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Stop allo spreco di materie prime: il piano di Amsterdam è circolare

Riportiamo l’articolo scritto da Silvia Ricci per Comunivirtuosi.org

Come una regione metropolitana può prendere in mano il suo destino riprogettando e riconvertendo, settore per settore, l’attuale gestione lineare dei materiali che crea diseconomia e problemi ambientali.
Come abbiamo raccontato in precedenti occasioni, l’Olanda è uno dei paesi dove negli ultimi anni sta avvenendo un vivace dibattito nel campo dell’economia circolare e diversi progetti pilota si stanno sviluppando. Lo scopo di questo e precedenti approfondimenti pubblicati è quello di offrire spunti progettuali operativi che possano ispirare gli amministratori delle nostre città ma soprattutto spingere il nostro governo e i ministeri competenti ad elaborare un piano di sviluppo sostenibile per il nostro paese.
Questo approfondimento è dedicato all’area metropolitana di Amsterdam AMA che sotto la guida dell’Amsterdam Economic Board ambisce a diventare entro il 2025 una delle 3 regioni più innovative d’Europa. Il Board è composto da rappresentanti del mondo aziendale, istituti di ricerca e dei Comuni dell’area metropolitana. Una delle cinque “sfide urbane” alle quali è dedicato il programma del Board al 2025 è l’Economia circolare.

Ecco a seguire la traduzione di un recente documento scritto da Jacqueline Cramer *.

La transizione verso un uso circolare delle risorse nella regione metropolitana di Amsterdam : più valore per economia, salute e ambiente

La regione metropolitana di Amsterdam possiede delle caratteristiche uniche per diventare un hub di sperimentazione circolare per prodotti e materie prime. Tra i vantaggi il miglioramento della qualità ambientale, uno stimolo importante verso l’innovazione e un rafforzamento dell’economia della regione con 4000 nuovi posti di lavoro stimabili che potrebbero diventare 8-10.000 nel 2030 .
Per rispondere a queste aspettative aziende, istituzioni governative e cittadini lavorano insieme in una modalità innovativa per applicare nuovi modelli di business adeguati alle nuove necessità del contesto.
Per l’Europa che importa da paesi extra europei il 90% del suo fabbisogno di materie prime e risorse in genere, la transizione verso un uso efficiente e circolare delle risorse è una strada obbligata e non più procrastinabile. L’economia circolare rappresenta la migliore risposta in quanto il sistema economico circolare è basato sulla riusabilità di prodotti e materie e sulla rigenerazione ( e resilienza) delle risorse naturali. Questo approccio permette di creare e mantenere il valore in ogni anello/passaggio del sistema economico eliminando gli effetti indesiderati dell’attuale sistema lineare. Se si interviene nella fase di progettazione dei beni e dei processi produttivi è possibile contrastare l’esaurimento delle risorse naturali, prevenire la produzione di rifiuti, le emissioni di gas serra e l’utilizzo di sostanze nocive. Allo stesso tempo l’economia circolare prevede una completa riconversione energetica dalle fonti fossili responsabili del cambiamento climatico verso fonti rinnovabili che siano sostenibili (1).
L’Amsterdam Economic Board ha pertanto sviluppato per la regione, all’interno del progetto “Economia Circolare” due programmi per promuovere una transizione sul piano energetico verso le rinnovabili (energietransitie) e un uso sostenibile delle materie prime (grondstoffentransitie).

Materie prime: a che punto siamo del processo di transizione?
Non si tratta di partire da zero in quanto il riutilizzo di prodotti e materiali è qualcosa che già conosciamo e pratichiamo da tempo. Il problema è che attualmente la maggior parte delle applicazioni perde in qualità dando origine a prodotti di qualità inferiore. Si potrebbe fare di meglio e di più. Impegnandoci maggiormente sul riuso dei prodotti e su un riciclo di qualità (upcycle) dei flussi di materiale, otterremo più business, occupazione, innovazione e vantaggi ambientali. Le perdite di valore dei flussi economici possono essere prevenute perseguendo sistematicamente le opzioni che si trovano ai primi posti della scaletta della circolarità.
Uno studio di TNO ha quantificato che l’applicazione di modelli circolari ad una parte del comparto industriale potrebbe generare ogni anno ulteriori benefici economici nell’ordine di grandezza di 7 miliardi di dollari all’anno nei Paesi Bassi (2) e di 380-630 miliardi di dollari nell’UE solamente per una parte dei comparti industriali (3).

Microsoft Word – KansenCEMetropoolregioAmsterdam.docx* Jaqueline Cramer ex ministro del governo, professore in Innovazione Sostenibile presso l’Università di Utrecht, è anche un membro di Het Groene Brein “Cervello verde”, un panel che conta oltre cento scienziati e studiosi nel campo dello sviluppo sostenibile.

Pensare globalmente, agire localmente
Città e aree metropolitane giocano un ruolo cruciale per una transizione verso un uso circolare delle materie prime. A livello locale trovano infatti esecuzione le politiche formulate a livello nazionale, europeo e internazionale. Che cosa accade sul territorio in materia di riutilizzo e riprogettazione dei prodotti e di gestione dei flussi di materiali da riciclare? E dove è necessario compiere sforzi supplementari per accelerare questa transizione ?

Riuso e riprogettazione dei prodotti
Le iniziative in materia di riuso e riprogettazione dei prodotti avvengono principalmente a livello di quartiere o di comune. Il numero è ancora limitato ma in crescita nell’ultimo periodo. Lo dimostrano iniziative condotte da start up come il progetto Peerby dove gli utenti privati possono noleggiare utensili e oggetti vari da altri iscritti al sito, la nascita del ristorante antispreco InStock, ecc .
Le possibilità di riutilizzo, riparazione e rigenerazione dei prodotti sono lungi dall’essere esaurite e possono creare nuove imprese a livello locale. Le stime sulla quantità di posti di lavoro che il settore può creare nella regione metropolitana variano, ma possono facilmente arrivare a 2000 nuovi posti di lavoro nel 2025. Se poi si prende in considerazione il segmento che può essere generato dal noleggio e dal leasing di prodotti (che non è più necessario comprare) i numeri dell’occupazione possono ancora salire. Ad esempio un’azienda potrebbe affidare ad un fornitore il compito di fornirgli il sistema di illuminazione completo e pagare per il servizio di manutenzione senza entrare in possesso delle lampade. Il fornitore rimane il soggetto responsabile per l’avviamento al riciclo delle proprie apparecchiature a fine vita. Alla fine una riprogettazione in chiave circolare dei prodotti genera business e innovazione e quindi occupazione. Un esempio è lo sviluppo di nuovi materiali a base biologica rinnovabile. A partire da risorse vegetali come canapa, erba elefantina, bambù, lino, sfalci erbosi, piante acquatiche si possono realizzare ingredienti per realizzare carta, tessuti, vernici, ecc. Tutte le forme citate di reimpiego e di riprogettazione sono potenzialmente un enorme motore economico in un’economia circolare. Le aziende che operano nel campo della riparazione e manutenzione possono acquisire un ruolo sempre più importante, così come i tradizionali centri di riciclaggio per il rifiuto urbano ingombranti che possono essere trasformati in stazioni circolari intorno alle quali lanciare tutta una serie di attività.
Pensiamo solamente alle possibilità di recupero offerte dall’arredamento dismesso. I Comuni possono dare un notevole impulso al settore del riutilizzo e riprogettazione dei prodotti: mettendo a disposizione degli spazi per tali iniziative; costituendo fondi destinati all’innovazione e promuovere/ prevedere l’acquisto di prodotti circolari all’interno delle politiche di approvvigionamento pubblico, appalti inclusi.
Per evitare che le autorità locali e ciascun soggetto potenzialmente coinvolto all’interno dell’area metropolitana parta da zero sui potenziali settori già individuati è necessario lavorare insieme, scambiandosi conoscenze, esperienze e buone pratiche. Per sostenere questo approccio l’Economic Board ha costituito una learning community con focus sulle potenzialità derivanti dalle colture vegetali prima citate e sugli acquisti/appalti pubblici circolari. La struttura fornirà allo stesso tempo su richiesta assistenza sul tema del riuso e riprogettazione e offrirà visibilità alle start up che forniscono prodotti e servizi circolari.

Riciclaggio dei flussi di materiali
I Comuni svolgono un ruolo importante ai fini del riciclo dei flussi di materiali. Essi provvedono alla raccolta dei rifiuti domestici e attraverso le indicazioni presenti negli affidamenti dei servizi di raccolta o nei capitolati di appalto determinano le modalità di gestione e trattamento dei rifiuti. Compito dei Comuni é anche la verifica sul territorio del rispetto delle norme in materia di raccolta e gestione dei rifiuti industriali. Attualmente gran parte dei rifiuti domestici e industriali viene incenerita ma questa situazione, in linea con le rigorose linee politiche nazionali e dell’UE, dovrà essere ribaltata a favore del riciclaggio.
Anche se l’innovazione tecnologica applicata al riciclo ha aumentato le possibilità di riciclo dei materiali soprattutto ai fini della qualità, le maggiori opportunità esistenti non sono automaticamente attuabili o adottate. Questo perché molte delle iniziative di riciclo di qualità dei flussi di materiale possono avere successo solo se le comunità collaborano. Ogni flusso di materiale richiede di fatto investimenti spesso ingenti in impianti avanzati di riciclaggio. Le aziende del settore sono sicuramente interessate ad investire a condizione che ci sia sufficiente certezza sui volumi dei materiali raccolti in entrata e un mercato per il materiale riciclato.
Quando non esistono queste condizioni i flussi di materiali raccolti vengono convertiti in applicazioni di basso grado. Un chiaro esempio è rappresentato dalla frazione organica composta da da frutta, verdura e sfalci da giardini (GFT) che viene termovalorizzata (al 97% ad Amsterdam) o nel migliore dei casi trasformata in compost . In realtà questa frazione potrebbe fornire prodotti di qualità per l’industria chimica e farmaceutica proteine vegetali e composti bio-aromatici. Le opzioni sono già note e testate a livello di laboratorio, ora è il momento di passare ad un impiego su grande scala.

