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Aumentano nel 2014 gli imballaggi immessi al consumo: + 1,85 sul 2013

Arriva un’anticipazione sulla quantità complessiva di imballaggi immessi al consumo nel 2014 nel mercato nazionale. In attesa del report ufficiale Conai, le stime parlano di un lieve aumento rispetto al 2013, quando l’immesso al consumo fu di 11,3 milioni di tonnellate. Nell’anno passato si è arrivati a quota 11 milioni e 550 mila, 250 mila tonnellate pari all’ 1,85% in più, la metà delle quali nel settore carta e cartone. Si stima che nel 2015 l’immesso al consumo sarà di 11 milioni e 700 mila tonnellate, quindi un ulteriore incremento dell’ 1,5%. Nel 2012 l’immesso al consumo fu di 11,2 milioni.

La produzione annua di rifiuti urbani in Italia è di circa 29,9 milioni di tonnellate(Rapporto ISPRA 2013). Secondo Conai, l’incidenza in peso dei rifiuti di imballaggio è di circa il 25%, in quanto una quota considerevole degli imballaggi prodotti sono “secondari” e “terziari” – usati perlopiù nel circuito industriale e commerciale – che non finiscono nei rifiuti urbani.

Novara e la sua Comunità Ecosostenibile

A cura di Giulio Rigotti (Assessore all’Ambiente – Comune di Novara), Emidio Panna (presidente Cooperativa Sociale La Ringhiera), Franco Bontadini e Anna Bruneri (Associazione Mille Citta del Sole), Sergio Capelli (tecnico E.S.P.E.R.)

Ogni anno la Fondazione Cariplo pubblica bandi finalizzati al sostegno di azioni volte ad aumentare la sostenibilità della comunità in cui si svolgono. Nel 2012 è stato pubblicato il bando “Costruire comunità sostenibili”.
Partendo dall’assunto che “l’attuale modello di sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche, oltre a produrre sprechi, inefficienze e squilibri, comporta notevoli impatti di natura ambientale. E’ quindi opportuno favorire un cambiamento nei comportamenti individuali e collettivi per realizzare modelli di consumo e di produzione più sostenibili nel tempo e più attenti ai diritti delle generazioni future”  il bando era finalizzato a “contribuire allo sviluppo di iniziative finalizzate a una gestione del ciclo delle risorse efficiente e sostenibile nelle comunità locali, la cui efficacia possa essere sperimentata, documentata e applicata in altri contesti. In particolare, verranno sostenuti progetti che propongano soluzioni efficaci e condivise alle problematiche ambientali legate ai cicli integrati di acqua, energia e rifiuti” .
ESPER ha dunque proposto al Comune di Novara di partecipare al Bando, coinvolgendo nella progettazione dello stesso l’Associazione Mille Città del Sole  di Milano (già attiva sul territorio novarese sulle tematiche relative all’energia) e la Cooperativa Sociale la Ringhiera  di Albino (BG) da anni operativa nel campo dei servizi ambientali, che ha assunto il ruolo di capofila del progetto in quanto ente no profit.
Altri partner e finanziatori del progetto sono Novamont , ASSA  (l’azienda che si occupa di raccolta e trasporto RSU a Novara), Consorzio Bacino Basso Novarese – CBBN , Società Cooperativa La Terra Promessa , Fondazione Comunità Novarese Onlus  e Acqua Novara VCO .
Viene steso un progetto che si articola in varie azioni, che interessano i temi del risparmio energetico, del corretto utilizzo dell’acqua con conseguente risparmio di risorse, dei rifiuti, partendo dalla riduzione della produzione fino al tema della raccolta. Il progetto viene approvato dalla Fondazione Cariplo, che lo finanzia con 88.000€, pari al 41% del totale dei costi del progetto.
Il progetto, denominato CEN – Comunità Ecosostenibile Novarese, prende il via ufficialmente il 13 aprile 2013, con la festa di inaugurazione del punto sostenibilità, localizzato presso la ex sede ASSA di viale Curtatone 15, che sarà il baricentro di tutto il progetto, ospitando lo Sportello Energia ed il Mercatino del Riuso. Il termine formale del progetto era il 28 febbraio 2014. In realtà molte delle azioni sono state adottate come permanenti dal Comune di Novara.
La misurabilità dei risultati ottenuti era uno dei requisiti principali richiesti dalla Fondazione Cariplo. Alla semplice contabilità legata alle azioni messe in campo si è deciso di calcolare anche l’impatto in termini di gas climalteranti. A tale scopo si è deciso per l’utilizzo di uno strumento che fosse disponibile a chiunque e che fosse validato da un ente terzo. La scelta è caduta su WARM , web-application creata e validata da EPA – United States Environmental Protection Agency .

Queste le azioni messe in campo ed i risultati ottenuti:

Rifiuti – Ecofeste
Le feste, le sagre e le varie manifestazioni sul territorio del Consorzio di Bacino Basso Novarese sono numerose e raccolgono moltissime adesioni. Il momento di aggregazione è quindi strategico per proporre comportamenti ecosostenibili e per ridurre le grandi quantità di rifiuti che si producono. Agli organizzatori vengono proposti un disciplinare ed una serie di azioni  finalizzate alla minimizzazione dell’impronta ecologica della festa stessa, con particolare attenzione alla riduzione dei rifiuti prodotti nell’ambito della sagra. A fronte della sottoscrizione del disciplinare e della conseguente presa d’impegno nel mettere in campo le azioni sottoscritte, agli organizzatori viene concesso il permesso di utilizzare il logo “ECOFESTE CEN”, di poter sfruttare i canali della comunicazione istituzionale avendo così maggior visibilità, ma, soprattutto, di vedere coperti gli extra costi dovuti alle scelte verdi con una fornitura di stoviglie in Mater-Bi pari ad un massimo di 2500 coperti.
Nel corso del 2013 nove fra feste di piazza, manifestazioni culturali e sagre hanno chiesto di accedere al progetto Ecofeste-CEN (Inaugurazione CEN, Street Games, Veg Festival, Festa SEL, Novara in PiAzza, NovarArchitettura, Festa dei Popoli, ECOSOSTENIAMOCI, Gara Ciclopodistica Settembre) per un totale di 30.000 coperti.  Numeri che significano 1800 kg di plastica risparmiata, ma non solo: utilizzando stoviglie compostabili, quindi conferibili direttamente nell’umido, è possibile recuperare tutti gli avanzi, quantificabili in 200g a pasto , per un totale di 6000 kg di organico recuperato. In termini di emissioni di gas serra, significa la mancata emissione di circa 5 tonnellate di CO2 equivalenti.

Rifiuti – Mense sostenibili 
Quando è iniziata la fase di progettazione, le mense scolastiche novaresi rappresentavano già un esempio virtuoso. L’amministrazione comunale già aveva percorso la via della sostituzione delle stoviglie monouso con quelle lavabili in gran parte delle scuole. Rimanevano una scuola più piccola dove l’utilizzo delle stoviglie permanenti sarebbe stato antieconomico ed i giorni in cui per qualche emergenza si era costretti ad usare stoviglie monouso. Si è scelto di bonificare queste “piccole” sacche di in-sostenibilità con l’utilizzo di stoviglie compostabili in Mater-Bi. Non solo, si è scelto di passare in tutte le scuole comunali di Novara all’acqua in brocca.

