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Castelli Romani. A tutta RD!

Fino a fine 2015 la situazione della raccolta differenziata nei castelli romani presentava numeri da brivido: Castel Gandolfo era al 4%; Lanuvio passava dal 30% al 19%. La percentuale complessiva dei Comuni dei Castelli era del 36%, molto lontana dall’obiettivo di legge del 65%.

Fra tutti i Comuni spiccava già nel 2015 Ariccia, già servita con un porta a porta integrale e con risultati. L’Amministrazione, con il supporto tecnico di ESPER, a cui è stato poi affidato anche il servizio di Direzione Esecuzione del Contratto (DEC), ha messo in pratica un nuovo progetto di riorganizzazione del sistema di raccolta differenziata porta a porta con l’applicazione della tariffazione puntuale. I risultati vengono ampiamente confermati raggiungendo stabilmente quota 70%. Solo nei mesi di ottobre e novembre si è registrata una flessione della percentuale di raccolta differenziata, legata alla scelta dell’Amministrazione Comunale di effettuare alcune operazioni di bonifica e pulizia del territorio, gravando sui calcoli con grosse quantità di indifferenziato. La percentuale si è comunque prontamente ristabilita nelle prime settimane del nuovo anno.

A Lanuvio solo nel giugno del 2016 la percentuale di raccolta differenziata era pari al 16,2%. A settembre si è raggiunta quota 30%. A fine novembre, con la messa a regime del servizio di raccolta porta a porta su tutto il territorio comunale, progettato dal ESPER, si è raggiunta la percentuale del 69,5% di raccolta differenziata, con un balzo di oltre il 53 punti percentuali di RD. Alla progettazione di un buon sistema di raccolta l’Amministrazione ha voluto affiancare un sistema di controlli sia nei confronti della società che ha vinto l’appalto del servizio, affidando a ESPER il servizio DEC, sia verso eventuali inadempienze da parte dei cittadini: nei giorni che hanno preceduto il Natale si è proceduto a controlli del territorio e delle sue aree sensibili ad abbandoni di rifiuti, anche con l’ausilio di un drone, in affiancamento ai controlli standard.

Castel Gandolfo partiva pressoché da zero. La percentuale di raccolta differenziata a fine 2015 era del 4%. Con il passaggio alla raccolta porta a porta e l’affidamento del servizio DEC a ESPER, i numeri hanno assunto dimensioni completamente differenti: a novembre 2016 la RD ha toccato quota 69,9%, con una riduzione a soli 97 kg/abitante anno di rifiuti indifferenziati mandati a smaltimento (stima basata sui dati di novembre 2016).

Economia circolare, il Parlamento europeo chiede target più ambiziosi

Con 59 voti a favore, 7 contrari e 1 astensione oggi la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha dato l’ok alla relazione sull’economia circolare portata avanti da Simona Bonafè (S&D), che chiede modifiche al pacchetto legislativo proposto dalla Commissione europea nel dicembre 2015, alzando l’asticella degli obiettivi.

L’europarlamentare italiana in questi mesi ha sottolineato più volte l’esigenza di «un quadro normativo trasparente e stabile» per il reale sviluppo dell’economia circolare, con target di riciclo chiari e modalità di calcolo uniformi sul territorio dell’Ue (quando ad oggi ancora mancano anche entro i confini italiani, nonostante le linee guida sulla raccolta differenziata pubblicate dal ministero dell’Ambiente).

In particolare, nella relazione a firma Bonafè si chiede vengano raggiunti al 2030 un tasso di avvio a riciclo pari al 70% per i rifiuti urbani (80% per gli imballaggi) e contemporaneamente una riduzione dei conferimenti in discarica al 5%, il dimezzamento dello spreco alimentare e una riduzione nella produzione dei rifiuti tutti intervenendo alla fonte: «Costruendo prodotti che siano più riciclabili, più facili da riparare e riusare».