La regione metropolitana produce enormi flussi di rifiuti che non vengono valorizzati al meglio, soprattutto quando si considerano quelli industriali.
Dovendo stabilire delle priorità nell’approccio di tali flussi è naturale iniziare con i rifiuti urbani che presentano grandi volumi e potenziale per un riciclo di qualità superiore riducendo così il loro impatto negativo sull’ambiente. In quest’ottica l’Economic Board insieme ai comuni della regione metropolitana ha scelto i seguenti nove flussi di materiali che saranno oggetto di intervento per permettere una loro fruizione circolare:
1. Materiali C&D : rendere circolari i processi di costruzione e demolizione
2. Tessile non più indossabile: selezione e smistamento per tipologia, sfilacciatura e tessitura
3. Plastiche: selezione per tipologia ai fini di un riciclo/smaltimento per qualsiasi tipo di plastica
4. Biomasse: riciclaggio di alta qualità per alcuni specifici flussi di biomassa come i rifiuti organici, fanghi da depurazione, rifiuti prodotti dal settore agro-alimentare e gli sfalci da aree verdi pubbliche (ivi comprese le piante acquatiche).
5. Rifiuti elettrici ed elettronici: disassemblaggio degli apparecchi e riciclo / smaltimento dei flussi di materiale ottenuti
6. Pannolini e pannoloni per l’incontinenza: per un riciclo di qualità
7. Materassi: per un riciclo di qualità
8. Server del settore ICT: per un riutilizzo o un riciclo di qualità
9. Metalli: a partire dallo sviluppo di nicchie di mercato per il riciclaggio di alta qualità di specifici flussi/tipologie di metalli.

Per ciascuno di questi flussi di materiale sono state sviluppate specifiche strategie insieme all’industria, esperti del settore e rappresentanti del governo locale che hanno indicato quali condizioni siano necessarie per una transizione verso un riciclo/riutilizzo di qualità che sia economicamente sostenibile.
Si tratta di condizioni che vertono su aspetti come: la certezza/sicurezza sulle quantità dei volumi di materiali in entrata, gli sbocchi di mercato per le materie riciclate/riprocessate, lo sviluppo delle conoscenze, la cooperazione tra le imprese con lo stesso tipo di flusso di rifiuti, e/o la necessità di introdurre un diverso modello finanziario, ecc. Nei prossimi mesi l’Amsterdam Economic Board insieme ai comuni della regione metropolitana sigleranno degli accordi commerciali circolari “circular deals” con imprese che si occuperanno di gestire specifici flussi di materiale. In linea di massima l’intervento del Board si conclude una volta che le parti interessate nella gestione di un particolare flusso di materiale raggiungono un accordo, senza entrare nella fase attuativa. In questo modo il Board può dedicarsi ad affrontare la gestione di nuovi flussi.

Approccio per flussi di materiale
Per gestire i diversi flussi di materiale è necessario definire a priori un approccio per ciascun flusso. Questo perché il ruolo che i governi locali e l’industria devono giocare nella sottoscrizione e poi gestione di uno specifico deal varia a seconda del materiale. Sulla base dell’approccio gestionale richiesto abbiamo definito a grandi linee tre categorie di appartenenza per i flussi di materiale:

1. Flussi di materiali che permettono “una chiusura del cerchio” a livello di Comune. Un buon esempio sono i rifiuti da costruzione e demolizione (C&D). Nel comune di Amsterdam questo flusso di materiale rappresenta il 40% dei rifiuti complessivi. I materiali frutto di demolizioni vengono riutilizzati in Olanda al 90% in applicazioni di basso livello come sottofondazione stradale. Eppure ripensando in chiave circolare il settore C&D si possono ottenere benefici economici complessivi pari ad 85 milioni di euro all’anno e 700 nuovi posti di lavoro nella sola Amsterdam per soggetti con un basso livello di scolarizzazione (4).

Rispetto alla divisione dei ruoli tra governo e industria per approcciare questo flusso è evidente che è in primis il committente (pubblico e privato) a giocare un ruolo cruciale inserendo il parametro della circolarità nelle politiche di acquisto. Inoltre se è l’impresa edile che deve demolire con modalità circolari (per un recupero selettivo e di valore dei materiali) è necessaria la collaborazione delle autorità locali per lo stoccaggio provvisorio dei materiali o la costruzione di un database digitale.
Un altro esempio per questa categoria sono i flussi provenienti dai rifiuti elettrici ed elettronici. Il disassemblaggio dei Raee può avvenire a livello comunale mentre il riciclaggio dei materiali ottenuti deve avvenire a livello di regione metropolitana o addirittura sovra-regionale.
La creazione di centri locali dedicati al disassemblaggio possono favorire in particolare l’occupazione dei lavoratori che hanno difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro.

2. Flussi di materiali da raccogliere a livello di regione metropolitana per raggiungere i volumi necessari alla creazione di un mercato redditizio per il materiale riciclato. In questa categoria rientrano i rifiuti organici, il tessile non più utilizzabile/indossabile, i rifiuti di plastica non selezionati per tipologia polimerica e i prodotti assorbenti per l’incontinenza. Il compito delle autorità pubbliche è quello di mettere in comune i flussi di materie prime attraverso le politiche degli acquisti pubblici mentre spetta al mercato investire in un riciclaggio di alta qualità.
Anche in questo caso, la divisione dei ruoli tra aziende e autorità locali deve essere rimodulata ai fini di un riciclo/riutilizzo di qualità. Prendiamo come esempio, il flusso dei rifiuti organici che include oltre all’organico prodotto nelle case gli scarti della filiera agro-alimentare, i fanghi di depurazione e gli sfalci erbosi provenienti da spazi verdi pubblici (comprese le piante acquatiche) che richiede un approccio diversificato per tipologia. Una collaborazione tra governo e industria nella gestione di questi flussi può apportare ogni anno sino a 150 milioni di euro di ulteriore valore e almeno 1.200 nuovi posti di lavoro (5).

3. Flussi di materiali prodotti in piccole quantità da singole aziende. Per questa tipologia di scarti è necessario raccolti e sommati a flussi simili provenienti da altre aziende per arrivare alle quantità necessarie per un riciclo di alta qualità che offra un utile alle aziende partecipanti. Per arrivare a questo obiettivo serve sviluppare uno schema di organizzazione e un modello finanziario che renda l’operazione economicamente sostenibile e redditizia. Un esempio per questo flusso è quello dell’argilla sbiancante utilizzata nella produzione alimentari che viene smaltita dalle aziende come scarto. All’interno della catena agroalimentare ci sono diversi altri flussi che attuamente vengono bruciati e che le aziende potrebbero invece sfruttare come valore aggiunto, stimolando crescita sostenibile ed occupazione.

La crescita di molteplici nuove attività volte al riciclaggio di alta qualità comporta una progressiva riduzione del rifiuto residuo e quindi un ridimensionamento della capacità degli impianti che trattano i rifiuti.
Attraverso questo processo di costruzione di un’economia circolare e una riduzione delle attuali capacità di incenerimento che vengono modulate a livello di area metropolitana, si potrà prevenire la distruzione di capitale naturale ed economico. Lo squilibrio può essere colmato in via provvisoria importando rifiuti provenienti da altri paesi europei, tra cui l’Inghilterra.
Complessivamente questo passaggio ad un riciclo di qualità dei flussi di materiale porterà un aumento delle attività commerciali e dei posti di lavoro, più innovazione e sviluppo della conoscenza e maggiori benefici ambientali. Le stime sugli impatti economici previsti per la regione metropolitana variano, ma 2.000 posti di lavoro entro il 2025 pare un traguardo raggiungibile. La maggior parte delle iniziative in materia di riciclaggio di alta qualità dei flussi di materiali comporta notevoli investimenti in nuovi impianti. Questo requisito attrarrà pertanto investitori con grandi capitali. Ma ci sarà ampio spazio anche per le start-up che troveranno terreno fertile per il loro potenziale di idee innovative nello scenario che verrà a crearsi.

