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Plastica, l’industria Ue punta a riutilizzare 10 milioni di tonnellate al 2025

Recuperare e riutilizzare in nuovi prodotti almeno 10 milioni di tonnellate di plastica entro il 2025. è  uno degli obiettivi sottoscritti nella Dichiarazione della “Alleanza circolare sulla plastica”, firmata a Bruxelles da un centinaio di partner pubblici e privati che rappresentano l’intero settore. Tra gli altri impegni assunti dall’industria, l’elaborazione entro il 1° marzo 2020 di linee guida e standard per la progettazione eco-compatibile in modo da migliorare le riciclabilità dei prodotti, l’identificazione entro il 1 gennaio 2021 dei fabbisogni di investimento per raggiungere l’obiettivo 10 milioni e la creazione, entro la stessa data, di un meccanismo di monitoraggio trasparente e tracciabile dei risultati.

Nei giorni scorsi oltre 100 partner pubblici e privati che rappresentano l’intera catena del valore della plastica hanno firmato la dichiarazione dell’alleanza circolare per la plastica (Circular Plastics Alliance), che promuove azioni volontarie per il buon funzionamento del mercato europeo nel settore della plastica riciclata. La dichiarazione stabilisce le modalità con cui l’alleanza raggiungerà entro il 2025 l’obiettivo di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata utilizzata ogni anno per fabbricare nuovi prodotti in Europa.

La dichiarazione dell’Alleanza per il riciclaggio della plastica è stata firmata da piccole e medie imprese, grandi società, associazioni di imprese, organismi di normazione, organizzazioni di ricerca e autorità locali e nazionali. Viene chiesto il sostegno Ue alla transizione verso l’eliminazione totale dei rifiuti di plastica in natura e l’abbandono della messa in discarica.

La dichiarazione stabilisce azioni concrete per raggiungere l’obiettivo, tra cui: migliorare la progettazione dei prodotti di plastica per renderli più riciclabili e integrare maggiormente la plastica riciclata; individuare sia il potenziale inutilizzato, al fine di aumentare la raccolta, la selezione e il riciclaggio dei rifiuti di plastica nella Ue, sia le lacune in materia di investimenti; creare un programma di ricerca e sviluppo per la plastica circolare; istituire un sistema di monitoraggio trasparente e affidabile per tenere traccia di tutti i flussi di rifiuti di plastica.

Nella Ue il potenziale di riciclaggio dei rifiuti di plastica è ancora ampiamente inutilizzato, in particolare rispetto ad altri materiali come carta, vetro o metalli. Degli oltre 27 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica raccolti ogni anno in Europa meno di un terzo è inviato agli impianti di riciclaggio. Di conseguenza, nel 2016 in Europa sono stati venduti meno di 4 milioni di tonnellate di plastica riciclata, che rappresentano appena l’8% del mercato della plastica Ue. Approvando l’obiettivo dell’Unione di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata venduta nella Ue entro il 2025, l’alleanza circolare per la plastica si impegna a contribuire a un aumento del mercato della plastica riciclata di oltre il 150%.

A fine 2018, la Commissione valutava che gli impegni assunti finora dai fornitori di plastica riciclata erano sufficienti a raggiungere o addirittura superare l’obiettivo della Ue di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata utilizzata in Europa entro il 2025. Gli impegni assunti dagli utilizzatori di plastica riciclata (quali i trasformatori e i fabbricanti di materie plastiche) non erano tuttavia sufficienti ed è stato necessario intervenire per colmare il divario tra domanda e offerta.

Fonte: e-gazettehttp://www.e-gazette.it/sezione/imballaggi/plastica-industria-ue-punta-riutilizzare-10-milioni-tonnellate-2025

A Porto Cervo la plastica da riciclo si scambia con oggetti

La spazzatura la puoi portare a Porto Cervo. Ma non per buttarla via. Entri nel punto Exchange Miniwiz alla Promenade du Port con la plastica da riciclare (bottiglie, buste, piatti, bicchieri, coppette e cucchiaini da gelato), e ti guardi intorno per vedere se c’è qualcosa che ti piace: sedie, occhiali, cappelli. Ogni oggetto ha un prezzo in punti. Ma anche la plastica che tu porti vale dei punti. Non ci sono soldi da aggiungere: più rifiuti riciclabili consegni al negozio e più hai la possibilità di portarti via l’oggetto che desideri.

Funziona così. E il motto è “dalla spazzatura all’oro”. Un negozio ‘etico’ nato dall’idea di un ingegnere di Taipei: ogni stanza è piena di prodotti innovativi e rispettosi dell’ambiente. Con la tecnologia che si mette al servizio della lotta all’inquinamento da rifiuti plastici e chimici. La parola chiave è Exchange. “Scambia l’impatto del tuo inquinamento con soluzioni e prodotti che tu sia orgoglioso di condividere, e ‘scambia’ i tuoi disattenti consumi monouso con nuovi elementi costruttivi durevoli per la tua casa e città”, spiegano i promotori dell’iniziativa.