«Non possiamo più costruire il nostro futuro su un modello ‘usa e getta’ – commenta Bonafè – ma prepararci ad una transizione che, considerando l’intero ciclo del prodotto, genera non solo nuove risorse produttive, ma opportunità di lavoro, innovazione e protezione per le persone e per l’ambiente». La commissione Ambiente ha espresso dunque il suo favore, e il voto in plenaria è atteso il 13-16 marzo, in vista del negoziato con Commissione e Consiglio. Quello di oggi è «un primo importante passo verso un’ambiziosa riforma della politica europea dei rifiuti finalmente in grado di trasformare l’emergenza in una grande opportunità economica e occupazionale», commenta la presidente di Legambiente Rossella Muroni, sottolineando che «nel frattempo anche il nostro governo deve fare la sua parte. L’Italia, in sede di Consiglio, deve sostenere con forza una riforma ambiziosa della politica comune dei rifiuti che faccia da volano per l’economia circolare europea, senza nascondersi dietro le posizioni di retroguardia di alcuni governi che si oppongono a un accordo ambizioso con il Parlamento. Nel nostro Paese sono in gioco almeno 190 mila nuovi posti di lavoro, che possono essere creati grazie allo sviluppo dell’economia circolare, al netto dei posti persi a causa del superamento dell’attuale sistema produttivo».

Al momento l’Italia è ancora molto lontana dal raggiungere i target richiesti dalla relatrice Bonafé, come mostra l’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani – e tacendo sulla gestione dei rifiuti speciali, che nel nostro Paese sono il quadruplo degli urbani ma non vengono neanche toccati dal pacchetto legislativo sull’economia circolare avanzato dalla Commissione europea (qui le quattro direttive in ballo).

A livello europeo, secondo le stime della Commissione Ue il raggiungimento degli obiettivi approvati dalla commissione dell’Europarlamento potrebbe significare la creazione di 580mila posti di lavoro entro il 2030, con un risparmio annuo di 72 miliardi di euro per le imprese Ue grazie a un uso più efficiente delle risorse e quindi ad una riduzione delle importazioni di materie prime. Anche autorevoli analisi indipendenti – come quella della Ellen MacArthur Foundation contenuta nel rapporto Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe – confermano l’impatto straordinariamente positivo che un’economia più circolare potrebbe avere sul Vecchio continente, non da ultimo tagliando in modo significativo l’emissione di gas serra.

Eppure l’attuale Commissione Ue guidata da Jean-Claude Juncker ha proposto obiettivi meno ambiziosi rispetto a quella precedente, sotto l’egida Barroso: proprio gli obiettivi rilanciati oggi da Simona Bonafè non fanno che riprendere in gran parte i vecchi target europei, mostrando in modo plastico i passi indietro compiuti dall’Ue negli ultimi anni in fatto di leadership ambientale.

 

Fonte: Luca Aterini per Green Report

Un Piano per riciclare il 70% degli imballaggi in plastica

La Fondazione Ellen McArthur ha presentato a Davos nel corso del WEF 2017, il Rapporto “The New Plastics Economy: Catalysing action”, il secondo dei Rapporti sull’economia circolare delle plastiche, per progettare meglio gli imballaggi, aumentare i tassi di riciclaggio e introdurre nuovi modelli per una loro migliore gestione post-consumo.

Per effetto delle loro proprietà funzionali e il basso costo,le materie plastiche sono diventate parte integrante della nostra economia, con una produzione che è cresciuta di venti volte nel corso dell’ultimo mezzo secolo, mettendo in evidenza, oltre agli indiscutibili vantaggi, anche notevoli impatti economici e ambientali, come abbiamo avuto modo di rappresentare in più occasioni (per ultima: http://www.regionieambiente.it/it/articoli/uccelli-marini-mangiano-le-plastiche), che sono fonte di preoccupazioni per imprese e Governi che stanno riconoscendo la necessità di ripensare all’intero sistema delle plastiche.

A Davos, nel corso del World Economic Forum ((17-20 gennaio 2017), Ellen MacArthur Foundation ha presentato la nuova ricerca “The New Plastics Economy: Catalysing action” che presenta 3 strategie per raggiungere l’ambizioso obiettivo di aumentare il riutilizzo e riciclaggio degli imballaggi di plastica dall’attuale tasso di appena il 14% al 70%.

L’Ente no-profit, fondato nel 2010, con il supporto di importanti aziende leader mondiali, dalla celebre velista che ha battuto nel 2005 il record della circumnavigazione della Terra in solitaria e senza fermate, e che si è ritirata poi dalle competizioni velistiche per dedicarsi al tema dello spreco di risorse e delle energie alternative, aveva commissionato alla McKinsey & Company un Rapporto (Towards a Circular Economy), che, pubblicato nel 2012, è stato il primo del suo genere a considerare le opportunità economiche e di business di una transizione verso un modello di economia capace di rigenerare, e che successivamente si è implementato con altre relazioni settoriali.