La cooperazione nella regione metropolitana: una condizione per il successo
L’impegno e le energie che i Comuni, il mondo imprenditoriale e i cittadini mettono in campo per arrivare ad un uso efficiente delle risorse nella regione metropolitana acquisiscono maggiore forza dalla collaborazione. Ogni Comune/territorio all’interno della regione metropolitana ha una sua potenzialità economica che soddisfa specifiche parti dell’intero programma “grondstoffentransitie”.
Ogni territorio potrà scegliere il proprio posizionamento sulla base delle sue potenzialità economiche, e specifiche priorità educative, culturali e sociali. In una fase di coordinamento tra i Comuni si arriverà a stabilire uno o più cluster di attività circolari sui quali ogni territorio concentrerà i propri sforzi. Ad esempio, il Western Harbour (Westelijk Havengebied) è estremamente adatto attività industriali di grandi dimensioni, Zaandam per un riciclaggio di alta qualità di flussi agroalimentari, Haarlemmermeer per le colture vegetali prima citate e per applicazioni circolari nel settore edile (costruzioni e demolizioni) e Almere / Lelystad per il riciclo del tessile. Un progetto di cluster circolare complessivo e dettagliato per la regione metropolitana è in fase di preparazione in concerto con le amministrazioni locali.
L’unione delle forze tra autorità locali, cittadini, imprese, mondo accademico e della ricerca può fare decollare nella regione metropolitana un hub circolare per beni e materiali di rilevanza europea. Lo spin – off di questa iniziativa è enorme: 4000 nuovi posti di lavoro al 2025 ( con l’impiego di persone con difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro) ; (extra) crescita economica capace di generare almeno 1 miliardo di euro in più ogni anno; sviluppo di innovazione e conoscenza; e una significativa riduzione nel consumo di risorse e
emissioni di gas climalteranti. Per dirla in breve questo progetto di transizione ha l’effetto di creare uno scenario culturale ed economico che fa appello alla creatività e alla volontà di innovare. Creando allo stesso tempo valore aggiunto per cittadini e imprese a livello di economia, salute e ambiente .

(1) Bastein-Roelofs-Rietveld-Hoogendoorn: Kansen voor de Circulaire Economie in Nederland, TNO rapport R10864 2013.
(2) Idem come sopra
(3) Ellen MacArthur Foundation, Towards the Circular Economy; Economic and Business Rationale for an Accelerated Transition, UK 2013
(4) Circle Economy, TNO, Fabric, Amsterdam Circulair; Een visie en routekaart voor de Stad en Regio- Oktober 2015
(5) Idem come sopra

ISPRA: presentato rapporto rifiuti speciali 2016

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha presentato il 6 luglio 2016 presso l’Auditorium del Ministero dell’Ambiente (MATTM), la XV edizione del “Rapporto Rifiuti Speciali”, relativo alla produzione e gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi nel 2014, frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Servizio Rifiuti dell’ISPRA, che fornisce un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.Si definiscono “speciali” tutti i rifiuti non urbani, prodotti da industrie e aziende, suddivisi in “non pericolosi” e “pericolosi”: i primi appartengono prevalentemente al settore manifatturiero, delle costruzioni e demolizioni e di alcune tipologie di trattamento dei rifiuti; i “pericolosi” sono generati dalle attività produttive che contengono al loro interno sostanze pericolose in concentrazioni tali da conferire pericolo (ad esempio, raffinazione del petrolio, processi chimici, industria fotografica, industria metallurgica, produzione conciaria e tessile, impianti di trattamento dei rifiuti, ricerca medica e veterinaria).Nel 2014, a fronte di un aumento limitato dei rifiuti urbani (+0,3%), gli speciali sono cresciuti del 5%, superando i 130 milioni di tonnellate, il quadruplo degli urbani su cui, peraltro, si concentra l’attenzione dei media. È questo il dato più eclatante (in senso negativo) del Rapporto, perché nello stesso anno il PIL rispetto al 2013 è calato e, conseguentemente, ci si sarebbe aspettata una diminuzione anche della produzione dei rifiuti.Secondo l’ISPRA, la crescita sarebbe imputabile prevalentemente ai rifiuti speciali non pericolosi da operazioni di costruzione e demolizione e da quelli derivanti dal trattamento dei rifiuti e delle acque reflue, dal momento che i rifiuti speciali pericolosi si sono mantenuti sostanzialmente stabili (+0,3%). Tuttavia, si deve osservare che la considerazione dell’Istituto non convince appieno, stante il trend negativo che anche nel 2014 ha caratterizzato il comparto delle costruzioni, per cui le ragioni dovrebbero essere ricondotte ad altri fattori.Resta il fatto che nel 2014 sono stati gestiti (riciclati, smaltiti, ecc.) più rifiuti di quelli prodotti (3,3%): 133,8 imilioni di tonnellate contro una produzione di 130,5. Va rilevato che i rifiuti nell’anno di riferimento vengono sottoposti ad operazioni intermedie di gestione (trattamento chimico-fisico,stoccaggio, ecc.) prima di essere avviati al trattamento finale.

i rifiuti speciali in italia Il recupero di materia da rifiuti speciali (ad esempio, il riciclo dei metalli, il recupero dei materiali da demolizione per opere stradali, ecc.) si conferma la forma di gestione più utilizzata (62,4%). Nonostante la diminuzione nel 2014 (-737 mila tonnellate, attribuibile per lo più a “spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia), il dato conferma le buone performance dell’Italia in UE quanto a riciclo dei rifiuti speciali (oltre il 75%), se si considera che la media UE 28 è del 45,7%. Migliore dell’Italia è la Slovenia (80,3%) e subito dopo Belgio (oltre 73%), Germania (70% circa).Scendendo nel dettaglio del recupero di materia, è soprattutto l’operazione di “riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche” a incidere sul totale (47,1%): tali rifiuti sono, perlopiù, derivanti da attività di costruzione e demolizione.Si registra una lieve diminuzione nell’utilizzo dei rifiuti speciali per produrre energia (-4,7% rispetto al 2013): 2,1 milioni di tonnellate quelli avviati a recupero energetico. Tra le risorse più utilizzate, il biogas (36,3%) ovvero il gas metano derivante dalla decomposizione dei rifiuti; a seguire i rifiuti della lavorazione del legno, carta ed affini (33,5%), dal trattamento meccanico di rifiuti (11,1%) e i rifiuti combustibili (6,4%).Sono soprattutto 7 le regioni italiane a trasformare in energia i rifiuti speciali (insieme arrivano al 78,5%): Lombardia (23,3% del totale), Emilia Romagna (15,7%), Piemonte con(10,7%), Veneto (8,0%), Umbria (7,2%), Puglia (7,1%), Friuli Venezia Giulia (6,5%). Nel complesso non si sono registrate variazioni significative in quasi tutte le regioni. Sono pressoché tutti non pericolosi (96,3% del totale degli speciali) i rifiuti utilizzati per il recupero energetico.Gli impianti di incenerimento in esercizio nel 2014, che hanno trattato rifiuti speciali, sono stati 85, di cui 43 destinati principalmente al trattamento di rifiuti urbani. La gran parte degli inceneritori è localizzata al Nord (51), al Centro sono presenti 11 impianti, al Sud 23.L’incenerimento dei rifiuti speciali interessa complessivamente, considerando anche quelli trattati in impianti per rifiuti urbani, circa 1,4 milioni di tonnellate. Nel 2014 si è registrato un significativo incremento di circa 540 mila tonnellate da attribuirsi prevalentemente a due tipologie di rifiuti (quelli prodotti dal trattamento dei rifiuti stessi e i rifiuti combustibili).Coerentemente con il numero degli impianti presenti nelle regioni, i dati mostrano che nel 2014 in Lombardia sono stati inceneriti il 56,2% del totale dei rifiuti speciali trattati in Italia e il 39,4% dei rifiuti pericolosi; in Emilia Romagna sono inceneriti il 17,1% dei rifiuti speciali totali e il 18,1% di quelli pericolosi; in Veneto il 4,7% dei rifiuti totali e il 9,1% di quelli pericolosi; in Calabria il 3,2% dei rifiuti totali.Ad essere inceneriti sono soprattutto i rifiuti non pericolosi (70,8%).Sono diminuite le discariche operative nel 2014 che hanno smaltito rifiuti speciali, passando da 404 del 2013 a 392 del 2014, dato attribuibile non esclusivamente alla chiusura definitiva di impianti, ma anche alla  temporanea non operatività di discariche soprattutto di medie e piccole dimensioni. Tale prassi è stata riscontrata soprattutto per quanto riguarda le discariche di rifiuti inerti (calcinacci, macerie, ecc) la cui operatività è spesso legata a situazioni contingenti come l’apertura e chiusura di cantieri. I 12 impianti in meno sono localizzati soprattutto al Sud (8), poi al Nord (3) e uno al Centro.La maggior parte delle discariche è localizzata al Nord con 228 impianti, 58 al Centro e 106 al Sud.Nonostante sia diminuito il numero di discariche, è cresciuta la quantità smaltita a livello nazionale: 11,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, con un aumento di 460 mila tonnellate rispetto al 2013, pari a +4,2%. La crescita è maggiore a Nord (+6,1%) e al Centro (+4,8%), mentre scendono al Sud (- 1,1%). L’88,9% dei rifiuti totali sono non pericolosi (10,1 milioni di tonnellate) e il restante 11,1% sono rifiuti pericolosi (1,3 milioni di tonnellate).
Le regioni che più hanno aumentato l’utilizzo della discarica sono la Basilicata con +40,3% (+17 mila tonnellate), il Lazio con +34,2% (+185 mila tonnellate), la Liguria con +27,6% (+90 mila tonnellate). Quelle che lo hanno diminuito maggiormente sono il Molise (- 56,4%, – 10 mila tonnellate), l’Umbria (- 27,3%, – 162 mila tonnellate), il Trentino Alto Adige (- 19,3%, – 21 mila tonnellate).Nel Rapporto viene  ricordato che la Campania, nell’anno 2014, non ha smaltito rifiuti speciali in discarica a causa dell’assenza sul territorio di discariche autorizzate allo smaltimento di tale tipologia di rifiuti chevengono, quindi, trattati fuori regione o all’estero.Sono diminuiti i rifiuti speciali esportati e sono contestualmente aumentati quelli importati: -4,7% tra 2013 e 2014 i primi, passando da 3,4 a 3,2 milioni di tonnellate, +7,6% i secondiI Paesi dove vengono esportati sono prevalentemente Germania, Cina e Grecia.
Quelli diretti in Germania (27,7%) derivano dagli impianti di trattamento dei rifiuti, delle acque reflue, della potabilizzazione dell’acqua, dalle operazioni di costruzione e demolizione, e sono destinati per lo più alle miniere di sale, in particolare a quella di Stetten in Baviera, nella quale i rifiuti vengono utilizzati per la messa in sicurezza delle cavità a seguito dell’attività estrattiva.Per quanto attiene la Cina, invece, nel 2014, come per gli anni precedenti, l’importazione dall’Italia, pari a 278 mila tonnellate (-11%), è costituita dai soli rifiuti non pericolosie e sono costituiti da rifiuti di carta e cartone prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti (79 mila tonnellate).Significativa è stata l’esportazione dei rifiuti verso la Grecia, con oltre 242 mila tonnellate, costituite per il 98% da “ceneri leggere di carbone” destinate ai cementifici, utilizzate al posto della sabbia, per creare materiali edili cementizi.esportazione rifiuti pericolosiNel 2014, in Italia sono state prodotte circa 426 mila tonnellate di Pneumatici fuori uso (PFU), di queste, circa 365 mila tonnellate sono state gestite in Italia dove sono state avviate per il 70,4% a recupero di materia, per il 9,5% a recupero energetico e il 16% è rimasto in giacenza. Una quantità considerevole di PFU è stata esportata (oltre 125 mila tonnellate) verso altrei Paesi, dei quali Germania e Coreadel Sud sono stati quelli che ne hanno ricevuto i maggiori quantitativi , rispettivamente circa 32 mila tonnellate e oltre 23 mila tonnellate. La Germania recupera soprattutto materia dagli pneumatici, mentre la Corea, al contrario, ne ricava energia.
I rifiuti contenenti amianto, costituiti prevalentemente da cemento amianto, sono smaltiti in discarica, all’interno di celle ad hoc, in 22 impianti nazionali. L’amianto viene avviato solo a smaltimento e non a recupero, salvo alcune operazioni di pretrattamento.Nel 2014, la quantità prodotta è stata pari a 340 mila tonnellate, per lo più costituiti da materiali da costruzione  (92,7%), il restante 7% da materiali isolanti e in minima parte (,36%) da imballaggi metallici, pastiglie per freni e apparecchiature fuori uso contenenti amianto n fibre libere.Nel complesso, il Rapporto evidenzia un andamento altalenante nella produzione di questi rifiuti. Dopo una tendenziale crescita dal 2007 al 2010 e un picco nel 2012, il trend appare in forte diminuzione (-36%). Tale dato farebbe pensare ad una diminuzione delle demolizioni di strutture contenenti amianto, ma l’ISPRA non è in grado di affermarlo con certezza dal momento che non esiste un censimento delle strutture contenenti amianto. La Lombardia si conferma la regione che produce il maggior quantitativo pari a 119 mila tonnellate, il 35% del totale nazionale.Come accade per le altre tipologie di rifiuti speciali, anche per l’amianto la somma di quelli gestiti (237 mila tonnellate) e di quelli esportati (156 mila tonnellate) è superiore alla quantità prodotta, perché si assommano a quelli in giacenza dall’anno precedente o provenienti da altri trattamenti. I rifiuti gestiti vanno soprattutto in discarica (194 mila tonnellate), mentre quote minori sono gestite in altre forme (27 mila al pretrattamento, 15 mila stoccati).Le 156 mila tonnellate di rifiuti esportati vengono inviatei tutte in Germania, dove sono smaltite nelle miniere dismesse. Non ci sono rilevanti variazioni nei livelli di riciclaggio/recupero nell’ultimo triennio 2012-2014 per i rifiuti speciali da veicoli fuori uso. A partire dal 2006, anno in cui l’ISPRA ha effettuato il primo monitoraggio, emerge che, dopo l’iniziale miglioramento dovuto forse ad una risposta positiva dell’intera filiera alla nuova legislazione e ai target europei, negli anni successivi si assiste ad una sostanziale stabilità.Nonostante la percentuale di reimpiego e riciclaggio raggiunga l’83% del peso medio del veicolo, superando il target dell’80% previsto per il 2006, si è ancora lontani dall’obiettivo previsto al 1°gennaio 2015 (95%). I 1.510 impianti operativi sono soprattutto al Nord (666, il 44% del totale) e al Sud (543, il 37%), sono di meno al Centro (290, il 19%).In totale, negli impianti censiti, sono stati trattate circa 950 mila tonnellate di veicoli, 9 mila tonnellate in meno rispetto all’anno 2013 (-1%).

