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Milano: con raccolta differenziata risparmiate 457mila tonnellate di CO2. I dati del Contatore Ambientale Amsa

Con le 620mila tonnellate di rifiuti recuperati grazie alla raccolta 2019 il Contatore dell’azienda rifiuti ha misurato un risparmio di circa 457mila tonnellate di CO2, di 2.640 milioni di metri cubi di acqua, e di 2.400 milioni di megawattora di energia elettrica

La raccolta differenziata a Milano prosegue il suo buon andamento e porta nuovi vantaggi all’ambiente. A confermarlo sono i numeri del Contatore ambientale 2020, il progetto, giunto al secondo anno di vita, che consente di tradurre gli atteggiamenti virtuosi dei milanesi in tema di rifiuti in dati concreti e comprensibili a tutti.

Con le 620mila tonnellate di rifiuti recuperati grazie alla raccolta 2019 il Contatore ha misurato un risparmio di circa 457mila tonnellate di CO2, di 2.640 milioni di metri cubi di acqua, e di 2.400 milioni di megawattora di energia elettrica.
Per trasformare i dati elaborati dal Contatore Ambientale in qualcosa di concreto e più comprensibile, questi ultimi sono stati rielaborati attraverso il recupero equivalente di ri-prodotti per far comprendere meglio il significato di economia circolare e quindi i vantaggi a valle di una buona raccolta differenziata come è quella di Milano.

In pratica le 620 mila tonnellate di rifiuti prodotti e raccolti da Amsa per la sola città di Milano si sono trasformati in: 10.180 milioni di felpe, 98.400 milioni di nuove bottiglie, 17.650 milioni di chiavi inglesi, 447.280 milioni di scatole per scarpe, 2 milioni di caffettiere moka, 132mila armadi e 22mila tonnellate di compost.

Fonte: Amsa

Sicilia, il nuovo Piano Rifiuti non è ancora pronto e la gestione è in continuo affanno

In Sicilia la mancata adozione del Piano rifiuti regionale continua a creare disservizi e fa lievitare i costi in bolletta dei cittadini, che comunque entro la fine dell’anno potrebbero conoscere il documento tanto atteso. In questi giorni la chiusura dell’impianto Tmb di Alcamo e l’ennesima saturazione delle vasche di quella di Bellolampo stanno compromettendo la raccolta in molti comuni dell’isola. 

Tuttavia l’assessore ai Servizi di Pubblica Utilità, Alberto Pierobon, ha dichiarato che “il governo regionale ha deciso di interrompere la serie di ordinanze emergenziali che costituivano la ‘copertura’ di situazioni gestionali in deroga alla normativa vigente”. Il nuovo Piano rifiuti a fine ottobre è stato inviato all’assessorato Territorio e ambiente “chiudendo così una fase fondamentale per la definizione del documento voluto fortemente dal governo Musumeci. Consentirà di avere una gestione dei rifiuti trasparente, darà priorità alla raccolta differenziata, potenzierà il ruolo del settore pubblico e metterà ordine a un sistema che per troppi anni è stato caratterizzato dall’emergenza”. 

Ma intanto i disservizi sono sempre dietro l’angolo e creano divisioni tra cittadini, sindaci e regione. 

Il sistema impiantistico che fa leva su discaricheormai sature è una delle principali cause della gestione emergenziale. Nonostante le percentuali incoraggianti di raccolta differenziata registrate negli ultimi anni in molti comuni, sull’isola infatti scarseggiano gli impianti di trattamento della frazione organica e delle altre frazioni, che per lo più vengono trasportate fuori regione con notevoli costi ambientali e costi in bolletta. Tramite i ripetuti ampliamenti delle vasche di discarica si cerca di fare spazio ai rifiuti indifferenziati, anche se negli ultimi due anni in Sicilia è diminuita la quantità di rifiuti smaltiti di ben 280 mila tonnellate, destinando a recupero un 17,5 per cento di materiali in più, fa sapere Pierobon via social. 

Negli scorsi giorni la chiusura dell’impianto di trattamento meccanico biologico di Alcamo in cui – sottolinea l’assessore – “gli uffici regionali hanno riscontrato alcune incongruenze nelle autorizzazioni ambientali” ha creato difficoltà nella raccolta dei rifiuti in molti comuni che lì conferivano il loro indifferenziato. Recentissima è invece la notizia dell’ennesima emergenza che interessa la discarica palermitana di Bellolampo per la quale si sta valutando un ulteriore progetto di ampliamento e la pubblicazione di un bando per portare i rifiuti fuori dalla Sicilia.

Nuovo piano entro l’anno
Dall’Assessorato comunque fanno sapere che sul nuovo Piano, per ora, non rilasciano nessuna dichiarazione specifica. Il documento attende il passaggio alla Commissione ambiente all’Assemblea regionale siciliana, a cui seguirà il controllo del Consiglio di giustizia amministrativa e dell’Ufficio legale che faranno le opportune verifiche sull’iter procedurale ed entro la fine dell’anno la Sicilia potrebbe finalmente avere il piano tanto atteso.

