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In Francia dal 2020 stop a stoviglie in plastica usa e getta

Enzo Favoino, coordinatore scientifico Zero Waste Europe, spiega ad Eco: “La norma consente l’uso di stoviglie usa e getta compostabili ma chiede che siano certificate come compostabili in sistemi di compostaggio domestico. Potrebbe passare il messaggio che si possano degradare in condizioni naturali, quindi abbandonandole nell’ambiente”

In Francia nel 2020 scatterà il divieto di produzione, vendita e cessione gratuita di stoviglie monouso di plastica. La legge da poco entrata in vigore fa parte delle misure approvate nel luglio scorso nel quadro della “Transizione energetica per la crescita verde” scaturita dalla conferenza sul clima di Parigi del dicembre 2015, la Cop21. Si tratta della stessa legge con la quale nei mesi scorsi sono stati definiti termini e condizioni per il divieto degli shopper monouso in plastica, legge che ha seguito le norme di quella analoga Italiana adottata qualche anno fa.
In merito, abbiamo intervistato Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe, uno dei massimi esperti su gestione dei materiali post consumo, riduzione e raccolta differenziata, e da sempre attento ai temi della riduzione delle plastiche e degli standard di settore per la loro sostituzione (standard alla cui definizione ha peraltro partecipato, all’inizio degli anni 2000). “La Francia è il primo paese al mondo a vietare le stoviglie monouso in plastica – dice Favoino – e questo è certamente uno sforzo importante. Lavorando da sempre per superare la cultura dell’usa e getta non possiamo che gioire per questo primo importantissimo segnale, sperando che venga seguito presto dall’Italia (primo paese ad adottare il divieto sugli shopper in plastica) e da altri paesi. Va comunque sottolineato che il provvedimento presenta delle criticità nelle definizioni delle esenzioni e nelle previsioni accessorie, criticità che rischiano di generare confusione”.
Il testo definisce l’elenco dei prodotti – tazze, bicchieri e piatti – che hanno nella plastica la componente strutturale principale, e che verranno vietati, ma consente l’uso di stoviglie usa e getta compostabili. “Il che – spiega Favoino – ha una sua ragione, ad esempio per l’uso in eventi o servizi catering in cui per motivi logistici non è possibile organizzare il lavaggio, o ancora per lo street food in occasione di fiere ed eventi. Ma il problema – aggiunge – è che la disposizione francese richiede che tali manufatti siano compostabili in sistemi di compostaggio domestico”. Favoino sottolinea come questo generi confusione. Perché la ragione, ed il destino, dello stovigliame compostabile non è quello di venire poi incorporato in sistemi di compostaggio domestico, ma di essere un requisito per l’integrazione nei circuiti di raccolta differenziata, destinati poi a centri di compostaggio: “il requisito della compostabilità nei sistemi di compostaggio domestico, oltre a non rispondere a situazioni concrete, tende a generare un messaggio distorto, ossia che il manufatto si possa degradare in condizioni naturali e questo può fare pensare che il requisito della compostabilità sia una risposta all’abbandono nell’ambiente. Così non è e va sottolineato con forza, e tenuto a mente per sperabili disposizioni analoghe in Italia o altrove: la compostabilità non è una soluzione al littering, ma uno strumento per l’integrazione  nei circuiti di raccolta differenziata. Solo in tali condizioni, catering senza sistemi di lavaggio o distribuzione di street food, il compostabile ha una sua ragione d’essere”
La norma richiede poi che i manufatti siano realizzati con materiali bio-based (cioè da fonti rinnovabili) per tutto o in parte. Nello specifico ammette prodotti che contengano un 50% minimo di materiali bio-based nel 2020 ed un minimo di 60% nel 2025. “E’ solo un requisito ancillare, non centrale – spiega Favoino – ma anche  questo potrebbe generare confusione, perché molti potrebbero confondere bio-based con biodegradabile e viceversa, e così non è. Il requisito di componenti bio-based può avere significato nel medio e lungo termine, per una riduzione della dipendenza da materie fossili, ma la condizione primaria da tenere a mente è anzitutto che il manufatto risponda ai requisiti di compostabilità come da standrad europeo EN 13432, che da tempo costituisce il riferimento per l’incorporazione nei sistemi di compostaggio.”