Fonte: Regioni e Ambiente

RASSEGNA STAMPA – CHI BUTTA PAGA!

In tre comuni del milanese inizierà a breve una piccola ma significativa rivoluzione nell’ambito della raccolta dei rifiuti. Canegrate, Magnago e San Giorgio su Legnano partiranno con la sperimentazione della tariffa puntuale dal prossimo giugno, superando la vecchia concezione basata esclusivamente sui metri quadri a disposizione delle utenze.
La nuova tariffazione sarà composta da tre voci: la prima sarà una quota fissa basata sulla metratura dell’immobile, la seconda verrà calcolata sul numero di conferimenti prefissati in base al numero di occupanti per quanto riguarda le utenze domestiche, e sui metri quadri occupati per le attività commerciali. La terza voce, invece, consisterà in una quota variabile sulla base del rifiuto indifferenziato effettivamente conferito e, qualora venisse superato il numero di quelli preassegnati, il costo verrà addebitato all’utente. Infine rimarrà invariata l’addizionale provinciale.
Con la tariffazione puntuale i tre comuni e AEMME Linea Ambiente, la società incaricata della raccolta, vogliono adeguarsi alle principali realtà europee e superare l’ormai obsoleto metodo presuntivo (basato sulla metratura) che non dà alcun incentivo alla cittadinanza per ridurre la produzione di rifiuti. Con il nuovo metodo si vuole andare incontro alle esigenze del cittadino, permettendo un pagamento più equo in base all’effettiva produzione di rifiuti, incoraggiando quindi la popolazione a tenere un comportamento più rispettoso nei confronti dell’ambiente.
Dall’inizio del mese di giugno i 29mila abitanti dei tre comuni riceveranno direttamente a casa, attraverso degli incaricati di AEMME Linea Ambiente, dei sacchetti dotati di transponder elettromagnetico che, attraverso un lettore di cui saranno dotati i mezzi di raccolta, saranno in grado di associare istantaneamente l’utente al contenitore. I sacchetti dotati di microchip trasmetteranno quindi in tempo reale il codice utente, la data, l’ora del ritiro, il veicolo e il suo posizionamento (tramite GPS) e l’operatore incaricato della raccolta. Grazie a questi sacchetti “personalizzati” si eviteranno possibili errori dal momento che verranno associati esclusivamente all’utente in questione.

fonte: ricicloni.it

Premio Comuni Ricicloni 2016

Quest’anno il Premio Comuni Ricicloni 2016 di Legambiente riserva una bella e inaspettata sorpresa, che lascia ben sperare per un’Italia finalmente libera dai rifiuti. Crescono nella Penisola i comuni Rifiuti free, quelli che oltre ad essere ricicloni, hanno deciso di puntare sulla riduzione del residuo non riciclabile da avviare a smaltimento. Sono ben 525, contro i 356 dello scorso anno, le realtà che producono meno di 75 chilogrammi annui per abitante di rifiuto secco indifferenziato, (pari al 7% del totale nazionale), per una popolazione che sfiora i 3 milioni di cittadini. Risultati ottenuti con ricette diverse ma con un denominatore comune: la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, una comunicazione efficace e con politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso. Non è un caso che dei 525 comuni Rifiuti free 255 hanno un sistema di tariffazione puntuale e 136 uno normalizzato.
A livello geografico, il Nord Italia è al top con i suoi 413 comuni Rifiuti free, pari al 79% del totale. Segue il Sud con 87 municipi (pari al 17% del totale) e il Centro con 25 (pari al 5%). Le regioni che superano la media nazionale del 7% di Rifiuti free rispetto al totale sono invece: il Veneto (con il 35% di comuni Rifiuti Free), il Friuli-Venezia Giulia (29%), il Trentino-Alto Adige (17%) e la Campania (9%). Mancano all’appello solo Valle d’Aosta, Umbria, Puglia e Sicilia dove non ci sono comuni con alta percentuale di differenziata e bassa produzione di rifiuto secco residuo. Dai numeri alle belle esperienze green, il passaggio è breve: tra le storie segnalate nel rapporto “Comuni Ricicloni” di Legambiente non poteva mancare l’Emilia Romagna con il sistema di penalità e premialità della nuova legge regionale, la città di Parma in prima linea nella tariffazione puntuale come Treviso e l’esperienza della raccolta porta a porta avviata a Catanzaro, in Calabria. Bene anche i capoluoghi del Nord come Belluno e Pordenone e le medie e le piccole città come: Empoli (50mila abitanti), Conegliano (TV) e Castelfranco Veneto (35mila abitanti), e poi Baronissi (SA), Cassano Magnago (VA), Suzzara (MN), Castelfidardo (AN), Monsummano Terme (PT), Fucecchio (FI), Certaldo (FI), Castelfiorentino (FI), Pergine Valsugana (TN), Feltre (BL), Vittorio Veneto (TV), Paese (TV) Montebelluna (TV), Oderzo (TV), Este (PD).
Ma per un’Italia Rifiuti free e per far vincere l’economia circolare, secondo Legambiente serve ora l’ultimo sprint finale per far diventare queste buone pratiche uno standard su tutto il territorio nazionale a partire dalla diffusione su larga scala di un sistema di tariffazione puntuale.

