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Lampedusa: cresce la RD, si bonifica l’Isola

Gli interventi sono stati tanti: rimozione degli olii esausti, bonifica dei siti di
conferimento e delle carcasse di auto abbandonate. Allo stesso tempo, le percentuali di raccolta differenziata crescono vertiginosamente. E’ stretta la collaborazione tra Amministrazione e cittadini. I risultati sono già visibili: sono sensibilmente diminuiti i fenomeni di abbandono ed è migliorato il decoro urbano dell’isola

Dal mese di marzo di quest’anno l’Amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa ha intrapreso una forte azione per cambiare la spinosa situazione relativa alla gestione dei rifiuti nelle isole.
Grazie al supporto tecnico della ESPER e del Suo Direttore Tecnico, Ing. Salvatore Genova, sono state messe in campo numerose iniziative volte a migliorare il servizio di igiene urbana a beneficio di cittadini e turisti.
E’ attivo il Centro di Raccolta Comunale sito in contrada Taccio Vecchio: tutti i cittadini e le utenze commerciali possono utilizzarlo giornalmente, secondo gli orari di apertura, per conferire tutte quelle tipologie di rifiuti che non possono essere raccolte a domicilio o nei contenitori stradali.

Sono, inoltre, sensibilmente diminuiti i fenomeni di abbandono ed è migliorato il decoro urbano dell’isola.
Il dato medio di raccolta differenziata è aumentato esponenzialmente: o nel 2015 era pari a 11,85% o nei primi mesi del 2016 è pari a 26,26% con un picco ad aprile del 39,90%.
Nell’ambito della riorganizzazione dei servizi, sono state inraprese numerose attività volte ad una migliore gestione dei rifiuti, sia urbani che speciali. L’Amministrazione comunale ha disposto la rimozione degli olii esausti conferiti in modo errato da parte dei fruitori del porto, pescatori e diportisti presso l’area portuale. Inoltre, è stata effettuata la bonifica dei relativi siti.

E’ iniziato da tempo un importante percorso di gestione dei temi ambientali, e in questo contesto è stato ridato il giusto decoro urbano all’area portuale. La Capitaneria di Porto ha strettamente collaborato con l’Amministrazione e si è impegnata a vigilare affinché siano rispettate le corrette modalità di conferimento da parte di tutti i fruitori del porto.
E’ stato, inoltre, disposto il recupero di circa 35 carcasse di automobili e 10 di moto disseminate su tutto il territorio del Comune di Lampedusa.

L’Amministrazione continuerà nell’attività di pulizia del territorio per mantenere il decoro urbano che l’isola merita, ma è determinante la collaborazione di tutti i cittadini affinché diventino sentinella a tutela dell’ambiente.
Questi risultati sono sicuramente incoraggianti, ma per proseguire in questo percorso virtuoso è fondamentale il supporto delle istituzioni e, in particolare, della Regione che dovrebbe fare la sua parte, appaltando il prima possibile le gare per le tanto attese infrastrutture e attrezzature.

RASSEGNA STAMPA – Focus rifiuti/2. Ecco come potrebbe essere la nuova raccolta a Marsala

Le prossime settimane saranno decisive sul tema rifiuti a Marsala. Il consiglio comunale dovrà approvare il piano di intervento preparato dalla Esper per conto del Comune sul nuovo sistema di raccolta rifiuti in città. Al momento il servizio di raccolta è gestito da Aimeri Ambiente, il cui contratto scade a ottobre. Allora si sta cercando di mettere mano al sistema rifiuti per non commettere gli stessi errori del passato. Questa volta però gestisce tutto il Comune di Marsala, che ha costituito l’Aro, l’Ambito di Raccolta Ottimale, che permette ai singoli Comuni di decidere sul proprio futuro in tema rifiuti. In passato invece, il servizio di raccolta rifiuti è stato determinato altrove, con l’Ato Terra dei Fenici, che predisponeva le gare d’appalto, decideva che tipo di servizi offrire. E le cose non sono andate tanto bene, ne sono dimostrazione le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto la provincia di Trapani sulla gestione dei rifiuti, e la qualità del servizio.
Nella seconda parte cerchiamo di fare sintesi sui punti principali di quello che dovrebbe essere il nuovo sistema di raccolta rifiuti a Marsala.

COME RIDURRE I RIFIUTI
Il cavallo di battaglia di questo piano è quello della riduzione dei rifiuti indifferenziati, e puntare all’obiettivo di raggiungere il 65% di raccolta differenziata, che è il limite minimo per non incorrere in sanzioni. Al momento la città di Marsala raggiunge il 38% di differenziata.
Per ridurre i rifiuti si vuole puntare al binomio raccolta porta a porta e tariffazione puntuale. Il passaggio alla tariffazione puntuale del rifiuto indifferenziato – secondo le stime della Esper – determina normalmente una consistente diminuzione del quantitativo complessivo di rifiuti urbani prodotti (-10/20%)”. Per Esper e Comune di Marsala la riorganizzazione della raccolta porta a porta e la tariffazione puntuale “implicherà ricadute positive”. L’intenzione è quella di partire subito con la tariffazione puntuale (poi ci arriviamo) per incidere subito sui comportamenti della cittadinanza. La tariffazione puntuale, in sostanza, consentirà agli utenti che produrranno meno rifiuti indifferenziati di avere delle premialità, questo secondo il piano. E allora si procederà con “attivazione di specifiche azioni di prevenzione della formazione dei rifiuti. Applicazioni di sistemi tariffari che consentano di applicare il principio “chi inquina paga”. Adozione di sistemi organizzativi che consentano di meglio controllare i flussi, con particolare riferimento ai rifiuti provenienti dalle utenze non domestiche”.