L’amministrazione regionale si dice ottimista, nonostante si aspetti critiche e prese di posizione sul collocamento e sulla tipologia degli impianti previsti. Questioni che si erano già aperte nel 2019, quando sul documento si era pronunciato il Ministero dell’ambiente costringendo il Ministro Costa ad aprire un’istruttoria amministrativa interna per conoscere chi nel suo Dicastero aveva ipotizzato la necessità di ricorrere agli inceneritori.  

Fonte: Tiziana Giacalone per Eco dalle Città

La Sicilia spinge la raccolta differenziata di carta e cartone crescendo del +15,9%

Con quasi 16 punti percentuali in più rispetto al 2018, la Sicilia mette a segno il maggior incremento annuo nella raccolta differenziata di carta e cartone, trainando la forte crescita registrata in tutto il Sud Italia.  Secondo i dati contenuti nel 25° Rapporto annuale sulla raccolta differenziata e riciclo di carta e cartone in Italia curato e diffuso da Comieco, infatti, nel 2019 in Sicilia sono state raccolte e avviate al riciclo 162.689 tonnellate di carta e cartone, rivelando una crescita particolarmente consistente rispetto alle 140.423 tonnellate del 2018. La quota media pro-capite, invece, è pari a 31,9 kg.
L’eccellente risultato registrato in Sicilia è la migliore espressione di un generale miglioramento registrato soprattutto nelle regioni italiane meridionali. Complimenti a tutti i siciliani per il sempre maggior impegno che stanno mettendo nello svolgimento della raccolta differenziata, pratica sostenibile essenziale per la società intera” – spiega Carlo Montalbetti, Direttore Generale Comieco. “Comieco ha gestito direttamente 144.854 tonnellate – ovvero l’89% del totale –  riconoscendo ai Comuni convenzionati corrispettivi economici che hanno superato i 7,82 milioni di euro.”I dati per provincia

Disaggregando il dato complessivo su base provinciale, troviamo andamenti diversi: in provincia di Agrigento sono state raccolte 15.601 tonnellate di carta e cartone, pari a 34,8 kg pro-capite; in quella di Caltanissetta le tonnellate sono state 11.251 tonnellate e 41,1 kg il pro-capite; in provincia di Catania 39.375 tonnellate di carta e cartone raccolte, pari a una raccolta media pro-capite di 35,3 kg; ad Enna 4.788 con 28 kg/ab; in provincia di Messina sono state raccolte 
20.454 tonnellate con una media pro-capite di 31,7 kg; in quella di Palermo 27.981 tonnellate pari a una media pro-capite di 21,9 kg; in provincia di Ragusa le tonnellate sono state 12.139 con una media pro-capite di 38,1 kg; in quella di Trapani sono state raccolte 16.254 tonnellate di carta e cartone, pari a 37,3 kg/ab mentre in provincia di Siracusa con 14.846 tonnellate e 36,6 kg pro-capite.Un’abitudine virtuosa sempre più diffusa 

È lecito affermare che il primato nell’incremento annuo di raccolta differenziata di carta e cartone in Sicilia vada interpretato come un ottimo risultato frutto di investimenti mirati e da una coscienza ambientale sempre più diffusa.
Secondo una recente ricerca quantitativa condotta da Astra Ricerche per Comieco, le risposte fornite dagli intervistati siciliani sono percentualmente in linea con quanto affermato dalla media dei connazionali. L’86% dei siciliani si dichiara infatti preoccupato per il tema ambientale a livello mondiale e il 69% si impegna nell’adozione di comportamenti sostenibili. Lievemente inferiore alla media nazionale del 79,7% è la percentuale dei siciliani (75%) che, come pratica sostenibile, fa “sempre/spesso” la raccolta differenziata, attività in cui i cittadini si danno comunque un voto ben più che sufficiente, attestandosi – in una scala da 1 a 10 – su una media di 7,39 (media nazionale 7,50).
Per ottenere informazioni o risolvere i dubbi quotidiani in tema di raccolta differenziata, gli abitanti della Sicilia sfogliano principalmente la guida cartacea fornita dal Comune (40%) e cercano sui motori di ricerca (40%), ma visitano anche il sito del Comune (26%) o siti dei consorzi per il riciclo come Comieco (15%), chiedono informazioni a familiari ed amici (15%), oppure si affidano ad una app specifica sul proprio smartphone (13%). Quando non sa cosa fare, per fortuna, solo il 3% degli intervistati dichiara di non informarsi e di mettere tutto nell’indifferenziata.La raccolta differenziata di carta e cartone in Italia 

A livello nazionale, la raccolta differenziata di carta e cartone ha fatto registrare nel 2019 una crescita del 3% e complessivamente sono state raccolte 3,5 milioni di tonnellate. L’eccellente stato di salute del settore trova conferma anche nel tasso di riciclo degli imballaggi a base cellulosica, attestatosi all’81% con un ritmo di crescita che rende fattibile centrare l’obiettivo dell’85% fissato dall’Unione Europea al 2030. 
Nel 2019, inoltre, è emerso un importante miglioramento sotto il profilo qualitativo dei materiali a base cellulosica avviati al riciclo, con l’incidenza delle impurità nella raccolta differenziata svolta dalle “famiglie” tornata sotto la soglia del 3%, mentre viene confermata l’eccellente qualità delle raccolte sui circuiti “commerciali”.

