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Milano: pugno di ferro contro gli abbandoni

Il problema dell’abbandono dei rifiuti è un problema che attanaglia anche le grandi città. Milano ha messo in campo a partire dal 2019 una strategia per contrastare il fenomeno, che su un territorio vasto e frequentato come quello del capoluogo lombardo assume dimensioni significative. Ne parliamo con Roberta Osculati, Consigliere Comunale e Presidente della Commissione Periferie.

Qual era la situazione di partenza?

In Milano ci si trovava di fronte ad un corposo fenomeno di abbandono rifiuti che investiva tutta la città, con un evidente intensificazione nelle aree isolate e periferiche. Abbandono che andava dalla sportina dei rifiuti domestici lasciata dove non si poteva a veri e proprie discariche abusive in cui si accatastavano rifiuti (tipicamente dai grandi volumi) di ogni genere. Una situazione che richiedeva una maggiore attenzione ed un’azione finalizzata alla risoluzione di una situazione annosa.

Quali azioni avete dunque messo in campo?

A partire dal mese di maggio 2019, grazie al lavoro sinergico tra Settore Ambiente della Città di Milano, Polizia locale e Amsa sono state raccolte segnalazioni per individuare aree particolarmente soggette a scarichi e abbandono di rifiuti e dal mese di maggio è partita una fase sperimentale che ha portato all’installazione di 19 fototrappole (TLC), ovvero telecamere che “fotografano” chi commette il reato, ma allo stesso tempo “trappole” perché la loro presenza non è segnalata, a differenza di quanto avviene per tutte le altre telecamere posizionate su luoghi pubblici. Le telecamere presenti sul territorio e segnalata sono state comunque utilizzate, sfruttando immagini e filmati per ricostruire l’iter di abbandono di rifiuti e per raccogliere materiale laddove utili a fini di indagine.
Il lavoro è coordinato dagli agenti della Centrale operativa di via Drago che osservano quotidianamente le immagini delle telecamere: se possibile, non appena verificano la flagranza di illecito, inviano una pattuglia sul posto, in caso contrario trasmettono ai Comandi centrali della Polizia locale le immagini che contengono elementi e informazioni utili a individuare gli autori degli abbandoni, al fine di operare accertamenti e avanzare contestazioni. Viene poi programmato un pattugliamento dinamico dei luoghi ove il fenomeno si verifica con maggiore intensità e frequenza e gli scarichi abusivi accertati vengono inseriti nella mappa del rischio.

Che tipologia di abbandoni avete accertato?

Dalla visione delle immagini delle prime fototrappole, si è potuto accertare che i rifiuti abbandonati sono di diverso tipo: rifiuti urbani domestici; materiali edili di risulta, legni e bancali; mobili, suppellettili, materassi e indumenti; parti di veicoli, elettrodomestici e materiale elettrico; cartoni, sacchi neri e rifiuti ingombranti in generale.
I rifiuti domestici risultano attribuibili a persone che risiedono nelle immediate vicinanze del luogo di scarico; tra questi soggetti è stato sanzionato il gestore di un pubblico esercizio che depositava i rifiuti della propria attività in un luogo poco distante dalla propria sede di lavoro. Invece lo scarico di materiale edile di risulta, mobili e suppellettili avviene per lo più in vie periferiche con scarsa presenza di persone e particolarmente isolate ed è attribuibile a soggetti che collaborano con attività di vendita di mobili e suppellettili (una volta consegnati i mobili nuovi scaricano quelli vecchi su area pubblica) o a soggetti che svolgono un’attività di pulizia di locali o sgombro cantine. Tra costoro sono stati sanzionati soggetti non residenti nel Comune di Milano, ma abitanti nei comuni limitrofi.

Quali sono i risultati raggiunti?