Tali scelte non solo hanno interessato l’anno scolastico 2013-2014, ma sono state istituzionalizzate ed inserite nel nuovo bando per l’affidamento del servizio mensa nelle scuole novaresi.
In questo caso i numeri sono decisamente più importanti: nel solo primo quadrimestre dell’anno scolastico 2013-2014 sono stati serviti 360.704 pasti in stoviglie permanenti e 5.767 in stoviglie compostabili, per un totale di 22.000 kg di stoviglie di plastica non utilizzate e 78.500 kg di scarti alimentari recuperati. Tali quantità si traducono in circa 85 tonnellate di CO2 equivalenti non immesse in atmosfera.
Anche la scelta di utilizzare acqua in brocca, andando ad eliminare le bottigliette da 0,5 litri ha avuto risultati significativi. Su un totale di 366.471 pasti sarebbero state servite agli alunni 549.706 bottigliette (dati forniti dalla società appaltatrice), molte delle quali poi abbandonate sul tavolo ancora contenenti dell’acqua, per un totale di circa 13,7 tonnellate di PET. Convertito in gas climalteranti, risulta che con questa operazione si sono evitate emissioni per 8,5 tonn di CO2 equivalenti (che se le bottigliette fossero destinate ad incenerimento diventerebbero 46,9, secondo WARM).

Rifiuti – Mercatino no profit del riuso
In linea con altre esperienze attive sul territorio italiano e piemontese, si è deciso di mettere in piedi un Mercatino del Riuso. Obiettivo di queste azioni è non solo quello di intercettare beni ancora validi dal punto di vista funzionale prima che vengano conferiti come rifiuti, ma quello di avvicinare la cittadinanza attraverso il coinvolgimento e la condivisione al tema della corretta gestione dei rifiuti.
Per la formazione del personale che gestisce il mercatino ci si è rivolti ad un soggetto leader a livello nazionale come la torinese Triciclo , dal 1996 gestori di mercatini del riuso sul territorio del capoluogo piemontese. Non solo: ci si è consultati con Occhio del Riciclone , responsabile tecnico del PRISCA – Pilot project for scale re-use starting from bulky waste stream , un progetto finanziato dalla Commissione Europea attraverso il programma Life Plus Ambiente 2011 che si propone di dimostrare la fattibilità di due Centri di Riuso, realizzati a Vicenza e a San Benedetto del Tronto, deputati ad avviare a riutilizzo i beni riusabili presenti nel flusso dei rifiuti solidi urbani e che, in assenza di una filiera organizzata, attualmente sono destinati perlopiù allo smaltimento.
I cittadini novaresi possono quindi conferire i beni che non intendono più usare e che sarebbero destinati a diventare rifiuti pur essendo ancora funzionalmente validi (mobili, piatti, posate, elettrodomestici, manufatti, oggetti elettronici…). Tali beni, selezionati, puliti e, quando possibile restaurati, venivano valutati dal gestore del mercatino. L’oggetto viene fotografato e caricato nel database e sul sito del mercatino . L’utenza ha dunque la possibilità di scegliere e prenotare gli oggetti presenti direttamente da casa propria. Ovviamente, trattandosi di mercatino no profit, la valutazione consiste in Eco-Stelline. Per ogni oggetto portato, dunque, il cittadino riceve ecostelline che può riutilizzare nell’”acquisto” di altri beni presenti al mercatino.
L’accesso ai servizi del mercatino è stato possibile grazie ad una tessera di riconoscimento personale, che ogni utente è tenuto a presentare. Attraverso questo supporto è possibile caricare in caso di deposito, sottrarre in caso di acquisto, “ecostelline” sul profilo dell’utente stesso.
Per gli utenti più avvezzi all’utilizzo di strumenti tecnologici si è provveduto alla smaterializzazione della card utilizzando un QR code sullo smartphone dell’utente stesso, attraverso il quale è possibile accedere al suo profilo personale.

Gli orari di accesso al pubblico del mercatino sono i seguenti: Giovedì dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 15:00 alle 19:00 e sabato, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00.
Fra l’aprile 2013 e il febbraio 2014 ci sono stati 456 accessi al mercatino, per un totale di 2122 oggetti (1620 kg) depositati. Sono stati evitate 16 tonnellate di CO2 equivalenti
Il Mercatino no profit del Riuso continua la propria attività anche dopo la fine del progetto CEN, ed è tutt’ora aperto, grazie alla collaborazione fra l’amministrazione comunale, ASSA e l’Associazione Mille Città del Sole

Rifiuti – Recupero energetico della frenata
I mezzi utilizzati per la raccolta rifiuti sono, al pari di tutti gli altri mezzi con motore a scoppio, fonte di emissioni inquinanti e climalteranti. In particolare in Comuni in cui si effettua la raccolta domiciliare, le continue frenate e ripartenze a cui sono costretti gli automezzi, fa aumentare sia i consumi di carburanti, sia le emissioni inquinanti. Nello specifico l’impianto frenante è sottoposto ad un elevato stress operativo, facendo rilevare un rapido deterioramento delle componenti usurabili e richiedendo una manutenzione molto frequente. Proprio per queste ragioni è diventato abbastanza comune il montaggio su mezzi dediti alla raccolta rifiuti di sistemi denominati “Retarder” che utilizzano l’induzione magnetica per frenare il veicolo evitando di sollecitare troppo il sistema frenante tradizionale e ridurne così i costi di manutenzione.
Allo stesso modo sono ormai disponibili sul mercato mezzi ibridi con il recupero energetico della frenata per la ricarica delle batterie dell’automezzo stesso.
Con l’assistenza tecnica di ESPER e della Cooperativa Sociale La Ringhiera, è stata proposta la sperimentazione, su due dei mezzi costipatori leggeri da 5 mc di capienza impiegati per la raccolta “porta a porta”, di prototipi dei sistemi di frenatura rigenerativa, progettati con la collaborazione del Politecnico di Milano.
Al momento sono in corso sperimentazioni su analoghi sistemi di frenatura rigenerativa in varie parti del mondo (Berlino, Baltimora, New York, Miami) ma su mezzi di maggiore dimensione (autocompattatori da 26 mc) dove l’energia utilizzata per la frenata dell’automezzo viene immagazzinata in un serbatoio a pressione idraulica e viene utilizzata in fase di accelerazione. Questi sistemi sono stati sviluppati in parallelo sia dalla Bosch Rexroth in partnership con Mercedes e Volvo , che della inglese EATON  in partnership con Crane Carrier , che dalla Parker’s RunWise in partnership con Iveco .

L’agenzia americana EPA (Environmental Protection Agency), nel corso della sperimentazione in atto su mezzi della UPS, ha certificato che tali sistemi riducono le emissioni di anidride carbonica del 40 % circa .
La particolarità più interessante è quella che questi sistemi possono essere applicati anche su un parco mezzi già esistente, migliorando i parametri di emissioni, risparmiando carico al motore termico (allungando la vita del veicolo) e limitando l’uso dei freni (allungando la durata dell’impianto frenante).
Si è dunque provveduto alla installazione del kit progettato dal Politecnico su due mezzi per la raccolta, uno che svolgesse il proprio servizio in città (ASSA) e uno che lo svolgesse fuori (CCBN). Dopo l’installazione del kit sono stati rilevati a banco consumi di carburante inferiori del 32% rispetto ai consumi standard dei mezzi impiegati su percorsi misti. Un risultato in linea con quello delle esperienze similari condotte in Europa e negli Stati Uniti ma che presenta, secondo i partner della sperimentazione, ulteriori e consistenti margini di miglioramento ottimizzando ulteriormente la tecnologia di accoppiamento e lavoro in sincrono tra il motore a dinamo alimentato da condensatori ad alta capacità ed il motore a scoppio dell’automezzo.
Restano da valutare i risultati in termini di emissioni di inquinanti, di gas serra e soprattutto quanto e come il kit influisce sulla manutenzione del mezzo.