Fonte Eco dalle Città

Roma: proteste a Colli Aniene per il ritorno alla raccolta stradale

Era il 2006 quando Esper venne chiamata dalla giunta Veltroni a progettare la raccolta differenziata porta a porta nei quartieri di Colli Aniene, Massimina e Decima.
Si era in piena emergenza rifiuti, e il porta a porta era la sola via percorribile per minimizzare la quantità di rifiuti destinata a smaltimento. Al momento dell’avvio della consulenza nel 2006 la % di RD nei tre quartieri Colli Aniene, Decima e Massimina era pari in media al 12,3 % e la produzione procapite era di 555 kg/ab.anno

Dopo l’introduzione della RD porta a porta nel 2007 la % di RD nei tre quartieri Colli Aniene, Decima e Massimina era pari in media al 66,6 % (con un aumento del 54,3 % in meno di tre mesi) e la produzione procapite era scesa 432 kg/ab.anno. Nel 2011 l’Agenzia per il controllo dei servizi pubblici di Roma ha evidenziato che solo nei suddetti tre quartieri l’81 % di cittadini intervistati forniva un giudizio positivo del servizio di RD fornito da AMA.

Insomma, un servizio che funzionava bene e che otteneva risultati di tutto rispetto.

IL 30 settembre AMA, di propria iniziativa ha riposizionato sulle vie del quartiere batterie di contenitori stradali (o meglio di contenitori per il porta a porta condominiale), sostituendo de facto la raccolta porta a porta con un ritorno al passato di 13 anni.

Le reazioni non si sono fatte attendere: giunta e cittadini hanno alzato la voce.

“Si diffida Ama dal comunicare qualunque iniziativa non condivisa con la sottoscritta e con i cittadini utenti che hanno e devono avere come interlocutore la parte politica e non il gestore del servizio pubblico svolto per conto di Roma Capitale“. Inizia così la lettera firmata dalla neo assessora ai rifiuti del Comune di Roma Katia Ziantoni diretta ai vertici di Ama. E data la durezza di toni e contenuti del testo che segue, si può dire che i rapporti con la partecipata dei rifiuti non siano cominciati per il meglio. Nominata da una settimana da Virginia Raggi a capo del dossier rifiuti, il più scottante in Campidoglio, Ziantoni alza subito la voce, intimando ad AMA il rispetto del contratto di servizio e al volere del “socio unico”.

Tra le ragioni avanzate da Ama che hanno portato al cambio di rotta e al riposizionamento in alcune strade dei cassonetti, “la non conformità agli standard di sicurezza nella movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori Ama” e le “difficili e gravose operazioni di prelievo dei rifiuti” in alcuni condomini. Rischi per i lavoratori che sarebbero stati certificati anche dalla Asl. Motivazioni che l’assessore però si affretta a smontare. “La  contravvenzione della Asl non impone il ritorno allo stradale, ma obbliga l’azienda ad operare nel rispetto delle normative sulla sicurezza” scrive Ziantoni. “Tale considerazione risulta doverosa per evitare che passi, come sta già passando in questi mesi, il messaggio per cui il sistema stradale sia il miglior modello di raccolta solo perché economicamente più sostenibile”.

Anche i cittadini di Colli Aniene si sono fatti sentire: dopo aver disertato un incontro con AMA per protesta verso “decisioni calate dall’alto senza nessun confronto con la cittadinanza” hanno affidato ai giornali il loro malcontento. “La cosa che fa più rabbia – ha dichiarato Gabriella Masella, presidente del comitato Colli Aniene Bene Comune – è come sia stata gestita tutta la faccenda, senza alcun confronto con i cittadini, e per via di una denuncia alla Asl di zona che avrebbero fatto alcuni operatori Ama per il mancato rispetto degli standard di sicurezza nel lavoro manuale. E questo dopo 13 anni”. Le domus aree costruite, i locali tecnici messi a punto con tanto di tastierino numerico, l’impegno dei cittadini alla differenziazione dei rifiuti: tutto da gettarsi alle spalle. Spese, tra l’altro, sostenute dagli stessi abitanti a suo tempo e per i quali ora sono anche disposti a fare una causa risarcitoria ad Ama.