Fonte: Eco dalle Città

 

Sprechi alimentari: in Francia i supermercati doneranno per legge il cibo avanzato

Lo scorso maggio la Francia ha presentato una proposta di legge per obbligare i supermercati a donare il cibo avanzato. Ora il piano per ridurre gli sprechi alimentari si concretizza e i deputati francesi hanno votato la nuova legge all’unanimità.

Il Parlamento francese sembra davvero intenzionato a portare i supermercati verso un cambiamento, dato che la Francia getta letteralmente nei rifiuti 7,8 milioni di tonnellate di cibo ogni anno. Tra i maggiori responsabili degli sprechi alimentari troviamo ristoranti, negozi e supermercati.

La legge dovrebbe entrare in vigore a partire da gennaio 2016. Permetterà ai cittadini di organizzarsi per la raccolta e la distribuzione del cibo che i supermercati dovranno tenere da parte in modo che venga donato in beneficenza, anziché gettarlo tra i rifiuti.

A Parigi già 100 ristoranti si stanno organizzando per mettere a punto un programma per la distribuzione del cibo avanzato alle famiglie povere e agli affamati. Nel frattempo la catena di supermercati Carrefour ha presentato il marchio Tous AntiGaspi con cui metterà in vendita i cibi imperfetti dal punto di vista estetico ad un prezzo scontato, per ridurre gli sprechi alimentari. Un’iniziativa simile aveva preso il via lo scorso anno sempre in Francia nei punti vendita Intermarché.

Ora che i deputati hanno votato a favore della nuova legge per ridurre gli sprechi alimentari, i supermercati potranno dedicarsi alla distribuzione gratuita degli alimenti invenduti e lo stesso potranno fare i ristoranti.

I supermercati, in particolare, saranno obbligati a firmare un protocollo per la donazione del cibo invenduto. La merce non dovrà assolutamente finire tra i rifiuti. In Francia però non si pensa soltanto alla soluzione dei problemi ma anche alla loro prevenzione all’origine.

Infatti ci si occuperà di educazione contro gli sprechi alimentari già a partire dalle scuole. La legge verrà presentata al Senato entro l’inizio del 2016 e la sua entrata in vigore avverrà nel minor tempo possibile. A quando una decisione analoga anche per l’Italia?

Fonte: greenbiz.it

UE: raccolta dell’organico obbligatoria entro il 2020

Riunito in seduta plenaria il 9 luglio scorso, il Parlamento europeo con 394 voti a favore, 197 contro e  82 astenuti, ha votato la risoluzione (non vincolante) Sirpa Pietikäinen che prepara l’imminente pacchetto di azioni che la UE intende proporre sul tema dell’economia circolare.

La risoluzione affronta in maniera molto netta il tema della gestione dei rifiuti introducendo l’obbligo di raccolta differenziata della frazione organica entro il 2020 e il divieto totale di incenerimento dello stessa.

Nello specifico il Parlamento esorta la Commissione ad una revisione entro il 2015 della legislazione relativa ai rifiuti in modo da includere sistemi obbligatori di raccolta differenziata per i rifiuti organici entro l’anno 2020, contemporaneamente ad un aumento degli obiettivi di riciclaggio e di preparazione per il riutilizzo ad almeno il 70% dei rifiuti solidi urbani.

Inoltre lo stesso testo chiede che la Commisione elaborii proposte concrete per affrontare il problema degli sprechi alimentari, proposte che includano un obiettivo vincolante del 30% minimo di riduzione lungo tutta la filiera della fabbricazione, vendita, servizi di ristorazione e del consumo delle famiglie, da raggiungersi entro il 2025.

Come riconoscere i sacchetti giusti per la raccolta dell’organico

Le problematiche relative alla gestione e lo smaltimento dei rifiuti urbani rappresentano una delle grandi priorità ambientali dei nostri tempi poiché coinvolgono tutti gli ambiti sociali e territoriali, dalle campagne al tessuto urbano.