Non solo: si può partecipare ai workshop per assistere in pochi minuti all’intero processo di riutilizzo di questi materiali. Proprio come avviene in un panificio tradizionale con acqua, sale e farina. Il riciclo creativo si svolge al Miniwiz Trashlab martedì, mercoledì, sabato e domenica alle 19. Con gli ingegneri pronti a condividere l’esperienza e a illustrare progetti e materiali sviluppati negli ultimi 15 anni. Un percorso pratico dove si imparerà l’intero processo: separazione, lavaggio, asciugatura, triturazione, fusione e formazione del prodotto finito.

Miniwiz è un’azienda che dal 2005 si occupa di realizzare soluzioni innovative legate all’economia circolare. Il punto Exchange è inserito nella Promenade du Port, centro creativo e artistico con 60 realtà tra ristoranti, bar, gallerie d’arte e design, concept store, boutique artigianali e alcuni dei più influenti marchi di moda internazionali.

Fonte: ansa.it

Puglia, il Tar sospende l’ordinanza regionale contro la plastica monouso nei lidi balneari

Un’altra sospensione delle ordinanze contro la plastica usa e getta da parte di un Tribunale Amministrativo. Questa volta succede in Puglia e non riguarda un piccolo comune o una città bensì tutti gli stabilimenti balneari della regione – circa 250 – che a marzo avevano ricevuto ordine da parte dell’ente guidato da Michele Emiliano di eliminare la plastica tradizionale e usare solamente piatti, bicchieri e posate in plastica compostabile. Una misura accolta favorevolmente dalla maggior parte dei lidi, ma non da alcune associazioni (Confida, Assobibe, Mineralacqua, Italgrob e Spinel Cafe) di produttori e distributori di bevande e prodotti da bar, che fecero subito ricorso sostenendo che il divieto non fosse previsto da alcuna norma di legge.

I giudici amministrativi, presieduti da Giuseppina Adamo, hanno stabilito che la Regione Puglia ha, di fatto, anticipato con la propria ordinanza l’entrata in vigore della Direttiva europea entrata in vigore a giugno ma che ha, come termine di recepimento per gli Stati membri, il 3 luglio 2021. “La direttiva comunitaria necessita di misure di recepimento – scrive il tribunale amministrativo – perché incide sulla tutela della concorrenza , nella parte in cui la disciplina impone le restrizioni al mercato dei prodotti monouso”. L’udienza per discutere del merito della questione è stata fissata dal Tar per il 19 febbraio 2020.

“Le decisioni della magistratura non si commentano, si applicano e si fanno applicare, almeno fin quando l’intero corso della giustizia non sarà completato”. Così l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Gianni Stea a proposito dell’ordinanza con cui il Tar Puglia ha sospeso l’ordinanza balneare della Regione proprio nella parte in cui ha imposto ai bar degli stabilimenti l’utilizzo di piatti, bicchieri e posate in materiali compostabili.

“Detto questo rivolgo un appello a tutti i gestori degli stabilimenti balneari e a tutti gli  utenti degli stessi, che già al tempo avevano accolto con grande entusiasmo questa decisione della Regione Puglia, affinché si utilizzino da subito e il più possibile posate e stoviglie di materiale compostabile al  posto di quelle di plastica che rappresentano un vero e proprio veleno per l’ambiente e l’ecosistema marino. La Puglia e i pugliesi hanno il diritto e il dovere di mostrare un elevato grado di civiltà e lungimiranza sulla questione. Ricordo che secondo i dati Ispra l’inquinamento sulle spiagge italiane ha raggiunto valori impressionanti a cui occorrerà porre un immediato freno: esattamente è stata calcolata una media di circa 770 oggetti ogni 100 metri di spiaggia, dei quali l’80% è rappresentato da plastica, ormai la regina degli inquinanti marini. Situazione che non cambia molto sui fondali in prossimità delle coste: si contano, infatti, circa 100 oggetti ogni chilometro quadrato mentre i rifiuti e micro-rifiuti che galleggiano nelle acque nazionali risultano essere ben 28 miliardi. Una situazione che non fa decisamente onore al nostro territorio”.

Fonte: Eco dalle Città

Italia sempre più plastic free

Continua l’ondata plastic-free all’interno dei confini nazionali: sono sempre di più le amministrazioni e le istituzioni che assumono iniziative per liberarsi dalla plastica monouso.

Aversa – Nel territorio comunale di Aversa sarà progressivamente eliminata la plastica monouso, così come stabilito dall’ordinanza comunale emanata dal sindaco Alfonso Golia “Comune Plastic free” con la quale si dà disposizione per la minimizzazione dei rifiuti, l’incremento della raccolta differenziata e la riduzione dell’impatto della plastica. Una serie di misure e azioni concrete per incentivare l’uso dei materiali bio, ridurre la produzione di rifiuti e rafforzare la raccolta differenziata, promuovere comportamenti consapevoli e virtuosi, rispettare e difendere l’ambiente.