GLI OBIETTIVI
Attraverso il nuovo sistema di raccolta rifiuti e la tariffazione puntuale il Comune di Marsala vuole raggiungere nel primo anno la percentuale del 65% di raccolta differenziata. Una volta entrato a regime il nuovo servizio si prevede di arrivare, dal secondo anno, al 70% di differenziata. Se non si raggiungeranno questi obbiettivi ci saranno delle “sanzioni” anche per l’azienda che si occuperà del servizio. In sede di gara, infatti, la Esper, propone di stabilire che, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi minimi nel primo anno (obiettivo 65 %) o a partire dal secondo anno (70 % di RD), “gli eventuali maggiori oneri di smaltimento vengono accollati al gestore unico nella misura del 50 % nel caso in cui la percentuale di RD media nel primo anno di esecuzione del nuovo servizio dovesse essere inferiore al 60 % e dal secondo anno fosse inferiore al 70 % su media annuale”. Il tutto secondo quello che viene chiamato “principio della responsabilità condivisa”. Non ci sono però solo “penalità”, a carico del gestore. Sono previste anche delle premialità in caso di superamento degli obiettivi minimi previsti. Sono poi previste premialità anche per gli operatori.

GESTIONE NEI COMUNI A VOCAZIONE TURISTICA
Uno dei problemi di Marsala, sul tema rifiuti, è garantire un servizio efficiente durante la stagione estiva. Il tutto per la Esper parte dalla comunicazione, cioè informare i turisti delle modalita con cui viene raccolta la spazzatura in città, tenendo conto che Marsala ha un turismo prevalentemente “mordi e fuggi”. Bisogna coinvolgere anche gestori di strutture ricettive, ristoratori e commercianti. Gli obiettivi sono quelli di garantire maggior flessibilità possibile del sistema di raccolta. Tenere conto delle esigenze degli utenti non residenti che hanno la seconda casa in campagna.

PROPOSTE PER OTTIMIZZARE RACCOLTA RIFIUTI
L’obiettivo è quindi di diminuire la produzione di rifiuti e aumentare la percentuale di raccolta differenziata. La Esper ha pensato che il modo migliore per farlo è quello attraverso una raccolta porta a porta in maniera più precisa di quella che si vede oggi e la tariffazione puntuale. Il servizio di raccolta porta a porta prevede la consegna e l’utilizzo di contenitori personalizzati (sacchetti, mastelli, bidoni, e cassonetti) per tutte le utenze domestiche e non domestiche. I contenitori saranno esposti in luogo pubblico dagli utenti solo nelle ore antecedenti alla raccolta e ritirati per lo svuotamento dagli operatori secondo un calendario prefissato.
Ecco, in questa tabella, la frequenza della raccolta delle varie frazioni di rifiuto per il primo anno.

E poi come ottimizzare i rifiuti.
Umido: Fornire un cestello areato. Con sacchetti di plastica biodegradabile o carta. Per le utenze non domestiche eliminare i vecchi grandi bidoni con le ruote. Inoltre si intende incentivare il compostaggio domestico.
Carta. Abbandonare il vecchio sistema misto della raccolta porta a porta e per strada. Concentrarsi sul porta a porta, e permettere solo una ridotta parte di materiali estranei nel bidone.
Plastica. Dovrà essere conferita sfusa negli appositi sacchetti semitrasparenti che fornirà il comune.
Lattine. Non si raccoglierà più, secondo il piano, vetro e lattine insieme, ma solo le lattine o comunque rifiuti in alluminio. I rifiuti verranno esposti in apposite borse in polipropilene con trasponder per tracciare l’utenza.
Vetro. Verrà raccolto da solo e gli utenti lo metteranno in appositi mastelli da 40 litri o bidoni da 120-240 litri.
Secco residuo. E’ la frazione che si vuole diminuire considerevolmente. Lo si vuole fare conferendo in un contenitore dedicato associato ad ogni singola utenza. Questa modalità di raccolta richieda soluzioni tecnologiche “per la rilevazione puntuale dei conferimenti”. In sostanza i mastelli o i bidoni non devono essere posizionati sul fronte della strada ma all’interno delle aree di proprietà delle utene, davanti l’ingresso dell’abitazione o del condominio, soltanto nelle ore che precedono la raccolta. Se non sarà possibile posizionare i bidoni in aree private si possono posizionare contenitori carrellati con chiavistello per evitare conferimenti non autorizzati. Tutti i contenitori avranno un trasponder.

I CENTRI COMUNALI DI RACCOLTA E GLI ECOCENTRI MOBILI
L’intenzione è quella di potenziare i Centri comunali di Raccolta con la loro informatizzazione, e la possibilità di conferire i rifiuti. Poi ci saranno due centri di raccolta “semplificati”, uno nella zona del porto e uno nella zona balneare. Sono previsti anche degli ecocentri mobili, itineranti, che opereranno nel periodo estivo. Non servirà solo per conferire i rifiuti ma anche per avere informazioni e sacchetti della spazzatura, tra le altre cose. All’ecocentro mobile si possono portare piccoli elettrodomestici, pentolame, neon e lampade a basso consumo, abiti usati, oli, batterie e pile usati.