Nel 2008 l’Unione Europea ha promulgato la direttiva quadro sui rifiuti che sancisce la nascita di una  “società del riciclaggio“, ovvero di un contesto sociale che cerchi di minimizzare la produzione di rifiuti e lavori per sviluppare il ri-utilizzo dei materiali conferiti.

Da questo concetto nasce la necessità di promuovere e facilitare la raccolta differenziata delle varie frazioni che compongono i rifiuti solidi urbani. La raccolta differenziata della frazione organica (umido) assume un’importanza strategica ai fini della sostenibilità ambientale della gestione dei rifiuti, per i seguenti motivi:

– massimizza il recupero/intercettazione dei materiali reciclabili che altrimenti sarebbero sporchi di sostanza organica e spesso non più recuperabili.

– riduce notevolmente il peso della frazione indifferenziata da gestire. L’organico rappresenta una percentuale a peso tra il 30-40% del totale dei rifiuti.

– riduce decisamente la pericolosità dei rifiuti quando conferiti in discarica in termini di percolati ed emissioni di gas metano in atmosfera.

– riduce l’energia necessaria ad incenerire la frazione indifferenziata in quanto secca.

– riduce i costi di smaltimento poiché il conferimento in compostaggio costa circa la metà rispetto al conferimento in discarica o l’incenerimento.

– consente la produzione di compost dai rifiuti. Il compost è un ammendante per i terreni agricoli.

– consente la chiusura del circolo del carbonio, dalla terra alla terra.

La raccolta dell’organico può essere effettuata con sacchetti di carta o in sacchetti biodegradabili e compostabili. Se per i primi non esistono grosse problematiche nel riconoscimento dei sacchetti conformi, diverso è il discorso su quelli in bioplastiche.

I SACCHI DI CARTA  e SACCHETTI COMPOSTABILI devono essere   CERTIFICATI A NORMA UNI EN 13432

Facciamo un po’ di chiarezza: la biodegradabilità è una proprietà delle sostanze organiche e di alcuni composti sintetici, di essere decomposti in sostanze più semplici dalla natura, o meglio, dai batteri saprofiti, in un tempo anche molto lungo. Un materiale non biodegradabile non viene assorbito dal terreno e rimane identico nel tempo, quindi contribuisce all’inquinamento della zona dove si trova.

La compostabilità è, invece, la capacità di un materiale organico di trasformarsi velocemente in compost (cioè un terriccio usato come fertilizzante) mediante uno specifico processo di degradazione aerobica, chiamato processo di compostaggio. Tale processo sfrutta la biodegradabilità dei materiali organici di partenza per trasformarli in un prodotto finale che deve rispettare alcuni requisiti definiti dalla legge per poter essere utilizzato.

Un sacchetto compostabile non vuol dire biodegradabile. Infatti non è detto che un sacchetto biodegradabile sia anche compostabile, cioè si disintegri per il 90% in frammenti inferiori ai 2 mm, a contatto con materiali organici dopo 3 mesi e si degradi almeno del 90% in anidride carbonica in non più di 9 mesi. Spesso alcuni sacchetti, come i sacchetti in plastica additivati con ECM,  vengono spacciati per compostabili quando non lo sono ed addirittura sono riportate, in questi sacchetti, scritte che invitano ad utilizzarli per la raccolta dei rifiuti organici.

Il vero sacchetto compostabile permette, invece, di creare un rifiuto umido omogeneo dove sia contenitore che contenuto godono delle stesse proprietà di biodegradazione. Questo quindi rende più efficace la raccolta differenziata dell’umido perchè agevola la diminuzione degli scarti e aumenta i quantitativi di rifiuto organico intercettato, garantendo sempre i livelli di qualità richiesti per il compost finale.

  • controllare se il sacchetto riporta uno dei seguenti marchi:
  • controllare se il sacchetto riporta la dicitura: sacchetto conforme alla normativa UNI EN 13432-2002 o diciture similari che dichiarino la conformità a questa specifica norma

L’utilizzo di sacchetti non compostabili può essere sanzionato ai sensi del Regolamento consortile di gestione dei rifiuti urbani con una sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 25,00 a Euro 150,00. I sacchetti compostabili possono anche essere utilizzati per la raccolta del rifiuto non recuperabile.