Energia – Condominio sostenibile
E’ un’azione di informazione e formazione di condòmini, amministratori, proprietari di case. In collaborazione con ANACI (Associazione amministratori di Condominio), Mille Città del Sole individua condomìni intenzionati ad effettuare opere di manutenzione importanti, informando i rappresentanti degli stessi relativamente a quali opere si possano effettuare al fine di riqualificare anche dal punto di vista energetico lo stabile in questione. E’ stata dunque sviluppata un’azione di presentazione e discussione delle possibili forme di riqualificazione energetica (cappotto, isolamento coperture, impianti a pavimento, sistema di ventilazione con recupero di energia, ecc.), cui segue l’assistenza passo passo alle diverse fasi dell’intervento deciso dall’assemblea condominiale, dall’analisi dei preventivi per le opere alla gestione delle pratiche burocratiche volte all’ottenimento degli incentivi disponibili, dal monitoraggio dei lavori in corso fino al collaudo finale ed al monitoraggio a regime.

Acqua – Meno acqua calda negli scarichi
In collaborazione con AMFAG sono stati distribuiti ai cittadini di Novara dei kit rompigetto. Si è provveduto ad informare correttamente la cittadinanza all’installazione ed all’uso del kit stesso, chiedendo ai cittadini stessi un impegno nel monitorare i reali risparmi conseguiti con l’adozione del kit (consumi idrici e consumi energetici).
La distribuzione dei kit è iniziata con l’inaugurazione dello spazio sostenibilità, il 13 aprile 2013 ed è ancora in corso.

Acqua – Meno acqua minerale in bottiglia
In collaborazione con Acqua Novara VCO ed il comune di Novara, CEN ha supportato l’avvio di tre “case dell’acqua” presso cui i cittadini possono riempire le proprie bottiglie con acqua filtrata fresca, naturale o gassata con un costo di 0,05 euro al litro. Il risultato è stato assai incoraggiante, si distribuiscono oggi settimanalmente  ventimila litri di acqua dell’acquedotto trattata, cui corrisponde almeno il 50% di litri di acqua minerale in bottiglia di plastica  che non vengono più trasportate, né smaltite.

Come riconoscere i sacchetti giusti per la raccolta dell’organico

Le problematiche relative alla gestione e lo smaltimento dei rifiuti urbani rappresentano una delle grandi priorità ambientali dei nostri tempi poiché coinvolgono tutti gli ambiti sociali e territoriali, dalle campagne al tessuto urbano.

Nel 2008 l’Unione Europea ha promulgato la direttiva quadro sui rifiuti che sancisce la nascita di una  “società del riciclaggio“, ovvero di un contesto sociale che cerchi di minimizzare la produzione di rifiuti e lavori per sviluppare il ri-utilizzo dei materiali conferiti.

Da questo concetto nasce la necessità di promuovere e facilitare la raccolta differenziata delle varie frazioni che compongono i rifiuti solidi urbani. La raccolta differenziata della frazione organica (umido) assume un’importanza strategica ai fini della sostenibilità ambientale della gestione dei rifiuti, per i seguenti motivi:

– massimizza il recupero/intercettazione dei materiali reciclabili che altrimenti sarebbero sporchi di sostanza organica e spesso non più recuperabili.

– riduce notevolmente il peso della frazione indifferenziata da gestire. L’organico rappresenta una percentuale a peso tra il 30-40% del totale dei rifiuti.

– riduce decisamente la pericolosità dei rifiuti quando conferiti in discarica in termini di percolati ed emissioni di gas metano in atmosfera.

– riduce l’energia necessaria ad incenerire la frazione indifferenziata in quanto secca.

– riduce i costi di smaltimento poiché il conferimento in compostaggio costa circa la metà rispetto al conferimento in discarica o l’incenerimento.

– consente la produzione di compost dai rifiuti. Il compost è un ammendante per i terreni agricoli.

– consente la chiusura del circolo del carbonio, dalla terra alla terra.

La raccolta dell’organico può essere effettuata con sacchetti di carta o in sacchetti biodegradabili e compostabili. Se per i primi non esistono grosse problematiche nel riconoscimento dei sacchetti conformi, diverso è il discorso su quelli in bioplastiche.

I SACCHI DI CARTA  e SACCHETTI COMPOSTABILI devono essere   CERTIFICATI A NORMA UNI EN 13432

Facciamo un po’ di chiarezza: la biodegradabilità è una proprietà delle sostanze organiche e di alcuni composti sintetici, di essere decomposti in sostanze più semplici dalla natura, o meglio, dai batteri saprofiti, in un tempo anche molto lungo. Un materiale non biodegradabile non viene assorbito dal terreno e rimane identico nel tempo, quindi contribuisce all’inquinamento della zona dove si trova.

La compostabilità è, invece, la capacità di un materiale organico di trasformarsi velocemente in compost (cioè un terriccio usato come fertilizzante) mediante uno specifico processo di degradazione aerobica, chiamato processo di compostaggio. Tale processo sfrutta la biodegradabilità dei materiali organici di partenza per trasformarli in un prodotto finale che deve rispettare alcuni requisiti definiti dalla legge per poter essere utilizzato.

Un sacchetto compostabile non vuol dire biodegradabile. Infatti non è detto che un sacchetto biodegradabile sia anche compostabile, cioè si disintegri per il 90% in frammenti inferiori ai 2 mm, a contatto con materiali organici dopo 3 mesi e si degradi almeno del 90% in anidride carbonica in non più di 9 mesi. Spesso alcuni sacchetti, come i sacchetti in plastica additivati con ECM,  vengono spacciati per compostabili quando non lo sono ed addirittura sono riportate, in questi sacchetti, scritte che invitano ad utilizzarli per la raccolta dei rifiuti organici.

Il vero sacchetto compostabile permette, invece, di creare un rifiuto umido omogeneo dove sia contenitore che contenuto godono delle stesse proprietà di biodegradazione. Questo quindi rende più efficace la raccolta differenziata dell’umido perchè agevola la diminuzione degli scarti e aumenta i quantitativi di rifiuto organico intercettato, garantendo sempre i livelli di qualità richiesti per il compost finale.

  • controllare se il sacchetto riporta uno dei seguenti marchi:
  • controllare se il sacchetto riporta la dicitura: sacchetto conforme alla normativa UNI EN 13432-2002 o diciture similari che dichiarino la conformità a questa specifica norma

L’utilizzo di sacchetti non compostabili può essere sanzionato ai sensi del Regolamento consortile di gestione dei rifiuti urbani con una sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 25,00 a Euro 150,00. I sacchetti compostabili possono anche essere utilizzati per la raccolta del rifiuto non recuperabile.

Trento e Reggio Emilia: NO Waste per la GDO

C’era molto entusiasmo venerdì 21 novembre, nello splendido scenario della Sala degli Specchi del Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, dove la Regione Emilia Romagna, i Comuni di Reggio Emilia e Trento, i vertici di Coop e Coop Consumatori Nord-est e Ambiente Italia, hanno presentato i risultati del progetto “No Waste” “Spesa netta, solo l’utile della spesa”, una sperimentazione di 3 anni (2012-2014), avviata con il contributo LIFE dell’Unione Europea.

