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Sicilia, il nuovo Piano Rifiuti non è ancora pronto e la gestione è in continuo affanno

In Sicilia la mancata adozione del Piano rifiuti regionale continua a creare disservizi e fa lievitare i costi in bolletta dei cittadini, che comunque entro la fine dell’anno potrebbero conoscere il documento tanto atteso. In questi giorni la chiusura dell’impianto Tmb di Alcamo e l’ennesima saturazione delle vasche di quella di Bellolampo stanno compromettendo la raccolta in molti comuni dell’isola. 

Tuttavia l’assessore ai Servizi di Pubblica Utilità, Alberto Pierobon, ha dichiarato che “il governo regionale ha deciso di interrompere la serie di ordinanze emergenziali che costituivano la ‘copertura’ di situazioni gestionali in deroga alla normativa vigente”. Il nuovo Piano rifiuti a fine ottobre è stato inviato all’assessorato Territorio e ambiente “chiudendo così una fase fondamentale per la definizione del documento voluto fortemente dal governo Musumeci. Consentirà di avere una gestione dei rifiuti trasparente, darà priorità alla raccolta differenziata, potenzierà il ruolo del settore pubblico e metterà ordine a un sistema che per troppi anni è stato caratterizzato dall’emergenza”. 

Ma intanto i disservizi sono sempre dietro l’angolo e creano divisioni tra cittadini, sindaci e regione. 

Il sistema impiantistico che fa leva su discaricheormai sature è una delle principali cause della gestione emergenziale. Nonostante le percentuali incoraggianti di raccolta differenziata registrate negli ultimi anni in molti comuni, sull’isola infatti scarseggiano gli impianti di trattamento della frazione organica e delle altre frazioni, che per lo più vengono trasportate fuori regione con notevoli costi ambientali e costi in bolletta. Tramite i ripetuti ampliamenti delle vasche di discarica si cerca di fare spazio ai rifiuti indifferenziati, anche se negli ultimi due anni in Sicilia è diminuita la quantità di rifiuti smaltiti di ben 280 mila tonnellate, destinando a recupero un 17,5 per cento di materiali in più, fa sapere Pierobon via social. 

Negli scorsi giorni la chiusura dell’impianto di trattamento meccanico biologico di Alcamo in cui – sottolinea l’assessore – “gli uffici regionali hanno riscontrato alcune incongruenze nelle autorizzazioni ambientali” ha creato difficoltà nella raccolta dei rifiuti in molti comuni che lì conferivano il loro indifferenziato. Recentissima è invece la notizia dell’ennesima emergenza che interessa la discarica palermitana di Bellolampo per la quale si sta valutando un ulteriore progetto di ampliamento e la pubblicazione di un bando per portare i rifiuti fuori dalla Sicilia.

Nuovo piano entro l’anno
Dall’Assessorato comunque fanno sapere che sul nuovo Piano, per ora, non rilasciano nessuna dichiarazione specifica. Il documento attende il passaggio alla Commissione ambiente all’Assemblea regionale siciliana, a cui seguirà il controllo del Consiglio di giustizia amministrativa e dell’Ufficio legale che faranno le opportune verifiche sull’iter procedurale ed entro la fine dell’anno la Sicilia potrebbe finalmente avere il piano tanto atteso.

L’amministrazione regionale si dice ottimista, nonostante si aspetti critiche e prese di posizione sul collocamento e sulla tipologia degli impianti previsti. Questioni che si erano già aperte nel 2019, quando sul documento si era pronunciato il Ministero dell’ambiente costringendo il Ministro Costa ad aprire un’istruttoria amministrativa interna per conoscere chi nel suo Dicastero aveva ipotizzato la necessità di ricorrere agli inceneritori.  

Fonte: Tiziana Giacalone per Eco dalle Città

Adottato il nuovo PRGR della Regione Lazio. Le novità.

Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti del Lazio. Obiettivi: riduzione a 469 kg/anno per abitante; 70% di raccolta differenziata come livello minimo al 2025 con l’obiettivo dell’80 % di RD come scenario avanzato, incremento del riciclo effettivo e nuova impiantistica con sostegno di quella pubblica

 