Il dato di valutazione non può essere altro che quello delle sanzioni elevate e dell’efficacia degli strumenti di controllo.
Nel primo anno di azione (maggio 2019 – maggio 2020) sono stati effettuati 231 accertamenti dalla centrale di via Drago. Grazie all’azione del nucleo di Polizia Locale. In particolare nell’ultimo semestre (Novembre 2019 – Maggio 2020) sono stati effettuati 51 accertamenti relativi all’abbandono attraverso l’utilizzo di automezzi e riguardanti ingombranti, elettrodomestici e materiali edili di risulta . Da questi sono scaturite 3 denunce ex art. 256 d. lgs. n.152/2006 Testo Unico Ambiente (attività di gestione rifiuti non autorizzata), 3 sequestri di veicolo disposti dall’Autorità Giudiziaria, 23 sanzioni amministrative per violazione dell’art. 20 regolamento Gestione Rifiuti Urbani. Sono ancora sotto indagine 25 casi. Sono stati invece 26 gli accertamenti legati all’abbandono da parte di pedoni. Nonostante la maggior difficoltà nell’identificazione dei soggetti, solo 5 sono rimasti sconosciuti e non sono stati sanzionati.

Abbiamo parlato fino ad ora di repressione di una manifestazione acuta di inciviltà. Il Comune di Milano ha azionato altre leve per ottenere il risultato sperato?

Non di sola repressione dei fenomeni dei comportamenti illegittimi è fatto il progetto del Comune di Milano: la parte culturale è importante. Oltre alla comunicazione istituzionale, abbiamo attivato un percorso formativo nelle scuole milanesi che ad oggi ha coinvolto 12.000 studenti. Lavoriamo sugli adulti di domani per garantirci un futuro migliore con meno

A Milano primo sistema in Europa per bioessiccamento fanghi

Permette di ridurre in maniera sostenibile del 70% i volumi dei fanghi di depurazione con meno costi in bolletta e un beneficio per l’ambiente. E’ il moderno e tecnologico sistema di bioessicamento ideato da un team di giovani ingegneri italiani che il Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, ha adottato per primo in Europa presso il depuratore di Robecco sul Naviglio.

I fanghi di depurazione rappresentano uno dei grandi temi al centro della gestione sostenibile del sistema idrico integrato: importante risorsa per l’economia circolare perché fonte di estrazione di materiali come cellulosa, biogas e biometano, dall’altra sono un ingente costo per lo smaltimento, ricorda Cap. Così “il progetto di bioessicamento – spiega Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo Cap – consente di eliminare il più possibile la parte liquida, riducendone drasticamente il volume e quindi i costi di trasporto e smaltimento in discarica”.

Il bioessiccatore infatti sfrutta il naturale processo di riscaldamento innescato dalla biomassa batterica presente nei fanghi che fa evaporare l’acqua contenuta nel fango, riducendo il volume fino al 70%. Il processo sperimentale brevettato dalla startup californiana, Bioforcetech Corporation, creata da un team di giovani ingegneri italiani, è stato avviato a gennaio 2020, per un progetto in linea con gli obiettivi del Piano di Sostenibilità del Gruppo Cap, che mira a ridurre il volume dei fanghi dell’87% entro il 2033. Con un investimento di 500.000 euro per la prima fase e un modulo di bioessiccamento, sono stati trattati fino a 1.000 tonnellate all’anno di fanghi disidratati; ora è gia in corso la fase per l’ampliamento a 7 moduli, in grado di trattare tutte le 7.000 tonnellate prodotte dal depuratore di Robecco, riducendole a circa 2.500 tonnellate di fango bio-essiccato. In una successiva fase 3 – si legge infine nella nota -, il trattamento verrà replicato in altri impianti gestiti da Gruppo Cap

Fonte: Ansa

Milano. I cittadini promuovono Amsa: voto medio 7,8

Amsa supera l’esame dei cittadini, che esprimono un giudizio positivo sulla partecipata del Comune controllata da A2A pari a 7,8 punti su 10, confermando il voto del 2019. In vetta alla classifica sul gradimento dei servizi resi dalla società la raccolta dei rifiuti, che conquista il 97 per cento dei consensi. Un dato che riflette l’alta sensibilità dei milanesi rispetto al tema della differenziata, che in città raggiunge il 62,5 % della raccolta totale.

L’analisi. realizzata da Ixè e Demetra, è stata presentata alle associazioni dei consumatori e ha riguardato un campione di 4.135 cittadini, distribuiti proporzionalmente su tutti i quartieri della città.