ConfCommercio Como – a breve verrà installato nella sede di Como, Via Ballarini un erogatore di acqua e contestualmente saranno distribuite a tutti i dipendenti apposite borracce realizzate con materiali ecologici. L’obiettivo è far partire un processo ampio mirato alla progressiva riduzione dell’utilizzo della plastica monouso in tutti i campi, cominciando con le bottigliette di plastica. In numeri parliamo di un risparmio di circa 100 bottigliette al giorno, 400 al mese, 4800 all’anno. Se pensiamo che per produrre una bottiglia di plastica vengono emessi in atmosfera circa 100 gr. di CO2, il risultato può davvero essere esponenziale. Inoltre, in questo modo, si evita che ulteriore plastica finisca nei mari già pesantemente compromessi.
Non solo: bisogna anche considerare l’impatto dei trasporti e la relativa emissione di anidride carbonica.

Trebisacce – Dalla prossima estate niente più plastica sulle spiagge Bandiera Blu del Comune di Trebisacce. È quanto annunciato dal delegato all’Ambiente, Franz Apolito che ha confermato l’adesione di Trebisacce al programma Plastic Free della Regionale Calabria. “Sotto il profilo ambientale – ha dichiarato il delegato Apolito – siamo ad una svolta epocale. La Regione Calabria ha messo in campo un bando che può davvero cambiare il nostro approccio al consumo di un elemento fortemente inquinante come gli oggetti realizzati con plastica monouso. Come Comune Bandiera Blu siamo stati chiamati per concertare e condividere i criteri per l’erogazione di incentivi agli stabilimenti balneari e agli esercizi commerciali aperti al pubblico che vogliano erogare servizi ecosostenibili, rinunciando alla plastica monouso e riducendo, dunque, la produzione dei rifiuti”

Tremiti – Un’isola “plastic free”: questo è il proposito che ha spinto la giunta comunale delle Isole Tremiti ad emanare un’ordinanza, in vigore, che vieti sull’isola la commercializzazione degli shopper in polietilene e l’uso di contenitori e stoviglie monouso non biodegradabili. In ottemperanza alla normativa comunitaria e all’obbligo dei Comuni di creare un sistema integrato per favorire il massimo recupero di risorse, il sindaco, Antonio Fentini, ha scelto di impostare un dialogo con commercianti, privati, associazioni ed enti presenti sul territorio isolano, per l’utilizzo di materiali compostabili e biodegradabili, al fine di ridurre in maniera sensibile la quantità di rifiuti indifferenziati da destinare alle discariche e rendere quindi più economico lo smaltimento. Eppure, c’è ancora un problema inquinamento da combattere, tanto subdolo quanto atavico, ed è quello delle cassette in polistirolo che si usano per la pesca: il basso costo di questo materiali, le cattive abitudini di alcuni pescatori e le correnti, ci costringono a convivere con un inquinante che ritroviamo frantumato e portato dal vento perfino in pineta.

Milano, borracce nelle scuole – Al rientro dalle vacanze estive per l’inizio dell’anno scolastico 2019/2020, gli studenti di elementari e medie di Milano troveranno una sorpresa… il Comune ha infatti deciso di regalare a tutti gli studenti delle borracce di alluminio da sostituire alle bottigliette di plastica usa e getta così da ridurne il consumo: è il primo passo verso una scuola plastic free. Il sindaco Sala sta facendo il possibile per realizzare il progetto entro settembre, in tempo per la ripresa delle lezioni. L’idea è quella di far consegnare le borracce dagli assessori del comune durante una piccola cerimonia in cui verrà spiegato ai ragazzi (e non solo) il significato dell’iniziativa.

Plastica: servono nuovi impianti per il riciclo

Si sono chiuse il 12 giugno a Pisa le Giornate della ricerca promosse da Corepla – il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli Imballaggi in plastica –  in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna, offrendo un’importante occasione di confronto e di analisi, per stimolare ricerca e innovazione nell’ambito dell’economia circolare.

Ad oggi infatti c’è ampio spazio per migliorare: nonostante il fiorire di iniziative “plastic free” nell’ultimo anno l’Italia ha consumato 2.292.000 tonnellate di imballaggi in plastica, più dell’anno precedente. Una volta che questi materiali sono divenuti rifiuti, secondo i dati Corepla solo il 44,5% è stato avviato a riciclo, il restante 55,5% è andato a smaltimento, fra incenerimento e discarica.

Il problema della riciclabilità degli imballaggi messi in circolazione è risultato evidente: «Per una maggiore circolarità – spiega Marco Frey, direttore del master sull’economia circolare della Scuola Sant’Anna – occorre trasformare il ciclo di vita dei prodotti/servizi in tutte le loro fasi, a partire dal design per chiudere con il riciclo, mettendo in campo tutta la creatività di cui noi italiani siamo capaci».