SC

Vetro, anche in Italia si farà la raccolta per colore

Arriva la raccolta del vetro per colore. Sarà una sperimentazione in due due aree significative del Paese. La notizia proviene direttamente dal Consorzio CoReVe che in una comunicazione odierna segnala la novità contenuta nell’intesa raggiunta sull’Allegato tecnico vetro – dopo mesi di trattativa – con l’Anci (l’Associazione Nazionale Comuni Italiani). L’accordo – praticamente una fetta di quello Anci-Conai – che si aggiorna adeguandosi alle nuove direttive Ue sull’economia circolare, è valido dal primo settembre, quindi è retroattivo, e ha una durata di 5 anni. Molte ci sono diversi altri cambiamenti importanti che hanno tutti l’obiettivo di “un ulteriore passo in avanti in direzione dello sviluppo sostenibile del Paese, per sostenere un’economia circolare nazionale che vede, nella filiera degli imballaggi in vetro, un modello d’eccellenza”.

Fonte: Green Report

Riciclo del vetro, nuovo accordo Anci-Coreve: più soldi ai Comuni

Fare una raccolta differenziata del vetro efficiente, efficace ed economica, diventa ancor più conveniente, sia per i cittadini che per le amministrazioni locali. L’intesa raggiunta dopo mesi tra ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e CoReVe(Consorzio Recupero Vetro), punta sulla qualità della raccolta differenziata e rappresenta un ulteriore passo in avanti in direzione dello sviluppo sostenibile del Paese, per sostenere un’economia circolare nazionale che vede, nella filiera degli imballaggi in vetro, un modello d’eccellenza.

Il nuovo Allegato Tecnico dell’Accordo Quadro ANCI-CONAI, valido per i prossimi 5 anni, entra in vigore retroattivamente dal 1 settembre e prevede importanti novità per rendere la raccolta differenziata dei rifiuti d’imballaggio sempre più efficiente ed efficace, adeguando il contributo economico per i Comuni (e i gestori delegati) che passa dall’attuale copertura dei “maggiori oneri” alla copertura dell’80% dei costi del servizio di raccolta differenziata dedicato al vetro, in linea con le nuove Direttive europee, allo scopo di continuare ad assicurare il riciclo su tutto il territorio nazionale. 

“L’obiettivo principale dell’intesa 
– sottolinea il presidente di CoReVe Gianni Scotti – è premiare la qualità della raccolta del vetro finalizzata al riciclo. Per questo, da un latoabbiamo accettato un elevato incremento (+40%) dei corrispettivi per materiale di alta qualità (per coprire l’80% dei costi di un servizio di raccolta differenziata efficace ed efficiente, come richiesto dalle nuove Direttive) ma, dall’altro, abbiamo ridotto significativamente i contributi per chi effettua una pessima raccolta. In quest’ottica va anche vista l’introduzione di strumenti ad hoc, come: la sperimentazione della raccolta differenziata divisa per colore, l’introduzione di un premio per la riduzione della presenza di sacchetti e importanti risorse aggiuntive per la comunicazione ai Cittadini. La trattativa è stata complessa– aggiunge Scotti – in quanto, mentre nel resto d’ Europa il servizio ottimale per il vetro è considerato quello con campane stradali e solo per Bar e Ristoranti, si ricorre ad una modalità” porta a porta” (quindi più costosa), i Comuni italiani hanno adottato diffusamente il “porta a porta” anche per il vetro poiché’ preferito per le caratteristiche del territorio nel contesto della globalità della raccolta differenziata. Perciò, il traguardato miglioramento dell’attuale qualità della raccolta, consentirà l’aumento del riciclo grazie alla riduzione di frazioni estranee e scarti

Il testo completo dell’Allegato Tecnico Vetro dell’Accordo Quadro ANCI-CONAI (2020-24) è consultabile sul sito www.coreve.it

I PUNTI PRINCIPALI DELL’ACCORDO ANCI-CoReVe

– A partire dal 1° settembre 2020 (e poi dal 1° gennaio di ogni anno) fino a fine 2024, cambiano i corrispettivi riconosciuti da CoReVe, a Comuni e Gestori del servizio convenzionati. Più è alta la qualità, maggiore è l’incremento dei corrispettivi: per la Fascia A si passa dai 53 di oggi a 73 euro a tonnellata nel 2024.

– La presenzadella frazione “fine”, cioè i frammenti di vetro inferiori a 10mm, che determina grandi perdite di materiale non più recuperabile con le attuali tecnologie e comporta un aumento indesiderato del contenuto di piombo nei nuovi imballaggi prodotti dal riciclo, avrà dei nuovi limiti.

– “Premio sacchetti”. L’uso e il conferimento dei sacchetti, di plastica o di altro materiale, con ilvetro rappresenta un grave problema della raccolta, poiché i frammenti di vetro imprigionati nel sacchetto vannopersi, durante la selezione degli inquinanti negli impianti. Per ovviare a ciò CoReVe ha quindi previsto un incentivo di 3 euro a tonnellata, per materiale con una bassa quantità di sacchetti (meno di 3 sacchetti su un campione di 300 kg di materiale). Al contempo, si introdurrà una penale di 3 euro a tonnellata per chi conferirà troppi sacchetti (più di 10 sacchetti ogni 300kg di materiale). 