È quanto emerge dal rapporto Comuni ricicloni 2016 di Legambiente presentato a Roma, nell’ambito della tre giorni del Forum Rifiuti realizzato con Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club e in partenariato con il Coou, e durante il quale sono stati premiati i comuni Rifiuti free. Alla presentazione di Comuni ricicloni 2016 hanno partecipato Rossella Muroni presidente di Legambiente, Massimo Caleo, vicepresidente Commissione Ambiente Senato della Repubblica, Salvatore Micillo, Commissione Ambiente Camera dei Deputati, Serena Pellegrino, Vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e Silvia Velo, sottosegretario Ministero Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Quest’anno Legambiente ha introdotto dei nuovi criteri nella classifica: per entrare nella rosa della gestione sostenibile dei rifiuti di Comuni ricicloni, non solo si deve rispettare l’obiettivo di legge del 65% sulla raccolta differenziata ma si deve anche puntare sulla qualità e sulle politiche di prevenzione. Per questo nelle graduatorie, suddivise su base regionale e per capoluoghi, sopra e sotto i 10mila abitanti, compaiono solo quei comuni ricicloni i cui cittadini hanno conferito nel contenitore del secco meno di 75 Kg all’anno di rifiuto non riciclabile. Nel rapporto sono comunque elencati tutti i comuni (1520 come quelli dello scorso anno) che, rispettando gli obiettivi stabiliti dal D.Lgs 152/06, hanno differenziato e avviato a riciclaggio almeno il 65% dei rifiuti prodotti.

“I risultati emersi in questa nuova edizione del nostro rapporto – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – sono assolutamente incoraggianti. Quella dei Comuni ricicloni e soprattutto dei quelli Rifiuti free è una rivoluzione e una riforma anti-spreco che fa bene al Paese, perché dimostra che l’economia circolare è già in parte in atto e che un’Italia libera dai rifiuti è un sogno realizzabile. Abbiamo comuni virtuosi nella raccolta differenziata ed eccellenze che hanno quasi annullato la necessità di smaltimento di quasi tutti i rifiuti normalmente prodotti. Ora la vera scommessa è quella far diventare nei prossimi 3 anni tutta l’Italia ‘Rifiuti free’, traghettando i tanti comuni ricicloni verso la nuova sfida della riduzione del secco residuo da avviare in impianti di incenerimento e in discarica, per accompagnarli verso la rottamazione di questo sistema impiantistico che ha caratterizzato gli anni ’90 e 2000. Per realizzare ciò oltre all’impegno delle amministrazioni e dei cittadini, è però importante che anche la politica faccia la sua parte attraverso l’introduzione di un sistema di tariffazione puntuale su larga scala, dicendo stop ai nuovi inceneritori e avviando una graduale dismissione a partire dagli impianti più obsoleti. Ed ancora replicando le buone pratiche su tutto il territorio e definendo un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per far in modo che la prevenzione e il riciclo siano sempre più convenienti”.

Comuni Rifiuti free e consorzi – Sono quattro le regioni che superano la media nazionale del 7% di rifiuti free rispetto al totale. In particolare il Veneto si distingue per ben 204 comuni “liberi dai rifiuti”, seguito dalla Lombardia con 76 comuni (grazie soprattutto alla provincia di Mantova che rappresentano il 5% del totale dei comuni lombardi). Importanti i numeri arrivano anche dal Friuli-Venezia Giulia (63 comuni), dal Trentino Alto Adige (56) e dalla Campania con le sue 50 realtà virtuose su 550 comuni totali. Indietreggia, invece, il Piemonte che quest’anno conta solo 8 comuni “targati” Rifiuti Free.
Oltre ai territori di eccellenza, ci sono anche le tante esperienze delle gestioni consortili che confermano ancora una volta la loro validità ed efficacia: praticamente tutti i Rifiuti Free, con pochissime eccezioni, fanno parte di un consorzio o di una comunità montana. A guidare la classifica dei Consorzi Rifiuti free al di sopra dei 100mila abitanti è il Consiglio di bacino Priula (Tv) che può vantare per i suoi 556mila abitanti quasi l’83% di differenziata a fronte di poco più di 50 kg/abitante/anno di secco residuo. Tra quelli al di sotto dei 100mila abitanti si distingue invece Amnu, in provincia di Trento, con quasi 43 kg/abitante/anno. Gran parte dei consorzi si trovano in Triveneto.

Proposte Legambiente: Per un’Italia libera dall’emergenza rifiuti, Legambiente rilancia sei delle dieci proposte contenute nel Manifesto Rifiuti free (le altre quattro sono diventate realtà) e torna a ribadire l’importanza di introdurre l’obbligo di tariffazione puntuale su tutto il territorio nazionale. Anche se ad oggi ci sono stati diversi passi avanti, dal punto di vista normativo, (vedi la legge sulle agenzie ambientali, fresca di approvazione, quella sugli ecoreati e il collegato ambientale, la legge della Regione Marche sul tributo speciale sullo smaltimento in discarica e quella della Regione Emilia Romagna verso rifiuti zero), per promuovere riciclo e prevenzione bisogna fare di più. In particolare Occorre: 1) utilizzare i proventi dell’ecotassa per politiche di prevenzione, riuso e riciclo; 2) premiare i comuni virtuosi e le popolazioni con sistema di tariffazione; 3) eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti; 4) completare la rete impiantistica italiana per il riciclaggio e il riuso dei rifiuti con gli impianti anaerobici e aerobici per trattare l’organico, quelli di riciclo di tutte le filiere e frazioni nelle regioni ancora sprovviste, i siti produttivi per la preparazione per il riutilizzo e tutte le innovazioni tecnologiche che sono in grado di recuperare materia dai rifiuti considerati fino a ieri irriciclabili, come ad esempio i pannolini usa e getta; 5) “Chi inquina paga”: lotta allo spreco e prevenzione della produzione di rifiuti; 6) stop a qualsiasi commissariamento per l’emergenza rifiuti. Per l’associazione ambientalista sono tutti obiettivi che si possono raggiungere e che l’Italia è in grado di fare, come dimostrano le numerose esperienze censite nel rapporto.

Esperienze green – Infine non poteva mancare un passaggio sulle storie di eccellenza, come l’Emilia Romagna che continua il suo percorso green a favore dell’ambiente. La nuova legge regionale dell’autunno 2015 e il conseguente piano sull’economia circolare, approvato qualche settimana fa, prevede un innovativo e condivisibile sistema di premialità e penalità che si basa sul quantitativo di secco residuo avviato a smaltimento e non sulla percentuale di raccolta differenziata. Tra le città dell’Emilia Romagna, si distingue in modo particolare Parma, tra i capoluoghi decretati “Ricicloni” nel 2015, che dal 1 luglio 2015 ha attivato una tariffazione puntuale su tutta la città incentivando i cittadini a un comportamento virtuoso e rispettoso dell’ambiente, con una riduzione del costo della bolletta. In particolare sono oltre 92mila le famiglie che ne hanno beneficiato. Altra esperienza positiva arriva questa volta dal Sud, dalla Calabria, dove il comune di Catanzaro ha avviato con successo la raccolta differenziata domiciliare (come già avvenuto in altri capoluoghi del meridione come Salerno, Andria e Cosenza). Il Comune, che partiva dal 10% di raccolta differenziata nel 2015, a maggio di quest’anno ha raggiunto una media di raccolta differenziata pari all’80% nelle prime due aree servite, elevando la percentuale complessiva della raccolta cittadina al 32%.

Comuni Ricicloni 2016 è stato realizzato da Legambiente con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In collaborazione con Associazione Nazionale Comuni Italiani, Conai, Utilitalia, Fise Assoambiente, CiAl, Comieco, CoRePla, CoReVe, Ricrea, Rilegno, Centro di Coordinamento RAEE, Consorzio Italiano Compostatori e Assobioplastiche

Fonte: Legambiente

Bioshopper, secondo una ricerca il 36% degli italiani riceve ancora buste di plastica

A 4 anni dalla legge che ha messo al bando i sacchetti in plastica, la norma appare poco applicata, specie nei negozietti e nei mercati

Nonostante il divieto, in Italia circolano ancora troppe buste di plastica. Quasi il 36% degli italiani ha risposto “sempre” e “spesso”; il 38,5% “qualche volta” e solo il 7,7% ha detto “mai”. I dati arrivano da un’indagine realizzata dall’Onf, l’Osservatorio nazionale Federconsumatori, che fa il punto a 4 anni dalla legge che vieta l’utilizzo degli shopper di plastica usa e getta. In particolare, dall’indagine emerge che gli italiani sanno dell’esistenza della legge anche se non la conoscono nel dettaglio, e quasi il 70% dichiara di utilizzare le buste riutilizzabili per trasportare gli acquisti.  bioshopper.jpeg

La legge che vieta i sacchetti di plastica usa e getta “è straordinaria, ma è anche straordinariamente disapplicata in questo Paese”, dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, sottolineando come la legge italiana sulla messa al bando degli shopper di plastica sia diventata “un esempio per l’Europa. La nuova direttiva dei sacchetti di plastica, infatti, prende spunto dalla legge italiana e questo non succede molto spesso”. Secondo Ciafani, però, a distanza di quattro anni dall’entrata in vigore della norma, “ancora troppi sacchetti di plastica tradizionale continuano a circolare. Non tanto nella grande distribuzione organizzata, quanto negli esercizi commerciali al dettaglio o nei mercati rionali”. La legge c’è e anche la norma sulle sanzioni, ma secondo Ciafani “gli enti di controllo devono intensificare l’attività per fermare la diffusione di prodotti illegali che inquinano non solo l’ambiente ma anche l’economia”.