E gli esempi non mancano, molti dei quali a livello locale. Loredana Giannini del gruppo Idrotherm 2000  ha presentato ad esempio un innovativo progetto realizzato in collaborazione con il gruppo Hera: una tubazione in plastica riciclata per la protezione dei cavi elettrici ad alta tensione e scarico di acque reflue. Sulla base del conteggio dei metri di nuove tubazioni che vengono mediamente posati da Hera nell’arco di un anno, l’utilizzo di plastica riciclata potrebbe garantire un risparmio di CO2 di circa 126,6 ton stimato per la sola rete elettrica.

Alessando Canovai, direttore generale di Revet, ha illustrato in proposito il nuovo granulo realizzato valorizzando la componente poliolefinica del plasmix, derivato dagli imballaggi in plastica raccolti in Toscana, utilizzato recentemente anche per la stampa 3D.

Dal confronto è risultato evidente come il riciclo non possa essere considerato un argomento astratto, ma un processo industriale che ha necessità di input di qualità per alimentare i propri impianti sul territorio senza i quali, è bene sottolinearlo, l’economia circolare rimane una chimera. «Il problema degli impianti va affrontato – conclude nel merito Alessandro Bratti, direttore generale dell’Ispra – Si può discutere sulla tipologia, ma vanno realizzati, riequilibrando una situazione nazionale che vede un’impiantistica variegata al Nord/Centronord e deficitaria al Sud».

La tipologia di impianti è ben chiara a Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente «Bisogna passare dalla predica alla pratica. Vale per tutti, dalla politica a chi sul territorio combatte perché non vuole discariche, ma blocca anche la possibilità di realizzare impianti di riciclo. Serve una normativa che semplifichi al massimo il riciclo, occorre l’approvazione rapida di tutti i decreti ministeriali che permettono la qualifica dei rifiuti quando possono essere adatti per il riciclo. Serve poi riempire il Paese d’impianti di riciclo, nella logica “zero rifiuti, impianti mille».

Plastica, il Parlamento Ue vieta i prodotti usa e getta

Impegnata a preservare l’ambiente e a lottare contro l’inquinamento, l’Unione europea ha fatto oggi un nuovo importante passo avanti. Riunito a Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di misure che vieterà entro il 2021 oggetti di plastica monouso. La riforma, che l’associazione dei produttori di plastica vuole sia applicata in modo uniforme in tutti i Paesi membri, dovrebbe ridurre i costi dell’inquinamento marino di 22 miliardi di euro da qui al 2030.

Dal 2021 verrà bandita una lunga serie di oggetti monouso oggi utilizzati comunemente: posate e piatti di plastica, cannucce, bastoncini cotonati, sacchetti di plastica osso-degradabili e contenitori per alimenti in polistirolo espanso. La direttiva, che ora dovrà essere trasposta nei diritti nazionali, prevede il principio di chi inquina paga. Tra le altre cose sarà responsabilità dei produttori di rete da pesca recuperare le reti abbandonate in mare perché sfilacciate o rotte.

Il testo legislativo, approvato con 560 sì, 35 no e 28 astensioni, stabilisce inoltre alcuni obiettivi. Entro il 2029, il 90% delle bottiglie di plastica dovrà essere raccolto separatamente. Entro il 2025, il 25% delle bottiglie di plastica dovrà contenere materiale riciclato; ed entro il 2030 la quota dovrà salire al 30%. Il pacchetto di misure è stato voluto dal vice presidente della Commissione Frans Timmermans, attuale candidato alla presidenza dell’esecutivo comunitario nelle prossime elezioni europee.

Più in generale, il testo legislativo prevede che i governi nazionali impongano una riduzione nell’uso degli oggetti di plastica, per esempio i contenitori alimentari o le tazze per bevande. In un comunicato, l’associazione dei produttori di plastica PlasticsEurope ha salutato il nuovo impegno contro l’inquinamento, ma ha sottolineato come ora sia importante «una applicazione coerente» della direttiva in tutti i paesi europei.

Secondo Bruxelles, l’80% dell’inquinamento marino è provocato da plastica. La direttiva approvata oggi, e che ancora deve essere fatta propria dal Consiglio, colpisce il 70% di questo inquinamento. La plastica resiste al tempo, tanto che spesso rimasugli di questo materiale vengono ritrovati nei pesci e nei molluschi, finendo nella catena alimentare. L’obiettivo della direttiva è di imporre l’uso di materiali diversi o più semplicemente il riutilizzo eventualmente di oggetti in plastica.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Avanza l’onda Plastic free