– Investimenti per 1 milione di euro l’anno in campagne di comunicazione rivolte ai cittadini per favorire corrette modalità di raccolta proprio sul tema dell’impiego improprio dei sacchetti (di plastica o altro materiale) e per la riduzione, alla fonte, delle frazioni estranee in generale ed in particolare dei cosiddetti “falsi amici” del vetro: ceramica, pyrex, cristallo; gli inquinanti più dannosi.
– La raccolta separata per colore (vetro colorato e vetro incolore) aumenterebbe l’efficacia ed economicità del processo di riciclo. Per questa ragione, si è deciso di individuare eavviare in due aree significative del Paesela sperimentazione della raccolta separata per colore.

Pile e accumulatori: si può fare di più nella raccolta e riciclo dei rifiuti

I dati di Eurostat relativi alla vendita, alla raccolta e al riciclo delle pile e accumulatori portatili indicano che nel 2018 sono state raccolte e gestite il 48% delle pile e accumulatori portatili immessi sul mercato e in Italia il 36% (dati 2017, in controtendenza sul 2016). Il D.lgs. di recepimento del Pacchetto sui rifiuti per l’economia circolare potrebbe costituire l’occasione per alcune semplificazioni e armonizzazioni normative, in linea con il nuovo Piano d’azione europeo per l’economia circolare.

Dai dati statistici pubblicati da EUROSTAT e relativi alla vendita, alla raccolta e al riciclo in Europa delle pile e accumulatori nel 2018, emerge che a fronte dell’immissione sul mercato di 191.000 tonnellate di pile e accumulatori portatili, ne sono state raccolte e gestite 88.000 tonnellate, per una percentuale del 48%, cresciuta costantemente tra il 2009 e il 2018 (nel 2011 era del 35%), mentre in Italia ne sono state immesse 25.268 tonnellate (2017 perché l’Italia a luglio non aveva ancora comunicato i dati) e raccolte 9.488 tonnellate, pari ad una percentuale del 36%, peraltro in controtendenza rispetto al 2016.

La Direttiva 2006/66/CE (modificata dalla Direttiva  2013/56/UE) relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori specifica che “pile o accumulatori portatili” sono le pile, le pile a bottone, i pacchi batteria o gli accumulatori che: a) sono sigillati; e b) sono trasportabili a mano; e c) non costituiscono pile o accumulatori industriali né batterie o accumulatori per autoveicoli”.

Tra gli Stati europei che hanno fatto registrare i tassi maggiori di raccolta di pile e accumulatori (superando l’obiettivo europeo del 45%) si evidenzia la Croazia (96%), Polonia (81%), Lussemburgo (69%) e Belgio (62%). Estonia e Cipro (entrambe al 30%) e Portogallo (31%) chiudono la classifica.

La stessa Direttiva 2006/66/CE ha definito gli obiettivi di raccolta che per il 2012 era del 25%, che saliva al 45% entro il 2016. Diciassette degli Stati membri dell’UE per i quali sono disponibili i dati del 2018 hanno registrato un tasso di raccolta di batterie usate del 45% o più.

A causa dell’ampia gamma di batterie esistenti e dei vari componenti metallici di cui sono realizzate, esistono specifici processi di riciclaggio per ciascun tipo di batteria. A questo proposito, la Direttiva distingue tra batterie al piombo acidobatterie al Ni-Cd (nichel-cadmio) e altre batterie.

Contrariamente ai dati di vendita e raccolta, quando si tratta di riciclaggio di batterie e accumulatori non viene fatta alcuna distinzione tra batterie portatili e batterie industriali e dell’automotive. Pertanto, non è possibile determinare il tipo di batterie una volta spedite all’impianto di riciclaggio. Di conseguenza, le quantità di rifiuti di pile e accumulatori che entrano nel processo di riciclaggio sono molto più elevate delle vendite registrate e dei dati della raccolta, che includono solo pile e accumulatori portatili.

La differenza tra la vendita e la raccolta di batterie portatili (tutti i tipi) e il riciclaggio delle batterie al piombo acido è particolarmente evidente. A livello dell’UE, nel 2018 sono state immesse sul mercato circa 191.000 t. di pile e accumulatori portatili di diversi tipi, mentre circa 1,4 milioni di tonnellate di batterie al piombo acido sono entrate nei processi di riciclaggio nell’UE nel 2018, indicando che le batterie al piombo acido per il riciclo provengono principalmente dal settore automobilistico.

L’efficienza di riciclo delle batterie e accumulatori al piombo è al 65% (obiettivo fissato dalla Direttiva)in tutti gli Stati membri, avendo superato tale soglia anche quei Paesi che non avevano comunicato i dati del 2018. Tuttavia, fa osservare Eurostat, le efficienze di riciclaggio non hanno mostrato una chiara tendenza tra i Paesi nel periodo 2012-2018. In Italia si è raggiunto il 90%.

Nel caso delle batterie al nichel-cadmio (Ni-Cd), le efficienze di riciclaggio si sono attestate tra il 75% e l’85% per quasi tutti gli Stati (la Direttiva prevedeva il 75%) pur con qualche eccezione. Anche nel caso del riciclaggio delle batterie Ni-Cd non vi è alcuna tendenza chiaramente specifica per Paese dal momento che l’efficienza è aumentata per alcuni Stati, è rimasta stabile o fluttuante per altriIn Italia era quasi all’80%.