Nell’ambito di questo Progetto Mainstream, aI World Economic Forum dello scorso anno la Fondazione aveva presentato “The New Plastics Economy. Rethinking the future of plastics“, Rapporto realizzato in collaborazione con il WEF stesso e il supporto analitico di McKinsey & Company, nel quale, sottolineando come entro il 2050 gli oceani conterebbe (in peso) più plastiche che pesci e che l’intera industria della plastica consumerebbe il 20% della produzione totale di petrolio e il 15% del “bilancio di carbonio” annuale, forniva per la prima volta la visione di un’economia globale in cui la plastica, seguendo appunto i principi dell’economia circolare, non sarebbe diventata mai rifiuto.

Ora, il nuovo rapporto, realizzato con il supporto analitico della Società di consulenza londinese SYSTEMIQ, fornisce un piano d’azione chiaro, approvato da oltre 40 aziende leader a livello mondiale del settore dell’industria delle materie plastiche, per progettare meglio gli imballaggi, aumentare i tassi di riciclaggio e introdurre nuovi modelli per una migliore gestione post-consumo.
L’iniziativa ‘The New Plastics Economy’ ha attirato un ampio sostegno e in tutto il settore stiamo osservando un forte impulso iniziale – ha affermato Ellen MacArthurQuesto nuovo rapporto fornisce un chiaro piano per ridisegnare il sistema di plastica globale, aprendo la strada per un’azione concertata“.

La Strategia di transizione verso una migliore progettazione del packaging delle plastiche e conseguire più alti tassi di raccolta e riciclaggio.
Dal Rapporto emerge che:
– il 20% degli imballaggi in plastica potrebbe essere proficuamente riutilizzato, per esempio sostituendo i sacchetti di plastica monouso con alternative riutilizzabili o si potrebbe progettare modelli di packaging innovativi basati sulle ricariche dei prodotti nello stesso contenitore;
Un ulteriore 50% degli imballaggi in plastica potrebbe essere riciclato, migliorando la progettazione e la composizione, per semplificare la loro gestione post-consumo, comportando, peraltro, un aumento del valore della plastica mistra da 90 a 140 dollari per tonnellata;
– progettazione e dopo l’uso di sistemi di gestione. Ciò potrebbe portare a un ulteriore $ 90 a $ 140 per tonnellata di plastica mista;
senza riprogettazione e innovazione, il restante 30% degli imballaggi in plastica (in peso) non potrà mai essere riciclato e l’equivalente di 10 miliardi di sacchetti di immondizia all’anno saranno destinati alla discarica o all’incenerimento.

La transizione verso un’economia circolare basata su sistemi in cui i cicli biologici e tecnologici sono correlati e guidati da prodotti innovativi erogati attraverso nuove catene e sistemi di rifornimento non sarà facile, ma si tradurrà in vantaggi significativi per l’economia e l’ambiente – ha dichiarato Catia Bastioli, Amministratore delegato di Novamont, una delle 7 Società a livello mondiale che supporta il Piano – Affinché questa transizione abbia successo è fondamentale sapere dove vogliamo andare e cosa vogliamo ottenere, che è proprio quel che esattamente il primo Rapporto aveva indicato. Novamont accoglie con favore questa seconda relazione che aiuta a sviluppare ulteriormente la nostra acquisizione di conoscenze e che è un invito all’azione per la creazione di nuovi collegamenti concreti tra le catene di valore a monte e a valle“.

 

Fonte: Regioni&Ambiente

Augusta: fare con meno

Alla presenza del sindaco Cettina Di Pietro, dell’assessore all’Ambiente Danilo Pulvirenti, del responsabile del VI Settore Servizi Ecologici Edoardo Pedalino, di Salvatore Genova (Referente Tecnico Esper srl) e di Francesco Ruta (responsabile progetto per la Datanet, società aggiudicatrice del piano comunicazione) sono state illustrate le specificità del progetto “Fare con meno” per la prevenzione e minimizzazione dei rifiuti urbani.