L’Italia, conclude il Dg di Legambiente, “è un Paese che ha bisogno di far ripartire i poli chimici, che sono in stato comatoso. Questi poli chimici ripartiranno solo se si fa una nuova chimica, ossia la chimica verde, che fa anche le bioplastiche, altrimenti rischiamo di far perdere un treno per far ripartire queste aree industriali che altrimenti rischieranno solo la desertificazione”. Grazie alla legge del 2012, abbiamo “ridotto del 50% l’utilizzo dei sacchetti di plastica non biodegradabili e compostabili, favorito una conversione della chimica verso la chimica verde e comportato un cambiamento degli stili di vita”, dice  Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, che da senatore avviò nel 2007 l’iter per la messa al bando dei sacchetti in polietilene.

Fonte: E-Gazette

 

Lampedusa: cresce la RD, si bonifica l’Isola

Gli interventi sono stati tanti: rimozione degli olii esausti, bonifica dei siti di
conferimento e delle carcasse di auto abbandonate. Allo stesso tempo, le percentuali di raccolta differenziata crescono vertiginosamente. E’ stretta la collaborazione tra Amministrazione e cittadini. I risultati sono già visibili: sono sensibilmente diminuiti i fenomeni di abbandono ed è migliorato il decoro urbano dell’isola

Dal mese di marzo di quest’anno l’Amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa ha intrapreso una forte azione per cambiare la spinosa situazione relativa alla gestione dei rifiuti nelle isole.
Grazie al supporto tecnico della ESPER e del Suo Direttore Tecnico, Ing. Salvatore Genova, sono state messe in campo numerose iniziative volte a migliorare il servizio di igiene urbana a beneficio di cittadini e turisti.
E’ attivo il Centro di Raccolta Comunale sito in contrada Taccio Vecchio: tutti i cittadini e le utenze commerciali possono utilizzarlo giornalmente, secondo gli orari di apertura, per conferire tutte quelle tipologie di rifiuti che non possono essere raccolte a domicilio o nei contenitori stradali.

Sono, inoltre, sensibilmente diminuiti i fenomeni di abbandono ed è migliorato il decoro urbano dell’isola.
Il dato medio di raccolta differenziata è aumentato esponenzialmente: o nel 2015 era pari a 11,85% o nei primi mesi del 2016 è pari a 26,26% con un picco ad aprile del 39,90%.
Nell’ambito della riorganizzazione dei servizi, sono state inraprese numerose attività volte ad una migliore gestione dei rifiuti, sia urbani che speciali. L’Amministrazione comunale ha disposto la rimozione degli olii esausti conferiti in modo errato da parte dei fruitori del porto, pescatori e diportisti presso l’area portuale. Inoltre, è stata effettuata la bonifica dei relativi siti.

E’ iniziato da tempo un importante percorso di gestione dei temi ambientali, e in questo contesto è stato ridato il giusto decoro urbano all’area portuale. La Capitaneria di Porto ha strettamente collaborato con l’Amministrazione e si è impegnata a vigilare affinché siano rispettate le corrette modalità di conferimento da parte di tutti i fruitori del porto.
E’ stato, inoltre, disposto il recupero di circa 35 carcasse di automobili e 10 di moto disseminate su tutto il territorio del Comune di Lampedusa.

L’Amministrazione continuerà nell’attività di pulizia del territorio per mantenere il decoro urbano che l’isola merita, ma è determinante la collaborazione di tutti i cittadini affinché diventino sentinella a tutela dell’ambiente.
Questi risultati sono sicuramente incoraggianti, ma per proseguire in questo percorso virtuoso è fondamentale il supporto delle istituzioni e, in particolare, della Regione che dovrebbe fare la sua parte, appaltando il prima possibile le gare per le tanto attese infrastrutture e attrezzature.

RASSEGNA STAMPA – Focus rifiuti/2. Ecco come potrebbe essere la nuova raccolta a Marsala

Le prossime settimane saranno decisive sul tema rifiuti a Marsala. Il consiglio comunale dovrà approvare il piano di intervento preparato dalla Esper per conto del Comune sul nuovo sistema di raccolta rifiuti in città. Al momento il servizio di raccolta è gestito da Aimeri Ambiente, il cui contratto scade a ottobre. Allora si sta cercando di mettere mano al sistema rifiuti per non commettere gli stessi errori del passato. Questa volta però gestisce tutto il Comune di Marsala, che ha costituito l’Aro, l’Ambito di Raccolta Ottimale, che permette ai singoli Comuni di decidere sul proprio futuro in tema rifiuti. In passato invece, il servizio di raccolta rifiuti è stato determinato altrove, con l’Ato Terra dei Fenici, che predisponeva le gare d’appalto, decideva che tipo di servizi offrire. E le cose non sono andate tanto bene, ne sono dimostrazione le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto la provincia di Trapani sulla gestione dei rifiuti, e la qualità del servizio.
Nella seconda parte cerchiamo di fare sintesi sui punti principali di quello che dovrebbe essere il nuovo sistema di raccolta rifiuti a Marsala.

COME RIDURRE I RIFIUTI
Il cavallo di battaglia di questo piano è quello della riduzione dei rifiuti indifferenziati, e puntare all’obiettivo di raggiungere il 65% di raccolta differenziata, che è il limite minimo per non incorrere in sanzioni. Al momento la città di Marsala raggiunge il 38% di differenziata.
Per ridurre i rifiuti si vuole puntare al binomio raccolta porta a porta e tariffazione puntuale. Il passaggio alla tariffazione puntuale del rifiuto indifferenziato – secondo le stime della Esper – determina normalmente una consistente diminuzione del quantitativo complessivo di rifiuti urbani prodotti (-10/20%)”. Per Esper e Comune di Marsala la riorganizzazione della raccolta porta a porta e la tariffazione puntuale “implicherà ricadute positive”. L’intenzione è quella di partire subito con la tariffazione puntuale (poi ci arriviamo) per incidere subito sui comportamenti della cittadinanza. La tariffazione puntuale, in sostanza, consentirà agli utenti che produrranno meno rifiuti indifferenziati di avere delle premialità, questo secondo il piano. E allora si procederà con “attivazione di specifiche azioni di prevenzione della formazione dei rifiuti. Applicazioni di sistemi tariffari che consentano di applicare il principio “chi inquina paga”. Adozione di sistemi organizzativi che consentano di meglio controllare i flussi, con particolare riferimento ai rifiuti provenienti dalle utenze non domestiche”.

GLI OBIETTIVI
Attraverso il nuovo sistema di raccolta rifiuti e la tariffazione puntuale il Comune di Marsala vuole raggiungere nel primo anno la percentuale del 65% di raccolta differenziata. Una volta entrato a regime il nuovo servizio si prevede di arrivare, dal secondo anno, al 70% di differenziata. Se non si raggiungeranno questi obbiettivi ci saranno delle “sanzioni” anche per l’azienda che si occuperà del servizio. In sede di gara, infatti, la Esper, propone di stabilire che, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi minimi nel primo anno (obiettivo 65 %) o a partire dal secondo anno (70 % di RD), “gli eventuali maggiori oneri di smaltimento vengono accollati al gestore unico nella misura del 50 % nel caso in cui la percentuale di RD media nel primo anno di esecuzione del nuovo servizio dovesse essere inferiore al 60 % e dal secondo anno fosse inferiore al 70 % su media annuale”. Il tutto secondo quello che viene chiamato “principio della responsabilità condivisa”. Non ci sono però solo “penalità”, a carico del gestore. Sono previste anche delle premialità in caso di superamento degli obiettivi minimi previsti. Sono poi previste premialità anche per gli operatori.

GESTIONE NEI COMUNI A VOCAZIONE TURISTICA
Uno dei problemi di Marsala, sul tema rifiuti, è garantire un servizio efficiente durante la stagione estiva. Il tutto per la Esper parte dalla comunicazione, cioè informare i turisti delle modalita con cui viene raccolta la spazzatura in città, tenendo conto che Marsala ha un turismo prevalentemente “mordi e fuggi”. Bisogna coinvolgere anche gestori di strutture ricettive, ristoratori e commercianti. Gli obiettivi sono quelli di garantire maggior flessibilità possibile del sistema di raccolta. Tenere conto delle esigenze degli utenti non residenti che hanno la seconda casa in campagna.