Da un capo all’altro d’Italia. Letteralmente.
Sono sempre di più le iniziative che portano all’abbandono della plastica. Le ultime registrate prevengono letteralmente dagli estremi del territorio italiano.
In Puglia la CNA regionale segnala che circa 200 balneatori pugliesi dalla prossima stagione ridurranno l’utilizzo di plastica monouso, che sarà sostituita da contenitori e attrezzi in cellulosa biodegradabile (bicchieri, posate e piatti) e utilizzeranno buste di carta.
Dopo l’approvazione da parte del Parlamento europeo del provvedimento per mettere al bando, a partire dal 2021, alcuni prodotti in plastica come posate, bastoncini cotonati e cannucce, per citarne alcuni, la CNA Balneatori Puglia – è detto in una nota – ha già cominciato a porre particolare attenzione alla graduale eliminazione di quei prodotti che costituiscono il 49% dei rifiuti marini. I circa 200 lidi della CNA Balneatori hanno quindi aderito a giornate di raccolta della plastica sulla battigia e dai fondali marittimi e si sono impegnati nel ridurre il ricorso a posate e piatti in plastica per la somministrazione di cibi e bevande.

Nel contempo la Regione Valle d’Aosta mette al bando la plastica nelle sue strutture. Pone altresì regole contro lo spreco alimentare in caso di organizzazione di buffet nell’ambito di eventi. Meno cibo e le eccedenze destinate alle associazioni.
«Riteniamo che quest’iniziativa sia rilevante dal punto di vista etico e della tutela ambientale – commenta Chatrian, Assessore all’Ambiente Regionale – vogliamo che l’Amministrazione regionale sia la prima a dare esempio di ‘best practices’. In questo caso sono volte a eliminare, certamente in maniera graduale, tutti gli articoli in plastica monouso utilizzati nelle varie strutture della Regione. Quest’azione dev’essere necessariamente supportata anche da tutti i dipendenti»

Alliance to End Plastic Waste, le multinazionali contro il plastic-littering

Oggi nasce ufficialmente l’Alliance to end plastic waste (Aepw), un’alleanza composta per ora da quasi 30 multinazionali operanti in  Nord e Sud America, Europa, Asia, Africa e Medio Oriente, attive nella value chain dei beni di consumo e della plastica: produttori di materiali chimici e plastici, società di beni di consumo, retailer, aziende attive nel settore della trasformazione delle materie plastiche e società che si occupano di gestione dei rifiuti,  e «volta a proporre soluzioni innovative per contrastare la dispersione dei rifiuti di plastica nell’ambiente, in particolare negli oceani».

I soci fondatori di Aepw sono BASF, Berry Global, Braskem, Chevron Phillips Chemical Company LLC, Clariant, Covestro, Dow, DSM, ExxonMobil, Formosa Plastics Corporation USA, Henkel, LyondellBasell, Mitsubishi Chemical Holdings, Mitsui Chemicals, NOVA Chemicals, OxyChem, Procter & Gamble, Reliance Industries, SABIC, Sasol, Suez, Shell, SCG Chemicals, Sumitomo Chemical, Total, Veolia, Versalis (Eni) e PolyOne, e quindi l’Alleanza nasce con una dote sostanziosa: un investimento di più di 1 miliardo di dollari  e l’obiettivo di  destinare, nei prossimi 5 anni, 1,5 miliardi di dollari alla lotta ai rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente. L’Aepw «intende sviluppare e realizzare iniziative mirate per ridurre al minimo e gestire i rifiuti di plastica, promuovendo soluzioni per la plastica usata e contribuendo così alla realizzazione di un’economia circolare».

David Taylor, hairman of the Board, presidente e Ceo di Procter & Gamble e presidente dell’Aepw, ha sottolineato: «Come è risaputo, i rifiuti di plastica sono un elemento estraneo agli oceani e a qualsiasi altro ambiente naturale. Siamo di fronte a una sfida globale seria e complessa, da affrontare con la massima rapidità e con una leadership forte. La nuova Alleanza rappresenta il massimo sforzo realizzato sino a oggi per dire basta ai rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente. Vorrei invitare qualsiasi società, grande o piccola che sia, attiva in tutte le regioni e in tutti i settori, a unirsi a noi».

Secondo Ocean Conservancy, quasi l’80% dei rifiuti di plastica nell’oceano deriva da rifiuti prodotti sulla terraferma  e che, nella stragrande maggioranza dei casi, raggiungono il mare via fiume. E un recente studio evidenzia che oltre il 90% della plastica proviene dai 10 corsi d’acqua principali al mondo – 8 in Asia e 2 n Africa –  e il 60% dei rifiuti di plastica nell’oceano proviene da 5 Paesi del Sud-est asiatico.

Bob Patel, Ceo di LyondellBasell e vicepresidente dell’Aepw, aggiunge: «La storia ha dimostrato che, di fronte a sfide globali come questa, le azioni collettive e le collaborazioni tra industrie, governi e ONG possono dare origine a soluzioni innovative. Il problema dei rifiuti di plastica è evidente e suscita preoccupazioni in tutto il mondo. Deve essere affrontato e siamo convinti che sia arrivato il momento di agire».

