Articoli

Torino tra le venti città europee che si impegnano a prevenire e ridurre l’inquinamento da plastica

La città di Oslo, insieme alle città europee aderenti alla rete Eurocities, ha lanciato una dichiarazione congiunta che impegna le città a sviluppare una strategia e fissare obiettivi temporali per ridurre significativamente l’inquinamento da plastica nel proprio territorio entro il 2021.

Venti città hanno finora firmato la dichiarazione comune Oslo-EUROCITIES sulla riduzione dei rifiuti di plastica nelle città: Bergen, Braga, Bristol, Copenaghen, Firenze, Gent, Guimaraes, Amburgo, Helsinki, Malaga, Mannheim, Mezitli, Milano, Munster, Oslo, Porto, Reims, Torino, Varna e Saragozza.

La dichiarazione impegna le città firmatarie a produrre entro due anni un piano d’azione che vedrà le città orientarsi verso l’eliminazione o la riduzione significativa dell’uso di prodotti di plastica non necessari e del consumo di materie plastiche monouso; collaborare con le imprese e l’industria per incentivare una rapida trasformazione dal consumo di materie plastiche monouso a prodotti sostenibili; istituire sistemi per la raccolta differenziata di tutti i rifiuti di plastica. I vantaggi di questa mossa: una città molto più pulita, spiagge e corsi d’acqua più puliti, riduzione della necessità di incenerire i rifiuti di plastica, una delle principali fonti di emissioni di CO2 nelle città.

“L’Unione Europea ha adottato misure ambiziose per ridurre urgentemente l’uso di materie plastiche monouso, incentivare il riutilizzo e il riciclaggio delle materie plastiche e spingere l’industria in un’economia circolare per le materie plastiche. Uno degli obiettivi chiave della strategia europea per la plastica nell’economia circolare adottata nel 2018 è che tutti gli imballaggi devono essere riutilizzabili o riciclabili entro il 2030. Le città europee hanno un ruolo chiave da svolgere mettendo in atto azioni di prevenzione dei rifiuti di plastica, implementandone un’efficace raccolta differenziata o organizzando la prevenzione e la pulizia dei rifiuti sul loro territorio”, afferma Olivier De-Clercq, responsabile delle politiche nella gestione dei rifiuti e Unità di riciclaggio, Direzione generale Ambiente, Commissione europea.

“I rifiuti di plastica non rispettano i confini nazionali ed è un problema globale che richiede soluzioni internazionali in diversi settori e attori della catena del valore, comprese le autorità locali- spiega Alberto Unia, assessora all’Ambiente della Città di Torino -. In ambito locale, la nostra Amministrazione comunale ha elaborato il piano Plastic free per eliminare la plastica da tutte le forniture comunali. Sono in corso azioni pilota nelle sedi degli uffici anagrafici e una revisione dei capitolati per la fornitura di distributori automatici all’interno degli uffici comunali”.

Le città stanno usando il loro potere di acquisto per eliminare gradualmente le materie plastiche monouso e incoraggiare l’uso di materie plastiche riciclate nei prodotti. Esse svolgono un ruolo chiave nel migliorarne la raccolta e il trattamento e molti stanno migliorando le pratiche di raccolta e gestione dei rifiuti.

La città di Oslo è la Capitale verde europea 2019, maggiori informazioni sono disponibili qui: https://ec.europa.eu/environment/europeangreencapital/winning-cities/2019-oslo/

EUROCITIES è la piattaforma politica per le principali città europee. Mette in rete i governi locali di oltre 140 delle più grandi città d’Europa e più di 40 città partner che tra loro governano circa 130 milioni di cittadini in 39 paesi. www.eurocities.eu

Fonte: Eco dalle Città

Cosa stanno facendo i Paesi europei per affrontare il problema dei rifiuti di plastica? Poco

«Nonostante alcune iniziative promettenti per affrontare il crescente problema dei rifiuti di plastica, come il divieto per i sacchetti o le cannucce, in Europa non sono ancora diffusi obiettivi specifici di prevenzione per diversi rifiuti di plastica». A certificare questa triste realtà mentre si avvicinano le scadenze della nuova direttiva sulla plastica monouso è il rapporto “Preventing plastic waste in Europe” appena pubblicato dall’European environment agency (Eea), dal quale emerge che solo 9 Paesi hanno obiettivi espliciti per la prevenzione dei rifiuti di plastica.