Per le altre batterie, l’obiettivo di riciclaggio previsto dalla Direttiva del 50% è stato raggiunto da tutti gli Stati membri dell’UE che hanno presentato la dichiarazione del 2018. La gamma di efficienze di riciclaggio per le altre batterie va da circa il 50% a oltre il 90% in tutti gli Stati membri, percentuali più elevate rispetto a quelle delle batterie al piombo e al Ni-Cd. L’Italia era in controtendenza: dall’80% del 2012 a poco più del 60% nel 2016.

Il Pacchetto UE di misure sull’economia circolare (approvato in via definitiva il 22 maggio 2018) ha modificato 6 Direttive in materia di rifiuti, tra cui la 2006/66/CE su Pile e Accumulatori (Direttiva 2018/849/UE, Art. 2). Il Pacchetto doveva essere recepito dagli Stati membri nei propri ordinamenti nazionali entro il 5 luglio 2020, ma in Italia le Commissioni parlamentari hanno espresso ilparere sul D.lgs. del Governo che aveva la delega solo il 29 luglio 2020, al termine di una serie di audizioni.

Al parere favorevole espresso, le Commissioni parlamentari, sottolineando che l’obbligo di raccolta di pile e accumulatori portatili comporta notevoli problematiche di carattere logistico ed economico, soprattutto per gli esercizi di piccole dimensioni, propongono di:
– rendere obbligatoria la raccolta solo presso gli esercizi che abbiano una superficie di almeno 100 mq, lasciando comunque la facoltà di effettuarla a tutti gli altri soggetti;

– armonizzare la disciplina relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e quella relativa alle apparecchiature elettriche ed elettroniche e ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche stante le indubbie interconnessioni operative tra i due sistemi, anche attraverso l’istituzione di un centro di coordinamento unico sia per le pile che per le AEE, nell’ottica di maggiore semplificazione delle procedure e riduzione dei relativi costi;

– istituire presso il MATTM una “Piattaforma italiana per lo studio e l’implementazione di sistemi innovativi di recupero e gestione dei RAEE e dei RPA” al fine di contrastare l’obsolescenza pianificata, sviluppare l’analisi tecnica, ambientale e finanziaria dei metodi di recupero innovativi e sostenibili per singole materie prime critiche, nonché lo studio di tecnologie avanzate di riciclaggio e di ricostruzione dei RAEE e RPA sul territorio nazionale.

Si ricorda che il nuovo Piano d’azione per l’Economia circolare, adottato dalla Commissione UE lo scorso marzo, incentra appunto l’attenzione sui settori che utilizzano più risorse e che hanno un elevato potenziale di circolarità.

Fonte: Regioni & Ambiente

Trento, a giugno raccolta differenziata all’84% e la produzione rifiuti torna a livelli pre-covid

Il Comune di Trento si conferma tra le migliori realtà a livello europeo sul fronte della raccolta differenziata. Dai dati del primo semestre 2020 emerge non solo la perseveranza dei cittadini a una corretta e puntuale gestione dei rifiuti superando per due mesi di fila l’84%, ma è anche possibile leggere e anticipare le tendenze sulla produzione rifiuti a livello nazionale che vedono una ripresa della produzione rifiuti dal mese di maggio.

Dal confronto con i dati di raccolta differenziata registrati nel 2019, scrivono dal Servizio Urbanistica e Ambiente del Comune, si evidenzia che agiugno 2020 è stato registratol’84,22% di raccolta differenziata mentre la “quantità di rifiuti totale prodotta nei mesi di maggio e giugno 2020 è ritornata a valori in linea con quelli registrati prima del periodo di lockdown”.

In sostanza nei primi sei mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2019, si è comunque avuta una diminuzione del 6,7% dei rifiuti totali prodotti, e del 8,7% dei rifiuti smaltiti in discarica. Inoltre “la percentuale di raccolta differenziata nei mesi di maggio e giugno 2020 è molto alta: in entrambi i mesi la raccolta differenziata ha superato l’84%”.

Corepla, oltre 1.370.000 tonnellate di plastica raccolte. Tra le più virtuose Valle D’Aosta e Sardegna

Il servizio di raccolta e riciclo è ormai capillare in tutto il Paese: sono 7.345 i Comuni serviti (92%) e 58.377.389 i cittadini coinvolti

Buone notizie per la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. Nel 2019 sono state oltre 1.370.000 le tonnellate di plastica raccolte in modo differenziato, ovvero il 13% in più rispetto al 2018. Un nuovo record in termini di quantità trattata, che porta l’Italia ad un procapite medio annuo di 22,8 kg. A guidare la classifica Valle d’Aosta e Sardegna, con oltre 31 kg per abitante.