L’Aepw  collaborato con il World business council for sustainable development come partner strategico e ha annunciato una prima serie di progetti e collaborazioni che riflettono le diverse soluzioni per eliminare la questione dei rifiuti di plastica, come le collaborazioni con le città, per «elaborare dei sistemi di gestione integrata dei rifiuti nelle grandi aree urbane in cui mancano le infrastrutture, in particolare lungo i fiumi che trasportano dalla terraferma all’oceano grandi quantità di rifiuti di plastica non gestiti».  Dall’Alliace dicono che «la realizzazione di questo obiettivo non potrà prescindere dal coinvolgimento di stakeholder e governi locali e porterà all’elaborazione di modelli replicabili ed economicamente sostenibili, applicabili in più città e regioni. L’Aepw cercherà di instaurare delle partnership con città situate in aree ad alta dispersione di plastica, provando al tempo stesso a collaborare con programmi preesistenti rivolti alle realtà urbane, come ad esempio il progetto STOP in Indonesia».

Un’altra iniziativa è la fondazione di The Incubator Network di Circulate Capital, «per sviluppare e promuovere le tecnologie, i modelli commerciali e gli imprenditori che combattono la dispersione dei rifiuti di plastica negli oceani e migliorano la gestione e il riciclaggio dei rifiuti con lo scopo di creare un programma di progetti su cui investire, concentrandosi inizialmente sul Sud-est asiatico».

L’Aepw punta anche a sviluppare un progetto informativo globale open-source, «fondato su dati scientifici, per supportare i progetti di gestione dei rifiuti a livello internazionale con raccolte di dati affidabili, misurazioni, standard e metodologie studiate per supportare governi, aziende e investitori a elaborare e accelerare le iniziative mirate a evitare la dispersione dei rifiuti di plastica nell’ambiente».  Per farlo l’Aepw valuterà la possibilità di collaborare con le principali istituzioni accademiche e con altre organizzazioni coinvolte nella raccolta di dati simili.

La nuova alleanza globale anti- plastica  punta anche a creare una collaborazione con organizzazioni intergovernative, compresa l’Onu, «per elaborare incontri formativi e workshop congiunti rivolti a funzionari governativi e leader comunitari per aiutarli a identificare e a perseguire le soluzioni più efficaci e localmente rilevanti nelle aree di massima priorità».

E’ previsto anche il sostegno a Renew Oceans il coinvolgimento e gli investimenti localizzati: «Il programma si concentra sui dieci fiumi identificati come responsabili della stragrande maggioranza dei rifiuti provenienti dalla terraferma agli oceani ed è strutturato in modo da bloccare i rifiuti stessi prima che giungano in mare aperto. Il lavoro iniziale supporterà il progetto Renew Ganga, supportato anche dalla National Geographic Society».

Jim Fitterling, Chief Executive Officer del gigante della chimica Dow, ha affermato: «Mantenere l’ambiente libero dai rifiuti è importante per il futuro di Dow e del nostro settore ma, soprattutto, è essenziale per il futuro del nostro pianeta. Quest’iniziativa riunisce società, governi, ONG e consumatori al fine di accelerare gli sforzi per promuovere l’innovazione, fornire risorse altamente necessarie e agire con determinazione per porre fine ai rifiuti in plastica nell’ambiente».

Nei prossimi mesi, l’Alleanza promuoverà ulteriori investimenti e favorirà il progresso in quattro aree chiave:  Lo sviluppo delle infrastrutture per raccogliere e gestire i rifiuti e per aumentare il riciclaggio dei rifiuti; Il supporto alle innovazioni per proporre e realizzare nuove tecnologie in grado di facilitare il riciclaggio e il recupero della plastica, generando valore dalla plastica già utilizzata; La formazione e il coinvolgimento di governi, aziende e comunità per mobilitare l’azione;  La pulizia delle aree con la maggior concentrazione di rifiuti plastici già presenti nell’ambiente, con un’attenzione particolare per i principali canali dei rifiuti, come i fiumi che li trasportano verso il mare.

Antoine Frérot, Ceo di Veolia e vicepresidente dell’Aepw, è convinto che «il successo si fonderà su collaborazioni e sforzi coordinati tra settori differenti: alcuni per creare un progresso a breve termine, altri che richiederanno investimenti maggiori, con tempistiche più lunghe. Per affrontare la questione dei rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente e sviluppare un’economia circolare della plastica sarà necessaria la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti nella value chain e l’impegno a lungo termine di società, governi e comunità. Nessuna nazione, società o comunità può risolvere il problema da sola».

Peter Bakker, Presidente e Ceo del World business council for sustainable development, conclude: «Anche se i suoi sforzi saranno globali, l’Alleanza potrà avere un impatto maggiore concentrandosi sulle aree in cui il problema è più rilevante, per poi condividere soluzioni e best practice in modo che il suo impegno possa amplificarsi ed estendersi a tutto il mondo».