Gli onori di casa li ha fatti il Comune di Reggio Emilia, in quanto capofila del progetto NO.WA (No Waste), rappresentato soprattutto da Mirko Tutino, Assessore Infrastrutture del territorio e Beni comuni del Comune, che è stato tra i più espliciti, nel ricordare alla platea quali siano i punti critici della gestione dei rifiuti in Italia. Secondo Tutino, il problema del conflitto d’interessi in Italia c’è anche nel settore dei rifiuti, perché “Non si può chiedere ad un’azienda di servizi ambientali, che gestisce anche un impianto di smaltimento dei rifiuti, di fare un lavoro serio sulla loro riduzione. C’è un conflitto d’interesse enorme”.

E ancora Giuseppe Bortone, Direttore Generale Ambiente della Regione Emilia Romagna: “In Italia non cambierà davvero nulla riguardo la riduzione dei rifiuti, sino a che smaltirli negli impianti costerà solo 70 euro a tonnellata. Una cifra che non considera gli altri costi collaterali il processo di smaltimento implica”.

Il progetto “NO WASTE”, invece, si è prefissato in 3 anni di ridurre davvero i rifiuti, operando alla fonte, con un modello avanzato che potrebbe già costituire un punto di riferimento a livello nazionale. NO WASTE è riuscito a coinvolgere il principale canale di emissione dei rifiuti, supermercati e ipermercati della grande distribuzione organizzata (GDO), dimostrando che si possono risparmiare in media 500 tonnellate annue di rifiuti, per un punto vendita simile agli Ipermercati Coop. Con altri numeri, tale riduzione significa avere fatto 7 kg di rifiuti in meno, ogni 1000 euro di fatturato.

I punti vendita che hanno aderito a questa sperimentazione sono stati differenti, tra Reggio Emilia (6 punti vendita) e Trento (22 punti vendita). Nella provincia emiliana, infatti, ha collaborato soprattutto la Coop, con grossi punti vendita. Conad e Sigma, gli altri marchi. Più piccoli, ma numerosi quelli del Trentino.

Il piano di riduzione dei rifiuti ha compreso tutte le azioni ritenute più efficaci presso la GDO e capaci di sensibilizzare i cittadini: vendita di borse riutilizzabili, di alimenti, bevande e detersivi sfusi e ricaricabili, di stoviglie comportabili; utilizzo di confezioni e imballaggi a basso impatto ambientale, riutilizzo di bancali e cassette per ortofrutta. Come massa e peso, sembra che l’80% dei rifiuti siano proprio nelle cassette e nei bancali dell’ortofrutta.

L’importanza di No-Waste è stata proprio quella di riuscire a coinvolgere la Grande Distribuzione Organizzata, che può dare un contributo notevole alla riduzione dei rifiuti, avendo un forte potere d’acquisto nei confronti delle aziende e potendo influenzare, per esempio, le politiche di packaging.

Inoltre, No Waste ha incluso una campagna di comunicazione con “bollino di qualità” dei soggetti aderenti, che ha promosso le azioni base del processo di riduzione dei: scegli, riduci, riusa.

L’altro filone del progetto LIFE “No WASTE”, avviato da Comune di Reggio Emilia, città di Trento, Ambiente Italia srl, Reggio Children e Coop Consumatori Nordest, è stato progettare un centro del riuso che recuperi l’invenduto non alimentare dei punti vendita e i beni dimessi dai cittadini, prima che finiscano nei centri di raccolta dei rifiuti urbani. Grazie anche alla collaborazione di Iren e del Comune di Piacenza, è stato realizzato lo studio di fattibilità per la realizzazione del Centro.

Cala la produzione di rifiuti, ora serve una strategia nazionale

In Italia in tre anni è sparita una collinetta di rifiuti larga alla base poco più di un campo di calcio, e alta 250 metri circa. Le tonnellate di rifiuti prodotte in Italia sono scese costantemente, a partire dalle 31,4 milioni del 2011 alle 29,6 milioni del 2013. Italico virtuosismo? In parte, ma soprattutto una conseguenza della crisi. L’obiettivo di decoupling, ossia il disaccoppiamento della produzione di rifiuti dalla crescita del Pil, non è ancora stato raggiunto (nonostante qualche segnale tra il 2010 e il 2011), dato che «la riduzione dei RU (rifiuti urbani, ndr) degli ultimi anni è da attribuire più alla recessione che a cambiamenti strutturali».

È questa la fotografia scattata dal primo WAS Annual Report, dedicato a “L’industria italiana del waste management e del riciclo tra strategie aziendali e politiche di sistema” e presentato oggi a Roma da Althesys. Immortala il quadro di una gestione ancora troppo legata a non-scelte, dove la discarica la fa da padrona: nell’ultimo triennio i conferimenti sono scesi del 5,2%, ma in media il 37% dei rifiuti urbani prodotti in Italia finisce ancora in discarica, con punte di oltre il 90%. Il risultato è che con i ritmi attuali di smaltimento le discariche italiane si esauriranno addirittura entro i prossimi due anni. È sensazione diffusa, leggendo il rapporto, che le conseguenza di questo trend non siano ancora ben chiare ai policy maker, locali e non.
La revisione delle principali direttive UE che regolano il settore fisserà obiettivi al 2030 molto sfidanti, come l’aumento del riciclo al 70% e l’eliminazione delle discariche. Cogliere tali obiettivi richiederà l’industrializzazione e il consolidamento del settore, ad oggi frammentato ma con pesi specifici molto concentrati: delle 4.761 aziende autorizzate alla raccolta e al trasporto dei rifiuti urbani (dati dell’Albo nazionale dei Gestori ambientali) i 70 maggiori operatori, pubblici e privati – protagonisti nell’ultimo triennio di investimenti pari a 1 miliardo di euro – coprono il 58% dei ricavi e il 54% dei rifiuti urbani raccolti, servendo oltre la metà della popolazione.

Quello che serve a questo macrosistema è «una vera e propria strategia nazionale per i rifiuti, chiara e di lungo periodo, che sappia valorizzare – sottolinea il rapporto – le competenze e le risorse industriali italiane». Ai primi posti di questa auspicata strategia si piazza una «maggior chiarezza e stabilità normativa» seguita da «una revisione delle politiche fiscali che incentivi le soluzioni in cima alla gerarchia di gestione dei rifiuti», in particolare una «riduzione dell’imposizione indiretta sui prodotti riciclati e crediti d’imposta per gli investimenti in innovazione» che «possono essere sostenuti con maggiori oneri sulle modalità più impattanti come la discarica, a carico fiscale complessivo invariato». Soprattutto, è necessario allargare lo sguardo ai flussi di materia nel loro complesso, senza fossilizzarci solamente sulla loro coda (i rifiuti, appunto). Senza questa svolta in primis culturale non si faranno mai sostanziali progressi, se non si adotta una strategia sui flussi di materia e sulle politiche industriali necessarie a dominare il mercato delle materie in generale, come oramai da anni ripete l’Unione  europea.

Tutto questo ancora in Italia non c’è – mentre in altri Paesi, vedi Germania, le cose vanno diversamente – e scorrendo il rapporto di Althesys si ha l’impressione di un sistema-paese ben lontano da quello evidenziato in altri qualificati dossier come il recente GreenItaly, dove si parla di Italia come «campione europea nell’industria del riciclo». Le ragioni di questa diversa versione dei fatti stanno probabilmente nel focus. Se si guarda al recupero interno al mondo dell’industria, il riciclo è prassi quotidiana: le imprese italiane sono effettivamente pronte e portate per riciclare all’interno dei propri processi produttivi tutto quanto risulta loro possibile con un margine di guadagno (risparmio di materia prima) economico. È tutto il resto che ancora latita.