 Il servizio di raccolta e riciclo è ormai capillare in tutto il Paese: sono 7.345 i Comuni serviti (92%) e 58.377.389 i cittadini coinvolti. Il valore economico direttamente distribuito da Corepla, il Consorzio nazionale senza scopo di lucro per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, ammonta complessivamente a 760 milioni di euro, dove la quota di valore principale resta quella destinata ai Comuni e/o convenzionati da loro delegati.

Nel corso del 2019 il corrispettivo riconosciuto dal Consorzio ai Comuni italiani o ai loro operatori delegati ha infatti raggiunto i 400 milioni di euro. Oltre 185 milioni sono stati destinati agli impianti che selezionano gli imballaggi dividendo la plastica per polimero e alcuni polimeri come il PET anche per colore, dando così maggior valore al prodotto selezionato. Lo scorso anno sono state riciclate 617.292 tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica, prevalentemente provenienti da raccolta differenziata urbana (sono incluse le quantità provenienti dalle piattaforme da superfici private e dai Consorzi autonomi). Sono stati recuperati anche quegli imballaggi che ancora non possono essere riciclati.

Corepla ha avviato a recupero energetico 445.812 tonnellate, che sono state utilizzate per produrre energia al posto di combustibili fossili. ll materiale avviato da Corepla a recupero è stato destinato per il 75% a cementifici (41% in Italia e 34% all’estero) e per il restante 25% a termovalorizzazione. Alle cifre della gestione consortile vanno aggiunti i quantitativi di imballaggi in plastica riciclati da operatori industriali indipendenti provenienti dalle attività commerciali e industriali (287.000 tonnellate) per un riciclo complessivo di oltre 1 milione di tonnellate e la quota di imballaggi presente nell’RSU avviati a recupero di energia (567.510 tonnellate). Dei 2.084 milioni di tonnellate di imballaggi in plastica immesse sul mercato e di pertinenza COREPLA nel 2019, il Sistema Italia è riuscito quindi a recuperarne 1.917.614, che corrisponde al 92%.

“Un risultato mai raggiunto prima – ha dichiarato il Presidente di Corepla Antonello Ciotti – per gli oltre 7.000 Comuni che hanno avviato il servizio di raccolta. Con una media di circa 23 kg/abitante anno di RD il sistema italiano del riciclo degli imballaggi in plastica è tra i primi in Europa. Siamo certi che, lavorando così assiduamente nell’attività di sensibilizzazione di tutti gli attori e nello sviluppo di nuove tecnologie, riusciremo a vincere la sfida dell’economia circolare, e saremo pronti a contribuire al raggiungimento degli ‘sfidanti’ obiettivi che la EU pone per il 2025 per il nostro Paese”.

Igiene urbana: nasce Green Alliance, la prima rete di imprese tra le aziende pubbliche lombarde

Nasce Green Alliance, la prima rete di imprese tra le aziende pubbliche lombarde che si occupano di Ambiente. Il 13 luglio 2020, nella sede di Confservizi Lombardia – l’associazione che rappresenta le aziende dei servizi pubblici locali sul territorio regionale lombardo e patrocina il progetto – è stato firmato il Patto di Rappresentanza per la promozione e lo sviluppo della gestione pubblica del servizio igiene urbana. Green Alliance – Servizi per l’Ambiente in Lombardia. 

Fanno parte della rete: ACCAM SpA di Busto Arsizio (VA), AEMME LINEA AMBIENTE srl di Legnano (MI), AMAGA SpA di Abbiategrasso (MI), ASM MAGENTA srl di Magenta (MI), BRIANZA ENERGIA AMBIENTE SpA e BRIANZA ENERGIA GESTIONI SpA di Desio (MB), CEM AMBIENTE SpA di Cavenago Brianza (MB), CORE SpA di Sesto S.G. (MI), MANTOVA AMBIENTE srl di Mantova, SERVICE 24 AMBIENTE srl di Tavernerio (CO) e SILEA SpA di Valmadrera (LC). 

Insieme le dieci aziende pubbliche partecipate da 284 Enti (283 Comuni e la Provincia di Monza e Brianza), garantiscono servizi per un territorio di 3.003.632 abitanti. Impegnano oltre 889 lavoratori, con un fatturato complessivo che supera i 290 milioni di euro.  
Green Alliance – Servizi per l’Ambiente in Lombardia è unarete di imprese pubbliche con uno strettissimo legame con gli Enti locali ed il territorio che rappresentano, unite dallo strumento giuridico del contratto di rete. Si tratta di gestori di uno o più ambiti della filiera del servizio di igiene urbana che, insieme, hanno creato di fatto un primo ciclo integrato completo nella gestione ambientale che va dalla raccolta differenziata dei rifiuti alla gestione di impianti per il loro recupero e la trasformazione della parte indifferenziata in energia*, dal servizio di pulizia strade, alla gestione di impianti di recupero delle terre di spazzamento. Green Alliance rappresenta il primo esempio fattivo di economia circolare su base regionale. 