Con orgoglio il primo cittadino ha sottolineato che “Augusta si pone come Comune apripista essendo il primo ad aver avviato, contestualmente, sia un servizio di raccolta differenziata spinto, come quello porta a porta, che un progetto di sensibilizzazione come Fare con meno. I fondi ministeriali destinati al progetto sono assegnati a quei Comuni, come il nostro, sciolti per infiltrazioni mafiose. A dimostrazione di come da un evento spiacevole possano nascere inaspettate occasioni di riscatto”.

Gli obiettivi specifici del progetto, redatto dalla società Esper srl e finanziato dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare per un importo pari a 657.726 euro sono finalizzati alla partecipazione della cittadinanza sulla riduzione e del riuso dei rifiuti, alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività produttive in riferimento alle risorse ambientali, all’agricoltura sostenibile, al Green Public Procurement (acquisti verdi nella pubblica amministrazione), a progetti di riuso, alla formazione ambientale e tecniche di compostaggio, alla promozione di forme artistiche di riutilizzo, riuso e riciclo, all’ecointrattenimento, all’organizzazione di eventi sostenibili e ad azioni e progetti per la lotta allo spreco alimentare.

Il miglior rifiuto è quello che non si produce” questo il motto dell’assessore Pulvirenti che ha così stigmatizzato lo scopo precipuo di Fare con meno. Per il progetto il Comune si avvale della collaborazione di enti, liberi professionisti e associazioni, nel dettaglio: Ambiente Italia, Comuni Virtuosi, Impact Hub Siracusa Srl, Irssat, Associazione Rifiuti Zero Sicilia, Svimed, Associazione Comitato Cittadino Augustano, l’Arch. Marco Terranova e la Dott.ssa Manuela Trovato. “Ogni realtà coinvolta è stata selezionata con bando ad evidenza pubblica – ci tiene a sottolineare l’Ing. Pedalino – per le sue competenze specifiche maturate nel settore di pertinenza”. Commenta infine l’assessore Pulvirenti: “sarà un’occasione per far lavorare insieme tante realtà locali, regionali e nazionali che in questi anni si sono spese su progetti di sostenibilità ambientale e che oggi metteranno le loro esperienze a disposizione dei cittadini di Augusta”.

Gli istituti scolastici di Augusta e la casa di Reclusione verranno coinvolti attivamente. Sarà, a breve, attivato un sito informativo all’indirizzo www.fareconmeno.it, un’app e una pagina FB “Fare con meno Augusta” e un corrispettivo hashtag al fine di raggiungere e coinvolgere un elevato numero di cittadini. Con oggi si avvia un’articolata campagna di azioni che coprirà numerose attività nei mesi a seguire.

Conai: consultazione per le linee guida sulla progettazione di imballaggi in plastica riciclabili

È stata aperta la fase di consultazione pubblica sulle linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in plastica promosse da CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e realizzate in collaborazione con un team di esperti composto da designer dell’Università IUAV di Venezia e professionisti di Corepla.
Fino al 31 gennaio 2017 attraverso una semplice procedura di registrazione, all’indirizzo www.progettarericiclo.com, le aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggi, i selezionatori, i riciclatori e il mondo associativo potranno contribuire con i propri commenti, con proposte di modifica o con richieste di chiarimenti.

Al termine della consultazione pubblica e in base alle segnalazioni, commenti e modifiche recepite, Conai procederà alla pubblicazione del testo definitivo delle Linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in materiale plastico.
Il documento precede il recepimento delle direttive europee in materia di economia circolare, e rappresenta un ulteriore tassello dell’impegno di CONAI a favore della progettazione sostenibile degli imballaggi – che tenga cioè in conto delle modalità di riciclo a fine vita – e consiste nell’analisi puntuale di ogni fase del processo di raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi in plastica al fine di mettere in luce i passaggi cruciali e poter fornire indicazioni progettuali efficaci per facilitarne il riciclo.

Consulta anche la pagina: http://www.conai.org/prevenzione/pensare-al-futuro/progettare-riciclo

 

fonte: e-gazette

Dal bidone dei rifiuti spunta un tesoro: il riciclo vale 6,5 miliardi di euro

E’ il beneficio ottenuto in termini di minor import di materia prima grazie al recupero degli scarti. Secondo i dati del Was, il Waste Strategy Report 2016, i 75 top player dei rifiuti urbani hanno un fatturato quasi tre volte maggiore di quello del calcio italiano

Economia circolare: prove di crescita. I primi frutti dell’aumento della raccolta differenziata cominciano a vedersi. Il riciclo aiuta in modo significativo la bilancia dei pagamenti italiana: si evitano importazioni di materie prime per 6,5 miliardi di euro. E i 75 maggiori operatori nell’ambito dei rifiuti urbani sono arrivati a un fatturato di 9,7 miliardi di euro, quasi tre volte quello del calcio italiano.

