmazioni di ampio respiro. Il colpo d’occhio sui servizi oggi già offerti dalle singole aziende è impressionante e la dice lunga sulla lungimiranza di tanti amministratori locali che nel corso del tempo, per quanto attiene il profilo ambientale, hanno contribuito a costruire, praticamente dal nulla, una risposta estremamente robusta per i bisogni delle nostre comunità e – va aggiunto – una realtà così rilevante nei numeri dal punto di vista economico. Adesso bisognerà conseguire insieme – e sottolineo insieme – nuovi traguardi”. 

“Green Alliance – spiega Lorenzo Bagnacani di Mantova Ambiente, coordinatore tecnico della parte gestionale – vuole rappresentare un braccio operativo industriale nell’ambito dell’economia circolare, una rete d’imprese che farà dell’innovazione il suo tratto distintivo, non solo nell’interesse delle imprese associate e a beneficio dei territori gestiti, ma anche per come intende porsi rispetto alle grandi sfide che il nostro Paese deve affrontare in merito alla sostenibilità. Rappresentiamo aziende pubbliche che colgono la sfida del rinnovamento nella consapevolezza che un progetto condiviso consente di coltivare ambizioni e risultati di maggior valore per la costruzione di un futuro diverso”  
 “Siamo di fronte a uno dei primi casi di rete di impresa di aziende pubbliche che gestiscono servizi di igiene ambientale in Italia – ha commentato Alessandro Russo Presidente di Confservizi Lombardia –  Oggi promuoviamo con la Green Alliance un modello di crescita che non è quello delle acquisizioni, ma della rete operativa industriale sulla scia della riuscita esperienza della Water Alliance”. 

“Quella di oggi è molto più di una semplice alleanza – ha detto Marco Cipriano, amministratore unico di Core S.p.a Coordinatore del Settore Ambiente di Confservizi Lombardia –  è una scelta strategica per un giusto sviluppo sostenibile, ambientale e sociale per un’economia circolare”.

Fonte: Eco dalle Città

Milano. I cittadini promuovono Amsa: voto medio 7,8

Amsa supera l’esame dei cittadini, che esprimono un giudizio positivo sulla partecipata del Comune controllata da A2A pari a 7,8 punti su 10, confermando il voto del 2019. In vetta alla classifica sul gradimento dei servizi resi dalla società la raccolta dei rifiuti, che conquista il 97 per cento dei consensi. Un dato che riflette l’alta sensibilità dei milanesi rispetto al tema della differenziata, che in città raggiunge il 62,5 % della raccolta totale.

L’analisi. realizzata da Ixè e Demetra, è stata presentata alle associazioni dei consumatori e ha riguardato un campione di 4.135 cittadini, distribuiti proporzionalmente su tutti i quartieri della città.

“Come ogni anno – ha spiegato l’assessore alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data, Lorenzo Lipparini – abbiamo realizzato una indagine campionaria commissionata ad un istituto indipendente per rilevare il grado di soddisfazione dei cittadini sui servizi resi da Amsa, che si conferma elevato. Si tratta di uno strumento di ascolto, conoscenza e rendicontazione che ci consente di osservare i trend in corso, misurare il livello dei servizi erogati e mettere a punto strategie sempre più efficaci per intervenire sulla qualità della vita e dell’ambiente cittadino”.

Secondo il sondaggio, l’operato complessivo di Amsa viene apprezzato dal 92% dei cittadini che conferma il voto medio dello scorso anno: 7,8 nella classica scala scolastica da 1 a 10.

Entrando nel dettaglio, si registrano alcune differenziazioni: i maggiori livelli di apprezzamento riguardano la raccolta dei rifiuti urbani (voto medio 8,3 e 97% di soddisfatti), con picchi di gradimento rispetto al servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti (voto medio 8,9); giudizi positivi, per l’83 per cento degli intervistati, per la pulizia stradale, che ottiene un voto medio di 7,2 punti. Bene anche la pulizia delle aree dei mercati (8,2), dei parchi (7,1), la cura nello svuotamento dei cestini stradali (7,3) e il servizio reso durante e dopo le manifestazioni pubbliche (7,7). Qualche criticità viene espressa rispetto allo spurgo dei tombini (5,9), tema sul quale i cittadini si mostrano particolarmente attenti per via dei disagi causati dalle piogge e dalle esondazioni.

Gli intervistati si dicono poi molto soddisfatti delle riciclerie, utilizzate da 4 utenti su 10, che ottengono un voto pari a 8,4 punti. Nel rapporto con l’azienda, 9 cittadini su 10 si dicono soddisfatti del numero verde (voto 8,2) e del sito Internet (voto 7,2).