LA TARIFFAZIONE PUNTUALE
La tariffazione puntuale è il punto centrale del nuovo servizio di raccolta rifiuti. La tariffa puntuale è composta da una parte fissa (che comprende per esempio i costi del personale, dello spazzamento, della raccolta) e da una parte variabile che dipende dall’effettiva produzione di rifiuti di ogni singola utenza e nella sostanza, dalla capacità del cittadino di differenziare. Il tutto per eliminare l’iniquità della tassa sui rifiuti che calcolava la tassa in base alla superficie dell’abitazione.
In sostanza si devono tracciare i conferimenti e serve la tecnologia. “La tracciatura dei conferimenti – si legge nel piano – avviene utilizzando un Trasponder RFId sul contenitore del secco residuo o sul sacchetto monoutenza utilizzato per l’esposizione e di un dispositivo capace di rilevare, elaborare e processare i dati per poi trasferirli ad un sistema gestionale”. Sacchetti e bidoni avranno quindi un trasponder, che segnalerà quanti rifiuti sono stati prodotti, quanti riciclabili e quanti no, per determinare la tariffa.

PERSONALE
Le intenzioni sono chiare. Attualmente il Comune di Marsala impiega 153 addetti per l’espletamento del servizio di raccolta e spazzamento, personale che rimane lo stesso anche d’estate, quando la situazione si fa più critica. Il Piano di intervento individua un fabbisogno nella fase intermedia di circa 147 operatori full time come media annuale con un fabbisogno del servizio base di circa 140 operatori a tempo indeterminato full time ed un ulteriore fabbisogno estivo (per tre mesi) di circa altri 26 operatori a tempo determinato. Una volta entrato a regime il servizio avrà bisogno di circa 139 operatori full time come media annuale con un fabbisogno del servizio base di circa 133 operatori a tempo indeterminato full time ed un ulteriore fabbisogno estivo (per tre mesi) di circa altri 23 operatori a tempo determinato.

CAMPAGNE PROMOZIONALI
Punta molto il Piano di Intervento anche sulla comunicazione. Una campagna di comunicazione che deve essere capillare e non di secondo piano. Si punta molto sulla “formazione e motivazione” dell’utente. Tutte le famiglie e le aziende dovranno ricevere del materiale informativo. Come le buste illustrate, la lettera formale dell’amministrazione all’utenza, il pieghevole che illustra in modo semplice il funzionamento del sistema, il calendario e il “riciclabolario” un vocabolario con indicati tutti i rifiuti domestici e l’indicazione del contenitore giusto. Le comunciazioni devono essere visibili, come i cartelloni pubblicitari in formato gigante, ma si vuole puntare anche ai banchetti informativi e a serate pubbliche per informare. Ci sarà anche un numero verde.

Questi sono i punti principali del Piano di Intervento sul nuovo sistema di raccolta rifiuti a Marsala. Bisogna capire però quanto costeranno i nuovi dispositivi, e che tipo di costi complessivi ci saranno. Lo vedremo domani.

Fonte: TP24.it

RAEE: siglato accordo di programma su trattamento

È stato sottoscritto oggi a Milano, presso Palazzo Marino, il nuovo Accordo di programma per la definizione delle condizioni generali di raccolta e gestione dei Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) tra l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), il Centro di coordinamento RAEE (CdC RAEE), i Produttori di Aee e le Associazioni delle Aziende di raccolta dei rifiuti.
Il nuovo Accordo, previsto dall’articolo 15 del Decreto Legislativo 14 Marzo 2014 n. 49, in attuazione della Direttiva 2012/19/CE, ha una validità triennale con decorrenza dal 1 gennaio 2015 e prevede importanti conferme e novità rilevanti per la gestione dei Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) nel nostro Paese.
Il documento sottoscritto sostituisce quello in vigore dal 2011 e declina le fondamentali caratteristiche di istituzionalità, gratuità e universalità del servizio di ritiro offrendo certezze e garanzie sotto il profilo ambientale della fase di trattamento, mediante regole operative certe e semplici.
La principale conferma presente nell’Accordo è rappresentata dai cosiddetti “Premi di efficienza”, cioè i corrispettivi messi a disposizione dai Sistemi collettivi per favorire scelte organizzative e operative dei Centri di raccolta, volti ad assicurare una elevata efficienza complessiva del sistema di gestione dei Raee, che risultano maggiorati rispetto ai precedenti.
A ciò si aggiunge poi un premio incrementale che sarà erogato ai Centri di raccolta per le tonnellate raccolte in più rispetto alla media degli anni 2013 e 2014, e un ulteriore importo (13 euro per ogni tonnellata premiata) che sarà inserito in un fondo finalizzato alla infrastrutturazione, allo sviluppo e all’adeguamento dei Centri di raccolta finanziato dai Sistemi collettivi con un contributo, notevolmente superiore a quanto finora dedicato. Tale Fondo è costituito per il triennio 2015-2017 con un contributo annuo minimo garantito di 1,3 milioni euro fino a un tetto massimo di 2,5 milioni di euro annui. La novità importante è rappresentata dal fatto che il 50% del fondo sarà destinato alla realizzazione di nuovi Centri di raccolta. Verranno quindi attivati dei bandi annuali per selezionare i progetti meritevoli di finanziamento.
Completano il quadro delle risorse che prevedono strumenti per sostenere l’implementazione del sistema RAEE il “Fondo monitoraggio di sistema”, il “Fondo comunicazione sui RAEE e servizi ai Comuni” e il “Fondo avviamento di sistema”, questi ultimi destinati ad interventi di informazione, formazione e comunicazione per i Comuni.