Sono alcuni dei numeri contenuti nel Was, il Waste Strategy Report 2016 presentato da Althesys, società di ricerca in campo ambientale ed energetico. Il settore cresce e c’è un notevole potenziale di occupazione perché ad esempio nel Meridione 2,3 milioni di tonnellate di scarti organici non vengono raccolti in maniera differenziata e quindi non sono trasformati in compost o energia.

“L’evoluzione delle politiche dei rifiuti in direzione dell’economia circolare stanno trasformando profondamente il settore del waste management: le dimensioni del business aumentano e il perimetro delle varie filiere si allarga”, si legge nel rapporto. “E’ un processo che stimola l’innovazione e crea nuovi mercati”.

Per l’Italia, un paese in cui le materie prime non abbondano, lo sviluppo del settore industriale basato sul recupero dei materiali può rappresentare una spinta importante anche in termini occupazionali. Secondo i calcoli della Ue spingendo sull’economia circolare l’Italia entro il 2025 potrebbe portare il beneficio economico a 12 miliardi di euro l’anno grazie al risparmio di materie prime. E, a livello continentale, la posta in gioco – secondo le stime della Commissione europea – è costituita da 580 mila posti di lavoro e da un taglio di circa il 3% delle emissioni serra.

“Finora la carenza di aziende con strutture adeguate ha frenato, soprattutto al Sud, lo sviluppo dell’industria del riciclo”, spiega Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys. “Inoltre ci sono anche ostacoli normativi che hanno rallentato il pieno utilizzo delle materie prime seconde, cioè dei rifiuti trattati in sicurezza e trasformati. Ma cominciano a moltiplicarsi segnali incoraggianti”.

Ad esempio nel settore cartario la produzione di materie prime seconde da raccolta differenziata è quasi raddoppiata passando dal 26% del 2000 al 47,7% del 2015. Per lo sviluppo futuro molto dipenderà da alcuni decreti in ballo. Ad esempio quello sulla tariffa puntuale (in modo da far pagare meno ai cittadini virtuosi e di più a chi butta tutto nell’indifferenziata). E quelli sull’end of waste, che facilitano il processo di recupero stabilendo con chiarezza quando un rifiuto cessa di essere tale e si trasforma in materia prima seconda.

Fonte: Antonio Cianciullo per Repubblica.it

Istat, qualità dell’ambiente urbano: che fine ha fatto il GPP?

Solo 26 capoluoghi su 116 adottano tutti i Criteri ambientali minimi previsti dalla legge per i propri beni e servizi

L’economia circolare in Italia si predica molto ma si pratica poco, come conferma anche l’ultimo rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano – diffuso oggi da Istat. Nel dossier, che prende in esame i 116 capoluoghi di provincia (o città metropolitane) italiani, l’Istituto nazionale di statistica affronta sia il tema della gestione dei rifiuti urbani – che, ricordiamo, sono appena un quarto del totale – sul territorio, sia la performance dei municipi in fatto di acquisti verdi (o Gpp): un fattore chiave che ricomprende anche l’acquisto di prodotti in materiali riciclati.

«Sul fronte della gestione dei rifiuti urbani – osserva l’Istat –, nonostante la generalità delle amministrazioni abbia investito nell’incremento della raccolta differenziata, si è ancora lontani dall’obiettivo nazionale del 65% (la media dei capoluoghi, nel 2014, superava di poco il 38%)». A crescere è anche la modalità di raccolta differenziata porta a porta, ormai presente – in varie modalità – in tutti i comuni analizzati tranne Trieste e Crotone, ma il rapporto sottolinea come «le misure adottate dalle amministrazioni per migliorare la qualità dell’ambiente urbano, nonostante la loro moltiplicazione, non riescono a incidere significativamente su alcune criticità strutturali», tra le quali spicca proprio – insieme ai servizi idrici e al contenimento delle emissioni – la «gestione dei rifiuti». La raccolta differenziata rimane uno strumento essenziale, ma sterile se fine a sé stesso: è determinante aumentarne la qualità oltre la quantità, e finalizzarla all’effettivo riciclo dei materiali raccolti, per poi re-immetterli sul mercato.