Infine il 55% degli intervistati ritiene adeguate le informazioni fornite dal Comune di Milano sui benefici per l’ambiente di una corretta raccolta differenziata, mentre il 73,4% del totale non ha alcun dubbio su come separare i rifiuti. Il 26,6%, invece, ha manifestato alcuni dubbi, in particolare sulla plastica e i rifiuti composti da materiali misti.

Fonte: Eco dalle Città

CONAI: in Italia, la raccolta differenziata sfiora nuovi record

In Italia, la raccolta di rifiuti di imballaggi cresce del 3,1% rispetto al 2018, trainata da un aumento del 6,2% nel riciclo dei rifiuti provenienti dalla raccolta urbana.

Ottime notizie per la raccolta differenziata in Italia. Secondo i dati CONAI – Consorzio Nazionale Imballaggi, nel 2019 il nostro paese ha portato a riciclo il 70% dei rifiuti di imballaggi, per un totale di 9 milioni e 560mila tonnellate sui 13 milioni e 655mila immessi al consumo. Si tratta di una crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente, trainata da un aumento del 6,2% nel riciclo dei rifiuti provenienti dalla raccolta urbana.

Ma se ai numeri del riciclo si sommano quelli del recupero energetico, le cifre lievitano: le tonnellate di imballaggio recuperate superano gli 11 milioni, quasi l’81% dell’immesso al consumo. “Il sistema nel suo complesso ha già superato gli obiettivi di riciclo che l’Europa chiede entro il 2025, sottolinea il presidente CONAI Giorgio Quagliuolo, “l’economia circolare in Italia funziona e si impone per l’efficacia del suo modello”.

Tuttavia, tra i record della raccolta differenziata manca ancora la plastica, che però sembra restare indietro di pochi punti percentuali. Nel dettaglio, infatti, l’Italia ha riciclato 399mila tonnellate di acciaio, 51mila di alluminio, 3 milioni e 989mila di carta, 1 milione e 997mila di legno, 1 milione e 54mila di plastica e 2 milioni e 69mila di vetro. Anche nel 2019, dunque, si conferma un trend positivo che non si arresta, al cui consolidamento contribuisce il lavoro portato avanti con i Comuni grazie all’Accordo Quadro ANCI-CONAI.

A stipulare la convenzione con il consorzio è stato più del 92% dei Comuni italiani e, per coprire i costi della raccolta differenziata, CONAI ha trasferito ai Comuni del nostro paese 648 milioni di euro“Si tratta di risorse provenienti dalle 800.000 aziende che, aderendo al Consorzio, si fanno carico della responsabilità di una corretta gestione degli imballaggi che immettono sul mercato, quando questi diventano rifiuti”, ha dichiarato Quagliuolo. Lo scorso anno i quantitativi di rifiuti di imballaggio conferiti al sistema dai Comuni italiani sono cresciuti del 14,3%.

A pesare su questo +14,3% di raccolta differenziata ha contribuito anche l’accelerazione del Centro e del Sud del paese, che hanno messo a segno rispettivamente un +16,4% e un +16% di raccolta in convenzione. Crescono in particolare la raccolta della plastica, che al Centro passa da 237mila a 268mila tonnellate e al Sud da 362mila a 442mila, e quella del vetro, che balza da 314mila a 364mila tonnellate nel Centro e da 472mila a 541mila tonnellate nelle Regioni del Sud.

“Da parte di CONAI resta forte l’attenzione alle aree ancora in ritardo nel Sud del Paese, che richiedono impegno risorse. All’Italia, però, serve anche uno sguardo di lungo periodo. Le performance del Paese fanno crescere l’offerta di materie prime seconde, ma a valle la domanda di materia riciclata è scarsa e debole, e va incentivata: sono urgenti norme sull’End of Waste che siano chiare semplici, una concreta attuazione del Green Public Procurement e un’incentivazione fiscale per chi usa materie prime seconde”, conclude Quagliuolo.

Fonte: Rinnovabili.it

L’Europa punta ad avere una raccolta differenziata del vetro al 90% entro il 2030

Il 30 giugno verrà presentato “Close the Glass Loop”, il progetto coordinato da FEVE con il quale produttori, utilizzatori e aziende di trattamento, puntano ad aumentare i livelli di differenziata

Si tratta del più ambizioso piano di sostenibilità legato agli imballaggi in vetro, mai adottato in Europa. Un piano che, come recita il titolo “Close the Glass Loop”, si pone come obiettivo principale quello di chiudere il ciclo del riciclo di questo materiale straordinario, attraverso il raggiungimento di un livello di raccolta differenziata di almeno il 90% entro in 2030 in tutti i Paesi dell’Unione. 
 