“Esprimo soddisfazione per l’intesa raggiunta  – afferma Filippo Bernocchi, Delegato ANCI Energia e Rifiuti – perché ai Comuni saranno destinate di fatto maggiori risorse e lo sforzo congiunto dei Comuni-aziende, dei Sistemi collettivi e dei Produttori sarà dedicato a promuovere la realizzazione di nuovi centri di raccolta per i Raee, nonché per l’adeguamento – in linea di continuità con il precedente accordo – dei centri oggi presenti sul territorio. A conferma dello sforzo congiunto fra produttori, CdC RAEE ed aziende di raccolta – conclude il rappresentante dell’ANCI – ci attiveremo affinchè siano realizzate le opportune attività di comunicazione ed informazione per Comuni e cittadini”.
“Il Centro di Coordinamento RAEE – afferma Fabrizio D’Amico, Presidente del CdC RAEE – esprime soddisfazione per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma previsto dall’articolo 15 del Decreto Legislativo 49 del 2014. Il lavoro delle parti ha condotto ad un accordo i cui contenuti, auspichiamo, serviranno all’Italia per percorrere la strada che ci dovrà condurre al raggiungimento degli obiettivi di raccolta e riciclo che la Comunità Europea richiede a tutti gli stati membri. L’obiettivo di raccogliere e trattare adeguatamente almeno 600.000 tonnellate di RAEE è estremamente sfidante, soprattutto dovendo incrementare l’attuale raccolta di due volte e mezzo. Il Centro di Coordinamento RAEE metterà a disposizione di tutti i Comuni italiani la propria esperienza, che è stata maturata in 7 anni di attività, e che, unitamente alle attività svolte dai Sistemi Collettivi istituiti dai produttori, ha permesso di raggiungere traguardi all’altezza delle migliori aspettative”.
“Siamo sempre stati fiduciosi di poter raggiungere un buon accordo in tempi ragionevoli – afferma Gian Luca Littarru, rappresentante dei Produttori di AEE designato da Confindustria e delegato per l’ambiente di ANIE Federazione –. L’accordo di programma firmato oggi trova il suo fondamento nel decreto di recepimento n. 49 del marzo 2014 che, oltre a confermare l’efficacia del sistema RAEE nazionale, consolidatosi negli ultimi anni, ha il merito di aver ben chiarito ruoli e responsabilità di tutte le parti coinvolte e di aver introdotto molti elementi migliorativi. In particolare attraverso l’Accordo di Programma i produttori mettono a disposizione significative risorse volte a migliorare l’efficienza del sistema, a potenziare le  infrastrutture, a garantire la qualità’ del trattamento e a favorire la comunicazione e sensibilizzazione degli operatori e dei consumatori sul tema dei RAEE. Tutti elementi fondamentali  per il raggiungimento degli obiettivi ambientali alla base della nuova direttiva e in particolare per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta, la vera sfida nei prossimi anni per l’intera filiera”.
“Riteniamo importante e positivo il fatto che per la prima volta siamo firmatari a pieno titolo dell’Accordo – afferma Giuseppe Abbenante, rappresentante delle associazioni nazionali delle imprese che effettuano la raccolta dei rifiuti (Federambiente e FISE Assoambiente) –. Dal punto di vista dell’ambiente ciò costituisce una garanzia per l’intera filiera in ogni suo passaggio, dalla prevenzione alla raccolta fino a un corretto trattamento dei RAEE”.

Raccolta differenziata, a Lampedusa siglata alleanza tra Amministrazione e cittadini

Un incontro con la cittadinanza al centro dell’attività che la Direzione per l’Esecuzione del Contratto sta svolgendo al fine di rivoluzionare la gestione dei rifiuti a Lampedusa. L’incontro  si è tenuto ieri pomeriggio, in aula consiliare, con la  presenza di cittadini e rappresentanti delle varie categorie imprenditoriali invitate e coinvolte dalla Amministrazione Comunale a partecipare attivamente alla fase transitoria che dovrà portare l’isola ad una gestione sostenibile e virtuosa  dei rifiuti. Gli aspetti più significativi del nuovo assetto, illustrati dal Dec Ing. Salvatore Genova, arriveranno nei prossimi mesi, poichè la Regione sta appaltando il completamento del centro comunale di raccolta e trasferenza e le forniture del piano di raccolta differenziata spinta. Tuttavia, l’Amministrazione Comunale vuole perseguire da subito l’aumento delle percentuali di raccolta differenziata e chiedere da subito ai cittadini il rispetto di regole di decoro e civiltà, anche al fine di garantire il successo delle azioni future. Cittadini e imprenditori hanno positivamente risposto all’appello dell’Amministrazione, partecipato al dibattito con domande e proposte, avanzato richieste e suggerimenti volti a risolvere le criticità relative ai particolari settori merceologici e hanno ascoltato con interesse le migliorie all’attuale servizio esposte in dettaglio dalla società di ingegneria per la gestione ecosostenibile dei rifiuti Esper.

“L’alleato più forte in questa battaglia sono senza alcun dubbio i miei concittadini – dichiara Nicolini – e ieri abbiamo avuto buone sensazioni sulla loro partecipazione e sulla condivisa volontà di rendere Lampedusa e Linosa un modello ecosostenibile da imitare”.

L’incontro è stato utile anche a rendere partecipe la cittadinanza dei vantaggi economici che possono essere immediatamente raggiunti con l’abbattimento dei costi di trasporto e conferimento in discarica, che oggi sono particolarmente elevati anche per la scellerata prassi dell’abbandono di rifiuti ingombranti che finiscono in discarica insieme ai RSU, aumentando i costi e scempiando l’ambiente ed il paesaggio.

“Abbiamo organizzato il servizio di raccolta a domicilio degli ingombranti, stabilito orari per il conferimento nel centro di raccolta – ha dichiarato Giusi Nicolini – oggi non ci sono più alibi per chi inquina e deturpa il territorio”.

L’iniziativa pubblica è anche servita a fare chiarezza sul ruolo della figura del DEC e ad informare i cittadini sul nuovo corso caratterizzato da controlli e verifiche puntuali sui servizi effettuati, dalla preziosa attività di raccolta dati e informazioni per rispondere alle effettive esigenze del territorio.