Ma ad alimentare questa profonda discrepanza, che alimenta confusione, è una carenza di fondo che tutti i rapporti sul macrosettore dei rifiuti – e tutte le politiche economiche che vi si basano – non possono sopperire da soli. I dati cui fanno riferimento non sono affidabili, verificati, omogenei o confrontabili a livello nazionale. Uno scoglio contro cui la stessa Unione europea è andata a sbattere, che mina alla base la possibilità di organizzare politiche industriali coerenti. Senza buoni dati oggi non è possibile fare buona economia, e i rifiuti non possono sfuggire a questa logica.

Di Luca Aterini – Greenreport

RASSEGNA STAMPA – Nuovo piano industriale dei rifiuti, diminuiscono i costi se aumenta la differenziata

Messa da parte la bufera sollevata dai consiglieri di opposizione che, abbandonando i propri banchi, hanno causato la sospensione del consiglio per mancanza del numero legale, la maggioranza ha ascoltato la prevista relazione di Attilio Tornavacca. Il consulente della Esper (l’ente che si occupa dello studio sulla pianificazione ecosostenibile dei rifiuti) ha illustrato il piano industriale per la gestione associata dei rifiuti urbani nell’Aro Ba/1, che coinvolge i comuni di Bitonto, Terlizzi, Ruvo di Puglia, Corato e Molfetta.

L’obiettivo strategico del piano – a detta di Tornavacca – è quello di «conciliare la qualità del servizio dei materiali raccolti in differenziata con i costi da sostenere, dando priorità alla riduzione a monte dei rifiuti». Sarebbe questo, dunque, il punto essenziale su cui si dovrà focalizzare l’informazione rivolta ai cittadini e la raccolta dei rifiuti nei prossimi anni, a partire dalla massima diffusione del compostaggio domestico. «Massimizzare questa pratica» – ha detto il consulente Esper – «vuol dire consentire la riduzione dei costi di raccolta in modo sensibile».

Ma, altro punto fondamentale del servizio, occorre garantire una tassazione equa nelle diverse zone, a seconda che il servizio di raccolta differenziata si attui o meno. «Se non si eroga il servizio di raccolta nella zona esterna, mentre lo si eroga nel centro urbano, non si può chiedere di pagare la stessa tariffa della città. È necessario uno sconto importante, almeno del 25-30% per la mancata raccolta dell’umido, perché se una fetta della popolazione non può conferire l’umido, automaticamente consente al Comune un risparmio nei costi di servizio».

Tra le alte azioni possibili per ottimizzare la raccolta c’è la pratica del riuso, effettuata in centri idonei. «Questa buona pratica consente di intercettare materiali che sono considerati rifiuti, ma che invece possono essere riutilizzati, come mobili, giochi per bambini, box, televisori», ha affermato Tornavacca. Che ha aggiunto: «Un centro di riuso, realizzato nei pressi del centro comunale di raccolta, consente di intercettare quote consistenti di materiali, risparmiandone i costi di  smaltimento», con ovvio beneficio del Comune e dei cittadini.

Ma – secondo il consulente Esper – sarebbe la tariffazione puntuale la vera svolta da applicare nei Comuni, come già avvenuto in diverse regioni italiane, come il Trentino (già dal 1996), tutto in nord Italia e alcune zone del centro sud, oltre a molte nazioni europee. La ragione dell’efficacia della tariffazione puntuale sarebbe la “responsabilizzazione” del cittadino: «Ognuno ha il suo contenitore, misura quante volte lo espone e quanta volumetria consuma a sua disposizione. Questo crea incentivazione ad una maggiore attenzione al consumo. Se voglio pagare poco, non accumulo materiali non differenziabili. Perciò anche la piccola distribuzione cambia, perché mette in vendita solo il vuoto a rendere, come per esempio le bottiglie di latte in policarbonato», ha spiegato Tornavacca.

«Nel nord Europa siamo noi l’eccezione, perché continuiamo a far pagare la tassa sui rifiuti in base ai metri quadrati. Cosa c’entrano con il servizio di raccolta? È un elemento che non ha attinenza con la produzione di rifiuti e si porta dietro gravi iniquità», ha continuato il consulente, portando l’attenzione sulla tipologia di tariffazione da applicare.
Anche la Confcommercio pare sia intervenuta sulla questione, accorgendosi delle iniquità a scapito di esercenti che, pur consumando pochi rifiuti, si trovavano a pagare ingenti somme in base all’estensione dei locali.

«Nelle regioni che hanno applicato la tariffazione puntuale si paga solo sull’effettivo consumo del servizio. La Confcommercio ha chiesto al governo e ai comuni di scegliere questa strada di  buon senso, che permette alle aziende di sopravvivere, come avveniva anche con la Tarsu, per cui il Comune poteva regolare le tariffe in base alla capacità economica degli esercizi commerciali. Oggi non è più così», ha precisato Tornavacca, spiegando come, ad esempio, negozi di frutta e verdura debbano subire un aumento dei costi del 300-400%, mentre le Banche hanno usufruito di una riduzione di tre quattro volte rispetto alle somme pagate in precedenza.

La tariffazione puntuale, inoltre, fa leva sui trasponder elettormagnetici, piccoli francobolli senza batteria che costano pochi centesimi e che funzionano inviando i dati ad un’antenna, con segnali radio, in base ad un codice univoco, proprio di ogni contribuente. Con questo dispositivo, da applicare sui contenitori o sulle buste per la raccolta, l’operatore del servizio non deve leggere il codice a barre e perdere tempo a comunicare o registrare i dati, perché il segnale viene automaticamente inviato all’antenna ogni volta che il contenitore o la busta vengono esposti fuori dalle abitazioni. «Il rischio, con questo metodo, è che i rifiuti vengano lasciati ovunque, per evitare di pagare in base ai rifiuti depositati fuori dalle proprie case. Ma c’è una quota fissa che viene comunque addebitata al contribuente, in base ad un numero minimo di sacchetti calcolato per famiglia. E poi c è un sistema monitoraggio automatico contro conferimenti anonimi o irregolari», ha precisato Tornavacca.

Inoltre, con la tariffazione puntuale, anche i costi si ridurrebbero, come il consulente ha illustrato attraverso un grafico. I Comuni che applicavano questa tipologia di tariffa, pagavano tra i 30 e i 50 euro in meno a famiglia all’anno. «Questo accade perché si paga vuoto per pieno. La tariffa non è correlata al peso ma al numero di volte in cui il contenitore viene esposto, con un conseguente risparmio anche dell’ente che raccoglie. Dunque si conciliano i costi contenuti con livelli di qualità e di raccolta differenziata molto elevati», ha concluso il consulente Esper. Il quale non ha mancato di far notare come, sulla tassa dei tributi e sui costi sostenuti dal Comune, pesino anche le tariffe dei centri di compostaggio dei rifiuti. Tariffe raddoppiate negli ultimi tempi, perché in provincia di Bari esiste un solo impianto di compostaggio per la raccolta differenziata dell’umido. Infine – ha sottolineato Tornavacca – i costi aggiunti per il personale impiegato per la raccolta porta a porta, che sarà estesa anche al centro urbano, verranno ammortizzati già dal secondo anno di attività, con il conseguente aumento della raccolta differenziata.