PROPOSTE PER OTTIMIZZARE RACCOLTA RIFIUTI
L’obiettivo è quindi di diminuire la produzione di rifiuti e aumentare la percentuale di raccolta differenziata. La Esper ha pensato che il modo migliore per farlo è quello attraverso una raccolta porta a porta in maniera più precisa di quella che si vede oggi e la tariffazione puntuale. Il servizio di raccolta porta a porta prevede la consegna e l’utilizzo di contenitori personalizzati (sacchetti, mastelli, bidoni, e cassonetti) per tutte le utenze domestiche e non domestiche. I contenitori saranno esposti in luogo pubblico dagli utenti solo nelle ore antecedenti alla raccolta e ritirati per lo svuotamento dagli operatori secondo un calendario prefissato.
Ecco, in questa tabella, la frequenza della raccolta delle varie frazioni di rifiuto per il primo anno.

E poi come ottimizzare i rifiuti.
Umido: Fornire un cestello areato. Con sacchetti di plastica biodegradabile o carta. Per le utenze non domestiche eliminare i vecchi grandi bidoni con le ruote. Inoltre si intende incentivare il compostaggio domestico.
Carta. Abbandonare il vecchio sistema misto della raccolta porta a porta e per strada. Concentrarsi sul porta a porta, e permettere solo una ridotta parte di materiali estranei nel bidone.
Plastica. Dovrà essere conferita sfusa negli appositi sacchetti semitrasparenti che fornirà il comune.
Lattine. Non si raccoglierà più, secondo il piano, vetro e lattine insieme, ma solo le lattine o comunque rifiuti in alluminio. I rifiuti verranno esposti in apposite borse in polipropilene con trasponder per tracciare l’utenza.
Vetro. Verrà raccolto da solo e gli utenti lo metteranno in appositi mastelli da 40 litri o bidoni da 120-240 litri.
Secco residuo. E’ la frazione che si vuole diminuire considerevolmente. Lo si vuole fare conferendo in un contenitore dedicato associato ad ogni singola utenza. Questa modalità di raccolta richieda soluzioni tecnologiche “per la rilevazione puntuale dei conferimenti”. In sostanza i mastelli o i bidoni non devono essere posizionati sul fronte della strada ma all’interno delle aree di proprietà delle utene, davanti l’ingresso dell’abitazione o del condominio, soltanto nelle ore che precedono la raccolta. Se non sarà possibile posizionare i bidoni in aree private si possono posizionare contenitori carrellati con chiavistello per evitare conferimenti non autorizzati. Tutti i contenitori avranno un trasponder.

I CENTRI COMUNALI DI RACCOLTA E GLI ECOCENTRI MOBILI
L’intenzione è quella di potenziare i Centri comunali di Raccolta con la loro informatizzazione, e la possibilità di conferire i rifiuti. Poi ci saranno due centri di raccolta “semplificati”, uno nella zona del porto e uno nella zona balneare. Sono previsti anche degli ecocentri mobili, itineranti, che opereranno nel periodo estivo. Non servirà solo per conferire i rifiuti ma anche per avere informazioni e sacchetti della spazzatura, tra le altre cose. All’ecocentro mobile si possono portare piccoli elettrodomestici, pentolame, neon e lampade a basso consumo, abiti usati, oli, batterie e pile usati.

LA TARIFFAZIONE PUNTUALE
La tariffazione puntuale è il punto centrale del nuovo servizio di raccolta rifiuti. La tariffa puntuale è composta da una parte fissa (che comprende per esempio i costi del personale, dello spazzamento, della raccolta) e da una parte variabile che dipende dall’effettiva produzione di rifiuti di ogni singola utenza e nella sostanza, dalla capacità del cittadino di differenziare. Il tutto per eliminare l’iniquità della tassa sui rifiuti che calcolava la tassa in base alla superficie dell’abitazione.
In sostanza si devono tracciare i conferimenti e serve la tecnologia. “La tracciatura dei conferimenti – si legge nel piano – avviene utilizzando un Trasponder RFId sul contenitore del secco residuo o sul sacchetto monoutenza utilizzato per l’esposizione e di un dispositivo capace di rilevare, elaborare e processare i dati per poi trasferirli ad un sistema gestionale”. Sacchetti e bidoni avranno quindi un trasponder, che segnalerà quanti rifiuti sono stati prodotti, quanti riciclabili e quanti no, per determinare la tariffa.

PERSONALE
Le intenzioni sono chiare. Attualmente il Comune di Marsala impiega 153 addetti per l’espletamento del servizio di raccolta e spazzamento, personale che rimane lo stesso anche d’estate, quando la situazione si fa più critica. Il Piano di intervento individua un fabbisogno nella fase intermedia di circa 147 operatori full time come media annuale con un fabbisogno del servizio base di circa 140 operatori a tempo indeterminato full time ed un ulteriore fabbisogno estivo (per tre mesi) di circa altri 26 operatori a tempo determinato. Una volta entrato a regime il servizio avrà bisogno di circa 139 operatori full time come media annuale con un fabbisogno del servizio base di circa 133 operatori a tempo indeterminato full time ed un ulteriore fabbisogno estivo (per tre mesi) di circa altri 23 operatori a tempo determinato.

CAMPAGNE PROMOZIONALI
Punta molto il Piano di Intervento anche sulla comunicazione. Una campagna di comunicazione che deve essere capillare e non di secondo piano. Si punta molto sulla “formazione e motivazione” dell’utente. Tutte le famiglie e le aziende dovranno ricevere del materiale informativo. Come le buste illustrate, la lettera formale dell’amministrazione all’utenza, il pieghevole che illustra in modo semplice il funzionamento del sistema, il calendario e il “riciclabolario” un vocabolario con indicati tutti i rifiuti domestici e l’indicazione del contenitore giusto. Le comunciazioni devono essere visibili, come i cartelloni pubblicitari in formato gigante, ma si vuole puntare anche ai banchetti informativi e a serate pubbliche per informare. Ci sarà anche un numero verde.

Questi sono i punti principali del Piano di Intervento sul nuovo sistema di raccolta rifiuti a Marsala. Bisogna capire però quanto costeranno i nuovi dispositivi, e che tipo di costi complessivi ci saranno. Lo vedremo domani.

Fonte: TP24.it

RAEE: siglato accordo di programma su trattamento

È stato sottoscritto oggi a Milano, presso Palazzo Marino, il nuovo Accordo di programma per la definizione delle condizioni generali di raccolta e gestione dei Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) tra l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), il Centro di coordinamento RAEE (CdC RAEE), i Produttori di Aee e le Associazioni delle Aziende di raccolta dei rifiuti.
Il nuovo Accordo, previsto dall’articolo 15 del Decreto Legislativo 14 Marzo 2014 n. 49, in attuazione della Direttiva 2012/19/CE, ha una validità triennale con decorrenza dal 1 gennaio 2015 e prevede importanti conferme e novità rilevanti per la gestione dei Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) nel nostro Paese.
Il documento sottoscritto sostituisce quello in vigore dal 2011 e declina le fondamentali caratteristiche di istituzionalità, gratuità e universalità del servizio di ritiro offrendo certezze e garanzie sotto il profilo ambientale della fase di trattamento, mediante regole operative certe e semplici.
La principale conferma presente nell’Accordo è rappresentata dai cosiddetti “Premi di efficienza”, cioè i corrispettivi messi a disposizione dai Sistemi collettivi per favorire scelte organizzative e operative dei Centri di raccolta, volti ad assicurare una elevata efficienza complessiva del sistema di gestione dei Raee, che risultano maggiorati rispetto ai precedenti.
A ciò si aggiunge poi un premio incrementale che sarà erogato ai Centri di raccolta per le tonnellate raccolte in più rispetto alla media degli anni 2013 e 2014, e un ulteriore importo (13 euro per ogni tonnellata premiata) che sarà inserito in un fondo finalizzato alla infrastrutturazione, allo sviluppo e all’adeguamento dei Centri di raccolta finanziato dai Sistemi collettivi con un contributo, notevolmente superiore a quanto finora dedicato. Tale Fondo è costituito per il triennio 2015-2017 con un contributo annuo minimo garantito di 1,3 milioni euro fino a un tetto massimo di 2,5 milioni di euro annui. La novità importante è rappresentata dal fatto che il 50% del fondo sarà destinato alla realizzazione di nuovi Centri di raccolta. Verranno quindi attivati dei bandi annuali per selezionare i progetti meritevoli di finanziamento.
Completano il quadro delle risorse che prevedono strumenti per sostenere l’implementazione del sistema RAEE il “Fondo monitoraggio di sistema”, il “Fondo comunicazione sui RAEE e servizi ai Comuni” e il “Fondo avviamento di sistema”, questi ultimi destinati ad interventi di informazione, formazione e comunicazione per i Comuni.