“Il nuovo corso sta portando benefici al territorio e sono certa che la comunità è ormai matura per fare un salto di qualità – ha aggiunto il sindaco – per questo trovo assurda l’opposizione consiliare che aggredisce il duro lavoro che stiamo facendo, contestando proprio gli strumenti di cui l’Amministrazione si è dotata per razionalizzare il servizio, controllare e pagare i servizi effettivamente resi, chiedere il rispetto del capitolato d’oneri, offrire servizi e sanzionare chi inquina”.

I presenti in aula consiliare hanno così potuto apprezzare i risultati tangibili dell’attuale fase transitoria  e le iniziative presentate con il programma di raccolta differenziata porta a porta con l’ausilio di sofisticata tecnologia applicata anche alle semplici pattumiere che ogni abitazione riceverà in dotazione. La riunione, durata circa due ore, si è conclusa con il condiviso proposito di organizzare nuovi e regolari incontri tra cittadinanza e Amministrazione.

“Se i miei concittadini ci aiuteranno a difendere il territorio – aggiunge – sono certa che riusciremo a condurre queste isole ad un cambiamento radicale nella gestione dei rifiuti. Quello che è più importante da capire è che una gestione virtuosa dei rifiuti fa risparmiare e, quindi, fa guadagnare meno chi opera nel business tradizionale. E’ ovvio, quindi, che l’impresa più difficile non è cambiare le nostre abitudini, ma vincere le resistenze e le ritorsioni dei forti interessi economici consolidati”.

Fonte: Agrigento Notizie

Lampedusa: patto coi cittadini per la raccolta differenziata

Un incontro con la cittadinanza al centro dell’attività che la Direzione per l’Esecuzione del Contratto sta svolgendo al fine di risolvere l’ormai storico problema legato alla raccolta e al conferimento dei rifiuti di Lampedusa. Incontro che si è tenuto ieri pomeriggio, in aula consiliare, a cui hanno partecipato cittadini e rappresentanti delle varie categorie imprenditoriali invitate e coinvolte dalla Amministrazione Comunale a partecipare attivamente alla fase transitoria che dovrà condurre le isole lontane dall’attuale condizione di degrado. Gli aspetti più rivoluzionari del piano di rimodulazione della gestione rifiuti arriveranno nei prossimi mesi e sono stati esposti ai presenti dalla sindaca Nicolini. Cittadini e imprenditori pare infatti abbiano positivamente risposto ai vantaggi estetici, e a quelli economici, proposti dalla sindaca e successivamente esposti in dettaglio dalla società di ingegneria per la gestione ecosostenibile dei rifiuti Esper. L’incontro ha suscitato immediata partecipazione e svariate domande con annesse proposte degli operatori economici dell’isola all’indirizzo della sindaca e del Dec. Richieste e suggerimenti volti a risolvere le criticità relative ai particolari settori merceologici e ai rispettivi smaltimenti rifiuti.
“L’alleato più forte in questa battaglia sono senza alcun dubbio i miei concittadini – dichiara Nicolini – e ieri abbiamo avuto buone sensazioni sulla loro partecipazione e sulla condivisa volontà di rendere Lampedusa e Linosa un modello ecosostenibile da imitare”. L’incontro è stato utile anche a rendere partecipe la popolazione dei risultati economici a cui l’Amministrazione, quindi la cittadinanza, è prossima a giungere. Le sanzioni, e le conseguenti decurtazioni, stanno di fatto producendo un legittimo risparmio per le casse comunali alla luce dei servizi non effettuati dalle imprese appaltatrici e contestate dal Dec. I presenti in aula consiliare hanno così potuto apprezzare i risultati tangibili del nuovo corso e le iniziative presentate con il programma di raccolta differenziata porta a porta con l’ausilio di sofisticata tecnologia applicata anche alle semplici pattumiere che ogni abitazione riceverà in dotazione. La riunione, durata circa due ore, si è conclusa con il condiviso proposito di organizzare nuovi e regolari incontri tra cittadinanza e Amministrazione. “Se i miei concittadini ci aiuteranno a difendere il territorio – aggiunge la sindaca – sono certa che riusciremo a navigare le isole verso la condizione naturalistica, quindi turistica, realmente che meritano”.

Eurostat: nel 2014 ogni cittadino europeo ha prodotto 475 kg. di rifiuti urbani

Dai dati forniti dall’Ufficio statistico dell’UE relativi al 2014, si conferma la continua riduzione del conferimento in discarica e il notevole progresso nel recupero del materiale organico a fini di compostaggio.
In Italia l’utilizzo della discarica è superiore alla media europea, come pure la percentuale, positivamente in questo caso, di riciclaggio e compost, mentre la quantità di rifiuti urbani inceneriti è nettamente inferiore.


Anche se in termini di peso i rifiuti urbani costituiscono solo il 10% del totale dei rifiuti prodotti nell’UE, tuttavia hanno un elevato profilo politico per effetto della loro complessità, composizione, distribuzione e rapporto con i modelli di consumo, tant’è che i dati sulla produzione e gestione dei rifiuti urbani fanno parte del set di indicatori stilati annualmente per monitorare l’implementazione della Strategia UE sullo Sviluppo Sostenibile.Eurostat ha fornito il 22 marzo 2016 l’aggiornamento dei dati sui rifiuti urbani in Europa, da cui si evidenzia che c’è una marcata tendenza alla riduzione del conferimento in discarica a favore di altre forme di trattamento.Nel 2014, anno preso in esame dall’ufficio statistico, ogni cittadino europeo ha prodotto 475 kg. di rifiuti urbani, ma la quantità varia considerevolmente a livello di Paesi con la Danimarca che ne ha prodotti ben 759 kg a testa, mentre Polonia e Romania solo 272 kg. Chiaramente tali differenze riflettono differenze di livello di benessere e di modelli di consumo, ma dipendono anche da come i rifiuti vengono raccolti e gestiti. L’Italia con 488 kg. si colloca appena sopra alla media europea.
tabella municipal waste 2014