Un punto, quest’ultimo, assai dolente per le amministrazioni pubbliche italiane. «L’adozione dei criteri ambientali minimi (Cam), cui l’amministrazione può scegliere di attenersi nelle pratiche di acquisto – i cosiddetti acquisti verdi (Gpp) – favorisce lo sviluppo di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale, attraverso la leva della domanda pubblica», ricordano dall’Istat, sottolineando che si tratta di un «parametro molto rilevante, anche alla luce dell’evoluzione normativa». Le lacune iniziano però già a livello nazionale, dato che in Italia la normativa in merito «è riassunta nel Piano d’azione nazionale per gli acquisti verdi (Pan Green public procurement), aggiornato con D.M. 10 aprile 2013». Da allora il ministero dell’Ambiente sta ancora «progressivamente procedendo alla pubblicazione dei decreti attuativi per tutte le tipologie di acquisto da parte della Pa».

Anche dai dati raccolti a livello municipale risulta che solo 79 comuni su 116 adottano i Cam per almeno alcune tipologie di beni e servizi acquistati, ed appena 26 comuni (poco più di un quarto del totale) dichiara di adottare i Cam al momento previsti per i propri acquisti di beni e servizi. Un po’ poco, con una scarsa propensione all’acquisto sostenibile da parte dei comuni in vari ambiti: su 17.500 veicoli a motore in dotazione alle amministrazione, quelli elettrici o ibridi sono in media il 4,1% (comunque in aumento del 19,2% sul 2014), quelli a metano l’82%, a Gpl il 5%. Il restante 82,8% è a benzina o gasolio. «Molti capoluoghi non hanno effettuano acquisti di mezzi di trasporto – sottolineano però dall’Istat – e quindi non hanno potuto sostituire quelli più inquinanti».

Anche l’austerità dunque fa male all’ambiente, ma è necessario riconoscere come senza la diffusione capillare degli acquisti verdi (pur previsti per legge), soprattutto nel mercato dei materiali riciclati che necessitano ancora di adeguato sostegno pubblico, rimarrà inesorabilmente aperto l’anello fondamentale nella catena dell’economia circolare. Quello che permette di chiudere realmente il cerchio ri-acquistando i materiali prima raccolti in modo differenziato con impegno (e costi economici) dalla cittadinanza e infine riciclati entro le varie filiere industriali.

Fonte: Green Report

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente

Turismo a rifiuti zero. E’ questa la sfida lanciata nel convegno tenutosi a San Vito lo Capo in conclusione di una tre giorni di eventi a tema.
Fra gli altri ad alternarsi sul podio dell’oratore gli esperti di fama internazionale Salvatore Genova (direttore tecnico di ESPER), Enzo Favoino (coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe) e Walter Giachetti (direttore della divisione ambiente di Etra spa). Presenti i sindaci di San Vito Lo Capo, di Isola delle Femmine e di Paceco, quest’ultimo anche nella qualità di presidente dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini, Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia, Giuseppe D’Angelo, presidente di Rifiuti e Spreco Zero Onlus, che ha l’esperienza di Isola delle Femmine e i risultati raggiunti nella raccolta differenziata. Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda con sindaci e tecnici comunali per fare il punto della situazione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.

Il convegno ha preso le mosse, a partire dai buoni esempi già presenti anche in Sicilia, da quello che già amministrazioni, comunità, attività possono fare ‘dal basso’ per migliorare la propria gestione dei materiali post consumo e, con essa, migliorare le proprie economie e i costi connessi, creando anche lavoro, oltre alla sostenibilità ambientale. Vista la congiuntura regionale delicata, è stata anche l’occasione per sviluppare qualche riflessione in merito agli errori passati, alle previsioni dei Piani vigenti ed a come uscirne.