È il progetto che vede come capofila FEVE (the European Container Glass Federation), supportata in Italia da Assovetro e da Co.Re.Ve., il consorzio nazionale per il recupero del vetro. La vera sfida di “Close the Glass Loop” è coinvolgere tutti gli attori della filiera, dai produttori e utilizzatori di imballaggi in vetro fino ai consumatori finali, cioè i cittadini, passando dai Comuni responsabili della loro raccolta differenziata a fine vita alle aziende di trattamento e recupero del vetro, in modo da intraprendere un percorso virtuoso che veda tutti gli sforzi concentrati per un obiettivo comune: valorizzare un perfetto esempio di Economia Circolare, nella direzione dello sviluppo sostenibile.
 
“In Italia – sottolinea il presidente di Co.Re.Ve., Gianni Scotti – contiamo di raggiungere l’obiettivo prefissato in pochi anni. Nel 2019 abbiamo registrato un tasso di riciclo del 77,3%, che equivale ad un tasso di raccolta dell’87%, con previsioni di crescita ulteriori molto incoraggianti per i prossimi anni. Grazie al progetto Close the Glass Loop puntiamo a una razionalizzazione del sistema e ad uniformarlo su scala europea, così da poter condividere le buone pratiche e massimizzare il riciclo”. I dettagli del progetto verranno illustrati nel corso di un webinar che si terrà martedì 30 giugno tra le 11 e le 12.30.

Fonte: E-Gazette

Rifiuti Ue, Sinkevicius sugli imballaggi: ‘Ridurre al minimo quantità e complessità dei materiali e garantire effettivo riciclo’

Il commissario all’Ambiente a Euractiv: “C’è una grande differenza tra ruolo importante e imballaggi non necessari. Si deve passare ad alternative riutilizzabili, riducendo al minimo quantità e complessità dei materiali utilizzati e garantendo che l’imballaggio sia effettivamente riciclato”

Il Covid 19 non sia una scusa per smettere di proteggere l’ambiente. È questo il messaggio di fondo dell’intervista di Euractiv Italia a Virginijus Sinkevičius, commissario all’Ambiente e agli Oceani dell’esecutivo Ue guidato da Ursula von der Leyen.

Sinkevicius ha parlato dei possibili ritardi nell’ambiziosa agenda verde dell’Unione Europea dovuti alla crisi del Coronavirus e si è soffermato su alcuni temi “caldi” del contesto italiano, tra cui il ritiro della famigerata plastic tax. Alla precisa domanda di Gerardo Fortuna, che gli ha chiesto se si aspettasse che altri Stati membri possano fare simili “passi indietro”, il commissario ha risposto in maniera diplomatica ma chiara:

“Gli impatti della crisi sulla nostra economia e sulla società sono di vasta portata e in molti Stati membri sono addirittura drammatici”, “la Commissione ha fatto tutto il possibile per fornire flessibilità laddove è veramente necessario”, “ma quello che non possiamo certo fare è usare la crisi come scusa generale per indebolire gli sforzi per proteggere il nostro ambiente e la nostra salute dalle pressioni causate dall’inquinamento. Una corretta gestione dei rifiuti che pone la prevenzione dei rifiuti al vertice rimane una priorità. Continuiamo a sostenere gli Stati membri nell’attuazione della legislazione comunitaria in materia. Le esperienze di precedenti periodi di difficoltà economiche indicano che la produzione di rifiuti può effettivamente diminuire in generale”.

Incalzato da Fortuna sul tema imballaggi e plastic tax, che “è stata molto criticata dall’industria italiana del packaging”, Sinkevicius ha aggiunto: “Avremo sempre bisogno di imballaggi e, probabilmente, ci sarà sempre un posto per gli imballaggi di plastica nell’industria. L’imballaggio protegge il prodotto, aumenta la durata di conservazione degli alimenti e può essere utilizzato per trasmettere informazioni importanti ai consumatori. Ma c’è una grande differenza tra questo ruolo importante e gli imballaggi non necessari che sono semplicemente uno spreco di risorse. E se non smetteremo di gettare indistintamente i rifiuti di plastica, la pressione ad adottare misure sempre più severe sulla plastica non è affatto destinata a diminuire, in quanto si tratta di una questione di seria preoccupazione per l’opinione pubblica”.

E poi: “L’intera economia dell’Ue deve migrare da un modello lineare, in cui utilizziamo e buttiamo via risorse preziose con sempre maggiore velocità, a un modello circolare, in cui manteniamo i materiali nell’economia il più a lungo possibile. Lo stesso vale per l’imballaggio. Si deve passare ad alternative riutilizzabili, riducendo al minimo la quantità e la complessità dei materiali utilizzati e garantendo che l’imballaggio sia effettivamente riciclato. Questo significa anche una migliore progettazione, ed è per questo che la Commissione sta attualmente lavorando ad una revisione dei requisiti essenziali per l’immissione sul mercato Ue degli imballaggi”.