Della quantità prodotta viene trattata circa il 98% (in Italia poco più del 93%), che Eurostat suddivide per: conferimento in discarica, incenerimento, riciclaggio e compostaggio.Per quanto attiene il conferimento in discarica, come sopra anticipato, nel periodo preso in considerazione (1995-2014) è calato del 54%, con una tendenza annua alla riduzione del 4%, a seguito della Direttiva 31/1999/CE che ha imposto agli Stati membri di ridurre progressivamente fino al 35% entro luglio 2016 la quantità di rifiuti biodegradabili immessi nelle discariche.Dei rifiuti trattati vanno al 2014 in discarica il 28% dei rifiuti trattati, con picchi del 92% in Lettonia e 88% a Malta. In Italia viene avviato ancora a discarica il 34%, mentre in Germania, Danimarca, Olanda, Svezia e Belgio, solo l’1% dei rifiuti.C’è da osservare che tali Paesi ricorrono in maniera significativa all’incenerimento. Eurostat osserva al riguardo che nonostante gli Stati membri siano stati invitati a distinguere tra incenerimento con e senza recupero di energia, i criteri di classificazione non sono stati chiaramente applicati, sì che la comparabilità dei risultati tra i Paesi e nel tempo rimangono tuttora limitati e i dati si riferiscono solo al totale dei rifiuti inceneriti.
La media UE è del 27% di rifiuti inceneriti (l’Italia brucia il 21% dei suoi) l’Estonia arriva alla quota record del 56%, seguita da Danimarca (54%), Finlandia e Svezia (50%).La succitata Direttiva ha avuto effetti anche sul riciclo dei rifiuti, la cui quantità è passata nel periodo considerato da 52 Kg pro-capite del 1995 a 132 kg. del 2014. L’Italia si pone in linea con le percentuali dell’UE (28%). Decisamente meglio fanno Slovenia (49%) e Germania (47%), mentre al polo opposto della classifica si piazzano Malta (8%), Romania (5%) e Lettonia (3%).Anche il recupero del materiale organico per il compostaggio è cresciuto con un tasso medio annuo del 5,3%. Unendo i dati di riciclo e compostaggio, i capofila sono ancora i tedeschi, a quota 64%, seguiti da sloveni (61%), belgi (55%) e olandesi (51%), ma gli italiani su questo fronte si collocano al 46%, al di sopra della media UE, del 44%.

Fonte: Regioni e Ambiente

Anche i supermercati inglesi alla lotta contro lo spreco di cibo: meno 20 per cento entro il 2025

I maggiori supermercati britannici hanno promesso di abbassare lo spreco di cibo e bevande di un quinto nel prossimo decennio. Negozi come Asda, Sainsbury’s, Tesco e Morrison stanno stilando un accordo volontario che punta anche alla riduzione del 20 per cento delle emissioni responsabili dell’effetto serra causate dall’industria alimentare.
Alcune istituzioni locali come la London Water and Recycling Board (Comitato londinese per il l’acqua e il riciclo) e alcune aziende produttrici come Coca-Cola, Nestlè e Pizza Hut si sono anch’esse impegnate a siglare l’accordo stipulato dal Waste and Resources Action Programme (Wrap – Programma per l’azione contro lo spreco e le risorse – N.d.T.). Questo ente benefico che lavora per il governo ha dichiarato che si tratta della prima intesa di questo tipo e che segnerà la nascita di una nuova era per l’industria. Soltanto qualche giorno fa Tesco, la più grande catena di drogherie del Regno Unito, si era impegnata a non inviare più il cibo in eccesso dei suoi negozi in discarica e di re-distribuirlo agli enti benefici per farlo avere ai poveri e ai disagiati.
Lo spreco di cibo che ogni anno avviene nelle famiglie, nei ristoranti, e nei supermercati inglesi si aggira attorno ai 12 milioni di tonnellate. Di questo, il 75 per cento potrebbe essere salvato. Lo spreco viene valutato in 19 miliardi di sterline all’anno ed è responsabile di almeno 20 milioni di tonnellate di emissioni di gas inquinanti.
L’accordo, chiamato the “Courtauld Commitment 2025”, ha raggruppato 98 firmatari.Punta anche a ridurre l’utilizzo dell’acqua nelle aziende alimentari. Wrap ha stimato che questa intesa farà risparmiare al regno unito circa 20 miliardi di sterline e inserirà la nazione nel percorso creato dalle Nazioni Unite per dimezzare lo spreco di cibo prodotto da negozi e supermercati entro il 2030. Il dottor Richard Swannell, direttore dei sistemi per il cibo sostenibile di Wrap ha dichiarato che “per salvaguardare il cibo della Gran Bretagna occorre un cambiamento drastico e incrementare il consumo e la produzione di alimenti e bevande sostenibili”.
Il ministro Rory Stewart, del dipartimento per l’Ambiente, il Cibo e gli Affari agricoli inglese ha affermato che “Lo spreco di cibo è qualche cosa che deve essere evitato perché causa la diminuzione dell’acqua e di risorse preziose. Sono molto compiaciuto che ungrande gruppo di aziende alimentari si sia unito a Wrap in questa giusta causa”.