“Come ogni anno – ha spiegato l’assessore alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data, Lorenzo Lipparini – abbiamo realizzato una indagine campionaria commissionata ad un istituto indipendente per rilevare il grado di soddisfazione dei cittadini sui servizi resi da Amsa, che si conferma elevato. Si tratta di uno strumento di ascolto, conoscenza e rendicontazione che ci consente di osservare i trend in corso, misurare il livello dei servizi erogati e mettere a punto strategie sempre più efficaci per intervenire sulla qualità della vita e dell’ambiente cittadino”.

Secondo il sondaggio, l’operato complessivo di Amsa viene apprezzato dal 92% dei cittadini che conferma il voto medio dello scorso anno: 7,8 nella classica scala scolastica da 1 a 10.

Entrando nel dettaglio, si registrano alcune differenziazioni: i maggiori livelli di apprezzamento riguardano la raccolta dei rifiuti urbani (voto medio 8,3 e 97% di soddisfatti), con picchi di gradimento rispetto al servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti (voto medio 8,9); giudizi positivi, per l’83 per cento degli intervistati, per la pulizia stradale, che ottiene un voto medio di 7,2 punti. Bene anche la pulizia delle aree dei mercati (8,2), dei parchi (7,1), la cura nello svuotamento dei cestini stradali (7,3) e il servizio reso durante e dopo le manifestazioni pubbliche (7,7). Qualche criticità viene espressa rispetto allo spurgo dei tombini (5,9), tema sul quale i cittadini si mostrano particolarmente attenti per via dei disagi causati dalle piogge e dalle esondazioni.

Gli intervistati si dicono poi molto soddisfatti delle riciclerie, utilizzate da 4 utenti su 10, che ottengono un voto pari a 8,4 punti. Nel rapporto con l’azienda, 9 cittadini su 10 si dicono soddisfatti del numero verde (voto 8,2) e del sito Internet (voto 7,2).

Infine il 55% degli intervistati ritiene adeguate le informazioni fornite dal Comune di Milano sui benefici per l’ambiente di una corretta raccolta differenziata, mentre il 73,4% del totale non ha alcun dubbio su come separare i rifiuti. Il 26,6%, invece, ha manifestato alcuni dubbi, in particolare sulla plastica e i rifiuti composti da materiali misti.

Fonte: Eco dalle Città

Milano oltre il 60% di RD

Una volta si diceva che nelle grandi città non era possibile fare il porta a porta. Che nelle grandi città non si potevano ottenere buoni risultati. Che le grandi città avevano una complessità urbanistica troppo elevata, una multietnicità eccessiva che impediva progetti di raccolta avanzata e capillare.

Mentre si dicevano queste cose, Novara stava stabilmente sopra il 70% di RD.
Nel 2007 Roma scelse di sperimentare con il supporto tecnico di ESPER il porta a porta nei quartieri Colli Aniene, Decima e Massimina, dove si superò il 65%. L’esperimento fu poi azzerato dalle giunte successive.
Nel 2008 toccò a Napoli sperimentare con il supporto tecnico di ESPER il porta a porta nel quartiere di Colli Aminei, dove si raggiunse il 78% in un solo anno, partendo dal 12% del 2017.
Nel frattempo nascevano l’esperienza Parma e quella di Trento (entrambe sopra l’80%); centri di tutte le dimensioni e di ogni latitudine sceglievano il porta a porta con risultati ottimi. Molti arrivavano all’eccellenza implementando un sistema di tariffazione incentivante (tariffa puntuale).

Ora tocca alla seconda città d’Italia superare quota 60%: continua la crescita della raccolta differenziata a Milano che nel primo semestre del 2019 raggiunge il 61,8% (nello stesso periodo del 2018 la percentuale è stata del 59,5%). I dati Amsa mostrano una crescita di tutte le principali frazioni urbane: umido (+2,73%), carta (+2,62%), vetro (+2,62%), imballaggi in plastica e metallo (+4,83%).
Non siamo di fronte a risultati d’eccellenza (la norma prevede quota 65%), ma l’esempio è significativo e toglie alibi ad altre città meno “riciclone”.