Fonte: Eco dalle Città

Emilia Romagna, l’amministrazione Bonaccini punta all’80% di raccolta differenziata

Presentato il Programma di mandato 2020-2025 della Giunta guidata da Stefano Bonaccini. Uno dei cinque pilastri del documento è quello della sostenibilità, economica, sociale e ambientale che tra gli obiettivi una differenziata all’80% attraverso la tariffazione puntuale

Il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, l’11 giugno è intervenuto nell’Aula dell’Assemblea legislativa regionale per presentare il Programma di mandato 2020-2025 della propria Giunta. Uno dei cinque pilastri del documento (scaricabile al link al fondo, ndr) è quello della sostenibilità, economica, sociale e ambientale. Si legge nella nota della Regione:

L’Emilia-Romagna farà propri i 17 obiettivi dell’Agenda delle Nazioni e dell’Agenda 2030, misurando ogni azione agli effetti reali che produce. Da qui il nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima da sottoscrivere entro l’estate con tutte le rappresentanze istituzionali e sociali del territorio per arrivare all’azzeramento delle emissioni climalteranti entro il 2050, e il passaggio al 100% di energie rinnovabili entro il 2035. Oltre a un Piano strategico quinquennale di investimenti in prevenzione del dissesto idrogeologico, il raddoppio delle risorse da 50 a 100 milioni di euro in 5 anni per la cura del territorio con la manutenzione di corsi d’acqua, versanti e litorali e altri 600 cantieri per la difesa del suolo affidati già entro quest’anno per 103 milioni di euro. Raccolta differenziata all’80% attraverso la tariffazione puntuale, ambientale ed equa e strategia plastic free (grazie a 5 R: riconvertire, ridurre, ripulire, da rifiuto a risorsa).

il programma 2020-2025 (pdf, 1.11 MB)

Il 40% degli italiani ammette difficoltà nella raccolta differenziata

È quanto emerge da una ricerca OnePoll per DS Smith. Il mancato riciclo causa un danno all’economia nazionale di circa 390 milioni di euro ogni anno

Gli italiani continuano a trovare difficoltà nel corretto svolgimento della raccolta differenziata. È quanto emerge da una ricerca demoscopica svolta da OnePoll per DS Smith, leader mondiale nelle soluzioni di packaging sostenibile. Secondo la ricerca, oltre i due terzi degli italiani (73%) non sono sempre a conoscenza di quali rifiuti possano essere effettivamente riciclati. Il 40% del campione, inoltre, ammette di aver gettato del materiale riciclabile nell’indifferenziato, generando un danno potenziale – dovuto al mancato riciclo – pari a circa 390 milioni di euro ogni anno.

La ricerca evidenzia che due terzi (65,5%) dei consumatori getta un rifiuto nell’indifferenziato quando non è sicuro del contenitore corretto, adottando un atteggiamento di estrema prudenza. Solo un italiano su 4 (25%) ha invece ammesso di non aver differenziato nell’ultimo mese un rifiuto che potesse essere riciclato; più numerosi invece (36%) i connazionali che adottano questo comportamento su scala più sporadica. La motivazione di questo comportamento è l’assenza di informazioni chiare in etichetta (45%), la presenza di imballaggi composti da più materiali (poliaccoppiati, 33%) e la contaminazione con altri tipi di rifiuti (23%).
Secondo DS Smith, questo fenomeno, chiamato “riciclo prudente”, impedisce il riciclo di circa 9,1 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno.

Al contrario, il 17,8% degli italiani differenzia rifiuti che non sa se potranno essere riciclati, e Il 46% afferma di averlo fatto almeno una volta. Tra le motivazioni, la convinzione nel voler riciclare il rifiuto (41%), anche se non materialmente possibile, la disattenzione (33%) e la mancata informazione sul corretto conferimento (29%). Il 60% del campione ha anche affermato di aver differenziato almeno una volta rifiuti con residui di cibo o bevande, che compromettono il corretto avvio a riciclo. Questi due fenomeni hanno in realtà una radice comune: la mancanza di informazioni chiare sugli imballaggi in merito al conferimento dei rifiuti. Il 54% degli italiani afferma che gli imballaggi non riportano informazioni dettagliate in merito al conferimento, mentre il 40% ne denuncia addirittura l’assenza. Tocca invece un numero minoritario di rispondenti la mancanza – o l’assenza – di informazioni sulla raccolta differenziata da parte delle società di raccolta (rispettivamente al 15% e al 12% dei casi).

Fonte: E-Gazette