Fonte: Eco dalle Città

RASSEGNA STAMPA – Lampedusa: via a raccolta differenziata e pulizia straordinaria, sanzioni fino a mille euro

Montagne di rifiuti (abbandonati davanti al cantiere di Rti Iseda) rimossi con pala meccanica, cassonetti per la differenziata riposizionati sul territorio, Centro Comunale di Raccolta riaperto in contrada Imbriacole con ordinanza sindacale e personale addetto al ricevimento e smistamento dei rifiuti ingombranti, sono solo alcune delle novità che il nuovo corso della gestione rifiuti sulle Pelagie ha già reso visibili. Contromisure straordinarie prese dall’Amministrazione Nicolini per governare il processo di transizione verso la complessiva razionalizzazione del sistema intrapresa già da tempo in collaborazione con il Dipartimento Acqua e Rifiuti della Regione siciliana che sta per appaltare il completamento del Centro di trasferenza e la dotazione di nuove e moderne attrezzature per la differenziata.

“Il Comune avrà  strutture e attrezzature per ottimizzare il servizio – dichiara il sindaco di Lampedusa – a beneficio dei suoi cittadini e dell’ambiente”.

Ma, nelle more dell’espletamento degli appalti, è necessario  restituire decoro al territorio e colpire chi tenterà ancora di deturparlo: si rischia infatti fino a mille euro di multa se colti in flagranza di abbandono rifiuti ingombranti e/o speciali fuori dall’apposita area di raccolta comunale.

“Pulire l’isola è dovere del Comune, organizzare i servizi  è compito del Comune, ma mantenerla pulito è dovere di tutti – dice Giusi Nicolini – soprattutto in una località turistica. Ottimizzare i costi di raccolta e trasferenza rifiuti, con la conseguente riduzione dell’imposta comunale per i miei concittadini, è un impegno che questa Amministrazione ha perseguito con ostinazione e riuscirà a realizzare”.

Per ottenere questi tangibili risultati è, infatti, stata istituita una direzione per l’esecuzione del contratto. Sanzioni e decurtazioni per i servizi non effettuati da parte delle imprese e multe in caso di inottemperanza contrattuale, stanno producendo risultati tangibili e immediati.

“Per consolidare gli obiettivi di tutela del territorio e per far abbassare il costo del trasporto e del conferimento in discarica – spiega Nicolini – è adesso necessario che la cittadinanza collabori a un corretto conferimento dei rifiuti e quindi inizi a prendersi davvero cura del proprio territorio”.

Sarà quindi sufficiente recarsi al centro di raccolta, ad esempio, per avere l’assistenza del personale addetto e disfarsi in modo corretto dei propri ingombranti.

Fonte: Agrigento Notizie

Sprechi alimentari, in Italia otto miliardi di euro all’anno nella spazzatura

Il problema è globale: nel mondo si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti. Una questione etica, ma non solo. In Europa gli sprechi alimentari sono responsabili del 3 per cento delle emissioni di Co2. Adesso il Parlamento corre ai ripari

Siamo dei produttori seriali di sprechi alimentari. Ogni anno le famiglie italiane buttano nella spazzatura il 19 per cento del pane acquistato. Finisce nel cestino il 17 per cento della frutta e della verdura, il 4 per cento della pasta e addirittura il 39 per cento dei prodotti freschi: dai latticini alle uova, fino alla carne. Lo spreco domestico vale circa l’8 per cento dei nostri costi alimentari. E così, alla fine dell’anno, finiscono letteralmente tra i rifiuti oltre otto miliardi di euro. Circa 400 euro a famiglia.

Per porre un limite all’incredibile fenomeno, la Camera dei deputati esamina questa settimana una provvedimento per la limitazione degli sprechi. Un documento – frutto di diverse proposte di legge – che punta a favorire la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale. Quali sono i numeri italiani? Secondo l’osservatorio Waste Watcher, citato da diversi documenti parlamentari, solo nel nostro Paese lo spreco alimentare interessa ogni anno 5 milioni di tonnellate di prodotti. Secondo i dati di un’indagine realizzata pochi anni fa dalla Fondazione per la sussidiarietà e dal Politecnico di Milano, ogni italiano spreca 108 chilogrammi di cibo. E quasi 42 chilogrammi a testa finiscono nella spazzatura quando sono ancora commestibili. Ma gli sprechi non avvengono solo a tavola. Anche il sistema produttivo ha le sue responsabilità. Un esempio? Ogni anno 1,4 milioni di tonnellate di prodotti alimentari rimangono sui campi. «Spesso – si legge in una della proposte di legge – perché non è conveniente fare la raccolta». Rappresentano quasi il 3 per cento dell’intera produzione agricola nazionale. E non è ancora tutto. Recentemente l’università di Bologna ha calcolato che lo spreco alimentare nella filiera della trasformazione industriale raggiunge quasi i 2 milioni di tonnellate di prodotti. E altre 300mila tonnellate riguardano gli sprechi nella distribuzione commerciale.

Ogni anno in Italia 1,4 milioni di tonnellate di prodotti alimentari rimangono sui campi. «Spesso perché non è conveniente fare la raccolta». Rappresentano quasi il 3 per cento dell’intera produzione agricola nazionale
E questo avviene solo in Italia. Stando ai dati della Commissione Europea, nei 27 Stati membri gli sprechi alimentari valgono circa 89 milioni di tonnellate l’anno. «Senza contare gli sprechi a livello di produzione agricola o le catture di pesci rigettate in mare». In assenza di una decisa inversione di rotta, le stime indicano che entro il 2020 l’incredibile quantitativo aumenterà fino a 126 milioni di tonnellate. Piccola consolazione: gli italiani sono tra i popoli più virtuosi del continente. Se noi sprechiamo 108 chilogrammi di cibo l’anno pro capite, la media europea è di circa 179 chilogrammi. E così in Gran Bretagna si sprecano alimenti per quasi 10 miliardi di sterline l’anno. Mentre «in Svezia – si legge ancora – ogni famiglia getta nella spazzatura il 25 per cento del cibo comprato».