Fonte: Green Report

Da Strasburgo via libera alla direttiva contro i monouso in plastica

Il Parlamento europeo – e non è una sorpresa visto i recenti orientamenti – ha approvato oggi con 571 voti favorevoli, 53 voti contrari e 34 astensioni la relazione della Commissione ambiente sulla proposta di una direttiva volta a ridurre l’utilizzo di articoli monouso in plastica. Prima di diventare effettiva, la normativa deve ancora passare il vaglio del Consiglio d’Europa: i negoziati partiranno non appena i ministri dell’UE avranno definito una posizione comune, presumibilmente nei primi giorni di novembre.

Il documento approvato dagli europarlamentari prevede il divieto, a partire dal 2021, della vendita di alcuni articoli quali: bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie, posate (forchette, coltelli, cucchiai, bacchette), piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini, oltre ad articoli in plastica oxodegradabile e contenitori (tazze, vaschette con relative chiusure) in polistirene espanso per consumo immediato (fast-food) o asporto (take-away) di alimenti senza ulteriori preparazioni. Sono stati invece salvati in extremis i sacchetti ultraleggeri, con spessore inferiore a 15 micron, che in una prima versione del documento erano stati inclusi nei prodotti da bandire.

Ai paesi membri viene anche chiesto di ridurre del 25%, entro il 2025, il consumo di altri articoli monouso per i quali non sono ancora disponibili alternative valide, come confezioni per hamburger, panini, frutta e verdura, dolci e gelati.

É prevista deroga temporanea, fino al 2023, per stoviglie monouso utilizzate nei servizi sociali, come la ristorazione nelle scuole e i servizi sanitari. Ma – si legge nel testo – nel quadro di appalti pubblici di forniture assegnati prima del 31 dicembre 2018.

Non sono invece previste eccezioni per gli articoli monouso prodotti con plastiche biodegrabili e compostabili.

Ai singoli governi toccherà anche il compito di incoraggiare l’impiego di prodotti riutilizzabili più volte, multiuso e riciclabili.

Le bottiglie di plastica dovranno essere raccolte in modo differenziato e riciclate al 90% entro 2025. I contenitori per bevande, inoltre, dovranno essere prodotti con plastiche riciclate per almeno il 35% del loro peso, a partire dal 2025 ed essere completamente riciclabili; tra l’altro, le chiusure dovranno essere vincolati all’imballo, al fine di ridurne la dispersione.

Limiti sono previsti anche per mozziconi di sigarette contenenti plastiche (filtri) – da ridurre del 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030 – nonché reti e attrezzature da pesca abbandonate che dovranno essere raccolte per almeno il 50% e riciclate al 15% entro il 2025. Per mozziconi e reti da pesca si applicherà inoltre la responsabilità estesa dei produttori, che dovranno accollarsi i costi per la raccolta, il trasporto e il trattamento di questi rifiuti.

I pareri degli eurodeputati italiani

“Una vittoria per il pianeta”

Non sono tardati ad arrivare i commenti positivi da parte dei vari gruppi politici del Parlamento europeo, primi fra tutti i Verdi/Ale, che in un comunicato stampa si congratulano per l’adozione di un’”ambiziosa relazione” per ridurre l’inquinamento. Non solo, aggiungono: grazie al loro intervento “Il testo fa progressi anche per quanto riguarda il divieto di alcuni prodotti etichettati come biodegradabili. Questi prodotti, cosiddetti ‘oxoplastici’ e troppo spesso fatti passare per ‘biodegradabili’, in realtà si riducono in microparticelle di plastica altrettanto problematiche”.

Marco Affronte, membro Verde della commissione parlamentare per la Salute e per l’Ambiente, sottolinea l’importanza del divieto ed il ruolo del Consiglio nel sostenere la posizione espressa dai parlamentari. Aggiunge: “Nonostante le massicce pressioni esercitate dai produttori di materie plastiche che volevano ridurre il campo di applicazione del testo o sfuggire alla clausola di ‘responsabilità estesa’, costringendoli a sostenere i costi di raccolta dei prodotti che producono, la maggioranza dei parlamentari si è opposta”.

“Vince la linea del cambiamento”

Anche l’eurodeputato pentastellato Piernicola Pedicini parla di “risultato storico”, segno del cambiamento in atto in Europa. “Per una volta l’Unione europea si dimostra all’altezza delle sfide che l’attendono. Servono scelte coraggiose se davvero vogliamo salvare il nostro pianeta e la salute delle generazioni future”. Dal MoVimento proviene anche un emendamento al testo, approvato, “che difende il principio dell’acquisto consapevole. I consumatori, infatti, dovranno essere informati sulle sostanze chimiche pericolose contenute nei prodotti di plastica”. Unico rammarico “il fatto che le bottiglie di plastica non siano state incluse negli obiettivi di riduzione della direttiva”, conclude.