Il rapporto Eea fornisce uno stato dell’arte della prevenzione dei rifiuti di plastica in Europa e ha mappato gli sforzi nei Paesi membri dell’Eea (oltre ai 28 Ue, Islanda, Norvegia, Svizzera, Turchia) per affrontare la produzione di rifiuti di plastica attraverso misure di prevenzione. Secondo il rapporto, «la prevenzione dei tipi di plastica più dannosi per l’ambiente, come le materie plastiche monouso e i prodotti in plastica non riciclabili, dovrebbe avere la priorità. Mentre le tasse sulle borse della spesa in plastica hanno portato a risultati notevoli nel ridurre il loro uso e spreco in molti Paesi, tali misure dovrebbero essere applicate anche ad altri tipi di prodotti in plastica, ad esempio i rifiuti di plastica per imballaggio, che rappresenta il singolo più grande flusso di rifiuti di plastica in Europa».

L’Eea ricorda che «i rifiuti di plastica rappresentano un problema crescente in tutto il mondo. L’Ue ha recentemente intrapreso azioni per la prevenzione dei rifiuti e introducendo nuove misure per affrontare i rifiuti e l’inquinamento da plastica, ad esempio attraverso la strategia europea 2018 della Commissione europea per la plastica in un’economia circolare e la direttiva sulle materie plastiche monouso di recente adozione.  Ma è proprio l’Agenzia europea a rilevare che «le capacità di riciclaggio della plastica non hanno tenuto il passo con la crescente produzione globale di materie plastiche. Attualmente, in Europa, solo il 30% dei rifiuti di plastica viene raccolto per il riciclaggio. Inoltre, la maggior parte delle operazioni di riciclaggio avviene al di fuori dell’Europa, dove le pratiche e le norme ambientali possono differire».

Il rapporto Eea, che si basa su una revisione dei programmi nazionali e regionali di prevenzione dei rifiuti e sui risultati di un’indagine effettuata in 31 Stati, ha individuato 173 misure di prevenzione dei rifiuti attuate o che si prevedono di attuare nei diversi Paesi  membri. Ne viene fuori che in quasi la metà dei Paesi membri Eea i rifiuti di plastica sono stati dichiarati flussi di rifiuti prioritari.

Delle 173 misure di prevenzione dei rifiuti identificate, 105 riguardano la fase di produzione dei prodotti in plastica e 69 coprono la fase di consumo. Ad eccezione delle azioni nazionali, come un’imposta sulle borse di plastica, la maggior parte delle misure di prevenzione identificate consiste in accordi volontari e attività di informazione. 37 delle 173 misure individuate (il 20%) sono strumenti basati sul mercato. Di questi, la maggior parte riguarda l’addebito di tasse ai consumatori per l’uso di sacchetti di plastica.

In totale sono stati avviati 30 accordi volontari sulla prevenzione dei rifiuti di plastica che hanno coinvolto diversi gruppi di stakeholders e che spesso includono obiettivi specifici monitorati da parti interne o esterne. Solo 9 Paesi hanno obiettivi di prevenzione dei rifiuti espliciti inclusi nei loro programmi di prevenzione. L’Eea fa notare che «obiettivi chiari e coerenti, utili per guidare l’innovazione e migliorare le pratiche di gestione dei rifiuti, sono ancora carenti per la maggior parte dei gruppi di prodotti e quindi i livelli di attività e ambizione differiscono tra i Paesi».

Gli esempi di buone pratiche identificati comprendono sia iniziative normative come il divieto di alcuni prodotti di plastica e misure più morbide come gli accordi tra le parti interessate per ridurre il consumo di prodotti in plastica (principalmente packaging) e di nonché la formazione e il capacity building. «Sfortunatamente – conclude l’Eea – ci sono pochissimi casi in cui le iniziative adottate sono state adeguatamente valutate, rendendo difficile osservare i progressi».

Fonte: GreenReport