Rassegna stampa

“Sicilia turistica a Rifiuti Zero”, due giornate di iniziative per il rispetto dell’ambiente – Trapani Oggi

PER UNA SICILIA TURISTICA A RIFIUTI ZERO – Telesud

Esperti di fama internazionale ad Isola delle Femmine e San Vito per una Sicilia turistica a Rifiuti Zero – Cinisi On Line

RASSEGNA STAMPA – Avviata la differenziata Controllati i sacchetti…

LAMPEDUSA. Sono scattati i controlli per la raccolta differenziata sulla più grande delle Pelagie.
Ieri mattina i vigili urbani di Lampedusa con in testa il comandante Piera Macaluso unitamente all’ingegnere Salvatore Genova direttore dell’esecuzione del contratto di igiene urbana e direttore tecnico della
Esper, hanno controllato e contravvenzionato diversi titolari di bar e rosticcerie che avevano lasciato i rifiuti sulla centrale via Roma e sulle due
piazze principali dell’isola.
“Abbiamo controllato minuziosamente i sacchi dei rifiuti che erano stati lasciati per strada e sulle piazze dell’isola, risalendo così a coloro i quali li avevano lasciati – ha detto il direttore Salvatore Genova – bisogna seguire le norme che riguardano la raccolta differenziata minuziosamente, solo così potremo avere un servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti efficiente e anche un risparmio per la collettività. Rifaremo i controlli tutti i giorni”.
In Via Roma si sono viste scene da panico dal momento che prima di ieri, raramente erano stati fatti dei controlli per i rifiuti e da sempre e come da
abitudine, montagnole di rifiuti indifferenziati, vengono lasciati ai margini dei marciapiedi o peggio ancora delle due piazze centrali dell’isola. I netturbini,
un po per quieto vivere ma anche un po per abitudine, non hanno mai protestato con coloro i quali da sempre lasciano i rifiuti per strada senza
considerare minimamente le regole legate agli orari per il conferimento e tanto meno, a differenziare i rifiuti. A Lampedusa come in buona parte dei
comuni del resto della Sicilia la raccolta differenziata è fondamentale per riuscire ad avere un servizio migliore e un costo per la raccolta di gran lunga inferiore che dei rifiuti indifferenziati.

 

Fonte: La Sicilia

Basta rifiuti: in Svezia sgravi fiscali a chi ripara anziché buttare

Hai una bicicletta rotta? Una lavatrice da cambiare? Uno smarthpone da rottamare? Se abiti in Svezia pensaci due volte prima di correre a comprare un prodotto nuovo, relegando il vecchio al cassonetto. Il governo svedese è intenzionato ad incentivare l’economia circolare, mostrando come dalle buone pratiche tutti possano ottenere un guadagno tangibile. Come? Predisponendo delle agevolazioni fiscali per quanti decideranno di riparare gli oggetti rotti anziché trasformarli in rifiuti.

La proposta di legge, presentata ieri in parlamento, se approvata introdurrebbe nuove misure fiscali a favore del recupero di abiti, calzature, bici ed elettrodomestici. “In questo modo siamo convinti di poter abbassare notevolmente i costi e quindi rendere economicamente più razionale la scelta di riparare la merce”, ha spiegato Per Bolund, ministro svedese delle Finanze.

L’idea contenuta nella proposta normativa è quella di tagliare l’aliquota IVA sulle riparazioni di biciclette, vestiti e scarpe dal 25% al 12%; si introdurrebbe la possibilità di chiedere un rimborso del costo delle riparazioni di elettrodomestici quali frigoriferi, forni, lavastoviglie e lavatrici, da scaricare sull’imposta sul reddito. Per Bolund la misura ridurrebbe di oltre il 10% le spese sostenute, stimolando il mercato nazionale del recupero.

Gli incentivi sono parte degli sforzi del governo per ridurre la propria impronta di carbonio. Nonostante, complessivamente, la nazione abbia ridotto del 23% le proprie emissioni di CO2 (rispetto a valori del 1990), quelle legate al consumo hanno continuato a crescere.
“Le emissioni dei gas serra che influenzano il clima sono in diminuzione, ma quelle da consumo sono in aumento”, afferma Bolund. “Ma assistiamo ad un crescente interesse verso un consumo più sostenibile da parte del consumatore svedese e questo è un modo con cui il governo può renderlo più accessibile.”
La proposta sarà presentata in parlamento come parte del disegno di legge sul bilancio di governo e, se approvato a dicembre di quest’anno, diventerà legge dal 10 gennaio 2017.

Fonte: Rinnovabili.it