RASSEGNA STAMPA – Porta a porta allargato, nuove tecnologie e tariffa puntuale: ecco il piano industriale dell’Aro

La ratio è chiara: aumento della raccolta differenziata per scongiurare l’incubo ecotassa, diminuzione dei costi dello smaltimento dei rifiuti, maggiore occupazione (le previsioni parlano di un incremento del personale del 30%), maggior rispetto delle pratiche e delle tutele ambientali, nonché tecnologie all’avanguardia. Come quelle per esempio, che riguarderanno la raccolta condominiale: via i bidoni della spazzatura (scompariranno per sempre) e raccolta del rifiuto attraverso rastrelliere dove ogni condomino potrà mettere il rastrellino, oppure con un punto di aggancio dotato di codice personale che farà pagare soltanto chi si comporta non secondo le regole.
Il piano industriale dell’Aro Bari 1 (Corato è il capofila, poi Terlizzi, Bitonto, Ruvo di Puglia e più tardi anche Molfetta) sembra essere davvero quella rivoluzione copernicana che dal 1°gennaio 2015 cambierà radicalmente il modo di raccogliere e trattare i rifiuti.
Ma cosa è l’Aro? Sarà una società che si chiamerà “Servizi ambientali del nord barese Spa” e avrà sede nell’Asipu di Corato (l’unica azienda che raccoglie rifiuti in grado di creare profitti e reinvestire, e che ha fatto salire alle stelle la raccolta differenziata a Ruvo, ndr). Sarà una Spa con capitale sociale di 100mila euro e i comuni parteciperanno con possesso di azioni in proporzione agli abitanti riferiti all’ultimo censimento del 2011.
Tutto deve essere pronto entro fine anno. Una volta creata la società, sarà affidato il servizio di raccolta dei rifiuti sulla base di un progetto chiamato appunto “Piano industriale”, che deve essere approvato dai Consigli comunali.
«I punti forti del Piano industriale dell’Aro – ha spiegato Attilio Tornavacca, esperto della Esper che ha messo a punto il documento di 381 pagine, a margine del Consiglio comunale di ieri – sono la raccolta porta a porta totale, il compostaggio domestico (anche sfruttando l’impianto che a breve sarà aperto a Molfetta, ndr), i centri del riuso, la raccolta dell’umido al di fuori dei centri urbani e la tariffazione puntuale». E sarebbe questa la vera novità, «perché – ha illustrato Tornavacca – per la prima volta non si pagherà più in base ai metri quadrati dell’abitazione ma in base all’effettivo conferimento dei rifiuti, e consentirà ai cittadini di cambiare le scelte di consumo e i suoi comportamenti. In Francia è una pratica obbligatoria, mentre in Italia è presente fin dal 1986 in Trentino. I risultati sono incoraggianti, perché tutti coloro che hanno abbracciato questa tariffa hanno portato alle stelle la raccolta differenziata, con percentuali ben sopra l’80%».
Tornavacca, poi, ha ammesso che i risultati da raggiungere non saranno immediati: «Il primo anno– ha chiarito – sarà per forza di transizione, con un inevitabile aumento dei costi per via degli investimenti che faremo in personale e in tecnologie, ma già dal secondo anno si andrà a pieno regime con la nuova raccolta. In realtà, già dal secondo semestre del primo anno i primi risultati inizieranno a vedersi. I cittadini? Saranno sensibilizzati e informati a dovere, e non subiranno per tanto tempo i contraccolpi per questi cambiamenti».
Chiusura dedicata a Bitonto: «Sarà la città – ha concluso – in cui si vedranno meglio gli effetti di questo nuovo servizio».

RASSEGNA STAMPA – Raccolta differenziata e tariffazione puntuale, i tratti principali del piano industriale Aro

Una seduta di consiglio finalizzata a chiarire lo stato dei fatti riguardo all’Aro (Ambito di raccolta ottimale) e alla futura gestione dei rifiuti. Ad illustrarne gli aspetti salienti Attilio Tornavacca, l’esperto della Esper spa (ente esterno chiamato a redigere gli atti occorrenti alla fase esecutiva dell’Aro).

Dopo aver atteso per circa un’ora Tornavacca, impegnato a Terlizzi per lo stesso tipo di incontro consiliare, ad aprire la seduta è stato il sindaco Mazzilli. Nel suo intervento il primo cittadino ha ripercorso i vari passaggi che, in circa otto anni, hanno portato Corato nell’Aro Bari 1 – composto anche da Ruvo di Puglia, Terlizzi, Bitonto e Molfetta – ad essere riconosciuto come l’unico comune che dispone di un’azienda (l’Asipu), che ha un valore pare i 2,4 milioni di euro ed è in grado di creare profitto e reinvestire. A testimonianza di questo anche il fatto che, ormai da tre anni, l’Asipu gestisce la raccolta rifiuti del comune di Ruvo.

Come sottolineato in passato dal Movimento 5 stelle, una scadenza incombe sui cinque comuni dell’Aro: entro il 31 dicembre devono costituire una nuova società in grado di fornire il servizio, pena l’esclusione dai 10milioni di euro derivanti da finanziamenti regionali. In prima battuta Molfetta rimarrà fuori dalla società a causa di problemi legati alla sua vecchia azienda di gestione rifiuti.

Le principali caratteristiche della società. «Si chiamerà “Servizi ambientali del nord barese Spa” – ha annunciato il sindaco – e avrà sede nell’Asipu di Corato. Sarà una Spa con capitale sociale di 100mila euro e i comuni parteciperanno con possesso di azioni in proporzione agli abitanti riferiti all’ultimo censimento del 2011. Questa proporzione si manterrà anche al momento del voto in assemblea.

Entro il 31 dicembre dovremo approvare lo statuto con i vincoli che obbligano il consiglio di amministrazione ad essere sotto strettissima sorveglianza dei soci. Per esempio, operazioni superiori a 100mila euro necessiteranno dell’approvazione dei soci. Lo stesso varrà per piani strategici, organizzazione del personale e via dicendo».

«L’Asipu – precisa Mazzilli – in questi anni si è capitalizzata e sarà messa a servizio delle nuova società nel periodo di transizione. Questo potrà comportare una remunerazione che porterà un vantaggio economico al comune di Corato».

Costituita la società, sarà affidato il servizio di raccolta dei rifiuti sulla base di un progetto chiamato “Piano industriale” che successivamente sarà sottoposto all’approvazione dei cinque consigli comunali. L’obiettivo principale del Piano è quello di aumentare le percentuali di raccolta differenziata per evitare l’ecotassa.

«Al momento – ricorda il sindaco – siamo in regime di deroga perchè dobbiamo raggiungere il 65 % di raccolta differenziata. Secondo i dati della Regione al momento Corato è al 39 %, un 10 % in più rispetto al 2013. Di questo non posso che ringraziare i cittadini e scusarmi per i disagi che a volte si verificano. Abbiamo investito capitale nell’incremento del “porta a porta” ma c’è già stata una riduzione del peso dei rifiuti in discarica».

I principi fondanti del “Piano industriale”. Tornavacca ha puntato a chiarire alcuni concetti chiave del Piano. In primis la necessità di intendere il rifiuto come elemento che può essere governato con un’azione di riduzione a monte. Due mezzi prima di tutto: «il compostaggio domestico sostenuto (con incentivazione economica) e il riuso dei manufatti, dei rifiuti speciali (pensiamo anche a mobili e giochi dismessi). In alcuni comuni vengono addirittura censiti per poter essere poi resi disponibili.

Così possiamo parlare di un buon risultato, non solo se aumentiamo le percentuali di differenziata ma se riusciamo a trovare un buon equilibrio tra costi e qualità del servizio».

Un altro punto fermo del Piano è la tariffazione puntuale, l’elemento di maggiore innovazione. Tornavacca: «è un cambio epocale per la Puglia. Non pagare più in base ai metri quadri dell’appartamento ma in base all’effettivo conferimento dei rifiuti. Nei altri paesi europei è così. Una richiesta che viene anche dal mondo imprenditoriale».