“Segnale per l’economia circolare”

L’eurodeputata Pd del gruppo S&D Simona Bonafè è altrettanto soddisfatta del voto di oggi, che rappresenta a suo avviso “Un importante segnale di transizione verso l’economia circolare e la lotta all’inquinamento dei mari”. L’Europa, continua, “dimostra di avere a cuore la salute del pianeta e allo stesso tempo di puntare, sempre più, verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile”. Conclude: “Adesso vedremo se nel negoziato che si apre a novembre, il governo italiano sosterrà le posizioni del ministro grillino Costa che si è dichiarato più volte su posizioni ‘plastic free’ o degli alleati leghisti che, più volte, si sono espressi come fermamente contrari a questa direttiva”.

“Grave attacco al made in Italy”

Non è dello stesso avviso Elisabetta Gardini, capo della delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo. Già nei giorni scorsi si era lamentata in merito alla superficialità con cui, a suo avviso, è stato affrontato il tema. Secondo l’azzurra, in questo modo “Si colpiscono le categorie di prodotti che, nella lista dei dieci oggetti trovati più frequentemente sulle spiagge, non stanno né al primo, né al secondo, né al terzo, ma al settimo posto. E a quel settimo posto si potrebbe benissimo – invece di ‘posate, piatti e cannucce’ – scrivere ‘Italia’! Si colpiscono le stoviglie perché sono prodotte principalmente in Italia”.

 

Fonte:
Polimerica.it
Eunews.it

UE, al voto risoluzione anti-plastica: riprogettazione, riutilizzo, riciclo

La lotta alla plastica è ormai costantemente nelle agende politiche di gran parte delle nazioni mondiali.
Dopo l’approvazione di un ambizioso pacchetto di azioni “verso un’economia circolare”, la UE porterà a votazione giovedì 13 settembre una nuova risoluzione che mette al centro del mirino il “problema plastica”.
I numeri sono inquietanti:

La plastica è un materiale importante e prezioso, che ricopre un ruolo utile nella società e nell’economia. Tuttavia, il modo in cui oggi si produce e si utilizza la plastica è insostenibile e finanziariamente impraticabile. La plastica è sviluppata per durare per sempre, ma spesso viene ancora progettata per essere smaltita dopo l’uso. La raccolta della plastica finalizzata al riciclaggio, inoltre, rimane molto bassa. Su circa 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica prodotti nell’UE ogni anno, meno del 30 % è raccolto per il riciclaggio. Tutto ciò ha conseguenze importanti:

1)  Una perdita per l’ambiente: i rifiuti di plastica hanno conseguenze disastrose soprattutto per gli ecosistemi marini, in quanto la plastica costituisce oltre l’80 % dei rifiuti marini. Tra 150 000 e 500 000 tonnellate di rifiuti di plastica finiscono nei mari e negli oceani dell’UE ogni anno. In media, inoltre, ogni anno tra 75 000 e 300 000 tonnellate di microplastica sono rilasciate nell’ambiente dell’UE.

2)  Una perdita per il clima: secondo alcuni studi, il riciclaggio di 1 milione di tonnellate di plastica equivarrebbe a togliere dalle strade 1 milione di autovetture(1).

3)  Una perdita per l’economia: si stima che l’economia perda il 95 % del valore del materiale plastico da imballaggio, ossia una somma compresa tra 70 e 105 miliardi di EUR all’anno;

4)  Un potenziale impatto sulla salute: la microplastica e i suoi sottoprodotti possono entrare anche nella catena alimentare, con effetti sulla salute umana ancora non del tutto noti.

A fronte di un impatto così devastante, l’UE ha ben chiare in mente le azioni da intraprendere

Dalla progettazione in funzione del riciclaggio alla progettazione in funzione della circolarità: rendere riutilizzabili o riciclabili, entro il 2030, tutti gli imballaggi di plastica immessi nel mercato europeo. Ma non ci si ferma agli imballaggi: si punta a fare della “circolarità innanzitutto” un principio globale, da applicare anche agli articoli di plastica diversi dagli imballaggi, attraverso lo sviluppo di norme sui prodotti e una revisione del quadro legislativo sulla progettazione ecocompatibile

Creazione di un autentico mercato unico per la plastica riciclata. L’utilizzo della plastica riciclata nei nuovi prodotti resta basso: solo il 6 % circa, secondo i dati della Commissione. Si indicano azioni ritenute essenziali per creare un autentico mercato unico per la plastica secondaria fra cui l’esercitare pressioni per aumentare i contenuti riciclati e la promozione di una progettazione in funzione della circolarità negli appalti.

Prevenzione della produzione di rifiuti di plastica. Oltre l’80 % dei rifiuti marini è costituito da materiali plastici, di cui il 50 % derivante da plastica monouso. Queste cifre mostrano che vi sono motivi legittimi per intervenire riguardo ai prodotti monouso. Il relatore, pertanto, è favorevole a una normativa specifica sulla plastica monouso per ridurre i rifiuti marini. Sotto la lente d’ingrandimento anche le bioplastiche: troppe tipologie differenti dalle caratteristiche estremamente diverse. Si richiedono norme chiare e armonizzate sia sui contenuti biologici sia sulla biodegradabilità. – SC

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