A livello mondiale i numeri del fenomeno fanno impallidire. Secondo la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, le perdite e gli sprechi di cibo riguardano 1,3 miliardi di tonnellate l’anno in tutto il pianeta. Quasi un terzo della produzione alimentare mondiale. «Una quantità che se riutilizzata – si legge nella proposta di legge a prima firma Mario Sberna – potrebbe idealmente sfamare per un anno intero metà dell’attuale popolazione, ovvero 3,5 miliardi di persone». Ecco il paradosso. Come stimato dal Centro regionale di informazione della Nazioni Unite, nonostante nel mondo ci sia cibo sufficiente per tutti, oltre 925 milioni di persone soffrono ancora la fame. Il documento parlamentare depositato dal deputato Matteo Mantero presenta il fenomeno in dettaglio: nel mondo si sprecano «oltre 500 milioni di tonnellate di cibo nella produzione agricola, 355 milione di tonnellate dopo la raccolta, 180 milioni di tonnellate durante la lavorazione a livello industriale, 200 milioni di tonnellate nel percorso distributivo». E quasi 350 milioni di tonnellate di prodotti alimentari vengono sprecati solo negli ambiti della ristorazione e del consumo domestico.

In Svezia ogni famiglia getta nella spazzatura il 25 per cento del cibo acquistato. Negli Usa finisce nel cestino il 40 per cento della spesa alimentare
Le conseguenze non sono solo etiche. Le enormi quantità di cibo buttato finiscono inevitabilmente per contribuire all’uso indiscriminato delle risorse naturali e al cambiamento climatico. «Lo spreco alimentare, se fosse un Paese, sarebbe il terzo inquinatore dopo Cina e Stati Uniti», spiega la proposta di legge Mario Sberna. «La quantità di anidride carbonica necessaria a portare il cibo sui nostri piatti è pari a 3,3 miliardi di tonnellate e per produrlo si usa il 30 per cento del terreno coltivabile del mondo e una quantità di acqua ogni anno che basterebbe alle esigenze di tutti i cittadini di New York per più di un secolo». E poi c’è l’aspetto economico: il documento calcola che il costo del cibo sprecato è pari a 750 miliardi di dollari, «praticamente il prodotto interno lordo della Svizzera».

Tra i Paesi meno attenti agli sprechi alimentari spiccano gli stati Uniti Uniti d’America. Qui, nel complesso, finisce nella spazzatura il 40 per cento della spesa alimentare. I dati ambientali relativi al fenomeno sono preoccupanti. Come evidenzia la relazione che accompagna la proposta di legge Andrea Causin, per produrre il cibo non consumato, negli Usa vengono utilizzate enormi risorse: «Il 30 per cento di fertilizzanti, il 31 per cento delle terre coltivate, il 25 per cento del consumo totale di acqua dolce e il 2 per cento del consumo totale di energia». Senza considerare che una sola tonnellata di rifiuti alimentari genera fino a 4,2 tonnellate di anidride carbonica. E in Europa? Dalle nostre parti ogni anno il fenomeno dello spreco alimentare è responsabile di 170 milioni di tonnellate di Co2, il 3 per cento del totale delle emissioni. Ce n’è abbastanza per ripensare le nostre abitudini alimentari.

Fonte: Marco Sarti per Linkiesta

Trento: “Io non spreco” tre giorni dedicati alla sostenibilità alimentare

Dal 4 marzo fino a domenica 6 a Trento si è parlato di sostenibilità alimentare. Nella cornice della Green Week, da cinque anni forum di discussione sui temi della green economy, ha debuttato il primo seminario di Reduce 2016-2017, progetto promosso dal Ministero dell’Ambiente con l’Università di Bologna – Distal e con Last Minute Market nell’ambito della 6^ edizione della campagna europea “Spreco zero”.
Durante la prima giornata di Io non spreco, una serie di appuntamenti per discutere della sostenibilità alimentare organizzata presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università del capoluogo trentino, a cui ha preso parte anche Edenred.
Della necessità di mettere a sistema, condividere e comunicare le buone pratiche di riduzione e prevenzione degli sprechi hanno parlato il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Barbara Degani, il curatore di Reduce, Luca Falasconi, e un pool di aziende coinvolte nelle pratiche “spreco zero”, tra cui Edenred, l’inventore del buono pasto Ticket Restaurant.
“La promozione di una sana alimentazione e di un consumo sostenibile sono valori rilevanti per Edenred- ha dichiarato Sabrina Citterio, responsabile corporate social responsibility di Edenred Italia– impegnata, da molti anni, su più fronti: da una parte nel recuperare le eccedenze alimentari da redistribuire ai più bisognosi, e dall’altra nel diffondere le buone pratiche di un’alimentazione equilibrata sulla base dei principi della dieta mediterranea con il progetto Food. Tre le nostre buone prassi vorrei ricordare la partnership per Siticibo, programma che dal 2003 insieme a Banco Alimentare si occupa di recuperare il cibo già cucinato e non consumato e di consegnarlo in poche ore a diversi enti benefici; e il progetto il Buono che avanza, in collaborazione con l’associazione Cena dell’amicizia, grazie al quale abbiamo creato la prima rete di ristoranti ad “avanzi zero” con la distribuzione nei 150 mila esercizi affiliati di pratiche doggy bag da consegnare ai clienti che vorranno raccogliere il cibo non consumato”.
La campagna Spreco Zero di Last Minute Market, anno dopo anno, ha incrociato le strade di molte aziende che si sono impegnate promuovendo attività e iniziative rivolte ai giovani, alle famiglie e ai consumatori.