Il costo in bolletta del servizio varierà anche in base al luogo di residenza: «chi abita in campagna – aggiunge Tornavacca – non vedrà ritirato l’umido ma avrà uno sconto in bolletta di circa il 25-30%».

Interrogato dal consigliere Mazzone (Un cantiere in comune), Tornavacca ha concluso spiegando che «in caso di problemi o segnalazioni i cittadini potranno rivolgersi ad un numero verde e – con massima trasparenza – verificare se si tratta di disservizio reale attraverso il controllo effettuabile con il gps».

Fonte: Corato Live

“I rifiuti? Non esistono!”

Il mito della privatizzazione dei servizi pubblici tramonta, al contrario si affermano le eccellenze dei risultati delle società pubbliche italiane che gestiscono i servizi di raccolta dei rifiuti che primeggiano anche sulle performance europee. Intervista a Ezio Orzes, coautore insieme a Marco Boschini, del libro “I Rifiuti? Non esistono”

Il libro “I rifiuti? Non esistono!”, stampato su carta paglia (casa editrice Emi) si divide in quattro capitoli e si presenta in una edizione pratica da sfogliare con taglio comunicativo e agevole da leggere, senza però rinunciare a fornire dati e notizie qualificate. Il libro sfata molti luoghi comuni sui rifiuti (c’è il capitolo: il paese dei “si dice”) e racconta delle eccellenze mondiali – di tipo pubblico – che si trovano in Italia. Alcuni temi trattati (anche nell’intervista): la pratica della raccolta porta a porta con altissime percentuali di differenziata, l’eccellenza dei servizi pubblici e l’esistenza di virtuose realtà aziendali che si occupano di riciclo. Ma in Italia il Governo, al contrario, propone i vecchi modelli della privatizzazione del servizio pubblico. Eppure l’emblema di questa buona gestione pubblica parte proprio da Ponte nelle Alpi, comune passato dal 23% all’80% di raccolta differenziata in un solo mese, fino ad arrivare al 91,5% di adesso, in cui ogni cittadino produce mediamente in un anno solo 28 chili di rifiuto secco, contro i 350 della media nazionale. Il risparmio economico? Ben 430 mila euro all’anno, investiti in lavoro, occupazione e servizi. Ma questo comune virtuoso non è l’unico. Secondo i dati presentati, da più di dieci anni, due milioni e mezzo di italiani sono regolati da eccellenti servizi pubblici che riescono a raggiungere una media del 75% di raccolta differenziata di rifiuti a costi che sono sotto la media nazionale. E questa volta non siamo in Centro o Nord Europa: siamo in Italia.

Le persone che acquisteranno on line il libro sul sito della casa editrice EMI (http://www.emi.it/rifiuti-d-italia-boschini-orzes) potranno scaricare e leggere l’intervista che Orzes ha realizzato ad Antonio Diana, figlio di Mario, ucciso dalla Camorra nel 1985 per non cedere il passo alle cosche dei Casalesi. Oggi Antonio Diana è titolare della Erreplast, un’azienda del casertano che trasforma le bottiglie recuperate con la raccolta differenziata.

Buonasera Ezio Orzes, due assessori all’ambiente dei comuni di Ponte nelle Alpi e di Colorno, Lei e Marco Boschini, si mettono insieme e scrivono un libro “I rifiuti? Non esistono!”. Il titolo del libro è un paradosso o è una affermazione di principio.
E’ un paradosso che va contro quelli che sono i luoghi comuni più utilizzati dalla quella parte della politica che non vuole decidere. Infatti il primo capitolo del libro è: Il paese dei “si dice”. Nella realtà dei rifiuti spesso si dice che fare il porta a porta è complicato ma in realtà si tratta di chiedere ai cittadini di mettere trenta cose nel posto giusto. Oppure spesso si dice che la raccolta domiciliare può funzionare in alcune parti del paese oppure in territori a bassa densità abitativa, ma la realtà dimostra che ci sono comuni di quartieri di grandi città e metropoli che hanno raggiunto ottimi risultati.

Le grandi città a questo punto non hanno più alibi per non fare la riaccolta differenziata porta a porta. Questo è un aspetto che avete trattato nel libro?
Certo, ma non solo. Nel capitolo “Bravi da morire” si racconta una cosa che in realtà non si conosce. Molto spesso pensiamo che l’eccellenza della gestione dei rifiuti faccia riferimento solo ad alcuni paesi del Centro-Nord Europa (altro luogo comune), siamo abituati a individuare quei paesi come l’eccellenza per la gestione dei servizi pubblici. In realtà lo sono per alcuni servizi, ma forse è anche giunto il momento di imparare a dirci che l’eccellenza non solo europea ma mondiale per gestione dei servizi di raccolta differenziata, è tutta italiana: perchè in Europa non c’è nessun paese dove il cittadino come a Ponte nelle Alpi produca meno di 28 chilogrammi procapite al’anno. Oppure non c’è nessuno, e penso alla realtà al consorzio Priula Contarina spa, società pubblica che gestisce oramai 550 mila abitanti, con l’84% di raccolta differenziata. E parliamo di una eccellenza mondiale.

Riguardo alla gestione dei rifiuti in Italia le eccellenze sono pubbliche o private?
L’altra realtà che emerge è questa: In Italia nella gestione delle raccolta dei servizi di igiene urbana l’eccellenza è esclusivamente pubblica. Tutti i livelli di eccellenza di gestione (comprensori o singoli comuni che raggiungono questi risultati) sono pubblici. L’Italia, paradossalmente, continua invece negli anni a riproporre norme che tendono verso la privatizzazione dei servizi: in realtà abbiamo degli esempi straordinari di gestione dei servizi pubblici, sia dal punto di vista che dei costi e delle performance dei risultati.

Può fornirci qualche esempio
Riguardo alla raccolta differenziata, grazie allo studio coordinato dal Consorzio Intercomunale Priula di Treviso, ci siamo resi conto, che alcune tra le migliori società pubbliche (che attualmente gestiscono il servizio di raccolta differenziata per quasi due milioni e mezzo di cittadini) avevano una raccolta differenziata del 73,5% a fronte della media nazionale del 35% del 2012! Ben oltre i limiti di legge (65%): lo studio dei dati ha messo in evidenza che i cittadini hanno nel tempo ridotto anche la loro produzione totale di rifiuti fino a 414 kg per abitante all’anno rispetto ai 532 della media italiana. Ciò che va a finire in discarica è poco meno di 92 chilogrammi per persona all’anno, contro i 346 della media del paese! E non costa di più di altri luoghi in cui le raccolte sono ferme ancora al 5% di RD. Il costo medio per abitante/anno delle gestioni pubbliche virtuose è di 107 euro contro i 175 della media italiana e ogni famiglia paga in media 162 euro di bolletta all’anno al posto dei 240 euro che è il costo medio delle bollette italiane. E questa volta non siamo in Centro o Nord Europa: siamo in Italia.

Si sfata dunque, anche in questo campo, il mito della privatizzazione dei servizi pubblici
In Italia c’è il luogo comune che “privato è meglio” e che solo questo riesce a mettere nel sistema “know how” e efficienza. Ma in realtà al contrario le eccellenze di cui abbiamo parlato sono soltanto pubbliche. Dal punto di vista gestionale, se ci allontaniamo da questi luoghi comuni, a parità di servizi, la gestione di questi deve essere sempre di tipo pubblico. Perchè il privato, a parità di rischio di impresa, ha comunque l’obiettivo di perseguire l’utile di impresa. L’obiettivo delle società pubbliche (società erogatrici di servizi) non è quello di fare utili ma bensì di dare dei servizi di qualità i cittadini, reinvestendo gli utili conseguiti nel miglioramento di questi, raggiungendo a latere gli obiettivi al minor costo possibile. Qui in Italia, c’è una politica che invece tende a spostare verso ambiti diversi: e cioè verso la privatizzazione e non c’è un ragionevole motivo. Le evidenze e le esperienze oramai ci sono in molti parti del paese e penso a Ponte nelle Alpi, Trento, Treviso, ma ce ne sono tante altre raccontate nel libro.