“Esprimo soddisfazione per l’intesa raggiunta  – afferma Filippo Bernocchi, Delegato ANCI Energia e Rifiuti – perché ai Comuni saranno destinate di fatto maggiori risorse e lo sforzo congiunto dei Comuni-aziende, dei Sistemi collettivi e dei Produttori sarà dedicato a promuovere la realizzazione di nuovi centri di raccolta per i Raee, nonché per l’adeguamento – in linea di continuità con il precedente accordo – dei centri oggi presenti sul territorio. A conferma dello sforzo congiunto fra produttori, CdC RAEE ed aziende di raccolta – conclude il rappresentante dell’ANCI – ci attiveremo affinchè siano realizzate le opportune attività di comunicazione ed informazione per Comuni e cittadini”.
“Il Centro di Coordinamento RAEE – afferma Fabrizio D’Amico, Presidente del CdC RAEE – esprime soddisfazione per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma previsto dall’articolo 15 del Decreto Legislativo 49 del 2014. Il lavoro delle parti ha condotto ad un accordo i cui contenuti, auspichiamo, serviranno all’Italia per percorrere la strada che ci dovrà condurre al raggiungimento degli obiettivi di raccolta e riciclo che la Comunità Europea richiede a tutti gli stati membri. L’obiettivo di raccogliere e trattare adeguatamente almeno 600.000 tonnellate di RAEE è estremamente sfidante, soprattutto dovendo incrementare l’attuale raccolta di due volte e mezzo. Il Centro di Coordinamento RAEE metterà a disposizione di tutti i Comuni italiani la propria esperienza, che è stata maturata in 7 anni di attività, e che, unitamente alle attività svolte dai Sistemi Collettivi istituiti dai produttori, ha permesso di raggiungere traguardi all’altezza delle migliori aspettative”.
“Siamo sempre stati fiduciosi di poter raggiungere un buon accordo in tempi ragionevoli – afferma Gian Luca Littarru, rappresentante dei Produttori di AEE designato da Confindustria e delegato per l’ambiente di ANIE Federazione –. L’accordo di programma firmato oggi trova il suo fondamento nel decreto di recepimento n. 49 del marzo 2014 che, oltre a confermare l’efficacia del sistema RAEE nazionale, consolidatosi negli ultimi anni, ha il merito di aver ben chiarito ruoli e responsabilità di tutte le parti coinvolte e di aver introdotto molti elementi migliorativi. In particolare attraverso l’Accordo di Programma i produttori mettono a disposizione significative risorse volte a migliorare l’efficienza del sistema, a potenziare le  infrastrutture, a garantire la qualità’ del trattamento e a favorire la comunicazione e sensibilizzazione degli operatori e dei consumatori sul tema dei RAEE. Tutti elementi fondamentali  per il raggiungimento degli obiettivi ambientali alla base della nuova direttiva e in particolare per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta, la vera sfida nei prossimi anni per l’intera filiera”.
“Riteniamo importante e positivo il fatto che per la prima volta siamo firmatari a pieno titolo dell’Accordo – afferma Giuseppe Abbenante, rappresentante delle associazioni nazionali delle imprese che effettuano la raccolta dei rifiuti (Federambiente e FISE Assoambiente) –. Dal punto di vista dell’ambiente ciò costituisce una garanzia per l’intera filiera in ogni suo passaggio, dalla prevenzione alla raccolta fino a un corretto trattamento dei RAEE”.

Raccolta differenziata, a Lampedusa siglata alleanza tra Amministrazione e cittadini

Un incontro con la cittadinanza al centro dell’attività che la Direzione per l’Esecuzione del Contratto sta svolgendo al fine di rivoluzionare la gestione dei rifiuti a Lampedusa. L’incontro  si è tenuto ieri pomeriggio, in aula consiliare, con la  presenza di cittadini e rappresentanti delle varie categorie imprenditoriali invitate e coinvolte dalla Amministrazione Comunale a partecipare attivamente alla fase transitoria che dovrà portare l’isola ad una gestione sostenibile e virtuosa  dei rifiuti. Gli aspetti più significativi del nuovo assetto, illustrati dal Dec Ing. Salvatore Genova, arriveranno nei prossimi mesi, poichè la Regione sta appaltando il completamento del centro comunale di raccolta e trasferenza e le forniture del piano di raccolta differenziata spinta. Tuttavia, l’Amministrazione Comunale vuole perseguire da subito l’aumento delle percentuali di raccolta differenziata e chiedere da subito ai cittadini il rispetto di regole di decoro e civiltà, anche al fine di garantire il successo delle azioni future. Cittadini e imprenditori hanno positivamente risposto all’appello dell’Amministrazione, partecipato al dibattito con domande e proposte, avanzato richieste e suggerimenti volti a risolvere le criticità relative ai particolari settori merceologici e hanno ascoltato con interesse le migliorie all’attuale servizio esposte in dettaglio dalla società di ingegneria per la gestione ecosostenibile dei rifiuti Esper.

“L’alleato più forte in questa battaglia sono senza alcun dubbio i miei concittadini – dichiara Nicolini – e ieri abbiamo avuto buone sensazioni sulla loro partecipazione e sulla condivisa volontà di rendere Lampedusa e Linosa un modello ecosostenibile da imitare”.

L’incontro è stato utile anche a rendere partecipe la cittadinanza dei vantaggi economici che possono essere immediatamente raggiunti con l’abbattimento dei costi di trasporto e conferimento in discarica, che oggi sono particolarmente elevati anche per la scellerata prassi dell’abbandono di rifiuti ingombranti che finiscono in discarica insieme ai RSU, aumentando i costi e scempiando l’ambiente ed il paesaggio.

“Abbiamo organizzato il servizio di raccolta a domicilio degli ingombranti, stabilito orari per il conferimento nel centro di raccolta – ha dichiarato Giusi Nicolini – oggi non ci sono più alibi per chi inquina e deturpa il territorio”.

L’iniziativa pubblica è anche servita a fare chiarezza sul ruolo della figura del DEC e ad informare i cittadini sul nuovo corso caratterizzato da controlli e verifiche puntuali sui servizi effettuati, dalla preziosa attività di raccolta dati e informazioni per rispondere alle effettive esigenze del territorio.

“Il nuovo corso sta portando benefici al territorio e sono certa che la comunità è ormai matura per fare un salto di qualità – ha aggiunto il sindaco – per questo trovo assurda l’opposizione consiliare che aggredisce il duro lavoro che stiamo facendo, contestando proprio gli strumenti di cui l’Amministrazione si è dotata per razionalizzare il servizio, controllare e pagare i servizi effettivamente resi, chiedere il rispetto del capitolato d’oneri, offrire servizi e sanzionare chi inquina”.

I presenti in aula consiliare hanno così potuto apprezzare i risultati tangibili dell’attuale fase transitoria  e le iniziative presentate con il programma di raccolta differenziata porta a porta con l’ausilio di sofisticata tecnologia applicata anche alle semplici pattumiere che ogni abitazione riceverà in dotazione. La riunione, durata circa due ore, si è conclusa con il condiviso proposito di organizzare nuovi e regolari incontri tra cittadinanza e Amministrazione.

“Se i miei concittadini ci aiuteranno a difendere il territorio – aggiunge – sono certa che riusciremo a condurre queste isole ad un cambiamento radicale nella gestione dei rifiuti. Quello che è più importante da capire è che una gestione virtuosa dei rifiuti fa risparmiare e, quindi, fa guadagnare meno chi opera nel business tradizionale. E’ ovvio, quindi, che l’impresa più difficile non è cambiare le nostre abitudini, ma vincere le resistenze e le ritorsioni dei forti interessi economici consolidati”.

Fonte: Agrigento Notizie

Lampedusa: patto coi cittadini per la raccolta differenziata

Un incontro con la cittadinanza al centro dell’attività che la Direzione per l’Esecuzione del Contratto sta svolgendo al fine di risolvere l’ormai storico problema legato alla raccolta e al conferimento dei rifiuti di Lampedusa. Incontro che si è tenuto ieri pomeriggio, in aula consiliare, a cui hanno partecipato cittadini e rappresentanti delle varie categorie imprenditoriali invitate e coinvolte dalla Amministrazione Comunale a partecipare attivamente alla fase transitoria che dovrà condurre le isole lontane dall’attuale condizione di degrado. Gli aspetti più rivoluzionari del piano di rimodulazione della gestione rifiuti arriveranno nei prossimi mesi e sono stati esposti ai presenti dalla sindaca Nicolini. Cittadini e imprenditori pare infatti abbiano positivamente risposto ai vantaggi estetici, e a quelli economici, proposti dalla sindaca e successivamente esposti in dettaglio dalla società di ingegneria per la gestione ecosostenibile dei rifiuti Esper. L’incontro ha suscitato immediata partecipazione e svariate domande con annesse proposte degli operatori economici dell’isola all’indirizzo della sindaca e del Dec. Richieste e suggerimenti volti a risolvere le criticità relative ai particolari settori merceologici e ai rispettivi smaltimenti rifiuti.
“L’alleato più forte in questa battaglia sono senza alcun dubbio i miei concittadini – dichiara Nicolini – e ieri abbiamo avuto buone sensazioni sulla loro partecipazione e sulla condivisa volontà di rendere Lampedusa e Linosa un modello ecosostenibile da imitare”. L’incontro è stato utile anche a rendere partecipe la popolazione dei risultati economici a cui l’Amministrazione, quindi la cittadinanza, è prossima a giungere. Le sanzioni, e le conseguenti decurtazioni, stanno di fatto producendo un legittimo risparmio per le casse comunali alla luce dei servizi non effettuati dalle imprese appaltatrici e contestate dal Dec. I presenti in aula consiliare hanno così potuto apprezzare i risultati tangibili del nuovo corso e le iniziative presentate con il programma di raccolta differenziata porta a porta con l’ausilio di sofisticata tecnologia applicata anche alle semplici pattumiere che ogni abitazione riceverà in dotazione. La riunione, durata circa due ore, si è conclusa con il condiviso proposito di organizzare nuovi e regolari incontri tra cittadinanza e Amministrazione. “Se i miei concittadini ci aiuteranno a difendere il territorio – aggiunge la sindaca – sono certa che riusciremo a navigare le isole verso la condizione naturalistica, quindi turistica, realmente che meritano”.