Roma, 02/08/2019 – È stato adottato oggi dalla Giunta Regionale il nuovo PRGR – Piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR), lo strumento principale di programmazione attraverso il quale Regione Lazio definisce in maniera integrata le politiche in materia di prevenzione, riciclo, recupero e smaltimento dei rifiuti, nonché di gestione dei siti inquinati da bonificare, realizzato con il supporto tecnico di Ambiente Italia, Scuola Agraria del Parco di Monza ed ESPER – Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti.
Si tratta di un piano completamente pensato nell’ottica di uno sviluppo ed incentivo dell’ “Economia Circolare”, sostanziata in norme ed azioni che realmente avvicineranno all’obiettivo ultimo.
Le linee direttrici del nuovo PRGR sono chiare. Nel rispetto delle normative comunitarie e della gerarchia nella gestione rifiuti (Direttiva 2008/98/CE) si prevedono: nuovi strumenti di riduzione e riuso che portino ad una produzione massima di 469 kg/abitante*anno; una raccolta differenziata minima del 70% entro il 2025 sia a livello complessivo regionale che a livello di singolo Comune; una nuova impiantistica finalizzata al recupero di materia (riciclo) e, solo residualmente, allo smaltimento del rifiuto residuo.

Nello specifico:

  • Strategia generale: il sistema di obiettivi del Piano inoltre sposa l’obiettivo generale della Strategia rifiuti zero (DGR 614/2018 e DGR n. 49/2019) dell’incenerimento come opzione residuale. Il residuo del rifiuti infatti dovrà essere inviato solo a trattamento di recupero, riservando lo smaltimento residuale solo per la frazione biostabilizzata.
  • Riduzione e prevenzione: L’obiettivo relativamente al contenimento della produzione dei rifiuti urbani totali rispetto al valore del 2017 (505 kg/ab*anno) è stato stabilito, riducendolo in riferimento al quantitativo stimato secondo un aumento tendenziale previsto inizialmente (484 kg/ab*anno), al valore massimo di 479 kg/ab*anno con lo scenario uno (minimale) ed a 469 kg/ab*anno con lo scenario tre (avanzato) anche grazie al sostegno regionale all’implementazione della tariffazione puntuale che, in altre Regioni, ha determinato effetti molto positivi sia per quanto riguarda il contenimento della produzione di RU che per l’aumento della quota di conferiti come RD.
  • Raccolta differenziata: si è scelto di non limitarsi al semplice rispetto degli standard di raccolta differenziata alla normativa nazionale (65%), ma di assumere un obiettivo minimo pari al 70% al 2025, con la definizione di due scenari più spinti (scenario intermedio 75% e scenario avanzato 80%) per quantificare una forbice regionale sui flussi di rifiuti e stimare il conseguente fabbisogno impiantistico in base a scelte più o meno ambiziose o, viceversa, cautelative.

Tali scenari, pur non vincolanti, sono comunque plausibilmente raggiungibili in fase di attuazione del Piano a seconda del grado di realizzazione delle azioni previste.

  • La qualità della raccolta differenziata, in linea con le strategie comunitarie, è stata individuata come elemento discriminante per un processo di recupero di materia di qualità. Per massimizzarla si è individuato un modello uniforme per la raccolta differenziata, indicando come sempre preferibile l’attivazione di modalità di raccolta domiciliare, rispetto ad altre possibili modalità (raccolta di prossimità, centri urbani di raccolta, etc.).
  • Recupero Frazione Organica: in considerazione del fatto che il flusso dei rifiuti organici da RD è determinante per il conseguimento degli obiettivi di Piano ed è quello per cui viene previsto il maggiore incremento in termini assoluti rispetto alla situazione attuale, è evidente come la priorità strategica assoluta sia dare risposta alle necessità di trattamento delle frazioni organiche da RD. Promozione del compostaggio domestico, una rete di attività di compostaggio di comunità, sistemi di compostaggio professionale di piccola scala, rete degli impianti di bacino sono individuati come strumenti utili in un approccio multi-livello ottimale.
  • Impiantistica: recupero e smaltimento. Il Piano sposa l’obiettivo generale della Strategia rifiuti zero (come definito dall’ art. 47 della LR n. 4/2015 e DGR n. 506/2015), che assegna all’incenerimento un ruolo residuale e progressivamente marginale. I rifiuti residui infatti dovranno essere inviati a impianti di trattamento a freddo con priorità al recupero di materia, riservando lo smaltimento alla sola frazione biostabilizzata e marginalizzando il ruolo degli inceneritori esistenti. Per tal ragione si evidenzia la necessità di conversione alle strategie di Piano (intese a realizzare recuperi di materia anche dal RUR) degli impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB) attraverso la sostituzione delle attrezzature dedicate alla produzione di con attrezzature finalizzate ai recuperi di materia.

Il Piano prevede inoltre la realizzazione di un nuovo impianto di Trattamento e Valorizzazione della Risorsa Rifiuto da localizzarsi probabilmente nel comune di Colleferro. Tale impianto ha l’obiettivo di massimizzare il recupero di materia adottando le migliori tecnologie disponibili (B.A.T.).