Le dieci aziende dei servizi essenziali condividono, inoltre, un approccio di sostenibilità alla gestione del servizio erogato che, come hanno dimostrato in più occasioni in questo delicato momento di emergenza sanitaria, denota una particolare vicinanza ai cittadini e all’economia dei propri territori, attenti all’ambiente e attivi nel sociale.
L’obiettivo principale di Green Alliance è creare sinergie industriali in grado di garantire la qualità dei servizi, incrementando la capacità innovativa e competitiva, ma anche minori costi per i cittadini. 

Il Programma di rete appena firmato impegnerà, ma non solo, le aziende nei prossimi 5 anni a:
– attivare sinergia sugli acquisti e gare di aggregazione di volumi
– promuovere ricerca e sviluppo congiunte su tematiche di economia circolare e verificare la possibilità di realizzazione congiunta di progetti relativi
– generare sinergie industriali e operative a livello regionale e nazionale, avviare collaborazioni con cluster analoghi o complementari;
– rappresentare gli interessi comuni e condivisi nei confronti degli stakeholder istituzionali e associativi di riferimento (attraverso attività di presidio e posizionamento, presentazione e illustrazione di proposte, documenti, richieste, suggerimenti, studi, ricerche…);
– far cultura dell’Ambiente, promuovere campagne comuni di sensibilizzazione rivolte alla società civile in materia di produzione dei rifiuti nell’ottica dell’economia circolare. 
L’esperienza nasce come Rete di Impresa aperta a tutte le aziende di igiene ambientale a maggioranza pubblica della Lombardia, già nei prossimi mesi sono attesi nuovi ingressi.


Daniela Mazzuconi, portavoce di Green Alliance, nel dichiarare la piena soddisfazione per questo primo e importante risultato raggiunto, ha sottolineato: “E’ particolarmente significativo lo spazio di collaborazione che si è venuto a creare tra aziende a forte controllo pubblico, non affidate a logiche di puro mercato, e che oggi abbiamo concretizzato davanti a un notaio. Si discute molto ai nostri giorni di beni comuni e tra di essi non possiamo non collocare l’ambiente e i pubblici servizi: chi meglio delle società pubbliche può, e potrà sempre più in prospettiva, contribuire a politiche volte alla piena realizzazione della cosiddetta ecologia integrale? In questa linea si pone la rete a cui oggi ufficialmente si è dato l’avvio, dopo un lavoro serrato volto ad approfondire e a valutare l’orizzonte complessivo. Vogliamo occuparci di politiche industriali che, nell’ottica di un’economia circolare, realizzino le attese dei cittadini e rispondano sempre più alla loro domanda di servizi buoni, efficienti, efficaci nel conseguimento degli obiettivi, economicamente sostenibili e con un forte valore aggiunto in materia ambientale. Essere insieme, inoltre, ci impegna non solo a realizzare economie di scala laddove possibile, ma ci stimola ad un forte confronto tra noi e ci spinge ad affrontare insieme, ad esempio, ambiti di ricerca altrimenti preclusi alle singole società, che consentiranno anche innovazioni tecnologiche, nuovi servizi e programmazioni di ampio respiro. Il colpo d’occhio sui servizi oggi già offerti dalle singole aziende è impressionante e la dice lunga sulla lungimiranza di tanti amministratori locali che nel corso del tempo, per quanto attiene il profilo ambientale, hanno contribuito a costruire, praticamente dal nulla, una risposta estremamente robusta per i bisogni delle nostre comunità e – va aggiunto – una realtà così rilevante nei numeri dal punto di vista economico. Adesso bisognerà conseguire insieme – e sottolineo insieme – nuovi traguardi”. 

“Green Alliance – spiega Lorenzo Bagnacani di Mantova Ambiente, coordinatore tecnico della parte gestionale – vuole rappresentare un braccio operativo industriale nell’ambito dell’economia circolare, una rete d’imprese che farà dell’innovazione il suo tratto distintivo, non solo nell’interesse delle imprese associate e a beneficio dei territori gestiti, ma anche per come intende porsi rispetto alle grandi sfide che il nostro Paese deve affrontare in merito alla sostenibilità. Rappresentiamo aziende pubbliche che colgono la sfida del rinnovamento nella consapevolezza che un progetto condiviso consente di coltivare ambizioni e risultati di maggior valore per la costruzione di un futuro diverso”  
 “Siamo di fronte a uno dei primi casi di rete di impresa di aziende pubbliche che gestiscono servizi di igiene ambientale in Italia – ha commentato Alessandro Russo Presidente di Confservizi Lombardia –  Oggi promuoviamo con la Green Alliance un modello di crescita che non è quello delle acquisizioni, ma della rete operativa industriale sulla scia della riuscita esperienza della Water Alliance”. 

“Quella di oggi è molto più di una semplice alleanza – ha detto Marco Cipriano, amministratore unico di Core S.p.a Coordinatore del Settore Ambiente di Confservizi Lombardia –  è una scelta strategica per un giusto sviluppo sostenibile, ambientale e sociale per un’economia circolare”.

Fonte: Eco dalle Città