In alcune regioni del paese (soprattutto al sud) manca ancora sia nel pubblico che nel privato, una imprenditorialità di questo tipo. Cosa possiamo dire invece di quelle aziende pubbliche che non hanno superato gli obiettivi?
Nelle conclusione del capitolo il messaggio che lanciamo non è che il pubblico funziona “per forza” in ogni luogo: qui in Italia, se ci pensiamo, abbiamo paradossalmente il migliore e contemporaneamente forse il peggiore servizio pubblico di gestione relativo alla raccolta dei rifiuti. Qual è allora il tema? Perchè si vuole togliere il soggetto pubblico anche in regime di concorrenza da questo tipo di gestione? E non si individuano degli indicatori di qualità? In Germania ci sono tremila gestioni “in house”, cioè gestioni pubbliche. Ma hanno un tipo di legislazione che punisce i cattivi risultati. Non è che il comune è obbligato a mantenere una gestione di tipo pubblico: ad esempio se l’azienda pubblica non ha raggiunto gli obiettivi minimi per legge (percentuali di raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti) entro un certo periodo di tempo, se non ha un bilancio in utile o pari a zero, se ha un costo dei servizi superiore rispetto alla media nazionale, deve andare a casa perché non è in grado di svolgere il suo lavoro. In Italia una legge di questo tipo finora nessun Governo (persino il governo dei tecnici) l’ha voluta attuare.
Fonte: Eco dalle Città

RASSEGNA STAMPA – Raccolta rifiuti a Petrosino: mezzi, modalità e costi del nuovo Piano.

Il sindaco Giacalone: “Entro la prima metà del 2015 l’avvio”

Un servizio più efficiente e la conseguente riduzione dei costi. E’ quanto ambito dall’amministrazione comunale di Petrosino per mezzo del nuovo Piano d’Intervento del Servizio di Igiene Urbana che, già precedentemente approvato dalla Regione Sicilia, lo scorso 16 ottobre ha avuto esito positivo anche dal Consiglio comunale, che ha detto sì allo stanziamento della relativa spesa in bilancio.
“Per noi, si tratta di una rivoluzione straordinaria”- ha dichiarato il Sindaco Gaspare Giacalone. “Il Comune di Petrosino è il primo dei comuni dell’ex Belice Ambiente- aggiunge l’Assessore Luca Badalucco- ad aver approvato un piano d’intervento di gestione raccolta rifiuti. Questo ci pone in una posizione privilegiata rispetto alle scelte che la nuova Srr farà in merito alla gestione delle operazioni di conferimento dei rifiuti raccolti nei comuni dell’ex Ato Tp2”.
Petrosino, effettivamente, è stato il primo tra i comuni del trapanese, a recepire la nuova legge regionale sulla gestione integrata dei rifiuti- la n°3 del 9 gennaio 2013, che modifica la n°9 dell’8 aprile 2010- che, abolendo gli Ambiti Territoriali Ottimali (Ato) e istituendo gli Ambiti di Raccolta Ottimale (Aro, costituiti dai comuni, in forma singola o associata), abilita i Comuni a gestire la raccolta rifiuti autonomamente. Mentre alle nuove Srr (Società per la regolamentazione del servizio rifiuti) sono affidati il coordinamento dell’azione degli Aro che ne fanno parte e le decisioni riguardanti i centri di conferimento dei rifiuti.
Il piano d’intervento del comune, affidato all’Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti (ESPER)- con, in prima linea, il famoso esperto Ezio Orzes, assessore del comune di Ponte delle Alpi, riconosciuto più volte il 1° comune d’Italia tra i Ricicloni- prevede, tra le altre cose, nuovi mezzi di raccolta, cassonetti e sacchetti con chip elettronico, per identificare tipologia rifiuto e relativo peso depositato, ed una campagna di comunicazione ad hoc per informare i cittadini sulle nuove modalità di gestione della raccolta rifiuti. “Condividiamo a pieno l’approccio formativo e collaborativo, e non repressivo- spiega il sindaco Giacalone- previsto nel progetto: non andremo a punire chi non fa la raccolta differenziata, ma piuttosto a premiare chi la fa. Ci saranno premi settimanali per chi differenzia di più”.
“L’obiettivo- aggiunge l’assessore Badalucco- è raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il secondo anno dall’avvio del nuovo sistema”. Attualmente, la percentuale di raccolta differenziata a Petrosino si attesta al di sotto del 20%.
Il piano ha una durata di 7 anni. “Si tratta di un investimento- puntualizza il sindaco di Petrosino- che prevediamo di ammortizzare entro questi tempi”.
Ad occuparsi del nuovo servizio di raccolta sarà il soggetto che si aggiudicherà la relativa gara d’appalto, il cui importo a base d’asta sarà di 1.378.267 € oltre Iva al 10%. “Contiamo di inserire il nuovo bando in calendario entro i prossimi dieci giorni- dichiara Giacalone-, e di espletare la gara entro i prossimi quattro mesi. L’obiettivo è che il nuovo servizio venga avviato entro la prima metà del 2015”. Sia il sindaco che Badalucco ci tengono inoltre a precisare che gli attuali 16 operatori ecologici che lavorano nel territorio resteranno in servizio. “Se poi la nuova ditta reputerà di aver bisogno di altro personale- dice l’assessore Badalucco- valuterà l’assunzione di nuovi dipendenti, fermo restando il posto di quelli attuali”.
Nel piano d’intervento redatto da Orzes, è poi previsto un Ecocentro. “Che non è un’isola ecologica- dice il sindaco Giacalone- ma molto di più. In questo spazio ecologico, infatti, ci sarà uno spazio apposito per qualsiasi tipo di materiale e rifiuto, dai vestiti a quelli ingombranti, come mobili e televisori”. Si prospetta dunque un’area abbastanza grande che l’amministrazione comunale di Petrosino ha già individuato nella zona dello Stadio. La spesa per la realizzazione di questa area attrezzata non è però prevista all’interno dell’importo della gara su citata. “L’obiettivo è quello di accedere ai finanziamenti regionali- afferma Giacalone-, se non dovessimo riuscirci, troveremo una soluzione per ammortizzare anche questa spesa”.
Intanto, mentre il comune di Petrosino sembrerebbe già proiettato verso il nuovo sistema regionale di gestione rifiuti, tanti sono i dubbi e le perplessità che ruotano attorno alla costituzione di Srr e Aro al posto degli ex Ato, per molti solo un cambio di denominazioni. Di diverso avviso il sindaco Giacalone: “Sebbene la nuova Srr Tp2 sia costituita da quasi tutte le istituzioni che facevano parte dell’ex Ato Belice Ambiente, tranne la provincia ovviamente, in realtà Ato e Srr sono due soggetti che non hanno nulla a che vedere. Mentre l’Ato Belice Ambiente aveva infatti in suo potere non solo la gestione della raccolta rifiuti e del conferimento in discarica, ma persino quella degli appalti e della bollettazione (che, solo dopo la scoperta della truffa sulla bollettazione falsa, venne affidata ai comuni), la nuova Srr ha il compito esclusivo di coordinamento degli Aro nelle operazioni di conferimento dei rifiuti”.

Fonte: Marsala Oggi